632 Se ne parla e se ne riparla

Se ne parla

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Trascrizione

Giovanni: dopo aver visto l’espressione “non se ne parla!”, che, ribadisco, è una esclamazione che esprime un deciso dissenso, un assoluto diniego, cioè rifiuto ad una proposta, oggi vediamo “se ne parla”.

Quindi è la stessa espressione di ieri ma senza la negazione.

Quindi mi chiedo: il significato è opposto rispetto a “non se ne parla?

Non esattamente. Sarebbe troppo facile.

Infatti se riceviamo una proposta e anziché opporsi con decisione, siamo disposti a discutere, una possibilità non è “se ne parla” ma qualcosa di simile:

Se ne può parlare

Che equivale a:

Se ne può discutere

Ne possiamo parlare

O più semplicemente:

Parliamone!

Questo tipo di risposte, aprono a una disponibilità a parlare, a discutere sulla proposta ricevuta, ma non stiamo dicendo che siamo d’accordo.

Ciò che vogliamo comunicare è una nostra disponibilità al dialogo, perché ciò che abbiamo appena ascoltato ci piace, e magari trattando un po’ i dettagli e le condizioni potremmo accordarci.

Di sicuro quindi non stiamo chiudendo la porta ma stiamo aprendo ad un possibile accordo.

E allora come si usa “se ne parla”?

Fondamentalmente si usa in altre occasioni e precisamente quando programmiamo un’attività, o anche quando stiamo rimandando questa attività.

Mi spiego meglio:

Stiamo decidendo quando affrontare una questione, o stiamo fissando un appuntamento, o quando fare qualcosa e dobbiamo quindi decidere il momento giusto, il giorno giusto o il mese, o la settimana o l’anno più opportuno.

Ad esempio:

Quando potrete venire a trovare Giovanni a Roma?

Tu puoi rispondere:

Potrei la prossima settimana, ma se non riesco a liberarmi se ne parla il mese prossimo.

Che significa?

Può significare che verrò il prossimo mese, oppure che probabilmente verrò il prossimo mese. Sicuramente non prima.

Non si tratta di un chiaro impegno a fissare una nuova data, quindi non significa, almeno non sempre, che il prossimo mese verrò a Roma sicuramente, ma significa in genere che prima del prossimo mese sicuramente non potrò venire a Roma.

“Se ne parla” quindi, espressione informale, poco adatta allo scritto, serve dunque più ad escludere un periodo di tempo che a garantire una data.

Se ne parla a settembre

Equivale dunque a:

Non se ne parla prima di settembre

Prima di settembre inutile parlarne

Ovviamente parliamo di un uso particolare di questa espressione, perché si potrebbe anche dire:

Dovremmo decidere quando andare a Roma. Quando se ne parla?

Ti interessa la storia della lingua italiana? Se ne parla proprio adesso in TV.

Nel primo caso significa: quando ne parliamo?

Nel secondo caso se ne parla sta per “se ne sta parlando”, “ne stanno parlando” in TV.

In entrambi i casi non stiamo parlando di qualcosa che non può accadere prima di una certa data. Non siamo nel caso precedente.

Ho detto che c’è un grado di incertezza nell’usare “se ne parla” quando dobbiamo decidere di fare un’attività, e che quindi potrebbe non essere chiarissimo se stiamo prendendo una decisione su una data precisa oppure escludere che questa attività venga fatta prima di quella data.

In effetti questa incertezza non si può eliminare del tutto.

A volte si utilizza:

Se ne riparla

Ma non cambia molto, anzi così aumenta ancora di più l’incertezza.

Es:

La pioggia ostacola la fine dei lavori al Colosseo. Se ne riparla la prossima settimana.

Significa quindi che se tutto andrà bene, ma solo in questo caso, la prossima settimana finiranno i lavori.

Anche questa volta l’Inghilterra non ha vinto i campionati europei di calcio. Se ne riparla dunque tra 4 anni.

Spessissimo l’espressione è preceduta da “altrimenti”:

Facciamo oggi questa cosa, altrimenti se ne parla dopodomani. Prima non posso.

Andiamo allo stadio domenica? È l’ultima partita! Altrimenti con la pausa estiva se ne riparla a settembre!

Un’ultima annotazione sul verbo “riparlare” che si usa normalmente, espressioni a parte, in un modo più semplice:

vi prego, non mettetevi a riparlare di politica!

Da questo esempio capite che riparlare significa parlare nuovamente.

Oppure:

Ci siamo riparlati dopo due anni perché avevamo litigato.

Questo è l’uso riflessivo: riparlarsi, che si usa per indicare che un rapporto viene ripreso, riallacciato, specialmente dopo un litigio, quindi indica un rappacificarsi, un rappacificamento (difficili da pronunciare?) cioè un ritorno alla pace e all’accordo.

Adesso ripassiamo:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Anthony: avete sentito la notizia che il nostro amico sta per sposarsi con il suo grande amore. Era ora che smettesse di cincischiare. Più di una volta mi sono chiesto se lei stesse per prendere e dirgli addio.

Harjit: eh sì, questa notizia non ci giunge nuova. Infatti delle sue intenzioni ne abbiamo avuto notizia quando il suo piano su come farle una proposta di matrimonio stava ancora prendendo forma. Ragazzi, ad essere sincero sto cercando ancora di capacitarmi del fatto che uno come lui sia riuscito a far cadere nelle sue tenaglie una ragazza di cotanto stile e delicatezza. Vi dico sul serio che l’annovererei tra l’altro anche tra le ragazze più intelligenti, avvincenti, oltre che attraenti, che io abbia mai visto. Questo va detto.

Peggy: ah ah, stai proprio rosicando eh? Secondo me non c’è da aggiungere che: beato lui!

Marcelo: ma cosa dici, M2? non è mica pizza e fichi neanche lui. E lui, di contro, da pacifista qual è, abbozza da anni sia i tuoi commenti che il tuo atteggiamento prevenuto nei suoi confronti.

Hartmut: macché pacifista! E’ un poliziotto ormai affermato, con tutti gli annessi e connessi. Non ho il minimo dubbio che ti risponderebbe a tono prendendoti a mali parole, come minimo, se gli capitasse di sentire che parli di lui in questo modo. Anzi sono sicuro che ti metterebbe a posto senza remore proprio come si deve.

Harjit: ma smorziamo i toni ragazzi! Non è per niente cosa scaldarvi così. Si può sapere cosa vi ha preso per farvi sbroccare così? . Ah ci sono! Avete ripassato l’episodio di 2 minuti con italiano semplicemente sui mille modi per arrabbiarsi!

Ulrike: Sono d’accordo. Siete come al solito totalmente sopra le righe. Per quanto concerne il nostro amico sono estasiato, super felice, assolutamente niente da eccepire! Auguroni @⁨Khaled Mohamed⁩!

Uno sproloquio

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Trascrizione

Sono interessanti i termini che finiscono con – loquio, infatti loqui significa parlare. Da qui derivano molte parole, come colloquiare, interloquire, esiste la loquacità, la loquela, loquace, loquacemente.

Esiste anche il ventriloquo, che è colui che sembra parlare con il ventre, cioè con la pancia e non con la bocca, perché ha l’abilità di parlare senza muovere le labbra e i muscoli facciali, sicché i suoni sembrano avere origine non dagli organi vocali ma da una sede diversa.

Ma anche il colloquio e lo sproloquio hanno la stessa origine.

Soffermiamoci in questo episodio sul colloquio e sullo sproloquio.

Il colloquio è un dialogo, UNA CHIACCHIERATA, uno scambio di parole e di opinioni. Quando si fa un colloquio in genere è perché si vuole ottenere un lavoro.

Un “colloquio di lavoro”, si dice in genere, ma non c’è neanche bisogno di specificare perché tutti i colloqui sono di lavoro. Con i colloqui di lavoro si fanno anche affari, accordi, trattative.

Poi ci sono gli sproloqui. Uno sproloquio è un discorso. Non si fa in due, come il colloquio ma si fa da solo.

È un discorso però lunghissimo, fastidiosamente lungo, macchinoso e inconcludente. Inutile direi.

Insomma gli sproloqui non piacciono a nessuno.

Quando si parla di sproloqui si usano spesso anche due altri aggettivi con cui si può definire quel discorso: prolisso, che significa lungo, ed enfatico, cioè un discorso fatto con enfasi, spesso anche alzando il tono della voce. Spesso però un discorso enfatico è anche ampolloso e ridondante.

Altri due aggettivi interessanti.

I discorsi che contengono sproloqui sono molto noiosi. Queste persone espongono con enfasi il loro punto di vista, la loro opinione, sottolineandolo con un tono particolare, ad alta voce spesso, facendo gesti anche con le mani. Si compiacciono di caricare i toni ma così facendo risultano prolissi (una lunghezza eccessiva) e ampollosi, cioè superbi, saccenti, vanagloriosi. Le persone equilibrate non fanno sproloqui. Chi li fa invece è pieno di superbia, direi anzi gonfio di superbia. Gonfi come le ampolle, che sono delle bottiglie panciute, delle bottiglie con la pancia più gonfia.

I loro discorsi sono noiosi perché anche ridondanti.

Questo significa che c’è una eccessiva abbondanza degli stessi termini e concetti. Si ripetono sempre le stesse cose. Come una campana 🔔 che quando suona fa “din don dan”. Questo sicuramente vi aiuterà a ricordare l’aggettivo ridondante!

Insomma ad un certo punto viene voglia di dire: basta! Questi sproloqui non si possono sentire!

Ma c’è di peggio sapete?

Se si esagera anche con la volgarità, allora c’è ancora un altro termine: si tratta di un turpiloquio, che è un parlare turpe, cioè un modo di parlare volgare, offensivo e irriverente, cioè irrispettoso, utilizzato per mostrare contrarietà, disappunto verso qualcosa o qualcuno.

Durante un turpioquio si usano imprecazioni, parolacce e anche bestemmie.

Se proprio dovete scegliere, fate uno sproloquio!!

Vediamo alcuni esempi:

La professoressa ha iniziato la lezione con un lungo sproloquio contro gli studenti che non lasciano il cellulare a casa.

Questa professoressa quindi ha parlato troppo, si è soffermata troppo su questo argomento, dicendo cose anche inutili e fastidiose. Non c’era bisogno di insistere così tanto su questo.

Un altro esempio:

Durante la conferenza, il direttore del giornale ha fatto uno sproloquio a favore degli sponsor, dicendo che senza di loro non si va avanti, che è sempre stato così, che anche la pubblicità online è necessaria e Bla Bla Bla. È durato mezz’ora questo sproloquio.

E chiaro che anche questo sproloquio non ha niente di positivo per nessuno, probabilmente neanche per gli sponsor del giornale.

Che ne dite se adesso facciamo un piccolo esercizio di ripetizione? D’altronde la settima regola d’oro di italiano semplicemente è proprio “parlare“. E allora adesso tocca a voi.

Ascoltare e ripetere è importante, ma non voglio fare uno sproloquio sulla ripetizione 🙂

Ripetete dopo di me:

Uno sproloquio

Lo sproloquio

Gli sproloqui

Il professore ha fatto uno sproloquio.

Ma questo è uno sproloquio interminabile!

Ma quanto dura questo sproloquio?

Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente.