Pasdaran – POLITICA ITALIANA

“PASDARAN”

Il linguaggio della Politica Italiana 

Pasdaran

Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Descrizione

Un termine che usano spesso nei programmi TV, quando si parla di politica, è “pasdaran”

PER STUDENTI NON MADRELINGUA

 

La Prebenda – POLITICA ITALIANA

Prebenda (audio) 

Episodi scorsi

Trascrizione

Giuseppina: Un termine più volte utilizzato in politica dai giornali è “prebenda“. Purtroppo, dovrei dire, perché non fa molto onore alla politica e alla nazione che si parli di “prebende“.

Ma cos’è una prebenda? Il dizionario dice: Guadagno, più o meno lauto, conseguito con estrema facilità.

E’ sicuramente un facile guadagno, conseguito, cioè ottenuto in cambio di qualcosa, ma si usa quando questo guadagno, sebbene legittimo è giudicato ingiusto, eccessivo, immeritato. 

Una prebenda è simile a un premio, un guadagno ottenuto da qualcuno senza che questo qualcuno ne abbia veramente diritto. Ma come usare questo termine?

Per questo basta dare un’occhiata ai giornali per vedere come lo usano. Generalmente si tratta di guadagni non solo facili, ma anche immeditati, eccessivi, frutto di una politica malata e ingiusta. Una prebenda è ingiusta per definizione. E qualcun altro sta pagando per questo.

C’è chi dice ad esempio che i parlamentari, e in generale i politici ricevano, per il loro lavoro, una prebenda troppo elevata.

Una prebenda può essere lo stipendio da parlamentare o senatore, o qualunque altro guadagno che possano avere. Ad esempio i parlamentari ricevono, una volta che non sono più parlamentari, i cosiddetti vitalizi, ogni mese per tutta la vita, e questi vitalizi sono una vera e propria pensione, che però chiamare pensione di anzianità sarebbe improprio. 

Se qualcuno ritiene che questa somma che ricevono sia ingiusta e eccessiva, allora può chiamarla “prebenda“.

La prebenda però è un concetto più ampio del vitalizio. 
Anche un aumento dello stipendio, se reputato ingiusto, può essere chiamato prebenda.

Recentemente la Guardia di Finanza, che per mestiere deve controllare che i cittadini paghino le tasse correttamente e che non si facciano cose contro la legge in ambito fiscale e tributario, sta svolgendo delle indagini in un’operazione che ha chiamato “mala prebenda“, perché  pare che alcune persone abbiano cercato di ottenere dei soldi dallo Stato indebitamente, cioè senza averne diritto.  Queste persone volevano ottenere dei soldi dallo Stato, soldi che sarebbero stati considerati una prebenda, cioè un facile guadagno, ma più che facile, direi un illecito guadagno.

Si legge spesso sui giornali che qualcuno “avrebbe concesso favori in cambio di ricche prebende”.

È un termine che si collega sempre a azioni sospette legate a guadagni non necessariamente illeciti, ma come minimo eccessivi. 

Si può in dafinitiva parlare di un sinonimo spregiativo di guadagno,  o di lucro (anche questo è un altro termine usato spesso in questi casi). Altri sinonimi, ma con un senso diverso, sono profitto (usato perlopiù negli affari), provento (può indicare un qualsiasi genere di entrata), reddito (un concetto più economico), rendita (usato per descrivere i guadagni da capitale o da titoli) e ricavo (una somma di denaro che si ricava cioè che deriva, che viene da una vendita, una prestazione e una operazione economica). 

L’investitura – POLITICA ITALIANA

L’investitura (scarica audio)

Episodi scorsi

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti. Oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana parliamo dell’investitura.
Si parla di investitura quando una persona riceve un mandato  o un grado importante. Una persona viene così investita di un mandato, oppure viene investita di un grado, di una carica o un incarico.

Pensate un attimo al vestito, cioè ciò che indossiamo come indumento. Molto spesso un “vestito”, o meglio, come una persona è vestita, è indicativo di diverse caratteristiche di una persona. In ambito lavorativo, il medico, ad esempio, indossa un camice, un poliziotto una divisa, eccetera. Di conseguenza quando una persona riceve un’investitura è come se ricevesse un vestito da mettere, un vestito che rappresenta il suo ruolo, il mandato che ha ricevuto, il grado conferito. 

Generalmente si parla di una carica politica o ecclesiastica, quando viene nominato un vescovo ad esempio. Il termine comunque indica il conferimento di una carica o di un incarico di qualsiasi tipo.

Allora l’investitura è simile al conferimento, ma mentre è l’incarico a essere conferito, l’investitura si fa ad una persona, che viene quindi investita di un incarico. Questa persona riceve l’investitura di un incarico o un mandato.

Se questa persona viene investita, o “è investita” di un incarico, questo mi farebbe pensare al verbo “investire“.

Ma “essere investiti” significa anche essere travolti da un’automobile:

Sono stato investito da un’auto

Allora in questo caso dell’investitura è importante la preposizione che si usa, che è “di”.

Essere investiti di un incarico

Spiderman è stato investito di poteri soprannaturali

Giovanni sarà investito di un ruolo importante all’interno dell’associazione

In realtà non è necessario ricevere un incarico per ricevere un’investitura, infatti vi faccio un esempio:

Se il presidente di un partito di nome Mario Rossi, parlando di un importante esponente della politica italiana di nome Paolo Bianchi, dicesse:

“Bianchi è il futuro del nostro partito”
Ecco, Mario Rossi punta molto su Paolo Bianchi, crede molto in lui, tanto da spingersi a dire che Bianchi, secondo lui, rappresenta il futuro del partito. Questa è ugualmente un’investutura.

Posso dire che c’è stata un’investitura da parte di Mario Rossi nei confronti di Paolo Bianchi.
Sarebbe quasi come dire che Mario Rossi sarebbe disposto ad investire su Paolo Bianchi.
Non a caso ho detto che Mario Rossi “punta” su Mario Bianchi.
Puntare su qualcuno, su una persona, significa scommettere su di lui o lei, sia in senso puramente economico che morale.
Ci sono quindi delle similitudini tra l’investimento e l’investitura.
Quindi l’investitura è sia il conferimento di una vera carica, di un titolo, di un mandato, sia la dichiarazione di una “scommessa” che si fa attraverso una designazione, un’attribuzione  da parte di una persona che ha una certa importanza.
Infatti fare un’investitura non è una cosa che possono fare tutti. Bisogna essere una persona importante per
farne una.
Infine, si può usare l’investitura anche al di fuori delle cariche politiche.
Ad esempio, Filippo di Edimburgo, prima di morire, ha voluto fare un’investitura per Carlo, suo figlio, chiedendogli di prendersi cura della madre e del resto della famiglia. In questo caso è una richiesta, ma somiglia molto ad un mandato. In fondo non si può rifiutare un’investitura di questo tipo perché viene da molto in alto.
La stessa cosa può avvenire nel mondo dello sport, come nel calcio, se un grande campione fa un’investitura a favore di un altro calciatore dichiarando che questo calciatore diventerà il suo erede.
In questi giorni in Italia si parla di diverse investiture. Una è quella di Giuseppe Conte, che dovrà essere investito della carica di capo politico del movim

ento 5 Stelle. Un’altra riguarda il tennis, in cui un grande campione di tennis ha investito del ruolo di protagonista futuro un altro tennista più giovane, e un’altra un’investutura di cui si parla riguarda la musica. Pare che Michelle Hunziker abbia ricevuto un’investitura da Gerry Scotti per condurre la prossima edizione del festival di Sanremo.
Vedremo se sarà proprio così.
Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente.
Ciao.

Editto bulgaro – POLITICA ITALIANA

Editto bulgaro (scarica audio)

Episodi scorsi

Giovanni: Buongiorno a tutti. Oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana parliamo della Bulgaria, Come sarebbe a dire? Ve lo faccio raccontare dalla voce di Ulrike, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Cosa c’entra la Bulgaria?

Ulrike: L’espressione Editto bulgaro nasce nel 2002 ed è usata per indicare una forte volontà politica che vuole imporre prepotentemente una decisione.

Il termine editto indica una ordinanza, una specie di legge emanata da un’autorità, e questo è un termine che si usava soprattutto nell’antica Roma. E’ chiaro quindi che il termine editto fa pensare ad una forte autorità. 

A sottolineare ancor di più l’autorità e la prepotenza si usa l’aggettivo “bulgaro“. che non significa che è stata fatta in Bulgaria, ma che questa decisione viene imposta dittatorialmente.

Questo aggettivo, nel linguaggio politico e giornalistico si usa abbastanza spesso, non solo con riferimento alle decisioni bulgare o editti bulgari. Si usa anche quando si parla di “percentuali bulgare” o anche “elezioni bulgare“. Si allude al comunismo stalinista che in Bulgaria è stato particolarmente forte, nella seconda metà del secolo scorso. Un regime autoritario e repressivo, particolarmente rigido e dittatoriale. Come conseguenza, le decisioni cosiddette “bulgare” sono quelle imposte con autorità e quindi anche prese all’unanimità o quasi (nessuno si oppone, cioè nessuno è contrario ad una decisione presa da una forte autorità) e quindi le percentuali bulgare sono vicine al 100%. 

Se sentite parlare di toni da “editto bulgaro“, ad esempio, evidentemente c’è stata un decisione politica autoritaria, alla quale non ci si può opporre. Questo dà fastidio a molti perché l’Italia, almeno nella maggioranza delle persone, è abbastanza insofferente a tutto ciò che è autoritario, come potete immaginare; quindi trovate molte notizie sul web e nei TG in cui si parla di cose tipo decisioni bulgare o editti bulgari. Meno ce ne sono, meglio è, ma è sempre una buona cosa che se ne continui a parlare…

Stai sereno – POLITICA ITALIANA (Ep. 3)

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Parliamo di politica italiana, e per farlo iniziamo da un concetto semplice:

Cos’è la serenità? E cosa c’entra con la politica? Lo vediamo gradualmente. 

Il dizionario, in merito, non lascia dubbi: la serenità è la condizione in cui si trova il cielo, è quindi lo stato del cielo quando è sgombro di nubi, quando cioè non ci sono nuvole nel cielo. La stessa cosa si può dire anche del tempo atmosferico: il cielo è sereno, il tempo è sereno. Non si parla di politica dunque.

C’è anche uno scioglilingua molto divertente sul termine “sereno”. Uno scioglilingua serve a sciogliere la lingua. Ecco lo scioglilingua:

Se oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà.

Cioè: se oggi non è sereno, sarà sereno domani, e se neanche domani sarà sereno, vedrai che si rasserenerà, cioè diventerà sereno. E’ uno scioglilingua che sembra un proverbio che invita ad essere ottimisti.

Ma la serenità è anche una condizione dell’animo umano. Così come il cielo può essere sgombro di nubi, la nostra mente può essere sgombra di pensieri, di problemi, di turbamenti, Quindi la serenità è anche l’assenza di preoccupaszioni, di turbamenti.

Il termine in realtà si usa molto più spesso parlando di stato d’animo che di condizioni meteo.

Le frasi più usate sono ad esempio:

La cosa che più conta nella vita è la serenità

La mia è una famiglia serena

Bisogna sopportare con serenità i problemi della vita

Quell’incidente ha turbato la serenità della mia famiglia.

Questo esame di italiano non mi fa stare sereno

eccetera.

Ora, l’aggettivo “sereno” si usa spesso anche al posto di tranquillo, pacato.

Sono sereno (cioè sono tranquillo, non sono preoccupato)

Se ci avviciniamo al tema della politica, questa è una affermazione piuttosto diffusa quando un uomo politico o un personaggio pubblico viene coinvolto in una indagine giudiziaria. Viene accusato di qualche reato. Quando i giornalisti gli chiedono qualcosa sulla vicenza, lui o lei molto spesso rispondono in questo modo:

Sono sereno!

Come a dire: non mi preoccupo, perché sono innocente. Credo nella giustizia e alla fine la verità uscirà fuori e si vedrà che sono innocente.

Questa frase però: “sono sereno” negli ultimi anni si usa molto meno rispetto a prima, e c’è un motivo ben preciso.

La questione risale al 17 gennaio 2014. Enrico Letta era il presidente del consiglio italiano. Il Governo da lui presieduto sembrava in pericolo perché un suo collega di partito, che si chiama Matteo Renzi, politico molto noto in Italia e in tutto il mondo, sembrava essere interessato a diventare lui il presidente del Consiglio prendendo il posto di Enrico Letta.

Quel giorno però in una trasmissione televisiva, Renzi volle rasserenare, rassicurare Letta, cioè volle tranquillizzarlo, e perciò disse: disse la seguente frase rivolta al suo collega di partito:

Enrico stai sereno!

Come a dire: Enrico, non preoccuparti, perché io non ho nessuna intenzione di far cadere il tuo governo. Quindi Enrico stai sereno

 Solo un mese dopo quella dichiarazione però nacque il Governo Renzi. Quindi forse non doveva stare così sereno Enrico Letta.

Da allora, ogni volta che un italiano pronuncia la frase “stai sereno” si pensa a quell’episodio e si dà alla frase il significato opposto. Si usa anche per scherzo, per farsi due risate, quindi si usa di proposito questa frase, proprio per essere ironici, anche al di fuori della politica. Naturalmente i più giovani, che non si interessano  di politica, non sanno nulla di questa storia e non ci troverebbero nulla da ridere.

Per un non madrelingua credo comunque sia interessante sapere cosa si nasconde a volte dietro una frase apparentemente molto semplice.

Ci vediamo al prossimo episodio.

Il predellino – POLITICA ITALIANA (Ep. 2)

Il predellino

Il predellino (scarica audio)

Nella politica italiana si sente abbastanza spesso parlare del predellino, un termine che anche se tradotto in altre lingue non aiuta certamente a capire.

Infatti il predellino è semplicemente uno scalino, un gradino sul quale si poggia il piede per salire su una carrozza, su un treno o un altro veicolo.

Esistono anche i predellini intesi semplicemente come gradini, per rialzarsi, usati ad esempio dalle persone anziane, che non possono usare una normale scala.

Uno di questi predellini divenne famoso in Italia, quando, nel 2007, accadde che Silvio Berlusconi, uomo politico e imprenditore italiano molto famoso, salì proprio sul predellino della sua automobile e appoggiò le mani sul tetto della macchina.

Non era in realtà un vero predellino, ma lo usò proprio a questo scopo: per andare più in alto.

Non salì quindi sul predellino per entrare nell’automobile, bensì per stare ad un’altezza maggiore, affinché tutti intorno a lui potessero vederlo.
Si trovava in una piazza di Milano molto famosa, nel centro della città, e fece un annuncio: annunciò la nascita di un nuovo partito politico: il popolo delle libertà.
Questo annuncio venne fatto non durante un congresso, una riunione di partito, e neanche ospite di una trasmissione televisiva.

Berlusconi preferì invece farla in mezzo alla sua città, in mezzo alla gente che lo acclamava.

Da quel giorno il termine predellino viene usato molto spesso nel linguaggio della politica e quel discorso è ricordato come “il discorso del predellino“.

Oggi, ogni volta che un personaggio politico fa un importante annuncio in pubblico, non quindi all’interno dei palazzi della politica, si parla sempre di discorso del predellino, oppure si fanno confronti con quel famoso annuncio del 2007 fatto da Silvio Berlusconi. In genere se ne parla con toni ironici, per prendere in giro il politico protagonista di volta in volta.

Può capitare di incontrare il termine “predellino” o la frase “salire sul predellino”.

Sappiate quindi che si tratta sempre di quel discorso del 2007, o anche volendo di un’altra dichiarazione politica importante, che può essere la nascita di un nuovo partito o una nuova leadership; ma la cosa che conta è che questa dichiarazione viene fatta fuori dai luoghi istituzionali ma in mezzo alla strada, con l’obiettivo probabilmente di apparire più vicini ai bisogni della gente.

 

Il Colle – POLITICA ITALIANA (Ep. 1)

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Il Colle

Benvenuti in questa nuova rubrica di Italiano Semplicemente, dedicata alla politica italiana. Sono moltissimi i termini e le espressioni da spiegare che perché potrebbero risultare abbastanza difficili da capire. In campo politico poi nascono continuamente nuove espressioni e neologismi.

Iniziamo dal “Colle“. I non madrelingua sicuramente conoscono la collina, che sta in mezzo tra la pianura e la montagna. Si tratta comunque di un rilievo, diciamo di medie proporzioni. Il colle sta dunque più in alto rispetto al terreno circostante.
Il colle è abbastanza simile alla collina, ma quando si parla di un colle, questo colle generalmente ha sempre un nome, o perché è l’unico colle di quella zona territoriale, o anche perché è noto per qualche motivo.

La città di Roma è a volte detta anche “il Colle“. Non è un caso che molto più frequentemente Roma è chiama la città dei sette colli. Infatti a Roma ci sono sette colli famosi. Ognuno di questi ha un nome.

Ma cosa c’entra la politica?

C’entra, perché su uno dei sette colli di Roma è sorge il palazzo che è sede del Presidente della Repubblica Italiana. Questo palazzo si chiama “Quirinale” e anche il colle sul quale si trova ha lo stesso nome. E’ evidentemente considerato il colle più importante, visto che viene persino detto “il Colle” nel linguaggio giornalistico politico.
Vi dirò di più: la stessa presidenza della Repubblica viene indicata con questo nome: il Colle, che a questo punto, considerata l’importanza, va scritto con l’iniziale maiuscola.

Questo significa che spesso si legge:
Il Colle ha deciso di formare un nuovo governo

Per il Colle bisogna iniziare subito il dialogo politico

Il presidente del Consiglio sale oggi al Colle.

Il prossimo anno ci saranno le elezioni al Colle

Quindi ci si riferisce a volte al palazzo, altre volte alla presidenza come istituzione.

 

Il combinato disposto

Audio

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

US  – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

Buongiorno amici. Oggi voglio spiegarvi una espressione che è molto di moda ultimamente. Se vi capita infatti di ascoltate la TV italiana o la radio italiana, una emittente qualsiasi, e ascoltate in particolare delle trasmissioni dove si parla di politica, di soggetti politici, cioè di attualità del mondo della politica, vi capiterà molto spesso di imbattervi in una espressione particolare: “il combinato disposto“.

Giusto per fare chiarezza: quando ci si imbatte in qualcosa vuol dire che si incontra qualcosa. Imbattersi è come incontrare, come se si stesse facendo un cammino ed improvvisamente ci si imbatte su qualcosa, cioè si incontra, qualcosa, inaspettatamente, qualcosa che non credevamo di incontrare.

Comunque se vi imbattete sull’espressione il “combinato disposto”… Allora ascoltate perché  è questa l’espressione di oggi dunque, che mi appresto a spiegare oggi.

Se provate a cercare questa espressione su internet, ed in particolare se provate a cercare nella sezione news di Google, vedrete quanti risultati troverete. Dico di cercare nella sezione news di Google semplicemente perché così potrete leggere gli articoli in cui si parla di attualità.

il_combinato_disposto

Allora se proviamo a farlo leggerete frasi di questo tipo:

Il combinato disposto della riforma della legge elettorale e della riforma costituzionale fa sì che l’Italia sarà meno democratica

Cosa significa?

Allora cominciamo a dire che fino a poco tempo fa non si usava molto questa espressione. Ma è circa un anno che possiamo ascoltarla alla radio ed alla TV italiana tutti i giorni.

Intanto la parola “combinato” indica la somma di due o più cose: la combinazione di due o più cose. Il combinato: cioè la somma, l’unione diciamo, la combinazione. Se sommiamo due cose, se mettiamo insieme due cose, se cioè le combiniamo, se facciamo la combinazione di queste due cose, otteniamo un risultato che possiamo chiamare il “combinato”.

Possiamo parlare della combinazione di due avvenimenti, di due diverse cose accadute, della combinazione di eventi successi, generalmente è questo il modo di usare la parola combinazione, quando cioè si parla di due cose che si combinano. La parola combinazione si usa in realtà al posto della parola unione infatti, o somma, quando c’è di mezzo il tempo: ci si può incontrare per combinazione, cioè per caso, nello stesso posto e nello stesso momento: che combinazione!! si può esclamare quando ci si incontra tra due persone in un insolito posto.

Ma, potreste chiedervi, perché se è così semplice, perché se il concetto è così semplice, è ora così utilizzato questo strano modo di chiamare la somma, l’unione, la combinazione di due cose? Il combinato! Perché usare questa espressione?

La verità è che in realtà non ce n’era veramente bisogno, questo è il mio parere, ma si è voluta usare una espressione diversa, quando si parla di leggi: quindi l’unione di due norme, l’unione di due leggi. E allora si è unita una seconda parola: “disposto“, e la combinazione di due leggi è diventata: “il combinato disposto“. Ok, ma perché disposto? Cosa c’entra con le leggi? Cos’è il disposto?

Abbiamo capito finora che quando si parla di “combinato disposto” si parla sempre di leggi, di norme, di articoli di legge, che messe insieme determinano un certo risultato. Non basta però prendere una legge, un articolo di una legge, ma ne occorrono almeno due per fare un “combinato disposto”. Ok.

Da dove viene disposto? “Disposto” evidentemente viene da “disposizione“, ed in particolare dalla “disposizione normativa”, cioè dalla “disposizione di legge”. La disposizione è un altro modo di chiamare una legge, un modo più generico però. La legge, come qualsiasi altra norma, quindi in senso generico, si chiama  disposizione normativa, e questo perché le decisioni di questo tipo vengono appunto disposte, si usa cioè il verbo “disporre”. E quindi una disposizione viene “disposta”. Cosa dispone una legge? Una legge dispone, ad esempio, che uomini e donne hanno gli stessi diritti, oppure una legge può disporre che vince le elezioni chi prende il maggior numero di voti, o una legge può disporre che la pena di morte viene abolita, eccetera. La disposizione quindi è ciò che decide la legge, il risultato della legge.

Quindi capite bene che “combinato disposto” è la combinazione di due disposizioni, cioè la combinazione, l’unione di due leggi, o di due articoli di due norme diverse. Anziché dire la combinazione delle due leggi x e y, si dice “il combinato disposto” delle leggi x e y. Cioè che è il risultato delle due leggi,  cioè ciò che è il risultato delle due leggi considerate insieme: il risultato è ciò che è disposto, come se la legge fosse una soltanto e non due.

In questo caso la frase è molto di attualità in Italia perché da una parte c’è la legge elettorale, cioè la legge che stabilisce le regole su come eleggere il governo italiano,  la legge che decide le regole che sono alla base della elezione del governo italiano, e dall’altra parte la riforma della costituzione, cioè la riforma, cioè il cambiamento, della legge fondamentale della Repubblica Italiana.

Allora, l’attuale legge elettorale italiana viene comunemente chiamata ITALICUM, e questa legge assegna ora molto potere al partito, cioè allo schieramento politico che vince le elezioni, che prende più voti dai cittadini;  l’ITALICUM assegna più potere a chi vince rispetto alla legge elettorale precedente, chiamata PORCELLUM (noi italiani siamo molto creativi come sapete!).

In aggiunta, vi devo dire anche che nella seconda riforma, la riforma costituzionale, cioè nella riforma della Costituzione italiana, per dirla brevemente, viene dato più potere ad una delle due Camere, anzi, viene dato tutto il potere alla Camera dei Deputati.

Insomma, con queste due riforme, quella elettorale e quella costituzionale, messe insieme, combinate, sembra che il Governo abbia molto più potere di prima. Possiamo anche dire che combinando le due riforme il governo avrebbe un potere decisionale più forte rispetto a quello attuale.

Possiamo anche dire quindi che il combinato disposto della nuova legge elettorale e della riforma costituzionale dia questo risultato: più potere al governo eletto.

Mmmmm… Questo è un BENE oppure un MALE? E’  una cosa positiva? C’è chi crede sia positiva, ma c’è anche chi non la pensa così, chi crede che la cosa sia negativa e quindi che il combinato disposto delle due riforme sia una cosa negativa per l’Italia. Queste persone sostengono quindi che questo potere sarebbe eccessivo e in qualche modo minaccerebbe la democrazia.

Bene, ora a dicembre 2016 ci sarà il cosiddetto referendum, cioè ci sarà una consultazione dei cittadini italiani, e si chiederà agli italiani se sono d’accordo con la riforma della Costituzione, cioè con la seconda delle riforme di cui abbiamo parlato, quindi gli italiani si esprimeranno, voteranno, diranno il loro pensiero, quello che pensano a proposito di questa riforma costituzionale. Diranno cioè Sì, vogliamo la riforma, oppure No, non vogliamo la riforma costituzionale. Ed ora nelle TV italiane siamo in piena “campagna elettorale“: tutti i politici vanno in TV e dicono quello che pensano sulla riforma costituzionale: Ci sono quelli che sono d’accordo con il “Sì”, quelli cioè che vogliono la riforma, e questi signori sono quello che si chiama “il fronte del Sì“.

Poi dall’altra parte ci sono coloro che sono per il “No”, quelli che non vogliono cambiare le cose, e questi signori rappresentano il cosiddetto “fronte del No“.

Ebbene, il combinato disposto è l’argomento principe del “fronte del No” alle riforme costituzionali: coloro che voteranno “No” al referendum, e che vanno ora in TV a spiegare le loro ragioni, che vanno in TV a spiegare i motivi che sono alla base del loro “NO”, questi signori si appellano al cosiddetto “combinato disposto”.

Dicendo semplicemente queste due parole “combinato disposto” tutti ora sappiamo di cosa stiamo parlando: degli effetti negativi che deriveranno dalla riforma della legge elettorale e dalla riforma costituzionale; dalla combinazione di queste due riforme. Analogamente secondo il fronte del Sì il combinato disposto è un BENE, perché con un governo che ha più potere decisionale si possono prendere più decisioni e più in fretta.

Sapete che il linguaggio della TV è un linguaggio veloce, che deve puntare all’essenziale; ogni secondo è importante quindi utilizzare termini specifici e subito riconoscibili è a volte molto importante. Quindi parlare semplicemente di combinazione di leggi non è stato ritenuto sufficiente, perché si doveva ogni volta spiegare il soggetto: la combinazione di cosa? La combinazione della riforma elettorale e di quella costituzionale. Troppo lungo! Quindi è meglio essere più sintetici e coniare una nuova espressione, meglio introdurre una nuova espressione: “il combinato disposto”! Il combinato disposto è sembrato perfetto: non c’è bisogno di aggiungere altro. Fino a poco tempo fa si doveva specificare cosa veniva combinato, ora no, non è più necessario, ora è scontato.

Credo tra l’altro, questo lo dico al di là della spiegazione, che questo sia un argomento di attualità in tutti i paesi, in tutte le nazioni, non solo in Italia: meglio un Governo più forte oppure meglio sostenere le idee di tutti e prendere decisioni forse in tempi più lunghi ma più sagge e ponderate? Un bel dubbio! Non dimentichiamo poi che l’Italia non ha ancora dimenticato gli effetti della seconda guerra mondiale, dove il “governo forte” era quello del Duce, era quello  di Benito Mussolini, che aveva tutto il potere a suo tempo, quindi capite bene come ci sia ancora la paura, in Italia, che ci sia un governo che  abbia molto, troppo potere. Dall’altra parte però c’è anche chi sostiene che in Italia non cambiano mai le cose se non si prendono decisioni, anche se non siamo tutti d’accordo. Insomma è una bella lotta tra queste due differenti visioni politiche, e non è sicuramente facile dire “è meglio il sì”, oppure “è meglio il no”. Per ora in Italia ci sono moltissimi indecisi infatti: ci sono molte persone che non sanno cosa votare al referendum: sono indecisi.

Bene, spero che la mia spiegazione sull’espressione “il combinato disposto” sia stata sufficientemente chiara: credo che ogni tanto sia un bene parlare un po’ anche di attualità, per entrare un po’ nella cultura italiana.

Per terminare im, vi dico che quella di oggi non è un’espressione che si usa in altri campi al di  fuori delle leggi. Non potete dire ad esempio a vostro marito:

Il combinato disposto tra il tuo atteggiamento freddo che hai con me recentemente e il fatto che fai sempre tardi la sera mi fa pensare che hai un amante!

Questo non lo potete dire perché si capirebbe lo stesso ma farebbe un po’ sorridere. In questo caso dovete usare un’altra espressione, ad esempio: “Il fatto che” tu sei freddo con me eccetera.

Vi lascio alle vostre attività quotidiane, ci sentiamo prossimamente perché sto preparando la nuova lezione di Italiano Professionale dove si parlerà di soldi e dei problemi legati ai soldi. Tutte le espressioni che si usano quando si hanno problemi di denaro.

A presto.

Ps: grazie per le vostre donazioni