237 – I postumi

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Trascrizione

Ulrike (Germania): Ciao amici, sono Ulrike, membro dell’associazione di italiano semplicemente. Col beneplacito di Giovanni vorrei spiegarvi il termine postumo che al plurale diventa postumi. 

Un termine che si usa quasi sempre al plurale comunque.

Purtroppo proprio oggi non mi gira bene. Mi sono svegliata di mattina presto dopo aver partecipato ieri sera ad una festa con qualche amico dell’associazione italiano semplicemente. Un mio amico brasiliano mi ha offerto una bevanda alcolica che si chiama caipirinha. Non male direi, però per comprovare la mia prima impressione me ne serviva una seconda, e poi anche una terza, e poi …lasciamo perdere.

Ora ho mal di testa, un po’ di nausea e a volte mi vengono delle vertigini.

Evidentemente soffro delle conseguenze di un consumo esagerato delle caipirinha, cioè ho bevuto troppo ed ora accuso il colpo. Posso anche dire che sto soffrendo dei postumi di una sbornia. Accidenti!

La parola postumo, che come detto viene per lo più usata al plurale, contiene la parolina post, che fa parte anche di altre parole italiane, che magari conoscete: termini come postmoderno o postbellico, tutti termini che indicano posteriorità nel tempo nel senso di “dopo, poi”.

Quando parliamo dei postumi si tratta quindi sempre delle conseguenze posteriori, cioè successive di un avvenimento.

Il postumo è qualcosa che viene dopo, che segue ad una faccenda, ad un evento, ad una situazione particolare. Parliamo degli effetti allora, quindi dei possibili danni di un comportamento, di una cosa che è accaduta prima e quasi sempre si tratta di conseguenze spiacevoli, negative.

Facciamo qualche esempio:

Ieri dopo tanto tempo ho visto Paolo. Usa ancora le stampelle. Sono i postumi dell’incidente che ha subito l’anno scorso.

La mia amica Anna, per un lungo periodo soffriva di una grave depressione, evidentemente i postumi della separazione da suo marito.

I postumi dell’anestesia mi hanno lasciato debilitata per qualche giorno.

Il mondo si trova in preda al coronavirus che ha cambiato profondamente la nostra vita quotidiana, niente prosegue come era prima. E dopo? Cosa resterà quando il virus un giorno sarà sconfitto?

Quali postumi ci saranno?

Ci saranno persone che hanno perso uno o piu dei loro cari, ci saranno coloro che hanno perso il lavoro. Può darsi anche che un nostro amico sarà caduto in depressione a causa delle settimane o mesi di una vita isolata.

Possibile anche che si cambi lo stile di vita in senso positivo dopo aver scoperto i benefici di solidarietà e empatia e comincerà lui stesso a tendere la mano a coloro che ne hanno bisogno.

Questi, amici, sono solo alcuni dei tanti probabili postumi di questa terribile pandemia. Prima dobbiamo uscirne però.

Per ora vi saluto, abbiate cura di voi, ce la faremo, ne sono sicura.

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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199 – IL CHE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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https://youtu.be/sG8BBOlDnj8

Trascrizione

Ciao ragazzi, oggi vorrei spendere solo due minuti su una nuova espressione italiana, due soli minuti, il che non significa che sia poco importante.
Infatti “il che” si usa moltissimo nella lingua italiana. “Il che”: questo è l’oggetto dei due minuti di oggi.
Spesso si sente dire infatti: il che significa, il che vuol dire, il che non esclude, il che in fondo, il che potrebbe, il che è positivo, il che è negativo, il che direi che … eccetera.
Si usa moltissimo dunque. Vediamo perché.
Le forme più usate sono probabilmente: “il che significa” e “il che vuol dire”, che nella maggioranza dei casi non si usano per dare delle semplici spiegazioni ma per esprimere conseguenze, per indicare qualcosa che ne consegue. In questi casi un modo alternativo e più formale a “il che significa” è “ne consegue“.
L’articolo “il” si riferisce alla cosa di cui si sta parlando, all’argomento di cui si discute.
Ad esempio se dico:
La parola cazzabubbolo, cosa significa? E’ un aggettivo che indica che un uomo è sciocco e presuntuoso. Quindi cazzabubbolo significa uomo sciocco e presuntuoso.
Non posso rispondere: “il che significa sciocco e presuntuoso” perché se uso “il che significa” devo esprimere una conseguenza, e non dare il significato.
Allora posso dire: significa sciocco e presuntuoso, il che significa che non si tratta di un complimento ma di un insulto.
La stessa cosa vale per “il che vuol dire“. Ad ogni modo “questo significa” è una frase alternativa con lo stesso senso.

Io sono nato nel 1971, il che significa che nel 2020 compio 49 anni.
Tu sei nata nel 1970, ne consegue che nel 2020 compi 50 anni.

Vedete che la seconda parte della frase è una conseguenze che deriva dalla prima parte della frase.
Spesso siamo al limite tra una spiegazione e una conseguenza, ma continuiamo ad usare “il che” perché diamo una spiegazione senza che ci sia una domanda:

Per il morbillo, molto contagioso, il numero riproduttivo basale è 18. Il che significa che ogni persona ne può contagiare altre 18.

Sto spiegando cosa significa “il numero riproduttivo basale” pari a 18 senza che nessuno me lo abbia chiesto.

Sono stanco, il che significa che me ne vado.
Ho sonno, ne deriva che vado a dormire.

Capite bene che per esprimere delle conseguenze posso usare anche perciò, quindi eccetera. Abbiamo dedicato un podcast molto lungo su questo concetto ma non abbiamo parlato di “il che”. Ne avevamo però accennato nel podcast dedicato all’espressione “al che“, espressione simile che vi invito a vedere se l’avete dimenticata.
Le altre espressioni che includono “il che” di cui vi parlavo prima hanno invece il senso di “questo“, quindi ci riferiamo sempre alla cosa di cui stavamo parlando.
il che non esclude: Le previsioni dicono che oggi pioverà, il che non esclude che invece possa nevicare . Quindi è come dire: “questo non esclude”, “la cosa non esclude”.
Il che in fondo: ormai sono un uomo, non sono più un bambino, il che in fondo non mi dispiace sai? (la cosa non mi dispiace, questo non mi dispiace in fondo)
il che potrebbe: ho 48 anni, il che potrebbe sembrare strano, ma è così. (questo potrebbe sembrare strano)
Lo stesso avviene anche in tutti gli altri casi.
Abbiamo sforato un po’ come al solito, il che non significa che non dobbiamo ripassare le espressioni precedenti.
Bogusia (Polonia): Può darsi che alcuni di noi siano soggetti al disturbo detto stitichezza. In gergo medico è detta “stipsi “.
Un intestino bloccato non è da prendere sotto gamba, perché può portare altri problemi di salute.
Lungi da me dall’elencarli. Si può combattere tenendo fede ad alcuni suggerimenti e rompendo subito gli indugi così la stipsi sparisce in men che non si dica. Per dare seguito a questi suggerimenti basta cambiare alimentazione.
1. Mangiare verdure 2. Fare il pieno di fibre con i kiwi, uno a colazione e uno dopo cena 3. Prugne e mele, anch’esse ricche di fibre insolubili 4. Fare movimento.
Ah, si, movimento, bisogna ovviamente ritagliarsi del tempo. O così o pomì. In fin dei conti, abbiamo già abbozzato troppo. Con questi suggerimenti alcuni di noi avranno proprio svoltato. Si può sgarrare ogni tanto? Certo . Se vi gira male ad esempio. Ma non sgarriamo troppo, sennò l’eccezione diventa la regola.

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177 – Se mi gira – 2 minuti con Italiano semplicemente

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177_se_mi_gira_immagine.jpgGianni: Oggi ragazzi mi gira bene, così ho deciso di parlavi di una espressione che ha a che fare con il buon umore e lo stato d’animo: il verbo “girare” è un verbo particolare perché si usa in diverse circostanze.

Prima ho detto che “mi gira bene”. Avrei potuto dire che “mi girava male” naturalmente. In questo caso “girare” si usa per indicare uno stato d’animo positivo, passeggero, nel senso che potrebbe cambiare nel corso della giornata o domani, ma oggi sto bene, oggi mi gira bene, quindi sono nel giusto stato d’animo: sono più cordiale, più socievole, più disposto a parlare con le persone. Insomma: “mi gira bene”.

Una breve frase a cui prestare attenzione però, perché, è vero che si usa per sintetizzare in poche parole un buon umore senza stare a spiegare il motivo, ma allo stesso tempo indica un umore transitorio, passeggero, variabile, non duraturo, e soprattutto come se l’umore, il proprio stato d’animo, non dipendessero dalla propria volontà.

Oggi mi gira bene, domani magari mi girerà male.

Io l’ho usata per indicare il mio stato d’animo, ma si usa quasi sempre verso le altre persone, quando cioè si parla di altre persone, proprio per sottolineare la variabilità umorale di queste persone.

Oggi ti gira male? Cos’hai? Sei caduto dal letto?

Hai visto che faccia Giovanni? Oggi non gli deve girare bene, mi sembra un po’ arrabbiato. Chissà cosa gli sarà successo!

Attenti ragazzi, fate tutti i compiti altrimenti, se mi gira, vi tolgo il cellulare!

Questa sembra una bella minaccia!

Il verbo girare si usa anche in altri modi e questo ne aumenta la pericolosità.

Si usa per indicare la fortuna:

Wow! Ho vinto un’altra volta, che fortuna, oggi mi gira proprio bene!

Oggi ho avuto un incidente con la macchina, poi mi hanno licenziato, poi la mia fidanzata mi ha lasciato. Mi gira proprio tutto male, meglio che me ne stavo a casa!

Si dice che la fortuna “gira“, non a caso: nel senso che prima o poi la fortuna capita a tutti, e che essa va e viene; gira come una ruota: la ruota della fortuna!

Finora ho parlato ovviamente solo dell’uso non transitivo del verbo, quindi mi gira, ti gira, le gira eccetera. Altrimenti i significati aumentano notevolmente!

Se uso il verbo in questo modo posso usarlo anche in senso proprio:

Appena mi sono girato ti ho visto

Quindi “mi sono girato”, cioè ho girato il mio corpo o la mia testa, per guardare dietro.

In senso figurato invece, abbiamo visto che si usa per indicare lo stato d’animo e la fortuna. Ma non solo!

Oggi mi gira un po’ la testa

La testa che gira? Sì, quando gira la testa si avvisa un senso di vertigine, si perde l’equilibrio eccetera. Meglio sedersi in questo caso.

Poi c’è “gira” e “girano”:

Oggi mi gira!

Oggi mi girano!

Queste due frasi possono avere un significato opposto!

La prima può indicare un buon stato d’animo (come dire: mi gira bene), mentre il secondo un bruttissimo stato d’animo,  uno stato d’animo molto negativo. Non ho detto bene o male. “Mi girano”, “ti girano” eccetera indica che una persona è molto arrabbiata e prova un forte senso di fastidio.

Ma perché “girano?”

E’ un’espressione idiomatica, ci si riferisce alle “scatole“. Sono “le scatole” a girare.

Non mi devi far girare le scatole: fai ciò che ti ho detto

Se mi girano le scatole oggi non vado a scuola!

Se sono maleducato naturalmente le scatole possono diventare “le palle”, una frase evidentemente volgare.

Ora facciamo una bella frase di ripasso:

Lia (Brasile 🇧🇷):

Accidenti, anche oggi non sono tranquilla. Chi pensa questo casca proprio male!
Infatti mi sono svegliata con il mio rumoroso dirimpettaio.
Oddio, ho proprio sentore che avrò seri problemi: quel tizio ha un non so che di strano che non mi torna.
A lui piace sballarsi ogni sera, e chi paga lo scotto? I vicini che non dormono mai! Io sembro già un’anima in pena.
Ho già provato a parlarne, mi sono scervellata per scegliere le parole giuste e per tenere a bada la mia rabbia.
Ma lui ha un fare proprio antipatico. Fa sempre il finto tonto: Dice: “quando? Io? Ho fatto rumore? Sicura?” E’ un vero e proprio dritto!
Allora: ci ho pensato un po’ e forse è meglio andarci con le molle. Non direi che sia benaccetto ogni suo comportamento però; ho solo ingoiato il rospo. Per il momento.
Che vuoi, sebbene la misura sia colma, meglio non perdere la calma. Ragion per cui ho deciso ad abbozzare. Per ora…

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176 – Ragion per cui

Episodio 175 della rubrica due minuti con italiano semplicemente: episodio per imparare a distinguere ci, ce e c’è.

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Bogusia (Polonia): “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce

Gianni: Conoscete questa frase? E’ di Pascal, il celebre filosofo matematico,

Bene, ma parlare del cuore in due minuti sarebbe un po’ riduttivo. Meglio parlare della ragione. Cosa possiamo dire? La ragione serve a ragionare, a fare dei ragionamenti, quindi a utilizzare informazioni per arrivare a delle conclusioni.

La frase che volevo spiegarvi oggi è “ragion per cui“.

Una frase che si utilizza quando vogliamo dare delle spiegazioni, ed in particolare proprio quando vogliamo arrivare a delle conclusioni. Quindi si può usare in ogni tipo di discorso. L’importante è che si chiarisca la causa. E’ quella la ragione da cui deriva la conclusione. E’ quella la ragione per cui vale la conclusione che si sta per dire.

Ci siamo occupati approfonditamente di tutte le espressioni che si usano in questi casi: causa ed effetto, in un episodio contenuto nel primo audio-libro di Italiano Semplicemente.

Ragion per cui” è una di queste espressioni. Molto usata da tutti, soprattutto quando si è un po’ arrabbiati, un po’ alterati diciamo, quando si sta discutendo con una persona e si vogliono chiarire le cause che hanno portato ad una decisione, ad una conclusione. Questo accade nel linguaggio colloquiale, ma in realtà si può usare in tutti i contesti, senza maleducazione ma solo per arrivare a delle conclusioni.

E’ semplice usare questa frase. Vi faccio qualche esempio. Attenti al tono perché come dicevo, questa espressione è un po’ forte.

Questa frase si utilizza quando vogliamo arrivare a delle conclusioni. Ragion per cui si può usare in ogni tipo di discorso.

Non ti sopporto più! Ragion per cui oggi chiedo il divorzio!

Io amo la natura, ragion per cui ho un bel giardino curato di cui mi occupo tutti i giorni

Abbiamo finito i soldi, ragion per cui quest’anno non abbiamo fatto regali di Natale!

Probabilmente (ho finito gli esempi!) il modo migliore di sostituire “ragion per cui” è “ecco perché“, oppure “perciò“, o anche “di conseguenza“.

Usare continuamente le espressioni imparate è importante, ragion per cui adesso facciamo una bella frase di ripasso:

Andrè (Brasile 🇧🇷):

Torniamo a bomba, a me infatti piacerebbe parlare della frase di Pascal pronunciata da Bogusia all’inizio dell’episodio, ma invece sembra che oggi nel mondo si paventi la possibilità di tornare alle bombe! Il mondo non ha mai avuto bisogno di bombe, invece avrebbe bisogno di smarcarsi delle differenze culturali e assecondare gli sforzi tendenti a conseguire una soluzione pacifica alla crisi in Medio Oriente. Chi di noi non è insofferente ad una nuova guerra? Sembra però che al contempo ci siano persone favorevoli a un nuovo conflitto mondiale.

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n. 81 PAGARE LO SCOTTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: Ancora un’espressione figurata. L’espressione di oggi è “pagare lo scotto“.

Allora, vi faccio un esempio e poi vi spiego l’espressione.

I giovani che iniziano a usare droghe di qualsiasi tipo, prestissimo pagheranno lo scotto per questo. 

Allora il verbo “pagare” si utilizza in senso figurato. Non si tratta di pagare con del denaro, con i soldi. I soldi non c’entrano nulla con questa espressione. Si sta parlando di “pagare le conseguenze” di qualcosa, cioè di subire le conseguenze di qualcosa. Quando si fa, quando si compie un’azione sbagliata, arrivano prima o poi delle conseguenze negative. Nel caso dei giovani che assumono droghe, le conseguenze negative sono la dipendenza dalle droghe, il peggioramento della salute, problemi economici anche, problemi sociali, problemi che anche la famiglia deve affrontare. Insomma a pagare lo scotto saranno molte persone.

Ma perché lo scotto? Cos’è lo scotto?

Stiamo parlando di una scelta sbagliata, e solo in questi casi si paga lo “scotto”. Lo scotto viene dal francese e significa “tassa“, come le tasse che si pagano allo Stato. Qui si usa nel senso di contropartita, come conseguenza di una scelta.
Ma lo scotto fa pensare anche al verbo “scottare” o “scottarsi“. Quando una persona si scotta (verbo scottarsi) significa che si brucia col fuoco, si procura una bruciatura, un’ustione, ma in senso figurato vuol dire subire una delusione, subire un danno.

Quindi ad esempio posso dire che:

Col gioco d’azzardo, cioè col poker ad esempio, si rischia di scottarsi

Cioè il gioco d’azzardo può provocare danni gravi; soprattutto economici in questo caso.

Analogamente posso dire che:

Chi gioca d’azzardo rischia di pagare lo scotto

Posso fare altri esempi:

Qual è lo scotto da pagare se brucia l’Amazzonia?

A pagare lo scotto degli incendi nella foresta amazzonica saranno tutti gli esseri viventi sulla terra.

I giovani di oggi pagheranno lo scotto delle scelte fatte dai giovani di ieri sulle politiche ambientali.

Se la Juventus vende i suoi giocatori più forti il prossimo anno pagherà lo scotto

Ripasso espressioni precedenti:

Carmen (Germania):  Quando vado in Italia a mangiare in un ristorante, sono disposto a pagare il coperto. Nessun problema. In teoria c’è anche il pericolo di pagare lo scotto per aver sbagliato ristorante, come è successo ad un mio amico che ha avuto una intossicazione, ma vi dirò che a me non è mai accaduto neanche fuori dall’Italia.   

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