O COSÌ O POMÌ – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 12)

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Livello intermedio

Livello PRINCIPIANTI

Livello Avanzato

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Padre: Allora parliamoci chiaro, stasera se vuoi uscire, torni a casa entro mezzanotte ok? Altrimenti non esci proprio. O così o Pomì.

Figlia: ok, uffa però!

O così o Pomì.

Mai sentita questa frase? Significa che questa è l’unica possibilità. Non ce ne sono altre. Quindi, nel dialogo che avete ascoltato, o torni prima di mezzanotte oppure non esci. L’unica possibilità di uscire è tornare prima di mezzanotte.

Si potrebbe dire:

O così o niente

O così o nulla da fare

È la stessa cosa.

Ma cos’è pomì? Solo una marca di pomodori in scatola. Questa espressione era proprio lo slogan di una vecchia pubblicità dicentata una espressione idiomatica.

Capita anche questo nella lingua italiana.

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Le preposizioni semplici da scoprire

Audio esercizio

Audio soluzione

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Trascrizione

Ciao ragazzi, facciamo oggi un bell’esercizio dedicato alle preposizioni semplici ed ai mestieri, cioè le professioni, vale a dire ai lavoro. In questo esercizio racconterà una storia in cui vengono utilizzate le espressioni idiomatiche spiegate sul sito italianosemplicemente.com dal 2015 fino ad oggi.

Nella spiegazione scritta, però, mancheranno le preposizioni semplici.

Di conseguenza sta a voi scrivere le giuste preposizioni da utilizzare, dopodiché potrete guardare ed ascoltate la soluzione domani, quando pubblicherà la soluzione con tutte le preposizioni semplici da usare nelle varie parti del testo: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Vi parlerò dell’apprendimento della lingua italiana secondo Italiano Semplicemente. Ogni volta che si presenterà una preposizione semplice vedrete uno spazio vuoto sul testo e ascolterete un “bip” nel file audio.

Domani invece potrete leggere e ascoltare la soluzione.

L’apprendimento secondo Italiano Semplicemente.

Come sapete, il sito Italiano semplicemente.com è basato sulle sette regole d’oro che vado____seguito ad elencare:

1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT. Questa è la prima delle sette regole d’oro; la più importante. Ma come, non è la grammatica la prima regola? Ma quale grammatica d’Egitto! Italiano Semplicemente non insegna la grammatica fine____se stessa. Se amate la grammatica spiegata____modo noioso____Italiano Semplicemente non c’è trippa____gatti!

2) Usare i tempi morti____ascoltare. Questa è la seconda regola d’oro____cui far riferimento: quali sono i tempi morti? Mentre si fa colazione, al bagno (anche facendo la doccia), quando siete____viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti eccetera. Una cosa importante: se ci sono persone attorno____voi, magari parlate____voce bassa o nella vostra testa, ma se avete la faccia____bronzo non sarà un problema. ___ l’altro, non aver paura____essere giudicati e____fare brutte figure è sicuramente un punto____vostro vantaggio.

3) Studiare senza stress,____condizioni____relax. Il metodo Co.co.mi. (Costanti e continui miglioramenti).

Lo stress, uno dei nemici____sconfiggere. Se non volete perdere la voglia____imparare, dovete armarvi____pazienza e aspettare che le prime due regole d’oro diano i risultati. Vedrete che scoprirete una cosa fondamentale nell’apprendimento della lingua, e se finora avete ascoltato o studiato stressati, adesso che conoscete questa regola, vi rifarete____gli interessi.

4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni. Questa è la quarta regola____usare. Cosa vuol dire? Non imparate frasi o singole parole: ascoltate delle storie, ascoltate dei podcast, un discorso compiuto che metta____moto il vostro cervello. Il contesto vi aiuterà____capire ciò che non riuscite____capire attraverso una singola frase; se non conoscete una parola, le altre parole del discorso vi aiuteranno. Le emozioni non vi faranno distrarre e non vi stancherete____ascoltare. Ma questa è una regola importante anche____chi insegna. Il mio ruolo è importante: sarà mia la responsabilità nel non farvi annoiare.

5) Apprendere attraverso Italiano vero e non____libri____grammatica. Ascoltare ciò che PIACE. Trattasi della quinta regola d’oro____Italiano Semplicemente. Dedicate il vostro tempo____leggere e ascoltare ciò che attrae il vostro interesse. Anche questa regola vale anche____me, che devo realizzare episodi differenziati,____raggiungere i gusti____tutti.

6) Sesta regola d’oro: Domande e risposte sulle storie ascoltate: I principianti e anche chi ha un livello più alto, deve esercitarsi____subito e provare____rispondere (con la propria voce)____delle facili domande____quanto ascoltato,____questo modo l’apprendimento diventa attivo, non passivo: voi partecipate attivamente e così imparare ad usare parole diverse, parole alternative, verbi e tempi diversi. Ci sono diversi modi____rispondere alla stessa domanda.

7) Parlare: l’ultima regola ma non____importanza. Oggi abbiamo i social, abbiamo whatsapp, abbiamo le chat____cui possiamo parlare____persone____ogni parte del mondo.

Usate tutti questi strumenti____parlare,____ascoltare e____scrivere, ma soprattutto____parlare, perché una lingua non si chiamerebbe così se non si dovesse parlare.____questo modo, rispettando queste sette regole d’oro, va____sé che ci sarà un miglioramento del vostro livello____italiano e questo avverrà anche____modo veloce. Gli amanti della grammatica si mettano l’anima____pace.

Spero che questo episodio rispetti le sette regole d’oro e che voi possiate riuscire____terminare l’ascolto avendo la voglia____rifarlo altre volte. Provate____stampare il dialogo e____riempirlo____le preposizioni semplici. E ascoltate poi la soluzione nel secondo file audio che trovate____questo episodio.____chi è interessato, abbiamo realizzato altri episodi dedicati alle preposizioni semplici. Date un’occhiata se avete tempo.____poco questo episodio sarà terminato. Solo il tempo____un saluto e un’ultima raccomandazione: trovate un amico____cui condividere i vostri episodi: farlo____due sarà più piacevole e produttivo!

Un saluto____Giovanni

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Chi di dovere

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Trascrizione

Ciao a tutti, “chi di dovere” è l’espressione che voglio spiegarvi oggi. Io sono Giovanni e voi state ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com.

Tre parole compongono questa frase, questa espressione, che si usa solamente nella forma orale.

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Chi è un pronome, è significa “colui che” o “colei che” cioè “la persona che“. Quindi chi indica una persona. Non si può quindi usare per gli animali e per gli oggetti.

Di è una preposizione semplice. Si usa in moltissimi casi diversi. Vi consiglio un episodio dedicato proprio alle preposizioni semplici.

La parola dovere, infine, è un verbo e un sostantivo. Il dovere come sostantivo si contrappone solitamente al diritto.

Come verbo infatti indica l’obbligo di fare qualcosa. “Io devo fare qualcosa” significa che io sono tenuto a fare qualcosa,  che sono obbligato a fare qualcosa.

Nella frase di oggi la parola “dovere” funge da sostantivo.

Quindi stiamo parlando di una persona, perché c’è il “chi”, e di un dovere: qualcuno forse ha un dovere da fare?

In realtà non c’è nessuno che ha un dovere da fare. Ma siamo vicini al concetto di dovere.

Vediamo perché.

L’espressione in effetti fa riferimento a qualcuno, questo è vero, quindi il pronome “chi” ha proprio questa funzione, ma “di dovere” indica qualcosa di molto generico.

Non si sta indicando una persona che conosciamo, qualcuno di preciso, una persona precisa.

Questa espressione possiamo anche vederla come una frase accorciata. La vera frase potrebbe cioè essere più lunga.

Ad esempio, se in ufficio accade qualcosa che io ritengo non sia corretta, potrei decidere di riferire l’accaduto al direttore o a qualcuno che ha capacità decisionale, qualcuno che possa prendere adeguati provvedimenti. In modo generico potrei dire:

Quello che è accaduto non deve più accadere, quindi riferirò a chi di dovere.

Riferirò a chi di dovere: voglio dire che l’accaduto sarà riferito a qualcuno che possa fare qualcosa.

Non mi sto riferendo ad una persona precisa, ma solamente alla figura che questa persona rappresenta.

Potrebbe trattarsi del direttore, del dirigente di un ufficio, del responsabile di un servizio.

Insomma, sto parlando della persona (o dell’ufficio) alla quale tocca o compete fare qualcosa.

Questa persona o quest’ufficio ha un potere, evidentemente.

Questa persona ha un ruolo, e potremmo dire che ha un “dovere”.

Spesso infatti parliamo di una figura professionale, di qualcuno che ha una responsabilità che deriva dal lavoro che fa, dal ruolo che occupa. Quindi questa persona ha un dovere, un dovere professionale.

Ecco perché si dice “chi di dovere”. Si intende dire:

Chi, di dovere, svolge questa funzione

Chi, di dovere, ha responsabilità in merito

Chi, di professione, ha il potere di fare qualcosa.

Mentre ho pronunciato queste frasi ho aggiunto sempre qualche parola in più rispetto a “chi di dovere” ed inoltre ho fatto una pausa dopo la parola “chi” , ed infatti ho anche messo una virgola:

chi, di dovere, svolge questa funzione.

Un modo veloce e discorsivo di esprimere lo stesso concetto è proprio:

Chi di dovere.

Senza fare pause, quindi senza mettere virgole, e senza aggiungere altro. Il concetto è chiaro così.

Vi faccio altri esempi:

Mi trovo in ospedale e devo fare delle analisi del sangue. Vado allo sportello amministrativo e la persona addetta a parlare con i clienti mi dice:

Compili questo foglio, scriva tutte le informazioni personali, dopodiché io provvederò a inoltrare la sua richiesta a chi di dovere!

Quindi il foglio verrà consegnato a qualcun’altro, e precisamente alla persona a cui spetta questo compito, cioè alla persona cui va consegnato perché è proprio questo il suo compito.

Fa parte del suo “dovere” ricevere queste informazioni.

Ho usato diversi verbi finora parlando di responsabilità e dovere: Spettare, competere, toccare.

Il verbo “toccare” può sembrare strano da usare in questo contesto, poiché non stiamo parlando di mani e di tatto.

Toccare in questo caso equivale a spettare, competere.

Ah quasi dimenticavo: se invece conoscete la persona responsabile, cioè la persona alla quale spetta la responsabilità. Potete ugualmente usare l’espressione di oggi, se volete aggiungere che, in caso di sua assenza o indisponibilità, la responsabilità è di un’altra persona che la sostituisce. In tal caso potete sempre usare “chi di dovere” e dire dire ad esempio:

La responsabilità spetta a Giovanni o a chi di dovere

oppure:

La responsabilità spetta a Giovanni o chi per lui.

oppure

Bisogna inviare il documento a Francesca o (a) chi di dovere

Bisogna inviare il documento a Francesca o (a) chi per lei.

In questi casi quindi non sapete chi è il sostituto di Giovanni o Francesca (o non siete sicuri), potete usare entrambe le espressioni, ma se volete sottolineare la sostituzione meglio usare l’espressione “o a chi per lui/lei”.

Vediamo ancora questi verbi che abbiamo usato quando si parla di responsabilità: spettare, competere e toccare.

A chi tocca fare questo lavoro?

A chi spetta?

A chi compete?

Chi è il responsabile?

Di chi è la responsabilità?

Di chi è la competenza?

Di chi è la spettanza?

Sicuramente toccare è il più informale di tutti, ma è molto usato informalmente.

Facciamo un ultimo esempio. Ammettiamo che una persona abbia un incidente per colpa dell’amministrazione di una città.

Ad esempio una persona che cade in una buca nel terreno in città.

Questa persona potrebbe chiedere al sindaco della città, o a chi di dovere, di intervenire, per riparare il danno alla strada.

Questo cittadino non conosce le responsabilità dell’amministrazione, ma questo non significa che non possa lamentarsi, quindi nella sua lettera chiede un intervento da parte di chi di dovere.

“L’ufficio responsabile deve intervenire”, questa è la richiesta da parte del cittadino, pur non conoscendo di chi sia esattamente la responsabilità.

A chi spetta intervenire? A chi tocca? A chi compete? Non si sa, ma si spera che l’ufficio responsabile intervenga.

Bene un piccolo esercizio di ripetizione adesso. Ripetete dopo di me.

Chi di dovere

Spediamo il documento a chi di dovere

Chiedo a chi di dovere di intervenire

Speriamo che, chi di dovere, faccia immediatamente qualcosa.

Giovanni mi ha detto di aver parlato con chi di dovere sabato scorso.

Ciao ragazzi, al prossimo episodio di italiano semplicemente.

Un abbraccio da Giovanni.

Rifarsi con gli interessi

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Trascrizione

Rifarsi con gli interessi. Questa è la frase che vi spiego oggi. State ascoltando la voce di Giovanni e questo è uno dei tanti episodi presenti su italianosemplicemente.com.

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Sapete cosa sono gli interessi? Facciamo una breve panoramica su questa parola, così capirete bene la frase di oggi in un secondo momento. Sarà anche l’occasione per vedere qualche verbo particolare.

Se andate in banca e chiedete dei soldi in prestito, vedrete che ciò che prendete in prestito dalla banca deve essere restituito indietro alla banca, ovviamente. Ma non basta la cifra che avete preso. Bisogna aggiungere gli interessi.

Se prendete €100 in prestito probabilmente dovrete restituirne circa €105.

€100 di capitale e €5 di interessi. I cinque euro rappresentano il compenso della banca, cioè il guadagno della banca.

La parola interesse ha anche altri significati come sapete.

Ad esempio è un’attrazione verso qualcosa che quindi attira il vostro interesse.

Inoltre l’interesse è un affare, una faccenda, un’attività da cui si può ricavare un vantaggio, un utile. I due significati sono ovviamente legati perché se puoi ricavare un vantaggio da qualcosa allora questo qualcosa attira o riscuote il tuo interesse.

È interessante notare i verbi legati alla parola interesse, in particolare mi interessa parlarvi di badare e curare, che hanno ciascuno due significati diversi.

Si può badare al proprio interesse o ai propri interessi. Badare significa prestare attenzione, avere cura in questo caso. L’interesse di cui si parla è il vantaggio personale, l’interesse personale, cioè che è importante per la singola persona. Non si parla necessariamente di denaro.

L’altro significato di badare è riferito alle persone, come ai bambini o agli anziani. Esiste anche la figura della badante nel caso degli anziani. La/il badante è chi si occupa, chi ha cura degli anziani (il senso è lo stesso di prima ma si riferisce alle persone). Nel caso dei bambini è la baby sitter (detta “Tata” in italiano) che bada (cioè ha cura) ai bambini.

In questo caso non possiamo chiamarla “badante”, che è solo la persona che si occupa delle persone anziane non autosufficienti.

L’altro verbo è curare: curare gli interessi.

Curare e simile a badare quando si parla di interessi. Nulla a che fare con la guarigione però. Non si tratta di curare una malattia, ma di curare gli interessi, avere cioè cura degli interessi. Sono gli avvocati che curano gli interessi di una persona. Si parla di interessi economici quindi. Non esiste solamente l’avvocato però.

Ad esempio la persona che cura gli interessi delle star, delle persone famose si chiama “agente“.

Quella che cura gli interessi dell’attore o degli atleti si chiama “manager“, ma nel caso dei calciatori ad esempio si sente parlare di “procuratore“.

Comunque quando parliamo di “rifarsi con gli interessi”, la frase di oggi, parliamo dell’interesse economico, quello che la banca ottiene in più oltre al capitale prestato. Questi interessi, come tutti voi saprete, aumentano al passare del tempo.

Si dice che gli interessi “maturano“, come se fossero un frutto di un albero. Ma in effetti se ci pensate bene, i soldi, come si dice, fruttano, nel senso che, come la frutta sugli alberi, al passare del tempo gli interessi aumentano.

Anche un investimento può fruttare, cioè può rilevarsi un buon investimento. Ma rimaniamo agli interessi.

“Rifarsi con gli interessi” contiene il verbo rifarsi. Un verbo che ha diverse interpretazioni.

Questa frase si usa quando un affare non va molto bene. Quando dico affare intendo solitamente una questione economica, legata ai soldi, ma in realtà in senso figurato posso usare l’espressione anche in altre circostanze.

Rifarsi con gli interessi significa che in futuro andrà meglio. Oggi non è andata come speravo, ma in futuro andrà meglio, meglio anche di quanto speravo accadesse oggi.

In futuro avrò una soddisfazione talmente alta che compenserà l’insoddisfazione di oggi.

Ad esempio:

Oggi un affare economico è andato male, non sono contento di quanto accaduto, ma domani mi rifarò con gli interessi. Domani i mie guadagni saranno superiori delle perdite di oggi.

Rifarsi, questo è il verbo utilizzato, verbo riflessivo, non è come rifare.

Io mi rifaccio

tu ti rifai

lui si rifà

Noi ci rifacciamo

Voi vi rifate

Loro si rifanno

Rifarsi significa riprendersi economicamente recuperando i soldi spesi, oppure prendersi la rivincita su qualcuno o qualcosa. Non sempre il significato è economico.

Nella frase di oggi è però importante usare “con“: rifarsi con gli interessi. Questo perché il verbo rifarsi può avere altri significati. E’ un verbo che può ingannare. Non facilissimo da usare

Se dico:

Il pugile, dopo aver perso il primo incontro, si è rifatto con il secondo avversario.

Questo significa che inizialmente il pugile perde il primo incontro, ma il secondo lo vince. Il pugile si è rifatto con il secondo avversario. Il pugile ha avuto una rivincita col secondo avversario, ha quindi vinto il secondo incontro. Lo ha battuto, lo ha sconfitto.

Se invece dico:

Mi rifaccio una vita

Questa frase significa che la mia vita tornerà quella di prima. Non c’è “con“.

Devo recuperare la mia vita, farla tornare come prima. Sto parlando solo di me stesso, non mi sto rifacendo “con” qualcos’altro.

Perdo una sfida con Giovanni? Mi posso rifare con Luigi. Perdo anche con Luigi? Posso cercare di rifarmi con Andrea.

Se va male anche con Andrea, dovrò cercare di rifarmi una reputazione, visto che ho perso con tutti!

Adesso vediamo la frase di oggi:

Nella frase “rifarsi con gli interessi” il verbo rifarsi si riferisce a qualcosa che va recuperato. Gli interessi rappresentano qualcosa in più che si otterrà in futuro. Questo qualcosa in più, come abbiamo visto, nel linguaggio economico finanziario possiamo chiamarli “interessi”.

Rifarsi con gli interessi dunque rappresenta una soddisfazione che si otterrà in futuro che riuscirà a compensare abbondantemente la delusione di oggi, e posso usarla anche al di fuori dei discorsi che riguardano il denaro.

Facciamo alcuni esempi.

L’attaccante della Juventus non è riuscito a mettersi in mostra con la maglia della sua Nazionale ai Mondiali, ma si è rifatto con gli interessi nella stessa Juventus, vincendo lo scudetto.

Lo studente non riusciva a migliorare il proprio italiano, ma con Italiano Semplicemente spera di rifarsi con gli interessi.

Vedete che io sto facendo esempi che non hanno a che fare con i soldi, ed in effetti l’espressione si sua quasi sempre in modo figurato.

Non è un’espressione formale naturalmente.

Se volete esprimere lo stesso concetto in senso più formale anziché dire:

Mi sono rifatto con gli interessi

Potete dire (ripetete dopo di me):

Ho pienamente compensato le perdite

Ho risanato pienamente il fallimento iniziale

Ho ampiamente risanato la condizione iniziale

Mi sono riscattato abbondantemente dalla sconfitta iniziale

Ho completamente ripreso la condizione iniziale, ottenendo ancora di più

Concludo facendovi notare altri due modi il usare il verbo rifarsi:

Rifarsi = intervenire chirurgicamente modificando i connotati di una persona

Es: l’attore si è rifatto il naso

Rifarsi a” che significa, tra le altre cose, riferirsi a, fare riferimento a. Ad esempio, se vi volessi spiegare il verbo “cavarsela” mi conviene rifarmi ad un podcast realizzato la settimana scorsa, in cui ho spiegato il significato di questo verbo. Quindi potrei aggiungere qualcosa ma comunque mi rifarei a quell’episodio.

Analogamente mi posso rifare a quanto già ho detto nella spiegazione delle sette regole d’oro per sottolineare l’importanza della ripetizione dell’ascolto. Ascoltate dunque questo episodio più volte.

Rifarsi il letto = rifare il proprio letto, sistemare il proprio letto in modo ordinato dopo aver dormito; farlo tornare come prima.

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Il troppo stroppia

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Buongiorno cari amici di Italiano Semplicemente, l’espressione che oggi vorrei spiegarvi è: “Il troppo stroppia“.

State ascoltando la voce di Giovanni che vi parla dalla città di Roma.

Tre parole dunque: il, troppo, stroppia. Si tratta di un noto proverbio usato in tutta Italia.

Un proverbio, quindi un detto, qualcosa che si tramanda di generazione in generazione, e che contiene un messaggio che rappresenta un insegnamento, qualcosa che può essere utile per vivere. Questo è un proverbio.

Naturalmente tutti voi stranieri vi starete chiedendo cosa significhi “stroppia“. Si tratta semplicemente di un verbo, e precisamente il verbo è STROPPIARE. Un verbo usato quasi sempre solo all’orale e abbastanza popolare.

Stroppiare è un verbo italiano, che deriva, cioè proviene, ha origine da un altro verbo: il verbo STORPIARE. Questa è la forma corretta in realtà.

Ripeti: storpiare, stroppiare

È necessario che io vi spieghi innanzitutto questi due verbi: storpiare e stroppiare.

Storpiare, se cercate sul vocabolario, significa deformare, cioè cambiare forma.

Il verbo stroppiare invece è, come vi dicevo, la variante popolare di storpiare. In pratica il verbo storpiare si è modificato e col tempo è nato anche il verbo stroppiare.

Succede qualche volta nella lingua italiana che da una parola ne derivi un’altra, ne scaturisca un’altra con lo stesso significato. Volete un esempio in più?

Su due piedi mi viene in mente la parola bisnonno, che è il padre del nonno, quindi bisnonno o bisonna = nonno/nonna due volte (il bisnonno è quindi il genitore del nonno o della nonna). Ebbene, a volte alcuni italiani pronunciano “sbinnonno” con la s iniziale.

Questo è un fenomeno fonetico per cui un suono può cambiare posizione all’interno di una parola.

Quindi stroppiare e storpiare hanno lo stesso significato e significano deformare, cambiare forma. Si passa da una forma originale, che aveva un senso ed una funzionalità, ad una forma diversa, che non ha più un senso vero.

Le cose che si stroppiano, che vengono stroppiate o che si storpiano, quindi hanno qualcosa di sbagliato. È una deformazione con un senso negativo. È un danneggiamento.

C’è un’opera, un dipinto del Pittore Spagnoletto che si chiama “Lo storpio”.

Se cercate su internet troverete questo dipinto che rappresenta una persona (si tratta di un bambino) che ha una caratteristica precisa: è storpio alla mano e anche al piede. Oppure possiamo dire che ha una mano storpia e un piede storpio.

Significa che la mano è stata storpiata, cioè danneggiata, tagliata. La mano ha perso la sua funzionalità, come anche il piede. Il ragazzo quindi è storpio alla mano ed al piede. Non si tratta di una deformazione qualsiasi dunque. C’è un danno anche.

Storpio, è vero, significa deforme nella braccia o nelle gambe, cioè minorato negli arti, e si dice anche “sciancato” nel caso delle gambe, facendo riferimento alle anche, che sono delle ossa.

In questi casi di deformazione fisica il termine stroppio si usa meno di storpio. Ma nel nostro proverbio invece “il troppo stroppia” è molto più diffuso rispetto a “il troppo storpia”.

Adesso siamo ad intuito capaci di provare a dare una spiegazione al proverbio.

E’ il troppo che stroppia! Quindi il troppo, cioè l’esagerazione, o anche l’abbondanza, l’eccesso, in qualsiasi cosa, crea una negatività, una deformazione negativa, che non fa bene.

Chiaramente il suono della parola “troppo” è simile a “stroppia” ed i proverbi spesso hanno una caratteristica fonetica di questo tipo; c’è quasi sempre una rima o un gioco di parole o un gioco di suoni che sono simili tra loro in un proverbio.

Quindi quando c’è un eccesso, un’abbondanza esagerata, anche nel caso di cose apparentemente belle e positive, si crea una situazione che nuoce, una situazione negativa.

Ogni eccesso quindi è negativo. Questo è il senso della frase.

Anche una grande fortuna, una eccessiva ricchezza (una ricchezza “smodata“, si dice anche) puo diventare controproducente, negativa.

Gli eccessi guastano, deformano, sciupano, rendono peggiori.

E’ come se un eccesso di quantità non rendesse più possibile la gestione e l’utilizzo, e per questo si rivela negativo.

Il proverbio in realtà ha anche altre versioni simili. Si dice anche in altri modi: “Il troppo è troppo“; oppure “ogni troppo è troppo“, “quando è troppo è troppo“.

Abbiamo visto in altri episodi anche altre frasi che giocano con le parole: chi non risica non rosica“, una espressione che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale, parlando di rischi ed opportunità.

Ma ce ne sono altre come “volente o nolente” , “chi dice donna dice danno” (in questo caso un’espressione discriminatoria contro le donne), o anche “capire fischi per fiaschi“, “dalle stelle alle stalle“.

Volevo farvi notare anche che Stroppiare e storpiare iniziano con la lettera s.

Spesso la lettera esse si usa per dare un senso di troppo, di intensità. Pensate alla differenza tra battere e sbattere, parlare e sparlare.

Insomma il troppo è troppo, quindi stroppia. C’è intensità quindi che porta ad una deformazione, un danneggiamento.

Come possiamo usare questo proverbio?

Possiamo pensare al denaro come ho detto prima, che porta sempre a cose negative quando è troppo ed arriva all’improvviso.

Possiamo pensare ad un’amicizia o ad una relazione di coppia. Stare troppo vicini ad una persona fa diventare il rapporto un rapporto eccessivamente morboso, porta a privazioni della libertà.

Pensate al lavoro: va bene lavorare perché senza lavoro non c’è dignità, ma troppo lavoro non va bene. Bisogna ricordarsi che il lavoro serve a vivere e non il contrario. Il troppo stroppia anche in questo caso.

Fate ginnastica, perché fa bene, ma non esagerate: anche la mente e l’anima vanno curate: il troppo stroppia.

Una virtù può diventare un vizio, un pregio può diventare un difetto, un vantaggio si trasforma in svantaggio.

Il proverbio è molto diffuso ed è presente anche in rete, se fate una ricerca lo potete verificare personalmente.

Vi ricordate l’espressione “attaccare il pippone“?

L’abbiamo spiegata sulle pagine di italianosemplicemente.com qualche tempo fa. Un’espressione abbastanza simile a “il troppo stroppia” o “il troppo storpia” , ma in quel contesto si fa riferimento solamente all’esagerazione nel parlare.

Bene allora facciamo un breve esercizio di ripetizione prima di concludere:

Il troppo stroppia

Il troppo storpia

Notate anche la pronuncia della o in questi due casi: storpia, stroppia

Storpiare

Stroppiare

Eccesso

Esagerazione

Deformazione

Danneggiamento

Ora vi saluto perché ho già parlato abbastanza e il troppo stroppia anche in questo caso.

Un saluto da Giovanni. Vi lascio ascoltare un esempio di utilizzo della frase di oggi. La voce è di Bogusia, un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia: Io non sono una cicciona, questo no, ma visto che si approssima l’estate e siccome ho una certa mole che mi pesa addosso, dopo l’inverno, mi sono detta: basta Bogusia, il troppo stroppia, mettiamoci a digiuno, che inizierò mercoledì prossimo ricorrendo alla dieta depurativa. Mi prendo la briga di nutrirmi solamente di verdure per almeno quattro settimane.

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Una notizia di calciomercato dal Brasile. Episodio di ripasso.

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti, bentornati su Italiano Semplicemente. Io sono Giovanni, ed oggi ci occupiamo di buone notizie, una buona occasione anche per ripassare alcune espressioni tipiche italiane che abbiamo già spiegato sulle pagine di Italianosemplicemente.com. Una buona idea vero?

Vorrei in particolare ascoltare una buona notizia dal Brasile.

Ci sono buone notizie dal Brasile? Ci risponde il nostro inviato Andrè Arena da San Paolo. Andrè è membro dell’associazione Italiano Semplicemente, con la sua rubrica che si chiama “quasi 100 secondi con Andrè Arena“. A te la parola Andrè.

Andrè: Ancora buongiorno da André Arena, vi parlo dal Brasile, ed oggi vi voglio raccontare qualcosa dal mio paese, come di consueto. Non intendo però annoiarvi con una brutta notizia oggi.

Andrèarena.jpg

Quasi 100 secondi con Andrè Arena

È stato difficile ma sono riuscito a trovarne una buona che riguarda il Brasile.
Parliamo di Calcio, in particolare del cosiddetto Calciomercato.

A questo riguardo il Brasile è il maggior esportatore di talenti al mondo!

Sono più di 1.200 infatti i calciatori brasiliani impegnati nei campionati esteri!

Da uno studio risulta che alle spalle del Brasile si collocano i giocatori francesi, seguiti da argentini, serbi e britannici.

Questa settimana arriva a Roma il giovanissimo attaccante Felipe Estrella Galeazzi che è stato appena acquistato proprio dalla squadra giallorossa che come immagino sappiate è una delle più importanti squadre di calcio in Italia.

Quest’anno, male che va, dovrebbe arrivare almeno quarta.

Quella capitolina è, tra l’altro, la stessa squadra in cui hanno militato, fantastici calciatori verdeoro, fenomeni come il centrocampista Falcão, l’ala Cafú, il difensore Aldair è, più recentemente, il portiere Alisson.

Felipe proviene dalla squadra della Ferroviaria, club della città di Araraquara, nello stato di San Paolo.

Araraquara è lo stesso posto dove è nato Careca, l’ex calcitatore del Napoli e della nazionale brasiliana, sicuramente uno dei più grandi attaccanti brasiliani!

La storia si ripeterà? A priori si tratta di un acquisto di prospettiva, vista l’età, comunque tutti i tifosi romanisti sperano che Felipe si rilevi subito un grande cannonieri.

Lo vedremo a posteriori.

Che ne pensi Giovanni?

Proprio tu che l’anno scorso quando sei venuto in Brasile hai comprato una maglietta della Ferroviaria come se avessi avuto qualche presentimento!

Giovanni: Eh, hai ragione Andrè, credo di essere l’unico in Italia ad avere una maglietta della squadra dell’Araraquara!! Bella notizia comunque, sia per me per tutti i romanisti. Durante il tuo breve episodio hai usato alcune espressioni di cui ci siamo già occupati; nell’ordine hai utilizzato:

  • Il verbo intendere che è un verbo che appartiene alla categoria verbi professionali, più usato nel mondo del lavoro e la spiegazione fa parte del corso di italiano professionale;
  • male che va, quando hai detto che quest’anno la squadra della Roma dovrebbe arrivare, male che va, almeno quarta. Quindi nella peggiore delle ipotesi dovrebbe arrivare quarta. Spero che tu abbia ragione Andrè;
  • “a priori” ed “a posteriori”, due locuzioni spiegate in un unico episodio ed utilizzate quando ci si riferisce al tempo e a come ci poniamo rispetto ad esso;
  • tra l’altro, una locuzione utilizzatissima nei dialoghi parlati e scritti.

Andrè ha anche usato dei termini del mondo del calcio, come “calciomercato“, un’unica parola che indica Il complesso delle trattative per il trasferimento, definitivo o temporaneo, di un giocatore di calcio da una società a un’altra, ma è una parola usata anche in politica, a volte. Nel “gergo” della politica, è la stessa cosa ma i calciatori sono gli uomini politici: si parla sempre di una contrattazione privata con la quale il capo di uno schieramento politico cerca di indurre singoli parlamentari a passare dalla propria parte politica offrendo loro denaro o incarichi di prestigio. Non è una bella cosa quindi parlare di calciomercato nella politica.

Poi, parlando dei giocatori brasiliani, Andrè ci ha parlato dei ruoli del gioco del calcio: il portiere (che difende la porta), il difensore, che è un giocatore arretrato di una squadra, non solo di calcio, cui sono affidati compiti di difesa. Il difensore gioca in difesa, quindi il suo ruolo è difendere la squadra. Poi il centrocampista, che gioca a centrocampo. Nel gioco del calcio, il centrocampista (un’unica parola) è ciascuno dei giocatori a cui è affidato il compito d’impostare il gioco nella zona di centrocampo, facendo da collegamento tra la difesa e l’attacco. Infine l’attaccante, che è il giocatore il cui compito è segnare i gol per la propria squadra, quindi attaccando, appunto, gli avversari. L’ala, al plurale “le ali”, nel gioco del calcio ma anche nell’hockey, ecc. l’ala è il giocatore schierato a destra o sinistra del campo; c’è quindi l’ala destra e l’ala sinistra: Cafù (il giocatore brasiliano che ha giocato nella Roma) giocava come ala destra. Per chi volesse approfondire il linguaggio del mondo del calcio ricordo che c’è anche un episodio espressamente dedicato a questo argomento pubblicato su italianosemplicemente.com.

Allora Andrè, la prossima volta la sfida sarà ancora più difficile. Ti sfido a trovare una bella notizia brasiliana nel mondo della cronaca. Una bella sfida vero?

Un saluto a tutti da Roma.

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Va da sé

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Trascrizione

Buongiorno a tutti e benvenuti su Italiano semplicemente.

Oggi cari amici, vediamo una espressione abbastanza colloquiale.

Come tutte le espressioni di questo tipo, risulta molto utile quando si parla in modo informale, cioè in modo colloquiale appunto, con persone che conosciamo.

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L’espressione è “va da sé”. La frase ha a che fare con un argomento che abbiamo già affrontato, quell’episodio in cui vi ho parlato di come esprimere le conseguenze, che vi invito a leggere ed ascoltare.

In quell’episodio abbiamo visto, se ricordate, molte modalità di esprimere cause ed effetti, in particolare gli effetti di una azione.

Abbiamo visto infatti parole come perciò, quindi, di conseguenza e molte altre parole ed espressioni.

La puntata di oggi, dicevo, ha a che fare con le conseguenze, perché “va da sé” può essere un modo per esprimere la conseguenza di qualcosa, l’effetto di qualcosa, ma questa frase non esprime solamente una conseguenza, ma una conseguenza ovvia, una conseguenza scontata, automatica, naturale, che tutti riescono a capire. Questa è la caratteristica della locuzione “va da sé”.

Vi faccio un esempio:

Quando scaricate una applicazione sul vostro cellulare e scoprite che contiene molta, troppa pubblicità, va da sé che questo dà fastidio a tutti.

Quindi vogliamo dire che è naturale che un eccesso di pubblicità dia fastidio a tutti. Va da sé che troppa pubblicità dà fastidio a tutti, è fastidiosa infatti. È una cosa abbastanza ovvia, non esiste nessuno a cui faccia piacere la pubblicità.

Oppure, un altro esempio:

Se ascoltate persone parlare italiano in modo comprensibile per 30-60 minuti al giorno, va da sé che il vostro italiano farà un bel salto di qualità. Va da sé che migliorerete velocemente, quindi è scontato, è ovvio, per tutti funziona così, non c’è da stupirsi, è assolutamente comprensibile da tutti, non c’è bisogno di molte spiegazioni a riguardo. In poche parole “va da sé”.

D’altro canto, posso anche dire che va da sé che per imparare anche a parlare, occorre provare proprio a parlare, di tanto in tanto, e va da sé che se parlate tutti i giorni sbaglierete sempre meno e vi abituerete a ascoltare la vostra voce senza imbarazzo. E va da sé che in questo modo non potrete che migliorare di giorno in giorno.

Vedete quindi che si tratta di una espressione molto facile da capire. Non si usa molto nello scritto però, soprattutto nelle comunicazioni formali con persone che non si conoscono.

Provate a ripetere qualche frase anche voi, così da mettere in pratica ciò che vi ho appena detto sull’importanza del parlare:

Va da sé che se andate in vacanza con un’automobile nuova avrete meno rischi di rimanere in panne sull’autostrada.

Se fate i bravi, dice una mamma ai bambini, va da sé che avrete più possibilità di ricevere un bel gelato come premio.

Va da sé che se ripeto a voce alta questo esercizio qualcuno potrebbe prendermi per matto.

Bene ragazzi, vi sarete accorti che ogni volta che uso “va da sé” c’è sempre la congiunzione “che” a seguire immediatamente: va da sé che. Questo non dimenticatelo, altrimenti va da sé che gli italiani potrebbero non capire.

Ma perché si usa questa espressione per esprimere qualcosa di ovvio?

Beh, “va da sé”, se analizziamo questa locuzione, significa “è automatico”, “va da sola”.

“Va” è il verbo andare (io vado, tu vai, lui va) ed indica un’azione, un qualcosa che si muove. Si parla della conseguenza di qualcosa, è questo che si muove da solo. Si parla di una logica conseguenza, e che quindi “va da sé”, cioè si muove da sola, cioè “non ha bisogno di aiuto”.

Stiamo parlando quindi di un qualcosa di semplice da capire, perché non ha bisogno di spiegazioni dettagliate: va da sé.

La parola “sé” (con l’accento) sta quindi ad indicare un qualcosa che va avanti senza l’intervento o l’aiuto di altri: da sé, cioè da sola.

Ci sono altre espressioni molto simili che usano la parola “sé” in questo stesso modo. Il significato può cambiare ma sé è usata nello stesso modo.

Farò altri episodi su questo argomento, per il momento vorrei solamente farvi capire che il “sé” in questo senso è comune ad altre espressioni:

Se dico ad esempio che una cosa “procede da sé”, ebbene sto dicendo la stessa identica cosa, ha lo stesso identico significato. Procedere è proprio come andare, quindi una cosa, quando procede, va avanti.

Non identiche sono le espressioni “di per sé” o “da per sé” che hanno un diverso significato, che spiegheremo in un altro episodio che contengono comunque la parola “sé” con lo stesso senso di “da solo”, senza l’aiuto di altro.

La cosa si capisce facilmente con la locuzione: “da sé”, più breve, che significa semplicemente “da solo, da sola”, ad esempio nell’espressione:

Chi fa da sé fa per tre”, simpatica espressione che indica che chi fa le cose da solo, senza coinvolgere altre persone, le fa meglio, come se a farle fossero state tre persone.

Fare da sé” quindi vuol dire proprio “fare da solo/sola”, diverso, completamente diverso da “farsi da sé” che usa il verbo fare in modo riflessivo. Rimandiamo le spiegazioni dettagliate in un futuro episodio di Italianosemplicemente.com.

Fare da sé però ve lo spiego subito. Infatti fare da sé può essere anche sostituito da “andare da sé”, e questo può generare la frase “va da sé” che si riferisce alla terza persona singolare.

Quello che voglio dire è che “va da sé” si può usare anche in senso proprio, nel senso di andare fisicamente, ed in questo caso mi riferisco a delle persone o cose che si muovono da sole e non a dei concetti e a delle conseguenze.

Ad esempio, se qualcuno mi chiede:

Come va tuo figlio a scuola? Qualcono lo accompagna con la macchina?

Io potrei rispondere: no, nessuno lo accompagna, va da sé! Mio figlio va a scuola da sé. Il che equivale a dire che mio figlio fa da sé. Mio figlio fa da sé, oppure va da sé. Il significato è lo stesso ma significa semplicemente che lui, mio figlio, fa da solo, lui non viene aiutato e pertanto va o fa da solo, o anche va da sé.

Mio figlio pertanto va a scuola da solo, non lo accompagna nessuno, ma va con le proprie gambe, e comunque insieme a nessun altro.

Abbiamo terminato l’episodio di oggi, grazie a tutti per l’ascolto, grazie ancora ai donatori che sostengono economicamente il progetto di Italiano Semplicemente, che è quello di aiutare gli stranieri ad imparare questa bella lingua.

Ciao a tutti. Va da sé che questo episodio è terminato.

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