412 – Il verbo fregarsene

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Rispondo ad una domanda che mi ha fatto Doris, membro dell’associazione Italiano semplicemente. Doris mi ha chiesto la differenza tra “me ne frego” e “me ne frega”.

Grazie della domanda Doris.

Allora: Quando siete o non siete interessati a qualcosa, quando provate o non provate interesse, un modo molto informale per esprimere questo concetto è usare il verbo fregarsene.

Parliamo di interesse e disinteresse, ma se usiamo il verbo fregarsene è soprattutto per esprimere disinteresse:

Io me ne frego
Tu te ne freghi
Lui se ne frega
Noi ce ne freghiamo
Voi ve ne fregate
Loro se ne fregano

Se dico che me ne frego di te significa che non mi interessa nulla di te.

Si tratta di un forte disinteresse, quasi di un disprezzo.

Usate questo verbo con moderazione perché può essere molto offensivo.

Tu te ne freghi di me

Significa che non sei per niente interessato a me. Non hai alcun interesse per me.

Mario se ne frega di Francesca

Significa che Mario non è per niente interessato a Francesca.

Ora, cosa succede se invece vogliamo esprimere il significato opposto, cioè che non è vero che non siamo interessati?

Vediamo, nelle tre frasi che abbiamo visto sopra, come fare:

Il contrario di “me ne frego di te” sarebbe:

Non me ne frego di te

Di te non me ne frego

Ho detto sarebbe perché questo verbo come ho detto si usa quasi esclusivamente per esprimere un forte disinteresse.

Infatti se volete veramente dire che provate interesse, meglio usare la seguente forma:

Non è vero che me ne frego di te!

Di te non me ne frego affatto!

Il tono da usare è anch’esso importante per far capire le proprie intenzioni.

Perché si può creare questo malinteso? Perché dovete poi sapere che esiste anche “me ne frega” e “non me ne frega niente/nulla“.

A me non frega nulla

A te non frega nulla

A lui non frega nulla

A noi non frega nulla

A voi non frega nulla

A loro non frega nulla

Sempre uguale. Non cambia mai. Questa è la versione, possiamo dire “maleducata” dell’uso di un altro verbo: importare. Lo vediamo tra un po’.

Questa forma, allo stesso modo del verbo fregarsene, si usa per mostrare prevalentemente un forte disinteresse.

Di te non me ne frega niente

Non mi frega nulla della scuola (più informale)

Non me ne frega nulla della scuola

Che me ne frega della grammatica! Mi basta leggere e ascoltare.

Non sono ricco? Che mi frega! Mi basta avere molti amici ed essere in salute.

In questo caso si aggiunge “non“:

Non mi frega di…

Non mi frega niente di…

Non me ne frega nulla di…

Significa che non sono per niente interessato a qualcosa.

Un’alternativa è iniziare con “che” o “ma che”:

Che me ne frega?

Che mi frega?

Ma che ne ne frega a me?

Si tratta di una domanda retorica ovviamente.

Se rivolgo la domanda ad un’altra persona diventa invece un consiglio a fregarsene:

Che te ne frega di Giovanni? Non dare ascolto alle sue parole!

Oppure è una vera domanda, sebbene un po’ arrabbiata:

Giovanni, ma tu sei innamorato di Sofia?

E a te che te ne frega? Fatti gli affari tuoi.

Equivalente a (usando fregarsene):

Fregatene!

Te ne devi fregare!

Insomma nelle due forme viste si usa quasi esclusivamente per esprimere un forte disinteresse.

Quando invece voglio mostrare interesse invece in genere non si usano queste due forme.

Si può fare ma solo per negare il disinteresse. Ad esempio:

Non è vero che non mi frega nulla di te

Non è vero che me ne frego di te

Se vogliamo esprimere interesse meglio usare un’altra modalità: usare il verbo importare, di cui abbiamo accennato prima.

Se qualcosa è importante per te, allora a te importa di questa cosa.

A me importa imparare l’italiano

Vuol dire che l’italiano è importante per me.

A te importa qualcosa si me?

La domanda equivale a:

Sei interessato a me?

Sono importante per te?

Posso usare questo verbo anche per mostrare disinteresse, se una cosa non è importante:

A me non importa se mi tradisci

Non ci importa se non venite alla festa

A loro non importa nulla di voi

Questo verbo si può quindi usare sia per mostrare interesse sia disinteresse.

Quando uso “non mi frega” e “chi se ne frega”, sebbene questa forma si usi quasi sempre solo x mostrare un forte disinteresse (ed è anche maleducata come detto) funziona allo stesso modo di importare.

Mi importa = mi frega

Non mi importa = non mi frega =

Non me ne importa = non me ne frega.

“Non mi frega” e “chi se ne frega” si usano soprattutto quando siete arrabbiati:

Non mi frega niente di te!

Lo vuoi capire che non mi frega più nulla di te? Io amo un’altra donna!

Lo stesso è con il verbo fregarsene:

Non sei d’accordo con me? Me ne frego!

Me ne frego se non vuoi indossare la mascherina 😷. Indossala e basta!

Adesso la domanda nasce spontanea: quando uso fregarsene e quando uso “non mi frega”?

Sono ugualmente utilizzate. Ma c’è una differenza.

Fregarsene, e quindi ad esempio “me ne frego” è più ostentativa, più forte, denota più sicurezza di sé, ed è anche più provocatoria, sprezzante.

Se qualcosa non ci interessa per niente, se non è importante per noi, se il nostro interesse è rivolto ad altre cose, possiamo dire che non ce ne importa nulla o che, se siamo arrabbiati, che non ce ne frega niente.

Se invece vogliamo mostrare forza, prepotenza, se vogliamo mostrare disinteresse verso le difficoltà e gli ostacoli o verso le opinioni delle altre persone, “me ne frego” (quindi fregarsene) è più indicato. Somiglia molto a:

Vado avanti lo stesso

La cosa mi è assolutamente indifferente

La cosa non mi tange

Me ne Infischio

Posso usarlo anche per combattere un atteggiamento di prepotenza:

Non puoi fregartene di tutti, indossa quella mascherina!

Se te ne freghi sempre di tutti non puoi pensare di risultare simpatico!

Tutti se ne fregano di me. Ma io gli dimostrerò che valgo!

Ci sarebbero anche i verbi “fottersene” e “sbattersene” ma sono molto volgari quindi faccio a meno questa volta di spiegarli.

Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente.

Adesso ripassiamo qualche espressione passata con Bogusia, anche lei membro dell’associaizone.

Bogusia: Finalmente è arrivata una ottima spiegazione dell’uso del verbo fregarsene. Si dà il caso che tante volte ho sentito queste diverse frasi e qualcosa non mi tornava. Si poneva la domanda: perché lo usano gli italiani?

Però avevo una fifa blu, non volevo appunto sembrare dura di comprendonio . Ho abbozzato troppo a lungo con questo mio atteggiamento perché per poter ingranare come si deve bisogna smarcarsi dalle diverse paure, darsi alla disperazione non serve neanche. Essere accondiscendenti e dire sempre di si, assecondare chi fornisce le spiegazioni non sufficienti non è cosa.

Diciamo all’insegna dell’amicizia, uno strappo alla regola perché no. Però alla lunga non serve a chicchessia.

Passi che alcuni argomenti non ci interessano, passi pure che non sempre ci gira bene ma non chiedere mai lascia il tempo che trova.

Bisogna prendere e chiedere. Grazie a Doris per aver fatto le pulci a Gianni, si vede che le importa parecchio dell’italiano.

n. 95 – FREGARSENE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

carmen martin alonso

LINK UTILI

Trascrizione

Andrè (Brasile): buongiorno a tutti, sono Andre dal Brasile! Gianni mi a lanciato una sfida. Mi ha chiesto di realizzare un episodio per i “due minuti con italiano semplicemente” con un soggetto a mia scelta.

lo dovrei farlo assolutamente da solo (quasi, ovviamente 😄)! Gli ho subito risposto: stai scherzando? E’ troppo difficile, e lui: è qui che casca l’asino!

Quindi, non vi dico che agitazione che mi è presa!

Gianni: Parlo sul serio, prima o poi tutti i membri devono esordire in questa rubrica e cimentarsi nella realizzazione di un episodio da soli.

André: Va bene Gianni, cercherò di farlo come si deve, comunque non so quale argomento posso utilizzare e poi chi se ne fregherà di quello che dirò?

A proposito, ho appena utilizzato il verbo pronominale FREGARSENE:

io me ne frego, tu te ne freghi, lui se ne frega ecc…

sapete cosa significa questo verbo che è molto usato dagli italiani in contesti informali?

Quindi questo è un verbo utilizzato per dimostrare un totale disinteresse, un disprezzo di qualcosa.

Vi faccio un esempio:

Ehi Gianni, hai visto che la Roma ha perso la seconda partita in questa stagione? Mamma mia, ogni due per tre veniamo battuti!

-beh André, e chi se ne frega?

Bravo, chi ne se frega! A volte sembra una domanda, ma in realtà è una esclamazione. Informale, è vero, e anche abbastanza sgarbata. Usatela solo con gli amici.

Ripassiamo le espressioni passate

Ulrike (Germania 🇩🇪 ):

Vuoi una frase di ripasso fatta di punto in bianco ma con tutti gli annessi e connessi, quindi come si deve? Si dà il caso che stia preparandomi per una corsetta allora non vedo come possa farla io in men che non si dica. Temo allora che tocchi anche questa volta a te.

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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I verbi Pronominali (no panic!)

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Oggi vediamo, come vi avevo promesso, i verbi pronominali.

Tranquilli, non spaventatevi, perché questa non sarà una noiosa lezione di grammatica. Renato, che saluto, mi ha chiesto di dire qualcosa sui verbi pronominali, ed io voglio aiutarlo. Non lo aiuterò però iniziando a parlare dei verbi pronominali spiegando le regole, le tipologie eccetera, perché ci sono centinaia di siti e pagine web in cui si fa questo. Quello che farò è utilizzare il mio solito metodo, quello delle sette regole d’oro. Non verrò meno ai miei principi quindi. Venire meno a dei principi significa cambiare il proprio comportamento, non applicare le regole che secondo me sono importanti. I principi sono generalmente le regole morali, ciò che guida il comportamento, quindi i principi riflettono il proprio pensiero; riguardo alla lingua italiana io dico sempre che i principi sono quelli descritti nelle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente. Dico sempre che studiare la grammatica non serve per comunicare in italiano, non serve almeno all’inizio, è noioso e richiede tempo. Se vi spiegassi i verbi pronominali nel classico modo che tutti utilizzano, finirei per annoiarvi e la lezione verrà dimenticata in due o tre giorni. Invece se sarò divertente e piacevole avrete voglia di ascoltarla ancora.

Dunque caro Renato, spero che la cosa non ti dispiaccia e come hai detto tu, utilizzando proprio un verbo pronominale, spero che te la spasserai ascoltando la mia spiegazione. Spassarsela significa divertirsi, ed entrambi sono appunto due verbi pronominali. Io mi diverto è uguale a io me la spasso.

Bene, allora i verbi pronominali: brutta parola. Sembra quasi qualcosa che può spaventarci. No problem comunque. I verbi pronominali sono come i verbi normali, ed infatti ciò che cambia è solamente una cosa. La regola generale da ricordare, facilissima, è che un verbo normale diventa pronominale quando il verbo è rivolto a se stessi. Tutto qui.  Quasi tutti i verbi possono diventare pronominali, ma ci sono anche dei verbi che si usano solamente nella forma pronominale, ma l’uso di tutti questi verbi pronominali, caro Renato, si impara solamente parlando, ascoltando e parlando. Il nostro cervello lavora da solo, non ha bisogno di essere riempito di nozioni, la comunicazione è automatica, perché serve alla sopravvivenza.

Capisco che i maniaci della grammatica possono a questo punto dire: non è possibile, non si insegna italiano in questo modo! Ma io sono tutto d’un pezzo perché il metodo ha funzionato su di me e so quindi che funziona. Ho appena detto che sono tutto d’un pezzo, e quindi devo spiegare che Essere tutto d’un pezzo significa essere sicuri e non farsi venire dubbi.

Vediamo alcuni esempi: dicevo che un verbo diventa pronominale quando si riferisce a se stessi. Quasi tutti sono così. Cosa significa? significa che fare, cioè il verbo “fare”, diventa il verbo “farsi”. Ad esempio, vediamo la frase: “fare del male”, è una frase normalissima, e  fare del male significa compiere del male. Non c’è nessun verbo pronominale qui. Il verbo fare è utilizzatissimo in italiano, sia nelle frasi normali che in quelle idiomatiche.

Ma io posso anche dire che io “mi faccio del male“. Io mi faccio del male vuol dire che io faccio del male a me stesso.

Quindi io vi dico ad esempio che studiare la grammatica serve a “farsi del male”. Se voi studiate la grammatica fate male a voi stessi. ecco: non ho usato un verbo pronominale ora.

Ma posso ugualmente dire che se studio la grammatica anziché ascoltare io mi faccio del male: “faccio del male a me stesso” è uguale a “mi faccio del male”.

In generale si dice “farsi del male”. Studiare la grammatica è farsi del male. Questo è sicuro.

Io mi faccio del male se studio la grammatica

Tu ti fai del male se studi la grammatica

Lui si fa del male se studia la grammatica

Noi ci facciamo del male se studiamo la grammatica

Voi vi fate del male se studiate la grammatica

Essi (o loro) si fanno del male se studiano la grammatica.

Molto facile quindi non farsi del male, basta non studiare la grammatica.

Così come fare del male diventa farsi del male, allo stesso modo funzionano anche molti altri verbi, quasi tutti direi.

Ci sono però alcuni verbi che si usano solo nella loro forma pronominale. Io vi dico questo solamente perché l’ho letto su alcuni siti web. Non sapevo neanche che questi verbi si chiamassero in questo modo: pronominali, perché davanti c’è il pronome: mi faccio, ti fai, mi lavo, ti lavi, si lava, ci laviamo eccetera. Comunque Renato tu nel tuo esempio mi facevi alcuni esempi di verbi pronominali: svignarsela, battersela, filarsela, darsela, bersela, aspettarsela ecc.

Hai citato quasi tutti verbi che si usano solamente nella loro forma pronominale. Perché svignare non esiste, battere invece esiste, ma esiste anche battersi e appunto battersela, che ha tutto un altro significato, lo stesso vale per filare, che esiste ma non c’entra con filarsela , così come dare e darsela sono verbi diversi. Riguardo a bersela invece esiste bere, e bersela è la versione idiomatica , dal senso figurato. Lo stesso vale per aspettarselo,  o aspettarselo,  versione pronominale di aspettare.

Mi hai in particolare chiesto di spiegare il significato di questi verbi e il loro uso nei diversi tempi verbali.

Allora per fare questo vi racconterò una storia, una storia che mi riguarda, quindi una storia vera e userò, nel raccontare questa storia, tanti verbi pronominali, cercando di includere proprio i verbi che mi hai chiesto tu ed anche qualcun altro, sempre pronominale. Sentirete un piccolo suono ogni volta che pronuncio un verbo pronominale, in qualsiasi forma. Prima il suono, poi il verbo pronominale. Tutto ciò che sentirete è realmente accaduto proprio al sottoscritto.

Pronti? via!

Una volta, ai tempi dell’università, mi piaceva farmi del male.

Infatti spesso (io ho fatto l’università a Roma) andavo a fare gli esami e, non so perché, mi attraeva l’idea di non andare preparatissimo agli esami. Studiavo un po’, e non appena mi sentivo pronto, non appena sentivo che avevo delle possibilità di potermela cavare, mi buttavo! Provavo a fare l’esame, pur sapendo che avrei potuto farmi molto del male. Qualora infatti il professore mi avesse trovato impreparato avrebbe pensato: questo ragazzo adesso me lo mangio vivo! Io diciamo che sono sempre stato una persona ottimista, mi ritengo un ottimista di natura, quindi mi dicevo (dicevo a me stesso): rischio, o la va, o la spacca (ps: frase idiomatica).

E mi trovavo così a fare l’esame, di fronte al professore che si aspettava sicuramente uno studente preparato,  e non si aspettava di certo uno studente che amava farsi del male come me. Dico questo perché qualche volta mi sono fatto veramente del male: una volta un professore mi ha tenuto mezz’ora in più, dopo l’esame, per farmi una bella ramanzina, mi ha sgridato spiegandomi che non si andava a fare gli esami nella speranza che poteva andarmi bene, ma quando si fa un esame si deve essere preparati, altrimenti poi viene voglia di svignarsela.

Se il professore scopre che non sei preparato potrebbe sempre scapparci una brutta figura e il primo pensiero che viene in mente è battersela il prima possibile! Scappare, darsela a gambe levate!  Certo, filarsela non è una cosa positiva, ed è anche una cosa che non si può fare, ma io non pensavo a questa eventualità. Ma succede, e quando succede occorre starci. Io ero ottimista e mi aspettavo sempre che tutto andasse bene.

Di fatto, due volte in particolare mi è andata male. La prima volta il secondo anno di università: il professore mi fece delle domande ed io non sapevo assolutamente la risposta. Io allora mi aggiustavo la cravatta, cominciavo cioè ad innervosirmi, e non aspettandomi una domanda che non sapessi, dicevo semplicemente: non lo so!

Non lo so! Questa è veramente una cosa che ci si deve guardar bene dal dire, che cioè non si deve mai dire all’università, ma questo l’ho imparato col tempo: credo che bisogna cascarci almeno una volta nella vita. Guardatevi bene dal dire “non lo so” se il professore vi fa una domanda e voi non sapete come rispondere.

Un’altra volta invece oltre a non essermi preparato abbastanza, non mi ero neanche vestito in modo elegante, e vestirsi in modo elegante spesso è apprezzato dai professori.

Il professore in questo caso non mi ha neanche interrogato. Ha iniziato a prendersela con me e mi ha detto che io non rispettavo l’università, che non rispettavo l’istituzione dell’università. Io non mi aspettavo ovviamente una reazione del genere da parte sua. Prima mi ha detto che dovevo tagliarmi la barba, poi che è necessario vestirsi bene. Insomma ci ha dato dentro di brutto! Non è stato facile uscirne!

Io speravo la piantasse con questa storia dei vestiti e della barba, ma lui continuava: “io ci tengo molto alla forma” – diceva – “lei non me ne voglia per questo ma anche lei deve rendersi conto che non basta prepararsi, è importante anche la forma, come ci si presenta”. Insomma, per farla breve, mi ha bocciato senza neanche farmi una domanda.

Insomma, immaginatevi come io sia rimasto sconvolto da questa esperienza. E immaginatevi anche come io fossi vestito quando poi sono tornato a fare l’esame, che ho poi superato anche con un bel voto.

Insomma vi ho raccontato questa storia perché volevo dirvi che quando si rischia può capitare di spuntarla, spesso la si può fare franca, cioè può capitare che tutto vada bene, ma può capitare di non farla franca, di non riuscire a spuntarla, di non farcela, ma quello che conta è che alla fine l’obiettivo venga raggiunto e di coraggio ce ne vuole per sopportare fino alla fine prima di farcela.

Bene, credo che in questo racconto sono riuscito ad utilizzare tutte le forme possibili dei verbi pronominali, ce ne sono molte. Ho evidenziato i verbi utilizzati quindi chi legge ed ascolta nello stesso tempo può ascoltare il suono che segnala il verbo pronominale e nello stesso tempo può vedere che il verbo pronominale è stato messo in grassetto, cioè è più scuro; si nota perché è più scuro del resto del testo.

Spero Renato che sia riuscito oggi a suscitare il tuo interesse e quello degli altri membri della famiglia, e nello stesso tempo che io sia riuscito a farvi capire cosa siano i verbi pronominali. Ora potete anche dimenticare che esistono! La cosa importante invece è che ripetiate l’ascolto di questo file audio. Più volte (Repetita Iuvant: prima regola d’oro di Italiano Semplicemente). Ripetendo vedrete che non avrete bisogno di studiare le regole per saper esprimervi in italiano. Anche “esprimersi”  è un altro verbo pronominale, e quindi se siete capaci di comprendere e di dire correttamente la frase: “io riesco ad esprimermi in italiano” senza problemi vuol dire che avete capito e che non avete bisogno di studiare la grammatica dei verbi pronominali. Se poi siete appassionati di grammatica me ne farò una ragione. Anche qui ho usato un verbo pronominale: il verbo “farsene“.

Prima di completare l’episodio con l’esercizio di ripetizione voglio però ringraziare di cuore tutti coloro che hanno utilizzato lo strumento Donazione, e quindi che mi hanno aiutato con una loro donazione e questo mi rende molto felice perché significa in qualche modo che è apprezzato quello che faccio, e questo mi dà anche molta motivazione per andare avanti e fare nuovi episodi. Grazie quindi a Lya dalla Danimarca a Ulrike dalla Germania, che sono gli ultimissimi, ma mille grazie anche a Leyla, ad Anastasia ed agli altri che si uniranno in futuro. Mi rendo conto del vostro sforzo e spero di continuare anche in futuro a meritarlo.

Ora per concludere vi propongo il consueto esercizio di ripetizione (settima regola). Vi propongo di provare 3 verbi pronominali: i verbi fregarseneinfischiarsene e curarsene. Fregarsene, infischiarsene e curarsene sono tre verbi pronominali molto simili tra loro, e si usano tutti e tre per dire se siete o non siete interessati a qualcosa o a qualcuno.

Fregarsene di qualcosa vuol dire non essere interessati a questa cosa. Infischiarsene è la stessa cosa: non vi interessa, non vi importa nulla. Questi due verbi esistono solamente nella forma pronominale. Se dite al vostro fidanzato o fidanzata ad esempio la frase: “me ne infischio di te!“, vuol dire che a voi non interessa nulla di lui o di lei. Voi non siete interessati a lui: ve ne fregate, ve ne infischiate, non ve ne curate. Non curarsi di qualcosa quindi equivale a fregarsene, infischiarsene, ma occorre mettere il “non” davanti. Infatti non curarsi è una conseguenza di non essere interessati. Se  qualcosa non vi interessa come conseguenza non ve ne curate di questa cosa, non prestate attenzione a questa cosa.

Ok, iniziamo, non pensate alla grammatica ma limitatevi a ripetete: ascoltarsi (cioè ascoltare se stessi) fa bene al vostro italiano:

Io me ne sono sempre infischiato della grammatica!

Tu te ne sei sempre fregato della grammatica!

Lui non si è mai curato della grammatica.

Noi ce ne siamo sempre fregati della grammatica!

Voi ve ne siete sempre fregati della grammatica!

Loro non si sono mai curati della grammatica.

Ciao a tutti.

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