563 Dovuto

Dovuto (scarica l’audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi vorrei parlarvi di un curioso utilizzo del verbo dovere. Riguarda l’uso del participio passato: dovuto.

Avete mai ascoltato o letto frasi come:

Niente di dovuto

È dovuto

Qualcosa di dovuto

Non è dovuto da parte mia

È tutto dovuto secondo lui

Tutto gli è dovuto

Normalmente “dovuto” si usa come verbo ausiliare:

Ho dovuto fare una cosa

Sei dovuto andare via presto

Ha dovuto scusarsi

Abbiamo dovuto dirgli la verità

Eccetera

In questo caso invece non stiamo usando dovere come ausiliare di un altro verbo.

Qualcosa di dovuto, in questo caso, è qualcosa che per qualche motivo, si deve fare, è qualcosa che ci si aspetta, che rappresenta un dovere.

Es: il rispetto verso i genitori è qualcosa di dovuto

Lasciare la mancia non è dovuto

Non è dovuto da parte mia pagare il conto dell’hotel in anticipo

Cioè: dobbiamo rispettare i genitori, loro meritano di essere rispettati in quanto genitori. Tutti i genitori meritano rispetto.

Lasciare la mancia non è obbligatorio, non è un dovere. È invece una facoltà.

Non devo pagare il conto in anticipo. Se voglio posso farlo ma solo se voglio.

Come aggettivo indica quindi quindi qualcosa che compete giustamente, che spetta, qualcosa che si deve fare per qualche motivo.

Spesso si usa anche al posto di “spettante“, cioè che spetta:

Ho appena venduto la mia automobile, e adesso vado a riscuotere la somma dovuta.

Cioè la somma spettante, che spetta; la somma che mi compete.

Può essere usato anche come sostantivo per indicare la somma da pagare a titolo di compenso o di restituzione.

dare/pagare il dovuto

Cioè pagare quanto si deve, niente di meno e niente di più.

Si può usare quando si vuole indicare una cifra giusta:

Bisogna dare sempre il dovuto a chi fornisce un servizio

Ma le frasi più interessanti per chi non è madrelingua sono quelle che ho detto e scritto all’inizio, tipo:

Tutto gli è dovuto

Niente ti è dovuto

Si usano in particolare quando si protesta con qualcuno che pretende da noi certi comportamenti, come se questo gli spettasse, come se questo fosse dovuto, come se gli/le fosse dovuto.

Maria si comporta come se tutto le fosse dovuto

Giovanni crede che tutto gli sia dovuto, ma niente è dovuto da parte mia.

Si usa il verbo essere, a volte “fosse dovuto” e altre volte “sia dovuto”, “è dovuto”, “sono dovuti/e” eccetera.

Ho divorziato da mia moglie in quanto credeva che tutto le fosse dovuto

Per te è come se tutto fosse dovuto

Attenzione a non confondere con “dovuto a“, che si usa per dare spiegazioni, per trovare un motivo, per spiegare qualcosa:

La mia pancia è dovuta alla mia cattiva alimentazione.

Questo significa che la mia alimentazione è la causa della mia pancia.

Vediamo altri esempi con l’espressione di oggi:

Maria è una persona che tende a porre se stessa al centro del mondo e che crede tutto le sia dovuto.

Ovviamente gli si usa per gli uomini e le per le donne.

Un buon cliente di un ristorante è colui che rispetta i proprietari, non chi pensa che tutto gli sia dovuto solo perché è un cliente.

Adesso ripassiamo. Qualcuno, non voglio fare nomi, dovrebbe impegnarsi a costruire un ripasso per questo episodio.

Irina: se alludi a noi, siamo pronti. Ma non illuderti che non faremo errori

Hartmut: Macché errori! Ce ne freghiamo ché sbagliando s’impara

Mariana: Avete presente le 7 regole d’oro? Facciamone tesoro e in men che non si dica parleremo come i madrelingua.

Komi: Ah Mariana , non sei tu quel membro che spesso e volentieri ci dice che di trovarsi ancora a carissimo amico per poi però uscirsene con frasi di ripasso che meritano tutto il nostro plauso?

Emma: Eccome no! A volte, bisogna fare il finto tonto per poi rivelarsi avendo la testa sulle spalle

443 Degno di nota

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degno di nota

Ecco un’altra frase che Dante Alighieri ha portato nel linguaggio di oggi: DEGNO DI NOTA.

Accade nel canto XX della Divina Commedia, nell’ottavo girone, dove Dante vede avanzare una schiera di dannati che lentamente camminano con la faccia all’indietro come in una processione: si tratta degli indovini, che vengono puniti impedendo loro di “guardare avanti”, avendo in vita peccato facendo proprio questo: indovinare, prevedere il futuro, cioè guardare avanti.

Così Dante, guardando queste anime, chiede a Virgilio (la sua guida) se fra questi indovini ve ne fosse qualcuno degno di nota, cioè conosciuto, noto, o qualcuno che valesse la pena di notare, qualche personaggio noto, famoso.

Allo stesso modo oggi si usa questa espressione quando vogliamo indicare qualcosa o qualcuno che merita di essere notato, qualcosa o qualcuno dunque di importante, di notevole; qualcuno che meriti attenzione, che non è come gli altri.

La dignità è un concetto abbastanza difficile da spiegare, e in genere è una caratteristica associata alle persone. Tra l’altro esiste anche come ricorderete, l’aggettivo dignitoso.

Ma essere degno di qualcosa, come abbiamo visto anche nell’episodio 287, significa meritare questa cosa, più semplicemente.

Se sei degno di attenzione meriti la mia attenzione o quella di altri.

Se sei degno di stima meriti la stima delle persone.

Eccetera.

In questo caso abbiamo “degno di nota” che è più generale e significa importante: meritare una nota, cioè meritare considerazione, attenzione, meritare di essere menzionato, o annotato se vogliamo.

Qualsiasi cosa può essere degna di nota: un documento, una notizia, una frase, uno studente eccetera e può anche indicare una qualità, ma non è affatto detto.

A proposito di qualità: adesso attenti perché abbiamo un bel ripasso degno di nota, che consta di una trentina di episodi passati.

State concentrati ed ascoltate la voce di Emma, che fa parte degnamente dell’associazione Italiano Semplicemente.

Emma: Gianni è un professore eccellente. Per tendere la mano a noi membri, questa volta ci ha chiamato in causa con una caterva di indovinelli, cosicché possiamo ingranare con la lingua giocando.
A dire il vero, alcuni membri se la cavano benissimo, ma di contro, altri meno, tra cui, mio malgrado, sono annoverata.. Mi incarto ogni due per tre nello scervellarmi per trovare la risposta. Sicché mi domando e dico: “ o sono io la dura di comprendonio o magari questo gioco non fa proprio al caso mio? O peggio, persino questo gioco è soltanto appannaggio delle teste più veloci. Se fosse così, sono passibile di miglioramento? E qui ti voglio!”.
Inoltre è meglio precisare, a scanso di equivoci, che questo ripasso che ho scritto non vuole essere la benché minima lagna, se non altro quanto a me e al mio livello di italiano, bensì un pretesto per rispolverare qualche episodio passato. Che io sappia, ripetere giova, eccome! Non ci resta pertanto che esercitarci di continuo.
Con i miei sentiti auguri, saluto tutti i membri dell’associazione, nella speranza che via via, con l’allenamento, riusciamo a destreggiarci con la lingua sempre meglio.
Di nuovo buon anno e tanti Auguri.

442 Non mi tange

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non mi tange

Una delle frasi che Dante Alighieri ha portato nel linguaggio comune è NON MI TANGE.

Tutti usano questa espressione in Italia: essa esprime un concetto potrei dire “geometrico”.

Avete presente due rette parallele? Se sono parallele, due rette non si incontrano mai, quindi nessuna delle due tange l’altra. Tangere significa infatti incontrare, toccare o anche scalfire.

Da un punto di vista geometrico diciamo ad esempio che una retta è tangente ad una circonferenza quando si toccano in un solo punto, ma nell’uso comune il verbo tangere si usa spesso scherzosamente per indicare che qualcosa non ci tocca neanche in un punto.

La frase si usa quasi sempre con la negazione: NON mi tange.

Esempio:

Le tue accuse verso di me non mi tangono.

Significa che non hanno alcun effetto su di me. In questo senso quindi le accuse non mi toccano: non influiscono sul mio umore, non mi fanno cambiare idea, non mi preoccupano, non mi scalfiscono, non mi importano.

DANTE Alighieri la utilizza nel secondo canto dell’inferno, quando si parla di Beatrice che, trovandosi nell’inferno, non si lascia influenzare dalle sofferenze che si trovano in questo luogo:

La vostra miseria non mi tange

dice Beatrice.

L’espressione si usa nel linguaggio comune a volte in modo scherzoso, altre volte in modo sprezzante, per indicare quanto poco effetto su di te, sulle tue emozioni, sui tuoi interessi, abbia il comportamento di una persona.

Es:

Sai cosa dice Giovanni di te? Dice che sei la persona più brutta al mondo!

Ciò che dice Giovanni non mi tange proprio!

Emma: a me invece mi tange eccome!

Anthony: scusate si può aprire una parentesi sul Covid?

Irina: no, grazie, io sono per il rilassamento oggi!

Hartmut: anche io, potrebbe risentirne l’apprendimento!

441 Previo

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Previo

previoSapete che se una parola inizia con “pre” in italiano quasi sempre si riferisce a qualcosa che viene “prima”, qualcosa che sta “davanti”, qualcosa di necessario spesso.

  • Ad esempio:
  • Precedente
  • Preliminare
  • Preparatorio
  • Preambolo
  • Premessa
  • Pretesto

Ci sono tante parole di questo tipo. Il concetto di “prima” può cambiare ogni volta. Ad esempio abbiamo già visto la parola “pretesto“, nell’episodio 134, e un pretesto è simile ad una scusa, qualcosa che ci prepariamo prima, di solito, per giustificare un’azione.

Tra questi termini comunque ce n’è anche un altro poco noto ai non madrelingua: PREVIO o PREVIA.

Previo indica direttamente qualcosa che deve stare davanti, che deve avvenire prima di qualcos’altro.

Si parla quindi di qualcosa che ha la precedenza, di qualcosa di preliminare, qualcosa di indispensabile, qualcosa che occorre fare. Nel linguaggio comune si usa poco, poiché si preferisce usare altre forme per esprimere lo stesso concetto. Si usa invece spesso nel linguaggio burocratico e amministrativo, dove inevitabilmente si parla di cose “necessarie” da fare, di adempimenti obbligatori.

Vediamo qualche esempio comunque:

L’esame si svolgerà nei prossimi 20 giorni, previo avviso pubblicato sul sito dell’università

Quindi prima uscirà l’avviso sul sito dell’università, e successivamente si svolgerà l’esame.

Qual è la cosa necessaria in questo caso? Qual è la cosa che deve avvenire prima? La pubblicazione dell’avviso sul sito dell’università. Senza questo avviso non ci sarà nessun esame.

Ovviamente si userà previo o previa a seconda che la cosa necessaria è maschile o femminile rispettivamente.

Si potranno incontrare i professori tutti i lunedì previa richiesta appuntamento telefonico

Quindi per poter incontrare i professori bisogna fare necessariamente una richiesta telefonica in precedenza, altrimenti niente incontro.

Notate due cose:

La cosa necessaria sta solitamente alla fine. Inoltre la cosa necessaria va scritta senza articolo:

  • Previo appuntamento
  • Previa richiesta
  • Previo invio dei documenti
  • Previa telefonata in anticipo

eccetera

Dicevo che solitamente nel linguaggio comune si preferisce evitare questa forma, ritenuta un po’ troppo formale e allora:

 Puoi passare a casa mia previa telefonata

diventa

Prima di passare a casa mia meglio se mi fai uno squillo

e:

Posso uscire stasera ma solo previa autorizzazione da parte di mia madre

diventa ad esempio:

Stasera potrò uscire solo se mia madre mi autorizza

Esiste anche previamente, un avverbio, che quindi si usa prima dei verbi:

Prima di lavorare in Italia bisogna previamente imparare la lingua

Non si può fare un esame senza previamente aver studiato

Natalia: allora grazie Giovanni, al di là del fatto che forse non userò mai questo termine.

Bogusia: vedi tu, quanto a me, credo che lo farò invece.

Irina:  Anche io, sulla scorta di questa spiegazione poi sarà sicuramente più facile

Ulrike: forti anche del fatto che potremo esercitarci nel gruppo whatsapp dell’associazione.