Come esprimere un’opinione in modo informale e formale – presentazione

Audio

Gli audiolibri di Italiano Semplicemente

Descrizione

In questa lezione, dedicata ai membri dell’associazione, vediamo le modalità formali ed informali per esprimere un’opinione. Grazie a Daria e Andrè per la collaborazione.

 

 

Italiano professionale: Problemi di ordinativi

Descrizione

Vi presento Davide Martini, un insegnante iscritto all’associazione italiano semplicemente che oltre ad insegnare Insegna italiano crea strumenti per insegnanti di lingua.
Davide ci presenta alcuni di questi strumenti.

A questo scopo, pubblichiamo un audio relativo ad un dialogo tra una ditta e un fornitore. Il dialogo rappresenta la soluzione di un esercizio sui termini “indefiniti”

Livello: B1-C1

Audio

scarica il file audio in formato mp3

trascrizione

Davide:
Buongiorno a tutti. Mi presento, sono Davide Martini, membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Insegno italiano e creo strumenti per insegnanti di lingua, strumenti con cui si possono creare velocemente attività come questa.

Ringrazio il gestore del sito, il nostro caro Giovanni, per avermi dato la possibilità di collaborare con il suo ricchissimo sito.

Voglio presentarvi un dialogo immaginario tra un fornitore e una ditta che produce accessori di abbigliamento.

Nel dialogo, l’impiegato dell’ufficio acquisti della ditta PincoPallino telefona al sig. Motta, suo fornitore, per diversi problemi riguardanti gli ultimi ordini.

I due si conoscono da anni, e sono in confidenza. Per questo usano espressioni colloquiali, ma anche tantissimi “indefiniti“.

L’uso degli “indefiniti” è solo una delle tante sfide che ci presenta l’italiano.

Non voglio dilungarmi in definizioni grammaticali, ma basti dire che gli indefiniti sono parole che indicano “quantità indeterminate” di cose. Ecco una lista incompleta, che sarà quella in cui troverai gli indefiniti usati per completare il dialogo:

ALCUN, ALCUNO, ALCUNA; NESSUN, NESSUNO, NESSUNA
ALCUNE, ALCUNI
ALTRO, ALTRA, ALTRI, ALTRE; UN ALTRO, UN’ALTRA, DEGLI ALTRI, DELLE ALTRE
CERTO, CERTA, CERTI, CERTE
MOLTO, MOLTA, MOLTI, MOLTE; TANTO, TANTA, TANTI, TANTE; DIVERSI, DIVERSE
PARECCHIO, PARECCHIA, PARECCHI, PARECCHIE
POCO, POCA, POCHI, POCHE
TROPPO, TROPPA, TROPPI, TROPPE
TUTTO, TUTTA, TUTTI, TUTTE (TUTTI E, TUTTE E)
NIENTE, NULLA, NESSUNO, NESSUNA
QUALCHE, QUALCOSA, QUALCUNO, QUALCOS’ALTRO
QUALSIASI, QUALUNQUE, CHIUNQUE, DOVUNQUE, COMUNQUE
OGNI, OGNUNO, OGNUNA, CIASCUNO, CIASCUNA

…ma in questo esercizio useremo anche altre parole, come…

PIÙ, DI PIÙ, IN PIÙ, IN TUTTO, IN TOTALE
MENO, DI MENO, IN MENO
PIÙ NIENTE / NULLA
COSÌ
UN PO’, UN ALTRO PO’
QUALE, QUALI
QUELLO, QUELLA, QUELLI
SENZ’ALTRO, QUALCOS’ALTRO, NIENT’ALTRO

Probabilmente le avrai già sentite tutte o quasi, in diversi contesti. Molte hanno praticamente lo stesso significato, per cui ti propongo un modo di esercitarle a partire dal dialogo.

Come vedrai, dopo ogni numero ci sono diversi “indefiniti”. Il tuo compito è quello di trovare un altro “indefinito” che si può usare al posto di quello inserito di volta in volta.

Tutti sono corretti, alcuni sono più o meno strani, dato il contesto, ma tu devi trovare un’alternativa, che suona altrettanto bene o, a volte, francamente meglio di quelli usati.

In ogni caso, lo copio qui sotto:

Problemi di ordinativi

Davide Martini – Giovanni Coletta

Sostituisci le espressioni tra parentesi con Indefiniti dal sigificato equivalente
Mario Motta s.p.a.: – Buongiorno, Motta Spa., mi dica.
PincoPallinoSpA: – Buongiorno, Mario? Sono Luigi, della PincoPallinoSpA.
Mario M.: – Ah, sì, ciao, Luigi , Come state lì a Madrid?
PincoPallinoSpA: – Bene, grazie, e voi? (1 Ogni cosa______________________) bene?
Mario M.: – Sì, grazie, dimmi pure.
PincoPallinoSpA: – Senti, mi dispiace dirtelo, ma abbiamo (2 molti, alcuni, parecchi, vari______________________) problemi con gli ultimi tre ordini.
Mario M.: – Ma no, dai, ancora! Quali ordini? Ne abbiamo fatti tre questo mese!
PincoPallinoSpA: – Eh, purtroppo ci sono stati problemi con (3 ognuno dei, ciascuno dei______________________) tre. I miei capi sono (4 molto, tanto______________________) preoccupati.
Mario M.: – Ma come? Spiegami, spiegami. Non può essere (5 tanto______________________) grave!
PincoPallinoSpA: – Cominciamo da (6 l’ordine______________________) delle fibbie. Sai (7 che______________________)?
Mario M.: – Sì, sì, (8 le fibbie______________________) dorate, ovali… cos’è successo?
PincoPallinoSpA: – Beh, (9 una maggiore quantità______________________) della metà avevano il buco (10 esageratamente______________________) piccolo, e non si chiudevano.
Mario M.: – Ma come? Non è possibile! Può darsi che sia scappata (11 alcune sbavature______________________) sbavatura in (12 qualche fibbia______________________), ma non (13 sicuramente______________________) così (14 questa elevata quantità______________________)!
PincoPallinoSpA: – Beh, forse (15 qualche persona______________________) si è sbagliato con le misure, ma fatto sta che non le possiamo usare! Non capisco come non ve ne siate accorti! (16 qualunque persona______________________) poteva vederlo!
Mario M.: – No, ma (17 sicuramente______________________) c’è stato un disguido, sennò non si spiega. Noi abbiamo usato le vostre specifiche!
PincoPallinoSpA: – No guarda, le nostre misure andavano bene. Dev’essere stato qualcos’ (18 di più______________________).
Mario M.: – Beh, vedrò giù in produzione cosa mi dicono.
PincoPallinoSpA: – E non è (19 la storia completa______________________). Ti ricordi il campione di dieci metri di tessuto bianco che ti avevamo chiesto?
Mario M.: – Sì, perché?
PincoPallinoSpA: – Beh, è (20 esageratamente______________________) bianco. Dobbiamo cambiare colore.
Mario M.: – Cosa? Ma è impossibile! L’abbiamo spedito (21 alcuni______________________) giorni fa!
PincoPallinoSpA: – Davvero? Qui da noi non è ancora arrivato!
Mario M.: – Eh, mi dispiace, ma non c’è (22 altro______________________) da fare, ormai è partito!
PincoPallinoSpA: – Vabbé, d’accordo, allora (23 nulla______________________), come non detto. E poi, per il terzo, quello dei manici… abbiamo bisogno di (24 alcuni pezzi______________________) pezzo (25 in eccesso______________________).
Mario M.: – Sì? Quanti? Ve ne abbiamo mandati cento, se non sbaglio… sono già (26 tanti, parecchi______________________), no?
PincoPallinoSpA: – Sì, ma ce ne sono arrivati (27 una quantità maggiore______________________), solo ottanta. E va bene, perché comunque ve ne devo chiedere (28 cinquanta in più______________________) cinquanta. Cioè, (29 in totale______________________) centotrenta. Ce la fate a mandarceli per il quindici del mese prossimo?
Mario M.: – No, è (30 esageratamente______________________) presto. Vi va bene per fine mese?
PincoPallinoSpA: – No, dai, cerca di farceli per il venti, massimo. Abbiamo (31 non molto______________________) margine per la produzione.
Mario M.: – C’è (32 abbastanza______________________) poco tempo… se fosse (33 un diverso______________________) periodo, ma ora, con la Pasqua in mezzo…
PincoPallinoSpA: – Beh, accidenti, fate (34 qualche cosa______________________), sennò va a finire che mi cominciano a chiedere preventivi di (35 diverse______________________) ditte…
Mario M.: – Dai, dai, che ci conosciamo. Non sono (36 tanti, parecchi______________________) quelli che lavorano come noi.
PincoPallinoSpA: – Eh, sì, si vede! Beh, dai, fammi sapere (37 qualche cosa______________________) al più presto, e cerca in (38 ogni, qualunque, tutti i modi______________________) modo di controllare bene (39 qualsiasi______________________) fase della produzione delle fibbie, perché c’è (40 qualche cosa______________________) che non va. Non hai (41 alcuna______________________) idea di cosa possa essere successo?
Mario M.: – No, no, può essere stato (42 qualsiasi persona______________________). Ho (43 alcuni______________________) sospetti, ma devo controllare, prima. Ma non ti preoccupare: (44 qualche persona______________________) pagherà, se l’errore è nostro. (45 Qualche altra cosa______________________)?
PincoPallinoSpA: – No… ti sembra (46 non molto______________________)? Mi raccomando, per lunedì prossimo voglio sapere (47 qualche cosa______________________), e (48 non ci sono______________________) scuse, stavolta, ok?
Mario M.: – Stai tranquillo, non ci sarà (49 alcun______________________) problema stavolta. Ciao, a lunedì.

Come fare per sapere se è corretto? Beh, puoi guardare le soluzioni, o usare la funzione “Practice” di queste Flashcards online. Apri il link, fai click sulla linguetta “Practice”, e ricorda di mescolare le schede facendo click sul bottone con la doppia freccia incrociata

bottone mescolare le schede

La prima “scheda” contiene le istruzioni, quindi non è parte dell’esercizio. Clicca direttamente, te la darà per sbagliata, e ti darà come soluzione la seconda parte delle istruzioni.

Oppure, puoi indicare in questa lista (da stampare, non è interattiva) il numero corrispondente al “buco” del dialogo in cui va la parola giusta della lista. In questa lista, le parole appaiono smistate in gruppi di otto, di colori diversi. Poi puoi controllare la soluzione dell’esercizio.

Se vuoi vedere le parole all’interno del dialogo, usa il dialogo con le parole giuste.

Se vuoi controllare di aver imparato le espressioni e fare arrivare a me il risultato, e hai un conto Gmail (o compatibile), puoi aprire questo link, accettare di “fare una copia” del documento, poi seguire le istruzioni che troverai per dare l’accesso, e realizzare l’esercizio online, mandandomi poi i risultati.

Se vuoi lavorare sul dialogo con un compagno, a lezione, potete usare questi fogli, per poi correggervi a vicenda: SplitClozeConPisteA, SplitClozeConPisteB. Lo studente li può usare anche da solo, alternando dall’uno all’altro e cercando di ricordarsi le soluzioni. Il fatto di averle appena lette sull’altro foglio attiva la memoria, che sarà poi rinforzata dall’ascolto.

Potete anche usare queste versioni, senza piste (cioè, senza gli indefiniti che ti guidano per trovare quello giusto), SplitClozeSoloA, SplitClozeSoloB, e per guidarvi, usare questa lista degli indefiniti, separati in gruppi di otto, su due righe colorate diversamente.

Infine, se vuoi controllare l’equivalenza tra gli indefiniti dati come “piste” e quelli che effettivamente si usano nel dialogo originale, puoi guardarla qui.

INSEGNANTE: TUTTE QUESTE VARIANTI dell’esercizio provengono da UN SOLO foglio GSheet, il “Clozatore”, che usa UNA SOLA MATRICE per tutte le versioni. Se guardi in dettaglio l’esercizio, ci sono due o tre cose da correggere o migliorare. Mediante il mio strumento, basterà correggerle una sola volta, e tutti i materiali verranno automaticamente aggiornati in funzione delle correzioni che hai svolto, per cui si manterranno perfettamente coerenti. Per esempio, se decidessi di aggiungere o togliere un espunto… tutto, dalla numerazione agli “smistamenti” sui fogli SPLIT, si adatterà da solo, senza che tu faccia niente.

Gli indefiniti alternativi, quelli che vengono usati come “piste”, possono essere aggiunti o tolti da tutti i formati con UN SOLO CLICK. Potresti aggiungere altre cose, a piacere, senza toccare i documenti originali, ma solo la matrice base. Per esempio, la traduzione in spagnolo (ClozeCompleto, SplitClozeA, SplitClozeB, eccetera). Ma puoi aggiungere quello che vuoi! Dovrai scrivere i dati UNA SOLA VOLTA, in una delle colonne disponibili, e poi sceglierli per tutti i materiali, con un solo click. Se successivamente vorrai ritoccarli o corregerli, lo farai, anche in quel caso, una sola volta per tutti i formati.

Ti piacerebbe disporre di questo strumento per poter realizzare i tuoi “Fill-in-the-blanks” personalizzati?

SCRIVIMI a davideprofe@gmail.com

Guarda questo documento di presentazione del Risponditore, il Clozatore e l’Abbinatore.

Parliamo di Fiducia e Diffidenza

Audio

https://italianosemplicemente.com/wp-content/uploads/2018/10/lezione13daria1.mp3

scarica il file audio in formato mp3

ernest

Trascrizione

Giovanni: Ciao ragazzi, io sono Giovanni, e oggi ci occupiamo di Italiano Professionale, con un nuovo episodio della nostra Daria dalla Russia.

Abbiamo iniziato con Andrè, che si è definito il corrispondente di Italiano Semplicemente dal Brasile. In un recente episodio Andrè ci ha parlato delle elezioni nel suo paese, elezioni che hanno portato il candidato Bolsonaro alla vittoria, anche Daria ora (anche lei come Andrè è un membro dell’associazione), rivendica il suo ruolo di “Corrispondente”, ovviamente dalla Russia, la sua terra.

Si sta delineando quindi una nuova “figura”, che stanno assumendo i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

E’ una bella novità che mi piace molto questa del corrispondente estero. In questo modo sicuramente si impara di più, le frasi, le espressioni, i modi di dire si memorizzano più facilmente e in questo episodio Daria si esercita con alcune espressioni imparate nella lezione n. 13 del corso di Italiano Professionale, dedicata alla fiducia e alla diffidenza, un argomento abbastanza delicato e comune a tutte le professioni.

A te la parola Daria.

Daria: Buongiorno a tutti da Daria, corrispondente dalla Russia di italiano semplicemente.

Mentre ascoltavo la lezione numero 13 del corso di ITALIANO PROFESSIONALE mi è venuta in mente un’idea.

La lezione è dedicata alla fiducia ed alla diffidenza e quando parliamo di questo argomento nei confronti delle persone nuove in un’azienda, le raccomandazioni o le referenze possono valere diversamente.

Mi spiego meglio. Una ditta relativamente piccola, locale, in genere considera l’assunzione di manodopera ad esempio, una questione innanzitutto di fiducia e soltanto subito dopo di professionalità della persona. Non di rado un nuovo lavoratore si cerca tra le persone referenziate, oppure tra i conoscenti perché Il successo di tutta la ditta dipende da ogni lavoratore. Ogni volta si devono valutare tutti i pro e i contro. Visto che ci deve essere sempre con la persona nuova un’unione di intenti (nota: espressione spiegata nella lezione n. 12 del corso), talvolta sarebbe preferibile non rischiare e provare ad eseguire il lavoro da solo; come si dice in questi casi: chi fa da sé fa per tre.

Per quanto riguarda le grandi aziende, secondo me, il proverbio italiano “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” descrive bene il concetto delle referenze. Qui nessuno può essere al di sopra di ogni sospetto. Così come l’abito non fa il monaco, le referenze non danno garanzia che si possa contare ciecamente su di un nuovo arrivato.

Tra l’altro quasi tutti i lavoratori hanno buone o ottime referenze da loro precedenti posti di lavoro. Quindi non ci sono reali certezze che effettivamente si tratti di persone che siano degne della nostra fiducia. Vanno messi alla prova dei fatti.

Lavorando insieme coi nuovi assunti i primi tempi gli altri lavoratori mantengono relativamente le distanze, cioè si comportano in modo amichevole ma piuttosto formale. Non si tratta di diffidenza, ma si sa che spesso l’apparenza inganna e non viene spontaneo dare troppa confidenza da subito, solamente perché qualcuno lavora fianco a fianco a te. Sarà sicuramente capitato anche a voi.

Con il passar del tempo si può invece acquistare la fiducia dei nuovi colleghi.

Ho una certa esperienza personale nel dare referenze alle persone conosciute al lavoro che hanno guadagnato il mio credito in un’azienda e poi hanno iniziato a lavorare in un’altra.

Guardandomi indietro direi che non sempre le persone che si sono ben comportate in un’azienda saranno così efficaci in un’altra, e viceversa, ed il fatto che le persone facciano valere il proprio talento distintamente nei vari ambiti ha seminato in me il dubbio se le referenze possano risultare veramente utili.

Non so come funzioni in Italia e quanto la cultura possa influire su questo.
A voi è mai capitato di fornire le proprie referenze a qualcuno, che ne pensate?

Un saluto dalla vostra Daria, corrispondente di italiano semplicemente dalla Russia.

Giovanni: bene, grazie Daria perché hai fatto un ottimo lavoro. Hai anche usato espressioni delle lezioni precedenti del corso e devo dire che è molto interessante quello di cui hai parlato.

Tutti possono ascoltare la prima parte della lezione n.13 se vogliono, metto un collegamento nella trascrizione di questo episodio, per tutta la lezione, come per l’intero corso di Italiano Professionale, vi aspetto nella nostra associazione.

Un saluto fiducioso da Giovanni.

Italiano professionale: Rischi ed opportunità nel settore della farmaceutica

Audio

Trascrizione

Giovanni: ciao ragazzi buongiorno!

In questa lezione n. 11, “rischi ed opportunità”, lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE Daria, ragazza di nazionalità russa e membro dell’associazione Italiano Semplicemente, prova ad utilizzare alcune delle frasi imparate nel corso di questa lezione.

A te la Parola Daria.

Daria: La lezione undici del corso di ITALIANO PROFESSIONALE ha a che fare con un l’argomento sicuramente scottante, non solo in ambito lavorativo, ma anche nella vita quotidiana. Infatti, l’atteggiamento di fronte al futuro contingente rivela molto del carattere delle persone.

Quelle positive e curiose, di fronte ad un’opportunità cercano sempre di battere il ferro finché è caldo e un’altra loro fondamentale caratteristica è che fanno sempre un tentativo di considerare una situazione da tutti i possibili punti di vista spesso molto diversi tra loro, sfruttando così le opportunità che si presentano al massimo.

La prontezza nell’azione è altresì fondamentale, perché come si dice, chi non risica non rosica.

Rischiando, però, lo dice la parola stessa, possono sfuggire fattori importanti: si deve sempre tenere a mente, ad esempio, dell’esistenza di leggi nel settore di competenza, e prendere i dovuti provvedimenti senza difettare in superficialità.

È un equilibrio difficile. Sul mercato farmaceutico ad esempio, che è quello di cui mi occupo personalmente, ogni opportunità va sempre considerata tenendo conto dell’applicazione rigorosa della legge.

Se, ad esempio, i ricercatori scoprono una nuova molecola che consente di trattare efficacemente una malattia, un’azienda farmaceutica non può, nel tentativo di cogliere l’occasione al volo, lanciarla subito sul mercato.

È necessario invece svolgere le prove cliniche, registrare il nuovo farmaco ed avere tutte le pezze d’appoggio prima di mettere sul mercato una medicina. Insomma c’è un rigoroso iter burocratico da seguire.

Possiamo sicuramente dire che in questo mercato, quello della farmaceutica, non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Curiosamente a volte accade anche che due o tre aziende farmaceutiche sono impegnate in ricerche sulla stessa molecola. In questi casi ha sempre la meglio l’azienda che non si sbilancia e che invece supera le prove cliniche e di registrazione rispettando la legge e completando l’intero iter da seguire. Vince sempre l’azienda che riesce a preparare i documenti giustificativi per prima.

Un altro fatto curioso e che fornisce una grossa opportunità è che talvolta lo Stato permette di usare il nuovo farmaco in un paese prima della registrazione, a condizione però che quel prodotto sia già stato registrato in altri paesi.

In questo caso un’azienda farmaceutica prende due piccioni con una fava: far conoscere ai medici il nuovo prodotto e condurre delle prove cliniche. In questo modo fanno quindi di necessità virtù, perché le prove sugli esseri umani è sempre l’ultima e indispensabile fase delle prove cliniche.

Buono a sapersi vero? Questa in effetti è una opportunità rara e pregiata. I pazienti, dei veri esseri umani, vengono a cascare a fagiolo, e allo stesso tempo sono davvero fortunati perché hanno il nuovo medicinale, certamente più efficace (nella maggior parte dei casi) prima degli altri.

Ognuno è libero di operare a propria coscienza ovviamente, ma il mio consiglio è di non buttare a mare tali occasioni e, assicurandosi di essere venuti a conoscenza di tutto ciò che c’è da sapere, dare il proprio ok per partecipare alle prove cliniche.

Bene, ho terminato il mio contributo personale. Spero di essere stata utile a tutti.

Un saluto da Daria a tutti e buona giornata!

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

L’importanza del controllo e della programmazione nel lavoro

Audio

Descrizione

Questo episodio, scritto e registrato da una ragazza di nazionalità russa di nome Daria rappresenta una presentazione al pubblico della settima lezione del corso di italiano professionale, dedicata al “controllo dl futuro”.

Daria cera di utilizzare alcune delle espressioni imparate nel corso della lezione. Se vuoi ascoltare la lezione ed avere a disposizione l’intero corso fai9 la tua richiesta di adesione all’associazione culturale Italiano Semplicemente.

Daria è membro dell’associazione.

Buon ascolto.

Trascrizione

L’argomento della settima lezione è il controllo, che ha a che fare anche con la programmazione del lavoro.
Quando la programmazione e’ stata fatta precisamente e tutti gli accordi sono stati stabiliti, ci si comporta con calma e gesso e occorre controllare che tutte le fasi del progetto vadano tranquillamente.
Alle persone esperte non piace essere prese alla sprovvista: Preferiscono tenere il lavoro sotto controllo e se rispondono a qualcuno con una vaga frase come “a Dio piacendo”, manifestando una apparente mancanza di programmazione, è molto probabile che abbiano invece un asso nella manica e non vogliano svelare i loro piani.
In Russia ancora esistono le organizzazioni che danno poco importanza alla programmazione. Anziché descrivere nei dettagli delle varianti, anche quelle negative, spesso si dicono “Chi vivrà vedrà” e così mettono da parte le decisioni importanti.
Quando un momento rischioso si avvicina, invece di tentare di controllare le cose, contano su Dio e aspettano che Dio gliela la mandi buona.
Di fronte a una crisi i russi si sentono molto motivati e ce la mettono tutta per superarla.
Alle perse, si dicono di aver acquistato una esperienza utile per il futuro. Infatti, l’esperienza serve tanto.
Gli esperti di fronte a una crisi non dicono: mi venisse un colpo! ma sanno rimediare a un incomodo.
Alla fine vorrei aggiungere che a me personalmente a volte capitano giorni che invece di lavorare con produttività vado a caccia di farfalle.
Spero che questa situazione sia considerata “umana” e “normale”.
L’importante è che non accada tutti i giorni.
Buona giornata e buon lavoro a tutti, ciao!

 

19^ lezione di Italiano Professionale: I verbi da usare durante una presentazione (estratto)

Audio (estratto di 5 di 60 minuti)

Descrizione

In questa lezione spieghiamo i verbi più adatti da utilizzare in una presentazione personale o aziendale. Si analizzano le differenze tra i vari verbi, quali preferire e il perché. Ringraziamo con affetto chi ci ha aiutato a realizzare questa lezione: Ulrike (Germania), Mohamed (Egitto), Jasna (Slovenia), Ramona (Libano), Bogusia (Germania) e Ivan (Brasile)

lezione_19_immagine

italiano dante_spunta I verbi da utilizzare durante una presentazione.
portogallo_bandiera Os verbos a serem usados durante uma apresentação
spagna_bandiera Los verbos que se utilizarán durante una presentación
france-flag Les verbes à utiliser lors d’une présentation
flag_en The verbs to be used during a presentation
bandiera_animata_egitto

الأفعال التي سيتم استخدامها أثناء العرض التقديمي

russia Глаголы, которые будут использоваться во время презентации
bandiera_germania Die Verben, die während einer Präsentation verwendet werden sollen
bandiera_grecia Τα ρήματα που πρέπει να χρησιμοποιούνται κατά τη διάρκεια μιας παρουσίασης

 

18^ lezione di Italiano Professionale: Orientamento (estratto)

Audio (estratto di 5 di 32 minuti)

lezione_18_immagine

italiano dante_spunta Orientare il pubblico.
portogallo_bandiera Orientar o público
spagna_bandiera Oriente al público
france-flag Orienter le public
flag_en Orient the audience
bandiera_animata_egitto

توجيه الجمهور

russia Ориентировать аудиторию
bandiera_germania Orientiere das Publikum
bandiera_grecia Προσανατολίστε το κοινό

17^ lezione di Italiano Professionale: Reputazione ed Esperienza (estratto)

Audio (estratto di 5 di 42 minuti)

[/audio]

lezione_17_immagine

italiano dante_spunta L’esperienza e la reputazione in una presentazione
portogallo_bandiera Experiência e reputação em uma apresentação
spagna_bandiera Experiencia y reputación en una presentación
france-flag Expérience et réputation dans une présentation
flag_en Experience and reputation in a presentation
bandiera_animata_egitto

الخبرة والسمعة في العرض التقديمي

russia Опыт и репутация в презентации
bandiera_germania Erfahrung und Reputation in einer Präsentation
bandiera_grecia Εμπειρία και φήμη σε μια παρουσίαση

16^ lezione di Italiano Professionale: Introdurre una presentazione (descrizione)

Descrizione

Questa lezione è la prima lezione della seconda parte del corso di Italiano Professionale, disponibile per i membri dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Se ti interessa il corso e vuoi far parte dell’Associazione inoltra la tua domanda.

Per farti un’idea, ascolta un episodio in cui sono utilizzate alcune delle espressioni della lezione n. 16

italiano dante_spunta La prima parte di una presentazione: benvenuto, saluti, ringraziamenti, espressioni tipiche.
portogallo_bandiera A primeira parte de uma apresentação: bem vindo, saudações, obrigado, expressões típicas.
spagna_bandiera La primera parte de una presentación: bienvenida, saludos, gracias, expresiones típicas.
france-flag La première partie d’une présentation: accueil, salutations, remerciements, expressions typiques.
flag_en The first part of a presentation: welcome, greetings, thanks, typical expressions.
bandiera_animata_egitto

الجزء الأول من العرض: ترحيب، تحية، شكر، تعبيرات نموذجية.

russia Первая часть презентации: приветствие, приветствия, спасибо, типичные выражения.
bandiera_germania Der erste Teil einer Präsentation: Begrüßung, Grüße, Danke, typische Ausdrücke.
bandiera_grecia Το πρώτο μέρος μιας παρουσίασης: ευπρόσδεκτα, χαιρετισμούς, ευχαριστίες, τυπικές εκφράσεις.

Italiano Professionale: Lezione n. 12 – condivisione ed unione (Prima parte)

lezione_12_condivizione_unione_sommario

Audio – prima parte (15 minuti)

La lezione completa disponibile per gli abbonati al corso.

PRENOTA

Indice delle lezioni: INDICE

italiano dante_spunta Parliamo delle espressioni idiomatiche che riguardano la condivisione e l’unione
spagna_bandiera Hablamos de expresiones idiomáticas referentes a Compartir y fusionar
france-flag Abordons les expressions idiomatiques concernant le partage et l’union
flag_en We’ll talk about idiomatic expressions concerning Sharing and merging
bandiera_animata_egitto نحن نتحدث عن العبارات الإصطلاحية التي تتعلق بالتقاسم و الإتحاد
russia Мы говорим о идиоматических выражений, которые касаются совместного использования и объединения
bandiera_germania Wir sprechen über Redewendungen betreffend Verbindungen und Gemeinsamkeiten in der Arbeitswelt.
bandiera_grecia Μιλάμε για ιδιωματικές εκφράσεις που σχετίζονται με την ανταλλαγή και την ένωση
bandieradanimarca Vi vil tale om sproglige udtryk der handler om enighed og organisering.

Trascrizione

  1. Prima parte – Introduzione

Benvenuti alla lezione numero 12, dedicata alla condivisione ed all’unione.

In questa lezione, importantissima in ambito lavorativo, vediamo le espressioni più utilizzate, in ogni tipologia di lavoro, dal più umile al più professionale, che riguardano il gruppo. In particolare vediamo le espressioni  che si riferiscono all’unione di persone, di interessi, di attività ma anche all’unione di sogni ed emozioni, tutti aspetti che occupano un posto di primo piano in ambito lavorativo.

Come diceva il poeta latino Omero, “Lieve è l’oprar se in molti è condiviso”, vale a dire che operare, cioè lavorare, pesa meno, è meno pesante, cioè è lieve, è leggero, se tale lavoro è condiviso, se cioè il lavoro è frutto di un lavoro di gruppo, se lo condividiamo con qualcun altro.

Fino ad ora, dalla corso della sezione n.1, la prima del corso di Italiano Professionale, abbiamo esplorato quasi tutti gli aspetti che riguardano la vita professionale, da come esprimere le proprie professionalità (nel corso della prima lezione), alla sintesi, dall’approssimazione alla puntualità, la sincerità, il controllo, il denaro, i risultati ed i problemi, per finire con i rischi e le opportunità, argomento quest’ultimo che è stato oggetto della scorsa lezione, la numero 11.

Questa lezione, dedicata all’unione ed alla condivisione, è probabilmente quella che più delle altre affronta un argomento trasversale a tutti i lavori, vale a dire un aspetto talmente importante che è veramente difficile trovare, ammesso che esista, una attività lavorativa che non abbia bisogno di contatti umani e relazioni sociali.

Gli ambiti lavorativi ai quali la lezione si riferisce, in particolare, sono quelli della trattativa d’affari e quello delle relazioni interne.

Ci occuperemo più avanti nel corso, nei capitoli che seguiranno, dei singoli aspetti. Ad esempio nella sezione numero tre del corso, dedicata alle riunioni  ed agli incontri di lavoro faremo un approfondimento su tutti i termini che si possono utilizzare per indicare un gruppo di persone. Ci sono dei termini che danno un’immagine positiva ed altri che ne danno una negativa, a volte anche molto negativa, di un gruppo di persone. Vedremo quindi il “gruppo di lavoro”, la “compagine”, la “società”, eccetera. Si tratta della prima lezione della terza sezione, che si preannuncia molto interessante.

Ma entriamo subito nel vivo di questa lezione numero dodici. Anche questa sarà suddivisa in tre parti, come la precedente, per facilitare al massimo l’ascolto e la lettura.

Nel corso della prima parte tratteremo tutte le espressioni “negative”, vale a dire quelle che non danno una immagine positiva di un gruppo, che non aiutano la condivisione e che danno quindi un’immagine negativa di un’azienda o comunque di un gruppo di persone che lavorano insieme.

Nella seconda parte vediamo invece le frasi cosiddette “positive” e poi quelle che possiamo definire “neutre”, la cui valenza e significato dipendono molto dal contesto e dal tono con cui vengono pronunciate. Nella seconda parte vedremo anche i rischi nella pronuncia e nell’utilizzo di queste frasi.

Infine nella terza ed ultima parte faremo un esercizio di ripetizione, con domande e risposte. Io farò delle domande e voi potete provare a rispondere. Poi ascolterete una delle possibili risposte. Ovviamente le domande avranno come oggetto le espressioni spiegate nel corso della lezione.

2. L’armata Brancaleone e l’Attrazione Fatale

Abbiamo detto che iniziamo dalle espressioni negative.

Quali sono dunque le caratteristiche negative di un gruppo? Di primo acchitto verrebbe da pensare a problemi di organizzazione ed efficienza. Insomma, se un gruppo è un cattivo gruppo allora vuol dire che funziona male, vuol dire che il gruppo non funziona come dovrebbe perché manca una organizzazione e c’è un problema di efficienza; poi possiamo aggiungere che le persone che ne fanno parte sono male assortite.

Ebbene, quando un gruppo di persone ha queste caratteristiche negative possiamo chiamarlo l’armata Brancaleone.

L’espressione viene dal titolo di un grande film italiano, un film comico del 1966. Un film di Mario Monicelli, che è quindi il regista.

Protagonista di questo film, ambientato nel Medioevo è appunto, un gruppo, un gruppo di briganti, il cui capo era un certo Brancaleone da Norcia interpretato da Vittorio Gassman, grande attore italiano.

Ebbene, questo gruppo di briganti, cioè di banditi, di disonesti, di persone fuorilegge, era un gruppo di persone completamente disorganizzato, che hanno moltissimi problemi, disorganizzati e che non hanno molte cose in comune tra loro.

Questa tipologia di gruppo, con queste caratteristiche la potete sempre chiamare l’Armata Brancaleone. Si chiama armata perché questo è il nome che si dà ad un gruppo armato di persone, generalmente in un esercito. È una frase molto usata in Italia ed è ovviamente molto negativa.

Se il vostro gruppo viene etichettato con questo nome, non è sicuramente un bel segnale! L’Armata Brancaleone non è però l’unica espressione che deriva da un film in senso negativo.

Considerato che stiamo parlando di espressioni negative, ce n’è un’altra altrettanto negativa: “Attrazione fatale”, che viene dal film del 1987 dal titolo Fatal  Attraction. Se usiamo questa espressione vogliamo rappresentare una situazione in cui, in ambito sentimentale o anche in ambito lavorativo, una iniziale attrazione si è alla fine dimostrata “fatale”. Un’attrazione iniziale, che può essere quell’attrazione che ha portato più persone a formare un gruppo, alla fine è risultata negativa, anzi, fatale, il che significa che c’era di mezzo il fato. Il fato è il destino, e ciò che è fatale è prescritto dal destino; inevitabile, ineluttabile.

Un’attrazione fatale però ha un significato negativo, infatti fatale significa anche mortale, che porta alla morte, o comunque disastrosa. Se un’attrazione è fatale allora significa che l’unione di più persone si è dimostrata molto negativa, fatale, ha cioè portato conseguenze drammatiche per il membri del gruppo.

3. Meglio soli che male accompagnati

Passiamo alla terza espressione della lezione. Eravamo rimasti ai gruppi che non funzionano, alle Armate Brancaleone ad esempio. Ebbene, se si è dell’opinione che un gruppo sia un’Armata Brancaleone, allora si potrebbe pensare: meglio non formare un gruppo. In tali casi si dice spesso: “meglio soli che male accompagnati”.

È questa una frase che è più un proverbio che una frase idiomatica. Il senso è chiaro: meglio soli, cioè meglio non fare nessun gruppo, meglio non unirsi con nessuno piuttosto che accompagnarsi male.

Essere accompagnati significa avere compagnia, cioè avere qualcuno vicino. Essere “male accompagnati” quindi vuol dire essere “accompagnati male”, cioè avere una cattiva compagnia. Quindi meglio essere soli in questo caso: meglio soli che male accompagnati, frase utilizzata dappertutto e da chiunque in Italia, in ogni contesto in cui ci sia un gruppo che non funzioni bene.

4. Fare di tutta l’erba un fascio

Chi è che può dire la frase meglio soli che male accompagnati?

Ad esempio lo può dire una persona che ha capito che le persone che lo circondano non sono persone affidabili secondo lui, persone delle quali quindi lui non si fida.

Qualcuno potrebbe obiettare e dire: non fare di tutta l’erba un fascio! Non devi fare di tutta l’erba un fascio! Il che significa semplicemente: non tutte le persone sono uguali.

Anche questa è una frase fatta usata da tutti in Italia. Ma cosa vuol dire? Da dove viene questa frase?

Questa frase parla di erba, che cresce nel prato, e del fascio, che è un mazzo, un gruppo di erbe raccolte. L’origine è legata evidentemente al mondo contadino. A terra, come sapete, crescono piante buone e piante meno buone, e durante la raccolta nei campi, si poteva scegliere di raccogliere tutta l’erba assieme, oppure raccogliere solamente quella buona, lasciando le erbacce.

Era evidente che non conveniva, non era conveniente, raccogliere tutte le erbe in un unico mazzo, tutte assieme,  senza fare una selezione tra quelle buone e quelle cattive. Col termine fascio si indica quindi un mazzo, un insieme di erbe, un gruppo di erbe, raccolte tutte assieme, senza fare attenzione se le erbe raccolte siano  buone o cattive.

La stessa cosa può avvenire con le persone: in ogni gruppo ci sono persone positive, persone in gamba, adatte a lavorare insieme ad altre, e persone che invece non sono adatte, sono persone diciamo “negative”, professionalmente poco valide, non adatte a lavorare in gruppo. Ebbene, chi dice: no, non voglio lavorare con queste persone, non voglio lavorare con questo gruppo, sta facendo di tutta l’erba un fascio. Questa persona non sta distinguendo le persone positive da quelle negative, ma le considera tutte uguali, dicendo; meglio soli che male accompagnati. Questa persona fa di tutta l’erba un fascio, cioè fa un solo fascio, un solo mazzo, non distingue, fa un solo fascio di tutte queste persone, le considera come tutte uguali, come  un unico fascio d’erba.

5. Chi c’è c’è (e chi non c’è non c’è)

Vediamo la quinta espressione della lezione, che è poi l’ultima espressione della prima parte della lezione.

Quando si decide di far parte di un gruppo, non è detto che tutti siano d’accordo. Solitamente diverse persone hanno diversi gradi di entusiasmo. Qualcuno allora potrebbe dire: ok, d’accordo, formiamo il gruppo, sono contento. Qualcun altro invece potrebbe non essere d’accordo: “beh, un momento, fatemici pensare, non so se voglio appartenere a questo gruppo, ho bisogno ancora di tempo”.

A questo punto, se il gruppo nasce per qualche motivo specifico e non c’è più tempo da perdere, allora una persona del gruppo, una di quelle persone che è entusiasta di formare il gruppo potrebbe dire:

Sapete cosa vi dico? “Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”.

Si tratta di un’espressione chiaramente colloquiale, adatta al linguaggio parlato ma non a quello scritto. Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è significa: “basta, non c’è più tempo, chi ha deciso di appartenere al gruppo fa parte del gruppo, e chi invece non ha deciso ancora sta fuori dal gruppo. Più brevemente: Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è.

Perché questa è un’espressione negativa? La risposta è che si tratta di una delle espressioni che non evidenziano sicuramente un aspetto positivo del gruppo, ma piuttosto il fatto che esistono due diverse opinioni, due gruppi che non si uniscono tra loro, perché hanno idee diverse. Il meglio sarebbe essere tutti d’accordo, e se siamo in un’azienda e non tutti condividono gli obiettivi aziendali, questo è un bel problema. Diversa è la situazione di un gruppo di persone che si mettono insieme per formare un gruppo motivato e unito. In questo caso è bene e giusto fare una selezione e escludere sin dall’inizio chi non è abbastanza convinto.

Non sempre quindi dividere è sbagliato e negativo.

Bene, finisce qui la prima parte della lezione n. 12. Nella seconda parte vedremo le espressioni neutre e quelle positive, tra cui alcune idiomatiche, come ad esempio “spezzare una lancia a favore di qualcuno”, “chi fa da se fa per tre“, ma anche molte altre espressioni più professionali e meno colloquiali.

Fine prima parte

prenota-il-corso

I verbi professionali: DETTARE

Sommario del corso di Italiano Professionale

Audio

Trascrizione

Benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Oggi vediamo il verbo DETTARE.

Ci sono due principali significati del verbo dettare.

dettare_immagine

Appena iniziate a studiare l’italiano, è facile che il professore vi detti qualcosa. Quando il vostro professore vi detta qualcosa, inizia a pronunciare lentamente delle parole, con chiarezza, affinché tu e tutti gli studenti possiate scrivere queste parole dettate dal professore. Dettare quindi significa pronunciare lentamente affinché qualcuno scriva.

Il professore non è però l’unica persona che può dettare. Anche io posso dettare una lettera a mia figlia, in modo che lei possa scrivere.

—–

Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

——

prenota-il-corso

SEI INTERESSATO SOLAMENTE AI VERBI PROFESSIONALI?

Puoi inserirlo nella tua richiesta

 

Italiano Professionale: Lezione n. 12 – condivisione ed unione

lezione_12_condivizione_unione_sommario

Audio – prima parte (15 minuti)

La lezione completa disponibile per gli abbonati al corso.

PRENOTA

Indice delle lezioni: INDICE

italiano dante_spunta Parliamo delle espressioni idiomatiche che riguardano la condivisione e l’unione
spagna_bandiera Hablamos de expresiones idiomáticas referentes a Compartir y fusionar
france-flag Abordons les expressions idiomatiques concernant le partage et l’union
flag_en We’ll talk about idiomatic expressions concerning Sharing and merging
bandiera_animata_egitto نحن نتحدث عن العبارات الإصطلاحية التي تتعلق بالتقاسم و الإتحاد
russia Мы говорим о идиоматических выражений, которые касаются совместного использования и объединения
bandiera_germania Wir sprechen über Redewendungen betreffend Verbindungen und Gemeinsamkeiten in der Arbeitswelt.
bandiera_grecia Μιλάμε για ιδιωματικές εκφράσεις που σχετίζονται με την ανταλλαγή και την ένωση
bandieradanimarca Vi vil tale om sproglige udtryk der handler om enighed og organisering.

Trascrizione

  1. Prima parte – Introduzione

Benvenuti alla lezione numero 12, dedicata alla condivisione ed all’unione.

In questa lezione, importantissima in ambito lavorativo, vediamo le espressioni più utilizzate, in ogni tipologia di lavoro, dal più umile al più professionale, che riguardano il gruppo. In particolare vediamo le espressioni  che si riferiscono all’unione di persone, di interessi, di attività ma anche all’unione di sogni ed emozioni, tutti aspetti che occupano un posto di primo piano in ambito lavorativo.

Come diceva il poeta greco Omero, “Lieve è l’oprar se in molti è condiviso”, vale a dire che operare, cioè lavorare, pesa meno, è meno pesante, cioè è lieve, è leggero, se tale lavoro è condiviso, se cioè il lavoro è frutto di un lavoro di gruppo, se lo condividiamo con qualcun altro.

Fino ad ora, dalla corso della sezione n.1, la prima del corso di Italiano Professionale, abbiamo esplorato quasi tutti gli aspetti che riguardano la vita professionale, da come esprimere le proprie professionalità (nel corso della prima lezione), alla sintesi, dall’approssimazione alla puntualità, la sincerità, il controllo, il denaro, i risultati ed i problemi, per finire con i rischi e le opportunità, argomento quest’ultimo che è stato oggetto della scorsa lezione, la numero 11.

Questa lezione, dedicata all’unione ed alla condivisione, è probabilmente quella che più delle altre affronta un argomento trasversale a tutti i lavori, vale a dire un aspetto talmente importante che è veramente difficile trovare, ammesso che esista, una attività lavorativa che non abbia bisogno di contatti umani e relazioni sociali.

Gli ambiti lavorativi ai quali la lezione si riferisce, in particolare, sono quelli della trattativa d’affari e quello delle relazioni interne.

Ci occuperemo più avanti nel corso, nei capitoli che seguiranno, dei singoli aspetti. Ad esempio nella sezione numero tre del corso, dedicata alle riunioni  ed agli incontri di lavoro faremo un approfondimento su tutti i termini che si possono utilizzare per indicare un gruppo di persone. Ci sono dei termini che danno un’immagine positiva ed altri che ne danno una negativa, a volte anche molto negativa, di un gruppo di persone. Vedremo quindi il “gruppo di lavoro”, la “compagine”, la “società”, eccetera. Si tratta della prima lezione della terza sezione, che si preannuncia molto interessante.

Ma entriamo subito nel vivo di questa lezione numero dodici. Anche questa sarà suddivisa in tre parti, come la precedente, per facilitare al massimo l’ascolto e la lettura.

Nel corso della prima parte tratteremo tutte le espressioni “negative”, vale a dire quelle che non danno una immagine positiva di un gruppo, che non aiutano la condivisione e che danno quindi un’immagine negativa di un’azienda o comunque di un gruppo di persone che lavorano insieme.

Nella seconda parte vediamo invece le frasi cosiddette “positive” e poi quelle che possiamo definire “neutre”, la cui valenza e significato dipendono molto dal contesto e dal tono con cui vengono pronunciate. Nella seconda parte vedremo anche i rischi nella pronuncia e nell’utilizzo di queste frasi.

Infine nella terza ed ultima parte faremo un esercizio di ripetizione, con domande e risposte. Io farò delle domande e voi potete provare a rispondere. Poi ascolterete una delle possibili risposte. Ovviamente le domande avranno come oggetto le espressioni spiegate nel corso della lezione.

2. L’armata Brancaleone e l’Attrazione Fatale

Abbiamo detto che iniziamo dalle espressioni negative.

Quali sono dunque le caratteristiche negative di un gruppo? Di primo acchitto verrebbe da pensare a problemi di organizzazione ed efficienza. Insomma, se un gruppo è un cattivo gruppo allora vuol dire che funziona male, vuol dire che il gruppo non funziona come dovrebbe perché manca una organizzazione e c’è un problema di efficienza; poi possiamo aggiungere che le persone che ne fanno parte sono male assortite.

Ebbene, quando un gruppo di persone ha queste caratteristiche negative possiamo chiamarlo l’armata Brancaleone.

L’espressione viene dal titolo di un grande film italiano, un film comico del 1966. Un film di Mario Monicelli, che è quindi il regista.

Protagonista di questo film, ambientato nel Medioevo è appunto, un gruppo, un gruppo di briganti, il cui capo era un certo Brancaleone da Norcia interpretato da Vittorio Gassman, grande attore italiano.

Ebbene, questo gruppo di briganti, cioè di banditi, di disonesti, di persone fuorilegge, era un gruppo di persone completamente disorganizzato, che hanno moltissimi problemi, disorganizzati e che non hanno molte cose in comune tra loro.

Questa tipologia di gruppo, con queste caratteristiche la potete sempre chiamare l’Armata Brancaleone. Si chiama armata perché questo è il nome che si dà ad un gruppo armato di persone, generalmente in un esercito. È una frase molto usata in Italia ed è ovviamente molto negativa.

Se il vostro gruppo viene etichettato con questo nome, non è sicuramente un bel segnale! L’Armata Brancaleone non è però l’unica espressione che deriva da un film in senso negativo.

Considerato che stiamo parlando di espressioni negative, ce n’è un’altra altrettanto negativa: “Attrazione fatale”, che viene dal film del 1987 dal titolo Fatal  Attraction. Se usiamo questa espressione vogliamo rappresentare una situazione in cui, in ambito sentimentale o anche in ambito lavorativo, una iniziale attrazione si è alla fine dimostrata “fatale”. Un’attrazione iniziale, che può essere quell’attrazione che ha portato più persone a formare un gruppo, alla fine è risultata negativa, anzi, fatale, il che significa che c’era di mezzo il fato. Il fato è il destino, e ciò che è fatale è prescritto dal destino; inevitabile, ineluttabile.

Un’attrazione fatale però ha un significato negativo, infatti fatale significa anche mortale, che porta alla morte, o comunque disastrosa. Se un’attrazione è fatale allora significa che l’unione di più persone si è dimostrata molto negativa, fatale, ha cioè portato conseguenze drammatiche per il membri del gruppo.

3. Meglio soli che male accompagnati

Passiamo alla terza espressione della lezione. Eravamo rimasti ai gruppi che non funzionano, alle Armate Brancaleone ad esempio. Ebbene, se si è dell’opinione che un gruppo sia un’Armata Brancaleone, allora si potrebbe pensare: meglio non formare un gruppo. In tali casi si dice spesso: “meglio soli che male accompagnati”.

È questa una frase che è più un proverbio che una frase idiomatica. Il senso è chiaro: meglio soli, cioè meglio non fare nessun gruppo, meglio non unirsi con nessuno piuttosto che accompagnarsi male.

Essere accompagnati significa avere compagnia, cioè avere qualcuno vicino. Essere “male accompagnati” quindi vuol dire essere “accompagnati male”, cioè avere una cattiva compagnia. Quindi meglio essere soli in questo caso: meglio soli che male accompagnati, frase utilizzata dappertutto e da chiunque in Italia, in ogni contesto in cui ci sia un gruppo che non funzioni bene.

4. Fare di tutta l’erba un fascio

Chi è che può dire la frase meglio soli che male accompagnati?

Ad esempio lo può dire una persona che ha capito che le persone che lo circondano non sono persone affidabili secondo lui, persone delle quali quindi lui non si fida.

Qualcuno potrebbe obiettare e dire: non fare di tutta l’erba un fascio! Non devi fare di tutta l’erba un fascio! Il che significa semplicemente: non tutte le persone sono uguali.

Anche questa è una frase fatta usata da tutti in Italia. Ma cosa vuol dire? Da dove viene questa frase?

Questa frase parla di erba, che cresce nel prato, e del fascio, che è un mazzo, un gruppo di erbe raccolte. L’origine è legata evidentemente al mondo contadino. A terra, come sapete, crescono piante buone e piante meno buone, e durante la raccolta nei campi, si poteva scegliere di raccogliere tutta l’erba assieme, oppure raccogliere solamente quella buona, lasciando le erbacce.

Era evidente che non conveniva, non era conveniente, raccogliere tutte le erbe in un unico mazzo, tutte assieme,  senza fare una selezione tra quelle buone e quelle cattive. Col termine fascio si indica quindi un mazzo, un insieme di erbe, un gruppo di erbe, raccolte tutte assieme, senza fare attenzione se le erbe raccolte siano  buone o cattive.

La stessa cosa può avvenire con le persone: in ogni gruppo ci sono persone positive, persone in gamba, adatte a lavorare insieme ad altre, e persone che invece non sono adatte, sono persone diciamo “negative”, professionalmente poco valide, non adatte a lavorare in gruppo. Ebbene, chi dice: no, non voglio lavorare con queste persone, non voglio lavorare con questo gruppo, sta facendo di tutta l’erba un fascio. Questa persona non sta distinguendo le persone positive da quelle negative, ma le considera tutte uguali, dicendo; meglio soli che male accompagnati. Questa persona fa di tutta l’erba un fascio, cioè fa un solo fascio, un solo mazzo, non distingue, fa un solo fascio di tutte queste persone, le considera come tutte uguali, come  un unico fascio d’erba.

5. Chi c’è c’è (e chi non c’è non c’è)

Vediamo la quinta espressione della lezione, che è poi l’ultima espressione della prima parte della lezione.

Quando si decide di far parte di un gruppo, non è detto che tutti siano d’accordo. Solitamente diverse persone hanno diversi gradi di entusiasmo. Qualcuno allora potrebbe dire: ok, d’accordo, formiamo il gruppo, sono contento. Qualcun altro invece potrebbe non essere d’accordo: “beh, un momento, fatemici pensare, non so se voglio appartenere a questo gruppo, ho bisogno ancora di tempo”.

A questo punto, se il gruppo nasce per qualche motivo specifico e non c’è più tempo da perdere, allora una persona del gruppo, una di quelle persone che è entusiasta di formare il gruppo potrebbe dire:

Sapete cosa vi dico? “Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è”.

Si tratta di un’espressione chiaramente colloquiale, adatta al linguaggio parlato ma non a quello scritto. Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è significa: “basta, non c’è più tempo, chi ha deciso di appartenere al gruppo fa parte del gruppo, e chi invece non ha deciso ancora sta fuori dal gruppo. Più brevemente: Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è.

Perché questa è un’espressione negativa? La risposta è che si tratta di una delle espressioni che non evidenziano sicuramente un aspetto positivo del gruppo, ma piuttosto il fatto che esistono due diverse opinioni, due gruppi che non si uniscono tra loro, perché hanno idee diverse. Il meglio sarebbe essere tutti d’accordo, e se siamo in un’azienda e non tutti condividono gli obiettivi aziendali, questo è un bel problema. Diversa è la situazione di un gruppo di persone che si mettono insieme per formare un gruppo motivato e unito. In questo caso è bene e giusto fare una selezione e escludere sin dall’inizio chi non è abbastanza convinto.

Non sempre quindi dividere è sbagliato e negativo.

Bene, finisce qui la prima parte della lezione n. 12. Nella seconda parte vedremo le espressioni neutre e quelle positive, tra cui alcune idiomatiche, come ad esempio “spezzare una lancia a favore di qualcuno”, “chi fa da se fa per tre“, ma anche molte altre espressioni più professionali e meno colloquiali.

Fine prima parte

prenota-il-corso

I verbi professionali: valutare 

Sommario del corso di Italiano Professionale

amazon cartaceo immagine.jpg

Audio

Buongiorno e benvenuti sulla sezione del corso di Italiano Professionale dedicato ai verbi.

copertina_corso_di_italiano_professionale

In questa speciale sezione si vuole conoscere ed approfondire l’utilizzo di alcuni verbi particolari, quei verbi che si utilizzano molto spesso nel mondo del lavoro e molto raramente  nella vita di tutti i giorni.  Credo sia importante che chi lavori in Italia,  anche se fa dei lavori semplici come il pizzaiolo,  il muratore, la badante o la babysitter, sappia che non esistono solamente i verbi di uso più comune, quelli più utilizzati come fare, essere, avere, mettere, mangiare dormire pensare eccetera,  ma che esistono anche moltissimi verbi che talvolta non si possono sostituire con altri più facili.

Con il 2017 iniziamo quindi questo viaggio nel mondo dei verbi professionali, argomento  tra l’altro che non potete trovare su internet e su nessun libro al mondo.

È quindi una esclusiva di italiano semplicemente. Si tratterà di podcast piuttosto brevi,  disponibili per tutti, almeno riguardo al file audio. La trascrizione ed il file PDF sarà invece disponibile solamente per chi ha già prenotato il corso di italiano professionale.

Iniziamo oggi col verbo  “valutare“.

—–

La trascrizione completa in PDF è disponibile per chi ha prenotato il corso. 

QUESTA PRIMA LEZIONE SARA’ DISPONIBILE PER TUTTI!

——

valutare_immagine

Valutare è uno speciale verbo, abbastanza semplice da usare, poco usato nel linguaggio parlato e molto anzi moltissimo allo scritto, soprattutto nei rapporti commerciali e istituzionali.

Nel linguaggio parlato valutare è facilmente sostituibile col verbo “capire” o “pensare“, o anche “studiare”.

Ad esempio se nella vostra attività vi propongono un affare e voi dovete pensare se accettare questo affare oppure no, potete rispondere con la frase:”ci devo pensare” o “devo capire se questo è un affare conveniente” ma nella forma scritta è molto più professionale e più probabile che gli italiani utilizzino un’altra forma:

“devo valutare la convenienza dell’affare”

oppure

Occorre valutare l’effettiva convenienza della proposta

Oppure usare la parola valutazione:

Faremo una attenta valutazione della proposta

Dopo aver effettuato una attenta valutazione della proposta daremo la nostra risposta

 

È quindi un verbo utilizzatissimo nella forma scritta, anche per email, e dà un tono molto più professionale alla vostra risposta, perché valutare significa studiare attentamente, analizzare,  valutare pro e contro,  pensare cioè ai fattori positivi ed agli elementi negativi,  valutare implica quindi una analisi attenta,  non un semplice pensiero,  una analisi approfondita  e tipica di chi sa gestire la propria attività con professionalità.

Le persone pensano, i professionisti valutano. Quindi usare il verbo valutare ci rende , all’orecchio di chi ci ascolta o all’occhio di chi ci legge, più affidabili,  più seri, più professionali,  più attenti alla clientela e più abituati ai rapporti professionali. Insomma l’uso di un semplice verbo come valutare può sicuramente aiutarci nel nostro lavoro. Per chi non è interessato al lavoro, è comunque un verbo utilizzabile in ogni contesto.

Nessun italiano si stupirà se, al supermercato, mentre fate la spesa,  dite:

devo valutare se acquistare il pane normale oppure quello integrale

oppure se in famiglia un uomo dica alla moglie:

dobbiamo valutare se questo week end  sia il caso di andare a trovare i miei genitori oppure di fare una gita in campagna

Più comunemente si può usare al posto di “misurare”. Ad esempio:

la valutazione del profitto degli studenti di un corso di italiano

Inoltre si parla spesso di:

la valutazione politica della situazione, la valutazione dei risultati elettorali, la valutazione d’impatto ambientale

È quindi un verbo che vi consiglio di utilizzare spesso perché non pone nessun problema.  Si usa spesso dopo il verbo dovere (dobbiamo valutare),  o dopo il verbo avere (abbiamo valutato): con dovere al presente, con avere al passato. Oppure dopo parola “occorrerebbe(occorrerebbe valutare bene la situazione) o “bisognerebbe(bisognerebbe valutare),  o anche, al presente,  dopo “occorre” o “bisogna“.

Può essere usato anche col verbo essere, ma questo è un caso particolare: in questo caso infatti “essere valutati” significa essere oggetto di valutazione: ciò che viene valutato è chi parla, la persona che parla. Questo accade ogni volta che partecipiamo ad un concorso, ad esempio, o ad una selezione,  per ottenere un posto di lavoro.  Tutti coloro che partecipano ad una selezione vengono valutati per decidere chi è il migliore cioè  colui o colei che ha ricevuto la migliore valutazione.

Valutare però è anche un verbo che è molto utilizzato in senso economico: nel commercio valutare significa “Determinare il valore commerciale di un bene o di un servizio, esprimendolo in moneta, quindi valutare significa assegnare ad un oggetto un valore di mercato, o quel valore che si ritiene giusto o conveniente. Ad esempio se parlo di un appartamento, posso dire:

L’appartamento è stato valutato 1 milione di euro;

L’orefice valutò il mio anello mille euro

Quindi in questo caso la valutazione è una semplice valutazione economica, finalizzata a determinare il valore commerciale di qualcosa, qualcosa che evidentemente è stata messa in vendita, oppure è stato danneggiato, allora possiamo dire, se vogliamo calcolare i danni derivanti da un terremoto ad esempio:

Bisogna valutare l’entità del danno derivato dal terremoto

Facciamo un piccolo esercizio di ripetizione quindi, con esempi concreti di applicazione: ripetete dopo di me senza prestare attenzione alle regole grammaticali ma semplicemente ed unicamente al tono della mia voce:

– devo valutare attentamente

—-

– occorre valutare bene prima di decidere

—-

– bisognerebbe valutare con attenzione prima di prendere una decisione

—-

– Ho valutato attentamente la questione

—-

– abbiamo dovuto valutare con attenzione

—-

– avremmo dovuto valutare bene prima di decidere

—-

– avremmo potuto e dovuto valutare meglio

—-

Ciao amici e il prossimo verbo sarà “disporre“.

prenota-il-corso

Video con sottotitoli

Italiano Professionale: Lezione n. 11 – Rischi ed Opportunità

immagine_lezione_11

Audio introduttivo: i rischi e le opportunità nel settore della farmaceutica

 

    La lezione è disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Indice delle lezioni: INDICE

italiano dante_spunta Parliamo delle espressioni idiomatiche che riguardano i rischi e le opportunità
spagna_bandiera Hablamos de expresiones idiomáticas relativas a los riesgos y oportunidades
france-flag Abordons les expressions idiomatiques concernant les risques et opportunités.
flag_en We’ll talk about idiomatic expressions concerning risks and opportunities.
bandiera_animata_egitto سوف نتحدث عن العبارات الاصطلاحية المتعلقة المخاطر والفرص
russia Мы будем говорить о идиоматических выражений, касающихся рисков и возможностей.
bandiera_germania Wir sprechen von Idiomen zu den Risiken und Chancen.
bandiera_grecia Θα μιλήσουμε για ιδιωματικές εκφράσεις σχετικά με τους κινδύνους και τις ευκαιρίες.

prenota-il-corso

Italiano Professionale – Lezione n. 9: problemi e fallimenti

Descrizione della lezione

Parliamo delle espressioni idiomatiche sui problemi: come cercarli, evitarli, risolverli e gestirli. Quindici espressioni tipiche italiane: informali, formali e giornalistiche.

Lunghezza: 17 pagine

Durata prima parte: 21 minuti e 4 secondi

Durata seconda parte: 18 minuti e 28 secondi

Per scaricare la lezione occorre essere membri dell’Associazione Italiano Semplicemente

Lezioni collegate: problemi sul lavoro 

italiano dante_spunta Parliamo delle espressioni idiomatiche sui problemi: cercarli, evitarli, risolverli e gestirli.
spagna_bandiera Vamos a hablar de las expresiones idiomáticas acerca de los problemas: buscarlos, evitarlos, resolverlos y administrarlos.
france-flag Abordons les expressions idiomatiques relatives aux problèmes: comment les chercher, les éviter, les résoudre et les gérer.
flag_en We’ll talk about idiomatic expressions of problems: search it, avoid it, solve it and manage it.
bandiera_animata_egitto نحن نتكلم من التعابير على المشاكل: تجنبها، حلها وإدارتها
russia Мы говорим о идиомы по проблемам: избегать их, решать их и управлять ими.
bandiera_germania Wir sprechen von Idiomen zu den Problemen: vermeiden sie, lösen sie und verwalten.
bandiera_grecia Θα μιλήσουμε για ιδιωματικές εκφράσεις πάνω σε προβλήματα: αποφυγή, επίλυση και διαχείρισή τους.

Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

Trascrizione

  1. Introduzione

Ciao io sono Giovanni.

Ramona: Ed io sono Ramona, benvenuti nella nona lezione di Italiano Professionale: lezione numero nove.

Nella lezione di oggi io e Ramona, ragazza libanese laureata in italianistica all’università di Beirut, oltre che membro della redazione di Italiano Semplicemente – spero che anche questo giovi al tuo curriculum Ramona! – vi illustreremo alcune espressioni italiane che hanno a che fare con i problemi: problemi, fallimenti, errori; e vedremo le emozioni collegate ai problemi e come le espressioni italiane siano in questo caso molto colorite. Poi nella seconda parte della lezione vediamo le espressioni che si usano quando non c’è più nulla da fare, quando cioè un problema non ha nessuna soluzione, cioè quando non si può più risolvere.

Ramona: anche qui la lingua italiana è molto varia in questo campo Giovanni.

Forse perché di problemi ne abbiamo parecchi in Italia. Comunque state tranquilli perché inizieremo dalle frasi più facili e come sempre spiegheremo tutto dettagliatamente.

Ramona: poi faremo anche il solito esercizio di pronuncia alla fine, non ce lo dimentichiamo.

Sì, infatti, ma prima dell’esercizio dobbiamo parlare anche dei rischi legati alla pronuncia ed all’utilizzo delle frasi. Anche questa è una cosa che facciamo sempre nelle lezioni di italiano professionale, perché nel lavoro fare brutte figure non è una cosa buona Ramona, e chi non si sente sicuro a parlare italiano, è bene che sappia non solo pronunciare bene una frase, ma anche sapere cosa succede se sbaglia la pronuncia. Molte volte può essere molto pericoloso. Vediamo dopo il perché.

Iniziamo allora a parlare di problemi Ramona. Sei d’accordo vero?

Ramona: sì, iniziamo, e dobbiamo dire che questa lezione è strettamente collegata alla precedente lezione, in cui si è parlato di risultati.

Hai ragione Ramona, se c’è un problema, il risultato sicuramente non arriva. Per ottenere un risultato occorre risolvere questo problema. Oggi quindi parliamo dei problemi ma parliamo anche di risultati che non arrivano. Che ne dici Ramona?

  1. Le espressioni sui problemi

Ramona: certo Gianni, non voglio sicuramente metterti i bastoni tra le ruote!

Mettere i bastoni tra le ruote è proprio la prima espressione di oggi.

Creare problemi. È questo il semplicissimo significato di questa espressione.

Sapete tutti che se mettete dei bastoni tra le ruote, e precisamente tra le ruote di una bicicletta, rischiate seriamente di cadere.

Ramona: sicuramente create un bel problema al ciclista!

Infatti, il ciclista non gradirebbe sicuramente. Questa frase è semplice e universale: potete sempre utilizzarla, in ogni circostanza; tutti vi capiranno e vi capiterà molte volte di ascoltarla proprio perché è diffusissima.

Se mettete i bastoni tra le ruote di qualcuno gli state quindi creando un problema, quindi è un’espressione che si usa quando è stato ben identificato il problema e soprattutto quando è chiaro il responsabile, la persona che ha creato il problema, cioè che ha “messo” i bastoni tra le ruote.

Quindi “mettere i bastoni tra le ruote” serve ad identificare il colpevole, l’artefice del problema: colui che ha messo i bastoni tra le ruote è la persona che ha creato il problema. Invece sulla persona penalizzata dal problema, la persona che ha subito il danno, e che quindi non potrà ottenere dei risultati, o avrà dei problemi ad ottenere dei risultati, cosa possiamo dire di questa persona? Ebbene, quando arriva, o capita un problema, e questo capita all’improvviso, senza preavviso, se il problema è abbastanza grave, si può dire che questo problema è “arrivato tra capo e collo”.

– spezzone musicale tratto dalla canzone ”mentre nevica” della rock band “Caminada”, contenente l’espressione “tra capo e collo”

Non importa chi sia stato a causare il problema, non importa chi sia il colpevole. Se è un grave problema, difficile da risolvere si dice che a questa persona sia arrivato un problema tra capo e collo. Il capo è la testa, la testa della persona; il collo invece sta immediatamente sotto la testa; il collo sostiene la testa.

Ramona: perché si dice così?

La frase ha a che fare con il dolore fisico. Immaginate di ricevere una botta, una bastonata ad esempio, o comunque un colpo, e di ricevere questo colpo tra la testa ed il collo, cioè esattamente dietro la testa e sotto la testa, cioè alla base della testa.

Evidentemente questo colpo è doloroso e quindi la persona che lo riceve potrebbe anche morire, e dà l’idea di una morte improvvisa, immediata, ed anche inattesa. Se qualcuno arriva da dietro e ci dà un colpo tra capo (cioè la testa) e collo noi non lo vediamo e quindi riceviamo una sorpresa.

Quindi quando si ha un grande problema inatteso, che ci prende alla sprovvista, di sorpresa, si dice che questo problema ci è arrivato tra capo e collo. Si può usare anche il verbo capitare: capitare tra capo e collo. Infatti se qualcosa “capita” dà più l’idea della sorpresa rispetto al verbo arrivare, rispetto ad “arriva”.

Ramona: Ok quindi finora abbiamo parlato di problemi ed i problemi impediscono di raggiungere dei risultati; ma poi non ci sono solamente i problemi. Non è solo per via dei problemi che non si raggiungono risultati. Infatti credo che un’altra cosa che impedisca di raggiungere risultati siano gli errori.

Gli errori. Hmmmm.. io non faccio mai errori… ok ok, anche io ne faccio, ma errare è umano.

Ramona: sì, errare è umano, ma perseverare è diabolico!

Infatti: errare è umano, perseverare è diabolico. Questa è la prossima frase, molto utilizzata dagli italiani. Errare è umano, quindi sbagliare è umano (errare = sbagliare). Tutti sbagliano, tutti possono sbagliare, quindi tutti possono fare errori; errare è umano, è nella natura umana. Ma continuare a sbagliare non va bene, non si può sbagliare sempre: si dice che perseverare nell’errore, cioè continuare a sbagliare, sia diabolico. Perseverare è diabolico significa che non è umano, ma è sovrannaturale, è come se ci fosse il diavolo, una creatura maligna. Se nell’errore, nello sbaglio c’è il diavolo, allora perseverare nell’errore è diabolico.

In altre parole, sbagliare è comprensibile, può capitare, ma se si continua a sbagliare, se si persevera nell’errore, questo è contrario alla natura umana, perché non ci si può non accorgere che si sta continuando a sbagliare.

Bene, perseverare è diabolico dunque, e cosa possiamo dire di quelle persone che creano spesso dei problemi e li creano a se stessi?

Vediamo un’espressione che si utilizza proprio per descrivere queste persone. Ramona ci sono persone particolarmente adatte a trovare dei problemi.

Ramona: Sì Gianni, questa è una dote particolare. Ci son persone che si vanno a cercare i problemi col lanternino.

Questa, cara Ramona, è una caratteristica di molti italiani.

Ci sono persone che non sono molto attente, neanche nel lavoro, e creano sempre problemi. Se non ci sono situazioni difficili, se le vanno a cercare. Si dice così. Chi “se le cerca”, o “chi se le va a cercare” è una persona che cerca i problemi. La parola “problemi”, anche se non compare nella frase, è scontata: “andarsele a cercare” si riferisce ai problemi: andare a cercare i problemi; andare a cercare i problemi per se stessi, infatti si dice “andarsele a cercare”. In particolare si dice: “cercare col lanternino”; “andarsele a cercare col lanternino”.

Il lanternino è una lanterna, cioè una luce, una luce però molto debole, che si usava qualche anno fa. Evidentemente era difficile cercare qualcosa col lanternino. Eppure c’è qualcuno che riesce a trovare dei problemi anche col lanternino.

Questa ovviamente è una frase ironica quindi, e si usa quando c’è qualcuno che persevera nell’errore e questi producono degli effetti negativi su chi compie gli stessi errori.

Ramona: Bene Gianni, adesso vediamo di andare avanti con le frasi idiomatiche, oggi stiamo battendo la fiacca!

Ramona ha appena utilizzato un’altra delle espressioni legate ai risultati. “Battere la fiacca”. Prima si parlava di errori. E si diceva che errare è umano. Battere la fiacca non è un vero e proprio errore. Battere la fiacca significa andare lentamente. Battere la fiacca significa anche “non ottenere molti risultati”, non essere molto produttivi. “La fiacca” è quel senso di debolezza, quel senso di “voglia di far niente” che a volte, nel lavoro può capitare.

– spezzone musicale tratto dalla canzone “capitano uncino” di Edoardo Bennato, contenente l’espressione “battere la fiacca” –

È una espressione di origine militare, ma ormai si usa spesso quando c’è qualcuno che ozia, cioè che lavora poco volentieri, che lavora controvoglia.

Può capitare che se stai al lavoro, e stai prendendo un caffè, un tuo collega ti incontri e ti dica:

“si batte la fiacca oggi?”

Molti italiani in effetti battono la fiacca quando sono al lavoro, altri invece lavorano molto bene. Battere la fiacca è molto colloquiale come espressione.

Quindi c’è chi sbaglia e continua a sbagliare, chi cioè persevera nell’errore, poi c’è chi lavora poco, cioè chi batte la fiacca. Questi sono due ostacoli al raggiungimento dei risultati.

Ramona: Ma non finisce qui. Infatti c’è anche chi non sa cosa fare. In questi casi abbiamo una frase ad hoc: “brancolare nel buio”

Brancolare nel buio. In effetti le persone che brancolano nel buio magari non sono persone che sbagliano, e non sono neanche persone che battono la fiacca. Però potrebbero essere persone che, non sanno cosa fare. Perché non sono preparate, oppure perché il problema che è capitato è molto difficile.

La frase brancolare nel buio si usa soprattutto quando c’è un crimine, un omicidio ad esempio, o anche un furto, e chi deve indagare, cioè la Polizia, che deve fare le indagini, oppure i Carabinieri, non sanno chi è stato, non sanno chi ha commesso il furto o l’omicidio, non sanno chi ha commesso il reato e non hanno nessuna traccia, nessun indizio. Allora si dice che la polizia brancola nel buio.

Il buio infatti è l’assenza di luce. Di giorno c’è la luce e di notte c’è il buio. Se tenete gli occhi chiusi vedete tutto nero, state nel buio quindi, e se provate a camminare nel buio, state esattamente brancolando nel buio. Quando camminate e non c’è luce attorno a voi, è normale camminare con le mani in avanti, perché potreste sbattere contro qualcosa. Ecco, questo è “brancolare nel buio”, e la polizia quando non sa cosa fare, si dice che brancola nel buio.

Ma non si usa soltanto con i reati, con i crimini, si usa in effetti anche quando c’è qualcuno che deve prendere una decisione e non sa proprio cosa fare. Questa persona è come se camminasse al buio: sta brancolando nel buio, sta cercando l’orientamento, sta procedendo con incertezza, si muove alla ricerca di una soluzione. Insomma, sicuramente non sta ottenendo alcun risultato.

Chi brancola nel buio può provare a fare qualcosa, ma c’è il rischio di sbagliare, di fare dei grossi errori. C’è il rischio di fare un bel buco nell’acqua.

Fare un buco nell’acqua. Questa è un’altra espressione simpatica. Un buco nell’acqua. Come si fa a fare un buco nell’acqua?

Un buco si può fare nel legno, nel ferro, ma anche nell’acqua. Se lo fate nell’acqua cosa succede? Succede che l’acqua immediatamente ricopre il buco, e il buco sparisce. Se ne deduce che fare un buco nell’acqua vuol dire fare qualcosa di inutile. Fare un tentativo inutile, che non serve a nulla.

In ambito lavorativo si fanno spessissimo buchi nell’acqua. Se avete un’attività e volete attirare nuova clientela con un annuncio pubblicitario, se l’annuncio pubblicitario non funziona per niente, avete speso dei soldi inutilmente e potete dire di aver fatto un buco nell’acqua.

Qualsiasi tentativo può rivelarsi un buco nell’acqua. Come potete immaginare questa è un’espressione utilizzata in ogni lavoro, più o meno importante.

Dunque vediamo adesso cosa succede quando non sapete a chi dare la colpa quando un problema vi impedisce di raggiungere degli obiettivi, di raggiungere dei risultati.

C’è dunque un problema, e spesso non sappiamo chi sia il colpevole. Chi è il colpevole? Chi deve pagare per aver procurato il problema?

Solitamente quando c’è un grosso problema e non si conosce il colpevole, si cerca qualcuno a cui dare la colpa, si cerca cioè il “capro espiatorio”.

Ramona: questa non è un’espressione molto facile Gianni

Ne sono consapevole, ma è interessante conoscere l’origine di questa espressione.

Il capro espiatorio era un capro, cioè un animale, una capra, stavolta utilizzato al maschile (capro) che veniva utilizzato anticamente, molti anni fa, durante i riti con cui gli ebrei chiedevano il perdono dei propri peccati nel Tempio di Gerusalemme, ed il “capro”, questo animale, veniva mandato nel deserto e fatto precipitare da una rupe, da un precipizio, insomma veniva ucciso. In questo modo tutti i peccati commessi, è come se sparissero, i peccati sono stati perdonati da Dio grazie al capro espiatorio. Il capro aiuta ad espiare i peccati, dove espiare significa riparare ad una colpa scontandone la pena. Il capro pagava per tutti e pagava con la sua vita.

Cosa c’entra col lavoro?

Beh, il capro espiatorio, in senso figurato, è un individuo, o anche un gruppo, un’organizzazione, scelto per addossargli una responsabilità o una colpa per la quale può anche essere innocente. Quando si trova un capro espiatorio vuol dire che si trova qualcuno a cui dare la colpa, anche se la colpa non è la sua.

– spezzone musicale tratto da “Gemitaiz – Non ti rivedo più” contenente le frase “capro espiatorio”

Cosa diciamo quando arriva qualche problema nel lavoro?

Ramona: beh, se non è un grande problema possiamo dire che qualcosa va storto, altrimenti, in caso contrario, va tutto liscio.

Va liscio oppure va storto. Proprio così. Nel primo caso, se tutto va liscio, vuol dire che non c’è nessun problema. Si usa il verbo andare. Tutto va liscio, tutto è andato liscio, tutto andrà liscio, dipende dal contesto, se parliamo al presente, passato o futuro. Si dice che va “liscio” – una cosa è “liscia”, come ad esempio un pavimento, o una qualsiasi superficie, è “liscia” quando è piatta, quando non ci sono imperfezioni, increspature. Una superficie liscia è una superficie che se viene toccata non si sentono imperfezioni, non si sentono bozzi, buchi, o cose che pungono eccetera.

In senso figurato invece vuol dire senza difficoltà, senza problemi.

Si usa spesso con gli esami, con le prove in generale:

Come è andato l’esame di matematica?

Ramona: Molto bene grazie, è andato tutto liscio, tutto liscio come l’olio!

Brava, si dice infatti anche così: tutto liscio come l’olio, cioè senza nessuna difficoltà.

Se invece l’esame è andato male posso dire che è andato tutto storto!

Attenzione perché si usa dire “è andato tutto storto”, oppure “qualcosa è andato storto”. Raramente si usa dire “è andato storto”. È più facile che ascoltiate “è andata male”, o “è andato male”.

In senso ironico si può utilizzare un’espressione molto comune. Come va Ramona?

Ramona: tutto a posto e niente in ordine.

Tutto a posto, cioè tutto ok, equivale a “tutto liscio”, cioè “non ci sono problemi”: “Tutto è a posto”, e “niente è in ordine”. Due frasi dal significato opposto quindi, infatti tutto a posto è il contrario di “niente è in ordine”. È chiaro quindi che la frase si usa per scherzare. Evidentemente ci sono dei piccoli problemi e questi piccoli problemi causano dei malumori, quindi non possiamo dire che tutto è ok, che tutto è a posto, ma in fondo di problemi gravi non ce ne sono. Finisce qui la prima parte della nona lezione di Italiano Professionale. Nella seconda parte vedremo più da vicino le espressioni che si utilizzano quando, tutto sembra perduto, quando non c’è più nulle da fare. A seguire nella seconda parte vedremo i rischi legati alla pronuncia di tutte le espressioni viste nella prima e seconda parte e alla fine l’esercizio di ripetizione.

Ramona: un saluto dal libano

Fine prima parte

prenota-il-corso

Italiano Professionale – Lezione n. 8: risultati

Audio prima parte (17:42)

Audio seconda parte (49:06)

Solo abbonati

prenota il corso.jpg

italiano dante_spunta Come esprimersi quando si parla di risultati: programmare, gestire e raggiungere i nostri obiettivi nel lavoro.
spagna_bandiera Cómo expresarse cuando se trata de resultados: planificar, gestionar y lograr nuestros objetivos en el trabajo.
france-flag La façon de s’exprimer lorsqu’on parle des résultats: programmer, gérer et atteindre nos objectifs professionnels.
flag_en How to express when talk about results: program , manage and reach our goals at work.
bandiera_animata_egitto كيفية التعبير عن أنفسهم عندما يتعلق الأمر النتائج: تخطيط وإدارة وتحقيق أهدافنا في العمل.
russia Как выразить себя, когда дело доходит до результатов: планирования, управления и достижения поставленных целей в работе.
bandiera_germania Wie sich zu äußern, wenn es um Ergebnisse geht: Planung, Verwaltung und unsere Ziele in der Arbeit zu erreichen.
bandiera_grecia Πώς να εκφράζεστε όταν μιλάτε για αποτελέσματα: διαχείριση και πώς να φτάσετε στο στόχο σας στο χώρο εργασίας.

Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

 Trascrizione

1. Introduzione all’ottava lezione

Buongiorno e benvenuti all’ottava lezione di Italiano Professionale. Siamo arrivati alla lezione numero otto. Spieghiamo oggi le espressioni italiane utilizzate quando si parla di risultati, di obiettivi raggiunti o ancora da raggiungere. Questo è l’argomento di oggi.

Mohamed: oggi ci sono io a farti compagnia! Mi chiamo Mohamed e sono egiziano. Insegno italiano ad Alessandria.

Ciao Mohamed, benvenuto. Grazie a Mohamed che offre il suo contributo, quindi presta la sua voce per questa lezione di italiano professionale.

Dunque Mohamed, parlavamo di risultati. Le espressioni di oggi, che vedremo nel dettaglio, sono tutte relative ai risultati (goal in inglese). In ogni lavoro ci sono dei risultati da raggiungere, da ottenere, da perseguire ed è quindi questo un argomento che non poteva mancare in un corso di italiano professionale, dove cerchiamo di affrontare le situazioni comuni a tutte le attività; situazioni suddivise per argomento.

Questo argomento, quello dei risultati, è sicuramente uno dei più importanti e dei più specifici del settore lavoro. I risultati si sognano, inseguono, e poi si raggiungono, si ottengono, o anche si perseguono: questi sono i verbi più diffusi che si usano quando si parla di risultati: sognare, inseguire, raggiungere, ottenere, perseguire, ma ce ne sono anche altri come vedremo nella lezione.

Vi capiterà di parlare di risultati, di obiettivi, di sogni, e vi capiterà di andare nella giusta direzione oppure no. Ebbene, nella lingua italiana esistono molteplici espressioni, anche idiomatiche, quindi con un doppio significato (significato letterale e figurato); espressioni che si adattano a descrivere ognuno un aspetto diverso riguardo a questo argomento.

Vediamo oggi queste espressioni insieme a Mohamed.

Mohamed: si tratta di molte espressioni Gianni, tutte diverse tra loro.

Molte espressioni diverse, infatti!

Mohamed: per semplicità, forse è meglio dividere queste espressioni in gruppi. Giusto Gianni?

Sì, infatti abbiamo pensato che è bene fare una classificazione. Così all’inizio vedremo un primo gruppo di espressioni che si riferisce alle frasi che si usano prima di aver raggiunto i risultati, in una fase precedente. Poi vediamo un secondo gruppo, dove collocheremo le frasi più utilizzate che si usano durante, oppure poco prima di aver ottenuto dei risultati, poco prima del traguardo diciamo, e infine il terzo ed ultimo gruppo, dedicato al dopo. Diciamo una suddivisione temporale. Essendo molte frasi abbiamo pensato di utilizzare questa pratica suddivisione. Vedrete che in questo modo sarà anche più facile riuscire ricordare le singole espressioni. In ogni caso avrete bisogno di ascoltare la lezione molte volte per poterle memorizzare completamente.

Nella seconda parte della lezione vedremo anche espressioni che si usano quando non si riesce a raggiungere dei risultati: quando i risultati cioè non arrivano.

Dopo la spiegazione, vedremo se ci sono, tra tutte le frasi viste, delle espressioni rischiose, rischiose nella pronuncia o anche nel contesto in cui ogni singola espressione va utilizzata. Vedremo allora quali evitare e quali usare in contesti istituzionali.

Alla fine concluderemo la lezione con un dialogo finale e con un esercizio di ripetizione.

Mohamed: Io e Gianni interpreteremo due personaggi che parleranno prima, durante e dopo i risultati: voi dovrete ripetere ognuna delle frasi dopo di noi.

Infatti ci sarà un dialogo e due personaggi, interpretati da me e Mohamed. Io e Mohamed saremo due dirigenti di una stessa azienda, un’azienda di scarpe italiane, che produce scarpe italiane, che discutono della stagione autunno-inverno. In questo dialogo useremo tutte le espressioni spiegate in questa lezione.

2. Pronti, partenza e via: verso i risultati!

Dunque abbiamo appena iniziato la nostra attività lavorativa: le cose vanno bene. Non abbiamo ancora ottenuto risultati, ma i primi risultati sono positivi. In questo caso possiamo utilizzare diverse espressioni.

La frase più semplice è: “andare alla grande!”. Andare alla grande vuol dire che le cose vanno bene; abbiamo iniziato bene. Il verbo andare è appropriato e adatto, perché indica una direzione ed un movimento: si sta andando, si sta procedendo, in una direzione. E qual è la direzione? “Alla grande” ci dice che questa direzione è quella giusta!

Alla grande significa semplicemente “benissimo”. Se chiedo a Mohamed: come va col tuo nuovo ristorante? Fai buoni affari?

Mohamed: Sì, vado alla grande, grazie!

Vado alla grande!” è molto usato ed è una espressione abbastanza informale, usata tutti i giorni tra persone che si conoscono. È informale, quindi, non è adatta a situazioni più importanti.

Ovviamente se parlo al plurale, se faccio cioè riferimento a più persone, si dice: “andiamo alla grande!” Oppure “vanno alla grande!” se mi riferisco a delle terze persone, ad un gruppo di persone a cui non si appartiene.

Ci sono alcune frasi analoghe ad “andare alla grande”. Una di queste è “Andare per il verso giusto”. Questa è più formale, adatta anche alla forma scritta: anche in questo caso si vuole dire che si è iniziato bene, sia sta andando verso la giusta direzione, anzi, il giusto verso: “Andare per il verso giusto”. La direzione infatti ha due versi, due versi opposti, e quello intrapreso, il verso intrapreso, è il giusto verso, o il “verso giusto”. Si sta utilizzando una rappresentazione, diciamo, geografica, geometrica, come se vi doveste recare, come se doveste andare in un luogo e doveste prendere una strada che porta in quel luogo. Quel luogo è il risultato da ottenere, e voi state andando verso quel luogo, ma non lo avete ancora raggiunto.

Ad esempio gli ascoltatori di questa lezione stanno andando nel verso giusto se vogliono ottenere una conoscenza della lingua italiana adatta ad un ambiente di lavoro.

Un’altra espressione simile, perché anch’essa adatta a contesti anche formali è: “andare a gonfie vele”.

In questo caso si utilizza l’immagine di una barca a vela, cioè di una barca, di un’imbarcazione, che non ha un motore, ma si muove grazie a delle vele, grazie al vento che gonfia le vele; le gonfia perché le riempie d’aria, e le vele diventano così “gonfie”. Se c’è molto vento la barca si muove velocemente; se invece non c’è vento, allora la barca, non avendo un motore, non si muove, non va avanti.

Ebbene, questo è probabilmente il miglior modo per esprimere che state procedendo molto bene, senza problemi, nella giusta direzione. Siete sospinti dal vento, ed ovviamente questa è un’immagine, un’immagine molto adatta e molto elegante da utilizzare: andare a gonfie vele.

Quindi “andare a gonfie vele” e per il verso giusto sono due espressioni adatte entrambe anche ad un contesto formale: le vele gonfie indicano che state andando benissimo. “Andare per il verso giusto” è meno ottimistica come frase, ma ugualmente positiva.

Mohamed: non mancano poi altre espressioni molto informali che utilizzano un’immagine per dire che tutto va bene.

Sì, “andare a tutto gas” è una di queste. L’immagine qui è quella di un veicolo a motore. Non c’è la vela quindi, ma un motore. Dove c’è un motore, come su una macchina o su una moto, c’è un combustibile che lo alimenta. Questo combustibile può essere la benzina, può essere il gasolio, eccetera; ma in questa frase si usa “il gas”, ed il gas nella frase rappresenta il combustibile, qualunque esso sia. Nelle macchine c’è il pedale dell’acceleratore, nelle moto c’è la manopola, perché si accelera con le mani e non con i piedi. Sia guidando una macchina che guidando una moto possiamo quindi accelerare: si può dire, anziché accelerare, “dare gas”. Si può dare più gas oppure si può dare meno gas, a seconda se si vuole accelerare o rallentare. E si può “andare a tutto gas” se si vuole andare alla massima velocità possibile, quindi premendo col piede il pedale al massimo nella macchina, o girando la manopola al massimo nella motocicletta, nella moto.

Chi “va a tutto gas” quindi va al massimo, “va a gonfie vele”. Le due frasi sono identiche ma adatte a due contesti diversi: il gas è informale, le vele sono più eleganti.

Andando dall’informale verso il formale, ci sono poi altre espressioni: “andare a tutta birra”, del tutto analoga come frase rispetto a “andare a tutto gas”. Sia il gas che la birra in effetti appartengono più al linguaggio giovanile ed a argomenti attinenti al tempo libero, e non al lavoro.

Lo stesso si può dire per “andare a tutto spiano”.

Mohamed: Questa però è più difficile da spiegare. Cos’è lo spiano?

Dunque, andare è anche qui il verbo utilizzato. La preposizione “a” è presente anche qui. “Tutto spiano” equivale a “tutta birra”, ed anche a “gonfie vele”. Cos’è lo spiano mi hai chiesto?

È talmente normale usare questa espressione per gli italiani che nessuno probabilmente sa cosa sia lo spiano. Ho fatto quindi una ricerca in proposito, caro Mohamed, ed ho scoperto che lo “spiano” si usava a Firenze, nell’antichità: si usava nei forni, dove si cucina il pane. Lo spiano era una certa quantità di grano col quale si fa il pane, lo spiano era quindi una quantità di grano. C’era anche il mezzo spiano, che era ovviamente la metà. C’era quindi il “tutto spiano”, e c’era il “mezzo spiano”. Se si lavorava “a tutto spiano” si faceva quindi il massimo del lavoro. Oggi l’espressione è usata in tutti i lavori e non solo nel forno, dove si fa il pane. E non solo nel lavoro poi!

Posso lavorare a tutto spiano, ma posso anche mangiare a tutto spiano, posso correre a tutto spiano, divertirmi a tutto spiano.

Anche questa è un’espressione familiare.

Mohamed: Ancora più difficile sarà spiegare l’espressione “a spron battuto”.

Mi stai veramente mettendo in difficoltà, Mohamed!

A spron battuto” è credo l’espressione più difficile da spiegare finora.

Il senso però è quasi identico a quello visto finora: procedere bene, andare bene, aver iniziato bene anzi, benissimo direi. Come ”a gonfie vele”.

Le due frasi “a gonfie vele” e “a spron battuto” si possono usare anche con altri verbi, non solo con il verbo “andare”: posso dire “Procedere a gonfie vele”, o “proseguire a gonfie vele”.

Analogamente posso dire “andare a spron battuto”, ma anche “procedere a spron battuto”, “proseguire a spron battuto”, “andare avanti a spron battuto”. Posso anche dire “lavorare a spron battuto”.

Però quando si dice “a spron battuto” c’è anche l’idea della velocità, della fretta, e non solo del buon risultato. Quindi si usa anche dire “allontanarsi a spron battuto”. A spron battuto quindi è anche come dire “subito”, “velocemente”. Invece “a gonfie vele” contiene solamente il risultato, la velocità sì, ma legata al risultato.

In ambito bellico, quindi in caso di guerre, di battaglie, si usa dire che un esercito si è “ritirato a spron battuto”, per dire che si è ritirato in massa, e con velocità.

Ok ma cos’è lo spron battuto? Ebbene lo spron è lo sperone, che è quel pezzo di ferro, o di acciaio, che si usa con il cavallo per farlo correre, per farlo andare più velocemente. Lo sperone è attaccato allo stivale del piede, e se si punzecchia il cavallo con lo sperone, il cavallo avverte del dolore e aumenta la velocità. Lo sperone si batte quindi sul cavallo, quindi lo sperone è battuto sul cavallo. “A spron battuto” vuol dire quindi “ a sperone battuto”. E se si va, se si procede “ a spron battuto” si procede velocemente. L’immagine del cavallo quindi è analoga all’immagine della vela, o della macchina a gas. Si sta comunque andando velocemente nella giusta direzione. Credo che a spron battuto si possa sempre utilizzare, ma si trova un po’ in mezzo alle espressioni viste, quindi è adatta a tutte le situazioni, ma di più a quelle informali. Utilizzatissima anche questa espressione.

Finisce qui la prima parte della lezione otto di italiano professionale: nella seconda parte vedremo altre espressioni: prima quelle del secondo gruppo e poi quelle del terzo gruppo. Poi si parlerà dei rischi nella pronuncia e per finire l’esercizio di ripetizione.

Fine prima parte

prenota il corso.jpg

Ne ho abbastanza

Audio

Trascrizione

Ciao a tutti gli amici di Italiano Semplicemente. Oggi vediamo una serie di espressioni, tutte abbastanza simili, che si usano per dire una cosa molto semplice: basta!!

“Basta” quindi è la parola più semplice, l’esclamazione più facile che esiste per dire “stop”.

Bene, quindi tale parola esprime quindi, un sentimento, un’emozione, uno stato d’animo: quello stato d’animo che abbiamo quando vogliamo che qualcosa finisca, che qualcosa termini, quando siamo stanchi di qualcosa. “Basta!” è un’esclamazione quindi. Le esclamazioni di usano per esclamare, per esprimere un sentimento, e le riconoscete perché sono seguite da un punto esclamativo, quello col puntino in basso.

Quante volte diciamo “basta” ogni giorno? Lo diciamo ai nostri figli, quando insistono a fare qualcosa che non va, qualcosa che non va bene, qualcosa che non andrebbe fatto, oppure lo diciamo semplicemente perché siamo stressati e siamo stanchi, dopo una lunga giornata di lavoro o di studio. Poveri figli! Oppure lo pensiamo, lo pensiamo al lavoro, lo pensiamo perché non sopportiamo più qualcosa, perché non siamo più disposti a tollerare qualcosa.

Allora in Italia si usano molti modi diversi di dire basta! Io stesso ne ho già utilizzati molti finora. Ho usato anche i verbi “sopportare” e “tollerare”, il primo più familiare, il secondo più formale, più adatto nella forma scritta ad esempio. Questi due verbi possono essere usati per costruire delle semplici esclamazioni, per dire appunto “basta!”.

Vediamo in particolare che ci sono alcune espressioni che gli italiani usano più di frequente, anche più frequentemente del semplice “basta!”.

Vediamo quali sono: “ne ho abbastanza!” è una delle esclamazioni più usate.

immagine_ne_ho_abbastanza

“Ne” si riferisce alla cosa della quale ne avete abbastanza, cioè si riferisce alla cosa di cui siete stanchi, alla cosa a cui dite basta. Ad esempio: “ne ho abbastanza del mio lavoro!”. Ho è il verbo avere.

“Ne ho” quindi vuol dire “io ne ho”. Quindi io, anche se non c’è scritto, anche se non si pronuncia è scontato: sono io che ne ho abbastanza!

Cioè sono io che sono stanco del mio lavoro, ad esempio, sono io che non voglio più lavorare. “Ne ho abbastanza!”. Oppure “ne ho abbastanza di te”: questa è forte ragazzi!! Questa frase potete dirla alla persona che non volete più vedere, la persona con la quale non volete più avere rapporti, anche al vostro fidanzato o fidanzata, anche se non è carino, diciamo…

Ovviamente possiamo utilizzare l’espressione con qualsiasi persona:

Io ne ho abbastanza, tu ne hai abbastanza, lui o lei ne ha abbastanza, noi ne abbiamo abbastanza, voi ne avete abbastanza, loro ne hanno abbastanza. Ma in tutti i casi spesso non troverete il pronome personale davanti.

Spero che nessuno vi dica mai questa frase, sinceramente. Infatti “ne ho abbastanza” esprime un sentimento molto forte. Ne ho abbastanza di qualcosa, in generale vuol dire che col passare del tempo il vostro sentimento di stanchezza è aumentato: all’inizio non eravate stanchi di questa cosa o di questa persona, ma man mano che il tempo è passato, vi siete sempre di più stancati, tanto che non siete più disposti ad accettare questa cosa, ne avete abbastanza. “Abbastanza” come vedete contiene la parola “basta”. Quindi abbastanza vuol dire che non volete più continuare. Abbastanza, come parola, è semplicemente l’equivalente di “enough” in inglese, o di “assez” in francese, ma “ne ho abbastanza” invece è informale, è colloquiale, si usa molto nella forma orale, nel parlato. L’equivalente, la forma equivalente, ma formale, di questa espressione, è molto diversa: “La misura è colma”. Questa espressione è molto formale, ma ha lo stesso identico significato di “ne ho abbastanza!”. L’espressione è “La misura è colma”.

Vediamo bene questa espressione. “Colma” vuol dire piena. Un bicchiere, ad esempio è colmo, quando è pieno fino all’orlo, fino alla fine, fina alla parte più alta del bicchiere, l’orlo. Più di così non è possibile, perché l’acqua uscirebbe.

“La misura è colma” utilizza quindi l’immagine di un contenitore, come un bicchiere, che non può più contenere altro liquido, perché tale bicchiere, tale contenitore, è colmo, è pieno fino all’orlo. “La misura” indica il livello massimo possibile dell’acqua, indica cioè quanto “misura” il contenitore, quanto è ampio, quanto è grande. Quant’è la misura di questa bottiglia? un litro, ad esempio. Questa bottiglia misura un litro esatto, questo contenitore misura cinque litri esatti.

Potete ascoltare o leggere la frase “la misura è colma” all’interno di articoli, anche giornalistici, che parlando di qualcosa di cui qualcuno si è stufato. Qualcosa di cui qualcuno è stufo, è stanco. Infatti “la misura è colma” a differenza di “ne ho abbastanza” si usa di più nella forma scritta.

Ho appena usato anche, involontariamente, l’espressione, la parola “stufato” o “stufo”. Ad esempio posso dire: “sono stufo di questa situazione”, oppure “mi sono stufato di questa situazione”. Ebbene queste due espressioni sono equivalenti a “sono stanco” e “mi son stancato”. “Sono stufo” quindi significa semplicemente “sono stanco”, ma è più familiare, ed anche più forte, esprime una stanchezza maggiore: “sono veramente stufo”: potete ascoltare molto spesso questa espressione in Italia.

Inoltre “stanco”, e la “stanchezza” si usano, sono più usate per indicare la stanchezza fisica. Se andate a fare una corsa a piedi, o in bicicletta, al vostro ritorno potete dire che siete molto stanchi , ma non potete dire che siete stufi, o che vi siete stufati, perché se dite che vi siete stufati vuol dire che non volete più andare a correre, che vi siete stufati della bicicletta ad esempio. Se invece dite “sono stanco” vuol dire che fisicamente la corsa vi ha reso stanchi, vi ha stancato.

Quindi “sono stufo di questa situazione” equivale a “ne ho abbastanza di questa situazione”. Voglio smettere.

Bene, ora vediamo ancora un’altra espressione utilizzatissima, una esclamazione che non ha bisogno di aggiungere nessun’altra parola; è già abbastanza chiara e forte così com’è. L’espressione è: “Non ne posso più!”. Non ne posso più vuol dire “basta!” quindi è anch’essa un’esclamazione. Se vogliamo non ne posso più è una frase che sintetizza una frase più lunga, come ad esempio “non posso più proseguire”, “non posso più andare avanti”. “Non ne posso più” è più breve, più concisa, più secca come esclamazione, come se si volesse accorciare la frase perché si è stanchi persino di sprecare parole a riguardo: “Non ne posso più!”. Anche qui il “ne” si riferisce alla cosa della quale siete stufi, alla cosa di cui ne avete abbastanza. Se dite “non ne posso più!” e non aggiungete altro, potete farlo, ma vuol dire che è già chiaro di cosa stiate parlando. Altrimenti potete anche dire: “non ne posso più… della mia macchina”, ad esempio, o “non ne posso più di lavare i piatti” o “non ne posso più di studiare la grammatica”.

“Non ne posso più di questi esami universitari”. Ecco, se non ne potete più dei vostri esami universitari non è un buon segno, perché faticherete a finirli e quindi faticherete a laurearvi; anche a me è capitato di non poterne più dell’università.

Quindi finora abbiamo visto le espressioni più usate:

– “basta!”;

– “ne ho abbastanza!”;

– “non ne posso più!”

– “la misura è colma”

Come dicevo prima potete anche utilizzare i verbi sopportare tollerare.

Ad esempio “non sopporto più” è anch’essa molto usata. “non ti sopporto più” o anche “non sopporto più una certa persona” sono ugualmente molto utilizzate, e vi capiterà spessissimo di ascoltare queste espressioni in dialoghi, conversazioni informali, davanti alla macchina del caffè, tra amici al bar eccetera.

Invece come dicevo il verbo “tollerare” è più formale, più forbito, diciamo così. Molto usata è ad esempio l’espressione: “non sono più disposto a tollerare questa situazione”. Questa frase potreste ascoltarla in riunioni, anche importanti, in cui uno dei partecipanti manifesta il desiderio di liberarsi di una situazione spiacevole. Magari in una riunione d’ufficio ci si può lamentare del fatto che uno dei colleghi non lavori molto, non aiuti l’attività dell’ufficio, quindi uno dei collegi si potrebbe lamentare di questo e potrebbe dire al dirigente, o ad una riunione a cui partecipa anche il capo, il dirigente dell’ufficio: “non sono più disposto a lavorare a queste condizioni”, “non sono più disposto a tollerare questa situazione”.

Quindi il verbo tollerare si associa, si usa, insieme a “non sono più disposto”, cioè “non sono più disponibile”. Usando un linguaggio più familiare potrei dire: “non mi va più!”, o anche “non ho più voglia”. Ma ovviamente come saprete in un ufficio spesso si utilizzano frasi diverse.

È importante sapere che chi vuole imparare a comunicare in italiano, impari che, come immagino accada anche in altre lingue, ci sono differenze sostanziali, importanti, tra il linguaggio familiare, di tutti i giorni, dal linguaggio d’ufficio, almeno quello da usare per alcune occasioni, come durante le riunioni o quando si vuole esprimere qualche sentimento, qualche preoccupazione, o anche un semplice dissenso, quando non siete d’accordo su qualcosa. In questi caso è importante usare le parole giuste.

Per questo motivo esiste anche il corso di Italiano Professionale, che serve esattamente a questo: a spiegare la differenza tra linguaggio formale e informale, a capire quando usare un’espressione o quando usarne un’altra, più adatta al lavoro, o durante una riunione, o più adatta perché meno aggressiva eccetera.

Per chi è interessato il corso sarà disponibile a partire dal 2018, stiamo sviluppandone i contenuti giorno dopo giorno e chi ci vuole aiutare può visitare la pagina facebook dedicata al corso di italiano professionale dove ci può suggerire dei contenuti interessanti da aggiungere.

Credo che può bastare così per oggi, altrimenti ne avrete abbastanza anche di questo episodio e di italiano semplicemente.

La misura è colma per oggi, ma domani provate ad escoltare ancora questo episodio, altrimenti vi dimenticherete presto e se un giorno vi capiterà di dire basta a qualcosa, o a qualcuno, penserete:

“oddio, com’era che si diceva? Non mi ricordo più!”

Quindi seguite le sette regole d’oro, per chi non conosce le sette regole d’oro per imparare a comunicare in italiano vi invito a dare un’occhiata al sito italianosemplicemente.com e vedrete che ascoltando più volte lo stesso podcast, se il vostro livello di italiano è sufficientemente alto per comprendere almeno il senso del discorso, allora in tal caso la ripetizione dell’ascolto è una delle chiavi per comprendere sempre di più, e vedrete appunto che a forza di ripetere l’ascolto ci saranno delle parole che all’inizio non capite, ma poi, una alla volta, saranno più chiare: il contesto vi aiuterà a capire anche ciò che all’inizio non comprendevate.

Terminiamo l’episodio con un esercizio di pronuncia. Anche questo importantissimo: è la settima regola d’oro: “Parlare”. Quindi ripetete dopo di me per esercitare i muscoli e per abituarvi ad ascoltare la vostra voce, così da non avere imbarazzo o problemi psicologici quando vi capiterà di parlare con un italiano vero.

Proviamo a ripetere alcune frasi che abbiamo visto oggi:

– Ne ho abbastanza degli esami universitari.

—-

– Ne ho abbastanza di te.

—-

– Non ne posso più di questa situazione.

—-

– non ne posso più di questo caldo. Voglio l’inverno!

—-

– Basta, ora la misura è colma.

—-

– Il governo italiano deve cambiare. La misura è colma.

—-

Ciao ragazzi, alla prossima.


> Tutte le espressioni idiomatiche italiane spiegate

Fare buon viso a cattivo gioco

Audio

Trascrizione

fare_buon_visoBuongiorno amici. La frase idiomatica che di oggi è “fare buon viso a cattivo gioco”.

La frase di oggi, “fare buon viso a cattivo gioco” è una frase non molto facile da spiegare. Cercherò di fare quindi molti esempi e di spiegare tutte le parole.

Questa espressione è utilizzata non molto di frequente nel linguaggio di tutti i giorni. Tuttavia il suo utilizzo è molto frequente in ambito lavorativo e professionale.

Vi potrebbe capitare  di ascoltarla in Italia in molte occasioni ed in qualsiasi attività lavorativa.

Come sa chi ci segue solitamente, in Italiano Semplicemente cerchiamo di spiegare ogni settimana almeno una frase idiomatica, e spesso vengono spiegate espressioni molto utilizzate nel lavoro.

Nella pagina frasi idiomatiche troverete molte espressioni di uso comune in tutta Italia e alcune delle espressioni più utilizzate, come quella di oggi, in ambito professionale. In generale però tutti gli altri contenuti, cioè tutte le frasi idiomatiche più utilizzate nel lavoro, specifiche del lavoro, così come tutti i verbi e tutte le situazioni più frequenti in ambito professionale che familiare sono inserite all’interno del corso di Italiano Professionale, che sarà disponibile per chi volesse acquistarlo, a partire dal 2018.

Ogni giorno siamo impegnati, con gli altri membri della redazione a sviluppare i contenuti di ogni lezione di questo speciale corso, e mettiamo a disposizione sempre la prima parte di ogni lezione, in modo che tutti possano capire di cosa si parli nel corso e possano decidere con sicurezza e tranquillità se acquistare il corso o meno quando sarà disponibile.

La frase di oggi, “fare buon viso a cattivo gioco” è un podcast completo, interamente gratuito, un episodio accessibile a tutti, e spero di riuscire oggi a spiegarvi il significato della frase senza troppe difficoltà.

Allora, vediamo parola per parola. Fare è un verbo, molto usato nelle frasi e espressioni idiomatiche italiane. Il viso è la parte del corpo in cui si trovano gli occhi, il naso e la bocca. “Il viso”. Si dice anche “la faccia”, ma il viso è più indicato e più usato per indicare la parte del corpo, invece la faccia è usato di più per rappresentare le espressioni e le emozioni del viso, anche per quelle che si provano guardando questa faccia, questo viso. Ad esempio: “ha una faccia curiosa“, oppure “ha una faccia da schiaffi“, ed altre espressioni simili.

“Fare buon viso” contiene la parola “buon”, cioè “buono”. Un “buon viso” è un “viso buono” un viso che esprime tranquillità, che non esprime preoccupazione. La bontà del viso non è da intendere come la bontà d’animo. o la bontà delle persone, ma come un viso che esprime tranquillità.

Vediamo che in questo caso “viso” è utilizzato per indicare un’emozione, cosa che come detto prima si usa fare di più con la parola “faccia” e non con la parola viso. Non è così in questo caso.

Le due parole “buon viso” stanno insieme solamente in questa espressione: non esistono altre espressioni e modi di dire italiani che contengono queste due parole in fila: è chiaro quindi che appena voi dite “fare buon viso”, un italiano che ascolta subito intuisce, capisce subito qual è la fine della frase che state dicendo: “a cattivo gioco”

“A cattivo gioco”: cosa vuol dire?

Il senso proprio di questo pezzo di frase non ci aiuta.

Il gioco solitamente è divertimento, è una attività che dà gioia, che fa piacere fare. Quindi un “cattivo gioco” non esiste. Al massimo un cattivo gioco può essere un gioco il cui fine è cattivo, crudele. Uccidere per gioco può essere giudicato un “cattivo gioco”. Cattivo infatti si usa per le persone: una persona cattiva è una persona non buona, che non fa del bene ma fa del male agli altri. Un cattivo gioco può anche essere un gioco non istruttivo, che non istruisce, cioè che non insegna nulla ai bambini. Ma non è neanche questo il significato nella frase di oggi.

La parola “Cattivo”, l’aggettivo “cattivo”, si usa anche in molte altre circostanze, in molte altri contesti e situazioni e non solo per le persone. Si usa per, ad esempio, il tempo, ma in questo caso la cattiveria non c’entra col “cattivo tempo“. In questo caso il tempo si dice cattivo quando piove, ad esempio o quando fa freddo e c’è vento, insomma quando non è un tempo, da un punto di vista meteorologico, buono. “Fa cattivo tempo”, si dice per dire che non è un bel tempo.

“che tempo fa oggi a Roma?”. Se piove potete dire “fa cattivo tempo”.

Poi c’è anche “cattivo sangue” e “cattivo profeta”.

Questo per dirvi che la frase “fare buon viso a cattivo gioco” va letta tutta insieme, e non un pezzo alla volta. Il senso della frase è cercare di adattarsi il meglio possibile, nel miglior modo possibile, a situazioni sgradevoli che non si ha possibilità di evitare o modificare.

Se abbiamo una situazione sgradevole, cioè non gradevole, cioè che non ci piace, ma è necessario sopportare, allora possiamo dire che dobbiamo “fare buon viso a cattivo gioco”, cioè dobbiamo mostrarci tranquilli, far finta che non sia un problema, dobbiamo sopportare e mostrare, far sembrare che tutto vada bene, dobbiamo fare “buon viso”, cioè mostrare un viso sereno, senza mostrare preoccupazioni, “a cattivo gioco”, cioè ad una situazione che non ci piace, sgradevole, che vorremmo evitare, ma che conviene affrontare in questo modo, facendo “buon viso a cattivo gioco”, perché quello che è successo è inevitabile, non si può evitare.

Attenzione perché è importante usare la preposizione “a”. Non sembra corretto dal punto di vista grammaticale, ma nelle espressioni idiomatiche non dovete badare alla grammatica: queste infatti sono un modo per sintetizzare una situazione frequente che può capitare. Al lavoro capita spesso di fare buon viso a cattivo gioco.

Se ad esempio state lavorando, state lavorando e siete molto concentrati, e  ad un certo punto una persona vi interrompe e vi dice “scusa disturbo? posso farti una domanda?”.

Voi a questo punto perdete la concentrazione e questo vi fa arrabbiare. A questo punto avete due scelte, potete fare due cose: la prima cosa che potete fare è rispondere: “no, ho da fare!“, oppure “non ora, più tardi!“. Questa è la prima scelta, e potrebbe essere giudicata poco gentile da parte vostra una risposta di questo tipo. Ormai avete perso la concentrazione, quindi potrebbe convenirvi una risposta più diplomatica.

La seconda scelta quindi è “fare buon viso a cattivo gioco” e fare finta di niente, cioè far finta che la cosa non vi abbia seccato, non vi abbia dato fastidio, e quindi rispondere gentilmente: “prego, entra pure, non mi disturbi affatto!“. In questo modo avete fatto buon viso a cattivo gioco. La cosa non vi ha fatto buon gioco, perché vi ha fatto perdere la concentrazione, ma pur non avendovi fatto buon gioco, voi fate “buon viso”. Fate buon viso a cattivo gioco.

Si potrebbe discutere sul fatto che sia buona cosa o meno fare buon viso a cattivo gioco. E’ una cosa positiva fare buon viso a cattivo gioco? Qualcuno potrebbe dire che chi fa buon viso a cattivo gioco è una persona ipocrita, e l‘ipocrisia è il nome del sentimento. Ipocrisia deriva dal greco e significa simulazione. Simulare significa “far finta”, “far sembrare”, far apparire una cosa in un modo quando invece non è così.

Una persona ipocrita è una persona che non dice quello che pensa e che lo fa per ottenere dei vantaggi. L’ipocrita ha imparato a dire ciò che “rende” di più, cioè che gli porta maggiori vantaggi.

In effetti l’ipocrisia non è una cosa affatto positiva nel lavoro e direi anzi che è una delle caratteristiche peggiori. Ma qui bisogna forse anche distinguere tra ipocrisia e diplomazia.

diplomaziaipocrisia

La diplomazia, a differenza dell’ipocrisia, ha una eccezione positiva, ha un significato positivo. Entrambe sono simulazioni però. Con entrambe ci si comporta in modo diverso da ciò che i nostri sentimenti ci consiglierebbero.

Entrambe sono simulazioni di sentimenti e lo scopo è sempre quello di guadagnare la fiducia degli altri, la fiducia altrui. Ma il termine ipocrisia è più collegato all’inganno. Se faccio finta di essere tuo amico e poi parlo male di te con gli altri colleghi sono un ipocrita, mi sto comportando da ipocrita, non  sono diplomatico. Il diplomatico è realista, ed il suo fine, quello che vuole ottenere, non è un fine personale, ma è una intesa: l’intesa nel lavoro è il suo obiettivo. Per il diplomatico la cosa importante è come agire nel rispetto della persona altrui. Invece l’ipocrita è egoista, pensa a se stesso. Questa è la differenza. Se ad esempio devo trovare un accordo tra persone diverse, tra opinioni diverse, allora cerco di mantenere una posizione neutrale, cercando di capire le differenze tra le persone e cercando di trovare un accordo, il miglior accordo possibile.

Potete quindi ben capire che la diplomazia è una caratteristica molto apprezzata nel lavoro perché pochi hanno la capacità di mantenere una posizione neutrale e cercare sempre la migliore soluzione ad ogni problema, anche andando a volte contro il proprio pensiero, perché l’obiettivo, il fine ultimo, è l’accordo.

La diplomazia quindi non è ipocrisia, non è manipolazione. Ecco, anche questo termine: “manipolazione” è senza dubbio una parola negativa, come ipocrisia. Chi manipola è quindi un ipocrita, un egoista, uno che vuole fare in modo che gli altri facciano delle cose che gli porteranno dei vantaggi. Manipolare viene da “mani”, cioè lavorare con le mani, quindi manipolare una persona è cercare di cambiarla, come se fosse un oggetto e come se dovesse far assumere una certa forma a questa persona, la forma che  vuole lui, la forma che desidera il manipolatore.

In ogni caso si potrebbe discutere molto sui termini diplomazia e ipocrisia, e si potrebbero anche avere opinioni differenti. Infatti ci sono dei mestieri, dei lavori, dove fare buon viso a cattivo gioco è indispensabile, è molto importante: come nel mestiere del diplomatico, o del politico.

Il diplomatico, lo dice anche il nome, è colui che deve avere diplomazia. Il diplomatico è un lavoratore, detto “funzionario“, attraverso il quale uno Stato (come quello italiano ad esempio) oppure la Santa Sede, la Chiesa, intrattiene relazioni con un altro Stato, con la Santa Sede o con un’organizzazione internazionale: questo è il diplomatico. L’ambasciatore ad esempio è un diplomatico.

Il politico invece è colui che si occupa di politica, colui che è eletto dal popolo per prendere decisioni che riguardano la collettività, il popolo intero. In questi due mestieri, il diplomatico e il politico, fare buon viso a cattivo gioco significa essere diplomatici ma spesso il confine tra diplomazia e ipocrisia è molto, molto stretto.

Comunque fare buon viso a cattivo gioco è una frase utilizzabile anche al di fuori del lavoro in generale se ci troviamo in situazioni difficili, se non vogliamo affrontare apertamente chi ci ha fatto del male, o chi ci ha procurato uno svantaggio, o chi ci ha messo i bastoni tra le ruote, magari preferiamo fare buon viso a cattivo gioco, preferiamo far finta di niente, perché tanto ormai è successo, e pensiamo che è meglio far finta di niente.

Facciamo ora un esercizio di ripetizione come facciamo sempre per rispettare la regola numero sette per imparare a parlare Italiano: parlare.

Ripetete dopo di me, copiate la mia pronuncia.

Fare buon viso a cattivo gioco.

….

Fare buon viso a cattivo gioco.

….

Fare buon viso….. a cattivo gioco… a cattivo gioco…

Meglio fare buon viso a cattivo gioco

….

Non mi piace fare buon viso a cattivo gioco

…..

Ti consiglio di fare buon viso a cattivo gioco

….

Ti sconsiglio di fare buon viso a cattivo gioco

….

Vi ringrazio di aver seguito questo episodio di Italiano Semplicemente. Ascoltate questo episodio più volte se volete usare la tecnica dell’ascolto per imparare l’italiano in modo naturale. Fatelo più volte, durante i vostri tempi morti, e continuate a seguirci  anche su Facebook, e se volete visitate la pagina di Italiano Semplicemente.

Ciao a tutti da Giovanni. Un abbraccio.

> Il corso di italiano professionale

Italiano Professionale – lezione n. 7: controllo del futuro

 Caratteristiche dell’episodio

In questa lezione ci occupiamo delle espressioni legate alla gestione ed al controllo del futuro. Undici espressioni idiomatiche e modi di dire.

Lunghezza PDF: 11 pagine

Durata prima parte: 11:25

Durata seconda parte: 16:46

La lezione è riservata ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

italiano dante_spunta In questa lezione ci occupiamo delle espressioni legate alla gestione ed al controllo del futuro. LINK
spagna_bandiera En esta lección nos ocuparemos de las expresiones ligadas a la gestión y al control del futuro. LINK
france-flag Dans cette leçon on s’occupe des expressions relatives à la gestion et au contrôle du futur. LINK
flag_en In this lesson we’ll handle expressions about future management and control. LINK
bandiera_animata_egitto LINK نحن نحرص على تعبيرات المتعلقة بإدارة والسيطرة على المستقبل.
russia Мы заботимся о выражениях, связанных с управлением и контролем будущего. LINK
bandiera_germania Wir kümmern uns um Ausdrücke für das Management und die Kontrolle über die Zukunft bezogen. LINK
bandiera_grecia Θα ασχοληθούμε με εκφράσεις σχετικές με τη διαχείριση και τον έλεγχο του μέλλοντος. LINK

Prenota il corso: http://italianosemplicemente.com/chi-siamo

Italiano Professionale – Lezione n. 6: Sincerità ed equilibrio

 Audio

SECONDA PARTE: solo abbonati

 

italiano dante_spunta In questa lezione vediamo le espressioni sulla sincerità e sull’equilibrio, qualità indispensabili nel lavoro.
spagna_bandiera En esta lección veremos las expresiones sobre la sinceridad y el equilibrio, cualidades indispensables en el trabajo.
france-flag Dans cette leçon, nous verrons les expressions abordant la sincérité et l’équilibre, deux qualités indispensables dans le monde du travail.
flag_en In this lesson we’ll see expressions about honesty and balance, essential qualities at work.
bandiera_animata_egitto في هذا الدرس نرى تعبيرات بشأن الإنصاف والتوازن، والصفات الأساسية للعمال
russia В этом уроке мы видим выражения относительно справедливости и сбалансированности, необходимых качеств в деловом мире.
bandiera_germania In dieser Lektion sehen wir die Ausdrücke in Bezug auf die Aufrichtigkeit und Ausgewogenheit, wesentlichen Qualitäten in der Arbeit.
bandiera_grecia Σε αυτό το μάθημα θα δούμε εκφράσεις σχετικές με την ειλικρίνεια και την ισορροπία, απαραίτητα ποιοτικά χαρακτηριστικά στο  τομέα της εργασίας.

Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

 Trascrizione

  1. Introduzione

Benvenuti nella sesta lezione di Italiano Professionale.

La lezione di oggi sarà una lezione a tre voci, la mia, cioè quella di Giovanni, la voce di Shrouk, egiziana, e la voce di Jasna, di nazionalità slovena: se ascoltate abitualmente le lezioni di italiano semplicemente sicuramente vi ricorderete di loro perché mi hanno aiutato in passato in molti episodi. Ringrazio Jasna e Shrouk per aver fornito il loro aiuto per questa lezione di italiano professionale.

L’argomento che tratteremo è quello delle espressioni italiane che riguardano la Sincerità e l’Equilibrio.

Jasna e Shrouk torneranno probabilmente ad aiutarci anche durante qualcuna delle prossime lezioni, come anche gli altri membri della redazione di Italiano Semplicemente.

Oggi quindi tocca a Jasna e Shrouk:

Jasna e Shrouk: : ciao a tutti!

Questa è la sesta lezione della prima sezione, sezione dedicata esclusivamente alle espressioni idiomatiche più utilizzate nel mondo del lavoro.

Ricordo brevemente il contenuto delle lezioni precedenti:

Nella prima lezione abbiamo visto i vari modi in cui possiamo esprimere le proprie Competenze e Professionalità.

Nella seconda lezione l’argomento trattato è stato quello della Sintesi e della Chiarezza.

Nella terza lezione l’Approssimazione e il Pressapochismo, due caratteristiche molto negative.

Nella quarta lezione le qualità della Precisione e della Puntualità: tutte le espressioni, ancora una volta più utilizzate.

Nella quinta lezione, la precedente, abbiamo affrontato la Tenacia e la Resistenza.

Jasna: oggi quindi ci occupiamo di Sincerità

Shrouk: ed anche di Equilibrio.

Esatto. Due qualità fondamentali in ogni ambito, ed in particolare nel lavoro.

Jasna: non solo in Italia!

Certamente, non solo in Italia. Sincerità, cioè non dire bugie, essere sinceri, non cercare di imbrogliare, ed Equilibrio, vale a dire, in senso morale e spirituale, la capacità individuale di padroneggiare i propri impulsi e istinti, di dominare se stessi, la capacità di giudicare con obiettività le varie situazioni e di comportarsi con equità e senso delle proporzioni.

Equilibrio è anche, quindi, la capacità di non perdere mai la pazienza, di essere equilibrati, se vogliamo avere equilibrio vuol dire avere un po’ di saggezza, che non guasta mai.

Vi ricordo che le espressioni che vedremo oggi, come tutte le espressioni della prima sezione, dedicata proprio alle frasi idiomatiche, saranno riprese una ad una nel corso dei capitoli successivi, e verranno quindi utilizzate all’interno dei vari dialoghi. In particolare le espressioni di oggi le troveremo in maggior misura nella sezione due e nella sezione tre, cioè quando si parlerà di Presentazione e Riunioni.

La lezione è divisa in due parti, due diversi podcast. Nella prima parte della lezione, dopo aver visto le prime più semplici espressioni sulla sincerità e sull’equilibrio, vedremo anche alcune frasi idiomatiche interessanti e molto professionali ed altre più informali. Poi, nella seconda parte della lezione vedremo alcune espressioni che vi consiglio di non utilizzare mai in ambito professionale, vedremo anche i rischi legati a queste espressioni, ed infine, come al solito, facciamo un esercizio di ripetizione, per abituarsi ad utilizzare tutte le espressioni di oggi. L’esercizio sarà basato su un dialogo tra colleghi riguardo al fallimento di un’azienda. Io, Jasna e Shrouk interpreteremo queste tre persone utilizzando appunto le espressioni di oggi.

Cominciamo allora ragazze?

  1. Le espressioni più semplici

Shrouk: Cominciamo con le espressioni più facili, di uso comune.

Jasna: Ad onor del vero, credo sia sempre bene iniziare con le cose facili.

Ad onor del vero, avete proprio ragione. “Ad onor del vero” è la prima espressione di oggi. Frase breve, molto interessante, quasi poetica direi.

“Ad onor del vero” significa “facciamo onore al vero”, cioè “diciamo la verità!”.

Semplice, ed allo stesso tempo non banale. Cercate sempre dei modi alternativi per esprimere un concetto; questo vi aiuterà sia a capire sia ad ampliare il vocabolario, sia ad entrare nella lingua e nella cultura italiana.

Far onore al vero, dunque, è un tributo, un omaggio alla verità. Rendiamo omaggio al vero, rendiamo onore al vero, alla verità, perché la verità è sempre da preferire alla bugia.

Shrouk: Infatti le bugie, si dice, hanno le gambe corte!

Le bugie hanno le gambe corte, è vero Shrouk. È una delle espressioni più utilizzate in Italia quando si parla di bugie. Ogni volta che vogliamo dire che non è una cosa buona dire bugie e che invece occorre essere sempre sinceri, si dice così: le bugie hanno le gambe corte. Significa che prima o poi le bugie vengono scoperte, perché non si va molto lontano dicendo bugie. Infatti chi ha le gambe corte non va molto lontano.

Tra le espressioni più semplici rientra anche “per dirla tutta”.

È una frase che si usa quando si sta dicendo una cosa, magari state parlando con qualcuno e volete aggiungere qualcosa di importante, qualcosa che non va trascurato. Ad esempio se io dico che la sincerità è una caratteristica degli egiziani Shrouk avrebbe potuto aggiungere:

Shrouk: per dirla tutta anche l’equilibrio è una caratteristica tipica di noi egiziani.

Ok, quindi con “per dirla tutta” state aggiungendo qualcosa, volete dire tutta la verità, non soltanto una parte. Si tratta di una espressione molto usata nella forma parlata, ma non è molto adatta a contesti formali, ad occasioni importanti.

Quindi dopo aver visto questa espressione passiamo alla prossima.

Jasna: se vogliamo dirla tutta Gianni, ne abbiamo già viste tre di espressioni, e questa sarebbe la quarta.

Gusto Jasna. La quarta espressione è “a voler essere obiettivi”.

È molto simile alla precedente espressione, ma ora non si tratta di voler completare la verità, ma si tratta di dire una cosa più equilibrata, una cosa più obiettiva, più vicina alla verità, ma solo se la si guarda con un occhio più distante. Una persona obiettiva è una persona che vede e giudica persone, gli eventi, le circostanze in modo reale e imparziale. “A voler essere obiettivi” quindi vuol dire: “valutiamo la cosa senza pregiudizi o senza passioni personali”. Quindi sincerità ed equilibrio insieme in questa espressione.

A cuore aperto è la prossima espressione”.

Shrouk: Il senso dell’espressione è ovviamente figurato.

Sì questa è una vera frase idiomatica. A cuore aperto significa: “sinceramente”, “con franchezza”; “con sincerità”, “senza nascondere nulla”; oppure anche “con fiducia”. L’espressione viene solitamente utilizzata insieme ad alcuni verbi in particolare: “dire, parlare, confessare”, come se si aprisse il cuore a chi ascolta, come se si stesse parlando con il cuore aperto, per permettere a chi ascolta di leggere i segreti del cuore. Quindi quando si vuole dire qualcosa con vera sincerità, possiamo usare questa espressione.

Jasna: A cuore aperto ti dico che mi dispiace molto per come è andato il tuo affare.

Questo è un ottimo esempio di utilizzo. Possiamo anche dire “col cuore in mano”:

Shrouk: Te lo dico “col cuore in mano”: avrei voluto anche te nella nostra azienda.

Anche un libro può essere aperto però; non solo il cuore. In questo caso l’espressione “essere come un libro aperto” esprime una persona sincera, semplice, le cui intenzioni e pensieri si leggono molto facilmente, proprio come un libro aperto. Sempre che non sia scritto in lingua difficile, come la lingua slovena, Jasna.

Jasna: in questo caso per me è chiarissimo!

Ah ci credo, ma non per me però!

Passiamo ora ad una simpatica espressione: “sputare il rospo”.

Non so se vi sia mai capitato di “sputare il rospo”. Ebbene se questo accade, solitamente è una cosa molto sollevante. Chiunque sputi il rospo, dopo averlo fatto, avverte una sensazione di sollievo immediato. In effetti avere un rospo in bocca potrebbe essere fastidioso, ma ovviamente questa è solo un’immagine. Il rospo in effetti è un animale, un anfibio in particolare, molto comune in Italia, ed anche piuttosto bruttino. È un animale presente in molte espressioni italiane, anche per il suo aspetto. Sputare il rospo vuol dire decidersi a parlare di qualcosa che non si intendeva dire per paura, o anche per scrupolo. Se si ha paura che dicendo la verità accada qualcosa di negativo, che possa preoccupare, o che ci porti sofferenza, si dice proprio così: “sputare il rospo.

Quindi chi sputa il rospo si libera di una verità, di una cosa e questo sicuramente fa sentire meglio. Certo, dire la verità potrebbe causare a volte dei problemi, ed è per questo che sputare il rospo genera anche preoccupazioni.

Possiamo dire “sputa il rospo” quindi per chiedere a qualcuno, come ad un nostro collega di lavoro, un collega che conosciamo bene, che ci deve confessare una cosa, perché sospettiamo che il nostro collega abbia un segreto.

Attenzione perché “sputa il rospo” è un’espressione familiare, non adatta a dialoghi formali.

Se, al contrario, non vogliamo che il nostro collega dica la verità, ma invece vogliamo dirgli che non deve parlare, che deve tacere, che deve tenersi un segreto possiamo dirgli: “acqua in bocca”.

Jasna: provate voi a parlare con l’acqua in bocca se ci riuscite!

Shrouk: —- hhhhmmmm hmmm

Va bene Shrouk, puoi sputare il rospo ora!

Shrouk: ah finalmente! Volevo dire che occorre parlare anche dell’equilibrio non credi?

Ok Shrouk, passiamo all’equilibrio allora. Vediamo una bella frase: “a ragion veduta”. Questa è molto professionale come frase, che consiglio a tutti di utilizzare in ambito lavorativo.

Quando utilizzarla? Ebbene, chiunque debba prendere una decisione, e questo vale come ovvio anche in ambito lavorativo, è bene che lo faccia “a ragion veduta”, cioè dopo averne vedute, cioè viste, conosciute le ragioni” quindi è bene che lo faccia opportunamente, in modo opportuno. Quando si vuole essere sicuri di prendere la giusta decisione, dobbiamo considerare tutti i punti di vista, non solo il nostro punto di vista. Dobbiamo valutare tutti gli aspetti importanti. Mi sento di consigliarvi questa frase perché chiunque la pronunci dà immediatamente l’impressione di una persona equilibrata e che non lasci nulla al caso. Allo stesso modo ci sono anche alcune espressioni che non mi sento di consigliarvi. Lo vedremo però nella seconda parte della lezione, dove vedremo anche altre espressioni, la seconda parte terminerà con un esercizio di ripetizione, interessante perché le frasi che saranno ripetute si riferiscono ad un fallimento di una azienda, ed alle responsabilità di questo fallimento.

Fine prima parte

prenota-il-corso

Fare i conti senza l’oste

tutte le espressioni idiomatiche spiegate

Audio

La domanda:


La spiegazione:

Trascrizione

La domanda di Manal (Algeria): ciao Gianni, vorrei sapere il significato dell’espressione: “fare i conti senza l’oste”. Non sono riuscita a trovare nulla su internet

La spiegazione

Buongiorno ragazzi. Oggi vediamo l’espressione idiomatica italiana “fare i conti senza l’oste”, e ringrazio Manal, una ragazza algerina, e più precisamente della città di Shief. Manal studia italiano nell’università di Blida. Spero di aver pronunciato bene tutti i nomi. Manal ha detto di non aver trovato su internet la spiegazione di questa frase.

Bene allora vediamo un po’ se ce la faccio a farvi capire il significato dell’espressione.

Fare i conti senza l’oste. Dunque cos’è “fare i conti”? Per capire occorre spiegare cosa sono i conti. I conti si fanno in matematica. Si prende una calcolatrice, oppure si scrive su un foglio di carta. Quanto fa due virgola tre più tre virgola uno? Facciamo i conti e vediamo quanto fa, vediamo il risultato di questa operazione facendo i conti. I conti è un termine, una parola generica; nello specifico esistono le operazioni matematiche: addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione. In generale si dice: fare delle operazioni, oppure ancora più in generale, si dice fare i conti. In senso matematico quindi, questa espressione si usa al ristorante, in pizzeria, ad esempio: mi fa il conto per favore? In questo caso si usa al singolare: il conto. Per “fare il conto”, il proprietario del ristorante deve fare i conti, deve vedere quello che si è mangiato, fare le singole addizioni e vedere il risultato. Il risultato è il conto, il conto del tavolo.

La cameriera, che serve ai tavoli, potrebbe chiedere al proprietario: “mi fai il conto del tavolo numero due per favore?

Quindi i conti si fanno per calcolare un risultato. Ma in realtà “fare i conti”, l’espressione “fare i conti” è usata in senso più ampio; si può utilizzare non solo al ristorante, in pizzeria eccetera, ma anche quando ci sono delle questioni da chiarire tra due persone. Se ci sono due persone ad esempio che devono ancora concludere una discussione, o hanno avuto una trattativa, ed una delle due persone crede che ancora questa discussione, questa trattativa non sia terminata, perché crede magari che finora non si sia detto tutto e occorre, bisogna terminare la discussione per ristabilire un equilibrio, allora questa persona che si sente in credito, che crede di averci rimesso finora, vuole fare i conti, vuole ristabilire il giusto, un giusto equilibrio, come è giusto che sia, secondo lui.

Se ad esempio un bambino fa un capriccio, fa una cosa che non deve fare, una cosa grave che fa arrabbiare la mamma, la mamma potrebbe dire al telefono a suo figlio:

“appena torno a casa facciamo i conti!”

Ed il bambino probabilmente avrà paura del ritorno della mamma, che vuole fare i conti con lui.

Bene, spero sia chiaro finora. Questo è uno dei significati di “fare i conti”.

osteria

A noi interessa di più però il primo significato, quello di fare i conti al ristorante. Perché “l’oste” è la persona proprietaria non di un ristorante, ma di una osteria. L’oste è il proprietario, oppure colui che gestisce l’osteria. L’osteria è un locale simile al ristorante, ma si serve prevalentemente, cioè quasi esclusivamente, del vino. È quasi come una enoteca, ma si tratta di vino normale, di vino spesso prodotto dallo stesso proprietario, cioè dallo stesso oste, mentre nell’enoteca si vendono diversi tipi di vino. Nell’osteria quindi si beve il vino dell’oste e spesso si può anche mangiare qualcosina, si può fare qualche piccolo spuntino. Lo spuntino è qualcosa di leggero da mangiare velocemente, come uno snack.

Ok quindi l’oste, il gestore dell’osteria vi porta il vino, e normalmente è anche colui al quale si paga dopo aver bevuto il vino. Ebbene è lui che fa i conti; è lui che scrive su un pezzo di carta quanto va pagato alla fine dal cliente. Non si possono fare i “conti senza l’oste”.

Quindi il cliente non può fare i conti da solo, ma li deve fare l’oste.

Chi fa i conti senza l’oste rischia di sbagliarli. Avrete certamente intuito che “fare i conti senza l’oste”, questa locuzione, questa frase idiomatica viene detta a un soggetto che è abituato a prendere decisioni affrettate, che non tengono conto delle volontà altrui e anche di un eventuale rifiuto.

Quindi non è una frase che si utilizza solamente in osteria, ma in tutte le situazioni in cui qualcuno prende decisioni senza tener conto di tutto, soprattutto della volontà di altre persone, del parere di altre persone coinvolte nella decisione. È quindi una frase che si utilizza anche in ambito lavorativo: non è una frase volgare, niente affatto! Si tratta di una espressione molto utilizzata anche in ambienti importanti. Infatti è chiara, fa subito capire cosa si vuole dire, perché se si pronuncia è scontato, si dà per scontato chi sia l’oste in questione.

Se ad esempio sono in una azienda e decido, come presidente, di spostare il luogo di lavoro di alcuni miei dipendenti, senza particolari motivi e soprattutto senza consultare i sindacati dei lavoratori, allora posso dire che sto facendo i conti senza l’oste, perché avrei dovuto consultate l’oste, che in questo caso sono i sindacati, che potrebbero impedire che senza le giuste motivazioni si trasferiscano, si spostino le sedi di lavoro dei lavoratori.

Analogamente se sono l’allenatore di una squadra di serie A italiana e decido di acquistare Lionel Messi, perché credo che sia una giocatore fondamentale per vincere lo scudetto in Italia, allora telefono a Messi, oppure chiamo il suo procuratore, e preso dall’entusiasmo avverto anche i giornali sportivi italiani del prossimo acquisto, di acquistare Messi.

Ma come allenatore ho dimenticato di avvertire l’oste, che in questo caso è il presidente della mia squadra, colui che presumibilmente dovrà pagare l’acquisto di Messi. Ho preso una decisione affrettata. Ho fatto i conti senza l’oste.

Spero, cara Manal, di averti chiarito il dubbio e di averlo chiarito a tutti gli ascoltatori. Non abbiate paura di usare questa espressione perché è assolutamente innocua. È universale e sempre utilizzabile, anche, come ho detto, nel lavoro. A proposito di lavoro, questa è una delle frasi che verrà utilizzata anche nel corso di Italiano Professionale, in preparazione, corso al quale potete già iscrivervi per richiedere di essere avvisati non appena sarà disponibile. Basta cliccare sul link che inserisco all’interno del podcast. In alternativa potete andare sul sito italianosemplicemente.com e cercare “italiano professionale”. Troverete lì il link per richiedere di essere avvisati non appena inizierà il corso.

Ora vediamo di esercitare la pronuncia. Ripetete dopo di me, è importante, anche qualcuno se non ha ben capito tutte le frasi all’interno di questo episodio. La ripetizione è importante perché parlare è parte della comunicazione, ed è anche una delle regole che usiamo in Italiano Semplicemente: la settima ed ultima regola.

Ripetete dopo di me e state attenti alla vostra pronuncia:

Fare i conti senza l’oste

—–

L’oste

Fare i conti

—–

Fare i conti senza l’oste

—–

Fare i conti senza l’oste

—–

Fare i conti senza l’oste

—–

Un ultima volta:

Fare i conti senza l’oste

—–

Bene, è tutto per oggi. Ascoltate questo episodio più volte per esercitarvi, fatelo senza stress, con calma, fatelo molte volte e vedrete che riuscirete a farlo in modo sempre più facile. Non dimenticate la fase di ripetizione, e se andate al ristorante, mi raccomando, non fate i conti senza l’oste!

Grazie Manal, ciao a tutti.


tutte le espressioni idiomatiche spiegate

Italiano Professionale – 5^ lezione – Tenacia e Resistenza

immagine_indice_lezione_5_tenacia_resistenza

Audio (abstract)

italiano dante_spunta In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere i concetti di Tenacia e Resistenza, qualità fondamentali nel mondo del lavoro.
spagna_bandiera En esta leccin dos cualidades importantes en cualquier actividad humana, pero sobretodo en el mundo de los negocios.
france-flag Dans cette leçon, deux qualités importantes dans toutes les activités humaines surtout dans le monde du travail
flag_en In this lesson we will see the expressions and the most common idiomatic phrases used in Italy to express the concepts of tenacity and endurance
bandiera_animata_egitto عربي : ميزتان مهمتان  في اي نشاط انساني  و لكن خاصة في عالم العمل
russia Два важных качества в любой деятельности человека, в особенности в бизнесе и работе.
bandiera_germania In dieser Lektion werden die italienishen Ausdrücke und die häufigsten Redewendungen vorgestellt die Konzepte wie die Hartnäckigkeit und die Ausdauer zum Ausdruck bringe.
bandiera_grecia Δύο ποιοτικά χαρακτηριστικά σημαντικά για οποιαδήποτε ανθρώπινη δραστηριότητα, αλλά κυρίως για τον εργασιακό χώρο.

Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

Trascrizione

1. Introduzione

Benvenuti nella quinta lezione di Italiano Professionale.

In questa lezione affronteremo un altro argomento critico che riguarda il mondo del lavoro. Non sarò solo a farlo, come al solito sono con me gli altri membri della redazione di Italiano Semplicemente.

Oggi in particolare c’è Shrouk, (Shrouk: ciao a tutti) egiziana, Lilia dalla Russia (Lilia: ciao ragazzi!) e Ramona dal Libano (Ramona: ciao sono pronta!). L’argomento di oggi affronta una qualità che tutti i professionisti devono avere, se vogliono avere successo: la “tenacia”. Cos’è la tenacia?

Prima di iniziare la lezione, ricordiamo che questa lezione riguarda diversi aspetti del mondo del lavoro. È per questo che le “etichette” della lezione sono: presentazione, lavoro e colloquio, trattare. Nelle sezioni 2, 4 e 5 del corso ritroveremo quindi queste espressioni all’interno dei vari dialoghi delle lezioni.

Se cercate sul vocabolario italiano troverete una definizione di questo tipo: la tenacia è la Costanza, la Fermezza e la Perseveranza nei propositi e nell’azione. Possiamo ad esempio lavorare con grande tenacia, possiamo difendere con tenacia le proprie idee, possiamo agire con tenacia. Tenacia deriva da tenere, cioè non mollare, resistere. Per questo la lezione di oggi si chiama “Tenacia e Resistenza”.

Possiamo sin da subito fornire dei termini molto simili alla tenacia, che hanno un significato molto vicino alla tenacia, come ad esempio l’insistenza, l’ostinazione, la persistenza, quindi qui c’è l’idea di insistere, di non mollare, di non arrendersi. Oppure anche la “risolutezza” o la “determinazione”. Una persona tenace è una persona risoluta, è determinata, sa quello che vuole, sa dove vuol arrivare e non si arrende mai. Questi ultimi termini sono del tutto equivalenti al termine “tenacia”. Anche la “Volontà” è una qualità abbastanza vicina come concetto. Infatti il termine volontà deriva da volere, e chi ha volontà (willpower in inglese) o chi ha la “forza di volontà”, ha la qualità di volere, appunto, quindi di decidere consapevolmente il proprio comportamento in vista di un certo scopo. Avere forza di volontà è quindi una dote importantissima per tutti.

I termini “Costanza”, “Tenacia”, ”Fermezza”, “Propositi”, sono evidentemente dei termini non molto facili e immediatamente comprensibili, ma in realtà possiamo spiegare il concetto di Tenacia e simili in parole molto più semplici, ed utilizzeremo oggi quindi anche delle espressioni tipiche italiane, che vi faranno immediatamente capire in cosa consista questa qualità.

Oggi vediamo quindi varie frasi idiomatiche, le più utilizzate in Italia, per descrivere questa qualità fondamentale, che vale per tutti in ogni campo, ma soprattutto in ambito lavorativo.

Sono frasi di normale utilizzo dagli italiani, molto meno dagli stranieri, anche coloro che hanno un alto livello. Questo accade perché, evidentemente, chi ha studiato all’università, anche con ottimi risultati, pur sapendo il significato e sapendo anche utilizzare le parole tenacia, fermezza e perseveranza, non avendo vissuto in Italia, difficilmente hanno ascoltato queste espressioni. Chi invece lavora in Italia già da qualche tempo, sicuramente qualcuna di queste frasi l’ha già ascoltata molte volte, ma magari non tutte queste espressioni, perché ogni espressione ha il suo contesto specifico.

2. Le espressioni idiomatiche più utilizzate

Cominciamo con alcune delle frasi più interessanti.

La prima è “chi la dura la vince”. Chi la dura la vince è una frase grammaticalmente scorretta, ma è ugualmente un’espressione tipica italiana…

Fine abstract

Protetto: Italiano Professionale – 5^ lezione – Tenacia e Resistenza (Solo associati)

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

4^ lezione di Italiano Professionale: Precisione e Puntualità (abstract)

immagine_lezione_4_sommario

Audio (estratto dalla lezione completa)

 

 

italiano dante_spunta In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere i concetti di Precisione e puntualità.
spagna_bandiera En esta lección vemos las expresiones típicas de Italia, que se relacionan con la precisión y puntualidad.
france-flag Dans cette leçon, nous voyons les expressions typiques italiens qui se rapportent à la précision et la ponctualité.
flag_en In this lesson we take a look at typical Italian expressions concerning accuracy and timeliness.
bandiera_animata_egitto

فالتعبيرات الإيطاليه النموذجيه المتعلقه بالدقه والتوقيت الصحيح


russia В этом уроке мы видим типичные итальянские выражения, которые относятся к точности и своевременности.
bandiera_germania In dieser Lektion sehen wir die typischen italienischen Ausdrücke, die die Genauigkeit und PUNKTUALITÄT .
bandiera_grecia Σε αυτό το μάθημα θα δούμε τα τυπικά ιταλικά εκφράσεις που σχετίζονται με την ακρίβεια και την επικαιρότητα.

 

 

Extracomunitari: il DECRETO FLUSSI – come lavorare in Italia

news_icona
Audio per livello intermedio (A2-B2)

intermedio.jpg

Trascrizione

Giovanni: Benvenuti nella sezione notizie di Italiano Professionale.
Per chi non fosse informato, il corso di Italiano professionale, disponibile su ItalianoSemplicemente.com a partire dal 2018, contiene anche una sezione notizie.

Queste notizie riguardano l’Italia, ma parlano dell’ITALIA del lavoro. Riguardano quindi solamente il mondo del lavoro.

Scopo del sito italianosemplicemente.com è infatti quello non solo di promuovere la lingua e la cultura italiana, non solo quello di insegnare la lingua italiana agli stranieri, ma anche di aiutarli a venire in Italia, per poter lavorare nel paese che amano e che è pronto ad accogliere tutti gli stranieri lavoratori nel migliore dei modi possibili. Per questo, all’interno del corso di Italiano Professionale, abbiamo pensato di inserire questa sezione notizie.

Queste persone, potranno anche, non dimentichiamo, aiutare l’Italia a crescere, grazie alla loro professionalità.

Questo articolo in particolare è dedicato a tutti gli stranieri NON COMUNITARI, che quindi non sono cittadini comunitari e che quindi sono Extracomunitari. Tali persone per poter venire in Italia hanno qualche difficoltà in più. Hanno bisogno di aiuto, e per venire a lavorare in Italia devono sapere come si fa. Cosa è necessario fare? Chi bisogna contattare? A chi chiedere aiuto? Mohamed di cosa parleremo oggi?

Mohamed: In questa lezione parleremo del DECRETO FLUSSI. Molto di voi sicuramente ne avranno sentito parlare. Stiamo parlando della legge italiana e stiamo parlando di una legge in particolare, una legge che che viene chiamata appunto DECRETO FLUSSI, e che è quello che serve per venire a lavorare in ITALIA.

image004Giovanni: Senza entrare troppo nei tecnicismi, senza spiegare cosa sia una legge, cosa sia un decreto eccetera, è sufficiente spiegarvi cosa si debba fare per venire a lavorare in Italia, quindi oggi vediamo come funziona e le cose più importanti da sapere.

Per facilitare la spiegazione abbiamo pensato di dividere la spiegazione in 10 punti. Dieci domande e dieci risposte.

  1. Cos’è il decreto flussi?: Il decreto flussi è una legge italiana. È una legge che esce ogni anno.
  2. A chi è rivolto? E’ rivolto ai cittadini non comunitari che vogliono lavorare in Italia.
  3. A cosa serve? Serve a fare due cose:

a) Per far entrare gli stranieri extracomunitari in Italia e farli lavorare.

b) Per poter convertire un permessi di soggiorno già posseduto.

4. Quali tipologie di lavoratori? Il decreto si riferisce ai lavoratori non stagionali ed ai lavoratori autonomi (prima categoria, che include anche le conversioni del Permessi di Soggiorno). Inoltre ci sono i lavoratori Stagionali (seconda categoria).

5. Quali tipologie di lavori? Il decreto si riferisce a specifiche professioni, non a tutte le professioni, ma a lavori specifici, a lavori precisi, identificati. Attenzione però, perché nel caso di muratore, colf o badante cioè i mestieri più comuni in Italia, il decreto flussi non vale: infatti il decreto non parla di questi lavori, e non se ne comprende neanche bene il motivo.

6. Quanti sono i lavoratori che possono entrare? il decreto stabilisce delle quote, dei numeri precisi per ogni lavoro e per ogni nazionalità. Per la 1^ categoria (cioè i LAVORATORI NON STAGIONALI, AUTONOMI E LE CONVERSIONI), in totale nel 2016 sono 17.850 lavoratori stranieri. Invece per i LAVORATORI STAGIONALI (2^ categoria) sono previsti 13.000 lavoratori stranieri extracomunitari.

7. Gli stranieri potranno rimanere per sempre in Italia? Questa è una domanda fondamentale, e la risposta è “no!”, perché il decreto non permette di regolarizzare i lavoratori a tempo indeterminato. A parte poche eccezioni, si tratta di ingressi a tempo: dopo qualche mese bisogna lasciare l’Italia. Le eccezioni riguardano in tutto 1200 persone.

8. Cosa si deve fare? Dopo che lo straniero ha trovato un datore di lavoro disposto ad offrirgli un lavoro in Italia, si deve compilare la domanda online. La domanda si deve compilare esclusivamente (cioè soltanto, solamente) sul sito del Ministero degli Interni, che è il ministero che in Italia si occupa delle questioni relative all’immigrazione. Alla fine dell’articolo riportiamo il link. La domanda è diversa nei due casi: categoria A e categoria B.

9. Fino a quando si può fare la domanda? La domanda si può fare fino al 31 dicembre 2016.

10.  Se uno straniero è già in Italia? Inoltre se lo straniero è già in Italia ma è irregolare, cioè  senza un permesso di soggiorno, anche se ha trovato un datore di lavoro disposto ad assumerlo, non può essere assunto. Il datore di lavoro non può presentare domanda per questi lavoratori e quindi non può regolarizzare queste persone. Il lavoratore deve quindi prima ritornare nel suo paese d’origine.

image008 image006


Approfondimenti:

Italiano Professionale: 3^ lezione – ABSTRACT

 immagine_lezione_3_sommario

Audio (primi 5 minuti)

 

italiano dante_spunta

In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere i concetti di approssimazione e pressapochismo, legati alla scarsa precisione ed alla mancanza di volontà nel mondo del lavoro.

 


spagna_bandieraEn esta lección veremos las expresiones y las frases idiomáticas más difundidas y utilizadas en Italia para expresar los conceptos de aproximación y descuido, ligados a la  precaria presición y falta de voluntad en el mundo del trabajo.


france-flagDans cette leçon, nous allons voir les expressions idiomatiques les plus répandues et utilisées en Italie  afin d’exprimer les concepts d’approximation et de négligence, liés à la mauvaise précision et au manque de volonté dans le monde du travail.


flag_enIn this lesson we will see the expressions and the most common idiomatic phrases used in Italy to express the concepts of approximation and carelessness, linked to poor accuracy and lack of will in the world of work.


bandiera_animata_egitto

في هذا الدرس سوف نرى التعبيرات والمصطلحات الأكثر شيوعا والمستخدمة في إيطاليا للتعبير عن مفاهيم التقريب والإهمال المرتبطين بفقر الدقه وانعدام الإرادة في عالم العمل”


russia

В этом уроке мы рассмотрим наиболее распространенные идиоматические фразы и выражения используемые в Италии , чтобы выразить понятия неточности, невнимательности связанные с недостаточной точностью и нехваткой воли в деловой сфере.


bandiera_germaniaIn dieser Lektion sehen wir die Ausdrücke und die idiomatischen Sätze, die am meisten in Italien verbreitet und verwendet werden, um die Begriffe wie die Annäherung und die Nachlässigkeit auszudrücken, die mit der knappen Genauigkeit und dem Mangel an dem Wille in der Welt der Arbeit verbunden sind.


bandiera_greciaΣε αυτό το μάθημα θα δούμε ιδιωματικές εκφράσεις και φράσεις, οι οποίες είναι οι πιο διαδεδομένες και χρησιμοποιούνται κατά κόρον στην Ιταλία και εκφράζουν προσέγγιση και προχειρολογία, και έχουν άμεση σχέση με την ελλειπή ακρίβεια και την έλλειψη θέλησης στον εργασιακό χώρο.

Video con sottotitoli (estratto di 5 minuti)

https://youtu.be/yScyu5ZjByk

– – – – – – –

Prenota il corso:https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

– – – – – – –

 

 

Le aziende degli extracomunitari salvano l’Italia

Audio – (Livello intermedio)

Video con sottotitoli

Giovanni: Benvenuti nella sezione notizie del corso di Italiano Professionale, il corso dedicato al mondo del lavoro e delle professioni in Italia.

cartina Italia regionale
Attività economiche individuali: Nazionalità prevalente extra-ue

Questa settimana una notizia molto interessante che vogliamo condividere con tutti.
La notizia è che l’economia italiana nonostante la crisi è ancora viva ed un contributo importante arriva dal lavoro degli stranieri extracomunitari e dalle loro attività.
Se non fosse per il loro lavoro e per le loro aziende, l’economia italiana sarebbe veramente in forte difficoltà. A raccontarci questa notizia Giuseppina e Mohamed.

Giuseppina: Nonostante le difficoltà che incontrano gli stranieri in Italia, sono centomila in più rispetto a 5 anni fa le imprese individuali aperte da cittadini nati fuori dell’Unione Europea: Solo nel 2015 sono aumentate di quasi 23mila unità, portando il totale di queste realtà a superare quota 350mila, il 10,9% di tutte le imprese individuali operanti nel nostro Paese.
Mohamed: E se consideriamo tutte le aziende individuali, anche quelle italiane, il saldo complessivo del 2015 non è stato neanche in pareggio (-0,1%).
Giovanni: possiamo dire grazie quindi a queste persone, che salvano l’economia del nostro paese, giusto?
Mohamed: già, sembra che sia proprio così Giovanni.
Giovanni: Il settore più interessato dal fenomeno è quello delle attività artigiane: 120 mila aziende con a capo un extracomunitario: un terzo di tutte le micro-aziende di immigrati.
Giuseppina: Molto bene anche le specializzazioni nei settori economici come i servizi alle imprese (dove il 23% è extra-UE), il commercio (16,4%) e le costruzioni (15,2%).
Mohamed: molto interessante anche la distribuzione degli stranieri extracomunitari sul territorio italiano: ai primi posti Toscana, Lombardia, Liguria e Lazio, dove la percentuale supera il 15% del totale delle imprese individuali regionali).
Giovanni: e le città? Qual’è la città dove ci sono più lavoratori extracomunitari in percentuale?
Mohamed: è Prato, in Toscana, dove si arriva al 40,9%. Prato anche nel 2010 era al primo posto. Seguono in classifica Milano, Firenze, Reggio Emilia e Roma.
Giovanni: interessante è anche dare un’occhiata alle nazionalità: il Marocco è la nazione più presente in Italia con 68mila aziende, e sono poche le regioni in cui prevale una nazione diversa.
Giuseppina: sì infatti è curioso come in Lombardia l’Egitto sia la prima nazionalità extra-Ue, ma anche che sia la Cina a prevalere nelle Marche, in Toscana e nel Veneto.
Mohamed: a me invece colpisce il primato del Senegal in Sardegna e poi quello incredibile dell’Albania in Liguria: il 15,6 per cento delle imprese individuali sono albanesi.
Giovanni: grazie a tutti, finisce qui la notizia di oggi, grazie dell’ascolto, e per chi volesse saperne di più vi invito a visitare il link alla fine dell’articolo sul sito italianosemplicemente.com.
Non dimenticate di ascoltare il podcast più volte, per memorizzare la grammatica in modo automatico. Per chi non le conosce vi invito a dare un’occhiata alle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, per imparare l’italiano in loco tempo,  con divertimento e soprattutto senza studiare la grammatica italiana.
Ciao a tutti alla prossima notizia.
—-

Questa lezione gratuita fa parte del corso di italiano professionale che sarà completo e disponibile per l’inizio del 2018

This free lesson is part of the course Italian for business, that will be complete and available for the beginning of 2018.

Per Principianti  – for beginners

Audio

>Scarica mp3 (download mp3)

Video con sottotitoli

Nel 2015, le aziende individuali extracomunitarie in Italia sono aumentate di centomila unità, rispetto al 2010.

In 2015, the individual non-EU companies in Italy increased by one hundred thousand units, compared to 2010.

Nel 2015 il Marocco è la nazione con più ditte individuali: sessantottomila.

In 2015 Morocco is the country with more individual firms: sixty-eight thousand.

Nel 2015, nell’anno 2015, le aziende (firm in english), cioè le imprese, le ditte, le attività economiche extracomunitarie (outside the Community) sono aumentate (increased), cioè sono cresciute, il loro numero è aumentato, il numero delle aziende extracomunitarie è aumentato.

Domande e Risposte – Question & Answers

Nel 2015, le aziende individuali extracomunitarie in Italia sono aumentate di centomila unità, rispetto al 2010.

Domanda: il numero è aumentato?

Risposta: sì, il numero è aumentato.

Domanda: il numero di cosa è aumentato?

Risposta: il numero di aziende individuali extracomunitarie in Italia è aumentato.

Domanda: di quanto è aumentato?

Risposta: è aumentato di centomila (100.000) unità 

Domanda: di quante unità?

Risposta: centomila. Di centomila unità. È aumentato di centomila unità, di centomila aziende.

Domanda: rispetto a quando?

Risposta: rispetto al 2010.

Domanda: nel 2015 ci sono centomila aziende in più rispetto al 2010?

Risposta: sì, nel 2015 ci sono centomila aziende in più rispetto al 2010

Domanda: ci sono centomila aziende in meno nel 2015?

Risposta: no, non in meno, ma in più. Non centomila in meno ma centomila in più.

Domanda: quando ci sono state centomila aziende individuali in più?

Risposta: nel 2015. Nel 2015 ci sono state centomila aziende individuali in più.

Domanda: quando ci sono state centomila aziende individuali in meno?

Risposta: nel 2010 centomila aziende individuali in meno.

Domanda: in quanti anni le ditte individuali extracomunitarie sono aumentate di centomila unità?

Risposta: in 5 anni. In cinque anni le ditte individuali extracomunitarie sono aumentate di centomila unità.

Domanda: quanti anni ci sono voluti?

Risposta: cinque. Ci sono voluti 5 anni.

Domanda: quanti ce ne sono voluti di anni?

Risposta: cinque. Ce ne sono voluti cinque di anni.

Nel 2015 il Marocco è la nazione con più ditte individuali: sessantottomila

Domanda: nel 2015 è il Marocco la nazione con più ditte individuali extracomunitarie?

Risposta: esatto, è il Marocco la nazione con più ditte individuali extracomunitarie nel 2015.

Domanda: quale nazione ha più aziende extracomunitarie in Italia nel 2015?

Risposta: Il Marocco. È il Marocco la nazione che ha più aziende extracomunitarie in Italia nel 2015.

Domanda: dov’è che il Marocco ha il maggior numero di aziende individuali?

Risposta: in Italia.

Domanda: è in Portogallo che il Marocco ha il maggior numero di aziende individuali nel 2015?

Risposta: no, non è in Portogallo ma in Italia.

Domanda: L’Italia ha molte ditte individuali marocchine?

Risposte: assolutamente sì, molte. In Italia ci sono molte ditte individuali marocchine.

Domanda: quante sono le ditte individuali marocchine in Italia?

Risposta: sessantottomila. Sono sessantottomila le aziende individuali marocchine in Italia.

—-prenota_icona

Questa lezione gratuita fa parte del corso di italiano professionale che sarà completo e disponibile per l’inizio del 2018

This free lesson is part of the course Italian for business, that will be complete and available for the beginning of 2018.

>> prenota il corso

______________

Fonte notizia: Unioncamere-InfoCamere

Approfondimenti:
http://cameradicommerciolatina.it/imprese-straniere-dati-del-2015-diramati-unioncamere/

http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2016-03-25/immigrati-italia-100mila-imprese-piu-5-anni-134932.shtml?uuid=ACHHwluC

Italiano Professionale: 2^ lezione – ABSTRACT

italiano dante_spunta In questa lezione vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche più diffuse ed utilizzate in Italia per esprimere chiarezza e sintesi, due qualità fondamentali nel mondo del lavoro.

Lezione completa – lezione n. 1.1.2: Frasi idiomatiche – sintesi e chiarezza

spagna_bandiera En esta lección, veremos las expresiones y frases diomáticas más difundidas y utilizadas en Italia para expresar claridad y consición, dos cualidades fundamentales en el mundo de los negocios.

Lección completa – lezione n. 1.1.2: Frasi idiomatiche – sintesi e chiarezza

france-flag Dans cette leçon, nous allons voir les expressions et les idiomes les plus largement utilisés en Italie afin d’exprimer la clarté et élaborer des synthèses, deux concepts fondamentaux dans le monde des affaires.

La leçon complète: – leçon n. 1.1.2: Expressions idiomatiques – concision et clarté

flag_en In this lesson we will see the expressions and the most common idiomatic phrases used in Italy to express clarity and summary, two fundamental qualities in the business world.

The full lesson: – lezione n. 1.1.2: Idiomatic phrases – synthesis and clarity (book!)

bandiera_animata_egitto في هذا الدرس سنري بعض العبارات والمصطلحات الأكثر شهرة وإستخداما في إيطاليا للتعبير بدقه ووضوح، بالإضافه الي العبارات الأساسيه في عالم العمل

–  المصطلحات بدقه ووضوح

 

russia В этой лекции рассмотрим фразы и устойчивые выражения наиболее распространенные и используемые в Италии для того чтобы изъяснятся ясно и лаконично -два необходимых качества в деловом мире.

Урок # 1  – Тема урока: Идиоматические выражения – ясность и лаконичность (заказать!)

bandiera_germania In dieser Lection lernt man die Ausdrücke und die idiomatischen Redewendungen kennen, die am meisten verbreitet und gebraucht werden. Dadurch werden besser die Klarheit und die Prägnanz ausgedrückt- Der vollständige Unterrichtseinheit: – lezione n. 1.1.2: Redewendungen – Synthese und Klarheit 
bandiera_grecia Σε αυτό το μάθημα θα δούμε ιδιωματικές εκφράσεις και φράσεις, οι οποίες είναι οι πιο διαδεδομένες και χρησιμοποιούνται κατά κόρον στην Ιταλία και εκφράζουν σαφήνεια και σύνθεση, δύο βασικά χαρακτηριστικά στον εργασιακό χώρ- Το ολοκληρωμένο μάθημα – μάθημα αρ. 1.1.2¨Ιδιωματικές φράσεις – σύνθεση και σαφήνεια

La lezione completa – lezione n. 1.1.2: Frasi idiomatiche – sintesi e chiarezza (prenota qui)

Audio (5 min) e trascrizione

>> Scarica mp3

PDF Miniature

image002 image004 image006 image008 image010 image012 image014 image016 image018 image020 image022 image024

– – – – – – –

>Prenota il corso: https://www.facebook.com/events/1163915776956739/

 

Competenze e professionalità – abstract

italiano dante_spuntaIn questa lezione, la prima del corso Italiano Professionale, vedremo le espressioni e le frasi idiomatiche utilizzate in Italia per esprimere le proprie competenze e specializzazioni, sia a livello personale che come rappresentante di una azienda.


france-flagDans cette leçon, la première leçon du cours d’italien professionnel, nous allons voir les expressions et locutions utilisées en Italie pour exprimer les compétences et spécialisations à la fois personnellement et en tant que représentant d’une société


flag_enIn this lesson, the first of the Course of Professional Italian, we will see the most used expressions and idioms to express skills and specializations, both at personal level that as a representative of a company.


bandiera_animata_egittoفي هذا الدرس الأول من دورات الإيطاليه المتخصص، سوف نري تعبيرات ومصطلحات اللغه المُستخدمه في إيطاليا للتعبير عن مهاراتهم وتخصصاتهم، سواء علي المستوي الشخصي أو بصفته مُمثلًا لشركه ما.


russiaВ этом первом уроке  профессионального итальянского курса, рассмотрим выражения и устоявшиеся обороты, используемые в Италии для  того чтобы продемонстрировать свои знания и компетентность как личностный уровень так и как представителя какой-либо компании.


bandiera_greciaΣε αυτό το μάθημα, το οποίο είναι και το πρώτο μάθημα του “Italiano Professionale”, θα δούμε ιδιωματικές εκφράσεις και φράσεις που χρησιμοποιούνται στην Ιταλία, για να εκφράσουν τις ικανότητες και την εξειδίκευση, τόσο σε επίπεδο προσωπικό, όσο και σε επίπεδο ενός αντιπροσώπου μίας εταιρίας.

Italiano professionale – 1^ lezione: Competenze e professionalità

Prima lezione – Questa lezione è in visione per tutti.

Sommario lezione n. 1 - Italiano Professionale


Audio mp3

 

1. Introduzione alla prima lezione

Buongiorno e benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Siamo alla prima sezione del corso, dedicata alle frasi idiomatiche più usate in ambito professionale. Vediamo oggi le prime frasi idiomatiche del corso.

Come prima lezione, dopo aver spiegato brevemente le finalità del corso, vi illustrerò il metodo usato per la spiegazione delle frasi idiomatiche; infine passeremo alla spiegazione vera e propria.

Il corso è rivolto a chiunque voglia lavorare in Italia o con gli italiani, e prevede un livello di preparazione B2/C1. Per coloro che sono ancora alle prime armi, vale a dire che hanno iniziato solamente da poco tempo la lingua italiana, consiglio di seguire il corso gratuito per principianti, presente sul sito web di Italiano Semplicemente, all’indirizzo http://italianosemplicemente.com

Oggi iniziamo con delle di espressioni idiomatiche molto usate in Italia e dagli italiani, che vengono normalmente utilizzate quando vi presentate personalmente, oppure se presentate la vostra attività o la vostra azienda.

Potrebbe infatti capitarvi non solo di presentarvi ad una azienda per un colloquio di lavoro, ma anche di partecipare ad un meeting, ad un convegno, ad una conferenza, ad una tavola rotonda, oppure semplicemente potreste dover spiegare ai vostri clienti italiani o ad aziende italiane qual è la vostra attività, anche per telefono. In tal caso dovrete spiegare cosa sapete fare e come sapete farlo.

In questi casi ci sono molte espressioni che posso esservi certamente di aiuto nella spiegazione semplicemente di cosa vi occupate, di qual è la vostra attività principale e che tipo di esperienza e credibilità avete, sia come persona che come azienda. E’ importante perché è una delle prime cose di cui si parla quando ci si presenta da un punto di vista professionale.
Prima di arrivare alle espressioni, vi anticipo che per ogni frase idiomatica o espressione tipica che verrà spiegata nel corso, sarà indicato il contesto nel quale è più utilizzata. Verrà data cioè una “etichetta”, una label, in inglese, a questa frase idiomatica. In questo caso l’etichetta, è “presentazione”. Le etichette in tutto sono quattro:etichetta presentazione

  • presentazione
  • riunioni
  • colloquio di lavoro
  • trattare e convincere

Si tratta quindi dei nomi delle quattro sezioni che seguiranno dopo la prima sezione dedicata alle frasi idiomatiche. Quindi inizialmente ci occuperemo delle frasi idiomatiche; nelle altre quattro sezioni si affronteranno le questioni più importanti dal punto di vista professionale. Tali sezioni, tali questioni, sono, costituiscono, appunto, le etichette. Nel corso verrà quindi trattato nel dettaglio ogni aspetto della vita professionale e lavorativa, e le occasioni più frequenti in ambito professionale. Ogni frase idiomatica verrà spiegata inizialmente in questa prima sezione – oggi vediamo le prime frasi – e avrà una etichetta di riferimento, che è quindi, lo ripeto, l’occasione nella quale tale frase viene utilizzata più di frequente.

Successivamente, in ogni sezione che seguirà, nei vari dialoghi e spiegazioni verranno utilizzate tutte le frasi idiomatiche con quella etichetta, anche più volte, finché non sarete in grado di comprenderla e utilizzarla anche voi.

Una delle frasi di oggi, la prima che spieghiamo oggi, è “essere alle prime armi” ed ha l’etichetta “presentazione”, in quanto riguarda soprattutto questo aspetto. Questo non significa che non può essere usata in altri contesti o situazioni. Ad esempio potrebbe capitarvi anche durante un colloquio di lavoro, ma anche in quel caso state presentando voi stessi, poiché per ottenere un posto di lavoro, per essere assunti, per avere il lavoro, occorre presentarsi, avete bisogno di presentarvi. E’ la prima cosa che si fa. E’ per questo che oggi stiamo affrontando il primo problema linguistico legato alla presentazione. Dopo aver detto il vostro nome, quello della vostra azienda e di cosa si occupa, occorre dire se avete esperienza oppure se non ne avete.

Dunque questa prima lezione è divisa in quattro parti: dopo questa breve introduzione vedremo le 10 espressioni idiomatiche più importanti per esprimete le vostre competenze, poi vedremo alcune espressioni che esprimono invece la “sufficienza”, un concetto molto negativo nel mondo del lavoro e dunque si tratta di frasi da non utilizzare; nella terza parte vedremo quali espressioni usare quando non siete ancora molto esperti nella vostra attività lavorativa. Infine vedremo quali sono le espressioni più rischiose, e per questo meritano una maggiore attenzione da parte vostra.

2. Le prime dieci espressioni idiomatiche

1Cominciamo dunque con la spiegazione delle parole della prima frase idiomatica del corso Italiano Professionale: “essere alle prime armi”.

“Essere” è un verbo, lo conoscete, è un verbo ausiliare. “Le prime” è il contrario di “le ultime”, quindi vuol dire che vengono all’inizio, chi arriva primo arriva prima degli altri, sta avanti agli altri. In questo caso però si tratta delle “prime armi”. Probabilmente la frase ha origini militari. Le armi servono per sparare, come i fucili e le pistole, che sono armi da fuoco, ma anche la spada è un’arma, un coltello, eccetera.

Quando si dice “essere alle prime armi”, quando si sente qualcuno dire ad esempio : “sono alle prime armi”, letteralmente non vuol dire nulla, quindi la frase non ha un senso proprio, come d’altronde quasi tutte le frasi idiomatiche.

Il senso proprio ce l’ha però in ambito militare: chi non ha mai sparato prima, chi si trova ad usare un’arma da fuoco per la prima volta, può dire che è alle prime armi, cioè si tratta di una delle prime volte che usa un’arma. Probabilmente è questa l’origine della frase, ma oggi “essere alle prime armi” si applica in qualsiasi contesto, anche non lavorativo.

Ogni qualvolta che si esercita una attività da poco tempo, che si è appena iniziato, oppure si è in un certo ambito lavorativo solo da poco tempo, e non si ha molta esperienza, si può dire “sono alle prime armi”, o “siamo alle prime armi”.

Ma possiamo anche uscire dall’ambito lavorativo. Anche nello sport possiamo usare questa espressione. Guardando un calciatore ad esempio, un calciatore molto dotato, un forte giocatore, come Francesco Totti, si potrebbe dire: Francesco Totti non è certo alle prime armi.

Questo significa che Francesco Totti è un calciatore esperto, che sa giocare a calcio e che lo fa da molto tempo: non è alle prime armi. Se dico non è “certo” alle prime armi, la parola “certo” rafforza la frase: “non è alle prime armi” è uguale a “non è certo alle prime armi”, ma la seconda frase è più forte, si vuole evidenziare che Totti è un calciatore esperto.

L’espressione è assolutamente adatta a qualsiasi circostanza, in qualsiasi contesto, sia informale che informale. Nessuno si stupirà se usate questa espressione, in nessuna occasione.

2Se siamo però in un ambiente più familiare, tra amici o tra persone che si conoscono bene, possiamo usare anche altre espressioni. Se volete dire che avete molta esperienza, che avete una certa esperienza in un certo lavoro o in certo settore, perché magari volete convincere il vostro potenziale partner di affari a collaborare con lui, ad avvalersi della vostra esperienza, potete anche usare altre espressioni se il contesto lo richiede. Potete ad esempio dire “non sono nato ieri“, o analogamente a prima, “non sono certo nato ieri“.

In questo modo siete più confidenti, più vicini al vostro partner d’affari, e volete convincerlo che siete degli esperti, che sapete fare il vostro lavoro, ok? “Non sono certo nato ieri nel campo delle vendite“, oppure “non sono nato ieri se parliamo di gestione del personale“.

Questa espressione la potete usare solamente nella versione negativa. Nessuno in Italia dice “sono nato ieri”, ma solamente “non sono nato ieri”.

3“Non sono nato ieri” è molto più informale di “non sono alle prime armi” ed anche di “ho una certa esperienza“, che invece potete anche usare in contesti un po’ più importanti. Una “certa”  esperienza vuol dire una esperienza importante, molta esperienza. Spesso si dice “una certa” in italiano. Potete ad esempio dire, se avete fame: “ho una certa fame” eccetera. Non è volgare, né dialettale, e potete usarla in qualsiasi circostanza. Quindi potete dire semplicemente “ho esperienza“, “ho molta esperienza“, o “ho una certa esperienza

image005Un’altra espressione informale, che si può ugualmente usare in ambito professionale ma quindi solo in un contesto informale, e che è equivalente a “non sono nato ieri”, è “so il fatto mio“. La frase non ha un suo significato proprio, “so” viene dal verbo sapere, quindi io so, tu sai, egli sa, noi sappiamo, eccetera. Ed “il fatto”, è un accadimento, qualcosa che è successo, quindi non avrebbe nessun senso la frase, ma “il fatto mio”, o “il fatto suo” ha un senso, un significato idiomatico che è entrato nel linguaggio corrente.

Chi “sa il fatto suo“, sa cosa fare, sa come comportarsi, sa lavorare, sa fare bene una cosa eccetera. Bisogna sempre specificare cosa però, a meno che non sia scontato. Se lo dite durante una vostra presentazione, senza specificare cosa sapete fare, ha lo stesso significato di “non sono nato ieri“. Forse è un po’ meno forte, meno diretto. “Sapere il fatto proprio” in generale, vuol dire, in ambito lavorativo, che il vostro lavoro lo sapete fare bene. Il “fatto proprio”, quindi mio, tuo eccetera, è in qualche modo la propria professionalità, la propria esperienza. Io, personalmente, posso dire ad esempio che so il fatto mio in termini di insegnamento dell’italiano, ma so il fatto mio anche in termini di come fare una pizza, so il fatto mio in termini di statistica, poiché sono laureato in statistica, e so il fatto mio anche in termini informatici, e credo si sapere il fatto mio appunto,  anche nell’insegnamento della lingua italiana.

image016Passiamo alla espressione numero cinque. Sono due espressioni in realtà, quasi uguali, ma non esattamente uguali. Tali espressioni hanno lo stesso significato di “sapere il fatto proprio“, ma evidenziano maggiormente il fattore tempo. Il tempo che avete passato ad occuparvi di un argomento. Si tratta delle due espressioni “saperla lunga” e “avere l’occhio lungo“. Entrambe contengono la parola lunga o lungo. Si tratta di espressioni abbastanza informali, ma esprimono lo stesso concetto visto finora. Coloro che “la sanno lunga” hanno molta esperienza perché sono da lungo tempo nel settore, e chi invece “ha l’occhio lungo”, allo stesso modo, è esperto in qualcosa, talmente esperto che non gli sfugge nulla, l’occhio sta a significare il fatto che niente sfugge al suo sguardo, l’occhio è lungo, quindi nulla sfugge. Saperla lunga quindi evidenzia maggiormente il tempo, mentre avere l’occhio lungo pone l’accento maggiormente sull’occhio, cioè sull’attenzione, sulla capacità, in particolare quella di saper superare dei problemi. Si tratta, ripeto, di espressioni abbastanza informali.

image015La versione formale di queste due espressioni è “non essere sprovveduti“. Se dico di non essere uno sprovveduto vuol dire esattamente la stessa cosa, ma che c’è un accento sui problemi, e sul fatto che io sono in grado di risolverli grazie alla mia esperienza: quindi che so cosa fare, se so affrontare i problemi, allora sono una persona attenta, non sono uno sprovveduto. Credo che questa sia una espressione molto rassicurante. Non si tratta di una espressione idiomatica, perché la frase ha un suo senso proprio, ma è importante conoscerla perché rassicura molo chi la ascolta. Un vostro potenziale collaboratore, o datore di lavoro, vuole essere rassicurato da voi, e voi dovete fargli capire che sapete risolvere dei problemi, perché è quella la differenza tra un buon lavoratore e un cattivo lavoratore.

Dare sicurezza, dare fiducia, è fondamentale in una presentazione professionale. Non bisogna solamente dire che si è bravi a fare qualcosa. Chiunque può dirlo. Occorre anche saper enfatizzare alcuni aspetti all’occorrenza, e se serve quindi occorre tranquillizzare, dare certezze al proprio interlocutore, cioè alla persona o alle persone con cui state parlando. Questa frase serve esattamente a questo, a rassicurare, a dare certezze, a far stare tranquillo chi vi ascolta.

image013Riguardo alla frase “so il fatto mio” è bene specificare che si può dire in diversi modi; ad esempio io posso dire che so il fatto mio in termini di statistica, oppure che so il fatto mio in statistica, o che so il fatto mio nella statistica, o anche che so il fatto mio quando si parla di statistica o a proposito di statistica.

Questa è una caratteristica di molte frasi idiomatiche italiane. C’è sempre un modo principale e più diffuso di dire una certa frase, ma non è detto che sia l’unico modo.

Questo non accade però con un’altra frase, strettamente collegata con quelle che abbiamo già visto. La frase è “farsi le ossa“. Farsi le ossa è una frase spesso utilizzata in fase di presentazione. Le ossa, come sapete, sono la struttura del corpo umano, lo scheletro è fatto di ossa. Le ossa sono di colore bianco e sostengono il nostro corpo. Ma cosa significa l’espressione “farsi le ossa”? Cosa c’entra col corpo umano? Non è in realtà molto difficile da spiegare e da capire, anche perché in altre lingue esistono espressioni simili. Farsi le ossa, letteralmente, significa rafforzare le ossa, rendere le ossa più forti, farle diventare più forti, in modo che possano sostenere un peso più grande, un peso maggiore. La frase “farsi le ossa” significa però non rafforzare il corpo, lo scheletro, le ossa, ma è usato in senso figurato. Quello che viene rafforzato, quello che diventa più forte è la propria esperienza, la propria professionalità. In inglese ad esempio si dice “cut your teeth“, che tradotto è “tagliare i denti”, analogamente, in francese è “se faire les dents“, che significa in italiano “farsi i denti”. Vediamo che sia in inglese che in francese si parla di denti quindi, che sono comunque delle ossa, le ossa che si trovano in bocca. In spagnolo invece si dice “ir metiéndose en tema“, quindi stavolta le ossa e i denti non c’entrano nulla.

Quindi chi si fa le ossa “su” qualcosa, o chi si fa le ossa “con” qualcosa, sta imparando, sta diventando più esperto, sta migliorando la propria bravura, la propria professionalità, la propria formazione professionale, sul campo, direttamente sul campo. “Sul campo” vuol dire non sui libri, ma sul campo, cioè lavorando.

Chi si fa le ossa rischia di sbagliare, come chi cerca di imparare l’italiano; rischia di rompersi le ossa, cioè di fare degli errori, ma questi errori, queste ossa rotte, lo aiuteranno a diventare più forte e più esperto. Un principiante dunque, cioè colui che non è esperto a fare qualcosa, facendosi le ossa fa esperienza, diventa mano a mano più esperto, fa quindi errori, ma impara, si fa le ossa. Farsi le ossa è una espressione che potete usare ovunque e in modo sia formale che informale, sia tra amici che tra colleghi. Sia “farsi le ossa” che “essere alle prime armi” si usano prevalentemente nella forma parlata e meno in quella scritta, come quasi tutte le espressioni idiomatiche.

Quindi, sempre in tema di presentazione personale, in tema di presentazione vostra o quello della vostra azienda o attività,  abbiamo visto altre tre frasi tipiche, molto usate.

image011Le espressioni viste finora, se usate nel modo giusto, sono tutte da vedere in ottica di presentazione, quando ci si presenta e si fa una offerta, si offre se stessi, la propria professionalità, al servizio di un cliente o di un’altra azienda. Si usano per dire che siete affidabili, se dite “mi sono fatto le ossa per 10 anni”, o “non sono alle prime armi”, vuol dire che ci si può fidare di voi, che siete una sicurezza, che si può “contare su di voi“.

Questa ultima espressione “potete contare su di me“, ad esempio, come l’ho appena utilizzata va interpretata nello stesso modo delle altre frasi viste, ma c’è anche un secondo significato importantissimo in fase di presentazione: normalmente infatti la frase “potete contare su di me” si usa come esclamazione, quando voi accettate una proposta che vi è stata appena fatta. E’ per questo che la frase in questione la vediamo per ultima. In questo caso quindi dovete rispondere ad una richiesta, qualcuno vi sta facendo una offerta, vi sta offrendo un lavoro o una collaborazione, avete convinto il vostro partner e dovete decidere voi, adesso, se accettate oppure no. Dunque se, al termine di un colloquio di affari vi viene chiesto: allora? accettate di collaborare con noi? Accettate l’offerta? Voi potete rispondere “potete contare su di me!“. Vuol dire semplicemente: accetto! Ok! Va bene! Sicuramente! Senz’altro! Però non è esattamente uguale.”C’è qualcosa in più. “Potete contare su di me“, o “lei può contare su di me” è non solo un “sì!”, ma è anche una promessa, una dichiarazione di fedeltà, un sì molto convinto, un sì molto forte. Il vostro partner d’affari italiano sarà molto soddisfatto della vostra risposta, perché ha ricevuto una promessa da voi, e voi siete stati assolutamente più convincenti, rispetto ad un semplice “Sì!”. Quando si può contare su qualcosa, o su qualcuno, vuol dire che sicuramente, al 100%, il risultato sarà positivo; non ci sono possibilità di errore. Ecco perché è una promessa. La scelta dell’espressione da usare è quindi molto importante in fase di presentazione. Informalmente si può dire “puoi contare su di me” o anche semplicemente “contaci!”, che sono le due versioni informali, in cui si da del tu anziché del lei al proprio interlocutore. Contare su di voi, quindi, significa dare fiducia, esprimere sicurezza, dare rassicurazione, fare squadra, ed è una espressione molto positiva, che aumenterà enormemente la vostra credibilità, rispetto ad un semplice: “va bene”.

image009Quando siete in grado di svolgere un lavoro, nel senso che lo sapete fare molto bene, e volete sottolineare, evidenziare, marcare che nulla vi preoccupa ed anzi, che il lavoro vi appassiona talmente tanto che è anche un piacere oltre ad essere molto facile per voi, in tal caso una espressione molto interessante da usare è “andare a nozze”. Cosa significa? Le nozze sono la cerimonia religiosa del matrimonio; il matrimonio stesso è anche detto “nozze”. Il viaggio di nozze, ad esempio, è il viaggio che gli sposi fanno subito dopo che è avvenuto il matrimonio. Le nozze rappresentano quindi un evento lieto, e quindi “andare a nozze”, cioè andare ad un matrimonio, essere invitati ad un matrimonio e partecipare, è sempre una cosa molto gradita; non comporta alcun impegno e la vostra giornata sarà sicuramente molto piacevole. Potete quindi dire “io vado a nozze con il mestiere del venditore”, vuol dire che lo sapete fare bene, e che vi piace anche molto. Si dice anche “è un invito a nozze”, o informalmente “mi stai invitando a nozze!”, oppure “questo lavoro lo ritengo un invito a nozze” eccetera. Sicuramente è una frase adatta per ogni circostanza, anche molto elegante ritengo, con la quale si esprime sicurezza, quasi spavalderia direi, quindi si deve porre attenzione al tono che si usa quando si utilizza questa espressione. Non vi consiglio di usarla con chi ancora non conoscete, almeno non nelle fasi iniziali.

image007Vediamo ora alcune espressioni da evitare, anticipando quindi la seconda parte di questa lezione. Le frasi che seguono e che spiegherò ora hanno una cosa in comune: non bisogna mai utilizzarle. Allo stesso tempo diffidate, state lontani, tenete alla larga chi le pronuncia.

Una di queste espressioni è: “me la cavo“. Cosa significa me la cavo? Me la cavo, oppure “me la so cavare” è una frase informale, usata solamente nella forma verbale, quindi non la troverete mai per iscritto. “Me la cavo” significa semplicemente “faccio del mio meglio, faccio ciò che è sufficiente“. Potrebbe capitarvi di ascoltare qualcuno che dice ad esempio: “col mio lavoro me la cavo abbastanza“, oppure “noi ce la caviamo abbastanza“, “nella nostra azienda ce la caviamo abbastanza“, o anche “ce la caviamo abbastanza bene a fare il nostro lavoro“. E’ perciò diversa dalle farsi viste finora. Fondamentalmente il concetto è sempre lo stesso: riesco a fare una cosa, riesco a svolgere un lavoro, sappiamo fare questo o quello, ma stavolta chi la pronuncia sta dicendo che, pur sapendo svolgere un lavoro, pur essendo in grado di svolgere un lavoro, non è il migliore, si potrebbe fare meglio, c’è qualcuno che sa farlo meglio. Allo stesso modo, sono da evitare espressioni come “ce la posso fare”, “bene o male” o anche “più o meno”, come ad esempio: “questo lavoro, bene o male, lo so fare”, oppure “più o meno sono abbastanza capace a svolgere questo lavoro”. Una di queste tre espressioni potrebbe costarvi molto caro, quindi tenetevi ben lontani dall’usare “me la cavo”, “bene o male” e “più o meno” e “ce la posso fare”, almeno in ambito professionale. Quindi ne sconsiglio fortemente l’utilizzo in una qualsiasi presentazione professionale. Potete usarla solo in senso ironico tra amici, ed in questo caso potrebbe anche esprimere modestia, ma a questo proposito è importantissimo il tono con il quale si pronunciano queste espressioni.

3. Le espressioni di “sufficienza” ed il “minimalismo”

Queste espressioni appena viste mi forniscono l’occasione di introdurre due concetti fondamentali: la “sufficienza” e il “minimalismo”.

Vediamo meglio il primo punto. Cos’è il senso di sufficienza? Deriva chiaramente dalla parola “sufficiente”. Se qualcosa è sufficiente vuol dire che è appena accettabile, che non è buona, non è ottima, non è la migliore, ma neanche la peggiore. E’ sufficiente, permette di evitare il peggio, è “quanto basta”.  Ma voi fareste mai affari con qualcuno che quando lavora lo fa con sufficienza? Vorreste avere dei colleghi che preferiscono dare il minimo anziché dare il massimo?

Probabilmente la risposta è “no!”. E’ esattamente questo che significa “lavorare con sufficienza”, o anche “fare le cose con sufficienza”, e chi si comporta in questo modo non è sicuramente una persona con la quale si ha voglia di fare affari o di collaborare. Quindi la frase “noi ce la caviamo abbastanza” da il senso di sufficienza in chi parla. Chi pronuncia questa frase non vuole essere il migliore, non si reputa il migliore, non crede di essere il più bravo a fare una cosa, che può essere anche il suo lavoro.

Il secondo motivo per cui non usare questa frase è che è fondamentale il tono con cui viene pronunciata la frase. Solitamente viene pronunciata con ironia infatti, proprio per evitare che si pensi che chi la pronuncia lavori con sufficienza.

Per questi due motivi vi sconsiglio di usare questa frase, e tutte le frasi che esprimono lo stesso concetto di minimalismo. Ritorneremo sul concetto di minimalismo nel corso della seconda sezione del corso;  per ora vi sconsiglio perciò di usare queste espressioni. La stessa attenzione va rivolta verso anche espressioni come “facciamo del nostro meglio“, “siamo sufficientemente bravi“, “sono sufficientemente esperto“.

Spesso si sente anche dire “me la cavicchio“, espressione ancora più informale e palesemente ironica.

4. Cosa dire quando non siete ancora molto esperti?

Anziché usare una delle espressioni appena viste, qualora vogliate veramente comunicare una effettiva mancanza di esperienza, in qualsiasi circostanza (formale ed informale) potete usate altre espressioni, che ritengo siano più adatte. Qualora quindi non siate veramente degli esperti in una certa attività, ma state imparando molto velocemente e già state ad un ottimo livello, anziché dire “più o meno sono capace” potete dire ad esempio “sto cominciando a prenderci la mano”. Tenete presente però che non state dicendo che siete molto bravi, che siete il meglio che esista, ma che pur non essendo ancora degli esperti, siete “sulla buona strada”, state andando cioè verso quella direzione, state diventando sempre più bravi, e tra non molto diventerete dei veri esperti. In questo modo esprimete in primo luogo una certa modestia, vale a dire ammettete di non essere ancora i migliori, e nello stesso tempo che siete determinati nel migliorare sempre di più. La stessa cosa non emerge con le precedenti espressioni viste, cioè con “me la cavo”, “bene o male” e “più o meno”, “faccio del mio meglio” eccetera, che esprimono invece sufficienza e minimalismo.

In modo molto informale, si usa anche una espressione molto curiosa: “fare la propria porca figura”. Ad esempio se una persona domanda informalmente: “come te la cavi con l’uso di photoshop?” la risposta, altrettanto informale, potrebbe essere “faccio la mia porca figura”, oppure “modestamente faccio la mia porca figura”. Vi consiglio di non usare questa espressione, in quanto non esprime nulla di più di un normale “sono abbastanza bravo”, quindi ha lo stesso identico significato. L’uso di questa espressione è interpretabile solamente come un atto di eccessiva confidenza, come se si volessero accorciare le distanze. Di conseguenza potrebbe non essere conveniente usare questa espressione. Allo stesso modo, se la sentite pronunciare da un italiano, non è proprio il massimo della professionalità. In definitiva, vi consiglio perciò di non usare questa espressione. E’ bene comunque conoscerla per saper comprenderla e interpretarla correttamente.

5. I rischi

Parliamo ora dei rischi. Parliamo cioè dei rischi nella pronuncia delle frasi che abbiamo imparato. Tutte le frasi idiomatiche viste finora non sono tutte delle frasi senza rischi, non sono cioè tutte prive di rischi. Per capire se ci sono dei rischi, occorre vedere le singole parole, e capire se possiamo sbagliarci e confonderci, se possiamo sbagliare una parola e dirne un’altra al suo posto.

In questo caso, che può succedere naturalmente, dobbiamo capire se il nostro errore è senza conseguenze, oppure se è un grave errore. Possiamo sbagliare a pronunciare una parola, è chiaro, ma sbagliando possiamo anche esprimere il concetto opposto per errore. Possiamo dire esattamente il contrario di ciò che volevamo dire. Possiamo anche pronunciare, senza rendercene conto, una brutta parola, una parolaccia, magari solo perché sbagliamo l’accento o una sola lettera della parola.

State attenti ad esempio alla forma negativa e positiva di ciascuna frase. Ad esempio se sono un esperto nel mio lavoro, “non sono alle prime armi” va bene, perché come detto vuol dire che sono un professionista, ma se togliete la parola “non” e dite solamente “sono alle prime armi”, avete detto la cosa contraria. Sempre alla forma negativa, la stessa cosa vale per “non sono nato ieri“. Alla forma positiva invece abbiamo visto che lo stesso concetto potete esprimerlo dicendo “so il fatto mio“; anche in questo caso siete degli esperti, ma la frase è affermativa e non negativa: non c’è la negazione. Anche “mi sono fatto le ossa” e “potete contare su di me sono alla forma affermativa. State perciò attenti alla forma negativa e positiva.

In tutte le espressioni che abbiamo visto oggi invece non ci sono rischi di confusione con delle parole volgari, anche dette “parolacce”.

Riguardo all’espressione “fare la propria porca figura”, fate molta attenzione, perché la parola “porca” è assolutamente rischiosa, infatti “porca” in italiano è il femminile di porco, che vuol dire maiale. Il problema è che il termine “porca”, al di fuori di questa espressione, si usa solamente in contesti offensivi. La parola “porca”, in Italia, si usa cioè per insultare una donna, e persino per bestemmiare, se legata a termini religiosi. L’espressione quindi è abbastanza “forte” ed anche per questo che è sconsigliabile, come vi dicevo precedentemente, usare questa espressione. E’ comunque bene sapere che esiste, e sapere come collocarla in un contesto comunicazionale.

6. Il vostro turno: la ripetizione

Ora concludiamo questa prima lezione con un piccolo esercizio di pronuncia. È perciò il vostro turno, provate a ripetere dopo di me, ricopiando la frase e l’intonazione usata. Anche l’intonazione è molto importante, quindi recitate come se foste degli attori. Non pensate alla grammatica.

  • Formale: Non sono alle prime armi in questo settore. Sono ormai 20 anni che mi occupo con passione di trasporti e logistica;
  • Informale: Potete stare tranquilli, non siamo certo nati ieri nel campo dell’informatica;
  • Formale: Sicuramente posso dire di avere una certa esperienza con l’import-export;
  • Informale: Potete fidarvi della nostra azienda, sappiamo il fatto nostro nello sviluppo di antivirus;
  • Informale: Noi la sappiamo lunga in termini di beni alimentari;
  • Informale: Personalmente credo di avere l’occhio lungo per gli affari;
  • InformaleCi siamo fatti le ossa direttamente sul campo, ormai conosciamo molto bene i nostri clienti;
  • FormalePotete sicuramente contare su di me. Sono entusiasta della vostra offerta;
  • InformaleContaci! Da oggi sono uno dei vostri;
  • Informale: a fare il nostro lavoro ce la caviamo abbastanza;
  • Formale/informale: fare il direttore dell’hotel per me è veramente un invito a nozze;
  • Formale/informale: bene o male riuscirò a portare a termine questo progetto;
  • Formale/informale: Come sta andando? Sono sicuramente sulla buona strada;
  • Informale: Modestamente facciamo la nostra porca figura nel settore tessile.

 

7. Conclusione

Bene, finisce qui la prima lezione del corso di Italiano Professionale.

Mi raccomando, è importante, importantissimo che questo file audio venga ascoltato più volte, anche a pezzi, non necessariamente in una volta sola. E’ necessario, se volete memorizzare, che ripetiate l’ascolto del file almeno una volta al giorno per almeno una decina di giorni. Mi rendo conto che si tratta di molte espressioni, ma sono tutte molto usate in Italia. Vedrete che quando queste espressioni verranno richiamate nella sezione dedicata alla Presentazione, sarà tutto molto più facile ed intuitivo.

E’ proprio la ripetizione il punto di forza, e questo è quello che fa veramente la differenza tra un corso come questo, basato sull’ascolto di file audio, e un corso standard in cui si fanno lezioni in classe concentrandosi solamente sulla grammatica, tra l’altro mediante delle lezioni che non potete ripetere. Queste lezioni invece basta salvarle sul vostro Smartphone e ascoltarle quante volte volete. Fatelo durante i tempi morti, fatelo quando potete, mentre fare ginnastica, mentre viaggiate. Sfruttate i vostri momenti in cui il vostro cervello non è impegnato. Altrimenti non riuscirete a trovare il tempo e sarebbe inutile aver acquistato il corso. Non preoccupatevi inoltre se avete paura di non riuscire a memorizzare queste espressioni viste nel corso di questa prima lezione, poiché saranno riprese una ad una nel corso della sezione prima.

La prossima lezione, la seconda, riguarderà ancora la presentazione, e le frasi che vedremo riguarderanno un altro aspetto della presentazione: la capacità di essere chiari e di non perdere tempo in cose poco importanti: la capacità di stare attenti a ciò che conta veramente. Vedremo molte frasi idiomatiche sia formali che informali, da usare in molte circostanze diverse in ambito lavorativo.

Vedremo, ad esempio, le seguenti espressioni: “Concludere, badare al sodo, Andare al dunque, Andare dritti al punto, perdersi in chiacchiere inutili, Badare alla sostanza, quagliare e tante altre espressioni.

Ci vediamo nella seconda lezione.

immagine_tabella_frasi_idiomatiche_lezione1_bis

prenota il corso collabora_icona