Le meraviglie di Roma: Palazzo Venezia

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Oggi parliamo di Palazzo Venezia, un palazzo di Roma, che si trova a Roma, e non a Venezia. Precisamente si trova a Piazza San Marco, proprio vicino a Piazza Venezia Siamo proprio al centro di Roma.

Se dite al navigatore satellitare di portavi a Roma vi porterà esattamente a Piazza Venezia. E’ lì che inizia via del Coro, la via dello shopping, e siamo anche molto vicini al Pantheon di cui abbiamo già parlato, a Fontana di Trevi ed a molte altre bellezze di Roma.

Ma perché questo palazzo si chiama così, col nome della città di Venezia?

Il palazzo fu costruito tra il 1455 e il 1467 ma nel 1564 papa Pio IV dona il palazzo alla Repubblica di Venezia per utilizzarlo come sede dei suoi ambasciatori ed oratori presso la Santa Sede. A questo si deve il nome.

Ma perché io oggi voglio parlarvi di Palazzo Venezia?
Per conoscere un po ‘ di storia innanzitutto ma soprattutto per ascoltare qualcosa di piacevole di tanto in tanto, nella speranza che nel frattempo ci sia modo di spiegare qualcosa della lingua italiana.

Dunque, per costruire questo palazzo è stato utilizzato del travertino proveniente dal Colosseo e dal Teatro di Marcello.

Oggi non faremmo mai una cosa del genere!

Comunque il palazzo è uno dei primi e più importanti edifici civili della Roma rinascimentale. E’ considerato la più grande opera civile del’400 romano.

Si parla del rinascimento, e il Rinascimento a Roma copre il periodo che va dagli anni quaranta del Quattrocento, fino alla prima metà del Cinquecento, quando la città papale (cioè Roma) fu il più importante luogo artistico del mondo, con maestri quali Michelangelo e Raffaello. Notate che ho utilizzato “quale” e non “come”. Vedete l’episodio in cui spiego il motivo di questa scelta. E’ il n. 200 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Quindi l’architettura è quella del rinascimento romano, e del Colosseo non ha soltanto il travertino (che è una roccia molto dura). Infatti la costruzione del palazzo si ispira in parte anche al Colosseo, e questo si nota osservando ad esempio il cornicione ed altri elementi architettonici. Il cornicione è il nome che si dà alla parte esterna della pizza, quella che solitamente si brucia un po’, ma in architettura è la parte più alta di un edificio. Il cornicione in questo caso sporge un po’ rispetto all’edificio.

Palazzo Venezia era talmente importante che persino Mussolini, il Duce, pose la sede del quartier generale. Il balcone di Palazzo Venezia è proprio quello da cui lo stesso Mussolini fece la dichiarazione di guerra alla Francia e al Regno Unito e, di conseguenza, decretò l’entrata in guerra dell’Italia. Era il 10 giugno 1940. Ho usato la parola “persino” ma avrei potuto usare “perfino” con lo stesso significato. Ne abbiamo parlato nell’episodio n. 367.

FOTO ATTUALITÀ / XVIII ANNUALE DELLA FONDAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO - MUSSOLINI PARLA AL POPOLO DAL BALCONE DI PALAZZO VENEZIA
FOTO ATTUALITÀ / XVIII ANNUALE DELLA FONDAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO – MUSSOLINI PARLA AL POPOLO DAL BALCONE DI PALAZZO VENEZIA – Fonte

Pensate che la luce di questa stanza del Palazzo non veniva mai spenta in quegli anni perché si voleva dare il messaggio che che il governo non riposava mai.

Notate che quando si parla di Palazzo Venezia si usa la preposizione “di” e non si può dire “del palazzo Venezia”.

Se diciamo il nome, allora dobbiamo usare “di“. Invece se non diciamo il nome, allora dobbiamo usare “del”, ad esempio: la proprietà del palazzo è cambiata, l’immagine del palazzo è stata ristrutturata, eccetera. Questo ovviamente non vale solamente per palazzo Venezia.

Comunque, prima si Mussolini, quel balcone era famoso per un’altra ragione.

Papa Paolo II scelse Palazzo Venezia come sua residenza e dallo stesso balcone (siamo nel ‘400) osservava le corsa dei cavalli che si svolgevano lungo tutta via del Corso Queste corse si svolgevano tradizionalmente durante il periodo di Carnevale (fonte).

Insomma, il balcone più famoso del mondo, forse secondo solo a quello di Romeo e Giulietta che si trova a Verona.

Ah, dimenticavo: Palazzo Venezia ospitò anche un concerto di Mozart quando aveva solo 14 anni. Quanti spettatori? Oggi conta molto il numero dei followers (o seguaci, in Italiano) e il numero delle persone in generale. Ma in quel caso furono in pochi ad assistere al concerto. Ma c’era il Papa tra questi. Non so se rendo… Questa espressione però ancora non l’ho spiegata. Si usa per esprimere, con falsa modestia, una virtù, o la grandezza.

Come a dire: sono riuscito a rendere l’idea? Non so se ci sono riuscito. Molto più brevemente: non so se rendo!

Questo episodio comunque finisce qui, un saluto da Giovanni di Italiano Semplicemente. Avete capito bene, sono prorpio io, Giovanni. Non so se rendo! (Scherzo naturalmente!)

Le meraviglie di Roma: Il Colosseo quadrato

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Ripassiamo qualcosa di quanto imparato su Italiano Semplicemente parlando delle Meraviglie di Roma, la rubrica dedicata alle bellezze di Roma dal punto di vista storico culturale.

Parliamo allora di poesia, di architettura, di migrazioni di scienziati e di eroi. Come sarebbe a dire? Potreste dirmi voi.

«un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori».

Questo è ciò che disse Benito Mussolini, il dittatore italiano nel 1935 ed è anche la scritta che campeggia sulla parte alta del Palazzo della Civiltà Italiana, anche detto Il Colosseo quadrato, un monumento costruito nel 1938 e terminato solo dopo la seconda guerra mondiale.

Iniziamo dal nome. Colosseo quadrato o Palazzo della Civiltà Italiana?

Il Colosseo quadrato è, si potrebbe dire, il soprannome, il nomignolo, perché il suol vero nome è appunto “Palazzo della Civiltà Italiana”.

Però somiglia molto al Colosseo, per via dei numerosi archi, ma avendo una base quadrata, è stato chiamato appunto Colosseo quadrato. Non trovate anche voi una certa somiglianza col Colosseo?

Allora, il Palazzo della Civiltà Italiana si chiama così perché doveva proprio rappresentare le virtù italiane, doveva parlare degli italiani. Durante l’era fascista, come sappiamo, si dava molta importanza all’identità dell’Italia e del popolo italiano.

Ovviamente dovevano essere descritte le virtù, e non certamente i difetti, il che non significa che non ne abbiamo! Dunque gli italiani vengono descritti come eroi, cioè come persone che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impongono all’ammirazione di tutti.

Di indeciso42 – archivio personale, CC BY-SA 4.0, 

Un popolo di musicisti, cioè di persone che hanno talento per una determinata attività in musica, inerente alla creazione o all’esecuzione di composizioni strumentali, vocali, corali.

Un popolo di artisti, persone dedite all’arte.

Di Santi, vale a dire di persone riconosciute dalla Chiesa degne di venerazione.

Un popolo di pensatori e scienziati, cioè di studiosi di problemi a livello filosofico o di una particolare disciplina scientifica.

Siamo anche navigatori e trasmigratori, un termine, quest’ultimo, che equivale a “migranti”. A quel tempo erano gli italiani a migrare in altri paesi alla ricerca di fortuna e felicità.

Ebbene queste virtù del popolo italiano sono rappresentate da una serie di statue  altissime che si trovano a piano terra.

Dunque, una curiosità: essere migranti era considerata una virtù. In quanto tale dovrebbe essere sempre apprezzata, anche se appartiene ad altri popoli giusto? ma pare che oggi non sia più così. considerando tutti i problemi politici legati ai trasmigratori che arrivano oggi in Italia. Ma come si fa, dico io!

Si potrebbe dire che nel ventennio fascista, in quanto a democrazia e rispetto eravamo ancora a carissimo amico!

D’altronde si sa, i regimi sono quello che sono in quanto a democrazia.

Comunque, il Colosseo quadrato si trova in una zona molto grande a sud di Roma che si chiama EUR. Questa sigla sta per Esposizione Universale Roma.

Il palazzo nasce infatti insieme a tutto il quartiere dell’EUR, concepito per ospitare proprio una esposizione universale. La prima di queste esposizioni fu tenuta a Londra ad esempio, e in quell’occasione è stato costruito lo storico Crystal Palace.

Allora, nel 1942 se non ci fosse stata la guerra, si sarebbe svolta a Roma  l’Esposizione Universale e il Governo italiano, considerata la portata dell’evento, avrebbe approfittato dell’occasione per celebrare in tale data il ventennale del regime fascista. Il ventennale è il ventesimo anniversario, il ventesimo compleanno.

Che peccato vero?

Ma è interessante parlare di quanto disse Mussolini nel 1935 a proposito della scritta che campeggia sul Colosseo Quadrato.

Dovete sapere che la Società delle Nazioni ventilò delle sanzioni contro l’Italia a seguito della guerra d’Etiopia iniziata proprio nel 1935.

L’aggressione dell’Italia contro l’Etiopia ebbe importanti conseguenze diplomatiche e suscitò una notevole riprovazione (Il contrario dell’approvazione) da parte della Società delle Nazioni che quindi decise d’imporre delle sanzioni economiche contro l’Italia, ritirate nel luglio 1936 anche se Mussolini rispose picche all’appello delle Nazioni Unite. Mettere fine all’aggressione? Neanche per sogno, avrà pensato Mussolini!

Infatti il Duce, che evidentemente non era affatto d’accordo con queste sanzioni, disse che queste sanzioni erano un’offesa, e contro questo popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori, quindi come si osa parlare di sanzioni?

Come vi permettete di sanzionare l’Italia, voleva dire Mussolini, noi che abbiamo cotante virtù, le stesse virtù che adesso sono scritte sul Palazzo della civiltà italiana e che evidentemente Mussolini credeva fossero solo appannaggio degli italiani.

Poi non si può certo dire che il fascismo non ci abbia messo del suo nella costruzione del Colosseo quadrato: l’uso del materiale che si chiama Travertino, ad esempio, che ricopre la struttura esterna, non è casuale, infatti richiamava i valori dell’impero romano, era un ritorno alla tradizione, secondo i desiderata del duce.

Vi risparmio la lista completa dei desiderata del regime (lasciamo correre) perché alcuni di questi non sono affatto piacevoli da ascoltare. Qualcuno, ascoltando la lista completa, potrebbe prendere e interrompere l’ascolto di questo episodio,

Ma tanto finisce comunque qui. Non fosse altro che per non annoiarvi.

Comunque se venite a Roma, fate una capatina all’EUR. Dal vivo, il Palazzo è tutta un’altra cosa!

Ah, per la cronaca, voglio dare un ultimo messaggio dedicato a coloro che sono di diverso avviso sul regime fascista: questo episodio non voglio che vada loro di traverso in quanto è solo un episodio di ripasso delle espressioni spiegate su ItalianoSemplicemente.com e il sito non ha  niente a che spartire con la politica. Cominciamo a fare questo dovuto distinguo.

3 giorni in Italia – Lezione 16: informazioni di viaggio

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Descrizione

L’episodio contiene una serie di domande e risposte sulle diverse situazioni in cui si può trovare un turista che arriva in una città italiana: sul bus, sul treno, appena sceso dall’aeroporto, sul taxi.

Romolo, Remo e la storia di Roma

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Romolo e Remo
Romolo, Remo e la lupa

Giovanni: Conoscete Romolo e Remo?

Chi sono? La leggenda vuole che siano i fondatori della Città di Roma.
Sono, o meglio, erano, due fratelli gemelli, uno dei quali, Romolo, fu il fondatore della città di Roma e suo primo re. Quindi sarebbe state Romolo e non entrambi a fondare Roma. Ma vediamo meglio, adesso vi racconto la storia. Con l’occasione aprirò alcune parentesi per spiegarvi qualcosa relativamente alla lingua italiana.

Apro prima di tutto una parentesi sul verbo fondare: Il verbo fondare è interessante perché si usa non solo per fondare una città o una nazione, nel senso di dare vita a un nuovo centro abitato, costruirne il primo nucleo.

Ma si usa anche nella politica: fondare un partito politico, è dare inizio al partito; non cambia molto rispetto alla città.

Fondare quindi è anche dare vita a un qualsiasi organismo, o a un’istituzione, o anche ad un pensiero, stabilendone le basi o i principi. E’ simile anche a istituire.

Freud è il fondatore della psicoanalisi ad esempio, come il sottoscritto (cioè io, Giovanni) è il fondatore di Italiano Semplicemente.

La data di fondazione di Roma è il 21 aprile 753 a.C. (cioè avanti Cristo, cioè prima della nascita di Gesù). Si parla di questa data come del Natale di Roma. Il 21 aprile 753 a.C. è dunque il Natale di Roma.

Sapete che la parola “Natale” si usa anche per indicare la nascita in generale, e non solo il, giorno in cui è nato Gesù Cristo (il fondatore del Cristianesimo).

Se io sono nato a Roma, poi, posso dire che la città di Roma ha dato i natali a Giovanni. Così analogamente Firenze ha dato i natali a Dante.

E quale città ti ha dato i natali? Tutti voi sicuramente avete un luogo e anche una nazione che vi ha dato i natali. Ricordate che natali si scrive con la n minuscola. Solo Natale, al singolare vuole l’iniziale maiuscola (l’iniziale è la prima lettera di una parola).

Dunque si parlava di Romolo e Remo, i fondatori di Roma. La leggenda vuole che Romolo e Remo furono cresciuti dalla femmina di un lupo, cioè da una lupa. Insomma da un animale.

Una lupa infatti, un giorno, narra la leggenda, scese dai monti fino al fiume per bere, quando fu attirata dal pianto di due bambini. Così li raggiunse e si mise ad allattarli.

In seguito i due bambini furono trovati da un pastore che insieme alla moglie decide di crescerli come suoi figli.

Alcuni dicono che sia proprio la moglie di questo pastore la famosa “lupa“, parola che in lingua latina significa, pensate un po’, anche “prostituta“.

Prostituta è un termine che indica generalmente una donna che dona il proprio corpo in cambio di denaro. Ma anche un uomo si può prostituire, avendo anche lui un corpo. Il verbo che indica l’atto di vendere il proprio corpo è proprio questo: prostituirsi, mentre per il luogo in cui ci si prostituisce, il luogo dove si svolge l’attività della prostituzione, ci sono diverse denominazioni. Normalmente si parla di “bordello”, termine abbastanza informale, ma si parla anche di casa di appuntamenti, casino (senza accento, altrimenti diventa casinò, dove si gioca d’azzardo), postribolo, puttanaio (termine abbastanza volgare) o anche, pensate, lupanara.

Le lupanare è un termine che oggi non si usa più, ma indica ugualmente un luogo dove si svolge la prostituzione. Sono famose le lupanare di Pompei, la città sommersa dalla lava del vulcano Vesuvio, nella regione Campania.

Di conseguenza questo ci dice che è molto probabile che la “lupa” da cui sono cresciuti Romolo e Remo sia stata in realtà una prostituta e i romani, gli abitanti di Roma, che orgogliosamente si dicono “figli della lupa“, capite bene che non sarebbe esattamente un complimento…

Comunque Romolo e Remo, secondo la leggenda, crebbero inizialmente in una capanna situata sulla sommità del Palatino, sulla punta più alta del Palatino. Si parla di sommità, cioè del punto più alto, perché il Palatino è un colle, cioè una collina, e precisamente si tratta di uno dei sette colli di Roma. A Roma ci sono sette colli.

Ebbene quando furono un po’ cresciuti, Romolo e Remo si recarono sulla riva del Tevere (il fiume che attraversa anche oggi Roma) per fondare una nuova città.

Romolo e Remo erano di origini nobili discendenti da Enea, figlio della dea Venere. La madre di Romolo e Remo era Rea Silvia, e il padre era il dio Marte, il dio della guerra, anche se la loro storia è abbastanza triste perché la loro madre fu uccisa e i due bambini furono messi un un una cesta, cioè in un contenitore e furono messi sull’acqua del fiume. La corrente ovviamente li trascinò con sé e successivamente furono trovati proprio dalla famosa “lupa”.

Rea Silvia: è vero, io, Rea Silvia, sono la madre di Romolo e Remo. Mio zio mi costrinse a fare voto di castità. Amulio, sì, proprio mio zio, dopo aver ucciso mio padre Numitore, che aveva diritto al trono (era il primo figlio).

Amulio non voleva che facessi figli. Tuttavia un giorno, in un bosco, mentre ero a prendere dell’acqua, il dio Marte mi ha preso con la forza e da quel rapporto nacquero Romolo e Remo. Poi io sono stata seppellita viva, aimé, per non aver rispettato il voto di castità.

Giovanni: Dunque, i due erano gemelli, dunque chi era il successore? Toccava agli dei decidere e così gli dei dovevano indicare colui che doveva dare il nome alla nuova città e che quindi diventasse il primo re di questa città dopo la fondazione. Ma come fanno gli dei ad indicare qualcosa? Come fanno a dare dei segnali agli esseri umani? Beh, sta agli stessi umani interpretarli, osservando ciò che accade e notando se accade qualcosa di strano. Si chiamano “presagi” in italiano. I presagi spesso venivano dal cielo, che era qualcosa di molto misterioso a quei tempi.

Allora sembra che apparvero sei avvoltoi, a Remo, e questo venne interpretato come un segno degli dei, cioè un presagio divino.

Gli avvoltoi sono degli uccelli, dei grossi uccelli rapaci. Evidentemente non accadeva spesso di vedere nel cielo di Roma degli avvoltoi.

Ma a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio di Remo era stato annunciato, così vennero proclamati re entrambi.

Ma uno solo poteva essere il re. Chi doveva spuntarla? Chi doveva avere la meglio?

C’era chi diceva che era giusto fosse Remo, perché il suo presagio era avvenuto prima, e c’era chi invece sosteneva che 12 è il doppio di 6, quindi toccava a Romolo l’onore di dare il nome alla città.

Dalle parole si passò allo scontro fisico e Romolo uccise Remo. E così poté dare il nome alla città: Roma.

E solo lui è stato pertanto il fondatore di Roma.

Chissà come si sarebbe chiamata la città se avesse vinto Remo!

Naturalmente tutto questo che vi ho detto è vero se questa storia è fondata!! Questo è un altro modo di usare il verbo fondare. Si tratta di un senso figurato. Significa prendere origine, basarsi. Ma se una cosa è fondata, come una teoria, o una storia, senza aggiungere altro, significa semplicemente che è credibile e quindi che molto probabilmente è vera.

Su cosa è fondata la tua teoria? Cioè su cosa è basata? Qual è l’origine?

Cosa c’è alla base dee tue idee? Si tratta di idee fondate? Oppure sono prive di fondamento?

Si può dire semplicemente così: la storia è fondata, oppure in caso contrario, la storia è infondata!

La storia di Romolo e Remo, o meglio la loro leggenda è fondata sulla tradizione mitologica romana e questo non significa che sia fondata, cioè credibile, vera. E’ fondata su quanto raccontato anche nell’Eneide di Virgilio e dalla storia di Roma raccontata dallo storico latino Tito Livio. Si parla di leggenda, appunto, e una leggenda è un racconto o immaginario, frutto della fantasia, oppure alterato dalla tradizione, modificato nel tempo dalla fantasia e dalla tradizione, per poter esaltare dei personaggi, per costruire un mito che appartenga al patrimonio di un popolo, per circondare di mistero e quindi di fascino un oggetto o un luogo.

Spero che abbiate gradito questo episodio. Ci sentiamo al prossimo.

La Tomba di Nerone – le Meraviglie di Roma

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Fonte: https://www.romanoimpero.com/2017/07/tomba-di-nerone.html?m=1

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Giovanni: Ciao a tutti. Allora oggi voglio lasciarvi alle parole di un membro dell’associazione che ha una bella storia da raccontarci per gli amanti dell’Italia e di Roma. Noi ci sentiamo alla fine. La parola a Bogusia.

Bogusia: Buongiorno a tutti cari amici del sito italiano semplicemente. Io sono Bogusia un membro dell’associazione.

Mi rendo conto che tutti quelli che tengono fede a questo sito mi conoscono molto bene. Per tutti coloro che si collegano per la prima volta, invece, io sono polacca e appassionata della lingua e cultura italiana. Tant’è vero che ho deciso di tornare alla carica con la rubrica “meraviglie di Roma” , per smarcarmi dalle notizie tristi circa il coronavirus. Grazie mille a tutti voi che avete scelto di ascoltarci.
Mi piace soprattutto parlare delle meraviglie di Roma e spero che il mio racconto sarà benaccetto e che io riesca a rispolverare insieme a voi qualcuna delle belle espressioni imparate insieme.
Oggi il mio racconto verte sulla storia antica, e, a finire nel mirino stavolta pare sia la tomba di Nerone sulla via Cassia a Roma.
Ebbene, per la cronaca, non è nemmeno la tomba di Nerone, e a ben vedere, non ci sfugge l’epigrafe in calce del monumento che indicaa appartiene, cioè ad un certo Publio Vibio Mariano, vissuto e morto nel II secolo DC.

Che poi anche l’intero quartiere venga comunemente chiamato Tomba di Nerone, non ha niente a che spartire col famoso imperatore.

Ritagliamoci del tempo per scoprire la possibile spiegazione e al contempo ripassiamo le espressioni di due minuti con italiano semplicemente.
Ma come nacque questo nome della tomba e del quartiere?
Si dà il caso che, Svetonio – qui vorrei aprire una parentesi – Svetonio è stato uno storico e biografo Romano dell’età imperiale a cui gli storici di oggi devono la conoscenza dell’epoca.

Allora, Svetonio racconta che durante la fuga del disperato Nerone che si diresse proprio verso quella parte, il suo cavallo, di punto in bianco, si imbizzarrì, in virtù dei tanti cadaveri abbandonati in quei giorni terribili per la città eterna.

Questo avvenne a scapito di Nerone, che scivolò dal cavallo e perse il velo. Venne riconosciuto e avrebbe dovuto risentire della rabbia della folla che cercava di linciarlo.

Riuscì a sfuggire fino alla villa di Fetonte, dove però cascò male perché i pretoriani allarmati dalla folla e isofferenti verso Nerone, lo obbligarono a suicidarsi.

La sua morte disgraziata e la mancanza di notizie certe sulla sua sepoltura scatenarono le fantasie di coloro che erano rimasti fedeli all’imperatore e non credendo alla sua morte, ne paventarono un improbabile ritorno sulle scene. E così si diffonde la fama del fantasma di Nerone che di tanto in tanto si farebbe vivo nel sepolcro di Publio Vibio Mariano, soprattutto in epoca medievale. Per oggi è tutto, cari amici di italiano semplicemente.

Mi raccomando, bisogna ripetere l’ascolto quantomeno qualche volta, ovviamente se vi interessa e tempo permettendo, tanto più che lo si fa all’insegna delle sette regole d’oro che, ne sono sicura, ce le avete ben presenti.

Vi saluto e vi auguro di cuore che tutto vada bene. Ciao 👋

Giovanni: Grazie Bogusia, non conoscevo neanche io questa bella storia e sono contento che laddove io ho delle lacune ci siano i membri della Famiglia Italiano Semplicemente a colmarle. È stata anche una bella occasione per ripassare alcune espressioni già spiegate su italianosemplicemente.com. Un saluto a tutti.

Le meraviglie d’italia: Castel Sant’Angelo

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, grazie di essere all’ascolto di questo nuovo episodio dedicato alla cultura italiana. La sezione si chiama “le meraviglie d’Italia”. Dopo il primo episodio che abbiamo dedicato al Pantheon, stavolta parliamo di Castel Sant’Angelo, un altro monumento romano.

Ascolterete anche le voci di Giovanna e Ludovica, italiane anche loro, come me, che mi hanno aiutato a realizzare questo bell’episodio. Quindi oggi saremo in tre, ascolterete pertanto tre voci, la mia, quella di Giovanna:

Giovanna: ciao io sono Giovanna e sono di Roma

Giovanni: E quella di Ludovica:

Ludovica: ciao a tutti, anche io abito a Roma.

Giovanni: In questo episodio abbiamo inserito di proposito alcune espressioni che si trovano spiegate all’interno nel corso di Italiano Professionale, in modo da aiutare tutti e specie chi ha prenotato il corso a ricordarle più facilmente. Questo di oggi è pertanto un modo interessante che stiamo provando per meglio ricordare quanto già imparato ed applicare meglio le sette regole d’oro per imparare l’italiano.

Castel Sant’Angelo: Molti di voi sapranno di cosa sto parlando perché probabilmente se siete venuti a Roma l’avrete visitato sicuramente. Castel Sant’Angelo è uno dei simboli della città di Roma, uno dei simboli della capitale d’Italia, e gli italiani, bambini a parte, conoscono Castel Sant’Angelo. Vero Ludovica?

Ludovica: Infatti proprio oggi mia figlia Bianca, di 10 anni, mi ha detto “mamma, noi andiamo sempre in giro per l’Italia e per l’Europa ma non conosciamo bene la nostra città!”.

È vero, è un po’ che ci penso anch’io”, le ho risposto, così ho preso la palla al balzo e ho organizzato una visita a Castel Sant’Angelo che penso sia uno dei monumenti più adatti ai bambini per cominciare: Bianca mi ha chiesto: ma è proprio un castello?

Castel_Sant'Angelo_(_Mausoleo_di_Andriano)
By Livioandronico2013 (Own work) [CC BY-SA 4.0
(http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons)
Giovanni: Bella domanda! Castel Sant’Angelo è oggi un museo, uno dei musei più visitati d’Italia.

Un museo è un luogo dove vengono raccolte e quindi dove si possono vedere opere d’arte o oggetti antichi di valore o oggetti aventi – cioè che hanno – un interesse storico-scientifico.

Giovanna: A Roma ed in Italia in generale ci sono tantissimi musei: tra musei pubblici e musei privati a Roma si contano ben 171 musei, e dovete sapere che se venite a Roma potete visitarli anche gratuitamente, l’importante è che decidiate di farlo la prima domenica di ogni mese, quando i luoghi della cultura dello Stato, quindi musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali sono ad ingresso gratuito per tutti. Negli altri giorni dovete invece pagare il biglietto d’ingresso.

Il museo nazionale di Castel Sant’Angelo si trova vicino alla basilica di San Pietro, poco ad est rispetto alla città del Vaticano, anche detta “La Santa Sede”, che è poi anche uno Stato e non solo una città, come sapete.

Giovanni: Ebbene, sul ponte che porta al Castello, ponte che si chiama “Ponte Sant’Angelo” ci sono delle bellissime statue, quelle di San Pietro e San Paolo e altre 10 statue, gli “Angeli della Passione” scolpite su disegno di Lorenzo Bernini. Queste dieci statue sono state pensate da Bernini, sono state concepite da lui per essere viste dai visitatori mentre vanno alla Basilica di San Pietro, in modo da farli riflettere sulle sofferenze di Cristo. Bernini, Gian Lorenzo Bernini è stato un grande scultore ed architetto del passato, che studiava tutto nel dettaglio e che non lavorava certamente con sufficienza (Lezione n. 3: Approssimazione e Pressapochismo).

Per usare le parole di Urbano VIII, Bernini è stato un «Huomo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina, e per gloria di Roma a portar luce al secolo».

Roma_-_Ponte_s__Angelo
Di Sergio D’Afflitto, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41274907

Castel Sant’Angelo è dunque un museo,

Ludovica: è conosciuto anche come Mole di Adriano.

In origine era un mausoleo, cioè una tomba, un sepolcro e nello stesso tempo un monumento. Questo mausoleo è stato fatto costruire nel secondo secolo d.c. dall’imperatore Adriano (lo stesso Imperatore che ha voluto costruire anche la famosa villa di Tivoli). Adriano quindi aveva pensato a Castel Sant’Angelo come tomba per se stesso e per i suoi successori.

Giovanna: Il museo quindi nasce come sepolcro imperiale.

Ludovica: Nel 403 però il monumento perse la sua funzione originaria di sepolcro e fu incluso nelle mura aureliane diventando così un forte a difesa di Roma contro vandali Visigoti e fu indicato per la prima volta con il nome di “castellum”.

Giovanna: “Castellum”. Infatti, con la caduta di Roma e l’avvento del cristianesimo viene trasformato in una fortezza al fine di difendere la città dagli attacchi dei nemici. Quindi è diventato una vera e propria fortezza, un vero e proprio Castello.

Ludovica: nel sesto secolo divenne prigione di Stato, poi diverse famiglie nobili del tempo provano a contenderselo ma alla fine il castello diventa proprietà della Chiesa.

Giovanni: Contendersi qualcosa significa cercare di togliere a qualcun altro, quindi questo “qualcosa”, in questo caso è l’edificio di Castel Sant’Angelo, che è oggetto di una contesa, è ciò che viene conteso. Quindi i nobili del tempo, gli appartenenti alla nobiltà del tempo, si sono contesi Castel Sant’Angelo, hanno provato a contendersi tra loro Castel Sant’Angelo nella speranza di vincere la contesa, ma alla fine la Chiesa ha assunto la proprietà del mausoleo.

Vi chiederete il perché di questo nome. Perché Sant’Angelo? Perché si chiama proprio così?

Ebbene, a Roma nell’anno 590 (quindi si parla di quasi 1500 anni fa) ci fu una  terribile peste a Roma.

La peste è un’epidemia, cioè la rapida diffusione di una malattia contagiosa, questa è un’epidemia.

Durante questa epidemia, durante questa pestilenza romana il papa di allora, il capo della Chiesa del tempo che si chiamava Gregorio Magno organizzò una processione per chiedere aiuto al Signore, a Dio.

Una processione è una cerimonia religiosa a scopo di preghiera, di supplica, di ringraziamento a Dio.

A questa processione, durata tre giorni, prese parte l’intera cittadinanza romana: tutti i cittadini di Roma parteciparono a questa processione, e mentre la processione passava vicino al Castello apparve in cielo un angelo, l’Arcangelo Michele, e questo angelo aveva una spada in mano e questa spada fiammeggiante veniva rimessa nel fodero dall’angelo.

Questa spada evidentemente rappresentava la peste, l’epidemia, e questo gesto di porre la spada all’interno del suo fodero, nella sua custodia, nel suo contenitore, dove non può far più male a nessuno è segno della fine della peste.

Ed infatti la peste cessa; la peste termina la sera stessa. Il mausoleo di Adriano è diventato così il Castello dell’Angelo.

Ed infatti tutti possono vedere la statua di bronzo dell’Angelo che si trova in cima al Castello. Quella statua rappresenta appunto l’Angelo apparso ai romani il 29 agosto dell’anno 590. La bellissima statua quindi si trova lì in segno di devozione cioè di ringraziamento.

castel-sant
L’Angelo di Castello (1753), opera di Peter Anton von Verschaffelt
F l a n k e r – Own picture (2008)

Un’altra curiosità di Castel Sant’Angelo è che il castello è collegato al Vaticano. Infatti nel 1277, cioè circa 600 anni dopo l’apparizione dell’angelo, fu costruito un passaggio, un viadotto, una strada chiamata “Passetto di Borgo”. Si tratta di un corridoio, di una strada sopraelevata, cioè un po’ sollevata da terra, che, partendo dai Palazzi Vaticani, raggiunge Castel Sant’Angelo. A cosa serviva questa strada sopraelevata? Semplice: in questo modo i Papi, in caso di pericolo, potevano scappare e rifugiarsi nella fortezza, nel castello. Il Passetto era dunque una “via di fuga”, una “via di salvezza” per i papi, una via lunga ben 800 metri, quasi un chilometro quindi..

Ludovica: Ci volevano dei papi abbastanza allenati fisicamente per poter scappare velocemente quando Il tempo stringe (Lezione 2: Sintesi e Chiarezza) considerando anche l’età dei pontefici che solitamente è molto avanzata.

Ma potreste chiedervi: è stata mai utilizzata? Ci sono dei papi che sono scappati per rifugiarsi all’interno di Castel Sant’Angelo percorrendo il Passetto a ragion veduta? (Lezione n. 6: Sincerità ed Equilibrio).

Giovanni: Ebbene, pare che la via sia stata usata molte volte dai papi. In effetti nella Roma del medioevo erano abbastanza frequenti le situazioni di pericolo e i tumulti, le ribellioni, gli assalti i generale.

Uno dei primi papi ad usare il Passetto è stato Alessandro VI Borgia, il papa spagnolo scappato nel 1494 davanti alle truppe di Carlo VIII, che era il re di Francia.

Ma la fuga più famosa è però quella di Papa Clemente VII, che nel 1527 utilizza il “Corridore” (così era chiamato quello che oggi si chiama Passetto) per sfuggire, per scappare ai Lanzichenecchi che saccheggiano e devastano la città di Roma: il famoso “sacco di Roma“ (il sacco è il saccheggio.

Un saccheggio avviene quando c’è un’invasione di un territorio e durante questa invasione ci si impossessa, ci si appropria con violenza delle cose trovate in territorio nemico. Durante il “sacco di Roma” quindi del 1527 Papa Clemente VII, scappò dal Vaticano percorrendo il Passetto di Borgo e quindi si rifugiò a Castel Sant’Angelo.

Alla fine del Passetto sono visibili anche dei cannoni, per poter sparare alle eventuali minacce, diciamo senza stare troppo a sottilizzare (lezione n. 4: Precisione e Puntualità) come si vede dalla foto che ho inserito sul sito.

Giovanna: Il castello era considerato molto sicuro quindi dalla Chiesa, così sicuro che la Chiesa trasferì lì il suo tesoro: una serie di bauli, di contenitori che contenevano i tesori della Chiesa e che oggi si possono anche visitare perché si trovano proprio in una stanza di Castel Sant’Angelo, la “sala del tesoro”, che si trova nella parte più alta.

Giovanni: Nei sotterranei invece, quindi sotto il livello stradale, c’erano le terribili prigioni, le cosiddette “segrete” di Castel Sant’Angelo. Stanze che servivano a imprigionare personaggi che hanno commesso reati contro la Chiesa. Naturalmente prima venivano imprigionate e poi, se giudicate colpevoli, venivano anche uccise.

Ludovica: Ad esempio il cardinale Orsini, che fu accusato di aver cercato di avvelenare il Papa e quindi fu condannato a morte per questo. Avvelenare significa cercare di far morire, cercare di uccidere con un veleno, cioè con una sostanza velenosa, una sostanza che uccide velocemente.

Giovanni: Un altro personaggio importante che è stato detenuto (cioè imprigionato) in una di queste celle è stato Giordano Bruno, un famoso filosofo e scrittore che ha avuto molti contrasti con la Chiesa a causa delle sue idee. Alla fine, dopo sette anni di processo è stato giudicato eretico, cioè è stato giudicato una persona diciamo irriverente, irrispettosa nei confronti della religione cattolica, una persona che non rispetta la Chiesa, un miscredente; uno che insomma ha meritato di morire bruciato vivo, di morire sul rogo (R-O-G-O. Morire sul rogo significa morire bruciato. E’ così infatti che muore Giordano Bruno a Campo de’ Fiori nel 1600: condannato al “rogo”, cioè condannato appunto a bruciare vivo. Era questa la morte che spettava agli eretici nei secoli passati un po’ in tutto il mondo, non solo a Roma.

Bene amici anche questo episodio termina, sperando vi sia piaciuto.

Ludovica: Vi raccomando, se venite a Roma di visitare sicuramente questo monumento ricco di fascino e storia e noi ci risentiamo….alla prossima meraviglia.

Giovanni: Infatti continueremo a trattare le meraviglie d’Italia sul sito di Italiano Semplicemente, perché è un modo secondo noi efficace per continuare a migliorare l’italiano senza annoiarsi: vedrete che “chi la dura la vince” (Lezione n. 5: Tenacia e Resistenza).

Giovanna: Se volete potete darci dei consigli su quale argomento o meraviglia d’Italia trattare. Vi aspettiamo sulla nostra pagina Facebook. Ciao a tutti.

PS: Grazie a tutti per le donazioni