576 Sì

Sì (scarica l’audio)

Trascrizione

Giovanni: tutti voi, studenti non madrelingua o amanti della lingua italiana, o entrambe le cose, sapete bene il significato di ““. Lo conoscete vero? Siete sicuri?

Sì, lo so che lo conoscete. Ma non fino in fondo forse. Infatti se ho deciso di dedicare un episodio a questo avverbio evidentemente c’è qualcosa che ancora neanche immaginate.

Oggi allora facciamo una panoramica, cercando di farla abbastanza veloce però per non far torto al nome della rubrica (due minuti con Italiano Semplicemente).

Nel senso di risposta affermativa, sì si contrappone a quella negativa (no), ma possiamo notare alcune cose utili da sapere.

Possiamo raddoppiare: sì sì!

In questo modo lo rafforziamo.

Ti sei ricordato di chiudere la porta prima di uscire di casa?

Risposta: sì sì!

Come dire: certo, stai tranquillo, sono sicuro di questo.

Posso anche dire:

Ma sì!

Sì, certo!

Ovviamente sì

Sì, senz’altro

Che ugualmente rafforzano l’affermazione. Spesso “ma sì” si usa quando qualcuno insiste troppo.

Ti sei lavato le mani?

Ma sì, sono tre volte che me lo chiedi.

Oppure quando ci si vuole concedere qualcosa:

Andiamo al cinema stasera?

Ma sì, perché no! Andiamo!

Se seguito da “che” si usa per fare una distinzione, per far notare una differenza oppure sempre per rafforzare un sì:

Sei incinta? Veramente? Questa sì che è una bella notizia.

Questo sì che è un albergo, mica come quello di ieri!

Per rafforzare::

Certo che sì!

Vuoi sapere se sono felice! che lo sono!

È un sì convinto, e questo può essere rassicurante, ma anche offensivo, o almeno un poco indelicato:

Ti sei ricordato di chiamare tua madre?

che mi sono ricordato, cosa credi? Ho una memoria di ferro, non lo sai?

che lo so, mica volevo offenderti.

Un po’ più informale rispetto a “certo che“.

Lo stesso senso lo otteniamo anche mettendo il “sì” alla fine, ma senza “che” . Attenti anche al tono:

Mi sono ricordato sì!

Questa può essere una risposta piccata, che manifesta irritazione, per aver dubitato di qualcosa.

Sai fare questo esercizio?

Risposta: lo so fare ! Mica sono scemo!

Sempre associato a “che“, ha un senso simile a “eppure“, ma ci deve essere anche la congiunzione “e”:

Perché sei uscito senza giacca? È ovvio che adesso hai freddo.

E sì che te l’avevo detto!

Come dire: io te lo avevo detto, ma non ci hai creduto.

C’è una constatazione:

Mi hanno rubato la macchina! E sì che mi avevi avvertito che questa era una zona pericolosa.

Questo ha un significato diverso, se ci pensate, alla locuzione “e dire che“, di cui ci siamo già occupati, dove c’è una contrapposizione tra ciò che sembrava e la realtà. Di fatto però anche “e dire che” può usarsi allo stesso modo:

Adesso hai freddo? E sì che te lo avevo detto che dovevi prendere la giacca.

Adesso hai freddo? E dire che te lo avevo detto che dovevi prendere la giacca.

Si può usare anche con la preposizione “di“:

Le ho chiesto di sposarmi. Lei ha risposto di sì

Mi ha detto di sì

Ci sono poi frasi particolari che sono vicini ad un sì:

pare proprio di sì

Sembra di sì

speriamo di sì

Col verbo fare non si usa però la preposizione “di“, perché non bisogna parlare:

Se ti fanno delle domande, fai sì con la testa.

Cioè: di’ di sì con la testa.

A proporosito di fare sì. Questa può diventare una locuzione: far sì, che significa “fare in modo“:

Bisogna far sì che ci sia giustizia in questo paese.

Devi far sì che tuo figlio non corra alcun pericolo. Proteggilo.

Può anche essere un sostantivo:

Vuoi sposarmi? Voglio un sì!

Il tuo è un sì o un no?

Si usa anche per rispondere al telefono o quando mostriamo disponibilità. In questo caso si deve usare con intonazione interrogativa.

Al telefono sta per “pronto!” o “dica!”

?

Si può usare al posto di *eccomi!”,” avanti!”,”desidera?” ad esempio se bussano alla porta o se qualcuno ci chiama o se sta per dirci qualcosa e noi vogliamo mostrare disponibilità.

A volte significa “tanto“, “così tanto“, “talmente“, se davanti ad un aggettivo. Questo senso si trova abbastanza spesso nella letteratura e nella poesia:

Era sì bella e colta che tutti la desideravano.

È però un uso sicuramente passato di moda, sebbene sia compreso ancora da tutti.

Sempre davanti ad un aggettivo, qualche volta può significare “nonostante questo“:

Era sì molto bella, ma non era molto colta.

Ho sì mangiato, ma ho ancora molta fame.

Come dire: nonostante io abbia già mangiato, ho ancora fame. È vero che era bella, ma non era molto colta, istruita.

C’è sempre un ma o un però in questi casi.

Si usa anche in modo ironico:

Scommetto che sposeresti un uomo ricco anche se bruttissimo!

Risposta:

Sì, domani!

Sì, credici!

Sì, aspetta!

In pratica la risposta è no. Non si ha quindi nessuna intenzione di fare ciò che è stato richiesto.

Un altro modo ironico è per sostituire “sempre“:

Mi chiama un giorno sì e l’altro pure. Che pizza!

Sbaglia un giorno sì e l’altro pure.

Si usa spesso insieme al no:

Allora? Sì o no?

Giovanni fa lezione un giorno sì e uno no (cioè a giorni alterni).

Vado a lavorare un giorno sì e uno no.

Non hai risposto né si né no alla mia domanda

Quando è preceduto da “se” significa “in caso affermativo” :

Non so se passerò l’esame. Se sì, ti mando un whatsapp. Se no, spengo il telefono.

Ovviamente “se no” sta per “in caso negativo”.

Allora, se prima credevate di sapere il significato di sì, adesso sì che siete confusi vero? E sì che vi avevo avvertito!

A proposito di confusione: non confondete sicché, unico termine, con “sì che” (due parole).

Poi ci sono parole particolari come signorsì (o signór sì), un avverbio composto di signore e sì che si usa nell’esercito, tra militari, quando si obbedisce ad un ordine di un superiore.

È equivalente a sissignore, anche questo tutto attaccato, con due esse centrali. In particolare questa parola si usa anche per conferire (dare) una carica intensiva a un’asserzione (un’affermazione) :

Allora, hai deciso di lasciarmi?

Sissignore! ho proprio deciso di lasciarti. Non ne posso più.

Come a dire: sono molto deciso in questo, qualcosa in contrario?

La forma staccata si usa invece quando signore è accompagnato da altra parola.

Sì, signor colonnello

Sì, signora maestra

Adesso ripassiamo, prima che vi arrabbiate.

Ripasso degli episodi passati a cura del membri dell’associazione italiano semplicemente

Hartmut e Mary: una volta ho sognato che parlavo tutte le lingue del mondo. Non ti dico quanto ero felice!

Ulrike: mi rodo sempre dalla rabbia sempre quando vedo qualcuno molto disinvolto con le lingue. Sarei ben felice di essere al suo posto.

Albéric: bisogna però esserci portati. Non è che tutti abbiamo le stesse capacità.

Irina: dite? Sarà! comunque io conosco solo la mia lingua e riesco a giostrarmela dappertutto nel mondo. Non me ne volete ma questa ossessione per le lingue non la capisco.

Lia: grazie, tu parli l’inglese!

Mariana: Irina, a me questa che hai detto mi pare veramente una stupidaggine. Lo studio di una lingua straniera, al di là della funzione di cavarsela viaggiando, serve a capire la cultura di un popolo, ossia conoscere la gente del paese. Senza di questo, viaggiare è inutile, quasi, se mi passate il termine, una supercazzola.

I verbi impersonali

Audio

Trascrizione

Accidenti, anche oggi piove!

Buongiorno ragazzi. Allora oggi volevo parlarvi un po’ dei verbi impersonali, una lezione apparentemente grammaticale ma non lo sarà.

Non lo sarà come di consueto, come d’abitudine per chi conosce Italiano Semplicemente.

Dunque cercherò di fare un discorso il più interessante possibile quindi il meno noioso possibile (è più o meno la stessa cosa). I verbi impersonali: vuol dire che non c’è la persona: impersonali, non c’è la persona, quindi non c’è il soggetto, non c’è nessuno che fa qualcosa o che comunque compie un’azione.

Beh, inutile parlare di queste cose se non facciamo degli esempi.

Quando si parla dei verbi impersonali di solito si fa riferimento al tempo, quindi alle condizioni meteo, alle condizioni atmosferiche o ai fenomeni atmosferici: 1uando si dice:

Che tempo fa? Piove!

Ci sono qui due verbi impersonali: il verbo piovere (e il verbo fare, usato in modo impersonale).

Piovere è tipicamente impersonale perché non c’è nessuno che piove ma piove semplicemente: si sta dicendo cos’è che accade al tempo.

Qual è il tempo attuale? Qual è la condizione meteo attuale?

Sta piovendo, o piove: è la stessa cosa.

Ovviamente così come vale per piovere vale anche per nevicare, grandinare, tuonare eccetera, piovigginare.

Lo stesso si può dire per albeggiare e imbrunire che sono quei due fenomeni che si verificano rispettivamente all’alba e al tramonto.

Sta albeggiando vuol dire il sole sta sorgendo, albeggia, albeggia all’orizzonte, vuol dire sta albeggiando, cioè il sole sta sorgendo: ci sono diversi modi per dirlo.

Invece imbrunisce vuol dire che il cielo sta diventando scuro cioè bruno, cioè sta scurendo. Sta scurendo è un altro verbo impersonale.

Quindi grandinare, tuonare eccetera… Ovviamente anche quando dico “fa caldo o fa freddo”, quindi in questo caso fare + aggettivo diciamo, fa caldo o fa freddo.

Che tempo fa?

Fa caldo oppure Fa freddo.

Oggi fa caldo, ieri faceva freddo.

Ovviamente possiamo cambiare il tempo: ieri ha fatto caldo o faceva caldo. Oggi fa freddo, domani farà ancora più freddo.

Quindi questi sono tutti i verbi impersonali quindi non hanno un soggetto: si sta descrivendo una situazione.

Comunque la cosa non riguarda soltanto le condizioni meteo.

Avete capito che si usa la terza persona singolare anche se non c’è un lui o una lei che compiono l’azione.

Se dico “piove” o “nevica” si potrebbe dire “il cielo piove” ma non è così.

In realtà vuol dire sta piovendo, sta nevicando. Quindi non si può attribuire a una persona o a una cosa l’azione, ma nonostante questo di fatto è un’azione che sta accadendo, si sta verificando.

Ora, cosa si può dire ancora a proposito dei verbi impersonali?

Dunque, normalmente a parte le condizioni meteo, si usano anche per esprimere dei bisogni, delle necessità che si hanno ma anche delle cose che accadono.

Quindi ad esempio proprio il verbo “bisognare”.

Bisogna andare al lavoro oggi. Eh sì, bisogna proprio farlo.

Anche questo è un verbo impersonale. Ovviamente anche qua non c’è una persona, si sta parlando in generale.

Ci si riferisce alla necessità di andare al lavoro, alla necessità, c’è un bisogno.

Bisogna andare al lavoro perché se non andiamo al lavoro non guadagniamo soldi e quindi non possiamo avere ciò che ci serve per vivere.

Un altro verbo tipicamente impersonale è accadere:

Cos’è accaduto oggi? Cosa accadrà domani?

Anche questo esprime non una necessità ma un accadimento, un accadimento quindi “accadere”.

Succedere si può considerare equivalente.. Accadere, succedere..

Che è successo oggi? Che è successo ieri? Cosa succederà domani?

Quindi, accadere, succedere, ma anche occorrere. Simile a bisognare.

Cosa occorre fare?

Occorre assolutamente porre rimedio a questa situazione.

Ad esempio.

Occorre, cioè bisogna, c’è bisogno di. Ancora una volta un verbo impersonale.

Un altro verbo impersonale è sembrare.

Sembra che tutto vada bene.

Anche qua terza persona singolare. Ma questo, il verbo sembrare, lo posso anche utilizzare in modo non impersonale:

Sembri strano oggi. Tu sembri strano.

Ma anche in modo impersonale:

Sembra che ci sia qualcosa che non va.

Lo stesso il verbo parere:

Pare che la situazione stia migliorando. Pare che ci sia qualcosa che non va.

Ovviamente parere ha anche altri significati. Importare è un altro verbo.

Cosa importa? Cosa importa se oggi piove? Non importa.

Cioè non è importante. Anche questo è impersonale, si può dire “io importo, tu importi” almeno che non parliamo del verbo importare nel senso di portare qualcosa in un luogo.

Ad esempio quando si dice “le importazioni dall’Italia, le importazioni in Italia che vengono dalla Germania. Quindi la Germania esporta, l’Italia importa.

Quindi posso dire che un paese importa della merce ma questo è un altro verbo. È importare ma è un altro verbo. Si scrive nello stesso modo, si pronuncia allo stesso modo ma sono due verbi diversi.

Non importa comunque. 🙂

Poi ci sono delle locuzioni verbali che si usano con i verbi andare, essere, stare, … Ad esempio, abbiamo già fatto qualche esempio col verbo bisognare tipo:

bisogna andare a casa, bisogna andare, bisogna fare.

Oppure se uso il verbo stare:

Non sta bene alzarsi da tavola.

Non sta bene, vuol dire non è educato. Non sta bene.

Quindi anche qua si parla in generale. Non sta bene, cioè non è educato. Non si fa così. Non sta bene, non rispetta le buone maniere. Non è buona cosa si potrebbe anche dire. Non è buona cosa. Quindi sono tutte maniere diciamo per esprimere un bisogno, una necessità o comunque quando si parla in generale, non sta bene.

Non sta bene, quindi: che sia io a farlo, che sia tu o che sia una terza persona, non sta comunque bene.

Del verbo sembrare abbiamo già parlato.

Cos’altro si può dire? Si può dire che quando si creano dei tempi composti, cioè quando si usa il verbo essere con i verbi che indicano dei fenomeni meteorologici atmosferici, è possibile nella lingua parlata usare l’ausiliare avere

In ogni caso, cosa significa questo? Significa che spesso quando piove si dice parlando al passato ad esempio:

Ieri è piovuto.

Questa dovrebbe essere la modalità giusta di parlare dei fenomeni atmosferici passati. Ieri è piovuto ma spesso nella lingua parlata si dice:

Ieri ha piovuto. Ieri ha piovuto molto.

In realtà dovrebbe essere “ieri è piovuto molto” al passato. In ogni caso diciamo ogni verbo può diventare impersonale. Questo è importante dirlo, proprio così ogni verbo può diventare impersonale. Come si fa a far diventare un verbo impersonale?

Pensateci un attimo. Quando un verbo diventa impersonale vuol dire che in qualche modo non ci si sta referendo a una persona specifica quindi si parla in generale.

E allora? Allora per esempio il verbo andare. Io vado, tu vai, lui va, noi andiamo, voi andare, loro vanno.

Per parlare in modo impersonale potrei dire: bisogna andare via. Okay, ma qui c’è il verbo bisognare.

In realtà se io metto “si”, la particella “si” davanti, alla terza persona singolare, diventa:

Si va via.

ad esempio.

Che si fa?

Anche il verbo fare in modo impersonale. Che si fa? Si va via.

Anche al francese funziona in questo modo. On y va. Si va via.

Quindi, che si fa? Si pensava di andare a casa di Giovanni. Che ne pensate? Si pensava, si credeva.

Quindi non si parla di una persona precisa. Ieri si parlava di andare a casa di Giovanni. Voi, che ne pensate? Si potrebbe fare?

Si potrebbe partire alle sette di pomeriggio? Si potrebbe andare a casa di Giovanni. Si potrebbe andare a casa di Marco.

Vedete voi.

Okay,credo che possiamo considerare terminato questo episodio.

Quindi recapitolando: tutti verbi possono diventare impersonali. Basta mettere la particella “si” davanti, non ci si sta più referendo ad una persona ma si parla in generale. Inoltre con i fenomeni atmosferici si usano molto. È facile usare i verbi impersonali quando si parla del tempo: piove, nevica, pioviggina, albeggia, imbrunisce, grandina, tuona, eccetera.

E poi quando si usano delle locuzioni: fare + aggettivo “fa caldo, fa freddo”.

Quando parlo al passato e uso i verbi impersonali al passato, si dovrebbe utilizzare il verbo essere “ieri è piovuto” ma spesso nel parlato si dice “ieri ha piovuto”. Posso anche dire “ieri pioveva” se voglio evitare e non sono sicuro.

Ci sentiamo al prossimo episodio.

Accidenti, come tuona!!

n. 46 – SENZ’ALTRO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Trascrizione

Giovanni: mi raccomando Emanuele, promettimi di fare tutti i compiti oggi ok?

Emanuele: ah, senz’altro papà. Lo farò senz’altro. Promesso.

Giovanni: sì, ci credo senz’altro…

Ricordate che ieri abbiamo visto insieme la parola “eccome“?

Oggi, come ieri, vediamo un’altri modo per esprimere un sì molto convinto: senz’altro.

È un po’ diverso da eccome però, che ha caratteristiche particolari: esprime maggiormente un “andare oltre”, il che lo rende adatto anche ad essere usata anche con i numeri, ed infine è più informale. È anche diverso da “hai voglia“, che come si è visto spesso si usa per alludere (per dire no anziché si) ed diverso anche da altroché, che si usa quasi sempre per risposte secche, senza aggiungere altro.

Senz’altro ha una sua prerogativa dunque: si usa molto al lavoro nei dialoghi orali, significa “puoi contarci“, “puoi starne certo“, sicuramente, certamente, senza dubbio, ci conti.

Vale anche come singola esclamazione, ma essenzialmente si usa per dare una certezza alla persona con la quale parliamo, una certezza che dipende da noi però. È come se facessimo una promessa. Si usa quasi sempre così. Molto simile è anche “senza meno” (che abbiamo già spiegato); un altro modo simile, anche nelle parole, per dare garanzie alle persone con cui parliamo, per rassicurarle.

Lo farò senz’altro!

Senza meno, direttore !

Maria: Pronto, cercavo la dottoressa, è in ufficio? Ho urgente bisogno di parlarle.

Bretislav: No, purtroppo non c’è ma appena torna la faccio richiamare senz’altro.

Maria: Ho grazie mille. Le dica che è urgente ok?

Bretusoav: Senz’altro. Arrivederci.

Maria (e poi Anthony): si dà il caso che per prefiggersi un obiettivo può bastare un attimo. Per realizzarlo invece bastano due minuti al giorno e non occorre essere un dritto per farcela. Basta non porsi troppe domande retoriche e sopratutto non dare risposte sibilline se non ci credi. Credimi, e se terrò fede a quanto ti dico, allora riuscirai a capacitarti. Eccome se ci riuscirai!


L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.