Le specialità italiane: Le ciambelle di carnevale

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Trascrizione

giuseppina_redazione

Giovanni: buongiorno, vi presento una nuova puntata della rubrica: Le specialità italiane, curata da mia madre Giuseppina. State ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com ed io sono Giovanni.

Mia madre Giuseppina vi parla oggi delle ciambelle di Carnevale. Il carnevale è una festa che si celebra nei Paesi di tradizione cattolica, e non ha una data fissa. Si tratta di un periodo di tempo compreso tra la festa dell’Epifania (la Befana, cioè il 6 gennaio) e l’inizio della Quaresima. Una festa religiosa quindi, cattolica. Il Carnevale è famoso perché bambini e adulti posso mascherarsi, cioè indossare delle maschere – le maschere di carnevale appunto. Famosissimo il carnevale di Venezia e di Viareggio in merito, o anche il Carnevale di Putignano, un comune della regione Puglia.

Ma il carnevale è famoso anche per i dolci di carnevale. Giuseppina ci racconta qualcosa sulle ciambelline di Carnevale.

Giuseppina: Quando ero bambina, la guerra era finita da poco e nelle nostre famiglie c’era poco, però ci piaceva festeggiare insieme il carnevale che inizia a metà gennaio.

Allora mia madre, con i pochi ingredienti che avevamo in casa, faceva queste ciambelle che vi assicuro sono buonissime e facili da fare. Io le ho fatte oggi. Iniziamo, facciamo bollire 2 patate medie.

Quando sono ben cotte, le sbucciamo e schiacciamo bene bene.

Sbattiamo 2 uova con 200 grammi di zucchero, aggiungiamo la buccia grattugiata di un’arancia e metà del suo succo, mezzo bicchiere di olio, un pochino di cannella e un quadretto di lievito di birra fresco (sono 25 grammi), sciolto in mezzo bicchiere di latte tiepido. Impastiamo queste uova insieme alle patate, con circa 300 grammi di farina.

Facciamo un impasto morbido con cui formiamo un cordone largo come un dito, lo dividiamo in pezzetti di circa 10 cm.A me sono venute 18 ciambelline, con cui formiamo delle ciambelle.

Le lasciamo riposare una mezz’ora poi le friggiamo in olio bollente.Dopo cotte, ci versiamo sopra un pochino di zucchero.

Eccole qua, le volete provare?

Facciamo un impasto morbido con cui formiamo un cordone largo come un dito, lo dividiamo in pezzetti di circa 10 cm.

A me sono venute 18 ciambelline, con cui formiamo delle ciambelle.

Le lasciamo riposare una mezz’ora poi le friggiamo in olio bollente.Dopo cotte, ci versiamo sopra un pochino di zucchero.

Eccole qua, le volete provare?

Giovanni: grazie mamma, allora patate, farina, uova, zucchero, arance, latte, olio (mi raccomando extravergine d’oliva), cannella (è una spezia) e lievito di birra. Sono questi gli ingredienti.

Approfitto dell’occasione per fare una comunicazione: su Amazon potete trovare il primo audiolibro di Italiano Semplicemente.

Un e-book quindi, con trascrizione integrale degli episodi più istruttivi e divertenti di Italiano Semplicemente. Un libro molto economico da leggere con il vostro dispositivo kindle e ascoltare quando volete, anche mentre vi mangiate le vostre ciambelle di Carnevale appena fatte.

Se non avete un kindle oppure nel vostro paese non avete la possibilità di acquistare su Amazon, nessun problema, posso spedirvi io il file PDF del libro e i file MP3. Fatene richiesta nella pagina sul sito di Italiano Semplicemente.

E’ un modo divertente per imparare l’italiano; spero vi piaccia, perché ne va della reputazione di Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti. E ci vediamo per la prossima specialità.

Buone ciambelle a tutti.

leciambelledicarnevale

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I verbi professionali: RENDERE

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Trascrizione

Benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Oggi vediamo il verbo RENDERE.

Anche questo è un verbo che è quasi sempre utilizzato nel lavoro.

Vediamo quanti sono i significati del verbo rendere e quando si usa. Facciamo ovviamente degli esempi di utilizzo ed infine un esercizio di ripetizione, seguendo quindi il metodo di Italiano Semplicemente che tutti voi sicuramente conoscete. Per chi non ne sa nulla vi invito a leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Dunque rendere ha un utilizzo, come dicevamo, prevalentemente professionale, ma il primo significato che trovate sul dizionario è quello di dare indietro qualcosa che si era preso o ricevuto, cioè rendere è un sinonimo di restituire. Posso quindi dire “devo rendere a Giovanni il libro che mi ha prestato”.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

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Scongiurare un pericolo, Dio ce ne scampi e liberi

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Video con trascrizione

Descrizione

Vediamo le espressioni usate per allontanare un pericolo, sia in modo serio che scherzoso.

  • Scongiurare un pericolo
  • Dio ce ne scampi e liberi
  • Per carità
  • Dio ce ne guardi
  • Per l’amor di Dio

Trascrizione

Buongiorno amici. Buona giornata a tutti gli amici di Italiano Semplicemente.

Oggi per la sezione frasi idiomatiche, spieghiamo un’espressione idiomatica italiana. L’espressione è “Scongiurare un pericolo”. Non è in realtà una vera espressione idiomatica, perché il verbo scongiurare si applica praticamente soltanto al “pericolo”. Quindi l’espressione ha soltanto un senso proprio. Spiegare la frase di oggi, in realtà equivale a spiegare il verbo “scongiurare”. Con l’occasione però vedremo una frase idiomatica, oggi, collegata al verbo scongiurare, quindi collegata alla frase “scongiurare un pericolo”. La frase idiomatica che vediamo e che è collegata alla frase “scongiurare un pericolo” è la seguente: “Dio ce ne scampi e liberi”.

Quindi vedremo due frasi oggi: “scongiurare un pericolo” e “Dio ce ne scampi e liberi”.

Dunque, cosa significa “scongiurare un pericolo”? Sapete tutti cos’è un pericolo? Un pericolo è una cosa pericolosa! Un pericolo è una cosa che può accadere, e che ci potrebbe far male, ci potrebbe procurare un danno, ci potrebbe procurare un dolore, ci potrebbe nuocere. Questo è un pericolo: se una cosa porta del pericolo, vuol dire che questa cosa è pericolosa. Una cosa pericolosa è una cosa che può procurarci del male, che può procurarci qualcosa di negativo. Questo è il pericolo. Scongiurare un pericolo: come dicevo prima il verbo “scongiurare” si applica praticamente soltanto con il pericolo.

Scongiurare è un verbo. Vi ho detto che il pericolo che si riferisce a delle cose che possono accadere, ma queste cose posso anche non accadere. Quindi una circostanza negativa può verificarsi oppure può non verificarsi. Se si verifica questa circostanza negativa, questo pericolo diventa un fatto negativo, se invece non si verifica abbiamo scongiurato un pericolo. Quindi scongiurare un pericolo significa semplicemente fare in modo che una cosa negativa non si verifica.

Ad esempio l’altro ieri c’è stata la partita Italia-Germania, vinta dalla Germania ai calci di rigore. Sto parlando dei quarti di finale dei campionati europei di calcio 2016, Italia e Germania sono due squadre molti forti. Quindi la Germania rappresentava un pericolo per l’Italia, così come l’Italia rappresentava un pericolo per la Germania. Ebbene l’Italia non è riuscita a scongiurare il pericolo Germania. La Germania, dal canto suo, invece, è riuscita a scongiurare il pericolo Italia. L’Italia quindi non è riuscita a scongiurare il pericolo Germania, la Germania invece è riuscita a scongiurare il pericolo Italia.

Quindi scongiurare è il verbo che si usa in questi casi, quando si vuole evitare che qualcosa di negativo diventi un pericolo. Scongiurare è molto simile al verbo “giurare”, ma non ha niente a che vedere col verbo giurare. Infatti giurare significa promettere, promettere solennemente, cioè promettere con forza. Giurare è un verbo che si applica soprattutto alle cose a cui teniamo molto: ad esempio si dice “giuro sui miei figli”. Vuol dire che sto dicendo la verità, prometto che sto dicendo la verità: giuro sui miei affetti più cari, giuro sulle cose a cui tengo di più, giuro sui miei figli, cioè prometto solennemente che sto dicendo la verità, vi prometto che non sto dicendo una bugia, vi prometto che non sto mentendo: “giuro sui miei figli”. Quindi giurare significa promettere, scongiurare invece ha a che fare con i pericoli: non c’entra nulla col verbo “giurare”.

La frase idiomatica collegata all’espressione “scongiurare un pericolo” è invece, come vi avevo accennato prima, la frase “Dio ce ne scampi e liberi”.

“Dio ce ne scampi e liberi” è un’espressione idiomatica, una frase cioè una cosa che si dice quando si è in pericolo. Quindi “Dio ce ne scampi e liberi” contiene la parola “Dio”, di conseguenza è una richiesta di aiuto a Dio. Si chiede a Dio di liberarci di qualcosa: di liberarci dal pericolo, di liberarci da questa circostanza negativa che vogliamo scongiurare. Un evento può verificarsi oppure no: è per questo che è pericoloso; noi non vogliamo che si verifichi, di conseguenza invochiamo Dio: chiediamo a Dio che ci liberi da questa cosa, che non la faccia verificare: “Dio ce ne scampi e liberi”. Cosa significa “ce ne scampi”?

“Scampi” viene da “scampare”, e scampare è un verbo. È un verbo che, anche questo, si applica solamente ai pericoli, come scongiurare. Infatti si dice anche: “scampare da un pericolo”, che è analoga alla frase “scongiurare un pericolo”. Non è esattamente uguale però. Adesso vi spiego le differenze. Scampare significa “evitare” un pericolo. Scampare un pericolo significa evitare qualcosa che si è verificato, oppure significa evitare qualcosa che si potrebbe verificare, quindi  potrebbe essere sostituita alla frase “scongiurare un pericolo”, ma la frase “scampare un pericolo” si applica anche quando qualcosa si è già verificato. Ad esempio se c’è stato un terremoto da qualche parte, ed io sono riuscito a sopravvivere, sono riuscito a scappare, quindi non ho subito le conseguenze negative del terremoto, posso dire: “sono riuscito a scampare dal pericolo terremoto”, “sono riuscito a scampare dal terremoto”: quindi il terremoto si è verificato, c’è stato il terremoto, ma io sono scampato dal terremoto, invece se il terremoto c’è stato vuol dire che non si è riusciti a scongiurare il pericolo terremoto, perché il terremoto si è effettivamente verificato, di conseguenza non siamo riusciti a scongiurare il pericolo terremoto, però io sono riuscito a scampare dal terremoto.

Quindi queste sono le differenze. Invece “scampi” viene appunto da scampare. “Dio ce ne scampi” vuol dire “Dio ci liberi”, “Dio ci faccia sopravvivere”, “Dio faccia in modo che non si verifichi questa cosa negativa”. Posso dire “Dio ci liberi dal terremoto”, oppure “Dio ci faccia scampare dal terremoto”, cioè “Dio ci faccia sopravvivere dal terremoto”. Quindi “Dio ce ne scampi e liberi”. In questo caso “liberi” è un rafforzativo di “scampare”: cioè “Dio ce ne scampi, dal terremoto”, “Dio ci liberi dal terremoto”. Significano entrambi la stessa cosa. Dio ce ne scampi e liberi vuol dire “spero che Dio faccia in modo che questo terremoto non avvenga”, cioè “ce ne liberi”. “Dio faccia in modo di sopravvivere al terremoto”, cioè “Dio ce ne scampi”.

Quindi “Dio ce ne scampi e liberi” è una frase collegata all’espressione “scongiurare un pericolo” perché ogniqualvolta c’è qualcosa di pericoloso che vogliamo scongiurare, che non vogliamo cioè che si verifichi, possiamo dire questa frase: “Dio ce ne scampi e liberi”.

Questa è una frase che possiamo usare tra amici, tra familiari, tra conoscenti, ma è una frase che si pronuncia ogniqualvolta c’è una circostanza pericolosa, ogniqualvolta c’è un pericolo imminente, c’è qualcosa di pericoloso che sta per accadere, e noi vogliamo manifestare il nostro desiderio di allontanarci da questo pericolo, di scongiurare questo pericolo, quindi possiamo dire “Dio ce ne scampi e liberi”. Quindi ad esempio se ci sono due persone che parlano, e la prima persona dice: “ho sentito il telegiornale e dicono che domani potrebbe esserci una grande scossa di terremoto”. L’altra persona potrebbe dire: “per carità!, Dio ce ne scampi e liberi!

Quindi si dice anche “per carità!”. Per carità è un altro modo di scongiurare un pericolo: “per carità!, Dio ce ne scampi e liberi!”. Sia “per carità”, sia “Dio ce ne scampi e liberi” sono due espressioni colloquiali, sono due espressioni di tutti i giorni, due espressioni familiari, che hanno tutte lo stesso significato. Il modo più normale diciamo, più diffuso, di esprimere questo “sentimento”, di esprimere la volontà di scongiurare un pericolo è “Dio ce ne guardi”, o “Per l’amor di Dio”. Per l’amor di Dio significa “per l’amore di Dio”. Anche in questo caso si sta chiedendo l’aiuto di Dio. “Per carità” invece è una frase un po’ più corta, che però si usa anche in senso scherzoso, ogni volta che vogliamo scongiurare un pericolo. Una frase che si dice in qualsiasi circostanza, anche non necessariamente pericolosa, proprio perché vogliamo ironizzare su un fatto, su una cosa divertente che vogliamo far apparire come pericolosa. Quindi ogniqualvolta c’è una cosa anche brutta da vedere, e noi non la vogliamo vedere, possiamo dire “per carità”. Anche se c’è una cosa cattiva da mangiare, che non è buona, possiamo dire “per carità!”. Ad esempio se io amo il caffè senza lo zucchero, se una persona mi dice:

“Giovanni, vuoi un po’ di zucchero nel caffè?”, io posso dire “per carità! Per carità il caffè con lo zucchero”. Cioè: “non voglio il caffè con lo zucchero, non mi mettere lo zucchero nel caffè; non voglio il caffè con lo zucchero”; “per carità”, “per l’amor di Dio”, “Dio ce ne scampi e liberi”.

Queste quindi sono tutte espressioni che vengono utilizzate nella lingua italiana per scongiurare un pericolo, come anche “Dio ce ne guardi”.

Ovviamente tutte queste espressioni non sono formali, che si possono usare in contesti più importanti, da un punto di vista professionale, ma soltanto da un punto di vista informale, quindi potete utilizzarle con gli amici, con i vostri conoscenti, con i vostri familiari. Da un punto di vista formale posso usare altre espressioni. Quindi se ad esempio sono il capo di una azienda che viene a conoscenza della possibilità di una crisi economica, per scongiurare il pericolo della crisi economica, potrei dire, anziché “per carità”, o anziché “Dio ce ne scampi e liberi”, o “Dio ce ne guardi”, potrei dire: “spero che questa circostanza non si verifichi, sarebbe molto negativo se questa crisi economica si verificasse”. Quindi non è una frase ironica, che fa ridere.

Quando si parla in modo professionale e si vuole scongiurare un pericolo non possiamo suscitare dell’ironia ma dobbiamo parlare seriamente, e questo significa dire esattamente le cose come stanno. Se c’è una crisi economica non possiamo dire “Dio ce ne scampi e liberi”, a meno che questi colleghi di lavoro siano dei conoscenti, degli amici. Possiamo quindi dire: speriamo non accada, sarebbe una evenienza molto negativa. La crisi economica sarebbe la fine della nostra azienda. Quindi amici spero di non avervi annoiato oggi. Abbiamo quindi visto all’inizio il significato del verbo scongiurare e la frase, l’espressione “scongiurare un pericolo”. Abbiamo visto che il verbo scongiurare si applica solamente ai pericoli. Poi abbiamo visti il significato dell’espressione “Dio ce ne scampi e liberi”, quindi abbiamo visto che “Dio ce ne scampi” e “Di0 ce ne liberi” vogliono più o meno dire la stessa cosa. Poi abbiamo visto che la stessa espressione si può dire anche in differenti modi: possiamo dire “dio ce ne scampi e liberi”, possiamo dire “per carità”, possiamo dire “Dio ce ne guardi”. Possiamo anche dire “Per l’amor di Dio”. Abbiamo infine detto che queste sono espressioni utilizzate sempre in un linguaggio informale, mentre non si possono utilizzare in occasioni importanti, in riunioni di lavoro, eccetera.

Facciamo adesso il solito esercizio di ripetizione: credo che questo sia un esercizio molto importante, lo dico sempre alla fine dei miei podcast. Esercitatevi anche a parlare, perché potreste anche conoscere tutte le regole grammaticali italiane, potreste anche comprendere perfettamente un qualsiasi libro di italiano, potreste leggere qualsiasi giornale italiano senza problemi, potreste anche aver frequentato l’università di Italianistica, ma se non vi esercitate a parlare, il vostro italiano non sarà mai molto buono: è importante esercitarsi, esercitarsi fin dall’inizio, ed è per questo che vi raccomando sempre alla fine dei miei podcast di ripetere delle frasi complicate. Vi invito a farlo dopo di me, a ripetere le frasi dopo di me. Non pensate alla grammatica ma soltanto a ripetere.

Dio ce ne scampi e liberi

……

Dio ce ne scampi e liberi

……

Dio ce ne scampi e liberi

……

Dio ce ne scampi e liberi

……

Dio ce ne scampi e liberi

……

Ce ne vuol dire “a noi”. “Ce” vuol dire “a noi”, “ne” vuol dire “di questa cosa”, “del pericolo”.

Per l’amor di Dio

…..

Per l’amor di Dio

…..

Per l’amor di Dio

…..

Per carità

…..

Per carità il caffè con lo zucchero

…..

Per carità il caffè con lo zucchero

…..

Per carità il caffè con lo zucchero

…..

Dio ce ne scampi e liberi

….

Dio ce ne guardi

…..

Dio ce ne guardi

…..

Dio ce ne guardi

…..

Per l’amor di Dio

….

Scusatemi se oggi c’erano un po’ di rumori perché ho registrato il podcast, quindi ogni tanto passavano delle macchine. Spero che dopo aver ascoltato questo podcast non pensiate “Dio ce ne scapi e liberi da Italiano Semplicemente!”.

Ciao Amici!