Il mate (ripassiamo 30 espressioni idiomatiche)

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Trascrizioni

Giovanni: Buon giorno ragazzi.

Nell’episodio di oggi ripassiamo qualche espressione italiana e lo facciamo parlando del MATE, una tipica bevanda argentina. È molto diffusa anche in Paraguay, in Uruguay e in Brasile.

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Questo episodio è un modo per ringraziare tutte le persone argentine che hanno fatto una donazione a favore di italiano semplicemente. Non sarò solo oggi a parlare. Ho una sorpresa per voi. Mi farà compagnia un argentino, un vero argentino, Javier. Lui meglio di me potrà pronunciare le parole più tecniche.

Di tanto in tanto io e Javier in questa puntata di italiano semplicemente utilizzeremo una espressione tipica italiana (lo faremo 30 volte) e inserirò ogni volta un collegamento ipertestuale (cioè un link) nell’articolo per chi abbia voglia di leggere o ascoltare la spiegazione delle singole espressioni.

Inoltre vedremo alcuni termini e verbi molto particolari.

E lo faremo finché non sarete stanchi, finché non starete alla frutta. Questa è la prima delle trenta espressioni che ripassiamo oggi. Le riconoscete per via del link nella trascrizione.

Il mate dunque è una tradizionale bevanda argentina. Si tratta di un infuso. Un infuso è appunto una bevanda, e significa versato sopra, versato dentro o immerso in un liquido. Anche il tè e la camomilla sono due infusi ed esempio, i più diffusi in Italia.

Il mate fa parte quindi della tradizione argentina. Ma perché si chiama così?

Curioso che la più diffusa tradizionale bevanda argentina abbia un nome che in spagnolo significhi compagno. Forse perché il rituale del mate crea il clima perfetto per lunghe conversazioni e anche se soli questo è un buon compagno per le persone che vogliono semplicemente pensare o ingannare semplicemente il tempo.

Se devi stare a casa da solo tanto vale stare bene. Ho saputo che in America del sud le persone sono mediamente più felici che altrove nel mondo. Forse è merito anche del MATE.

Vediamo un po’ la preparazione: È una bevanda che si fa con le foglie secche e sminuzzate della pianta Yerba Mate, un arbusto.

Sminuzzare significa tagliare in pezzi molto piccoli, in pezzi minuti, cioè piccoli. Si comincia a tagliare e a furia di tagliare le foglie alla fine diventano quasi una polvere. Ho detto pezzi minuti. Questo aggettivo è particolare perché si usa anche per le persone, quando si descrive una persona minuta, cioè piccola, ma non bassa, piuttosto dalla piccola corporatura. Ma le cose che possono essere sminuzzate sono normalmente le erbe e le cose che si usano in cucina.

Allora come si prepara questa bevanda? Per prima cosa si raccolgono le foglie della pianta che poi vengono fatte essiccare per molte ore. In questo modo diventando foglie secche.

Essiccare significa proprio far diventare secche e il fenomeno si chiama essiccazione.

Poi le foglie secche vengono spezzettate in modo tale che possano essere utilizzate facilmente per preparare l’infuso.

Infine queste foglie, sminuzzate cioè spezzettate, si sottopongono ad una lieve torrefazione che le rende maggiormente aromatiche.

La torrefazione, anche detta tostatura è un processo di arrostimento, che sottopone qualcosa, come delle foglie, ad elevata temperatura, in maniera tale da disidratarle, cioè togliere l’acqua. Potremmo dire asciugare le foglie fino all’essiccatura.

La torrefazione è un processo utilizzato anche per la preparazione del tabacco (in quei caso si fa per diminuirne il contenuto di nicotina).

Preparare la yerba mate nella gran parte delle case argentine è un vero e proprio rito, un po’ come da noi in Italia preparare il caffè. Un momento di piacere da trascorrere in compagnia. Cosa meglio del MATE come compagno? Il nome parla da solo in effetti.

Javier: La Yerba si usa, cioè si beve in due modi diversi. Possiamo quindi optare per due diverse possibilità di preparazione:

1) Mettere le foglie secche (1 cucchiaio per ogni tazza) in un contenitore e lasciare le foglie secche in infusione per alcuni minuti in acqua bollente. Lasciare in infusione significa lasciare immerse nell’acqua, in modo che l’acqua si impregni del sapore delle foglie. Poi si deve fíltrare (lo stesso procedimento che si usa per fare il tè). Si usa ovviamente un filtro. E questo è il modo di preparare il “Mate Cocido”.

2) La yerba mate si mette in un apposito contenitore chiamato “mate”, come la bevanda. C’è una cannuccia apposita chiamata bombilla dalla quale sorseggiare con calma la bevanda calda senza necessità prima di filtrarla. Sorseggiare significa bere un sorso alla volta, e sorseggiare si usa per indicare il piacere che si prova quando si assapora qualcosa. Infatti quando non si vuole sentire il sapore di una bevanda perché ad esempio non ci piace allora o non la beviamo, oppure la beviamo molto velocemente, senza sorseggiarla, senza assaporarla quindi.

Questa seconda modalità di preparazione é la forma piu utilizzata ed é il mate propriamente detto.

La Yerba mate ha un sapore amaro e un odore molto caratteristico. Il suo gusto è accostabile a un piatto dolce, tanto quanto ad uno salato.

Il suo gusto è accostabile, cioè si accosta bene, si sposa bene sia con piatti dolci che salati.

Giovanni: Evidentemente non c’è quindi un piatto ideale, un piatto per cui possiamo dire che è la morte sua, che si sposa cioè perfettamente con il mate.
Si dice che questa bevanda abbia enormi benefici energetici e stimolanti. Javier che ne pensi? Cosa serve per fare la Yerba Mate?

Javier: Per la preparazione del mate bisogna avere a disposizione:
• un mate, come abbiamo detto prima, ovvero un apposito recipiente realizzato con una zucca, oppure può essere di metallo, di ceramica o di legno, ed il mate viene usato sia per preparare l’infuso, sia per berlo. Quando si compra un mate nuovo è necessario che venga “curato“, o “trattato” prima di essere utilizzato onde evitare odori indesiderati della bevanda.

Per curare il mate bisogna riempirlo di erba, versarvi acqua calda e lasciarlo in infusione per una intera giornata. Il giorno successivo si svuota il mate e si ripete il procedimento; la stessa cosa va fatta molti giorni, meglio se per una settimana di fila. In questo modo il mate si impregna del sapore dell’erba ed elimina sapori estranei.

Il mate si impregna cioè assorbe il sapore dell’erba e quindi prende il suo sapore.

• un altro elemento necessario è poi la “bombilla”, cioè si è detto una specie di cannuccia di metallo che da un lato ha l’imboccatura, (dal lato che va in bocca) e dal lato opposto c’è un filtro per impedire alle foglie di erba mate di entrare nella cannuccia stessa.

Il filtro può essere costituito semplicemente da una chiusura bucherellata, cioè piena di buchi, di piccoli buchi. Notate che una cosa bucata ha un solo buco, ragion per cui se una cosa ha invece molti piccoli buchi si dice che è bucherellata e non bucata.

• ovviamente abbiamo bisogno dell’yerba mate può essere preparata “con palo” (con il picciolo) o “sin palo” (senza picciolo). Il picciolo è la parte della pianta che unisce la foglia alla pianta stessa. Esiste anche il picciolo della mela, della pera, delle ciliegie e in generale per la frutta. Ma evidentemente possiamo parlare anche del picciolo per le foglie.

Ebbene, l’erba con palo ha un sapore più deciso e più amaro; l’erba sin palo ha un sapore invece più morbido. Evidentemente questo picciolo ha un sapore amaro.

• serve anche un recipiente dove scaldare l’acqua, cioé quella che in Argentina ai chiama la “Pava”. (In Italia useremmo una banale pentola).

•poi si usa anche un contenitore termico, per mantenere calda l’infuso per tutta la durata della mateada (cioè la bevuta del mate).

Una curiosità, esiste il verbo “Cevar”. “Cevar Mate

Cebar mate è l’espressione tipica che significa “preparare il mate e servirlo”; si tratta di un vero e proprio rito, una tradizione ed è una procedura guidata dal cebador.
Dopo essere stato riempito d’erba, il mate viene tappato con la mano. Si mette la mano sopra quindi e poi viene agitato il mate e capovolto, a testa in giù. In questo modo sul palmo della mano con cui viene tappato si deposita della polvere che va eliminata. Questa è una cosa molto interessante.

Poi vi viene versata sopra l’acqua calda, ma attenzione perché l’acqua non deve mai bollire. L’acqua va versata poi sempre nello stesso punto, in modo da inumidire solo una parte delle foglie di mate e lasciarne asciutta un’altra parte.

Nel punto in cui si è versata l’acqua si inserisce la bombilla, che non andrà mai spostata in seguito.

Giovanni: Bene, un procedimento non troppo facile mi sembra. Io mi incasinerei facilmente. E comunque meglio spiegare tutte le istruzioni attentamente, non sia mai alcuni argentini si lamentino per come abbiamo spiegato la preparazione. Cercherò di farlo senza meno.  Con l’aiuto di Javier.

Javier: Il cebador comunque beve per primo il mate, aspirando l’infuso con la bombilla fino ad esaurirlo e provocare anche il tipico rumore che fa una cannuccia quando finisce il liquido aspirato.

Giovanni: Evidentemente questo non è giudicato come sbagliato, non rappresenta una cosa che non si fa perché è maleducazione. In Italia infatti sin da piccoli ci insegnano che fare rumore succhiando con la cannuccia è una cosa che non va fatta perché è indice di maleducazione. Ma del resto ogni paese ha la sua cultura, bisogna prenderne atto senza giudicare.

Javier: A questo punto, una volta che il cebador ha bevuto si aggiunge altra acqua e il cebador passa il mate a chi è seduto alla sua sinistra che lo beve a sua volta fino in fondo e lo restuisce al cebador, che aggiunge altra acqua e lo passa al secondo invitato, poi al terzo, e cosí via.
Si continua così facendo circolare il mate anche per ore.

Le foglie inizialmente lasciate asciutte sono una specie di riserva: quando le prime foglie sono ormai esaurite, si bagnano le seconde per continuare la mateada e il cebador potrà anche spostare la bombilla nel nuovo punto di infusione. Alla fine la yerba mate sarà interamente sfruttata: si tratta ormai di mate lavado (“cioè di mate lavato, slavato”).

Giovanni: ma il mate è amaro o dolce Javier?

Javier: Il mate si puo bere sia amaro che dolce, aggiungendo ovviamente zucchero all’acqua o direttamente nel recipiente.

Giovanni: ah ottimo!

Grazie Javier di aver soddisfatto questa mia curiosità. Javier è un membro dell’associazione italiano semplicemente e solo grazie a lui è stato possibile realizzare questa puntata speciale. Avete sentito che Javier parla molto bene l’italiano.

Adesso però la mia curiosità è aumentata e dovrò chiedere assolutamente a qualche argentino di farmi assaggiare questo mate. Lo farò non appena me ne capiterà uno a tiro. Javier se n’è già andato purtroppo!

Tra l’altro mi é venuto un desiderio esagerato anche di prepararlo oltre che di assaggiarlo!

Ci proverò a cercare qualcuno che me lo faccia assaggiare, almeno. Tentar non nuoce. Male che va proverò a prepararlo da solo acquistando il mate personalmente sperando che il prodotto finale non lasci a desiderare. Al che io diventerò molto triste, in questo caso, e la qualità degli episodi di italiano semplicemente peggiorerà di conseguenza, con buona pace dei visitatori stranieri che vogliono imparare l’italiano. Ed allora, a quel punto, qualcuno forse mi regalerà il mate di migliore qualità. Speriamo!

Forse qualcuno mi dirà che ci vuole una certa faccia di bronzo per chiedere dei regali, ma questo era l’unico modo di usare questa espressione. Comunque stavo scherzando, infatti credo che assaggerò il mate quando andrò in Argentina un giorno: Vuoi mettere? Sarà tutta un’altra emozione.

Bene, siamo al capolinea di questo episodio. Spero vi sia risultato utile.

Almeno ora, voi come me, conoscete vita, morte e miracoli del MATE.

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Capitare a tiro

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, oggi ci occupiamo di una parola interessante. La parola di cui sto parlando è TIRO.

In particolare vediamo anche un’espressione idiomatica molto usata: capitare a tiro.

Tiro: quattro semplici lettere che però possono essere usate in molti contesti diversi. Cominciamo proprio da questa parola.

Questa parola è molto particolare, perché a seconda della frase in cui è inserita o del contesto in cui è utilizzata ha dei significati completamente diversi tra loro.

Cominciamo dal mondo del calcio. Il tiro, nel calcio, è quando un calciatore calcia la palla, quando colpisce il pallone.

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Ma non si tratta di un calcio qualsiasi alla palla, non si tratta di colpire la palla semplicemente, ma di colpire la palla con l’intenzione di fare gol. L’obiettivo del tiro è quello di fare gol, quello di mettere la palla nella porta avversaria. Il termine tiro quindi nel calcio è un sostantivo. Un tiro avviene quando un calciatore tira. Quindi tiro è un sostantivo, mentre tira indica l’azione del tirare da parte del calciatore.

Tirare è il verbo. Tirare significa quindi calciare la palla verso la porta avversaria. Questo è il senso di tirare nel calcio. Tirare è molto simile a calciare. Ma calciare è semplicemente colpire la palla, mentre tirare è calciare con l’intenzione di fare gol.

Siamo quindi al verbo tirare. Se usciamo dal calcio e parliamo in generale ci accorgiamo però che tirare ha un significato duplice, cioè un doppio significato.

Da una parte significa allontanare da sé qualcosa, imprimendogli una forza, quindi significa gettare, lanciare. Qualcosa come un pallone, quando si tira, si allontana da noi, e va verso un un compagno, oppure si tira in rete, verso la porta avversaria; analogamente si può tirare un sasso, una scarpa, i capelli e tante altre cose.

Dall’altra, tirare significa anche l’esatto contrario, cioè far muovere qualcosa o qualcuno verso di sé esercitando una forza. Ad esempio tirare un cassetto dell’armadio. La mattina quando vado a cercare dei calzini da indossare vado verso l’armadio ed apro il cassetto dei calzini. Per aprirlo devo tirarlo verso di me.

Analogamente posso tirare il freno a mano della mia macchina quando parcheggio. Posso tirare una persona per la giacca, posso tirare il gatto per la coda (i bambini lo fanno spesso) eccetera. Questo è il doppio significato di tirare dunque: verso di sé oppure verso qualcun altro.

Tirare in realtà è un verbo usato in molte espressioni tipiche italiane. Abbiamo già visto la frase “tirare a campare” qualche tempo fa, ma questo è uno dei tanti esempi: esiste anche tirarsela ed altre espressioni.

La parola tiro poi ha altri significati. Un secondo significato è relativo alle sigarette.

Un tiro in questo caso è l’atto dell’aspirare aria dalla sigaretta. Si tira l’aria verso di sé, quindi si fa “un tiro”, questo però fa parte del linguaggio parlato più che altro, perlopiù giovanile.

Mi fai fare un tiro?

Questa è una frase che si sente spesso tra giovani che stanno fumando una sigaretta in compagnia.

Veniamo al terzo significato di “tiro”.

Un tiro rappresenta un atto simile al calcio di un pallone. Quello che viene lanciato stavolta è però un’altra cosa: un proiettile ad esempio, oppure una freccia. Il proiettile è la munizione della pistola o del fucile o in generale di un’arma da fuoco. La freccia è la munizione dell’arco, quello che usano gli indiani ad esempio.

Quindi qui torniamo allo senso di “tirare” che abbiamo nel gioco del calcio: lanciare, allontanare qualcosa verso un obiettivo. Quindi possiamo tirare anche una freccia, una lancia, un colpo col fucile.

Quindi il “tiro” in questo terzo caso è il lancio di un colpo ma non nel senso sportivo.

Ci stiamo avvicinando al senso di “capitare a tiro“.

Quando infatti cerco di colpire un bersaglio, che questo sia una porta di calcio o un oggetto volante o un bersaglio, allora quand’è che noi tiriamo? Noi tiriamo quando siamo abbastanza sicuri di colpire il nostro bersaglio. In caso contrario aspettiamo ancora del tempo prima di tirare.

Detto in altri termini, noi proviamo a tirare quando il nostro obiettivo “capita a tiro“, cioè quando col nostro tiro facilmente potremo colpire il bersaglio.

Perché usiamo il verbo capitare?

Il verbo capitare è un verbo particolare. In genere lo usiamo quando qualcosa accade in modo non programmato, quindi in modo casuale. Quindi “capitare” è come dire “arrivare per caso”, giungere per caso, arrivare in modo improvviso e inaspettato. Non c’è una programmazione.

Allora qualsiasi cosa può capitare.

Può capitare una giornata sfortunata? Certo. Capita a tutti prima o poi.

Può capitare di incontrare casualmente un amico per strada? Ovviamente, capita spessissimo.

Può capitare di mangiare male in un ristorante dove normalmente si mangia benissimo? Sì anche questo può capitare.

La stessa cosa “capitare a tiro”. Se giocate a calcio e state pensando di tirare la palla per fare gol, lo farete appena vi capiterà, lo farete non appena vi capiterà la giusta occasione, cioè non appena la porta avversaria vi capiterà a tiro.

Anche in senso figurato però posso però usare questa espressione.

Consideriamo che il tiro si fa verso un bersaglio o verso una porta avversaria, quindi se qualcosa vi capita a tiro non è mai una bella notizia per il bersaglio 🙂

Allora se una persona vi capita a tiro, in senso figurato vuol dire che stavate aspettando la giusta occasione da un po’ di tempo. Stavate aspettando il momento opportuno. Finalmente ora vi è capitata a tiro e potete sfruttare l’occasione.

Se ad esempio un collega vi fa un torto, fa qualcosa contro di voi, voi siete diapiaciuti per questo, ed è probabile che questo vi farà nutrire dei sentimenti negativi verso questo collega e avrete voglia di dirglielo, di sfogarvi, di vendicarvi per il torto che avete subito.

Allora non appena ne avete l’occasione, cioè non appena vi capita a tiro potrete fare ciò che avete pensato a lungo: sfogarvi, vendicarvi, o semplicemente dirglielo, sgridarlo, alzare la voce con lui, per fargli notare che vi ha fatto un torto che non avete dimenticato.

Questo è il senso figurato di capitare a tiro. State sparando in senso figurato, volete colpire un bersaglio non necessariamente in modo fisico.

Hai sentito cosa mi ha detto il direttore davanti a tutti? Non posso perdonarglielo, aspetto solo che mi capiti a tiro!

Oppure:

Ho aspettato molto tempo prima di rivedere il mio ex fidanzato. Mi aveva lasciato senza neanche una telefonata. Ma ieri mi è capitato a tiro per caso. Sapessi quante gliene ho dette!

Può capitare talvolta di usare o sentire l’espressione non in senso negativo ma è sicuramente più raro e meno adatto. Quindi può accadere che ascoltate:

devo ricordarmi di avvisare la mia fidanzata di prenotare l’hotel. Appena mi capita a tiro lo farò.

Può capitare di ascoltare frasi simili ma è sicuramente più raro.

Ci sono espressioni abbastanza simili a capitare a tiro, che tuttavia vanno usate in occasioni diverse.

Ad esempio “essere a portata di mano“, questa espressione si usa più con gli oggetti, quando sono abbastanza vicini per essere presi, cioè a portata di mano, vale a dire che se allungo la mano riesco a prendere questo oggetto. Se si usa con le persone è abbastanza minacciosa come espressione.

Più simile è “capitare sotto le mani” che si usa invece in senso figurato. E’ più informale di capitare a tiro, e esprime maggiormente il senso di voglia di rivalsa, la volontà di fare male a qualcuno, non solo fisicamente intendo.

Poi c’è venire (o cascare) come il cacio sui maccheroni, che si usa ugualmente per indicare una casualità, ma si usa per sottolineare che è capitata una bella occasione, da non perdere, proprio l’occasione giusta, come il cacio, cioè il formaggio quando lo mettete sui maccheroni, cioè sulla pasta. Ci sta benissimo il formaggio sulla pasta, giusto?

Grazie di avermi fatto compagnia anche oggi, spero sia stato abbastanza esaustivo. Buona serata a tutti.

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Prendere atto

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Trascrizione

Buon giorno amici di Italiano Semplicemente, io sono Giovanni e vi do il mio benvenuto sul sito italianosemplicemente.com, un sito dove potete imparare l’italiano, e soprattutto dove potete imparare a comunicare e parlare in italiano. Cerchiamo di farlo nel modo meno noioso possibile, evitando spiegazioni complicate.

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Oggi voglio spiegarvi una espressione che gli stranieri non usano mai, ma che vi risulterà molto utile.

L’espressione è “prendere atto

Non si tratta, vi dico subito, di una espressione di tutti i giorni, di quelle che gli italiani usano quotidianamente, ma piuttosto di una espressione molto usata al lavoro, soprattutto allo scritto. Ovviamente stiamo parlando di lavori in cui si fanno comunicazioni in forma scritta e con un certo livello di formalità.

L’espressione in molte famiglie si usa anche al di fuori dell’ufficio, ma questo non avviene in tutte le famiglie italiane; diciamo solo in quelle più istruite.

Ma passiamo subito alla spiegazione. “Prendere atto” contiene innanzitutto il verbo prendere. Si tratta di un verbo usato da tutti, anche dagli stranieri. E’ un verbo molto usato perché prendere significa afferrare, quindi per prendere un oggetto basta allungare una mano e afferrare un oggetto. Se ti dico: “Prendi questa mela!” tu puoi allungare la mano verso di me e prendere, afferrare la mela. Semplice quindi.

Ma prendere è un verbo molto usato anche in moltissime espressioni idiomatiche e anche molto usato per costruire tantissime frasi dove non si usa il verbo nel modo che abbiam visto prima, per afferrare gli oggetti.

Possiamo infatti prendere anche cose immateriali, che non si toccano. Posso “prendere in considerazione” qualcosa, ad esempio, cioè semplicemente “considerare”, “tenere in considerazione” qualcosa. Tra l’altro questa frase ha un significato molto simile a prendere atto di qualcosa.

Posso prendere un autobus, cioè salire su un autobus, come anche un treno, un taxi, una bicicletta eccetera.

Posso “prendere una decisione”, dove si usa il verbo prendere nel senso di assumere una decisione, decidere cosa fare, risolvere una situazione di incertezza.

Posso “premdere in giro” qualcuno, cioè ridere di qualcuno, fare delle battute su di lui, posso “prendere coscienza”, che significa svegliarsi, oppure risvegliarmi da una situazione di incoscienza. Il verbo prendere quindi si usa in una moltitudine di occasioni diverse: quando si prende qualcosa con le mani, oppure quando si fa proprio qualcosa, come una decisione appunto, oppure in senso figurato e con un senso molto diverso dal significato proprio del verbo. A volte si fatica molto a capire il motivo per cui si usa questo verbo, come prender in giro, “prendere alla larga” un argomento eccetera. In realtà non si deve molto riflettere sul motivo per cui usiamo questo verbo, perché gli italiani non lo fanno, ed io adesso sto cercando di spiegarvi qualcosa sulla quale non ho mai realmente riflettuto. Bisogna semplicemente fare l’abitudine ad usare certe espressioni, e col tempo diventerà naturale.

Nel caso della frase di oggi abbiamo “prendere atto”. Che significa “considerare come un dato acquisito”, oppure “tener conto al fine di prendere delle decisioni”. Non è facile sostituire “prendere atto” con un’altra frase di identico significato.

Prendere atto ha un significato preciso: se tu sei la mia fidanzata ed io ti dico ad esempio:

Il nostro rapporto è finito. Devi prendere atto di questo e cercare un’altra persona

Ti voglio dire che devi prendere atto di quello che ti ho detto, devi cioè considerare quello che ti ho detto come una realtà da accettare, cosicché le tue decisioni future non possano prescindere da questo (vedi anche farsene una ragione).

Prendere atto di qualcosa implica che da ora in poi bisogna sempre pensare a questo e capire che non c’è più nulla da fare per cambiare le cose. Possiamo solo prendere le nostre decisioni future considerando questo fatto, questa cosa di cui stiamo prendendo atto, come un fatto acquisito, come una realtà da accettare.

Spesso infatti l’espressione si usa quando si deve dire che bisogna accettare una realtà, anche se è difficile farlo. Non possiamo cambiare le cose, quindi l’unica cosa che possiamo fare è prenderne atto.

Vedete che non si tratta in fondo di una frase formale. Per quello che ho detto finora si può usare in molte occasioni diverse, al lavoro, in famiglia e nelle relazioni sociali di qualsiasi tipo.

Spesso si usa anche semplicemente per dire che una persona accetta qualcosa. Ecco, il verbo “accettare” può essere usato al posto di prenderne atto.

Tua figlia si sposa? Accettalo, devi accettarlo. Cioè, devi prenderne atto. Prendi atto di questa realtà. Accettala così com’è, perché così non soffrirai più.

Accettare ovviamente è molto più usato in queste occasioni non lavorative. Ma al lavoro se dobbiamo scrivere un documento o una comunicazione formale non possiamo scrivere “accettare”, anche perché accettare ha diversi significati: accettare un’offerta ad esempio ha un altro significato di “accettare un compromesso” o di “accettare le conseguenze di qualcosa”.

Prendere atto in questi casi è la forma migliore per comunicare l’accettazione di una realtà al fine di prendere delle decisioni future. In questi casi formali però non stiamo parlando necessariamente di cose negative che accettiamo a malincuore,

Usiamo questa frase invece ogni volta che veniamo a conoscenza di qualcosa di importante che influenza il nostro comportamento. Se usiamo questa espressione vogliamo comunicare che abbiamo ricevuto una informazione e ora siamo a conoscenza di questa informazione, e quindi “ne prendiamo atto”.

La frase è neutra, non stiamo esprimendo dispiacere o piacere. Stiamo solo dicendo che siamo venuti a conoscenza di qualcosa e la teniamo in considerazione, la consideriamo per il futuro.

Vediamo alcuni esempi:

Sono un’azienda che produce caldaie e scriviamo ad un cliente che si è lamentato per un inconveniente tecnico durante l’istallazione della caldaia: Gli rispondiamo così:

Gentile cliente, la ringraziamo per averci contattato. In merito all’inconveniente, ne prendiamo atto e ci scusiamo per quanto accaduto.

In questo caso “si prende atto” di quanto accaduto. E’ una formula cordiale per dire che la comunicazione del cliente non è stata inosservata. Invece ne prendiamo atto, perché per noi è importante.

Se invece io lavoro in una istituzione pubblica e ho ricevuto delle osservazioni su un documento, dei pareri da altre istituzioni, posso rispondere:

Si prende atto delle osservazioni arrivate al fine di apportare le modifiche al documento.

Si prende atto delle osservazioni, cioè ne terremo conto, le terremo in considerazione per il futuro, quando dovremo apportare le modifiche al documento sul quale sono state fatte le osservazioni.

Anche il verbo Considerare si avvicina molto a prendere atto. Quando si fa un ragionamento si può decidere di considerare qualcosa, cioè di tenere in considerazione qualcosa che riteniamo importante. Come dicevo prima “prendere in considerazione” ha un significato simile a prendere atto.

Si prende atto di qualcosa. Importante usare la giusta preposizione, che in questo caso è di, del, delle, dei, degli.

Prendo atto della tua decisione;

Prendiamo atto della vostra dichiarazione;

Prendiamo atto volentieri delle tue volontà;

Mi auguro prendiate atto di tutte le nostre osservazioni;

Se prenderete atto dei nostri consigli ve ne saremo lieti;

Se la Francia non dovesse prendere atto delle decisioni del governo Italiani ci saranno forti ripercussioni politiche;

Dovete prendere atto del risultato elettorale ed accettare la sconfitta

Tenete presente che in tono confidenziale, se dite che prendete atto di qualcosa la frase potrebbe sembrare un po’ fredda. Infatti la caratteristica di neutralità della frase, l’assenza di emozioni che c’è nella presa d’atto, può essere utilizzata volontariamente per sembrare offesi, freddi, distaccati dalla persona con cui parlate, proprio per comunicare una sensazione di freddezza.

Ah mi vuoi licenziare? Hai detto che non lavoro bene? Bene, ne prendo atto e da domani mi metto alla ricerca di un altro lavoro.

Come? Non mi ami più? Ne prendo atto e me ne vado.

A volte quindi si usa proprio per prendere le distanze dal nostro interlocutore, per comunicare freddezza e distacco dalla persona con cui parliamo.

Al lavoro invece vi consiglio di usarla perché una “presa d’atto”, così si chiama, è qualcosa di molto adatto alle comunicazioni di lavoro.

Spesso si tratta di qualcosa di molto formale, ma non ci sono problemi ad usarlo in email e scambi di opinioni.

Spesso si dice “prendere atto di un fatto”, cioè la parola fatto si associa molto spesso alla presa d’atto.

Devi prendere atto di un fatto: non sei più un bambino e devi guadagnarti da vivere!

La parola “atto” si riferisce al significato di atto inteso come relazione scritta, un resoconto, un rapporto, un verbale, insomma un documento che viene letto e quindi leggendolo si viene a conoscenza di qualcosa che si deve tenere nella dovuta considerazione.

Anche questo è un modo per sostituire la frase “prendere atto”: tenere qualcosa nella dovuta considerazione.

Posso anche dire: “prendere nota” cioè annotare, segnare da qualche parte. Ma prendere nota è più informale, somiglia più a segnarsi qualcosa, annotarsi un appunto, senza troppa considerazione in fin dei conti. Prendere atto è un po’ più serio come concetto.

Prendo anche atto che probabilmente vi state stancando di questa spiegazione e se ne prendo atto non posso continuare ancora, quindi vi saluto tutti, vi ringrazio per l’attenzione

Grazie a tutti, associati, donatori e visitatori occasionali.

Ciao.

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Senza meno

Audio

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Descrizione

Spieghiamo una espressione italiana ironica, che è bene conoscere ma che non vi consiglio di usare. Non è una parolaccia ma può essere offensiva se usate il tono sbagliato. Episodio senza trascrizione (per ora) registrato durante un viaggio in automobile.

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Si fa per dire

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Audio

Trascrizione

Ciao ragazzi e benvenuti all’ascolto di questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente. Oggi vediamo l’espressione idiomatica “si fa per dire” e ringrazio Ulrike, un avvocato di Berlino fedelissima ad italiano semplicemente per avermi proposto questa spiegazione.

Prima della spiegazione vi do le ultime notizie. Finalmente è nata l’associazione culturale che si chiama esattamente come il sito: Italiano Semplicemente.

Naturalmente tutti possono iscriversi all’associazione, italiani e stranieri. E’ un progetto pensato per gli stranieri, sin dal 2015 quando è nato il nostro sito, quindi ci sembra giusto permettere a tutti di appartenere all’associazione.

Vi ricordo tra l’altro che è stato possibile creare l’associazione solamente grazie alle generose donazioni di tutti voi, che io ho sempre chiamato membri della famiglia di Italiano Semplicemente.

Quindi per tutti coloro che sono interessati possono aderire all’associazione Italiano Semplicemente. Da quel momento potranno accedere a tutte le lezioni del sito, quindi anche a tutte le lezioni del corso di Italiano Professionale. Stiamo comunque già lavorando anche su dei corsi speciali per aiutare i principianti della lingua, dedicati ugualmente ai membri dell’associazione. Se volete saperne di più vi invito a leggere il regolamento (lo Statuto) dell’associazione e le condizioni di adesione.

Vi aspetto numerosi dunque, per chiedere di aderire è sufficiente una email all’indirizzo italianosemplicemente – chiocciola – gmail.com.

Adesso occupiamoci dell’espressione di oggi: “Si fa per dire

“Si fa per dire” è una espressione italiana utilizzatissima da tutti, tutti i giorni ed in ogni mento della giornata. Non credo esista un solo italiano che non abbia mai detto “si fa per dire” nella sua vita.

Per spiegare bene questa espressione, che può creare dei problemi agli stranieri, userò il solito metodo: spiegherò dunque le singole parole e il senso della frase. Poi faremo alcuni esempi ed alla fine faremo come al solito un esercizio di ripetizione per aiutarvi a pronunciare bene questa frase.

Si fa per dire” è una frase che contiene quattro parole.

La prima è “si”. Si, senza accento, è un pronome, e nella fattispecie è una particella impersonale che si usa soprattutto col verbo dire. Impersonale significa che non si riferisce ad una persona specifica. Ad esempio:

  • si dice che tu sia molto bravo a parlare italiano;
  • di te si dice molto molto bene al lavoro;
  • si parla molto di grammatica in questo gruppo di Whatsapp;
  • Si mangia molto bene in Italia;
  • Si fa molto sport in questa scuola

Quindi la particella “si”, come pronome impersonale si usa appunto per parlare senza indicare una persona specifica; è un pronome impersonale, come ho detto.

Si mangia bene in Italia” significa che in generale, chi viene in Italia, mangia bene. Chi è che mangia bene in Italia? Non ho detto che io mangio bene, e neanche che sei tu a mangiare bene o che sia un mio amico a mangiare bene. Dico invece che “si mangia bene”. Ho usato una modalità impersonale ed ho usato quindi il pronome “si”.

Nella frase “si fa per dire“, è la stessa cosa. Anche “si fa per dire” indica un’azione generica, non un’azione che viene compiuta da una persona specifica.

Vediamo che dopo il pronome “si” c’è poi il verbo fare: “si fa per dire”.

Se osserviamo l’ultimo esempio che ho fatto prima è stato:

  • Si fa molto sport in questa scuola.

Questo significa che in questa scuola, in generale, le persone fanno molto sport, praticano dello sport. Il verbo fare ha un senso: fare sport significa praticare sport, fare una attività sportiva. Questo è importante da dire perché nella frase “si fa per dire” invece non è così: il verbo fare: “si fa” non indica un qualcosa che si fa, come lo sport.

Ma andiamo avanti nel frattempo.

Per dire” sono le ultime due parole della frase. “Per dire” è una coppia di parole che inizia con la preposizione semplice “per”. Per è una delle nove preposizioni semplici.

Ad esempio:

  • per andare al lavoro uso la bicicletta;
  • per parlare italiano bisogna esercitarsi;
  • per mangiare bene occorre venire in Italia.

Vedete che la preposizione “per” in questi casi indica una finalità, un obiettivo da raggiungere. Si tratta di uno dei diversi utilizzi della preposizione per. Ce ne sono una decina in tutto. Per si usa in molti modi diversi. Uno di questi è appunto quella di essere una preposizione finale. E’ usata per arrivare ad una conseguenza, ad un obiettivo, o per indicare una necessità.

  • Uso la bicicletta per andare al lavoro.

Andare al lavoro: questa la finalità, l’obiettivo della bicicletta: Uso la bicicletta per andare al lavoro.

  • Per parlare italiano bisogna esercitarsi.

Cosa occorre per parlare bene italiano? Occorre esercitarsi.

Analogamente, come posso fare per mangiare cibo di qualità? Serve venire in Italia. Se vado in Italia sicuramente mangerò bene. Ovviamente questi sono solamente degli esempi 🙂 si mangia bene anche in altri paesi del mondo, non solo in Italia.

Passiamo ora al significato della frase intera.

In virtù di quanto abbia detto sull’utilizzo della preposizione “per”, “si fa per dire”, va interpretato così: perché si fa? Si fa per dire!

Questo è l’obiettivo! Il motivo per cui “si fa” è “per dire”.

Nonostante tutto, ancora non si comprende bene però il significato.

Quello che porta fuori strada è la prima parte: “si fa”.

In effetti, come dicevo prima, in verbo fare in questa frase porta un po’ fuori strada, perché la frase dovrebbe essere “si dice per dire” che è più comprensibile.

Si dovrebbe cioè usare il verbo “dire” due volte, ma questo suona un po’ male. “

A volte però, notate bene, si dice anche “si dice tanto per dire“. Si aggiunge quindi la parola “tanto”. Oppure anche “si fa tanto per dire” che ha lo stesso significato. Questo può aiutarvi a comprendere.

Tanto per” si usa spesso in italiano anche in altre frasi.

Ad esempio:

  • Sì, sono venuto a trovarti, ma tanto per vedere come stavi;
  • Sono andato a vedere il film al cinema, ma l’ho fatto tanto per curiosità;
  • Ho accettato un nuovo lavoro. Vuoi sapere perché l’ho fatto? Così, tanto per cambiare;

Questi esempi vi fanno comprendere come “tanto per” significa quindi “solo per” o “soltanto per“. Si usa quindi per dire che una cosa non è molto importante. “Tanto per” nel linguaggio parlato si usa in questo modo.

Notiamo poi che “tanto per” che sono due parole è diverso da “pertanto” che è una sola parola ed è equivalente a “perciò”.

Quindi “si dice tanto per dire” cosa significa?

Significa “si dice soltanto per dire“, che a sua volta è equivalente a “si fa per dire“. Tutte queste frasi sono equivalenti, hanno lo stesso significato e vogliono dire che la cosa che si è appena detta non è proprio da intendere e da leggere così come è scritta, alla lettera, ma meno seriamente. Quindi “si fa per dire” serve a alleggerire una frase in termini di importanza.

Oppure la frase si usa per chiarire che quanto si è detto, per dire che è semplicemente un esempio, o soltanto un’ipotesi, nelle intenzioni di chi parla. Quando ci si accorge che quello che abbiamo detto potrebbe essere frainteso allora possiamo aggiungere “si fa per dire”. è come dire: non prestare troppa attenzione a quello che ho detto, perché ho fatto solo un esempio, oppure ho usato una frase che mi è venuta spontanea, che non va interpretata alla lettera, troppo seriamente.

Se vogliamo sostituire la frase con una equivalente possiamo dire “più o meno” o “indicativamente“.

Facciamo alcuni esempi:

C’è una partita di calcio e la tua squadra ha perso giocando malissimo. Tutti i giocatori erano stanchi e rassegnati, e l’unico giocatore che ha provare a vincere, si fa per dire è l’attaccante, che tira in porta una volta ma senza impensierire il portiere.

Quindi diciamo che l’unico giocatore che prova a vincere la partita è l’attaccante della squadra che ha perso. Il giocatore infatti ha tirato in porta senza impensierire il portiere avversario. Diciamo quindi che si fa per dire che ha provato a vincere, cioè non ha veramente provato a vincere, ma sicuramente ha fatto più dei suoi compagni che erano stanchi e poco motivati.

Secondo esempio: ora che è stata superata la crisi economica mondiale, si fa per dire, ora ogni paese del mondo deve provare ad aumentare il tasso di occupazione.

Quindi questa volta voglio dire che la crisi economica mondiale non è veramente una cosa risolta del tutto, quindi dopo aver detto: “ora che è stata superata la crisi economica mondiale” mi accorgo che la frase che ho detto potrebbe sembrare esagerata. Non è in fondo cambiato molto per i cittadini di tutto il mondo e chi aveva problemi economici ancora continua ad averne, quindi aggiungo “si fa per dire”. E’ questa una frase che può anche essere messa tra parentesi, oppure tra due virgole, una prima e una dopo, proprio perché si deve fare una pausa prima e dopo aver pronunciato questa frase.

Bene che avete tutti ma proprio tutti, si fa per dire, capito il significato di questa frase possiamo fare un esercizio di pronuncia. Ripetete dopo di me copiando la mia voce ed il mio tono.

Si fa

per dire

Si fa per dire

Si fa per dire

Grazie a tutti, ora mi piacerebbe che tutti, si fa per dire, abbiano voglia di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente. Vi aspetto.

Ciao ragazzi.

Tirare a campare

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici, spero stiate tutti bene. Da parte mia devo dire che  non c’è male, sto molto bene, sia fisicamente che moralmente.

tirare_a_campare_immagine

A volte mi capita anche di non essere in forma, ma ad ogni modo non faccio sicuramente parte di quella categoria di persone che alla domanda “come stai” risponde con ad esempio: “così così” , oppure “si sopravvive“, o anche “si tira a campare” o “tiro a campare“.   Molte persone rispondono proprio così:  “si tira a campare”. Non so se avete mai sentito questa espressione,  molto usata soprattutto  dalle persone anziane, o almeno a me è capitato spesso di ascoltarla da persone con una età abbastanza avanzata.

Di espressioni simili ce  ne sono molte, tra cui vivacchiare, che poi è un semplice verbo, una distorsione del verbo vivere, oppure anche la frase “vivere alla meglio“.

Tirare a campare è la frase quindi su cui voglio soffermarmi oggi.  Il verbo tirare in questo caso è utilizzato in un modo veramente strano,  insolito direi.  Tirare qualcosa significa prendere una cosa con le mani e portare questa cosa verso di sé: tirarla a sé o tirarla verso di sé.  Questo è il modo più utilizzato di usare questo verbo. Tirare quindi è il contrario di spingere. Si può tirare una corda, si può tirare una maniglia di una porta, ma si può tirare anche un sasso però, ed in questo caso tirare significa lanciare, prendere una cosa e lanciarla, tirarla lontano. Quindi è esattamente il contrario di prima. Analogamente si può tirare un calcio di rigore nel gioco del calcio, e qui tirare il rigore equivale a battere un calcio di rigore o di punizione. Non è esattamente un verbo facilissimo da usare pertanto.

Qui in questa frase “tirare a campare” si sta invece parlando della propria vita. Campare infatti significa più o meno, essere vivi, sopravvivere. Come stai? “Si campa” , “si sopravvive” , anche questa è una risposta del tutto equivalente a tirare a campare. “Si campa”  significa quindi “si sopravvive“, ma “si tira a campare“, oppure se parlo in prima persona:”tiro a campare” ha un senso ancora più forte che indica uno sforzo, una fatica che si fa cercando di sopravvivere.

Infatti quando si fa fatica a fare qualcosa si può anche usare il verbo tirare in un altro modo. Posso dire “tirare avanti a fare qualcosa“. Ad esempio:

Come stai? Una risposta può essere:

Si tira avanti“: anche questa è una risposta analoga ed equivalente a “si tira a campare“.

In altri contesti posso ugualmente usare tirare avanti. Al lavoro posso chiedere ad un collega: Come va con il tuo progetto lavorativo? Risposta:”Lo sto tirando avanti a fatica“.  Cioè faccio fatica a proseguire con il progetto, riesco a portarlo avanti ma con fatica, faccio un notevole sforzo: lo tiro avanti con fatica. È come se spingessi in avanti qualcosa di pesante.  Questo podcast è anche quindi una risposta a Alexandre su Twitter che mi ha chiesto il significato di “fare fatica a fare qualcosa” . Ecco, la fatica, caro Alexandre,  può essere sia fisica che psicologica,  cioè mentale.

Quando si fa fatica a sollevare qualcosa si tratta di fatica fisica, ma se faccio fatica a fare un lavoro mi riferisco invece allo sforzo mentale, all’impegno che devo mettere in quel lavoro, oppure alla volontà che devo mettere perché magari non mi interessa quel lavoro, non mi interessa ma qualcuno mi ha chiesto di farlo,  oppure non ho la capacità di farlo, è troppo difficile. La fatica quindi può dipendere da molte cose diverse.

Nel caso di tirare a campare si fa fatica a campare, cioè a sopravvivere. Se una persona ha delle difficoltà economiche, cioè ha problemi di denaro, dei seri problemi economici, magari non ha i soldi per acquistare il cibo o per la casa o cose di prima necessità, in questo caso ha senso dire: faccio fatica a tirare avanti, oppure tiro a campare come posso, riesco a tirare a campare. In tal caso si vuole dire che nonostante le difficoltà, vado avanti, sopravvivo ma con fatica. Invece questa frase tirare a campare è spesso usata, direi in modo improprio, per dire: va bene ma potrebbe andare meglio, va bene ma ho dei problemi.  Non sono soddisfatto.

Non ci sono quindi in realtà seri problemi  economici legati alla sopravvivenza, problemi a mangiare o cose del genere. Oppure è solo un modo ironico di rispondere.

Alcune persone hanno infatti  quasi il timore, la paura di dire che tutto va bene, che sono felici di come vadano le cose. Chissà perché. Ed allora rispondono con “si tira a campare“. Forse queste persone hanno paura di attirare troppo l’attenzione e che la loro felicità possa essere motivo di invidia da parte di chi ascolta, oppure rispondono così per non sembrare troppo esagerati e per non vantarsi.  Quindi usiamo il verbo tirare: è  come se noi stessi fossimo spinti a fatica in avanti, come se avessimo mille difficoltà a superare dei problemi.  Ecco perché si usa il verbo tirare. È la vita stessa a cui ci si riferisce. Qui è importante l’uso della preposizione semplice “a“. Tirare a campare. È quindi simile alla frase “riuscire a vivere”  o “riuscire a sopravvivere“. Ecco perché si usa la preposizione “a”. Campare non è però esattamente come vivere o sopravvivere. Campare significa avere cibo a sufficienza per sopravvivere, nonostante mille difficoltà. Tra l’altro il verbo campare è molto usato nelle espressioni idiomatiche italiane: Un altro modo di dire abbastanza diffuso è infatti “campa cavallo che l’erba cresce“. Ma questa frase la spieghiamo la prossima volta in un altro episodio di italiano semplicemente.

Insomma avete capito che tirare a campare è la frase idiomatica di oggi, non molto intuitiva da comprendere. Spero sia riuscito a spiegare bene il senso. Spero anche che non impariate ad usare questa espressione parlando di voi stessi e della vostra situazione personale, anche perché,  secondo me, con questo tipo di risposte si mette anche un po’ in imbarazzo chi fa la domanda: come stai? Ci si aspetta sempre che si risponda: benissimo grazie e tu?

Ciao ragazzi ci vediamo al prossimo podcast di italiano semplicemente.