473 Mero e mera

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Quando volete ridurre, cioè diminuire l’importanza o il significato di qualcosa, potete usare l’aggettivo “mero” e “mera” (al femminile). Lo spiego meglio: questi aggettivi si usano per circoscrivere i limiti di questa cosa. Normalmente a questo scopo si utilizzano “solo” o “solamente” che però hanno utilizzi più ampi: Ad esempio:
Il tuo gatto ci sta ascoltando?
Sì, ma è solamente un gatto, non capisce ciò che diciamo.
Oppure:
Mi devi dire altre cose o solamente questo?
Ecco, in questi casi non posso usare “mero” e “mera”. Non posso dire cioè ad esempio:
E’ un mero gatto
Devo dirti mero questo
Invece mero e mera si usano, nell’uso odierno al posto di “solamente” ma il suo significato è più vicino a “nient’altro che”, quando vogliamo escludere tutto il resto, soprattutto quando qualcuno potrebbe avere dei dubbi in merito.
Ecco i modi più utilizzati:
Un mero caso: “Ci siamo incontrati per mero caso”, cioè solamente per caso, per puro caso, cioè casualmente.
Una mera coincidenza: Si è trattato di una mera coincidenza, nient’altro che una coincidenza. Una pura coincidenza.
Una mera ipotesi: Facciamo un’ipotesi, ma è solo una mera ipotesi, nient’altro che questo. Non voglio creare discussioni.
Una mera curiosità: Per curiosità, state seguendo la lezione? Non vi sto giudicando, non mi fraintendete, la mia è una mera curiosità.
Una mera svista: Accidenti ho sbagliato indirizzo di posta elettronica e adesso Giovanni non crederà che si è trattato di una mera svista.
Potete usarlo sempre davanti ad un qualcosa per sminuire il significato:
Un poliziotto che esegue l’ordine del suo capo di arrestare una persona, di fronte ad una protesta da parte di questa persona, può dire:
Non prendertela con me, io sono un mero esecutore! Cioè io eseguo solamente un ordine, non sono io che ho deciso il tuo arresto. Io faccio solamente il mio dovere.
Se invece dovesi vincere un premio importante, potrei esprimere la mia soddisfazione in questo modo:
La mia soddisfazione per aver vinto il premio di miglior professore al mondo va al di là del mero premio economico.

Questo significa che non sono soddisfatto per aver vinto dei soldi, ma per quello che significa il premio.

Esiste anche l’avverbio “meramente” che posso usare in alternativa all’aggettivo:
“E’ una mera questione formale” diventa “è una questione meramente formale”. Che significa “è una pura formalità”, “è solamente un problema di forma”, non di altro tipo.
“E’ un problema meramente matematico” è come dire “E’ un mero problema matematico” e significa che non è altro che questo, un problema matematico, non pensare ad altre cose.
Avete notato che posso spesso tradurre “mero” con “puro“, nel senso di “non c’è altro“. Infatti il senso proprio del termine nasce con le sostanze “mere”, cioè “pure”, nel senso di non mescolate con altre sostanze. I romani lo usavano ad esempio per indicare il vino non mescolato con acqua. Oggi in questo modo in pratica non si usa più se non in alcuni casi, abbastanza tecnici, per circoscrivere, isolare qualcosa:
Questo prodotto costa 100 euro, ma 30 euro sono di trasporto. Il mero costo del prodotto è di 70 euro.
Per ultimo, mero non può usarsi da solo, senza specificare, come posso invece fare con solo, solamente e anche puro.
Non posso dire:
Questa cosa è mera.
Inoltre non può andare dopo il sostantivo ma solo prima:
E’ una mera abitudine quella di fare i ripassi alla fine degli episodi
Non posso dire che “è una abitudine mera”. Sempre prima del sostantivo dunque. Ci farete l’abitudine comunque a forza di ripassare questo episodio.
Adesso ripassiamo, appunto:

Anthony: Mi annovererei senza dubbio tra i membri del gruppo a cui piace scherzare, anche eccessivamente a volte. Ciò non toglie che posso subito tornare a Bomba per seguire il piano settimanale.

Mariana: Sai, mi chiedo spesso se tu hai contezza di quanto spesso deragli le conversazioni rispetto all’argomento del giorno!

Khaled: lo/la stai cazziando? Questa tua critica è un po’ fuori luogo. Non trovi?

Rauno: Io per scrupolo ci tengo a precisare che è anche possibile darci a volte ad alcune deviazioni perché da così emergono degli spunti da cui imparare ancora di più.

Ulrike: sono d’accordo. Con l’ampia partecipazione dei membri siamo proprio a cavallo e il problema delle deviazioni non si pone.

259 – Non avere che da…

Audio

Trascrizione

Giovanni: Quanti modi ci sono per dire “solo questo”, “solamente una cosa”, e frasi di questo tipo?

Ti devo dire solo una cosa

Prendiamo questa frase ad esempio.

Potremmo sostituire solo con soltanto o solamente oppure con unicamente, o semplicemente, ma potete anche usare la congiunzione “che”. In questo modo:

Non ti devo dire che una cosa.

Questa frase è una forma alternativa di:

Non ti devo dire nulla, tranne una cosa

Quel “che” quindi può essere usato per introdurre un’eccezione. In fondo si tratta di una eccezione. Abbiamo già visto nella puntata 170 che per introdurre un’eccezione si usa spesso anche “fare salvo“.

Nessuno può entrare, tranne te.

Può diventare:

Non può entrare nessun altro che te.

Tu sei quindi una eccezione.

Ma quando si usa in pratica questa forma? Possiamo farlo sempre? È solamente una alternativa a fare salvo?

No, non è solamente un’alternativa a fare salvo.

Potete usarla in molte occasioni anche per sottolineare un’esclusiva, o un onore, ma il modo migliore per usarla è per spingere qualcuno ad un’azione. Lo vediamo dopo, ma più in generale ci sono anche altre forme equivalenti:

Non può entrare nessun altro all’infuori di Giovanni.

Nessuno eccetto Giovanni

Nessuno salvo Giovanni

Nessuno fuorché Giovanni.

Sono tutte forme equivalenti.

Il termine fuorché, se ci pensate, contiene fuori ma anche che.

Questo ci conferma come “che” si possa usare per esprimere eccezioni.

Dicevo però che la forma con “che” si usa soprattutto quando si vuole dare un’idea di facilità, di semplicità, quando volete invitare qualcuno a fare qualcosa, qualcosa di semplice. Se volete dire che basta poco, che ci vuole poco, solo una cosa, una piccola cosa, allora possiamo dire:

Dai, non aver paura di parlare in italiano, è facile, non devi far altro che provare.

Oppure:

Non hai da fare altro che provare.

Non devi fare altro che provare

Non hai che da provare

Non devi che provare

Non ti resta che provare

Non resta che provare

Queste ultime forme sono quelle più brevi e forse le più difficili per voi stranieri da capire.

Si usano molto spesso quando si vuole spingere qualcuno a fare qualcosa, per convincerlo che basta una sola cosa da fare. Poi nient’altro.

Non sai se Paola ti ama? Non hai che da chiderglielo. Non devi che chiederglielo. Non ti resta che chiederglielo.

Adesso vorreste una frase di ripasso delle puntate precedenti? Non avete che da ascoltare gli esempi che seguono:

Mariana (Brasile): ho un problema a cui ovviare nel più breve tempo possibile. Vorrei smarcarmi da un ragazzo che mi dà fastidio. Qualcuno potrebbe essermi di ausilio?

Xiaoheng (Cina): potrebbe aiutarti mio fratello che fa il poliziotto. Sarebbe un aiuto per interposta persona.

Ulrike (Germania): se vuoi posso darti anche io manforte.

Camille (Libano): hai visto che solidarietà? Poi dice gli amici a che servono!

Natalia (Colombia): già! Che poi non ci incontriamo così spesso non vuol dire nulla.

Bogusia (Polonia): incontri dal vivo intendi? O intendevi tutti gli incontri, ivi inclusi quelli per telefono o anche gli incontri virtuali?

Emma (Taiwan): se vogliamo anche un SMS è un modo per sentirci vicini.

RAN (CINA): ma torniamo a bomba. Cosa voleva quel ragazzo? Se ti tallona fisicamente ti consiglio uno spray al peperoncino 🌶

Giovanni: uno spray al peperoncino è sicuramente un buon rimedio. Anche per mantenere una certa distanza in questo periodo. Non abbiamo che da provare!

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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Non avere che da - non dovere che