390 Embè?

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Ci sono alcune parole che gli italiani non scrivono mai o quasi e hanno a volte persino problemi a farlo qualora fossero costretti a scriverle.

È il caso di “embè“, un’esclamazione tipica del linguaggio di tutti i giorni che nessuno mai scrive ma che tutti utilizzano.

Ascoltate alcuni esempi:

Che ne pensi del mio nuovo vestito?

Se la persona non risponde si può sollecitare una risposta in questo modo:

Embè?

Non è l’unica cosa che posso dire in questi casi. Lo stesso significato hanno anche:

Be’? Dunque? Allora? Ebbene? Insomma?

Se dico embè spesso è anche per esprimere contrarietà, a volte anche una sfida.

Scusa, ho visto che hai buttato una carta a terra.

Risposta:

embè?

Replica:

Embè non si buttano le cartacce a terra! È incivile!

Dunque la persona che aveva gettato a terra la cartaccia ha sfidato colui o colei che l’aveva rimproverato.

Ma a questa sfida ha ricevuto subito una risposta in cui è stata usata la stessa parola.

Embè non si buttano le cartacce a terra!

La sfida è stata raccolta, è stata accettata.

Spesso si aggiunge “che c’è“:

Embè che c’è?

Ad esempio:

Scusi signore ma la mascherina è obbligatoria, bisogna indossarla.

Risposta:

Embè che c’è? Io non la Indosso invece, va bene?

C’è anche qui una sfida, come a dire: a me non interessa, io me ne infischio, chi se ne importa! In inglese sarebbe “so what?” Oppure “who cares?”.

Anche un professore spesso usa questa espressione, per sollecitare più che per sfidare.

Uno di voi alla lavagna!

Dopo qualche secondo in cui non accade nulla…

Embè? Avete paura della lavagna?

Questo è più un sollecito.

Se invece qualcuno ti fissa con lo sguardo senza dire nulla puoi tranquillamente dire:

Embè? Che hai da guardare?

Questa è indubbiamente una sfida.

Si può usare anche per minimizzare, o per sdrammatizzare una situazione.

Hai sbagliato tutto in questo compito di grammatica !!

Risposta: embè? Tanto io in Italia non ci andrò mai!

Scusami, mio figlio ti ha rotto il vetro della macchina con il pallone!

Embè? Tanto non vale niente quella macchina!

Come a dire: non è importante, non fa niente, che sarà mai!

È giunto il momento del ripasso.

Qualche membro dell’associazione provi ad usare qualche espressione che abbiamo già spiegato.

Komi: a me non viene in mente nulla. Mi rimetto alla buona volontà degli altri membri.

Rafaela: con me caschi male, oggi ho pochissimo tempo a disposizione.

Rauno: per quello basta ritagliarsi 5 minuti, dai ragazzi aiutiamo Giovanni! Siete tutti sfaticati oggi!

Emma: raccolgo la provocazione e vi dico che non me la sento di sfuggire ai miei impegni.

Ulrike: embè?

Emma: eh, ci stavo pensando, un attimo, non ti adirare.

Hartmut: dai che siamo a ridosso dei 5 minuti!

Khaled : va bene allora vi saluto a tutti. Vado a sorbirmi un caffè.

Lia: ciao anche da parte mia. Non la facciamo troppo lunga dai.

Khaled: di nuovo!

Insomma

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Buongiorno amici, spero che stiate tutti bene. Oggi a Roma è una fantastica giornata, è domenica e … insomma proprio non ci possiamo lamentare. A proposito, oggi non sono solo. C’è con me ci sono Ludovica e Bianca, madre e figlia.

Oggi Ludovica e Bianca ci spiegheranno una bella frase idiomatica. Anzi, vi dirò di più: non si tratta di una “frase” idiomatica, ma di una sola parola. Una frase idiomatica composta da una sola parola. E’ possibile? E’ possibile!

Non è la prima volta che lo facciamo. La parola del giorno è… lo facciamo spiegare da Ludovica e Bianca. Buon ascolto.

Ludovica: Ciao amici di italiano semplicemente. Oggi vi parlo di una parola abbastanza buffa perché, come accade molto spesso in italiano anche questa, a seconda del contesto in cui viene inserita, cambia completamente di significato . La parola in questione è “insomma”, una parola molto usata nella lingua parlata.

Fondamentalmente l’avverbio insomma si impiega in tre modi.

Gianni: ascoltiamo il primo significato

Ludovica: nel primo caso che è quello più formale, si usa per introdurre o richiedere una conclusione a cui necessariamente si deve arrivare alla fine di un discorso. Ha il senso di “in conclusione, sommando tutto quello che abbiamo detto” ed è analogo a “quindi”.

Ad es, diciamo:

Bianca: “tutti dovrebbero fare la raccolta differenziata, non si deve sprecare acqua non si deve inquinare; insomma, si deve stare più attenti all’ambiente”.

Perciò è un modo per concludere un ragionamento, o anche per riassumere un’analisi,  esprimere un giudizio riassuntivo e globale, tipo:

Bianca: “il libro è scritto male, è pieno di errori,  insomma non vale la pena leggerlo” .

E ancora, quando diciamo:

Bianca: “insomma, cosa hai deciso, alla fine, vieni o no?”

Cioè dopo aver valutato tutti gli elementi che ci fanno propendere per l’una o l’altra scelta, prendiamo una decisione finale, e “insomma” equivale a “tutto sommato, in somma”. anche nel senso di affrettare o sollecitare una decisione, una risposta o una azione.

Gianni: bene, sono proprio curioso di ascoltare il secondo significato della parola “insomma”

insomma_immagine

Nel secondo significato “insomma” esprime irritazione o impazienza davanti a una situazione di fastidio o di disagio. Ad esempio, a qualcuno che ci molesta o che ci fa perdere la pazienza con richieste assillanti diciamo:

Bianca: “insomma!  basta! non insistere!”

O ancora, immaginiamoci una maestra che entra in una classe di bambini ed esclama:

Bianca: “ma insomma! che cos’è questa confusione! basta! Smettetela di fare chiasso!”

Qui “insomma” è usato come forma di esclamazione che esprime disappunto o contrarietà Come davanti ad es ad una persona maleducata quando diciamo:

Bianca: “Insomma! che modi!

Gianni: bene, adesso vediamo il terzo significato della parola “insomma”

Infine, insomma può essere usato da solo, come risposta, e in questo caso, che forse è quello più comune, esprime un non totale accordo a quanto qualcuno afferma, una non totale adesione, come: “così così, non completamente,  in parte”.  esempio:

Bianca: ti piace la pizza? Insomma… non tanto!

Ma forse questo non è l’esempio più adatto perché la pizza piace a tutti! Allora meglio:

Bianca: “come stai?” ” Insomma, non tanto bene, non sono guarito del tutto”.

Bene, questo è tutto.

Gianni: questo significa che non ci sono più significati? Sentiamo cosa ha da da dire Ulrike in merito. Ascoltiamo Ulrike, tedesca di Germania.

Ulrike: Benissimo. Grazie. Grazie Ludovica, grazie Bianca. Io la parola insomma la sento spesso in mezzo ad un discorso. Un rimedio per riempire una pausa o per ottenere tempo per riflettere un po’, per poter continuare nel discorso.

Gianni: in effetti Ulrike non hai tutti i torti.

Vi invito quindi a fare l’esercizio di ripetizione, sperando che voi non decliniate il mio invito.

Ludovica: “tutti dovrebbero fare la raccolta differenziata, non si deve sprecare acqua non si deve inquinare; insomma, si deve stare più attenti all’ambiente

—–

Bianca: “insomma, cosa hai deciso, alla fine, vieni o no?”

—-

Bianca: “come stai?” ” Insomma, non tanto bene.

Spero che questa piccola spiegazione sia stata esaustiva, che vi abbia soddisfatto, che, insomma, vi sia piaciuta!

Come avrete notato ho appena usato la nostra parola di oggi!

Ora tocca a voi!
Buon italiano a tutti e alla prossima. Ciao ciao

Gianni: ciao a tutti ragazzi

Ulrike: bene, ciao…

Gianni: certo che con questa bella giornata.. insomma… potevamo anche andare al mare è?

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