Le espressioni con la mano

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Trascrizione

Giovanni: oggi vediamo un episodio ricco di espressioni idiomatiche italiane. Vediamo come usare la mano o le mani. Il vocabolario è ricchissimo di esempi.

Sapete infatti che ci sono molte espressioni in cui si usa la mano.

Numeri alla mano (o dati alla mano) è una di queste: significa conoscendo i dati, avendo a disposizione le informazioni numeriche.

Con i dati alla mano, cioè a disposizione, si possono fare i conti, si può giungere a conclusioni.

La mano indica disponibilità, perché le cose che teniamo in mano sono nostre e le possiamo controllare.

Essere un tipo o una persona alla mano è un’altra espressione. Un tipo disponibile, piacevole, amichevole, disponibile e flessibile, che si adatta alle diverse situazioni come una mano, appunto.

Essere a portata di mano invece indica la vicinanza di un luogo qualsiasi. Come se allungare una mano bastasse per raggiungerlo.

C’è un ristorante a portata di mano da queste parti? È comodo avere tutto a portata di mano, vuol dire che non devo faticare, non devo percorrere lunghe distanze.

Posso usare anche in modo più materiale questa espressione:

Scusa mi passi il sale visto che ce l’hai a portata di mano?

Con lo stesso senso si usa anche sottomano.

Vorrei scrivere una poesia ma non ho sottomano una penna. Qui c’è meno il senso della comodità ma più che altro quello della disponibilità immediata.

Se invece una cosa è non a portata di mano allora è fuori mano. Significa che è un po’ distante. Una casa fuori mano è ad esempio lontana dal centro abitato.

Tornando alle persone, quelle alla mano però non è detto abbiano le mani d’oro, non è detto cioè che sappiano fare tutto, che abbiano una ottima manualità. Chi usa le mani per fare massaggi invece può avere le mani di fata: sensibili e efficaci.

Se avete le mani d’oro difficilmente su ciò che fate occorre ancora rimetterci le mani, perché il vostro lavoro è perfetto. Infatti rimettere le mani (o rimettere mano) su un lavoro ha questo senso: non è completo, è ancora da perfezionare, o è difettoso. Allora bisogna rimetterci mano.

Chi nvece ha le mani in pasta, come un pizzaiolo, è coinvolto in una attività, e di solito c’è sempre da guadagnare qualcosa. È ovviamente un’immagine figurata, la pasta rappresenta gli affari, l’organizzazione, il coinvolgimento nel dar forma a qualcosa. I politici potremmo dire che hanno sempre le mani in pasta ovviamente, ma l’espressione si usa sopratutto in termini negativi quando ci sono interessi personali coinvolti. È simile ad essere immischiati.

La disponibilità è probabilmente la caratteristica più frequente nelle espressioni con la mano.

Dare una mano è sicuramente quella più comune e più conosciuta dai non madrelingua. Ma prima ancora che la mano venga data bisogna porgerla o tenderla. Ma tendere la mano l’abbiamo già vista insieme.

Le mani, poi, al plurale, possono essere usate fisicamente, ad esempio venendo alle mani con qualcuno. Venire alle mani è un modo educato e formale di dire picchiarsi, usare le mani per farsi del male fisicamente, dopo un litigio. Se qualcuno ti mette le mani addosso durante un litigio però puoi sempre lamentarti: giù le mani! Come ti permetti di alzare le mani? Io ti denuncio sai!

Non mi mettere le mani addosso! È spesso una frase usata per difendersi da chi alza le mani con facilità.

Ma con alzare le mani in questo caso vogliamo dire picchiare, usare le mani per far del male. Ma alzare le mani si usa anche in altro modo, ad esempio quando si fa una domanda:

Chi ha domande da fare alzi pure la mano.

Ma se vi trovate in una banca durante una rapina, e il rapinatore vi dice di alzare le mani, non vi sta chiedendo di fare domande, ma di mettere le mani in alto, come segno di resa:

Mani in alto! Nessuno si muova, questa è una rapina!

In questi casi ci si sente che non si può far nulla, e in tutte queste situazioni, non solo nelle rapine, si può dire:

Di fronte a questo io alzo le mani!

Vuol dire: basta, mi arrendo, adesso non riesco più a far nulla.

Ci sono situazioni in cui ci sentiamo veramente inermi, e siamo rassegnati, scoraggiati. In questi casi possono addirittura cadere le braccia!

Dopo cinque anni di lezioni di italiano, se uno studente scrive: “vado a casa” ma scrive a con l’acca, come se fosse il verbo avere, al professore cadono sicuramente le braccia.

Ma restiamo alle mani.

Avete capito che la mano non sempre si usa per indicare cose piacevoli. Un altro esempio è avere la mano di ferro, espressione che si usa quando si è inflessibili e duri, tutt’altro che disponibili ed alla mano!

Poi c’è chi ha le mani bucate, chi cioè spende molto denaro senza farci troppa attenzione. Conosco molte persone con le mani bucate io. E voi? Che spemdaccioni!

Queste persone escono di casa con molti soldi ma tornano sempre con le mani vuote cioè senza avere più nulla in mano. Questa espressione si usa anche quando c’è qualcosa da dividere tra persone ma qualcuno resta senza ottenere nulla. Resta a mani vuote, appunto, non ottiene nulla.

Le mani in questo caso indicano possesso e di espressioni di questo tipo ce ne sono parecchie. Possesso, controllo, ma anche protezione:

Fidati di me, sei in buone mani.

C’è fiducia in questo caso, fiducia e protezione. Ma essere in cattive mani è ovviamente l’opposto.

Anche avere le mani in pasta rientra in questo ambito.

Ho le mani su un grossi affare.

In questo caso c’è un’opportunità, qualcosa che si potrebbe ottenere a proprio vantaggio.

A proposito, in guerra si può cadere in mano del nemico. In tal caso il nemico ottiene il controllo su di te o su un territorio. Si usa anche in politica nel caso di vittoria delle elezioni.

A proposito, l’Italia è nelle mani dell’Europa. Speriamo arrivino gli aiuti di cui abbiamo bisogno per affrontare l’emergenza economica. Solo l’Europa può aiutarci. Speriamo che si mettano una mano sulla coscienza altrimenti avremo forti difficoltà questa volta.

Mettersi una mano sulla coscienza significa comportarsi senza fare del male, avendo pietà, comportarsi con bontà, verso qualcuno che sta in condizioni molto difficili.

Quando si fa beneficenza ad esempio, o quando si raccomanda a qualcuno di comportarsi con bontà:

Mettiti una mano sulla coscienza, e aiuta chi ha bisogno se ti chiede di dargli una mano.

Le mani possono essere usate anche per difendersi, lo abbiamo già detto con venire alle mani (o passare alle mani) e alzare le mani e mettere le mani addosso.

Ma chi si sente attaccato non fisicamente, e si difende addirittura prima di ricevere un’offesa o per anticipare un evento negativo si dice che mette le mani avanti.

Spesso chi è colpevole mette le mani avanti, perché sa che sarà accusato. In fondo quando si sta per cadere si mettono fisicamente le mani avanti per non farsi male.

A mano a mano che vado avanti mi accorgo che ci sono molte altre espressioni con la mano.

Man mano che mi vengono in mente (stesso significato) vi spiego ovviamente il significato.

Dunque, ad esempio, se non credete in qualcosa che vedete o che vi viene raccontata ma avete bisogno di toccare con mano, evidentemente non vi fidate e volete verificare di persona, proprio come San Tommaso, che ha voluto toccare con mano il corpo di Gesù perché non credeva nella sua resurrezione.

Allora chi vuole toccare con mano, solitamente è perché non crede in qualcosa ma più in generale questa espressione si usa con le esperienze personali:

Una volta toccata con mano, là povertà non si dimentica.

Al lavoro poi, chi non fa nulla, chi non lavora, mentre dovrebbe farlo, si dice che se ne sta con le mani in mano.

Queste persone che se ne stanno con le mani in mano semplicemente non fanno nulla, e per questo fanno rabbia, suscitano un sentimento negativo.

Se mi capita tra le mani una persona di questo tipo… Peggio per lui!

Capitare tra le mani fa riferimento a situazioni casuali in cui si ha una opportunità. Le mani servono per afferrare questa opportunità.

Se mi capita tra le mani un buon affare non me lo lascerò scappare!

Se mi capitasse tra le mani Trump gliene direi di tutti i colori!

Se dite così evidentemente Trump non vi sta molto simpatico.

Non sono molto simpatiche neanche le persone (ma non solo le persone) che fanno man bassa di qualcosa.

La Juventus sta facendo man bassa di scudetti negli ultimi anni. Vince sempre la Juventus. Non resta nulla per gli altri.. La Juventus vince a mani basse, cioè con molta facilità.

Ma questa non è certamente una notizia di prima mano, perché è da tempo che la juve vince e lo sanno tutti. Una notizia di prima mano è una notizia acquisita direttamente dalla fonte, mentre se un’altra persona dà la stessa notizia dopo averla ascoltata da me questa notizia diventa di seconda mano.

Quindi in questo caso non sono proprio fresche, ma in genere le cose di seconda mano sono le cose, gli oggetti usati.

Quindi se si acquista un’automobile di seconda mano questa non è un’auto nuova. Ma se è nuova non si dice che è di prima mano. Solo le notizie possono essere di prima mano.

Con le mani comunque si possono fare tante cose!

Se si mordono le mani, ad esempio, siamo arrabbiati perché abbiamo perso un’occasione, perché potevamo fare qualcosa e adesso siamo pentiti ma ormai è tardi:

Se penso che sarei potuto andare in Brasile prima del corona virus e non ci sono andato… Mi mordo ancora le mani per questo!

Si può anche chiedere la mano di una ragazza se si è intenzionati a sposarla.

Signorina, vorrei chiedere la sua mano!

Questo è chiedere la mano, fare una proposta di matrimonio.

Invece prendere per mano, significa aiutare, come dare una mano, ma più nel senso di indicare la strada. Quando si prende per mano una persona è per guidarla, per fargli vedere come si fa.

Invece prenderci la mano è quando si impara a fare qualcosa.

Prima impariamo e poi quando siamo bravi possiamo dire che ci abbiamo preso la mano. E tutto diventa più facile.

Ma quando ci si fa prendere la mano le cose possono diventare pericolose. Vuol dire che abbiamo perso il controllo della ragione e non riusciamo più a smettere spinti dalla voglia di ottenere risultati migliori.

Quando si gioca al casinò è facile che il gioco ci faccia prendere la mano. Mai farsi prendere la mano altrimenti perdiamo tutto!

Con il matrimonio si rischia meno, quindi meglio chiedere la mano ad una ragazza che farsi prendere la mano al gioco.

In fondo la mano serve a infilare l’anello al dito. Magari un anello fatto a mano, cioè un anello artigianale. Si riconosce subito la mano di un vero artigiano.

E cosa succede quando ci si lavano le mani?

Questa frase si usa per non avere responsabilità.

Io me ne lavo le mani!

Significa io non mi interesso di questo, a me non importa, non voglio avere a che fare con questo. Il significato esatto è declinare le responsabilità, come a dire:

Non sono responsabile di questo.

In effetti avere le mani sporche indica una colpevolezza, quindi lavarsele indica il gesto di chi non vuole coinvolgimento, e non è un caso che in Italia, ai fenomeni di corruzione politica degli anni ’90 è stato dato il nome di “mani pulite“. Molti politici sono risultati corrotti in quell’occasione. Sebbene molti abbiano cercato di lavarsene le mani.

Molti giuravano di essere innocenti e affermavano che si poteva mettere la mano sul fuoco sulla loro innocenza!

I politici si aiutavano tra loro anche. Io aiuto te e tu aiuti me: una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso.

Un proverbio non proprio dei migliori questo. In genere non si usa per indicare una semplice collaborazione,ma c’è bisogno che ci sia qualcosa di illecito. Un accordo illecito, vietato dalla legge.

Stavamo parlando di mettere le mani sul fuoco come segno di fiducia.

Questo vuol dire che bisogna avere fiducia, talmente tanta fiducia da essere disposti a mettere le mani sul fuoco in caso di colpevolezza. In senso figurato ovviamente. È come dire fudarsi ciecamente.

Ma finalmente è arrivata l’inchiesta mani pulite, e la mano della giustizia e ha sistemato le cose!

Una mano poi si può dare come segno di aiuto, come si è detto, ma anche per presentarsi o per stringere accordi.

Piacere, io sono Giovanni.

Nel caso di accordi meglio usare stringere la mano.

Non si diventa amici senza una stretta di mano, e tra amici si può anche giocare a carte.

Facciamo un’altra mano di poker?

La singola partita di carte si può anche chiamare “una mano” quindi.

Altre due mani e andiamo casa ok?

Le due mani indicano anche coraggio ma solo quando si prende il coraggio a due mani. Lo abbiamo visto anche nell’episodio dedicato ai numeri.

Una mano di pittura la potete dare anche alla perete del vostro appartamento, o al cancello della vostra casa. In quel caso date però una mano di vernice. Con due mani è anche meglio comunque. Ma dovete lasciar asciugare la pittura o la vernice dopo aver dato la prima mano.

Infine la cosa peggiore che esiste: fare la manomorta!

Se vi trovate su un mezzo pubblico ed è molto affollato, qualcuno potrebbe fare la manomorta, cioè potrebbe approfittare dell’affollamento per palpeggiare le persone…normalmente le ragazze!

In un posto gremito però, non solo può capitare una manomorta. Può anche darsi che qualcuno con le mani lunghe proverà ad allungare le mani per rubacchiare, allora bisogna essere attenti perché ce ne sono molti che sono svelti di mano.

Tra l’altro chi fa scherzi di mano fa scherzi da villano! Così recita un famoso proverbio.

Una volta però colto con le mani nel sacco, (cioè una volta scoperto a rubare) non gli resta che mettersi le mani nei capelli (si fa così quando si è disperati) perché poi rimarrà con un pugno di mosche in mano. Questo accade quando non resta più nulla.

P. S: Non so se mi sono ricordato di tutte le espressioni possibili, ma ringrazio i membri dell’associazione italiano semplicemente che mi hanno dato manforte.

L’anno bisestile – ripasso 2 minuti con Italiano semplicemente (1-212)

Audio in preparazione

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Trascrizione

Buongiorno a tutti e benvenuto in questo episodio di ripasso della rubrica 2 minuti con Italiano Semplicemente – Parliamo dell’anno bisestile.

Abbiamo superato i 200 episodi. Niente male vero? E dire che sembra ieri che abbiamo iniziato questa rubrica.

Cerchiamo oggi di utilizzare il maggior numero di espressioni imparate finora. Non tutte ovviamente perché, che volete , sono più di 200, mica pizza e fichi!

Il mese di Febbraio nel 2020 ha 29 giorni, e questo accade ogni 4 anni. Ogni 4 anni diventa di 29 giorni. Normalmente ne ha 28. Si tratta di un’eccezione quindi alla regola. Un’eccezione che si ripete ogni 4 anni.

Siete curiosi di sapere il motivo? Quale occasione migliore di un episodio di ripasso proprio questo giorno?

Ma mi chiedo: allungare un giorno ogni 4 anni ha conseguenze negative?

Che io sappia no, ma se qualcuno di voi crede che l’anno bisestile vada a discapito dei propri interessi, o della propria salute, mi faccia sapere… sono proprio curioso!

Difficilmente comunque sarei disposto ad assecondare una teoria di questo tipo.

Sicuramente infatti nessuno di noi potrà risentire delle conseguenze di un giorno in più, Che sarà mai un giorno!

Circa le ragioni di questa curiosità, la spiegazione è semplice, e risale ai tempi dell’impero romano.

Che poi noi tutti a quei tempi non fossimo presenti, beh, questo è assolutamente normale, considerato che stiamo parlando di all’incirca 2000 anni fa.

Dunque, dicevo che la storia dell’anno bisestile, (si chiama anche “bisesto”, per la cronaca (questa la spieghiamo domani), risale ai tempi dell’antica Roma, dunque è ormai una tradizione che dura da moltissimo tempo, e se vogliamo ci siamo anche abituati ormai.

L’anno bisestile non è altro che un anno composto da 366 giorni anziché di 365.

Questo avviene ogni quattro anni, perché un anno in realtà, mi riferisco all’anno solare, durerebbe, volendo essere precisi, esattamente 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi.

Spero non siate insofferenti ai numeri. Fatemi sapere se accusate il colpo.

Siamo noi comunque che arbitrariamente abbiamo deciso di far durare l’anno durare 5 ore, 48 minuti e 45 secondi meno del dovuto. Ma io mi chiedo: inserendo un giorno in più ogni 4 anni, quindi 6 ore ogni anno, abbiamo sgarrato di circa 12 minuti. Dunque i conti non tornano.

Non la vedete così anche voi? Il che mi fa dedurre che tra circa 5000-6000 anni, più o meno, le stagioni risulteranno spostate di un mese in avanti. Vi era sfuggito questo particolare?

Comunque torniamo a bomba: chi di voi è nato il 29 febbraio? Conoscete almeno una di queste persone?

Si dice che invecchino più lentamente visto che festeggiano il compleanno ogni quattro anni. Ma questa sembra una vera sciocchezza giusto?

Ai tempi dei romani dovete sapere che c’era un calendario diverso dal nostro.

Quel calendario viene chiamato anche pre-giuliano, poiché è rimasto in vigore fino all’avvento del calendario giuliano, istituito da Gaio Giulio Cesare nell’anno 46 a.C., che sarebbe morto due anni dopo. Ma questo non ha alcuna importanza ai fini dell’episodio di oggi.

Mia figlia è nata il 28 febbraio sapete? Ma nessuno aveva programmato di farla nascere il 29, quindi non è nata anzitempo, anche perché quell’anno, il 2006, non era bisestile.

Invece domani è il mio compleanno, quindi normalmente i nostri due compleanni sono attaccati, fatti salvi, appunto, gli anni bisestili.

Quest’anno comunque è diverso dagli altri anni bisestili. Le persone oggi non si accalcano nei teatri e nei cinema, per via del corona virus. D’altronde ci sono regole igieniche a cui tutti dobbiamo sottostare se vogliamo combattere questo virus.

Ma vedrete che tra qualche settimana saremo riusciti ad avere la meglio su di esso, me lo sento, e così tutti gli stranieri non diranno più che non se la sentono di venire in Italia, altri poi sono combattuti, per ora hanno un po’ di fifa ma passerà. Alcune misure sembrano un po’ esagerate, tipo chiudere le scuole, ma chi le ha prese avrà pensato che non bisogna lasciare nulla di intentato.

Comunque, cosa farete voi in questo giorno in più che il calendario ci ha regalato?

Io sono andato in palestra, e spero non debba rispondere di questo. Se dovessi conrarre il virus mi darò all’isolamento, non si sa mai, ma spero che il virus, bontà sua, non mi rovini il compleanno. Ma se andassi in quarantena ci sarebbe un bel rovescio della medaglia: farei almeno 10 episodi al giorno!

Comunque per rassicurarvi la palestra era quasi deserta, quindi non vedo perché preoccuparsi. Oggi mi ero prefisso di allenarmi e si dà il caso che io mantenga le promesse e gli impegni presi. Stare a casa a cincischiare non è proprio da me. Tenere a bada le preoccupazioni e le tensioni è importante e fare attività sportiva mi aiuta in questo.

Bene, adesso che abbiamo rispolverato alcune espressioni, tra cui qualcuna che va per la maggiore tra gli italiani, posso salutarvi.

Ci sentiamo al prossimo episodio di ripasso, ma tra un po’, quando avremo realizzato almeno altri 30 episodi della rubrica, prima direi che non è cosa.

12 – O COSÌ O POMÌ – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

o cosi o pomi

Trascrizione

Padre: Allora parliamoci chiaro, stasera se vuoi uscire, torni a casa entro mezzanotte ok? Altrimenti non esci proprio. O così o Pomì.

Figlia: ok, uffa però!

O così o Pomì.

Mai sentita questa frase? Significa che questa è l’unica possibilità. Non ce ne sono altre. Quindi, nel dialogo che avete ascoltato, o torni prima di mezzanotte oppure non esci. L’unica possibilità di uscire è tornare prima di mezzanotte.

Si potrebbe dire:

O così o niente

O così o nulla da fare

È la stessa cosa.

Ma cos’è pomì? Solo una marca di pomodori in scatola. Questa espressione era proprio lo slogan di una vecchia pubblicità diventata una espressione idiomatica.

Capita anche questo nella lingua italiana.

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Le preposizioni semplici da scoprire

Audio esercizio

Audio soluzione

LINK UTILI

Trascrizione

Ciao ragazzi, facciamo oggi un bell’esercizio dedicato alle preposizioni semplici ed ai mestieri, cioè le professioni, vale a dire ai lavoro. In questo esercizio racconterà una storia in cui vengono utilizzate le espressioni idiomatiche spiegate sul sito italianosemplicemente.com dal 2015 fino ad oggi.

Nella spiegazione scritta, però, mancheranno le preposizioni semplici.

Di conseguenza sta a voi scrivere le giuste preposizioni da utilizzare, dopodiché potrete guardare ed ascoltate la soluzione domani, quando pubblicherà la soluzione con tutte le preposizioni semplici da usare nelle varie parti del testo: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Vi parlerò dell’apprendimento della lingua italiana secondo Italiano Semplicemente. Ogni volta che si presenterà una preposizione semplice vedrete uno spazio vuoto sul testo e ascolterete un “bip” nel file audio.

Domani invece potrete leggere e ascoltare la soluzione.

L’apprendimento secondo Italiano Semplicemente.

Come sapete, il sito Italiano semplicemente.com è basato sulle sette regole d’oro che vado____seguito ad elencare:

1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT. Questa è la prima delle sette regole d’oro; la più importante. Ma come, non è la grammatica la prima regola? Ma quale grammatica d’Egitto! Italiano Semplicemente non insegna la grammatica fine____se stessa. Se amate la grammatica spiegata____modo noioso____Italiano Semplicemente non c’è trippa____gatti!

2) Usare i tempi morti____ascoltare. Questa è la seconda regola d’oro____cui far riferimento: quali sono i tempi morti? Mentre si fa colazione, al bagno (anche facendo la doccia), quando siete____viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti eccetera. Una cosa importante: se ci sono persone attorno____voi, magari parlate____voce bassa o nella vostra testa, ma se avete la faccia____bronzo non sarà un problema. ___ l’altro, non aver paura____essere giudicati e____fare brutte figure è sicuramente un punto____vostro vantaggio.

3) Studiare senza stress,____condizioni____relax. Il metodo Co.co.mi. (Costanti e continui miglioramenti).

Lo stress, uno dei nemici____sconfiggere. Se non volete perdere la voglia____imparare, dovete armarvi____pazienza e aspettare che le prime due regole d’oro diano i risultati. Vedrete che scoprirete una cosa fondamentale nell’apprendimento della lingua, e se finora avete ascoltato o studiato stressati, adesso che conoscete questa regola, vi rifarete____gli interessi.

4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni. Questa è la quarta regola____usare. Cosa vuol dire? Non imparate frasi o singole parole: ascoltate delle storie, ascoltate dei podcast, un discorso compiuto che metta____moto il vostro cervello. Il contesto vi aiuterà____capire ciò che non riuscite____capire attraverso una singola frase; se non conoscete una parola, le altre parole del discorso vi aiuteranno. Le emozioni non vi faranno distrarre e non vi stancherete____ascoltare. Ma questa è una regola importante anche____chi insegna. Il mio ruolo è importante: sarà mia la responsabilità nel non farvi annoiare.

5) Apprendere attraverso Italiano vero e non____libri____grammatica. Ascoltare ciò che PIACE. Trattasi della quinta regola d’oro____Italiano Semplicemente. Dedicate il vostro tempo____leggere e ascoltare ciò che attrae il vostro interesse. Anche questa regola vale anche____me, che devo realizzare episodi differenziati,____raggiungere i gusti____tutti.

6) Sesta regola d’oro: Domande e risposte sulle storie ascoltate: I principianti e anche chi ha un livello più alto, deve esercitarsi____subito e provare____rispondere (con la propria voce)____delle facili domande____quanto ascoltato,____questo modo l’apprendimento diventa attivo, non passivo: voi partecipate attivamente e così imparare ad usare parole diverse, parole alternative, verbi e tempi diversi. Ci sono diversi modi____rispondere alla stessa domanda.

7) Parlare: l’ultima regola ma non____importanza. Oggi abbiamo i social, abbiamo whatsapp, abbiamo le chat____cui possiamo parlare____persone____ogni parte del mondo.

Usate tutti questi strumenti____parlare,____ascoltare e____scrivere, ma soprattutto____parlare, perché una lingua non si chiamerebbe così se non si dovesse parlare.____questo modo, rispettando queste sette regole d’oro, va____sé che ci sarà un miglioramento del vostro livello____italiano e questo avverrà anche____modo veloce. Gli amanti della grammatica si mettano l’anima____pace.

Spero che questo episodio rispetti le sette regole d’oro e che voi possiate riuscire____terminare l’ascolto avendo la voglia____rifarlo altre volte. Provate____stampare il dialogo e____riempirlo____le preposizioni semplici. E ascoltate poi la soluzione nel secondo file audio che trovate____questo episodio.____chi è interessato, abbiamo realizzato altri episodi dedicati alle preposizioni semplici. Date un’occhiata se avete tempo.____poco questo episodio sarà terminato. Solo il tempo____un saluto e un’ultima raccomandazione: trovate un amico____cui condividere i vostri episodi: farlo____due sarà più piacevole e produttivo!

Un saluto____Giovanni

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Chi di dovere

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Trascrizione

Ciao a tutti, “chi di dovere” è l’espressione che voglio spiegarvi oggi. Io sono Giovanni e voi state ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com.

Tre parole compongono questa frase, questa espressione, che si usa solamente nella forma orale.

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Chi è un pronome, è significa “colui che” o “colei che” cioè “la persona che“. Quindi chi indica una persona. Non si può quindi usare per gli animali e per gli oggetti.

Di è una preposizione semplice. Si usa in moltissimi casi diversi. Vi consiglio un episodio dedicato proprio alle preposizioni semplici.

La parola dovere, infine, è un verbo e un sostantivo. Il dovere come sostantivo si contrappone solitamente al diritto.

Come verbo infatti indica l’obbligo di fare qualcosa. “Io devo fare qualcosa” significa che io sono tenuto a fare qualcosa,  che sono obbligato a fare qualcosa.

Nella frase di oggi la parola “dovere” funge da sostantivo.

Quindi stiamo parlando di una persona, perché c’è il “chi”, e di un dovere: qualcuno forse ha un dovere da fare?

In realtà non c’è nessuno che ha un dovere da fare. Ma siamo vicini al concetto di dovere.

Vediamo perché.

L’espressione in effetti fa riferimento a qualcuno, questo è vero, quindi il pronome “chi” ha proprio questa funzione, ma “di dovere” indica qualcosa di molto generico.

Non si sta indicando una persona che conosciamo, qualcuno di preciso, una persona precisa.

Questa espressione possiamo anche vederla come una frase accorciata. La vera frase potrebbe cioè essere più lunga.

Ad esempio, se in ufficio accade qualcosa che io ritengo non sia corretta, potrei decidere di riferire l’accaduto al direttore o a qualcuno che ha capacità decisionale, qualcuno che possa prendere adeguati provvedimenti. In modo generico potrei dire:

Quello che è accaduto non deve più accadere, quindi riferirò a chi di dovere.

Riferirò a chi di dovere: voglio dire che l’accaduto sarà riferito a qualcuno che possa fare qualcosa.

Non mi sto riferendo ad una persona precisa, ma solamente alla figura che questa persona rappresenta.

Potrebbe trattarsi del direttore, del dirigente di un ufficio, del responsabile di un servizio.

Insomma, sto parlando della persona (o dell’ufficio) alla quale tocca o compete fare qualcosa.

Questa persona o quest’ufficio ha un potere, evidentemente.

Questa persona ha un ruolo, e potremmo dire che ha un “dovere”.

Spesso infatti parliamo di una figura professionale, di qualcuno che ha una responsabilità che deriva dal lavoro che fa, dal ruolo che occupa. Quindi questa persona ha un dovere, un dovere professionale.

Ecco perché si dice “chi di dovere”. Si intende dire:

Chi, di dovere, svolge questa funzione

Chi, di dovere, ha responsabilità in merito

Chi, di professione, ha il potere di fare qualcosa.

Mentre ho pronunciato queste frasi ho aggiunto sempre qualche parola in più rispetto a “chi di dovere” ed inoltre ho fatto una pausa dopo la parola “chi” , ed infatti ho anche messo una virgola:

chi, di dovere, svolge questa funzione.

Un modo veloce e discorsivo di esprimere lo stesso concetto è proprio:

Chi di dovere.

Senza fare pause, quindi senza mettere virgole, e senza aggiungere altro. Il concetto è chiaro così.

Vi faccio altri esempi:

Mi trovo in ospedale e devo fare delle analisi del sangue. Vado allo sportello amministrativo e la persona addetta a parlare con i clienti mi dice:

Compili questo foglio, scriva tutte le informazioni personali, dopodiché io provvederò a inoltrare la sua richiesta a chi di dovere!

Quindi il foglio verrà consegnato a qualcun altro, e precisamente alla persona a cui spetta questo compito, cioè alla persona cui va consegnato perché è proprio questo il suo compito.

Fa parte del suo “dovere” ricevere queste informazioni.

Ho usato diversi verbi finora parlando di responsabilità e dovere: Spettare, competere, toccare.

Il verbo “toccare” può sembrare strano da usare in questo contesto, poiché non stiamo parlando di mani e di tatto.

Toccare in questo caso equivale a spettare, competere.

Ah quasi dimenticavo: se invece conoscete la persona responsabile, cioè la persona alla quale spetta la responsabilità. Potete ugualmente usare l’espressione di oggi, se volete aggiungere che, in caso di sua assenza o indisponibilità, la responsabilità è di un’altra persona che la sostituisce. In tal caso potete sempre usare “chi di dovere” e dire dire ad esempio:

La responsabilità spetta a Giovanni o a chi di dovere

oppure:

La responsabilità spetta a Giovanni o chi per lui.

oppure

Bisogna inviare il documento a Francesca o (a) chi di dovere

Bisogna inviare il documento a Francesca o (a) chi per lei.

In questi casi quindi non sapete chi è il sostituto di Giovanni o Francesca (o non siete sicuri), potete usare entrambe le espressioni, ma se volete sottolineare la sostituzione meglio usare l’espressione “o a chi per lui/lei”.

Vediamo ancora questi verbi che abbiamo usato quando si parla di responsabilità: spettare, competere e toccare.

A chi tocca fare questo lavoro?

A chi spetta?

A chi compete?

Chi è il responsabile?

Di chi è la responsabilità?

Di chi è la competenza?

Di chi è la spettanza?

Sicuramente toccare è il più informale di tutti, ma è molto usato informalmente.

Facciamo un ultimo esempio. Ammettiamo che una persona abbia un incidente per colpa dell’amministrazione di una città.

Ad esempio una persona che cade in una buca nel terreno in città.

Questa persona potrebbe chiedere al sindaco della città, o a chi di dovere, di intervenire, per riparare il danno alla strada.

Questo cittadino non conosce le responsabilità dell’amministrazione, ma questo non significa che non possa lamentarsi, quindi nella sua lettera chiede un intervento da parte di chi di dovere.

“L’ufficio responsabile deve intervenire”, questa è la richiesta da parte del cittadino, pur non conoscendo di chi sia esattamente la responsabilità.

A chi spetta intervenire? A chi tocca? A chi compete? Non si sa, ma si spera che l’ufficio responsabile intervenga.

Bene un piccolo esercizio di ripetizione adesso. Ripetete dopo di me.

Chi di dovere

Spediamo il documento a chi di dovere

Chiedo a chi di dovere di intervenire

Speriamo che, chi di dovere, faccia immediatamente qualcosa.

Giovanni mi ha detto di aver parlato con chi di dovere sabato scorso.

Ciao ragazzi, al prossimo episodio di italiano semplicemente.

Un abbraccio da Giovanni.