Auguri di Natale (ripasso verbi professionali 1-50)

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Descrizione

Le lezioni dei verbi professionali sono per i soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

Per aderire all’Associazione italianosemplicemente.com/chi-siamo

Trascrizione

Ripasso dei primi 50 verbi professionali.

Auguri di buon Natale a tutti, miei cari amici di Italiano Semplicemente.

Auguri a chi è stimato ma anche e soprattutto a chi è sottovalutato.

Auguri a chi non ha mai avuto tempo e a chi ne dispone a suo piacimento.

I migliori auguri a chi sa predisporre sé stesso al cambiamento, e ha smesso di eseguire sempre lo stesso movimento.

Auguri a chi sopporta tutti con pazienza e un po’ meno a chi di liquidare non sa stare senza.

Auguri a chi riesce sempre a rendere una giornata migliore a qualcuno, un po’ meno a chi detta legge senza essere nessuno.

Auguri a chi si prende tutto sulle spalle, ma anche a colui che declina su quelle altrui.

Gli Auguri faccio a chi riscuote successi senza spacciarsi per altri né spacciare per sé stessi.

Auguri a chi non disattende le alte aspettative, che se ne stia a casa o che vada alle Maldive

Auguri a coloro la cui vita volge al desio, sarà un arrivederci e non un addio.

Auguri a chi è promosso, anche se non lo conosco.

A chi si avvale di collaboratori do i miei auguri migliori, a chi invece da solo lavora, do io un abbraccio se nessuno l’ha fatto finora.

Auguri a chi assume, che sia una persona o un buon atteggiamento, lo dico col cuore, sicuro non mento.

Per chi si adopera per il prossimo un abbraccio sincero. Ancor più per chi deve arrotondare ogni mese e non avrà mai un lavoro vero.

A chi, al suo dovere sa adempiere ogni volta, auguro un buon Natale anche stavolta.

Se sbanco la lotteria e vinco dei milioni, li regalo a tutti, ma non a chi impartisce inutili lezioni.

A chi intende querelarmi, ma contrae una malattia, auguri e ti assicuro che non è per colpa mia!

Se lo stipendio non ti possono erogare, auguri a te se questo un danno ti può cagionare; per te non è stato un buon anno quello che sta per finire.

Se una colpa ti vogliono addossare ma sei innocente e non un criminale, auguri di cuore di buon Natale.

Basta discussioni, a Natale gioia bisogna esprimere, e i litigi occorre dirimere.

C’è crisi, a Natale quest’anno i consumi si contrarranno, nonostante il bene che le persone si vorranno.

Se non sai disegnare, ma un regalo artistico vuoi fare, un bel ritratto puoi commissionare. E’ un idea da non scartare!

Babbo Natale, di rosso vestito, ha vagliato con cura ogni pacco assortito, auguri anche a lui, che alla festa allegria ha sempre conferito.

Babbo Natale esiste? A suffragare questa ipotesi le opinioni dei bambini. Auguri anche a loro, anche ai più birichini.

A chi insiste a far del bene ma non ne fruisce, auguri col cuore, che tutti noi unisce.

Chi investe in amore, sapete, è anche lui amato, sebbene il suo cuore non sia ancora impegnato.

A chi è sempre scelto o sempre cassato, il mio augurio di cuore non sarà mai derubricato.

Come commisurare l’affetto per una persona? Tutti fanno regali, ma cosa implica farlo col cuore? E da quale fonte scaturisce l’amore? Auguri a chi dà perché vuole e non perché deve, e a chi ne dà più di quanto ne riceve.

Prestate attenzione per favore! A voi con le mani consumate dal lavoro, a voi che non detenete alcun potere, a voi la cui vita impone sacrifici e a cui la fortuna non è mai pervenuta. Anche per voi un augurio di cuore, anche se la rima non è venuta.

Chi è lei? Si qualifichi per favore! Vabbè, auguri comunque, auguri di cuore!

Auguri anche a chi meno impatta l’ambiente, e a chi più rispetta le donne, i bambini e chi è sofferente.

Se il tuo pranzo di Natale consta di 1 o 12 portate, auguri comunque, ma non criticate.

Finalmente è deciso, Babbo Natale ha deliberato, auguri per tutti, anche a chi non è amato.

Il Natale, si sa, è festa; è sottinteso. Ma conta solo quanto hai dato, e non quanto hai speso.

Il diritto allo studio in Italia (ripasso primi 36 verbi professionali)

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Descrizione

Questo episodio è un ripasso dei primi 36 verbi del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

I verbi da usare al lavoro

Trascrizione

Buongiorno a tutti. Oggi parliamo del diritto allo studio in Italia e in questo episodio saranno utilizzati i primi 36 verbi che fanno parte del corso di Italiano Professionale.

Comunque ho dimenticato di qualificarmi: sono Giovanni, italianosemplicemente.com, vi scrivo e vi parlo da Roma.

Oggi ci occupiamo del diritto allo studio dunque. Strana parola il “diritto” parlando dello studio. Gli studenti italiani lo vedono piuttosto come un dovere! Ma iniziamo dal principio.

Dopo l’unità d’Italia, ed in particolare dal 1932 sono iniziate le attività di supporto economico (cioè aiuto economico) verso gli studenti in Italia.

Aiutare gli italiani a studiare, quindi sostenerli economicamente per garantire loro il diritto di studiare, anche se non hanno abbastanza denaro: questo è l’obiettivo fondamentale del “diritto allo studio”: rendere il diritto indipendente dalle condizioni economiche e sociali del singolo.

Tutto iniziò con la nascita della Repubblica Italiana e con l’entrata in vigore della Costituzione, che detta così le regole generali, i principi del diritto allo studio, esattamente negli articoli 33 e 34, che parlano di “scuola aperta a tutti” e di istruzione inferiore gratuita da impartirsi per almeno otto anni.

L’obbligo di frequenza e la gratuità, non riguardano invece l’istruzione superiore e quella di livello universitario.

A quei tempi si decise che l’istruzione era da considerare un servizio pubblico necessario da erogare, per poter assicurare il pieno sviluppo intellettivo della persona anche rispetto alla condizione di partenza, potenzialmente sfavorevole, di qualcuno con insufficienti risorse finanziarie.

La Costituzione Italiana, all’art. 3 , recita infatti, tra l’altro, che:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Nel periodo successivo all’obbligo scolastico e anche dopo quello universitario, il cittadino ha la libertà di intraprendere studi a suo piacimento, e lo Stato deve garantirgli parità di accesso, attraverso l’erogazione di borse di studio che possono riscuotere coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici.

C’è sempre la possibilità per gli studenti più facoltosi di spacciarsi per indigenti, ma i controlli sono molto accurati e difficilmente si riesce a farla franca: pena multe molto Salate. Conviene dichiarare il vero, suffragando le proprie dichiarazioni con documenti credibili; scusate se insisto. Benché siano praticabili alcune scappatoie (diciamo furbate) che permettono di risparmiare. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

La normativa comunque cerca sempre di prevenire e impedire che questo accada. Altrimenti poi nascono problemi di giustizia sociale ed anche possibili conflitti sociali che occorre dirimere. Meglio prevenire dunque.

Compito prioritario della Repubblica è occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini ed i gradi che possano garantire questo diritto.

Il diritto di accedere e di usufruire delle prestazioni, che l’organizzazione scolastica è chiamata a fornire, parte dagli asili nido e si estende sino alle università.

Lo Stato deve però garantire agli enti di istruzione non statali la piena libertà di istituire scuole ed istituti di educazione, senza però oneri per lo Stato. Ad ogni modo, ai loro alunni deve essere garantito un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

Questo senza però oneri per lo Stato, come è declinato dalla normativa. È bene chiarirlo. Ciò non vuol dire che lo Stato non possa intervenire a favore degli istituti privati; ma che nessun istituto privato potrà esigere di avere aiuti da parte dello Stato.

Questo è quanto prevede la Costituzione italiana, ma successivamente sono seguite una serie di leggi e decreti che resero effettiva l’applicazione dei principi dettati dalla Costituzione.

Si è trattato quindi di adempiere agli obblighi derivanti da tali principi attraverso delle leggi.

Riguardo all’istruzione superiore ed universitaria, come agevolazioni si parla di borse di studio, di alloggi per studenti, mense, sussidi straordinari, ma anche orientamento alla formazione, prestiti agevolati, aule di studio, spazi culturali e ricreativi o anche sportivi a disposizione degli studenti (cioè di cui gli studenti possono disporre), il tutto erogato da particolari enti per garantire il diritto allo studio.

Tali enti competono alle Regioni italiane. Sono di loro competenza.

Normalmente gli studenti che intendono avvalersi di queste e di altre prestazioni sociali agevolate, dovranno fare una dichiarazione dei redditi, con la quale si assumono le responsabilità delle loro dichiarazioni. Naturalmente è compito degli stessi studenti adoperarsi al fine di presentare queste dichiarazioni nei tempi consentiti.

Spesso anche le università comunque erogano questi servizi.

Frequentare l’università comporta il pagamento di una tassa, ma sono previste esenzioni totali o parziali delle tasse universitarie per chi ha bisogno. Persino istituzioni religiose o private possono erogare servizi di questo tipo.

Anche il governo italiano può erogare borse di studio universitarie e fare finanziamenti per l’edilizia universitaria. Vengono, a questo fine, stanziate risorse ad hoc dal governo italiano.

Esiste infatti un “fondo per il diritto allo studio”, che è erogato dal Ministero dell’Università e della Ricerca alle Regioni, le quali possono anche aumentare tale disponibilità economica attraverso dei fondi regionali.

Ad esempio è possibile erogare contributi da liquidare agli studenti più bisognosi per l’acquisto di libri scolatici.

Nelle università italiane (anche dette “atenei”), per poter garantire il diritto allo studio, lo Stato prevede una quota massima di iscrizione, una soglia che non si può superare riguardo alle tasse di iscrizione.

Queste tasse variano a seconda del reddito, quindi a seconda della ricchezza delle famiglie, e i più ricchi pagano poco più di € 2000. Non è tantissimo in fondo e lo Stato non si arricchisce, non sbanca di certo con i soldi delle iscrizioni all’università.

Di sicuro non c’è bisogno di contrarre un mutuo per iscriversi all’università. Chi non è d’accordo con me significa che evade le tasse. Non sei d’accordo? Sei un evasore!

Adesso sono persino querelabile. Qualcuno potrebbe farmi una querela. Ma io non ho fatto nomi, quindi nessuno può querelarmi. Poi insomma non è obbligatorio fare l’università. I più ricchi possono anche vagliare l’ipotesi di vivere di rendita senza lavorare. Ma anche pagare duemila euro non cagionerà alle persone più ricche grossi danni. È giusto che la quota di iscrizione sia commisurata con la propria ricchezza. Non è vero? Molti non sono d’accordo però con questa mia affermazione. Pazienza.

Tali pagamenti vanno eseguiti ovviamente entro un certo periodo di tempo, almeno prima che l’anno accademico volga al termine.

Per le fasce meno agiate ci sono esenzioni e riduzioni. Ma per dimostrare di essere poveri bisogna suffragare l’iscrizione con una dichiarazione dei redditi, per dimostrare la propria indigenza. Altrimenti la richiesta di esenzione sarà cassata.

Non tutti i corsi di laurea sono uguali però all’università.

Ci sono dei corsi a numero chiuso e altri a numero aperto. Se il numero è chiuso, questo implica che l’iscrizione a tali corsi è subordinata al superamento di un esame di ammissione, che può essere articolato in prove scritte e/o orali, ma anche della carriera pregressa, cioè degli studi e delle valutazioni conseguite negli anni precedenti all’università.

Il voto complessivo a questi esami può quindi tener conto dell’esito dell’esame di maturità o di qualche altra laurea precedentemente conseguita.

Inoltre i singoli atenei possono stabilire dei requisiti per l’accesso ad un determinato corso, come un punteggio minimo del voto di maturità.

Perché questo? Semplice, per avere corsi di laurea di maggiore qualità perché frequentate da meno studenti e perché gli studenti saranno dei lavoratori in futuro, e potrebbe non esserci abbastanza posti di lavoro rispetto al numero degli studenti.
Si tratta quindi di garantire a tutti la possibilità di avere un lavoro e un reddito abbastanza adeguato. Troppa offerta di lavoro fa infatti abbassare la remunerazione. Logico no? Non c’è bisogno di commissionare un’indagine ad hoc per arrivare a questa conclusione.

Per quanto riguarda il diritto allo studio dei lavoratori, qualche anno fa presso molti comuni italiani esistevano corsi serali di istruzione predisposti proprio per la tipica figura dello studente-lavoratore.

Poi è stato introdotto il cosiddetto “statuto dei lavoratori”, una legge del 1970, che introdusse il diritto per tali persone, a poter studiare e lavorare nello stesso tempo. Questo ha significato l’introduzione di una flessibilità nell’orario di lavoro, in mdo tale che queste persone potevano frequentare corsi scolastici, o anche il diritto a permessi per il giorno dell’esame, o l’esonero dal lavoro straordinario.

Questi permessi erano fruibili anche per corsi non strettamente legati all’attività lavorativa, come il conseguimento di un diploma o di una laurea. Tale legge prevedeva 150 ore all’anno di permessi retribuiti. Questo diritto a fruire di 150 ore, inizialmente previsto solo per il settore privato, venne esteso nel 1988 al pubblico impiego.

Come si determina il contingente dei beneficiari di questo diritto?

In ogni provincia il personale avente diritto alla fruizione dei permessi studio non può superare complessivamente (tra tutti coloro che presentano la domanda) il 3% del personale in servizio all’inizio dell’anno scolastico e l’arrotondamento è previsto all’unità superiore. Quindi il 3,1 per cento diventa il 4%.

Dal 2000 poi è possibile usufruire dei “congedi per la formazione”. Quindi non solo delle ore di permessi retribuiti regolarmente, ma anche la possibilità di un periodo formativo non retribuito, durante il quale il lavoratore può assentarsi dal posto di lavoro, non ricevendo retribuzione e conservando però il posto di lavoro.

Riguardo alle persone con handicap, possiamo certamente dire che per queste persone resta ancora disatteso in Italia il diritto allo studio per gli alunni e studenti che hanno disabilità. Fortunatamente ci sono anche molte associazioni che promuovono tale diritto in modo che sia effettivamente fruibile da tutti, e non solo per alcuni studenti.

Tutti hanno bisogno di investire sul proprio futuro.

La giustizia e l’onestà qualificano una società democratica.

Audiolibro: I primi 30 verbi professionali

Finalmente disponibile I libro-e Audio-libro sia in versione cartacea che Kindle dei primi 30 verbi professionali.

  • SPIEGAZIONI DI 30 VERBI USATI NEL MONDO DEL LAVORO
  • 242 PAGINE
  • SPIEGAZIONE SCRITTA ED AUDIO (TROVI IL LINK PER ASCOLTARE E SCARICARE I FILE AUDIO ALL’INTERNO DEL LIBRO)

 

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Puoi scegliere tra la versione digitale o cartacea.

Servizio riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

 

Alcune Recensioni

ulrike.jpg

Utilissimo un libro di questo tipo. Io non ho mai avuto intenzione di lavorare in Italia.
Perché mi sono interessata quindi del corso di italiano professionale?
Semplicemente perché so che la bellezza di ogni lingua sta nella sua ricchezza espressiva. Voglio leggere libri, poesia, giornali, capire quello che parlano in radio e tv, voglio capire anche le sfumature delle espressioni nei contesti diversi in cui vengono usate. È per questo che faccio parte dell’associazione Italiano Semplicemente; è per questo che seguo con attenzione e grande divertimento il corso e i verbi che formano una sezione importante
del corso. 

andre.jpgUn libro  scritto da una persona che sa, come nessuno, il significato della parola “insegnare”,  impeccabile e indispensabile per qualsiasi straniero che usi quotidianamente la lingua italiana nel suo lavoro oppure, come me, che semplicemente ha voglia  di imparare a comunicare in italiano.

 

 

bogusia.jpgÈ un libro che io potrei raccomandare a tutti quelli che stanno cercando la possibilità o le fonti che faciliterebbero il passaggio dal vocabolario di base al livello più avanzata che assomiglia a quello degli stessi italiani, non solo nell’ambito professionale. In un modo divertente e istruttivo viene mostrata la possibilità di usare i verbi in ogni situazione quotidiana. Il metodo proposto dal sito Italiano Semplicemente (vale la pena dare un occhiata) viene implementato rigorosamente attraverso tutti i contenuti del libro.  La mia esperienza personale mi permette di dire: funziona. Basta ascoltare gli audio nel tempo libero e durante un’attività che non coinvolge la concentrazione assoluta. In questo modo impari ad esprimerti in un modo anche migliore rispetto all’italiano medio.

khaled.jpgPer me è un piacevole utilizzo dei tempi morti della giornata: sfogliare, leggere un libro di questo tipo e trovare gli argomenti più disparati spiegati nei dettagli e in modo divertente. Vi consiglio di leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente prima di leggere il libro. Sono uno studente universitario ed interessato ad imparare la lingua italiana, soprattutto la cultura italiana.  Sinceramente, seguire il sito e la pagina Facebook può cambiare le vostre idee sull’apprendimento. Essere membro di Italiano Semplicemente ha  soddisfatto le mie esigenze di imparare e vivere la cultura italiana.

jasna.jpgl libro “Verbi professionali” è indispensabile sia per quelli che studiano la lingua italiana sia per quelli che la insegnano. Tutti e due hanno in comune la stessa meta: riuscire a padroneggiare bene la lingua. E se vogliamo bene padroneggiare la lingua italiana questo libro non dovrebbe mancare sul nostro scaffale. La padronanza di tali vocaboli contribuirà di sicuro al successo di una  comunicazione d’affari in italiano e aumenterà senz’altro le opportunità di carriera nel mercato di lavoro. Secondo me con questo libro saranno evitate le eventuali incomprensioni interculturali, che accadono spesso, e che sono uno dei maggiori ostacoli al successo della comunicazione d’affari.

E poi c’è il metodo giusto – TPRS – che ci facilita il loro apprendimento e che diventa alla fine divertente. Molto consigliabile.

 

 

26 – I verbi professionali: VAGLIARE

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Trascrizione

Benvenuti a tutti questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali. Si tratta del verbo n. 26, stiamo parlando del verbo VAGLIARE. Un verbo anche questo molto importante e usato in ambito lavorativo.

Tra le altre cose non è semplice da pronunciare. Infatti la g e la l insieme formano “gl” che ha una pronuncia difficile per molti stranieri. Faremo naturalmente un esercizio di ripetizione alla fine per pronunciarlo nel miglior modo possibile.

Iniziamo dal significato. Ogni volta che dobbiamo fare delle scelte, e nel lavoro se ne fanno molte di scelte, si può usare questo verbo.

Vagliare infatti significa “Esaminare attentamente e minuziosamente, valutare con estrema cura”.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per i membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente 

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Il bambino farfalla: una storia emozionante. Ripasso verbi professionali (1-25)

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Trascrizione

Oggi, cari amici di Italiano Semplicemente voglio raccontarvi una storia.

Durante questa storia vedremo alcuni termini e verbi particolari ed anche qualche espressione italiana. Inoltre faremo un ripasso di alcuni verbi professionali che abbiamo imparato finora nel corso di Italiano Professionale. Alla fine di questo episodio vi ripeterò brevemente tutte le frasi in cui ho utilizzato i verbi spiegati nel corso di Italiano Professionale.

Si tratta di una storia a lieto fine che ha come protagonista un bambino originario della Siria che aveva una brutta malattia. Il protagonista di questa storia è quindi un bambino siriano.

Quando si parla di storie a lieto fine significa che le storie finiscono bene, che hanno una fine lieta, cioè positiva, piacevole. Una fine lieta è un lieto fine. Fine è una parola, un sostantivo italiano che è sia femminile che maschile: la fine, il fine.

La storia però iniziava veramente male. Il bambino infatti aveva una bruttissima malattia genetica.

Per causa di questa malattia il bambino aveva perso quasi tutta la pelle. La malattia gli provocava enormi sofferenze naturalmente ed era continuamente a rischio infezione. Come potete immaginare il dolore era insopportabile.

I medici così, per poter alleviare le sofferenze a questo bambino  decisero di provocargli il coma. Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori, renderle più lievi (alleviarle), renderle più tollerabili; attenuarle quindi.

Successivamente, i medici gli hanno trapiantato della pelle nuova. Ora il bambino è tornato a scuola e ha una vita normale.

È proprio una bella storia, anzi bellissima direi. Il protagonista è un bambino siriano di 9 anni.

Non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania con la sua famiglia numerosa. Bensì è una congiunzione poco usata, soprattutto dagli stranieri. Equivale a “ma”, “invece”, “anzi”, e si usa quando in precedenza abbiamo usato una negazione: non viveva in Italia, né in Siria, bensì in Germania.

Il bambino che viveva in Germania soffriva di una rara malattia genetica, una malattia dei suoi geni. Il gene è l’unità fondamentale degli organismi viventi. Tutti gli esseri viventi, non solamente gli esseri umani hanno i geni, ed i geni umani vengono ereditati dai nostri genitori. Non si tratta quindi di una malattia contratta per contagio ma di una malattia ereditata.

Fino a due anni fa non era possibile curare questo bambino e come lui tutti gli altri bambini con questa rara patologia.

La sua pelle era fragile come le ali di una farfalla. I bambini come lui sono anche chiamati “bambini dalla pelle di cristallo” o appunto “bambini farfalla”. Questo perché la loro pelle è così delicata che è sufficiente un minimo contatto, basta un minimo contatto per creare delle dolorose lesioni, delle ferite sulla pelle.

I “bambini dalla pelle di cristallo”: Il cristallo è un particolare tipo di vetro, un vetro particolarmente delicato e prezioso.

Il bambino siriano stava morendo, aveva di fatto perso quasi tutta la pelle. Spesso aveva anche infezioni come potete immaginare: le infezioni erano all’ordine del giorno. E quando qualcosa è all’ordine del giorno significa che possono accadere e di fatto accadono più o meno tutti i giorni.

Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma. Lo stato di coma consiste in uno stato di assenza di coscienza, uno stato di incoscienza. Chi è in coma pertanto è incosciente, non è consapevole  del suo stato e pertanto non avverte neanche alcun dolore. In uno stato di coma i pazienti sono in uno stato di sonno profondo dal quale sembra non essere in grado di svegliarsi. Così i medici gli hanno procurato uno stato di coma. In questo caso il verbo procurare equivale a provocare e anche a indurre: I medici gli hanno provocato, gli hanno indotto, gli hanno procurato uno stato di coma. Un coma pertanto che possiamo chiamare farmacologico, vale a dire non un coma naturale, ma un coma indotto da farmaci, provocato cioè da farmaci.

In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere meglio tenute sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici. Le infezioni avvengono quando dei batteri o dei virus entrano nel nostro organismo.

La pelle del bambino però doveva essere curata e così il bambino è stato sottoposto ad un trapianto di pelle. E tutto questo è merito della ricerca italiana, che ha permesso di poter produrre in laboratorio una pelle nuova per il bambino. Una pelle che è stata quindi “coltivata” in laboratorio, all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico. Una pelle coltivata che è stata corretta dal difetto genetico.

Si parla di pelle “coltivata”, proprio come si usa dire per i terreni e per le piante o anche per gli orti. Una pelle quindi cresciuta in laboratorio, coltivata in laboratorio.

Per quanto riguarda la cura, si tratta di una terapia genetica condotta con cellule staminali epidermiche: la cura è stata condotta con delle cellule staminali epidermiche, cioè cellule dell’epidermide, altro nome della pelle: epidermide. Questo nuovo derma – altro nome ancora della pelle: il derma – è stato quindi trapiantato su gran parte del corpo del bambino. Potete immaginare la difficoltà di questo intervento. Con la parola “trapianto” in genere si indica un intervento chirurgico che prevede la sostituzione di un organo ma in realtà possiamo usarlo anche con i tessuti, come appunto la pelle, che è, tra le altre cose, un vero organo, come il cuore o i polmoni. La pelle, pensate un po’, ricopre una superficie di circa due metri quadrati.

L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano comunque è perfettamente riuscito. Ho detto infatti che la storia è una storia a lieto fine, e per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna quindi vedere la fine della storia. Si tratta del primo intervento in assoluto di questo tipo, ed è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.

Oggi il bambino sta bene, è tornato fortunatamente un bambino come tanti, che può giocare e divertirsi normalmente. I medici quindi sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione dopo essersi assunti le responsabilità per questo intervento. Spesso non riusciamo ad apprezzare adeguatamente la normalità con i nostri figli.

Facciamo ora un breve esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me per esercitare la pronuncia.

Si tratta di una storia a lieto fine.

Una malattia genetica

Alleviare le sofferenze

Bensì

Il bambino non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania

Geni, genetica, genitori

Un coma farmacologico

Procurare un coma farmacologico

Pelle, epidermide, derma

Cellule staminali

Coltivare cellule staminali

Coltivare cellule staminali epidermiche

Bene ragazzi spero abbiate gradito questa storia e che abbiate imparato nuovi termini del vocabolario italiano. Su Italiano Semplicemente facciamo spesso storie di questo tipo e ne faremo ancora. Uno dei segreti per imparare una lingua è, non dimentichiamolo mai, provare emozioni, (vedi le sette regole d’oro) ed anche per questo ho scelto questa storia che ritengo veramente emozionante.

Se volete migliorare il vostro italiano ad un livello professionale continuate ad ascoltare le storie di Italiano Semplicemente e non voglio liquidarvi senza ricordarvi che esiste anche un corso di Italiano Professionale che inizierà ufficialmente nel 2018, intorno al mese di marzo.

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I verbi professionali incontrati in questa lezione sono i seguenti:

 

1) rendere: Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori

2) avvalersi: Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici,

3) adoperarsi: medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma.

4) disporre: In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere tenute meglio sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici.

5) commissionare: La  pelle è stata coltivata in laboratorio all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico.

6) predisporre: L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano è perfettamente riuscito.

7) valutare: per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna vedere la fine della storia.

8) eseguire: l’intervento è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.

9) adempiere: I medici sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione

10) assumere: I medici si sono assunti le responsabilità per questo intervento.

11) liquidare: non voglio liquidarvi ma adesso è veramente terminato l’episodio.

Ciao a tutti

25 – I verbi professionali: COMMISSIONARE

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Trascrizione

Benvenuti a questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali. Il verbo n. 25 è il verbo COMMISSIONARE. Un verbo molto usato in ambito lavorativo.

Vi dico subito il significato del verbo: commissionare significa “dare ordine o incarico di eseguire un lavoro, di compiere una prestazione o di fornire una merce“.

Bene, cominciamo a spiegare dunque.

Commissionare viene da commissione.

Cos’è una commissione? Una commissione è un incarico. Una commissione è un mandato. Questo significa che la commissione non è un oggetto, non è una cosa che si tocca, una cosa tangibile. Una commissione è un qualcosa che si consegna a qualcun altro, è qualcosa che si dà a qualcun altro, pur non essendo tangibile

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I verbi professionali: CONTRARRE

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Trascrizione

Buongiorno, siamo arrivati al verbo numero 24.

Vediamo in questo episodio un verbo che ha moltissimi utilizzi, e fra questi ce ne sono alcuni di uso esclusivamente professionale, cioè in ambito lavorativo.

Sapete che la caratteristica dei verbi professionali è quella di essere verbi specifici del mondo del lavoro e non molto conosciuti dalle persone la cui lingua madre non è l’italiano.

Contrarre” fa sicuramente parte di questa categoria di verbi.

Non è sicuramente molto usato dagli stranieri, io direi per niente usato.

È invece molto utilizzato nel mondo del lavoro e si incontra molto spesso anche nella vita di tutti i giorni degli italiani. I motivi sono diversi.

Alla fine di questo episodio, per facilitarvi il compito di ricordare meglio i vari significati del verbo racconterò una piccola storia, in cui utilizzerò tutti i significati che vi spiego ora. Un modo che abbiamo già utilizzato su Italiano Semplicemente e che fa parte del metodo utilizzato, basato sulle emozioni. Vedrete che vi piacerà. Passiamo alla spiegazione.

Contrarre si usa moltissimo nel mondo del lavoro ma ha anche  alcuni significati usati nella vita di tutti i giorni. Tutti questi modi comunque, professionali e non professionali, hanno qualcosa in comune.

Contrarre infatti significa restringere, cioè ridurre, far diventare qualcosa più piccolo, oppure (secondo significato) contrarre significa fare proprio, prendere, in un certo senso anche “avere”. Due grandi categorie di significati quindi: ridurre e prendere.

 

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I verbi professionali: QUERELARE

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Descrizione

querelare immagine 2In questa lezione vedremo il significato del verbo diffamare e la differenza tra querela e denuncia. Vedremo inoltre:

1) la differenza tra vittima e “persona offesa”;

2) Le frasi “recare una offesa”, “sporgere denuncia”, “sporgere querela”

3) Il procedimento e l’azione legale

4) “Perseguire un reato d’ufficio”

5) Il reato di diffamazione

 

 

 

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I verbi professionali: ADDOSSARE

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

Ciao e benvenuti nel Corso di italiano professionale, verbi professionali.

Oggi vediamo il verbo addossare.

È il verbo n. 21 del corso. Un verbo molto utilizzato nel mondo del lavoro. Per quale motivo?

Facciamo un passo alla volta.

Addossare è il verbo da spiegare. Addossare deriva da addosso, che significa “sulla persona”, o “sulle spalle di una persona”.

Addosso è un avverbio, un semplice avverbio che si usa in moltissime circostanze, sia in senso proprio che in senso figurato.

Ad esempio:

Io ho addosso un vestito – io porto un vestito addosso

Questo significa che io indosso un vestito. Il vestito mi ricopre, mi sta addosso, lo porto addosso, quindi lo porto sopra di me.

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Visita ad Aarhus (ripasso verbi professionali 1-20)

Audio ad una voce

Audio a due voci

Trascrizione

Buongiorno amici, e benvenuti in questo episodio di ripasso dedicato ai verbi professionali, episodio disponibile per tutti, affinché tutti possano trarne beneficio.

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In questo episodio verranno quindi utilizzati tutti i verbi professionali finora spiegati all’interno del corso di Italiano Professionale. E’ un esperimento che abbiamo già fatto in passato: se vi ricordate avevamo parlato di come rafforzare le ossa.

Ma col passare del tempo i verbi professionali che spieghiamo aumentano sempre di più quindi è necessario di tanto in tanto rinfrescare un po’ la memoria.

Un modo simpatico e molto produttivo di ripassare, cioè di studiare nuovamente i verbi professionali, verbi che non vengono, se non molto raramente utilizzati dagli stranieri.

L’argomento di oggi, di cui vi parlerò, è un viaggio che faremo dal 15 al 22 agosto di quest’anno. Oggi mi avvarrò quindi dell’aiuto di mia moglie Margherita.

Andremo a visitare la Danimarca e precisamente la città di Aarhus.

Questo progetto è nato per merito di un visitatore, anzi una visitatrice di Italiano Semplicemente, di nome Lya (mille grazie anche a Anette, Grete e Morten per l’ospitalità)

, una ragazza danese che saluto con affetto. Lya ci ha anche aiutato a trovare una bella sistemazione, ci ha aiutato a trovare un appartamento lì, si è adoperata per venirci incontro e con l’occasione ci incontreremo per salutarci. Non avrei mai declinato un invito di questo tipo e di conseguenza abbiamo accettato il cortese invito, e personalmente avevo assunto l’impegno di dedicare un episodio come questo alla città di Aarhus.

Italiano Semplicemente sbarca quindi in Danimarca.

Aarhus, non so bene come si possa pronunciare, è la seconda città più popolosa della Danimarca, e la prima per numero di abitanti della penisola dello Jutland (credo che in lingua danese si dica Jylland. Avete capito che non conosco la lingua danese, pertanto non potrò spacciarmi per un danese, e d’altronde non ne ho alcuna intenzione.

Abbiamo scoperto con piacere che la città in questione sia stata scelta come capitale europea della cultura per il 2017 assieme a Pafo, a Cipro.

Cogliamo l’occasione quindi anche noi per promuovere la città di Aarhus.

Aarhus ha persino un soprannome, ed infatti è nota come “la più piccola grande città del mondo”. Si trova sulla costa orientale (cioè ad est) dello Jutland in corrispondenza della foce di un fiume che ha lo stesso nome della città: Aarhus.

È una città in cui il fiume riveste una notevole importanza perché lo stesso nome della città in danese antico significa “foce del fiume”.

Io sono rimasto stupito del premio alla cultura perché non conoscevamo questa piccola-grande città danese. Meglio tardi che mai.

Allora io e mia moglie ci siamo un po’ informati e abbiamo scoperto che si tratta di una delle più antiche città della Scandinavia, anche detta penisola scandinava, che è quell’area geografica che comprende anche la Norvegia, la Svezia e parte della Finlandia.

Abbiamo ad esempio scoperto che ad Aahrus c’è la sede della importante marca di birra Ceres.

Per quanto riguarda i monumenti c’è una cattedrale che risale al XIII secolo, e si tratta della cattedrale più grande della Danimarca. Spero avremo occasione di visitarla.

C’è poi dal punto di vista culturale una chiesta storica importante, la Vor Frue Kirke (spero che la pronuncia non sia così tremenda (valutate voi e fatemi sapere) mi scuso se faccio grossi errori). Poi c’è anche Il Palazzo di Marselisborg (Marselisborg Slot) da visitare che è invece una residenza reale.

Poi c’è un museo d’arte: ARoS è il suo nome, il Teatro, il Municipio e l’antico borgo, o la vecchia città (Den Gamle By), che è una ricostruzione di un vecchio villaggio danese, quindi si tratta di una ricostruzione della vita urbana dal Settecento fino agli Anni ’70 – che permette al visitatore di immergersi fisicamente nel passato. A me piacerebbe visitare questo posto.

Non lontano dalla città ci sono molte spiagge, boschi e altre cose da esplorare, basta prendere una bella bicicletta. Sono molto curioso personalmente di vedere anche le pietre runiche di Jelling, uno dei patrimoni dell’umanità dichiarati dall’UNESCO, e poi anche i fiordi e le fantastiche coste danesi. Molta natura quindi da vedere.

È una popolazione molto giovane, la più giovane della Danimarca. Infatti ci sono moltissimi studenti.

Nonostante questo la città però è una delle più antiche della Danimarca.

La cosa che mi ha colpito maggiormente però è che, udite udite, degli studi recenti hanno stabilito che gli abitanti di Aarhus sono i più felici della Danimarca.

Ecco un altro bel motivo per cui visitare questa bella città. Grazie ancora a Lya che ci ha dato questa opportunità.

Fortunatamente ci sono attrazioni un po’ di tutti i tipi e per tutti i gusti, per cui credo che non ci annoieremo. Tra l’altro vale la pena di non trascurare neanche lo shopping, e quindi non mancheremo di visitare il Quartiere Latino.

Mia moglie tra l’altro ha dato un ordine preciso: impossibile non eseguire!

Dal punto di vista della democrazia, della crescita e dello sviluppo, pare che Aarhus sia all’avanguardia, quindi ho letto che si sta andando verso un modello basato sulla sostenibilità dell’ambiente e della società, verso un modo di vivere che non consumi più risorse di quelle che produce quindi. Un modello basato anche sulla diversità in generale, quindi sul rispetto alle altre culture, a tutte le religioni e tutte le forme di diversità. Riguardo alla democrazia ed alla cooperazione, questi credo siano il punto forte dei danesi in generale e questo era noto anche a me, che dall’Italia, come un po’ tutti i miei concittadini, vediamo i danesi come un esempio di democrazia, di onestà e di progresso.

Insomma è una città con una forte propensione al cambiamento. Il motto della città, la frase che rappresenta la città Let’s Rethink (che dovrebbe significare qualcosa come “Ripensiamo, ripensiamoci”, induce, spinge a pensare, a ripensare la società, e pare che esprima proprio questo spirito innovativo di Aarhus, dove tutti i cittadini sono inseriti e motivati alla partecipazione. In un ambiente del genere potete immagina come tutto funzioni meglio: tutti sono molto più felici e di conseguenza anche i servizi pubblici e privati vengono erogati con puntualità ed efficienza.

Speriamo con tutto il cuore di venire contagiati da questo spirito e portare un po’ di tutte queste belle caratteristiche al nostro ritorno in Italia. Sicuramente ne saremo arricchiti.

Voi a questo punto mi direte: è tutto perfetto ad Aarhus?

Scommetto che si mangia male! Questo mi sono detto. Questo ho pensato. Ci scommetto quello che volete! Solo in Italia si mangia bene. Ebbene: scommessa persa! Se avessi scommesso avrei perso tutto: avrei sbancato! Completamente!

Fortunatamente non ho scommesso, anche perché avendo perso, e in mancanza di soldi per terminare la vacanza avremmo dovuto cercare un lavoretto per arrotondare.

Infatti Aarhus pare non tema confronti neanche sulla gastronomia. Beh, vedremo se è così. Vi faremo sapere. Cercheremo di assaggiare il pesce locale e tutte le specialità del posto e vi faremo sapere se secondo noi il cibo e la cucina valgono il titolo di “Regione Europea della Gastronomia 2017”.

Purtroppo non potremo partecipare al Food Festival di Aarhus, (peccato!) che sarà qualche giorno dopo, ai primi di settembre, ispirata alla cultura culinaria sostenibile. Non disponiamo di tanti giorni di vacanza purtroppo.

Non potremo partecipare neanche al Festival di Aarhus (Aarhus Festuge) che si svolge dalla fine di agosto ai primi di settembre. Un festival di arte e cultura anche noto col nome di WindMade (cioè fatto col vento), e questo perché il festival è alimentato dall’energia del vento, dall’energia eolica. Prima infatti parlavo di sostenibilità.

Si tratta di uno dei più grandi eventi culturali della Scandinavia dove ci saranno una vasta gamma di eventi culturali, dal teatro alla musica e letteratura, fino alla gastronomia alle arti visive e l’architettura.

Insomma ci perderemo un po’ di cose di Aarhus, ma sono sicuro che avremo modo di apprezzare ugualmente la città e che le nostre aspettative non saranno disattese. La data del nostro viaggio d’altronde è stata dettata da esigenze diverse. Non potevamo predisporre il nostro viaggio in una data diversa da questa purtroppo.

Ok, credo sia il caso di liquidarci per oggi, speriamo di aver reso piacevole l’ascolto raccontandovi del nostro programma di viaggio ad Aarhus e di aver riscosso quindi il vostro interesse.

Il podcast volge al termine. Un saluto da Roma.

Tutti i modi per nascondere la verità – 2^ parte

Audio a bassa ed alta velocità

E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

US  – UK – DE – FR – ES – IT – NL – JP – BR – CA – MX – AU – IN

Trascrizione

Eccoci alla seconda parte di “come nascondere la verità”. Abbiamo già visto molti termini e alcuni verbi da usare quando si vuole nascondere la verità ognuno con le sue specifiche caratteristiche.

Non volevo che l’episodio fosse troppo lungo per non annoiarvi, quindi ho suddiviso l’episodio in due parti e questa è appunto la seconda parte.

Vi invito ad ascoltare la prima parte dell’episodio, interessante anche perché è stato registrato in due velocità.

omertà
Non vedo, non sento, non parlo

 

La prima parte la possiamo anche rappresentare graficamente, con una immagine, quello che si chiama uno “schema a blocchi”, e credo che questo schema può essere molto utile per tutti per creare una mappa mentale, per rappresentare nella propria mente, in un modo veloce e schematico, tutto ciò che è stato detto nella prima parte dell’episodio. Vi invito a dare un’occhiata sul sito, nella trascrizione del file audio che state ascoltando e grazie a Maja, una ragazza polacca, che l’ha realizzato per tutti noi. E’ una cosa che potremmo fare anche altre volte se vi fa piacere.

maja immagine mappa mentale nascondere la verità1.jpg
Figura 1: Come nascondere la verità (1^ parte)

 

Adesso vediamo quindi altri modi interessanti che si usano molto in senso figurato, per esprimere il nascondimento della verità.

Un verbo è “Coprire” che è un verbo semplice, dai mille utilizzi, e che può essere usato anche nel senso di nascondere la verità. Il significato proprio del verbo coprire è quello di mettere qualcosa (un oggetto) sopra o davanti ad un’altra (un altro oggetto), ed in questo modo si copre quest’oggetto. Ad esempio la tovaglia copre il tavolo. Posso quindi coprire per nascondere una cosa allo sguardo altrui, collocando un oggetto sopra di essa, talvolta per migliorarne l’aspetto o la funzionalità. Poi c’è il senso figurato di coprire. In senso figurato equivale a Celare, occultare e dissimulare, di cui abbiamo discusso nella prima parte dell’episodio.

Posso coprire i misfatti di un amico, il che significa che se ho un amico che ha fatto qualcosa di sbagliato, posso decidere di aiutarlo, occultando o minimizzando le sue colpe e le sue responsabilità. Lo faccio perché sono un suo amico. Per questo motivo sono disposto a coprire i suoi misfatti, per questo motivo sono disposto a coprirlo; si dice anche così: coprire una persona, affinché sia riparata dalle accuse.

Anche al lavoro, il direttore o un dirigente può decidere di coprire i suoi dipendenti. Anche se questi sono colpevoli perché hanno sbagliato qualcosa, il loro capo li difende, li copre, è disposto a nascondere la verità coprendoli, si intende coprendoli dalle accuse. Coprire qualcuno significa quindi difendere qualcuno, ma attenzione perché si usa molto anche nei delitti, o nelle rapine, negli omicidi, insomma negli atti criminali. In questi casi ci sono solitamente due persone, di cui una commette l’atto illecito (ad esempio fa una rapina in una banca) e l’altra, che gli fa da “spalla”, lo copre, cioè controlla che non arrivi nessuno, controlla la situazione fuori dalla banca e avvisa il suo complice nel caso arrivasse la polizia o accadesse qualcosa di sospetto, qualcosa di cui preoccuparsi. Anche questo è coprire una persona.

Coprire non ha un’accezione necessariamente negativa però, anzi il più delle volte la copertura è una difesa amichevole, un atto di amicizia. Però l’obiettivo della copertura è comunque quello di nascondere la verità. Con la copertura si impedisce che qualcosa venga visto.

Un particolare modo di coprire è quello di coprire con la sabbia: insabbiare.

Insabbiare significa letteralmente “nascondere sotto la sabbia”, ma figurativamente si usa spesso nella politica e a livello giornalistico. Spessissimo potete leggere sui giornali che sono stati insabbiati dei risultati di indagini, delle verità che emergono in generale. Quindi anche dei risultati di inchieste pericolose.

Quando si decide di insabbiare qualcosa, è perché questo qualcosa può dar fastidio a qualcuno di molto potente, un uomo politico eccetera. Quindi se ci sono forti interessi, facilmente si può insabbiare una indagine o una inchiesta che può danneggiare qualche potente della terra.

Il verbo insabbiare è molto giornalistico e su Google news se volete troverete molti articoli in cui si parla di insabbiamento di verità scottanti. Troverete insabbiamenti di omicidi, insabbiamenti di informazioni militari e di crimini.

Tanto è negativo il termine, che dove c’è insabbiamento c’è spesso quella che si chiama omertà. La parola insabbiamento ed il verbo insabbiare spesso si usano insieme alla parola omertà, che non è un verbo ma è un sostantivo femminile.

La parola omertà deriva da uomo. Ma cos’è l’omertà e cosa ha a che fare con l’uomo?

Dunque, l’omertà la possiamo descrivere come una forma di solidarietà tra alcune persone, una solidarietà tra uomini, intesi come esseri umani. Quindi tali esseri umani cosa fanno? Si tratta di uomini che tacciono, che nascondono la verità al fine di coprire comportamenti disonesti di alcuni. Questa è la caratteristica dell’omertà: una solidarietà tra uomini per coprire malefatte.

Dove avviene un insabbiamento della verità, questo difficilmente viene condotto da una sola persona. Generalmente è condotto da più persone che tra loro sono solidali, persone che hanno deciso, insieme, di insabbiare, di nascondere una verità che può far male a qualcuno. Quindi queste persone nascondono delle verità che potrebbero essere utili alle indagini della polizia.

Si dice che tra queste persone c’è omertà, e si dice che queste persone sono persone omertose e che si comportano in modo omertoso. E’ un termine tipico degli ambienti criminali. Molto usato nella stampa e dai media. L’omertà è solitamente condivisa tra persone che hanno interessi in comune: – io copro te e tu copri me – ma spesso però c’è omertà solo per paura.

Le persone normali, anche se non sono criminali, se hanno visto o sentito qualcosa, spesso però non parlano con la polizia e con i giornali, nascondono quindi la verità per paura di essere puniti per questo. Ad ogni modo, complici o non complici, non è certamente un bel complimento essere chiamati persone omertose.

La parola omertà è quindi una parola offensiva se usata contro qualcuno. La versione non offensiva è la parola riserbo: Il riserbo è la tendenza a tacere o a non rivelare qualcosa, per prudenza o semplicemente per carattere. Ci sono persone particolarmente “riservate” che quindi si distinguono dalle altre per il loro riserbo. Queste persone hanno, quando parlano, la massima discrezione e cautela. Sono molto attente a non dire cose compromettenti.

Avere discrezione e essere persone discrete significa quindi avere riserbo (con la penultima lettera che è una “b”: riserbo, e non la “v”, come riservate), e il riserbo non è, come l’omertà, una caratteristica negativa. La discrezione, il riserbo sono invece degli atteggiamenti, dei modi di essere, giudicati invece delle qualità.

Se io ti dico, ti racconto, ti rivelo un mio segreto, una cosa che non voglio che altri sappiano, posso raccomandarmi con te e dirti:

Mi raccomando il massimo riserbo! Riserbo assoluto!

Il che è come dire:

Mi raccomando, occorre discrezione!

Mi raccomando, non lo dire a nessuno.

Nessuno quindi dice: mi raccomando, devi essere omertoso, ci vuole omertà! E questo perché l’omertà è citata solamente quando si nascondono cose delittuose compiute generalmente da più persone insieme, da una organizzazione criminale. Se io ti rivelo un segreto non si può parlare di omertà quindi, parlo invece di riserbo, di discrezione, di riservatezza

Tutte però sono caratteristiche delle persone: l’omertà, la discrezione, il riserbo, la riservatezza.

A livello giornalistico si sente spesso la frase “uscire dal riserbo“, che significa smettere di nascondere qualcosa.

Chi esce dal riserbo decide di rivelare, decide di dire ciò che finora aveva nascosto: una notizia qualsiasi. Basta nascondere la verità: usciamo dal riserbo!

La parola riserbo è molto simile a riservatezza, infatti entrambi i termini si usano per le cose riservate, le cose cioè che non si devono conoscere, che devono restare private, segrete. Sia la riservatezza che il riserbo sono caratteristiche delle persone. La riservatezza è molto più utilizzata come qualità personale, mentre riserbo si usa molto di più quando si ha una cosa in particolare che occorre tenere nascosta.

Bene. Abbiamo prima parlato del verbo insabbiare. Molto simile ad insabbiare è eclissare.

Eclissare viene da eclissi. L’eclissi (o eclisse) è quel fenomeno naturale che si ha quando una stella, un astro, viene coperto, viene occultato, viene nascosto, viene celato da qualcosa come la luna ad esempio: se il sole viene coperto dalla luna ho una eclisse. Quindi l’eclisse nasconde il sole.

In senso figurato si usa spesso dire “eclissare la verità“, nel senso di nascondere, occultare la verità. E’ solamente un po’ più stravagante e fantasioso come termine. Si usa tra l’altro anche verso se stessi: eclissarsi, ed in questo caso significa nascondere se stessi, e non la verità.

Poi c’è spacciarsi, il penultimo verbo della lezione, che è un altro verbo usato per nascondere la verità. Spacciarsi è fingere di essere qualcun altro. Quindi se mi spaccio per mio fratello gemello sto facendo finta di essere mio fratello, ed in questo caso sto sicuramente agendo sotto mentite spoglie: per la precisione sotto le spoglie di mio fratello. E’ un verbo questo al quale abbiamo già dedicato una lezione all’interno del corso di Italiano Professionale. Pertanto rimando i visitatori, se vogliono approfondire, a dare un’occhiata al verbo spacciare e alla sua versione riflessiva “spacciarsi”. Metto il link all’interno dell’articolo.

Ricapitolando quindi, in questa seconda parte abbiamo descritto l’omertà, una forma di solidarietà tra uomini finalizzata al nascondimento di atti criminali o comunque illeciti. Il verbo coprire, molto generico, la riservatezza come caratteristica personale ed il riserbo, molto usato quando si presenta la necessità di nascondere qualcosa di riservato. Poi abbiamo visto il verbo insabbiare ed eclissare. Il primo molto usato in contesti in cui si commettono atti illeciti, il secondo più fantasioso ma anch’esso usato a volte associato alla verità.

Voglio terminare la lezione col verbo “contraffare”. È un altro verbo che spesso viene legato alla verità. Infatti l’uso più comune di questo verbo è quello legato ai prodotti che si vendono sul mercato: le merci contraffatte. Quindi i prodotti contraffatti sono tutti quei prodotti, in vendita sul mercato, che sono prodotti al fine di spacciarlo per l’originale.

La verità che viene nascosta in questo caso è quella legata al prodotto. Non si tratta del prodotto originale, ma si tratta di merce contraffatta. Si tratta di merce falsa, non originale. Moltissime cose si possono contraffare: un marchio può essere contraffatto, come i marchi di moda, producendo magliette, pantaloni, merce che viene spacciata per originale ma invece è solamente merce contraffatta. Si possono contraffare schede elettorali, anche una foto si può contraffare. Una patente di guida, un passaporto possono essere contraffatti. Insomma è molto simile a falsificare come verbo. E la verità, anche la verità può essere contraffatta: quando si contraffà la verità, si modifica, si falsifica la verità. Il verbo si usa quando, anche qui, si fa qualcosa di illecito. Significa quindi falsificare, trasformare, ritoccare, alterare, manipolare, per ottenere qualcosa di poco lecito.

Adesso facciamo il consueto esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, attenti alle doppie. Uno, due, tre, via!

Coprire la verità

Insabbiare un crimine

Omertà

Atteggiamento omertoso

Riserbo

Massimo riserbo, mi raccomando!

Eclissare la verità

Spacciarsi per qualcun altro

 

Riservatezza

Contraffare

Ciao ragazzi. Continuate a seguirci ed a proporci nuovi podcast. Se volete potete anche partecipare attivamente, su Facebook o su WhatsApp.

Fatevi sentire, vi aspetto.

Ciao

 

I verbi professionali: EROGARE

Audio

Trascrizione

Benvenuti nel Corso di italiano professionale, per coloro che vogliono portare ai massimi livelli la loro conoscenza della lingua italiana. Un percorso lungo ma con italiano semplicemente ci arriveremo insieme, seguendo un percorso graduale.

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Questo episodio in particolare fa parte della sezione “verbi professionali” ed è dedicato al verbo professionale: EROGARE.

Questo è sicuramente un modo trasversale di affrontare argomenti diversi in ambito professionale. Un verbo infatti di solito ha diversi utilizzi, validi in diversi contesti.

Questo è in particolare un verbo che appartiene alla stessa categoria di liquidare e riscuotere, che abbiamo già visto e spiegato all’interno della speciale sezione “verbi professionali”. Infatti anche il verbo erogare ha a che fare con i soldi e i pagamenti. Ma non solo. Vedremo in realtà come il verbo ha un altro importante utilizzo.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

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I verbi professionali: SBANCARE

Sommario del corso di Italiano Professionale

Audio

 

 

Trascrizione

Eccoci arrivati al verbo professionale numero diciannove: sbancare. Come altri verbi che abbiamo già descritto, sbancare ha più di un solo significato.

E’ un verbo professionale? Questa è una domanda che dobbiamo porci per sapere sia se è usato in ambiente lavorativo, sia se si può classificare come un verbo di utilizzo formale o meno. Lo è perché sicuramente è un verbo che si usa spesso tra colleghi al lavoro, ma avendo molti significati, bisogna fare attenzione perché soltanto leggendo o ascoltando bene la frase si può capire bene. È un verbo usato regolarmente sin dai primi del 1800 e il cui utilizzo è in forte aumento. Notiamo innanzitutto che, lo avrete notato, sbancare contiene la parola “banca”. In realtà sbancare però viene da banco e non da banca.

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I verbi professionali: ARROTONDARE

Sommario del corso di Italiano Professionale

Audio

 

Audio presenti nel podcast

Running Waters Full Band di Audionautix è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Artista: http://audionautix.com/

Laconic Granny di Kevin MacLeod è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Fonte: http://incompetech.com/music/royalty-free/index.html?isrc=USUAN1100522
Artista: http://incompetech.com/

Chance, Luck, Errors in Nature, Fate, Destruction As a Finale di Chris Zabriskie è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Fonte: http://chriszabriskie.com/reappear/
Artista: http://chriszabriskie.com/

Trascrizione

 

Arrotondare è il verbo numero diciotto del corso di Italiano Professionale. Molto curioso come verbo, e come altri verbi che abbiamo visto ha più significati.
Grazie a Ramona dal Libano e a Zahid dal Marocco che mi aiutano oggi a spiegare questo verbo professionale.
Ramona: ciao amici come state? Oggi faccio parte della spiegazione di un verbo nuovo: il verbo arrotondare.
Zahid: ciao a tutti, sono Zahid, e sono insegnante della lingua italiana in Marocco.
Notiamo innanzitutto che è un verbo con ben tre erre: “arrotondare”, e questo potrebbe rendere la pronuncia più complicata per qualcuno, anche perché le prime due erre formano una doppia.

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I verbi professionali: ADEMPIERE

Audio

 

Trascrizione

Il verbo numero diciassette del corso di Italiano Professionale è il verbo adempiere. Adempiere non è un verbo che ha molti significati. Vi dirò che in realtà ne ha solamente uno.

Il significato del verbo adempiere è inoltre strettamente collegato al lavoro.

Si tratta di un verbo che normalmente le persone non madrelingua italiana non utilizzano molto spesso, ed il motivo è che questo verbo facilmente sostituibile col verbo “fare”.

Infatti adempiere viene da latino, viene dal verbo significa riempire, o empire. Quindi adempiere viene da riempire. Per capire il significato di adempiere posso quindi ricorrere ad un bicchiere che viene riempito d’acqua ad esempio.

Un bicchiere, una volta che è stato riempito, ha assolto il suo compito. Il bicchiere serve a questo no? Ad essere riempito. Quindi non c’è più niente da fare, se non bere, ma facciamo finta che l’utilità del riempire bicchiere finisca lì.

Ebbene adempiere, in senso generale, significa fare una cosa. Come vedete ho usato il verbo fare. Ma in che senso fare una cosa? Una cosa qualsiasi?

In effetti questa cosa è una cosa che andava fatta. Quindi si tratta di un dovere, di un compito.

Ecco quindi che sono entrato nella sfera lavorativa. È al lavoro che le cose vanno fatte, giusto?

Ebbene, quando al lavoro, in qualsiasi lavoro, si porta a termine, cioè si finisce un lavoro, si completa un lavoro che era dovuto, un lavoro che si doveva fare, che andava fatto, allora in questo caso un modo alternativo e molto professionale di esprimere questo è “adempiere un lavoro”.

Il verbo adempiere può essere seguito dalla parola “lavoro”, ma più frequentemente da “compito” o “compiti” oppure anche dalla parola “obblighi”, al plurale più che al singolare “obbligo”. Adempiere agli oneri è ugualmente molto usato.

Ma vediamo innanzitutto la costruzione della frase.

 

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Approfondimenti: Le retribuzioni nel lavoro

Audio (estratto di 7:15 su 52:10)

 

Trascrizione

Buongiorno e bentornati nel corso di Italiano Professionale.

In questo episodio parliamo di lavoro e di denaro: parlare di lavoro e di denaro significa parlare di retribuzione, cioè del pagamento del lavoro e dei termini che si usano per indicare tali pagamenti.

Questa lezione fa parte della sezione n. 6 del corso, dedicata ad alcuni approfondimenti. In questa sezione infatti approfondiamo, cioè vediamo nel dettaglio anche molti altri argomenti: ad esempio i termini per indicare tutte le diverse forme di pagamento che esistono delle merci e dei servizi, vedremo i tagli dei soldi, il linguaggio usato in luoghi particolari come una banca e vedremo anche come effettuare l’invio di denaro dall’Italia all’estero ed altro ancora.

Ogni lezione di questo tipo sarà composta da due episodi: il primo episodio sarà quello principale in cui si affronta direttamente l’argomento, mentre il secondo episodio sarà dedicato alla ripetizione e agli esercizi per non dimenticare quanto abbiamo imparato. Quindi nel secondo episodio faremo degli esercizi con domande e risposte e semplici esercizi di ripetizione.

Ok, terminata la presentazione generale della lezione iniziamo a parlare della retribuzione e di tutti i termini usati. Nel secondo episodio facciamo invece l’esercizio di ripetizione con domande e risposte. Naturalmente ci sarà anche il gruppo WhatsApp di Italiano Professionale dove ognuno si potrà esercitare con la pronuncia e potrà ascoltare anche gli altri membri.

Dunque: se parliamo di retribuzione stiamo parlando quindi del guadagno del lavoratore, cioè del denaro che guadagna un lavoratore per aver lavorato.

Vi faccio una breve panoramica di questa lezione. Vedremo tutti i termini usati per i pagamenti dei lavoratori e delle differenze tra questi termini. Nello stesso tempo parleremo dei ruoli nel lavoro, della domanda e dell’offerta di lavoro, e quindi vedremo anche alcuni termini specifici che si usano solamente quando si parla di lavoro.

Cominciamo dall’inizio: nel lavoro c’è la domanda di lavoro e c’è l’offerta di lavoro. Proprio come quando acquistiamo qualsiasi bene o servizio: c’è chi offre e c’è chi domanda. Se acquisto un paio di scarpe ad esempio c’è chi produce le scarpe, che quindi le offre, e c’è chi vuole acquistare le scarpe, che quindi le domanda. Quando la domanda e l’offerta si incontrano c’è l’acquisto.

La stessa cosa nel lavoro. C’è chi offre il lavoro e c’è chi domanda il lavoro.

L’offerta viene dai lavoratori, ed infatti il lavoratore offre il proprio lavoro, mette a disposizione il proprio lavoro poiché è lui che lavora, è lui che presta la propria attività lavorativa. Invece chi domanda lavoro? È il datore di lavoro, cioè l’imprenditore o l’azienda, in generale, che domanda lavoro.

L’azienda domanda lavoro e i lavoratori offrono lavoro. Questa è la prima distinzione da fare.

Iniziamo a vedere intanto un po’ di termini che si utilizzano quando si parla di lavoro in generale, di qualsiasi lavoro si tratti.

Quando il lavoratore inizia a lavorare per l’azienda, ecco che nasce il cosiddetto rapporto di lavoro. Questo avviene però solamente se il lavoro è regolarmente retribuito, cioè se è un lavoro in regola. In caso contrario si parla di lavoro sommerso, o di lavoro “nero”. Il rapporto di lavoro quindi è il rapporto che c’è tra il lavoratore che offre il lavoro e il datore di lavoro che lo domanda.

Nel caso quindi si parli di un lavoro regolare il lavoratore e il datore di lavoro firmano un contratto. Il rapporto di lavoro in generale ha molte caratteristiche che sono scritte, sono stabilite sul contratto di lavoro. Principalmente ci sono però due obbligazioni principali, due obblighi principali: il lavoratore e il datore di lavoro hanno ciascuno un obbligo, un’obbligazione principale: l’obbligazione in capo al datore di lavoro è quella della retribuzione e l’obbligazione in capo al lavoratore è quella della prestazione lavorativa. Quando dico obbligazione “in capo a” significa che questa obbligazione “appartiene a”, “spetta a”. Se un’obbligazione è in capo al lavoratore vuol dire che fa riferimento diretto a lui, è relativa al lavoratore.

Ricapitoliamo: c’è il lavoratore che lavora, cioè che presta la propria attività in favore di un datore di lavoro. Il lavoratore e il datore di lavoro firmano un contratto. Nasce dunque il rapporto di lavoro… (continua)

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale. 

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I verbi professionali: ASSUMERE

Sommario del corso di Italiano Professionale

Audio

 

Trascrizione

“Complimenti, le comunico che lei è stato assunto!”

Ti piacerebbe se dicessero proprio a te questa frase?

In effetti l’emozione che si prova è molto forte.

A me è capitato, un paio di volte, ma ho semplicemente letto una lettera raccomandata, che mi è quindi arrivata per posta, lettera con la quale mi veniva comunicata l’assunzione.

Quindi finalmente avevo un lavoro.

Assumere quindi è il verbo numero quindici della categoria verbi professionali, ed è facile capire naturalmente perché si tratta di un verbo professionale.

Normalmente infatti chiunque ottenga un lavoro, un lavoro regolare intendo, viene assunto…

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I verbi professionali: AVVALERSI

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

Eccoci arrivati al quattordicesimo verbo professionale.

Il verbo di oggi è AVVALERSI (A-V-V-A-L-E-R-S-I), che è un verbo pronominale, cioè è un verbo che si usa per riferirsi ad una azione verso se stessi, una azione che si fa verso se stessi: quindi io mi avvalgo, tu ti avvali, lui si avvale eccetera. Per avere un’idea più chiara dei verbi pronominali potete dare una occhiata all’articolo pubblicato a dicembre 2016 dedicato proprio ai verbi pronominali.

Ad ogni modo oggi spieghiamo come si usa questo verbo, quali sono gli utilizzi che gli italiani fanno di questo verbo. E’ un verbo professionale perché il verbo avvalersi è molto utilizzato nel mondo del lavoro ed il motivo lo capirete tra poco:

Avvalersi significa “servirsi di qualcosa”. Tutto nasce quindi da un bisogno. Chiunque abbia dei bisogni nella sua vita si può avvalere di qualcosa. E tutti abbiamo dei bisogni nella sua vita giusto?

Quando si ha un bisogno, quando si ha bisogno di qualcosa, normalmente si dice proprio così: “ho bisogno di”. Ad esempio, “ho bisogno di acqua”.

Analogamente potete dire “ho bisogno di un paio di scarpe”, “ho bisogno di aiuto”, “della mia macchina”, “del denaro necessario”, eccetera.

“Ho bisogno” esprime quindi un bisogno, una necessità. Ed è sempre seguito da “di”, “del”, della” eccetera.

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I verbi professionali: Disattendere   

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

Buongiorno a tutti, oggi vediamo il verbo professionale n. 11. Si tratta del verbo DISATTENDERE.

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E’ un verbo poco usato dagli stranieri, se non per nulla, e a dire il vero non è molto utilizzato neanche dagli italiani, ma in ambito lavorativo è abbastanza importante conoscerne il significato. È molto usato a livello giornalistico e molto anche nelle relazioni commerciali, soprattutto per iscritto.

Probabilmente conoscete il verbo attendere, che significa aspettare. Quindi si potrebbe pensare che disattendere sia il contrario di attendere, così come disunire è il contrario di unire, e così come anche dispari è l’opposto di pari, così come disarmare è l’opposto di armare eccetera. Ma questa purtroppo non è una regola. Disattendere non è l’opposto di attendere, ma in fondo il verbo attendere ci può aiutare a capire il significato di disattendere. Vediamo come. Così, se riesco a farmi seguire in questa spiegazione capirete e ricorderete subito il significato di disattendere.

Cominciamo da attendete quindi, che come detto significa aspettare. C’è anche la parola attesa, che rappresenta  il tempo stesso. Infatti la sala d’attesa è la sala, cioè la stanza in cui si attende, cioè si aspetta. Se andate dal dentista, come da un medico qualsiasi, prima della visita medica si aspetta il proprio turno in sala d’attesa, dove si attende, appunto.

Bene. seconda cosa importante da dire è che il verbo aspettare, in senso riflessivo diventa aspettarsi. Ad esempio se dico che oggi piove, posso aggiungere che me l’aspettavo, cioè mi aspettavo che oggi piovesse. Io mi aspettavo che oggi piovesse, magari perché ieri ho visto le previsioni del tempo che davano pioggia per oggi. Allora attenzione perché se io mi aspetto qualcosa, penso che questa cosa accadrà, e questo evento è un evento atteso.

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I verbi professionali: SPACCIARE e SPACCIARSI

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

Assistente: Ciao a tutti e benvenuti nel corso di italiano professionale.

Assistente: Ciao a tutti e benvenuti nel corso di italiano professionale.

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Giovanni: Ciao benvenuta anche a te Assistente. La voce che avete appena ascoltato è della mia assistente. La sua è in realtà la voce di Google, che oggi ci farà compagnia in questo podcast. Spero che vi farà piacere e che la famiglia di Italiano Semplicemente apprezzerà questa nuova ed insolita compagnia.

Assistente: Speriamo!

Giovanni: Speriamo. Oggi siamo nella parte del corso dedicata ai verbi, ed oggi vediamo il verbo spacciare, molto usato in ambito professionale ma non solo, come vedremo.

Assistente: ah, spacciare è il verbo di oggi?

Giovanni: Esatto Assistente! Non stai molto attenta eh?

Assistente: scusa tanto Gianni!

Giovanni: Figurati!

Questo comunque è uno di quei verbi che io definirei molto rischioso!

Occorre quindi fare molta attenzione ad usare questo verbo perché, come vedremo, il verbo spacciare ha più significati e uno di questi è molto negativo.

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Cominciamo dal primo significato.

Nel commercio spacciare è quasi un sinonimo di vendere. In particolare spacciare significa “vendere una merce, cioè un bene, un prodotto, in notevole quantità“.

Ad esempio possiamo “spacciare una partita di vino“.

Assistente: spacciare una partita di vino

Giovanni: Sì, “Spacciare una partita di vino” significa vendere una certa quantità di merce, vendere una determinata quantità di merce e generalmente non si tratta di una o due bottiglie: “Una partita” è un certo ammontare di merce, una certa quantità di vino.

Tu bevi vino Assistente?

Assistente: non ancora, tra qualche anno forse!

Giovanni: Speriamo di no!

Quindi una “partita di vino” possono essere 10 casse ciascuna di 6 bottiglie, ad esempio, oppure se parlo di una partita di grano, si potrebbe trattare di una tonnellata di grano, eccetera.

Spacciare una certa quantità, cioè una partita di una merce qualsiasi quindi significa vendere questa merce. Vendere la merce in grande quantità. Il verbo spacciare si usa quando la merce che si vende è in grandi quantità, ed è pertanto un verbo che si usa molto nel commercio.

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I verbi professionali: RISCUOTERE

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Buongiorno e benvenuti sul corso di Italiano Professionale, sezione verbi professionali. Io sono Giovanni di ItalianoSemplicemente.com, sito per imparare a comunicare in italiano in modo semplice e divertente.

Oggi è il turno del verbo RISCUOTERE, un verbo quasi esclusivamente utilizzato nel lavoro, ma che ha in realtà diversi utilizzi. Vedremo oggi tre diversi modi in particolare, quelli più utilizzati nella lingua italiana.

Questi tre diversi utilizzi sono comunque utilizzati quasi solo esclusivamente in ambiti lavorativi e professionali.

riscuotere_immagine.jpg

Riscuotere è un verbo che inizia con le due lettere RI, e, analogamente a tanti altri verbi che iniziano in questo modo, possono indicare la ripetizione. Quindi riscuotere significa scuotere due volte, scuotere ancora una volta. Ad esempio se scuoto un ramo, vuol dire che prendo il ramo di un albero, lo prendo con le mani ad esempio, e lo scuoto, cioè lo sposto a destra e sinistra, con una certa energia, e così facendo il ramo viene scosso. Dopo che il ramo è stato scosso, se al ramo erano attaccati dei frutti, questi frutti possono cadere per effetto dello scuotimento del ramo. Se lo faccio ancora una volta, se cioè scuoto il ramo ancora una volta posso dire che lo riscuoto.

Questo senso però non è il modo più diffuso di usare questo verbo, e se ci avete fatto caso non è un verbo professionale.

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I verbi professionali: DECLINARE 

Sommario del corso di Italiano Professionale

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Buongiorno amici Benvenuti nel corso di italiano professionale. Oggi è la volta della spiegazione del verbo DECLINARE.

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Si tratta anche questo, probabilmente di uno dei verbi che uno straniero non usa mai, anche se lavora da molti anni in Italia ed i motivi sono molteplici:  Primo perché si usa raramente, secondo perché il suo utilizzo avviene prevalentemente per iscritto ed in ambiti abbastanza formali. Il significato primario di questo verbo inoltre non ci aiuta. Declinare significa diminuire,  scendere verso il basso, volgere verso il basso,  quindi anche abbassare.  Posso infatti usare questo verbo ad esempio nelle seguenti frasi:

  • Declinare la testa in basso

cioè abbassare la testa, muoverla verso il basso, verso terra.

  • La collina declina dolcemente verso il mare.

Quindi in questo caso la collina va, si muove verso il basso, nel senso che c’è una discesa, quindi spostandosi dalla sommità della collina verso il mare, scendiamo dolcemente verso il basso, perché il mare sta in basso.

Quindi declinare rispetto ad abbassare ed abbassarsi è più dolce, più poetico anche.

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I verbi professionali: RENDERE

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Benvenuti nel corso di Italiano Professionale. Oggi vediamo il verbo RENDERE.

Anche questo è un verbo che è quasi sempre utilizzato nel lavoro.

Vediamo quanti sono i significati del verbo rendere e quando si usa. Facciamo ovviamente degli esempi di utilizzo ed infine un esercizio di ripetizione, seguendo quindi il metodo di Italiano Semplicemente che tutti voi sicuramente conoscete. Per chi non ne sa nulla vi invito a leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente.

Dunque rendere ha un utilizzo, come dicevamo, prevalentemente professionale, ma il primo significato che trovate sul dizionario è quello di dare indietro qualcosa che si era preso o ricevuto, cioè rendere è un sinonimo di restituire. Posso quindi dire “devo rendere a Giovanni il libro che mi ha prestato”.

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I verbi professionali: liquidare

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Trascrizione

Benvenuti nella sezione verbi professionali.

Chi vi parla è Giovanni, il creatore di italianosemplicemente.com e del corso di Italiano Professionale.  Questa è la quinta lezione sui verbi. Abbiamo visto il verbo valutare, eseguire, disporre e predisporre. Tutti i podcast sono disponibili con la trascrizione in pdf per chi ha acquistato il corso di italiano professionale.

Oggi quindi vediamo il verbo liquidare.

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Liquidare è un verbo professionale? Proprio così, perché si usa moltissimo nel commercio e negli affari, ma attenzione perché il verbo è uno di quei verbi abbastanza rischiosi da usare perché ha più significati diversi.

Per chi non conosce e non sa usare questo verbo probabilmente noterà che liquidare viene da liquido. Potrebbe sembrare che liquidare significhi rendere liquido, cioè far diventare qualcosa liquido, così come solidificare significa rendere solido. Invece solamente nell’industria si usa in questo modo.  Liquidare non significa questo però nel linguaggio comune e nel mondo economico.

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