Essere o stare? Ci sono, ci sto, ci sta, ci stanno

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

 

Ci sto, ci sta, ci stanno, c’è, ci sono

Può risultare difficile a volte capire, per un non madrelingua, quando usare il verbo giusto.
Questo accade ad esempio con i verbi essere e stare, soprattutto quando mettiamo la particella ci davanti.

Oggi parliamo di questo.
Ci sono o ci sto?
Ci sei o ci stai?
Ci sono o ci stanno?

Vedrete che ci sono alcune circostanze in cui potete usare indifferentemente i due verbi e altri casi in cui questo non posso farlo.

Esprimere accordo o disaccordo

Vediamo qualche esempio e vediamo di fare chiarezza.

Ci state?

Ecco, iniziamo proprio da “ci state”.
La vostra risposta può essere:

Si, ci sto
Si, ci stiamo

Questo significa:
d’accordo, ok, va bene, aggiudicato, per me va bene, accetto, sono d’accordo.

Ogni volta che siete d’accordo oppure no potete usare questa modalità.
In genere però “ci sto” e “ci stiamo” ecc (o non ci sto, non ci stiamo, non ci stanno ecc) comportano un impegno personale. Non è un semplice “va bene”, ma c’è un coinvolgimento.

Vogliamo iniziare a studiare subito? Ci stai?

Andiamo a Roma quest’estate? Ci state?

Sfide e scommesse

Altre volte può essere una sfida o una scommessa:

Scommettiamo che la Roma vince lo scudetto quest’anno? Mi dai 100 euro se la Roma vince?

Ci stai?

In tutti questi casi visti finora, è bene dirlo, non posso usare il verbo essere. Quando si chiede un’opinione o si fa un accordo, o si accetta una sfida o una scommessa posso usare solo il verbo stare.

Presenza fisica e concentrazione

Vediamo invece quando posso usare anche il verbo essere.

Domani andiamo tutti al cinema insieme. Ci devi stare anche tu!
Ci devi essere!

In questo caso è la stessa identica cosa usare essere o stare.

Ci stai domani a casa di Giovanni?
Ci sei domani a casa di Giovanni?

Il verbo essere o stare in questo caso indica la presenza in un luogo.

Vengo a trovarti domani.

Ci sarai a casa?
Ci starai a casa?

Potete scegliere il verbo che preferite, sebbene stare sia un pochino più colloquiale.

Che c’è da mangiare? C’è/ci sta qualcosa in frigo? Ci sta/c’è qualcosa di fresco?

La presenza può anche essere mentale e non fisica:

Giovanni, ti vedo distratto, ci sei? Ci stai?

Che significa: sei con noi? Sei mentalmente presente?

Esistono però due espressioni che meritano la vostra attenzione:

Esserci con la testa.
Starci con la testa.

Entrambe si utilizzano per indicare un comportamento strano, un comportamento irrazionale di una persona e anche la pazzia.

Si parla di una persona che non ragiona più, che non usa più la testa, cioè il cervello.

Il verbo stare in questi casi è più adatto. Ad ogni modo le due espressioni possono essere usate sia per indicare la presenza mentale, la concentrazione o anche un comportamento irrazionale, e persino la pazzia vera e propria.

A volte può indicare anche una condizione momentanea in conseguenza di un trauma.

Bisogna starci con la testa per fare questo lavoro (concentrazione)

Giovanni non c’è più con la testa ultimamente. Ha molti problemi in famiglia (concentrazione o comportamento irrazionale).

Ma che fai? Ma ci stai con la testa? Hai fatto cadere tutti i bicchieri! (concentrazione).

Da quando ha perso il figlio Marco non ci sta più con la testa. È irascibile, scontroso, vuole stare sempre solo (conseguenza di un trauma)

Ma cosa fa quell’uomo? Mangia la pasta con le mani?
Non ci fare caso, non ci sta con la testa (pazzia, malattia mentale).

In questi casi potete usare sia essere che stare, ma come detto stare è più adatto, più informale e più utile per estremizzare il concetto fino alla pazzia.

Accettare scherzi e sconfitte

C’è un altro caso, oltre alla richiesta di opinione, in cui si può usare solamente il verbo stare: quando si fanno degli scherzi o quando si devono accettare le conseguenze di qualcosa di negativo dal punto di vista personale, come una sconfitta.

Hai perso, ci devi stare!

Vale a dire: devi saper accettare la sconfitta, bisogna saper perdere.

In questo caso non ha senso usare il verbo essere.

Accettare una sconfitta quindi è simile ad accettare un invito o una sfida.

Ci stai domani se andiamo al. Cinema? (invito)
Facciamo una sfida a chi arriva prima a casa? Ci stai? (sfida)
Maria ci sta sempre quando perde (sconfitta)

Uguale con gli scherzi:

Francesca non sta mai agli scherzi.

Attenzione:

Con la frase “stare agli scherzi” però potete non usare “ci”. Stare agli scherzi significa ugualmente “accettare” gli scherzi, anche se pesanti, fastidiosi per chi li riceve.

Posso quindi dire:

Devi stare agli scherzi
Devi starci agli scherzi
Ci devi stare agli scherzi
Non state mai agli scherzi
Non ci state mai agli scherzi.

Se non pronunciate “agli scherzi” è però obbligatorio usare ci:

Ti arrabbi sempre, non ci stai mai!
Devi starci, non ti irritare.

Invece se nominate gli scherzi potete scegliere, ma meglio senza ci:

Io (ci) so stare agli scherzi!
Loro non (ci) sanno stare agli scherzi.

Anche in questo caso non ha senso usare il verbo essere perché è una locuzione con un significato preciso e cristallizzato.

Stare al gioco

C’è un caso simile agli scherzi, in cui ugualmente si usa solamente stare:

Stare al gioco: ci stai al gioco?

Stare al gioco significa assecondare un comportamento, “giocare insieme”, ma è inteso nel senso di uno scherzo, o di una finzione. Può significare “accettare le regole” e rispettarle ma anche non opporsi ad uno scherzo fatto ad altre persone.

Voglio fare uno scherzo a Giovanni. Tu ci stai al gioco?

In questo caso non si può usare essere.

Anche stare al gioco ha ormai assunto un significato preciso.

Se tu “stai al gioco”, se cioè “ci stai” significa che non ti opponi, o che fai finta di niente o anche che “non rovini lo scherzo”, che “partecipi al gioco anche tu”.

Anche qui c’è il senso di accettare qualcosa in fondo, ma lo scherzo, il gioco, non è contro di te, ma un’altra persona. Vedete anche l’episodio sulla frase “reggere il gioco” che è interessante.

Qualcosa di accettabile, adeguato, appropriato

Andiamo avanti e vediamo un altro modo di usare ci + stare che non può essere sostituito da ci + essere.

Si usa quando qualcosa è adeguato o normale, insomma accettabile.

Ancora una volta si parla di accettare ma non c’è nessuno che deve accettare. Si parla in generale.

Ci sta che qualche volta si perde

Come a dire: non è strano, ci sta, è accettabile, si può accettare, si può tollerare, può capitare.

Anche in questo caso il verbo essere non può essere usato.

Altre volte indica qualcosa non solo si accettabile, ma di adatto, adeguato, che serve, qualcosa di necessario:

Dopo 3 ore di lezione ci sta (bene) una pausa di almeno 10 minuti.

C’è, in questo caso, appunto il senso di adeguato, adatto. Altre volte addirittura indica qualcosa di desiderabile

Se dico:

Adesso un caffè ci sta tutto!

Cioè: un caffè è proprio ciò che ci vuole: è appropriato.

Come ci sta il formaggio sulla pasta?

Ci sta benissimo.

Anche qui: non possiamo usare il verbo essere. In questo caso si parla di una buona associazione, di appropriatezza: il formaggio ci sta bene, si associa perfettamente con la pasta. Potremmo dire che è la morte sua.

Ugualmente con l’accoppiamento dei colori o di vestiti.

Come ci sta la cravatta verde con la giacca blu?

Non ci sta bene. I colori verde e blu si associano male. Ci stanno male insieme. Non è appropriato come accoppiamento.

Il verbo essere in pratica si può sostituire al verbo stare solo nei casi visti all’inizio, quando parlo della presenza fisica, concentrazione, pazzia e strani comportamenti. Poi dopo vediamo altri casi abbiate pazienza.

Ma non finisce qui.

Dimensioni

Ci sta può significare anche “c’entra“, nel senso fisico, nel senso di spazio:

Ci sta questo armadio nella tua camera?

Cioè: C’entra? C’è spazio?

Questo è il senso.

Anche in questo caso il verbo essere non si può usare. Infatti “c’è” e “ci sono” non possono sostituire in questo caso ci sta e ci stanno.

Diverso è il caso della presenza fisica, come si è visto. Se ad esempio chiamo a casa di un amico posso chiedere:

C’è marco?

Ci sta marco?

Solo in questo caso, negli esempi visti finora, quindi posso usare indifferentemente essere e stare. “C’è” infatti è la forma apostrofata di “ci è”.

C’entra

Abbiamo parlato di c’entra prima, parlando di spazio.

Se ci pensate, c’entra si usa anche per l’appropriatezza:

Che c’entra la maionese sulla pasta? Che ci sta a fare?

Che c’entri tu? Non ti immischiare! Che ci stai a fare?

Posso spesso usare “stare” in questi casi ma non “essere”.

Che ci stai a fare qui? Non dovevi essere a casa?

È informale ma si usa spesso.

Vedete che si parla di presenza fisica, ma uso stare perché la tua presenza non è appropriata.

Per questo motivo si usa quasi sempre il verbo stare in questi casi. “Essere” suona veramente male: non ci sta bene, potrei dire.

Tra l’altro non sempre si parla di presenza fisica:

Che ci stai a fare con Maria?

In questo caso stare si intende star insieme, essere una coppia, essere fidanzati..

Comodità, agio

Vediamo un altro caso in cui invece stare non è sostituibile da essere:

Io ci sto bene con te.

Ci sto bene a casa mia.

In questi casi: ci sto bene/male, ci stai bene/male, ci stanno bene/male, eccetera significa stare bene, trovarsi bene, essere comodi, essere a proprio agio, provare comodità eccetera.

Posso anche dire:

Io ci sto bene/male con Margherita

In tutti questi casi stiano esprimendo quindi una sensazione positiva o negativa, una situazione comoda o scomoda. Non posso neanche in questo casi usare il verbo essere.

Autocritica e disponibilità

Ci sono altri due casi di cui voglio parlarvi:

Abbiamo preso il Covid perché non usavamo la mascherina: Ci sta bene!

Voglio dire che abbiamo ottenuto ciò che meritavamo. È un’autocritica.

Il “ci” in questo caso sta per “a noi”. Se parliamo di altre persone diventa mi, ti, vi, gli, le.

Infine, se dico che:

La ragazza ci sta!

Questo è un utilizzo di “stare” simile al primo caso visto in questo episodio, parlando di essere d’accordo, quindi “ci sta” esprime accordo, ma si parla di “disponibilità” in questo caso. Una disponibilità particolare però.

La ragazza che “ci sta” è una ragazza disponibile, una ragazza che cede alle lusinghe di un ragazzo, che viene conquistata da un ragazzo.

Si tratta di un linguaggio giovanile, informale, e si parla spesso in questo modo anche per indicare un aspetto negativo di una ragazza, che è troppo disponibile da questo punto di vista. In pratica questa ragazza non è una ragazza seria.

Si può usare anche con persone di sesso maschile, ma i ragazzi, si sa, è normale che siano più “disponibili” delle ragazze.

Comunque anche in questo caso non possiamo usare essere perché non parliamo di presenza fisica o dei casi visti all’inizio: pazzia, comportamenti strani, irrazionali e concentrazione.

Qualcosa sta arrivando

Anche il verbo essere ovviamente, sempre con ci davanti, in alcune occasione non può essere sostituito da stare. Vediamo quando.

Ad esempio se dico:

Ci siamo!

Questo può anche indicare che qualcosa sta per accadere, è vicino, quindi prepariamoci.

È curioso che si usa solo la forma al plurale anche se sono solo.

Domani farò l’esame. Ci siamo quasi!

Essere come ausiliare

Poi naturalmente non posso usare stare quando essere è ausiliare:

In Italia ci siamo stati 2 volte.

Stavolta addirittura ho usato entrambi i verbi! Infatti più in generale quando essere è verbo ausiliare non posso sostituirlo:

A casa ci sono arrivato da solo

Ci siamo visti ieri

E in tutte le espressioni idiomatiche e frasi fatte solitamente è lo stesso.

Ci sono rimasto male

Ci sta a cuore la tua felicità

Identificare

Comunque, pensandoci bene, possiamo usare essere e stare indifferentemente anche quando parliamo di identificare qualcosa o qualcuno, anche indicando delle caratteristiche:

Ci sono/sto anch’io

Ci stanno/sono anche i miei amici

Usare il verbo stare in questi casi è più colloquiale. È più corretto usare essere o anche esistere.

Ad esempio:

Ci sono/stanno due miei amici che vorrebbero conoscerti.

Questi amici hanno questa caratteristica: vorrebbero conoscerti.

Ci sono/stanno dei posti nel mondo che vorrei tanto visitare.

Ci stanno/sono alcune persone che hanno gli occhi di diverso colore.

Ci sono/stanno (esistono) problemi se resto a casa tua?

Ora, ci stanno/sono (esistono) molte persone che amano gli esercizi di ripetizione.

Esercizio di ripetizione

Allora facciamolo, così ripassiamo tutti i casi visti finora:

Ci sta/c’è del vino per la cena?

Non ci sono/stanno problemi se vuoi dormire a casa mia.

Ci stai a fare uno scherzo a Giovanni?

Che ci sta (c’è) da mangiare?

Che ci stai a fare qui?

Non stai mai agli scherzi!

Ci sei/stai domani a casa?

Facciamo una gara, ci stai?

Dai, che dopo 10 anni di matrimonio ogni tanto si litighi ci può stare.

Siamo in 7. Non ci stiamo tutti nella mia macchina.

Ho provato a baciare delle ragazze in discoteca ma nessuna ci stava.

Domani riunione? No, domani non ci sto/sono, sono in ferie.

Ci sta/c’è un amico al telefono che ti cerca

L’episodio è finito. Ci siamo esercitati abbastanza no?

Hei, ci siete/state ancora?

Uso della particella “ci” e spiegazione della frase “ci sta” 

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente. Grazie di essere qui, ancora una volta con noi in questo nuovo podcast da ascoltare e da leggere, ma soprattutto da ascoltare.

ci sta_immagine

Prima però voglio fare una breve panoramica delle sette  regole più importanti, i sette “segreti” che ormai conoscono tutti per imparare a comunicare in italiano.

Io le ho chiamate le sette regole d’oro e le potete trovare online sul sito ItalianoSemplicemente.com

Le ho chiamate regole d’oro perché il tempo è prezioso come l’oro, ed applicare queste semplicissime regole permette di imparare l’italiano anche se non avete molto tempo a dispozione e di utilizzare al meglio quel poco che avete. Ve le ricordo molto brevemente:

Prima regola: ascoltare più volte lo stesso episodio, perché REPETITA IUVANT, cioè “ripetere giova”, cioè ripetere fa bene, ripetere è utile, perché ripetendo si fissano bene le cose in testa, si memorizza solo così: ripetendo.

Seconda regola: per usare al meglio il tempo,  usare i tempi morti per ascoltare, cioè ascoltare in viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti, facendo sport ecc.

Terza regola:  senza stress, quindi ascoltare  quando siete tranquilli e ben rilassati. Quindi la cosa migliore è farlo mentre fate una passeggiata nel parco senza nessun rumore al di fuori di quelli della natura ad esempio.

Quarta regola: Non cercate di memorizzare le parole. Non focalizzatevi sulle singole parole quindi, ma cercate di imparare attraverso delle storie e soprattutto usando le vostre emozioni; non solo attraverso parole o frasi da ripetere. Le emozioni sono la vera colla, il cemento della memoria. Ripetete quindi con toni diversi e possibilmente ad alta voce (se non vi sente nessuno).

Quinta regola: utilizzate Italiano vero e che vi PIACE.  Ognuno di noi è un individuo unico, con i propri gusti, con le proprie emozioni, con le proprie preferenze. Se vi piace la grammatica potete ascoltate anche lezioni in cui si spiega la grammatica, come questa, che in parte è una lezione anche grammaticale, ma ascoltatele, non solo leggetele. Se vi piace la moda, ascoltate audio che riguardano la moda, eccetera. Ad ognuno il suo argomento, non ce n’è uno che vale per tutti in generale. Ognuno di noi è unico ed irripetibile.

Sesta regola: l’importanza  di fare delle domande e dare delle risposte sulle storie ascoltate. Questa è una regola valida soprattutto per i principianti, e infatti tutte le storie per principianti di Italiano Semplicemente hanno, anche uno o più file audio con le Domande & Risposte.

Settima regola: Parlare. Parlare è fondamentale. La comunicazione è fatta, lo dico sempre, di bocca e di orecchie, con in mezzo il vostro bel cervello. Quindi potete usare whatsapp, un grande strumento che oggi abbiamo a disposizione per registrare piccoli audio che potete riascoltare se volete.

Bene allora se non avevate mai sentito le rette regole d’oro questa è stata una buona occasione per farlo. Su Italiano Semplicemente ho dedicato un file audio per ognuna delle regole d’oro.

Oggi invece spieghiamo una frase che Alexandre, su Twitter mi ha suggerito.

La frase è “CI STA”. Ringrazio Alexandre della domanda, lui è sempre attento a queste espressioni particolari. Ciao Alexandre.

Allora “ci sta” è una frase con due piccole paroline: la particella CI e la parola STA.

Ci è appunto una particella. L’uso di questa particella risulta un po’ complesso perché ha diverse funzioni e diversi significati.

Sintetizzando al massimo, CI può indicare “noi” oppure serve ad indicare direttamente qualcuno o anche qualcosa direttamente, una qualsiasi cosa tangibile o non tangibile, e quindi anche un luogo, oppure una situazione. Inoltre CI se unito ad un verbo ne cambia il significato. Quando indico qualcosa o qualcuno, o un luogo, il ruolo di CI è quello di non ripetere la cosa a cui ci si riferisce.

Questo è il riassunto, che però ha bisogno di esempi, altrimenti è inutile.

Facciamo degli esempi:

Dicevo che CI serve ad indicare “noi”: quindi è pronome personale plurale, Quindi come pronome personale il CI serve ad unire più persone.

“Oggi io e mia moglie ci sentiamo bene”. Quindi CI indica noi: noi ci sentiamo bene. Noi stiamo bene, siamo felici. In questo caso CI è un pronome personale ed equivale quindi ad altri pronomi personali come mi (io mi sento bene), ti (tu ti senti bene) si (lui si sente bene), vi (voi vi sentite bene) ed ancora si (loro si sentono bene). Quindi il CI riferito a noi si riconosce perché se mi riferisco a me diventa “mi”, se si riferisce a te diventa “ti”, diventa “si” con lui, lei e loro, maschi o femmine che siano.

Quindi ad esempio posso dire anche:

Io e te ci vediamo spesso,

Io e lui ci alziamo sempre alle 7 di mattina,

Io e mia madre ci vediamo ogni lunedì,

Io e i miei amici ci salutiamo sempre quando ci incontriamo.

In tutti questi casi vale il NOI, quindi in questo caso la particella CI serve sempre ad unire. Ovviamente va sempre specificato con un verbo qual è il motivo dell’unione: ci andiamo, ci vediamo, ci salutiamo eccetera.

Vediamo al secondo gruppo di significati, dove CI serve a non ripetere la cosa a cui ci si riferisce.

Cominciamo a vedere quando si indica qualcuno:

In tal caso CI si chiama complemento indiretto. Ad esempio:

Vai spesso in vacanza con lui? Risposta: “Sì, ci vado spesso”.

Quindi CI significa “con”, con lui, con lei, o con loro.

Mangiate spesso insieme tu e lui? “Sì, ci mangio” cioè “con lui mangio spesso”: ci mangio spesso (ci=con lui).

Viaggi spesso insieme a lei? “Sì, ci viaggio spesso” (con lei viaggio spesso = ci viaggio spesso)

Oppure:

Puoi contare su di lui? “Sì, sicuramente ci posso contare”, oppure “no, purtroppo non ci posso contare”.

Quindi in questo caso (complemento indiretto: indico qualcuno), CI non cambia col soggetto: resta sempre CI. Questa è una bella differenza rispetto al pronome personale.

Io ci posso contare, tu ci puoi contare, lui ci può contare, noi ci possiamo contare, voi ci potete contare e loro ci possono contare: CI non cambia perché si riferisce sempre alla stessa persona: contare su di lui, o su di lei, o su di loro. Non importa chi è che ci conta.

Abbiamo quindi visto CI come pronome personale “NOI” (primo utilizzo) e poi come complemento indiretto per indicare qualcuno (secondo utilizzo). Poi come dicevo prima posso anche riferirmi ad una cosa tangibile o intangibile (terzo utilizzo) oppure anche un luogo (quarto utilizzo). Anche quando mi riferisco a cose o luoghi lo uso per non ripetere la cosa a cui ci si riferisce.

Se parlo di cose (e non di persone) il CI prende il nome di pronome dimostrativo:

Posso mangiare su questo tavolo? Ci posso mangiare? Posso mangiarci? Risposta: Sì, ci puoi mangiare.

Il CI quindi significa “su questo”, ma in altri casi può significare “a questo” oppure “in questo”

Esempio:

Ci credi ai miracoli? Sì, ci credo. Quindi: credo a questo, credo nei miracoli, credo in questo. Anche con le cose, come per le persone, è importante sottolinearlo, il CI resta sempre CI: io ci credo, tu ci credi, lui ci crede eccetera. Non cambia.

Se indico un luogo invece (quarto utilizzo di CI) si chiama avverbio di luogo. Anche qui CI serve a non ripetere.

Vai in vacanza?  Risposta: “Sì, ci vado spesso”: CI indica la vacanza. Che non è però un luogo preciso.

Invece:

Vai in Italia?  Oppure: Vai a Roma? Risposta: “Sì, ci vado spesso”: CI indica l’Italia o Roma. Che sono invece dei luoghi precisi, ben identificati, non generici.

Notiamo poi che, ancora una volta, CI resta sempre CI anche con i luoghi come la vacanza (generica) o l’Italia o un altro luogo qualsiasi.

Io ci vado, tu ci vai, lui ci va, noi ci andiamo, voi ci andate, loro ci vanno. Come vedete non cambia con la persona: CI resta sempre CI.

Altri esempi di questo tipo:

Vieni al cinema con me e Luca? Risposta: Certo, ci vengo molto volentieri. Ci vengo = vengo al cinema. Il cinema è un luogo preciso. Ci indica “il cinema”.

Andiamo al mare insieme oggi? Ovviamente sì, ci vengo sicuramente! Ci vengo = vengo al mare

Posso naturalmente avere delle frasi in cui sono presenti entrambi questi due tipi di CI. Sia quello inteso come noi, si quello che serve a non ripetere la cosa di cui si parla.

Ad esempio:

Andiamo al mare insieme oggi? Risposta: Sì, ci vengo! Ci vediamo sotto casa mia?

In questo caso il primo CI (“sì, ci vengo”) serve ad indicare il mare. Mentre il secondo CI (ci vediamo sotto casa mia) è un pronome personale: io te ci vediamo.

Bene, Infine, per concludere l’uso della particella CI, si è detto all’inizio che CI cambia alcuni verbi, li cambia di significato.

Vediamo qualche verbo in particolare prima di arrivare alla frase di Alexandre.

Vediamo volere. Volere è diverso da volerci.

“Io voglio mangiare una mela” è diverso da “per mangiare una mela ci vogliono i denti”.

Nella prima frase c’è volere: “io voglio mangiare”: volere esprime una volontà, un desiderio.

Nella seconda frase c’è volerci: “ci vogliono i denti”. In questo caso volerci (ci vogliono) significa che è necessario: ci vogliono i denti = è necessario avere dei denti, perché senza i denti non si può mangiare la mela.

Analogamente mettere è diverso da metterci.

“Mettere una mano sul tavolo” ad esempio significa appoggiare la mano sul tavolo, prendere la mano e metterla sul tavolo.

Invece se dico “per andare al lavoro ci metto 40 minuti” sto usando il verbo “metterci”:

“Metterci 40 minuti per andare al lavoro”.

In questo caso metterci significa impiegare, non ha niente a che fare con mettere: metterci indica il tempo necessario per andare al lavoro: ci metto mezz’ora, ci metto venti minuti eccetera.

Non è invece la stessa cosa se dico: “nel mio lavoro ci metto impegno”. In questo caso metterci somiglia più a mettere, che però è un verbo che si usa per le cose tangibili, che si toccano, invece metterci impegno si riferisce all’impegno, che non si tocca. È quindi una frase simile a “nell’acqua ci metto il sale”: in questo caso c’è il gesto fisico, quindi il senso di ci metto è proprio come quello di mettere. Metterci impegno  somiglia a metterci il sale.
poi c’è anche “mettercisi” che è la forma riflessiva: il SI rappresenta se stessi. Mettere se stessi da qualche parte, perché c’è il CI. In questo caso “mettercisi” significa impegnarsi:

“Se mi ci metto passerò l’esame di italiano”, che significa che se mi ci impegno, se mi concentro, se studio molto, allora sicuramente passerò l’esame.

In generale comunque i verbi cambiano con e senza la particella “ci”.

Anche provare e provarci non hanno lo stesso significato, ed anche stare e starci non hanno lo stesso significato.

E qui arriviamo alla frase di Alexandre: “ci sta”. Stiamo parlando del verbo stare e del verbo starci. Stare è un verbo che ha mille utilizzi ma indica in generale la presenza:

“Io sto a casa”: io mi trovo a casa.

Invece “starci” significa semplicemente “essere d’accordo”.

Ad esempio: ci stai a cenare insieme stasera? Il tu è sottinteso in questa frase (tu ci stai), il tu è scontato, quindi se sto parlando con te ti dico: ci stai a cenare insieme stasera? Vale a dire: sei d’accordo? Va bene?  Ti va bene? Sto parlando con te!

Se tu ci stai, allora sei d’accordo. Potresti rispondere: “Si, ok, ci sto! Ceniamo insieme”.

Quindi starci significa concordare, essere d’accordo, dire di sì. Come vedete anche qui dicendo CI si può non ripetere la cosa di cui si sta parlando.

Cosa mi dici allora? Usciamo insieme stasera?

“Ci sto!” anche questa potrebbe essere una risposta, più breve, oppure anche ok, d’accordo, sì, va bene: sulla cosa che hai appena detto, va bene, concordo. In poche parole “ci sto”.

Ci sono quindi in generale due persone, una che fa una proposta ed una che riceve la proposta: se la proposta è accettata si risponde: ok, ci sto! Invece se non va bene si risponde: “no, io non ci sto”.

Fate attenzione però perché qui devo avvertirvi: spesso starci si usa nelle relazioni sentimentali ed amorose, a questo tipo di accordi; a questo tipo di proposte.

Infatti anche qui si hanno due persone. Una delle due fa una proposta all’altra, e questa proposta è amorosa. Se quindi l’altra persona CI STA, vuol dire che ha accettato la sua proposta amorosa.

Che significa?

Ad esempio: a mio fratello piace una ragazza e stasera lui ha intenzione di invitarla ad uscire. Io però avviso mio fratello e gli dico: lascia stare, tanto lei non ci sta, non perdere il tuo tempo con lei.

“Lei non ci sta”, questo è il mio avvertimento a mio fratello: Caro fratello, tu a lei tu non piaci, quindi lei con te non ci starà (al futuro), non accetterà la tua proposta e se tu cercherai di baciarla, lei non ci starà, non si farà baciare.

Se mio fratello invece non ascolta il mio consiglio e va ugualmente a cena fuori con la ragazza, allora alla fine della serata lui torna a casa e io gli dico: allora? Com’è andata? C’è stata?

Lui magari mi risponde: no, non c’è stata purtroppo.

Te l’avevo detto che non ci stava!

Quindi se da una parte mio fratello ci ha provato (verbo provare-provarci), la ragazza non c’è stata (non ci è stata).

Posso anche dire che:

Mio fratello c’ha provato (ci ha provato) e la ragazza non c’è stata. Provarci e starci sono entrambi dei verbi che si usano nelle relazioni amorose, cioè in particolare negli approcci. Una persona ci prova e l’altra ci sta oppure non ci sta.

Però quando una persona ci prova e l’altra ci sta, normalmente non sono cose serie: si tratta di storie di adolescenti, di approcci, di esperienze giovanili. Cosa che non esclude comunque che questa relazione, se lei ci sta ovviamente, non si possa concludere con un matrimonio: non si sa mai nella vita!.

Quante volte da ragazzi c’abbiamo provato con diverse ragazze: alcune ci stavano ed altre no (non ci stanno mica tutte – magari!): ma questa è la vita.

Questo è un primo modo di usare “CI STA” e si usa con riferimento alle persone. Lei ci sta = lei è d’accordo.

Un secondo modo non si usa con le persone, ma ugualmente indica due cose che vanno d’accordo.

Ad esempio se oggi decido di andare al mare con mia madre e le chiedo:

Che ne dici mamma, se dopo essere stati al mare andiamo a pranzo fuori al ristorante? Ti va? Prima il mare e poi il ristorante.

Mi madre risponderebbe: Bravo, bell’idea, così non cuciniamo con questo caldo! Oppure porebbe rispondere: prima al mare e poi al ristorante? Mmmm, Sì! Ci sta! Ci sta tutto!

Quindi posso dire che, da una parte, mia madre “ci sta” (lei ci sta) alla mia proposta nel senso che lei accetta quello che le ho detto, accetta la proposta che le ho fatto, quindi lei, mia madre ci sta, è d’accordo: e questo è il primo significato di “ci sta” (è mia madre che ci sta, che è d’accordo), quello che abbiamo appena visto, ma posso anche dire che mia madre risponde: “ci sta”. Lei risponde: prima al mare e poi al ristorante? Mmmm, Sì! Ci sta! Ci sta tutto!

Quindi non risponde “ci sto” ma “ci sta”.

E quindi è questo il secondo significato: è la tua proposta che “ci sta”, è la tua proposta che è appropriata, che è fattibile, è proprio una bella idea.

In questo caso quindi non è che mia madre si è sbagliata; semplicemente voleva dire che la mia proposta “ci sta”, nel senso che la mia proposta è pertinente, è appropriata; è una cosa intelligente decidere di andare a pranzo al ristorante, perché probabilmente saremo stanchi dopo il mare e farà anche molto caldo per cucinare:

Allo stesso modo posso dire:

Ci sta tutto che la Roma perda col Real Madrid.

Ci sta tutto che la Roma perda col Real Madrid, cioè può accadere: se la Roma perdesse, non sarebbe una cosa di cui stupirsi, ci sta.

Quindi in questo caso le due cose che si deve decidere se vanno d’accordo o meno sono 1) che la Roma perde, 2) che la Roma gioca contro il Real Madrid. Ci stanno queste due cose insieme?

Ci sta, eccome se ci sta. Si può fare, è possibile, come andare al ristorante dopo essere stati al mare. E’ un’ipotesi da prendere in considerazione.

Quest’ultimo modo di usare “ci sta” potrebbe creare qualche problema ed allora vi faccio altri esempi. Ammettiamo che mia moglie mi chiede di andare a prendere sua sorella con la macchina? Ebbene, posso dire che ci sta, che può starci, ma se me lo avesse chiesto un amico sarebbe stata una richiesta un po’ anomala. Siccome è mia moglie, ci sta sicuramente.

Quindi bisogna confrontare due cose qualsiasi, che possono andare d’accordo oppure no. Se vanno d’accordo, allora dico che “ci sta” e quindi Si tratta di due cose che con una certa facilità possono essere accoppiate. Quando ti fermi a pensare se una cosa può essere strana oppure no, se, dopo che ci hai pensato, dici che in fondo le due cose possono anche essere facilmente collegate, allora dici: si sta, ci può stare.
Ci sta che una moglie tradita dal marito lo perdoni? Si ci sta.

Ci sta che una moglie perdoni il marito per 10 tradimenti? Mo, non ci sta!!
Un altro modo simile di dire “ci sta” è al posto di “c’entra”, cioè che una cosa entra all’interno di un’altra. Le due cose sono però questa volta due oggetti.

Se ad esempio devo fare la valigia per andare in vacanza, e ho dimenticato di inserire un libro, allora dico a mio figlio: Emanuele prova a vedere se questo libro ci sta nella valigia. Emanuele: ok papà, ci provo… ci sta! . Ok, quindi Ci sta significa in questo caso “c’entra” ; il libro entra in valigia, ci sta, dove il ci si riferisce alla valigia. Quindi questo utilizzo di ci rientra tra quelli visti prima, quando il riferimento è agli oggetti.

Un ultimo esempio di ci sta appartiene alla categoria del ci come pronome personale, nel senso di noi, infatti se chiedo ad alcuni miei amici: vi sta bene se domani andiamo al cinema?
Vi sta bene? Risposta: si, ci sta bene, ok!

Bene facciamo ora un esercizio di ripetizione, facendo anche una lista degli esempi visti su tutti gli utilizzi di “ci sta”. Ripetete dopo di me.

Ci sto!

Io ci sto!

Ci stai? Sì, ci sto!

Tu ci stai

Lui ci sta

Noi ci stiamo

Voi ci state

Loro ci stanno

Ci sta perdere contro il Barcellona?

Ci sta, ci sta, certo che ci sta!

Che dici se ci provo con quella ragazza, secondo te ci sta?

Mmmmm secondo me no, non ci sta!

….

Ciao a tutti, grazie di averci seguito e grazie anche a chi aiuta a sviluppare Italiano Semplicemente attraverso una donazione periodica. Grazie per la vostra generosità.