Tanto vale

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Trascrizione

Eccoci qua ragazzi, anche oggi con una espressione idiomatica italiana. Anzi, quella di oggi non è una espressione idiomatica ma è quella che si chiama una locuzione grammaticale.

Sono due semplici parole quelle che compongono la locuzione “tanto vale” ma messe insieme, in questo ordine, hanno un significato particolare.

E’ semplice in realtà spiegarne il senso, infatti “tanto vale” significa “è lo stesso”, o “è la stessa cosa”.

In pratica quando usiamo questa frase, informale e molto usata nel linguaggio quotidiano, vogliamo sottolineare l’inutilità pratica di un’azione, ma si usa in risposta ad una affermazione. Precisamente vogliamo dire che lo stesso effetto si può ottenere anche in un altro modo, magari più semplice, più economico, o meno faticoso, che richiede meno tempo.

Vi faccio qualche esempio.

Sono uno studente universitario, devo dare un esame di italiano, e si tratta di un esame difficile, difficilissimo.

Allora non so se sono abbastanza preparato per superare l’esame. Se però non faccio l’esame potrò farlo solamente tra 6 mesi.

A questo punto un mio amico può dirmi:

Beh, a questo punto tanto vale provarci!

Cosa vuole dire il mio amico? Vuole dire che anche se non superassi l’esame, potresti comunque rifarlo tra sei mesi, quindi ti conviene comunque provare a far l’esame. Se sarai promosso, ben venga, se invece sarai bocciato, darai l’esame tra sei mesi, ma se non proverai a fare l’esame comunque avrai nuovamente l’esame tra sei mesi. A questo punto tanto vale fare l’esame!

Ecco, quindi “tanto vale” significa “ti conviene”, “non hai nulla da perdere”. Fare l’esame non comporta dei rischi, perché se non darai l’esame, se non proverai a fare l’esame perché hai paura, sarà come farlo e non superarlo, allora tanto vale provare, così almeno ci sono delle possibilità.

Quindi “tanto vale” si usa quando si vuole mostrare al nostro interlocutore la convenienza di una certa azione. In questo caso la convenienza nel fare l’esame anziché rinunciarci.

Tanto vale dare l’esame. Fare l’esame vale tanto quanto non farlo, anzi, vale di più!

Attenzione qui. “Tanto vale” non è come “vale tanto“. Non è esattamente uguale, ma semplicemente perché “tanto vale”  è una locuzione grammaticale, cioè è una “frase fatta“, come si dice. Le locuzioni grammaticali si chiamano anche in questo modo “frasi fatte” nel senso che hanno un significato che gli italiani sanno riconoscere, e “vale tanto”, con le parole invertite, non è una frase fatta. Benché sia formata dalle stesse parole non si usa nelle stesse situazioni.

C’è ovviamente una similitudine nel significato.

Vale tanto” si usa in frasi tipo:

La mia macchina vale tanto!

Cioè la mia macchina ha un valore elevato, vale tanto, cioè tanti soldi.

Oppure:

La mia macchina vale tanto quanto la tua.

Cioè la mia macchina ha lo stesso valore della tua macchina.

Invece se invertiamo l’ordine delle parole otteniamo “tanto vale” che si usa, come dicevo prima, per mostrare la convenienza di una scelta rispetto ad un’altra. Si usa quindi per fare dei confronti.

Si ascolta una affermazione e poi si dice la propria opinione, indicando una preferenza in luogo di un’altra:

Vuoi andare al mare? Ma con questa pioggia tanto vale andarci domani al mare!

Ad una donna che è stata tradita dal marito potrei dire:

Se non volevi sposare Francesco, perché eri sicura che ti avrebbe tradito, tanto valeva non sposarlo!

Quindi in questo caso ho parlato al passato. Tuo marito ti ha tradito, ma se sapevi che lo avrebbe fatto e non volevi sposarlo per questo motivo, allora non dovevi sposarlo. Quindi non sposare Francesco sarebbe stata la scelta migliore! Tanto valeva non sposarlo!

Riguardo al tempo, “tanto vale” si usa al presente per delle scelte e delle azioni che si devono ancora fare.

Tanto valeva” si usa invece per il passato, per commentare il passato a ragion veduta, cioè a  posteriori, giudicando sapendo come sono andati i fatti.

Spesso si usa anche dire: “tanto varrebbe“, al posto di “tanto vale” se non vogliamo dimostrare eccessiva sicurezza nel nostro consiglio. Diciamo che in questo caso, con “tanto varrebbe” si tratta più di un consiglio, con “tanto vale” invece è più una considerazione, un’opinione sicura, decisa.

Dicevo che si usa in moltissime occasioni. Il motivo per cui preferire una scelta al posto di un’altra può essere legato al tempo, o alla fatica impiegata, o alla semplicità. Il “valore” a cui facciamo riferimento nella frase “tanto vale” è quindi generico, non specificato. La frase da sola chiarisce a quale tipo di valore facciamo riferimento.

Se ci riferiamo al tempo ad esempio diciamo:

Perché andare in treno al lavoro? Se impieghiamo 1 ora tanto vale andare a piedi se impieghiamo sempre un’ora.

Se ci riferiamo alla fatica:

Se studiare insieme a me ti costa fatica e dà gli stessi risultati di studiare da soli, tanto vale studiare da soli!

Se mi riferisco alla semplicità:

Se ti sembra così complicato studiare la grammatica italiana ma riesci ugualmente a parlare in italiano senza fare errori, tanto vale non studiare la grammatica!

Quindi ricapitolando: tanto vale, tanto valeva, tanto varrebbe significano “è lo stesso”, “sarebbe stato lo stesso”, “darebbe gli stessi significati”, ed è una locuzione grammaticale, cioè una frase fatta per esprimere una preferenza che non comporta una perdita di qualcosa, qualcosa espresso in termini di valore. Questo valore può essere riferito alla semplicità, al tempo, alla fatica eccetera. In generale al valore.

Gli italiani la usano spessissimo, e concludo dicendo che se consideriamo che la ascolterete spesso dagli italiani, allora tanto vale che impariate ad usare questa frase.

Attenzione: può capitare di ascoltare “tanto vale” non come frase fatta ma come un modo per sottolineare il valore di qualcosa. Ad esempio:

La Barilla quest’anno ha speso 300 milioni in pubblicità: tanto vale acquistare degli spazi televisivi.

In Italia quest’anno abbiamo risparmiato 1 miliardo di euro. Tanto vale il taglio degli stipendi del settore statale.

Esempi di questo tipo ne troverete molti in realtà. Per riconoscere la frase fatta da questi ultimi due esempi, notate che la frase fatta possiamo riconoscerla da alcune caratteristiche:

Contiene spesso la congiunzione “che“:

tanto vale che, tanto valeva che… eccetera

Se non mi ami più, tanto vale che mi lasci stare!

A volte è presente “allora“:

Se devi sempre essere bocciato, allora è meglio non studiare più!

Altre volte è presente l’uso del congiuntivo:

Se non sei convinto del metodo di insegnamento di Italiano Semplicemente, tanto vale che tu scelga un normale corso di italiano

Ciao ragazzi.

 

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Come esprimere i dubbi

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E’ possibile ascoltare e/o scaricare i file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Descrizione

Condividiamo con tutti, eccezionalmente, una lezione del corso di Italiano Professionale.

Trascrizione

Ciao ragazzi, oggi vediamo un argomento interessantissimo: come esprimere un dubbio in lingua italiana.

Un argomento che riguarda tutti, tutti gli aspetti della nostra vita, tutte le tipologie di persone, tutti i momenti della giornata.

Cos’è un dubbio? Un dubbio è la mancanza di certezza. Se non sono sicuro di una cosa allora ho un dubbio.

Se io quindi vi faccio una domanda e voi non siete sicuri della risposta, non potete dire sì oppure no, ma dovete manifestare in qualche modo il vostro dubbio.

Come fare?

Uno straniero probabilmente direbbe: non sono sicuro! Questa è la risposta più probabile per uno straniero, a prescindere dal suo livello.

Anche la frase “non so se” o “mi chiedo se” è molto usata dagli stranieri ed anche dagli italiani. È il “se” che dà il dubbio alla frase:

Mi chiedo se riuscirò ad imparare l’italiano

Non so se troverò il tempo di studiare la grammatica

Ma ci sono occasioni, contesti diversi, più o meno formali, che dobbiamo considerare oltre alle modalità appena descritte. Una cosa è rispondere a mio fratello, un’altra cosa è rispondere al mio professore universitario, o al mio direttore.

Se un professore mi fa una domanda ad un esame e non sono sicuro della risposta che sto per dare, posso dire: provo a rispondere ma non sono sicuro della risposta!

Ma posso anche usare delle formule diverse.

Ad esempio usare la parola “forse”.

La parola “forse” esprime un concetto preciso: non sono sicuro. E può essere usata da sola oppure può anticipare la cosa della quale non siete sicuri.

– Domanda: Andrai al lavoro domani?

Risposta: Forse

Forse domani non andrò al lavoro

Forse mi sposerò entro l’anno

Forse frequenterò un corso di italiano

Non siete sicuri di questo, quindi “forse” esprime perfettamente il vostro dubbio.

Esistono però delle modalità equivalenti per esprimere lo stesso identico dubbio.

Probabilmente” è una di queste modalità. State parlando di probabilità in questo caso, il che esprime già di per sé una mancanza di certezza assoluta, ma in realtà c’è un a differenza con “forse”.

La differenza rispetto a “forse” è che “forse” esprime una maggiore indecisione rispetto a “probabilmente”. Se usate “probabilmente” allora vuol dire che è quasi certo che avverrà qualcosa. Le probabilità sono alte. Con la parola “forse” invece c’è un dubbio vero. Non mi sto sbilanciando su una delle possibili alternative o risposte. Il dubbio c’è.

Probabilmente domani dovrebbe venire mia sorella a trovarci.

Non è sicuro che domani verrà mia sorella, ma è probabile. Un po’ meno probabile è invece se usate “forse”.

Inoltre “probabilmente” vi permette di dire “molto probabilmente”, o “meno probabilmente” se volete aumentare o diminuire la probabilità e il senso di certezza, oppure vi permette anche di fare dei confronti:

– Forse viene mia sorella, meno probabilmente verrà anche mio fratello.

Se invece volete esprimere una scarsa probabilità in assoluto, una bassa probabilità di un unico avvenimento, potete usare l’avverbio “difficilmente”.

Difficilmente riuscirò ad imparare la lingua italiana entro quest’anno,

Anche questo avverbio è abbastanza flessibile e vi permette di modulare il grado di certezza:

– Non so se verrà mia madre a trovarmi oggi, meno difficilmente verrà anche mio padre.

L’avverbio “facilmente” non lo potete usare però allo stesso modo, in senso contrario. “Facilmente” è usato nella maggior parte dei casi per esprimere la facilità, il grado di facilità nel fare qualcosa, e non il grado di certezza. Se dico:

– Riuscirò facilmente a venire domani

Significa che non avrò difficoltà a venire, non incontrerò ostacoli. Mentre se dico:

Difficilmente domani riuscirò a venire

Allora state esprimendo una scarsa probabilità. È come dire:

E’ difficile che io riesca a venire domani, le probabilità che io domani venga sono scarse, sono poche.

Ecco un esempio di dialogo:

A: Domani vieni a trovarmi? Ce la fai?

B: Difficilmente ce la farò!

A: Come mai? Che problemi potresti avere?

B: Ho ancora del lavoro da terminare, ma farà il possibile!

Vedete quindi che “difficilmente” esprime una scarsa probabilità che avvenga qualcosa. Un dubbio legato al possibile svolgersi degli eventi.

Se non volete dare una risposta che sia troppo ottimistica o troppo pessimistica, “forse” potrebbe essere l’avverbio più adatto, più neutro, e ci potrebbe essere bisogno di spiegare il motivo di quel dubbio.

A: Forse non riuscirò a finire il lavoro entro domani.

B: Perché no? Che problema c’è?

A: devo ancora fare alcune cose, non ne sono sicuro.

Forse” quindi esprime un dubbio ed è abbastanza neutro.

Se invece volete essere ugualmente neutri e volete esprimere che il dubbio dipende da un particolare avvenimento che potrebbe influenzare la probabilità di quell’evento, allora la risposta è semplice:

Dipende!” Che è semplicemente una esclamazione se non si aggiunge alyro.

A: Verrai al cinema con noi domani?

B: Dipende!

A: da cosa dipende?

B: Se riesco ad uscire presto dal lavoro potrò venire senza problemi, altrimenti no.

In questo caso, dicendo “dipende” esprimete la vostra volontà di spiegare il motivo per cui avete un dubbio, e per il vostro interlocutore, per la persona con cui state parlando è più facile chiedervi il motivo: da cosa dipende? “Forse” invece è più vago, e non è detto che si vogliano spiegare le motivazioni alla base di quel “forse”.

Forse” e “dipende” sono modalità colloquiali, del linguaggio parlato comune. Li potete usare in ogni circostanza, ma spesso può esserci la necessità di esprimere qualcosa di particolare in più, qualche sentimento particolare oltre al dubbio.

Ad esempio, se volete esprimere una preferenza, un desiderio, oltre che un dubbio, potete usare “magari”, ma non come esclamazione.

A: Domani ci sarà il sole?

B: Magari!

Questa è un’esclamazione. Si vuole dire che sarebbe una bella cosa se domani ci fosse il sole.

Invece se ad esempio incontro una bella ragazza potrei dirle:

A: Che ne dici, ci possiamo rivedere?

E la ragazza risponde:

B: Magari forse un giorno…

In questo caso c’è chiaramente la volontà di esprimere un’incertezza: se tolgo il “magari”: “forse un giorno” è una risposta equivalente, ma con “magari” esprimo anche un desiderio.

Un tuo amico però potrebbe obiettare e dirti:

Secondo te la ragazza voleva veramente incontrarti? La ragazza magari stava solamente scherzando!

Ecco quindi che “magari” si può usare non solamente per esprimere un desiderio ma un dubbio e basta.

Magari lei stava scherzando, non ci hai pensato?

Il tuo amico vuole quindi dirti che una possibilità è che la ragazza stesse scherzando: “magari stava solamente scherzando”.Magari” quindi può essere solamente un altro modo per esprimere un dubbio e a volte può essere tutt’altro che un desiderio.

Vi faccio un altro esempio:

Domani ho un appuntamento con la stessa ragazza di prima, ma non sono sicuro che verrà, poi magari è fidanzata, non so…

In questo caso “poi magari è fidanzata” non esprime certamente un desiderio da parte di chi parla, ma semplicemente una possibilità, che sarebbe, tra l’altro, poco desiderabile! La vera speranza è che la ragazza non sia fidanzata.

Posso usare in questo caso anche: addirittura o perfino:

poi è addirittura fidanzata, non so…

– poi potrebbe perfino essere fidanzata, non so…

Bene, adesso vi devo dire che ci sono anche dei modi velocissimi e informali per esprimere un dubbio: mah, boh, ehm, uhm, non si sa, modalità che posso anche usare prima di esprimere il mio dubbio:

A: Verrà all’appuntamento secondo te?

B: Mah, non so!

B: Boh, chi lo sa!

B: ehm, vedremo, non so dirti…

B: uhm… sai che non ne sono così sicuro!

B: non si sa, vedremo

In questi casi però è sempre molto informale. Non usate queste forme di dubbio con persone che non conoscete.

Andiamo oltre:

Dei sinonimi di “forse” ma un po’ più eleganti sono “può darsi” e “può essere”. In questi casi spesso si aggiunge qualcosa dopo.

Può darsi che la ragazza non venga all’appuntamento

Può essere che decida di non venire.

Queste due forme, oltre a richiedere (ma non è obbligatorio) l’uso del congiuntivo (venga, decida) si usano per presentare una possibilità residuale, quindi meno probabile, piuttosto che per esprimere semplicemente un dubbio.

– Forse la ragazza verrà, ma alla fine può anche essere che decida di non venire, magari per paura!

– Probabilmente sarò promosso all’esame di italiano, ma può darsi che io faccia degli errori e quindi sarò bocciato!

C’è quindi un dubbio e ci sono varie possibilità: il dubbio lo esprimo bene con forse, o probabilmente, e poi esprimo alcune alternative meno probabili ma ugualmente possibili, usando appunto “può darsi” e “può essere”.

Certo, se sto scrivendo una email professionale, o un parere tecnico o istituzionale, queste non sono delle formule adatte.

Per esprimere delle alternative possibili ma sempre meno probabili ho dei termini più professionali, senza dubbio.

Ad esempio, se una ditta ha spedito del materiale ad un cliente e non sa esattamente quando arriverà a destinazione (quando “sarà in consegna”), ci sono formule adatte per porre un dubbio e presentare ipotesi meno probabili. Ascoltate cosa potrebbe dire la ditta al cliente:

Gentile cliente,

Il materiale è stato spedito in data odierna.

Presumibilmente sarà in consegna domani stesso, probabilmente in tarda mattinata ma non è esclusa una consegna tardiva il giorno successivo.

Vedete che in questo caso tutto il linguaggio è diverso: cominciamo da presumibilmente, che è certamente una formula più educata e professionale rispetto a “forse” o “magari”. Presumibilmente significa: “si presume”, cioè si immagina, si può presumere, si può presupporre:

E’ presumibile che la merce sia in consegna domani stesso,

Sto quindi dicendo che è immaginabile, è ipotizzabile, si può immaginare a priori, se tutto andrà bene, secondo la nostra esperienza, cioè come avviene solitamente. Non c’è certezza. Questa è una modalità molto adatta alle comunicazioni aziendali.

Si può anche dire che, parlando di politica:

I due partiti politici è presumibile che giungano facilmente a un accordo entro la settimana.

È più o meno come dire “probabile” o “molto probabile”, ma “presumibilmente” è più adatto sicuramente alle comunicazioni professionali.

Notate che possiamo usare “che” (è presumibile che) oppure diciamo “presumibilmente” al posto di “è presumibile che” e usiamo il congiuntivo o il futuro.

E’ presumibile che la merce sia in consegna domani (uso il congiuntivo preferibilmente).

Presumibilmente la merce sarà in consegna domani (qui devo usare il futuro)

Non è banale l’uso del congiuntivo: “forse” e “probabilmente” vogliono il futuro:

Forse il materiale sarà consegnato domani

Probabilmente domani arriveremo tardi all’appuntamento.

Anche “presumibilmente” vuole solo il futuro, ma “è presumibile che” vuole il congiuntivo preferibilmente, ma non è obbligatorio.

Una buona alternativa professionale è anche “possibilmente”.

Possibilmente il materiale sarà a sua disposizione domani stesso

Anche possibilmente vuole il futuro. È una formula molto cordiale, che esprime un dubbio in modo professionale: Possibilmente significa “per quanto è consentito dai mezzi o dalle circostanze”. È quasi certo, è quasi sicuro, ma c’è un margine di incertezza ancora, che dipende da qualcosa che non possiamo prevedere, come un inconveniente o un cambiamento non prevedibile. Possiamo anche dire:

Ci sono ottime possibilità che il materiale sia consegnato puntualmente

Anche in questo caso si deve usare preferibilmente il congiuntivo. È come dire che il materiale arriverà a destinazione se tutto andrà come previsto, senza inconvenienti. Poi nella frase precedente si diceva:

Non è esclusa una consegna tardiva il giorno successivo

Non è esclusa”, riferita alla consegna, serve a presentare una possibilità, seppur meno probabile. “Può darsi” e “può essere” non sono adatti per comunicazioni commerciali. Anche “non è detto che” non è molto adatto:

non è detto che non ci sarà/sia una consegna tardiva;

E’ questo un modo equivalente ma meno indicato, più informale. Sicuramente molto meglio scrivere “non è escluso” o meglio ancora “non è da escludere”:

Non è da escludere una consegna tardiva il giorno successivo

Se volete, in ambito sempre professionale, o quantomeno più cordiale, da usare con persone che non si conoscono, si possono usare anche altre modalità per completare la frase ed evitare ripetizioni.

Ad esempio se una persona ha un problema telefonico, potrebbe lamentarsi con la compagnia telefonica e in seguito a questa lamentela, la ditta (l’azienda, la compagnia telefonica) potrebbe ad esempio rispondere in questo modo:

Gentile cliente,

La sua richiesta è stata elaborata.

Presumibilmente verrà contattato domani stesso da un nostro tecnico, che eventualmente potrebbe recarsi presso la sua abitazione per fare un controllo all’apparecchiatura telefonica.

All’occorrenza, se il problema dovesse persistere, le potremmo proporre una sostituzione dell’apparecchio telefonico senza ulteriori oneri a suo carico.

Anche in questo caso, vedete che il linguaggio è assolutamente particolare, e sicuramente più complicato da comprendere.

La ditta non è sicura di alcune cose:

1) non è sicura che riuscirà a trovare un tecnico che il giorno successivo potrà contattare il cliente: “presumibilmente verrà contattato domani stesso” scrive l’azienda. Ci sono quindi ottime possibilità che il cliente venga contattato domani stesso. “Domani stesso” è una modalità che sottolinea la velocità dell’intervento: “interverremo domani stesso”, cioè già domani.

2) E la ditta non è sicura neanche che il tecnico riuscirà a risolvere il problema senza recarsi presso l’abitazione del cliente. Infatti il tecnico eventualmente potrebbe recarsi presso la sua abitazione per fare un controllo all’apparecchiatura telefonica”, eventualmente, cioè potrebbe accadere, è una possibilità. Non c’è la certezza però. “Eventualmente” significa “nell’eventualità”, cioè “se dovesse essere necessario”, “se dovesse servire”. Si tratta di possibilità con una bassa percentuale di realizzazione, ma è il caso di citarle comunque per l’azienda.

3) C’è poi una terza incertezza: “All’occorrenza, se il problema dovesse persistere, le potremmo proporre una sostituzione dell’apparecchio telefonico senza ulteriori oneri a suo carico.

Siamo quindi di fronte alla terza incertezza della ditta. Non è detto che il tecnico riuscirà a risolvere il problema, quindi, “all’occorrenza”, cioè “se occorre”, “se sarà necessario”, potremmo sostituire il telefono.

Vedete che ci sono diverse modalità di esprimere incertezze, formali o colloquiali.

Se non vogliamo essere molto formali, e addirittura neanche usare parole particolari come “forse”, e “magari” possiamo anche semplicemente utilizzare dei verbi semplici, verbi come “potere” o “dovere” al condizionale:

– Domani mia madre potrebbe venire con noi al mare

– Domani mia madre dovrebbe venire con noi al mare

Potrebbe darsi che domani mia madre venga al mare con noi

Anche credere, immaginare, ipotizzare, sembrare, parere, dubitare sono altri verbi molto usati, per i dubbi. Dovete solamente stare attenti ad usare l’indicativo, il futuro, il congiuntivo e il condizionale nel modo giusto.

Se ad esempio domani c’è in programma un esame universitario:

A: Credo che domani avrò alcune difficoltà a passare l’esame

B: Hai un esame domani? Davvero? Immagino che sarai molto nervoso!

A: Eh sì, ma dubito che riuscirò ad essere promosso

B: Sembri sicuro di essere bocciato, come mai?

A: Perché pare che ultimamente io sia molto sfortunato con gli esami.

Attenzione con “parere” e “sembrare”, perché questi verbi impersonali, nella forma condizionale manifestano un dubbio più marcato rispetto all’indicativo.

L’indicativo è meno dubitativo, il condizionale invece di più.

Dopo aver fatto l’esame, superato brillantemente, potrei dire:

Parrebbe che tu abbia studiato molto a giudicare dall’esito dell’esame!

Sembrerebbe che tu sia molto bravo a gestire la tensione dell’esame!

Perrebbe, sembrerebbe, esprimono un dubbio più di quanto lo facciano “pare” e “sembra”, all’indicativo, che invece danno una maggiore certezza in quello che si è visto o verificato.

Pare che il tuo amico d’infanzia sia diventato ora un bravo medico

Una frase di questo tipo esprime più un’informazione che un dubbio: “Pare”, cioè “sembra”, “mi risulta” che il tuo amico sia diventato un medico. Forse l’ho sentito da un amico comune, forse me l’ha detto qualcuno che lo conosce. Ci sono comunque moltissime possibilità che sia così, che questa sia la verità.

Invece:

Parrebbe che tu abbia studiato molto a giudicare dall’esito dell’esame!

Significa che l’impressione che si ha, giudicando da quello che ho visto, è che tu abbia studiato molto, e che quindi non capisco il motivo dei dubbi che avevi: come mai eri preoccupato? Sembravi preparato, rispondevi alle domande senza problemi, eri tranquillo: parrebbe, (sembrerebbe) che le tuE preoccupazioni fossero esagerate, a giudicare da come è andato l’esame. Sbaglio?

Vediamo adesso l’avverbio “chissà”, che si usa come esclamazione secca: chissà! (cioè chi lo sa!)

Oppure si usa quando vogliamo dire qualcosa di cui non siamo sicuri, con un tono simile ad una esclamazione.

A: Verrà domani tuo fratello al cinema con noi?

B: Chissà! Deve finire i compiti prima, vedremo!

A: Chissà se riuscirà a finire i compiti tuo fratello

B: Difficile che ci riesca, ma chissà che non riesca a farlo invece!

Chissà, chissà se, chissà che. Tutte forme uguali? No. Perché “chissà” da solo, è una esclamazione. “Chissà se” esprime curiosità oltre che dubbio:

Chissà se Giuseppe è poi riuscito a superare l’esame

Chissà che” invece esprime più una speranza, oppure una mancata conoscenza di un fatto:

Chissà che alla fine non riesca anche lui a diventare un buon medico

La curiosità emerge bene anche in alcune espressioni tipo:

che riesca a diventare medico anche lui?

E se riuscisse a diventare medico anche lui?

Si usa il congiuntivo come vedete.

Bene. Ora vediamo l’avverbio quasi e l’avverbio forse. Forse lo abbiamo già visto ma hanno molte cose in comune.

Infatti a volte si può raddoppiare l’avverbio: forse forse, quasi quasi.

Quando possiamo usare questa modalità?

Sempre quando abbiamo dei dubbi, ma prima in realtà non ne avevo. Ora invece ho dei dubbi, ma adesso la situazione sta migliorando. I dubbi sono positivi! Ora c’è una speranza che prima non c’era.

Allora se ad esempio ammettiamo di essere in discoteca, ho 18 anni e sto ballando:

C’è una ragazza molto carina, troppo carina, bellissima. Sembra irraggiungibile per me, io sono un ragazzo timido, normale, per me è troppo bella, figuriamoci se a quella ragazza posso piacere io, che non sono sicuramente alla sua altezza. Neanche mi guarda, sono sicuro di questo.

Ad un certo punto però la ragazza mi sorride, si avvicina, balla insieme a me… sembra che provi piacere a stare vicino a me. Allora io posso pensare: hei, ma allora le piaccio!

Quasi quasi ci provo…

Ecco, “quasi quasi ci provo”, o “forse forse ci provo”, sta ad indicare che qualcosa è cambiato, e adesso comincio ad avere dei dubbi. Ora c’è speranza che io abbia qualche possibilità!

Ecco, in questi casi possiamo duplicare l’avverbio quasi o forse, per dire che le speranze aumentano:

Esce il sole! Quasi quasi me ne vado al mare stamattina!

Si tratta sempre di cose piacevoli in questi casi.

Mi sto annoiando ad una lezione e allora sbuffo….

Quasi quasi me ne vado!

Vedo una bella macchina e penso:

Quasi quasi me la compro! Forse forse me la compro!

Faccio ora un’ultima considerazione sul condizionale, che come saprete serve generalmente per indicare un evento che può accadere solo a condizione che se ne verifichi prima un altro, tipo: Se avessi fame mangerei.

Serve anche per esprimere dubbi, come abbiamo già visto prima, ed è più dubitativo dell’indicativo. Lo usano molto anche i giornalisti, per indicare che hanno dei dubbi su una certa notizia, o meglio, non vogliono far sembrare che la loro notizia sia stata verificata da loro.

Quindi dicono ad esempio:

L’assassino sarebbe una donna!

Le elezioni sarebbero state truccate!

Non si hanno le prove, la certezza assoluta di queste notizie, ma sembra sia così, questo è quello che sembra dalle prime analisi.

Ci sono infine alcune frasi da spiegare, espressioni idiomatiche che riguardano i dubbi che spieghiamo velocemente. La prima riguarda proprio il condizionale:

il condizionale è d’obbligo, espressione che nasce proprio per indicare che se abbiamo un dubbio dobbiamo obbligatoriamente usare il condizionale: dovrebbe essere così! Ad esempio.

L’assassino sarebbe una donna! Bisogna usare il condizionale, altrimenti si esprime una certezza: l’assassino è una donna.

Poi vale la pena di ricordare:

Nutrire dei dubbi, che è una modalità molto elegante di dire che ci sono dei dubbi su una questione, e:

Fugare dei dubbi, che invece esprime la volontà di far sparire i dubbi, di fugarli, eliminarli.

Questo è tutto ragazzi, se avete dubbi ascoltate nuovamente l’episodio. Un saluto.

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