541 Tanto da, così da, tanto che

Tanto da, così da, tanto che (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi vediamo un modo particolare di usare la preposizione “da” (quindi senza accento e senza apostrofo).

Questa modalità si usa per esprimere una conseguenza, un effetto.

Ho mangiato tanto da scoppiare

Ho studiato tanto da farmi venire il mal di testa

Non ho tanti soldi da poter acquistare una villa

C’è quindi qualcosa (una causa) che, aumentando di intensità o quantità, determina una conseguenza, un effetto.

Di solito questo “da” si usa insieme a “tanto” (l’abbiamo appena accennato in un episodio passato dedicato a “tanto”) ma si può usare anche insieme a “così” (o anche con talmente) proprio come nell’esempio seguente.

Hai fatto un così bel lavoro da meritare i miei complimenti

Sei così sexy da far venire i brividi

Adesso notiamo una cosa. Questo “da” è molto simile a “che“, e molte volte posso usare l’uno o l’altro. Non però “così che“, che come abbiamo visto nell’episodio 438 ha un altro utilizzo. A volte comunque c’è una preferenza tra “da” e “che”. Vediamo perché.

Sei così irritante che mi fai venir voglia di prenderti a schiaffi.

Sei così irritante da farmi venire voglia di prenderti a schiaffi.

In questo caso è abbastanza indifferente. Possiamo decidere in base alla frase che suona meglio.

Vediamo un altro esempio:

Saremo così bravi da meritarci il primo premio?

Saremo così bravi che ci meriteremo il primo premio?

Vedete che in questo caso “che” non ci sta molto bene. Per due motivi. Prima di tutto la frase è più fluida usando “da”. Suona meglio. Il secondo motivo è da ricercare sul cosa voglio sottolineare. La causa o l’effetto? Vogliamo sottolineare che siamo bravi, tanto bravi, oppure il premio?

In questo caso voglio sottolineare la causa, cioè il motivo, ciò la nostra bravura: la nostra bravura sarà così alta? Arriverà al livello necessario? C’è un’intensità che potrebbe raggiungere un livello necessario a ottenere un risultato (il primo premio). Quindi, per questi due motivi preferisco usare “da” in questo caso.

Invece se dicessi:

L’atmosfera era così tesa che ad un certo punto sono scoppiato a piangere.

Adesso è molto più opportuno usare “che” perché si vuole trasmettere la conseguenza e è tanto più adatto usare “che” quanto più questa conseguenza è improvvisa. Si vuole sottolineare la conseguenza e non la causa. Infatti la frase contiene anche “ad un certo punto” che sottolinea anch’essa la conseguenza.

Invece se io domandassi:

Ma era veramente così tesa da mettersi a piangere?

In questo caso si vuole sottolineare il livello di tensione (la causa) che ha determinato la conseguenza: era così alto? era veramente così alta la tensione? Così alta da mettersi a piangere?
Adesso ripassiamo:

Irina: l’estate è ormai alle porte e io di questi tempi dovrei stare alla larga dai grassi e dal cibo spazzatura
Bogusia: proprio domenica scorsa ho fatto una capatina in spiaggia, ma oltre a un nutrito gruppetto di gabbiani non c’era nessuno.
Komi: Comunque vedrete che col caldo e superata l’emergenza, giocoforza l’Italia tornerà affollata di turisti
Albèric: aspettiamo a cantare vittoria con la variante indiana!
Khaled: Certo, ad ogni modo per scrupolo sempre meglio vaccinarsi!

339 – Per via di, per merito di, grazie a, per colpa di

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Episodio collegato: Esprimere le conseguenze. Causa ed effetto

Trascrizione

Giovanni: mi capita, a volte, mentre mi scrivo con degli amici non madrelingua italiana, di veder confondere l’utilizzo delle diverse modalità che si possono usare per “imputare” qualcosa qualcuno o a qualcosa. Imputare, come verbo, ha a che fare con la causa e con l’effetto.

Mi spiego meglio.

Se dico:

È merito tuo se sto imparando l’italiano velocemente.

È colpa mia se non stai bene.

Grazie a te sono un uomo felice.

Per via del temporale non sono potuto uscire di casa.

C’è sempre una causa e un effetto. Se l’effetto è negativo parliamo di colpa, o anche di causa.

È colpa tua se sono malato

Sono malato per colpa tua

Sono malato per causa tua

Hai causato tu la mia malattia.

Hai provocato tu la mia malattia

Hai determinato tu la mia malattia

Hai prodotto tu la mia malattia.

Con la colpa si punta il dito molto di più, causare invece è meno forte, e i restanti verbi usati sono in realtà utilizzabili anche se l’effetto è positivo. A parte provocare.

Se l’effetto è positivo si parla di merito, generalmente.

È merito mio se sei felice

Sei felice per merito mio

Il merito è mio se sei felice

Ma posso dire anche:

Sono io l’artefice della tua felicità

Sono stato io a determinare la tua felicità.

In realtà però determinare e produrre hanno diversi usi ma parlando di causae effetto sono prevalentemente usati se si parla di cose logiche, tecniche o materiali.

Cosa ha determinato la sconfitta della Juventus?

Il terremoto è stato prodotto da una esplosione.

La distruzione del bosco è stata prodotta dagli incendi estivi.

Una cosa importante da dire è che il passaggio da causa ed effetto richiede l’uso di verbi diversi a seconda se si vuole indicare la causa o l’effetto.

Prima ho usato il verbo imputare, che significa quindi attribuire, ascrivere. Si indica in questo modo la causa.

Imputo a te il fallimento

L’inquinamento è da ascivere al nostro comportamento sbagliato

Non attribuire a me la colpa.

Per indicare invece l’effetto si usano verbi diversi:

Provocare un incendio

Causare un danno

Determinare il fallimento

Produrre un disastro.

L’uso del giusto verbo dipende pero anche dal tipo di effetto, positivo o negativo.

Parlando di merito, quinsi se l’effetto è positivo, questo si può può attribuire o imputare o ascrivere:

È merito tuo se sono salvo.

È grazie a te se sono salvo.

Imputare è abbastanza neutro. Si può imputare sia un merito che una colpa.

Non imputare a me i tuoi fallimenti. Cioè:

Non dare la colpa a me, non colpevolizzare me, non dire che è colpa mia.

Quindi dire che una cosa “è merito” di qualcuno significa che è grazie a lui che si è avuto l’effetto positivo.

La colpa invece si può sostituire con altri termini più difficilmente.

Al massimo potrei usare demerito, ma generalmente non si usa dire “è demerito mio, è demerito tuo eccetera. Si usa invece dire:

Questo è un mio demerito

L’unico tuo demerito è di non aver studiato abbastanza.

Demerito è anche un po’ più leggero rispetto a colpa. Spesso è legato a cose non fatte o non dette.

Un ultimo modo per imputare è usare “per via di“.

“Per via di” non è legato alla colpa ed al merito, ma solo al rapporto tra causa e effetto.

Per via di questo temporale non possiamo andare al mare.

Per via di un malinteso non abbiamo raggiunto un accordo

Perché non hai tempo per imparare l’italiano? Per via dei tuoi figli?

Quando la “causa” è legata a persone, ma non vogliamo incolparle, possiamo usare “per via”. Quando invece non ci sono persone di mezzo ma la causa è un fatto accaduto – di solito un problema – ha ancora meno senso usare la colpa e il merito.

In questi casi “per via” è molto adatto. Simile a “per effetto”, che però richiede sempre una specifica.

Per effetto della pandemia siamo tutti chiusi in casa.

“Per via” è infatti usato anche quando non vogliamo specificare troppo la causa, o quando gli effetti non sono molto negativi. Parliamo più che altro di ostacoli o problemi arrivati all’ultimo minuto.

Devo rimandare l’appuntamento per via del lavoro.

Per via di un impegno il direttore non sarà alla riunione.

Per via della complessità dell’episodio ho impiegato molto tempo a realizzarlo.