643 La bontà

La bontà (scarica audio)

la bontà

Trascrizione

Giovanni: avevo promesso che oggi ci saremmo occupati di bontà, dunque che bontà sia!

La bontà, innanzitutto, è la caratteristica di ciò che è buono. È ovviamente una qualità.

Che bontà queste fettuccine!

Senti che bontà questo gelato!

Questo piatto è di una bontà pazzesca!

Ma la bontà non è solo una questione di palato. Non solo il cibo può essere buono o cattivo. Nel caso del cibo, consiste nella squisitezza, nel sapore eccezionalmente gradevole.

Per una persona vale la stessa cosa, ma in questo caso la bontà consiste in altro.

Si parla di caratteristiche positive della persona, la sensibilità e la comprensione nei confronti dei mali altrui, quindi si parla di bontà d’animo, di bontà di cuore e quella di carattere.

È dunque un sentimento e una dimostrazione di benevolenza verso gli altri.

Può anche fare riferimento a qualità come la cortesia e la gentilezza.

Anche un lavoro può essere buono o cattivo, cioè ben fatto oppure no, allora posso dire ad esempio:

Devo valutare la bontà del tuo lavoro.

Considerata la bontà del tuo lavoro, meriti una promozione.

Si usa spesso però in modi anche particolari.

Abbiamo già visto ad esempio l’espressione bontà sua, bontà tua, bontà loro, espressioni spesso ironiche.

C’è una modalità particolare, anch’essa ironica, simile a questa appena descritta. L’espressione è “avere la bontà di” fare qualcosa. Questa espressivi può usarsi sia per esprimere une vera bontà:

Es:

Una donna ha avuto la bontà di dare da mangiare a dei cani affamati e di trovargli un padrone.

Sia in senso ironico:

Il mio direttore ha avuto la bontà di ricevermi (il mio direttore, bontà sua, mi ha ricevuto)

Abbi la bontà di ascoltare quanto ho da dirti (queste frasi hanno un senso ironico, quindi contengono in realtà un rimprovero sottile)

Ti ho fatto una domanda. Abbi la bontà di rispondermi.

Abbi la bontà di attendere il tuo turno (questo potete dirlo a chi vi vuole passare avanti nella fila, senza rispettare l’ordine di arrivo)

A volte si usa anche in modo completamente opposto al significato di bontà.

La mia ragazza ha avuto la bontà di lasciarmi

Il mio direttore ha avuto la bontà di licenziarmi.

Questo è un modo per evidenziare il brutto gesto che è stato fatto e non certamente la bontà.

Altre volte comunque, a parte l’essere buoni, la bontà può indicare la buona qualità di qualcosa:

La bontà del tessuto di questi capi d’abbigliamento è indiscutibile

Oppure può indicare l’efficacia:

La bontà di una soluzione si misura con la facilità nel metterla in pratica per risolvere un problema definitivamente.

Adesso, se Giovanni ha la bontà di terminare questo episodio (sono autoironico) possiamo dedicarci al ripasso del giorno:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Albèric (Francia): stamattina riflettevo sullo stile di alcuni scrittori perché vorrei cimentarmi anch’io. Ad Esempio Giovanni Verga, tra i narratori italiani più noti della seconda metà dell’800, nella sua narrativa fa appello a due  tecniche: l’impersonalità, che consiste nell’evitare di esprimere giudizi personali e la regressione, cioè scegliere di parlare non dal proprio punto di vista, ma da quello del popolo.

Ulrike (Germania): Alberto Moravia invece dà molta importanza ai dialoghi, usando parole di uso comune, con l’obiettivo di descrivere accuratamente i pensieri e le emozioni dei protagonisti che si incontrano di volta in volta, facendone anche un’interessante indagine psicologica. Anche lui scrive in modo distaccato, così la realtà appare più chiaramente per quella che è.

Hartmut (Germania): Beh, si fa sentire lo stile di Dostoevskij, che Moravia leggeva. Il suo stile si contraddistingue per descrizioni molto accurate, ma mai eccessivamente lunghe e noiose, bensì frasi brevi, che elevano il ritmo narrativo e coinvolgono il lettore anche perché si ripete spessissimo il pronome “io” e questo fa sentire il lettore parte del racconto.

Mary (Stati Uniti): non so se vi interessa, ma riguardo al mio stile personale, posso dire che preferisco scrivere in terza persona e non in prima. Preferisco usare pronomi come lui, lei e loro. Mi ispiro a Tolstoj ma credo di scrivere anche meglio di lui.  Sono migliore di lui sicuramente. Modestamente ci capisco di brutto!

Anne France (Francia): sai, sono seriamente combattuto tra mandarti a quel paese e accompagnartici personalmente per essere sicuro che non sbagli strada!  Scusate ma io questo atteggiamento altezzoso non lo lo sopporto! Crede di saperla lunga! Possibile mai che uno si dica migliore di Tolstoj?

Peggy (Taiwan): dai, non bisogna perdere la bussola per così poco! E poi in fondo ogni scrittore ha le sue fissazioni da artista.  Evidentemente si sente qualcuno in questo campo. Che c’è di male? 

Harjit (India): va bè ragazzi, non la facciamo troppo lunga. Il suo carattere è quello che è. Bisogna farsene una ragione, tanto poi se nessuno legge ciò che scrive, inutile parlarne 🙂