Saltare di palo in frasca

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E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

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Trascrizione

Buongiorno amici di italiano semplicemente, oggi è il 26 dicembre 2016, cioè santo Stefano, il giorno dopo di Natale.

Mentre vi parlo sto facendo una piccola passeggiata in un piccolo paese in provincia di Campobasso nel Molise, una zona abbastanza deserta, non c’è praticamente nessuno qua e ho quindi pensato che questo fosse il luogo ideale per registrare un episodio di italiano semplicemente e spiegare a tutti i membri una bella espressione italiana di uso molto comune, utilizzata un po’ ovunque sia in ambito familiare sia in ambito professionale, ma soprattutto utilizzata all’orale.

Si tratta quindi di un’espressione che non troverete sui libri di grammatica, sui libri dell’università. Ma potrete ascoltare questa espressione soltanto parlando con degli italiani o più probabilmente mentre degli italiani parlano tra loro. L’espressione è saltare di palo in frasca. Questa è un’espressione composta da cinque parole: saltare, di, palo, in, frasca.

Vi spiegherò di conseguenza le parole più difficili di questa espressione, dopodiché farò degli esempi pratici di utilizzo. E vi dirò ovviamente il significato della frase, che è un’espressione idiomatica, quindi non ha soltanto un senso proprio, ma anche un senso figurato. Spero nel frattempo che voi stiate passando delle belle festività natalizie. Le festività natalizie sono le feste di Natale, quindi “natalizie”.

Molti di voi ascoltatori non siete neanche di religione cattolica, molti siete musulmani ma evidentemente saprete che il 25 dicembre è il giorno di Natale, è il giorno in cui è nato Gesù e di conseguenza sapranno che il 25 dicembre si festeggia come ogni anno la festa cristiana più importante, festa cattolica più importante che è la festa del Natale.

Spero che siate contenti dei regali che avete ricevuto. Non voglio passare (o saltare) di palo in frasca comunque, mentre sto parlando perché vi stavo spiegando appunto l’espressione: saltare di palo in frasca.

Probabilmente avete già intuito qual è il significato dell’espressione, cominciamo comunque a spiegare le parole. Che cosa è il palo? Anzi cominciamo con il verbo saltare.

Scusate se ho un po’ di fiatone. Il fiatone è un “grande” fiato e ho un po’ di fiatone perché sto facendo attività sportiva, sto camminando, quindi il mio fiato, cioè il mio respiro è grande, cioè è affannato perché sto camminando.

Scusate per l’inconveniente. Dunque, che cosa è il palo? Il palo è un oggetto, un oggetto di cui il materiale molto spesso è il legno, il materiale di cui sono composti gli alberi. Normalmente il palo può avere una lunghezza che va da un metro circa fino anche alle cinque o sei metri di altezza.

Ha una larghezza dai cinque ai venti centimetri di diametro circa, quindi va dai cinque ai venti centimetri, ed è molto pesante. Solitamente un palo è molto pesante,  è fatto di legno ed è utilizzato per essere piantato nel terreno.

Normalmente è questo che si intende per palo. Quindi ha una forma appuntita, ha una punta, almeno in una delle estremità.

Questa punta si pianta, si inserisce nel terreno e quello è il palo. Il palo ha la funzione di essere piantato nel terreno per stare dritto, per stare in piedi e ci sono diversi tipi di palo.

C’è il palo della luce ad esempio che serve a sostenere i fili dell’elettricità che consentono alle abitazioni di avere la luce all’interno.

Quindi consentono di avere corrente elettrica. Ma esistono anche altri tipi di palo. Esistono anche i pali per le recinzioni cioè per suddividere il territorio nel caso in cui ci sono diversi proprietari, quindi nelle recinzione dei terreni agricoli. I territori agricoli sono molto spesso suddivisi tra di loro con dei pali, dove molto spesso sono attaccati  dei fili di ferro o delle sbarre di legno.

Poi ci sono anche altri tipi di palo. Ma il palo ha anche un senso figurato. Non solo in questa espressione ma il palo può anche essere un’altra cosa perché quando ad esempio c’è una rapina in banca cioè quando ci sono dei ladri che decidono di rapinare una banca o di rapinare una gioielleria, ebbene solitamente quando si rapina una banca i ladri sono almeno due.

Uno di loro fa la rapina, quindi entra all’interno della gioielleria o della banca e rapina la gioielleria, rapina la banca.

L’altra persona, l’altro ladro fa il palo. Vale a dire sta fuori e controlla; controlla che non arrivino le forze dell’ordine, che non arrivi la polizia o i carabinieri e che quindi il ladro che sta nel negozio possa tranquillamente rapinare il negozio, la gioielleria o la banca.

Quello è il palo in senso figurato. Perché sta fermo come un palo. Come se fosse piantato come un palo. E invece saltare come vi stavo spiegando è ciò che si fa quando si fa un salto.

Io adesso sto facendo una passeggiata, sto camminando ma volendo posso fare un salto. Ho fatto un salto, ho staccato le gambe dal terreno e ho fatto un salto.

Ovviamente saltare è un verbo che si utilizza fondamentalmente negli sport.

Quindi ci sono anche delle discipline in cui c’è il nome “salto”: c’è il salto con l’asta, c’è il salto in lungo, in alto, e c’è il salto triplo: tutte discipline sportive in cui si fanno dei salti, in cui si salta. E quindi si utilizza il verbo saltare.

Coloro che saltano sono gli atleti. Io non sono un atleta, ma tutti noi possiamo saltare, basta che stacchiamo entrambi i piedi dal suolo e facciamo un salto.

Si può fare un salto in lungo, un salto in alto eccetera.

Quindi: abbiamo spiegato saltare, abbiamo spiegato palo e spieghiamo adesso il significato della parola frasca.

Metterò una foto sull’articolo sul sito italianosemplicemente.com per farvi capire cosa esattamente è una frasca, così come metterò anche una foto di un palo che ho fatto durante questa mia passeggiata.

Che cosa è una frasca? La Frasca è un insieme di piccoli bastoncini secchi, che quindi possono essere utilizzati per accendere il fuoco, perché è un materiale infiammabile perché composto di legno e le foglie secche che sono facilmente incendiabili.

Questa è una frasca. Quando toccate una frasca, fa anche un certo rumore che adesso vi faccio sentire. Ecco😃.

Ho appena calpestato una frasca cioè un insieme di rami secchi, di bastoncini di legno che si rompono anche con le mani, che potete mettere sul fuoco per accendere con facilità il fuoco. Questa è la frasca. Le frasche vengono utilizzate anche dagli uccelli ad esempio, per fare , per costruire il nido, cioè la loro abitazione.

L’abitazione degli uccelli, la casa degli uccelli è fatta e composta di frasche , di pezzettini di legno secchi.

Quindi credo che sia la cosa più facilmente incendiabile, che ci sia al mondo. Perché gli uccelli prendono con il loro piccolo becco dei pezzettini di legno, li trasportano uno ad uno finché compongono il loro nido.

Quindi il nido è fatto di frasche. Ma cosa significa la frase saltare di palo in frasca?

È un ‘espressione all’interno della quale non dovete ricercare delle regole grammaticali perché il palo è un nome che richiede l’articolo “il”, si dice: il palo. Quindi quando utilizzate la preposizione articolata si usa dire: dal palo, ad esempio: saltare dal palo. Se voi salite su un palo e saltate a terra si dice saltare dal palo. Prima eravate sul palo, poi, dopo, arrivate fino a terra, quindi state saltando da un palo oppure saltare dal palo.

Invece l’espressione qui è saltare di palo, si dice soltanto nel l’espressione: saltare di palo in frasca. Perché è un’espressione idiomatica. E spesso Le espressioni idiomatiche non rispettano le regole grammaticali.

L’unica regola che rispettano e la regola del l’udito, dell’ascolto, quindi deve essere piacevole e deve essere subito riconoscibile la frase. Anche perché ha una sua musicalità.

Ovviamente è un’espressione che viene coniugata, quindi potete mettere un soggetto, ad esempio: io salto di palo in frasca, tu salti di palo in frasca, lui o lei salta di palo in frasca, noi saltiamo di palo in frasca, voi saltate di palo in frasca, essi o loro saltano di palo in frasca, il che non significa nulla diciamo in senso proprio.

Infatti devo ancora spiegarvi il significato dell’espressione, che significa semplicemente: passare da un argomento all’altro.

Cioè parlare di un argomento poi interrompersi e iniziare parlare di un ‘altro argomento, di un’altra cosa. L’espressione probabilmente viene proprio dagli uccelli, è un’espressione che deriva dagli uccelli che nel momento in cui devono costruire un nido, saltano da un palo all’altro perché gli uccelli volano e quindi, è loro abitudine saltare da un palo all’altro, si appoggiano un po’ ovunque e saltano anche da una frasca all’altra perché devono costruire un nido.

Devono staccare dei piccoli pezzi di legno per costruire il nido. Quindi saltano di palo in frasca senza capire, senza essere prevedibili. Quindi possono saltare su un palo, possono saltare su una frasca , poi saltare su un altro palo poi saltare su un’altra frasca. Decidono loro.

Nessuno gli impone una sequenza logica e quindi saltare di palo in frasca, quello che fanno gli uccelli ma in senso figurato, come vi dicevo, che significa passare da un argomento all’altro.

Se io ad esempio adesso vi incomincio a parlare di mia figlia e dico: mia figlia ha undici anni e fa le scuole elementari, fa la quinta elementare e poi vi dico che per andare al lavoro ogni giorno impiego circa trenta minuti, poi mia figlia ha un fratello di otto anni, si chiama Emanuele e poi vi dico anche che vado in ufficio tutti i giorni utilizzando una moto, uno scuoter.

Quello che ho fatto è saltare di palo in frasca, cioè passare da un argomento all’altro.

Prima vi parlavo di mia figlia, poi vi parlavo del mio lavoro, del viaggio per andare in ufficio. Quindi sono saltato di palo in frasca.

Quando si utilizza questa espressione lo si fa per indicare il passaggio improvviso da un argomento all’altro; passaggio improvviso e non prevedibile.

Quindi se una persona passa di palo in frasca o salta di palo in frasca, vuol dire che sta facendo un discorso poco organizzato, poco logico, un discorso poco comprensibile perché non si capisce per quale motivo salta da un argomento all’altro; passa da un argomento all’altro senza un criterio logico, senza una vera motivazione. Un po’ come fanno gli uccelli quando scelgono di saltare da un palo della luce ad una frasca.

Perché evidentemente loro scrutano un territorio e cercano di capire quale pezzettino di legno è più adatto per costruire il loro nido e facendo così saltano di palo in frasca. Vi posso fare un altro esempio.

All’inizio della passeggiata, all’inizio del podcast, vi parlavo delle vacanze di Natale, poi vi ho parlato all’improvviso dell’espressione di oggi e l’ho fatto apposta per farvi capire cosa significa saltare di palo in frasca, senza che voi ve lo aspettavate. Senza che la cosa fosse prevedibile sono saltato di palo in frasca.

Dicevo che saltare di palo in frasca è un’espressione utilizzata per lo più all’orale quindi non si usa nella forma scritta ma soltanto nei dialoghi informali.

La potete utilizzare fra amici, o anche fra colleghi ma soltanto nel linguaggio parlato. È spesso sotto forma di esclamazione, quindi quando si dice saltare di palo in frasca molto spesso si fanno delle esclamazioni.

Se io sto ad una conferenza ad un meeting, ad una riunione e sento una persona, ascolto una persona che parla, che passa da un argomento all’altro posso rivolgermi ad un mio collega che sta accanto a me e dirgli: non capisco nulla di quello che sta dicendo perché salta continuamente di palo in frasca.

Cambia continuamente argomento, salta sempre di palo in frasca e non capisco la logica.

Non capisco ciò che voglia dire. Quindi in questo caso è una esclamazione: sta saltando di palo in frasca.

Oppure posso dire: perché salti di palo in frasca, fati capire, spiega ti meglio, non saltare di palo in frasca.

Quindi, anche in questo caso si tratta di un’esclamazione , qualcosa che si dice direttamente alla persona col la quale si sta parlando.

Non saltare di palo in frasca. Altrimenti non capisco nulla.

Questa è un’espressione che quindi potete utilizzare tranquillamente con chiunque anche volendo con i vostri amici, ovviamente se lo fate su Facebook siete costretti a scriverlo ma comunque è utilizzabile nelle Chat, perché le chat sono appunto un discorso informale, un discorso che si fa con gli amici.

Potete scrivere tranquillamente “saltare di palo in frasca”.

Bene amici, scusate ancora per il fiatone di oggi. Allora, quale sono le novità di italiano semplicemente?

Oltre a spiegare le espressioni idiomatiche, come sapete su italiano semplicemente ci sono anche molte lezioni per principianti. Quella invece che state ascoltando in questo momento è una lezione per le persone che sanno già un po’ italiano e hanno problemi con la comunicazione perché non riescono ad esprimersi bene, perché non sono molto abituate a parlare in italiano , la lingua di Dante Alighieri. Quindi, il livello di questo podcast è un livello intermedio.

Perché solo coloro che già conoscono un po’ l’italiano sono in grado di capire ciò che sto dicendo e una cosa molto importante che consiglio a tutti di fare è di imparare esercitarsi anche a parlare.

Allora, all’interno di un podcast come questo, l’unico modo per farlo è di ripetere le espressioni o ripetere delle intere frasi dopo che le ho pronunciate io.

Di conseguenza potreste ad esempio decidere di fare delle pause, di tanto in tanto, quando ascoltate delle parole che sono un po’ più difficili o che avete desiderio di imparare o delle intere frasi più complicate potete fermare il vostro lettore mp3 e potreste ripetere la frase che avete appena ascoltato.

Questo è uno dei miei consigli , altrimenti potete fare l’esercizio di ripetizione che faccio solitamente alla fine di ogni podcast.

Facciamo proprio quello  adesso quindi è un esercizio che vi consiglio di fare è in questo caso ripetiamo appunto la frase idiomatica cercando di coniugarla sotto forma di espressioni in vari modi, al presente e al passato.

Ripetete quindi dopo di me, non pensate alla grammatica perché in questo caso non è importante.

Ciò che dovete imparare è proprio l’espressione che contiene la preposizione semplice di: saltare di palo in frasca, quindi ci sono due preposizioni semplici: di e in, che non c’entrerebbero nulla con il palo e con la frasca, perché sono preposizioni semplici che normalmente vengono utilizzate in altro modo, quindi saltare di palo in frasca è un’espressione idiomatica che si deve utilizzare soltanto in questo modo. Non potete cambiare le preposizioni semplici, altrimenti si potrebbe anche non comprendere bene il senso della frase. Ripetete dopo di me, imitate la mia pronuncia.

Adesso mi fermerò un ‘attimo, cosicché il fiatone si interrompa. Ripetete dopo di me senza pensare alla grammatica.

Io salto di palo in frasca

Tu salti di palo in frasca

Lui salta di palo in frasca

Noi saltiamo di palo in frasca

Voi saltate di palo in frasca

Essi , saltano di palo in frasca

Vediamo adesso al passato

Io sono saltato di palo in frasca

Tu sei saltato di palo in frasca

Lui è saltato di palo in frasca

Lei è saltata di palo in frasca

Noi siamo saltati di palo in frasca

Voi siete saltati di palo in frasca

Loro sono saltati di palo in frasca

Bene amici, grazie di aver dedicato del vostro tempo ed aver ascoltato questo episodio di italiano semplicemente e scusate se salto di palo in frasca nel ricordarvi che mancano quattro giorni alla fine dell’anno ed è ancora attiva la promozione del corso di italiano professionale che sarà completato alla fine del 2017 quindi disponibile per chi vuole acquistarlo dall’inizio 2018 ma è possibile prenotarlo a prezzi molto scontati con uno sconto del 60% se lo prenotate entro la fine del 2017. Potete quindi usufruire dell’offerta di uno sconto del 60%. Il corso è arrivato alla undicesima lezione, adesso, in questi giorni sto cercando di terminare la lezione dodici e tutte le undici lezioni terminate fino ad oggi sono state inserite su Google drive quindi all’interno del mio spazio del mio account italiano semplicemente e il corso è stato reso disponibile a tutti coloro che l’hanno per il momento prenotato e hanno deciso di iniziare subito il corso per avvantaggiarsi, per ascoltare le lezioni che sono già disponibili.

In questo modo nel 2018, quando il corso sarà completo avranno avuto modo di ascoltare molte lezioni di italiano professionale che ricordo è un corso dove il focus è sul lavoro. Quindi tutti coloro che hanno un’attività lavorativa e che sono in contatto con gli italiani. Questo corso è fatto proprio per loro perché vengono studiate tutte le situazioni che in ogni tipo di lavoro sono più frequenti. Quindi dalle riunioni ai dialoghi informali,  alle presentazioni, al colloquio di lavoro eccetera.

Ovviamente all’interno del corso verranno affrontati moltissimi argomenti che sono utili non soltanto a chi cerca di imparare l’italiano per lavorare con gli italiani ma anche per chi vuole approfondire la lingua. Perché moltissime espressioni che si usano all’interno del lavoro si usano anche nella vita di tutti i giorni. All’interno del corso di questa prima parte si affrontano le questioni relative alle frasi idiomatiche più utilizzate nel lavoro che sono comunque delle frasi, delle espressioni che vengono utilizzate anche al di fuori dell’ambito del lavoro. Il corso è adatto a tutti coloro che semplicemente vogliono approfondire la loro lingua, approfondire la conoscenza della lingua italiana. Ogni lezione è composta da un file pdf e da un file audio.

Poi c’è un file sempre in pdf composto dagli esercizi sulla lezione. Che quindi vanno svolti nella forma scritta e ascoltati in forma orale. Grazie a tutti ancora una volta, buone feste e al prossimo episodio di italiano semplicemente.

 

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L’uccello salta di palo in frasca

Un tipo di frasca (piccoli rametti secchi)
Un tipo di frasca (piccoli rametti secchi)

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Il palo della luce
Il palo della luce

 

Ps: grazie per le vostre donazioni

Una parola!

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E’ possibile ascoltare il file audio e leggere la trascrizione di questo episodio tramite l’audiolibro (Kindle o cartaceo) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 42 espressioni italiane.

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Trascrizione

Buonasera, grazie di essere qui all’ascolto dell’episodio di oggi di Italiano Semplicemente. Oggi a Roma fa abbastanza freddo e speriamo di riuscire a scaldarci con la vostra compagnia.

Allora dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti alle domande che mi avete fatto riguardo alle spiegazioni di alcune cose. C’è chi mi ha chiesto cose particolari, altri delle frasi idiomatiche italiane, e c’è chi, come Ramona, mi ha chiesto di spiegare una parola: la parola è “parola!”.

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Ebbene sì. “Parola” è la parola del giorno. Facile? Probabilmente sì, molto facile, sia da pronunciare che da scrivere. Il problema è che questo è un vocabolo molto usato nelle espressioni tipiche italiane. Ci sono molte espressioni, molte frasi che contengono questo termine: “parola“. Oggi quindi vediamo un episodio particolare, in cui vediamo proprio tutte queste frasi.

Forse un po’ più difficile come episodio da ascoltare e ricordare, ma cercherò di essere il più chiaro possibile, cercando di non annoiarvi.

Si tratta di un episodio che durerà almeno 20 minuti, quindi se dovete farvi una passeggiata, se dovete fare le pulizie di casa, indossate le cuffie e buon ascolto.

Per non annoiarvi l’esercizio di ripetizione lo faremo all’interno del podcast.

Allora vediamo prima le frasi più semplici e brevi, poi passiamo alle più complicate.

  • E’ una parola!

“E’ una parola” è la prima espressione. Si tratta di una esclamazione, che significa “non è facile”.

Questa espressione quindi significa semplicemente questo: non è facile. E’ una parola! cioè: non è come dire una parola, non è facile come se si trattasse di dire o di comprendere una parola.

Se vi dicono: mi devi leggere questo documento di 1000 pagine e domani mattina voglio trovare un riassunto sulla mia scrivania. Allora voi se pensate che la cosa è difficile e complicata potete dire: è una parola! Si tratta ovviamente di una espressione colloquiale e non si usa per iscritto.

Vediamo una seconda espressione:

  • passaparola

Un solo termine: passaparola. Passaparola è l’azione che si fa, ciò che si fa quando si comunica ad una persona una informazione, e poi questa persona la comunica ad un’altra persona, e poi ancora ad un’altra. Questo accade soprattutto in ambito commerciale: se un negozio, un market ad esempio, fa delle offerte speciali, fa degli sconti, dei prezzi bassi, allora le persone comunicano tra loro e questo comunicare si chiama “passaparola“, perché la parola passa da una bocca all’altra. Passare è il verbo che si usa, perché passare vuol dire dare una cosa ad un’altra persona. In questo caso il passaparola è il passaggio di un messaggio, di una comunicazione. Le aziende che fanno pubblicità ad esempio, sperano nel passaparola, sperano cioè che le persone parlino dei prodotti dell’azienda con altre persone, che potrebbero essere interessate a questi prodotti.

Analogamente “passar parola” o “passare parola” vuol dire comunicare qualcosa a qualcuno. Ma in questo caso non ci sono una serie infinita di persone coinvolte, ma c’è una o poche più comunicazioni; uno o più passaggi. Se ad esempio un vostro amico vi dice “dovresti dire a Giovanni ed ai suoi colleghi che il loro ufficio oggi è chiuso“. Allora io rispondo e dico: “ok, passerò parola“, cioè “ok, glielo dirò“.

Invece:

  • passare la parola

Con l’articolo “la” significa semplicemente “lasciare la parola“, cioè lasciare che parli qualcun’altra persona. “Passare la parola” si usa nelle riunioni, nelle conferenze, nei meeting, quindi in ufficio sostanzialmente. Se state in una riunione e state facendo un discorso, dopo potete dire: “ok, spero di essere stato chiaro, adesso passo la parola a Giovanni, che vi spiegherà alcune cose“.

Poi c’è anche:

  • togliere la parola di bocca

Si dice anche “levare le parole di bocca“. Togliere la parola di bocca significa dire qualcosa che stava per dire qualcun altro. “mi hai tolto la parola di bocca” è una frase che si può dire a qualcuno che vi anticipa, dicendo, prima di voi, qualcosa che voi stavate per dire.

“Accidenti, lo stavo per dire io, mi hai tolto la parola di bocca”.

Qui è importante usare “di” e non “dalla” perché le espressioni idiomatiche non rispettano necessariamente le regole grammaticali.

Ma la parola si può anche “tenere”:

  • tenere parola

Tenere parola a qualcuno di qualche cosa significa parlargliene, cioè fargliene cenno. “Mi raccomando, è un segreto, e ti prego di non tenerne parola a nessuno”: “di non tenerne parola a nessuno” cioè di non dire nulla a  nessuno, di non parlarne con nessuno, perché è un segreto: non ne devi parlare con nessuno, non ne devi tenere parola con nessuno.

Diverso è se aggiungete “in

  • tenere in parola

Questa frase si usa nel lavoro soprattutto: se tenete in parola un vostro cliente, vuol dire che avete preso un accordo con lui, un accordo verbale, a voce quindi, senza nulla di scritto, quindi si dice che avete tenuto in parola il vostro cliente, e lui si fiderà di voi, perché glielo avete promesso. Quindi se si tiene in parola qualcuno, si tiene vincolato qualcuno, in una trattativa d’affari o in una prospettiva di lavoro.

La parola si può tenere, ma si può anche dare:

  • Dare la propria parola

Significa promettere di dire la verità. Se una donna dice al fidanzato: “promettimi che non mi hai mai tradito. Dammi la tua parola!” Il fidanzato sicuramente dirà: “ti do la mia parola, cioè te lo prometto“.

Quindi dare la propria parola vuol dire questo: giurare di dire la verità.

Se poi non è vero ciò che si è detto, allora vuol dire che non si è tenuto fede alla parola data.

  • Tener fede alla parola data

Vuol dire che qualcuno ha dato la sua parola, ma poi non ha mantenuto la promessa, e quindi non ha tenuto fede alla parola data. Questa è un frase più difficile delle altre se vogliamo. Una promessa fatta e poi non mantenuta significa non tener fede alla parola data.

La parola si può anche “rimangiare”

  • Rimangiarsi la parola/le parole

Vuol dire cambiare idea. Le parole escono dalla bocca, e mangiare sta ad indicare che si mette qualcosa in bocca. Ciò che si mangia è il cibo: la carne, la verdura la frutta eccetera. Invece rimangiare non vuol dire solo mangiare due volte, ma è come se si cercasse di far tornare le parole dette, la promessa che si è fatta, in bocca: “rimangiarsi la parola”,è come se le parole tornano indietro la parola al singolare, vuol dire smentire quanto si è detto, far finta che non si sia mai detto.

Quest’anno ti regalo un viaggio a Disneyland“, potrebbe dire un genitore al figlio, e dopo qualche tempo il figlio potrebbe chiedere al padre: “papà, quando andiamo a Disneyland?” Il padre, che si era dimenticato della promessa, potrebbe dire: “non avevo mai detto che andavamo a Disneyland!“, “Che fai, ti rimangi la parola?” potrebbe dire il figlio. In questo caso il padre del bambino si è appunto rimangiato la parola, perché ha detto di non aver mai fatto quella promessa al figlio.

La parola si può anche spendere:

  • spendere una parola/qualche parola

“Spendere” è un verbo che si usa con il denaro solitamente, oppure col tempo. “Oggi ho speso 100 euro al ristorante“, oppure “ho speso due ore a fare un lavoro inutile“.

Quando si “spende una parola”, invece, vuol dire che si parlerà di qualcosa. Si dice spendere una parola a favore di qualcuno o qualcosa.

Ad esempio: “Spero che durante la riunione spenderai una parola su di me, e che spenderai qualche parola sul mio lavoro“.

Quindi in questo caso vuol dire: spero che troverai il tempo di parlare di me, spero che tra tutte le cose che dirai oggi, qualcuna delle tue parole sarà dedicata a me ed al mio lavoro.

Si usa molto nel lavoro: ad esempio “ho speso una parola su di te oggi col mio capo“, cioè ho parlato di te. Il senso è positivo, non si spendono parole in senso negativo, ma solamente in senso positivo.

In questo senso, riferito alle persone, si dice anche:

  • metterci una buona parola

Qui usiamo il verbo “mettere“: se io metto una buona parola su di te, vuol dire che parlerò bene di te, cercherò di aiutarti. La parola è buona, cioè serve ad aiutare qualcuno, e la parola buona si “mette”, si mette “su qualcuno”.

Se qualcuno vi dice “oggi metterò una buona parola su di te”, allora voi potete rispondere: “ok, grazie, ti prendo in parola”.

  • Prendere in parola

Vuol dire fidarsi: mi fido della tua parola, mi fido di ciò che hai detto, faccio affidamento su quanto hai appena detto: ti prendo in parola. Attenzione a fare le promesse che non potete mantenere, soprattutto ai figli, perché altrimenti loro ti prendono subito in parola.

Poi c’è anche:

  • far parola di qualcosa a qualcuno

Che significa accennare, parlare di qualcosa a qualcuno. Ad esempio puoi dire ad un tuo collega: “Potresti aiutarmi a risolvere questo problema?” lui potrebbe rispondere: “ne farò parola con il mio dirigente, lui potrebbe aiutarti“. Si usa quindi quando volete parlare di un dato argomento o anche solo accennarne a qualcuno.

Le parole si possono anche pesare:

  • Pesare le parole

Vuol dire prestare attenzione a ciò che si dice, fare attenzione alle parole che si usano, perché anche una sola parola potrebbe essere pericolosa. I politici ad esempio, quando sono intervistati dai giornalisti, devono pesare le parole. Pesare è un verbo che si usa solitamente quando si deve capire quanto un oggetto è pesante: Quanto pesa un oggetto? 1 grammo, 10 grammi, 1 ettogrammo, 1 chilogrammo, eccetera. Pesare le parole quindi indica cercare di capire quanto una parola è pesante, quanto cioè è importante.

Andiamo avanti:

  • dire l’ultima parola

Si dice l’ultima parola quando si parla con qualcuno, e magari si discute, non si è d’accordo su un certo argomento e si vuole avere ragione. Tra marito e moglie ad esempio, in caso di litigio, di discussione, tutti e due vogliono dire l’ultima parola, vogliono parlare per ultimi, prima del silenzio, come se parlare per ultimi volesse dire avere ragione.

In effetti dire l’ultima parola vuol dire anche questo: avere ragione. Se ascoltate qualcuno che dice: “sono io che voglio dire l’ultima parola su questo argomento”, vuol dire che questa persona vuole vincere una battaglia, vuole mettere fine alle discussioni, vuole zittire tutti e risolvere il problema. Dopo di lui non parlerà più nessuno, perché il problema sarà risolto: è lui che metterà l’ultima parola.

Vediamo adesso:

  • quattro/due parole in croce

Solitamente questa frase si usa quando si parla di un discorso o di uno scritto molto breve, molto succinto e conciso, come formato da quattro parole che intersecandosi (incrociandoli) formano le quattro braccia di una croce. Spesso si usa con il verbo spendere, come abbiamo visto prima. Quindi si sente spesso dire: “spendere una parola o qualche parola a favore di qualcuno“, ma se si spendono due parole o quattro parole in croce a favore di qualcuno, vuol dire che non si è parlato poco, si sono dette quattro parole, oppure due parole, quindi è inutile.

Ammettiamo che ci sia qualcosa di importante di cui dovete parlare durante una riunione. Dovete parlarne perché è importante, ma non dovete spendere due parole in croce, o non dovete spendere quattro parole in croce, perché in questo caso ne avete parlato molto poco, non ne avete parlato a sufficienza, non ne avete parlato quanto dovevate parlarne considerata l’importanza dell’argomento.

In questo caso si può anche dire

  • spendere mezza parola

Se spendete quindi mezza parola, o qualche mezza parola o due mezze parole a favore di qualcosa, ne avete parlato poco, ovviamente la parola non si può spezzare a metà, non si può dividere in due, quindi il senso anche qui è figurato.

 

Poi c’è anche chi ne usa poche e chi non ne usa nessuna. Chi non usa parole, perché magari non trova le parole da dire, perché emozionato o perché non trova la forza di dire nulla, si dice che “resta senza parole”

  • restare senza parole

Si resta senza parole davanti ai morti di una guerra, si resta senza parole davanti a qualcosa che ci colpisce, che ci immobilizza, che ci sconvolge anche. Restare senza parole significa quindi rimanere esterrefatti, sbalorditi, tanto stupiti o meravigliati da non riuscire a reagire, nemmeno parlando: si resta senza parole.

Una frase molto semplice è poi:

  • dire due parole

Che equivale a spendere due parole, ma è più informale. Dire due parole è molto usata come frase in ogni contesto. “Dai, dicci due parole sulla tua vita” potreste chiedermi ed io potrei dirvi: ok, sono italiano, abito a Roma, sono sposato”.

Vi posso anche dire che esiste la frase:

  • avere una sola parola

che vuol dire non cambiare mai idea. Avere una sola parola quindi è una caratteristica di chi è una persona di parola, di chi mantiene la parola.

  • mantenere la parola

Infatti significa esattamente questo: mantenere le promesse, non smentirsi, avere una sola parola,

  • essere una persona di parola

e se una persona è di parola, la potete prendere in parola, potete far parola su di lui, potete fidarvi di lui perché questa persona è di parola. Chi è di parola mantiene le promesse, mantiene la parola data.

Vedrete che anche se adesso avete alcune difficoltà, dopo qualche volta che ascolterete questo episodio non avrete più alcun problema.

A proposito di mantenere la parola data, c’è una frase dialettale che però è di uso comune in Italia e che tutti comprendono: chi non mantiene la parola data si dice che è un “quaquaraquà!”. Se sei un quaquaraquà sei una persona che parla, parla, parla, chiacchiera inutilmente, dice tante parole, e solitamente i quaquaraquà dicono un sacco di bugie. Quaquaraquà simiglia un po’ al verso delle oche, o delle papere: qua, qua, qua, e ci fa capire come il quaquaraquà, la persona che viene chiamata quaquaraquà vuol dire che parla molto ma ciò che dice non conta nulla, come se fossero tutte parole uguali: qua, qua qua!

Bene, abbiamo finito con i verbi, vediamo adesso alcune frasi in cui alla parola viene associato un aggettivo o una caratteristica:

  • parole sante/parole d’oro

Quando sentite qualcuno esclamare”parole sante“, o “parole d’oro” vuol dire che dà molto valore alle parole che ha appena ascoltato.

Se il santo padre, cioè il Papa, se Papa Francesco dice:

il segreto per la pace del mondo è la fratellanza

Io posso dire: “parole sante!” ed in questo modo voglio dire che ciò che ha detto Papa Francesco è una cosa importante, ma non solo Papa Francesco dice parole sante.

Il termine sante si usa in senso figurato. Nella religione cristiana i santi sono delle persone che hanno compiuto dei miracoli e che sono quindi degne di essere ricordate dai cristiani. Non sono però i santi a pronunciare “parole sante”, ma sono tutti coloro che dicono delle cose importanti, delle verità, delle verità importanti. L’aggettivo sante, associato alle parole, serve solamente ad indicare l’importanza delle parole, come se fossero state pronunciate da un santo.

 

Le parole possono essere anche “grosse”.

  • parole grosse

“Parole grosse” è anch’essa una esclamazione. Grosso significa grande. Semplicemente. Ma grande si usa più per gli oggetti e le cose che si toccano, le cose tangibili. Invece grosso si usa spesso per le cose non tangibili, che non si toccano: posso parlare di un grosso affare, di un grosso investimento, di una grossa opportunità, di grosse occasioni eccetera. Ma quando si usa la frase, l’esclamazione “parole grosse“? Si usa quando le parole che sentite pronunciare da qualcuno sono delle parole, che non sono “importanti”, ma che possono avere degli effetti importanti, e spesso sono anche esagerate.

Se ad esempio mio figlio mi dice:

papà, non ti voglio più bene, anzi, non ti ho mai voluto bene!

beh io dico che queste sono parole grosse, sono parole esagerate, parole pesanti. Non è possibile che mio figlio pensi queste cose di me, e tra l’altro se fosse vero le conseguenze potrebbero essere molto gravi.

Vi faccio un secondo esempio: se nel mio ufficio c’è una atmosfera diciamo un po’ ostile, perché le persone hanno discusso, hanno litigato tra loro e non vanno più d’accordo, io allora potrei stancarmi della situazione, e potrei dire:

basta! Non voglio più far parte di quest’ufficio, perché siete tutti una massa di stronzi!“.

A questo punto, il dirigente dell’ufficio potrebbe dire: non c’è bisogno di dire queste parole grosse, bisogna fare pace perché quello che è successo è una sciocchezza!

Concludiamo con la parola d’ordine.

  • parola d’ordine

La “parola d’ordine” è nata nell’esercito, nelle forze armate, quindi si usa durante una guerra ad esempio. La parola “ordine” è una parola molto importante nell’esercito. La parola d’ordine è una frase, quindi non una parola singola, ma un insieme di parole, una espressione: non una parola sola ma una espressione. E che espressione è? Qual’è la sua caratteristica? Non tutte le espressioni infatti sono parole d’ordine.

La parola d’ordine è una frase segreta, usata per farsi riconoscere dagli alleati ad esempio. Se non si conosceva la parola d’ordine non si poteva entrare, non si poteva accedere in un edificio ad esempio, o in un territorio, perché chi stava alla porta, la guardia, il militare che stava all’ingresso chiedeva: “conosci la parola d’ordine?” E la persona che doveva entrare doveva sapere la parola d’ordine, altrimenti non poteva entrare. Si tratta di una specie di password quindi, ma era una frase, anche detta “lasciapassare”, perché si lasciava passare la persona che conosceva la parola d’ordine.

La parola d’ordine però è anche qualcos’altro, non solamente una frase che occorre conoscere per entrare da qualche parte. Si può usare la parola d’ordine anche per indicare una delle cose più importanti.

Vi faccio un esempio: in una azienda la parola d’ordine potrebbe essere: “puntualità”, non perché non puoi entrare in azienda se non la conosci – l’azienda non è un esercito –  ma perché è la cosa che conta di più, la cosa più importante per lavorare in quell’azienda: la puntualità è la parola d’ordine.

Credo che può bastare così per oggi, spero che Ramona, professoressa di chimica, sarà contenta di questa spiegazione. Forse ho un po’ esagerato, perché sono veramente molte frasi che contengono il termine “parola”.

Grazie di averci seguito, grazie a Ramona, un grosso abbraccio da parte mia e vi do la mia parola che farò sempre il massimo per aiutarvi a migliorare il vostro italiano. Parola di Gianni.

Parola mia

Quando si dice “parola mia“, o “parola di Gianni”, in questo caso, o parola di Marco, o di chi parla, vuol dire fidatevi, perché ve lo dico io, è una parola mia, quindi vi potete fidare.

Ciao a tutti.

 

Il terremoto nel centro Italia

Audio

Trascrizione

Buonasera e grazie di essere all’ascolto di questo nuovo episodio di Italiano semplicemente. Oggi parleremo di alcuni termini molto utilizzati quando si parla di terremoto, visto che ultimamente quando si parla di Italia si parla fondamentalmente di terremoto.

Prima permettetemi di fare un breve cenno su italiano semplicemente e sui prossimi progetti.

Dunque italiano semplicemente, come sapete, è un sito che è nato per aiutare voi stranieri a migliorare il vostro italiano. Parlo sia dei principianti che di coloro che conoscono la lingua e la devono perfezionare soprattutto l’orale. Inoltre su Italiano semplicemente non ci accontentiamo, ed allora abbiamo a cuore anche coloro che vogliono conoscere la lingua italiana in modo più avanzato, ossia a livello professionale. Per queste persone, i fedelissimi già lo sanno, stiamo preparando un corso di italiano professionale, di cui per il momento sono pronte le prime 10 lezioni. Un corso questo che è adatto a coloro che vogliono lavorare in Italia ma anche a coloro che vogliono portare il loro livello di italiano ad un alto livello, sviluppando sia la scrittura che l’ascolto.

Ebbene dopo questa breve introduzione siamo all’episodio di oggi. Oggi non ci sono state scosse di terremoto che si sono avvertire a Roma. Ieri mattina invece tutt’Italia alle 7.40 di mattina ha sentito la fortissima scossa di terremoto che ha distrutto migliaia di abitazioni e raso al suolo interi paesi. Sono moltissimi gli sfollati e lo sciame sismico non si arresta. Un problema da non sottovalutare inoltre è quello degli sciacalli, che, incredibile a dirsi, non mancano mai in questi casi. L’italia è un paese molto solidale in generale; milioni di euro sono stati raccolti per aiutare gli sfollati, ma ci sono anche molti disgraziati (passatemi il termine) che non hanno altro da fare che approfittarsi della situazione per depredare le abitazioni colpite.

Comunque, nell’episodio di oggi voglio spiegarvi brevemente alcune espressioni molto usate in caso di terremoto.

La prima è un parola: sfollati.

Chi sono gli sfollati?

Allora lo sfollato, al singolare, è la persona costretta a lasciare, temporaneamente, la propria abitazione, la propria residenza abituale a causa di una guerra o di altre calamità, come appunto un terremoto.

sfollati

Una seconda parola, che ho appena utilizzato, è calamità. Attenzione, calamità si scrive con l’accento: calamità ha l’accento sull’ultima a. Altrimenti sarebbe “calamita”, che ha tutto un altro significato. La calamita infatti è un magnete, cioè un oggetto magnetizzato, capace cioè di attrarre a se il ferro.

calamita

Una seconda parola, che ho appena utilizzato, è calamità. Attenzione, calamità si scrive con l’accento: calamità ha l’accento sull’ultima a. Altrimenti sarebbe “calamita”, che ha tutto un altro significato. La calamita infatti è un magnete, cioè un oggetto magnetizzato, capace cioè di attrarre a se il ferro.

La calamità invece è un grave accadimento, una grave sventura, un evento cioè negativo, un evento naturale negativo, che colpisce molte persone o anche un’intera comunità, e questo comporta provvedimenti speciali, decisioni speciali da parte del Governo.

Ci sono quindi le calamità naturali, come il terremoto, gli uragani, i maremoti eccetera. Le calamità sono negative quindi, sono eventi naturali che colpiscono la popolazione e causano molti danni. Si dice poi molto spesso che dopo un grave evento naturale, come il terremoto, o un alluvione (cioè una fortissima pioggia), o un uragano, il Governo dichiari lo “stato di Calamità”, oppure lo “Stato di emergenza” che pur non coincidendo tecnicamente sono due condizioni diverse di emergenza.

Una frase interessante è poi “sciame sismico”. Allora dopo un terremoto, dopo che si è verificata una forte scossa di terremoto, solitamente arriva lo “sciame sismico”, vale a dire una lunga sequenza di scosse sismiche, cioè di scosse, di piccole scosse di terremoto, di lieve intensità che diminuisce lentamente. Diciamo che sono scosse di lieve e media intensità, più piccole della scossa sismica iniziale.

sciame_sismico

Tale sciame sismico può durare molto tempo, anche fino a diversi mesi e localizzato in una determinata zona e che può essere molto fastidioso, perché tali piccole scosse possono in realtà determinare ulteriori danni alle abitazioni già colpite e rendere molto più complicato il soccorso agli abitanti delle zone colpite, le vere vittime del terremoto, cioè a coloro che sono rimaste sotto le macerie, oppure coloro che hanno bisogno di assistenza e cure.

L’espressione sciame sismico è molto curiosa in realtà. Lo sciame infatti è la parola con la quale si indica solitamente un gruppo di api. Le api, cioè i piccoli insetti che producono il miele, se riunite tutte assieme costituiscono uno sciame. Uno sciame di api è quindi un gruppo molto numeroso di api. Lo sciame sismico invece è una sequenza, una serie di scosse sismiche, piccole medie scosse di terremoto che vanno considerate nel loro insieme, come facenti parte di un gruppo di scosse che diminuisce sempre di più. Forse si chiama sciame perché, come le api, vanno considerate in gruppo, cioè tutte assieme.

scosse_di_assestamento

Poi ci sono anche le “scosse di assestamento”. Le scosse di assestamento hanno ugualmente a che fare col terremoto, ma a differenza dello sciame sismico, le scosse di assestamento sono quelle scosse, quei movimenti della terra che non vanno considerate nel loro insieme, come un insieme di scosse che va via via decrescendo; quello è lo sciame sismico. Può anche esserci una sola scossa di assestamento, dopo quella iniziale. Sono quindi quelle scosse, più o meno grandi, che hanno origine dalla prima scossa e che svolgono una funzione di assestamento. Assestamento significa sistemazione. Quindi le scosse di assestamento servono per sistemare il terreno. Una scossa di assestamento sistema il terreno, cioè il terreno trova una nuova situazione di equilibrio dopo lo shock seguito alla prima grande scossa di terremoto.

sciacallaggio

Infine volevo parlarvi degli sciacalli, del fenomeno dello sciacallaggio. Lo sciacallaggio. Non è una parola semplice da pronunciare. Gli sciacalli sono quelle persone che, dopo che è accaduto un terremoto, entrano in azione. Cosa fanno gli sciacalli? Gli sciacalli sono quelle persone disoneste che cercano di rubare alle persone colpite dal terremoto. Queste persone possono fisicamente recarsi nelle abitazioni abbandonate a rubare le cose rimaste all’interno, oppure gli sciacalli possono, ed è quello che sta accadendo oggi nelle zone colpite in Italia dal terremoto di ieri, 30 ottobre, possono fingersi di essere dei tecnici, si presentano come operatori, come tecnici inviati presso le abitazioni danneggiate per fare dei controlli sullo stato degli edifici che vanno a controllare, per vedere appunto se queste abitazioni sono in pericolo di crollo oppure no. Ebbene queste persone in realtà sono degli sciacalli, sono cioè dei ladri che con la scusa di controllare vanno a rubare nelle abitazioni. Ovviamente sono soprattutto gli anziani che in questi momenti potrebbero farsi imbrogliare facilmente.

Ma perché si chiamano sciacalli? Lo sciacallo in realtà è il nome di un animale, simile al cane e al coyote, e questi animali si muovono prevalentemente all’alba e al tramonto, e la loro caratteristica fondamentale è che sono degli animali predatori, cioè carnivori, che vanno a caccia di prede, vanno a caccia di piccoli animali e soprattutto sono mangiatori di carogne. Gli sciacalli mangiano cioè gli animali che sono già morti: mangiano le carogne di animali morti, cioè si nutrono del corpo di animali già morti. Capite bene quindi il motivo per cui questo termine: sciacallo, sia utilizzato anche per queste persone che quando c’è un terremoto si approfittano della situazione e vanno a rubare e a colpire le persone che sono già state colpite da una calamità naturale, così come fanno i veri sciacalli che anziché cacciare le prede preferiscono mangiare quelle già morte.

Quindi abbiamo visto il termine “sfollati”, che sono le persone che sono evacuate da una zona colpita da un grave fenomeno naturale; abbiam visto la parola calamità, da non confondere con la calamita (calamità = una grave sventura, grave fenomeno, spesso naturale); poi “sciame sismico” che è quell’insieme di piccole-medie scosse che seguono alla prima grande scossa di terremoto e che diminuiscono sempre di più; diverse dalle “scosse di assestamento”, con le quali il terreno si assesta, si sistema, ed infine vi ho descritto il fenomeno dello sciacallaggio. “Sciacallaggio”, difficile a pronunciare.

Adesso passiamo alla fase della ripetizione per esercitare come al solito la pronuncia. Un piccolo esercizio che serve a imparare ad ascoltarsi mentre si parla in italiano.

Pronti? Via!

Sciame sismico – ripetete dopo di me…

sciame_pronuncia

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Sciame sismico

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Sciacallo

sciacallo_pronuncia

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Sciacalli

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Sciacallaggio

sciacallaggio_pronuncia

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Sciacallaggio

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Il fenomeno dello sciacallaggio

fenomeno_pronuncia

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Lo sciame sismico e lo sciacallaggio

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Gli sfollati

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Gli sfollati

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Gli sfollati sono le vittime degli sciacalli

vittima

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Calamità

calamita_pronuncia

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Il terremoto è una calamità naturale

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Dopo le calamità naturali arrivano gli sciacalli

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Scosse di assestamento

assestamento_pronuncia

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Scosse di assestamento

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Con le scosse di assestamento il terreno si assesta.

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Bene, ciao amici, grazie ancora di aver ascoltato questo nuovo episodio dedicato al terremoto che ha colpito il centro Italia. Sperando che non ce ne saranno altri, vi invio un saluto da Roma.

Il prossimo episodio sarà dedicato ad un grande personaggio italiano. Cominciamo da Umberto Eco, visto che è stato il nome più richiesto. Poi ovviamente ne vedremo anche altri, non mancate di segnalarmeli sulla pagina Facebook di italiano semplicemente. Ciao a presto.

Ps: grazie per le vostre donazioni