Per quieto vivere

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Buongiorno a tutti, anzi buonasera perché il Italia ora sono le sedici in punto.

Oggi voglio spiegarvi una espressione molto comune in Italia che recita così: “per quieto vivere”. Cominciamo dalla parola per. Come al solito vediamo infatti prima le parole poi l’espressione intera.

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“Per” è una preposizione semplice.

Il significato di “per”, della preposizione “per” è non univoco: non c’è un unico significato.

Infatti per, ad esempio, è anche il segno della moltiplicazione. Quanto fa 3 per 2? Fa sei.

Cioè quant’è il risultato dell’operazione tre moltiplicato per due? Tre per due significa quindi tre moltiplicato per due, e se moltiplico due volte il tre ottengo il numero 6: tre per due fa dunque sei.

Bene, ma in questo caso della moltiplicazione “per” non è una preposizione ma è semplicemente un segno matematico.

Nel caso della frase “per quieto vivere” la preposizione “per” esprime invece una finalità, un motivo. A quale scopo? Per quale motivo?

Ad esempio se io dico: “vado al mare per prendere il sole”.

Ebbene perché vado al mare? Risposta: per prendere il sole, vado al mare per prendere il sole; il motivo per cui vado al mare è prendere il sole; lo faccio per quello, per prendere il sole; è questa la finalità, il motivo.

Dunque perché pratico yoga? “Per rilassarmi” potrei rispondere, oppure posso rispondere “perché è rilassante”, oppure “per essere in pace con me stesso”.

Ci sono altri significati della preposizione “per” ovviamente, che non approfondiamo oggi, vi faccio solo alcuni esempi in cui “per” ha altri significati:

1) per indica la Durata: nevicò per tre settimane di seguito (che freddo!)

2) per indicare la modalitàricevere un pacco per posta;

3) per indicare una destinazione: c’è una lettera per te;

4) per indicare una distribuzioneuno per ciascuno; uno per volta; occhio per occhio, dente per dente;

5) per indicare una conseguenza: sei troppo stupido per capire; sei troppo intelligente per comportarti in questo modo;

6) nei verbi fraseologici: “sta per arrivare”;

Dunque in questo caso “per quieto vivere” significa “al fine di quieto vivere”, che però suona malissimo, non è bello a sentirsi e perciò non si usa.

Quieto: la parola quieto è un aggettivo: “quieto”, che al plurale diventa “quieti” e “quiete” al femminile. Questo aggettivo si usa spesso come aggettivo per le persone ma si usa spesso anche col vento, con l’acqua, coi fiumi eccetera.

Quieto infatti significa che non si muove, che è in stato di quiete (si dice anche così) cioè  che non si muove o si muove con moto lento, si muove cioè lentamente. Significa quindi privo di turbamento, non c’è nulla che turbi, che disturbi la cosa che viene definita in questo modo.

Si dice infatti: “le acque quiete del fiume”, “l’aria quieta” (al femminile infatti quieto diventa quieta), “il cielo quieto”, che vuol dire il cielo senza vento. Anche una strada o un quartiere possono essere quieti. Io ad esempio abito in una strada quieta alla periferia di Roma: una strada tranquilla.

Se invece parlo di una persona, una persona quieta è tranquilla, calma, senza preoccupazioni. Una persona quieta ha un comportamento composto, calmo, quindi un ragazzo solitamente calmo e tranquillo posso definirlo come un ragazzo quieto, che ama la vita regolare e ordinata. Anche un intero popolo può essere definito quieto. Spesso poi quieto è inteso come il contrario di nervoso, ansioso, agitato, quindi a delle persone nervose posso quindi dire: ehi, calmi, cercate di stare quieti.

In questo caso, nella nostra frase, parlo di “quieto vivere“.

Il “quieto vivere”, queste due parole, si usano praticamente sempre nella frase “per quieto vivere“, a meno che non diciate una frase tipo questa: “mi piace il quieto vivere”. Ecco, questa frase vuol dire che mi piace vivere tranquillamente, in quiete, in tranquillità. Infatti la parola “quiete” è anche un sostantivo femminile. La quiete è pertanto la tranquillità, la calma, e “stare in quiete” significa stare in tranquillità.

Qualcuno di voi conoscerà forse la poesia di Giacomo Leopardi che si intitola: “La quiete dopo la tempesta“, composta nel 1829, famosissima poesia che è citata dagli italiani ogni volta che attraversiamo un periodo difficile, un periodo di “tempesta”, che può essere inteso anche come tempesta emotiva, di emozioni. In tali casi si dice spesso: aspettiamo la quiete dopo la tempesta, cioè aspettiamo che la tempesta si calmi e che arrivi la quiete.

“Vivere in quiete” è quindi vivere in tranquillità.

Solitamente, dicevo, si dire spesso “per quieto vivere”, ed in particolare “si fanno” delle cose per quieto vivere. Ad esempio se non voglio litigare con mia moglie e invece preferisco lasciar correre, cioè preferisco evitare di discutere, quindi se ad esempio dico:

non faccio valere le mie ragioni solo per il quieto vivere;

Cioè non discuto, non contraddico, non inizio una discussione, non cerco di insistere cercando di far valere le mie ragioni, e quindi non combatto perché amo il quieto vivere, e per quieto vivere, solo per quieto vivere, non contraddico mia moglie.

Facciamo un altro esempio. Parlando di una mia amica, posso dire di lei che:

per amore del quieto vivere vive in casa sua con la suocera;

La suocera è la madre del marito, e quindi la mia amica, per quieto vivere, cioè per non discutere o litigare col marito vive in casa sua con la suocera oltre che col marito.

La frase “quieto vivere” è ovviamente una espressione prevalentemente di uso orale, che fa parte del linguaggio di tutti i giorni.

Da notare la parola quiete da origine anche alla parola inquietudine ed anche agli aggettivi inquieto e inquieta.

L’inquietudine è uno stato emotivo, quindi quando una persona si sente piena di inquietudine si dice che è una persona inquieta: dentro di sé non c’è una calma, non c’è una tranquillità interiore, bensì c’è ansia, c’è turbamento. Quando una persona è inquieta si dice anche che “non trova pace“. E’ un sentimento molto diffuso l’inquietudine, soprattutto negli adolescenti, intorno ai 16-18 anni di età.

Ognuno di noi credo, prima o poi, abbia sperimentato nel corso della sua vita questo stato d’animo. Quando ci sentiamo incompleti, che ci manca qualcosa, quando ci sembra di essere alla ricerca di qualcosa ma non sappiamo neanche cosa stiamo cercando, oppure quando ci sentiamo nervosi ma non sappiamo il perché, ebbene, in tutti questi momenti stiamo provando l’inquietudine, emozione che possiamo definire come insita da sempre nella natura umana.

Bene ragazzi spero di non aver turbato le vostre emozioni, ma soprattutto spero di essere riuscito a spiegarvi bene questa espressione. Se volete potete contattarmi su Facebook o WhatApp per chiedere ulteriori spiegazioni.

Dite ciò che pensate perché se per quieto vivere restate in silenzio non imparerete bene la lingua italiana.

Prima di lasciarvi ringrazio coloro che sostengono Italiano Semplicemente con una donazione e vi ricordo che il 1 giugno 2017 i donatori saranno premiati in diretta Facebook, quando verrà estratto il vincitore che avrà tutta la prima parte del corso di italiano professionale, cioè tutti i file audio e le trascrizioni delle espressioni da usare in ambito professionale. Si tratta di circa 200 espressioni, 15 ore di audio e 200 pagine in formato PDF.

Se ci saranno molte donazioni ci saranno anche altri premi, come delle lezioni personalizzate. Vediamo come andrà.

Un saluto a tutti da Giovanni.

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Grandi personaggi italiani: Umberto Eco

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Buongiorno, amici di Italiano Semplicemente. Spero stiate tutti bene. Dunque oggi inizia una serie di episodi dedicati ai grandi personaggi italiani.
Lo avevo preannunciato nel corso dell’ultimo episodio, quando abbiamo parlato di terremoto e dei termini più usati quando si parla di terremoto, articolo tra l’altro molto apprezzato a giudicare dal numero delle visite.

Ebbene sulla pagina Facebook vi avevo chiesto da quale grande personaggio italiano iniziare e ho notato che c’è stato molto interesse su questo argomento; ne sono molto felice, quindi ho solamente l’imbarazzo della scelta:
Valentino Rossi per il MotoGP, Umberto Eco per la letteratura, Garibaldi per ciò che ha fatto per l’Italia, Dante Alighieri, chi non conosce la Divina Commedia? I grandi artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo,  Pinturicchio, Giotto, il Ghirlandaio,  Cimabue, Brunelleschi, Bernini,  Caravaggio. Chi più ne ha, più ne metta! C’è anche chi mi ha proposto Nerone; bene. Abbiamo quindi il materiale per un paio di anni di lavoro.

Inizialmente, pensando a questa idea, avevo proposto ai visitatori di Italiano semplicemente l’attore Roberto Benigni, ed anche Rita Levi Montalcini per la letteratura, o anche Pavarotti, famoso cantante lirico, ma voglio considerare ovviamente le vostre indicazioni quindi vorrei iniziare con Umberto Eco.

Prima di iniziare a parlare di Umberto Eco, vorrei darvi una piccola informazione che probabilmente non avete ancora notato, perché pubblicando molti episodi recentemente siete giustamente concentrati su questi, ma vorrei accertarmi del fatto che avete notato che ho creato una pagina che si chiama DONAZIONE. DONAZIONE è una pagina che serve ad aiutare i creatori di contenuti come me, ad aiutare tutte le persone che mettono dei contenuti a disposizione gratuitamente a raccogliere dei fondi che possono donare i donatori. I donatori sono le persone che consumano i contenuti gratuiti, come voi in questo caso, e questa pagina dà la possibilità ai donatori di aiutare il creatore di contenuti attraverso una donazione mensile. Ogni mese voi donate una piccola somma, e quello che è veramente stupefacente è che si può donare anche 1 solo euro. Questo vuol dire che voi potete donare anche 1 euro al mese e così potete aiutare il creatore di contenuti e la pagina internet che seguite. Potete ovviamente pagare usando qualsiasi altra moneta e potete, ovviamente, fermarvi quando volete voi, potete decidere di pagare quanto e quando volete voi. Uno strumento molto flessibile dunque. Quello che mi piace di questo sistema è che è basato sulla fiducia ed è basato sulla volontà: voi non siete obbligati a farlo, potete continuare semplicemente a consumare i contenuti senza aiutare Italiano Semplicemente e ad ogni modo, credo che sia un sistema niente male; non a caso viene utilizzato in molti siti web.

Sapete che Italiano Semplicemente sta crescendo grazie a voi tutti ed io vi ringrazio di questo. Non è facile per me che ho anche un lavoro e una famiglia da seguire quindi devo trovare il tempo per occuparmi anche di ciò di cui sono appassionato. Non ho mai messo alcuna forma di pubblicità sul mio sito perché so che può dar fastidio e può distrarre i visitatori. Quindi continuerò ad occuparmi di voi e a fare in modo che possiate migliorare il vostro italiano con divertimento e se possibile senza annoiarvi.

Se volete aiutare la missione di Italiano Semplicemente, in alto sul sito c’è il pulsante “donazione” e vedrete che è semplicissimo e velocissimo, soprattutto se avete Paypal. Ad ogni modo vi ringrazio di dedicare il vostro tempo per considerare questa possibilità. Non so neanche se funziona ancora, fatemi sapere se avete problemi.

Allora parliamo di Umberto Eco ora: Il motivo di questa scelta è che il primo che me l’ha proposto mi ha ricordato una cosa su Umberto Eco, vale a dire una sua frase celebre che è la seguente:

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”

Umberto Eco è morto abbastanza recentemente, a Milano, il giorno 19 febbraio di quest’anno, del 2016, dopo aver vissuto per 84 anni. Infatti Umberto Eco nasce ad Alessandria, il giorno 5 gennaio 1932. Attenzione perché (apro una piccola parentesi) ho appena detto “nasce” ad Alessandria e non ho detto invece “è nato” e neanche “nacque” ad Alessandria. Ho usato dunque il presente del verbo nascere. Come mai? Non si tratta di un errore: è corretto, quando si parla di nascite, e quando si parla di qualcuno che è nato in un certo luogo in una certa data posso talvolta dire: “nasce”: Umberto Eco nasce ad Alessandria, oppure Umberto Eco nasce nel 1932. Anche nei testi scolastici è comune l’uso del presente; per esempio: “Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785″. Attenzione però perché se la persona è ancora viva, in tal caso si usa dire “è nato”. Vi potrebbe venir voglia di dire che Umberto Eco “era nato” ad Alessandria poiché ora è morto, ma in realtà non si usa fare questo, anche se dal punto di vista grammaticale non sarebbe scorretto. Diciamo che “nasce nel” o “nasce a ” quindi al presente è una forma che si usa quando la persona è morta. Chiudiamo la parentesi; è solamente per dirvi che la grammatica non sempre ci è di aiuto per parlare ed esprimerci correttamente

Tornando ad Eco, non parlerò oggi ovviamente di tutta la sua vita e di tutto quello che ha fatto, anche per non annoiare i visitatori. Quello che farò, ogni volta, in questa rubrica, è ricordare alcune cose, alcuni fatti importanti, alcune cose “degne di nota” di un personaggio. Quando una cosa è degna di nota vuol dire che è importante. Degna di nota vuol dire degna di essere citata, degna di essere ricordata. Degna significa che ha dignità, quindi degna vuol dire che vale la pena di ricordare.

La frase precedentemente citata è una frase infatti veramente degna di essere citata. La lettura è una delle cose che veramente ci distingue dall’animale. C’è anche una famosa frase di Mark Twain secondo la quale “chi non legge non ha nessun vantaggio su chi non sa leggere“. Anche questa è una frase di grande effetto.

Ma innanzitutto perché è famoso Umberto Eco e perché vale la pena di essere ricordato? Non è solo per questa frase evidentemente. Eco è stato un uomo nato in una famiglia normale; era figlio di un semplice impiegato delle Ferrovie dello Stato, quindi  non di personaggi famosi. Apparteneva insomma ad una famiglia normale. Ha studiato filosofia, laureandosi nel 1954. Nella sua vita Umberto Eco si interessò in realtà di molte cose: prima di filosofia e cultura medievale, successivamente si è interessato molto alla comunicazione dei mass media e all’influenza dei mass media nella cultura di massa, ma anche di politica e di molti altri aspetti. Oggi mi soffermerò in particolare su alcune curiosità che riguardano Umberto Eco, che credo siano interessanti per chi segue Italiano Semplicemente.

Mi ha colpito che Eco ad esempio sia stato un grande appassionato di fumetti, ed in particolare di un fumetto di nome “Dylan Dog“, un fumetto del quale anche io stesso sono stato molto appassionato in passato. Mi ha molto colpito questa cosa. Umberto Eco diceva che lui poteva leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog tranquillamente per giorni e giorni senza mai annoiarsi.

Per chi non lo conosce, Dylanj Dog è il famoso “indagatore dell’incubo“, nome sicuramente complicato per voi stranieri. L’Indagatore  dell’incubo è colui che indaga sull’incubo, cioè Dylan Dog è un indagatore, cioè un investigatore, come Sherlock Holmes ad esempio, ed è un investigatore dell’incubo, lui indaga, investiga, sull’incubo. L’incubo è la parola indicata per descrivere un brutto sogno, un sogno pauroso. Pensate che questo fumetto ha anche dedicato uno dei suoi numeri ad Umberto Eco, ed in questo fumetto, in questo numero, il personaggio protagonista, che si chiama appunto Dylan Dog, è stato affiancato proprio da Umberto Eco, per fare, pensate un po’, un’indagine sull’origine delle lingue del mondo. Un’indagine per capire, per scoprire l’origine, cioè come sono nate, le lingue nel mondo.

Umberto si occupa anche di narrativa, ed è all’età di 48 anni fa il suo ingresso nel mondo della narrativa. Il suo più grande successo è il libro dal titolo “Il nome della rosa“, un successo strepitoso che è stato tradotto in moltissime lingue diverse, ben 47 se non sbaglio. Probabilmente moltissimi di voi avranno letto Il nome della rosa.

Una delle caratteristiche più note di Umberto Eco era sicuramente l’umorismo. Questa è un’altra cosa degna di nota, secondo me. Si è parlato dell’umorismo come di una vera arma letteraria di Umberto Eco. Il fatto stesso di citare Dylan Dog vicino alla Bibbia e ad Omero ne è una chiara dimostrazione, secondo me.

Umberto Eco si è occupato anche della lingua italiana. Lo ha fatto in moltissimi modi diversi a dire il vero, e vorrei soffermarmi un po’ su questo aspetto perché chi ascolta questo podcast sono sicuro troverà interessante le idee di Umberto Eco in proposito. In una intervista del 2011, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, Eco parla ad esempio dei dialetti italiani. I dialetti sono diffusissimi in Italia. Un dialetto è una lingua che si parla in una specifica parte dell’Italia; il dialetto ha quindi un ambito geografico limitato, si parla in un ambito geografico limitato ed in Italia ci sono moltissimi dialetti, moltissime lingue che sono simili alla lingua italiana, chi più chi meno: alcuni dialetti sono veramente difficili da comprendere però.

Molti dialetti sono più famosi degli altri, perché più caratteristici, perché spesso legati a personaggi italiani famosi: parlo del dialetto napoletano, che si parla quindi a Napoli e dintorni, o del dialetto siciliano. Questi due dialetti sono sicuramente più famosi degli altri. Non ci dimentichiamo del dialetto romano inoltre. Ci sono però dialetti altrettanto caratteristici ma meno famosi all’estero, come il dialetto sardo, che si parla in Sardegna, il dialetto milanese eccetera. Potrei continuare all’infinito, perché in Italia in realtà ogni piccolo paese, anche il più piccolo di 100 abitanti ha un suo dialetto caratteristico: qualche volta si parla di una leggera inflessione, di una leggera differenza nella lingua parlata rispetto ad altri dialetti, ed altre volte si tratta di una vera e propria lingua, che può essere anche molto diversa dalla lingua italiana come dicevo prima.

Ebbene Umberto Eco in questa intervista del 2011 parla della lingua italiana e parla anche delle differenze tra la lingua italiana e le altre lingue. Trovo personalmente molto interessante ciò che ha detto in proposito.

“…e un lettore inglese che prendesse in mano il Canterbury Tales di Chaucer (nota: XIV secolo) che è scritto in middle english….. non riuscirebbe a capire niente, mentre un italiano prendendo in mano un libro sessant’anni prima di Chaucer, “nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura“, capisce benissimo”

Umberto Eco ci spiega che la lingua italiana non si è evoluta un granché, tra Leopardi e Petrarca ci sono 500 anni di differenza e non si nota molto la differenza nel linguaggio tra i due grandi letterati.

Umberto Eco dice poi, facendo uso dei suoi studi sulla comunicazione dei mass-media, che esiste un diffuso linguaggio basico che si è diffuso grazie soprattutto alla televisione, e questo ha messo in crisi i dialetti. I dialetti ovviamente hanno sofferto quindi la diffusione dell’italiano basico, ma i dialetti sono una buona cosa o sono considerati una cosa negativa per la lingua italiana e per l’Italia in generale?

Dobbiamo considerare i dialetti locali come una caratteristica di arretratezza culturale, come segno di ignoranza oppure i dialetti sono una cosa da proteggere perché preziosa?

Eco sottolinea come gli esperti della lingua italiana fino a qualche anno fa auspicavano che si abbandonasse l’uso dei dialetti per favorire l’uso della lingua italiana nazionale. Oggi invece gli stessi linguisti credono che i dialetti siano un patrimonio da conservare e si chiedono come fare per evitare l’estinzione dei dialetti, considerati quindi come qualcosa di prezioso, da conservare e proteggere. Ma l’italiano sta comunque cambiando; si evolve, si sviluppa lo stesso nonostante il basic-italian diffuso dalla TV: negli anni 50 in una famiglia italiana i genitori parlavano in dialetto ed i figli che andavano a scuola parlavano l’italiano. Oggi le parti pare si siano invertite. Ora i figli sono cresciuti e sono diventati genitori ed i figli di oggi, dice Umberto Eco, non sanno più parlare italiano, perché i giovani usano molto gli sms, ed oggi ancora più del 2011 usano molto Facebook e Whatsapp, in cui si usa un linguaggio semplificato, fatto di sigle e di scorciatoie, di parole tagliate ed acronimi inventati. Le nuove generazioni leggono meno dei loro genitori, leggono meno i giornali e guardano meno la TV. I giovani preferiscono brevi messaggi, anzi, brevi sms.

Spero che i giovani che seguono Italiano Semplicemente invece siano dei buoni lettori ed anche dei buoni ascoltatori. Trovo la frase di Umberto Eco veramente molto profonda, soprattutto nella parte finale quando dice: “la lettura è un’immortalità all’indietro”, vale a dire con la lettura si vive più a lungo, ma la vita si allunga all’indietro, indietro all’infinito, fino a  diventare immortali: la lettura è un’immortalità all’indietro.

Spero che questa nuova rubrica vi piaccia, ogni volta faremo un personaggio italiano diverso e cercheremo alcuni spunti che possano avere a  che fare con la lingua italiana, con l’apprendimento della lingua italiana, come abbiamo fatto oggi. Continuate a lasciare messaggi sulla pagina Facebook e fatemi sapere quale personaggio volete sia il protagonista del prossimo grande personaggio italiano.

Grazie di essere sempre più numerosi e fedeli a seguire Italiano Semplicemente. Io sono sempre molto felice di leggere i vostri commenti e di discutere con voi, di connettermi con voi anche chiarendo dei dubbi che possono venire ascoltando i podcast.

Non esitate ad unirvi con noi su Facebook o su Twitter o Instagram al fine di riuscire a portare a termine  la mia missione che è quella di aiutarvi ad imparare a comunicare in Italiano. Voi comprendete già l’italiano, lo capite, volete parlarlo ed è la mia missione quella di aiutarvi a riuscirci.

Ora vi dico a presto, ed al prossimo episodio di Italiano Semplicemente, in cui vi spiegherò il significato de “il quarto d’ora accademico“, una caratteristica tutta italiana.

Ciao ciao.