n. 88 – AVERE LA ZEPPOLA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Giuseppina: la zeppola. Cos’è la zeppola?

Attenzione perché ho usato il singolare zeppola e non il plurale “zeppole altrimenti vi parlerei della ricetta delle zeppole.

Invece oggi vorrei parlarvi della zeppola che non si mangia ma ha sempre a che fare con la bocca e la lingua.

Infatti la zeppola è il nome che si usa normalmente per indicare un difetto di pronuncia delle lettere esse e zeta.

La zeppola tecnicamente si chiama sigmatismo, e alcune persone soffrono, loro malgradodi questo piccolo difetto che è causato da un problema “fisico” che porta a pronunciare la lettera s o la lettera z in modo sbagliato: esce un suono simile a quello di un “th” della lingua inglese.

Quindi “io sono zia Giuseppina” diventa “io thono thia Giuseppina”.

Un suono, quello del th inglese, che non esiste nella lingua italiana, quindi spesso accade che chi ha questo problema venga preso in giro soprattutto se si tratta di bambini.

Ma la cosa difficile sapete quale sarà per noi?

Sarà cercare di ripassare questa parola nei prossimi episodi della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”, come facciamo sempre alla fine di ogni episodio.

Ripassiamo le espressioni passate:

meglio avere la zeppola oppure incartarsi quando si fa un discorso in pubblico? Nel primo caso saresti annoverato tra i più coraggiosi dei presentatori, nel secondo caso dovrai rispondere di poca chiarezza con il pubblico. Secondo me meglio la zeppola, nella speranza che la sostanza del discorso ne faccia dimenticare la forma.


L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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Le particelle: Ci, ce, gli, ce, lo, li, si – alla fine dei verbi

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E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: sarà essenzialmente un esercizio di ripetizione e di domande e risposte. Ricordatevi sempre della regola n. 6 per imparare l’italiano: l’importanza delle domande e risposte.

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L’argomento è utilizzare: ce, si, ci lo, la, gli, ne eccetera. Lo abbiamo fatto altre volte, intendo parlare di queste particelle.

Oggi però mi interessa soprattutto quando inseriamo queste particelle e pronomi alla fine del verbo per riferirci a qualcosa. Senza dare troppe spiegazioni, passiamo subito alla pratica, come si compete a chi rispetta le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Io dunque dirò una frase normale, una frase per esteso, parlando di qualcosa (non importa cosa) mentre voi dovete dire la stessa frase dando per scontato la cosa di cui parliamo. Capita spessissimo in una conversazione di riferirsi alla cosa di cui parliamo non attraverso il suo nome ma usando una di quelle particelle alla fine, attaccandole al verbo.

Non si tratta di vere domande, in realtà, ma di due tipi di frasi diverse, ma l’importante è far lavorare il cervello.

Ad esempio se io dico “mangiare la mela” voi dovete dire “mangiarla“. “La” mela, quindi: mangiarla. “La” va alla fine del verbo.

Ad esempio in una frase posso dire: ecco la mela ma non mangiarla tutta. Non posso dire: ecco la mela ma non devi mangiare tutta la mela; per non ripetere “la mela” dico semplicemente: non devi mangiarla.

Se invece io dico “mangiare uno spicchio di mela” voi dite: “mangiarne uno spicchio“.

Se dico: “Noi ci mangiamo un po’ di mele” voi dite: “mangiamone un po’” (oppure mangiamocene un po’)

Mangiamone o mangiamocene: in questo caso è più difficile perché ho messo insieme sia la persona che compie l’azione (noi) che la mela (usiamo ne perché è una parte della mela): Posso anche dire:

  • mangiamoci un po’ di mela (la mela la scrivo)

Se invece dico “ce la mangiano noi la mela” voi dite: “mangiamocela“, oppure mangiamola (Ce anche in questo caso è facoltativo, anche nella domanda).

Tutti chiaro? Usate ce, ne, ci, lo, gli eccetera a seconda della frase.

Ho notato che si tratta di un ostacolo difficile anche per gli stranieri più bravi.

Allora un gioco di questo tipo può aiutare.

Iniziamo:

Noi dobbiamo ricordare quelle ragazze.

Voi rispondete senza nominare la parola “ragazze” (che prevede l’articolo le) e senza di dire “noi” ma facendo riferimento a noi ed alle ragazze alla fine del verbo:

Ricordiamocele, oppure Dobbiamo ricordarcele. Ce le dobbiamo ricordare (che è la stessa cosa).

È importante questo esercizio perché bisogna saper distinguere le cose tra loro, a seconda ad esempio che siano divisibili o meno, o altre regole che è inutile spiegare perché quello che conta è praticare e ripetere come vi dico sempre. Tutto verrà in automatico.

Bene continuiamo. Vi darò il tempo per rispondere e poi rispondo io.

Prendi la penna: Prendila.

Prendi la penna per me: prendimela

Prendete la penna per voi: prendetevela

Andiamo a Roma: andiamoci

Andate a Roma: andateci

Mordi la mela: mordila

Mangia una parte della mela: mangiane una parte

Scrivi una storia: scrivila

Scrivi una parte della storia: scrivine una parte

Scriviamo il libro insieme: scriviamolo insieme, scriviamocelo insieme

Spedisci una e-mail a Giovanni: Spediscigli una e-mail, spediscigliela

Raccomanda quel ristorante a Maria: Raccomandale quel ristorante, raccomandaglielo.

Spedisci la cartolina: spediscila

Spedisci a noi una cartolina: spediscici una cartolina. Spediscicela. 

Manda i saluti: mandali

Manda i saluti a lui: mandagli i saluti, mandaglieli

Chiedi un bacio a Giovanna: chiedilo a Giovanna, chiediglielo

Dammi i soldi: dammeli

Alcune persone si mangiano le unghie. Non è normale (in questo caso dovete usare “si” alla fine del verbo mangiare): non è normale mangiarsi le unghie. Alcune persone lo fanno.

Attenzione con la terza persona:

Mario deve dare i soldi a noi: Mario deve darceli, ce li deve dare, ce li dia.

Mario deve dare i soldi a te: Mario deve darteli, te li deve dare, te li dia.

Mario deve dare i soldi a Maria: Mario deve darglieli, glieli deve dare, glieli dia

Mario deve dare i soldi a me: Deve darmeli, me li devi dare, me li dia!

Fate i compiti: fateli.

Fai i compiti: falli

Alcuni si fanno dei problemi a parlare in pubblico. E’ segno di poca esperienza. (usare “si”: Farsi dei problemi a parlare in pubblico è segno di poca esperienza.

Devi farti carico di quel lavoro: fatti carico di quel lavoro, fattene carico.

Mangia tutto il cibo: mangialo tutto!

Responsabilizza tuo figlio: responsabilizzalo.

Attenti sempre alla terza persona:

Quella madre deve responsabilizzare il figlio: che lo responsabilizzi, che responsabilizzi suo figlio (con la terza persona non posso mettere lo alla fine).

Dovrei andare sul sito: dovrei andarci.

Andiamo via da qui: andiamocene.

Noi ci occupiamo di loro: occupiamocene.

Devi ritrovare la pazienza: ritrovala.
Ci devi riprovare: riprovaci

Voi vi occupate di lui: occupatevene.

Siete voi che dovete occuparvi di lui: occupatevene voi!

Sono io che mi occupo di lei: me ne occupo io.

Devi occuparti di lei: occupatene tu!

Devo fare la pasta al dente: devo farla al dente. Che la facciano al dente.

Dillo a lui: diglielo.

È lui che si deve occupare di lei: se ne occupi lui. Se ne deve occupare lui, deve occuparsene lui.

Occorre che qualcuno si occupi del problema: Qualcuno se ne deve occupare. Occorre occuparsene.

Mettiamo il sale sulla pasta: mettiamocelo sopra.

Attenzione questa è più difficile:

Dovete aver cura di questa cosa: dovete averne cura, abbiatene cura

Difficile?

Proviamo le ultime volte:

Andate via: andatevene

Vogliamo parlare di questa cosa? Vogliamo parlarne? Parliamone.

Mettiamo il pantalone nell’armadio: mettiamolo nell’armadio. Mettiamocelo.

Devi ridare la fiducia a noi: ridacci la fiducia, ridaccela

Bene amici spero vi sia piaciuto questo episodio. Grazie a tutti dell’ascolto. Spero ce l’abbiate fatta.

Per chi è interessato e vuole approfondire la pronuncia, tutti i giovedì facciamo questi esercizi nel gruppo Whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente. Fate richiesta di adesione e saremo felici di avervi tra noi. E’ possibile aderire anche se si rappresenta una scuola o un istituto dove si studia italiano.

Ciao a tutti da Giovanni.

La zanzara zuzzurellona e la pronuncia della lettera zeta

Audio storia

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Audio spiegazione

Trascrizione

Buongiorno e benvenuti su Italiano Semplicemente. Oggi voglio parlarvi della zanzara zuzzurellona, l’ultimo degli episodi per principianti, appena realizzato. E’ una storia divertente, raccontata dalla voce di mio figlio Emanuele di 10 anni.

E’ una storia per principianti perché oltre alla storia raccontata con la voce di Emanuele ci sono anche le domande & risposte: circa 80 domande e relative risposte sulla storia, che aiutano i principianti della lingua italiana a ben pronunciare la lettera z, ascoltando anche la mia voce. La lettera zeta è infatti una delle lettere più difficili, più ostiche da pronunciare. Come al solito in questo sito a me piace cercare di fare qualcosa di più che una lezione noiosa sulla pronuncia, o peggio ancora sulla grammatica, quindi mi sono inventato questa storiella e ho chiesto a mio figlio di raccontarvela.

Oggi quindi vi spiego cosa c’è dietro questa storia e poi vediamo la pronuncia della zeta.

Allora: E’ divertente come storia? Sicuramente sì, ma a dire il vero la storia ha un contenuto non troppo nascosto e anche abbastanza triste. La storia infatti ci fa riflettere, perché parla di migranti, parla di emigrazione, di persone che si spostano da un paese non europeo (in questo caso l’Azerbaigian) verso un paese europeo, in un paese dell’Unione Europea (non importa quale, può essere anche l’Italia). Si tratta di persone quindi nel linguaggio nascosto (e non di zanzare), persone che entrano in un paese spesso senza autorizzazione, senza essere autorizzati, senza avere un permesso. Spesso arrivano attraverso delle imbarcazioni, sui cosiddetti “barconi del mare“. Il barcone (così vengono chiamate le imbarcazioni spesso vecchie, pericolose e riempite oltremisura di persone) questa volta è semplicemente una “tazza“, come quelle che si usano per fare colazione, sulla quale viaggia la zanzara “azera“, cioè originaria dell’Azerbaïgian. In Italia siamo italiani, in Azerbaigian sono azeri.

La zanzara zuzzurellona infatti rappresenta un po’ questo tipo di persone, persone disperate che vanno alla ricerca di un futuro migliore. Ma cosa c’entra questo con la zeta? Non c’entra nulla, se non per via del fatto che solitamente i migranti non conoscono bene la lingua italiana.

Vi spiego un po’ allora:

La Zanzara azera sembra aver perso il controllo. Non sembra “raccapezzarci” molto all’inizio. La zanzara infatti ha perso la memoria nella storiella (è caduta da un pero, cioè da un albero di pere). E poi ha attraversato il Mar Nero sulla sua tazza 🍵.

Sua zia (la zia della zanzara) voleva riportarla a casa, voleva riportarla indietro, sulla “retta via” di casa, cioè in Azerbaigian, ma la zanzara esprime la ferma volontà di restare per poter gestire autonomamente la sua nuova vita, col suo passato da dimenticare. Infatti ha perso la tutti memoria, ad indicare che le persone che incontra la zanzara non sanno chi sia, è solo una zanzara straniera. Non sanno nulla di lei, e non ha alcuna importanza il paese da cui viene e il suo passato.

Il suo passato è da dimenticare. Questo vuole essere il MESSAGGIO nascosto: la memoria non le servirà nel nuovo paese.
La zanzara, come dicevo, però è forte, è determinata, ha coraggio da vendere, ed è persino disposta a vivere in un “ospizio“, dice il finale della storia.

L’ospizio è un ricovero per anziani. Un posto non molto felice a dire il vero, dove si aspetta solamente la morte e si è spesso dimenticati da tutti.

La storia, seppur viaggiando su un tono scherzoso, racconta quindi una realtà tangibile, vissuta da molti stranieri in difficoltà (ai quali non si permette di avere né una memoria né una dignità). La zia, facendole comprendere la condizione di disagio che vive la nipote, incarna (cioè rappresenta) la razionalità che si arrende alla legge del più forte. Questo è la Zia.

La zanzara però sfida le avversità. Promette di non pungere e di non ronzare, in poche parole è disposta ad “azzerarsi” completamente. Cos’è una zanzara se non può ronzare e non può pungere?

Azzerare in italiano significa “cancellare tutto”, come se si trattasse di cancellare il contenuto di un CD, o di una memoria di un computer. Azzerarsi è invece azzerare se stessi, cioè cancellarsi, annullarsi e ricominciare da capo.

La zanzara “azera” però non vorrebbe “azzerarsi”, perché vorrebbe dire dimenticare il passato e lei, invece, vorrebbe essere ospite in un paese che riconosce la sua nazione, la sua dignità e i suoi problemi.

Ma la zanzara è disperata ed è disposta a rinunciare persino alla sua natura di zanzara. L’alternativa sarebbe salire su di una zattera che la riporti indietro, seguendo il consiglio della zia, e tornare nella precarietà della sua vita precedente. Allora meglio un ospizio, dove solitamente si aspetta la morte. Ma il futuro è stato sfidato.

Passiamo invece alla lingua italiana ed alla pronuncia della lettera zeta.

In italiano esistono due tipi di zeta. La zeta sonora e la zeta sorda. I nomi non vi dicono nulla naturalmente, ma la zeta sonora è quella di zanzara, di zona, euro-zona e Azerbaigian mentre quella sorda è quella di zia, ospizio eccetera.

Molti diranno: ma che differenza c’è? A me sembra sempre uguale!

Ed invece uguale non è, perché se state attenti potrete notare la Differenza tra la zeta sonora e sorda.

Posso darvi qualche indicazione sulla pronuncia anche parlando della posizione della lingua.

Nella zeta sonora la lingua tocca i denti superiori ed il palato superiore nello stesso tempo.

Nella zeta sorda invece la lingua tocca solamente il palato superiore e non i denti.

Vediamo la storia allora è vediamo la pronuncia delle parole con la zeta. Ce ne sono moltissime.

Una zanzara zuzzurellona (sonora) ,
Andava a zonzo (sonora) nell’euro-zona,

Andare a zonzo significa andare in giro, girare senza meta, senza sapere dove si va, mentre zuzurellona è un aggettivo che si dà agli adulti che si comportano un po’ come i bambini e che hanno degli atteggiamenti scherzosi.

Lei non sapeva di essere azera (sonora)
Non ricordava neanche chi era.
Su di una tazza (sorda) arrivò dal mar nero,
Dopo che un giorno è caduta da un pero.
Come mi chiamo? In che zona (sonora) sono?
Dove mi trovo e qual è la mia razza (sorda)?
Risponda qualcuno o diventerò pazza (sorda) !
Sebbene sua zia (sorda) avesse la tosse, le spiegò presto di che razza (sorda) fosse:
In questa zona (sonora) non puoi più restare,
Non per la razza (sorda) ma per la nazione (sorda).
L’Azerbaigian (sonora) non è nell’Unione.
Cara zanzara (sonora) occorre prudenza (sorda)
La polizia (sorda) qui non scherza (sorda) per niente,
E la libertà, sai, non ha prezzo (sorda)
prendi una zattera (sonora) , riparti da zero! (sonora)
Ma la zanzarina (sonora) rispose con zelo (sonora)
Sto sempre in silenzio (sorda) non pungo e non ozio (sorda) ,

Qui è il verbo oziare cioè non fare nulla. La zanzara promette di lavorare quindi è non di oziare, non di non fare nulla.

non ho, se ricordo, neanche un sol vizio (sorda)

La zanzara non è neanche sicura di ricordare se ha dei vizi (sorda) ma dice di non avere un sol vizio, cioè di non avere neanche un vizio, neanche uno.

Potrebbe andar bene se sto in un ospizio (sorda)?

Quindi la storia si conclude con la zanzara che si dichiara disponibile a restare in un ospizio (sorda) che, almeno dal nome sembra dichiarare ospitalità, quella ospitalità che manca nei paesi dell’Unione Europea.

Non è molto semplice per molti stranieri distinguere le due tipologie di zeta. Molti italiani anche le sbagliano.

Io stesso la parola zio spesso la pronuncio con la zeta sonora sbagliando. Lo stesso accade a molti italiani con la parola zucchero che si pronuncia con la zeta sorda.

Proviamo a fare un piccolo esercizio di ripetizione per imparare la pronuncia.

La zanzara azera

Andava a zonzo nell’euro-zona

La zanzara zuzzurellona

La zia della zanzara

La zattera

La tazza

Diventerò pazza

Razza

Prudenza

Polizia

La polizia non scherza

La libertà non ha prezzo

Starò in silenzio

Non ozierò

L’ospizio

Vizio

Non ho alcun vizio

Ricordate che pur esistendo delle regole, sono praticamente inutili da imparare perché mentre parlate non potete pensare alle regole. Molto meglio parlare ed esercitarsi.

Grazie a tutti per l’ascolto. Grazie ai donatori di italiano semplicemente e viva le zanzare.

Il rafforzamento (pronuncia)

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Buongiorno amici.

Oggi è giovedì, e come tutti i giovedì, nel gruppo Whatsapp dell’Associazione ci occupiamo di pronuncia. È sicuramente uno dei giorni più divertenti il giovedì: a tutti i membri piace mettersi alla prova, leggere ed ascoltare parole nuove, parole che possono nascondere problemi particolari, a seconda della nazionalità.

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Ogni giovedì nel gruppo ci occupiamo di un argomento diverso, ed oggi eccezionalmente volevo condividere con tutti voi l’argomento del giorno: voglio condividere con tutti i visitatori di ItalianoSemplicemente.com, anche se non sono membri dell’associazione, l’argomento di cui ci occupiamo oggi: Il Rafforzamento.

La parola rafforzamento fa pensare alla forza. Una persona che fa ginnastica in effetti si rafforza, fa del rafforzamento. Ma non è questo il rafforzamento di cui parliamo. Parliamo di rafforzare non i nostri muscoli, non il nostro corpo, ma delle lettere di alcune parole. Rafforziamo alcune lettere che si trovano in alcune parole.

Tutte le parole? No, non tutte. Alcune parole. Dentro queste parole ci sono alcune lettere che vanno rafforzate, lettere che diventano più forti quando le pronunciamo.

Sì, perché stiamo parlando di pronuncia, non parliamo di scrittura. Sapete che la lingua italiana si legge come si scrive, ma a dire il vero non è esattamente così. Ci sono alcune attenzioni, alcuni accorgimenti da mettere quando si pronunciano delle parole. Gli italiani neanche ci fanno caso, e nelle varie regioni italiane cambia molto la pronuncia e gli accenti: ci sono i dialetti, i dialetti regionali, locali, e ci sono le inflessioni, le tonalità diverse. Nelle varie regioni italiane si parla sempre la stessa lingua ma ci sono alcune differenze.

Una di queste differenze sta proprio nel rafforzamento.

Allora proprio di questo parliamo oggi nel gruppo. Per questo ho raccontato una storia ai membri dell’associazione, come faccio tutti i giovedì.

Questa storia, un brevissimo racconto, è una storia divertente, un semplice gioco, ma che contiene moltissimi casi di rafforzamento.

Allora condivido con voi questa storia. Io la leggerò e vi chiederò di fare un piccolo esercizio di ripetizione. Provate a ripetere la storia dopo di me, frase per frase, e notate che alcune lettere, anche se sono scritte una volta sola, nel parlato vanno raddoppiate, anzi vanno “rafforzate”: queste lettere si allungano, diventano più forti. In pratica è come se si scrivessero doppie.

Ecco la storia. È scritta al femminile, perché è una donna che parla, ma non è importante questo, possono provare tutti a leggere la storia_

Vogliamo provare a fare questo esercizio di pronuncia?

Dai, *perché no!*

*È vero*, potrei sbagliare. Allora facciamo un patto *fra noi*: se sbaglierò *sarò tua* stanotte. *E poi* non dire che non sono generosa!

Non verrò però nella *città santa*, ma ti aspetto a casa mia. Tardissimo. *Berrò sia* un *caffè nero* che un tè per tenermi sveglia. In *virtù di* ciò, non sbaglierò!

Se non *sbaglierò mai* invece, se cioè *avrò vinto* io, allora sarai tu a pagare.

Farai una prova di pronuncia: associazione, dissociazione, zanzara e zuzzurellonando. *A proposito* di associazione: *A noi* tutti verrà da ridere se sbaglierai, è vero, ma se vincerai, te l’ho *già detto*, *sarò tua* stanotte. Forza allora, iniziamo: dall’emozione *fa già* caldo!

Un ultima cosa: *più che* di un esercizio si tratta di uno scherzo! *E’ falso* tutto ciò che ho detto! *Fra noi* possiamo scherzare! *Ma dai*, sarà mica che non l’avevi capito! *Se dici* questo non apprezzi l’ironia. *O no*?

Bene, avete ascoltato la storia. Adesso scommetto che volete sapere quali sono le regole. Giusto?

Beh, è inutile che ve le dica, tanto domani lo avreste dimenticate.

Se ne volete sapere di più, allora unitevi anche voi all’associazione, dove proverete a pronunciare la storia per intero e capirete se sbaglierete oppure no. Io pronuncerò per voi le singole frasi, e vi faccio capire le differenze, una frase alla volta. Molto divertente ed isruttivo

Molti italiani sbagliano a dire il vero. Sbagliano ma nemmeno ne sono consapevoli. Non è un problema grande in fin dei conti comunque. Gli accenti e le inflessioni sono una cosa anche gradevole da ascoltare. Questo infatti è una di quelle cose che insegnano agli attori, sia del cinema che teatrali, oppure a coloro che fanno dei corsi di dizione per pronunciare bene le parole. Molti italiani sentono questa esigenza, soprattutto per motivi di lavoro, per non sentirsi in imbarazzo. Per uno straniero è un problema minore, ma se volete siamo qui per aiutarvi. Perché no.

Vi aspetto nell’associazione, dove periodicamente ripetiamo le giornate dedicate alla pronuncia, quindi se saltate un giovedì, qualche mese dopo ricapiterà la stessa giornata, nessun problema. Scrivete a italianosemplicemente@gmail.com oppure andate sul sito e scoprirete tutti i vantaggi nell’essere membri.

Ricordate che non esiste un’altra associazione come la nostra.

Un abbraccio.

Le parole omografe

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E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente. Oggi una puntata dedicata alla pronuncia. Siete pronti?

Non ho sentito… siete pronti?

Bene, facciamo finta che siate pronti, allora oggi vediamo le parole omografe, argomento che abbiamo affrontato anche tra i membri dell’Associazione, all’interno del gruppo Whatsapp.

Argomento difficile quello di oggi, ma credo possa essere molto importante per voi stranieri: le parole omografe sono le parole che hanno più significati ma che per questo motivo si pronunciano in modo diverso: un accento diverso oppure una “o” o una “e” aperta o chiusa.

La differenza sta quindi a volte nell’accento, che si sente ma non si legge, e nell’apertura delle vocali: possiamo avere delle “O” chiuse e delle “O” aperte, delle “E” chiuse e delle “E” aperte.

E ed O sono le uniche vocali che possono avere una pronuncia diversa. A,I,U hanno invece sempre la stessa pronuncia.

Allora per divertirci un po’ vediamo alcune esempi in cui ci sono delle parole omografe. Nella stessa frase ascolterete due volte la stessa parola, ma con due significati diversi.

Ad esempio:

I principi spesso non hanno sani principi.

I principi, cioè i figli dei Re, non hanno sani principi. Prova a pronunciare la frase stando attento alla diversa pronuncia: prìncipi, princìpi

Ho acquistato una nuova accetta per tagliare gli alberi. La regalerò a Giovanni che di solito accetta i miei regali.

Pronuncia: Eccetta (nome dello strumento usato per tagliare gli alberi), Accètta (dal verbo accettare). Prova a coniugare la frase:

Io accetto la tua accetta

Tu accetti la mia accetta

Lui accetta la mia accetta

Noi accettiamo la tua accetta

Voi accettate la mia accetta

Loro accettano la mia accetta.

Da piccolo una volta mi sono ferito: appena me ne accorsi chiamai i miei amici che subito sono accorsi 

Pronuncia: accórsi (“o” chiusa: viene dal verbo accorrere: i miei amici sono subito accorsi) e  accòrsi (“o” aperta: viene dal verbo accorgersi.

Prova ancora a coniugare la frase:

Io mi accorsi che i miei amici sono accorsi

Tu ti accorgesti che i tuoi amici sono accorsi

Lui si accorse che i suoi amici sono accorsi

Noi ci accorgemmo che i nostri amici sono accorsi

Voi vi accorgeste che i vostri amici sono accorsi

Loro si accorsero che i loro amici sono accorsi.

Il Capitano Schettino non abbandonò la nave. Sono cose che capitano

Pronuncia: Il capitàno; sono cose che càpitano (verbo capitare)

Può capitare che un capitano abbandoni la nave? Non deve capitare!

Adesso proviamo con la parola “affetto”.

Non provo affetto quando affetto il pane

Notate la differenza nella pronuncia tra affètto (cioè il sentimento) e affétto (dal verbo affettare)

Io affetto il pane con affetto.

Vediamo la parola “apposta”:

La tua firma deve essere apposta. Non l’hai fatto, e l’hai fatto apposta

Una firma infatti viene appòsta (cioè viene messa. Si tratta del verbo apporre). E se non la apponi potresti farlo appòsta (cioè con la tua volontà, cioè lo fai deliberatamente), cioè lo fai appòsta.

passiamo adesso alla botte ed alle botte: “La botte” è un contenitore, mentre “le botte” sono i colpi, le percosse, i colpi dati alle persone o alle cose. Notate la differenza nella pronuncia: la bótte, le bòtte,

Poi ci sono anche “le botti“, (con la o chiusa) che è il plurale di “la bótte” e ci sono “i bòtti“, come i botti di capodanno. In questo caso è il plurale di bòtto: buuumm! Questo è un botto.

Allora con questi 4 termini possiamo costruire una frase:

Oggi sono stato in cantina di nascosto da mio padre. La cantina è piena di botti di vino. Ad un certo punto ho sentito un botto: buummmm! E’ esplosa una botte! Mio padre adesso mi riempirà di botte!

Vediamo ora il verbo cogliere, ed in particolare la parola cogli (Pronuncia: cògli con la o aperta). Poi c’è cógli (con la o chiusa).

Se vai in Italia, cogli l’occasione  di parlare cogli italiani

Quindi cògli viene dal verbo cogliere mentre cógli è semplicemente “con gli” (con gli italiani, parlare cogli italiani)

Altra parola omografa: colla.

Cólla sola còlla non puoi incollare la pietra.

Quindi abbiamo la còlla (cioè l’adesivo, una sostanza che incolla, cioè che serve ad attaccare due oggetti) e cólla (con la):

è più facile dire: con la colla non puoi incollare la pietra.

Ma volendo puoi dire, facendo attenzione alla pronuncia:

Cólla còlla non puoi incollare la pietra

Analogamente esiste il collo (il còllo, che è la parte del corpo che sta tra la testa e le spalle) e esiste cóllo (la forma composta della preposizione con e dell’articolo lo), del tutto analogo a “con la” (cólla)

Esempio:

Collo smalto delle unghie non puoi dipingere le collane che vanno al collo.

Interessante è la parola ambito, o ambito (dipende da dove metti l’accento).

Se pronunci àmbito intendi riferirti al contesto, alla situazione. Invece se dici ambìto  intendi il verbo ambire.

Io sono ambito, tu sei ambito, il lavoro è ambito da molti, eccetera.

Nell’ambito della nostra professione, occupiamo una posizione molto ambita

Passiamo alla frutta: la pesca (si pronuncia Pèsca – con la “e” aperta”), mentre la pesca è l’attività del pescare.

Pésca, pèsca:

Se vogliamo pescare delle pèsche, non possiamo usare l’amo da pesca!

Io pesco la pesca con l’amo da pesca,

tu peschi la pesca con l’amo da pesca,

lui pesca la pesca con l’amo da pesca,

noi peschiamo la pesca,

voi pescate la pesca,

loro pescano la pesca.

Se sei istruito e non sei mai colto da malattie, allora sei colto e fortunato.

Quindi in questo caso abbiamo il verbo cogliere: Io non sono còlto da malattie, cioè non sono colpito da malattie, e per questo sono fortunato. Se invece sono colto (“o” chiusa) allora sono istruito, come tutte le persone colte, cioè istruite, che hanno studiato.

Interessante è la parola desidèri (e desìderi). Si tratta del verbo desiderare. Qui è facile fare un esempio:

Se desideri troppi desideri, non si avvererà alcun desiderio!

Ieri ho corso ed ho incontrato un corso.

In questo caso si tratta del verbo correre (io ho córso) ed ho incontrato un còrso, cioè un abitante della Corsica, l’isola francese che si trova sopra la Sardegna.

Al plurale i “còrsi” sono infatti gli abitanti della Sardegna, mentre i corsi sono le lezioni. Come i corsi di italiano, o anche i corsi d’acqua che sono i fiumi ad esempio. Sia i corsi di italiano che i corsi d’acqua hanno la “o” chiusa, mentre gli abitanti della Corsica (i còrsi) hanno la “o” aperta, come Corsica.

I Dei: i dei (Dèi) sono le divinità, mentre “dei” (“e” chiusa) è preposizione articolata:

Dicono di essere dei dei dell’universo, invece sono solo dei truffatori.

Poi ancora:

C’è un detto sugli italiani: vuoi che te lo detto?

Il detto è il proverbio (“e” chiusa, sostantivo), mentre se te lo dètto significa che sto facendo il dettato, cioè io parlo e tu scrivi: io dètto e tu scrivi:

Vuoi che te lo detti (dètti) questo ed anche altri detti (détti)?

Adesso vediamo la lettera esse (“s”: èsse) e il pronome personale esse (ésse)

Le ragazze studentesse di italiano che ho conosciuto sono bellissime;  esse hanno detto tutte di amarmi, ma non pronunciano bene la lettera esse.

Spesso quindi si tratta di pronunciare una parola mettendo l’accento su vocali diverse, a volte però si tratta di pronunciare una “o” oppure una “e” chiusa o aperta.

Ad esempio:

Le fòsse (cioè le buche – “o” aperta) sono vuote. Se fosse giorno potrei riempirle di terra (verbo essere: fosse, con la “o” chiusa))

Interessante è anche la parola impòrti (dal verbo importare o il plurale di importo, cioè una certa somma di denaro) e impórti (da imporre):

Hai litigato con tuo figlio e non riesci a importi? (“o” chiusa). Che vuoi che mi importi! (“o” aperta).

Quanti sono gli importi da riscuotere? (“o” aperta). Possibile che non ti importi nulla (sempre “o” aperta)

Allo stesso modo potrei proseguire all’infinito: ci sono molte altre parole omografe molto interessanti e vi invito a fare degli esercizi di ripetizione anche con le parole:

Lègge (da leggere), Légge (norma): lui legge la legge

Nèi (macchie sulla pelle), Néi (preposizione articolata): ho dei nei neri nei punti più nascosti del corpo.

Pène (organo maschile) Péne (punizioni, castighi): le mie pene dipendono dall’assenza del pène!

Pòrci (animali) Pórci (dal verbo porre): De porci (animali) vanno a fare un esame: avete delle domande da porci?

Vendétte (dal verbo vendere), Vendétte (plurale di vendetta): da bambino una volta mi hanno imbrogliato: un signore mi vendette un giocattolo, ma non funzionava. Le mie vendette non si fecero attendere!

Vènti (correnti d’aria), Vénti (numero): I venti che vengono dal mare sono più forti: sono venti anni che te lo dico!

Capisco che questa è una puntata difficile, ma sicuramente avete scoperto una cosa molto divertente della lingua italiana e magari vi siete accorti solo adesso che pronunciate male certe parole.

Bene, allora ripetete l’ascolto se volete, e ringrazio tutti ancora una volta dell’ascolto. Ringrazio tutti i donatori, che aiutano Italiano Semplicemente con una offerta economica. Mi è venuta un’idea stanotte: devo dedicare una puntata di Italiano semplicemente ad ogni paese da cui arriva una donazione: ad esempio ieri è arrivata una donazione dall’Azerbaijan, precisamente da Baku, e a questo argomento sarà dedicato il prossimo episodio di Italiano Semplicemente: parlerò di Baku e di una sua specialità culinaria. Con l’occasione ripassiamo le ultime espressioni che avete imparato sulle pagine di Italiano Semplicemente.

A presto