Vale più la pratica che la grammatica

Proverbio italiano:

Vale più la pratica che la grammatica

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Vale più la pratica che la grammatica

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“Vale più la pratica che la grammatica” è un famoso proverbio italiano.

Il significato è molto semplice: l’esperienza vale molto di più della teoria (cioè è molto più importante della teoria, quindi vale di più, ha più valore) e questo non vale (cioè questo non è vero, non è valido) solamente quando si vuole imparare l’italiano.

Sembrerebbe il motto di Italiano Semplicemente. Vero?

Naturalmente ciò non significa che la teoria non sia importante, ma mentre si studia sui libri, cioè mentre si fanno esercizi e si imparano le regole, è necessario mettersi subito alla prova.

Solo così si impara veramente, magari anche facendo brutte figure. In questo modo potremo capire dove sbagliamo, correggerci o semplicemente fare aggiustamenti continui fino alla perfezione.

In ogni campo è sempre così: vale più la pratica che la grammatica.

E oggi avete anche imparato due modi diversi di usare “vale“. Valeva la pena continuare a fare solo esercizi?

Con troppi galli a cantare non si fa mai giorno

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“Con troppi galli a cantare non si fa mai giorno” è un famoso proverbio italiano.

Sapete che il gallo è il re del pollaio. E’ il maschio della gallina. Il gallo rappresenta quindi chi comanda nel pollaio, il luogo dove vivono galli e galline, cioè i polli.

Sapete anche che il gallo tutte le mattine, quando sorge il sole, canta, dando il benvenuto al nuovo giorno.

Questo proverbio significa quindi che quando ci sono più persone… non a cantare, ma a comandare, troppe persone che impartiscono ordini, non si sa a chi dare ascolto, quindi nessuno porterà a termine i propri compiti e le imprese non si realizzano

Si può usare ogni volta che troppe persone pretendono di comandare, quando sarebbe bene che ce ne fosse una sola.

Non si fa mai giorno” significa che non arriva mai il nuovo giorno, che non diventa mai giorno. Il giorno è l’immagine quindi dell’obiettivo da raggiungere, del risultato da realizzare.

Occhio non vede, cuore non duole

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Occhio non vede, cuore non duole è un famoso proverbio italiano.

L’insegnamento di questo proverbio è che per non soffrire è meglio non sapere, cioè non vedere la verità.

La frase corretta sarebbe:

Se gli occhi non vedono il cuore non duole.

Ci sarebbe molto da dire sul messaggio di questo proverbio

Tu preferisci sapere, conoscere la verità anche se ti fa soffrire oppure meglio non soffrire è non vedere la verità?

Quando il cuore duole vuol dire che il cuore fa male. È il verbo dolere. Vediamo qualche altro esempio del suo utilizzo:

Mi duole dirtelo, ma non ti amo più

Il dente mi ha doluto per 1 mese.

Ti dorrà ma bisogna togliere la Spina dal piede.

Non si usa spesso però: normalmente si preferisce “far male”:

Mi fa male il Dente

Mi fa male la testa

La testa mi ha fatto male tutto il giorno.

Ti farà male ma bisogna togliere la spina dal piede.

Aiutati ché Dio t’aiuta

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Un bel proverbio ottimista, che ti spinge a vedere il futuro in modo positivo è il seguente:

Aiutati che Dio t’aiuta

Questo proverbio ti spinge a risolvere i problemi, ti spinge a fare qualcosa, ad essere attivo, a reagire alle difficoltà, ti spinge ad aiutarti, ad aiutare te stesso. Non devi aspettare che i problemi si risolvano da soli.

“Aiutati” cioè aiuta te stesso. Lo devi fare perché vedrai che anche Dio ti aiuterà.

Come a dire che le cose si risolvono se vengono affrontate.

Attenzione alla pronuncia di “aiutati” perché si potrebbe confondere con “aiutati” che si scrive allo stesso modo ma ha la pronuncia con l’accento sulla seconda a.

Ad esempio: i ragazzi sono stati aiutati da Dio.

Notate poi l’utilizzo di “ché” nel proverbio.

“che” normalmente significa “cosa”:

Che fai domani?

Che ne pensi?

Che mi dici di bello?

Che in realtà ha un sacco di utilizzi: pronome, aggettivo, congiunzione.

Questo “ché” invece, che in trova in questo proverbio significa “perché” e questo uso è frequente nella lingua italiana:

Prendi l’ombrello, ché oggi piove

Mangia la pasta, ché poi non c’è altro.

Non fare esercizi, ché non servono.

Dammi una mano ché non ce la faccio.

Vieni a mangiare ché è pronto

Aiutati ché Dio t’aiuta.

Attenzione però: Questo “ché” ha anche l’accento acuto sulla e, e il motivo è che sostituisce perché.

Vieni con me ché ti faccio vedere che bel sito che ho trovato per imparare l’italiano.

È un modo veloce per esprimere un motivo o una conseguenza:

Aiutati perché se farai così anche Dio ti aiuterà

Vieni a mangiare perché è pronto.

Prendi l’ombrello, in quanto oggi piove

Questo ché con l’accento permette di fare frasi più veloci, immediate.

Però attenzione, ché non potete usare questo “ché” con l’accento per fare domande ok?

Non lo fate, ché sarete bocciati all’esame!

Se lo fate l’accento non c’è. È un altro “che”, senza accento stavolta, e spesso è un che particolare, dall’uso sempre colloquiale:

Che, non ci credi?

Che, mi dai una mano per favore?

Che, l’hai fatto poi l’esame?

Anche questo è un uso un po’ strano per un non madrelingua, perché non significa “cosa“. Ma è senza accento.

Vabbe adesso non voglio annoiarvi ché questo episodio sta diventando troppo lungo.

Proverbi italiani: chi si somiglia si piglia

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Chi si somiglia si piglia. C’è la rima anche in questo proverbio italiano dedicato all’amore ma non solo.

Chi si somiglia, cioè chi ha le stesse caratteristiche caratteriali, chi ha valori simili, abitudini simili, eccetera, si piglia.

Ma cosa significa “si piglia”?

Pigliare è simile a prendere, ma in questo caso è più vicino a scegliere. Quindi pigliarsi sta per scegliersi.

Le persone simili quindi si scelgono. Questo è il senso.

Come a dire che siamo tutti più propensi a scegliere, come nostri amici o nostra moglie o marito, una persona che ci somiglia, che è come noi.

Peccato però che esiste anche il detto contrario: gli opposti si attraggono. Mah!

Le bugie hanno le gambe corte

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Le bugie hanno le gambe corte.

Le bugie hanno le gambe corte, Un proverbio che ci insegna ad essere sinceri, perché con le bugie non si va molto lontano, proprio come chi ha le gambe corte.
Le bugie sono le false affermazioni, le menzogne. Quindi quando si dicono le bugie, prima o poi la verità che esse nascondono viene scoperta. Prima op poi la verità viene a galla.
D’altronde di dice anche che “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, ma questo secondo proverbio si riferisce più al modo di comportarsi, oltre alle bugie. E’ facile fare il male ma che è difficile nasconderlo o evitarne le conseguenze: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Non tutte le ciambelle escono con il buco

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Non tutte le ciambelle escono con il buco.

Un proverbio italiano che ci dice che non tutte le cose finiscono come dovrebbero.

In teoria una ciambella deve avere il buco al centro, no? Altrimenti non è una ciambella!

Interessante l’utilizzo del verbo uscire. In realtà le ciambelle non vanno da nessuna parte. Infatti uscire in questo caso sta per riuscire. Si parla di un risultato finale. Sei riuscito a fare la Ciambella col buco?

No, non ci sono riuscito. Oppure: il buco non è uscito.

Ma perché uscire e non riuscire?

Perché la ciambella esce dal forno, ma esce alla fine della cottura. E anche per capire se riesce qualcosa, o se si è riusciti a fare qualcosa, si vede solamente alla fine.

Volere la botte piena e la moglie ubriaca

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Volere la botte piena e la moglie ubriaca è un famosissimo proverbio italiano che ci dice che non si può avere tutto dalla vita, soprattutto quando si vogliono cose che sono in netta contrapposizione tra loro.

Si usa la metafora della botte del vino. La botte è un grande contenitore che può contenere vino o olio.

Magari la botte del vino fosse sempre piena!

Però avere anche la moglie ubriaca è altrettanto desiderabile.

Ma delle due, una! Non possiamo avere sia la botte piena di vino sia la moglie ubriaca.

Dobbiamo scegliere!

Dobbiamo accontentarci, non possiamo avere tutto: o la botte piena, e nostra moglie sobria, oppure la botte vuota, ma nostra moglie ubriaca.

Nella vita è tutto una questione di scelte.

375 A mali estremi, estremi rimedi

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Giovanni: Dopo aver visto il significato e l’uso dell’espressione “in malo modo”, e dopo aver visto anche “prendere a mali parole”, oggi vediamo un’altra espressione in cui si utilizza il termine “mali” ma stavolta come sostantivo, Per questo motivo l’avevo lasciata come ultima espressione da spiegare.

A mali estremi, estremi rimedi.

E’ un famosissimo proverbio italiano.

L’espressione contiene il termine “mali” definendo questi mali come estremi: questo è l’aggettivo. I mali estremi rappresentano le situazioni negative estreme, cioè le situazioni negative più gravi. L’estremo, rappresenta la parte terminale di qualcosa, anzi direi più il punto limite, il massimo grado di qualcosa. Fisicamente, quindi in senso materiale si parla più di estremità, come le estremità di un bastone. In senso figurato si parla invece di estremi e solitamente in senso negativo:

la situazione è agli estremi

Cioè la situazione è molto grave, è al limite, siamo al massimo livello di gravità, è quasi impossibile rimediare

l’estrema unzione, che rappresenta il sacramento per coloro che sono in fin di vita, quindi alla fine della vita, cioè in punto di morte.

Allora i mali estremi rappresentano tutte le situazioni in cui c’è un male, cioè qualcosa di negativo, quasi irreparabile. Non c’è quasi più nulla da fare per porre rimedio a queste situazioni, se non un estremo rimedio.

Il secondo “estremi” è però un aggettivo: gli estremi rimedi. Quindi sono i rimedi che devono essere estremi.

Cosa significa? Significa che in certe situazioni di particolare gravità, è indispensabile cercare ogni mezzo, ogni rimedio, ogni soluzione utile a risolverla in positivo. Se il male è estremo, anche il rimedio dev’essere estremo. Come a dire che quando la situazione è molto difficile, non bisogna molto stare a pensare alle soluzioni ed alle eventuali conseguenze negative di queste soluzioni.

Ad esempio:

Il virus si sta diffondendo rapidamente. L’unica soluzione è la chiusura di tutte le attività. A mali estremi, estremi rimedi.

Anche le Olimpiadi, meglio farle a porte chiuse che non farle per niente, no? A mali estremi, estremi rimedi.

In latino si parla anche di extrema ratio. Mai sentita questa locuzione latina? Si usa molto anche nell’italiano corrente ovviamente, altrimenti non ve la parlerei. L’extrema ratio è proprio la soluzione estrema.

Un altro esempio: avete un pollaio in giardino e c’è anche un bel gallo, che canta tutte le mattine. Questo gallo però dà fastidio ai vicini che si lamentano e minacciano di denunciarvi.

Le avete provate tutte le soluzioni ma non hanno funzionato:

Avete provato a dargli più attenzione, avete provato ad eliminare gli altri galli dal pollaio, avete provato a fargli venire il raffreddore, senza riuscirci. Alla fine resta solo una soluzione, che non è uccidere il gallo: gli esperti consigliano di insonorizzare il pollaio, in modo che il canto del gallo non si senta dall’esterno. A mali estremi, estremi rimedi.

La locuzione latina è “Extremis malis, extrema remedia“.

Esiste anche di conseguenza anche in altre lingue, e vi faccio ascoltare alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Anthony (Stati Uniti): Desperate times call for drastic measures

Ulrike (Germania): Außergewöhnliche Situationen erfordern außergewöhnliche Maßnahmen.

Rafaela (Spagna): A grandes males, grandes remedios

Komi (Congo): Aux grands maux, grands remèdes

Maria Lucia (Brasile): Para grandes males, grandes remédios

Sofie (Belgio): Uitzonderlijke tijden vereisen uitzonderlijke maatregelen

Irina (Russia):
Отчаянные времена требуют решительных мер.

Rauno: “Kova tauti vaatii kovat lääkkeet”

Oggi niente ripasso, perché l’episodio è già molto lungo. A mali estremi estremi rimedi.

Giovanni: Dunque, per concludere, se il vostro italiano non vuole proprio migliorare, non resta che iscriversi all’associazione Italiano Semplicemente. A mali estremi, estremi rimedi!

Proverbi italiani: Chi vive sperando, muore cantando

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Chi vive sperando, muore cantando.

Sono numerosi i proverbi sulla speranza. In alcuni di questi la speranza e la vita o la morte si trovano spesso a convivere.
In questo caso la speranza è positiva: bisogna avere speranza, bisogna sperare, bisogna sognare: più si spera e meglio è, più si sogna, meglio è. Non si vive forse solo di sogni, di progetti, di desideri? Dunque se si spera continuamente in qualcosa, se si è continuamente alla ricerca di un obbiettivo da raggiungere, se non si perde mai la speranza, si morirà felici, quindi probabilmente si morirà cantando… canzoni italiane!

Proverbi italiani: L’appetito vien mangiando

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L’appetito vien mangiando.

Un proverbio chiaro: inizi a mangiare e anche se all’inizio non avevi fame, ti viene mentre mangi.

La fame, cioè l’appetito, non si riferiscono però solo al cibo, ma a tutto ciò che possiamo possedere: soldi, case, gioielli e volendo anche amore e successo. Beni materiali e immateriali, tutto ciò che può darci soddisfazione e felicità.
Più si ha e più si vuole avere.

L’uomo non si accontenta mai. Mi è già venuto un certo appetito!! Vado a mangiare qualcosa!

Proverbi italiani: L’erba del vicino è sempre più verde

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Questo proverbio ci dice che le cose degli altri ci sembrano sempre migliori delle nostre.

Il giardino del nostro vicino, della persona che abita vicino noi, sembra più bello del nostro; ci appare più bello, e l’erba che ci cresce sembra più verde. In realtà è esattamente come il nostro.

L’idea che ci facciamo delle cose degli altri, solo perché non ci appartengono, è però distorta. Infatti l’apparenza spesso inganna.

Questo però è un altro proverbio!

Vivi e lascia vivere

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“Vivi e lascia vivere” è un bellissimo proverbio che ci insegna la tolleranza.

Lasciar vivere le persone che ci circondano significa che non bisogna imporre loro la nostra volontà, che non bisogna ossessionare gli altri con le nostre richieste e che, fondamentalmente, bisogna trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi.

Molto musicale come suona: “vivi e lascia vivere” , molto meglio di “Vivi e lascia anche che gli altri vivano”, più corretto (usiamo il congiuntivo del verbo vivere perché è un augurio, un consiglio). Più corretto ma sicuramente meno bello da ascoltare.

Proverbi italiani: Tra moglie e marito non mettere il dito.

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Tra moglie e marito non mettere il dito.

Proverbio famosissimo. Il significato è semplice:

Non bisogna immischiarsi negli affari di coppia.

Se marito e moglie discutono, se litigano, se bisticciano, se hanno una discussione, non bisogna mettersi in mezzo, non bisogna immischiarsi.

Mettere il dito” è un’immagine figurata ovviamente.

Immischiarsi è il verbo che si usa normalmente quando si parla di intervenire in una discussione, specie se tra estranei.

Immischiarsi significa partecipare inopportunamente a questioni che riguardano altre persone. Più informalmente si dice anche impicciarsi, mentre intromettersi è meno informale.

Allora se vedete moglie e marito che discutono, fatevi gli affari vostri.

Non vi impicciate, non vi intromettete, non vi immischiate!

Proverbi italiani: Acqua cheta rompe i ponti

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Acqua cheta rompe i ponti.

Un proverbio italiano che si riferisce alle persone tranquille, le persone chete, cioè quiete, tranquille, quelle che sembrano meno pericolose.

Si tratta di un avvertimento: il proverbio ci avverte che spesso le cose o le persone che sembrano più tranquille, ebbene sono quelle più da temere.

Si utilizza l’immagine dell’acqua, l’acqua che non si muove, l’acqua “cheta”, che significa quieta, cioè l’acqua stagnante, ferma, tranquilla, immobile o quasi, non come l’acqua di un fiume che è in movimento.

L’acqua “cheta”, silenziosa, che scorre lentamente, però rovina, rompe e corrode i ponti, e così anche le persone apparentemente chete, cioè tranquille e innocue sono invece le più pericolose.

Per le donne c’è anche un aggettivo: la gattamorta.

Ma volendo esiste anche il gattamorto!! Attenti ai gattamorti!! Pericolosissimi!!

Proverbi italiani: Ognuno ha in casa sua il morto da piangere

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Ognuno ha in casa sua il morto da piangere.

Non c’è la rima in questo proverbio.

Questo proverbio sta a significare che ognuno, cioè ogni persona, ogni individuo, ognuno di noi, ha i suoi problemi, ognuno ha le sue gatte da pelare, I suoi personali problemi. Nessuno non ha problemi.

Tutti abbiamo i nostri problemi, non è vero?

E quando qualcuno si lamenta dei suoi, quando qualcuno si lamenta troppo dei propri problemi, come se esistessero solo i suoi problemi, potete usare questo bel proverbio:

Ognuno ha in casa sua il morto da piangere.

Un po’ macabro almeno all’apparenza, ma un proverbio spesso deve stupire!

Anche questo è il compito di un proverbio.

Proverbi italiani: Un padre campa cento figli e cento figli non campano un padre

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Un padre campa cento figli e cento figli non campano un padre.

Possiamo anche cambiare genitore:

Una madre campa cento figli e cento figli non campano una madre.

Campare significa vivere, ma anche far vivere, come in questo caso.

Il proverbio, sempre attuale (altrimenti non sarebbe un proverbio) ci dice che I figli, per quanti siano, non restituiscono quanto dato da un genitore.

Una madre o un padre danno la loro vita per i loro figli, si fanno in quattro per loro e riuscirebbero da soli a far crescere anche 100 figli.

Ma 100 figli, tutti insieme, non riescono a soddisfare i bisogni di un genitore.

Il proverbio ha anche una versione un po’ diversa:

Una madre è buona per 100 figli e 100 figli non sono buoni per una madre.

 

Proverbi italiani: uomo avvisato, mezzo salvato

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Uomo avvisato, mezzo salvato.

C’è la rima in questo proverbio. Ma nei proverbi c’è quasi sempre una rima.

Un proverbio italiano che significa che se una persona viene avvertita, cioè avvisata di un pericolo, questa persona ha l’opportunità di salvarsi.

Se una persona, uomo o donna che sia, viene messa in guardia da un pericolo, viene avvisata di qualcosa di pericoloso, può mettersi in salvo. Non è detto però che si salverà.

Infatti è mezzo salvato! Mezzo significa metà, ma in realtà sta per “quasi” salvo, nel senso che la certezza non c’è, non è sicuro.

Io ti avviso, poi, decidi tu.

Attento, non andare all’estero, potresti prendere il coronavirus!

Uomo avvisato, mezzo salvato!

Una mela al giorno toglie il medico di torno

>> Indice delle frasi idiomatiche

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Mele_non_comuni

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Buongiorno ragazzi. Oggi vediamo l’espressione “una mela al giorno toglie il medico di torno”, oppure “leva il medico di torno”. Più che una espressione possiamo chiamarlo un proverbio, una frase che mi ha chiesto Antonio di spiegare.

Saluto Antonio e lo ringrazio per avermi chiesto di spiegare questa espressione. Effettivamente non avevo pensato che uno straniero potrebbe non comprendere il motivo per cui si dica questa frase. Dunque, credo che sia la prima volta, o una delle prime volte che spieghiamo il significato di un proverbio, di un proverbio popolare. Questo è un proverbio che tutti gli italiani conoscono e che utilizzano tutti gli italiani in tutte le località italiane.

Una mela al giorno leva il medico di torno. Come potete ascoltare c’è una rima, cioè una assonanza. Perché? Cos’è la rima? Una mela al giorno leva il medico di torno. Quindi “giorno” fa rima con “torno”, perché tutte e due le parole terminano nello steso modo: “giorno, torno”, quindi le ultime lettere sono le stesse. Questa è la rima.

Una mela al giorno leva il medico di torno. Allora, per spiegare bene questa frase bisogna spiegare anche le parole che la compongono, che sono tutte abbastanza semplici. La mela è un frutto, uno dei frutti più diffusi al mondo. Un frutto che si mangia in tutte le stagioni. Una mela al giorno toglie, o “leva” il medico di torno. “Leva” significa “toglie”: è la stessa cosa. Leva viene da “levare”. Uno dei significati del verbo levare è appunto togliere. Se dico “ti levo la mela dalle mani” vuol dire che “ti tolgo la mela dalle mani”.

Prima avevi una mela nelle tue mani, e io te la levo vuol dire che te la tolgo; ti sottraggo la mela dalle mani. Ok, quindi levare significa togliere, ma non soltanto togliere, perché si usa anche con altri significati: ad esempio “il levare del sole”, quando il sole sorge, quindi il sorgere del sole è il levare del sole. Poi ci sono anche altri significati del verbo levare. In questo caso significa togliere.

“Toglie il medico di torno”: “di torno” vuol dire “attorno”, “da attorno”, cioè “da vicino”; leva il medico di torno, cioè leva il medico da vicino. Cosa significa? Quando c’è una cosa attorno a te, se io te la levo di torno, se io te la tolgo di torno, “di torno” sono due parole: vuol dire che prendo questa cosa che è vicino a te e la tolgo, la levo.

È un modo di dire italiano: togliere qualcosa di torno vuol dire togliere una cosa che sta attorno a te, vicino a te. Anche il fatto di dire “levati di torno”, o “togliti di torno”, vuol dire “scompari”, “sparisci”. Si può dire ad una persona “levati di torno”, cioè “vai via”, “vattene”, “non ti voglio più vicino”, “non ti voglio più accanto a me”, “non voglio che tu stia accanto a me: levati di torno si può dire in qualsiasi circostanza quando si è arrabbiati: levati di torno.

Quindi allo stesso modo: una mela al giorno leva il medico di torno, quindi una mela al giorno toglie il medico da vicino a noi: cosa significa? Ovviamente la frase è ironica, e significa che se si mangia una mela al giorno, cioè ogni giorno mangiamo una mela, ebbene , il fatto che mangiate questa mela tutti i giorni ci toglie il medico di torno. Cioè mangiare la mela è una cosa salutare, una cosa che fa bene alla salute, quindi chi mangia una mela tutti i giorni, cioè ogni giorno, chi mangia una mela al giorno non ha più bisogno del medico, non ha più bisogno di un dottore, perché sta bene, perché sta bene in salute e quindi non ha più bisogno del dottore, quindi il dottore, il medico se lo leva di torno.

Una frase che si utilizza molto spesso quando si dice a qualcuno, a qualsiasi persona che deve mangiare più frutta, che deve mangiare frutta, quindi la mela, che c’è tutto l’anno, che è disponibile tutte le stagioni dell’anno, è un cibo molto salutare, molto succoso, ricco di acqua, ricco di vitamine e Sali minerali, e quindi una mela al giorno leva il medico di torno. Quindi mangiate una mela al giorno e vedrete che non avrete più bisogno del medico. Questo è un proverbio che non so da quanto tempo esista, ma che credo sia molto saggio, è molto saggio dire questo proverbio, che si può usare soltanto con la parola mela, soltanto co il frutto mela.

Il frutto in effetti, ora che ci penso, è un termine, un nome particolare, perché la frutta è una di quelle parole che in italiano al plurale finisce con la lettera “a”: la frutta. Al singolare si dice “il frutto”: il frutto del melo è la mela. L’albero delle mele si chiama “il melo”: quindi il frutto del melo è la mela. Così come il frutto del pero è la pera. Al plurale si dice frutta. In generale si dice la frutta: si deve mangiare la frutta. Ci sona anche “i frutti” però. Quando si vuole indicare il prodotto di qualcosa, il prodotto di un albero, si dice “i frutti”.

“Quest’anno, quest’albero ha dato molti frutti”. L’albero dà i frutti. L’albero dà i frutti, cioè l’albero del melo, quest’ano ci ha dato molti frutti. La parola frutti quindi può essere utilizzata come plurale di frutto ma non soltanto, perché in realtà la parola frutti è una parola che può essere utilizzata in molte circostanze diverse, in molti modi diversi, e non soltanto come sinonimo di frutta e non soltanto come plurale di frutto.

In effetti ogniqualvolta si produca qualcosa, ogniqualvolta facciamo degli sforzi per ottenere un risultato, ogniqualvolta vogliamo raggiungere un obiettivo e ci impegniamo, tutto ciò che otteniamo, tutto ciò che produciamo alla fine di questo sforzo si chiamano “i frutti”: i frutti del nostro lavoro.

La parola “frutti” si usa moltissimo quindi in ambito lavorativo: i frutti del lavoro è qualcosa che quindi si produce, come se il nostro lavoro fosse un albero, un albero che produce i frutti. A differenza degli alberi, di un albero, il lavoro produce i frutti in qualsiasi stagione dell’anno. Non soltanto una volta all’anno, ma dipende dal lavoro. Può esserci anche un albero, cioè un lavoro che produca frutti tutto l’anno. In ogni caso questa è la differenza tra “frutti”, che si utilizza in molte circostanze diverse e soprattutto in ambito lavorativo, e “frutta”, che si utilizza soltanto in ambito alimentare e gastronomico.

Quindi la frutta si mangia, i frutti si ottengono, si producono. Il frutto, anche questa parola può essere utilizzata in più circostanze: quindi posso dire il frutto dell’albero, del melo, del pero, per indicare genericamente qual è il frutto di un albero. Quindi posso dire “il frutto del melo è la mela”, “il frutto del pero è la pera”. Allo stesso modo il frutto lo posso utilizzare il prodotto di un lavoro, il prodotto di uno sforzo, il risultato che ottengo. Quindi il frutto del mio lavoro: quest’anno il frutto del mio lavoro è stato molto buono; il mio lavoro quest’anno ha prodotto molti frutti, al plurale, oppure posso dire “il frutto del mio lavoro, quest’anno, si vede”, “il frutto del mio lavoro è stato molto soddisfacente”.

Questo quindi per dirvi che la parola frutto, così come la parola frutti ha più utilizzi non soltanto in ambito gastronomico quindi, ma anche in ambito lavorativo. Quindi anche all’interno del corso di italiano semplicemente dedicato alò mondo del lavoro, cioè il corso di Italiano Professionale utilizzeremo più volte queste parole: la parola frutto e la parola frutti. Lo faremo in due circostanze in particolare: nel primo capitolo, nel capitolo delle frasi idiomatiche dedicato ai risultati (lezione 8). C’è un paragrafo all’interno del primo capitolo dedicato alle frasi idiomatiche sui risultati: quando si parla di risultati si parla anche di frutti.

Vedremo molte frasi idiomatiche. Successivamente richiameremo tutte le frasi idiomatiche all’interno dei capitoli successivi e vedremo anche la parola frutto e la parola frutti utilizzate in più contesti diversi. Quindi: una mela al giorno toglie il medico di torno è la frase di oggi: non so se esista un equivalente anche in altre lingue, in ogni caso è giunto il momento di fare il nostro esercizio di ripetizione. Oggi il podcast è stato abbastanza breve. L’esercizio di ripetizione, che, ribadisco, come ribadisco ogni volta è molto importante per esercitare la pronuncia, quindi non sottovalutate l’importanza della ripetizione. A prescindere dal fatto che voi potreste cercare di ripetere ogni parola di questo podcast dall’inizio alla fine, anche questa una parola molto utile. Suggerisco anche di effettuare questo esercizio di ripetizione che mi accingo a fare, che mi appresto a fare in questo momento. Ripetete dopo di me, cercate di capire quali sono i ostri problemi di pronuncia ed in ogni caso ripetete senza pensare alla grammatica ed alle regole grammaticali ripeterò la frase cinque volte e vi lascerò il tempo di ripetere dopo di me.

Una mela al giorno…. Una mela al giorno… toglie…. toglie… toglie è la parola più difficile della frase perché c’è la lettera “G” seguita dalla lettera “L”. Toglie…. Toglie…. Alcune persone avranno difficoltà a pronunciare questa parola perché gli stessi italiani imparano a pronunciarla intorno al sesto, settimo anno della loro vita.

Toglie….. Toglie….

Una mela al giorno toglie il medico di torno

……

Toglie il medico di torno

…….

O leva il medico di torno

……

Leva il medico di torno

……

Una mela al giorno leva il medico di torno

….

Una mela al giorno leva il medico di torno

….

Una mela al giorno leva il medico di torno

….

Una mela al giorno leva il medico di torno

….

Questa è una frase che si utilizza soltanto in questo modo, non ci sono altri mdi per utilizzare questa frase, quindi si utilizza soltanto al presente: non possiamo dire ad esempio: una mela al giorno ha tolto il medico di torno o toglierà di torno, né tantomeno ha levato un medico di torno o leverà un medico di torno. È una frase, un proverbio che si utilizza soltanto al presente: quindi “Una mela al giorno toglie, o leva, il medico di torno”.

IMG_20160706_065334Quindi oggi abbiamo visto una farse idiomatica contenuta in questo proverbio: “levarsi di torno” o “levarsi di mezzo”. Si dice “levati di torno” quando ci dà fastidio una persona, che ci provoca del fastidio, che vorremmo andasse via. Si può dire “levati di mezzo amico!”, “levati di torno”. Se una persona ci sta appiccicata addosso, ci sta attaccata e ci dà fastidio la sua presenza possiamo dirgli questo: “levati di torno”, “levati di mezzo”.

Oggi ragazzi quindi abbiamo finito, abbiamo terminato questo episodio di Italiano Semplicemente. Vi racconto questo episodio su una spiaggia del Mar Ionio, in Italia. Sono nella regione Calabria, a sud dell’Italia: sono le sei e trenta del mattino e sulla spiaggia non c’è quasi nessuno, quindi probabilmente si sentono i passi dei mie piedi sulla sabbia e sullo sfondo forse si sente anche il rumore del mare.

Sulla sabbia ci sono molte impronte di gabbiani. Adesso farò una foto e la inserirò all’interno dell’articolo. Ciao ragazzi e mi raccomando mangiate le mele perché una mela al giorno toglie il medico di torno. Ciao ragazzi a domani!


Indice delle frasi idiomatiche