Tanto

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Buongiorno ragazzi, grazie di essere qui con me e con questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente.

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Oggi vorrei affrontare un argomento particolare. Non si tratta di spiegare una espressione italiana, come facciamo solitamente, ma si tratta di spiegare tutti gli utilizzi di una parola italiana tanto utilizzata dagli italiani. La parola è “tanto“.

Prima però ringrazio tutti per l’interesse mostrato per l’associazione culturale italiano semplicemente.

Vi informo che lo statuto e le condizioni di adesione saranno presto tradotte in diverse lingue grazie all’aiuto di alcuni membri dell’associazione che sono già iscritti. In questo modo tutto sarà più chiaro. Per chiunque fosse interessato a far parte dell’associazione basta dare i dati personali e pagare l’iscrizione. Mandate una email se volete maggiori chiarimenti (italianosemplicemente @ gmail.com)

Torniamo adesso all’episodio di oggi. Abbiamo in passato già affrontato alcune espressioni che contengono questa parola “tanto” , ad esempio quando abbiamo spiegato la frase “si fa per dire“, che può diventare “tanto per dire” e inoltre abbiamo anche visto, in un episodio di qualche mese fa, tutti i modi per dire “molto” e “molti“.

Potete dare un’occhiata a questi due episodi se volete. Oggi vediamo l’argomento da un punto di vista più generale. Infatti la parola “tanto” ha molti significati e molti utilizzi diversi, non solo in senso di quantità o intensità.

Può essere infatti un aggettivo, un avverbio, un pronome, una congiunzione e usato in diversi modi, anche in alcune frasi particolari che vedremo oggi.

Iniziamo con tanto inteso come aggettivo. Ma non prestate troppa attenzione alla grammatica perché quello conta è che voi sappiate comprendere ed utilizzare le frasi.

Lo so, ci vuole tanta volontà per studiare l’italiano.

Ho appena utilizzato l’aggettivo tanto. Ci vuole anche tanta pazienza e anche tanti soldi a volte per pagare i corsi di italiano. Ma dopo tanto studiare sicuramente imparerete l’italiano. Anche in questo caso tanto è un aggettivo, ma di intensità (tanto studiare) e non di quantità come prima (tanta volontà, tanta pazienza ecc).

Con italiano semplicemente poi non dovete neanche tanto viaggiare per imparare.

Al massimo dovete navigare, ma solo tra le pagine del sito. Nella frase “non dovete neanche tanto viaggiare“, tanto è un aggettivo usato per la distanza, non è una intensità ma una quantità di metri, chilometri, miglia eccetera. A volte tanto si usa senza specificare di cosa state parlando perché si capisce dalla frase: da quanto tempo studiate italiano? Da tanto! Questa risposta significa “da tanto tempo”. Quanto mi vuoi bene? Tanto!

A volte si unisce con “che” o “da“:

ho studiato così tanto da farmi venire il mal di testa;

Ho bevuto tanto che ora mi sento scoppiare.

In questi casi si usa tanto che o tanto da per esprimere una conseguenza.

Inoltre posso fare dei confronti usando tanto: ho studiato tanto quanto te.

Oppure:

ho studiato tanto l’italiano quanto il francese.

Quindi nel primo caso non stiamo dicendo che ho studiato molto, ma che l’ho fatto quanto te, ho studiato tanto quanto te, né meno te, tantomeno più di te, ma ho studiato tanto quanto te. Nel secondo caso ho studiato italiano quanto il francese: uguale.

La parola “come” ed “analogamente” possono facilmente sostituire “tanto quanto“. Se usiamo “tanto quanto” è perché vogliamo sottolineare il livello raggiunto:

tu sei stato bocciato all’esame ed io promosso? Strano, perché hai studiato tanto quanto me, eppure io sono stato promosso e tu invece bocciato.

Anche come avverbio si usa spesso, non come aggettivo:

io amo l’italiano proprio tanto, e lo studio senza pensarci tanto, devo solamente parlare ed ascoltare tanto se voglio seguire I consigli di italiano semplicemente. Se seguirete questi consigli non ci metterete tanto.

Inoltre potrei aggiungere che:

le sette regole d’oro sono disponibili tanto per i brasiliani quanto per i tedeschi.

Questa frase è simile a quella di prima: ho studiato tanto quanto te, l’unica differenza è che ora non sto parlando di quantità bensì sto facendo un semplice confronto tra brasiliani e tedeschi. In questo caso potrei dire:

le sette regole d’oro sono disponibili sia per i brasiliani che per i tedeschi

Uso invece “tanto quanto”. Perché lo faccio? Solo perché è per fare un esempio, tanto per dire due diverse nazionalità, due nazioni qualunque. Non è sempre questa la ragione però, infatti spesso si usa “tanto quanto” solo per rafforzare il senso della frase.

Ad esempio:

io voglio bene tanto a mia figlia quanto a mio figlio

cioè voglio bene ad entrambi, sia all’una che all’altro.

Se amate l’italiano pertanto (cioè “quindi”) iniziate ad ascoltare di più e a studiare un po’ meno la grammatica perché:

tanto più” passano gli anni quanto meno si ha il tempo e l’entusiasmo per farlo. Quindi quanto prima iniziate, tanto meglio per voi.

Tutte queste frasi che ho appena detto usano l’avverbio “tanto”.

Tanto può essere anche pronome:

vi state stancando? Allora vuol dire che avete poca pazienza, mentre, avete ragione, ce ne vorrebbe tanta. Ma siete in tanti ad averne tanta. Vi assicuro!

Cercate di resistere un tantino in più (cioè un po’ in più) e sarete soddisfatti, anche se ci vuole “tanto di” pazienza.

Quando dite che vuole tanto di qualcosa è come dire molta quantità di un qualche cosa che non ha una unità di misura, il peso, l’altezza eccetera.

Ci vuole tanto di pazienza per imparare l’italiano, ci vuole tanto di coraggio per tenere un orso in casa, ci vuole tanto di cervello per laurearsi in due soli anni, eccetera.

Adesso invece se io vi dicessi:

ok, basta ascoltare, tanto non serve, tanto è lo stesso. In questo caso tanto è una congiunzione. Possiamo usare anche “perché” al suo posto: tanto è lo stesso = perché è lo stesso.

A volte (si usa spesso in famiglia), si usa la parola “tanto” come congiunzione, anche senza aggiungere altro.

Ad esempio:

perché non vuoi ascoltare più? Risposta: tanto…

In questo caso si esprime rassegnazione. Si vuole dire che è inutile.

Perché hai abbandonato il gruppo whatsapp di italiano semplicemente?

Risposta: Perché tanto…

È inutile! È questo il significato in questo caso. Tanto secondo me non serve adresse ad imparare la lingua.

Oppure rispondete:

Va bé, continuo ad ascoltare tanto per fare qualche cosa di diverso, tanto per cambiare.

Anche qui è una congiunzione: tanto per + qualcosa. Stavolta significa solamente, soltanto. È come dire: non c’è un motivo particolare, qualcosa di molto importante, “tanto per” : qualcuno può anche rispondere in questo modo, tanto si capisce lo stesso: lo faccio tanto per. Si usa però solo all’orale.

Ma quanti saranno gli stranieri che seguono italiano semplicemente? A dir tanto saranno 100.

Questo potrebbe dire una persona dodicenne.

Ebbene no, sono circa 1000 ogni giorno. Rispondo io.

Questi 1000 ora hanno imparato anche la frase “a dir tanto“, che vuol dire “al massimo“, “se volessi esagerare”.

Tanto è congiunzione anche in questo caso. Ovviamente dir è la forma abbreviata di dire.

Non lo dico “tanto per dire” , ma proprio di congiunzione di tratta anche nella frase “tanto per dire”.

In questo caso significa “così“, ma anche “soltanto” come esempi che abbiamo fatto in precedenza.

È la cosa quando diciamo “tanto per fare”, e possiamo anche cambiare verbo.

Bene ora vediamo delle frasi colloquiali molto frequenti che quindi si usano spessissimo:

Di tanto in tanto:

di tanto in tanto imparo nuove parole italiane.

Quindi significa “ogni tanto“.

Non farla tanto lunga: cioè non resistere, non continuare ad insistere.

Tanto meglio / tanto peggio:

non vuoi ascoltare ma preferisci leggere? Tanto peggio per te. Vuoi iniziare ad ascoltare e leggere nello stesso tempo ? Tanto meglio (ancora meglio).

Tanto più:

puoi provare il nostro metodo, tanto più che molte persone hanno provato già e non sono pentite.

In questo caso sto aggiungendo una informazione aggiuntiva, “tanto più” è seguito da “che” in questo caso. Non è solo un’informazione aggiuntiva ma è anche importante. Altrimenti avrei detto semplicemente: “ed in più“.

Né poco né tanto:

quanto tempo devo ascoltare ogni giorno? Diciamo che 40 minuti non sono né poco né tanto, cioè sono il giusto.

Una volta tanto:

credi ancora che ascoltare non serva a nulla? Ed ascoltami una volta tanto, no? In questo caso significa “almeno una volta“, ma la frase è più forte ed ha un tono di rimprovero.

Lo usano spesso i genitori con i propri figli.

Tanto vale:

tanto vale che mi ascolti, perché questo è l’unico modo di imparare l’italiano senza annoiarsi. “Tanto vale” di usa quando vale la pena di fare qualcosa perché non costa nulla.

Prova a seguire questo metodo:

dopo due settimane, se non funziona puoi provarne un altro ma se invece funziona “Tanto di guadagnato!”

anche questa frase si utilizza quando fare un tentativo non costa nulla: se dopo aver provato vedi che funziona allora tanto di guadagnato!

Guardare con tanto d’occhi:

se non mangiate da una settimana e io vi faccio vedere una bella mela, sicuramente la guarderete con tanto d’occhi! Perché avete molta fame.

Tanto di cappello:

chapeau! Così si dice in francese. Tanto di cappello in italiano. Quando volete mostrare stima, apprezzamento verso qualcuno per ciò che ha fatto, perché richiede molta fatica, allora si può usare questa espressione: tanto di cappello! Per mostrare quindi la stima ed il rispetto.

Bene ragazzi questo è un episodio un po’ più difficile degli altri, vi consiglio di ascoltarlo più volte e di fare anche l’esercizio di ripetizione che facciamo subito. Ripetete dopo di me.

Tanto

Tanto di cappello

Guardare con tanto d’occhi

Una volta tanto

Di tanto in tanto

Tanto di guadagnato

Tanto vale

Tanto vale ripetere

Una volta tanto

Non farla tanto lunga

Tanto per cambiare

Ciao amici e grazie tanto a tutti i donatori che aiutano italiano semplicemente. Grazie ad Ulrike che mi ha aiutato a realizzare il podcast che avete appena ascoltato. Un caro saluto a tutti.

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Uso della particella “ci” e spiegazione della frase “ci sta” 

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Buongiorno amici di Italiano Semplicemente. Grazie di essere qui, ancora una volta con noi in questo nuovo podcast da ascoltare e da leggere, ma soprattutto da ascoltare.

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Prima però voglio fare una breve panoramica delle sette  regole più importanti, i sette “segreti” che ormai conoscono tutti per imparare a comunicare in italiano.

Io le ho chiamate le sette regole d’oro e le potete trovare online sul sito ItalianoSemplicemente.com

Le ho chiamate regole d’oro perché il tempo è prezioso come l’oro, ed applicare queste semplicissime regole permette di imparare l’italiano anche se non avete molto tempo a dispozione e di utilizzare al meglio quel poco che avete. Ve le ricordo molto brevemente:

Prima regola: ascoltare più volte lo stesso episodio, perché REPETITA IUVANT, cioè “ripetere giova”, cioè ripetere fa bene, ripetere è utile, perché ripetendo si fissano bene le cose in testa, si memorizza solo così: ripetendo.

Seconda regola: per usare al meglio il tempo,  usare i tempi morti per ascoltare, cioè ascoltare in viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti, facendo sport ecc.

Terza regola:  senza stress, quindi ascoltare  quando siete tranquilli e ben rilassati. Quindi la cosa migliore è farlo mentre fate una passeggiata nel parco senza nessun rumore al di fuori di quelli della natura ad esempio.

Quarta regola: Non cercate di memorizzare le parole. Non focalizzatevi sulle singole parole quindi, ma cercate di imparare attraverso delle storie e soprattutto usando le vostre emozioni; non solo attraverso parole o frasi da ripetere. Le emozioni sono la vera colla, il cemento della memoria. Ripetete quindi con toni diversi e possibilmente ad alta voce (se non vi sente nessuno).

Quinta regola: utilizzate Italiano vero e che vi PIACE.  Ognuno di noi è un individuo unico, con i propri gusti, con le proprie emozioni, con le proprie preferenze. Se vi piace la grammatica potete ascoltate anche lezioni in cui si spiega la grammatica, come questa, che in parte è una lezione anche grammaticale, ma ascoltatele, non solo leggetele. Se vi piace la moda, ascoltate audio che riguardano la moda, eccetera. Ad ognuno il suo argomento, non ce n’è uno che vale per tutti in generale. Ognuno di noi è unico ed irripetibile.

Sesta regola: l’importanza  di fare delle domande e dare delle risposte sulle storie ascoltate. Questa è una regola valida soprattutto per i principianti, e infatti tutte le storie per principianti di Italiano Semplicemente hanno, anche uno o più file audio con le Domande & Risposte.

Settima regola: Parlare. Parlare è fondamentale. La comunicazione è fatta, lo dico sempre, di bocca e di orecchie, con in mezzo il vostro bel cervello. Quindi potete usare whatsapp, un grande strumento che oggi abbiamo a disposizione per registrare piccoli audio che potete riascoltare se volete.

Bene allora se non avevate mai sentito le rette regole d’oro questa è stata una buona occasione per farlo. Su Italiano Semplicemente ho dedicato un file audio per ognuna delle regole d’oro.

Oggi invece spieghiamo una frase che Alexandre, su Twitter mi ha suggerito.

La frase è “CI STA”. Ringrazio Alexandre della domanda, lui è sempre attento a queste espressioni particolari. Ciao Alexandre.

Allora “ci sta” è una frase con due piccole paroline: la particella CI e la parola STA.

Ci è appunto una particella. L’uso di questa particella risulta un po’ complesso perché ha diverse funzioni e diversi significati.

Sintetizzando al massimo, CI può indicare “noi” oppure serve ad indicare direttamente qualcuno o anche qualcosa direttamente, una qualsiasi cosa tangibile o non tangibile, e quindi anche un luogo, oppure una situazione. Inoltre CI se unito ad un verbo ne cambia il significato. Quando indico qualcosa o qualcuno, o un luogo, il ruolo di CI è quello di non ripetere la cosa a cui ci si riferisce.

Questo è il riassunto, che però ha bisogno di esempi, altrimenti è inutile.

Facciamo degli esempi:

Dicevo che CI serve ad indicare “noi”: quindi è pronome personale plurale, Quindi come pronome personale il CI serve ad unire più persone.

“Oggi io e mia moglie ci sentiamo bene”. Quindi CI indica noi: noi ci sentiamo bene. Noi stiamo bene, siamo felici. In questo caso CI è un pronome personale ed equivale quindi ad altri pronomi personali come mi (io mi sento bene), ti (tu ti senti bene) si (lui si sente bene), vi (voi vi sentite bene) ed ancora si (loro si sentono bene). Quindi il CI riferito a noi si riconosce perché se mi riferisco a me diventa “mi”, se si riferisce a te diventa “ti”, diventa “si” con lui, lei e loro, maschi o femmine che siano.

Quindi ad esempio posso dire anche:

Io e te ci vediamo spesso,

Io e lui ci alziamo sempre alle 7 di mattina,

Io e mia madre ci vediamo ogni lunedì,

Io e i miei amici ci salutiamo sempre quando ci incontriamo.

In tutti questi casi vale il NOI, quindi in questo caso la particella CI serve sempre ad unire. Ovviamente va sempre specificato con un verbo qual è il motivo dell’unione: ci andiamo, ci vediamo, ci salutiamo eccetera.

Vediamo al secondo gruppo di significati, dove CI serve a non ripetere la cosa a cui ci si riferisce.

Cominciamo a vedere quando si indica qualcuno:

In tal caso CI si chiama complemento indiretto. Ad esempio:

Vai spesso in vacanza con lui? Risposta: “Sì, ci vado spesso”.

Quindi CI significa “con”, con lui, con lei, o con loro.

Mangiate spesso insieme tu e lui? “Sì, ci mangio” cioè “con lui mangio spesso”: ci mangio spesso (ci=con lui).

Viaggi spesso insieme a lei? “Sì, ci viaggio spesso” (con lei viaggio spesso = ci viaggio spesso)

Oppure:

Puoi contare su di lui? “Sì, sicuramente ci posso contare”, oppure “no, purtroppo non ci posso contare”.

Quindi in questo caso (complemento indiretto: indico qualcuno), CI non cambia col soggetto: resta sempre CI. Questa è una bella differenza rispetto al pronome personale.

Io ci posso contare, tu ci puoi contare, lui ci può contare, noi ci possiamo contare, voi ci potete contare e loro ci possono contare: CI non cambia perché si riferisce sempre alla stessa persona: contare su di lui, o su di lei, o su di loro. Non importa chi è che ci conta.

Abbiamo quindi visto CI come pronome personale “NOI” (primo utilizzo) e poi come complemento indiretto per indicare qualcuno (secondo utilizzo). Poi come dicevo prima posso anche riferirmi ad una cosa tangibile o intangibile (terzo utilizzo) oppure anche un luogo (quarto utilizzo). Anche quando mi riferisco a cose o luoghi lo uso per non ripetere la cosa a cui ci si riferisce.

Se parlo di cose (e non di persone) il CI prende il nome di pronome dimostrativo:

Posso mangiare su questo tavolo? Ci posso mangiare? Posso mangiarci? Risposta: Sì, ci puoi mangiare.

Il CI quindi significa “su questo”, ma in altri casi può significare “a questo” oppure “in questo”

Esempio:

Ci credi ai miracoli? Sì, ci credo. Quindi: credo a questo, credo nei miracoli, credo in questo. Anche con le cose, come per le persone, è importante sottolinearlo, il CI resta sempre CI: io ci credo, tu ci credi, lui ci crede eccetera. Non cambia.

Se indico un luogo invece (quarto utilizzo di CI) si chiama avverbio di luogo. Anche qui CI serve a non ripetere.

Vai in vacanza?  Risposta: “Sì, ci vado spesso”: CI indica la vacanza. Che non è però un luogo preciso.

Invece:

Vai in Italia?  Oppure: Vai a Roma? Risposta: “Sì, ci vado spesso”: CI indica l’Italia o Roma. Che sono invece dei luoghi precisi, ben identificati, non generici.

Notiamo poi che, ancora una volta, CI resta sempre CI anche con i luoghi come la vacanza (generica) o l’Italia o un altro luogo qualsiasi.

Io ci vado, tu ci vai, lui ci va, noi ci andiamo, voi ci andate, loro ci vanno. Come vedete non cambia con la persona: CI resta sempre CI.

Altri esempi di questo tipo:

Vieni al cinema con me e Luca? Risposta: Certo, ci vengo molto volentieri. Ci vengo = vengo al cinema. Il cinema è un luogo preciso. Ci indica “il cinema”.

Andiamo al mare insieme oggi? Ovviamente sì, ci vengo sicuramente! Ci vengo = vengo al mare

Posso naturalmente avere delle frasi in cui sono presenti entrambi questi due tipi di CI. Sia quello inteso come noi, si quello che serve a non ripetere la cosa di cui si parla.

Ad esempio:

Andiamo al mare insieme oggi? Risposta: Sì, ci vengo! Ci vediamo sotto casa mia?

In questo caso il primo CI (“sì, ci vengo”) serve ad indicare il mare. Mentre il secondo CI (ci vediamo sotto casa mia) è un pronome personale: io te ci vediamo.

Bene, Infine, per concludere l’uso della particella CI, si è detto all’inizio che CI cambia alcuni verbi, li cambia di significato.

Vediamo qualche verbo in particolare prima di arrivare alla frase di Alexandre.

Vediamo volere. Volere è diverso da volerci.

“Io voglio mangiare una mela” è diverso da “per mangiare una mela ci vogliono i denti”.

Nella prima frase c’è volere: “io voglio mangiare”: volere esprime una volontà, un desiderio.

Nella seconda frase c’è volerci: “ci vogliono i denti”. In questo caso volerci (ci vogliono) significa che è necessario: ci vogliono i denti = è necessario avere dei denti, perché senza i denti non si può mangiare la mela.

Analogamente mettere è diverso da metterci.

“Mettere una mano sul tavolo” ad esempio significa appoggiare la mano sul tavolo, prendere la mano e metterla sul tavolo.

Invece se dico “per andare al lavoro ci metto 40 minuti” sto usando il verbo “metterci”:

“Metterci 40 minuti per andare al lavoro”.

In questo caso metterci significa impiegare, non ha niente a che fare con mettere: metterci indica il tempo necessario per andare al lavoro: ci metto mezz’ora, ci metto venti minuti eccetera.

Non è invece la stessa cosa se dico: “nel mio lavoro ci metto impegno”. In questo caso metterci somiglia più a mettere, che però è un verbo che si usa per le cose tangibili, che si toccano, invece metterci impegno si riferisce all’impegno, che non si tocca. È quindi una frase simile a “nell’acqua ci metto il sale”: in questo caso c’è il gesto fisico, quindi il senso di ci metto è proprio come quello di mettere. Metterci impegno  somiglia a metterci il sale.
poi c’è anche “mettercisi” che è la forma riflessiva: il SI rappresenta se stessi. Mettere se stessi da qualche parte, perché c’è il CI. In questo caso “mettercisi” significa impegnarsi:

“Se mi ci metto passerò l’esame di italiano”, che significa che se mi ci impegno, se mi concentro, se studio molto, allora sicuramente passerò l’esame.

In generale comunque i verbi cambiano con e senza la particella “ci”.

Anche provare e provarci non hanno lo stesso significato, ed anche stare e starci non hanno lo stesso significato.

E qui arriviamo alla frase di Alexandre: “ci sta”. Stiamo parlando del verbo stare e del verbo starci. Stare è un verbo che ha mille utilizzi ma indica in generale la presenza:

“Io sto a casa”: io mi trovo a casa.

Invece “starci” significa semplicemente “essere d’accordo”.

Ad esempio: ci stai a cenare insieme stasera? Il tu è sottinteso in questa frase (tu ci stai), il tu è scontato, quindi se sto parlando con te ti dico: ci stai a cenare insieme stasera? Vale a dire: sei d’accordo? Va bene?  Ti va bene? Sto parlando con te!

Se tu ci stai, allora sei d’accordo. Potresti rispondere: “Si, ok, ci sto! Ceniamo insieme”.

Quindi starci significa concordare, essere d’accordo, dire di sì. Come vedete anche qui dicendo CI si può non ripetere la cosa di cui si sta parlando.

Cosa mi dici allora? Usciamo insieme stasera?

“Ci sto!” anche questa potrebbe essere una risposta, più breve, oppure anche ok, d’accordo, sì, va bene: sulla cosa che hai appena detto, va bene, concordo. In poche parole “ci sto”.

Ci sono quindi in generale due persone, una che fa una proposta ed una che riceve la proposta: se la proposta è accettata si risponde: ok, ci sto! Invece se non va bene si risponde: “no, io non ci sto”.

Fate attenzione però perché qui devo avvertirvi: spesso starci si usa nelle relazioni sentimentali ed amorose, a questo tipo di accordi; a questo tipo di proposte.

Infatti anche qui si hanno due persone. Una delle due fa una proposta all’altra, e questa proposta è amorosa. Se quindi l’altra persona CI STA, vuol dire che ha accettato la sua proposta amorosa.

Che significa?

Ad esempio: a mio fratello piace una ragazza e stasera lui ha intenzione di invitarla ad uscire. Io però avviso mio fratello e gli dico: lascia stare, tanto lei non ci sta, non perdere il tuo tempo con lei.

“Lei non ci sta”, questo è il mio avvertimento a mio fratello: Caro fratello, tu a lei tu non piaci, quindi lei con te non ci starà (al futuro), non accetterà la tua proposta e se tu cercherai di baciarla, lei non ci starà, non si farà baciare.

Se mio fratello invece non ascolta il mio consiglio e va ugualmente a cena fuori con la ragazza, allora alla fine della serata lui torna a casa e io gli dico: allora? Com’è andata? C’è stata?

Lui magari mi risponde: no, non c’è stata purtroppo.

Te l’avevo detto che non ci stava!

Quindi se da una parte mio fratello ci ha provato (verbo provare-provarci), la ragazza non c’è stata (non ci è stata).

Posso anche dire che:

Mio fratello c’ha provato (ci ha provato) e la ragazza non c’è stata. Provarci e starci sono entrambi dei verbi che si usano nelle relazioni amorose, cioè in particolare negli approcci. Una persona ci prova e l’altra ci sta oppure non ci sta.

Però quando una persona ci prova e l’altra ci sta, normalmente non sono cose serie: si tratta di storie di adolescenti, di approcci, di esperienze giovanili. Cosa che non esclude comunque che questa relazione, se lei ci sta ovviamente, non si possa concludere con un matrimonio: non si sa mai nella vita!.

Quante volte da ragazzi c’abbiamo provato con diverse ragazze: alcune ci stavano ed altre no (non ci stanno mica tutte – magari!): ma questa è la vita.

Questo è un primo modo di usare “CI STA” e si usa con riferimento alle persone. Lei ci sta = lei è d’accordo.

Un secondo modo non si usa con le persone, ma ugualmente indica due cose che vanno d’accordo.

Ad esempio se oggi decido di andare al mare con mia madre e le chiedo:

Che ne dici mamma, se dopo essere stati al mare andiamo a pranzo fuori al ristorante? Ti va? Prima il mare e poi il ristorante.

Mi madre risponderebbe: Bravo, bell’idea, così non cuciniamo con questo caldo! Oppure porebbe rispondere: prima al mare e poi al ristorante? Mmmm, Sì! Ci sta! Ci sta tutto!

Quindi posso dire che, da una parte, mia madre “ci sta” (lei ci sta) alla mia proposta nel senso che lei accetta quello che le ho detto, accetta la proposta che le ho fatto, quindi lei, mia madre ci sta, è d’accordo: e questo è il primo significato di “ci sta” (è mia madre che ci sta, che è d’accordo), quello che abbiamo appena visto, ma posso anche dire che mia madre risponde: “ci sta”. Lei risponde: prima al mare e poi al ristorante? Mmmm, Sì! Ci sta! Ci sta tutto!

Quindi non risponde “ci sto” ma “ci sta”.

E quindi è questo il secondo significato: è la tua proposta che “ci sta”, è la tua proposta che è appropriata, che è fattibile, è proprio una bella idea.

In questo caso quindi non è che mia madre si è sbagliata; semplicemente voleva dire che la mia proposta “ci sta”, nel senso che la mia proposta è pertinente, è appropriata; è una cosa intelligente decidere di andare a pranzo al ristorante, perché probabilmente saremo stanchi dopo il mare e farà anche molto caldo per cucinare:

Allo stesso modo posso dire:

Ci sta tutto che la Roma perda col Real Madrid.

Ci sta tutto che la Roma perda col Real Madrid, cioè può accadere: se la Roma perdesse, non sarebbe una cosa di cui stupirsi, ci sta.

Quindi in questo caso le due cose che si deve decidere se vanno d’accordo o meno sono 1) che la Roma perde, 2) che la Roma gioca contro il Real Madrid. Ci stanno queste due cose insieme?

Ci sta, eccome se ci sta. Si può fare, è possibile, come andare al ristorante dopo essere stati al mare. E’ un’ipotesi da prendere in considerazione.

Quest’ultimo modo di usare “ci sta” potrebbe creare qualche problema ed allora vi faccio altri esempi. Ammettiamo che mia moglie mi chiede di andare a prendere sua sorella con la macchina? Ebbene, posso dire che ci sta, che può starci, ma se me lo avesse chiesto un amico sarebbe stata una richiesta un po’ anomala. Siccome è mia moglie, ci sta sicuramente.

Quindi bisogna confrontare due cose qualsiasi, che possono andare d’accordo oppure no. Se vanno d’accordo, allora dico che “ci sta” e quindi Si tratta di due cose che con una certa facilità possono essere accoppiate. Quando ti fermi a pensare se una cosa può essere strana oppure no, se, dopo che ci hai pensato, dici che in fondo le due cose possono anche essere facilmente collegate, allora dici: si sta, ci può stare.
Ci sta che una moglie tradita dal marito lo perdoni? Si ci sta.

Ci sta che una moglie perdoni il marito per 10 tradimenti? Mo, non ci sta!!
Un altro modo simile di dire “ci sta” è al posto di “c’entra”, cioè che una cosa entra all’interno di un’altra. Le due cose sono però questa volta due oggetti.

Se ad esempio devo fare la valigia per andare in vacanza, e ho dimenticato di inserire un libro, allora dico a mio figlio: Emanuele prova a vedere se questo libro ci sta nella valigia. Emanuele: ok papà, ci provo… ci sta! . Ok, quindi Ci sta significa in questo caso “c’entra” ; il libro entra in valigia, ci sta, dove il ci si riferisce alla valigia. Quindi questo utilizzo di ci rientra tra quelli visti prima, quando il riferimento è agli oggetti.

Un ultimo esempio di ci sta appartiene alla categoria del ci come pronome personale, nel senso di noi, infatti se chiedo ad alcuni miei amici: vi sta bene se domani andiamo al cinema?
Vi sta bene? Risposta: si, ci sta bene, ok!

Bene facciamo ora un esercizio di ripetizione, facendo anche una lista degli esempi visti su tutti gli utilizzi di “ci sta”. Ripetete dopo di me.

Ci sto!

Io ci sto!

Ci stai? Sì, ci sto!

Tu ci stai

Lui ci sta

Noi ci stiamo

Voi ci state

Loro ci stanno

Ci sta perdere contro il Barcellona?

Ci sta, ci sta, certo che ci sta!

Che dici se ci provo con quella ragazza, secondo te ci sta?

Mmmmm secondo me no, non ci sta!

….

Ciao a tutti, grazie di averci seguito e grazie anche a chi aiuta a sviluppare Italiano Semplicemente attraverso una donazione periodica. Grazie per la vostra generosità.