Giochiamo con: ci, ce, ne e lo

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Video con sottotitoli

Ce, ci, ne, lo

Trascrizione

Giovanni: Facciamo un bell’esercizio oggi.
Io vi faccio una domanda e voi date la risposta cercando di usare ci, ce, ne e lo.
Se ad esempio io dico:
Vuoi un po’ d’acqua?
Risposta:
grazie, ne voglio un bicchiere.
Oppure:
Non so, ci penso un attimo
Ovviamente scegliete voi la risposta, perché in alcuni casi potreste usare anche altre particelle o anche il pronome lo (oppure le, la, gli, li).
Domanda:
Quanto tempo/minuti impieghi la mattina per andare al lavoro?
Risposta 1: ci metto 20 minuti
Risposta 2: ci vogliono 20 minuti
Risposta 3: di minuti ne impiego 20
Risposta 4: ce ne metto 20 di minuti.
—-
Domanda: Vuoi venire in Italia con me?
Risposta 1: ok, ci penso e ti faccio sapere.
Risposta 2: te lo faccio sapere domani

Domanda:
Dimmi, cosa pensi di Giovanni? È una brava persona?
Risposta: credo di sì, io ne penso bene.

Domanda: Pensi ancora che io sia attraente?
Risposta: si, lo penso ancora

Vuoi venire con me? Pensaci.
OK, ci penso.

Vuoi questo regalo?
Si grazie, lo voglio

Quanti regali vuoi?
Ne voglio mille!

Credi agli ufo 🛸 ?
Si, ci credo
No, non ci credo

Mi dici il tuo nome?
Certo che te lo dico.
No, non te lo dico!

Sei sicuro che sia così?
Si, ne sono sicuro
No, non ne sono sicuro

Giureresti di dire la verità?
Si, ci giurerei
No, non ci giurerei

Vuoi dei baci? Quanti?
Si, ne voglio molti!
No, non ne voglio

Adesso prova a mettere la particella o il pronome all’inizio e poi alla fine. Se ad esempio io dico:
Mangia due mele.
Tu dici:
Di mele ne mangi due.
Mangiane due
—-
Prova due paia di scarpe e basta.
Ne provi due e basta
Provane due e basta

Approfitti di questa occasione?
Ne vuoi approfittare di questa occasione?
Di questa occasione vuoi approfittarne?

Cosa vogliamo fare di questi libri?
Cosa ne vogliamo fare?
Cosa vogliamo farne?

Vuoi parlare di questo problema con tua madre?
Ne vuoi parlare con tua madre?
Vuoi parlarne con tua madre?
Che ne dici? Vuoi parlarne con lei?
Glielo vuoi dire a lei?
Gliene vuoi parlare a tua madre?

Ti invito a giocare con Matteo
Ci vuoi giocare con Matteo?
Giocaci con Matteo

Paolo ha bisogno di aiuto. Vuoi aiutare Paolo?
Lo vuoi aiutare?
Vuoi aiutarlo?

I ragazzi ti chiedono aiuto. Chiedi loro cosa vogliono.
Gli vuoi chiedere cosa vogliono?
Vuoi chiedergli cosa vogliono?

Fossi in te, proverei a fare l’esame domani. Cosa pensi di questo?
Che ne pensi, vuoi fare l’esame domani? Fossi in te ci proverei!
Ci vuoi provare a fare l’esame domani?
Vuoi provarci?

Scommetteresti sulla vittoria del Barcellona?
Ci scommetteresti?
Prova a dare una risposta:
Es:
Sì, ci scommetterei!
Non ci scommetterei proprio!

Prova a dare una risposta:
Vuoi un altro esercizio?
Sì, grazie, ne vorrei un altro.
No, non ne voglio altri
Vuoi pensarci un po’ ancora?
Sì, grazie, ci penso un po’
Sì, grazie, vorrei pensarci un po’.

Sei sicuro?
Sì, ne sono sicuro
No, non ne sono sicuro.

Mi vuoi sposare?
Sì, lo voglio
No, non lo voglio

Vuoi dei figli?
No, non ne voglio
Sì, ne voglio 5

Vieni a Roma domani?
Sì, certo che ci vengo

Hai voglia di venire a Roma?
Sì, ne ho voglia.
No, non ne ho voglia

Hai dei dubbi?
Sì, ne ho qualcuno.
No, non ne ho nessuno

Dici tu agli zii che non andiamo alla festa? risposta:
1) si’ ci parlo io
2) si’, non ti preoccupare, ci penso io.
3) dirglielo? Non ne vedo il motivo.
4) se ce lo chiedono, glielo diciamo

Quando parliamo del problema?
Ne parliamo adesso.
Parliamone adesso
Non ne voglio parlare

Riesci ad arrivare in tempo per la riunione?
1) dubito di riuscirci
2) arrivero’ un po’ tardi, ma ce la farò
3) alla riunione non ci sarò
4) no, me ne frego della riunione
5) Sai cosa ti dico? Di questa riunione me ne infischio proprio!

Hai fatto il tampone prima di partire per il Brasile?
Risposta 1: certo, ne ho fatti due!
Risposta 2: sì, il primo me lo sono fatto ieri. Il secondo me lo faranno fra una settimana.
Risposta 3: Ma no, non ci credo ai tamponi.
Risposta 4: leri sono andato dal medico ma non ne aveva più.

Sai che abbiamo finito l’esercizio?
Sì, lo so.
No, non lo sapevo
—-
Vorresti altri esercizi come questi?
Sì, ne vorrei altri
No, non ne vorrei altri

André: Stasera preparerò delle caipirinha, chi vorrebbe provarle?
1: ne vorrà sicuramente un bicchiere anche Anthony
2: purtroppo non ci starà Ulrike
3: le berrà tutte Giovanni

Allarme covid: le regioni italiane sono state suddivise in diversi colori a seconda della gravità.
Sofie: Lo hai capito tu su quale base vengono attribuiti i colori alle regioni italiane?
1: no, io non ci capisco niente!
2: No, ne ho sentito parlare ma ho l’impressione che cambino tutti i giorni.
3: se vuoi saperne di più ti consiglio di telefonare al presidente. Ci pensi lui a spiegartelo!

Allora la facciamo finita?
1) facciamola finita subito!
2) basta, non ne posso più!
3) ok, ci vediamo domani?

Rita Levi-Montalcini

Audio

Trascrizione

Rita_Levi-Montalcini_bandw.jpg
Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=48428878

Ciao ragazzi e benvenuti su ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni.

Che ne pensate se oggi parliamo di un grande personaggio italiano?

Tra i tanti personaggi famosi in tutto il mondo potremmo ad esempio parlare di Rita Levi Montalcini.

Una grande donna italiana, vissuta dal 1909 al 2012; dunque ha vissuto ben 103 anni, durante i quali è stata una famosa neurologa e accademica, oltre che una senatrice a vita italiana, e per finire ha vinto il Premio Nobel per la medicina nel 1986.

Neurologa significa che ha studiato neurologia, cioè la scienza che si occupa del sistema nervoso. La neurologia è la branca specialistica della medicina che studia le patologie del sistema nervoso.

Accademica vuol dire che si è dedicata alla ricerca e all’insegnamento, mentre il premio Nobel, o Nobèl (si può pronunciare in entrambi i modi) è innanzitutto un premio, anzi potremmo dire che si tratta di un’onorificenza, cioè un alto premio, un premio di alto valore, legato all’onore. Il premio Nobel è quindi un premio di valore mondiale, un’onorificenza attribuita annualmente a persone viventi che si sono distinte nei diversi campi dello scibile apportando i maggiori benefici all’umanità per le loro ricerche, scoperte e invenzioni, per l’opera letteraria, per l’impegno in favore della pace mondiale.

Questa è la definizione di premio Nobel. Soltanto persone che viventi possono ricevere questo premio, quindi persone che sono vive nel momento della premiazione.

Il premio è attribuito (cioè dato) annualmente (cioè tutti gli anni) a persone viventi che si sono distinte nei diversi campi dello scibile.

Ho detto persone che si sono “distinte”. Si parla del verbo “distinguere” nella modalità riflessiva: “distinguersi”, che significa mettersi in luce, farsi notare, essere riconoscibile per qualcosa che si è fatto nella vita. Chi si distingue quindi si distingue dagli altri, perché è diverso dagli altri. In questo caso perché ha una qualità rispetto agli altri, una grande qualità. In generale ci si può distinguere per diversi motivi.

Ci si può distinguere per onestà,

Ci si può distinguere per correttezza, per diligenza, per chiarezza, ed in generale per qualità morali e professionali soprattutto.

Comunque spesso i parla semplicemente di caratteristiche, come l’elefante indiano ad esempio, che si distingue da quello africano perché ha le zanne meno sviluppate, più corte quindi.

Ebbene Rita Levi Montalcini nella sua vita si è distinta (parlo al passato ovviamente e al femminile) per diverse cose. Si è distinta in uno dei campi dello scibile.

Lo scibile è un termine che indica tutto ciò che può essere conosciuto e compreso. Si parla spesso dello scibile umano, cioè di tutto quello che gli esseri umani posso conoscere, quindi si parla di scienze, di conoscenze degli esseri umani. Questo è lo “scibile umano”.

Ripeti: scibile umano

Ripeti: lo scibile umano

Ripeti: Distinguersi in un campo dello scibile umano.

Rita Levi Montalcini per cosa si è distinta quindi? Essendo una scienziata in medicina, di è ovviamente distinta nel campo della medicina e della neurologia. Ha fatto un’importante scoperta scientifica, scoperta per la quale è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina.

È stata insignita del premio Nobel per la medicina dunque.

Insignita. Insignita viene dal verbo “insignire”, che significa: “Fregiare di un’onorificenza o di un titolo”.

Quando una persona viene insignita di qualcosa, si tratta sempre di qualcosa che dà onore a questa persona, che la premia, che la onora, che le riconosce un alto merito per la sua opera. Si usa sempre in questo modo:

Insignire di un premio, insignire di una onorificenza, insignire di riconoscimenti, insignire di una targa.

Rita Levi Montalcini è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina.

Attenzione perché solamente per le alte onorificenze posso parlare di un vero insignimento. Non posso certamente insignire un amico di un premio per aver vinto una corsa in bicicletta. La cosa farebbe un po’ sorridere.

Stiamo facendo perciò un alto riconoscimento, ed è quello che ha avuto Rita Levi Montalcini quando è stata insignita del Premio Nobel per la medicina. Questo sì che è un vero insignimento.

Ripeti: Insignita

Ripeti: Insignita del premio Nobel

Ripeti: Rita Levi Montalcini è stata insignita del Premio Nobel per la medicina

Nel 2001 poi è stata nominata senatrice a vitaper aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”.

È stata nominata senatrice a vita, cioè è stata designata senatrice a vita.

Essere nominati senatrice a vita (o senatore a vita) è ovviamente un onore, perché quando una persona viene nominata o designata senatore o senatrice a vita, questo può avvenire solamente per alti meriti; per aver fatto delle grandi cose.

In questo caso per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale.

Rita Levi Montalcini ha illustrato la patria, cioè l’ha resa gloriosa, ha dato lustro alla patria, cioè ha reso la patria migliore, l’ha migliorata, le ha dato gloria, l’ha illustrata.

Il verbo illustrare si può usare anche in questo modo. Normalmente quando si illustra qualcosa si mostra, si commenta, si chiarisce nei particolari:

vorrei illustrare un libro con delle immagini

ad esempio.

In tal caso si usa per dare lustro, per dare gloria alla patria, cioè all’Italia. E lei lo ha fatto “con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”.

Il senatore a vita è una carica istituzionale. Normalmente si diventa senatori attraverso una elezione, ma senatore a vita si diventa per due motivi: o perché si è stati Presidente della Repubblica Italiana, oppure perché ci si è distinti “per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. In questo caso si viene scelti dal presidente della Repubblica Italiana, che ha la facoltà (cioè la possibilità) di nominare 5 senatori a vita, scegliendoli tra i cittadini italiani.

Capite quindi che essere nominati senatore a vita non è una cosa da poco. “A vita” vuol dire per tutta la vita, cioè fino alla morte.

E’ interessante notare che su più di 500 premi Nobel assegnati fino ad oggi, soltanto 12 di questi sono andati a delle donne: circa 1 su 50.

Lei stessa ha ammesso che nella sua vita ha dovuto combattere, ed ha sofferto tutta la vita per essere accettata in quanto donna negli ambienti scientifici più esclusivi e rinomati. Ha faticato, ha sofferto tutta la vita.

Lei era consapevole di questa difficoltà per le donne di tutto il mondo, soprattutto nel mondo dello studio e delle scienze.

Per questo ha deciso di aiutare le giovani studentesse universitarie africane, con l’obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo chiave, un ruolo importante nella vita scientifica e sociale del loro paese.

In Africa infatti anche il diritto allo studio è spesso negato alle donne. La donna africana spesso non ha diritto allo studio. Il diritto allo studio le viene negato, cioè le viene impedito di studiare alla donna africana: studiare non è un suo diritto, non rientra tra i suoi diritti.

Notate che ho detto “le viene negato” e non “gli viene negato” perché si tratta di una donna. Anche gli italiani speso fanno questo errore: il pronome “gli” tende a essere usato anche al posto del femminile “le”.

– Stasera chiamerò Giovanni. Gli mostrerò il mio lavoro.

– Stasera chiamerò Giovanna. Le mostrerò il mio lavoro.

Analogamente posso dire:

– Voglio bene a Giovanni. Gli voglio bene.

– Voglio bene a Giovanna. Le voglio bene.

– A Giovanni viene negato un diritto. Gli viene negato un diritto

– A Giovanna viene negato un diritto. Le viene negato un diritto

Dunque secondo la Montalcini le ragazze africane hanno fame di conoscenza, di sapere: “hanno più fame di conoscenza che di cibo” (sono le sue esatte parole) e “sono molto più determinate degli uomini: quando possono istruirsi i risultati sono davvero sorprendenti”.

Sentiamo direttamente la sua voce, quando in un’intervista parlava delle donne e della sua esperienza di vita come donna:

—-

Rita Levi non si è mai sposata (un’altra curiosità interessante) e non ha mai pensato di sposarsi: “Io sono sposata con la scienza” diceva, e “non ho mai sentito la mancanza di un figlio o il bisogno di legarmi a un uomo. Sono felice così”.

Aggiunge che se in passato fosse mai stata corteggiata da qualche uomo, se qualche uomo fosse mai stato interessato a lei, magari un collega di lavoro, ebbene, lei non ne n’è neanche accorta. “L’amore su di me ha l’effetto dell’acqua sulle piume di un’anatra: sono totalmente impermeabile”, ha detto.

Come sapete infatti l’acqua, quando viene a contatto con le piume delle anatre non riesce a bagnare le piume, perché queste sono impermeabili, quindi l’acqua scivola sulle piume, e la Montalcini usa questa immagine per descrivere l’amore e l’effetto che fa su di lei: l’amore per un uomo, su di lei, è impermeabile, nel senso che lei non si è mai innamorata di un uomo, l’amore le scivola addosso, come l’acqua scivola sulle piume di un’anatra.

Tra parentesi, una piccola curiosità: mi sono informato su questo, ed ho scoperto che le anatre, come anche le oche e i cigni, possiedono una ghiandola, che si trova sul dorso, cioè sulla schiena, vicino alla coda, che produce una sostanza oleosa, (come un olio quindi) con la quale gli uccelli si spalmano le piume per renderle impermeabili.

Ripeti:

un olio

una sostanza oleosa

un olio che le anatre si spalmano sulle piume

una sostanza con la quale le anatre si spalmano le piume

un olio con il quale le anatre si spalmano le piume

Comunque, curiosità a parte, mi sono anche chiesto se Rita Levi Montalcini avesse a che fare in qualche modo con la lingua italiana.

Beh, comunque non ho trovato granché sul legame con la lingua italiana, ma ho trovato una curiosità: dovete sapere che La Montalcini ha scritto anche una canzone nell’anno 2006 che si chiamava “Linguaggio Universale”, che ha partecipato alle selezioni del Festival di Sanremo 2007.

Non si parlava di lingua italiana però. Si parla però di una lingua, anzi di un linguaggio: questa canzone parla di vita, di pace e di amore, gli unici veri linguaggi universali che uniscono il mondo.

La canzone sarebbe stata cantata dal gruppo Musicale Jalisse. Ho detto “sarebbe stata cantata” perché la canzone non è riuscita a superare le selezioni, quindi non ha partecipato a quel Festival.

L’episodio di oggi finisce qui. Spero ne abbiate tratto giovamento, ci voleva un grande personaggio come Rita Levi Montalcini per onorare la donna e l’intelligenza umana.

Un grazie a tutti voi e un grazie speciale per le vostre donazioni.

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I pronomi relativi

Audio

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Video

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com. Chi vi parla è Giovanni, ed oggi vorrei affrontare con voi un argomento un po’ ostico: I pronomi relativi.

Sapete che non sono un amante della grammatica, tant’è che tra le sette regole d’oro non c’è studiare la grammatica e fare esercizi.

Come sapete Italiano Semplicemente è un sito adatto a chi vuole imparare l’italiano e non ha molto tempo da passare davanti al Computer. Quindi niente grammatica.

Ho notato però due cose:

– che molto spesso voi stranieri fate confusione ogni volta che dovete usare un pronome relativo, cioè ogni volta che in una frase si deve fare un riferimento a qualcosa. Quando si parla di un qualsiasi argomento e di questo argomento avete già parlato, qualche volta è difficile capire come fare per parlarne ancora una volta, per far riferimento a questo. Per questo si usano appunto i pronomi ralativi, che sono, lo dice la parola, “relativi” a qualcosa.

Il pronome relativo infatti serve in genere a evitare la ripetizione di un componente della frase, detto in precedenza. Possono sostituire il soggetto oppure il complemento oggetto.

– seconda cosa che ho notato: gli stranieri usano sempre il pronome “che”.

Cercherò quindi di farvi divertire un po’, facendo degli esempi interessanti.

Per capire meglio di cosa parliamo iniziamo con un bell’esempio.

– La persona che vi sta parlando è Giovanni.

In questa frase “CHE” è il pronome relativo, perché si riferisce a Giovanni, cioè a me.

“Che” è il pronome relativo più semplice da usare, ma è anche il più generico. È, eccetto casi eccezionali, l’unico pronome relativo che usano gli stranieri, proprio perché è molto semplice ed intuitivo da usare.

– La mela che mangio l’ho acquistata al supermercato;

– la persona che amo si chiama Margherita;

– il sito che preferisco è Italiano Semplicemente.

Quindi vedete che prima si dice la cosa di cui stiamo parlando: la mela, la persona, il sito, e poi aggiungiamo qualcosa in più.

Quale mela? Quella che sto mangiando.

Quale persona? Quella che amo.

Quale sito? Quello che preferisco.

Stiamo quindi specificando. Stiamo puntando ad una mela precisa, ad una persona precisa, ad un sito preciso.

Bene, negli esempi che vi ho fatto, “CHE” è un pronome relativo ed è usato per sostituire il complemento oggetto. Questo è uno dei due modi in cui posso usare il pronome relativo “che”. Ma posso fare anche degli esempi in cui sostituisce il soggetto:

– La ragazza che studia la grammatica è egiziana.

– La ragazza che sorride è tedesca.

In questi due casi la ragazza è il soggetto, e la ragazza studia e sorride, quindi il “che” si riferisce a lei, è relativo alla ragazza: La ragazza che studia, La ragazza che sorride. Chi sorride? LA RAGAZZA.

Invece ad esempio:

– “la ragazza che vedi”, sei tu che vedi la ragazza.

Vediamo altri esempi e voi ditemi se sostituisce il soggetto oppure il complemento oggetto. Poi io vi dirò cosa sostituisce (ma non lo scriverò nella trascrizione): provate a rispondere durante la pausa:

1) L’Associazione che dirigo è Italiano Semplicemente

—-

Risposta:

2) Una delle persone che sta ascoltando sei tu;

Risposta:

3) Le persone che stanno nel gruppo WhatsApp di Italiano Semplicemente sono molto motivate;

Risposta:

4) Devi fare un regalo all’amico che ti ha consigliato il sito;

Risposta:

5) l’episodio che ho realizzato sui pronomi relativi potrebbe annoiarvi (spero di no!)

Risposta:

Che è il pronome più facile perché è generico: non importa se sto parlando di un soggetto o di un complemento, non è cioè come il francese ad esempio in cui si distingue invece (la personne qui écoute, la baguette que je mange).

Non si fa distinzione neanche tra cose e persone come l’inglese ad esempio (the person who listen, the bread that I eat). In inglese si fa distinzione quindi tra cose e persone. Se usate “che” invece va sempre bene. Questa è una delle rare volte in cui l’inglese è più complicato dell’italiano. Non vi ci abituate!

Anche al singolare e plurale non cambia nulla:

– la mela che mangio, le mele che mangio.

Anche al maschile o al femminile non cambia nulla:

– la ragazza che mi piace, il ragazzo che adoro.

Non è così però per altri pronomi relativi. Mi dispiace veramente ma questo devo dirvelo.

Oltre a “CHE”, infatti, ce ne sono altri, ed i principali sono “CUI” e “IL QUALE”.

Prima però vi devo dire una cosa: “CHE” può essere preceduto da un articolo, ed allora mi sto riferendo ad una intera frase, e non al soggetto, o al complemento oggetto solamente.

Ad esempio, notate la differenza tra le due seguenti frasi:

– Mi hai presentato Giovanni, che mi sembra simpatico;

– Mi hai presentato Giovanni, il che mi ha fatto molto piacere.

Che mi sembra simpatico” si riferisce a Giovanni, invece “il che mi ha fatto molto piacere” si riferisce al fatto che mi hai presentato Giovanni.

Cosa ti ha fatto piacere?

Mi ha fatto piacere che mi hai presentato Giovanni.

Vediamo altri esempi. Immaginiamo che un ragazzo straniero, di nome Mohamed, porti a cena una ragazza italiana. Dopo la cena la ragazza dice:

– Mi hai portato a cena fuori Mohamed, cena che si è dimostrata un disastro. Il cibo non era molto buono.

– Però, Mohamed mi hai portato a cena fuori, il che significa che ti piaccio (attenzione alla risposta, Mohamed!)

La ragazza aggiunge:

– Mi dispiace però che non mi hai baciata;

Mohamed risponde:

– E’ vero, non ti ho baciata, il che vuol dire che non mi piaci (ti sei salvato Mohamed, aggiungo io, ma non sei stato molto gentile, il che significa che ti puoi dimenticare un’altra cena!).

Bene, ora passiamo a “CUI” e “IL QUALE”.

Anche “cui” è abbastanza facile da usare, infatti anche in questo caso non dobbiamo fare attenzione al singolare o al plurale, al genere (maschio o femmina), al fatto che stiamo parlando di una cosa o di una persona. “Cui” però è meno usato dagli stranieri, ed il motivo è che davanti alla parola “cui” ci sta quasi sempre una preposizione semplice.

– a cui, di cui, per cui, con cui, da cui, in cui, su cui, tra cui, fra cui;

Questa caratteristica manda un po’ in confusione gli stranieri, anche perché qualche volta è consentito non mettere questa maledetta preposizione semplice: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Queste sono le nove preposizioni semplici. Dopo una qualunque delle nove preposizioni semplici posso mettere la parola “cui” ed ogni volta il significato è diverso.

Una bella gatta da pelare!

Badate bene però: non sempre si tratta di pronomi relativi. Infatti se uso “PER” davanti a “cui” si ottiene “per cui”, che esprime anche, volendo, una conseguenza, (dipende da come si usa) ed in questo caso è equivalente a: quindi, perciò, di conseguenza, eccetera. Vi invito a leggere ed ascoltare l’episodio in cui si spiega come esprimere le conseguenze.

Tutte le altre preposizioni invece servono a usare “cui” come pronome relativo.

Vediamo degli esempi, frasi che vi invito a ripetere dopo di me. Poi per capire il motivo per cui usiamo una preposizione e non un’altra, vi faccio una domanda e poi vi do anche la risposta. Notate come sia nella domanda che nella risposta c’è la stessa preposizione. Proprio quella preposizione. In questo modo capite sicuramente meglio il motivo.

Cominciamo con la preposizione “di”:

– la frase di cui ti parlavo è questa;

Di quale frase ti parlavo? Ti parlavo di questa frase. Quindi: la frase di cui ti parlavo è questa.

gli studenti di cui dovevi occuparti sono arrivati;

Di quali studenti parliamo? Parliamo degli studenti di cui dovevi occuparti. Quindi: gli studenti di cui dovevi occuparti sono arrivati;

Passiamo alla preposizione “a”.

– la frase a cui mi riferisco è scritta qui;

A quale frase mi riferisco? Mi riferisco alla frase scritta qui, quindi: la frase a cui mi riferisco è scritta qui;

Preposizione “da”:

– Il paese da cui provengo è L’India;

Da quale paese provengo? Dall’india. Provengo dall’India: Il paese da cui provengo è l’India.

Preposizione “in”:

– Il paese in cui mi trovo è l’Italia;

In quale paese mi trovo? In Italia: Il paese in cui mi trovo è l’Italia.

Preposizione “con”:

– La persona con cui sto parlando è Ludovica;

Con chi sto parlando? Con Ludovica: La persona con cui sto parlando è Ludovica;

Preposizione “su”:

– Vorrei un letto su cui dormire;

Su cosa vorresti dormire? Su un letto: Vorrei un letto su cui dormire.

Preposizione “per”:

– La pace è qualcosa per cui lottare;

Per cosa si può lottare? Per la pace: La pace è qualcosa per cui lottare.

Preposizione “tra”:

– Queste due ragazze sono le uniche tra cui scegliere la vincitrice;

Tra quali ragazze scegliere la vincitrice? Tra queste due: queste due ragazze solo le uniche tra cui scegliere la vincitrice.

Questi esempi credo siano abbastanza chiari e vi fanno capire come la preposizione giusta è quella che più si adatta al significato della frase.

Quindi se riuscite a scegliere la giusta preposizione non avete problemi a usare “cui”.

Una domanda che potreste farmi è: è possibile eliminare la preposizione che precede “cui”? E che succede se la elimino?

La risposta è che solamente la preposizione “a” potete eliminarla, ma se eliminate anche le altre un italiano continuerà a capire quello che volevate dire, ma si tratta di un errore evidente.

Però potete eliminare la preposizione “a”, quindi:

– la persona a cui voglio più bene sei tu;

È equivalente a:

– la persona cui voglio più bene sei tu.

Si usa un po’ meno questa forma ma è ugualmente corretta.

Un’altra domanda è: cosa può precedere la parola “cui”? Solamente una preposizione semplice? O anche qualcos’altro?

La risposta è anche qualcos’altro. Posso infatti mettere, al posto della preposizione, l’articolo determinativo. Che succede se faccio questo? Succede che In questo caso la frase indica un possesso, un’appartenenza.

Ad esempio:

– Lo studente il cui professore è Giovanni.

In questo caso “il” indica possesso, nel senso che lo studente ha (possiede) un professore di nome Giovanni.

Giovanni è il professore di questo studente. E lo studente? È uno qualsiasi? Di quale studente sto parlando? Sto parlando dello studente il cui professore è Giovanni. Giovanni appartiene allo studente (si fa per dire ovviamente!).

Quindi abbiamo capito che se inserisco l’articolo determinativo adatto, allora sto parlando di possesso.

Facciamo altri esempi, anche con altri articoli determinativi:

– La parola il cui superlativo è bravissimo;

Bravissimo è il superlativo di bravo. Quindi qual è la parola il cui superlativo è bravissimo? È “bravo” questa parola. Bravo è la parola il cui superlativo è bravissimo.

– La persona la cui proprietà é stata violata è Marco;

Dunque è stata violata una proprietà. La proprietà violata è quella di Marco. La proprietà di quale persona è stata violata? È Marco la persona la cui proprietà è stata violata. La proprietà è di Marco, appartiene a Marco.

– Le immagini i cui diritti appartengono a me;

Dunque ci sono delle immagini e dei diritti associati a queste immagini. I diritti di queste immagini. Le immagini i cui diritti. Dunque di quali immagini sto parlando? Sto parlando delle immagini i cui diritti appartengono a me. I diritti sono delle immagini.

– Il palazzo le cui mura sono crollate;

Di chi sono le mura? Sono del palazzo. Quale palazzo? Il palazzo le cui mura sono crollate.

Basta così. Non voglio stressarvi troppo. Avete capito il senso del possesso.

Gli articoli “LO” e “GLI” non possono essere usati però con “CUI” per indicare appartenenza.

Quindi se ad esempio sto parlando di alberi (che vogliono l’articolo GLI: “gli alberi”), e dico:

– gli alberi del cortile stanno morendo.

Anche qui c’è appartenenza, ma se inverto la frase in questo caso devo dire:– Il cortile i cui alberi stanno morendo.

Non posso dire “il cortile gli cui alberi stanno morendo”. Questo è sbagliato. Devo usare “i cui alberi”.

Analogamente se parlo dello spazio (lo spazio) e ad esempio:

– lo spazio libero della mia e-mail sul server di google sta terminando;

Allora dico:

– la e-mail il cui spazio sta terminando è la mia.

Non posso dire “la email lo cui spazio sta terminando è la mia”. Anche questo è sbagliato. Devo usare “il cui spazio”.

Quindi ricapitoliamo.

“Che” è il pronome relativo più usato e facile da usare.

“Cui” è anche questo facile, perché molto generico, come “che”, ma è un pochino più difficile perché ci va quasi sempre una preposizione semplice davanti.

Tra le nove preposizioni semplici solamente la preposizione “a” possiamo ometterla e così facendo non cambia il significato. Se invece davanti alla parola “cui” inserisco un articolo determinativo sto esprimendo un possesso, una appartenenza. Questo lo posso fare con “il”, “la”, “i”, “le”. Non posso farlo invece con “gli” e “lo”.

Finito qui? No, perché prima abbiamo parlato di un altro pronome relativo: “IL QUALE”. Veramente per nulla utilizzato dagli stranieri.

Il quale è solamente una delle diverse forme che contiene la parola “quale”, che al plurale diventa “quali”.

Quindi stiamo parlando di: il quale, la quale, i quali, le quali. Queste quattro forme sono più difficili da usare, rispetto a “che” e “cui” perché esse si accordano con il genere (maschio-femmina) e il numero (singolare-plurale) del nome a cui si riferiscono, ma siete fortunati, perché tutte e quattro le forme possono essere sostituite da CHE o CUI.

Negli esempi che vedremo noterete come “che” sia più usato come soggetto, mentre “cui” è più usato come complemento. Quando uso “quale”, noterete invece che se davanti c’è un articolo determinativo: il quale, la quale, i quali, le quali, allora ha funzione di soggetto, invece se c’è una preposizione articolata: del quale, dei quali, delle quali, alle quali, ai quali, per la quale, tra le quali, eccetera, ha la funzione di complemento.

Di conseguenza per la sostituzione del soggetto uso comunemente “che” o “il quale” (con uno degli articoli), mentre per la sostituzione del complemento uso normalmente “cui” o “del quale” (con una delle preposizioni articolate).

Facciamo degli esempi e vediamo come sostituirli con i pronomi relativi generici “che” o “cui”: vi lascerò il tempo per provare a dare una risposta.

Ammettiamo che io debba fare un esame di italiano.

– Ho parlato con la mia professoressa, la quale mi ha detto che dovrei studiare di più.

– Ho parlato con la mia professoressa, che mi ha detto che dovrei studiare di più.

La professoressa è di sesso femminile, quindi: “la quale mi ha detto”, che diventa genericamente “che mi ha detto”. “La” è l’articolo determinativo, quindi la funzione di “la quale” è quella di soggetto.

– Sono andato anche da Giovanni, il quale dice che sono abbastanza preparato.

– Sono andato anche da Giovanni, che dice che sono abbastanza preparato.

Giovanni è di sesso maschile, quindi abbiamo “il quale dice”, che diventa genericamente “che dice”. Anche qui la funzione è di soggetto.

– I primi esami sono italiano orale e grammatica, i quali sono i più difficili secondo me.

– I primi esami sono italiano orale e grammatica, che sono i più difficili secondo me.

Gli esami è plurale, quindi abbiamo: “i quali sono”, che diventa genericamente “che sono”. Soggetto anche in questo caso.

– la persona alla quale mi rivolgo è Mirko;

– la persona cui mi rivolgo è Mirko (la persona a cui mi rivolgo è Mirko);

La persona è un termine femminile, quindi “alla quale mi rivolgo”, che diventa genericamente “a cui mi rivolgo” (anche senza “a”). Sono io che mi rivolgo, quindi cui ha la funzione di complemento. “Cui” come ho detto, si usa di più come complemento. Non è soggetto, ma complemento, infatti “alla quale” inizia per “alla” che è a (preposizione) + la (articolo). Io mi rivolgo, quindi io sono il soggetto.

– la pasta italiana della quale parlo è quella nella foto;

– la pasta italiana di cui parlo è quella nella foto;

La pasta è un termine femminile, quindi “della quale parlo”, che diventa genericamente “di cui

parlo”. Complemento anche qui. Della = di+la (io parlo. Quindi io sono il soggetto).

– la pizza alla quale mi riferisco è quella con la mozzarella;

– la pizza a cui mi riferisco è quella con la mozzarella;

Anche la pizza è un termine femminile, quindi “alla quale mi riferisco”, che diventa genericamente “a cui mi riferisco”. Complemento: alla=a+la (io mi riferisco, io sono il soggetto)

– Il paese dal quale provengo è la Germania;

– Il paese da cui provengo è la Germania;

Il paese è maschile, quindi “dal quale provengo”, che diventa genericamente “da cui provengo”. Complemento: dal=da+il (io provengo. Io sono il soggetto)

– Le scarpe delle quali ho comprato due paia sono Ferragamo;

– Le scarpe di cui ho comprato due paia sono Ferragamo. (Ferragamo è la famosa marca italiana di scarpe)

Credo che tu abbia speso molto in questo caso, ad ogni modo:

Le scarpe è femminile plurale, quindi: “delle quali ho comprato due paia”, che diventa genericamente “di cui ho comprato due paia”. Complemento: delle=di+le (io ho comprato. Io sono il soggetto).

– La persona con la quale sto litigando è Andrè;

– La persona con cui sto litigando è Andrè.

La persona è un termine femminile (anche se Andrè è un maschio a tutti gli effetti), quindi “con la quale sto litigando, che diventa genericamente “con cui sto litigando”. Complemento: “con” è una preposizione semplice, e il soggetto sono sempre io: io sto litigando.

– Mi piacerebbe un nuovo esempio sul quale riflettere;

– Mi piacerebbe un nuovo esempio su cui riflettere;

Eccoti accontentato allora! Quindi la parola “esempio” è maschile, quindi: “sul quale riflettere”, che diventa genericamente “su cui riflettere”. Complemento; Sul = su+il (il soggetto qui sembra generico, ma sono io che ho bisogno di riflettere su un nuovo esempio)

– I propri figli sono qualcosa per i quali vale la pena vivere;

– I propri figli sono qualcosa per cui vale la pena vivere;

Sono d’accordo! Quindi i figli sono maschili-plurale (la parola figli è maschile, a prescindere dal loro sesso), quindi “per i quali vale la pena vivere” che diventa genericamente “per cui vale la pena vivere”. Complemento: “per” è una preposizione semplice.

– Questi due episodi audio sono gli unici tra i quali devi scegliere;

– Questi due episodi audio sono gli unici tra cui devi scegliere;

Episodi è maschile e plurale. Quindi “tra i quali devi scegliere”, che diventa genericamente “tra cui devi scegliere”. Complemento: “tra” è una preposizione semplice. Tu è il soggetto: tu devi scegliere.

Vedete quindi che tutto diventa più complicato se voglio usare il quale, la quale, della quale, eccetera, perché sono costretto a cambiare se cambia il genere e il numero: devo scegliere il giusto articolo e la giusta preposizione.

Troppo complicato? Può darsi, però c’è da dire che In certi casi è preferibile usare questa forma, ed il motivo è che specificando bene si evita di fare delle frasi poco chiare.

Se dico ad esempio:

– Ho svolto tutti gli esercizi di Paolo, che non poteva.

In questo caso quindi il “che” si riferisce a Paolo. Lui non poteva svolgere gli esercizi. “poteva” è singolare d’altronde. Sicuramente però la frase è più comprensibile se dico:

– Ho svolto tutti gli esercizi di Paolo, il quale non poteva.

Sicuramente, appena si dice “il quale” è chiaro che si sta parlando di Paolo e non degli esercizi, che è plurale, e quindi mi aspetto che il resto della frase dica qualcosa di Paolo.

Invece se dico:

– Ho svolto tutti gli esercizi di Paolo, che erano facili.

È altrettanto chiaro che in questo caso mi riferisco agli esercizi, perché “erano” me lo fa capire chiaramente (è plurale). Ma è ancora più chiaro se dicessi:

– Ho svolto tutti gli esercizi di Paolo, i quali erano facili.

Il verbo che segue quindi aiuta a capire a cosa ci si riferisce.

A volte, c’è da dire, neanche il verbo aiuta:

– Ho svolto tutti gli esercizi dei miei figli, i quali erano facili.

Anche i figli adesso è maschile plurale, come gli esercizi, quindi la cosa che mi aiuta a capire non è né “i quali”, né il verbo. Stavolta ad aiutarmi a capire che sto parlando dei compiti è la parola “facili”.

Comunque con questo è tutto, credo che abbiate abbastanza materiale su cui riflettere adesso, abbastanza materiale sul quale riflettere, potrei anche dire. Vi ricordo come sempre che se volete migliorare ancora di più il vostro italiano potete richiedere la vostra adesione all’Associazione Italiano Semplicemente, dove ogni giorno ascoltiamo, commentiamo, discutiamo, parliamo, esercitiamo la lingua anche attraverso Whatsapp.

Questo è l’unico sistema sicuro anche per imparare a usare i pronomi relativi, che adesso anche io conosco finalmente!

Un caro saluto a tutti e grazie ancora a chi sostiene Italiano Semplicemente con una donazione.

L’ultimo è stato Billy. Ciao Billy, grazie a te e a tutti coloro che ci seguono.