564 Quanto le devo?

Quanto le devo (scarica l’audio)

Trascrizione

Giovanni: nell’ultimo episodio, vi ho appena accennato all’utilizzo del.verbo dovere quando si parla di denaro.

Può risultare in effetti molto utile ad uno straniero quando viene in Italia conoscere questo utilizzo del verbo dovere.

Quando si deve effettuare un pagamento, al ristorante normalmente si chiede il conto:

Il conto, grazie.

Ci può fare il conto per favore?

Vorremmo il conto grazie.

In alternativa si può anche dire:

Vorremmo pagare il conto

Possiamo pagare?

Quant’è?

Quant’è il conto?

Ci prepara il conto?

Un’altra modalità prevede l’utilizzo del verbo dovere:

Quanto le devo?

Quanto le dobbiamo?

Quanto vi devo?

Quanto vi dobbiamo?

Se abbiamo un debito possiamo dire:

Vi devo venti euro

Se avevo un credito:

Tu mi dovevi 5 euro.

Infatti non si usa chiedere:

quanto dobbiamo pagare?

In pratica il secondo verbo, “pagare” o “dare“, in questo caso, viene omesso.

Questo uso del verbo dovere però non vale solo per i pagamenti e non solo per i verbi dare e pagare.

Una frase altrettanto diffusa è:

Mi devi un favore

Ti devo un favore

Mi dovete un favore

In questi casi è il verbo “fare” che viene omesso. È un po” come dire:

Ti sono debitore

Ti devo restituire questo favore che mi hai fatto.

Un modo, se vogliamo, di ringraziare una persona per un favore che abbiamo ricevuto da lei.

Ad ogni modo l’uso di dovere come verbo transitivo significa “essere tenuti a dare o a restituire qualcosa“.

Quindi:

“ti devo 10 euro” significa sono tenuto a darti 10 euro. Sto dando del tu, altrimenti avrei detto “le devo 10 euro”.

“Le dobbiamo un favore” sta per “siamo tenuti a farle un favore. Stiamo dando del lei in questo caso.

Anche con le scuse si usa spessissimo:

Mi dovete delle scuse

Cioè: siete tenuti a scusarvi con me, dovreste scusarvi con me. Mi aspetto delle scuse da parte vostra.

Anche in questo caso, potrei dire “mi dovete fare le scuse”, “dovete farmi le vostre scuse” ma in realtà non si usano queste forme alternative, sebbene non siano da considerarsi scorrette.

In definitiva, per i pagamenti, per le scuse e per i favori, questo uso di “dovere” e molto utilizzato da tutti gli italiani e consiglio a tutti gli stranieri di provare ad utilizzarlo.

Si può usare anche in altro modo, la cosa che conta è che si esprima un obbligo:

Ti devo una cena

In questo caso magari abbiamo perso una scommessa in cui c’era una cena in palio per il vincitore.

Per scherzo si può anche dire:

Mi devi un bacio

Mi devi una serata in discoteca

Se un amico ti offre un caffè, un modo di ringraziare può essere:

Ti devo un caffè

Si può usare anche in modo più esplicito:

Ti devo dei ringraziamenti

Questo equivale a dire “grazie”, ma si sottolinea maggiormente la gratitudine.

Come verbo transitivo in realtà si usa anche in modo diverso. Il senso però è sempre essere debitore di qualcosa, ma anche (attenzione) riconoscere come merito altrui un risultato positivo.

In questo caso indico sia di chi è il merito sia il risultato ottenuto:

Gli devo tutto ciò che ho

Non ti devo niente (non solo denaro)

Se aggiungiamo la preposizione “a“, indichiamo più esplicitamente la persona o la cosa che ha il merito o la colpa (ne abbiamo parlato anche nello scorso episodio):

Devo al mio medico se ho smesso di fumare.

A chi lo devo? Lo devo al mio medico

L’Italia deve la vittoria al suo portiere

Devo la mia ricchezza ad una scommessa vinta

Devo il mio fisico al mio impegno quotidiano

In questo caso quindi si sta dando il merito (o la colpa) a qualcuno o qualcosa.

Sto attribuendo, ascrivendo un merito o una colpa, tanto per usare verbi diversi:

Anche a Dante Alighieri si deve la bellezza della lingua italiana

A chi dobbiamo la distruzione della città?

Cioè: chi è stato a distruggere la città? Chi è il colpevole?

Dobbiamo ai nostri politici la disastrosa situazione del debito pubblico italiano.

Adesso ripassiamo.

Irina: l’Italia ha avuto la meglio degli inglesi nella finale degli europei di calcio. Ai rigori è sempre una lotteria, mafortuna ha voluto che il portiere più forte fosse italiano.

Lejla: È stata una partita con i fiocchi da parte degli azzurri. Durante il primo tempo però, sotto di un gol e col tifo contro, avevo una fifa blu che alla fine gli azzurri avrebbero accusato il colpo.

Ulrike: poi nel secondo tempo la desiderata svolta! I giocatori italiani hanno sfoderato tutta la loro classe. Non vi dico quanta tensione!

Komi: La squadra italiana si contraddistingue per un portiere egregio. Donnarumma ha salvato un nutrito numero di gol. Da quanto mi risulta, Donnarumma non era molto conosciuto prima di questo europeo. Sembra sbucato dal nulla un nuovo eroe italiano . Fortissimo. Su questo non ci piove!

475 Il verbo andare: ci va, va detto, va fatto

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Oggi parliamo del verbo andare, che ha un uso particolare che voglio spiegarvi. Iniziamo da “ci va“.

Vedremo insieme come “ci va” possa avere 4 diversi utilizzi: avere voglia,  andare in un luogo, c’entra, bisogna mettere. 

Per questo motivo il senso di “ci va” non è facile da capire per un non madrelingua.

Il senso cambia anche a seconda del senso da dare alla particella “ci”. “Va” come sapete è la terza persona singolare del verbo andare.

Aver voglia

Vediamo il primo modo di usare “ci va”: esprime il senso di  aver voglia.

A me va di andare al cinema stasera. A te va? Ti va di andare al cinema?

Se anche a te va, posso dire che a noi va di andare al cinema.

I miei amici potrebbero rispondere:

A noi invece non va

Oppure:

A noi non ci va

Non ci va perché…

In questo caso il “ci” si riferisce a noi. Inoltre a volte (quando c’è anche “noi”) potrei anche togliere “ci” e il senso non cambia.

A noi non va

Cioè: noi non abbiamo voglia di andare al cinema. Uso “ci” per indicare noi.

Mi va (a me)

Ti va (a te)

Gli va (a lui)

Le va (a lei)

Ci va (a noi)

Vi va (a voi)

Gli va (a loro)

Andare in un luogo

Un secondo significato di “ci va” è invece quando “ci” si riferisce ad un luogo:

Io vado in città. Tu vai mai in città?

No, non ci vado mai.

E Giovanni? Giovanni ci va mai?

Quindi “ci” indica la città in questo caso.

Ci va Giovanni in città?

Si, ci va.

Io ci vado

Tu ci vai

Lui ci va

Noi ci andiamo

Voi ci andate

Loro ci vanno.

Il “ci” indica sempre lo stesso luogo. Stavolta non cambia mai perché indica un luogo e non noi.

Vediamo un terzo e un quarto modo di usare ci va.

C’entra

Nel terzo modo significa c’entra (entra dentro, oppure c’è spazio, ci passa), nel quarto modo significa bisogna mettere

Es:

Ci va un elefante nella tua macchina?

Sicuramente non ci va, a meno che non sia molto piccolo.

Stavolta “ci va” significa “c’entra”, cioè “Entra dentro”, “c’è spazio” , e si usa quando si parla di spazio.

Ci vanno 10 persone nella tua auto?

No, non ci va un elefante e non ci vanno neanche 10 persone.

Necessità, bisogno, dovere

Vediamo adesso il senso di necessità, bisogno, dovere.

Sulla pasta ci va il parmigiano?

Risposta: dipende. Se è una pasta col pesce non ci va. Altrimenti, molto spesso ci va.

Ecco, questa volta “ci” si riferisce alla pasta: insieme o sopra la pasta.

Insieme alla pasta ci va il parmigiano.

“Ci va” significa che il parmigiano è adatto, è appropriato, significa che ci sta bene insieme. Potrei anche dire, in questo caso, anche che “ci va” implica un dovere.

Sulla pasta bisogna mettere il parmigiano.

Posso anche dire infatti:

Sulla pasta ci va messo il parmigiano.

Il senso è lo stesso: devi mettere il parmigiano sulla pasta.

Ma se dico “ci va”, io non mi sto rivolgendo a te e a nessuno in particolare.

Parlo in generale invece.
Sto dicendo che bisogna mettere il parmigiano sulla pasta.

Quindi il verbo andare in questo caso esprime qualcosa di necessario, qualcosa che bisogna fare, quindi è legato al dovere, ma in modo impersonale.

Mi spiego meglio.
La particella “ci” in questo caso indica un oggetto: la pasta.

Ma la particella “ci” non è obbligatoria ai fini di esprimere la necessità, o il senso del dovere. È sufficiente il verbo andare che sostituisce il verbo dovere:

Sulla pasta ci va il Parmigiano

Sulla pasta va il Parmigiano? Sì!

Sulla pasta ci va messo il parmigiano? Sì

Sulla pasta va messo il ketchup? No!!!

Sulla pasta si deve mettere il parmigiano.

Sulla pasta va messo il parmigiano.

Queste sono tutte frasi equivalenti. Uso andare o dovere.

In questo modo si possono fare tantissimi esempi, ogni volta esprimendo un bisogno, una necessità, qualcosa da fare usando il verbo andare.

Il verbo andare quindi, qui volevo arrivare, si può usare anche in questo modo, non solo nel senso di insieme, sopra (questo significato si riferiva al verbo mettere) ma con qualsiasi altro verbo che segue. La maggior parte dei verbi non richiedono la particella “ci”, ma rimane il senso del dovere o del bisogno.

Questo lavoro va fatto entro stasera (deve essere fatto entro stasera, si deve fare entro stasera, bisogna farlo entro stasera, è necessario farlo entro stasera)

Va detto che sulla pasta con i funghi porcini non a tutti piace mettere il parmigiano (bisogna dire che… )

Questo latte va bevuto entro una settimana (bisogna berlo, è necessario berlo, si deve bere)

Va presa una decisione subito. (si deve prendere, bisogna prendere, è necessario prendere)

Questi ragazzi vanno puniti per ciò che hanno fatto (devono essere puniti, si devono punire, è necessario siano punili)

Notate cosa abbiamo fatto?

Si usa sempre il participio passato per esprimere questo dovere impersonale, o meglio questa necessità, questo bisogno:

Questo libro va assolutamente letto (si deve leggere, deve essere letto)

Le leggi vanno rispettate (si devono rispettare, devono essere rispettate)

Tutti questi documenti vanno firmati (devono essere firmati, si devono firmare)

Posso anche cambiare tempo:

Questo documento andava firmato ieri (doveva essere firmato ieri, si doveva firmare ieri) Come mai non è stato fatto?

Sulla pasta (ci) andava (messo) il parmigiano, non il ketchup.

Questo lavoro andrebbe fatto (dovrebbe essere fatto, si dovrebbe fare) entro oggi, ma possiamo fare un’eccezione

Un ultimo esempio: gli episodi di italiano semplicemente vanno ascoltati oltre che letti.
Va aggiunto che per poterli ascoltare tutti, bisogna essere membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Questo va detto.

Irina: giusto, ma tutti possono scaricare gli episodi audio, previa registrazione come membro dell’associazione.

Lejla: se ancora non l’hai fatto, puoi ovviare facilmente facendolo ora.

Mariana: vai a capire come mai non ci avevi pensato prima, vero?

Ulrike: Non aver paura, avrai il supporto da parte di tutti i membri, e potrai anche tu dare il tuo apporto ai prossimi episodi con la tua voce.

Anthony: noi abbiamo fatto molto progressi, e nel giro di qualche mese, se tanto mi dà tanto, potrai farne anche tu.