Cozonac, il dolce tipico nazionale rumeno (omaggio ai donatori)

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Trascrizione

Buongiorno, oggi vorrei parlarvi del Cozonac, il dolce tipico nazionale rumeno. Un episodio particolare quello di oggi però.

Un episodio per aiutarvi non solo ad apprezzare la cucina rumena, ma anche e soprattutto per imparare e migliorare l’italiano.

Perché un episodio sul dolce della Romania?

E’ solamente un modo originale per ringraziare i donatori. I donatori sono coloro che hanno fatto (posso anche dire “effettuato”) una donazione a favore di Italiano Semplicemente.

I donatori rumeni dunque. O forse dovrei dire romeni? In realtà si può dire in entrambi i modi, sia rumeni che romeni.

Sarà questa l’occasione per imparare anche qualcosa di nuovo, usare qualche espressione idiomatica e qualche verbo particolare. Scriverò in colore rosso le cose più importanti che impareremo oggi.

Non voglio spiegare la ricetta nel dettaglio però (ci vorrebbe una persona rumena per questo), ma vorrei solamente parlarvi degli strumenti che occorrono per la sua preparazione. Vedrete che semplicemente parlando degli strumenti potrò cogliere l’occasione per poter spiegare qualche curiosità della lingua italiana. Gli strumenti sono gli oggetti di cui abbiamo bisogno, ciò che ci serve per preparare il Cozonac.

Allora vediamo gli strumenti usati per la preparazione del Cozonac. Cosa occorre?

Vi occorre (cioè vi serve). Posso anche dire: “avete bisogno di“. A volte si usa anche il verbo necessitare. Quindi necessitate di… Il verbo necessitare non si usa molto nel linguaggio di tutti i giorni, invece è abbastanza utilizzato nel linguaggio più formale: necessito di una spiegazione (attenzione all’accento di necessito:

Io necessito di spiegazioni

tu necessiti di materiale

Lui necessita di maggiori dettagli

Noi necessitiamo di voi

Voi necessitate della nostra presenza

loro necessitano urgentemente di cure mediche.

La preparazione dei dolci necessita di molta attenzione.

A volte, ma si usa veramente raramente, potete trovare anche il verbo abbisognare.

Comunque un’altra cosa di cui necessitate per preparare il Cozonac è:

ciotola capiente.jpg

1) una ciotola capiente, vale a dire un grande contenitore. Parliamo della capienza. La capienza di un contenitore, in questo caso una “ciotola” si misura in centimetri cubici. Tutti i contenitori hanno una capienza. Ad ogni modo una ciotola è un contenitore senza manico, di legno, plastica, metallo o terracotta e, cosa importante, le ciotole non vanno nel forno e sul gas. Non servono per cuocere ma solo per contenere del cibo. La posso chiamare anche “scodella” ed inoltre può contenere anche liquidi ed anche cose non commestibili, come oggetti di piccole dimensioni. Per cuocere e cucinare si usano invece padelle, pentole, tegami, tegamini e casseruole.

stampo.jpg

2) uno stampo da plumcake: Lo stampo: cos’è? Si tratta di uno strumento (possiamo anche parlare di “arnese“, che è un sinonimo di strumento ma l’arnese si usa prevalentemente con oggetti che si afferrano con le mani. L’arnese è un utensile di lavoro in genere, un’arte o un mestiere qualsiasi). Lo stampo di cui necessitiamo ha la forma di un contenitore.
Può avere diverse forme. Anche uno stampo è un contenitore dunque, ma la sua funzione è diversa. Uno stampo ha dei disegni sulla base e serve a dare la forma a delle preparazioni come anche i biscotti. E’ dunque un recipiente (o contenitore) in cui si versa un liquido o un semiliquido formato da diversi ingredienti perché ne acquisti la forma solidificandosi. Quindi uno stampo serve a far assumere una forma particolare a un preparato, che, inizialmente liquido o denso, poi quando si solidifica, cioè quando diversa solido, assume la forma desiderata, che è quella dello stampo. Ci sono gli stampi per fare i budini, i biscotti ed anche quello per fare il Cozonac, che è ovviamente più grande. Gli “stampi” comunque in genere servono a modellare, cioè fungono da modello anche per ottenere oggetti di plastica o metallica nella forma voluta. “Fungono” significa “servono”.
Il verbo fungere si usa solitamente per indicare una funzione, qualcosa “che è utile per… “, quindi indica l’utilità di qualcosa, utilità per un fine specifico, generalmente diverso da quello originario. Ed allora lo stampo assume la funzione di “modello”, perché modella, cioè dà una forma a ciò che viene messo all’interno dello stampo. Generalmente il verbo fungere, come dicevo, generalmente si usa quando l’uso è diverso da quello originario, solito. Ad esempio:”la mia camera da letto ultimamente funge da garage“, nel senso che non c’è il letto adesso ma c’è la mia moto, ma chiaramente una camera da letto contiene un letto normalmente e viene usata per dormire. Ecco perché uso il verbo fungere generalmente. Nel nostro caso invece lo stampo ha proprio questa funzione, quella di modellare il contenuto, ed anche in questo caso posso dire “funge da modello”, anche se questa è la sua funzione primaria. La parola “stampo” è simile alla parola “stampa”, cioè quella dei giornali e della “carta stampata” ma se ci pensate, la stampa non è altro che una riproduzione di cose scritte o disegni in più copie, quindi si tratta ugualmente di riprodurre qualcosa diverse volte, sempre nella stessa forma e dimensione.

forno elettrico.jpg

3) un forno: Un forno serve a cuocere. Quindi è un impianto per la cottura. A noi interessa il forno da cucina, ma come tutti i forni, si riscalda, e l’alta temperatura permette di cuocere le pietanze. In cucina si usa prevalentemente il forno elettrico. Nei ristoranti c’è anche il forno a legna, cioè alimentato con legna.
Attenzione poi alla differenza tra cuocere e cucinare. Il forno cuoce, o un fornello del gas, perché c’è il calore che permette la cottura. Invece a cucinare è una persona. Cucinare significa in generale preparare un pasto. Si dice solitamente fare da mangiare.

Chi fa da mangiare oggi?

Equivale a dire:

Chi cucina oggi?

Chi prepara il pasto oggi?

stuzzicadenti.jpg

4) uno stuzzicadenti: lo stuzzicadenti è un piccolo strumento di legno. Possiamo anche chiamarlo utensile se vogliamo, ma come dicevo prima l’utensile è il nome generico che possiamo dare ad un arnese o un “attrezzo” (possiamo chiamarlo anche così) necessario allo svolgimento di un’attività lavorativa.
Questo attrezzo ha due piccole punte, ed in genere serve a pulire i denti dai residui di cibo. Ne abbiamo parlato anche in un altro episodio, di cui metto il link, parlando del verbo stuzzicare.
Nel caso della preparazione del Cozonac invece lo stuzzicadenti viene usato per effettuare la cosiddetta “prova dello stuzzicadenti“, quindi possiamo dire che in questo caso lo stuzzicadenti funge da strumento per valutare il grado di cottura che è stato raggiunto. Il verbo fungere in questo caso è perfetto.
Come si fa a fare la prova dello stuzzicadenti? Si infilza il Cozonac dopo che è stato cotto al forno. Si infilza, cioè si fa un piccolo foro, si “pratica” un buco. Lo stuzzicadenti, quando si usa per infilzare il Cozonac, si infila nel Cozonac. Attenzione perché i verbi infilare e infilzare sono molto simili. Diciamo che infilzare è più legato alla materia. Infilare invece si usa molto anche in senso figurato.
Se dopo aver infilato lo stuzzicadenti nel Cozonac, questi (lo stuzzicadenti) esce pulito dal dolce, allora il Cozonac è cotto e potete toglierlo dal forno. Attenzione, ho detto “se questi esce pulito“, parlando dello stuzzicadenti. Ma lo stuzzicadenti è singolare! Non si tratta di un errore però! Infatti nella lingua italiana si usa spesso “questi” per indicare un solo oggetto. Si usa “questi”, che solitamente è invece il plurale di “questo”. Es:

Questo oggetto

Questi oggetti

Oppure:

Questi spaghetti non sono buoni.

In questa frase “questi” precede gli spaghetti, che è una parola plurale.
“Questi”, al plurale, si usa anche ovviamente con le persone, indicando un gruppo di persone, o almeno più di una persona. Ma sapete una cosa? “Questi” si usa anche per indicare una sola persona.
Anzi, a dire il vero “questi”, al singolare, si usa più con le persone che con gli oggetti o animali: “Questi” significa proprio “Questa persona“, e si usa quando sappiamo di chi stiamo parlando.
Questo è fondamentale. Dobbiamo sapere di chi parliamo. In questo caso, nella ricetta, lo usiamo al posto di “lo stuzzicadenti“.
Abbiamo detto che se questi esce pulito ed asciutto dopo che lo abbiamo infilato nel Cozonac, allora il dolce è pronto, se invece questi esce sporco significa che non è ancora pronto. Quindi “questi” significa solitamente “questa persona“, “la persona di cui si è appena parlato” ma, più raramente si usa anche con animali o cose. A volte si usa anche “quegli” per dire “quella persona“. In questo caso può essere che la persona è lontana, nello spazio o nel tempo, rispetto a chi parla. A volte poi si usano entrambi se si parla di due persone:

Mentre questi se ne andò, quegli non si mosse

Attenzione alla pronuncia di quegli, con “gli”. Tornando a questi e quegli, nell’uso “normale” dei due termini posso quindi dire:

Questi dolci sono buonissimi

Quegli animali sono tranquilli

Ma posso anche dire:

Giovanni era in casa. Quest’uomo mangiava la pasta

Giovanni era in casa. Mentre questi mangiava la pasta, suonò il campanello.

Oppure (uso sia questi che quegli):

Giovanni e Andrea sono due compagni di classe intelligenti, ma mentre questi è più studioso, quegli non ha molta voglia di studiare.

Un altro esempio:

Mentre la professoressa spiegava la grammatica, si addormentarono due ragazzi, questi dopo la spiegazione dei pronomi, e quegli appena prima dell’esercizio scritto.

Quindi ricapitolando: questi e quegli in questo caso sono dei pronomi dimostrativi (non l’avevo detto finora) e non devono essere confusi con il plurale degli aggettivi questo e quello: sono pronomi che si utilizzano soltanto in funzione di un soggetto maschile singolare e sono sempre in relazione ad una persona che è già stata menzionata in precedenza.

L’ultimo strumento di cui abbiamo bisogno per fare il nostro Cozonac è:

  • un tagliere di legno

Un tagliere. un tagliere è qualcosa su cui si taglia qualcosa. Il tagliere (attenti alla pronuncia) serve a tagliare, è uno strumento usato per tagliare, per affettare o spezzettare degli alimenti. Generalmente è fatto di legno, ma non è detto. Nella ricetta di oggi serve ad appoggiarci sopra il Cozonac dopo che esce dal forno. per farlo raffreddare completamente prima di tagliarlo a fette e servirlo.

Abbiamo detto che il tagliere serve a tagliare, affettare o spezzettare. Spezzettare viene da pezzo. Significa fare a pezzetti, dividere qualcosa in piccoli pezzi, cioè in piccole parti. Affettare invece è tagliare a fette, e per affettare serve un coltello o qualcosa con una lama.

Se abbiamo del pane ad esempio usiamo le mani per spezzettarlo e usiamo il coltello per tagliarlo o affettarlo. Con il pane ad esempio il più usato è tagliare, mentre affettare sarebbe il più corretto. Lo si può anche spezzettare ma questo non dà lo stesso risultato poiché come detto lo si spezzetta con le mani.

Grazie ai donatori Romeni dunque, questo episodio è dedicato a loro.

Un saluto a tutti.

Giovanni

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Le specialità italiane: i ravioli ricotta e spinaci

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Trascrizione

Abbiamo visto come si fa la pasta sfoglia; la settimana scorsa l’abbiamo usata per fare le fettuccine, oggi la faremo ripiena di ricotta e spinaci.

I Ravioli. Un piatto buonissimo, veramente un piatto della festa.

Per iniziare cuociamo gli spinaci per pochi minuti, in pochissima acqua, per 4 persone io ne ho usati 300 grammi puliti e lavati.

Ora facciamo la nostra bella sfoglia di 4 uova e 400 grammi di farina.

Quando gli spinaci sono freddi li strizziamo bene togliendo tutta l’acqua, li mettiamo in una zuppiera, aggiungiamo 300 gr. di ricotta, 1 uovo, 50 gr. di parmigiano, sale e un pochino di noce moscata.

strizzare

zuppiera

Amalgamiamo bene tutti gli ingredienti.

amalgamare

Evitiamo che la pasta si asciughi troppo, poi ci formiamo sopra tanti mucchietti di ripieno, tutti in fila, chiudiamo bene i ravioli, li tagliamo e li mettiamo su di in vassoio senza che si sovrappongono per non farli attaccare tra loro.

asciugare

Bisogna cucinarli entro poche ore altrimenti si rompono, se vogliamo conservarli qualche giorno li mettiamo nel surgelatore su di un vassoio e quando sono congelati li possiamo mettere nei sacchetti.

Per cucinarli li tuffiamo in abbondante acqua salata ancora surgelati, 3,4 minuti e sono pronti.

tuffare

Possiamo condirli con un sugo di pomodoro e parmigiano, oppure con burro fuso con una fogliolina di salvia e parmigiano.

fuso

Buon appetito!

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I carciofi alla romana a modo mio

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Descrizione

giuseppina_redazione

La ricetta dei carciofi “alla giudia“. Stasera aggiungeremo la spiegazione dei termini più difficili.

Trascrizione

Giovanni: buonasera a tutti, oggi vi faccio ascoltare la ricetta di un piatto eccezionale. La voce è sempre quella di Giuseppina, mia madre, titolare della rubrica “le Specialità ditalia“. Una ricetta italiana, ma che dico italiana: laziale. Ma che dico laziale: romana!

Spiegalo meglio tu mamma!

Giuseppina: Da noi questa è la stagione dei carciofi, un ortaggio adatto a tante ricette di cucina e ricchissimo di antiossidanti, vitamine e sali minerali.

Sono utili in questo periodo dell’anno in cui siamo esposti ad acciacchi e malanni, oltre che depurativi. Io li adoro.

Son molte le varietà coltivate, io stamattina ho comprato i cimaroli romaneschi.

I cimaroli sono quelli che crescono al centro della pianta, sono considerati i migliori da cuocere alla giudìa, ovvero prima stufati nell’olio e poi fritti o, appunto, alla romana.

Servono: carciofi (io ne preparo 2 a persona), prezzemolo, 3, 4 spicchi di aglio, olio abbondante, sale e pepe.

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Prepariamo una ciotola con acqua e 2 cucchiai di aceto oppure succo di limone, dove metteremo i carciofi a bagno, mano a mano che li puliamo.

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Si puliscono così: tagliamo i gambi alla base, togliamo le foglie più dure, sbucciamo anche i gambi fino alla parte tenera, gli tagliamo poi le punte.

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Poi li togliamo dall’acqua, allarghiamo poco poco le foglie, senza romperli, e ci mettiamo al centro un pezzettino di aglio, e un pochino di prezzemolo, sale e pepe.

Li sistemiamo in una pentola senza lasciare troppo spazio vuoto e irroriamo di abbondante olio, deve restarne almeno 1 cm sul fondo della pentola, aggiungiamo un mezzo bicchiere di acqua e mettiamo a cuocere a fuoco medio.

Durante la cottura potrebbe servire di aggiungere un altro pochino di acqua, non devono attaccare alla pentola altrimenti sono amari.

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Dopo circa 15 minuti li giriamo , continuiamo altri 15 minuti circa e sono cotti.

Buoni, buoni, buoni. Buon appetito.

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Giovanni: allora vediamo chevmia madre ha utilizzato alcuni verbi particolari:

Irrorare: un verbo con ben quattro erre. Mica facile trovarne di altri. Irrorare significa cospargere, versare, bagnare, riempire di liquido, mettere sopra. Solo una sostanza liquida si può irrorare, come l’olio d’oliva appunto. Irrorando i carciofi con dell’olio si mette dell’olio sopra i carcuofi in modo omogeneo, uniforme.

Sbucciare: sbucciamo anche i gambi fino alla parte tenera. Questo generalmente significa togliere le bucce. Le arance hanno la Buccia, le mele, le pere eccetera.

Il verbo in genere è riferito a frutta e verdure, e si può spiegare dicendo “privare della buccia”, cioè togliere la buccia. Al limite potete dire anche pelare. Molto simile in effetti ma pelare si usa con le patate, che ugualmente hanno una buccia. In genere pelare però si riferisce ai peli e non alla buccia. Probabilmente pelare le patate si usa per via del fatto che le patate sembrano avere una pelle più chebuna buccia: pelle è simile a pelare.

In alternativa esiste anche sfogliare, cioè togliere le foglie, ma senza dubbio sbucciare è ul verbo più adatto per i carciofi.

Mia madre ha usato anche il termine “cimaroli” per indicare un tipo particolare di carciofi. Cimaroli viene da cima cioè punta. I cimaroli stanno sulla punta ed al centro della pianta dei carciofi, sono in cima alla pianta,come la neve che sta sulla cima delle montagne.

I Cimaroli o Mammole sono i carciofi più buoni ed anche i più grandi della pianta.

Vediamo poi cosa significa questo nome: I carciofi alla giudia. Alla giudia (attenzione all’accento) significa alla maniera degli ebrei, cioè seguendo la città giudaica.

Potremmo dire anche carciofi alla giudea, con la lettera e al posto della i, ma in realtà la ricetta dei carciofi si chiama alla giudia.

Sono una ricetta tipica del lazio, e se capitate a Roma potete assaggiare i carciofi alla giudia un po’ dappertutto, ma in special modo nel quartiere denominato “il ghetto ebraico di Roma”.

I carciofi alla romana sono quelli che ha cucinato mia madre e sono leggermente diversi da quelli alla giudia, poiché c’è anche aglio, prezzemolo e/o mentuccia ed inoltre i carcuofi vanno stufati, anzichè fritti. Stufare un alimento, significa cuocere a lungo a fuoco lento o medio, in un recipiente ben chiuso.

Un giorno, molto vicino, le ricette di mia madre finiranno in un audiolibro.

Nel frattempo voglio dire a tutti che abbiamo già realizzato due Audiolibri, il primo per principianti ed il secondo per un livello intermedio.

Potete acquistarli su Amazon oppure su italianosemplicememte.com.

Ringrazio infine i donatori di italiano semplicemente che mi permettono di togliere la pubblicità dal sito. Un saluto a tutti.

Questi invece sono carciofi alla giudia (fritti)

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La polenta – preparazione e vocabolario

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Vocabolario

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Trascrizione

Facciamo la polenta!

Non appena finisce l’estate ed inizia a farsi sentire l’autunno viene voglia di mangiare una bella polenta. Quando ero bambina era una festa, la polenta veniva girata con un mestolo lungo per almeno un’ora sul fuoco della stufa e tutti noi intorno alla tavola aspettavamo che finalmente fosse cotta.

Ora è molto più semplice, si possono utilizzare le farine trattate che hanno davvero pochi minuti di cottura, tutti sono in grado di cucinarla ed è buonissima ugualmente, comunque vi regalo la mia ricetta tradizionale.

Allora per prima cosa facciamo un bel ragù perché per essere buona ha bisogno di essere condita bene.

Io oggi ho utilizzato per 4 persone: 4 salsicce fresche, e 500 grammi di magro di maiale, una bottiglia di passata di pomodoro, un pezzettino di sedano, metà cipolla, una piccola carota e procediamo nel solito modo: si mettono le verdurine tagliate a pezzettini in una pentola con un po’ di olio, quando è ben caldo si aggiunge la carne, un po’ di sale e si cuoce per circa 5 minuti a fuoco vivace. Si aggiunge mezzo bicchiere di vino possibilmente bianco, appena è evaporato aggiungere la passata di pomodoro, coprire e fate cuocere per circa una mezz’ora.

Ora prepariamo la polenta. Se vogliamo usare farina di granoturco non precotta, ne usiamo 500 grammi e due litri di acqua. Mettiamo l’acqua in una pentola alta (perché quando cuoce la polenta schizza) un pizzico di sale e iniziamo da subito a mettere la farina poco a poco, così non fa grumi, giriamo, giriamo, sempre senza smettere mai e facciamo bollire circa 40/50 minuti.

Ne mettiamo un bel mestolo in un piatto largo e piano, la stendiamo sottile con un cucchiaio poi la ricopriamo di ragù e pezzi di carne e parmigiano grattugiato o pecorino, a piacere, e buon appetito!

Se invece fate come me ed usate la farina istantanea altrettanto buona e sana in 5 minuti siete a tavola. Il procedimento è lo stesso solo che si aggiunge la farina piano piano quando l’acqua inizia a bollire, si mescola subito cercando di non fare grumi, 2, 3 minuti di bollore ed è pronta da condire ed è in tavola. Buon pranzo!

Vocabolario

Mestolo: Il mestolo è una posata (come il cucchiaio, il coltello e la forchetta) usata per servire, cioè per trasportare cibi liquidi. Assomiglia ad un grande cucchiaio, serve quindi per raccogliere il liquido, come il brodo o anche il tè. Il manico è più lungo del cucchiaio e permette quindi di mantenere una presa molto salda (che non sfugga quindi) ben lontano dalle fonti di calore per non scottarsi.

Farine trattate: si tratta di farine sottoposte a procedimenti e trattamenti per dare alla farina certe caratteristiche, tipo una cottura più veloce. Attenzione perché spesso sono povere nutrizionalmente, cioè sono meno nutritive delle farine non trattate, cioè non sottoposte a trattamenti. Inoltre attenzione perché possono contenere tracce dei trattamenti chimici.

Ricetta tradizionale: la ricetta tradizionale è quella che si eredita dai genitori, dai nonni, cioè la ricetta che è da sempre stata la più utilizzata.

Salsicce: La salsiccia (salsicce al plurale, senza la i che sta nella forma singolare), si chiama a volte anche (almeno nell’uso popolare, in alcune regioni) anche salciccia (con la c e non la s), è un insaccato di carne, tipico di molte regioni italiane e diffuso in tutto il mondo. Generalmente pesa circa 100 grammi. In Italia, ha vari nomi, a seconda degli ingredienti e delle zone dove viene prodotta, luganega, salamella, salamina, salamino ed altri nomi ancora.

Magro di maiale: semplicemente si tratta di carne di maiale, e di una parte non grassa, ma magra: la parte più magra della carne di maiale, come il filetto di maiale, la lonza di maiale. La parte magra del maiale ha bisogno di una cottura appena più prolungata di quella necessaria per il manzo, cioè del vitello, altrimenti la carne sarà un po’ asciutta. Il vitello: in questo caso stiamo parlando di un altro animale: Vitello è il nome del bovino di sesso maschile di età inferiore ai 12 mesi.

Passata di pomodoro: La passata o il passato (al maschile) di pomodoro è semplicemente pomodoro, dopo che è stato cotto, cucinato e “passato”. Per preparare il passato, si prendono dei pomodoro maturi, rossi, si lavano, si tagliano a pezzi e si tolgono i semini. Poi si mette il pomodoro a pezzi in pentola a fuoco abbastanza vivace (cioè un bel fuoco, alto). Quando iniziano a bollire (l’acqua fa le bolle, è bollente) si spegne il fuoco e si aspetta che il liquido della cottura venga a galla. Si toglie l’acqua e si “passano” i pomodori, cioè si mettono in una macchina per fare la passata (generalmente elettrica o anche manuale) da cui uscirà la salsa. Nel frattempo si fanno bollire le bottiglie di vetro (che devono essere lasciate aperte, attenzione!) in cui si verserà poi la salsa. Quando entrambi hanno la stessa temperatura si versa la salsa nelle bottiglie. Alla fine possiamo chiudere le bottiglie con dei tappi.

Sedano, cipolle e carota: si tratta dei tipici ingredienti usati nei condimenti. Il sedano è una pianta che ha molte proprietà benefiche, la cipolla è quella pianta che provoca lacrimazione quando si taglia, e si usa molto per fare il condimento della pasta, oltre che nella polenta.

Evaporato: L’evaporazione è semplicemente il passaggio di un liquido dallo stato liquido allo stato di vapore. La differenza tra evaporazione ed ebollizione è che la prima interessa soltanto la superficie del liquido mentre l’ebollizione riguarda l’intera massa del liquido e che per ogni sostanza avviene ad una ben determinata temperatura.

Farina di granoturco non precotta: il granoturco, tutto unito o anche staccato in due parole grano turco o anche granturco (senza la o) o ancora gran turco (staccato, in due parole) non è altro che il mais. La farina si ottiene macinando il mais. Quando diciamo non precotta vogliamo dire che non è stata effettuata una precottura, cioè una cottura precedente, effettuata prima di mettere in commercio la farina. Perché si precuoce la farina? Perché così facendo i tempi di cottura sono decisamente inferiori, proprio perché le farine sono state sottoposte ad una cottura preliminare, precedente, generalmente a vapore.

Farina istantanea: lo dice la parola, cuoce istantaneamente, questo significa generalmente qualche minuto: 2,3 minuti.

Condire: condire la polenta è analogo a condire qualsiasi altro alimento. condire significa fare in modo che un cibo, un piatto, un alimento, sia più appetibile, più gustoso, più buono con l’aggiunta del “condimento”.

Grazie per le vostre donazioni.

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