633 E’ Il caso o non è il caso?

E’ Il caso o non è il caso?

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Trascrizione

Giovanni: dopo aver visto l’episodio si dà il caso che“, forse è il caso di approfondire maggiormente il senso della parola “caso”.

Ma non è proprio il caso di occuparci di tutti i suoi utilizzi, considerando che ce ne sono parecchi.

Allora mi limiterò alle espressioni “è il caso” e “non è il caso“, che ho già utilizzato pochi secondi fa, non a caso.

Bisogna dire infatti che il termine “caso” può indicare, tra le altre cose, una situazione particolare, una situazione da affrontare, una situazione di fronte alla quale bisogna agire, per capire cosa fare. È come se dividessimo tutte le diverse situazioni in categorie, chiamate “casi”.

Cosa fare?

Oppure:

Cosa è il caso di fare?

Come a dire: in quale situazione siamo, in quale caso siamo?

Si può anche dire così, se vogliamo sottolineare la delicatezza della questione, o il fatto che stiamo valutando attentamente cosa fare.

Ciò che intendo dire è: è una di quelle situazioni in cui bisogna comportarsi in un certo modo? Siamo in uno di quei casi?

Ad esempio, se mi bocciano all’esame di italiano, posso dire:

E adesso?

E’ una di quelle situazioni in cui bisogna insistere e rifare l’esame? Oppure mi devo arrendere? Qual è il caso?

È una situazione nella quale insistere oppure no?

Oppure posso dire:

È il caso di insistere secondo te?

Sarebbe il caso di rifare l’esame?

Secondo te è il caso di riprovare a dare l’esame? Oppure non credi sia il caso?

Quindi si sta chiedendo, in fondo, se sia meglio fare un’azione oppure farne un’altra.

È meglio la scelta A o la scelta B ?

Ma c’è qualcosa di più rispetto alla scelta migliore.

Generalmente quando è il caso o meno di fare qualcosa, c’è una situazione delicata, quindi la scelta migliore deve tener conto spesso, ma non sempre, di qualcosa di delicato, di opportuno.

Vedete che torniamo sempre, recentemente almeno, alle cose opportune da fare.

Oddio, ho fatto due starnuti. Avrò il Covid?

No, tranquillo, non è il caso di preoccuparsi per così poco.

Vedete quindi che non si tratta semplicemente della scelta migliore.

In questa occasione è come se dicessi: non vale la pena preoccuparsi, non bisogna preoccuparsi, non siamo in una situazione in cui bisogna preoccuparsi. Non siamo in quel caso.

Occorre preoccuparsi o no, per due starnuti?

È il caso di preoccuparsi?

Non credo sia il caso. Almeno in questo caso.

Oppure, un altro esempio:

Vuoi andare a parlare col professore vestito così?

Non credo sia assolutamente il caso di presentarsi con la tuta da ginnastica!

Questa sicuramente è una situazione delicata.

Il tuo abbigliamento non è adatto. Secondo me non è il caso.

Molto simile (in questo esempio) a “non è opportuno” e potremmo parlare anche di “discrezione” perché siamo nell’ambito dei comportamenti adatti o non adatti, opportuni o non opportuni.

Vi faccio notare che “non è il caso” ha qualcosa in comune con “non è cosa“, di cui abbiamo già parlato. “Non è cosa”, si potrebbe tradurre, volendo con “non è assolutamente il caso“, ma si usa anche quando qualcosa non riesce proprio, nonostante molti tentativi. “Non è cosa” è anche molto più informale e netta come espressione, quando si usa per escludere categoricamente che qualcosa vada fatto.

Non è il caso somiglia invece più ad un consiglio.

E adesso credete sia il caso di fare un bel ripasso degli episodi precedenti?

Direi di sì, visto che i due minuti sono già passati.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Ulrike: cos’hai Irina? Perché sei così nervosa? Sembri un’anima in pena!

Irina: hai ragione, questa mia preoccupazione si deve al fatto che sono stato/a invitata a pranzo in ambasciata oggi e non vorrei prestarmi a brutte figure. Sono preoccupata perché non conosco bene il galateo a tavola, ma la forma è sostanza in posti così! Sono preoccupata soprattutto perche dovrò sbucciare la frutta. Ci saranno qualcosa come 10 ambasciatori a questo pranzo. Non vi dico che ansia!

Marcelo: Senza contare che dovrete prendere anche il caffè!

Mary: dovrai imparare a prendere il caffè per bene allora.
Avete presente quello che dice il galateo in merito?

Rafaela: Secondo me si tratta di indicazioni che lasciano il tempo che trovano. Predicano un comportamento piuttosto lezioso, roba di tempi passati. Come la vedete voi?

Anthony e Rauno: ma quando mai? Ti aiuto io. Sempre che tu voglia essere aiutata. Innanzitutto non approfittare, cioè non fare incetta di cibo.

Irina: ci mancherebbe! Altrimenti verrà a galla la mia mancanza di stile.

Peggy: anch’io ne so qualcosa di galateo. Ad esempio, riguardo al caffè, la tazzina va sollevata con pollice e indice, e quindi portata verso le labbra (non è il contrario, cioè non è la bocca che va verso la tazzina).

Sofie: poi, sempre stando al galateo, il cucchiaino va usato solo per mescolare lo zucchero, non per pulirlo dal caffè con la bocca. Mi raccomando!

Harjit: non è segno di classe neanche soffiare sul caffè se è troppo caldo, e sarebbe fuori luogo anche appoggiare il cucchiaino nella tazzina. Bisogna infatti appoggiarla sul piattino, sul lato destro.

Flora: E non fare strani versi dopo averlo bevuto qualora il caffè fosse una ciofeca. Forte dei nostri consigli adesso farai un figurone!

Mary: e con l’ammazza caffè come la mettiamo? Ma forse non è il caso di prendere anche quello…

Irina: infatti, vabbè grazie dei consigli ragazzi. Adesso bando alle ciance. Vado a prepararmi! Ma credo che le mie possibilità di cavarmela siano remote!

530 Ortodosso

Ortodosso (audio)

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Poco ortodosso

Trascrizione

Giovanni: oggi avrei pensato ad un episodio dedicato ad un termine religioso. Spero che questo non sia giudicato poco ortodosso.

Voi sapete cosa significa ortodosso, vero?
Esiste infatti la Chiesa ortodossa che è una comunione di Chiese cristiane nazionali autonome oppure che non riconoscono alcuna autorità religiosa in terra al di sopra di sé.
Il fatto è che “non ortodosso” si utilizza anche per descrivere un tipo di comportamento. Si tratta di un comportamento non giudicato in modo positivo. Infatti questo comportamento sembra fortemente in contrasto con la normalità, con ciò che viene comunemente accettato. Si tratta di un giudizio a volte morale, altre volte significa semplicemente “strano”, poco adatto, anomalo, inopportuno, poco utile, inconsueto, sebbene spesso si utilizzi in modo scherzoso.
Se ad esempio un ragazzo si rivolge ad una anziana signora con un linguaggio troppo confidenziale, potremmo dire che utilizza un linguaggio poco ortodosso, quindi non adatto e in questo caso anche irrispettoso.
Se durante un’interrogazione lo studente rimane con le mani in tasca, anche questo è poco ortodosso.
Lo stesso potremmo dire di un metodo che usiamo per risolvere un problema matematico se questo metodo non è lo stesso usato dal professore, seppure ugualmente efficace.
Non si tratta mai di cose gravissime, di scandali, di reati e cose simili, ma di cose difficilmente accettabili, di scelte discutibili, di comportamenti giudicati sbagliati a volte perché inconsueti, altre volte troppo fantasiosi, altre ancora poco efficaci o che possono essere giudicati offensivi.
Si usa sicuramente meno dire che qualcosa è o sembra ortodosso. Si preferisce sottolineare invece soprattutto che è poco ortodosso, non molto ortodosso o per niente ortodosso.
Se ci pensate c’è una situazione simile a quando si usa “niente di trascendentale“, di cui ci siamo già occupati, solo che mentre in quel caso l’obiettivo è non allarmare e quindi sottolineare come qualcosa è normale o quasi normale, stavolta l’obiettivo è contestare questo comportamento dicendo che non siamo di fronte alla normalità o meglio a qualcosa di corretto o accettabile.
Adesso un bel ripasso.

Hartmut: Buongiorno cara, bello spettacolo ieri sera non trovi?

Giovanni: Hartmut, dai, stai buono!
Sofie: fai lo spiritoso? smettila Hartmut!
Hartmut: Ma dai. Datti una regolata. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Giovanni: così la fai arrabbiare però Hartmut! Può accadere di far tardi qualche volta. Peccato che stavolta le sia costato lo spettacolo.
Sofie: Che classe, sei un vero Dantista 😤. Anche oggi sei di una gentilezza che mi viene voglia di prenderti a schiaffi.

Giovanni: lo dicevo io che si arrabbiava!
Hartmut: Cara calmati. lo dicevo solo per scherzo. Ma fatto sta che la puntualità non è il tuo forte. Se hai un ritardo di mezz’ora non ti lasciano più entrare al teatro. Su questo non ci piove.

Giovanni: tedesco fino al midollo eh?
Sofie: Risparmiami i tuoi commenti! Ne ho fin sopra i capelli.
Hartmut: Ma ti hanno regalato uno sconto sul tuo prossimo biglietto. Bel contentino no?
Sofie: Veramente non ti reggo più. E adesso me ne vado, e lo sai perché? Per non arrivare in ritardo al lavoro! Ci vediamo stasera, cioè, se non faccio tardi.