Protetto: ITALIANO PROFESSIONALE (Principianti) – La Costituzione Italiana (domande & risposte) – Art.3

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La zanzara zuzzurellona e la pronuncia della lettera zeta

Audio storia

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Audio spiegazione

Trascrizione

Buongiorno e benvenuti su Italiano Semplicemente. Oggi voglio parlarvi della zanzara zuzzurellona, l’ultimo degli episodi per principianti, appena realizzato. E’ una storia divertente, raccontata dalla voce di mio figlio Emanuele di 10 anni.

E’ una storia per principianti perché oltre alla storia raccontata con la voce di Emanuele ci sono anche le domande & risposte: circa 80 domande e relative risposte sulla storia, che aiutano i principianti della lingua italiana a ben pronunciare la lettera z, ascoltando anche la mia voce. La lettera zeta è infatti una delle lettere più difficili, più ostiche da pronunciare. Come al solito in questo sito a me piace cercare di fare qualcosa di più che una lezione noiosa sulla pronuncia, o peggio ancora sulla grammatica, quindi mi sono inventato questa storiella e ho chiesto a mio figlio di raccontarvela.

Oggi quindi vi spiego cosa c’è dietro questa storia e poi vediamo la pronuncia della zeta.

Allora: E’ divertente come storia? Sicuramente sì, ma a dire il vero la storia ha un contenuto non troppo nascosto e anche abbastanza triste. La storia infatti ci fa riflettere, perché parla di migranti, parla di emigrazione, di persone che si spostano da un paese non europeo (in questo caso l’Azerbaigian) verso un paese europeo, in un paese dell’Unione Europea (non importa quale, può essere anche l’Italia). Si tratta di persone quindi nel linguaggio nascosto (e non di zanzare), persone che entrano in un paese spesso senza autorizzazione, senza essere autorizzati, senza avere un permesso. Spesso arrivano attraverso delle imbarcazioni, sui cosiddetti “barconi del mare“. Il barcone (così vengono chiamate le imbarcazioni spesso vecchie, pericolose e riempite oltremisura di persone) questa volta è semplicemente una “tazza“, come quelle che si usano per fare colazione, sulla quale viaggia la zanzara “azera“, cioè originaria dell’Azerbaïgian. In Italia siamo italiani, in Azerbaigian sono azeri.

La zanzara zuzzurellona infatti rappresenta un po’ questo tipo di persone, persone disperate che vanno alla ricerca di un futuro migliore. Ma cosa c’entra questo con la zeta? Non c’entra nulla, se non per via del fatto che solitamente i migranti non conoscono bene la lingua italiana.

Vi spiego un po’ allora:

La Zanzara azera sembra aver perso il controllo. Non sembra “raccapezzarci” molto all’inizio. La zanzara infatti ha perso la memoria nella storiella (è caduta da un pero, cioè da un albero di pere). E poi ha attraversato il Mar Nero sulla sua tazza 🍵.

Sua zia (la zia della zanzara) voleva riportarla a casa, voleva riportarla indietro, sulla “retta via” di casa, cioè in Azerbaigian, ma la zanzara esprime la ferma volontà di restare per poter gestire autonomamente la sua nuova vita, col suo passato da dimenticare. Infatti ha perso la tutti memoria, ad indicare che le persone che incontra la zanzara non sanno chi sia, è solo una zanzara straniera. Non sanno nulla di lei, e non ha alcuna importanza il paese da cui viene e il suo passato.

Il suo passato è da dimenticare. Questo vuole essere il MESSAGGIO nascosto: la memoria non le servirà nel nuovo paese.
La zanzara, come dicevo, però è forte, è determinata, ha coraggio da vendere, ed è persino disposta a vivere in un “ospizio“, dice il finale della storia.

L’ospizio è un ricovero per anziani. Un posto non molto felice a dire il vero, dove si aspetta solamente la morte e si è spesso dimenticati da tutti.

La storia, seppur viaggiando su un tono scherzoso, racconta quindi una realtà tangibile, vissuta da molti stranieri in difficoltà (ai quali non si permette di avere né una memoria né una dignità). La zia, facendole comprendere la condizione di disagio che vive la nipote, incarna (cioè rappresenta) la razionalità che si arrende alla legge del più forte. Questo è la Zia.

La zanzara però sfida le avversità. Promette di non pungere e di non ronzare, in poche parole è disposta ad “azzerarsi” completamente. Cos’è una zanzara se non può ronzare e non può pungere?

Azzerare in italiano significa “cancellare tutto”, come se si trattasse di cancellare il contenuto di un CD, o di una memoria di un computer. Azzerarsi è invece azzerare se stessi, cioè cancellarsi, annullarsi e ricominciare da capo.

La zanzara “azera” però non vorrebbe “azzerarsi”, perché vorrebbe dire dimenticare il passato e lei, invece, vorrebbe essere ospite in un paese che riconosce la sua nazione, la sua dignità e i suoi problemi.

Ma la zanzara è disperata ed è disposta a rinunciare persino alla sua natura di zanzara. L’alternativa sarebbe salire su di una zattera che la riporti indietro, seguendo il consiglio della zia, e tornare nella precarietà della sua vita precedente. Allora meglio un ospizio, dove solitamente si aspetta la morte. Ma il futuro è stato sfidato.

Passiamo invece alla lingua italiana ed alla pronuncia della lettera zeta.

In italiano esistono due tipi di zeta. La zeta sonora e la zeta sorda. I nomi non vi dicono nulla naturalmente, ma la zeta sonora è quella di zanzara, di zona, euro-zona e Azerbaigian mentre quella sorda è quella di zia, ospizio eccetera.

Molti diranno: ma che differenza c’è? A me sembra sempre uguale!

Ed invece uguale non è, perché se state attenti potrete notare la Differenza tra la zeta sonora e sorda.

Posso darvi qualche indicazione sulla pronuncia anche parlando della posizione della lingua.

Nella zeta sonora la lingua tocca i denti superiori ed il palato superiore nello stesso tempo.

Nella zeta sorda invece la lingua tocca solamente il palato superiore e non i denti.

Vediamo la storia allora è vediamo la pronuncia delle parole con la zeta. Ce ne sono moltissime.

Una zanzara zuzzurellona (sonora) ,
Andava a zonzo (sonora) nell’euro-zona,

Andare a zonzo significa andare in giro, girare senza meta, senza sapere dove si va, mentre zuzurellona è un aggettivo che si dà agli adulti che si comportano un po’ come i bambini e che hanno degli atteggiamenti scherzosi.

Lei non sapeva di essere azera (sonora)
Non ricordava neanche chi era.
Su di una tazza (sorda) arrivò dal mar nero,
Dopo che un giorno è caduta da un pero.
Come mi chiamo? In che zona (sonora) sono?
Dove mi trovo e qual è la mia razza (sorda)?
Risponda qualcuno o diventerò pazza (sorda) !
Sebbene sua zia (sorda) avesse la tosse, le spiegò presto di che razza (sorda) fosse:
In questa zona (sonora) non puoi più restare,
Non per la razza (sorda) ma per la nazione (sorda).
L’Azerbaigian (sonora) non è nell’Unione.
Cara zanzara (sonora) occorre prudenza (sorda)
La polizia (sorda) qui non scherza (sorda) per niente,
E la libertà, sai, non ha prezzo (sorda)
prendi una zattera (sonora) , riparti da zero! (sonora)
Ma la zanzarina (sonora) rispose con zelo (sonora)
Sto sempre in silenzio (sorda) non pungo e non ozio (sorda) ,

Qui è il verbo oziare cioè non fare nulla. La zanzara promette di lavorare quindi è non di oziare, non di non fare nulla.

non ho, se ricordo, neanche un sol vizio (sorda)

La zanzara non è neanche sicura di ricordare se ha dei vizi (sorda) ma dice di non avere un sol vizio, cioè di non avere neanche un vizio, neanche uno.

Potrebbe andar bene se sto in un ospizio (sorda)?

Quindi la storia si conclude con la zanzara che si dichiara disponibile a restare in un ospizio (sorda) che, almeno dal nome sembra dichiarare ospitalità, quella ospitalità che manca nei paesi dell’Unione Europea.

Non è molto semplice per molti stranieri distinguere le due tipologie di zeta. Molti italiani anche le sbagliano.

Io stesso la parola zio spesso la pronuncio con la zeta sonora sbagliando. Lo stesso accade a molti italiani con la parola zucchero che si pronuncia con la zeta sorda.

Proviamo a fare un piccolo esercizio di ripetizione per imparare la pronuncia.

La zanzara azera

Andava a zonzo nell’euro-zona

La zanzara zuzzurellona

La zia della zanzara

La zattera

La tazza

Diventerò pazza

Razza

Prudenza

Polizia

La polizia non scherza

La libertà non ha prezzo

Starò in silenzio

Non ozierò

L’ospizio

Vizio

Non ho alcun vizio

Ricordate che pur esistendo delle regole, sono praticamente inutili da imparare perché mentre parlate non potete pensare alle regole. Molto meglio parlare ed esercitarsi.

Grazie a tutti per l’ascolto. Grazie ai donatori di italiano semplicemente e viva le zanzare.

L’alfabeto italiano (due modi per impararlo velocemente)

Audio

Audio

Trascrizione

Buongiorno ragazzi, oggi vediamo l’alfabeto italiano e due diversi modi per impararlo velocemente.
Il primo modo è quello di associare le singole lettere con delle città, ma non solo città.
Gli Italiani di solito usano questa tecnica per fare lo spelling, cioè per dettare lettera per lettera. Vediamolo insieme:

A come Ancona
B come Bologna
C come Como
D come Domodossola
E come Empoli
F come Firenze
G come Genova
H come Hotel
I come Imola
J come Jolly
K come Kappa
L come Livorno
M come Milano
N come Napoli
O come Otranto
P come Perugia
Q come quadro
R come Roma
S come Savona
T come Torino
U come Udine
V come Venezia
W come Whisky
X come Xenofobia
Y come Yankee
Z come Zagabria

In realtà ci sono le vocali “O” come Otranto, ed “E” come Empoli, che hanno un suono aperto e chiuso:

“O” Aperto: Ostrica

“O”chiusa: Orologio

“E” aperta: Erba

“E” chiusa: Erbetta

Quindi se dovessi dire il mio nome lettera per lettera direi:

Genova, Imola, Otranto, Venezia, Ancona, Napoli, Napoli, Imola.

Il secondo metodo per imparare l’alfabeto è fare il seguente esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me.

a

ab

abc

abcd

abcde

abcdef

abcdefg

abcdefgh

abcdefghi

abcdefghij

abcdefghijk

abcdefghijkl

abcdefghijklm

abcdefghijklmn

abcdefghijklmno

abcdefghijklmnop

abcdefghijklmnopq

abcdefghijklmnopqr

abcdefghijklmnopqrs

abcdefghijklmnopqrst

abcdefghijklmnopqrstu

abcdefghijklmnopqrstuv

abcdefghijklmnopqrstuvw

abcdefghijklmnoprstuvwx

abcdefghijklmnoprstuvwxy

abcdefghijklmnoprstuvwxyz

Donne e motori, gioie e dolori

Audio

Video con sottotitoli

Trascrizione

Trascrizione a cura di Shrouk M. Helmi

Buonasera amici di italiano semplicemente, oggi spieghiamo una espressione idiomatica tutti italiana, per chi non ci conosce benvenuti  su podcast di italianosemplicemente.com, livello intermedio, quindi tutti coloro che conoscono già la lingua italiana e che vogliano migliorare la loro pronuncia possono ascoltare questi podcast e ripetere l’ascolto più volte seguendo le regole di italianosemplicemente.com, che è un sito che si basa sulle regole del metodo TPRS e sulle così cosiddette 7 regole d’oro. Tra queste regole c’è l’ascolto ripetuto di una storia, e questa appunto è una storia che parla del significato di una espressione, una espressione tipica italiana che è la seguente:

Donne e motori, gioie e dolori

Non so vi sia mai capitato di ascoltare questo tipo di espressione italiana: Donne e motori, gioie e dolori che fa la rima: Come avete sentito c’è la rima: donne e motori, gioie e dolori.

La rima è quando in una frase due parole finiscono nello stesso modo, in questo caso  motori finisce con le tre lettere O-R-I come la parola dolori, quindi: donne e motori, gioie e dolori: questa è la rima, la rima è usata nella poesia ovviamente, ma a volte è usata anche nei proverbi, nei proverbi, nei modi di dire, dove appunto si usano questi  frasi  fatte  per indicare qualcosa che abbia un significato corrente, allora: Donne e motori, gioie e dolori. Spiegerò  inizialmente le parole, dopodiché passerò  alle spiegazione del significato dell’espressione e alla fine faremo qualche esempio e un esercizio di ripetizione.

Allora donne e motori: sapete cosa sono le donne, le donne sono persone di sesso femminile. A dire il vero sono le persone di sesso femminile che hanno compiuto  i 18 anni; le donne prima sono bambine poi diventano ragazze, dopodiché diventano donne: Una volta compiuto il diciottesimo anno di età.

Perché dico questo, perchè quando si dice donne e motori, gioie e dolori si fa riferimento alle donne nel loro relazionarsi col sesso maschile e questo avviene fondamentalmente durante la maggiore età, durante l’età adulta. Abbiamo spiegato il significato della parola donna, passiamo alla seconda parola motori.

I motori sono le cose che fanno funzionare gli automobili, i motori sono quel meccanisimo che fa funzionare  un’automobile, che fa funzionare un’autovettura qualsiasi, e che può essere inserito veramente anche in un aereo  o in un qualsiasi dispositivo mobile elettrico o che si alimenta con combustibile fossile, quindi il motore è quell’insieme di meccanismi alimentati  solitamente con carburante tipo benzina o gasolio, che fa funzionare un’automobile, e si sa che almeno gli italiani, gran parte degli italiani sono appassionati dei motori, appassionati di motori vuol dire avere passione per i motori cioè essere innamorati di motori. Molti italiani hanno una passione per i motori e hanno una passione anche per le donne, quindi gli uomini, le persone che di sesso maschile italiane quindi tutti gli italiani sono appassionati sia di donne che di motori.

Io non faccio parte di questa categoria di persone appassionata di motori ma faccio parte della categoria di persone appassionata di donne, quindi in questo caso  per me questo detto donne e motori, gioie e dolori non è completamente vero.

In ogni caso continuiamo la spiegazione della frase che termina  con la seconda parte della frase che è: gioie e dolori. Donne e motori, gioie e dolori: gioie è il plurale della parola gioia, gioia significa  felicità è una persona che prova  gioia, è una persona felicità,una persona che prova un sentimento di  felicità, un sentimento di contentezza, quindi la gioia è il sentimento  probabilmente più bello che esiste.

Diciamo che il fine ultimo dell’esistenza umana è la felicità, quello che conta è essere felice nella vita; la gioia invece spesso indicata come la felicità associata a un qualcosa, se qualcosa ci procura  gioia vuol dire che questo qualcosa è importante, quindi gioie, il plurale di gioia significa felicità, se una cosa ci procura gioia vuol dire con quella cosa, cioè tramite quella cosa siamo felici, siamo più contenti e queste cose sono per gli italiani maschi, gli italiani di sesso maschile, sia le donne che i motori: donne e motori, gioie e dolori.

Dolori: cosa sono i dolori? Ebbene i dolori così come gioie il plurale di gioia, dolori è il plurale di dolore. Il dolore è quel sentimento che si avverte cioè che si recepisce, ogni qual volta che ci facciamo male, che ci procuriamo del male. Se ad esempio mi faccio male ad un piede perché sbatto  il piede su una sedia o se sbatto la testa da qualche parte, avverto il dolore, avverto del dolore del piede o alla testa.

Se mi pungo con un ago avverto dolore, se mi pungo  un dito avverto del dolore, avverto il dolore al dito, quindi il dolore è un sentimento negativo ed evidentemente esiste il dolore fisico, quando mi pungo con un ago o sbatto il piede o sbatto la testa da qualche parte: questo è il dolore fisico ma esiste anche un altro tipo di  dolore: quello emotivo, il dolore quindi in generale è una parola che è utilizzata in Italia per indicare quel sentimento negativo che si avverte quando qualcosa ci fa male, ci fa male dal punto di vista fisico, ci può colpire ma ci può far male anche dal punto di vista emotivo, dal punto di vista psicologico, quindi così come ci può far male  una bastonata fisicamente ci può far male un insulto, ci può fa male anche un occhiataccia, ci può far male anche quindi un brutto sguardo da parte di qualcuno, ci può far male una brutta parola, un insulto.

Soprattutto le persone a noi più care hanno la facoltà, se vogliono, di farci del male perché evidentemente più teniamo ad una persona più diamo importanza alle loro azioni ed alle loro parole, quindi queste persone possono farci del bene ed analogamente hanno la facoltà di farci del male.

Quindi i dolori possono arrivare da qualsiasi cosa materiale o non materiale, l’importante è che ci possono fare del male in qualche modo. Quindi la frase donne e motori, gioie e dolori è una frase indicata in Italia per dire che sia le donne che i motori, cioè le automobili, che sono le due passioni, le due grandi passioni  della maggior parte degli italiani, hanno la facoltà che di farci del bene e anche di farci del male; hanno la facoltà sia di procurarci gioie che di procurarci felicità, sia di procurarci dolori sia di procurarci fastidi, di farci del male, quindi: donne motori, gioie e dolori è una frase utilizzata dagli italiani per indicare che sia le donne sia le automobili, sia i motori che le persone di sesso femminile hanno la facoltà di procurarci delle gioie cioè di procurarci felicità che di farci del male quindi di procurarci dei dolori, in questo caso non  fisici ma evidentemente  di farci soffrire  di dolori psicologici: tutto ciò che ci può fare del bene in generale è tutto ciò anche che può farci del male: questa è una regola che evidentemente vale e tutte le cose a cui noi teniamo; in Italia teniamo di più alle donne ed ai motori, di conseguenza il detto donne e motori, gioie e dolori è una frase che sintetizza le passioni degli italiani, sintetizza il fatto che gli italiani sono molto sensibili quando vengono toccati su questi due argomenti:

Date una macchina e una bella donna all’italiano medio e lui sarà felice; togliete la macchina e togliete una bella donna all’italiano medio e lui sarà infelice: Donne e motori, gioie e dolori.

Non so se questo detto (DETTO: proverbio) può essere applicato anche a persone di altre nazionalità; credo di si, in ogni caso essere passionali  come lo sono gli italiani… -almeno è quello che si dice della maggior parte degli italiani –  essere passionali  significa provare delle passioni, avere delle passioni, essere appassionati di qualcosa e quindi rendersi vulneranabili; vuol dire dare la capacità a qualcuno o a qualcosa di farti del male. Chi è vulrenabile vuol dire che qualcuno ti può fare del male; qualcuno può farti del male, la vulnerabilità è una caratteristica che solitamente è associata al sesso femminile  e di conseguenza e l’uomo, diciamo il sentimento che si avverte quando si parla di virilità cioè di essere uomini virili è quello di essere il meno vulnerabili possibili: più si è vulnerabili cioè più si è sensibili, più gli altri hanno la capacità di farti del male cioè più aumentano  i tuoi  punti deboli, e  meno si è uomini: questo almeno è il pensiero o quanto meno è stato il pensiero in passato di quello che è il concetto di virilità, di quello che è il concetto di essere “uomo” – più si è vulrenabili, meno si è uomini.

Coloro che sono vulrenabili vuol dire che sono coloro che  hanno più probabilità di essere colpiti dagli altri. che hanno più probabilità di essere “sconfitti”, se possiamo usare questo termine.
Donne e motori, gioie e dolori: possiamo fare qualche esempio di utilizzazione di questa frase. Potete ascoltare questa frase casualmente in Italia quando  due persone parlano tra loro magari davanti  ad un distributore automatico di caffè, dove molto spesso le persone parlano di queste cose; potrebbe capitarvi di ascoltarla casualmente alla radio o in televisione, in ogni caso è molto frequente l’utilizzo di quest’espressione.

Ad esempio  possiamo pensare a due persone che parlano tra loro e una di queste due persone dice all’altra di avere dei problemi sentimentali  perchè la moglie lo fa molto soffrire e nello stesso tempo, magari, dice:

Sai che cosa è successo, mia moglie mi ha lasciato e mi si è rotta anche la macchina, accidenti! Non basta che  mia moglie mi ha lasciato, ma si rotta anche la macchina!

il suo amico lo potrebbe dire:

eh! Beh, allora si sa: Donne e motori, gioie e dolori!

Quindi sia le donne che le automobili, cioè i motori  ci danno sia gioie che dolori: questo è l’unico esempio che mi viene in mente.

Ovviamente è una frase questa  che si utilizza sempre col sorriso sulle labra, è una frase che si dice sempre in maniera scherzosa, è una frase che si utilizza ovviamente in famiglia o tra amici: non credo proprio  che è una frase che possiate utilizzare in un contesto un po’ più formale  perché ovunque si parli di sentimenti, ovunque si parli di passioni, evidentemente le persone che ne parlano si conoscono molto bene, quindi o in famiglia, ossia in un contesto familiare o ci si trova tra amici. Di conseguenza  non vi consiglio di utilizzare quest’espressione in un ambiente più formale.

Okay, adesso proviamo  a fare un piccolo esercizio di ripetizione, credo che se esercizio utile per tutti coloro che stanno ad un livello non molto avanzato di conoscenza  della lingua italiana, credo sia utile perché queste persone non sono abituate a parlare l’italiano, non sono abituate ad ascoltarsi mentre parlano, di conseguenza  potrebbero non rendersi  conto  degli errori  che fanno quando pronunciano  quest’espressione.

Ci sono molte persone ad esempio  che non riescono a pronunciare le doppie consonanti, ci sono persone che hanno problemi  con particolari lettere italiane tipo la “C” o con la “Ch” magari e altre persone invece  che hanno dei problemi  più relativi  alla melodia della lingua, la melodia della lingua italiana. Quindi ci sono persone, come ad esempio gli spagnoli, che quando parlano l’italiano conservano la cadenza spagnola, cioè la cadenza o la melodia. La melodia della lingua italiana è completamente diversa dalla melodia della lingua spagnola, di conseguenza se una persona di nazionalità spagnola impara la lingua italiana e comincia a parlare l’italiano deve imparare anche la cadenza della lingua italian. Se conserva la cadenza della lingua spagnola, evidentemente, la sua comunicazione sarà molto efficace, quindi è molto importante effettuare esercizio come un esercizio di ripetizione come  questo per  capire qual’è il modo corretto di pronunciare un’espressione.

E’ anche per questo motivo  che la ripetizione è importante; la ripetizione dell’ascolto, ripetere più volte l’ascolto di un file del podcast aiuta a memorizzare  non solo le parole ma a memorizzare  anche la melodia  della lingua.
Allora cominciamo con il nostro esercizio  di ripetizione, io dirò cinque volte la frase, lascerò il tempo  a voi di ripetere: ascoltate me, provate poi a ripetere cercando di imitare il mio tono  della mia voce: non pensate alla grammatica, non pensate alle regole grammaticali perché questo non vi serve a nulla. L’unica cosa che più vi occorre  è la pazienza; ascoltare più volte e ripetere ogni volta l’esercizio.

Allora cominciamo:
Donne e motori, gioie e dolori.

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Una seconda volta: Donne e motori, gioie e dolori.

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Attenzione perchè la parola donna ha due “N” quindi non è “done” ma è “donne”.

Una terza volta: Donne e motori, gioie e dolori.

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Infine una velocità un po’ più spedita, una velocità più alta, quella che si utilizza per le conversazioni normali: Donne e motori, gioie e dolori.

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Cercate di ripetere alla stessa velocità, facciamo un’ultima volta: Donne e motori, gioie e dolori.

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Grazie amici   di aver ascoltato  questo podcast, oggi un po’ più corto del solito.

La prossima volta che registrerò un podcast  per il livello intermedio, mi occuperò in particolare di una parola o meglio di due parole molto diffuse  nel linguaggio di tutti i giorni: delle parole che derivano in realtà da una parolaccia, queste due parole sono: incazzarsi e scazzarsi. Rimanete quindi  con noi, con italianosemplicemente.com.

Se vi è piaciuto il file audio, se vi è piaciuto quest’articolo cliccate su mi piace e in questo modo c’è più probabilità che Facebook  vi ricordi gli aggiornamenti  di italiano Semplicemente e di conseguenza  voi riusciate a rimanere in contatto  con italianosemplicemente.com  e con le frasi idiomatiche del livello intermedio.

Ciao amici, alla prossima.

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Ascolta la canzone di Bruno Lauzi “il poeta” e vedrai come l’espressione “donne e motori, gioie e dolori” è utilizzata anche nelle canzoni italiane:

IL POETA

Alla sera al caffè con gli amici
si parlava di donne e motori
si diceva “son gioie e dolori”
……..

 

Prego, si accomodi!

Una cristiana ed una musulmana sono alla cassa di un supermercato dopo aver fatto la spesa:

Audio:

Interpreti: Ramona dal Libano (Cristiana), Adriana dalla Colombia (Cassiera e audio supermarket), Shrouk dall’Egitto (Musulmana), Elettra (suono voce supermarket), Amany dall’Egitto (amica della musulmana)

Video

Trascrizione

prego

Cristiana: Prego, dopo di lei, signora!

Musulmana: grazie mille signora!
Cristiana: Prego, di nulla, si figuri!
Musulmana: le dispiace se mentre aspetto prego?
Cristiana: prego, faccia pure, ma stia attenta, la cassa si sta liberando!
Cassiera: Prego, avanti il prossimo!
Amica della Musulmana: la prego di scusarla, era distratta da un’āya di una sura del Corano.
Cassiera: prego?

Buonasera a tutti, dunque, oggi spieghiamo il significato della parola “prego”.
Prego è una parola diffusissima, una parola famosissima in tutto il mondo, una parola che ha più significati. Ho fatto una piccola ricerca su internet.
Ci sono vari luoghi, vari siti internet che cercano di spiegare, per iscritto, i vari significati della parola “prego”.
Devo dire che, come sapete io utilizzo il metodo TPRS, di conseguenza mi piace utilizzare delle storie. Fa parte del metodo, fa parte delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, perché bisogna suscitare delle emozioni, affinché si possano ricordare le parole italiane, i concetti, le frasi e i significati.
Dunque abbiamo costruito questa piccola storia, dico abbiamo perché in realtà l’hanno costruita interamente gli utenti di whatsapp di Italiano Semplicemente; le persone che frequentano maggiormente la chat di Italiano Semplicemente e che si sono divertiti a fare questa piccola storia.
Io l’ho scritta, loro l’hanno interpretata. La storia quindi tratta di una cristiana e di una musulmana, che vanno a fare la spesa. Dunque discutono tra loro, anzi, parlano tra loro, e ne esce fuori una bella storiella in cui la parola prego viene utilizzata moltissimo, e in ognuno dei vari utilizzi che se ne fanno all’interno della storia, il significato è leggermente diverso.
Allora, avete ascoltato la storia; anche la voce dell’audio del supermercato è una voce interpretata dalla nostra amica Adriana, quindi non è una vera voce di supermercato ma abbiamo preso la voce di Adriana, che ce l’ha prestata per l’occasione, gli abbiamo fatto qualche piccolo ritocco con un software, abbiamo ritoccato un po’ l’audio ed è venuta fuori una bella storiella. Allora, “prego”. In questo file audio voglio spiegarvi i vari significati della parola prego. In generale la parola prego, l’uso più diffuso che se ne fa in Italia è come risposta della parola “grazie”.
Quindi se una persona ti fa un favore, tu puoi dire “grazie!” e lui può rispondere “prego!”, quindi può rispondere “prego, non c’è di che!”, “si figuri”, “non fa niente”, “non c’è problema” eccetera.
Sono tutti modi di rispondere in italiano alla parola “grazie!”.
In senso ancora più generale, per poter utilizzare la parola “prego” occorre essere in due, quindi non puoi parlare con te stesso, ma occorre un’altra persona. In generale, la parola “prego!” significa “tocca a te”, “tocca a lei”, “la prossima mossa non è la mia ma è la tua”, della persona con cui si sta parlando, quindi è la tua, o è la sua, dipende se stai dando del tu o del lei a questa persona. Quindi si chiede se si vuole fare o si vuole dire qualcosa.
“Prego” non solo è la risposta di “grazie”, ma “prego” lascia la parola all’altra persona, come dire “tocca a lei”, oppure lascia che l’altra persona faccia qualcosa, ad esempio se sono davanti ad un ascensore e stiamo entrando più persone all’interno dell’ascensore, posso dire, se c’è una ragazza o una persona accanto a me, quando si aprono le porte posso dire: “prego”. Posso dire semplicemente “prego”, che vuol dire Tocca a lei, prego, entri pure, “entra pure tu, poi io entrerò dopo di lei, entrerò dopo di te”.
Questo è uno dei modi di utilizzare la parola “prego”.
Ovviamente questo vale anche per la cassa del supermercato, quindi “prego, si accomodi”, “prego tocca a lei”, “prego, vada avanti”, vuol dire che si sta sollecitando all’azione, cioè “sei tu che devi fare qualcosa, prego”.
A volte è accompagnato anche con un gesto con la mano, volendo, è una abitudine abbastanza diffusa per dire “prego, si accomodi”, “prego, tocca a lei”, e questo quindi significa che si cede il passo ad un’altra persona, invece nel caso della risposta al “grazie”, è semplicemente un “non c’è problema”, “si figuri”.
In realtà la parola “prego” deriva dal verbo pregare, pregare, come è stato utilizzato anche all’interno del file audio, dalla ragazza musulmana interpretata da Shrouk, pregare significa dire a parole, o dire con la mente, pensare, al nostro Dio, o recitare delle parole per il nostro Dio.
Questo quindi è la parola “pregare”, e quindi “prego” significa “io prego”, accorciato: “prego”, quindi anche nel caso in cui si dice: “accomodati, tocca a te”, è come dire “ti prego, vai avanti tu”, “ti prego”, cioè “ti sto pregando,prego”. Prego è la forma abbreviata della frase “ti prego, vai avanti”, “ti prego, accomodati”, “prego, vada avanti lei”, “prego, faccia lei”, “prego, si figuri”.
Quindi vuol dire sempre “la prego”, “ti prego”, cioè è un modo gentile, educato, di dire, di cedere il passo, o di lasciare l’iniziativa all’altra persona con cui si sta parlando.
Ovviamente anche nel caso in cui si risponda al “grazie”, il “prego” deriva sempre dal verbo pregare, quindi “prego”, vuol dire “prego, non c’è problema”, “ti prego, non ti scusare”, “ti prego, non mi devi ringraziare”, è sempre il verbo pregare, all’origine dell’espressione “prego” c’è una parola che riassume una frase più lunga che quindi può essere utilizzata in più circostanze, può essere utilizzata in più contesti diversi quindi.
Nell’ultima espressione del file audio sentiamo la cassiera che dice: “prego?”. In questo caso la cassiera sta dicendo “scusa puoi ripetere?”, cioè “la prego puoi ripetere?”, “ti prego puoi ripetere?”, quindi in questo caso è sotto forma di domanda. La domanda è “prego?”.
C’è anche un altro modo di utilizzare questa espressione, un modo che non è stato utilizzato all’interno del file audio, e questo modo è un modo non educato, e per quello che non l’ho inserito, ma volendo avrei potuto farlo. Avrebbe potuto essere l’ultima battuta del file audio, della piccola storia. Se un’altra persona avesse sentito la ragazza musulmana che parlava di Corano, avrebbe potuto infastidirsi, ad esempio, perché magari era di un’altra religione, e avrebbe potuto dire: “ma ti prego!”, “ti prego”, cioè vuol dire “non sono d’accordo con te”, “ti prego, smettila!” vuol dire in questo caso, “ti prego, non andare avanti”, “ti prego, non mi dire queste cose”, quindi si sta sempre pregando una persona, quindi la forma è sempre quella dell’educazione, ma il tono è tutt’altro.
Il tono è quello di dire” ti prego smettila!”, quindi questo è ancora un altro significato della parola “prego”, anzi, un altro utilizzo della parola “prego”. Come avrete capito, il “prego”, la parola “prego” va utilizzata con un certo tono; a seconda del tono che si utilizza, a seconda della voce che si utilizza, il significato è diverso, quindi fate attenzione quando pronunciate questa parola, quando parlate con degli italiani, perché è importante anche il tono.
auto → it
Musulmana

Il ladro padre e il ladro figlio (Domande & Risposte)

read_the_Story_first

Istruzioni – Instructions:

1 – Leggi la storia ed ascolta il file audio, almeno 3,4 volte. Read the story and listen to the audio file, at least 3.4 times.
2 – Poi scarica il podcast ed ascoltalo almeno mezzora volta al giorno (3,4 volte al giorno) per almeno una settimana. Download the podcast and listen to it at least half hour a day (3.4 times a day) for at least a week.
3 – Leggi ed ascolta le Domande & Risposte almeno mezzora volta al giorno, nella seconda settimana. Read and listen to the Q&A at least half hour a day, in the second week.

5 livello principiante

Domande & Risposte

(Questions and Answers)

download-mp3-audioSpeaker: Suona la SVEGLIA.

Cosa suona? Cos’è che suona?

La sveglia. Suona la sveglia. E’ la sveglia che suona.

Cosa fa la sveglia?

Suona. La sveglia suona.

La sveglia canta?

No, non canta. La sveglia non canta. La sveglia suona.

Speaker: E’ notte, e due ladri, padre e FIGLIO, entrano in una villa per SVALIGIARLA.

E’ notte?

Sì. E’ notte.

Non è giorno?

No, non è giorno, ma è notte.

C’è il sole?

No, è notte, e di notte non c’è il sole!

Quante persone entrano in una villa?

 Due persone. Due persone entrano in una villa.

Sono tre le persone che entrano nella villa?

No, non sono tre, ma due. Due persone entrano nella villa.

Chi entra nella villa?

Padre e figlio. Padre e figlio entrano nella villa.

Dove entrano le due persone?

In una villa. I due entrano in una villa.

I due entrano in una casa?

Sì, padre e figlio entrano in una casa, una grande abitazione.

 Perché?

Per svaligiarla. I due ladri entrano nella villa per svaligiarla.

I due ladri entrano nella villa per osservarla?

No, non entrano nella villa per osservarla. Non entrano per guardarla o ammirarla, ma per svaligiarla.

Loro quindi entrano per rubare?

Sì. esatto, loro entrano per rubare nella villa, entrano per svuotarla, per fare un furto.

Fanno un furto?

Sì, fanno un furto, i ladri rubano, i ladri fanno i furti.

Perché?

Perché sono ladri!

Speaker: Nessuno in casa è SVEGLIO. Il FIGLIO SBADIGLIA, poi BISBIGLIA:

In casa sono svegli?

No, nessuno. Nessuno in casa è sveglio.

C’è qualcuno in casa che dorme?

Sì, dormono tutti. Nessuno in casa è sveglio. Tutti dormono.

Dov’è che dormono?

In casa. Nella villa. Nella villa dormono.

Cosa fa il figlio?

Sbadiglia. Il figlio sbadiglia.

(sbadiglio)

Il figlio starnutisce?

No, il figlio non starnutisce, ma sbadiglia. Il figlio sbadiglia.

Perché? Perché sbadiglia?

Perché ha sonno. Il figlio ha sonno, quindi sbadiglia.

Il padre sbadiglia?

No, il padre non sbadiglia, ma il figlio. E’ il figlio che sbadiglia, non il padre.

E poi? Poi cosa fa il figlio?

Poi bisbiglia. Il figlio poi bisbiglia.

Il figlio strilla?

No, non strilla! Il contrario, il figlio bisbiglia.

Parla sottovoce?

Esatto! parla sottovoce. Il figlio bisbiglia, cioè parla sottovoce.

 Perché parla sottovoce?

Perché è notte, e perché stanno rubando in una villa!

FIGLIO: “meglio se vai avanti tu papà, ho paura del BUIO”

Con chi parla il figlio?

Col padre. Il figlio parla con il padre.

E cosa dice il figlio al padre?

Dice: “meglio se vai avanti tu papà, ho pura del buio”

Il figlio vuole che il padre vada avanti a lui?

Sì, il figlio vuole che il padre vada avanti. Vuole che il padre vada avanti e lui dietro.

Chi vuole stare dietro?

Il figlio! Il figlio vuole stare dietro.

E chi deve stare avanti?

Il padre. Il padre deve stare avanti.

Perché?

Perché il figlio dice che ha paura. Il figlio ha paura.

 Di cosa? di cosa ha paura il figlio?

Del buio. Il figlio ha paura del buio.

Il figlio ha paura della luce?

No, non della luce, ma del buio. Il figlio ha paura della notte, perché la notte è buia.

AH, allora il figlio è pauroso?

Sì, esatto, il figlio è pauroso.

Perché?

Perché è un bambino. Tutti i bambini hanno paura del buio.

Il padre è pauroso?

No, non il padre, ma il figlio. E’ il figlio che è pauroso, non il padre.

Come chiama il figlio il padre?

Lo chiama papà. Il figlio chiama papà il padre.

Perché?

Perché è suo padre. Perché è il suo papà.

Padre: “ok FIGLIO! non mi MERAVIGLIO, ma passami il FOGLIO; passami la mappa della villa”

Cosa risponde il padre al figlio?

Risponde “ok figlio!”, va bene, ok.

Il padre accetta di stare avanti?

Sì, il padre accetta di stare avanti. Infatti dice “ok figlio!”

Il padre quindi non si rifiuta di stare avanti?

No, accetta, non si rifiuta. Non si rifiuta di stare avanti.

Il padre si meraviglia della richiesta del figlio?

No, non si meraviglia. Il padre non si meraviglia della sua richiesta.

Il padre si aspettava la richiesta del figlio?

Sì, se l’aspettava. Il padre se l’aspettava la richiesta.

Cosa si aspettava?

La richiesta del figlio.

Cioè?

Cioè si aspettava che il figlio gli chiedesse di andare avanti. Quindi non si meraviglia di questo.

Non si stupisce quindi?

No, non si stupisce, cioè non si meraviglia.

Di cosa non si stupisce?

Della richiesta del figlio! Il padre non si meraviglia della richiesta del figlio. Non si stupisce.

Cosa vuole invece il padre dal figlio?

Lui vuole il foglio. Il padre vuole un foglio dal figlio.

Il padre vuole che il figlio gli passi un foglio?

Sì, esatto. Il padre vuole proprio questo: Il foglio della mappa della villa.

Cosa deve passare il figlio al padre? Cosa gli deve passare?

Un foglio. Il foglio della mappa della villa. Il figlio gli deve passare il foglio della mappa.

Cosa c’è su quel foglio che deve passargli?

La mappa della villa. la mappa della casa, dell’appartamento. Sul foglio che deve passargli c’è la mappa della villa.

Chi è che da il il foglio e chi è che lo riceve?

Il figlio da il foglio, ed il padre lo riceve. Il figlio lo da, ed il padre lo riceve.

Da chi lo riceve?

Dal figlio. Il padre riceve il foglio dal figlio.

(ABBAIO)

Figlio: “papà!”
Padre: “cosa c’è FIGLIO?”

Figlio: “mi è sembrato di sentire un cane ABBAIARE”.

Padre: “no FIGLIO, credo che hai preso un  ABBAGLIO!”

Cosa sente il figlio?

Un cane abbaiare. Il figlio sente un cane abbaiare.

Cosa fa il cane? abbaia?

Sì, il cane abbaia, ed il figlio lo sente abbaiare.

E’ sicuro di questo? Il figlio è sicuro di averlo sentito?

No, non è sicuro. Al figlio è sembrato di sentire un cane abbaiare.

Lo dice a suo padre?

Sì, glie lo dice, lo dice a suo padre.

Cosa dice al padre?

Gli dice che ha sentito un cane abbaiare. Ha sentito un cane che abbaia.

Ed il padre? Lui anche lo ha sentito?

No, lui no. Lui non ha sentito nulla.

Lui non sente il cane abbaiare quindi?

No, il padre non sente il cane abbaiare.

Quindi non si accorge di nulla il padre?

Esatto! Il padre non si accorge che il cane abbaia. Non si accorge di niente, di nulla.

Cosa risponde il padre al figlio?

Gli risponde che il figlio ha preso un abbaglio.

Cioè?

Cioè che si sbaglia! Gli risponde che si sbaglia. Gli risponde che crede che il figlio si sbagli. Gli risponde che ha preso un abbaglio.

Chi è che abbaia?

Il cane. Il cane abbaia.

E chi è che ha preso un abbaglio secondo il ladro padre?

Suo figlio. Secondo il padre, il figlio ha preso un abbaglio, cioè si è sbagliato.

I cane quindi ha abbaiato veramente?

Sì, certo, il cane ha abbaiato.

E chi è l’unica persona che se ne accorge?

Il ladro figlio. L’unico ad accorgersene è il figlio. L’unico che si accorge che il cane abbaia è il figlio.

 Il padre ha preso un abbaglio?

No, non il padre.

Allora il figlio?

No, neanche lui! Il padre credeva che il figlio avesse preso un abbaglio.

Invece?

 Invece no. Il cane ha abbaiato veramente!

Figlio: “Non mi SBAGLIO papà”, Speaker: GLI rispose allarmato il FIGLIO.

Cosa risponde il figlio?

Il figlio risponde: Non mi sbaglio papà!

Ora è sicuro il figlio? E’ sicuro di aver sentito il cane abbaiare?

Sì, è sicuro. Ora il figlio è sicuro di aver sentito il cane abbaiare!

Il figlio crede di sbagliarsi?

No, il figlio non crede di sbagliarsi. Il figlio è sicuro.

E’ tranquillo il figlio?

No, il figlio non è tranquillo. E’ allarmato! Il figlio è allarmato! non è affatto tranquillo!

Il cane si chiama GIGLIO. GIGLIO è un cane da guardia, e con i ladri non scappa mai come un CONIGLIO. Non appena il ladro padre si accorge del cane, avvisa il FIGLIO.

Come si chiama il cane? Qual’è il suo nome? Qual’è il nome del cane?

Giglio. Il cane si chiama Giglio. Il suo nome è Giglio. Il nome del cane è Giglio

Che tipo di cane è Giglio?

Da guardia. Giglio è un cane da guardia.

A cosa fa la guardia Giglio?

Giglio fa la guardia alla villa. Giglio è il cane da guardia della villa.

Giglio controlla la villa?

Sì, la controlla, ci fa la guardia. Lui è il cane da guardia della villa.

Giglio ha paura dei ladri? Ha paura dei due ladri?

No, Giglio non ha paura dei due ladri.

Giglio scappa quando vede i ladri?

No, Giglio non scappa mai. Con i ladri Giglio non scappa mai.

Giglio quindi non è pauroso come un coniglio?

No, lui non scappa come un coniglio. Non è pauroso come un coniglio. Giglio non scappa mai come un coniglio.

I conigli scappano?

Sì, i conigli scappano, i conigli hanno paura; hanno sempre paura.

Chi si accorge del cane?

Il padre. E’ il padre che si accorge del cane.

Adesso il ladro padre ci crede che c’è un  cane?

Sì, ci crede perché se ne accorge. Il padre si accorge del cane. Si accorge che c’è il cane nella villa.

Lo vede?

Sì, lo vede, oppure lo sente anche lui, come il figlio. Se ne accorge. Si accorge del cane.

Cosa fa il ladro padre appena si accorge del cane?

Avvisa il figlio. Appena se ne accorge avvisa suo figlio.

Gli dice qualcosa? dice qualcosa al figlio?

Sì, lo avvisa. Lo avvisa che si è accorto del cane.

Quando lo avvisa? Quand’è che il padre avvisa il viglio?

Subito, non appena se ne accorge. Non appena si accorge del cane il padre avvisa il figlio. Lo avvisa subito dopo che se ne accorge. Non appena se ne accorge lo avvisa.

Padre: “attento FIGLIO mio!”

Cosa dice il padre al figlio?

Gli dice di stare attento. Il padre dice al figlio di stare attento.

Gli dice di stare tranquillo, rilassato?

No, non gli dice questo, ma il contrario!! Gli dice che deve stare attento! Cioè che deve fare attenzione. Deve stare attento.

Figlio: “cosa c’è papà?”

Cosa risponde il ragazzo a suo padre?

Il ragazzo risponde: cosa c’è? Cioè: cosa succede? perché devo stare attento? Cosa accade?

Padre:  “il cane, il cane è SVEGLIO!”

Il cane dorme?

No, il cane non dorme. Il cane è sveglio!

Giglio sta dormendo mentre i due ladri entrano nella villa?

No, Giglio è sveglio. Non sta dormendo. Giglio non sta affatto dormendo!

Speaker: ma GIGLIO punta il BERSAGLIO, e in men che non si dica azzanna il padre alla CAVIGLIA.

(urlo di dolore)

Cosa fa Giglio?

Punta il bersaglio! Giglio punta il bersaglio!

E qual’è il suo bersaglio?

La caviglia. Il bersaglio è la caviglia del ladro padre.

E poi? Poi Giglio attacca il padre o il figlio?

Giglio attacca il padre, non il figlio. Giglio attacca la caviglia del ladro padre.

E’ quello il bersaglio quindi? E’ la caviglia il bersaglio di Giglio?

Sì, è la caviglia il suo bersaglio. Quello è il suo bersaglio. Il bersaglio di Giglio è la caviglia del ladro padre.

Il cane morde la caviglia del padre?

Sì, la morde, Giglio morde la caviglia, Giglio azzanna la caviglia.

Con cosa morde la caviglia Giglio? Con cosa la azzanna?

Con i denti! Giglio azzanna la caviglia con i suoi denti. Con le sue zanne.

Quanto tempo impiega Giglio ad azzannare la caviglia del padre?

Pochissimo tempo! Immediatamente! Giglio la azzanna subito, in men che non si dica!

Speaker: Il FIGLIO, invece, si SCEGLIE un NASCONDIGLIO e poi se la SQUAGLIA.

Anche il figlio viene morso da Giglio?

No, il figlio no. Il figlio non viene morso da Giglio.

E cosa fa il figlio?

Si nasconde! Il figlio si nasconde in un nascondiglio.

Chi è che sceglie il nascondiglio: Giglio?

No, non Giglio, il figlio se lo sceglie. Il figlio si sceglie il nascondiglio.

E dopo che l’ha scelto?

Dopo averlo scelto, si nasconde nel nascondiglio.

E poi?

Poi scappa, cioè poi se la squaglia. Il figlio poi se la squaglia. Scappa via.

Chi se la squaglia? Chi scappa via?

Il ragazzo ladro, il ladro figlio se la squaglia. E’ lui che che scappa via.

Il ladro figlio scappa e poi si nasconde?

No, prima si nasconde nel nascondiglio, e solo dopo scappa. Solamente dopo se la squaglia.

Figlio:  “tanto MEGLIO! Non mi piace fare il ladro, mi piace solo fare il FIGLIO!”

Cosa dice il ragazzo?

Dice: “tanto meglio”, cioè “meglio così”.

Il ragazzo quindi è contento di come è andata?

Sì, lui è contento di come è andata! E’ contento di come finisce!

Perché? Perché è contento? Perché è felice?

E’ felice perché a lui non piace fare il ladro.

Non gli piace fare il ladro?

No, non gli piace affatto! A lui non piace rubare, non piace fare il ladro.

E cosa gli piace fare?

Gli piace fare il figlio. A lui piace solamente fare il figlio. Non fare il ladro.

FINE


Ascoltare il file più volte al giorno, almeno mezzora al giorno, per almeno una settimana, seguendo le regole del metodo TPRS e le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

>> Lezione successiva: Le mutande mongolfiera

Il ladro padre ed il ladro figlio

download-mp3-audio

5 livello principiante

Audio

Il ladro padre e il ladro figlioLA STORIA

The story

Suona la SVEGLIA.

the alarm clock sounds.

(suono sveglia)

(sound alarm clock)

E’ notte, e due ladri, padre e FIGLIO, entrano in una villa per SVALIGIARLA.

It s ‘night, and two thieves, father and son, enter a house to rob.

Nessuno in casa è SVEGLIO. Il FIGLIO SBADIGLIA, poi BISBIGLIA:

No one in the house is awake. The son yawning, then he whispers:

“meglio se vai avanti tu papà, ho paura del BUIO”.

“better if you go ahead Dad, I’m scared of the dark”.

“ok FIGLIO! non mi MERAVIGLIO, ma passami il FOGLIO; passami la mappa della villa”.

“ok son! I am not surprised,, but pass me the sheet, hand me a map of the house”.

(ABBAIO)

(bark)

“papà!”

“Dad!”

“cosa c’è FIGLIO?”

“what’s up son?”

“mi è sembrato di sentire un cane ABBAIARE”.

“I thought I heard a dog barking”.

“no FIGLIO, credo che hai preso un  ABBAGLIO!”

“no son, I think you’ve made a mistake!”

“Non mi SBAGLIO papà”, GLI rispose allarmato il FIGLIO.

“I’m not wrong”, said the son alarmed.

Il cane si chiama GIGLIO. GIGLIO è un cane da guardia, e con i ladri non scappa mai come un CONIGLIO. Non appena il ladro padre si accorge del cane, avvisa il FIGLIO:

The dog’s name is Giglio (Lily). Giglio is a watchdog, and with thieves it do not ever run away like a rabbit. As soon as the thief father notices the dog, he alerts the son:

“attento FIGLIO mio!”

“Be careful my son!”

“cosa c’è papà?”

“What’s up Dad?”

 “il cane, il cane è SVEGLIO!”

“the dog, the dog is awake!”

ma GIGLIO punta il BERSAGLIO, e in men che non si dica azzanna il padre alla CAVIGLIA.

but Giglio point the target, and it imediately bites the father to the ankle.

(urlo di dolore)

(scream of pain)

Il FIGLIO, invece, si SCEGLIE un NASCONDIGLIO e poi se la SQUAGLIA.

The son, instead, chooses a hiding spot and then it goes away to their heels.

“tanto MEGLIO! Non mi piace fare il ladro, mi piace solo fare il FIGLIO!”

“even better!, I do not like to do the thief, I only like do the son”

FINE

the end

Non preoccuparti se hai compreso solo poche parole. Dopo aver ascoltato il file della storia e quello delle Domande & Risposte per due settimane, almeno 3-4 volte al giorno,  tutte le parole saranno chiare e memorizzate nella tua testa.

Do not worry if you understand only a few words. After listening to this audio and that the Q & A audio for two weeks, at least 3-4 times each day, all words will be clear and stored in your head.

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>> Lezione successiva: Le mutande mongolfiera (per soli membri dell’associazione)

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Regole da seguire per imparare a comunicare in italiano

1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT.  L’importanza della ripetizione (almeno mezzora al giorno)
2) Usare i tempi morti per ascoltare (mentre si fa colazione, al bagno, in viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti ecc)
3) Studiare senza stress, in condizioni di relax. Il metodo Co.co.mi. (Costanti e continui miglioramenti)
4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni; non attraverso parole o frasi fatte. Apprendere tramite il contesto.
5) Apprendere attraverso Italiano vero e non con libri di grammatica. Ascoltare ciò che PIACE.
6) Domande e risposte sulle storie ascoltate. Imparare così ad usare parole “alternative”, verbi e tempi diversi.
7) Parlare, attivamente, cioè in coppia od anche passivamente (ad esempio anche attraverso scambio di registrazioni whatsapp)

 

Ascoltare
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