Invece o piuttosto?

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Ciao ragazzi oggi come decidiamo di passare questo tempo insieme?

Avrei pensato di affrontare la differenza tra invece e piuttosto, che ne dite?

Ho notato che molti stranieri hanno spesso alcuni problemi nel distinguere questi due avverbi. In effetti hanno ognuno delle caratteristiche ed usi specifici. Oggi ne parliamo insieme se volete, con Giovanni di italiano semplicemente.

Facile confondere invece con piuttosto. A volte non è un grave errore comunque.

Iniziano da invece.

Invece è un avverbio usato per sottolineare l’opposizione, il contrasto o la sostituzione di un concetto ad un altro. Si usa quindi quando vogliamo sottolineare la differenza tra due cose.

Io studio italiano invece tu preferisci l’inglese.

Maria sta a dieta, io invece no.

Credevo mi amassi, invece tu amavi un’altra persona

Abbastanza semplice in questo caso come in altri casi simili: c’è un concetto all’inizio della frase, poi c’è invece che serve ad annunciare un secondo concetto opposto a quello iniziale.

Ci sono alcuni casi particolari però che è necessario spiegare bene a voi stranieri:

1 caso: a volte si può rafforzare l’opposizione usando “mentre invece“, oppure “ma invece“. Ad esempio:

Pensavo che Maria mi baciasse, mentre invece mi ha detto che io e lei siamo solo amici.

L’opposizione tra il bacio ed il rifiuto è sottolineata da “mentre”.

I ladri sono entrati in casa mia ma invece di rubare, hanno giocato con la Play station

Anche qui usare “ma invece” rafforza il contrasto tra i ladri che entrano in casa, che si presume lo facciano per rubare, portare via le cose, ed il fatto che invece si sono messi a giocare.

2 caso: invece di. Quando la preposizione “di” segue dopo, in questo caso c’è sempre una opposizione, ma nel senso dello scambio.

Invece di lamentarti che non hai soldi, perché non vai a lavorare?

Questo libro è in offerta: costa € 10 invece di € 20

Notate che “invece di” in questi casi sostituisce anziché.

Quindi lavora anziché lamentarti. Lavora invece di lamentarti.

10 euro anziché 20 euro. 10 euro invece di 20 euro.

Non sempre però:

Maria sta bene, invece di Giovanni cosa mi dici?

Vediamo adesso “piuttosto“.

Anche piuttosto è un avverbio, ed anche piuttosto serve a fare dei confronti oppositivi. Questo è un problema? Come facciamo a capire quando è la stessa cosa usare invece e piuttosto?

“Piuttosto”, dobbiamo dirlo, si usa anche in altri modi, con altri significati. Invece l’avverbio “invece” è esclusivamente dedicato all’opposizione.

Piuttosto però a volte si può usare al posto di invece, altre volte no. Quando questo accade il significato è quello di “anziché”:

Piuttosto che studiare italiano, perché non studi l’inglese?

In questo caso posso sostituire “piuttosto che” con “invece che”:

Invece che/di studiare italiano, perché non studi l’inglese?

Il senso è lo stesso: opposizione.

Preferisco mangiare tutto ciò che voglio piuttosto che stare a dieta

Preferisco mangiare tutto ciò che voglio invece che stare a dieta

Quindi anziché può diventare “invece di” oppure “piuttosto che”, oppure “invece che” e anche “piuttosto di” a seconda della circostanza.

C’è da dire che “piuttosto che” viene usato anche in modo improprio molto spesso, con lo stesso significato di “oppure”. Ne parliamo dopo.

Riprendiamo adesso gli esempi fatti all’inizio e vediamo come possiamo usare piuttosto al posto di invece, perché non sempre possiamo usare indifferentemente l’uno e l’altro. In questo modo capirete la differenza tra invece ed piuttosto. Gli esempi erano:

Io studio italiano, invece tu preferisci l’inglese.

Potrei chiederti:

Perché non studi l’inglese?

e tu potresti rispondere:

Cosa? Inglese? Piuttosto che studiare inglese, studierei l’eschimese!

Vedete che l’uso di piuttosto serve a contrapporre ancora di più. “Invece” è più neutrale, mentre con piuttosto c’è spesso una rifiuto di una scelta e la preferenza di un’altra. A volte si usa piuttosto per sottolineare l’assoluta avversione verso una cosa, una avversione talmente elevata che siamo disposti, come alternativa a scegliere la peggior cosa possibile, sempre meglio della prima:

Cosa? Inglese? Piuttosto che studiare inglese, studierei l’eschimese!

Piuttosto studio l’eschimese (che non mi servirebbe a nulla), ma l’inglese non lo studierei mai. Una avversione talmente alta verso questa lingua che preferirei la lingua più inutile del mondo: l’eschimese (ovviamente è solo un esempio).

Altri esempi? Prima abbiamo detto

Maria sta a dieta, io invece no.

Potrei dire:

Odio le diete, e piuttosto che stare a dieta, preferisco morire!

Anche qui: talmente è alto l’odio per la dieta, che al limite, sarei disposto a morire come alternativa. Meglio morire che stare a dieta!

Scelta sicuramente opinabile, ma anche questo è solo un esempio.

Credevo mi amassi, invece tu amavi un’altra persona

Questo era l’ultimo esempio fatto inizialmente. Notate che non posso sostituire invece con piuttosto. Il risultato avrebbe un altro significato.

Credevo mi amassi, piuttosto tu amavi un’altra persona

In questo caso può significare: non sono io che amavo un’altra persona, eri tu che amavi un’altra persona: l’enfasi, l’accento, sta sulla parola “tu”:

Non c’è quindi solo una semplice differenza, come con “invece”: io ti amo, invece tu no.

Quindi l’avverbio piuttosto si può usare:

1. Al posto di “invece” per segnalare un’alternativa preferibile.

Quando poi non si vuole proprio esprimere una preferenza ma aggiungere delle possibilità che si ritengono migliori, meglio usare “piuttosto”, e mettere davanti “o”. In questo modo si esprime una preferenza senza scartare la prima possibilità:

Vuoi conquistare quella ragazza? Allora mandale delle rose, o piuttosto scrivile una lettera d’amore.

E’ come dire: “mandale delle rose, o meglio ancora, scrivile una lettera d’amore”.

2. Seconda categoria di usi: Il senso di “meglio ancora” può diventare una avversione assoluta verso una scelta quando si fa un paragone e si usa piuttosto per scartare fortemente una scelta, come abbiamo visto:

– piuttosto che sposarti, divento suora!

– piuttosto che tifare la Juventus, non vado più allo stadio!

In questi casi “invece” non è adatto. A volte l’avversione è meno marcata, ma sempre meglio usare piuttosto per evidenziare la contrapposizione:

Non ti lamentare sempre che hai molto da studiare, piuttosto inizia a farlo, perché domani hai l’esame!

In questi casi piuttosto può stare anche alla fine della frase:

Non ti lamentare, studia piuttosto!

3. Terza possibilità: si usa piuttosto per spostare una colpa, o per evidenziare in generale come una caratteristica sia da associare a B anziché ad A.

Un esempio di questo terzo utilizzo lo abbiamo visto prima, quando si parlava di amare altre persone e spostare una colpa da una persona all’altra:

Io non ti ho mai tradito, tu piuttosto, lo hai fatto tante volte!

Mi sembri ingrassato.

Io ingrassato? Ma cosa dici? Tu, piuttosto, non ti riconosco più con quella pancia!

Velocemente vorrei dirvi che, come dicevo all’inizio, l’avverbio “piuttosto” si usa anche in altri modi, che non c’entrano con l’opposizione. Come ad esempio al posto di “un po’“, “abbastanza“:

Oggi mi sento piuttosto bene, cioè mi sento bene, abbastanza bene;

Giulia è piuttosto simpatica;

E’ piuttosto tardi per andare al cinema.

eccetera.

L’uso di piuttosto indica quindi una sensazione non del tutto definita, ma senza eccessi, con una certa cautela, senza troppa decisione.

Infine, un uso improprio, cioè non corretto di “piuttosto” è quello di usarlo al posto di oppure, o di indifferentemente, come se, anziché indicare contrapposizione o avversione, si stesse esprimendo una uguale preferenza. Si sente usare in questo modo nella lingua parlata quando si fa una lista di cose, una lista generalmente non esaustiva e completa. A volte si sente dire ad esempio:

Nel tempo libero studio italiano piuttosto che inglese o francese.

Sembra quasi che la persona che parla stia esprimendo una netta preferenza per la lingua italiana, ed invece nelle intenzioni di chi parla c’è solo quello di fare una lista di lingue, come a dire:

Nel tempo libero studio italiano ma anche inglese o francese.

Nel tempo libero studio italiano oppure inglese o francese.

Nel tempo libero studio italiano oltre che l’inglese o il francese.

La scelta tra queste lingue è indifferente quindi. Ma questo modo di usare “piuttosto” non è corretto, è bene dirlo, proprio perché può essere interpretata in modo diverso, visto che “piuttosto” si usa per contrapporre e non al posto di “oppure”.

Si sente usare anche in ufficio, e a volte anche nella forma scritta. Personalmente mi provoca una sensazione molto negativa quando ascolto quest’uso di piuttosto.

Chiudiamo con un esercizio. Mi aiutano alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente: sentirete una frase da me, avrete il tempo per riflettere e provare a rispondere, con una frase equivalente usando “invece” oppure “piuttosto”, poi sentirete la risposta. Grazie a Khaled dall’Egitto, Anthony e Albert dagli Stati Uniti, Mariana ed Andrè dal Brasile, Ulrike e Bogusia dalla Germania, Natalia dalla Colombia, Monica dalla Spagna e Rauno dalla Finlandia.

Fare il bagno d’inverno? In Egitto Preferisco farlo d’estate!

Khaled: Fare il bagno d’inverno? Piuttosto meglio farlo d’estate in Egitto!

Dici che non ho studiato abbastanza? Tu non l’hai fatto invece! Tu non hai studiato, non io!

Mariana: dici che non ho studiato abbastanza? Tu non l’hai fatto piuttosto!

In Germania si vive abbastanza bene

Ulrike: In Germania si vive piuttosto bene

In Brasile però si potrebbe vivere meglio

Andrè: In Brasile invece si potrebbe vivere meglio

Il caffè prodotto in Colombia viene abbastanza ricco di complessità aromatiche!

Natalia: Il caffè prodotto in Colombia viene piuttosto ricco di complessità aromatiche!

Io sono Polacca ma vivo in Germania, e in Germania sto abbastanza bene. In Polonia però mi sento proprio a casa.

Bogusia: Io sono Polacca ma vivo in Germania, e in Germania sto piuttosto bene. In Polonia invece mi sento proprio a casa,

Invece io sono finlandese, e non rinuncerei mai alla sauna. Meglio morire in quel caso.

Rauno: Invece io sono finlandese, e piuttosto che rinunciare alla mia sauna preferirei morire!

In Italia non si fa la corrida. In Spagna sì.

Monica: In Italia non si fa la corrida. In Spagna invece sì!

Grazie a tutti per l’ascolto.

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Perché, poiché, anzi, anziché

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Trascrizione ed audio singoli

avverbi.jpgBuongiorno amici, grazie di essere qui all’ascolto di questo episodio di Italiano Semplicemente.

Oggi rispondo ad una domanda di Madonna, una bella e simpaticissima ragazza egiziana che avendo avuto modo di ascoltare la sua voce vi posso dire che parla molto bene l’italiano. Madonna vorrebbe conoscere l’utilizzo, con degli esempi, di alcune parole italiane: si tratta di alcuni avverbi e congiunzioni.

Madonna ha un livello abbastanza elevato per poter comprendere e parlare di qualsiasi argomento nella lingua italiana, quindi questo significa che queste parole creano qualche volta dei problemi anche alle persone di livello elevato.

Saper utilizzare bene queste paroline significa sapersi esprimere bene in italiano.

In questo episodio quindi spieghiamo alcune delle parole richieste da Madonna, che saluto con l’occasione, e poi inserirò sul sito il podcast audio in formato mp3 in modo che lo possiate scaricare ed ascoltare.

 Inserirò però anche le singole frasi separatamente, facciamo questo esperimento  in modo che i visitatori di Italiano Semplicemente possano ascoltare solamente le frasi e gli esempi che gli interessano di più. Se volete potete anche ripetere le frasi in modo che possiate esercitare la lingua.

Un esperimento questo che se si rivelerà produttivo e che se gradirete attraverso dei like su Facebook continueremo sicuramente a fare. Vediamo come va.

I miei figli mi aiuteranno a rendere più piacevole l’ascolto.

Oggi spieghiamo perché, poiché, anzi ed anziché

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Perché

Perché si usa principalmente in frasi interrogative, quando si fa una domanda e quindi si richiede una risposta: (in tal caso è un avverbio e sta prima di un verbo)

– perché studi la grammatica?

– Perché stai studiando italiano?

Perché sei così stupido?

è perché tu non pensi mai agli affari tuoi?

La parola “perché” a volte si usa anche da sola, dando il verbo per scontato: ad esempio:

– non rispondi mai al telefono quando ti chiamo: perché?

– non mi guardi mai in faccia quando ti parlo, perché?

mi rubi sempre le caramelle, perché?

mi fai sempre un sacco di domande, perché?

Infine “perché” si può usare anche  in frasi in cui non si fa direttamente la domanda, ma la si riporta in modo indiretto. Vediamo qualche esempio.

ho chiesto a mia moglie perché fosse così bella.

– mi chiedo perché mangi così tanto durante le feste di Natale!

– la maestra mi ha chiesto perché non ho fatto i compiti!

– tu invece non ti sei mai chiesto perché sei così stupido!

A volte “perché” si usa al posto della parola “motivo” o “causa”, e in questo caso ci mettiamo anche l’articolo davanti: “il perché” cioè “il motivo”, “la causa”, o anche “la colpa”. Ad esempio:

– voglio sapere il perché di tutto questo.

Oppure anche:

– non ti chiedi il perché delle nostre continue discussioni?

Oppure:

– ti dirò dopo il perché di tutti i miei dispetti!

scoprirai dopo il perché di tutti gli errori che fai!

sei tu il perché dei nostri problemi, lo vuoi capire?

Inoltre si usa anche come congiunzione: ad esempio:

voi ascoltate perché siete interessati;

oppure anche:

voi adesso state ascoltando perché un giorno possiate comunicare bene in italiano;

Inoltre,  ma è più raro questo uso, si usa in frasi di questo tipo:

– è troppo difficile perché tu possa capirlo;

oppure:

parli con la voce troppo bassa perché io possa ascoltarti.

sei troppo stupido perché tu possa capire le donne!

– e tu sei troppo presuntuosa perché  possa riuscire ad essere gentile!

Passiamo ora a poiché:

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Poiché

Poiché è una congiunzione, ma non ce ne potrebbe fregare di meno. A parte gli scherzi, vediamo i suoi utilizzi.

In molti casi si usa come “perché”; con valore causale infatti equivale a ‘perché’, ma l’accento non è sulla causa, sul motivo, non si vuole evidenziare il motivo. Quando evidenzio il motivo infatti devo usare perché: ad esempio:

– ti voglio sposare perché mi piaci;

voglio baciarti perché sei bello!

voglio lasciarti perché puzzi!

Quando l’accento è sulla causa, sul motivo quindi si preferisce “perché”: ad esempio:

– adesso state ascoltando Italiano Semplicemente perché vi piace;

Perché ascoltate italiano Semplicemente? Perché vi piace!

Quindi la cosa importante è che vi piace, il motivo per cui ascoltate è che vi piace. E per questo è meglio che usuate perché, ciò comunque non esclude che possiate usare anche poiché.

Invece “poiché” si usa per mettere in rilievo più una conseguenza che una causa vera e propria; più cioè ciò  che accade dopo. Mi interessa quindi più l’effetto che la causa. In questo particolare utilizzo, poiché equivale a “siccome”.

Ad esempio:

– poiché siete stranieri non sapete bene l’italiano (che equivale a ” non sapete bene l’italiano perché siete stranieri”) 

poiché sei brutto, non ti bacio!

poiché sei bella, ti amo!

Quindi generalmente poiché sta all’inizio della frase, e non si usa “perché” in questi casi, ma si usa “poiché”.

– poiché siete single, state cercando moglie;

L’accento qui non è sul motivo, sul fatto che siete single, ma sul fatto che state cercando moglie: Poiché siete single state cercando moglie.

Passiamo alla parola “ANZI”

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Anzi, anziché

Anzi è una preposizione e un avverbio.

E’ una parola che si usa, nel linguaggio moderno, al posto di “Invece”, oppure al posto di  “al contrario”. Si usa per correggere un’affermazione, una frase, che è stata già precedentemente negata: vi faccio alcuni esempi. Posso dire ad esempio, parlando con una persona straniera:

non sei un principiante, anzi conosci molto bene l’italiano;

Quindi vedete che prima si dice una frase (non sei un principiante) che è una negazione, infatti state dicendo “non  sei un princiupiante”,  poi si dice “anzi” e poi dite il contrario: conosci molto bene l’italiano. Quindi anzi è come dire: tutt’altro, tutto il contrario, in una sola parola: anzi!

Posso dire anche, se qualcuno entra nella mia stanza e mi dice: “disturbo”? Io posso rispondere

non mi disturbi affatto, anzi mi fa molto piacere.

Anche qui c’è una negazione: non mi disturbi affatto. Poi c’è “anzi”, che anticipa la frase contraria: “mi fa molto piacere”: non mi disturbi affatto, anzi (al contrario, tutt’altro) mi fa molto piacere.

Vediamo però che “anzi” si può usare anche da solo nelle esclamazioni:

Ad esempio posso dire:

– non è brutto, anzi! 

– non è un principiante, anzi!

non sono una bambina, anzi!

Non sono uno stupido, anzi!

Anche in queste frasi significa: tutt’altro, tutto il contrario! Infatti dicendo “anzi”, sottolineando con il tono della voce la parola si vuole dire: tutto il contrario!

Anzi però non si usa solamente per dire il contrario di una cosa che avete già negato, ma significa anche: “o meglio”, “piuttosto”; si usa quindi anche per modificare quanto abbiamo già detto e non solo per negare. Se fate un esame all’università, il professore potrebbe dirvi:

-bene, ti promuovo con il voto di 28, anzi, facciamo 30;

mi spiace ma non sei andato molto bene, anzi, diciamo pure che sei andato malissimo;

– A me piacciono più le femmine che i maschi, anzi, i maschi non mi piacciono per niente!

A me piacciono le bambole, anzi, ora mi piacciono un po’ meno perché sono cresciuta.

Nelle frasi appena viste quindi c’è una frase affermativa e non una già negata. In questo caso correggo, specifico, modifico, aggiungo qualcosa; é come dire: “o meglio”.

Infine “anzi” si può usare anche per rafforzare, per insistere su un concetto e renderlo ancora più forte.

Anche in questo caso non si nega quanto già è stato detto, ma lo si modifica. In questo caso in particolare lo si rafforza: Se voglio dire a mio figlio che ha sbagliato a non fare i compiti posso dirgli:

– hai fatto male, anzi malissimo, a non fare i compiti;

E mio figlio potrebbe rispondermi:

– hai fatto male a sgridarmi, anzi, malissimo!

E mia figlia può dire:

– ho fatto bene a scrivere la lettera a Babbo Natale, anzi, benissimo!

La parola anzi si usa poi insieme ad altre parole, prima anzi e poi qualche altra parola, che spesso si unisce ad “anzi”.

Ad esempio nell’avverbio “anzitutto” o anche “innanzitutto“, che vuol dire “prima di tutto , cioè prima di dire altre cose vi dico questo.

Ad esempio se devo andare a fare la spesa mia figlia potrebbe dirmi:

innanzitutto papà, comprami i biscotti;

E mio figlio potrebbe invece dire:

Anzitutto papà, dovresti sentire mamma che dice!

In questo caso quindi anzi vuol dire “prima di tutto”.

Ma “anzi” se unita a qualche altra parola può voler dire anche solamente “prima”.

Ad esempio: “anzi notte”, che vuol dire “prima di notte”, ma che è veramente poco usata come accoppiata.

Più usato è “anzi tempo (che si scrive anche tutto unito, in una sola parola: anzitempo.

l’ho saputo anzitempo

che vuol dire “l’ho saputo prima del tempo previsto, prima degli altri, prima che lo sapessero le altre persone, o l’ho saputo prima del normale.

Si dice anche molto spesso:

– è invecchiato anzitempo;

– è morto anzitempo;

il che significa prematuramente, prima del previsto. È invecchiato anzitempo si dice di una persona che sembra più anziana, più vecchia, di quanto in realtà non sia. Se una persona sembra più anziana della sua età, potete dire che è invecchiata anzitempo.

 Lo stesso se una persona muore da giovane: è deceduta anzitempo, ci ha lasciato anzitempo, è morta anzitempo, cioè prima del previsto, prima di quanto comunemente ci si aspetta.

Un altro esempio di come anzi si unisce ad un’altra parola è la parola “anzidetto”, é una parola però molto formale, che non si usa nel linguaggio quotidiano e familiare.

Significa “detto prima”, predetto, suddetto, summenzionato.

Ad esempio:

per le ragioni anzidette, non possiamo incontrarci.

 Che significa per le ragioni dette prima, per le ragioni appena dette, dette in precedenza, non possiamo vederci. Si usa prevalentemente per iscritto,  a voce farebbe un po’ ridere una frase del genere.

In linguaggio familiare potrei dire:

– Ti ho già spiegato prima le ragioni, e per le ragioni che ti ho detto prima, non ci possiamo vedere.

Poi non dimentichiamo che esiste anche la parole “anziché, che è derivata da “anzi.

Anziché significa “invece di”, “piuttosto di”.  Ci sono due azioni contrapposti, ed una delle due azioni viene messa in risalto rispetto all’altra.

– mio figlio preferisce giocare anziché studiare;

– le tue parole, anziché tranquillizzarmi, mi hanno innervosito;

– anziché mangiare sempre, dovresti fare sport!

– anziché farti gli affari miei, potresti pensate ai fatti tuoi!

Anzi inoltre si trova anche nella parola poc’anzi.

Anche in questo caso c’è il tempo di mezzo, e vuol dire “poco fa”, “poco tempo fa”.

Questa parola si scrive con l’apostrofo prima di anzi: P-O-C- apostrofo – anzi. È una delle parole più difficili da scrivere per gli stessi italiani, perché non è così intuitivo mettere l’apostrofo . Tuttavia non è scorretto non metterlo. Posso scriverlo in entrambi i modi.

La prossima lezione vedremo altre parole suggerite da Madonna. Ce ne mancano ancora molte. Ne vedremo altre tre almeno.

Ciao a tutti.

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