677 Metterci una buona parola

Metterci una buona parola (scarica audio)

Video YouTube con sottotitoli

Trascrizione

Giovanni: buongiorno amici, ho una novità da darvi!

Da oggi i nuovi membri dell’associazione Italiano Semplicemente potranno scegliere un tutor, vale a dire una persona che parla la loro stessa lingua, che fa già parte dell’associazione e che li potrà aiutare.

In questo modo tutto sarà più facile per i nuovi membri, anche se il loro livello non è molto alto.

Il tutor li aiuterà a prendere confidenza col sito e soprattutto con il gruppo whatsapp dell’associazione per poter iniziare a comunicare con tutti noi che ne facciamo già parte.

Di cosa si parla oggi nel gruppo?

Dove posso trovare sul sito questo episodio?

Avete già parlato di questo argomento?

Come faccio a partecipare con la mia voce agli episodi di italiano semplicemente?

Queste sono alcune delle domande più frequenti.

Spero che questa sia una novità gradita da tutti gli ascoltatori e lettori di italiano semplicemente che ancora non si sono iscritti all’associazione.

I nostri tutor parlano tutte le lingue del mondo, quindi a ciascuno il suo. Quando qualcuno vorrà iscriversi potrà subito indicare la persona che preferisce, altrimenti potrà sceglierla dopo, oppure potrà fare tutto da solo se conosce già italiano semplicemente e ha un sufficiente livello di italiano.

Allora bando ai convenevoli, adesso vi presento Sofie, che avete già ascoltato in numerosi episodi passati.

Sofie parla perfettamente l’italiano ma parla anche il fiammingo poiché è di nazionalità belga.

Lei è appunto uno dei tutor dell’associazione.

Lascio allora la parola a Sofie per l’episodio di oggi.

Sofie: episodio 676 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Qualche tempo fa abbiamo fatto un episodio sul termine “parola“.

Abbiamo accennato, in quell’occasione all’espressione “mettere una buona parola” su una persona.

Questa è un’espressione che si usa molto in Italia, soprattutto quando si parla di lavoro, ma non solo.

Si cerca di aiutare qualcuno, ad esempio ad essere assunto, a trovare un lavoro, oppure a ricevere un favore, una cortesia. Non si tratta necessariamente di qualcosa di illegale, perché in quel caso si preferiscono altre espressioni.

Si usa prevalentemente al futuro ma anche al presente indicativo, sempre però parlando di qualcosa che accadrà in futuro, oppure al passato.

Se io metterò una buona parola su di te vuol dire che parlerò bene di te, cercherò di aiutarti.

La parola è “buona“, cioè serve ad aiutare qualcuno, e la parola buona si “mette”, si mette “su qualcuno” oppure si “spende”, come il denaro.

Questo ad indicare il valore dell’atto, il valore del favore fatto a questa persona, sulla quale viene spesa una buona parola, o sulla quale viene messa una buona parola.

Vediamo qualche esempio:

Ti prego, mi aiuti a ottenere questo lavoro? Ci metti una buona parola tu su di me?

Certo, stai tranquillo. Spenderò qualche buona parola a tuo favore. Parlerò bene di te e dirò che sei una persona onesta e volenterosa.

Oppure:

Paolo ha messo una buona parola su di te con il regista per farti ottenerere almeno una parte nel prossimo film.

Un calciatore della Juventus ha messo una buona parola per l’acquisto di un suo ex compagno di squadra.

Mio figlio vorrebbe entrare a far parte del nostro gruppo, ma non so se il nostro presidente sia d’accordo. Ci puoi mettere una buona parola tu? Te ne sarei grata!

Sapete che io stessa sto registrando questo episodio grazie a qualcuno che ha speso buone parole per me con Giovanni. Quindi ci risentiremo spesso.

Si può dire anche mettere una buona parola sul mio conto, o sul tuo conto, o sul conto di qualcun altro.

Ho speso una buona parola sul tuo conto col direttore

Speriamo che qualcuno metta una buona parola sul mio conto anche per il prossimo episodio

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Karin: c’è una strana parola, UMARELL, originaria dal dialetto bolognese, che anche molti italiani non conoscono ma è una parola italiana a tutti gli effetti, essendo entrata nel dizionario italiano molto recentemente.

Marcelo: deriva dalla parola uomo, o meglio, da ometto, che può diventare omarello.

Cat: Avete presente quei signori anziani che si aggirano con le mani dietro la schiena per i cantieri dei lavori, facendo domande, dando suggerimenti o criticando le attività che vi si svolgono? Questo è un umarell.

Peggy: mah, sarà! io non mi sono mai imbattuta nel mio paese in uno di questi signori, tantomeno in questa strana parola.

Ulrike: beh, si dà il caso che in Italia la temperatura spesso consenta di stare in giro senza problemi.

Anthony: pensate che è nata persino una piazza a Bologna con questo nome. Niente po’ po’ di meno!

Danita: per inciso, al plurale diventa umarells, con la esse finale. Alla faccia della grammatica italiana!

Marguerite: che curiosi che sono gli anziani! Se mi capita glielo dico per scherzo: curioso di un pensionato che non sei altro! Vuoi rispettare l’undicesimo comandamento?

381 Venire incontro

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

Trascrizione

Giovanni:

Il verbo aiutare sicuramente lo conoscete tutti vero?

Lo stesso vale per il verbo incontrare.

Certo, aiutare è semplice da usare ma a volte un pò troppo generico.

In alcune situazioni forse è meglio usare, al suo posto, l’espressione “venire incontro”.

Attenzione però, non in tutte le situazioni ma solamente alcune.

Quali?

Ve lo spiego subito.

Venire incontro o anche andare incontro letteralmente significa avvicinarsi ad una persona.

Se ad esempio un tuo amico abita un pò lontano da casa tua e lui deve venire a casa tua a prendere un libro, tu puoi dire:

Facciamo una cosa, ti vengo incontro. Vediamoci a metà strada e ti consegno il libro. Così facciamo metà strada ciascuno.

Quello che avete fatto è andare incontro al vostro amico. Infatti lo avete incontrato. Siete andati verso di lui per incontrarlo.

Però lo avete anche aiutato. Gli avete fatto un favore.

Ecco, quando si parla di favori, di gentilezze, di atti e comportamenti che dimostrano una benevolenza verso qualcuno si può usare venire incontro o andare incontro.

Usiamo venire o andare? Non c’è una regola rigida, ma andare si usa maggiormente quando l’azione è fisica, come nel caso di prima: vado fisicamente incontro a una persona.

Invece quando voglio favorire una persona, quando voglio aiutarlo a fare qualcosa in modo che risulti più facile meglio usare venire.

Indovina, quante sono le regole d’oro di italiano semplicemente?

Non lo sai? Ti vengo incontro: sono lo stesso numero dei vizi capitali.

Ti vengo ancora più incontro: sono lo stesso numero dei nani di biancaneve.

Chiaro no?

In realtà c’è anche un’altro modo di usarlo, quando dobbiamo trovare un accordo. In questi casi spesso le rispettive esigenze sono troppo lontane tra loro e allora occorre trovare un punto d’incontro. Ogni accordo è il risultato di un compromesso. Le parti in questo caso si vengono entrambe incontro.

Quando costa questo corso di italiano? Posso pagartelo con un assegno.

Costa 100 euro.

Eh, è troppo per me, non puoi venirmi incontro?

Va bene ti vengo incontro: 70 euro ma anche tu devi venirmi incontro: puoi pagarmi in contanti?

Anche papa Francesco dice sempre che bisogna andare incontro al prossimo.

C’è poi chi dice che bisogna andare incontro ai problemi dei cittadini, cercando quindi di risolverli. È un aiuto ai cittadini.

Chi invece preferisce andare incontro ai sogni per far sì che si avverino.

Sono tutte, in fondo, forme di aiuto. Adesso ripassiamo le puntate precedenti.

Hartmut: per chi ha difficoltà a capire questa espressione, potrei dire che il significato è simile a tendere la mano, che abbiamo visto nell’episodio 73.

Anthony: ah certo, ma vuoi che non lo abbiano capito tutti?

Iberè: sempre meglio non lasciar nulla di intentato comunque.

Lia: soprattutto con i più duri di comprendonio.

Sofie: vabbè, per quelli ci vuole un insegnamento individualizzato.

Rauno: ma insomma quando finisce questo ripasso? Cascate male se pensate che tutti abbiano la pazienza di ascoltarci fino alla fine.

Ulrike : peggio per loro! Essere insofferenti alla durata non è un atteggiamento che paga.

n. 169 – ASSECONDARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Video

Trascrizione

Giuseppina: episodio 169. È vero o no che ci stiamo divertendo con questa rubrica di due minuti? Non avete la sensazione di fare dei concreti passi in avanti? Dite ciò che pensate, non assecondatemi, vi prego.

Cosa? Assecondare è un verbo che non conoscete?

Eppure è una cosa che si fa spessissimo. Conviene impararlo allora:

Io ti ho sempre assecondato fino ad ora, ma adesso basta, si fa come dico io!

Smettila di assecondare sempre nostro figlio, deve crescere, ha bisogno di scontrarsi con la realtà. Tutti voi lo assecondate in ogni suo capriccio.

In questi esempi che vi ho fatto sembra che il verbo si usi nei rapporti tra le persone. Infatti lo abbiamo utilizzato come “favorire“, “aiutare“, meglio ancora è “compiacere“. Verbi simili che aiutano a capire il significato di assecondare che però si usa anche al di fuori dei rapporti interpersonali.

Si può assecondare un movimento, cioè seguire col corpo, accompagnare questo movimento, come si fa nel ballo ad esempio, nel tango come nel valzer.

Bisogna seguire il movimento dell’altro senza opporre resistenza.

Si può assecondare con il proprio corpo il ritmo della musica.

Insomma, non opporsi, anzi, favorire, accompagnare. Nei rapporti interpersonali assecondare è come essere accondiscendente, che abbiamo visto nell’episodio n. 105, quindi 64 episodi fa.

La differenza è che stavolta possiamo uscire da questo ambito, uscire dall’ambito delle volontà delle persone, infatti possiamo assecondare un movimento di qualunque cosa, o il ritmo.

Un’azienda può assecondare il mercato, producendo ciò che le persone chiedono.

Acquistano regali a Natale si assecondano le tradizioni, e le follie consumistiche della nostra era. La cosa importante è non opporsi, non contrastare, bensì favorire.

Qualche esempio e poi il ripasso quotidiano.

Le scelte di politica nazionale devono spesso assecondare le richieste dei cittadini.

Se ti avessi meno assecondato in passato, ora sapresti ragionare con la tua testa.

Ripasso:

Camille (Libano), Bogusia (Polonia) e Anthony (Stati Uniti):

Appena finiti i festeggiamenti di Natale i negozi vengono accalcati dalla gente che si prepara per il capodanno.

Ma io non riesco a tenere a bada la volontà di parlare della festa di oggi.

Si dà il caso che questa prima domenica dopo il Natale si festeggi la Santa Famiglia. Sono indisposta a dimenticare che con il Natale abbiamo festeggiato la nascita di Gesù, che forma un binomio inscindibile con questa festa. Non dimentichiamolo. Oggi invece l’oggetto dei festeggiamenti è la sua famiglia, che doveva combattere per sopravvivere. Quella famiglia che dovette darsi alla fuga dal proprio paese, accusandone naturalmente il colpo. Non possiamo fare i finti tonti oggi e pensare solamente ai festeggiamenti.

Io cerco di ritagliarmi del tempo per riflettere sul fatto che dai tempi di Gesù il mondo non è poi cambiato più di tanto. Oggi come ieri, migliaia di famiglie sono in fuga. Famiglie che non lasciano nulla di intentato per proteggere i propri figli come si deve. Sono cose che balzano agli occhi in ogni paese d’Europa.

Non vedo come non guardare alla sostanza e non alla forma di queste festività.

Molti sembrano insofferenti e non vogliono vedere le Sofferenze altrui, di coloro che hanno bisogno di accoglienza.

Questo bisogno spesso non viene assecondato di buon grado da parte nostra.

Molti parlano e basta. Bisogna dare seguito alle parole. Bisogna tendere una mano verso di loro. Le feste senza lo spirito lasciano il tempo che trovano. Buona domenica a tutti.

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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 72 – TENDERE LA MANO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Trascrizione

Tendere la mano. È questa l’espressione di oggi. Ma non si tratta di un’espressione idiomatica. Oppure sì? Diciamo che può essere un’espressione idiomatica ma spesso non lo è. Dipende.

Molti di voi hanno pensato che tendere la mano significa dare una mano, nel senso di aiutare, dare un aiuto, fornire aiuto, prestare soccorso a qualcuno. In realtà tendere la mano non è esattamente come dare una mano.

Infatti chi tende la propria mano verso qualcuno verso cioè una persona, dimostra la propria disponibilità all’aiuto.

L’aiuto quindi viene dopo, dopo che la persona verso la quale la mano è stata tesa ha accettato l’aiuto. Prima si tende la mano e poi eventualmente la mano viene afferrata da chi ha bisogno di aiuto.
Tendere la mano infatti indica una mano che si mostra ad una persona in segno d’aiuto.

Se tu hai bisogno d’aiuto, io posso tenderti la mano: allungo la mia mano verso di te, te la mostro, quindi ti tendo la mia mano.

In effetti “tendere” ha diversi significati, ma indica sempre qualcosa che si trasforma. Se ad esempio un elastico si tende, allora l’elastico si allunga, diventa più lungo.

Riferito a tutti gli oggetti che sono flessibili o estensibili, come gli elastici, è lo stesso: allungare, stendere. Se un oggetto viene teso, come una corda, un filo o un elastico, allora questo oggetto viene allungato.

Gli estremi si allontanano. Una mano non è elastica, ma tendere una mano indica comunque un movimento della mano.verso una direzione.

Quindi, se un tuo amico cade a terra, puoi tendergli una mano per mostrargli la tua disponibilità ad aiutarlo. In senso figurato è lo stesso, ma l’aiuto non è fisico. Qualunque difficoltà abbia una persona, c’è sempre bisogno di qualcuno che gli tenda una mano, qualcuno che sia disposto ad aiutarlo, a socccorrerlo.

Questa mano tesa ha solo bisogno di essere afferrata, ed è un grande gesto di amicizia, ma può essere un grande gesto di umanità, di generosità eccetera, dipende dal contesto.

Il verbo tendere ha anche altri significati ma per ora meglio non andare oltre con le spiegazioni perché il tempo tende ad essere considerato prezioso per gli appassionati della rubrica due minuti con italiano semplicemente.

Ripasso espressioni precedenti:

Oggi Giovanni è in vacanza in montagna, pertanto si è visto costretto a chiedere il nostro aiuto nuovamente. Un altro episodio per interposta persona. Ma la cosa importante è che un’altra tappa del percorso verso l’apprendimento dell’italiano sia stata superata. Spero che ci sia bel tempo dove è andato Giovanni, ma le previsioni danno rovesci tutta la settimana.

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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

27 – I verbi professionali: SUFFRAGARE

Audio

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Trascrizione

Benvenuti a tutti questo nuovo episodio, il ventisettesimo, dedicato ai verbi professionali. Questa è la volta di SUFFRAGARE. Si tratta di un verbo anche questo molto importante e usato in ambito lavorativo, ma è usato anche al di fuori del lavoro.

Suffragare significa sostenere la credibilità di qualcosa con l’apporto di elementi probanti. (cioè con l’aiuto di elementi probanti)

Questa è la definizione che trovate sul vocabolario.

Quello che si capisce è che siamo in un contesto apparentemente serio.

Sostenere la credibilità di qualcosa” leggiamo nella definizione. Dunque, per spiegare suffragare si utilizza quindi un altro verbo: il verbo sostenere. Dunque sostenere e suffragare sono due verbi simili.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio è disponibile per i membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente

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