Putacaso ti tradissi?

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se_qualora_immagine_tradimentoBuongiorno a tutti amici di Italiano Semplicemente. Oggi affrontiamo un argomento molto interessante. Vediamo tutti i modi per dire “se”.

Lo facciamo con l’aiuto di Adriana e Jasna, che ringrazio calorosamente.

Conoscete questa parolina italiana “se”?

Mi riferisco al “se” congiunzione, quella parola usata per costruire delle frasi che contengono delle ipotesi, come ad esempio: “se domani c’è il sole vado al mare”. Infatti la parola “se” ha anche altri significati, e tra l’altro si può scrivere anche con l’accento, come ad esempio “parlare di sé”. Oppure, con accento o senza, posso dire “pensare solo a se stessi”.

Ecco, in questo episodio di Italiano Semplicemente vorrei invece parlare solamente del “se” congiunzione.

Bene, una frase molto semplice come quella vista prima: “se domani c’è il sole vado al mare, in cui è presente la parola “se”, la congiunzione “se” può essere scritta, in realtà, in molti altri modi.

Non c’è dubbio che “se” è la parola più semplice da usare e questa è la parola  che si impara per prima, ma vediamo appunto quali possono essere le varianti, quando si possono usare ed anche quanto sono diffuse tutte queste alternative, tutte questi modi alternativi di dire “se”.

Cercherò di fare questo  cercando degli esempi divertenti, sperando di riuscirci. Credo che Adriana e Jasna saranno molto importanti.

Vediamo la prima parola: “qualora”.

Dunque la parola “se” non è semplicemente sostituibile con la parola “qualora”, che è anch’essa una congiunzione, perché vuole solamente il verbo al congiuntivo. Questa è la spiegazione classica che si dà, ma vediamo degli esempi, perché la grammatica a noi non interessa ed è anche molto noiosa.

“Qualora ci fosse il sole, domani andrei al mare”.

Quindi “qualora ci fosse”, e non “se c’è”; “andrei al mare” e non “vado al mare”. La frase quindi è un po’ più complicata perché non si utilizzano i verbi al presente, ma si usa il congiuntivo e poi il condizionale.

Un italiano, vi dico subito, è difficile che usi questa frase, perché in generale la semplicità è sempre preferita da tutti. Soprattutto è più facile non sbagliarsi, e vi dico che anche il 50% degli italiani sbaglia regolarmente o molto spesso quando deve usare il condizionale o il congiuntivo.

La parola “qualora” si usa più in ambito lavorativo, nel lavoro, e si usa molto nella forma scritta. Difficile nella forma parlata.

A dire il vero si può anche dire in altri modi questa frase, anche usando la parola “se”: “se ci fosse il sole, domani andrei al mare” quindi il “se” posso sostituirlo a “qualora”. Non posso fare il contrario però.

Posso anche dire, ed è ancora più comune: “se ci sarà il sole, domani andrò al mare” . In questo caso si usa il futuro, ed anche questo è un modo corretto di scrivere la frase.

Vediamo ora: “nel caso in cui”.

“Nel caso in cui domani ci fosse il sole, andrei al mare”. Abbiamo semplicemente sostituito “qualora” con “nel caso in cui”. Semplice. Diciamo che è un po’ più informale però. “Nel caso in cui” si usa normalmente in ogni contesto. Qualora è un po’ più difficile e più adatto a situazioni professionali e formali. Possiamo anche togliere “in cui” e dire semplicemente “nel caso domani ci fosse il sole, andrei al mare”. Oppure, se avessi una fidanzata come Adriana…

Adriana: “Nel caso in cui mi tradissi, farei lo stesso”.

Gianni: Ma no, cara, sai che non ti tradirei mai!

Adriana: ma qualora lo facessi, anche io ti tradirei”.

Ecco questo è un altro esempio. Adriana interpreta la mia ragazza, o mia moglie, e dice che se io la tradissi, anche lei mi tradirebbe. Se io cioè non le fossi fedele, se io la tradissi con un’altra donna, anche lei farebbe lo stesso, con un altro uomo…. Credo.

Nell’eventualità che io tradissi Adriana, anche lei mi tradirebbe.

Nell’eventualità” è un altro modo di esprimere lo stesso concetto. L’eventualità è una frase ipotetica, una circostanza che potrebbe verificarsi, che potrebbe avvenire. Nel caso in cui è la stessa cosa che “nell’eventualità”, che è la contrazione di “nella eventualità”, che è come dire “nel caso in cui”.

“Nell’eventualità che” equivale a “nel caso in cui”. Quindi la prima frase che abbiamo visto oggi diventa:

“nell’eventualità che domani ci fosse il sole, andrei al mare”.

Adriana: nell’eventualità che mi tradissi, ti ucciderei!

Ecco appunto…

Vediamo l’avverbio “eventualmente”.

Eventualmente si usa molto, ma è un utilizzo particolare.

Ad esempio potrei rispondere ad Adriana, che mi voleva uccidere e potrei dirle: “Amore, eventualmente potresti accettare le mie scuse?”.

Eventualmente si utilizza moltissimo, ma spesso si usa con il “se” davanti: “se eventualmente ci fosse il sole, domani, andrei al mare”.

Oppure posso fare due esempi in cui eventualmente  indica una alternativa finale. Il primo esempio è:

“se domani piove, sto a casa, ma se eventualmente dovesse uscire il sole, andrei al mare”.

Oppure, secondo esempio: “se Adriana mi perdona, sono contento, ma eventualmente, mi cerco una nuova casa”.

Quindi eventualmente in questi due casi è “se non dovesse accadere”, “nel caso in cui non accadesse”, o “in caso contrario”, quindi, come dicevo prima, indica un’alternativa finale, dopo che abbiamo scartato una ipotesi iniziale.

“Se” ed “eventualmente” quindi non sono la stessa cosa, e come abbiamo visto si possono anche utilizzare insieme.

Vediamo una parola molto simpatica: “putacaso”. P_U_T_A_C_A_S_O

“Putacaso” si può scrivere anche staccato, con due parole: puta e caso. Puta caso.

Ad esempio: “se putacaso ti tradissi ancora, Adriana, mi perdoneresti?” Ok, ok, non c’è bisogno che rispondi.

Putacaso significa “ipotizzando”, cioè “per ipotesi”.

“Se per ipotesi ti tradissi ancora, mi perdoneresti?” Anche con putacaso ci vuole il congiuntivo: tradissi e poi il condizionale: perdoneresti. Con putacaso non cambia nulla: “se putacaso ti tradissi ancora”: è la stessa cosa quindi.

Possiamo anche dire “ipotizziamo che”.

Ipotizziamo che io ti tradisca. Mi perdoneresti?

Ipotizziamo che domani ci sia il sole. In tal caso andrei al mare. Posso anche mettere il “se” davanti: se ipotizziamo che domani ci sia il sole…

Dopo “ipotizziamo” quindi ci va il “che”: ipotizziamo che.

Una forma familiare di dire “se” è “metti che”. Metti che equivale a “ipotizziamo che”, “o ancora meglio ”ammettiamo che”, ma ora stiamo dando del tu. “metti che” viene quindi da “ammettiamo che”.

Metti che io ti tradisco, Adriana… ad esempio

Metti che domani c’è il sole. Avrete notato che il verbo è al presente.

È quindi una forma molto familiare di “se”. Non possiamo usarlo con una persona che non conosciamo.

Al limite posso dire “mettiamo che”, che è un po’ meno intimo, ed infatti in questo caso potrei anche usare il congiuntivo: “mettiamo che io ti tradisca”. Ecco quindi l’uso del congiuntivo al posto del presente ci dà già una indicazione del fatto che l’espressione non è familiare. Ma volendo potete anche usare il presente. Dipende dalla situazione familiare o non familiare.

Se invece uso “ammettiamo che”, allora non è più familiare, ed ancora meno familiare è “ipotizziamo che”.

Vediamo ancora un altro modo dire “se”.

Se volessi dire alla mia fidanzata, che qui è interpretata ancora da Adriana, che ho un’altra donna, che cioè ho una relazione con un’altra donna, dovrei trovare le parole più opportune, le parole più adatte, perché avrei paura che lei, avrei paura che lei si arrabbi, e allora in questo potrei usare una forma diversa:

Adriana: dai, dimmi pure!

Gianni: Ascolta Adriana, “nella lontana ipotesi” che io abbia un’altra donna, cosa faresti?

Adriana: ti ucciderei! È facile!

Gianni: ah ok, grazie cara.

Ecco quindi questa forma “nella lontana ipotesi” si usa per dire che è poco probabile quello che sto dicendo. È una ipotesi, ma è una ipotesi lontana, come se fosse un luogo lontano da raggiungere, quindi è una ipotesi poco probabile.

Anche questa è una forma colloquiale, ma si usa anche molto su internet, sui giornali, perché oltre al “se” si dice anche quanto è probabile questo evento. Quindi si aggiunge un’informazione in più. Non solo una ipotesi, ma è una lontana ipotesi.

Ci sono anche altri modi di aggiungere qualcosa in più, quindi di “allontanare” una ipotesi, o di prendere le distanze da una ipotesi, o anche semplicemente di considerare una semplice eventualità, possibile o anche impossibile che si realizzi.

Posso dire ad esempio – espressione molto familiare questa – “facciamo finta che”.

Ad esempio:

Gianni: Facciamo finta che io abbia un’altra donna, Adriana!

Adriana: ti ucciderei! È facile!

Gianni: sì, ok, abbiamo capito.

Quindi con “facciamo finta” si vuole dire: “non succederà, ma fingiamo, cioè facciamo finta che io ho (o abbia) un’altra donna”. Molto colloquiale come espressione.

Quindi anche qui ci si sta allontanando, si stanno prendendo le distanze, si sta dicendo che è una finzione, facciamo finta, fingiamo che è ( o sia) vero; non è vero, ma facciamo finta che è (o sia) vero.

Un altro modo ancora è “semmai”.

“Semmai dovessi tradirti”, oppure “semmai ci fosse il sole domani, andrei al mare”.

Questa è abbastanza facile, basta sostituire “se” con semmai. Si usa nello stesso modo.

Dicevo che anche qui stiamo dicendo che non è molto facile che avvenga, non è molto probabile. “Semmai” dovesse accadere. Semmai contiene la parola “mai”. E si può scrivere anche staccato “se mai”.

Semmai è usato anche in altro modo, ma qui ci interessa questo utilizzo: quello come congiunzione, quindi da usare al posto di “se”.

Ci sono altre due modalità di dire “se”, molto usate in Italia.

Una è “nel momento in cui”. L’altra è “supponiamo che”. Più o meno sono espressioni equivalenti.

Queste due espressioni sono usate molto nella forma orale, sono abbastanza colloquiali quindi, e la prima forma (nel momento in cui) è più usata della seconda (supponiamo che), che invece è più adatta al lavoro, ma in ogni caso si tratta di espressioni abbastanza universali.

Io potrei dire ad esempio: “supponiamo che ci sia il sole domani”, oppure “supponiamo che Adriana si arrabbi!” Eccetera. Analogamente una seconda ragazza, Jasna, potrebbe dire ed esempio:

Jasna: nel momento in cui Adriana scoprisse che abbiamo una relazione, cosa farebbe?

Gianni: non lo dire neanche per scherzo!

Nel momento in cui si usa molto spesso per dire “quando”, “appena”, o ”non appena”, o anche “subito dopo” quindi c’è il tempo di mezzo. Fondamentalmente si usa al posto di “quando”, ma spesso può capitare di ascoltare frasi di questo tipo:

“nel momento in cui riuscissi ”, oppure “nel momento in cui potessi” oppure come nella frase di Jasna, “nel momento in cui Adriana scoprisse che abbiamo una relazione, cosa farebbe?”. In questo caso Jasna sta prospettando una possibilità, sta dicendo:

“se Adriana scoprisse che abbiamo una relazione, cosa farebbe?”

Adriana: ti ucciderei! È facile!

Bene, il risultato non cambia quindi!

Bene amici, spero però che Adriana non ci scopra (Jasna: lo spero anch’io!). Lo speriamo entrambi! Ma speriamo anche di essere riusciti a farvi capire quanti modi ci sono per dire “se”.

Adriana: se vi prendo, vi ammazzo a tutti e due!

Jasna: aiuto!

Passiamo alla ripetizione. Non pensate alla grammatica, ma ripetete dopo di me:

– Se domani c’è il sole, vado al mare”

– Qualora domani ci fosse il sole, andrei al mare

– Nel caso in cui domani ci fosse il sole, andrei al mare.

– Nell’eventualità che domani ci fosse il sole, andrei al mare.

– Se eventualmente ci fosse il sole, domani, andrei al mare”.

– Se putacaso Adriana mi scoprisse, sarei morto!

– Ipotizziamo che Adriana mi scopra. In tal caso sarei morto!

– Metti che Adriana ci scopre? Che facciamo?

– Mettiamo che Adriana ci scopra. Che facciamo?

– Ammettiamo che Adriana ci scopra. Che facciamo?

– Nella lontana ipotesi che Adriana ci scopra, che facciamo?

– Facciamo finta che Adriana ci scopre (o scopra). Che facciamo?

– Semmai dovessi tradirmi, ti perdonerei.

– Nel momento in cui dovessi tradirmi, ti perdonerei.

Bene, quindi ora concludiamo il podcast. Se, come spero, sono riuscito a spiegarmi, ne sarei molto contento, ma qualora non fossi riuscito a farvi comprendere bene come fare per dire “se” e quanti modi diversi ci sono, ebbene, in tale eventualità, vi consiglio di ripetere l’ascolto di questo file audio più volte.

L’ascolto ripetuto è molto utile, e, nel momento in cui vogliate ascoltare il mio consiglio, vedrete che non ve ne pentirete. Putacaso però voi non ne abbiate voglia, perché, per un motivo o per un altro, crediate sia tutto molto chiaro, allora questo vuol dire che il vostro livello di conoscenza dell’italiano è molto avanzato. In tale eventualità vi ringrazio comunque dell’ascolto, così come ringrazio anche tutti le altre persone, ed auguro a tutti un buon proseguimento di giornata.

Un saluto a tutti, ciao.

Qualora l’Italia vincesse gli europei, ne sarei molto felice. Nel caso in cui non lo vincesse,invece, me ne farei una ragione.

 

 

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Settima regola d’oro di Italiano Semplicemente: parlare!

“se insegnate qualcosa a qualcuno, non la imparerà mai”

Bernard Shaw

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image013Benvenuti nella settima regola d’oro di Italianosemplicemente. Grazie di essere qui ad ascoltare o leggere questo nuovo episodio di italianosemplicemente.com.

Questa è l’ultima delle sette regole d’oro, l’ultima delle sette importanti regole, fondamentali, importantissime, per imparare l’italiano velocemente e con divertimento. Soprattutto per imparare l’italiano senza dover perdere anni a leggere e studiare libri di grammatica inutilmente.

A questo serve Italiano Semplicemente, è questo cioè il motivo per cui è nato questo sito, nel luglio del 2015. Le sette regole d’oro sono appunto sette, come i sette vizi capitali, come i sette nani, ed anche i sette sacramenti, o anche come i sette colli di Roma. Ci sono anche i sette samurai, un film di Akira Kurosawa. Sette è, a quanto pare, un numero magico. E questo numero magico lo applichiamo anche all’apprendimento di una lingua. Le sette regole d’oro sono quindi, possiamo dire, i sacramenti dell’insegnamento di una lingua straniera, se vogliamo trovare delle analogie; sono i consigli più importanti, sono le regole da seguire se state imparando una lingua sia ad un livello base, come Principiante (A1,A2) oppure ad un livello Intermedio (B1,B2).

Chi sta ascoltando e sta comprendendo ciò che sta dicendo ora, evidentemente è ad un livello intermedio, e per voi credo sia importante ascoltare questi consigli se volete migliorare il vostro modo di parlare, se volete diventare più fluenti, quindi se volete parlare senza balbettare, senza inciampare sulle parole e senza fare delle lunghe pause prima di ricominciare a parlare.

Passare dal livello della comprensione a quello dell’espressione. Ecco: questo è il vero problema. E per arrivare ad un buon livello di espressione occorre seguire un metodo. Quello che vi propongo è basato su poche e semplici regolette, sette appunto, da seguire ed è un metodo, credetemi, molto efficace. Non è un caso che esistano siti in francese in inglese, tedesco e spagnolo che  usano metodi analoghi, metodi simili, e che riscuotono molto successo. Questi siti hanno molto successo (riscuotere successo significa avere successo) ed il motivo è semplice se ci pensate bene. Quali sono infatti le cose più preziose quando si impara una lingua? Sono il tempo, la volontà e l’interesse. Questi tre fattori sono fondamentali, e se non si ha tempo non si può studiare una lingua, se non si ha la volontà, cioè la voglia di farlo, non durerete molto a lungo e quindi vi stancherete se non avete la volontà di studiare, e, dicevo, per ultimo ma non per importanza (last but not least) l’interesse.  Se non siete interessati a ciò che studiate o ascoltate, le cose non vi resteranno in testa molto a lungo e finirete per dimenticare.

Per affrontare questi tre grossi problemi (tempo, volontà, interesse) ho scritto le sette regole d’oro. Oggi spieghiamo l’ultima delle sette regole, poiché le altre sei sono già online nella duplice versione audio-testo. Prima di spiegare la settima regola è bene forse fare un piccolo riassunto delle regole precedenti.

La prima regola è ascoltare, ascoltare, ascoltare: repetita iuvant. Con questa regola, fondamentalmente per accorciare i tempi, si affronta quindi il primo problema, quello del tempo. Ascoltare è fondamentale ed è fondamentale ripetere l’ascolto: ascoltare più volte la stessa cosa: dedicare tempo, molto tempo, all’ascolto. Già. Ma così non si risolve il problema del tempo giusto? Non lo si risolve perché per risolvere completamente il problema del tempo c’è la seconda regola: usare i tempi morti. Se non abbiamo tempo per ascoltare? Come fare? Occorre ascoltare, ma ascoltare mentre, ad esempio, lavate i piatti, ascoltate mentre fate ginnastica, mentre vi fate un giro in bicicletta, mentre fate una passeggiata o anche mentre state andando al lavoro in autobus o in automobile. Quanti di voi vanno a lavorare e impiegano 40, 60 minuti? C’è un’espressione italiana che recita “unire l’utile al dilettevole”. Fare cioè cose utili, come andare a lavorare, e nello stesso tempo ascoltare e studiare l’italiano, ciò che rappresenta il dilettevole, ciò che è dilettevole, cioè che è divertente, ciò che volete fare perché è vostro desiderio imparare la lingua di Dante Alighieri.

Unire l’utile a dilettevole dunque, ok, quindi ascoltare e usare i cosiddetti “tempi morti”  è importante, ma per ottimizzare l’uso del tempo ancora di più, per fare in modo che il tempo che dedichiamo all’italiano sia tempo veramente utile, occorre che quando ascoltiamo non siamo stressati. Questa è la terza regola d’oro. Se siete stressati, se ascoltate mentre in casa vostra c’è confusione, con la TV accesa, con i bambini che girano per casa o in altre condizioni stressanti, non va bene. Il vostro apprendimento ne risentirà, e la vostra mente andrà da un’altra parte. Mentre ascoltate vi verranno in mente altre cose che dovete assolutamente fare in giornata ed altre cose ancora. Occorre invece eliminare lo stress; occorre avere la mente libera. Per questo, prima, vi consigliavo di ascoltare mentre fate una passeggiata rilassante, o quando comunque non impegnate la vostra mente in altro modo.

Il problema del tempo quindi si affronta con le prime tre regole d’oro.

Passiamo alla volontà. Avere volontà è importante. “Willpower” è il termine in inglese, e secondo me, questa è la mia personale opinione, la volontà rappresenta una delle qualità più importanti di una persona. È una qualità non innata, con la quale non si nasce, ma è una qualità che si coltiva, che si deve nutrire costantemente. È una qualità, la volontà, che ha bisogno di tempo per svilupparsi, e che ha bisogno di costanza, di ripetizione, di regolarità, di routine. È come un muscolo che va allenato, e che darà dei risultati strepitosi una volta superato il periodo iniziale. Questo è un argomento sul quale si potrebbe parlare per ore ed ore.

La disciplina è quindi importante e di conseguenza occorre applicare queste regole tutti i giorni. Mezzora, un’ora al giorno è l’ideale.

Cosa dice la quarta regola d’oro? La quarta regola parla di storie e di emozioni. Imparare attraverso delle storie e attraverso delle storie emozionanti. Non importa quale sia l’emozione chiamata in causa: gioia, divertimento felicità; la cosa importante è che si crei quel cemento che non ci faccia dimenticare ciò che ascoltiamo. In fondo è con le storie e con le emozioni che si vive, e quelle che si ricordano di più sono le storie e le emozioni più forti; il resto si dimentica molto facilmente. Quindi la quarta regola serve a questo: serve a cementare, ad incollare ciò che imparate. Tramite le storie e le emozioni poi non focalizzate la vostra attenzione sulle singole parole, ma sulle frasi, sulle frasi intere, sulla storia intera, ancora meglio.

Passiamo alla quinta regola. Con questa regola andiamo ancora oltre: andiamo verso la terza chiave che come detto è l’interesse. Il tempo lo abbiamo visto, la volontà anche, ora l’interesse.

Ascoltate ciò che vi piace. Non ascoltate tutto ciò che vi capita, ma vi consiglio di fare una selezione: selezionate gli episodi che destano il vostro interesse e non fate come i muli, che vanno dritti senza vedere dove vanno. I muli sono quegli animali che, sono utilizzati nella lingua italiana per indicare le persone che non ragionano e che vanno avanti senza neanche guardare, che vanno avanti come un mulo. In inglese, se non sbaglio, si chiamano “mules”, in spagnolo “mulas” ed in francese è abbastanza simile “les mules”. In tedesco (“die Maultiere”) ed in arabo, scusate la pronuncia dovrebbe essere (ELBIRELI) البغال  . Fortunatamente nella redazione di Italiano Semplicemente abbiamo Shrouk che ci aiuta. Come si dice Shrouk!

Shrouk: “ si dice البغال in arabo”.

Grazie Shrouk, andiamo avanti dunque. Andiamo alla regola numero 6: utilizzare le domande & risposte. Questa è una regola importante soprattutto per i principianti, che in questo modo possono facilmente superare lo scoglio iniziale (lo scoglio si usa in italiano per indicare un grosso ostacolo: “rock” in inglese).

Ovviamente per ognuna di queste regole appena descritte c’è un articolo in forma scritta e un file audio che se volete potete ascoltare per approfondire ciò che vi interessa di più, la regola che vi interessa di più.

Oggi siamo alla regola numero sette: parlare.

Parlare fa parte della comunicazione. Non possiamo solo ascoltare. Ascoltare va bene, è fondamentale, ma dobbiamo anche parlare. Per due motivi dobbiamo farlo.

Il primo motivo è che in questo modo ci abituiamo, prendiamo l’abitudine ad ascoltarci e ci sentiamo sempre più a nostro agio. Sembrerà banale, ma la timidezza è un fattore importante. All’inizio saremo in imbarazzo, tenderemo a dire molti emmm, ehhh,…  a fare molte pause, ad essere esitanti. Tenderemo a volte ad andare molto velocemente, perché nella nostra testa pensiamo: più veloce parlerò, prima finirò di parlare e prima esco dall’imbarazzo. Poi col tempo impariamo a gestire le pause, e se necessario, impariamo a parlare più lentamente; ci abituiamo ad ascoltarci, non ci vergogniamo più, ed acquistiamo sicurezza. Col tempo impariamo che gli altri non stanno lì a giudicarci, ma sono disposti anche ad ascoltarci e ad aiutarci se c’è bisogno. E vedrete che il vocabolario base italiano in realtà è molto semplice, e che ci sono molti modi semplici per dire la stessa cosa. Vedrete ed imparerete da soli che parlare ed esprimersi, per far passare un messaggio, è più facile che comprendere, perché quando parlate scegliete voi le parole da utilizzare, siete voi a decidere quali parole usare.

La seconda motivazione è che parlando, parlando da subito, abbiamo subito soddisfazione, capiamo sin da subito che possiamo farcela. Questo vale sia per i principianti che per coloro che si trovano ad un livello più avanzato.

C’è una frase di Bernard Shaw che mi è rimasta impressa. La frase è “se insegnate qualcosa a qualcuno, non la imparerà mai”.  Cosa significa? Significa che l’apprendimento è un processo attivo. Solo “facendo” s’impara. Ho letto questa frase sul libro di Dale Carnagie dal titolo “Come trattare gli altri e farseli amici”, questo è il titolo in Italiano ovviamente. Un libro che consiglio a tutti di leggere perché molto ricco di contenuti. Quindi se volete applicare le sette regole d’oro agite, cominciate a parlare, oltre che ad ascoltare. Altrimenti vi dimenticherete in fretta di quello che ascoltate e di ciò che vi viene detto ed insegnato. Solo le conoscenze delle quali si fa uso costante si fissano nel nostro cervello.

I principianti, con la sesta regola (la numero sei) possono già iniziare a parlare rispondendo alle domande ascoltando le Domande & Risposte. Infatti ogni storia per principiante, oltre al file audio della storia, che è molto breve, ha anche un ulteriore file audio che si chiama “Domande & Risposte”. In questo file audio si fanno molte domande, anche semplicissime, sulle storielle ascoltate, ed in questo modo si inizia a parlare sin dall’inizio; domande e risposte del tipo:

D: Chi parla? Giovanni?

R: Sì. Parla Giovanni.

D: Chi parla ora?

R: Giovanni parla, è Giovanni che parla ora.

D: Parla Giuseppe?

R: No, non è Giuseppe che parla, ma Giovanni.

D: Giovanni parla in italiano?

R: sì, esatto. Giovanni parla in Italiano

D: Giovanni è un madrelingua italiano?

R: proprio così, Giovanni è un madrelingua italiano e parla in italiano.

Per gli intermedi (quindi B1,B2 o C1) consiglio ugualmente di ascoltare i file audio delle Domande & Risposte, perché in questo modo scoprirete come è facile sbagliare le preposizioni semplici e articolate quando date le risposte. E ascoltando questi file e provando a rispondere vedrete come è facile e veloce migliorare il vostro italiano. Provate e vedrete.

Io dopo di voi  darò le risposte, ascolterete quindi da me anche le risposte, e di conseguenza potrete confrontare le mie risposte con le vostre, e capirete così dov’è che sbagliate: se sbagliate l’articolo, la preposizione, oppure la pronuncia. Imparerete così parole nuove, sinonimi, contrari e soprattutto vi accorgerete dei vostri progressi giorno per giorno.

Non solamente Domande & Risposte però. Oggi abbiamo whatsapp, abbiamo le chat in cui si possono registrare dei piccoli audio, possiamo registrare la nostra voce ed ascoltare quella degli altri. E tutto questo è gratuito se utilizzate il wifi.

Questo è un consiglio che vi do, iniziate a parlare con qualcuno che è al vostro stesso livello, e se ci riuscite create un piccolo gruppo dove sia presente anche un italiano che possa aiutarvi, se possibile.

Attenzione però. Ho, diciamo così, tre avvertimenti, tre consigli che mi sento di darvi. Il gruppo deve essere piccolo. Questo è il primo consiglio. Quattro, cinque persone, non di più. Ci si deve conoscere, si deve avere interesse l’uno dell’altro, si deve creare un rapporto di amicizia, se non si conoscono già queste persone con cui condividiamo il gruppo.  Altrimenti si viene sommersi di messaggi e non si riesce a conoscere nessuno, soprattutto se non si ha molto tempo a disposizione.

Secondo consiglio: utilizzate whatsapp soprattutto per registrare ed ascoltare messaggi audio. Questo porta molti vantaggi: Potete registrare quando volete e potete ascoltare i messaggi dei vostri amici quando volete e quante volte ne avete voglia, soprattutto se non avete ben capito. Potete ascoltare anche voi stessi, anche la vostra stessa voce, una o più volte, dopo che avete registrato un messaggio. Questo è il grosso vantaggio di whatsapp rispetto a Skype ad esempio.

Terzo consiglio: dovete prendere l’abitudine di fare questo tutti i giorni. 5-10 minuti al giorno. Parlare 5 minuti al giorno vuol dire parlare 35 minuti alla settimana. Vi sembra poco? A fine mese avrete parlato 150 minuti! Ed avrete ascoltato almeno la stessa quantità di minuti. Un grande risultato direi.

Attenzione però. Non usate solamente whatsapp per ascoltare, altrimenti, a meno che se non ci siano dei madrelingua nel gruppo non capireste mai i vostri errori o i modi alternativi per esprimere lo stesso concetto. Per questo vi dicevo che sarebbe importante avere una persona italiana nel gruppo. In ogni caso ai principianti consiglio di usare sia whatsapp che le storie per principianti e le domande & risposte delle storie. Queste storie si trovano nella pagina “livello base – principianti” del sito. In questo modo potete imparare a parlare correttamente, rispondendo alle domande ed ascoltando le risposte da me, e poi potrete anche parlare con i vostri amici.

A coloro che stanno ad un livello più avanzato, oltre a whatsapp consiglio di ascoltare più volte i file a loro dedicati, seguendo le sette regole d’oro naturalmente. Questi file li trovate tutti nella pagina “Livello Intermedio”; ci sono le spiegazioni delle frasi idiomatiche italiane, ma ci sono anche le lezioni di italiano professionale, e consiglio di provare a fare gli esercizi di ripetizione che si trovano alla fine di ogni file audio. Inoltre è un buon esercizio quello di ascoltare i file audio e ripetere ciò che ascoltate nello stesso tempo, meglio se ad alta voce se potete farlo. Io uso questa tecnica col francese e con l’inglese e mi è molto utile per capire le parole difficili da pronunciare.

Questo è tutto. Adesso sapete cosa fare, conoscete le sette regole da usare. Non è facile lo capisco. Anche io cerco di applicarle tutte per il francese e l’inglese, da intermedio e col tedesco da principiante e ci riesco quando sono costante, quando diventa un’abitudine. Se salto un paio di giorni, a volte mi capita, diventa molto difficile riprendere ed essere costante. Mi auguro che anche riusciate ad essere costanti, e spero veramente di esservi stato utile. Vi rinnovo il mio invito ad ascoltare le storie di Italiano semplicemente. Seguiteci su Facebook, che resta il luogo principale per scambiarci opinioni e messaggi, su Instagram, dove di tanto in tanto inserisco qualche immagine che riguarda i nuovi episodi di Italiano Semplicemente oppure su Twitter, dove il nome dell’account è @ItalianoSemplic.

Ogni settimana vi aspetta un nuovo episodio, vi aspetto. Siate numerosi. Ciao.