Il diritto allo studio in Italia (ripasso primi 36 verbi professionali)

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Descrizione

Questo episodio è un ripasso dei primi 36 verbi del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

I verbi da usare al lavoro

Trascrizione

Buongiorno a tutti. Oggi parliamo del diritto allo studio in Italia e in questo episodio saranno utilizzati i primi 36 verbi che fanno parte del corso di Italiano Professionale.

Comunque ho dimenticato di qualificarmi: sono Giovanni, italianosemplicemente.com, vi scrivo e vi parlo da Roma.

Oggi ci occupiamo del diritto allo studio dunque. Strana parola il “diritto” parlando dello studio. Gli studenti italiani lo vedono piuttosto come un dovere! Ma iniziamo dal principio.

Dopo l’unità d’Italia, ed in particolare dal 1932 sono iniziate le attività di supporto economico (cioè aiuto economico) verso gli studenti in Italia.

Aiutare gli italiani a studiare, quindi sostenerli economicamente per garantire loro il diritto di studiare, anche se non hanno abbastanza denaro: questo è l’obiettivo fondamentale del “diritto allo studio”: rendere il diritto indipendente dalle condizioni economiche e sociali del singolo.

Tutto iniziò con la nascita della Repubblica Italiana e con l’entrata in vigore della Costituzione, che detta così le regole generali, i principi del diritto allo studio, esattamente negli articoli 33 e 34, che parlano di “scuola aperta a tutti” e di istruzione inferiore gratuita da impartirsi per almeno otto anni.

L’obbligo di frequenza e la gratuità, non riguardano invece l’istruzione superiore e quella di livello universitario.

A quei tempi si decise che l’istruzione era da considerare un servizio pubblico necessario da erogare, per poter assicurare il pieno sviluppo intellettivo della persona anche rispetto alla condizione di partenza, potenzialmente sfavorevole, di qualcuno con insufficienti risorse finanziarie.

La Costituzione Italiana, all’art. 3 , recita infatti, tra l’altro, che:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Nel periodo successivo all’obbligo scolastico e anche dopo quello universitario, il cittadino ha la libertà di intraprendere studi a suo piacimento, e lo Stato deve garantirgli parità di accesso, attraverso l’erogazione di borse di studio che possono riscuotere coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici.

C’è sempre la possibilità per gli studenti più facoltosi di spacciarsi per indigenti, ma i controlli sono molto accurati e difficilmente si riesce a farla franca: pena multe molto Salate. Conviene dichiarare il vero, suffragando le proprie dichiarazioni con documenti credibili; scusate se insisto. Benché siano praticabili alcune scappatoie (diciamo furbate) che permettono di risparmiare. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

La normativa comunque cerca sempre di prevenire e impedire che questo accada. Altrimenti poi nascono problemi di giustizia sociale ed anche possibili conflitti sociali che occorre dirimere. Meglio prevenire dunque.

Compito prioritario della Repubblica è occuparsi di istituire scuole statali per tutti gli ordini ed i gradi che possano garantire questo diritto.

Il diritto di accedere e di usufruire delle prestazioni, che l’organizzazione scolastica è chiamata a fornire, parte dagli asili nido e si estende sino alle università.

Lo Stato deve però garantire agli enti di istruzione non statali la piena libertà di istituire scuole ed istituti di educazione, senza però oneri per lo Stato. Ad ogni modo, ai loro alunni deve essere garantito un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

Questo senza però oneri per lo Stato, come è declinato dalla normativa. È bene chiarirlo. Ciò non vuol dire che lo Stato non possa intervenire a favore degli istituti privati; ma che nessun istituto privato potrà esigere di avere aiuti da parte dello Stato.

Questo è quanto prevede la Costituzione italiana, ma successivamente sono seguite una serie di leggi e decreti che resero effettiva l’applicazione dei principi dettati dalla Costituzione.

Si è trattato quindi di adempiere agli obblighi derivanti da tali principi attraverso delle leggi.

Riguardo all’istruzione superiore ed universitaria, come agevolazioni si parla di borse di studio, di alloggi per studenti, mense, sussidi straordinari, ma anche orientamento alla formazione, prestiti agevolati, aule di studio, spazi culturali e ricreativi o anche sportivi a disposizione degli studenti (cioè di cui gli studenti possono disporre), il tutto erogato da particolari enti per garantire il diritto allo studio.

Tali enti competono alle Regioni italiane. Sono di loro competenza.

Normalmente gli studenti che intendono avvalersi di queste e di altre prestazioni sociali agevolate, dovranno fare una dichiarazione dei redditi, con la quale si assumono le responsabilità delle loro dichiarazioni. Naturalmente è compito degli stessi studenti adoperarsi al fine di presentare queste dichiarazioni nei tempi consentiti.

Spesso anche le università comunque erogano questi servizi.

Frequentare l’università comporta il pagamento di una tassa, ma sono previste esenzioni totali o parziali delle tasse universitarie per chi ha bisogno. Persino istituzioni religiose o private possono erogare servizi di questo tipo.

Anche il governo italiano può erogare borse di studio universitarie e fare finanziamenti per l’edilizia universitaria. Vengono, a questo fine, stanziate risorse ad hoc dal governo italiano.

Esiste infatti un “fondo per il diritto allo studio”, che è erogato dal Ministero dell’Università e della Ricerca alle Regioni, le quali possono anche aumentare tale disponibilità economica attraverso dei fondi regionali.

Ad esempio è possibile erogare contributi da liquidare agli studenti più bisognosi per l’acquisto di libri scolatici.

Nelle università italiane (anche dette “atenei”), per poter garantire il diritto allo studio, lo Stato prevede una quota massima di iscrizione, una soglia che non si può superare riguardo alle tasse di iscrizione.

Queste tasse variano a seconda del reddito, quindi a seconda della ricchezza delle famiglie, e i più ricchi pagano poco più di € 2000. Non è tantissimo in fondo e lo Stato non si arricchisce, non sbanca di certo con i soldi delle iscrizioni all’università.

Di sicuro non c’è bisogno di contrarre un mutuo per iscriversi all’università. Chi non è d’accordo con me significa che evade le tasse. Non sei d’accordo? Sei un evasore!

Adesso sono persino querelabile. Qualcuno potrebbe farmi una querela. Ma io non ho fatto nomi, quindi nessuno può querelarmi. Poi insomma non è obbligatorio fare l’università. I più ricchi possono anche vagliare l’ipotesi di vivere di rendita senza lavorare. Ma anche pagare duemila euro non cagionerà alle persone più ricche grossi danni. È giusto che la quota di iscrizione sia commisurata con la propria ricchezza. Non è vero? Molti non sono d’accordo però con questa mia affermazione. Pazienza.

Tali pagamenti vanno eseguiti ovviamente entro un certo periodo di tempo, almeno prima che l’anno accademico volga al termine.

Per le fasce meno agiate ci sono esenzioni e riduzioni. Ma per dimostrare di essere poveri bisogna suffragare l’iscrizione con una dichiarazione dei redditi, per dimostrare la propria indigenza. Altrimenti la richiesta di esenzione sarà cassata.

Non tutti i corsi di laurea sono uguali però all’università.

Ci sono dei corsi a numero chiuso e altri a numero aperto. Se il numero è chiuso, questo implica che l’iscrizione a tali corsi è subordinata al superamento di un esame di ammissione, che può essere articolato in prove scritte e/o orali, ma anche della carriera pregressa, cioè degli studi e delle valutazioni conseguite negli anni precedenti all’università.

Il voto complessivo a questi esami può quindi tener conto dell’esito dell’esame di maturità o di qualche altra laurea precedentemente conseguita.

Inoltre i singoli atenei possono stabilire dei requisiti per l’accesso ad un determinato corso, come un punteggio minimo del voto di maturità.

Perché questo? Semplice, per avere corsi di laurea di maggiore qualità perché frequentate da meno studenti e perché gli studenti saranno dei lavoratori in futuro, e potrebbe non esserci abbastanza posti di lavoro rispetto al numero degli studenti.
Si tratta quindi di garantire a tutti la possibilità di avere un lavoro e un reddito abbastanza adeguato. Troppa offerta di lavoro fa infatti abbassare la remunerazione. Logico no? Non c’è bisogno di commissionare un’indagine ad hoc per arrivare a questa conclusione.

Per quanto riguarda il diritto allo studio dei lavoratori, qualche anno fa presso molti comuni italiani esistevano corsi serali di istruzione predisposti proprio per la tipica figura dello studente-lavoratore.

Poi è stato introdotto il cosiddetto “statuto dei lavoratori”, una legge del 1970, che introdusse il diritto per tali persone, a poter studiare e lavorare nello stesso tempo. Questo ha significato l’introduzione di una flessibilità nell’orario di lavoro, in mdo tale che queste persone potevano frequentare corsi scolastici, o anche il diritto a permessi per il giorno dell’esame, o l’esonero dal lavoro straordinario.

Questi permessi erano fruibili anche per corsi non strettamente legati all’attività lavorativa, come il conseguimento di un diploma o di una laurea. Tale legge prevedeva 150 ore all’anno di permessi retribuiti. Questo diritto a fruire di 150 ore, inizialmente previsto solo per il settore privato, venne esteso nel 1988 al pubblico impiego.

Come si determina il contingente dei beneficiari di questo diritto?

In ogni provincia il personale avente diritto alla fruizione dei permessi studio non può superare complessivamente (tra tutti coloro che presentano la domanda) il 3% del personale in servizio all’inizio dell’anno scolastico e l’arrotondamento è previsto all’unità superiore. Quindi il 3,1 per cento diventa il 4%.

Dal 2000 poi è possibile usufruire dei “congedi per la formazione”. Quindi non solo delle ore di permessi retribuiti regolarmente, ma anche la possibilità di un periodo formativo non retribuito, durante il quale il lavoratore può assentarsi dal posto di lavoro, non ricevendo retribuzione e conservando però il posto di lavoro.

Riguardo alle persone con handicap, possiamo certamente dire che per queste persone resta ancora disatteso in Italia il diritto allo studio per gli alunni e studenti che hanno disabilità. Fortunatamente ci sono anche molte associazioni che promuovono tale diritto in modo che sia effettivamente fruibile da tutti, e non solo per alcuni studenti.

Tutti hanno bisogno di investire sul proprio futuro.

La giustizia e l’onestà qualificano una società democratica.

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Audiolibro: I primi 30 verbi professionali

Finalmente disponibile I libro-e Audio-libro sia in versione cartacea che Kindle dei primi 30 verbi professionali.

  • SPIEGAZIONI DI 30 VERBI USATI NEL MONDO DEL LAVORO
  • 242 PAGINE
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Puoi scegliere tra la versione digitale o cartacea.

Servizio riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

 

Alcune Recensioni

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Utilissimo un libro di questo tipo. Io non ho mai avuto intenzione di lavorare in Italia.
Perché mi sono interessata quindi del corso di italiano professionale?
Semplicemente perché so che la bellezza di ogni lingua sta nella sua ricchezza espressiva. Voglio leggere libri, poesia, giornali, capire quello che parlano in radio e tv, voglio capire anche le sfumature delle espressioni nei contesti diversi in cui vengono usate. È per questo che faccio parte dell’associazione Italiano Semplicemente; è per questo che seguo con attenzione e grande divertimento il corso e i verbi che formano una sezione importante
del corso. 

andre.jpgUn libro  scritto da una persona che sa, come nessuno, il significato della parola “insegnare”,  impeccabile e indispensabile per qualsiasi straniero che usi quotidianamente la lingua italiana nel suo lavoro oppure, come me, che semplicemente ha voglia  di imparare a comunicare in italiano.

 

 

bogusia.jpgÈ un libro che io potrei raccomandare a tutti quelli che stanno cercando la possibilità o le fonti che faciliterebbero il passaggio dal vocabolario di base al livello più avanzata che assomiglia a quello degli stessi italiani, non solo nell’ambito professionale. In un modo divertente e istruttivo viene mostrata la possibilità di usare i verbi in ogni situazione quotidiana. Il metodo proposto dal sito Italiano Semplicemente (vale la pena dare un occhiata) viene implementato rigorosamente attraverso tutti i contenuti del libro.  La mia esperienza personale mi permette di dire: funziona. Basta ascoltare gli audio nel tempo libero e durante un’attività che non coinvolge la concentrazione assoluta. In questo modo impari ad esprimerti in un modo anche migliore rispetto all’italiano medio.

khaled.jpgPer me è un piacevole utilizzo dei tempi morti della giornata: sfogliare, leggere un libro di questo tipo e trovare gli argomenti più disparati spiegati nei dettagli e in modo divertente. Vi consiglio di leggere le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente prima di leggere il libro. Sono uno studente universitario ed interessato ad imparare la lingua italiana, soprattutto la cultura italiana.  Sinceramente, seguire il sito e la pagina Facebook può cambiare le vostre idee sull’apprendimento. Essere membro di Italiano Semplicemente ha  soddisfatto le mie esigenze di imparare e vivere la cultura italiana.

jasna.jpgl libro “Verbi professionali” è indispensabile sia per quelli che studiano la lingua italiana sia per quelli che la insegnano. Tutti e due hanno in comune la stessa meta: riuscire a padroneggiare bene la lingua. E se vogliamo bene padroneggiare la lingua italiana questo libro non dovrebbe mancare sul nostro scaffale. La padronanza di tali vocaboli contribuirà di sicuro al successo di una  comunicazione d’affari in italiano e aumenterà senz’altro le opportunità di carriera nel mercato di lavoro. Secondo me con questo libro saranno evitate le eventuali incomprensioni interculturali, che accadono spesso, e che sono uno dei maggiori ostacoli al successo della comunicazione d’affari.

E poi c’è il metodo giusto – TPRS – che ci facilita il loro apprendimento e che diventa alla fine divertente. Molto consigliabile.

 

 

26 – I verbi professionali: VAGLIARE

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Trascrizione

Benvenuti a tutti questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali. Si tratta del verbo n. 26, stiamo parlando del verbo VAGLIARE. Un verbo anche questo molto importante e usato in ambito lavorativo.

Tra le altre cose non è semplice da pronunciare. Infatti la g e la l insieme formano “gl” che ha una pronuncia difficile per molti stranieri. Faremo naturalmente un esercizio di ripetizione alla fine per pronunciarlo nel miglior modo possibile.

Iniziamo dal significato. Ogni volta che dobbiamo fare delle scelte, e nel lavoro se ne fanno molte di scelte, si può usare questo verbo.

Vagliare infatti significa “Esaminare attentamente e minuziosamente, valutare con estrema cura”.

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per i membri dell’associazione culturale Italiano Semplicemente 

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Il bambino farfalla: una storia emozionante. Ripasso verbi professionali (1-25)

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Trascrizione

Oggi, cari amici di Italiano Semplicemente voglio raccontarvi una storia.

Durante questa storia vedremo alcuni termini e verbi particolari ed anche qualche espressione italiana. Inoltre faremo un ripasso di alcuni verbi professionali che abbiamo imparato finora nel corso di Italiano Professionale. Alla fine di questo episodio vi ripeterò brevemente tutte le frasi in cui ho utilizzato i verbi spiegati nel corso di Italiano Professionale.

Si tratta di una storia a lieto fine che ha come protagonista un bambino originario della Siria che aveva una brutta malattia. Il protagonista di questa storia è quindi un bambino siriano.

Quando si parla di storie a lieto fine significa che le storie finiscono bene, che hanno una fine lieta, cioè positiva, piacevole. Una fine lieta è un lieto fine. Fine è una parola, un sostantivo italiano che è sia femminile che maschile: la fine, il fine.

La storia però iniziava veramente male. Il bambino infatti aveva una bruttissima malattia genetica.

Per causa di questa malattia il bambino aveva perso quasi tutta la pelle. La malattia gli provocava enormi sofferenze naturalmente ed era continuamente a rischio infezione. Come potete immaginare il dolore era insopportabile.

I medici così, per poter alleviare le sofferenze a questo bambino  decisero di provocargli il coma. Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori, renderle più lievi (alleviarle), renderle più tollerabili; attenuarle quindi.

Successivamente, i medici gli hanno trapiantato della pelle nuova. Ora il bambino è tornato a scuola e ha una vita normale.

È proprio una bella storia, anzi bellissima direi. Il protagonista è un bambino siriano di 9 anni.

Non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania con la sua famiglia numerosa. Bensì è una congiunzione poco usata, soprattutto dagli stranieri. Equivale a “ma”, “invece”, “anzi”, e si usa quando in precedenza abbiamo usato una negazione: non viveva in Italia, né in Siria, bensì in Germania.

Il bambino che viveva in Germania soffriva di una rara malattia genetica, una malattia dei suoi geni. Il gene è l’unità fondamentale degli organismi viventi. Tutti gli esseri viventi, non solamente gli esseri umani hanno i geni, ed i geni umani vengono ereditati dai nostri genitori. Non si tratta quindi di una malattia contratta per contagio ma di una malattia ereditata.

Fino a due anni fa non era possibile curare questo bambino e come lui tutti gli altri bambini con questa rara patologia.

La sua pelle era fragile come le ali di una farfalla. I bambini come lui sono anche chiamati “bambini dalla pelle di cristallo” o appunto “bambini farfalla”. Questo perché la loro pelle è così delicata che è sufficiente un minimo contatto, basta un minimo contatto per creare delle dolorose lesioni, delle ferite sulla pelle.

I “bambini dalla pelle di cristallo”: Il cristallo è un particolare tipo di vetro, un vetro particolarmente delicato e prezioso.

Il bambino siriano stava morendo, aveva di fatto perso quasi tutta la pelle. Spesso aveva anche infezioni come potete immaginare: le infezioni erano all’ordine del giorno. E quando qualcosa è all’ordine del giorno significa che possono accadere e di fatto accadono più o meno tutti i giorni.

Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma. Lo stato di coma consiste in uno stato di assenza di coscienza, uno stato di incoscienza. Chi è in coma pertanto è incosciente, non è consapevole  del suo stato e pertanto non avverte neanche alcun dolore. In uno stato di coma i pazienti sono in uno stato di sonno profondo dal quale sembra non essere in grado di svegliarsi. Così i medici gli hanno procurato uno stato di coma. In questo caso il verbo procurare equivale a provocare e anche a indurre: I medici gli hanno provocato, gli hanno indotto, gli hanno procurato uno stato di coma. Un coma pertanto che possiamo chiamare farmacologico, vale a dire non un coma naturale, ma un coma indotto da farmaci, provocato cioè da farmaci.

In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere meglio tenute sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici. Le infezioni avvengono quando dei batteri o dei virus entrano nel nostro organismo.

La pelle del bambino però doveva essere curata e così il bambino è stato sottoposto ad un trapianto di pelle. E tutto questo è merito della ricerca italiana, che ha permesso di poter produrre in laboratorio una pelle nuova per il bambino. Una pelle che è stata quindi “coltivata” in laboratorio, all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico. Una pelle coltivata che è stata corretta dal difetto genetico.

Si parla di pelle “coltivata”, proprio come si usa dire per i terreni e per le piante o anche per gli orti. Una pelle quindi cresciuta in laboratorio, coltivata in laboratorio.

Per quanto riguarda la cura, si tratta di una terapia genetica condotta con cellule staminali epidermiche: la cura è stata condotta con delle cellule staminali epidermiche, cioè cellule dell’epidermide, altro nome della pelle: epidermide. Questo nuovo derma – altro nome ancora della pelle: il derma – è stato quindi trapiantato su gran parte del corpo del bambino. Potete immaginare la difficoltà di questo intervento. Con la parola “trapianto” in genere si indica un intervento chirurgico che prevede la sostituzione di un organo ma in realtà possiamo usarlo anche con i tessuti, come appunto la pelle, che è, tra le altre cose, un vero organo, come il cuore o i polmoni. La pelle, pensate un po’, ricopre una superficie di circa due metri quadrati.

L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano comunque è perfettamente riuscito. Ho detto infatti che la storia è una storia a lieto fine, e per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna quindi vedere la fine della storia. Si tratta del primo intervento in assoluto di questo tipo, ed è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.

Oggi il bambino sta bene, è tornato fortunatamente un bambino come tanti, che può giocare e divertirsi normalmente. I medici quindi sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione dopo essersi assunti le responsabilità per questo intervento. Spesso non riusciamo ad apprezzare adeguatamente la normalità con i nostri figli.

Facciamo ora un breve esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me per esercitare la pronuncia.

Si tratta di una storia a lieto fine.

Una malattia genetica

Alleviare le sofferenze

Bensì

Il bambino non vive in Italia, né in Siria, bensì in Germania

Geni, genetica, genitori

Un coma farmacologico

Procurare un coma farmacologico

Pelle, epidermide, derma

Cellule staminali

Coltivare cellule staminali

Coltivare cellule staminali epidermiche

Bene ragazzi spero abbiate gradito questa storia e che abbiate imparato nuovi termini del vocabolario italiano. Su Italiano Semplicemente facciamo spesso storie di questo tipo e ne faremo ancora. Uno dei segreti per imparare una lingua è, non dimentichiamolo mai, provare emozioni, (vedi le sette regole d’oro) ed anche per questo ho scelto questa storia che ritengo veramente emozionante.

Se volete migliorare il vostro italiano ad un livello professionale continuate ad ascoltare le storie di Italiano Semplicemente e non voglio liquidarvi senza ricordarvi che esiste anche un corso di Italiano Professionale che inizierà ufficialmente nel 2018, intorno al mese di marzo.

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I verbi professionali incontrati in questa lezione sono i seguenti:

 

1) rendere: Alleviare le sofferenze significa rendere le sofferenze minori

2) avvalersi: Così la famiglia del ragazzo ha deciso di avvalersi dell’aiuto dei medici,

3) adoperarsi: medici, che si sono adoperati per salvargli la vita procurandogli uno stato di coma.

4) disporre: In questo stato il bambino non sentiva dolore e le infezioni potevano essere tenute meglio sotto controllo da parte dei medici. Ecco il motivo della scelta disposta dai medici.

5) commissionare: La  pelle è stata coltivata in laboratorio all’interno di un’Università di Modena alla quale è stato commissionato questo speciale incarico.

6) predisporre: L’intervento predisposto dai medici sul bambino siriano è perfettamente riuscito.

7) valutare: per valutare se una storia sia o meno a lieto fine bisogna vedere la fine della storia.

8) eseguire: l’intervento è stato eseguito a Bochum, in Germania, alla fine dell’anno 2015.

9) adempiere: I medici sono riusciti con successo ad adempiere la loro delicata missione

10) assumere: I medici si sono assunti le responsabilità per questo intervento.

11) liquidare: non voglio liquidarvi ma adesso è veramente terminato l’episodio.

Ciao a tutti

25 – I verbi professionali: COMMISSIONARE

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Trascrizione

Benvenuti a questo nuovo episodio dedicato ai verbi professionali. Il verbo n. 25 è il verbo COMMISSIONARE. Un verbo molto usato in ambito lavorativo.

Vi dico subito il significato del verbo: commissionare significa “dare ordine o incarico di eseguire un lavoro, di compiere una prestazione o di fornire una merce“.

Bene, cominciamo a spiegare dunque.

Commissionare viene da commissione.

Cos’è una commissione? Una commissione è un incarico. Una commissione è un mandato. Questo significa che la commissione non è un oggetto, non è una cosa che si tocca, una cosa tangibile. Una commissione è un qualcosa che si consegna a qualcun altro, è qualcosa che si dà a qualcun altro, pur non essendo tangibile

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Il file MP3 da scaricare e la trascrizione integrale in PDF di questo episodio  è disponibile per chi ha acquistato il corso di Italiano Professionale o chi ha acquistato solamente la sezione “verbi professionali”. 

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I verbi professionali: CONTRARRE

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Trascrizione

Buongiorno, siamo arrivati al verbo numero 24.

Vediamo in questo episodio un verbo che ha moltissimi utilizzi, e fra questi ce ne sono alcuni di uso esclusivamente professionale, cioè in ambito lavorativo.

Sapete che la caratteristica dei verbi professionali è quella di essere verbi specifici del mondo del lavoro e non molto conosciuti dalle persone la cui lingua madre non è l’italiano.

Contrarre” fa sicuramente parte di questa categoria di verbi.

Non è sicuramente molto usato dagli stranieri, io direi per niente usato.

È invece molto utilizzato nel mondo del lavoro e si incontra molto spesso anche nella vita di tutti i giorni degli italiani. I motivi sono diversi.

Alla fine di questo episodio, per facilitarvi il compito di ricordare meglio i vari significati del verbo racconterò una piccola storia, in cui utilizzerò tutti i significati che vi spiego ora. Un modo che abbiamo già utilizzato su Italiano Semplicemente e che fa parte del metodo utilizzato, basato sulle emozioni. Vedrete che vi piacerà. Passiamo alla spiegazione.

Contrarre si usa moltissimo nel mondo del lavoro ma ha anche  alcuni significati usati nella vita di tutti i giorni. Tutti questi modi comunque, professionali e non professionali, hanno qualcosa in comune.

Contrarre infatti significa restringere, cioè ridurre, far diventare qualcosa più piccolo, oppure (secondo significato) contrarre significa fare proprio, prendere, in un certo senso anche “avere”. Due grandi categorie di significati quindi: ridurre e prendere.

 

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