345 – Dacché

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Trascrizione

Giuseppina: l’episodio di oggi è sul termine dacché, un’unica parola che si scrive con due c, l’acca e una e accentata.

Dacché si può scrivere anche con due parole staccate “da che”, ma si sa come è fatta la lingua italiana e spesso due parole diventano una sola. E c’è sempre un motivo per questo.

Infatti dacché si usa in particolari circostanze e spesso ha lo stesso significato di poiché, dato che, dal momento che, siccome.

Es: dacché Giovanni desidera una mela, gliela darò.

Si sta quindi dicendo il motivo per cui si compie un’azione.

Dacché esiste anche questo termine occorre spiegarlo anche ai non madrelingua.

Esempi di questo tipo se ne possono fare a bizzeffe.

C’è anche un uso di dacché che ha a che fare col tempo:

Dacché sei andato via, non ci divertiamo più.

Significa semplicemente “da quando”.

La preposizione “da” si usa però spesso per indicare un cambiamento:

Da qui a li

Da oggi a domani

Da quando non ci sei tutto è cambiato.

E infatti dacché ha anche un altro utilizzo, proprio quando i sono dei cambiamenti rilevanti che ci colpiscono. Si usa per indicare la situazione precedente al cambiamento:

Cosa? Ora ami i gatti? Dacché dicevi che li odiavi, adesso li ami?

In questo modo voglio evidenziare questo cambiamento: prima la situazione era diversa da adesso.

Dacché sembrava dovessi morire dalla stanchezza, adesso vuoi andare a ballare?

È un modo abbastanza veloce di evidenziare un qualcosa che stupisce.

Potete usarlo senza problemi nelle modalità che vi ho descritto. Certo, non lo usano tutti gli italiani, ma tutti lo capiscono. Lo usano spesso i giornalisti.

Giovanni: ed ora un po’ di ripasso. Scusate se parlo poco ma mi trovo in vacanza in montagna

Anthony: Vedendoti la’ in montagna MI HA COLTO DAVVERO SUL VIVO. Anzi MI HA COLTO ALLA SPROVVISTA. Eri a Roma e poi come NIENTE FOSSE, sei DI PUNTO IN BIANCO in vetta al Monte Bianco!
E per altro NON TI DICO quanto mi mancano le montagne del nord italia. Se mi invitassi ti raggiungerei in montagna SPESSO E VOLENTIERI ogni estate ma ai tempi del Covid, stando fuori dell’europa, MI DOVREI ADDIRITTURA SCERVELLARE per trovare il modo di unirmi a voi. E se io ci riuscissi potreste RIVENDICARE il diritto di farmi SOTTOSTARE ad una quarantena di 14 giorni. Naturalmente SAREI DI DIVERSO AVVISO ma avreste comunque ragione voi. Per non FARLA TROPPO LUNGA adesso TAGLIO Corto! Intanto vi auguro buon proseguimento delle vacanze e fate attenzione sulla via del rientro a Roma, MI RACCOMANDO.

232 – AVERE CONTEZZA

Audio

Trascrizione

Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse contezza del numero di episodi che abbiamo realizzato su questo sito.

Certo che i “conti” , o il “conto”, come termine, ha molti significati e questi sono termini anche all’origine di molte espressioni italiane e verbi di diverse sfumature di significato.

Pensate a tener conto, tenere i conti, aver conto, contare, conteggiare, il conto della serva, avere un conto aperto, un conto in sospeso, eccetera.

Oggi però vorrei parlarvi della “contezza“.

Sicuramente non è un termine usato dagli stranieri e tra l’altro solo alcune categorie di italiani utilizzano questo verbo, sebbene a dire il vero sia adatto a moltissime situazioni diverse.

Per usare questo termine bisogna mettere avere davanti: avere contezza.

La questione non riguarda i numeri, non sempre almeno, ma la conoscenza. Si usa quando voglio esprimere un concetto di conoscenza piena, di consapevolezza, quando cioè la conoscenza è molto importante e riguarda argomenti dai molteplici aspetti, aspetti che bisogna conoscere bene altrimenti sfugge qualcosa.

C’è spesso il concetto di numerosità, quella relativa agli aspetti, ma spesso non è un numero preciso, questo non è importante, la cosa che veramente conta, cioè che veramente è importante, è che l’argomento è complesso e variegato, ha molti aspetti da considerare.

Spesso i numeri c’entrano, e si sottolinea il fatto di conoscerli o di non conoscerli.

Spesso i numeri non c’entrano affatto, e allora si usa la parola contezza solo per enfatizzare l’importanza di qualcosa di cui si è venuti a conoscenza o di cui non si conosce abbastanza. Un linguaggio un po’ sofisticato forse; non si usa solitamente con gli amici o familiari, ma se lo faceste tutti vi capirebbero e nessuno vi accuserebbe di esprimervi come un intellettuale.

Facciamo alcuni esempi.

Appena abbiamo avuto contezza di essere stati promossi abbiamo prenotato al ristorante per festeggiare! (come dire: abbiamo saputo)

Nessuno ha davvero contezza completa di quanto stia accadendo. (come dire: nessuno conosce, sa veramente cosa stia accadendo).

Non abbiamo contezza di quante siano le persone a rischio di contagio (non sappiamo con esattezza, non conosciamo).

Nello sport bisogna avere piena contezza dei propri mezzi per battere l’avversario (bisogna conoscere quanto si è forti, conoscere le proprie potenzialità).

Io ad esempio non riesco mai ad avere piena contezza del tempo trascorso e così gli episodi durano sempre più di due minuti.

Si potrebbe confondere la contezza con la certezza, ma la certezza è il contrario di avere dubbi.

La contezza sottolinea invece l’importanza, la conoscenza. Non c’entra il grado di sicurezza ma il fatto di conoscere o non conoscere
Poi la contezza fa parte di un linguaggio lievemente sofisticato come dicevo.

Normalmente si usa “conoscere“, “essere consapevoli” , come ad indicare l’importanza delle conseguenze se non si avesse contezza.

Si usa anche quando si vede o si sente qualcuno che non sa bene cosa dire, che non ha punti di riferimento o che dice cose del tutto sballate, sbagliate: una persona che non ha alcuna contezza della situazione o della questione.

Oppure è assolutamente il contrario e in tal caso si ha contezza assoluta.

Adesso ripassiamo 9 espressioni passate con l’aiuto di Lia dal Brasile.

Lia: Quando mi sveglio, per un attimo non ricordo bene la realtà e penso che tutto ciò che sta accadendo nel mondo sia solo stato un brutto sogno, laddove invece è tutto vero.
Anni fa ho visto un film che verteva su una vicenda molto simile a questa.
Pensai: immagina di trovarsi a tu per tu con una minaccia così spaventosa. 🤔 E dire che oggi sono terrorizzata proprio in virtù della pandemia.
Siamo tutti costretti a cambiare abitudini, persino combattere voci false e tendenziose, contro i duri di comprendonio che se ne fregano, altri ancora che non trovano alcuna attinenza tra il contagio e la libertà di movimento.
E viene così a galla la sensazione che abbiamo combinato un bel casino e siamo noi ora a dover rispondere di tutto quanto.

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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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231 – IN VIRTÙ

Audio

Trascrizione

Buongiorno, vi informo che a partire da questo episodio, il n. 231 della rubrica 2 minuti con Italiano semplicemente potrete utilizzare una nuova espressione, e lo potrete fare in virtù di ciò che state per ascoltare o leggere proprio in questo episodio.

Ed io, in virtù del fatto che ritengo questa espressione molto utile per la comunicazione, sono qui a spiegarvela. La comunicazione è importante e lo slogan di italiano semplicemente è “imparate a comunicare in italiano, semplicemente”.

Ho scelto questo episodio anche in virtù di questo.

Allora: in virtù, cosa significa?

Non pensate alla preposizione in: no vi aiutera. E vi aiuterà poco anche la parola virtù, che generalmente indica un pregio, una caratteristica positiva delle persone, il contrario di vizi è proprio virtù. Pregi e difetti, virtù e vizi.

In virtù significa a volte “grazie a”, “per merito di”, “per effetto di”, “avvalendosi di”, “avendo queste capacità”, che è il modo più semplice, mentre altre volte significa “per coerenza”, “facendo fede”, dipende dal caso.

Nel primo caso posso dire:

Ce l’abbiamo fatta in virtù dell’aiuto di tutti.

Quindi grazie all’aiuto di tutti, per merito di tutti, avvalendosi dell’aiuto di tutti.

Non sempre è un merito altre volte si cerca di spiegare qualcosa, quindi è più simile a “poiché”,” “per via del fatto”:

Il virus si è diffuso anche in virtù della poca attenzione all’igiene.

Le misure restrittive sono state decise in virtù dell’emergenza

È molto simile anche quando si vuole utilizzare una facoltà, quindi quando ci si avvale di una facoltà, di un potere, e magari questa facoltà ce l’ha data la legge.

In virtù dei poteri che mi ha dato lo Stato, dichiaro lo stato si emergenza nazionale.

Posso andare in pensione in virtù della legge.

Quindi “siccome” , cioè “poiché” ho questi poteri, poiché la legge me lo permette. C’è sempre un merito di qualcuno o qualcosa, o un semplice effetto e l’utilizzo di “in virtù” avviene come conseguenza di questo.

Per questo si usa il termine “virtù”.

Non cambia poi molto quando parlo di coerenza o di fede. Simile al caso della legge, che però è obbligatorio rispettare. In questo caso si parla di coerenza e fede.

Si può quindi richiamare un principio che si vuole rispettare, o una regola importante e quindi uso “in virtù”. In qualche modo si cerca sempre di spiegare qualcosa, facendo capire il principio che si sta utilizzando, quindi “in coerenza a” , “facendo fede a”. È simile a “conformemente“, “in conformità”, che abbiamo già visto insieme.

Vi spiego questa espressione in virtù dello slogan di italiano semplicemente: “imparate a comunicare in italiano, semplicemente”.

Adesso ripassiamo con Bogusia, membro dell’associazione di nazionalità polacca, che saluto e ringrazio. Bogusia utilizzerà 7 espressioni già spiegate.

Ho dimenticato di scrivere che “in virtù” fa parte di un linguaggio poco informale. Ma credo sia chiaro dall’episodio in virtù degli esempi.

Bogusia: Può darsi che siamo arrivati alla resa dei conti? Neanche i politici dell’opposizione si mettono di traverso. Non più di tanto almeno. Si esprimono in maniera quasi pacata e dimessa. Che vuoi, in questi casi meglio remare tutti nella stessa direzione. O così o pomì. Laddove sia possibile dobbiamo restare a casa, altro che storie!

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201 – ESSERE PER – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Emanuele: due minuti con italiano semplicemente, episodio 201.

Giovanni: Ok, grazie Emanuele, abbiamo appena terminato i primi duecento episodi della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente, ma io sarei per continuare? E tu?

Emanuele: Anche io sono per continuare papà!

Giovanni: ok, allora oggi in questo episodio n. 201 spieghiamo un metodo veloce ed informale per esprimere un’opinione. L’ho già utilizzato io ed anche Emanuele: “essere per”:

Io sarei per continuare

Al presente diventa “io sono per continuare”, come ha detto Emanuele.

Io ho preferito usare il condizionale perché spesso si fa così con le opinioni, si usa la forma condizionale per cortesia, per non dare l’impressione che sia un’ordine.

Semplice vero?

“io sono per” e poi aggiungete un verbo all’infinito.

Posso usare qualsiasi modo verbale ovviamente, dipende da ciò che si vuole dire, e di solito si usa quando si presenta una scelta tra più opzioni.

Io tra andare a scuola e andare al mare sono per andare al mare.Tu per cosa sei?

Io sarei per il mare

Posso fare anche così, senza ripetere il verbo, tanto è scontato.

A volte il condizionale ha un senso diverso dalla cortesia:

Io sarei per il mare, se mia madre fosse d’accordo 🙂

Io tra il cibo italiano e quello inglese sono per quello inglese

Anche io lo ero, poi ho assaggiato le fettuccine al ragù!

Altro esempio?

La riunione era noiosa, e noi eravamo per andarcene, ma il nostro dirigente ce lo ha impedito.

Un altro esempio:

Io tra la democrazia e la monarchia, sono per la repubblica!

Educazione dei figli:

io sono per l’educazione severa.

Io invece sono decisamente per un rapporto amichevole tra genitori e figli.

E tu per cosa sei?

Attenzione perché “essere per”, quindi “io sono per”, “io ero per”, eccetera (anche con tu, lui, noi eccetera) si usano spesso anche per indicare un’azione imminente, che sta per avvenire, ed anche per indicare la presenza in un luogo “per” fare un’attività:

Ero per uscire, quando sono inciampato! (azione imminente: “stavo per” uscire e sono inciampato)

Anche prima ho detto:

La riunione era noiosa, e noi eravamo per andarcene, ma il nostro dirigente ce lo ha impedito.

Qui il significato potrebbe anche essere: “stavamo per andarcene”, quando il nostro dirigente ce lo ha impedito.

Qualche anno fa ero per turismo a Roma (mi trovavo a Roma per motivi turistici)

Quindi non è un’azione imminente, non è un’opinione, ma è per indicare la presenza in un luogo per fare qualcosa: ecco perché si dice “per”:

Ero per turismo a Roma

Ero per affari a Torino

eccetera. Quindi tre modi di usare “essere per

Ora ripassiamo alcune espressioni passate:

Andrè (Brasile): Tutti sanno che la città di São Paulo in Brasile e la pioggia sono un binomio inscindibile! comunque, siamo alle solite, da anni la misura è colma, la storia si ripete, il caos è assoluto in praticamente tutta la città! Si dà il caso che sia piovuto, solo altro ieri , il 50 % delle previsioni per l’intero mese di Febbraio ma non vedo come le pubbliche autorità non se ne capacitino! Coraggio amici che vivete a São Paulo! Armatevi di pazienza e andate avanti!

 

 

 

 

 

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200 – QUALE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Emanuele: due minuti con italiano semplicemente, episodio 200.
Giovanni: avete mai riflettuto sull’aggettivo o sul pronome “quale”?
Normalmente (quasi sempre) si usa per fare delle domande o quando si hanno dei dubbi:
Qual è la ragazza più bella del mondo?
Quale film ha vinto l’oscar quest’anno?
Eccetera.
In realtà si usa in molti altri modi (tale e quale, il quale, la quale, eccetera).
Oggi vorrei farvi concentrare su un modo particolare che probabilmente voi stranieri non conoscete ma che rende la frase più elegante e più convincente se state esprimendo un’opinione. Si tratta di esprimere un concetto particolare.
Mi riferisco infatti alle frasi non interrogative, ma quelle affermative, quando si vuole spiegare la funzione, l’incarico, il ruolo di una persona che giustifica un’azione. Quindi l’obiettivo è sottolineare un aspetto importante.
In questi casi “quale” è simile a “come”. Ma usare “quale” (o quali) ci aiuta a raggiungere l’obiettivo.
Vi faccio alcuni esempi:

Vorrei il tuo aiuto, quale massimo esperto in questa materia.
Mi rivolgo a te quale mio dirigente
Tu, attento quale sei, avrai sicuramente capito.
Forse tutti voi, quali miei affezionati ascoltatori, siete interessati a questo utilizzo di “quale”.

In questi casi è come dire: “in qualità di”, cioè “poiché hai questa qualità”, o anche “come”.
È come dire:
Vorrei il tuo aiuto, in quanto sei il massimo esperto in questa materia.
Mi rivolgo a te poiché sei il mio dirigente.
Tu, attento come sei, avrai sicuramente capito.
Forse tutti voi, poiché siete miei affezionati ascoltatori, siete interessati a questo utilizzo di “quale”.
Se invece la mia enfasi non si riferisce a qualità personali, ma a cose accadute e alla loro importanza, posso usare “quale” al posto di “che”.
Questo d’altronde accade anche in molte frasi interrogative (es: che/quale film vuoi vedere?).
Ad esempio:

È crollato il ponte! Quale tragedia! Quale disgrazia!
Bravo, quale figura hai fatto oggi, complimenti!
Complimenti, quale lezione hai dato al tuo amico strafottente!
Hai avuto una reazione quale non avrei mai immaginato!

In questo senso abbiamo già visto l’espressione “qual buon vento” nell’episodio 125.
In tutti questi casi si può usare “quale” per sottolineare una caratteristica, ad esempio la grandezza, la bellezza, qualunque cosa che vogliamo porre in risalto come unica, degna di apprezzamento o degna di nota comunque.
Ora, quale presidente dell’associazione italiano semplicemente, ho chiesto ad uno dei membri di realizzare una frase di ripasso, e Bogusia, quale membro e gentile qual è, mi ha subito accontentato.
Bogusia (Polonia): L’Italia e il gelato sono un binomio inscindibile. Vero? Può darsi che se siete stati a Firenze non siate riusciti a tenere a bada la voglia di gustarvi un bel gelato.
Forse una volta davanti alla gelateria vi ha colto alla sprovvista un gusto di nome Buontalenti?
Forse vi sentivate un’anima in pena, scervellandovi su che tipo di gusto fosse? Si dà il caso che il gusto Buontalenti, il gelato cremoso e vellutato sia stato inventato da un famoso fiorentino del ‘500: Bernardo Buontalenti. La vita di Buontalenti, era strana e al contempo molto creativa. Fortuna ha voluto che dopo una disastrosa frana in cui ha perso la vita l’intera sua famiglia, e stato adottato dai Medici.
È diventato un allievo del Vasari, tra l’altro.
E sulla falsariga di grandi artisti di allora, anche lui è diventato un famoso architetto, pittore e scenografo degli allestimenti delle feste dei Medici.
Neanche in ambito gastronomico era sguarnito di talenti e così è diventato l’uomo che ha fatto esordire il gelato nelle gelaterie proprio come lo vediamo oggi, con il suo aspetto cremoso e vellutato
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