I mille usi del verbo prendere

I mille usi del verbo prendere

Sapere usare il verbo prendere? In questo episodio vediamo tutti i principali utilizzi.

Allora, prendere innanzitutto significa “afferrare” e per prendere, in questo senso, bisogna usare le mani.

Allora prendere è, se vogliamo il contrario di lasciare.

Ma prendere si contrappone anche a dare. In questo caso però non si prende e si dà solo con le mani.

Se tu dai una cosa a me, io prendo questa cosa da te. Questa cosa può essere un oggetto, ma anche amore, affetto eccetera.

In effetti prendere non ha solo a che fare con la materia e le mani.

Prendere lo stipendio” è un altro utilizzo molto frequente del verbo.

Hai preso lo stipendio questo mese?

No, lo prendo domani.

Se andate in un bar, si può prendere un caffè.

Cosa prendi? Offro io!

Oh, che gentile. Io prendo un cappuccino e un cornetto!

No, io no grazie, il cornetto mi fa ingrassare, meglio prendere le distanze dai grassi.

Ecco. “Prendere le distanze” è un utilizzo particolare. Significa stare lontano da qualcosa, quindi simile a mantenere le distanze, oppure, in senso figurato, non essere d’accordo con l’opinione di una persona.
Simile quindi a “discostarsi“. Come a dire: “io non sono assolutamente dello stesso pensiero”, “io sono di diversa opinione”, “io mi discosto dal suo pensiero”. Abbastanza formale come espressione “prendere le distanze”.

Se usate questa espressione potrebbero prendervi per un personaggio politico.

Questo in realtà è stato solo un modo per usare “prendere”: “prendere per” qualcuno o qualcosa.

Significa scambiare per qualcuno o qualcosa.

Per chi mi hai preso? Io non sono la persona che pensi tu! Mi hai preso (scambiato, con fuso) per qualcun altro.

C’è poi chi prende fuoco facilmente, che indica una persona che si arrabbia facilmente. Si può usare anche con i veri incendi: il bosco ha preso fuoco! Bisogna spegnerlo!

Se c’è un incendio, con chi dobbiamo prendercela? Chi è il colpevole?

Prendersela con qualcuno significa infatti accusare
qualcuno, incolpare qualcuno.

Non te la prendere con me, io non sono stato!

State attenti, perché “prendersela“, se non uso “con“, può significare offendersi.

Non te la prendere! (cioè non ti offendere)

Prendere in questi ultimi casi è quindi accettare, reagire, sebbene prendere bene e prendere male significhi anche colpire bene e colpire male:

Il calciatore ha preso male la palla ed è andata fuori.
C’è anche “prendere la mira“, un’operazione che si fa al fine di poter colpire con maggiore precisione.
Dicevo che prendersela significa anche offendersi.
Perché te la sei presa? (perché ti sei offeso?)


Ci sono frasi simili però:
Prendere male qualcosa
Prenderla male

Es:Giovanni come ha preso la bocciatura all’esame? L’ha presa bene o male?Qui ha il senso di accettare, farsi una ragione di qualcosa.

Posso dire:
Prenderla male, ma anche “prendersela a male“. A volte è difficile scegliere tra prendere, prendersi e prendersela. Potete dire la stessa cosa con frasi diverse:Te la prendi se ti dico che non voglio studiare più con te?La prendi male se non voglio studiare più con te?Te la prendi a male se non voglio studiare più con te?
Non prendertela ma non mi piace studiare italiano con te!Non prenderla a male, ma non mi piace studiare italiano con te!Non prendertela a male, ma non mi piace studiare italiano con te!
Ovviamente esiste anche “prenderla bene” ma c’è solo questa forma.
Si usa con le cose che accadono o con le notizie, che potrebbero essere accettate oppure no dalle persone.

Bravo, l’hai presa bene la notizia.Come l’ha presa Maria?Stefano non l’ha presa bene la sconfitta della sua squadra.

Torniamo alle mani, o anche ai piedi: Prendere a schiaffi, a calci, a pugni.

Qui significa colpire una persona con degli schiaffi, con dei calci o con dei pugni.

Se poi mi limito ad insultarla, senza toccarla, la potrei prendere a mali parole.

Speriamo che non se la prenda troppo dopo che l’ho preso a mali parole.
Se mi prende sul serio però si offenderà.

Ecco: prendere sul serio significa credere, considerare vero ciò che dico. Più che altro si usa per indicare la credibilità di una persona, l’affidabilità delle sue parole, e anche quando una persona scherza, e quindi non va presa sul serio.

Quando invece mi riferisco ad una frase, o qualcosa a cui posso decidere di credere oppure no, meglio usare:

Prendere per buono.

Si usa spesso non solo quando si crede a qualcosa (si prende per buono, cioè per vero) ma anche quando si vuole verificare in un secondo momento.

Per ora prendo ciò che mi hai detto per buono, ma dopo verificherò.

Io vi dico quello che so io, ma non prendete per buono ciò che dirò: dovete verificare.

Si può anche prendere una boccata d’aria: basta uscire in guardino o andare fare una bella passeggiata: si esce, si prende la macchina, si “prende una strada” di campagna, poi si “prende a destra”, poi a sinistra…

Quindi prendere su usa spesso anche per indicare le direzioni da prendere: prendere a destra o a sinistra significa voltare, girare a destra o a sinistra. Così come “prendere l’autostrada” sta per imboccare l’autostrada.
Si usa anche con le indicazioni verso delle località: prendere per Roma, prendere per Parigi, cioè andare verso Roma o verso Parigi.

Prendere il largo invece potete usarlo al mare, quando vi allontanate dalla riva, dalla terra. Ma potete usarlo anche nello sport, quando si vince in modo schiacciante.
In quel caso è il vostro punteggio che si allontana dal punteggio del vostro avversario.

Prendere in giro, per il naso, per il culo, per i fondelli.

Queste sono tutte modalità equivalenti (a volte volgari) per indicare il “prendersi gioco” di qualcuno: fargli credere qualcosa, ingannarlo per puro divertimento.

Poi prendere ha anche il senso di iniziare a far qualcosa,

Prendere a odiare, prendere a amare. Notate l’uso della preposizione “a” in questo caso.

Ho preso ad amare la lingua italiana, quindi da un po’ di tempo ho preso a studiarla.

Tra l’altro esiste anche riprendere:

Avevo smesso con l’italiano, ma adesso ho ripreso a studiarlo.

Questo senso di iniziare. a volte è improvviso:

Mi stavo stancando, quindi ho preso e me ne sono andato

Prendere e andarsene” si usa spesso per indicare un’azione improvvisa, e spesso è la conseguenza di un’emozione o di un pensiero che ci ha fatto muovere per andar via da un luogo.

Se mi dai ancora fastidio, prendo e me ne vado!

Si può prendere e fare qualsiasi cosa, non solo andarsene:

All’improvviso, ha preso ed è partito per l’Italia!

Adesso parliamo di rapporti personali: se non vai d’accordo con una persona, possiamo anche dire che “non ti prendi” con questa persona:

Con Maria proprio non mi prendo!

Significa che non risultiamo simpatici a vicenda.

Si può anche dire:

Io so come prenderlo, fidati di me.

Non so come prenderlo.

In questi casi si indica un comportamento: so come comportarmi con lui, oppure non so come comportarmi, quale atteggiamento prendere, assumere.

In caso contrario, puoi prendere in simpatia qualcuno.

Anche qui in qualche modo c’è qualcosa che inizia, o anche un cambiamento:

Fino a qualche tempo fa io e Maria non ci prendevamo, ma adesso ci siamo presi in simpatia.

Le preposizioni sembrano abbiano un ruolo importante per capire il senso di prendere.

Se uso “per”, “prendere per” qualcuno significa scambiare per un’altra persona.

Ciao Giovanni!

No, io sono Mario, non Giovanni.

Ah scusa, ti avevo preso per Giovanni.

Si usa spesso anche come esclamazione:

Ma per chi mi hai preso?

Se dico ad esempio:

Hai dimenticato di pagare il caffè oppure l’hai fatto apposta?

io rispondo: Ma per chi mi hai preso? Per un ladro?

Che significa: chi credi che io sia, un ladro? Mi hai scambiato per un ladro?

Torniamo a prendersela.

Abbiamo detto che significa offendersi oppure incolpare qualcuno (prendersela con).

Ma esiste anche:

Prendersela comoda

Che significa: non sbrigarsi, fare le cose con comodo, andare lentamente.

Dai, quanto ci metti a prepararti? Te la prendi troppo comoda! Datti una mossa!

Se uso un sostantivo, tante cose si possono prendere, materiali e non. Spesso si può usare anche un verbo diverso:

Prendersi una responsabilità (assumersi)
Prendere l’autobus (salire)
Prendere la Laurea (laurearsi)

Prendere le armi (arruolarsi)

Prendere un premio è analogo a prendere una laurea o un qualsiasi titolo, che è stato “assegnato” a una persona.

Nel linguaggio di tutti i giorni si usa spesso:

Prendiamo un caffè? Tu cosa prendi?

Ma anche prendere un prestito (si parla di una somma di denaro), o prendere “in prestito” (una casa, un’auto, una bicicletta ecc.) o anche “prendere in affitto“.

Si possono anche prendono lezioni di matematica o di altre materie.

Si può prendere una sgridata, un rimprovero, degli insulti.

Si è detto prima di prender a calci, schiaffi e pugni. In generale si possono prendere le botte (se qualcuno ci picchia, ci colpisce più volte), prendere un colpo alla testa (se sbattiamo da qualche parte), oppure se colpisci un bersaglio puoi dire:
Preso! (cioè “colpito!”)

Si usa anche nel senso di indovinare, ma si usa la particella “ci”:

Hai indovinato! = Ci hai preso!

Anche gli animali si possono prendere:

Prendere una lepre però significa catturare la lepre, mentre prendere un cane o un gatto normalmente sta per metterlo in casa, farlo entrare in famiglia.

Invece prendere un granchio, oltre che al senso fisico, è anche una espressione che significa “sbagliarsi”. Si dice anche “prendere un abbaglio”. Si tratta di un errore grossolano: credevi una cosa e invece la verità era un’altra.

In questi casi potresti farti prendere dal nervoso. Quando un’emozione ti assale, ti cambia lo stato d’animo, si può usare il verbo prendere:

Mi ha preso un nervoso che non ti dico!

Non devi farti prendere dall’ansia.

Non farti prendere dalla paura

Si tratta di qualcosa di improvviso, come quando vieni preso alle spalle da una persona..

Se qualcuno ti prendere alle spalle ti sorprende. Non te lo aspetti perché non lo puoi vedere, in quanto arriva da dietro. Ma si può usare anche in senso più ampio:

Mi stai chiedendo se voglio sposarti? Scusa ma devo pensarci, mi hai preso alle spalle.

L’uso più diffuso però è nel senso di avere un danno da qualcuno o qualcosa:

La crisi economica mi ha preso alle spalle. Non ero preparato e ho dovuto vendere la mia azienda.

Il senso della sorpresa c’è anche in un’altra espressione idiomatica:

Prendere in castagna.

In questo caso siamo sorpresi mentre facciamo qualcosa di sbagliato. Un’espressione informale ma molto usata.

Con lo stesso senso si usa anche prendere qualcuno con le mani nel sacco, o prendere qualcuno sul fatto, o anche coglierlo sul fatto, o, in senso giuridico, prendere qualcuno in flagrante, o in flagranza di reato, vale a dire prenderlo, mentre commette un reato.

Si può ovviamente prendere una malattia come anche una sbornia, se vi ubriacate, se cioè bevete troppo alcool.

A volte la cosa è improvvisa:
Mi ha preso una paura!
Mi ha preso un sonno!

Che equivale a dire:

Sono stato preso dalla paura
Sono stato preso dal sonno

Anche la smania può prendere.
Non ti far prendere dalla smania di ascoltare tutti gli episodi in un solo giorno!
In questo caso è la voglia di finire tutto subito, questa è la smania, simile alla mania, ma cambia l’accento.

Simile alla “mania” ma non uguale, perché la smania è uno stato di agitazione, di inquietudine, una specie di malessere, un effetto di tensione nervosa o di un diffuso senso di disagio e d’insoddisfazione. Può anche essere un desiderio intenso. una voglia incontenibile, come quando ti prende la smania di divertimento.

Così come si prende una malattia, o una smania, o una sbornia, si può, in modo analogo, “prendere una sbandata” per una ragazza o un ragazzo o un uomo o una donna. Questo verbo “sbandare” si prende a prestito dalla linguaggio dell’automobile, poiché sbandare è perdere il controllo della propria automobile che va quindi pericolosamente “fuori strada” con la macchina.

Ovviamente se si prende una sbandata per una ragazza si perde il controllo delle proprie emozioni.

Non è esattamente come innamorarsi, ma sembra più una cosa passeggera; quantomeno si usa in questi casi, quando non è una cosa molto seria.

Ricordate che prima abbiamo parlato di scambiare una persona per un’altra? Si è usato “prendere per” un’altra persona.

In modo simile, si possono prendere le sembianze di qualcuno.

Si può quindi cercare si somigliare a qualcuno: prendere se sembianze. Se ci riuscirai sembrerai proprio quella persona, avrai il suo stesso aspetto o anche la sua stessa espressione del volto.

Col verbo prendere si indica quindi, come si è visto, un coinvolgimento emotivo con “prendere una sbandata”, ma si può anche essere presi da una ragazza, che è un po’ meno intenso ma è sempre un coinvolgimento.

Però si può anche essere presi dal lavoro: pensiamo solo a quello, non abbiamo tempo né energie per altro.

Si può “prendere a bordo” una persona nel senso di farla salire su una nave o su un’auto ma si usa anche quando si fa entrare qualcuno in una azienda, una associazione, o qualsiasi altra cosa che riguarda delle attività da fare insieme.

Molto semplice e usato è anche prendere una decisione o un’abitudine. Anche qui posso usare “assumere” se voglio.

A proposito di decisioni: In Italia poi circa 200 mila uomini ogni anno prendono moglie, e quindi anche 200 mila donne prendono marito. Ci si prende una bella responsabilità in questi casi no?
A volte le persone che si sposano lo fanno perché sono presi alla sprovvista da una gravidanza imprevista, ma questo è’ un altro discorso. Sicuramente, se si ès tati presi alla sprovvista, non si sono prese le dovute precauzioni!

Prendere precauzioni” si usa molto spesso: significa decidere di fare qualcosa prima che accada qualcosa di non desiderato.

Prima si prendono precauzioni, mentre dopo si possono solamente “prendere dei provvedimenti“, cioè prendere una decisione per trovare una soluzione.

Ormai è tardi però: chissà da chi prenderà il bambino o la bambina. Prenderà dalla madre o dal padre?

In questo caso significa “somigliare“, sia fisicamente che caratterialmente.

Nostro figlio è molto disordinato! Ha preso tutto da te!

Può darsi che abbia preso da me, si potrebbe rispondere, ma bisogna prendere in considerazione anche le amicizie che frequenta.

Prendere in considerazione” è semplicemente “considerare”. Si usa anche “prendere atto” ma ha un significato a volte diverso: conoscere, considerare a posteriori, accettare come vero per il futuro.

io ad esempio dovrei prendere atto del fatto che gli episodi molto lunghi richiedono molto impegno da parte di chi ascolta e legge, per questo motivo per il futuro meglio fare episodi più brevi.

Comunque si possono prendere le misure anche degli episodi più lunghi se si impara ad ascoltarli più volte o un pezzo alla volta.

Prendere le misure” normalmente significa misurare qualcosa: misurare la lunghezza di un tavolo ad esempio.

In senso figurato invece significa saper gestire, senza avere sorprese. Essere in grado di gestire qualcosa o qualcuno.

Posso prendere le misure di una persona e così facendo imparo a comportarmi con questa persona senza avere sorprese, senza essere “preso alla sprovvista“.

Posso prendere le misure di un lavoro: impari come si fa, impari a svolgere le varie mansioni senza difficoltà

Ma da dove prende origine il verbo prendere? Ovviamente prende origine dal latino.

Ci sono poi tante espressioni idiomatiche e frasi fatte che non ho citato:

Prendi e porta a casa
Prendere o lasciare
Prendere fischi per fiaschi
Prendere in contropiede
Prendere il due di picche
Prendere la palla al balzo
E tante altre espressioni.

Tranquilli però. Ci prenderemo del tempo per spiegarle tutte. Non vi prendo in giro: prendete questa affermazione per buona e continuate a seguirci. Poi vedremo se ho detto la verità.

Visita ad Aarhus (ripasso verbi professionali 1-20)

Audio ad una voce

Audio a due voci

Trascrizione

Buongiorno amici, e benvenuti in questo episodio di ripasso dedicato ai verbi professionali, episodio disponibile per tutti, affinché tutti possano trarne beneficio.

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In questo episodio verranno quindi utilizzati tutti i verbi professionali finora spiegati all’interno del corso di Italiano Professionale. E’ un esperimento che abbiamo già fatto in passato: se vi ricordate avevamo parlato di come rafforzare le ossa.

Ma col passare del tempo i verbi professionali che spieghiamo aumentano sempre di più quindi è necessario di tanto in tanto rinfrescare un po’ la memoria.

Un modo simpatico e molto produttivo di ripassare, cioè di studiare nuovamente i verbi professionali, verbi che non vengono, se non molto raramente utilizzati dagli stranieri.

L’argomento di oggi, di cui vi parlerò, è un viaggio che faremo dal 15 al 22 agosto di quest’anno. Oggi mi avvarrò quindi dell’aiuto di mia moglie Margherita.

Andremo a visitare la Danimarca e precisamente la città di Aarhus.

Questo progetto è nato per merito di un visitatore, anzi una visitatrice di Italiano Semplicemente, di nome Lya (mille grazie anche a Anette, Grete e Morten per l’ospitalità)

, una ragazza danese che saluto con affetto. Lya ci ha anche aiutato a trovare una bella sistemazione, ci ha aiutato a trovare un appartamento lì, si è adoperata per venirci incontro e con l’occasione ci incontreremo per salutarci. Non avrei mai declinato un invito di questo tipo e di conseguenza abbiamo accettato il cortese invito, e personalmente avevo assunto l’impegno di dedicare un episodio come questo alla città di Aarhus.

Italiano Semplicemente sbarca quindi in Danimarca.

Aarhus, non so bene come si possa pronunciare, è la seconda città più popolosa della Danimarca, e la prima per numero di abitanti della penisola dello Jutland (credo che in lingua danese si dica Jylland. Avete capito che non conosco la lingua danese, pertanto non potrò spacciarmi per un danese, e d’altronde non ne ho alcuna intenzione.

Abbiamo scoperto con piacere che la città in questione sia stata scelta come capitale europea della cultura per il 2017 assieme a Pafo, a Cipro.

Cogliamo l’occasione quindi anche noi per promuovere la città di Aarhus.

Aarhus ha persino un soprannome, ed infatti è nota come “la più piccola grande città del mondo”. Si trova sulla costa orientale (cioè ad est) dello Jutland in corrispondenza della foce di un fiume che ha lo stesso nome della città: Aarhus.

È una città in cui il fiume riveste una notevole importanza perché lo stesso nome della città in danese antico significa “foce del fiume”.

Io sono rimasto stupito del premio alla cultura perché non conoscevamo questa piccola-grande città danese. Meglio tardi che mai.

Allora io e mia moglie ci siamo un po’ informati e abbiamo scoperto che si tratta di una delle più antiche città della Scandinavia, anche detta penisola scandinava, che è quell’area geografica che comprende anche la Norvegia, la Svezia e parte della Finlandia.

Abbiamo ad esempio scoperto che ad Aahrus c’è la sede della importante marca di birra Ceres.

Per quanto riguarda i monumenti c’è una cattedrale che risale al XIII secolo, e si tratta della cattedrale più grande della Danimarca. Spero avremo occasione di visitarla.

C’è poi dal punto di vista culturale una chiesta storica importante, la Vor Frue Kirke (spero che la pronuncia non sia così tremenda (valutate voi e fatemi sapere) mi scuso se faccio grossi errori). Poi c’è anche Il Palazzo di Marselisborg (Marselisborg Slot) da visitare che è invece una residenza reale.

Poi c’è un museo d’arte: ARoS è il suo nome, il Teatro, il Municipio e l’antico borgo, o la vecchia città (Den Gamle By), che è una ricostruzione di un vecchio villaggio danese, quindi si tratta di una ricostruzione della vita urbana dal Settecento fino agli Anni ’70 – che permette al visitatore di immergersi fisicamente nel passato. A me piacerebbe visitare questo posto.

Non lontano dalla città ci sono molte spiagge, boschi e altre cose da esplorare, basta prendere una bella bicicletta. Sono molto curioso personalmente di vedere anche le pietre runiche di Jelling, uno dei patrimoni dell’umanità dichiarati dall’UNESCO, e poi anche i fiordi e le fantastiche coste danesi. Molta natura quindi da vedere.

È una popolazione molto giovane, la più giovane della Danimarca. Infatti ci sono moltissimi studenti.

Nonostante questo la città però è una delle più antiche della Danimarca.

La cosa che mi ha colpito maggiormente però è che, udite udite, degli studi recenti hanno stabilito che gli abitanti di Aarhus sono i più felici della Danimarca.

Ecco un altro bel motivo per cui visitare questa bella città. Grazie ancora a Lya che ci ha dato questa opportunità.

Fortunatamente ci sono attrazioni un po’ di tutti i tipi e per tutti i gusti, per cui credo che non ci annoieremo. Tra l’altro vale la pena di non trascurare neanche lo shopping, e quindi non mancheremo di visitare il Quartiere Latino.

Mia moglie tra l’altro ha dato un ordine preciso: impossibile non eseguire!

Dal punto di vista della democrazia, della crescita e dello sviluppo, pare che Aarhus sia all’avanguardia, quindi ho letto che si sta andando verso un modello basato sulla sostenibilità dell’ambiente e della società, verso un modo di vivere che non consumi più risorse di quelle che produce quindi. Un modello basato anche sulla diversità in generale, quindi sul rispetto alle altre culture, a tutte le religioni e tutte le forme di diversità. Riguardo alla democrazia ed alla cooperazione, questi credo siano il punto forte dei danesi in generale e questo era noto anche a me, che dall’Italia, come un po’ tutti i miei concittadini, vediamo i danesi come un esempio di democrazia, di onestà e di progresso.

Insomma è una città con una forte propensione al cambiamento. Il motto della città, la frase che rappresenta la città Let’s Rethink (che dovrebbe significare qualcosa come “Ripensiamo, ripensiamoci”, induce, spinge a pensare, a ripensare la società, e pare che esprima proprio questo spirito innovativo di Aarhus, dove tutti i cittadini sono inseriti e motivati alla partecipazione. In un ambiente del genere potete immagina come tutto funzioni meglio: tutti sono molto più felici e di conseguenza anche i servizi pubblici e privati vengono erogati con puntualità ed efficienza.

Speriamo con tutto il cuore di venire contagiati da questo spirito e portare un po’ di tutte queste belle caratteristiche al nostro ritorno in Italia. Sicuramente ne saremo arricchiti.

Voi a questo punto mi direte: è tutto perfetto ad Aarhus?

Scommetto che si mangia male! Questo mi sono detto. Questo ho pensato. Ci scommetto quello che volete! Solo in Italia si mangia bene. Ebbene: scommessa persa! Se avessi scommesso avrei perso tutto: avrei sbancato! Completamente!

Fortunatamente non ho scommesso, anche perché avendo perso, e in mancanza di soldi per terminare la vacanza avremmo dovuto cercare un lavoretto per arrotondare.

Infatti Aarhus pare non tema confronti neanche sulla gastronomia. Beh, vedremo se è così. Vi faremo sapere. Cercheremo di assaggiare il pesce locale e tutte le specialità del posto e vi faremo sapere se secondo noi il cibo e la cucina valgono il titolo di “Regione Europea della Gastronomia 2017”.

Purtroppo non potremo partecipare al Food Festival di Aarhus, (peccato!) che sarà qualche giorno dopo, ai primi di settembre, ispirata alla cultura culinaria sostenibile. Non disponiamo di tanti giorni di vacanza purtroppo.

Non potremo partecipare neanche al Festival di Aarhus (Aarhus Festuge) che si svolge dalla fine di agosto ai primi di settembre. Un festival di arte e cultura anche noto col nome di WindMade (cioè fatto col vento), e questo perché il festival è alimentato dall’energia del vento, dall’energia eolica. Prima infatti parlavo di sostenibilità.

Si tratta di uno dei più grandi eventi culturali della Scandinavia dove ci saranno una vasta gamma di eventi culturali, dal teatro alla musica e letteratura, fino alla gastronomia alle arti visive e l’architettura.

Insomma ci perderemo un po’ di cose di Aarhus, ma sono sicuro che avremo modo di apprezzare ugualmente la città e che le nostre aspettative non saranno disattese. La data del nostro viaggio d’altronde è stata dettata da esigenze diverse. Non potevamo predisporre il nostro viaggio in una data diversa da questa purtroppo.

Ok, credo sia il caso di liquidarci per oggi, speriamo di aver reso piacevole l’ascolto raccontandovi del nostro programma di viaggio ad Aarhus e di aver riscosso quindi il vostro interesse.

Il podcast volge al termine. Un saluto da Roma.

I verbi professionali: ASSUMERE

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

“Complimenti, le comunico che lei è stato assunto!”

Ti piacerebbe se dicessero proprio a te questa frase?

In effetti l’emozione che si prova è molto forte.

A me è capitato, un paio di volte, ma ho semplicemente letto una lettera raccomandata, che mi è quindi arrivata per posta, lettera con la quale mi veniva comunicata l’assunzione.

Quindi finalmente avevo un lavoro.

Assumere quindi è il verbo numero quindici della categoria verbi professionali, ed è facile capire naturalmente perché si tratta di un verbo professionale.

Normalmente infatti chiunque ottenga un lavoro, un lavoro regolare intendo, viene assunto…

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

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