386 Rimettersi

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Oggi ci occupiamo del verbo rimettersi, molto simile al verbo demandare, di cui ci siamo occupati nell’ultimo episodio della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

in realtà il verbo riflessivo rimettersi ha un sacco di utilizzi anche usati molto più spesso.

Se sei malato ad esempio, rimettersi significa guarire. È come dire tornare in salute, o meglio mettersi nuovamente in salute. Il “ri” iniziale serve a questo, similmente a ritornare, rimangiare eccetera.

Allo stesso modo rimettersi in forma o rimettersi in sesto e anche rimettersi con una persona.

Questi sono utilizzi corretti e quotidiani di usare il verbo rimettersi.

Infatti rimettersi in forma, in sesto e con una persona stanno ad indicare un “mettersi una seconda volta”.

Se perdo la forma la posso riacquistare rimettendomi in forma. In pratica si tratta di tornare in forma. Rimettersi in sesto è abbastanza simile e ci siamo già occupati dell’espressione.

Mettersi con una persona, invece, sta per fidanzarsi, o per “iniziare una relazione sentimentale” con una persona, e mettersi in affari è iniziare una collaborazione professionale con una persona, rimettersi , in tutti questi casi, significa mettersi una seconda volta.

La stessa cosa avviene se mi rimetto le scarpe dopo essermele tolte o se mi rimetto a piangere o ridere.

Ma rimettersi si usa anche in altro modo, che è quello che ci Interessa oggi, dopo esserci occupati di demandare, assegnare e affidarsi.

Es:

Mi rimetto al tuo giudizio

Ci rimettiamo al vostro parere

Mi rimetto alla decisione del giudice

Bisogna rimettersi al giudizio dell’arbitro.

Rimetto la decisione al tuo parere

Queste frasi danno al verbo rimettersi il senso di far decidere qualcun altro.

La differenza rispetto a demandare è che in questo caso c’è un senso di rispetto e una specie di promessa di rispettare la tua decisione. Un po’ il contrario di assegnare, perché normalmente chi assegna è più importante, nel senso di gerarchia: il professore assegna i compiti allo studente. Invece rimettersi funziona al contrario dal punto di vista della gerarchia.

È in pratica un affidare ad altri la decisione, lasciare che altri agiscano secondo la propria volontà o il proprio giudizio. Ed io rispetterò la sua decisione qualunque essa sia.

Ad esempio:

rimetto a te ogni decisione in merito;

preferisco rimettere a voi la scelta;

Somiglia anche a affidarsi, mettersi nelle mani di qualcuno.

Posso usare il verbo in più modi diversi se ci avete fatto caso, anche in modo non riflessivo:

Mi rimetto alla tua decisione

Rimetto la decisione nelle tue mani.

Rimetto la decisione al tuo parere.

A voi la scelta di come usarlo.

Per memorizzarlo questo verbo dovremo ripassarlo spesso. A proposito di ripasso…

Komi: Se ricordo bene oggi tocca a te sforderare un ripasso. Non pensi che sarebbe ora che cominciassi? Senz’altro stai correndo il rischio di attardarti e di fare una figuraccia!

Irina: macché figuraccia! Eccomi qua, visto? Dacché mi sono iscritta al sito di Italianosemplicente , so destreggiarmi bene e al di là di qualche piccolo errore qua e là l’apprendimento è molto appagante .

385 Demandare

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Molti studenti ma soprattutto molti appassionati e amanti della lingua italiana hanno demandato a me il compito di guida, di accompagnamento al loro apprendimento.

Ed io spero di essere all’altezza di questa responsabilità e onore.

Ho appena usato il verbo demandare, forse anche esagerando un po’.

Qualcuno avrà pensato a “domandare“, (c’è solo una lettera diversa) e avrà pensato ad un errore da parte mia.

Invece no. Demandare è un verbo diverso, molto diverso da domandare.

Demandare è simile a assegnare, affidare.

Ma affidare si usa prevalentemente con le responsabilità. Implica fiducia.

Ti affido la casa per due settimane. Mi raccomando!

Sono andato in vacanza ed ho affidato il mio cane ad una vicina di casa chiese ne occuperà durante la mia assenza.

Affidare ha un senso spesso temporaneo e risponde alla domanda: di cosa mi devo occupare? Di cosa devo avere cura!?

Assegnare invece si usa con i compiti:

La maestra assegna i compiti agli studenti

In ufficio mi hanno assegnato un pò di lavoro da fare.

Assegnare risponde più alla domanda: cosa devo fare?

Demandare invece si usa meno con le singole persone, ha invece un uso piu frequente quando si parla di uffici, competenze date dalla legge, e in generale c’è più responsabilità che fiducia. Somiglia molto a “trasferire ad altri”. Ha un senso più definitivo.

Anziché dire che lo stato ha la responsabilità di occuparsi della salute dei cittadini, posso dire:

Allo Stato è demandata la tutela della salute dei cittadini.

Quindi è dello Stato la responsabilità di tutelare la nostra salute.

La legge demanda a ogni ministero lo svolgimento di determinate mansioni.

Potrei tranquillamente usare affidare o assegnare, ma con demandare c’è più formalità e spesso più importanza.

Non si deve mai demandare alla sola scuola il compito di educare i propri figli.

Con questo si vuole dire che è anche compito delle famiglie.

Demandare quindi ha anche un senso più definitivo come dicevo. C’è proprio il senso del trasferimento di una responsabilità, ma non è detto neanche che si tratti di una responsabilità. Spesso le persone non c’entrano.

Se una legge demanda una decisione ad un decreto, allora sarà il decreto che dovrà contenere questa decisione.

Se uso affidare o assegnare, anche qui va ugualmente bene ma non è il linguaggio più adatto perché non c’entra nulla la fiducia e non ci sono mansioni o compiti assegnati. C’è semplicemente un trasferimento.

Ora è il momento del ripasso da parte dei membri dell’associazione.

Anthony: un ripasso con tutti gli *annessi e connessi* è una cosa seria. Per *ingranare* con un ripasso devo studiare ancora *un bel po’. Fortunatamente c’è quel po’ po’* di sito che si chiama italiano semplicemente!

Ulrike: ma dai, *quale* sbaglio aspettare di essere all’altezza! Per *ingranare* con un ripasso devi *abbozzarne* uno. *Dai un’occhiata* nell’elenco della rubrica dei due minuti e lasciati ispirare così. Funzionerà!

Natalia: *Può darsi* però che all’inizio spuntino solo 2 o tre frasi con 2 o 3 delle espressioni della rubrica.

Carmen: meglio così! *Si dà il caso che* Giovanni *sfori* *spesso e volentieri* i due minuti, *a maggior ragione* un ripasso breve sarebbe *benaccetto*.

Rauno: poi, *una volta* cominciato, *di volta in volta* sarà sempre più facile *destreggiarsi* con la costruzione di un ripasso.

Max Karl: va bene, va bene, smettete di *incalzarmi*, *raccolgo la provocazione*. So che avete ragione e mi sento proprio *chiamato/a in causa* per il mio *esordio* con un ripasso.

26 – I verbi professionali: VAGLIARE

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Benvenuti a tutti questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali. Si tratta del verbo n. 26, stiamo parlando del verbo VAGLIARE. Un verbo anche questo molto importante e usato in ambito lavorativo.

Tra le altre cose non è semplice da pronunciare. Infatti la g e la l insieme formano “gl” che ha una pronuncia difficile per molti stranieri. Faremo naturalmente un esercizio di ripetizione alla fine per pronunciarlo nel miglior modo possibile.

Iniziamo dal significato. Ogni volta che dobbiamo fare delle scelte, e nel lavoro se ne fanno molte di scelte, si può usare questo verbo.

Vagliare infatti significa “Esaminare attentamente e minuziosamente, valutare con estrema cura”.

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25 – I verbi professionali: COMMISSIONARE

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Benvenuti a questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali. Il verbo n. 25 è il verbo COMMISSIONARE. Un verbo molto usato in ambito lavorativo.

Vi dico subito il significato del verbo: commissionare significa “dare ordine o incarico di eseguire un lavoro, di compiere una prestazione o di fornire una merce“.

Bene, cominciamo a spiegare dunque.

Commissionare viene da commissione.

Cos’è una commissione? Una commissione è un incarico. Una commissione è un mandato. Questo significa che la commissione non è un oggetto, non è una cosa che si tocca, una cosa tangibile. Una commissione è un qualcosa che si consegna a qualcun altro, è qualcosa che si dà a qualcun altro, pur non essendo tangibile

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