Le espressioni italiane con i numeri

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indice delle espressioni ripassate 

l’associazione italiano semplicemente 

Perché non facciamo un episodio sui numeri? E magari nello stesso tempo ripassiamo le espressioni già imparate? 

Così, in quattro e quattr’otto?
Perché no! In fin dei conti può essere divertente, ma è una bella sfida. L’ennesima sfida che vi propongo, pertanto, riguarda i numeri. Pronti alla sfida?

M1: certo, non riesco a tenere a bada la mia voglia di partecipare. Comunque si tratta di un episodio sulla falsariga di quelli precedenti? 

Certo, ovviamente sulla falsariga dei ripassi precedenti, bisogna uniformare il più possibile gli episodi, per questo motivo prendo il coraggio a due mani e inizio!

Parliamo delle espressioni e dei termini in cui sono presenti i numeri. Non vedete l’ora di ascoltalo?
Contate le espressioni che userò e alla fine di questo episodio, numeri alla mano, potrete dire quanto siete soddisfatti.
Vi fa paura un episodio con tante espressioni? Ma sapete che la paura spesso è produttiva? 
La paura fa novanta, si dice in questi casi. Ma non è questo certo il caso, trattandosi di un episodio divertente. 
Lo so che ogni due per tre mi viene in mente una nuova idea, ma è sempre meglio essere creativi e fantasiosi piuttosto che sparare a zero sugli episodi in cui non si spiega la grammatica.
Credo a questo punto di dover spiegare bene. Ripartiamo da zero
Con questi episodi ci si diverte e si impara.
Quindi si prendono due piccioni con una fava.

M2: e poi si impara a destreggiarsi sempre meglio con questo metodo. 

M3: un metodo che ha un certo non so che! 

Poi, siccome non c’è due senza tre, c’è anche il vantaggio che si può ascoltare mentre si guida o si fa sport.

Non voglio certamente sbandierare ai 4 venti il metodo di italiano semplicemente e delle sette regole d’oro (una su tutte la prima, l’importanza della ripetizione: repetita iuvant).
D’altronde non succede un 48 se si studia la grammatica se questo si fa con piacere.
L’importante è che questo si possa fare (cioè che si abbia il tempo a disposizione) e che faccia anche piacere.
Poi, volendo, si può diventare anche membri dell’associazione, che costa 4 soldi in fondo.

M5: e si ottiene l’accesso a tutti  i contenuti del sito, con tutti gli annessi e connessi

Infatti. E Se si parla tutti i giorni si impara veramente e senza sforzo.
Quindi una volta fatto 30, facciamo 31!
Io posso assicurarvi che diventando membri dell’associazione italiano semplicemente non si sudano 4 camicie per imparare la lingua italiana. Vero? 

M6: eccome se è vero! 

M7: e poi è vero se mi diverto imparo di più, altro che storie

Puoi iscriverti anche se sei un lavoratore, basta avere 30 minuti al giorno da dedicare all’ascolto. Non sarai solo, ci sono tutti gli altri membri ad aiutarti.
Sei un tipo solitario e credi che chi fa da sé fa per tre?
Puoi divertirti anche da solo se vuoi, nessun problema.

Certo, se ti divertirai talmente tanto da sentirti al settimo cielo sarebbe un peccato!
Io ti consiglio di essere almeno in due. Perché?
Così, su due piedi, mi viene in mente che in due, ogni tanto, potete farvi due spaghetti insieme e esercitare la lingua. Quando dico due spaghetti intendo dire mangiare degli spaghetti, non due di numero.
Niente male no?

M8: questo è senz’altro vero, ma devono essere cucinati come si deve, all’italiana! 

Insomma il divertimento e l’apprendimento devono essere due facce di una stessa moneta.
Invece con la grammatica rischiate di vedere solo una faccia!
Non so spiegare in due parole perché a me ha preso questa passione dell’insegnamento.
Non lo so neanch’io.

M9: però lo fai in modo indefesso e produci episodi tutti i giorni, sempre di buona lena. 

Fino a qualche anno fa pensavo di valere come il due di coppe quando regna bastoni come professore di lingua italiana.
Ma poi un giorno, facendo due passi in montagna, nel luglio 2015, ho provato a registrare il primo podcast e mi è piaciuto!
Ho spesso preso due di picche all’inizio, quando su Facebook cercavo di spiegare i segreti dell’apprendimento. Nessuno mi credeva. Due palle! Mi dicevo! Che fatica che faccio!

M10: adesso però, a ragion veduta, sarai soddisfatto! 

Certo, poi infatti qualcuno ha iniziato ad apprezzare ed io ho iniziato a credere in me.
Mi sono fatto in quattro però all’inizio e adesso è tutto più semplice. Ho trovato la mia strada diciamo. 

M11: e zitto zitto hai fatto una caterva di episodi utili per noi. 

Ogni tanto faccio due chiacchiere dal vivo con qualcuno dei membri dell’associazione e questo mi riempie d’orgoglio.
A quattr’occhi è tutto più vero!
L’ultima volta è stato 3 giorni fa, quando ci siamo fatti due risate insieme a Lya, il primo membro dell’associazione Italiano Semplicemente!
Abbiamo fatto un giro in centro a Roma, dove c’erano 4 gatti (rarissimo per Roma) ma ognuno di loro non era lì per far numero, ma per visitare la città eterna come difficilmente possa capitare di vederla, in questo periodo particolare.
Quando sono arrivato mi aspettavo me ne dicesse 4 perché ho ritardato 5 minuti (sai, in Danimarca sono tutti puntualissimi, spesso spaccano il capello in 4!) ma invece, anziché farsi prendere i 5 minuti, sono stato accolto con gioia.
Abbiamo pranzato in un ristorante deserto, ed è vero, non c’era un cane, ma almeno non siamo stati trattati come un numero, ma accolti con sorrisi e cortesia.
Poi abbiamo iniziato a camminare insieme ma non sono stai esattamente due passi
Dopo una quindicina di km a piedi insieme tra monumenti e chiese, siamo andati al mare insieme a tutta la mia famiglia.

Fino al giorno prima non ero sicuro di avere il tempo per incontrarmi con Lya.
Ma la promessa ormai l’avevo fatta!
Non dire quattro se non ce l’hai nel sacco, è vero, ma ci tenevo molto a vedere Lya.
Insomma, sono almeno 4 anni che ci conosciamo e prima della crisi del settimo anno non volevo deluderla!
Scherzi a parte. Dopo una bella cena in riva al mare ci siamo salutati e abbiamo passato una bella serata insieme, come due vecchi amici.

È stato un po’ faticoso ma sono soddisfatto e sono sicuro al 1000 per cento che al posto mio avreste tutti fatto la stessa cosa!
Se un giorno uno dei membri dell’associazione dovesse stancarsi di italiano semplicemente io sarei dispiaciuto molto perché probabilmente cambierebbe metodo e professore:
Tra i due litiganti il terzo gode!

M12: smarcarsi da Italiano Semplicemente? Un parolone direi! Ma neanche per sogno

Invece ancora non è successo. Grazie 1000 per la fiducia!
Datemi il cinque se siete d’accordo!
Spero che siate soddisfatti di questo episodio al 100 per 100 anche se ho dato i numeri!
Quanto siete soddisfatti da 1 a 10?
Mi auguro che non rispondiate:
Zero spaccato!

M13: soddisfattissimi. Non fosse altro che per il divertimento! Oltretutto al contempo abbiamo imparato qualcosa di nuovo! 

Ma non mi dite che sono un pezzo da 90!😅. Sono solo leggermente appassionato della lingua italiana e le chiacchiere su questo punto stanno a zero.

M14: Leggermente appassionato? Non si direbbe proprio! 

 Forse mi confondi con qualcun altro. C’è una persona proprio uguale a me sai? Siamo come due gocce d’acqua!

Il verbo AVERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.

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Il verbo avere. Coniugazione

Trascrizione

Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, il creatore del sito web italiano semplicemente punto com.

Oggi ci divertiamo un po’ col verbo avere. Lo abbiamo fatto in passato anche col verbo essere se ricordate, metterò un link sull’episodio per i più curiosi o smemorati.

Anche questo episodio sarà pertanto un pretesto per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Il verbo avere lo vediamo quindi in tutte le sue possibili utilizzazioni.

Potete, se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure, meglio ancora, cambiarla al femminile o al plurale o anche negare la frase appena ascoltata o metterla sotto forma di domanda. Ci vorrà almeno una mezz’ora per ascoltare, mettetevi comodi e con l’occasione ripasseremo parecchie espressioni già spiegate fino alla lezione n. 265. Pronti?

Iniziamo dall’indicativo presente.

Indicativo presente

Indicativo imperfetto

  • Io avevo: Avevo tenuto fede alla mia promessa
  • Tu avevi: avevi tenuto a bada la tua impulsività.
  • Lei aveva: mi aveva indisposto, ecco perché ero arrabbiato.
  • Noi avevamo:  in men che non si dica abbiamo finito tutto. Con quella fame che avevamo!
  • Voi avevate: avevate detto o così o pomì. poi invece siete diventati più democratici.
  • loro avevano: i ragazzi avevano cincischiato fino a quel momento, poi hanno iniziato a lavorare.

Indicativo passato prossimo

  • Io ho avuto: ho avuto pazienza finora ma adesso bisogna rompere gli indugi.
  • tu hai avuto: al tuo esordio hai avuto molta paura di sbagliare.
  • Lui ha avuto: Giuseppe ha avuto un fare un po’ prepotente.
  • Noi abbiamo avuto: non abbiamo mai avuto voglia di lavorare, ma oggi siamo abbastanza in vena.
  • voi avete avuto: avete avuto tempo fino a ieri per fare il lavoro, oggi quindi a maggior ragione dovreste averlo finito.
  • loro hanno avuto: il supporto che hanno avuto non è stato sufficiente?

Indicativo trapassato prossimo

Passato remoto

  • io ebbi ragione a comportami così, ma vai a capire quanti avrebbero fatto lo stesso!
  • 10 anni fa non avesti la pazienza di aspettare la verità e così hai creduto a tante notizie prive di fondamento.
  • Appena noi iniziammo a discutere, mia figlia ebbe il coraggio di intervenire per dire che dovevamo smorzare i toni.
  • Io e Gianni avemmo una discussione molto accesa, ma siamo rimasti sempre amici. Poi dice a cosa servono gli amici…
  • voi aveste il coraggio di dire che non sapevate ovviare al problema in alcun modo
  • loro ebbero solo 2 euro per mangiare e bere, ivi incluso il caffè.

Trapassato remoto

  • Rimasi in silenzio perché non ebbi avuto il coraggio di dire tutta la verità. È risaputo che sono sempre stato un ragazzo timido.
  • in quell’occasione tu non avesti avuto il coraggio di rispondere al professore quando ti disse che il compito era passibile di miglioramento.
  • Il ragazzo ebbe avuto la sensazione di aver ricevuto un torto, sebbene tutto si fosse svolto a sua insaputa.
  • la crisi ci travolse e non avemmo avuto il tempo di reagire considerata la portata dell’avvenimento
  • qualora aveste avuto qualche dubbio, tranquillizzatevi perché lo chiariremo a tempo debito.
  • 20 anni fa i ragazzi non ebbero avuto il tempo per studiare, ma a suo tempo  non c’era wikipedia.

Futuro semplice

  • io avrò sicuramente qualcosa a casa che farà al caso mio.
  • tu, a tuo modo, avrai le tue ragioni per non studiare.
  • A suo dire, tra un mese avrà battuto tutti gli avversari.
  • Credo che vinceremo, ma se perderemo vorrà dire che avremo peccato di ottimismo e anche di presunzione.
  • voi avrete modo di speculare sulla crisi più tardi, adesso pensate ad aiutarci.
  • Ci vediamo alla solita ora allora, ma avranno tutti capito come siamo rimasti?

Futuro anteriore

  • Allora ci riaggiorniamo la prossima settimana? Spero che  avrò avuto il tempo di fare tutto per quella data.
  • Quando avrai avuto il tempo di decidere da che parte stai? Domani? Oppure domani è un parolone?
  • Luigi avrà avuto modo di superare i postumi dell’infortunio?
  • Saremo chiamati in causa non appena avremo avuto modo di comunicare.
  • Come avrete avuto modo di vedere, Gianni era molto arrabbiato, tant’è che uscendo ha anche sbattuto la porta.
  • Prendi questa medicina; se morirai, che senso avranno avuto i tuoi sforzi?, Tanto piú che hai anche due figli! disgraziato!

Condizionale Presente

  • io avrei quantomeno qualcosa da dire in merito.
  • tu avresti contezza della situazione attuale se leggessi i giornali.
  • in virtù della sua esperienza, mia madre avrebbe firmato il contratto!
  • noi avremmo voglia di uscire, ma se aspettiamo che ti prepari in 5 minuti stiamo freschi!
  • voi avreste voglia di venire a casa nostra laddove il ristorante fosse chiuso?
  • loro avrebbero deciso di andare al mare, tempo permettendo.

Condizionale Passato

  • Se non fosse arrivata la resa dei conti non avrei avuto il coraggio di sfidarlo.
  • tu avresti avuto il coraggio di dirgli che non devi rendere conto a nessuno se non ti avesse insultato?
  • Lui avrebbe avuto paura e si sarebbe reso conto di aver esagerato.
  • avremmo avuto una bella cazziata dal nostro capo se avessimo sbagliato.
  • voi avreste avuto paura di uscire se non ci fosse stata la comprova che il pericolo fosse finito.
  • loro avrebbero avuto voglia di picchiarvi, a dispetto della loro educazione alle buone maniere.

Congiuntivo Presente

Congiuntivo Passato

  • Devi dire alla tua sorella carina che quel bel sorriso che mi ha fatto, mi ha colpito. Dille anche come io abbia avuto fortuna ad incontrarla.
  • Io sono polemico? Vorrei farti notare come, per la cronaca, anche tu abbia avuto qualcosa da ridire in molte occasioni.
  • Che poi lei abbia avuto ragione quella volta, non significa che sia sempre così.
  • Non so cosa abbiamo mai avuto da contestare quella volta, circa la questione della pandemia.
  • Io sono il più fortunato di tutti, altro che storie! A meno che non abbiate avuto anche voi la fortuna di vincere la lotteria!
  • Il grande attore, che poi sarebbe morto due anni più tardi, finì la sua opera prima che i critici avessero avuto il tempo di valutarne la bellezza. Che abbiano avuto poca prontezza?

Congiuntivo Imperfetto

  • Se io avessi risentito delle offese ricevute, ora sarei offeso.
  • Se tu avessi capito che la tua decisione andava a discapito degli altri, non avresti agito così.
  • Se avesse agito a scapito di altre vite umane, sarebbe stato condannato.
  • Qualora noi avessimo insistito, ora saremmo a cavallo! come la vedi tu?
  • Se voi aveste voglia di divertirvi alle mie spalle, poi dovreste vedervela con i miei genitori.
  • Se i tuoi amici avessero voglia di uscire, io andrei, ma poi vedi tu 

Congiuntivo trapassato

  • Se avessi avuto più tempo avrei capito che a scanso di equivoci sarebbe stato meglio essere più chiari.
  • Stavo appena addormentarmi quando ho sentito delle urla così terribili che perfino tu che fai sempre il duro, sembrava avessi avuto paura.
  • Io sono per la pace in famiglia, ma se mio figlio avesse avuto più rispetto per me, io non l’avrei sgridato.
  • Quale responsabile del progetto, non doveva scappare. Se avessimo avuto il coraggio di denunciarlo, non saremmo a questo punto.
  • Nel caso in cui non ne aveste avuto abbastanza, vi spedisco un altro documento molto pesante. Il che non significa che dobbiate leggerlo oggi.
  • se queste persone avessero avuto la sfortuna di nascere in un Paese diverso, saremmo a cavallo, e non avremmo problemi di integrazione.

Imperativo Presente

  • Abbi pazienza, siamo ancora studenti, un compito difficile come questo, proprio non è cosa!
  • Mi chiedo se quel tipo abbia cose più interessanti da raccontare oltre alle sue solite sciocchezze! Vedremo!
  • abbiamo il coraggio di lottare! Dobbiamo contare solo su noi stessi!
  • Se vogliamo è abbastanza semplice la soluzione. Basta aspettare. Abbiate pazienza!
  • Mi chiedo se i miei dipendenti abbiano capito l’importanza delle regole. Non possono continuare a sgarrare così, ogni due per tre!

Infinito presente

Infinito passato

  • Ringrazio tutti i visitatori di avere avuto pazienza nell’ascoltare questi episodio sul verbo avere realizzato sulla falsariga dell’episodio sul verbo essere

Participio presente

  • Questo episodio avente ad oggetto il verbo avere, può risultare piuttosto difficile, ma volendo essere precisi, è stato lungo anche costruire tutti questi esempi!

Participio passato

  • Una volta avuto il coraggio di ascoltare tutti gli esempi, potremmo confrontarci dal vivo, magari in una videochat per chiarire eventuali diubbi.

Gerundio presente

  • avendo ancora un esempio da fare, sono abbastanza soddisfatto, così ora potrò fare una capatina sul gruppo whatsapp per vedere se ho dei messaggi a cui rispondere.

Gerundio passato

  • Pur avendo avuto un successo strepitoso, Amelia non si montò mai la testa, perché aveva sempre presente la massima, “chi si esalta sarà umiliato”.

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Botta e risposta

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Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: un esercizio di botta e risposta. Adesso vi spiego cosa significa.

Ogni tanto bisogna che anche voi parliate un po’.

Allora diremo una frase ciascuno. Botta e risposta. Io la botta e voi la risposta.

Io cioè dirò la prima frase e voi direte la seconda. Ma non vi farò domande a cui rispondere… ma allora cosa dovete dire voi?

Dovete dire la mia stessa frase ma più breve, usando ci, ne, lo, vi, ti, eccetera, come se sapessimo di cosa stiamo parlando. Una cosa che si fa sempre nelle conversazioni per evitare di fare ripetizioni.

Io ovviamente darò la risposta dopo di voi.

Ad esempio. Se io dico:

Io devo parlare con te di quella cosa

Voglio evitare di dire “con te di quella cosa”

Voi dite:

Devo parlartene.

Oppure:

Te ne devo parlare

Altro esempio:

Io: Dobbiamo andare in quel luogo e parlare con loro (“con loro” e “in quel luogo” non voglio dirlo)

Voi: Dobbiamo andarci e parlargli

Mi sono spiegato? Adesso rispondete voi ok? Io vi dico cosa dovete abbreviare. Pronti e via!

  • Fai entrare lui – fallo entrare
  • Fai entrare lui nella macchina – faccelo entrare
  • Mettiamo le nostre mani nelle tasche – mettiamocele in tasca
  • Mettiamo le caramelle in tasca – mettiamole in tasca
  • Mettiamo qualche caramella in tasca – mettiamone qualcuna in tasca
  • Mettiamo la caramella dentro – mettiamola dentro
  • Mangiamo ancora altre mele – manogiamone ancora (mangiamocene ancora)
  • Voi vi dovete rendere conto di questo – rendetevene conto
  • Lavatevi bene le mani- lavatevele bene
  • Arruffa il pelo al gatto – arruffagli il pelo
  • Puoi dare un bacio a lui? – puoi baciarlo?
  • Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versateci un po’ d’acqua
  • Versate un po’ d’acqua sul fuoco – versatene un po’ sul fuoco
  • Bisogna sperimentare il vaccino – bisogna sperimentarlo
  • Sbucciate le mele – sbucciatele
  • Sbucciate qualche mela – sbucciatene qualcuna
  • Andiamo al mare – andiamoci
  • Andiamo via – andiamocene
  • Mandiamo via loro – mandiamoli via
  • Mandiamo via qualcuno di loro – mandiamone via qualcuno
  • Lui salta sulla scala – lui ci salta sopra
  • Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarle in padella
  • Bisogna saltare le verdure in padella – bisogna saltarci le verdure
  • Io sono qui – io ci sono
  • Io sono in casa – io ci sono
  • Io sono presente – io ci sono
  • Io sono vicino a te – ti sono vicino
  • Fatti regalare qualche fiore – fattene regalare un po’/qualcuno

L’episodio termina qui, grazie a tutti per aver ascoltato e parlato in questo episodio di botta e risposta.

Adesso ascoltiamo la voce di Liliana di nazionalità moldava 🇲🇩 , membro dell’associazione Italiano Semplicemente che ha voluto provare a rispondere anche lei a qualche frase di botta e risposta di prima. Invito tutti voi a fare lo stesso per esercitare la lingua.

A proposito di membri c’è un nuovo membro dal Perù, si chiama Franco a cui do il mio bemvenuto.

Allora ascoltiamo anche la voce di Franco che ha voluto subito provare mettersi alla prova con una frase per ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato. Vai Franco. Prima Liliana e poi Franco però.

Franco: buongiorno a tutti, io sono Franco, il nuovo membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Volevo dire che laddove possa essere utile sono pronto anche io a registrare una frase di ripasso. Ah, dimenticavo di dire che sono peruviano. Avete presente il Perù?

Ulrike: Ciao Franco! Il Perù? Vuoi che non l’abbiamo presente? Vabbè, non con tutti gli annessi e connessi, questo devo ammettere quantomeno per me.

Grazie anche ad Ulrike, con la quale condivido la risposta.

Colgo l’occasione infine per ringraziare i donatori che aiutano italiano semplicemente tramite paypal.

Per donare basta cliccare sul link che vi inserisco sul sito oppure indicare l’email italianosemplicemente@gmail.com.

Voglio fare un regalo speciale a tutti i donatori: l’ultimo audio-libro di espressioni idiomatiche, cosi sarà più facile e meno noioso stare a casa in questo brutto momento dominato dal coronavirus. Tanti episodi da leggere ed ascoltare durante il tempo libero (non potete dire di non avere tempo libero in tempi di coronavirus!)

Basta una qualsiasi donazione, di qualsiasi importo e riceverete sulla vostra email il link per scaricare tutti i file audio in formato mp3 delle spiegazioni e il file pdf dell’audiolibro.

Un saluto e grazie a tutti.

Episodi simili

L’anno bisestile – ripasso 2 minuti con Italiano semplicemente (1-212)

Audio in preparazione

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Trascrizione

Buongiorno a tutti e benvenuto in questo episodio di ripasso della rubrica 2 minuti con Italiano Semplicemente – Parliamo dell’anno bisestile.

Abbiamo superato i 200 episodi. Niente male vero? E dire che sembra ieri che abbiamo iniziato questa rubrica.

Cerchiamo oggi di utilizzare il maggior numero di espressioni imparate finora. Non tutte ovviamente perché, che volete , sono più di 200, mica pizza e fichi!

Il mese di Febbraio nel 2020 ha 29 giorni, e questo accade ogni 4 anni. Ogni 4 anni diventa di 29 giorni. Normalmente ne ha 28. Si tratta di un’eccezione quindi alla regola. Un’eccezione che si ripete ogni 4 anni.

Siete curiosi di sapere il motivo? Quale occasione migliore di un episodio di ripasso proprio questo giorno?

Ma mi chiedo: allungare un giorno ogni 4 anni ha conseguenze negative?

Che io sappia no, ma se qualcuno di voi crede che l’anno bisestile vada a discapito dei propri interessi, o della propria salute, mi faccia sapere… sono proprio curioso!

Difficilmente comunque sarei disposto ad assecondare una teoria di questo tipo.

Sicuramente infatti nessuno di noi potrà risentire delle conseguenze di un giorno in più, Che sarà mai un giorno!

Circa le ragioni di questa curiosità, la spiegazione è semplice, e risale ai tempi dell’impero romano.

Che poi noi tutti a quei tempi non fossimo presenti, beh, questo è assolutamente normale, considerato che stiamo parlando di all’incirca 2000 anni fa.

Dunque, dicevo che la storia dell’anno bisestile, (si chiama anche “bisesto”, per la cronaca (questa la spieghiamo domani), risale ai tempi dell’antica Roma, dunque è ormai una tradizione che dura da moltissimo tempo, e se vogliamo ci siamo anche abituati ormai.

L’anno bisestile non è altro che un anno composto da 366 giorni anziché di 365.

Questo avviene ogni quattro anni, perché un anno in realtà, mi riferisco all’anno solare, durerebbe, volendo essere precisi, esattamente 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi.

Spero non siate insofferenti ai numeri. Fatemi sapere se accusate il colpo.

Siamo noi comunque che arbitrariamente abbiamo deciso di far durare l’anno durare 5 ore, 48 minuti e 45 secondi meno del dovuto. Ma io mi chiedo: inserendo un giorno in più ogni 4 anni, quindi 6 ore ogni anno, abbiamo sgarrato di circa 12 minuti. Dunque i conti non tornano.

Non la vedete così anche voi? Il che mi fa dedurre che tra circa 5000-6000 anni, più o meno, le stagioni risulteranno spostate di un mese in avanti. Vi era sfuggito questo particolare?

Comunque torniamo a bomba: chi di voi è nato il 29 febbraio? Conoscete almeno una di queste persone?

Si dice che invecchino più lentamente visto che festeggiano il compleanno ogni quattro anni. Ma questa sembra una vera sciocchezza giusto?

Ai tempi dei romani dovete sapere che c’era un calendario diverso dal nostro.

Quel calendario viene chiamato anche pre-giuliano, poiché è rimasto in vigore fino all’avvento del calendario giuliano, istituito da Gaio Giulio Cesare nell’anno 46 a.C., che sarebbe morto due anni dopo. Ma questo non ha alcuna importanza ai fini dell’episodio di oggi.

Mia figlia è nata il 28 febbraio sapete? Ma nessuno aveva programmato di farla nascere il 29, quindi non è nata anzitempo, anche perché quell’anno, il 2006, non era bisestile.

Invece domani è il mio compleanno, quindi normalmente i nostri due compleanni sono attaccati, fatti salvi, appunto, gli anni bisestili.

Quest’anno comunque è diverso dagli altri anni bisestili. Le persone oggi non si accalcano nei teatri e nei cinema, per via del corona virus. D’altronde ci sono regole igieniche a cui tutti dobbiamo sottostare se vogliamo combattere questo virus.

Ma vedrete che tra qualche settimana saremo riusciti ad avere la meglio su di esso, me lo sento, e così tutti gli stranieri non diranno più che non se la sentono di venire in Italia, altri poi sono combattuti, per ora hanno un po’ di fifa ma passerà. Alcune misure sembrano un po’ esagerate, tipo chiudere le scuole, ma chi le ha prese avrà pensato che non bisogna lasciare nulla di intentato.

Comunque, cosa farete voi in questo giorno in più che il calendario ci ha regalato?

Io sono andato in palestra, e spero non debba rispondere di questo. Se dovessi conrarre il virus mi darò all’isolamento, non si sa mai, ma spero che il virus, bontà sua, non mi rovini il compleanno. Ma se andassi in quarantena ci sarebbe un bel rovescio della medaglia: farei almeno 10 episodi al giorno!

Comunque per rassicurarvi la palestra era quasi deserta, quindi non vedo perché preoccuparsi. Oggi mi ero prefisso di allenarmi e si dà il caso che io mantenga le promesse e gli impegni presi. Stare a casa a cincischiare non è proprio da me. Tenere a bada le preoccupazioni e le tensioni è importante e fare attività sportiva mi aiuta in questo.

Bene, adesso che abbiamo rispolverato alcune espressioni, tra cui qualcuna che va per la maggiore tra gli italiani, posso salutarvi.

Ci sentiamo al prossimo episodio di ripasso, ma tra un po’, quando avremo realizzato almeno altri 30 episodi della rubrica, prima direi che non è cosa.

Ripasso 1-177 – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Trascrizione

ripasso_1_177_immagineBuongiorno amici di Italiano Semplicemente! Qual buon vento vi ha portato qui? Un vento di ripasso?

Oggi infatti ci esercitiamo un po’ sia con le particelle NE, CE e CI, sia con le espressioni che abbiamo imparato all’interno della rubrica 2 minuti con Italiano  Semplicemente“. Le espressioni dalla prima alla numero 177. Vediamo quindi delle frasi di senso compiuto che ci permettano di usare queste espressioni e di fare molti esempi su come usare ne, ce e ci. Ci sono già parecchi episodi su questo argomento sul sito, ma uno in più non fa male.  C’è solo l’imbarazzo della scelta. Dovevo anche accontentare un membro dell’associazione che è da tempo che mi tallona con la questione delle particelle!

In questo episodio commenterò anche alcune notizie su google news, notizie che riguardano l’Italia ma anche altri paesi. Non prendetemi troppo sul serio, voglio solo  fare un ripasso completo, interessante e anche divertente e spero che lo accettiate di buon grado Si tratta solo di un pretesto per ripassare. Che ne pensate? Ci fate un pensiero sopra? Iniziamo allora, ci divertiremo! Spero non vi impressioniate del numero: 177. Ce la faremo! Lo so, qualcuno di voi aveva già abbandonato lo studio della lingua italiana, sennonché poi ha incontrato Italiano Semplicemente e tutto è cambiato!

Ho letto che quando un telefono è pieno, si può impallare facilmente – La tecnologia dei cellulari è continuamente oggetto di continuo studio e sviluppo. Non appena esce un nuovo cellulare è già vecchio. Ne esce sempre uno migliore del precedente. Gente che si accalca nei negozi, che già dal dormiveglia inizia a sognare di avere il modello di cellulare più bello del vicino di casa o del compagno di banco, gente che fa la fila per ore per non farsi sfuggire il meglio che offre il mercato… per ora! Ve lo dico senza remore, nulla quaestio sul fascino della tecnologia, ma a me non è mai piaciuta l’esagerazione.

Altre persone poi hanno problemi diversi, amano leggere, altri non hanno soldi da spendere e cercano di smarcarsi da problemi più importanti: il lavoro, l’amore, la famiglia. L’essere umano è strano: da sempre è stato combattuto dalla scelta tra i due estremi: la voglia di amare il prossimo e quella di combatterlo, la pace e la guerra. Gli Stati Uniti ad esempio non sono riusciti a tenere a bada i loro propositi, per questo è stata soggetta a critiche e l’IRAN ha tenuto fede alla promessa di “vendetta”, in conformità alle aspettative del mondo intero. Purtroppo la guerra e la morte sono un binomio inscindibile. e pare che L’IRAN abbia reagito in men che non si dica, e che abbia mostrato indisposizione alla pazienza o alla sottomissione.

Cosa sappiamo dell’aereo caduto in Iran? Si tratta di vendetta? L’IRAN non ha avuto la grazia di aspettare neanche una settimana? Forse è una domanda retorica? Invece sembra non c’entri nulla con la storia di Soleimani. Così pare, ma speriamo che le cose non peggiorino altrimenti sarà difficile poi correre ai ripari.

In Italia c’è chi condanna anche l’attacco di Teheran, e noi non vediamo come questa condanna non si posso condividere, sebbene sia comunque un discorso complesso, da prendere con le molle sicuramente.

Non bisogna essere un dritto per capire che la guerra non fa bene a nessuno.

Ma succede anche altro nel mondo e anche in Italia.

Guardando una indagine sulla scuola italiana, balza agli occhi un dato: il 45% degli studenti dichiara di aver sbagliato scuola.

Ma torniamo a bomba.

Molti dicono che l’IRAN non abbia scelta: o così o pomì, vale a dire: alla vendetta non c’è alternativa.

Vabbè cambiamo discorso. Parliamo di inquinamento. Bisognerebbe smetterla di cincischiare adesso, occorre infatti salvare il mondo dall’inquinamento.

Occorrono misure urgenti, la misura è colma, occorre prefiggersi obiettivi ambiziosi, con un piano e un programma condivisi tra le nazioni, non leggi pro forma e che non abbiano effetto. Occorre dare seguito alle dichiarazioni fatte dai politici, anche perché si dà il caso che questi rappresentino i popoli che li eleggono e che vogliono un cambiamento. Andrebbe bene anche un percorso a tappe che ci possa presto portare ad attenuare fortemente questo problema. Ho sentore però che ci vorrà molto tempo, sebbene qualcosa sta succedendo, e qualche politico, bontà sua, si sta impegnando molto su questo fronte, cercando di non lasciare nulla di intentato. 

Troppe notizie brutte? Vabbè adesso vi comunico una bella notizia: a Roma un uomo ha cercato di rubare lo zaino ad una donna, ma non aveva pensato al rovescio della medaglia: evidentemente la donna era di diverso avviso del ladro, che era già riuscito ad aprire lo zaino, con un fare veramente esperto, rubando alcuni effetti personali. Qualcosa non deve essere tornato a questo povero uomo quando la donna si è difesa prendendolo a ombrellate come si deve e facendolo fuggire. Chissà se questo povero ladro sarà annoverato tra i più sfortunati del mondo? Speriamo che non tornerà alla carica presto per dimenticare questo affronto!

Apriamo una parentesi sulla Politica: in Italia la maggioranza (cioè lo schieramento politico che governa il Paese) non è riuscita a trovare un’intesa sulla legge elettorale. Non si tratta di voci false e tendenziose infatti la notizia è stata annunciata da un autorevole membro del parlamento. Ci si poteva aspettare che andasse così? Eccome! La politica è così, occorre armarsi di pazienza. Difficile che si trovino intese subito, su questioni così importanti almeno, quindi anche stavolta non sono stati fatti strappi alla regola.

Chiusa la parentesi politica, ne apriamo una sullo spettacolo: Justin Bieber ha dichiarato di soffrire della malattia di Lyme, ma che ho combattuto e che ha vinto. Stare a tu per tu con una grave malattia si dice che ti cambi la vita.

Un po’ di astronomia adesso: sembra che sia stato scoperto un pianeta simile alla Terra a molti anni  luce di distanza. Se la vita sulla nostra Terra prende una brutta piega, sappiamo adesso dove andare. Il problema è come ci arriviamo? Ci vogliono molti anni per arrivarci, ammesso e non concesso che riusciamo a viaggiare alla velocità della luce. Come fare a non sforare i 100 anni circa che abbiamo per ora a disposizione nella nostra vita? Beh, potremmo sempre riprodurci su una navicella spaziale e almeno i nostri figli o nipoti ci potranno arrivare. Una specie di Arca di Noè spaziale! Questa ipotesi, spero non peregrina, ha un certo non so che di affascinante. Scusatemi se viaggio molto con la fantasia, lo faccio ogni due per tre, è più forte di me. Di punto in bianco però non mi veniva in mente un’altra soluzione praticabile. A chiunque sia sguarnito di risposte, io consiglio sempre di immaginare una soluzione fantasiosa. Certo, poi qualcuno dovrà valutare annessi e connessi, e senz’altro verranno a galla i lati negativi di un’idea, ma sappiate che le grandi scoperte dell’uomo non sono nate da idee che andavano per la maggiore, ma sono state frutto o del caso, o della fantasia. Cosa? Sei prevenuto contro la fantasia e la creatività? E perché? Tutto ciò che non è logico e matematico ti coglie alla sprovvista? Io vi consiglio di ascoltare anche le idee che ronzano per la testa. Non si sa mai. Ma passiamo alla prossima notizia.

La compagnia aerea Alitalia è in crisi, una crisi finanziaria e va salvata. Bisogna tagliare corto, fare in fretta. Le perdite anno dopo annuo sono in aumento. Difficile riuscire a destreggiarsi in un mondo molto competitivo come quello aereo. Qualcuno tenderà la mano ad una delle compagnie bandiera dell’Italia? C’è chi dice: sì, certo, bisogna farlo, altri dicono: “come no!” con un tono sibillino che lascia intendere che invece la pazienza è finita. Siamo alle solite, e sono sempre gli Italiani a pagare, come quando bisogna salvare le banche quando sono in crisi. Paghiamo sempre noi”, i cittadini, sia vecchi che giovani. A proposito di giovani, sapete che non tutti vanno a sballarsi in discoteca, quindi fatto salvo qualche ragazzaccio o qualche errore di gioventù, molti di loro invece lavorano oppure vorrebbero farlo, ma si dice che la generazione dei cosiddetti “millennium” (i nati dal 2000 in poi) sia la prima generazione a guadagnare meno di quella precedente, meno dei loro genitori. Anche il loro tetto di spesa quindi si abbassa sempre di più e infatti non conoscono praticamente la parola “risparmio”. Di chi è la colpa? Non si sa, ma chi dovrà pagare lo scotto saranno loro, i giovani, innanzitutto, che dovranno guadagnare per loro e per mantenere i genitori e i nonni. Sì, c’è anche un problema generazionale, può darsi, ma le cose non si metteranno a posto da sole. Bisogna fare qualcosa. Non importa essere lavoratori  indefessi o al contempo laurearsi e specializzarsi. Lo stipendio non aumenta non più di tanto neanche in questo caso. Oggi ci sono ancora le famiglie a dare manforte economicamente ai ragazzi, ma domani? Il patto intergenerazionale si romperà? Molti se ne fregano, ma fregarsene non è una soluzione. Possibile che bisogna sottostare alle leggi demografiche e a quelle economiche? Possibile non si possa fare nulla? Molti sembrano già anime in pena perché non si trova lavoro in nessun modo.

Ma oggi ci sono nuovi lavori: internet, domotica, comunicazione: ci sono meno ostacoli alla cultura rispetto a qualche tempo fa, ma l’ausilio della tecnologia sembra non essere sufficiente. Poi un’altra cosa: non è giusto che ci si debba accontentare di un lavoro qualsiasi. Oggi se chiedi ad un giovane laureato senza lavoro: ti sta bene lavorare nel mio ristorante? che vuoi, in queste condizioni a lei o lui starà bene sicuramente in moltissimi casi: “Sì, mi sta bene, anche se io sarei laureato quindi vorrei essere pagato di più!”. “Come sarebbe a dire? Farai lo stesso lavoro degli altri, quindi sarai pagato lo stesso!”. Questa può essere una è possibile risposta del datore di lavoro.

In alternativa potrebbe rispondere: come lo vedi se allora assumo un altro che non ha studiato per niente? Ci vuole un po’ pò di coraggio per rifiutare il lavoro, non è vero? e dire che durante gli anni dell’università questo ragazzo aveva sognato un lavoro diverso, una famiglia, una casa in campagna eccetera. Sono discorsi che lasciano il tempo che trovano in questo mondo difficile. Tanti ragazzi non sanno più cosa fare, sono scoraggiati, ogni tanto buttano un occhio su degli annunci su internet per trovare lavoro ma… niente! Della loro laurea non possono farsene nulla. A questo punto tutto diventa benaccettoqualsiasi lavoro va bene… E se hanno adocchiato un casetta da acquistare, devono mettere da parte il loro sogno per ora poiché non riescono ad assecondarlo in nessun modo.  Volete sapere se accusano il colpo? Certo che sì, le conseguenze di questo sono molteplici: più stress, più problemi psicologici, meno felicità in generale. Anche perché se si vive in grandi città, diventa difficile anche ritagliarsi del tempo per non pensare solamente al lavoro. Non tutti ce la fanno ad abbozzare e protestano, vanno in piazza a manifestare le loro sofferenze e i loro problemi, nella speranza che qualcuno se ne accorga. hai visto mai! 

Insomma i giovani si danno da fare, non aspettano il colpo di grazia. La speranza è sempre l’ultima a morire. Vuoi che non le provino tutte prima di accettare un lavoro che non piace? All’inizio non bisogna essere restii: può anche andar bene esordire con un lavoretto come, che so,  al ristorante, la baby-sitter eccetera, ma poi per essere motivati e produttivi occorre un lavoro che abbia qualche attinenza con il titolo di studio che si prende. Nessuno è votato al sacrificio tutta la vita, o sbaglio?

La vita ha tirato loro un tiro mancino? Gli ha detto maleNon esageriamo,  cerchiamo di essere ottimisti! Ti dirò che l’essere umano ha passato periodi peggiori nel corso dei secoli. Vale la pana rispolverare un po’ il passato: il medioevo non è stato un periodo facile: carestie, malattie, persone date alle fiamme eccetera. Non vi dico poi le sofferenze e le guerre che ci sono state nel passato, anche molto recente.

A proposito di malattie… no, meglio parlare di cose più gradevoli. Dunque vediamo…. cose gradevoli… cose positive…. mi vedo costretto a ricorrere ad un sito che ho trovato, in cui si raccontano solo buone notizie. Su questo sito (vai al sito) ho trovato che esiste una scuola che anziché dare i classici compiti delle vacanze agli studenti, dà dei gesti di gentilezza agli studenti. Un insegnamento veramente con i fiocchi direi: dal lunedì alla domenica, un gesto gentile al giorno. Probabilmente la verità sta nel mezzo, bisognerebbe mettere a punto un metodo di insegnamento che tenga più in considerazione la felicità.

Sono sicuro comunque che gli studenti così si mettono sempre a fare questi compiti di buona lena.

Riuscite a capire adesso quando parlavo di fantasia? Riuscite a capacitarvi del fatto che a volte bisogna uscire dall’opinione comune, uscire dagli schemi, e pensare in modo diverso, come hanno fatto in questa scuola. A voi sembra una decisione un po’ azzardata, un po’ osè? A me sembra che in questo modo si impari anche a dare felicità al prossimo e questa è la via per essere più felici. Almeno questo è ciò che diceva anche John Lenon:

A scuola gli chiesero cosa volesse diventare da grande e lui, senza scervellarsi rispose: vorrei essere felice: i professori dissero a Lennon che non aveva capito l’esercizio. Lennon pare abbia risposto che loro invece non avevano capito la vita.

E tu che ne pensi? Tocca a te capire l’esercizio adesso. Non è la felicità a contare di più nella vita? Sfido chicchessia a dire il contrario. I professori che non insegnano agli studenti ad essere felici perché non credono sia il loro compito dovranno rispondere di questo, ma non alle istituzioni, bensì alla loro coscienza. Qualcuno dirà: ma io gli insegno la matematica, io l’inglese, io l’italiano, non è sulla felicità che verte il mio insegnamento. Questo non è un salvataggio in calcio d’angolo però. Siamo tutti un po’ responsabili della felicità dei nostri figli e dei nostri studenti. Anche io un po’, che sto cercando di usare tutte le espressioni che vi ho insegnato finora senza incartarmi, preferibilmente.

Mi spiace se qualcuno di voi sia insofferente agli episodi lunghi, ma fare un ripasso non è semplice se ci sono 177 espressioni da usare e saremo tutti felici se ci riuscirò. Non credo ci sia qualcuno che sta qui a gufare che io non ce la faccia. Certo, lo so, c’è il rischio che qualcuno vada in tilt se si sente incalzato continuamente dai nuovi episodi, ma io vi invito a resistere almeno fino alla fine di questo episodio e se capirete tutto ma proprio tutto, allora vorrà dire che avrete cominciato a ingranare e state facendo molti progressi con questa rubrica e avrete voglia di continuare anziché interrompere anzitempo il vostro apprendimento della lingua italiana.

Un’altra notizia buona allora. Dovete sapere che nel Lazio – a Roma precisamente –  hanno fatto un esperimento per combattere l’inquinamento: inserire una barriera anti rifiuti nel fiume Tevere per evitare che vadano in mare e quindi per poterli raccogliere prima che finiscano nel mar tirreno. Ha funzionato? Non vi tengo sulle spine: In un mese sono stati raccolti quasi cinquecento chili di plastica, che una volta raccolta può essere riutilizzata  per farne altra plastica.

Quindi non bisogna sempre parlare male della politica e delle decisioni politiche, non voglio sembrare un ruffiano ma bisogna sempre fare un distinguo tra chi si occupa del bene comune. Naturalmente questa speriamo non sia l’eccezione che conferma la regola, speriamo che ci siano sempre molti politici competenti e che le loro decisioni possano avere la meglio su quelle dei politici meno competenti. Ragion per cui è importante anche partecipare di più alle scelte di chi ci rappresenta, è importante andare a votare e in Italia si va sempre meno alle urne. Ogni volta è un crescendo di persone che non va a votare.

Chi va a votare sono maggiormente coloro che si augurano che ci sia un rovescio della classe dirigente che faccia cambiare le cose. Molte persone invece dichiarano di non avere preferenze politiche perché “tanto sono tutti uguali”, perché “sono tutti corrotti nella stessa misura”. Quindi molti per ripicca non vanno a votare, tanto –  dicono – è inutile. Io capisco che molti siano arrabbiati, che a tutti gli girano per la crisi, la mancanza di lavoro eccetera ma bisogna individualizzare le soluzioni ai singoli problemi e non votare non è una soluzione.

Infatti poi non si può dire: siamo cascati male con questi politici! Non ci si può lamentare poi se le cose vanno male, ed oltretutto è un nostro diritto-dovere andarci, soprattutto se le cose non vanno bene, appunto!

Comunque non è solo colpa dei politici: in realtà anziché limitarci a chiosare contro di loro tutti dovremmo impegnarci di più personalmente, essere meno accondiscendenti verso le nostre scelte, non sperare sempre che i problemi si risolvano per interposta persona. Ve la sentite di raccogliere questa  provocazione?

Impariamo a essere più consapevoli in ogni campo, nell’insegnamento, nella cultura della pace, nella lotta all’inquinamento e possiamo farlo in diversi modi, guardiamo più alla sostanza però e meno alla forma. Questo non è uno dei casi in cui si può dire che la forma è sostanza: c‘è chi ama fare la raccolta differenziata, c’è chi preferisce fare beneficenza, c’è chi, che so, non acquista bottiglie di plastica o che so io. C’è anche chi non usa più la macchina perché vuole combattere l’inquinamento e il riscaldamento globale, ma c’è anche chi sembra duro di comprendonio e dice che non esiste nessun riscaldamento globale. Non fare il finto tonto signor dirimpettaio! Sto parlando anche con te! Si paventa un futuro non molto positivo anche per te lo sai?

Se il nostro dirimpettaio non si comporta in modo consapevole, facciamoglielo notare e forse anche lui cambierà in meglio. Se notate qualche miglioramento in lui o lei potete offrirgli un caffè e anche un ammazza-caffè! Perché no! Oppure ancora meglio, invitatelo a cena, così non andrà in giro a spendere per acquistare prodotti in plastica: una cena completamente libera dalla plastica: gli piacerà, vedrete, non solo perché  non ha pagato né la cena e né il coperto, ma perché magari avrà voglia anche lui di un mondo più pulito.

Allora, se ci avete fatto caso, e ve ne sarete accorti sicuramente, mancano ancora delle espressioni da usare. Ve lo dico senza restare sul vago, è difficile usarle proprio tutte. Sto faticando a terminarle. Concentratevi però anche sulla pronuncia dei termini. Ad esempio le lettere zeta e esse spesso pongono grossi problemi, soprattutto ai brasiliani. Fortuna vuole che io non abbia la zeppola, quindi  avete un problema in meno! Comunque non abbiate fifa di sbagliare la pronuncia. Fermate quindi l’ascolto quando volete e ripetete le parole più difficili per voi (spero di avere il vostro beneplacito sull’importanza del “parlare”).

Ora, spero che io abbia sfoderato un bell’episodio oggi, e vi dichiaro ufficialmente che anche questo è andato. Speriamo bene…

Auguri di Natale (ripasso verbi professionali 1-50)

Audio

Descrizione

Le lezioni dei verbi professionali sono per i soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

Per aderire all’Associazione italianosemplicemente.com/chi-siamo

Trascrizione

Ripasso dei primi 50 verbi professionali.

Auguri di buon Natale a tutti, miei cari amici di Italiano Semplicemente.

Auguri a chi è stimato ma anche e soprattutto a chi è sottovalutato.

Auguri a chi non ha mai avuto tempo e a chi ne dispone a suo piacimento.

I migliori auguri a chi sa predisporre sé stesso al cambiamento, e ha smesso di eseguire sempre lo stesso movimento.

Auguri a chi sopporta tutti con pazienza e un po’ meno a chi di liquidare non sa stare senza.

Auguri a chi riesce sempre a rendere una giornata migliore a qualcuno, un po’ meno a chi detta legge senza essere nessuno.

Auguri a chi si prende tutto sulle spalle, ma anche a colui che declina su quelle altrui.

Gli Auguri faccio a chi riscuote successi senza spacciarsi per altri né spacciare per sé stessi.

Auguri a chi non disattende le alte aspettative, che se ne stia a casa o che vada alle Maldive

Auguri a coloro la cui vita volge al desio, sarà un arrivederci e non un addio.

Auguri a chi è promosso, anche se non lo conosco.

A chi si avvale di collaboratori do i miei auguri migliori, a chi invece da solo lavora, do io un abbraccio se nessuno l’ha fatto finora.

Auguri a chi assume, che sia una persona o un buon atteggiamento, lo dico col cuore, sicuro non mento.

Per chi si adopera per il prossimo un abbraccio sincero. Ancor più per chi deve arrotondare ogni mese e non avrà mai un lavoro vero.

A chi, al suo dovere sa adempiere ogni volta, auguro un buon Natale anche stavolta.

Se sbanco la lotteria e vinco dei milioni, li regalo a tutti, ma non a chi impartisce inutili lezioni.

A chi intende querelarmi, ma contrae una malattia, auguri e ti assicuro che non è per colpa mia!

Se lo stipendio non ti possono erogare, auguri a te se questo un danno ti può cagionare; per te non è stato un buon anno quello che sta per finire.

Se una colpa ti vogliono addossare ma sei innocente e non un criminale, auguri di cuore di buon Natale.

Basta discussioni, a Natale gioia bisogna esprimere, e i litigi occorre dirimere.

C’è crisi, a Natale quest’anno i consumi si contrarranno, nonostante il bene che le persone si vorranno.

Se non sai disegnare, ma un regalo artistico vuoi fare, un bel ritratto puoi commissionare. E’ un idea da non scartare!

Babbo Natale, di rosso vestito, ha vagliato con cura ogni pacco assortito, auguri anche a lui, che alla festa allegria ha sempre conferito.

Babbo Natale esiste? A suffragare questa ipotesi le opinioni dei bambini. Auguri anche a loro, anche ai più birichini.

A chi insiste a far del bene ma non ne fruisce, auguri col cuore, che tutti noi unisce.

Chi investe in amore, sapete, è anche lui amato, sebbene il suo cuore non sia ancora impegnato.

A chi è sempre scelto o sempre cassato, il mio augurio di cuore non sarà mai derubricato.

Come commisurare l’affetto per una persona? Tutti fanno regali, ma cosa implica farlo col cuore? E da quale fonte scaturisce l’amore? Auguri a chi dà perché vuole e non perché deve, e a chi ne dà più di quanto ne riceve.

Prestate attenzione per favore! A voi con le mani consumate dal lavoro, a voi che non detenete alcun potere, a voi la cui vita impone sacrifici e a cui la fortuna non è mai pervenuta. Anche per voi un augurio di cuore, anche se la rima non è venuta.

Chi è lei? Si qualifichi per favore! Vabbè, auguri comunque, auguri di cuore!

Auguri anche a chi meno impatta l’ambiente, e a chi più rispetta le donne, i bambini e chi è sofferente.

Se il tuo pranzo di Natale consta di 1 o 12 portate, auguri comunque, ma non criticate.

Finalmente è deciso, Babbo Natale ha deliberato, auguri per tutti, anche a chi non è amato.

Il Natale, si sa, è festa; è sottinteso. Ma conta solo quanto hai dato, e non quanto hai speso.

Il verbo ESSERE: Esercizio di ripetizione con tutte le coniugazioni.

Audio

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, ed oggi ci divertiamo un po’ col verbo essere.

Tranquilli, questa non sarà una lezione noiosa, infatti userò come pretesto questa lezione, apparentemente grammaticale, per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“, quindi si tratta di brevi episodi. Queste espressioni non verranno rispiegate nuovamente, questo è sottinteso, altrimenti sarebbe un episodio di 10 ore. Metterò dei link comunque che vi riporteranno alle spiegazioni singole se volete ripassare o approfondire.

Il verbo essere lo vediamo in tutte le sue possibilità di utilizzo.

Iniziamo dall’indicativo presente, il più semplice. Potete se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure cambiarla al femminile, oppure provare ad anticipare la frase successiva. Iniziamo.

Indicativo presente

  • Io sono: io sono sicuro che oggi mi si impallerà il PC.
  • Tu sei: tu sei soggetto a controllo da parte del tuo dirigente. Non dimenticarlo!
  • lui è: lui è oggetto di scherno tutti i giorni.
  • noi siamo: noi due siamo un binomio inscindibile da quando ci siamo conosciuti.
  • voi siete: siete combattuti se stare a casa o venire alla festa.
  • loro sono: loro sono sicuri di aver lavorato in conformità della legge

Indicativo imperfetto

  • Io ero: Fino a stamattina ero sicuro di aver tenuto fede ai miei principi morali.
  • Tu eri: Stamattina eri indeciso se tenere o meno a bada la tua impulsività.
  • Lui era: la scorsa settimana era parecchio indisposto con me.
  • Noi eravamo: ieri noi eravamo indecisi se venire, ma alla fine siamo arrivati in men che non si dica.
  • Voi eravate: Ieri eravate sicuri che non ci fosse scelta. Ci avevate detto o così, o pomì. Vi ricordate vero?
  • loro erano: i ragazzi erano lì a cincischiare, quando è arrivato il loro capo che li ha sgridati.

Indicativo passato prossimo

  • Io sono stato: sono stato molti giorni senza fare nulla prima di rompere gli indugi.
  • tu sei stato: sei stato pronto ad esordire non appena il mister ti ha detto di entrare
  • Lui è stato: Mario è stato sgridato dalla professoressa perché aveva un fare un po’ prepotente a suo dire.
  • Noi siamo stati: Si dà il caso che (noi) siamo stati impegnati al lavoro fino a tardi, ecco perché non siamo venuti a cena con voi.
  • voi siete stati: siete stati bravi a prefiggervi di finire entro le 10.
  • loro sono stati: sono stati i primi a parlare con me dopo l’incidente. Mi hanno detto: ci voleva tanto a stare più attenti? A me questa è sembrata una domanda retorica!

Indicativo trapassato prossimo

  • io ero stato: In quel momento ero stato accusato di aver dato una risposta sibillina!
  • tu eri stato: mi raccontavi che eri stato eletto il più affascinante della tua classe. Non eri bello, ma avevi un certo non so che di interessante. Lo dicevano tutti.
  • lui era stato: Il ragazzo, come ricostruito dai carabinieri, in passato era stato affidato ai nonni. Però qualcosa non mi torna: ma i nonni non erano morti tutti? Mi sbaglio?
  • noi eravamo stati: eravamo stati primi a sforare con i tempi. Quindi non potevamo lamentarci del ritardo degli altri.
  • voi eravate stati: Vi siete trovati in un posto per la prima volta ma siete sicuri che sia un luogo in cui eravate già stati? In questo caso non è una cosa strana, non siete pazzi, accade a tutti, non vedo perché nasconderlo.
  • loro erano stati: i brasiliani erano stati onesti ad ammettere che il calcio di rigore a loro favore fosse inesistente, prima che l’Italia segnasse il gol vittoria. Questo si chiama fair play, ma il rovescio della medaglia è che il Brasile ha perso la partita.

Passato remoto

  • io fui: nel 1944, durante la guerra, ricordo che fui risparmiato dal nemico, quindi non fui ucciso. Però presi un bel rovescio per aver cercato di scappare di prigione.
  • tu fosti: Tutti, dicevano: Sarà dura scappare di prigione. Tu fosti l’unico che disse qualcosa di diverso. E infatti riuscimmo a scappare. Eri un vero dritto!
  • lui fu: Quella volta fu lui a tirarci quel tiro mancino, ti ricordi?
  • noi fummo: dopo che la casa crollò, fummo costretti a ricostruila immediatamente. Non fu facile riuscire a destreggiarsi in mezzo a tutta quella polvere!
  • voi foste: non appena iniziò a crollare la casa, voi foste indecisi se scappare o nascondervi sotto il tavolo. Avete dovuto valutare tutti gli annessi e connessi in un paio di secondi.
  • loro furono: i mie fratelli furono presi in giro per via delle numerose foto osè presenti sulla loro pagina Instagram personale.

Trapassato remoto

  • io fui stato: Nel 2008 fui stato tradito dai miei amici e ricordo che soffrii molto. Ma oggi è diverso. Con l’età ci si abitua a tutto… o quasi.
  • tu fosti stato: quando tuo figlio era piccolissimo non fosti stato capace di proteggerlo. Riesci a capacitartene?
  • lui fu stato: Il giocatore firmò un contratto biennale, e il costo complessivo dell’operazione fu stato pari a circa 10 milioni di euro. Voi vi ci mettereste nei suoi panni?
  • noi fummo stati: ce ne andammo via solo dopo che fummo stati insultati: la misura era veramente colma!
  • voi foste stati: voi foste stati avvisati solo quando ormai era tardi. La cosa ovviamente vi colse alla sprovvista.
  • loro furono stati: quella del 7 novembre 2010 fu la notte in cui i due carabinieri furono stati aggrediti dai ragazzi ubriachi. Ora tocca al giudice decidere sulla loro sorte.

Futuro semplice

  • io sarò: se mi travesto da donna balzerò agli occhi di tutti. Sarò fortunato se non mi prenderà in giro nessuno.
  • tu sarai: prima di continuare fammi aprire una parentesi sulle tue responsabilità: sarai tu che dovrai pagare perché tu sei il responsabile. Ok, chiusa parentesi. Ora posso riprendere col discorso di prima.
  • lui sarà: lui sarà anche bravo, ma si sbaglia ogni due per tre.
  • noi saremo: saremo in grado di vincere veramente? Non dire subito di sì perché ci sono io nella nostra squadra che sono il più bravo, il più forte eccetera eccetera. Non fare il solito ruffiano!
  • voi sarete: sarete espulsi dalla scuola di punto in bianco se provate a non rispettare le regole.
  • loro saranno: non saranno le voci false e tendenziose che ho sentito a scoraggiarmi. Io vado avanti!

Futuro anteriore

  • io sarò stato: Ho dovuto maltrattare il mio collega Giovanni. Sarò stato troppo cattivo con lui? Non lo so, ma stavolta non si salverà in calcio d’angolo con la solita scusa!
  • tu sarai stato: Non conta se sarai stato il migliore, se sarai arrivato per primo, ma conta il fatto che hai provato a combattere. Questa è la cosa piu importante. Eccome se è questa!
  • lui sarà stato: Vedremo alla fine chi sarà stato il migliore. Perché il migliore, alla fine, vince senz’altro.
  • noi saremo stati: saremo stati felici di avervi a cena, mi spiace molto che avete un impegno così importante. Nessun problema comunque, che volete, può capitare.
  • voi sarete stati: immagino sarete stati felici di incontrare i vostri vecchi amici vero? In queste occasioni vengono rispolverati tutti i ricordi più belli.
  • loro saranno stati: no so perché sono arrivati tardi all’appuntamento. Saranno stati impegnati, non saprei. Magari quanto ti ci troverai a tu per tu, puoi chiedere loro maggiori spiegazioni.

Condizionale Presente

  • io sarei: (io) sarei interessato a questi pantaloni. So che vanno per la maggiore tra i giovani.
  • tu saresti: saresti disponibile a fare delle ripetizioni di matematica a mio figlio? Non vorrei prenda una brutta piega quest’anno…
  • lui sarebbe: lui sarebbe disposto ad aiutarmi. Dice seriamente, è una persona generosa, non si tratta di un pro forma.
  • noi saremmo: non saremmo mai riusciti a fare pace se non ti avessi detto questa piccola bugia: ma prometto che si è trattato solo di uno strappo alla regola.
  • voi sareste: voi sareste riusciti ad ingranare se solo vi foste impegnati di più nello studio.
  • loro sarebbero: loro sarebbero anche disposti ad aiutarti, ma cerca di abbozzare un po’, non puoi sempre alzare la voce.

Condizionale Passato

  • Io sarei stato: sarei stato infelice tutta la vita senza di lei, ma lei, bontà sua, mi ha concesso di sposarla!
  • tu saresti stato: saresti stato contento se ti avessero bocciato? Non ti dico!
  • lui sarebbe stato: sembrava un’anima in pena quella sera. Sarebbe stato meglio non fargli quello scherzo.
  • noi saremmo stati: noi saremmo stati più saggi e avremmo guardato alla sostanza e non alla forma.
  • voi sareste stati: sareste stati contenti se dopo aver trascurato la forma, aveste scoperto che la forma è sostanza? io no!
  • loro sarebbero stati: loro sarebbero stati a sballarsi in discoteca stasera se la madre non gli avesse impedito di prendere la macchina.

Congiuntivo Presente

  • che io sia: che io sia maledetto se non riesco a finire questo esercizio. Sono disposto a scervellarmi piuttosto!
  • che tu sia: non ho dubbi che tua sia capace a guidare senza prendere delle lezioni, ma i soldi non sono un problema, sebbene spesso ne sia sguarnito.
  • che lui sia: che lui sia prevenuto non ci sono dubbi. Lo conosciamo ormai!
  • che noi siamo: mi sembra che noi siamo molto stanchi stasera. Meglio andare a letto prima che vengano a galla i tuoi problemi col nervosismo da stress!
  • che voi siate: Siete stati derubati? Beh, è facile pensare che voi, così giovani, siate stati ingannati da quell’uomo. Io però sono vostro padre e mi vedo costretto a non darvi più soldi in contanti per il futuro.
  • che loro siano: sono molto felice che loro siano riusciti a superare l’esame. Vuoi che non sia contento?

Congiuntivo Passato

  • che io sia stato: Non mi sembra che io sia stato così sgarbato nei suoi confronti. Mi sono sempre comportato come si deve.
  • che tu sia stato: non ho dubbi che tu sia stato vittima di un inganno, ma avrei preferito sentirlo da te, non per interposta persona.
  • che lui sia stato: Sembra che durante una delle tappe del suo viaggio, Giovanni sia stato coinvolto in un incidente.
  • che noi siamo stati: Quel giorno Elena lavorò così di buona lena che sembra che noi stessi siamo stati sorpresi da questo!
  • che voi siate stati: si dice che voi siate stati un po’ ingenui a non farvi aiutare da Giovanni. Lui la mano ve l’aveva tesa.
  • che loro siano stati: impossibile che loro siano stati ubriachi quella sera. Non c’è nessuna attinenza tra l’incidente e il fatto che siano stati in discoteca. Fidatevi.

Congiuntivo Imperfetto

  • che io fossi: Giovanni si aspettava che io fossi più chiaro, soprattutto quando ho parlato dei suoi diritti. Si è arrabbiato, ed oltrettutto non mi parla più. Accidenti!.
  • che tu fossi: non sapevo che tu fossi votato alla cucina, altrimenti ti avrei lasciato preparare il pranzo senza problemi.
  • che lui fosse: ho aspettato che fosse più tranquillo prima di offrirgli un caffè e poi un ammazza-caffè!
  • che noi fossimo: Piero credeva fossimo arrabbiati per il conto al ristorante, in realtà eravamo solo preoccupati perché avevamo dimenticato di pagare il coperto!
  • che voi foste: Pamela non si aspettava che foste voi a cercarla per telefono, credeva fosse la polizia, così si è data subito alla fuga appena ha sentito squillare il telefono.
  • che loro fossero: non volevo che i nostri amici fossero insultati liberamente, così ho voluto dare seguito alla storia con una bella denuncia alla polizia!

Congiuntivo trapassato

  • che io fossi stato: Giuseppina non credeva che io fossi stato così bravo nel compito in classe di italiano. In realtà ti dirò che potevo anche andare meglio.
  • che tu fossi stato: temevo veramente che tu quella sera fossi stato convolto in una rissa. La tua irrequietezza mi preoccupa, e prima o poi ne pagherai lo scotto.
  • che lui fosse stato: credevo fosse stato più attento in quanto adulto e responsabile. Adesso sarà lui a rispondere di questo furto in azienda.
  • che noi fossimo stati: la nonna era felice che noi fossimo stati a trovarla. E’ un po’ depressa ultimamente, quindi vorrei aiutarla senza lasciare nulla di intentato.
  • che voi foste stati: nonostante foste stati bocciati all’esame, non vi siete arresi, così siete tornati alla carica il mese successivo.
  • che loro fossero stati: mi sembrava che i ragazzi fossero stati attenti a preparare il discorso con attenzione, invece si sono subito incartati quando gli hanno fatto una domanda.

Imperativo Presente

  • sii: sii felice di aver vinto: sei finalmente annoverato tra i pochi ad aver battuto gli italiani nella preparazione della pizza. Mostra la tua felicità senza remore.
  • sia: bisogna che lui sia più convinto delle sue potenzialità! Anche se ha la zeppola può riuscire a comunicare senza problemi. Ma ce la farà , si è sempre impegnato indefessamente.
  • siamo: ragazzi mi raccomando: la prossima volta siamo precisi, senza restare sul vago! Vedrete che faremo una grossa impressione sulla platea.
  • siate: su cosa verte il discorso di oggi? Siate concisi per favore!
  • siano: di cosa si lamentano? Siano soddisfatti, almeno del fatto che non abbiano un capo a cui debbano sottostare.

Infinito presente

  • Essere: Essere pazienti o ascoltare l’istinto? Sempre meglio armarsi di pazienza secondo me.

Infinito passato

  • Essere stato: mi fa piacere essere stato il tuo unico uomo, ma il mio piacere lascia il tempo che trova se tu non sei felice ora.

Participio presente

  • Essente: Il participio presente del verbo “essere” per alcuni è “ente”, secondo altri invece è “essente”, per altri ancora non esiste. Qual è la verità? Io ho cercato di sforzarmi di fare almeno un esempio con “essente”, ma evidentemente non ho capito come si usa. Sarò forse duro di comprendonio?

Participio passato

  • Stato: quello che è stato, è stato ormai, Scordiamoci il passato, freghiamocene.

Gerundio presente

  • Essendo: essendo già andato in tilt una volta, meglio non fare tardi al lavoro anche stasera. Anche il tuo dirimpettatio si arrabbierebbe del rumore che fai quando rientri a casa.

Gerundio passato

  • Essendo stato: capisco i tuoi problemi, essendo stato anche io in passato nelle tue stesse condizioni. Pertanto non me la sento di criticarti più di tanto.

2 minuti con Italiano semplicemente: tocca a voi (ripasso 1-39)

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Trascrizione

Bogusia: fra breve vi tocca parlare con un italiano? Per non essere colti alla sprovvista, senza parole, sono tutte per voi nei due minuti con italiano semplicemente. Allora tocca a voi!

Giovanni: Oggi facciamo un esercizio di ripasso. 10 frasi di ripasso. Io vi dirò esattamente ciò che dovrete dire. Dovete solo parlare in prima persona. Fate una pausa se volete rispondere e poi io darò la risposta

Allora: Parlate con un amico a proposito di un viaggio a Roma che avete fatto insieme.

Dovete dire che:

1) avreste potuto incontrarvi con Giovanni se non vi fosse toccato ritornare a casa.

Avremmo potuto incontrarci con Giovanni se non ci fosse toccato ritornare a casa.

2) Avreste dovuto incontrarvi a Roma, ma un malore ti colse alla sprovvista

Avremmo dovuto incontrarci a Roma ma un malore mi colpi alla sprovvista.

3) subisti un furto e non te ne capacitasti. Una brutta parentesi della tua vacanza a Roma.

Subii un furto e non me ne capacitai. Una brutta parentesi della mia vacanza a Roma.

4) avete potuto visitare tutto ciò che avevate progettato. E nel Colosseo vi rimaneste due ore.

Abbiamo potuto visitare tutto ciò che avevamo progettato. E nel Colosseo vi rimanemmo due ore.

5) avresti avvisato se solo avessi saputo che il treno avesse tardato. Oggettivamente non potevi saperlo. Non vedi come.

Avrei avvisato se solo avessi saputo che il treno avesse tardato. Oggettivamente non potevo saperlo. Non vedo come.

6) non hai potuto mangiare gli spaghetti perché tuo cugino ci si è fatto una pasta al pomodoro.

Non ho potuto mangiare gli spaghetti perché mio cugino ci si è fatto una pasta al pomodoro.

7) l’avresti aspettato, ma ancora una volta era in ritardo e la misura era veramente colma, così te ne andasti.

Ti avrei aspettato, ma ancora una volta eri in ritardo e la misura era veramente colma, così me ne andai.

8) quella sera avevi un vestito decisamente osé, questo balzava agli occhi di tutti coloro che ti guardavano.

Quella sera avevo un vestito decisamente osé, questo balzava agli occhi di tutti coloro che mi guardavano.

9) se avessi studiato meglio la mappa di Roma, avresti sicuramente imparato a destreggiarti tra le vie del centro.

Se avessi studiato meglio la mappa di Roma, avrei sicuramente imparato a destreggiarmi tra le vie del centro.

10) siete andati a Roma ad agosto ottimo perché non c’era nessuno, ma il caldo è stato il vero rovescio della medaglia.

Siamo andati a Roma ad agosto ottimo perché non c’era nessuno, ma il caldo è stato il vero rovescio della medaglia.

Ulrike: balza all’attenzione e a volte anche agli orecchi che quelli che seguono regolarmente i due minuti con italiano semplicemente fanno un gran balzo in avantinell’apprendimento della lingua italiana.

—-

L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Il diritto allo studio in Italia (ripasso primi 36 verbi professionali)

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Descrizione

Questo episodio è un ripasso dei primi 36 verbi del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

I verbi da usare al lavoro

Trascrizione

Buongiorno a tutti. Oggi parliamo del diritto allo studio in Italia e in questo episodio saranno utilizzati i primi 36 verbi che fanno parte del corso di Italiano Professionale.

Comunque ho dimenticato di qualificarmi: sono Giovanni, italianosemplicemente.com, vi scrivo e vi parlo da Roma.

Oggi ci occupiamo del diritto allo studio dunque. Strana parola il “diritto” parlando dello studio. Gli studenti italiani lo vedono piuttosto come un dovere! Ma iniziamo dal principio.

Dopo l’unità d’Italia, ed in particolare dal 1932 sono iniziate le attività di supporto economico (cioè aiuto economico) verso gli studenti in Italia.

Aiutare gli italiani a studiare, quindi sostenerli economicamente per garantire loro il diritto di studiare, anche se non hanno abbastanza denaro: questo è l’obiettivo fondamentale del “diritto allo studio”: rendere il diritto indipendente dalle condizioni economiche e sociali del singolo.

Tutto iniziò con la nascita della Repubblica Italiana e con l’entrata in vigore della Costituzione, che detta così le regole generali, i principi del diritto allo studio, esattamente negli articoli 33 e 34, che parlano di “scuola aperta a tutti” e di istruzione inferiore gratuita da impartirsi per almeno otto anni.

L’obbligo di frequenza e la gratuità, non riguardano invece l’istruzione superiore e quella di livello universitario.

A quei tempi si decise che l’istruzione era da considerare un servizio pubblico necessario da erogare, per poter assicurare il pieno sviluppo intellettivo della persona anche rispetto alla condizione di partenza, potenzialmente sfavorevole, di qualcuno con insufficienti risorse finanziarie.

La Costituzione Italiana, all’art. 3 , recita infatti, tra l’altro, che:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Nel periodo successivo all’obbligo scolastico e anche dopo quello universitario, il cittadino ha la libertà di intraprendere studi a suo piacimento, e lo Stato deve garantirgli parità di accesso, attraverso l’erogazione di borse di studio che possono riscuotere coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici.

C’è sempre la possibilità per gli studenti più facoltosi di spacciarsi per indigenti, ma i controlli sono molto accurati e difficilmente si riesce a farla franca: pena multe molto Salate. Conviene dichiarare il vero, suffragando le proprie dichiarazioni con documenti credibili; scusate se insisto. Benché siano praticabili alcune scappatoie (diciamo furbate) che permettono di risparmiare. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

La normativa comunque cerca sempre di prevenire e impedire che questo accada. Altrimenti poi nascono problemi di giustizia sociale ed anche possibili conflitti sociali che occorre dirimere. Meglio prevenire dunque.

Compito prioritario della Repubblica è occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini ed i gradi che possano garantire questo diritto.

Il diritto di accedere e di usufruire delle prestazioni, che l’organizzazione scolastica è chiamata a fornire, parte dagli asili nido e si estende sino alle università.

Lo Stato deve però garantire agli enti di istruzione non statali la piena libertà di istituire scuole ed istituti di educazione, senza però oneri per lo Stato. Ad ogni modo, ai loro alunni deve essere garantito un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

Questo senza però oneri per lo Stato, come è declinato dalla normativa. È bene chiarirlo. Ciò non vuol dire che lo Stato non possa intervenire a favore degli istituti privati; ma che nessun istituto privato potrà esigere di avere aiuti da parte dello Stato.

Questo è quanto prevede la Costituzione italiana, ma successivamente sono seguite una serie di leggi e decreti che resero effettiva l’applicazione dei principi dettati dalla Costituzione.

Si è trattato quindi di adempiere agli obblighi derivanti da tali principi attraverso delle leggi.

Riguardo all’istruzione superiore ed universitaria, come agevolazioni si parla di borse di studio, di alloggi per studenti, mense, sussidi straordinari, ma anche orientamento alla formazione, prestiti agevolati, aule di studio, spazi culturali e ricreativi o anche sportivi a disposizione degli studenti (cioè di cui gli studenti possono disporre), il tutto erogato da particolari enti per garantire il diritto allo studio.

Tali enti competono alle Regioni italiane. Sono di loro competenza.

Normalmente gli studenti che intendono avvalersi di queste e di altre prestazioni sociali agevolate, dovranno fare una dichiarazione dei redditi, con la quale si assumono le responsabilità delle loro dichiarazioni. Naturalmente è compito degli stessi studenti adoperarsi al fine di presentare queste dichiarazioni nei tempi consentiti.

Spesso anche le università comunque erogano questi servizi.

Frequentare l’università comporta il pagamento di una tassa, ma sono previste esenzioni totali o parziali delle tasse universitarie per chi ha bisogno. Persino istituzioni religiose o private possono erogare servizi di questo tipo.

Anche il governo italiano può erogare borse di studio universitarie e fare finanziamenti per l’edilizia universitaria. Vengono, a questo fine, stanziate risorse ad hoc dal governo italiano.

Esiste infatti un “fondo per il diritto allo studio”, che è erogato dal Ministero dell’Università e della Ricerca alle Regioni, le quali possono anche aumentare tale disponibilità economica attraverso dei fondi regionali.

Ad esempio è possibile erogare contributi da liquidare agli studenti più bisognosi per l’acquisto di libri scolatici.

Nelle università italiane (anche dette “atenei”), per poter garantire il diritto allo studio, lo Stato prevede una quota massima di iscrizione, una soglia che non si può superare riguardo alle tasse di iscrizione.

Queste tasse variano a seconda del reddito, quindi a seconda della ricchezza delle famiglie, e i più ricchi pagano poco più di € 2000. Non è tantissimo in fondo e lo Stato non si arricchisce, non sbanca di certo con i soldi delle iscrizioni all’università.

Di sicuro non c’è bisogno di contrarre un mutuo per iscriversi all’università. Chi non è d’accordo con me significa che evade le tasse. Non sei d’accordo? Sei un evasore!

Adesso sono persino querelabile. Qualcuno potrebbe farmi una querela. Ma io non ho fatto nomi, quindi nessuno può querelarmi. Poi insomma non è obbligatorio fare l’università. I più ricchi possono anche vagliare l’ipotesi di vivere di rendita senza lavorare. Ma anche pagare duemila euro non cagionerà alle persone più ricche grossi danni. È giusto che la quota di iscrizione sia commisurata con la propria ricchezza. Non è vero? Molti non sono d’accordo però con questa mia affermazione. Pazienza.

Tali pagamenti vanno eseguiti ovviamente entro un certo periodo di tempo, almeno prima che l’anno accademico volga al termine.

Per le fasce meno agiate ci sono esenzioni e riduzioni. Ma per dimostrare di essere poveri bisogna suffragare l’iscrizione con una dichiarazione dei redditi, per dimostrare la propria indigenza. Altrimenti la richiesta di esenzione sarà cassata.

Non tutti i corsi di laurea sono uguali però all’università.

Ci sono dei corsi a numero chiuso e altri a numero aperto. Se il numero è chiuso, questo implica che l’iscrizione a tali corsi è subordinata al superamento di un esame di ammissione, che può essere articolato in prove scritte e/o orali, ma anche della carriera pregressa, cioè degli studi e delle valutazioni conseguite negli anni precedenti all’università.

Il voto complessivo a questi esami può quindi tener conto dell’esito dell’esame di maturità o di qualche altra laurea precedentemente conseguita.

Inoltre i singoli atenei possono stabilire dei requisiti per l’accesso ad un determinato corso, come un punteggio minimo del voto di maturità.

Perché questo? Semplice, per avere corsi di laurea di maggiore qualità perché frequentate da meno studenti e perché gli studenti saranno dei lavoratori in futuro, e potrebbe non esserci abbastanza posti di lavoro rispetto al numero degli studenti.
Si tratta quindi di garantire a tutti la possibilità di avere un lavoro e un reddito abbastanza adeguato. Troppa offerta di lavoro fa infatti abbassare la remunerazione. Logico no? Non c’è bisogno di commissionare un’indagine ad hoc per arrivare a questa conclusione.

Per quanto riguarda il diritto allo studio dei lavoratori, qualche anno fa presso molti comuni italiani esistevano corsi serali di istruzione predisposti proprio per la tipica figura dello studente-lavoratore.

Poi è stato introdotto il cosiddetto “statuto dei lavoratori”, una legge del 1970, che introdusse il diritto per tali persone, a poter studiare e lavorare nello stesso tempo. Questo ha significato l’introduzione di una flessibilità nell’orario di lavoro, in mdo tale che queste persone potevano frequentare corsi scolastici, o anche il diritto a permessi per il giorno dell’esame, o l’esonero dal lavoro straordinario.

Questi permessi erano fruibili anche per corsi non strettamente legati all’attività lavorativa, come il conseguimento di un diploma o di una laurea. Tale legge prevedeva 150 ore all’anno di permessi retribuiti. Questo diritto a fruire di 150 ore, inizialmente previsto solo per il settore privato, venne esteso nel 1988 al pubblico impiego.

Come si determina il contingente dei beneficiari di questo diritto?

In ogni provincia il personale avente diritto alla fruizione dei permessi studio non può superare complessivamente (tra tutti coloro che presentano la domanda) il 3% del personale in servizio all’inizio dell’anno scolastico e l’arrotondamento è previsto all’unità superiore. Quindi il 3,1 per cento diventa il 4%.

Dal 2000 poi è possibile usufruire dei “congedi per la formazione”. Quindi non solo delle ore di permessi retribuiti regolarmente, ma anche la possibilità di un periodo formativo non retribuito, durante il quale il lavoratore può assentarsi dal posto di lavoro, non ricevendo retribuzione e conservando però il posto di lavoro.

Riguardo alle persone con handicap, possiamo certamente dire che per queste persone resta ancora disatteso in Italia il diritto allo studio per gli alunni e studenti che hanno disabilità. Fortunatamente ci sono anche molte associazioni che promuovono tale diritto in modo che sia effettivamente fruibile da tutti, e non solo per alcuni studenti.

Tutti hanno bisogno di investire sul proprio futuro.

La giustizia e l’onestà qualificano una società democratica.

Le meraviglie di Roma: la bocca della verità

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.

Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.

Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.

Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.

Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.

Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.

Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.

Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.

Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.

Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.

Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.

Prendo l’occasione al volo per fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noi a iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.

Checché se ne dica riguardo all’apprendimento delle lingue, imparare l’italiano con Italiano Semplicemente è come andare a nozze.

Si impara mentre si fanno altre cose.

Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.

Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.

Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.

Che sarà mai.

La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.

Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderare in quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti.
È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.

Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.

Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzo e raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.

Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.

Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.

Qualora foste interessati ad apprendere l’italiano prendete questa occasione al volo, e sareste al posto giusto.

Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.

Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.

Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.

Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.

Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.

Mi piacerebbe scoprirlo.

Guai a me? No, ne sono sicura!

Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.

Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.

Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.

Poveri loro!

La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.

Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.

Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.

La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!

Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.

Ma perché fecero questo?

Perché hanno fatto questa messa in scena ?

É proprio qui l’astuzia della donna!

Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.

La donna aveva detto la verità!

Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cui la mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.

Ecco la fine della leggenda.

Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.

A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.

Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!

Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.

Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.

Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.

Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.

Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.

Un abbraccio e a presto.

Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.

La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.

Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.

Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.

Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.

E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.

Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.

La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!

Le particelle: Ci, ce, gli, ce, lo, li, si – alla fine dei verbi

Audio

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com io sono Giovanni ed oggi siamo qui per fare un esercizio particolare: sarà essenzialmente un esercizio di ripetizione e di domande e risposte. Ricordatevi sempre della regola n. 6 per imparare l’italiano: l’importanza delle domande e risposte.

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L’argomento è utilizzare: ce, si, ci lo, la, gli, ne eccetera. Lo abbiamo fatto altre volte, intendo parlare di queste particelle.

Oggi però mi interessa soprattutto quando inseriamo queste particelle e pronomi alla fine del verbo per riferirci a qualcosa. Senza dare troppe spiegazioni, passiamo subito alla pratica, come si compete a chi rispetta le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Io dunque dirò una frase normale, una frase per esteso, parlando di qualcosa (non importa cosa) mentre voi dovete dire la stessa frase dando per scontato la cosa di cui parliamo. Capita spessissimo in una conversazione di riferirsi alla cosa di cui parliamo non attraverso il suo nome ma usando una di quelle particelle alla fine, attaccandole al verbo.

Non si tratta di vere domande, in realtà, ma di due tipi di frasi diverse, ma l’importante è far lavorare il cervello.

Ad esempio se io dico “mangiare la mela” voi dovete dire “mangiarla“. “La” mela, quindi: mangiarla. “La” va alla fine del verbo.

Ad esempio in una frase posso dire: ecco la mela ma non mangiarla tutta. Non posso dire: ecco la mela ma non devi mangiare tutta la mela; per non ripetere “la mela” dico semplicemente: non devi mangiarla.

Se invece io dico “mangiare uno spicchio di mela” voi dite: “mangiarne uno spicchio“.

Se dico: “Noi ci mangiamo un po’ di mele” voi dite: “mangiamone un po’” (oppure mangiamocene un po’)

Mangiamone o mangiamocene: in questo caso è più difficile perché ho messo insieme sia la persona che compie l’azione (noi) che la mela (usiamo ne perché è una parte della mela): Posso anche dire:

  • mangiamoci un po’ di mela (la mela la scrivo)

Se invece dico “ce la mangiano noi la mela” voi dite: “mangiamocela“, oppure mangiamola (Ce anche in questo caso è facoltativo, anche nella domanda).

Tutti chiaro? Usate ce, ne, ci, lo, gli eccetera a seconda della frase.

Ho notato che si tratta di un ostacolo difficile anche per gli stranieri più bravi.

Allora un gioco di questo tipo può aiutare.

Iniziamo:

Noi dobbiamo ricordare quelle ragazze.

Voi rispondete senza nominare la parola “ragazze” (che prevede l’articolo le) e senza di dire “noi” ma facendo riferimento a noi ed alle ragazze alla fine del verbo:

Ricordiamocele, oppure Dobbiamo ricordarcele. Ce le dobbiamo ricordare (che è la stessa cosa).

È importante questo esercizio perché bisogna saper distinguere le cose tra loro, a seconda ad esempio che siano divisibili o meno, o altre regole che è inutile spiegare perché quello che conta è praticare e ripetere come vi dico sempre. Tutto verrà in automatico.

Bene continuiamo. Vi darò il tempo per rispondere e poi rispondo io.

Prendi la penna: Prendila.

Prendi la penna per me: prendimela

Prendete la penna per voi: prendetevela

Andiamo a Roma: andiamoci

Andate a Roma: andateci

Mordi la mela: mordila

Mangia una parte della mela: mangiane una parte

Scrivi una storia: scrivila

Scrivi una parte della storia: scrivine una parte

Scriviamo il libro insieme: scriviamolo insieme, scriviamocelo insieme

Spedisci una e-mail a Giovanni: Spediscigli una e-mail, spediscigliela

Raccomanda quel ristorante a Maria: Raccomandale quel ristorante, raccomandaglielo.

Spedisci la cartolina: spediscila

Spedisci a noi una cartolina: spediscici una cartolina. Spediscicela. 

Manda i saluti: mandali

Manda i saluti a lui: mandagli i saluti, mandaglieli

Chiedi un bacio a Giovanna: chiedilo a Giovanna, chiediglielo

Dammi i soldi: dammeli

Alcune persone si mangiano le unghie. Non è normale (in questo caso dovete usare “si” alla fine del verbo mangiare): non è normale mangiarsi le unghie. Alcune persone lo fanno.

Attenzione con la terza persona:

Mario deve dare i soldi a noi: Mario deve darceli, ce li deve dare, ce li dia.

Mario deve dare i soldi a te: Mario deve darteli, te li deve dare, te li dia.

Mario deve dare i soldi a Maria: Mario deve darglieli, glieli deve dare, glieli dia

Mario deve dare i soldi a me: Deve darmeli, me li devi dare, me li dia!

Fate i compiti: fateli.

Fai i compiti: falli

Alcuni si fanno dei problemi a parlare in pubblico. E’ segno di poca esperienza. (usare “si”: Farsi dei problemi a parlare in pubblico è segno di poca esperienza.

Devi farti carico di quel lavoro: fatti carico di quel lavoro, fattene carico.

Mangia tutto il cibo: mangialo tutto!

Responsabilizza tuo figlio: responsabilizzalo.

Attenti sempre alla terza persona:

Quella madre deve responsabilizzare il figlio: che lo responsabilizzi, che responsabilizzi suo figlio (con la terza persona non posso mettere lo alla fine).

Dovrei andare sul sito: dovrei andarci.

Andiamo via da qui: andiamocene.

Noi ci occupiamo di loro: occupiamocene.

Devi ritrovare la pazienza: ritrovala.
Ci devi riprovare: riprovaci

Voi vi occupate di lui: occupatevene.

Siete voi che dovete occuparvi di lui: occupatevene voi!

Sono io che mi occupo di lei: me ne occupo io.

Devi occuparti di lei: occupatene tu!

Devo fare la pasta al dente: devo farla al dente. Che la facciano al dente.

Dillo a lui: diglielo.

È lui che si deve occupare di lei: se ne occupi lui. Se ne deve occupare lui, deve occuparsene lui.

Occorre che qualcuno si occupi del problema: Qualcuno se ne deve occupare. Occorre occuparsene.

Mettiamo il sale sulla pasta: mettiamocelo sopra.

Attenzione questa è più difficile:

Dovete aver cura di questa cosa: dovete averne cura, abbiatene cura

Difficile?

Proviamo le ultime volte:

Andate via: andatevene

Vogliamo parlare di questa cosa? Vogliamo parlarne? Parliamone.

Mettiamo il pantalone nell’armadio: mettiamolo nell’armadio. Mettiamocelo.

Devi ridare la fiducia a noi: ridacci la fiducia, ridaccela

Bene amici spero vi sia piaciuto questo episodio. Grazie a tutti dell’ascolto. Spero ce l’abbiate fatta.

Per chi è interessato e vuole approfondire la pronuncia, tutti i giovedì facciamo questi esercizi nel gruppo Whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente. Fate richiesta di adesione e saremo felici di avervi tra noi. E’ possibile aderire anche se si rappresenta una scuola o un istituto dove si studia italiano.

Ciao a tutti da Giovanni.

Il mate (ripassiamo 30 espressioni idiomatiche)

Audio

Trascrizioni

Giovanni: Buon giorno ragazzi.

Nell’episodio di oggi ripassiamo qualche espressione italiana e lo facciamo parlando del MATE, una tipica bevanda argentina. È molto diffusa anche in Paraguay, in Uruguay e in Brasile.

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Questo episodio è un modo per ringraziare tutte le persone argentine che hanno fatto una donazione a favore di italiano semplicemente. Non sarò solo oggi a parlare. Ho una sorpresa per voi. Mi farà compagnia un argentino, un vero argentino, Javier. Lui meglio di me potrà pronunciare le parole più tecniche.

Di tanto in tanto io e Javier in questa puntata di italiano semplicemente utilizzeremo una espressione tipica italiana (lo faremo 30 volte) e inserirò ogni volta un collegamento ipertestuale (cioè un link) nell’articolo per chi abbia voglia di leggere o ascoltare la spiegazione delle singole espressioni.

Inoltre vedremo alcuni termini e verbi molto particolari.

E lo faremo finché non sarete stanchi, finché non starete alla frutta. Questa è la prima delle trenta espressioni che ripassiamo oggi. Le riconoscete per via del link nella trascrizione.

Il mate dunque è una tradizionale bevanda argentina. Si tratta di un infuso. Un infuso è appunto una bevanda, e significa versato sopra, versato dentro o immerso in un liquido. Anche il tè e la camomilla sono due infusi ed esempio, i più diffusi in Italia.

Il mate fa parte quindi della tradizione argentina. Ma perché si chiama così?

Curioso che la più diffusa tradizionale bevanda argentina abbia un nome che in spagnolo significhi compagno. Forse perché il rituale del mate crea il clima perfetto per lunghe conversazioni e anche se soli questo è un buon compagno per le persone che vogliono semplicemente pensare o ingannare semplicemente il tempo.

Se devi stare a casa da solo tanto vale stare bene. Ho saputo che in America del sud le persone sono mediamente più felici che altrove nel mondo. Forse è merito anche del MATE.

Vediamo un po’ la preparazione: È una bevanda che si fa con le foglie secche e sminuzzate della pianta Yerba Mate, un arbusto.

Sminuzzare significa tagliare in pezzi molto piccoli, in pezzi minuti, cioè piccoli. Si comincia a tagliare e a furia di tagliare le foglie alla fine diventano quasi una polvere. Ho detto pezzi minuti. Questo aggettivo è particolare perché si usa anche per le persone, quando si descrive una persona minuta, cioè piccola, ma non bassa, piuttosto dalla piccola corporatura. Ma le cose che possono essere sminuzzate sono normalmente le erbe e le cose che si usano in cucina.

Allora come si prepara questa bevanda? Per prima cosa si raccolgono le foglie della pianta che poi vengono fatte essiccare per molte ore. In questo modo diventando foglie secche.

Essiccare significa proprio far diventare secche e il fenomeno si chiama essiccazione.

Poi le foglie secche vengono spezzettate in modo tale che possano essere utilizzate facilmente per preparare l’infuso.

Infine queste foglie, sminuzzate cioè spezzettate, si sottopongono ad una lieve torrefazione che le rende maggiormente aromatiche.

La torrefazione, anche detta tostatura è un processo di arrostimento, che sottopone qualcosa, come delle foglie, ad elevata temperatura, in maniera tale da disidratarle, cioè togliere l’acqua. Potremmo dire asciugare le foglie fino all’essiccatura.

La torrefazione è un processo utilizzato anche per la preparazione del tabacco (in quei caso si fa per diminuirne il contenuto di nicotina).

Preparare la yerba mate nella gran parte delle case argentine è un vero e proprio rito, un po’ come da noi in Italia preparare il caffè. Un momento di piacere da trascorrere in compagnia. Cosa meglio del MATE come compagno? Il nome parla da solo in effetti.

Javier: La Yerba si usa, cioè si beve in due modi diversi. Possiamo quindi optare per due diverse possibilità di preparazione:

1) Mettere le foglie secche (1 cucchiaio per ogni tazza) in un contenitore e lasciare le foglie secche in infusione per alcuni minuti in acqua bollente. Lasciare in infusione significa lasciare immerse nell’acqua, in modo che l’acqua si impregni del sapore delle foglie. Poi si deve fíltrare (lo stesso procedimento che si usa per fare il tè). Si usa ovviamente un filtro. E questo è il modo di preparare il “Mate Cocido”.

2) La yerba mate si mette in un apposito contenitore chiamato “mate”, come la bevanda. C’è una cannuccia apposita chiamata bombilla dalla quale sorseggiare con calma la bevanda calda senza necessità prima di filtrarla. Sorseggiare significa bere un sorso alla volta, e sorseggiare si usa per indicare il piacere che si prova quando si assapora qualcosa. Infatti quando non si vuole sentire il sapore di una bevanda perché ad esempio non ci piace allora o non la beviamo, oppure la beviamo molto velocemente, senza sorseggiarla, senza assaporarla quindi.

Questa seconda modalità di preparazione é la forma piu utilizzata ed é il mate propriamente detto.

La Yerba mate ha un sapore amaro e un odore molto caratteristico. Il suo gusto è accostabile a un piatto dolce, tanto quanto ad uno salato.

Il suo gusto è accostabile, cioè si accosta bene, si sposa bene sia con piatti dolci che salati.

Giovanni: Evidentemente non c’è quindi un piatto ideale, un piatto per cui possiamo dire che è la morte sua, che si sposa cioè perfettamente con il mate.
Si dice che questa bevanda abbia enormi benefici energetici e stimolanti. Javier che ne pensi? Cosa serve per fare la Yerba Mate?

Javier: Per la preparazione del mate bisogna avere a disposizione:
• un mate, come abbiamo detto prima, ovvero un apposito recipiente realizzato con una zucca, oppure può essere di metallo, di ceramica o di legno, ed il mate viene usato sia per preparare l’infuso, sia per berlo. Quando si compra un mate nuovo è necessario che venga “curato“, o “trattato” prima di essere utilizzato onde evitare odori indesiderati della bevanda.

Per curare il mate bisogna riempirlo di erba, versarvi acqua calda e lasciarlo in infusione per una intera giornata. Il giorno successivo si svuota il mate e si ripete il procedimento; la stessa cosa va fatta molti giorni, meglio se per una settimana di fila. In questo modo il mate si impregna del sapore dell’erba ed elimina sapori estranei.

Il mate si impregna cioè assorbe il sapore dell’erba e quindi prende il suo sapore.

• un altro elemento necessario è poi la “bombilla”, cioè si è detto una specie di cannuccia di metallo che da un lato ha l’imboccatura, (dal lato che va in bocca) e dal lato opposto c’è un filtro per impedire alle foglie di erba mate di entrare nella cannuccia stessa.

Il filtro può essere costituito semplicemente da una chiusura bucherellata, cioè piena di buchi, di piccoli buchi. Notate che una cosa bucata ha un solo buco, ragion per cui se una cosa ha invece molti piccoli buchi si dice che è bucherellata e non bucata.

• ovviamente abbiamo bisogno dell’yerba mate può essere preparata “con palo” (con il picciolo) o “sin palo” (senza picciolo). Il picciolo è la parte della pianta che unisce la foglia alla pianta stessa. Esiste anche il picciolo della mela, della pera, delle ciliegie e in generale per la frutta. Ma evidentemente possiamo parlare anche del picciolo per le foglie.

Ebbene, l’erba con palo ha un sapore più deciso e più amaro; l’erba sin palo ha un sapore invece più morbido. Evidentemente questo picciolo ha un sapore amaro.

• serve anche un recipiente dove scaldare l’acqua, cioé quella che in Argentina ai chiama la “Pava”. (In Italia useremmo una banale pentola).

•poi si usa anche un contenitore termico, per mantenere calda l’infuso per tutta la durata della mateada (cioè la bevuta del mate).

Una curiosità, esiste il verbo “Cevar”. “Cevar Mate

Cebar mate è l’espressione tipica che significa “preparare il mate e servirlo”; si tratta di un vero e proprio rito, una tradizione ed è una procedura guidata dal cebador.
Dopo essere stato riempito d’erba, il mate viene tappato con la mano. Si mette la mano sopra quindi e poi viene agitato il mate e capovolto, a testa in giù. In questo modo sul palmo della mano con cui viene tappato si deposita della polvere che va eliminata. Questa è una cosa molto interessante.

Poi vi viene versata sopra l’acqua calda, ma attenzione perché l’acqua non deve mai bollire. L’acqua va versata poi sempre nello stesso punto, in modo da inumidire solo una parte delle foglie di mate e lasciarne asciutta un’altra parte.

Nel punto in cui si è versata l’acqua si inserisce la bombilla, che non andrà mai spostata in seguito.

Giovanni: Bene, un procedimento non troppo facile mi sembra. Io mi incasinerei facilmente. E comunque meglio spiegare tutte le istruzioni attentamente, non sia mai alcuni argentini si lamentino per come abbiamo spiegato la preparazione. Cercherò di farlo senza meno.  Con l’aiuto di Javier.

Javier: Il cebador comunque beve per primo il mate, aspirando l’infuso con la bombilla fino ad esaurirlo e provocare anche il tipico rumore che fa una cannuccia quando finisce il liquido aspirato.

Giovanni: Evidentemente questo non è giudicato come sbagliato, non rappresenta una cosa che non si fa perché è maleducazione. In Italia infatti sin da piccoli ci insegnano che fare rumore succhiando con la cannuccia è una cosa che non va fatta perché è indice di maleducazione. Ma del resto ogni paese ha la sua cultura, bisogna prenderne atto senza giudicare.

Javier: A questo punto, una volta che il cebador ha bevuto si aggiunge altra acqua e il cebador passa il mate a chi è seduto alla sua sinistra che lo beve a sua volta fino in fondo e lo restuisce al cebador, che aggiunge altra acqua e lo passa al secondo invitato, poi al terzo, e cosí via.
Si continua così facendo circolare il mate anche per ore.

Le foglie inizialmente lasciate asciutte sono una specie di riserva: quando le prime foglie sono ormai esaurite, si bagnano le seconde per continuare la mateada e il cebador potrà anche spostare la bombilla nel nuovo punto di infusione. Alla fine la yerba mate sarà interamente sfruttata: si tratta ormai di mate lavado (“cioè di mate lavato, slavato”).

Giovanni: ma il mate è amaro o dolce Javier?

Javier: Il mate si puo bere sia amaro che dolce, aggiungendo ovviamente zucchero all’acqua o direttamente nel recipiente.

Giovanni: ah ottimo!

Grazie Javier di aver soddisfatto questa mia curiosità. Javier è un membro dell’associazione italiano semplicemente e solo grazie a lui è stato possibile realizzare questa puntata speciale. Avete sentito che Javier parla molto bene l’italiano.

Adesso però la mia curiosità è aumentata e dovrò chiedere assolutamente a qualche argentino di farmi assaggiare questo mate. Lo farò non appena me ne capiterà uno a tiro. Javier se n’è già andato purtroppo!

Tra l’altro mi é venuto un desiderio esagerato anche di prepararlo oltre che di assaggiarlo!

Ci proverò a cercare qualcuno che me lo faccia assaggiare, almeno. Tentar non nuoce. Male che va proverò a prepararlo da solo acquistando il mate personalmente sperando che il prodotto finale non lasci a desiderare. Al che io diventerò molto triste, in questo caso, e la qualità degli episodi di italiano semplicemente peggiorerà di conseguenza, con buona pace dei visitatori stranieri che vogliono imparare l’italiano. Ed allora, a quel punto, qualcuno forse mi regalerà il mate di migliore qualità. Speriamo!

Forse qualcuno mi dirà che ci vuole una certa faccia di bronzo per chiedere dei regali, ma questo era l’unico modo di usare questa espressione. Comunque stavo scherzando, infatti credo che assaggerò il mate quando andrò in Argentina un giorno: Vuoi mettere? Sarà tutta un’altra emozione.

Bene, siamo al capolinea di questo episodio. Spero vi sia risultato utile.

Almeno ora, voi come me, conoscete vita, morte e miracoli del MATE.

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Tutti i modi per nascondere la verità – 2^ parte

Audio a bassa ed alta velocità

E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

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Trascrizione

Eccoci alla seconda parte di “come nascondere la verità”. Abbiamo già visto molti termini e alcuni verbi da usare quando si vuole nascondere la verità ognuno con le sue specifiche caratteristiche.

Non volevo che l’episodio fosse troppo lungo per non annoiarvi, quindi ho suddiviso l’episodio in due parti e questa è appunto la seconda parte.

Vi invito ad ascoltare la prima parte dell’episodio, interessante anche perché è stato registrato in due velocità.

omertà
Non vedo, non sento, non parlo

 

La prima parte la possiamo anche rappresentare graficamente, con una immagine, quello che si chiama uno “schema a blocchi”, e credo che questo schema può essere molto utile per tutti per creare una mappa mentale, per rappresentare nella propria mente, in un modo veloce e schematico, tutto ciò che è stato detto nella prima parte dell’episodio. Vi invito a dare un’occhiata sul sito, nella trascrizione del file audio che state ascoltando e grazie a Maja, una ragazza polacca, che l’ha realizzato per tutti noi. E’ una cosa che potremmo fare anche altre volte se vi fa piacere.

maja immagine mappa mentale nascondere la verità1.jpg
Figura 1: Come nascondere la verità (1^ parte)

 

Adesso vediamo quindi altri modi interessanti che si usano molto in senso figurato, per esprimere il nascondimento della verità.

Un verbo è “Coprire” che è un verbo semplice, dai mille utilizzi, e che può essere usato anche nel senso di nascondere la verità. Il significato proprio del verbo coprire è quello di mettere qualcosa (un oggetto) sopra o davanti ad un’altra (un altro oggetto), ed in questo modo si copre quest’oggetto. Ad esempio la tovaglia copre il tavolo. Posso quindi coprire per nascondere una cosa allo sguardo altrui, collocando un oggetto sopra di essa, talvolta per migliorarne l’aspetto o la funzionalità. Poi c’è il senso figurato di coprire. In senso figurato equivale a Celare, occultare e dissimulare, di cui abbiamo discusso nella prima parte dell’episodio.

Posso coprire i misfatti di un amico, il che significa che se ho un amico che ha fatto qualcosa di sbagliato, posso decidere di aiutarlo, occultando o minimizzando le sue colpe e le sue responsabilità. Lo faccio perché sono un suo amico. Per questo motivo sono disposto a coprire i suoi misfatti, per questo motivo sono disposto a coprirlo; si dice anche così: coprire una persona, affinché sia riparata dalle accuse.

Anche al lavoro, il direttore o un dirigente può decidere di coprire i suoi dipendenti. Anche se questi sono colpevoli perché hanno sbagliato qualcosa, il loro capo li difende, li copre, è disposto a nascondere la verità coprendoli, si intende coprendoli dalle accuse. Coprire qualcuno significa quindi difendere qualcuno, ma attenzione perché si usa molto anche nei delitti, o nelle rapine, negli omicidi, insomma negli atti criminali. In questi casi ci sono solitamente due persone, di cui una commette l’atto illecito (ad esempio fa una rapina in una banca) e l’altra, che gli fa da “spalla”, lo copre, cioè controlla che non arrivi nessuno, controlla la situazione fuori dalla banca e avvisa il suo complice nel caso arrivasse la polizia o accadesse qualcosa di sospetto, qualcosa di cui preoccuparsi. Anche questo è coprire una persona.

Coprire non ha un’accezione necessariamente negativa però, anzi il più delle volte la copertura è una difesa amichevole, un atto di amicizia. Però l’obiettivo della copertura è comunque quello di nascondere la verità. Con la copertura si impedisce che qualcosa venga visto.

Un particolare modo di coprire è quello di coprire con la sabbia: insabbiare.

Insabbiare significa letteralmente “nascondere sotto la sabbia”, ma figurativamente si usa spesso nella politica e a livello giornalistico. Spessissimo potete leggere sui giornali che sono stati insabbiati dei risultati di indagini, delle verità che emergono in generale. Quindi anche dei risultati di inchieste pericolose.

Quando si decide di insabbiare qualcosa, è perché questo qualcosa può dar fastidio a qualcuno di molto potente, un uomo politico eccetera. Quindi se ci sono forti interessi, facilmente si può insabbiare una indagine o una inchiesta che può danneggiare qualche potente della terra.

Il verbo insabbiare è molto giornalistico e su Google news se volete troverete molti articoli in cui si parla di insabbiamento di verità scottanti. Troverete insabbiamenti di omicidi, insabbiamenti di informazioni militari e di crimini.

Tanto è negativo il termine, che dove c’è insabbiamento c’è spesso quella che si chiama omertà. La parola insabbiamento ed il verbo insabbiare spesso si usano insieme alla parola omertà, che non è un verbo ma è un sostantivo femminile.

La parola omertà deriva da uomo. Ma cos’è l’omertà e cosa ha a che fare con l’uomo?

Dunque, l’omertà la possiamo descrivere come una forma di solidarietà tra alcune persone, una solidarietà tra uomini, intesi come esseri umani. Quindi tali esseri umani cosa fanno? Si tratta di uomini che tacciono, che nascondono la verità al fine di coprire comportamenti disonesti di alcuni. Questa è la caratteristica dell’omertà: una solidarietà tra uomini per coprire malefatte.

Dove avviene un insabbiamento della verità, questo difficilmente viene condotto da una sola persona. Generalmente è condotto da più persone che tra loro sono solidali, persone che hanno deciso, insieme, di insabbiare, di nascondere una verità che può far male a qualcuno. Quindi queste persone nascondono delle verità che potrebbero essere utili alle indagini della polizia.

Si dice che tra queste persone c’è omertà, e si dice che queste persone sono persone omertose e che si comportano in modo omertoso. E’ un termine tipico degli ambienti criminali. Molto usato nella stampa e dai media. L’omertà è solitamente condivisa tra persone che hanno interessi in comune: – io copro te e tu copri me – ma spesso però c’è omertà solo per paura.

Le persone normali, anche se non sono criminali, se hanno visto o sentito qualcosa, spesso però non parlano con la polizia e con i giornali, nascondono quindi la verità per paura di essere puniti per questo. Ad ogni modo, complici o non complici, non è certamente un bel complimento essere chiamati persone omertose.

La parola omertà è quindi una parola offensiva se usata contro qualcuno. La versione non offensiva è la parola riserbo: Il riserbo è la tendenza a tacere o a non rivelare qualcosa, per prudenza o semplicemente per carattere. Ci sono persone particolarmente “riservate” che quindi si distinguono dalle altre per il loro riserbo. Queste persone hanno, quando parlano, la massima discrezione e cautela. Sono molto attente a non dire cose compromettenti.

Avere discrezione e essere persone discrete significa quindi avere riserbo (con la penultima lettera che è una “b”: riserbo, e non la “v”, come riservate), e il riserbo non è, come l’omertà, una caratteristica negativa. La discrezione, il riserbo sono invece degli atteggiamenti, dei modi di essere, giudicati invece delle qualità.

Se io ti dico, ti racconto, ti rivelo un mio segreto, una cosa che non voglio che altri sappiano, posso raccomandarmi con te e dirti:

Mi raccomando il massimo riserbo! Riserbo assoluto!

Il che è come dire:

Mi raccomando, occorre discrezione!

Mi raccomando, non lo dire a nessuno.

Nessuno quindi dice: mi raccomando, devi essere omertoso, ci vuole omertà! E questo perché l’omertà è citata solamente quando si nascondono cose delittuose compiute generalmente da più persone insieme, da una organizzazione criminale. Se io ti rivelo un segreto non si può parlare di omertà quindi, parlo invece di riserbo, di discrezione, di riservatezza

Tutte però sono caratteristiche delle persone: l’omertà, la discrezione, il riserbo, la riservatezza.

A livello giornalistico si sente spesso la frase “uscire dal riserbo“, che significa smettere di nascondere qualcosa.

Chi esce dal riserbo decide di rivelare, decide di dire ciò che finora aveva nascosto: una notizia qualsiasi. Basta nascondere la verità: usciamo dal riserbo!

La parola riserbo è molto simile a riservatezza, infatti entrambi i termini si usano per le cose riservate, le cose cioè che non si devono conoscere, che devono restare private, segrete. Sia la riservatezza che il riserbo sono caratteristiche delle persone. La riservatezza è molto più utilizzata come qualità personale, mentre riserbo si usa molto di più quando si ha una cosa in particolare che occorre tenere nascosta.

Bene. Abbiamo prima parlato del verbo insabbiare. Molto simile ad insabbiare è eclissare.

Eclissare viene da eclissi. L’eclissi (o eclisse) è quel fenomeno naturale che si ha quando una stella, un astro, viene coperto, viene occultato, viene nascosto, viene celato da qualcosa come la luna ad esempio: se il sole viene coperto dalla luna ho una eclisse. Quindi l’eclisse nasconde il sole.

In senso figurato si usa spesso dire “eclissare la verità“, nel senso di nascondere, occultare la verità. E’ solamente un po’ più stravagante e fantasioso come termine. Si usa tra l’altro anche verso se stessi: eclissarsi, ed in questo caso significa nascondere se stessi, e non la verità.

Poi c’è spacciarsi, il penultimo verbo della lezione, che è un altro verbo usato per nascondere la verità. Spacciarsi è fingere di essere qualcun altro. Quindi se mi spaccio per mio fratello gemello sto facendo finta di essere mio fratello, ed in questo caso sto sicuramente agendo sotto mentite spoglie: per la precisione sotto le spoglie di mio fratello. E’ un verbo questo al quale abbiamo già dedicato una lezione all’interno del corso di Italiano Professionale. Pertanto rimando i visitatori, se vogliono approfondire, a dare un’occhiata al verbo spacciare e alla sua versione riflessiva “spacciarsi”. Metto il link all’interno dell’articolo.

Ricapitolando quindi, in questa seconda parte abbiamo descritto l’omertà, una forma di solidarietà tra uomini finalizzata al nascondimento di atti criminali o comunque illeciti. Il verbo coprire, molto generico, la riservatezza come caratteristica personale ed il riserbo, molto usato quando si presenta la necessità di nascondere qualcosa di riservato. Poi abbiamo visto il verbo insabbiare ed eclissare. Il primo molto usato in contesti in cui si commettono atti illeciti, il secondo più fantasioso ma anch’esso usato a volte associato alla verità.

Voglio terminare la lezione col verbo “contraffare”. È un altro verbo che spesso viene legato alla verità. Infatti l’uso più comune di questo verbo è quello legato ai prodotti che si vendono sul mercato: le merci contraffatte. Quindi i prodotti contraffatti sono tutti quei prodotti, in vendita sul mercato, che sono prodotti al fine di spacciarlo per l’originale.

La verità che viene nascosta in questo caso è quella legata al prodotto. Non si tratta del prodotto originale, ma si tratta di merce contraffatta. Si tratta di merce falsa, non originale. Moltissime cose si possono contraffare: un marchio può essere contraffatto, come i marchi di moda, producendo magliette, pantaloni, merce che viene spacciata per originale ma invece è solamente merce contraffatta. Si possono contraffare schede elettorali, anche una foto si può contraffare. Una patente di guida, un passaporto possono essere contraffatti. Insomma è molto simile a falsificare come verbo. E la verità, anche la verità può essere contraffatta: quando si contraffà la verità, si modifica, si falsifica la verità. Il verbo si usa quando, anche qui, si fa qualcosa di illecito. Significa quindi falsificare, trasformare, ritoccare, alterare, manipolare, per ottenere qualcosa di poco lecito.

Adesso facciamo il consueto esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, attenti alle doppie. Uno, due, tre, via!

Coprire la verità

Insabbiare un crimine

Omertà

Atteggiamento omertoso

Riserbo

Massimo riserbo, mi raccomando!

Eclissare la verità

Spacciarsi per qualcun altro

 

Riservatezza

Contraffare

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Fatevi sentire, vi aspetto.

Ciao