Fatti non foste a viver come bruti

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I libri di Italiano Semplicemente:

Trascrizione

Buongiorno, un caro saluto a tutti. Chi vi parla è Gianni, o Giovanni, cioè il creatore di Italiano Semplicemente. Oggi cercherò di spiegarvi una frase italiana famosissima.

Non si tratta, a dire il vero, di una frase idiomatica italiana, non è una espressione tipica italiana, ma si tratta di una citazione. Una citazione è quello che si fa quando si ricorda, si cita, appunto, ciò che ha detto oppure scritto qualcun altro. Una citazione quindi è il dire o lo scrivere una cosa che ha già scritto o detto qualcun altro. Questo qualcun altro, in questo caso, è Dante Alighieri.

Parleremo di Dante Alighieri in modo un po’ più approfondito in un prossimo podcacst, per la rubrica “grandi personaggi italiani” (abbiamo già visto Umberto Eco e Roberto Benigni)  per ora  mi accontenterò di citare Dante. Oggi quindi citerò Dante Alighieri. La citazione che farò di Dante Alighieri è relativa ad una terzina del canto numero ventisei dell’Inferno. Stiamo quindi parlando della Divina Commedia.

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La Divina Commedia è, come tutti saprete, l’opera più importante composta da Dante Alighieri, e probabilmente è anche l’opera più importante della letteratura italiana e mondiale. La Divina Commedia è suddivisa in Inferno, Paradiso e Purgatorio e ognuna di queste tre parti è a sua volta divisa in “canti”. Ogni canto è diviso in parti più piccole che si chiamano “terzine”.

La terzina è detta anche “terza rima” o anche “dantesca” (dantesca perché relativa a Dante Alighieri), e si chiama anche “terzina incatenata”, è la strofa usata da Dante nella composizione della Divina Commedia.

Si chiama terzina perché è composta da tre parti, da tre versi: se fosse stata composta da due sole parti, da due soli versi, si sarebbe chiamata “distico“, un nome che conoscono solamente coloro che si occupano di queste cose,  ed invece questa si chiama terzina, poiché le parti sono tre, i versi sono tre. 

Ho parlato di strofa, ed infatti la terzina è una strofa, che nella letteratura è un gruppo di versi, dove ogni verso è composto da parole. Il numero dei versi di una strofa può variare, ed in questo caso abbiamo appunto una strofa composta da tre versi: una terzina.

strofe_immagine

Dopo questa breve introduzione sulla struttura della Divina Commedia, che magari può interessare a qualcuno e comunque è interessante per coloro che studiano Dante nelle scuole di Italiano, passiamo alla celebre terzina di cui voglio parlarvi oggi.

Questa terzina, del canto numero ventisei dell’Inferno, contiene due versi famosissimi:

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza

è una terzina molto famosa, soprattutto il secondo ed il terzo verso. Questa terzina ci dà un quadro abbastanza chiaro, a quanto pare, della personalità di Dante Alighieri, che considerava la conoscenza il presupposto per la valutazione di una persona.

Se una persona è una persona colta, cioè conosce molte cose, allora è una persona di valore, altrimenti questa persona non vale nulla, o meglio, la sua vita equivale alla vita di un bruto, quello che lui chiama bruto.

Vediamo bene questa terzina.

Il primo verso è: “Considerate la vostra semenza“. Considerate, cioè pensate, prendete in valutazione la vostra semenza, cioè da dove venite, considerate la vostra natura, considerate il fatto che siete esseri umani, esseri intelligenti, e non bestie, non animali. Semenza viene da “seme”, da cui nascono le piante. La semenza quindi rappresenta l’origine, la razza umana in questo caso.

Ebbene, se considerate la vostra semenza, arriverete facilmente a capire, dice Dante, che non siete fatti per vivere come bruti – “fatti non foste“, cioè “non siete fatti”.

“Fatti non foste” significa che voi, voi esseri umani, non foste fatti per vivere come bruti. Foste è il passato remoto del verbo essere.

io fui
tu fosti
egli fu
noi fummo
voi foste
essi furono

Se faccio la negazione posso dire:

Voi non foste.

Quindi “voi non foste fatti” lo posso anche dire “fatti non foste”. Il voi è sottinteso.

Quindi voi, esseri umani, non foste fatti per vivere come dei bruti – “a viver come bruti“, cioè per vivere come delle bestie, come animali. La parola bruto, al singolare (bruti al plurale) rappresenta una persona che non usa la ragione, che non usa l’intelligenza, una persona che è incapace di dominare i propri istinti, e che quindi è anche violenta, feroce. La parola bruto nel linguaggio parlato è usata fondamentalmente per indicare una persona di questo tipo, soprattutto nella sfera familiare: un bruto è colui che picchia la moglie, che fa del male ai propri familiari, bruto è colui che usa violenza contro gli altri, ma soprattutto nei confronti delle donne e dei bambini.

Poi la parola al femminile “bruta” è associata spesso alla forza. La forza bruta è una forza molto grande. Se dico che io ho una forza bruta non significa che sono un bruto, un violento, ma che ho una grande forza, talmente grande che sembra quasi non essere una forza umana. Dante quindi usa il termine bruti per dire che l’essere umano è fatto per pensare e per conoscere, per leggere e apprendere, e non per usare la violenza, non per essere vittima dell’istinto, come un animale.

Infatti l’ultimo verso recita: “ma per seguir virtute e canoscenza“.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza, cioè per seguir, cioè per seguire, cioè conseguire, per inseguire la conoscenza, che Dante chiama canoscenza: il nostro obiettivo, come esseri umani, è cercare di perseguire la conoscenza.

Dante usa “seguir”, che sta per seguire, ma è da intendere come conseguire, cioè cercare di raggiungere, cercare di raggiungere l’obiettivo della conoscenza. Questo è la cosa per cui siamo fatti. Questa è la cosa per cui l’essere umano è fatto. “E’ fatto per” significa che “serve a”, che “è nato per”. Se noi siamo fatti per la conoscenza, quindi, vuol dire che siamo nati, siamo predisposti per aumentare la nostra conoscenza.

Quindi “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“.

La “virtute” è la virtù. Se provate a cercare sul dizionario la parola virtute molto probabilmente non la troverete, dipende un po’ da quello che utilizzate, ma la virtute è la virtù, e la virtù è ogni buona qualità, ogni caratteristica positiva dell’essere umano.

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Ognuno di noi ha almeno una virtù: una persona può essere buona, un’altra sensibile, un’altra ancora ha la virtù del fascino, oppure la virtù della pazienza. Questa potrebbe essere la mia virtù, ad esempio: io mi reputo una persona molto paziente, che sa aspettare.

La virtù è più una caratteristica dell’animo umano, ma la parola virtù ha moltissimi significati in realtà.

Quindi l’essere umano, dice Dante, è fatto per inseguire le virtù, è fatto per migliorarsi di giorno in giorno, per assumere un valore sempre maggiore, “e conoscenza”: “seguir virtute e canoscenza“, cioè per conseguire le virtù e per imparare cose. Se l’uomo non impara non ha valore.

Beh credo che il messaggio di Dante sia abbastanza condivisibile da tutti. Non sono entrato nel dettaglio di tutte le spiegazioni perché in questo episodio volevo solamente farvi capire che questa frase è molto famosa, molto utilizzata in Italia, soprattutto negli ambienti intellettuali, o comunque da persone che hanno una alta cultura.

Dante spesso fa omaggio alla conoscenza ed all’importanza per l’uomo: “Tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere“, dice all’interno del Convivio, che è un’altra opera di Dante Alighieri.

Immagino che anche voi, che state ascoltando e leggendo questo episodio, avete voglia di sapere, di conoscere. Vi lascio allora ascoltare, non con la mia voce, ma con la voce di Benigni, famoso attore e comico italiano, la famosa terzina del canto numero ventisei dell’Inferno, così da farvi innamorare della melodia della lingua italiana.

immagine_roberto_benigni

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza

Bene, spero che l’episodio vi sia piaciuto e in futuro, come vi dicevo, è in programma un podcast interamente dedicato a Dante Alighieri, dove non racconterò ovviamente tutta la sua vita né farò l’elenco delle sue opere, ma parlerò come al solito di un aspetto di interesse relativo alla lingua italiana, all’apprendimento della lingua italiana.

Portrait_de_Dante

Quello di oggi è sicuramente un aspetto legato all’apprendimento, perché l’apprendimento di una lingua significa voglia di conoscenza di una lingua e di una cultura in generale, quella italiana nella fattispecie, quindi oggi abbiamo anche scoperto che non siamo fatti per vivere come bruti ma per conseguire le virtù e la conoscenza.

Abbiamo anche visto da vicino una frase molto famosa in Italia, i due versi finali delle terzina descritta sopra, e quindi è come aver imparato una espressione tipica italiana.

Se venite in Italia e vi capita di andare in un ristorante molto affollato o di andare in un autobus molto affollato, dove in entrambi i casi ci possono essere persone che alzano la voce, che strillano, che sono nervose, ebbene, potete dire a queste persone: ”

fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza

Buona giornata e continuate a seguire Italiano Semplicemente, perché il prossimo podacst sarà dedicato ai verbi prenominali, e spiegherò in particolare una frase idiomatica italiana che contiene appunto un verbo prenominale. In realtà lo ho già fatto in passato, perché mi è capitato di spiegare ad esempio la frase “farsene una ragione“, la cui spiegazione la potete trovare sul sito italianosemplicemente.com, che contiene proprio un verbo prenominale, anche se non è stato detto all’interno del podcast perché, come sapete, non è buona cosa concentrarsi sulla grammatica ma sulla comunicazione, ben più importante della grammatica, soprattutto per chi ama ascoltare.

Ma un ragazzo di nome Renato mi ha chiesto di dedicare un podacst ai verbi pronominali ed io lo farò perché mi piace andare incontro alle esigenze dei membri della famiglia di Italiano Semplicemente. Ovviamente lo farò nel modo consueto, senza annoiare possibilmente, e facendo esempi divertenti.

Alla prossima amici.

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Fare i conti senza l’oste

tutte le espressioni idiomatiche spiegate

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La domanda:


La spiegazione:

Trascrizione

La domanda di Manal (Algeria): ciao Gianni, vorrei sapere il significato dell’espressione: “fare i conti senza l’oste”. Non sono riuscita a trovare nulla su internet

La spiegazione

Buongiorno ragazzi. Oggi vediamo l’espressione idiomatica italiana “fare i conti senza l’oste”, e ringrazio Manal, una ragazza algerina, e più precisamente della città di Shief. Manal studia italiano nell’università di Blida. Spero di aver pronunciato bene tutti i nomi. Manal ha detto di non aver trovato su internet la spiegazione di questa frase.

Bene allora vediamo un po’ se ce la faccio a farvi capire il significato dell’espressione.

Fare i conti senza l’oste. Dunque cos’è “fare i conti”? Per capire occorre spiegare cosa sono i conti. I conti si fanno in matematica. Si prende una calcolatrice, oppure si scrive su un foglio di carta. Quanto fa due virgola tre più tre virgola uno? Facciamo i conti e vediamo quanto fa, vediamo il risultato di questa operazione facendo i conti. I conti è un termine, una parola generica; nello specifico esistono le operazioni matematiche: addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione. In generale si dice: fare delle operazioni, oppure ancora più in generale, si dice fare i conti. In senso matematico quindi, questa espressione si usa al ristorante, in pizzeria, ad esempio: mi fa il conto per favore? In questo caso si usa al singolare: il conto. Per “fare il conto”, il proprietario del ristorante deve fare i conti, deve vedere quello che si è mangiato, fare le singole addizioni e vedere il risultato. Il risultato è il conto, il conto del tavolo.

La cameriera, che serve ai tavoli, potrebbe chiedere al proprietario: “mi fai il conto del tavolo numero due per favore?

Quindi i conti si fanno per calcolare un risultato. Ma in realtà “fare i conti”, l’espressione “fare i conti” è usata in senso più ampio; si può utilizzare non solo al ristorante, in pizzeria eccetera, ma anche quando ci sono delle questioni da chiarire tra due persone. Se ci sono due persone ad esempio che devono ancora concludere una discussione, o hanno avuto una trattativa, ed una delle due persone crede che ancora questa discussione, questa trattativa non sia terminata, perché crede magari che finora non si sia detto tutto e occorre, bisogna terminare la discussione per ristabilire un equilibrio, allora questa persona che si sente in credito, che crede di averci rimesso finora, vuole fare i conti, vuole ristabilire il giusto, un giusto equilibrio, come è giusto che sia, secondo lui.

Se ad esempio un bambino fa un capriccio, fa una cosa che non deve fare, una cosa grave che fa arrabbiare la mamma, la mamma potrebbe dire al telefono a suo figlio:

“appena torno a casa facciamo i conti!”

Ed il bambino probabilmente avrà paura del ritorno della mamma, che vuole fare i conti con lui.

Bene, spero sia chiaro finora. Questo è uno dei significati di “fare i conti”.

osteria

A noi interessa di più però il primo significato, quello di fare i conti al ristorante. Perché “l’oste” è la persona proprietaria non di un ristorante, ma di una osteria. L’oste è il proprietario, oppure colui che gestisce l’osteria. L’osteria è un locale simile al ristorante, ma si serve prevalentemente, cioè quasi esclusivamente, del vino. È quasi come una enoteca, ma si tratta di vino normale, di vino spesso prodotto dallo stesso proprietario, cioè dallo stesso oste, mentre nell’enoteca si vendono diversi tipi di vino. Nell’osteria quindi si beve il vino dell’oste e spesso si può anche mangiare qualcosina, si può fare qualche piccolo spuntino. Lo spuntino è qualcosa di leggero da mangiare velocemente, come uno snack.

Ok quindi l’oste, il gestore dell’osteria vi porta il vino, e normalmente è anche colui al quale si paga dopo aver bevuto il vino. Ebbene è lui che fa i conti; è lui che scrive su un pezzo di carta quanto va pagato alla fine dal cliente. Non si possono fare i “conti senza l’oste”.

Quindi il cliente non può fare i conti da solo, ma li deve fare l’oste.

Chi fa i conti senza l’oste rischia di sbagliarli. Avrete certamente intuito che “fare i conti senza l’oste”, questa locuzione, questa frase idiomatica viene detta a un soggetto che è abituato a prendere decisioni affrettate, che non tengono conto delle volontà altrui e anche di un eventuale rifiuto.

Quindi non è una frase che si utilizza solamente in osteria, ma in tutte le situazioni in cui qualcuno prende decisioni senza tener conto di tutto, soprattutto della volontà di altre persone, del parere di altre persone coinvolte nella decisione. È quindi una frase che si utilizza anche in ambito lavorativo: non è una frase volgare, niente affatto! Si tratta di una espressione molto utilizzata anche in ambienti importanti. Infatti è chiara, fa subito capire cosa si vuole dire, perché se si pronuncia è scontato, si dà per scontato chi sia l’oste in questione.

Se ad esempio sono in una azienda e decido, come presidente, di spostare il luogo di lavoro di alcuni miei dipendenti, senza particolari motivi e soprattutto senza consultare i sindacati dei lavoratori, allora posso dire che sto facendo i conti senza l’oste, perché avrei dovuto consultate l’oste, che in questo caso sono i sindacati, che potrebbero impedire che senza le giuste motivazioni si trasferiscano, si spostino le sedi di lavoro dei lavoratori.

Analogamente se sono l’allenatore di una squadra di serie A italiana e decido di acquistare Lionel Messi, perché credo che sia una giocatore fondamentale per vincere lo scudetto in Italia, allora telefono a Messi, oppure chiamo il suo procuratore, e preso dall’entusiasmo avverto anche i giornali sportivi italiani del prossimo acquisto, di acquistare Messi.

Ma come allenatore ho dimenticato di avvertire l’oste, che in questo caso è il presidente della mia squadra, colui che presumibilmente dovrà pagare l’acquisto di Messi. Ho preso una decisione affrettata. Ho fatto i conti senza l’oste.

Spero, cara Manal, di averti chiarito il dubbio e di averlo chiarito a tutti gli ascoltatori. Non abbiate paura di usare questa espressione perché è assolutamente innocua. È universale e sempre utilizzabile, anche, come ho detto, nel lavoro. A proposito di lavoro, questa è una delle frasi che verrà utilizzata anche nel corso di Italiano Professionale, in preparazione, corso al quale potete già iscrivervi per richiedere di essere avvisati non appena sarà disponibile. Basta cliccare sul link che inserisco all’interno del podcast. In alternativa potete andare sul sito italianosemplicemente.com e cercare “italiano professionale”. Troverete lì il link per richiedere di essere avvisati non appena inizierà il corso.

Ora vediamo di esercitare la pronuncia. Ripetete dopo di me, è importante, anche qualcuno se non ha ben capito tutte le frasi all’interno di questo episodio. La ripetizione è importante perché parlare è parte della comunicazione, ed è anche una delle regole che usiamo in Italiano Semplicemente: la settima ed ultima regola.

Ripetete dopo di me e state attenti alla vostra pronuncia:

Fare i conti senza l’oste

—–

L’oste

Fare i conti

—–

Fare i conti senza l’oste

—–

Fare i conti senza l’oste

—–

Fare i conti senza l’oste

—–

Un ultima volta:

Fare i conti senza l’oste

—–

Bene, è tutto per oggi. Ascoltate questo episodio più volte per esercitarvi, fatelo senza stress, con calma, fatelo molte volte e vedrete che riuscirete a farlo in modo sempre più facile. Non dimenticate la fase di ripetizione, e se andate al ristorante, mi raccomando, non fate i conti senza l’oste!

Grazie Manal, ciao a tutti.


tutte le espressioni idiomatiche spiegate

Mica pizza e fichi!

Tutte le frasi idiomatiche

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Il fico

Buona giornata a tutti. Oggi voglio spiegare l’espressione “mica pizza e fichi“.
Non ricordo più la persona che mi ha chiesto di spiegare la frase, mi dispiace. Vi dico che questa è una espressione nata a Roma, la capitale d’Italia, l’ombelico del mondo, ma comunque è una espressione abbastanza nota in tutto lo stivale. Lo stivale è uno dei tanti modi con cui si può chiamare l’Italia, la penisola italiana, che appunto ha la forma di uno stivale, cioè di una scarpa alta, alta fino a quasi il ginocchio.
Mica pizza e fichi. Ho voluto spiegare questa espressione perché mi permette di parlare di molte caratteristiche tipiche italiane. Una è la parola “mica“, un’altra è la “pizza” e l’altra è la parola “fichi“.
Iniziamo con mica. Mica (vedi spiegazione) è un rafforzativo della negazione, questo significa che si usa nelle frasi in cui vogliamo negare, cioè vogliamo dire che c’è qualcosa che non è vero.
Si usa in conversazioni familiari e tra amici prevalentemente, e non fa parte quindi del linguaggio scritto o che potete usare per comunicazioni ufficiali ed importanti.
Rafforzare una negazione significa negare, dire no, con maggiore forza, e questo possiamo farlo in molti modi diversi in Italia.
Possiamo usare “per niente” , “per nulla” assolutamente, affatto, possiamo però usare anche un tono diverso se vogliamo.

 

Possiamo usare “mica” però non solo per rafforzare la negazione, infatti possiamo usare mica al posto di “non già”, “non molto”.
Facciamo qualche esempio: anziché dire:
“oggi non vado a scuola”, dove c’è una negazione (non vado a scuola) possiamo dire “oggi non vado mica a scuola!”. Quindi in questo caso aggiungo mica alla frase, inserisco la parola mica all’Interno della frase.
Non si usa solo in questo modo però. Se anteposto al verbo, cioè se messo prima del verbo, mica sostituisce la negazione.
Allora ad esempio posso dire: “vado a scuola” e se voglio negare questo dico “non vado a scuola” oppure “mica vado a scuola”. Anche questa è una negazione.
Mica al posto di non. Ho sostituito non con mica.
Ma non posso sostituire non con mica. È una negazione diversa.
Non posso farlo perché cambia il significato della frase.
Se tua madre, pensando che vai a scuola, ti dice: ciao, buona scuola per oggi!
Tu puoi rispondere: mica vado a scuola! Che vuol dire: mamma, non è come tu pensi, non sto andando a scuola. Quindi questa frase va bene solamente come risposta a qualcuno che credeva che tu stessi andando a scuola, Come tua madre.

Bene ci stiamo avvicinando a “mica pizza e fichi” ed al suo significato.
Vediamo ora la frase “mica male”.
Mica si usa spessissimo davanti alla parola male: “mica male”. Mica male è una esclamazione italiana, usata in tutta Italia per dire “niente male” per esprimere cioè un giudizio favorevole, una ammirazione verso qualcosa.
“Mica male i nuovi jeans che hai acquistato”.
“Mica male il sito che hai trovato per imparare l’italiano”.
“Mica male la fidanzata di Marco”.
Mica male significa semplicemente “niente male”, ma è più familiare. “Non è affatto male”, o anche “non è niente male” sono le versioni corrette in italiano che si possono usare sempre.
Ok, “mica male” è usata in tutta Italia, come ho detto, e si usa per esprimere un giudizio positivo, un apprezzamento a qualcosa. Questo qualcosa può essere qualsiasi cosa, una macchina, una fidanzata eccetera, ma difficilmente è una cosa nostra, che appartiene a noi stessi. Solitamente “mica male” si usa per apprezzare le cose degli altri.
Eccoci che siamo arrivati a “mica pizza e fichi”.
“Mica pizza e fichi” si usa quasi esclusivamente per le nostre cose, e per le cose a cui teniamo.
Ma perché la pizza i fichi?
La pizza è la specialità italiana, ma è un piatto per tutti e relativamente economico. I fichi sono un frutto, che solitamente si mangia direttamente dagli alberi, non si acquista, non è facile almeno trovarli in vendita perché si rovinano Facilmente una volta raccolti dall’albero.
Quindi pizza e fichi sono due alimenti che insieme indicano un pasto dei poveri. Si può fare anche la pizza con i fichi, che è anche buonissima.
Con mica davanti a pizza e fichi si nega quindi che si stia parlando di una cosa qualsiasi, di una cosa di poco valore.
Perciò “mica pizza e fichi” vuol dire “non è da poveri”, “non è affatto da poveri” , “non è affatto una cosa che tutti possono permettersi”.
Può significare quindi che non hai badato a spese, che hai speso molto, non come fanno, i poveri che invece devono necessariamente e purtroppo badare alle spese.
Mica pizza e fichi si usa spesso quindi per indicare che l’oggetto in discussione ha un certo valore e non è cosa di poco conto, come appunto la pizza, un piatto “povero”, diciamo così, o un semplice frutto: i fichi.
“Ho comprato una macchina bellissima, mica pizza e fichi”.
Si usa qui quindi spesso con cose che ci appartengono, e spesso si usa anche in senso ironico, per ridere, ma a volte anche verso cose che appartengono ad altri. La frase quindi è informale e scherzosa ma non offensiva.
Quindi ad esempio potete dire: ho ascoltato la spiegazione di una frase italiana diffusissima su italianosemplicemente.com, mica pizza e fichi.
Questo è un esempio di utilizzo. Se venite a Roma potete quindi andare al ristorante e chiedere il vino più buono a disposizione del ristorante. Se il cameriere vi porta il vino chianti, vino buonissimo, potreste dire: ah questo è il famoso chianti italiano, mica pizza e fichi.
Vedrete che il cameriere sarà piacevolmente stupito e lo farete sorridere.
In questo caso quindi è come dire: il chianti non è un vino qualsiasi, ma è un vino pregiato, uno dei migliori, uno dei più buoni.
Spero di essere riuscito a spiegare bene questa frase.
Ora provate voi a fare un esercizio di ripetizione. Lo facciamo sempre alla fine di ogni lezione, come sanno bene coloro che ci seguono sempre. È ciò che facciamo anche nelle lezioni di italiano professionale. Ripetete dopo di me, ricopiate il mio tono della voce senza pensare alla grammatica.

Buono questo vino, mica pizza e fichi!
…………………………………

Le piace la mia macchina? mica pizza e fichi!
……………………….

Queste scarpe sono le migliori. mica pizza e fichi!
……………………….

Ho acquistato una casa al centro di Roma, mica pizza e fichi!

……………………….

Vi dico che se, come me, anche a voi è venuta voglia di mangiare la pizza con i fichi, non è affatto facile trovare pizzerie che servano ai clienti questo piatto prelibato.
Se venite in Italia comunque provate a chiedere al cameriere, non si sa mai.
Un saluto da Roma e dall’Italia.

Ciao

La nazionale italiana di calcio ha dei giocatori fortissimi, mica pizza e fichi!


 

sposo

Attaccare il pippone ed attaccare bottone

Audio

Trascrizione

trascrizione a cura di Shrouk H. Helmi – musiche di Emanuele Coletta

Video su Youtube (con sottotitoli)

Allora buonasera amici, oggi vi parlerò di un espressione molto utilizzata tra i giovani. È una espressione molto utilizzata prevalentemente tra i giovani e prevalentemente al centro Italia, anche se vi comprenderanno in tutta Italia. Questa frase è una frase che tutti possono comprendere; tutti gli italiani voglio dire, e ha a che fare con il mondo della comunicazione. Perché dico questo? Perché come sapete, essendo il creatore di italianosemplicemente.com so che la comunicazione è importante ed il messaggio che c’è sul sito di italianosemplicemente.com è che se seguite le regole di Italiano Semplicemente imparerete a comunicare in italiano in sei mesi.

Dunque questa frase idiomatica é una frase che soltanto se conoscete il significato potete comprendere, potete capire cosa significa e sarete in grado di utilizzarla. Dunque la frase è “attaccare il pippone” è una frase che mi è venuta in mente ieri pomeriggio perché ho ascoltato un podcast in inglese e ascoltando questo podcast mi è venuto in mente che c’erano delle espressioni in inglese che tradotte in italiano si potevano tradurre in questo modo “attaccare il pippone”.

Dunque: come al solito prima di spiegare il significato di quest’espressione, spieghiamo le parole, le singole parole che compongono l’espressione; dopodiché vi spiegherò il significato e farò qualche esempio come al solito. Alla fine proveremo un esercizio di ripetizione.

Questa é un espressione, vi avviso subito, un po’ dedicata perché si rischia di fare delle gaffe; si rischia di fare delle brutte figure perché contiene una parola che è una parola pericolosa.

Vediamo dunque il significato della parole così scoprirete qual è questa parola pericolosa. Dunque, “attaccare il pippone”: vediamo la parola “attaccare“. È  la prima parola. Attaccare è il contrario di staccare. La parola attaccare è un verbo e significa prendere qualcosa, attaccarla su una superficie ad esempio, prendere della colla: la colla è quella sostanza chimica che viene utilizzata per unire le parti di due oggetti, per attaccarle, dopo che avete attaccato le due parti non si staccheranno più, saranno attaccate perché avete applicato (messo) la colla sulla parte che è in comune, dunque attaccare significa questo, quindi è il contrario di staccare. La seconda parola è l’articolo “il“, che conoscerete sicuramente e la terza parola è il pippone,.

Pippone è appunto la parola pericolosa, la parola molto pericolosa. Prima di utilizzarla state molto attenti perché ha più significati. In questo caso non è un significato negativo perché “pippone” in questo caso significa soltanto una cosa, il pippone in questo caso è un discorso, una frase, diciamo un discorso che una persona inizia, nei confronti di un altra persona e non la finisce più. Un discorso che non finisce più.  Attaccare il pippone quindi significa niente che si deve attaccare, evidentemente, quindi non dovete guardare al significato proprio dell’espressione.

Il pippone non è una cosa che si attacca ma attaccare il pippone significa iniziare un discorso molto lungo, coinvolgere una persona, costringerla ad ascoltare un discorso molto lungo anche contro la sua volontà; questo è il significato dell’espressione attaccare il pippone, quindi in questa frase il senso del verbo attaccare è evidentemente quello di iniziare. Attaccare significa “iniziare” in questo caso.

Però non potete dire “iniziare il pippone” perché se dite iniziare il pippone non verrete compresi e rischiate che la parola “pippone” venga interpretata nel suo senso negativo, che ancora non ho spiegato. Qual è? Dunque, attaccare il pippone significa appunto iniziare un discorso lungo e che l’altra persona non è detto sia disponibile ad ascoltare. Il podcast in inglese che stavo ascoltando qualche giorno fa appunto è relativo ad un barista, una persona che di mestiere, di lavoro faceva il barista cioè la persona che serve al bar, la persona alla quale si ordina il caffé, la persona che quindi lavora in un bar.

Il barista spesso é costretto ad ascoltare le persone che vengono al bar, magari nel bar non c’è nessuno, magari c’è soltanto il barista e arriva una persona, viene magari sola al bar e comincia a parlare: comincia a parlare di un discorso che il barista non è detto che trovi molto piacevole, di conseguenza il barista, essendo quello il suo lavoro, non lo dice, non lo comunica alla persona, al cliente che quel discorso non gli piace; non gli comunica, non gli dice che vorrebbe non ascoltare più. Non gli dice quindi: smettila! Perché è un cliente e magari non vuole perdere il cliente, di conseguenza quando questa persona va dal barista e comincia a parlargli di qualsiasi cosa per lungo tempo e lo costringe ad ascoltare, si dice “attaccare il pippone“: questa persona attacca il pippone al barista cioè attacca il pippone e non la finisce più. Questo quindi è il significato del espressione.

Vi ho già fatto un esempio molto calzante, i baristi, poverini, sono costretti molto spesso ad ascoltarsi il pippone delle persone che arrivano al bar e cominciano a parlare, magari sono persone sole che non hanno molto amici e vanno dal barista perché è l’unica persona che è disposta ad ascoltarli.

Di conseguenza attaccano il pippone al barista e lo fanno durare fin a che arriva il cliente successivo, questo quindi è un primo esempio che mi viene in mente.

Un secondo esempio che mi viene in mente… potrei fare un esempio anche in ambito affettivo, in ambito diciamo relazionale. Potremmo pensare ad esempio a due persone, un uomo e una donna. Se un uomo si innamora di una ragazza e vuole iniziare a parlare con questa ragazza, e allora che cosa fa? Comincia a parlare con questa ragazza perché le fa piacere parlare con lei e comincia ad attaccargli un pippone incredibile, comincia ad attaccare il pippone e non lo smette piú. Vuole parlare, vuole soltanto parlare, vuole parlare perché gli piace questa ragazza e la ragazza, per non offenderlo potrebbe non fargli notare che è una persona fastidiosa e quindi sopporta. Sopporta e sopporta fino a che potrebbe dirgli “basta adesso, ho altro da fare, devo uscire con una mia amica” ad esempio.

Quindi questo ragazzo attacca il pippone e non la finisce più. Lo fa durare troppo tempo e diventa fastidioso. In questo caso potremmo anche utilizzare un altra espressione, sempre con il verbo attaccare perché quando un ragazzo vuole conoscere una ragazza e comincia a parlare con lei, allora in questo caso si dice attaccare bottone, attaccare bottone significa semplicemente approcciare la ragazza, inizia a parlare. Attaccare bottone vuol dire che prima questa ragazza non la conosceva, e dopo la conosce. Se ha il coraggio di “farsi avanti”, se ha il coraggio di iniziare a parlare.

Invece attaccare il pippone è invece fare un discorso fastidioso, lungo, che una ragazza non ha voglia di ascoltare.

Quindi con l’occasione ho spiegato anche questa seconda frase idiomatica “attaccare bottone” sicuramente tutti i ragazzi che stanno ascoltando in questo momento questo podcast di Italiano Semplicemente hanno attaccato bottone nella loro vita moltissime volte. Spero per loro però che non abbiano attaccato il pippone a nessuno (ad una ragazza), e che questa ragazza non sia stata infastidita da loro.

Vi auguro di attaccare il bottone più spesso che potete ma vi auguro di non attaccare il pippone a nessuno.

Attaccare il pippone è una frase quindi che è relativa delle persone che non si rendono conto di essere fastidiose, non si rendono conto di infastidire le altre persone, evidentemente perché hanno una scarsa “intelligenza sociale” si dice; una scarsa intelligenza sociale, cioè non si accorgono dei sentimenti degli altri, sono poco empatici. L’empatia è una qualità, una dote, una virtù sociale molto importante che non ha niente a che vedere con l’intelligenza misurata col quoziente intellettivo perché l’intelligenza del quoziente intellettivo è un altro tipo di intelligenza.

Si è acceso un dibattito abbastanza intenso su quello che è l’intelligenza emotiva, sociale e sui vari tipi di intelligenza che non sono legate necessariamente all’intelligenza del  quoziente intellettivo. Molto interessanti sono dei libri su questo, di  Daniel Goleman che ha scritto due libri: l’intelligenza emotiva, che vi consiglio di leggere e “l’intelligenza sociale“. Ovviamente questi sono i titoli in italiano. Se volete imparare l’italiano vi consiglio, se avete un livello intermedio, ogni tanto di leggere qualche libro che vi interessa, assolutamente fondamentale è che il libro sia interessante affinché voi possiate imparare la forma scritta, ed aiutandovi con vocabolario online potrete scoprire molte parole diverse. Potreste quindi in questo modo allargare il vostro vocabolario in un modo molto produttivo. E’ quello che sto facendo con l’inglese, con la lingua inglese, e trovo che sia un esperimento interessante.

Quindi vi ho spiegato facendo due esempi cosa significa “attaccare il pippone”: non è una qualità sicuramente, ma è un difetto. Se vi è mai capitato di attaccare il pippone a qualcun altro probabilmente non ve ne siete accorti perché chi attacca il pippone lo fa pensando che l’altra persona sia attenta e concentrata su quello che state dicendo e molto spesso le persone che vi ascoltano fanno finta di essere interessanti, perché magari non vogliano offendervi, perché magari non vi vogliono comunicare che siete fastidiosi e che le state infastidendo. Di conseguenza vi consiglio, se siete delle persone che parlate molto, se siete delle persone logorroiche, che parlano molto quindi. Conoscono svariate (molte) persone logorroiche e tutte le persone logorroiche evidentemente sono persone che attaccano il pippone molto spesso alle altre persone. Cominciano a parlare di un argomento e non la finiscono più: bisogna “staccare la spina“, come si dice. Bisogna staccare la apina, bisogna trovare una scusa e interrompere il discorso. Spesso quando vedo queste persone logorroiche che parlano con un mio amico, mentre stanno parlano con questa persona logorroica io dico: “senti scusa, ti cercava Giuseppe” ad esempio. In questo modo lui ha una scusa per andarsene e la persona logorroica cioè la persona che ha attaccato il pippone, non si sarà offesa, non si offenderà. Questo, diciamo, è un modo delicato per interrompere le persone logorroiche mentre parlano con le persone a cui attaccano il pippone molto spesso.

Quindi oggi vi ho spiegato due espressione “attaccare bottone” e “attaccare il pippone”. Facciamo un esercizio di ripetizione coniugando attaccare il pippone prima al presente e poi al passato: pronti, via.

  • Io attacco il pippone
  • Tu attacchi il pippone
  • Lui attacca il pippone
  • Noi attacchiamo il pippone
  • Voi attaccate il pippone

Vediamo adesso al passato e dopo vi spiegerò per quale motivo la parola pippone é una parola pericolosa:

  • Io ho attaccato il pippone
  • Tu hai attaccato il pippone
  • Lui ha attaccato il pippone
  • Noi abbiamo attaccato il pippone
  • Voi avete attaccato il pippone
  • Loro hanno attaccato il pippone

Molto bene ragazzi, mi raccomando quando ripetete il pippone si dice con due “P”: pippone (non é pipone ma é pippone).

Okay, ripetete questo è esercizio più volte, ripetete l’ascolto di questo podcast più volte, vedrete che lentamente ma inesorabilmente  la grammatica presente nelle frasi di questo podcast entrerà automaticamente nella vostra testa e questo sicuramente è un esercizio più difficile e divertente rispetto allo studio di un libro di grammatica dove non troverete mai, tra l’altro, quest’espressione “attaccare il pippone” o “attaccare bottone”.

Dunque vi spiego adesso per quale motivo la parola pippone è pericolosa: la parola “pippone” significa anche un altra cosa, usata anche questa tra i giovani, (molto tra i giovani) ed è una parola che ha a che fare con il sesso. Che ha a che fare con il sesso, di conseguenza vi consiglio di utilizzarla quando soltanto avete certezza di quello che state dicendo. Quindi il pippone è una parola diciamo che ha che fare con il sesso… il pippone infatti deriva dalla parola “pippa” e la parola pippa é usata in vari modi nella lingua italiana.

Fondamentalmente la parola “pippa” significa due cose, per prima cosa pippa significa: se una persona “è una pippa” vuol dire che una persona non é capace, se sei una pippa a giocare a basket vuol dire che non sei capace a giocare a basket: è l’equavalente di “una schiappa“: se tu sei una schiappa vuol dire sei una pippa: non sei capace. E’ molto famigliare, quindi queste sono parole che si usano tra amici, tra conoscenti o in famiglia.

Il secondo significato della parola “pippa” invece é “masturbazione” quindi attenzione: pericolosissima!! Quindi anche in questo caso state attenti e non utilizzate questa parola se non siete sicuri di quello che dite. E il pippone, appunto deriva da “pippa” e anche in questo caso potrebbe essere interpretata male e essere collegata ad un significato sessuale. Quindi stati attenti: “attaccare il pippone”; quando dite la parola il “pippone” ricordatevi di attaccarci la parola “attaccare”, quindi “attaccare il pippone” significa parlare, parlare, parlare e dare fastidio, provocare fastidio nell’altra persona.

Bene ragazzi, siate numerosi, continuate a seguire italianosemplicemente.com che sta crescendo sempre di più: lo noto dei contatti su Facebook dalle persone che dicono che Italiano Semplicemente gli piace, dalle visite sul sito e di conseguenza sono molto felice di questo.

Ricevo molto e-mail, molti messaggi su Facebook e mi scuso se non riesco a rispondere a tutti. Faccio il possibile per rispondere, (anche io ho un lavoro), quindi devo cercare di ottimizzare i tempi e utilizzarli per registrare dei podcast per tutti.

Ciao amici, alla prossima!