570 Sempre che

Sempre che (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: buongiorno ragazzi, oggi facciamo un episodio velocissimo, spero non vi dispiaccia. Naturalmente credo che vi faccia piacere perché spesso capita invece di dilungarmi un po’ troppo.

Allora oggi vediamo una locuzione, “sempre che” è la locuzione in questione che ha (quasi) lo stesso significato di “purché“.

Serve quindi a introdurre una condizione.

Ad esempio:

Oggi ti vengo a trovare, sempre che tu sia d’accordo.

Esattamente come dire:

Oggi ti vengo a trovare purché tu sia d’accordo.

Oggi ti vengo a trovare a condizione che tu sia d’accordo.

Il verbo successivo è sempre al congiuntivo, proprio come con purché.

È solo più colloquiale rispetto a purché e inoltre quando si usa, molto spesso ci accorgiamo che c’è bisogno di aggiungere una condizione, cosa a cui non avevamo pensato prima.

Di conseguenza anche il tono della voce trasmette questa condizione venuta in mente solo all’ultimo momento. Per questo motivo una frase difficilmente inizia con “sempre che“.

Es:

Domani andiamo a vedere un bel film horror, naturalmente sempre che a te faccia piacere!

È anche molto simile a “se” e “qualora”, o a “solamente se”, se ci pensate bene.

Un’altra particolarità di “sempre che” è che si usa anche in senso ironico. Si gioca un po’ col tono della voce, un po’ fingendo improvvisazione.

Es:

Ci sposiamo tra una settimana, sempre che tu sia d’accordo caro!

Alle ore 20 saremo al ristorante puntualissimi, sempre che mia moglie trovi subito il vestito adatto alla serata.

Invece più seriamente potrei dire:

La riunione dei membri dell’associazione italiano semplicemente si terrà nei primi giorni di settembre, sempre che la variante Delta non ci giocherà qualche brutto scherzo!

Notate che abbiamo già spiegato “purché” nell’episodio 432, e abbiamo visto che anche purché si usa per indicare che qualcosa è necessario, ma non è in genere una condizione improvvisata:

Ti pagherò, purché poi tu sparisca per sempre

Sto ponendo una condizione molto importante per me. Sto fissando una condizione irrinunciabile. È un patto, un accordo, quindi “a patto che“, e “a condizione che” andrebbero benissimo per sostituire “purché”, ma in questi casi non ha molto senso usare “sempre che“.

Invece ha senso dire:

Ti posso dare 1000 euro, sempre che a te vada bene.

Riesco sempre a rispettare i due minuti di tempo per un episodio , sempre che poi non mi vengano in mente cose aggiuntive importanti da aggiungere

Proprio come in questo caso.

Ripassiamo adesso?

Ripasso delle espressioni precedenti a cura del membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina: tranquillo, non te ne vogliamo per questo, ma almeno non ci prendere in giro. Sapevi benissimo di non farcela.

Sergio: perché non cambi il nome alla rubrica una volta per tutte?

Anthony: io ho una soluzione dimostratasi molto efficace più volte: non importa la durata, basta inserire qualche esempio divertente.

Mariana: vediamo di farla breve ragazzi, siamo arrivati a quattro minuti e passa!

434 Il prosieguo

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  • Il prosieguo

    Il prosieguo

    Si dice il prosieguo o il proseguo? E che differenza c’è con il proseguimento e con seguito (e seguìto)?

    La risposta alla prima domanda è “Il prosieguo“, con la “i”, sebbene si utilizzi, ma meno comunemente anche la forma senza i: il proseguo.

    Ma cos’è il prosieguo? Prosieguo viene da proseguire, continuare. In proseguire non c’è la lettera “i”, tra la “s” e la “e” quindi verrebbe spontaneo scrivere e dire proseguo. In realtà la forma più corretta è prosieguo.

    Quindi c’è qualcosa che è iniziato e si sta parlando di un eventuale proseguimento.

    Ma il termine prosieguo, nonostante sia equivalente al proseguimento, cioè ciò che viene dopo, si utilizza prevalentemente in una locuzione: “in prosieguo”, e soprattutto “in prosieguo di tempo”, ma ci sono esempi di utilizzo in cui si usano anche altre a cose oltre al tempo: “in prosieguo di qualcosa” significa in un momento successivo, quindi significa “in seguito a qualcosa“, “successivamente a qualcosa“. 

    Il termine prosieguo si utilizza anche come sostantivo: “il prosieguo” di qualcosa. Anche in questo caso si indica, e ancora più direttamente, ciò che accade in un momento successivo: “il prosieguo” è ciò che accade, ma bisogna indicare “di cosa”.

    Vediamo qualche esempio in modo da capire quando possiamo usare “in prosieguo” e “il prosieguo“:

    I professori potranno ricevere i genitori degli alunni in prosieguo all’orario scolastico.

     Questo significa che i genitori vedranno i professori appena dopo che sono terminate le lezioni, nel prosieguo dell’orario scolastico.

    E’ sicuramente un termine meno usato rispetto a proseguimento, ma sottolinea maggiormente il legame tra il prima e il dopo. E’ una specie di allungamento del tempo precedente, quindi generalmente è abbastanza vicino.

    Non avete ancora capito? Sarà tutto più chiaro nel prosieguo dell’episodio

     Gli studenti non erano molto attenti, ma durante il prosieguo della lezione, il loro interesse crebbe.

    Anche con il Covid, bisogna garantire il prosieguo delle lezioni.

    E’ importante quindi che le lezioni proseguano, che vadano avanti. 

    Notate che “in seguito” è abbastanza simile ma è più simile a “dopo“, “successivamente“, quindi c’è meno il senso della continuità, c’è meno legame tra il prima e il dopo. Inoltre spesso c’è il senso della “causa”, quindi di qualcosa che accade dopo che è successo qualcosa. Tuttavia questo è ancora più evidente se uso la preposizione “a”

    A seguito” si usa proprio per indicare la causa e ciò che è successo dopo.

    Se dico:

    A seguito dell’emergenza dovuta al Covid, le lezioni in presenza si sono interrotte.

     C’è una causa: il Covid, che ha determinato l’interruzione delle lezioni in presenza.  

    Notate che l’accento di seguito è sulla “e”. Invece se parlate del verbo “seguire” al participio passato, l’accento è sulla “i”: seguìto. 

    Ho seguito tutte le lezioni, ma a seguito dell’emergenza Covid, queste sono avvenute a distanza

    Avete seguito attentamente la spiegazione? Allora, come al solito, restate attenti al prosieguo dell’episodio, in cui ripassiamo le puntate precedenti.

    Irina: A volte sembra che io sia un po’ dura di comprendonio, ma fermo restando che non faccio altro che studiare, di tanto in tanto il mio cervello mi fa vedere i sorci verdi.
    Che io tenti di rispolverare le locuzioni precedenti o meno, spesso non mi sento in grado di sfoderare un linguaggio decente, trovandomi a tu per tu con un italiano.
    Ma checché se ne dica, la speranza è l’ultima a morire. Devo solo armarmi di pazienza.
    Sono sicura che il lavoro sarà appagante e spero anche divertente.

433 Ingeneroso

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Ingeneroso

Tutti gli studenti non madrelingua conoscono e sanno utilizzare l’aggettivo generoso, ma quanti conoscono e meglio ancora utilizzano ingeneroso?

Sembra avere a prima vista significato contrario rispetto a generosità. Ma non è esattamente così.

Infatti la generosità è la nobiltà d’animo che comporta il sacrificio dell’interesse o della soddisfazione personale di fronte al bene altrui.

essere ingeneroso

Se sono generoso non ho difficoltà a “dare”. In genere ci si riferisce al denaro. La generosità è l’assenza di problemi nel ricompensare o nel donare, e essere generosi è indubbiamente una qualità. Significa essere altruisti e disinteressati. Solitamente il contrario della generosità è l’egoismo, ma se mi riferisco al denaro si parla di taccagneria, tirchieria, che è la caratteristica delle persone attaccate al denaro. Più in generale una persona non generosa è egoista, è gretta, meschina, misera.

Essere ingenerosi invece si riferisce  all’assenza di generosità spirituale e di comprensione. Non si parla di soldi o di difficoltà nel dare. Piuttosto si parla di difficoltà nel riconoscere un merito.

La persona ingenerosa tende a dare colpe agli altri più del necessario, tende a non riconoscere qualcosa di positivo in un’altra persona, tende a non perdonare, tende a infierire. C’è poca indulgenza, poca umana comprensione nei confronti del prossimo. Ecco, forse quest’ultima definizione è la più appropriata. Nel linguaggio comune, quello di tutti i giorni, è molto facile lasciarsi andare e descrivere queste persone ingenerose come “stronze” o “egoiste“. Spesso si parla anche di giustizia o di cattiveria o di parlar male di qualcuno:

Non è giusto ciò che hai detto.

Sei cattivo a parlare così

Perché parli male di Giovanni?

Facile comunque usare parole offensive verso queste persone.

Parlare di ingenerosità non è invece offensivo, ma invita alla riflessione, e si può usare anche in contesti più formali.  In sostanza, è molto più elegante parlare di ingenerosità piuttosto che utilizzar epiteti o insulti vari. Sicuramente è molto difficile usare questo aggettivo quando si è arrabbiati. 

Perché parli male di Giovanni?

Sei ingeneroso se la pensi così

Hai usato parole molto ingenerose verso Giovanni

Con me sono state usate parole ingenerose

Credete che qualcuno abbia mai usato parole ingenerose verso di voi? Ebbene da oggi avete un modo in più per lamentarvi di questo, e per giunta senza offendere nessuno. 

Adesso ripassiamo:

Anthony: TI FAREBBE SPECIE se io dicessi che i membri dell’associazione CI SANNO FARE con i ripassi?

Hartmut: Ti rispondo io SENZA REMORE che non ho il BENCHÉ minimo dubbio sul fatto che i membri CI CAPISCONO benissimo in termini di ripassi.

Rauno: lasciati prendere dall’ispirazione allora e scrivicene uno. È QUI CHE TI VOGLIO!

Hartmut: vuoi che io RACCOLGA LA PROVOCAZIONE? Va bene. SONO IN VENA. Lo farò molto volentieri PURCHÉ tu non rompa più le scatole!

Irina: SMORZIAMO I TONI ragazzi! Altrimenti PAGHERETE entrambi LO SCOTTO di un’amicizia mandata A MONTE.

432 Purché

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La congiunzione purché

purchéL’episodio di oggi riguarda purché, congiunzione molto usato nella lingua italiana.

Si usa in modo analogo a “basta che“, o anche “la cosa importante è che“.

In pratica si utilizza per indicare qualcosa di importante, qualcosa di necessario.

Anche questa congiunzione, come benché, si usa col congiuntivo. Stavolta però è sempre così. Non è possibile evitarlo.

Non importa quale vaccino fare contro il Covid, purché funzioni.

È chiaro che ciò che conta veramente è che questo vaccino funzioni. Questo basta, questo è necessario e sufficiente. Questa è l’unica cosa importante.

Ok, ti pagherò, purché tu te ne vada.

Vedete che si usa per le cose cui non possiamo rinunciare, per indicare il minimo richiesto per questo motivo possiamo usare anche “a patto che” , “sempre che” , “a condizione che“.

Si può usare quindi quando si fanno accordi, quando si accetta qualcosa, e anche quando si è disposti a fare qualche rinuncia, ma allo stesso tempo si fissa un limite minimo: meno di questo non è possibile. A questo serve purché.

Notate che nelle stesse circostanze potremmo usare anche “almeno” che è un avverbio di quantità, che ugualmente esprime il concetto di minimo, però non ha esattamente la stessa funzione di purché.

Ad esempio, nella frase

Ti aiuterò purché tu mi dica grazie.

Questo significa che io non ti aiuterò se non mi dirai grazie. Il tuo grazie è necessario.

Se invece io dico:

Ti aiuterò almeno mi dirai grazie

Sto dicendo che io ti aiuterò perché credo che tu mi ringrazierai per questo. Questo è un risultato minimo che credo di ottenere. E’ come dire “se non altro” mi dirai grazie.

Se invece dico:

Mi dirai almeno grazie?

Ti sto chiedendo la minima cosa che tu potresti fare per il mio aiuto. Ma magari potresti fare anche di più.

Quindi “almeno” è più simile a “se non altro“, “se non di più“, “come minimo“, ” a dir poco“.

In entrambi i casi però il mio aiuto non è in discussione.

Invece purché serve proprio a porre una condizione, benché minima.

Dicevo che si può sostituire con “basta che“, che però è più informale. In questo modo però potete, se volete, evitare il congiuntivo.

Va bene la pasta per pranzo?

Ok, purché sia integrale.

Ok, basta che è/sia integrale.

Sei pronta per uscire?

Sono quasi pronta. Mi aspetti?

Si, basta che ti sbrighi!

Nel linguaggio di tutti i giorni si usa spesso “basta che” e come avrete capito, a volte lo si fa quando si è arrabbiati o irritati. Diciamo che può esprimere impazienza in questo caso.

Adesso vediamo un ripasso, purché sia un breve però.

Hartmut: a me non va molto a genio questo “basta che”, ma di contro, quando sono irritato allora lo utilizzerò.

Xiaoheng: La cosa che conta è fare tesoro di tutti gli episodi per riuscire a prendere confidenza con la lingua italiana.

Bogusia: Io è un pezzo che non uso purché, sapete? Inizierò subito con qualche messaggio whatsapp nel gruppo dell’associazione Italiano Semplicemente

Anthony: ottima idea, purché tu lo faccia in modo corretto. Fermo restando che ci sono sempre Gianni e Flora che ti aiuteranno. 

365 Darsi una regolata

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Trascrizione

Giovanni: il verbo regolare probabilmente molti di voi lo conoscono: ha molti utilizzi diversi: può significare:

ordinare:

Le leggi regolano la vita dei cittadini, ed anche i regolamenti. Il nome non è casuale

Significa anche limitare, controllare, o cambiare, modificare:

Occorre regolare le spese perché spendiamo troppo!

Oppure sistemare, risolvere:

Devo regolare una faccenda complicata!

Si usa anche con gli strumenti e le cose meccaniche:

Regolare l’orologio, la temperatura eccetera. Come se dovessimo girare una manopola per cambiare la temperatura. tenete a mente quest’immagine. Questa è la regolazione, diverso da un regolamento.

Anche mantenere costante qualcosa:

Regolare il flusso dell’acqua

Invece “regolarsi”, la forma riflessiva, è più facile da spiegare e da capire.

Regolarsi si usa parlando di sé stessi, e regolare sé stessi è molto simile a controllarsi. Si parla del comportamento da tenere in certe situazioni.
In particolare si parla di esagerazioni, quindi si parla di tenere il controllo di qualcosa che dipende dal proprio comportamento, che deve essere più corretto, più giusto, più moderato, forse la moderazione è ciò a cui si ambisce maggiormente.

Probabilmente però il verbo più adatto a sostituire regolarsi è contenersi, un altro verbo riflessivo.

Facciamo alcuni esempi:

Non bere così tanto! Ti devi regolare, altrimenti rischi di fare un incidente.

Quando siamo con gli amici cerca di regolarti e non parlare di sesso!

Dovrei fare piatti meno abbondanti, è vero. Non riesco mai a regolarmi

Poi c’è “darsi una regolata” che ha lo stesso significato, ma con un uso più informale: Il senso è quello di abbassare il livello, girare la manopola, come si fa con la temperatura ad esempio.

Mi devo dare una regolata perché ultimamente sto mangiando troppo

Datti una regolata con queste spese, altrimenti andiamo in rovina

Diamoci una regolata quando andiamo in discoteca, non beviamo troppo, altrimenti faremo un incidente.

Regolarsi, in realtà ha un uso ancora più ampio, perché si usa anche nel senso di “comportarsi“. Ad esempio posso chiedere:

Come mi devo regolare con questi ragazzi? Posso sgridarli se fanno confusione o se non studiano?

Quanto tempo ho per consegnare questo lavoro? Come devo regolarmi con i tempi?

Quindi è come dire: come devo comportarmi?

Regolati tu!

Questa potrebbe essere una risposta, simile a: vedi tu, fai come vuoi, cerca di capirlo da solo.

Allora usare il verbo “dare” nella espressione darsi una regolata serve proprio a evitare che si confondano questi due significati.

Darsi una regolata significa contenersi, non esagerare, controllarsi, moderare il proprio atteggiamento, e si usa verso sè stessi ma anche verso gli altri, come un invito o un ordine a contenersi, a moderarsi, a non esagerare. Può essere offensivo, attenzione al tono che usate.

Ora mi scuserete ma non sono riuscito neanche stavolta a regolarmi con la durata di questo episodio. Abbiate pazienza. Adesso ripassiamo un po’.

Carmen: ciao a tutti, oggi su quale argomento ci cimentiamo?
Anne France: dacché mi sono iscritto/a all’associazione non ho mai parlato di politica
Khaled: meglio così. Ancora ancora se parliamo di sport o di lingua italiana, ma di politica meglio stare zitti.
Rauno: la politica in quanto tale rischia di farci litigare
Sofie: e poi sarebbe un argomento appannaggio di esperti del settore, ed io proprio non me ne intendo di politica

364 Pur di

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pur di - LINGUA ITALIANATrascrizione

Giovanni: oggi, pur di stare nei due minuti di durata, farò miracoli.

L’argomento del giorno è l’uso di “pur” nella locuzione “pur di”.

Gli italiani la usano moltissimo, e lo fanno per un motivo preciso: quando si vuole raggiungere un obiettivo con determinazione, quando si ha un desiderio e quando si vuole evitare una conseguenza con altrettanta determinazione.

Pur di farla finitafarei qualunque cosa

Vuol, dire che io voglio farla finita e sarei disposto a fare qualunque cosa al fine di raggiungere questo obiettivo.

Pur di imparare la lingua italiana studio 10 ore al giorno!

Pur di non andare a scuola, è disposto anche a rompersi un braccio!

Anche in questo caso c’è determinazione e l’obiettivo è evitare qualcosa (la scuola in questo caso).

Notate che dovete per forza usare la preposizione “di” e solamente questa preposizione se volete che la frase abbia questo senso.

Si scrive “pur di” poi l’obiettivo da raggiungere, poi si usa generalmente il congiuntivo.

Pur di andare in Italia, ci andrei anche a piedi.

Pur di mangiare qualcosa, sarei disposto a mettermi in ginocchio.

“Pur di” è simile a “purché”.

Purché si avveri il mio sogno sono disposto a fare molti sacrifici.

Direi che “purché” ha un uso più ampio rispetto a “pur di”. Casomai ne parliamo in un altro episodio.

Adesso, pur di ascoltare qualche membro con una frase di ripasso, sono disposto anche a sforare i due minuti.

Ulrike: Ci sono alcune espressioni della rubrica “due minuti con italiano semplicemente“, che mi sfuggono sempre di nuovo. Non vi dico che rabbia!!
Per esempio il verbo vertere; voi l’avete presente? Io invece ho dovuto fare mente locale sperando di poter così rimettere in sesto il mio cervello, ma niente da fare.
Per evitare di andare in tilt scervellandomi troppo, sono stata costretta a riascoltare la puntata 89 che verte proprio su questo verbo che ci fa capacitare anche delle preposizioni da usare col verbo. Date anche voi un’occhiata all’episodio! La memoria è quello che è, L’unico modo di imparare a giostrarsi con questa caterva di espressioni è ripeterle.