569 Non me ne volere

Non me ne volere

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Trascrizione

Trascrizione a cura di Lejla e Bogusia, membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Giovanni:

Buongiorno ragazzi, come state? Allora visto che sto facendo una bella passeggiata sulla spiaggia, potrebbe essere una buona idea, spiegare un’espressione, una locuzione italiana abbastanza in uso.

Non fa parte esattamente del linguaggio colloquiale, quindi del linguaggio di tutti i giorni.

È un linguaggio un po’ meno informale, ma si può usare anche nei contesti puramente formali. Diciamo che sta in mezzo tra il linguaggio formale e quello informale.

L’espressione, la locuzione in questione è volerne a qualcuno o più usata ancora non volerne a qualcuno.

Come si usa questa espressione? Si usa in questo modo:

non me ne volere.

Tu non me ne volere

io non te ne voglio

tu non me ne vuoi.

Non ce ne vogliate

Non ce ne vogliano (se mi riferisco a lor).

Cosa significa e come si usa questa espressione?

Avete presente la frase “voler bene” o “voler male” a qualcuno?

Voler bene vuol dire desiderare il bene di una persona e voler male significa desiderare il male di una persona.

Allora io potrei dire: non mi voler bene oppure non mi devi voler male.

Volendo potrei dirlo, ma “non mi voler bene” non si usa (ovviamente).

“Non mi devi voler male” in qualche occasione si può anche usare, ma in realtà non è questa espressione che si utilizza in generale.

Però “non me ne volere” ha più o meno lo stesso significato di “non mi devi voler male”.

L’espressione di oggi non è così ricca di sentimento negativo. Infatti desiderare il male di una persona significa odiarla.

In realtà “non me ne volere”, ad esempio, si utilizza per episodi particolari, per qualcosa che accade che può dar fastidio.

In conseguenza di questo, tu potresti essere arrabbiato. Se io faccio qualcosa che a te può dispiacere potrei dire “non me ne volere per questo” .

Cioè non essere risentito per questo con me.

Che non significa non mi voler male, non desiderare il mio male, significa invece: non essere risentito, non te la prendere.

Ecco, non te la prendere è simile a non me ne volere.

“Non me ne volere” è una versione più elegante, più formale di “non te la prendere” .

Il verbo prendersela è molto più utilizzato nella comunicazione colloquiale, tra l’altro si usa anche nei confronti di tutte le persone: non prendertela con me. cioè non è colpa mia.

Ecco, si chiama anche in causa la colpa nel caso di prendersela.

Ma non è il caso di “non me ne volere” . Perché non me ne volere significa non ti arrabbiare, non offenderti per questa cosa che ho fatto.

Allora vediamo qualche esempio di utilizzo.

Io potrei ,nella rubrica di due minuti di italiano semplicemente, fare un episodio come questo, molto lungo, molto più lungo del dovuto direi, molto più lungo dei due minuti, e so che molte persone ci tengono al rispetto di questa regola, ci tengono a ascoltare episodi brevi perché hanno poco tempo ad esempio e non dico che si offendono se ci sono episodi più lunghi; non si offendono, però sono un po’ contrariato.

È una cosa abbastanza leggera. Allora io potrei dire: ragazzi, non me ne volete per questo, oppure: non me ne vogliate (se mi rivolgo a voi con maggiore rispetto).

Non me ne vogliate, già so che farò un episodio più lungo di due minuti, allora dico: non me ne vogliate se dovessi fare un episodio più lungo di due minuti.

Alla fine potrei dire: non me ne volete se ho fatto un episodio più lungo di due minuti. Non me ne dovete volere, spero non me ne vogliate, spero non me ne volete. Più o meno hanno lo stesso significato ma “non me vogliate”, come dicevo, è una forma più rispettosa.

Indica una speranza che voi non ve la prendiate, che voi non siate arrabbiati, che non siate irritati, che voi non siate risentiti.

E non me ne volete se io sto registrando questo episodio sulla riva del mare, se c’è qualche rumore di fondo.

Spero che nessuno me ne voglia per questo.

Si può usare questa espressione, questa locuzione, anche e soprattutto nelle occasioni più formali, nel corso di presentazioni, conferenze, riunioni di lavoro, ma si può utilizzare comunque anche tra amici senza nessun problema.

Nessuno si scandalizzerà se un amico mi dice “non me ne volere”.

se ad esempio siamo in vacanza, e avevo promesso ad un mio amico che saremo andati io e lui e basta. Poi a un certo punto si inserisce un’altra persona che vuole venire con noi e gli dico: vieni pure con noi.

Così poi devo informare il mio amico e gli dico: non me ne volere ma anche Giuseppe è voluto venire con noi.

Spero che tu non me ne voglia per questo. E lui potrebbe rispondere: non ti preoccupare, non te ne vorrò per così poco.

È un modo diciamo un po’ meno colloquiale di “prendersela” ad esempio, molto meno colloquiale di altre espressioni più utilizzate. Però sappiate che è molto utilizzato nelle trasmissioni televisive e nei telegiornali, nei confronti tra uomini politici in tv, nelle notizie riportate su internet, su Google news e può capitare che questa locuzione crei dei problemi soprattutto per la presenza della particella né.

Non me ne volere.

Volere è un verbo che in genere pretende di specificare che cosa si vuole.

In realtà si sta parlando del risentimento, si sta parlando di una offesa nei miei confronti, quindi:

non me ne volere

Io no te ne voglio

tu non me ne vuoi,

lui non ce ne vuole (a noi)

lui non te ne vuole (a te)

non ve ne vogliamo (noi a voi)

non te ne vogliamo (noi a te)

non me ne volete (voi a me).

non gliene vogliamo (noi a loro)

non ce ne vogliono (loro a noi)

non ve ne vogliono (loro a voi)

Bene, credo sia abbastanza, spero che non me ne vogliate se ho insistito su questo concetto.

Adesso un breve ripasso.

Ripasso episodi precedenti a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Komi: Ieri, parlando con un amico, mi fa: l’Inghilterra non mi è piaciuta per niente dopo la finale degli europei 2020. La Sconfitta non è stata benaccetta.

Bogusia: e dire che il fair play è una loro invenzione.

Lejla: vabbè, prima o poi se ne faranno una ragione. Questa sconfitta gli è andata un po’ di traverso

Irina: sicuramente la vittoria era alla loro portata, ma forse pensavano che fosse dovuta per viadel fatto che la partita si giocava a casa loro.

Mariana: Vabbé, in quanto padroni di casa, a maggior ragione avrebbero dovuto comportarsi come si deve.