Già ed ormai: la differenza

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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, è arrivato ancora una volta il momento di ringraziare i donatori.

Lo voglio fare dedicando loro un bell’episodio.

Oggi spiegherò a tutti voi la differenza tra “già” ed “ormai” che spesso crea problemi a molti stranieri.

Lo farò attraverso una serie di esempi e una spiegazione in cui parlerò di alcuni paesi, e precisamente: il Belgio, la Polonia, gli Stati Uniti d’America e L’Argentina.

Ci sono anche altri paesi da cui sono arrivate delle donazioni ma a loro dedicherò un altro episodio volentieri.

Allora: già, con l’accento sulla a, e ormai sono due avverbi, questo lo sapete già e non vi aiuta di certo a capire quando usare l’uno e quando usare l’altro.

Entrambi gli avverbi si riferiscono al tempo, e si usano quando si verificano degli eventi, oppure quando non si verificano degli eventi, quando succede o non succede qualcosa.

Ma come utilizzare questi due avverbi? E come capire quando è bene usare già e quando invece occorre utilizzare ormai?

Quali sono le regole?

Beh, occorre dire alcune cose e fare alcuni esempi ovviamente, ma intanto possiamo dire una cosa molto importante che vi aiuta a capire la differenza. Già si usa quando qualcosa è accaduto e ormai si usa quando non ha nessuna importanza se qualcosa accade o non accade.

vediamo bene con degli esempi:

Parliamo dell’Argentina. Uno studio mostra che in Argentina nei soli mesi di gennaio e febbraio del 2019 sono stati registrati già 54 casi di femminicidio. In due mesi siamo già arrivati a 54 donne uccise.

Cosa significa già in questo caso? Significa che 54 è un numero alto, e ci si aspettava che questo alto numero venisse raggiunto più tardi, ci si aspettava che questo numero fosse raggiunto qualche mese dopo. 54 già a fine febbraio? Quante saranno le donne uccise in Argentina a fine anno se continuiamo così?

Quindi usiamo “già” perché è presto, vale a dire che questo numero si è verificato molto presto, prima delle attese. Quindi usiamo “già” perché un’azione è avvenuta, o un fatto si è compiuto molto presto.

Posso aggiungere che: cosa possiamo fare per fermare del tutto questo fenomeno?

Qualcuno potrebbe dire che per quest’anno ormai è tardi.

Quando dico “ormai è tardi” (la parola TARDI si usa spessissimo insieme alla parola ORMAI) voglio dire che a questo punto (ormai) non si può fare nulla (è tardi). Ormai è tardi, cioè adesso non c’è più niente da fare. Si doveva fare qualcosa prima, ma adesso è troppo tardi. La parola ormai serve ad indicare che in questo momento (cioè ora) non si può fare nulla. Non è un caso che “mai” sia la fine di “ormai”.
Ormai contiene anche la parola “ora” oltre che la parola “mai”. Non a caso ormai equivale a “oramai” che ha lo stesso significato.

Nella parola ormai c’è spesso rimpianto, c’è rassegnazione. Inutile fare qualcosa, prendere provvedimenti adesso, perché in questo momento nulla può riuscire a risolvere il problema.

C’è anche un altro utilizzo di ormai però.

Ad esempio:

Sono già molti anni ormai che studio la lingua italiana

In questo caso c’è una situazione che semplicemente dura da molto tempo si protrae da molto tempo ed il risultato può anche essere positivo.

Non necessariamente quindi è tardi per qualcosa o c’è del rimpianto. Semplicemente è passato molto tempo, ed il tenpo passato ha consentito il raggiungimento di un risultato.

Quello che voglio dire è semplicemente che dopo tanto tempo che accade qualcosa finalmente un obiettivo è stato raggiunto.

Dopo tanti anni, ormai ho capito come fare per imparare una lingua e divertirmi;

Dopo tanti anni che studio la lingua italiana, ormai conosco bene la differenza tra già ed ormai.

In questi casi quindi usiamo ormai e non già, perché già lo utilizziamo quando qualcosa accade prima del previsto, oppure quando qualcosa è accaduto.

Dopo questo episodio, già ho capito come fare per imparare una lingua e divertirmi;

Già conosco bene la differenza tra già ed ormai.non c’è bisogno di una spiegazione aggiuntiva.

Già ho capito: prima del previsto

Già conosco la differenza: l’ho già imparata in passato.

Vediamo un paio di esempi con gli Stati Uniti.

Sono già passati due anni da quando Donald Trump è diventato il presidente degli Stati Uniti d’America.

Questo uso di “già” è analogo al precedente esempio che riguardava l’Argentina: già indica il tempo che è passato velocemente: incredibile, sono già passati due anni! Qualcuno potrebbe rispondere: di già?

Di già? È una classica frase, un’esclamazione sotto forma di domanda, che esprime stupore, molto usata nelle risposte in cui non si aggiungono altre parole.

Sono già passati due anni lo sapevi

Di già?

Proprio così!

Non potete usare “di già” se continuate la frase, se cioè aggiungete altre parole. In questi casi la preposizione “di” se ne va e la parola “già” è sufficiente.

Sono già stato in Polonia.

Di già?

Sì, ci sono stato lo scorso anno.

Ci sono poi alcuni casi in cui potete usare o non usare la preposizione di. Inoltre non sempre si tratta di domande ma di semplici esamazioni:

Mi machi già. Mi manchi di già. Già mi manchi.

Non è corretto invece dire “di già mi manchi”.

Vediamo ormai: state entrando in un museo di Dallas, il museo dedicato a George w. Bush sono le 16:50 e vi rendete conto che ormai è tardi per andare a visitare il museo, che chiude tra 10 minuti, alle 17.

Facciamo in tempo a visitare il museo?

Prova a rispondere.

No, non facciamo in tempo ormai. Mancano solo 10 minuti alla chiusura.

Oppure:

Ormai è tardi per andare al museo.

Avete sicuramente notato che l’avverbio già ha molti più utilizzi di ormai.

Ammettiamo che stiate decidendo dove andare in vacanza:

È pronta la valigia dei bambini?

Sì, già fatta!

La valigia è già fatta, cioè è stata preparata di già. È una cosa che è già avvenuta.

Gli spazzolini da denti li hai presi tu vero?

Sì, me lo hai già chiesto prima, smemorato!

Me lo hai già chiesto prima: quindi il già ha a che fare con il prima, mentre ormai ha più a che fare col dopo.

Ah scusa, sono un pò addormentato, è già l’ora di un caffè

È già l’ora di/per un caffè: essendo stanco, è arrivato il momento di prendere un caffè, prima del previsto. Il desiderio del caffè è arrivato prima di quanto avessi previsto Ne ho già bisogno.

C’è un’offerta per andare in Belgio. Che ne dici, andiamo in vacanza in Belgio? O ci sei già andato?

Anche qui è chiaro che “ci sei già andato” si riferisce al passato, al prima.

In Belgio? Ormai è tardi per il Belgio. L’offerta è già scaduta

L’offerta è già scaduta Ormai è tardi. In questa frase si capisce bene la differenza tra già ed ormai.

È già scaduta, quindi è scaduta (si parla del passato). Ormai è tardi, quindi ancora una volta sto parlando di un’azione futura che non avverrà.

Notate che quando è tardi per fare qualcosa si dice normalmente “ormai è tardi” per evidenziare qualcosa che non si può più fare in futuro, ma si può dire anche “é già tardi” se vogliamo evidenziare anche che il tempo è passato velocemente: questo momento è arrivato prima del previsto.

Allo stesso modo, anche la frase l’offerta è già scaduta” può diventare “l’offerta è ormai scaduta”, o “ormai l’offerta è scaduta” per evidenziare che non si può più utilizzare questa offerta. L’attenzione quindi si sposta sul rimpianto per non aver prenotato prima..

Accidenti, l’offerta è ormai scaduta. Peccato!

Ci sono quindi dei casi in cui posso sostituire già con ormai è viceversa. Ma come si è cambia.

Ci sono anche alcuni casi in cui posso utilizzare insieme già ed ormai.

Se dico: “ormai è già tardi” voglio allo stesso tempo sottolineare che non c’è più nulla da fare (ormai) e che questo momento è arrivato velocemente prima del previsto (già).

Ci sono alcune modalità interessanti di usare “già” di cui voglio parlarvi.

Nella frase:

già m’immagino come andrà a finire

In questa frase “già” posso anche sostituirlo con “sin d’ora“. Stiamo pensando al futuro, stiamo immaginando il futuro e sto provando a fare una previsione. Sin d’ora, cioè già da questo momento, già oggi, già adesso. La frase “sin d’ora” è l’abbreviazione di “persino adesso

La potete usare in ogni circostanza simile.

Vi dico sin d’ora che prima o poi andrò in Polonia per visitare Versavia, Cracovia e Danzica.

Posso anche usare già:

Vi dico già da oggi che prima o poi andrò in Polonia per visitare Versavia, Cracovia e Danzica.

Potete fare questa sostituzione: (sin d’ora al posto di già da ora) quando parlate di un futuro indefinito, oppure magari state facendo una promessa o avete un desiderio che volete subito realizzare:

Ringrazio tutti sin d’ora per l’aiuto che mi avete dato.

Desidero sin d’ora ringraziarti per quello che hai fatto.

Un secondo uso particolare di “già” è quando si parla di una persona che nel passato (ed oggi non più) aveva una funzione o una qualifica. Ad esempio se sto parlando di Silvio Berlusconi, che in passato è stato presidente del consiglio dei ministri italiano, posso dire:

Silvio Berlusconi, già presidente del consiglio ha deciso di candidarsi nuovamente

Oppure:

Il già presidente del consiglio Berlusconi ha deciso di candidarsi nuovamente.

Il che significa:

Silvio Berlusconi, che in passato è già stato presidente del consiglio, ha deciso di ricandidarsi.

Usare “già” in questo modo dunque è un modo veloce di esprimere lo stesso concetto Ma si usa solamente per le cariche, le funzioni, le qualifiche:

Il già ministro Giovanni, il già presidente Giuseppe, la già direttrice Maria (di sesso femminile), oppure (se dite subito il nome potete togliere l’articolo) :

Giovanni, già ministro. Giuseppe,, già presidente Maria, già direttrice.

Un ultimo utilizzo di “già” non ha nulla a che fare col tempo.

Già, hai ragione.

È un modo per dare una conferma. È come dire: è vero, hai ragione, è proprio così.

Se io dico: certo che la carne Argentina è proprio buona vero?

Tu puoi rispondere:

Già, hai proprio ragione

Già, è proprio così.

È quindi una forma di assenso un modo per dire che sei d’accordo.

La prossima volta, prima di andare in vacanza in Belgio cerchiamo di imparare un po’ di inglese.

Già, hai proprio ragione.

Ci sono alcune parole o frasi particolari di cui volevo parlarvi:

Già che ci sei, già che ci siamo, gia che ci siete, eccetera.

Queste locuzioni si usano quando si vuole approfittare di un’occasione favorevole.

Ad esempio:

Già che sei in Argentina, salutami Marta se andrai a Buenos Aires.

Già che ci sei, portami anche del mate.

Quindi è come dire: visto che ti trovi in Argentina, considerato che sei in Argentina puoi approfittare per… Puoi cogliere l’occasione per…

Vai in Belgio in viaggio d’affari?) già che sei lì, visita la più antica città del Belgio che si chiama Tournai.

Già che sei lì, già che ci sei già che ti trovi li. Si può dire in moltu modi diversi ma in tutti i casi si tratta di un’occasione da non perdere.

Le due parole già è che possono anche formare una sola parola: giacché, con l’accento acuto sulla e.

Giacché ha lo stesso uso di già + che è si usa anche in qualche occasione in più.

Ad esempio:

mi chiedi se sono mai andato a Cracovia? Giacché me lo chiedi, ti rispondo che non ci sono mai stato, ma che spero di farlo in futuro.

Quindi giacché è come poiché, siccome, visto che. Un uso più ampio rispetto a già + che.

Allora spero di essere stato abbastanza chiaro. Un piccolo esercizio di ripetizione prima di terminare:

Già te ne vai?

Sì, è già tardi.

Forse è troppo tardi ormai.

Stiamo insieme da 5 anni ormai. È ora di sposarsi

Stiamo insieme già da 5 anni! Come corre il tempo!

Già che vai in vacanza in Belgio portami un pensierino da Bruges.

Finisce l’episodio e già che ci sono vi saluto tutti con affetto.

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Tanto

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi, grazie di essere qui con me e con questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente.

tanto_immagine

Oggi vorrei affrontare un argomento particolare. Non si tratta di spiegare una espressione italiana, come facciamo solitamente, ma si tratta di spiegare tutti gli utilizzi di una parola italiana tanto utilizzata dagli italiani. La parola è “tanto“.

Prima però ringrazio tutti per l’interesse mostrato per l’associazione culturale italiano semplicemente.

Vi informo che lo statuto e le condizioni di adesione saranno presto tradotte in diverse lingue grazie all’aiuto di alcuni membri dell’associazione che sono già iscritti. In questo modo tutto sarà più chiaro. Per chiunque fosse interessato a far parte dell’associazione basta dare i dati personali e pagare l’iscrizione. Mandate una email se volete maggiori chiarimenti (italianosemplicemente @ gmail.com)

Torniamo adesso all’episodio di oggi. Abbiamo in passato già affrontato alcune espressioni che contengono questa parola “tanto” , ad esempio quando abbiamo spiegato la frase “si fa per dire“, che può diventare “tanto per dire” e inoltre abbiamo anche visto, in un episodio di qualche mese fa, tutti i modi per dire “molto” e “molti“.

Potete dare un’occhiata a questi due episodi se volete. Oggi vediamo l’argomento da un punto di vista più generale. Infatti la parola “tanto” ha molti significati e molti utilizzi diversi, non solo in senso di quantità o intensità.

Può essere infatti un aggettivo, un avverbio, un pronome, una congiunzione e usato in diversi modi, anche in alcune frasi particolari che vedremo oggi.

Iniziamo con tanto inteso come aggettivo. Ma non prestate troppa attenzione alla grammatica perché quello conta è che voi sappiate comprendere ed utilizzare le frasi.

Lo so, ci vuole tanta volontà per studiare l’italiano.

Ho appena utilizzato l’aggettivo tanto. Ci vuole anche tanta pazienza e anche tanti soldi a volte per pagare i corsi di italiano. Ma dopo tanto studiare sicuramente imparerete l’italiano. Anche in questo caso tanto è un aggettivo, ma di intensità (tanto studiare) e non di quantità come prima (tanta volontà, tanta pazienza ecc).

Con italiano semplicemente poi non dovete neanche tanto viaggiare per imparare.

Al massimo dovete navigare, ma solo tra le pagine del sito. Nella frase “non dovete neanche tanto viaggiare“, tanto è un aggettivo usato per la distanza, non è una intensità ma una quantità di metri, chilometri, miglia eccetera. A volte tanto si usa senza specificare di cosa state parlando perché si capisce dalla frase: da quanto tempo studiate italiano? Da tanto! Questa risposta significa “da tanto tempo”. Quanto mi vuoi bene? Tanto!

A volte si unisce con “che” o “da“:

ho studiato così tanto da farmi venire il mal di testa;

Ho bevuto tanto che ora mi sento scoppiare.

In questi casi si usa tanto che o tanto da per esprimere una conseguenza.

Inoltre posso fare dei confronti usando tanto: ho studiato tanto quanto te.

Oppure:

ho studiato tanto l’italiano quanto il francese.

Quindi nel primo caso non stiamo dicendo che ho studiato molto, ma che l’ho fatto quanto te, ho studiato tanto quanto te, né meno te, tantomeno più di te, ma ho studiato tanto quanto te. Nel secondo caso ho studiato italiano quanto il francese: uguale.

La parola “come” ed “analogamente” possono facilmente sostituire “tanto quanto“. Se usiamo “tanto quanto” è perché vogliamo sottolineare il livello raggiunto:

tu sei stato bocciato all’esame ed io promosso? Strano, perché hai studiato tanto quanto me, eppure io sono stato promosso e tu invece bocciato.

Anche come avverbio si usa spesso, non come aggettivo:

io amo l’italiano proprio tanto, e lo studio senza pensarci tanto, devo solamente parlare ed ascoltare tanto se voglio seguire I consigli di italiano semplicemente. Se seguirete questi consigli non ci metterete tanto.

Inoltre potrei aggiungere che:

le sette regole d’oro sono disponibili tanto per i brasiliani quanto per i tedeschi.

Questa frase è simile a quella di prima: ho studiato tanto quanto te, l’unica differenza è che ora non sto parlando di quantità bensì sto facendo un semplice confronto tra brasiliani e tedeschi. In questo caso potrei dire:

le sette regole d’oro sono disponibili sia per i brasiliani che per i tedeschi

Uso invece “tanto quanto”. Perché lo faccio? Solo perché è per fare un esempio, tanto per dire due diverse nazionalità, due nazioni qualunque. Non è sempre questa la ragione però, infatti spesso si usa “tanto quanto” solo per rafforzare il senso della frase.

Ad esempio:

io voglio bene tanto a mia figlia quanto a mio figlio

cioè voglio bene ad entrambi, sia all’una che all’altro.

Se amate l’italiano pertanto (cioè “quindi”) iniziate ad ascoltare di più e a studiare un po’ meno la grammatica perché:

tanto più” passano gli anni quanto meno si ha il tempo e l’entusiasmo per farlo. Quindi quanto prima iniziate, tanto meglio per voi.

Tutte queste frasi che ho appena detto usano l’avverbio “tanto”.

Tanto può essere anche pronome:

vi state stancando? Allora vuol dire che avete poca pazienza, mentre, avete ragione, ce ne vorrebbe tanta. Ma siete in tanti ad averne tanta. Vi assicuro!

Cercate di resistere un tantino in più (cioè un po’ in più) e sarete soddisfatti, anche se ci vuole “tanto di” pazienza.

Quando dite che vuole tanto di qualcosa è come dire molta quantità di un qualche cosa che non ha una unità di misura, il peso, l’altezza eccetera.

Ci vuole tanto di pazienza per imparare l’italiano, ci vuole tanto di coraggio per tenere un orso in casa, ci vuole tanto di cervello per laurearsi in due soli anni, eccetera.

Adesso invece se io vi dicessi:

ok, basta ascoltare, tanto non serve, tanto è lo stesso. In questo caso tanto è una congiunzione. Possiamo usare anche “perché” al suo posto: tanto è lo stesso = perché è lo stesso.

A volte (si usa spesso in famiglia), si usa la parola “tanto” come congiunzione, anche senza aggiungere altro.

Ad esempio:

perché non vuoi ascoltare più? Risposta: tanto…

In questo caso si esprime rassegnazione. Si vuole dire che è inutile.

Perché hai abbandonato il gruppo whatsapp di italiano semplicemente?

Risposta: Perché tanto…

È inutile! È questo il significato in questo caso. Tanto secondo me non serve adresse ad imparare la lingua.

Oppure rispondete:

Va bé, continuo ad ascoltare tanto per fare qualche cosa di diverso, tanto per cambiare.

Anche qui è una congiunzione: tanto per + qualcosa. Stavolta significa solamente, soltanto. È come dire: non c’è un motivo particolare, qualcosa di molto importante, “tanto per” : qualcuno può anche rispondere in questo modo, tanto si capisce lo stesso: lo faccio tanto per. Si usa però solo all’orale.

Ma quanti saranno gli stranieri che seguono italiano semplicemente? A dir tanto saranno 100.

Questo potrebbe dire una persona dodicenne.

Ebbene no, sono circa 1000 ogni giorno. Rispondo io.

Questi 1000 ora hanno imparato anche la frase “a dir tanto“, che vuol dire “al massimo“, “se volessi esagerare”.

Tanto è congiunzione anche in questo caso. Ovviamente dir è la forma abbreviata di dire.

Non lo dico “tanto per dire” , ma proprio di congiunzione di tratta anche nella frase “tanto per dire”.

In questo caso significa “così“, ma anche “soltanto” come esempi che abbiamo fatto in precedenza.

È la cosa quando diciamo “tanto per fare”, e possiamo anche cambiare verbo.

Bene ora vediamo delle frasi colloquiali molto frequenti che quindi si usano spessissimo:

Di tanto in tanto:

di tanto in tanto imparo nuove parole italiane.

Quindi significa “ogni tanto“.

Non farla tanto lunga: cioè non resistere, non continuare ad insistere.

Tanto meglio / tanto peggio:

non vuoi ascoltare ma preferisci leggere? Tanto peggio per te. Vuoi iniziare ad ascoltare e leggere nello stesso tempo ? Tanto meglio (ancora meglio).

Tanto più:

puoi provare il nostro metodo, tanto più che molte persone hanno provato già e non sono pentite.

In questo caso sto aggiungendo una informazione aggiuntiva, “tanto più” è seguito da “che” in questo caso. Non è solo un’informazione aggiuntiva ma è anche importante. Altrimenti avrei detto semplicemente: “ed in più“.

Né poco né tanto:

quanto tempo devo ascoltare ogni giorno? Diciamo che 40 minuti non sono né poco né tanto, cioè sono il giusto.

Una volta tanto:

credi ancora che ascoltare non serva a nulla? Ed ascoltami una volta tanto, no? In questo caso significa “almeno una volta“, ma la frase è più forte ed ha un tono di rimprovero.

Lo usano spesso i genitori con i propri figli.

Tanto vale:

tanto vale che mi ascolti, perché questo è l’unico modo di imparare l’italiano senza annoiarsi. “Tanto vale” di usa quando vale la pena di fare qualcosa perché non costa nulla.

Prova a seguire questo metodo:

dopo due settimane, se non funziona puoi provarne un altro ma se invece funziona “Tanto di guadagnato!”

anche questa frase si utilizza quando fare un tentativo non costa nulla: se dopo aver provato vedi che funziona allora tanto di guadagnato!

Guardare con tanto d’occhi:

se non mangiate da una settimana e io vi faccio vedere una bella mela, sicuramente la guarderete con tanto d’occhi! Perché avete molta fame.

Tanto di cappello:

chapeau! Così si dice in francese. Tanto di cappello in italiano. Quando volete mostrare stima, apprezzamento verso qualcuno per ciò che ha fatto, perché richiede molta fatica, allora si può usare questa espressione: tanto di cappello! Per mostrare quindi la stima ed il rispetto.

Bene ragazzi questo è un episodio un po’ più difficile degli altri, vi consiglio di ascoltarlo più volte e di fare anche l’esercizio di ripetizione che facciamo subito. Ripetete dopo di me.

Tanto

Tanto di cappello

Guardare con tanto d’occhi

Una volta tanto

Di tanto in tanto

Tanto di guadagnato

Tanto vale

Tanto vale ripetere

Una volta tanto

Non farla tanto lunga

Tanto per cambiare

Ciao amici e grazie tanto a tutti i donatori che aiutano italiano semplicemente. Grazie ad Ulrike che mi ha aiutato a realizzare il podcast che avete appena ascoltato. Un caro saluto a tutti.

Insomma

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Trascrizione

Buongiorno amici, spero che stiate tutti bene. Oggi a Roma è una fantastica giornata, è domenica e … insomma proprio non ci possiamo lamentare. A proposito, oggi non sono solo. C’è con me ci sono Ludovica e Bianca, madre e figlia.

Oggi Ludovica e Bianca ci spiegheranno una bella frase idiomatica. Anzi, vi dirò di più: non si tratta di una “frase” idiomatica, ma di una sola parola. Una frase idiomatica composta da una sola parola. E’ possibile? E’ possibile!

Non è la prima volta che lo facciamo. La parola del giorno è… lo facciamo spiegare da Ludovica e Bianca. Buon ascolto.

Ludovica: Ciao amici di italiano semplicemente. Oggi vi parlo di una parola abbastanza buffa perché, come accade molto spesso in italiano anche questa, a seconda del contesto in cui viene inserita, cambia completamente di significato . La parola in questione è “insomma”, una parola molto usata nella lingua parlata.

Fondamentalmente l’avverbio insomma si impiega in tre modi.

Gianni: ascoltiamo il primo significato

Ludovica: nel primo caso che è quello più formale, si usa per introdurre o richiedere una conclusione a cui necessariamente si deve arrivare alla fine di un discorso. Ha il senso di “in conclusione, sommando tutto quello che abbiamo detto” ed è analogo a “quindi”.

Ad es, diciamo:

Bianca: “tutti dovrebbero fare la raccolta differenziata, non si deve sprecare acqua non si deve inquinare; insomma, si deve stare più attenti all’ambiente”.

Perciò è un modo per concludere un ragionamento, o anche per riassumere un’analisi,  esprimere un giudizio riassuntivo e globale, tipo:

Bianca: “il libro è scritto male, è pieno di errori,  insomma non vale la pena leggerlo” .

E ancora, quando diciamo:

Bianca: “insomma, cosa hai deciso, alla fine, vieni o no?”

Cioè dopo aver valutato tutti gli elementi che ci fanno propendere per l’una o l’altra scelta, prendiamo una decisione finale, e “insomma” equivale a “tutto sommato, in somma”. anche nel senso di affrettare o sollecitare una decisione, una risposta o una azione.

Gianni: bene, sono proprio curioso di ascoltare il secondo significato della parola “insomma”

insomma_immagine

Nel secondo significato “insomma” esprime irritazione o impazienza davanti a una situazione di fastidio o di disagio. Ad esempio, a qualcuno che ci molesta o che ci fa perdere la pazienza con richieste assillanti diciamo:

Bianca: “insomma!  basta! non insistere!”

O ancora, immaginiamoci una maestra che entra in una classe di bambini ed esclama:

Bianca: “ma insomma! che cos’è questa confusione! basta! Smettetela di fare chiasso!”

Qui “insomma” è usato come forma di esclamazione che esprime disappunto o contrarietà Come davanti ad es ad una persona maleducata quando diciamo:

Bianca: “Insomma! che modi!

Gianni: bene, adesso vediamo il terzo significato della parola “insomma”

Infine, insomma può essere usato da solo, come risposta, e in questo caso, che forse è quello più comune, esprime un non totale accordo a quanto qualcuno afferma, una non totale adesione, come: “così così, non completamente,  in parte”.  esempio:

Bianca: ti piace la pizza? Insomma… non tanto!

Ma forse questo non è l’esempio più adatto perché la pizza piace a tutti! Allora meglio:

Bianca: “come stai?” ” Insomma, non tanto bene, non sono guarito del tutto”.

Bene, questo è tutto.

Gianni: questo significa che non ci sono più significati? Sentiamo cosa ha da da dire Ulrike in merito. Ascoltiamo Ulrike, tedesca di Germania.

Ulrike: Benissimo. Grazie. Grazie Ludovica, grazie Bianca. Io la parola insomma la sento spesso in mezzo ad un discorso. Un rimedio per riempire una pausa o per ottenere tempo per riflettere un po’, per poter continuare nel discorso.

Gianni: in effetti Ulrike non hai tutti i torti.

Vi invito quindi a fare l’esercizio di ripetizione, sperando che voi non decliniate il mio invito.

Ludovica: “tutti dovrebbero fare la raccolta differenziata, non si deve sprecare acqua non si deve inquinare; insomma, si deve stare più attenti all’ambiente

—–

Bianca: “insomma, cosa hai deciso, alla fine, vieni o no?”

—-

Bianca: “come stai?” ” Insomma, non tanto bene.

Spero che questa piccola spiegazione sia stata esaustiva, che vi abbia soddisfatto, che, insomma, vi sia piaciuta!

Come avrete notato ho appena usato la nostra parola di oggi!

Ora tocca a voi!
Buon italiano a tutti e alla prossima. Ciao ciao

Gianni: ciao a tutti ragazzi

Ulrike: bene, ciao…

Gianni: certo che con questa bella giornata.. insomma… potevamo anche andare al mare è?

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Perché, poiché, anzi, anziché

Audio completo

Trascrizione ed audio singoli

avverbi.jpgBuongiorno amici, grazie di essere qui all’ascolto di questo episodio di Italiano Semplicemente.

Oggi rispondo ad una domanda di Madonna, una bella e simpaticissima ragazza egiziana che avendo avuto modo di ascoltare la sua voce vi posso dire che parla molto bene l’italiano. Madonna vorrebbe conoscere l’utilizzo, con degli esempi, di alcune parole italiane: si tratta di alcuni avverbi e congiunzioni.

Madonna ha un livello abbastanza elevato per poter comprendere e parlare di qualsiasi argomento nella lingua italiana, quindi questo significa che queste parole creano qualche volta dei problemi anche alle persone di livello elevato.

Saper utilizzare bene queste paroline significa sapersi esprimere bene in italiano.

In questo episodio quindi spieghiamo alcune delle parole richieste da Madonna, che saluto con l’occasione, e poi inserirò sul sito il podcast audio in formato mp3 in modo che lo possiate scaricare ed ascoltare.

 Inserirò però anche le singole frasi separatamente, facciamo questo esperimento  in modo che i visitatori di Italiano Semplicemente possano ascoltare solamente le frasi e gli esempi che gli interessano di più. Se volete potete anche ripetere le frasi in modo che possiate esercitare la lingua.

Un esperimento questo che se si rivelerà produttivo e che se gradirete attraverso dei like su Facebook continueremo sicuramente a fare. Vediamo come va.

I miei figli mi aiuteranno a rendere più piacevole l’ascolto.

Oggi spieghiamo perché, poiché, anzi ed anziché

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Perché

Perché si usa principalmente in frasi interrogative, quando si fa una domanda e quindi si richiede una risposta: (in tal caso è un avverbio e sta prima di un verbo)

– perché studi la grammatica?

– Perché stai studiando italiano?

Perché sei così stupido?

è perché tu non pensi mai agli affari tuoi?

La parola “perché” a volte si usa anche da sola, dando il verbo per scontato: ad esempio:

– non rispondi mai al telefono quando ti chiamo: perché?

– non mi guardi mai in faccia quando ti parlo, perché?

mi rubi sempre le caramelle, perché?

mi fai sempre un sacco di domande, perché?

Infine “perché” si può usare anche  in frasi in cui non si fa direttamente la domanda, ma la si riporta in modo indiretto. Vediamo qualche esempio.

ho chiesto a mia moglie perché fosse così bella.

– mi chiedo perché mangi così tanto durante le feste di Natale!

– la maestra mi ha chiesto perché non ho fatto i compiti!

– tu invece non ti sei mai chiesto perché sei così stupido!

A volte “perché” si usa al posto della parola “motivo” o “causa”, e in questo caso ci mettiamo anche l’articolo davanti: “il perché” cioè “il motivo”, “la causa”, o anche “la colpa”. Ad esempio:

– voglio sapere il perché di tutto questo.

Oppure anche:

– non ti chiedi il perché delle nostre continue discussioni?

Oppure:

– ti dirò dopo il perché di tutti i miei dispetti!

scoprirai dopo il perché di tutti gli errori che fai!

sei tu il perché dei nostri problemi, lo vuoi capire?

Inoltre si usa anche come congiunzione: ad esempio:

voi ascoltate perché siete interessati;

oppure anche:

voi adesso state ascoltando perché un giorno possiate comunicare bene in italiano;

Inoltre,  ma è più raro questo uso, si usa in frasi di questo tipo:

– è troppo difficile perché tu possa capirlo;

oppure:

parli con la voce troppo bassa perché io possa ascoltarti.

sei troppo stupido perché tu possa capire le donne!

– e tu sei troppo presuntuosa perché  possa riuscire ad essere gentile!

Passiamo ora a poiché:

—————-

Poiché

Poiché è una congiunzione, ma non ce ne potrebbe fregare di meno. A parte gli scherzi, vediamo i suoi utilizzi.

In molti casi si usa come “perché”; con valore causale infatti equivale a ‘perché’, ma l’accento non è sulla causa, sul motivo, non si vuole evidenziare il motivo. Quando evidenzio il motivo infatti devo usare perché: ad esempio:

– ti voglio sposare perché mi piaci;

voglio baciarti perché sei bello!

voglio lasciarti perché puzzi!

Quando l’accento è sulla causa, sul motivo quindi si preferisce “perché”: ad esempio:

– adesso state ascoltando Italiano Semplicemente perché vi piace;

Perché ascoltate italiano Semplicemente? Perché vi piace!

Quindi la cosa importante è che vi piace, il motivo per cui ascoltate è che vi piace. E per questo è meglio che usuate perché, ciò comunque non esclude che possiate usare anche poiché.

Invece “poiché” si usa per mettere in rilievo più una conseguenza che una causa vera e propria; più cioè ciò  che accade dopo. Mi interessa quindi più l’effetto che la causa. In questo particolare utilizzo, poiché equivale a “siccome”.

Ad esempio:

– poiché siete stranieri non sapete bene l’italiano (che equivale a ” non sapete bene l’italiano perché siete stranieri”) 

poiché sei brutto, non ti bacio!

poiché sei bella, ti amo!

Quindi generalmente poiché sta all’inizio della frase, e non si usa “perché” in questi casi, ma si usa “poiché”.

– poiché siete single, state cercando moglie;

L’accento qui non è sul motivo, sul fatto che siete single, ma sul fatto che state cercando moglie: Poiché siete single state cercando moglie.

Passiamo alla parola “ANZI”

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Anzi, anziché

Anzi è una preposizione e un avverbio.

E’ una parola che si usa, nel linguaggio moderno, al posto di “Invece”, oppure al posto di  “al contrario”. Si usa per correggere un’affermazione, una frase, che è stata già precedentemente negata: vi faccio alcuni esempi. Posso dire ad esempio, parlando con una persona straniera:

non sei un principiante, anzi conosci molto bene l’italiano;

Quindi vedete che prima si dice una frase (non sei un principiante) che è una negazione, infatti state dicendo “non  sei un princiupiante”,  poi si dice “anzi” e poi dite il contrario: conosci molto bene l’italiano. Quindi anzi è come dire: tutt’altro, tutto il contrario, in una sola parola: anzi!

Posso dire anche, se qualcuno entra nella mia stanza e mi dice: “disturbo”? Io posso rispondere

non mi disturbi affatto, anzi mi fa molto piacere.

Anche qui c’è una negazione: non mi disturbi affatto. Poi c’è “anzi”, che anticipa la frase contraria: “mi fa molto piacere”: non mi disturbi affatto, anzi (al contrario, tutt’altro) mi fa molto piacere.

Vediamo però che “anzi” si può usare anche da solo nelle esclamazioni:

Ad esempio posso dire:

– non è brutto, anzi! 

– non è un principiante, anzi!

non sono una bambina, anzi!

Non sono uno stupido, anzi!

Anche in queste frasi significa: tutt’altro, tutto il contrario! Infatti dicendo “anzi”, sottolineando con il tono della voce la parola si vuole dire: tutto il contrario!

Anzi però non si usa solamente per dire il contrario di una cosa che avete già negato, ma significa anche: “o meglio”, “piuttosto”; si usa quindi anche per modificare quanto abbiamo già detto e non solo per negare. Se fate un esame all’università, il professore potrebbe dirvi:

-bene, ti promuovo con il voto di 28, anzi, facciamo 30;

mi spiace ma non sei andato molto bene, anzi, diciamo pure che sei andato malissimo;

– A me piacciono più le femmine che i maschi, anzi, i maschi non mi piacciono per niente!

A me piacciono le bambole, anzi, ora mi piacciono un po’ meno perché sono cresciuta.

Nelle frasi appena viste quindi c’è una frase affermativa e non una già negata. In questo caso correggo, specifico, modifico, aggiungo qualcosa; é come dire: “o meglio”.

Infine “anzi” si può usare anche per rafforzare, per insistere su un concetto e renderlo ancora più forte.

Anche in questo caso non si nega quanto già è stato detto, ma lo si modifica. In questo caso in particolare lo si rafforza: Se voglio dire a mio figlio che ha sbagliato a non fare i compiti posso dirgli:

– hai fatto male, anzi malissimo, a non fare i compiti;

E mio figlio potrebbe rispondermi:

– hai fatto male a sgridarmi, anzi, malissimo!

E mia figlia può dire:

– ho fatto bene a scrivere la lettera a Babbo Natale, anzi, benissimo!

La parola anzi si usa poi insieme ad altre parole, prima anzi e poi qualche altra parola, che spesso si unisce ad “anzi”.

Ad esempio nell’avverbio “anzitutto” o anche “innanzitutto“, che vuol dire “prima di tutto , cioè prima di dire altre cose vi dico questo.

Ad esempio se devo andare a fare la spesa mia figlia potrebbe dirmi:

innanzitutto papà, comprami i biscotti;

E mio figlio potrebbe invece dire:

Anzitutto papà, dovresti sentire mamma che dice!

In questo caso quindi anzi vuol dire “prima di tutto”.

Ma “anzi” se unita a qualche altra parola può voler dire anche solamente “prima”.

Ad esempio: “anzi notte”, che vuol dire “prima di notte”, ma che è veramente poco usata come accoppiata.

Più usato è “anzi tempo (che si scrive anche tutto unito, in una sola parola: anzitempo.

l’ho saputo anzitempo

che vuol dire “l’ho saputo prima del tempo previsto, prima degli altri, prima che lo sapessero le altre persone, o l’ho saputo prima del normale.

Si dice anche molto spesso:

– è invecchiato anzitempo;

– è morto anzitempo;

il che significa prematuramente, prima del previsto. È invecchiato anzitempo si dice di una persona che sembra più anziana, più vecchia, di quanto in realtà non sia. Se una persona sembra più anziana della sua età, potete dire che è invecchiata anzitempo.

 Lo stesso se una persona muore da giovane: è deceduta anzitempo, ci ha lasciato anzitempo, è morta anzitempo, cioè prima del previsto, prima di quanto comunemente ci si aspetta.

Un altro esempio di come anzi si unisce ad un’altra parola è la parola “anzidetto”, é una parola però molto formale, che non si usa nel linguaggio quotidiano e familiare.

Significa “detto prima”, predetto, suddetto, summenzionato.

Ad esempio:

per le ragioni anzidette, non possiamo incontrarci.

 Che significa per le ragioni dette prima, per le ragioni appena dette, dette in precedenza, non possiamo vederci. Si usa prevalentemente per iscritto,  a voce farebbe un po’ ridere una frase del genere.

In linguaggio familiare potrei dire:

– Ti ho già spiegato prima le ragioni, e per le ragioni che ti ho detto prima, non ci possiamo vedere.

Poi non dimentichiamo che esiste anche la parole “anziché, che è derivata da “anzi.

Anziché significa “invece di”, “piuttosto di”.  Ci sono due azioni contrapposti, ed una delle due azioni viene messa in risalto rispetto all’altra.

– mio figlio preferisce giocare anziché studiare;

– le tue parole, anziché tranquillizzarmi, mi hanno innervosito;

– anziché mangiare sempre, dovresti fare sport!

– anziché farti gli affari miei, potresti pensate ai fatti tuoi!

Anzi inoltre si trova anche nella parola poc’anzi.

Anche in questo caso c’è il tempo di mezzo, e vuol dire “poco fa”, “poco tempo fa”.

Questa parola si scrive con l’apostrofo prima di anzi: P-O-C- apostrofo – anzi. È una delle parole più difficili da scrivere per gli stessi italiani, perché non è così intuitivo mettere l’apostrofo . Tuttavia non è scorretto non metterlo. Posso scriverlo in entrambi i modi.

La prossima lezione vedremo altre parole suggerite da Madonna. Ce ne mancano ancora molte. Ne vedremo altre tre almeno.

Ciao a tutti.

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