Saltare di palo in frasca

Audio

Descrizione

In questo episodio senza trascrizione vi parlo di una espressione colloquiale italiana molto usata sia in famiglia che al lavoro. Episodio registrato durante una passeggiata in campagna.

Ascoltate la spiegazione della frase, delle singole parole e fate l’esercizio di ripetizione che si trova nella parte finale dell’episodio. Fermate il vostro lettore mp3 e ripetete le frasi che ritenete più complicate.

Fate attenzione alla spiegazione audio della parola “PALO”, che ha sia un significato proprio (es: palo della luce) sia un significato figurato (fare il palo).

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L’uccello salta di palo in frasca
Un tipo di frasca (piccoli rametti secchi)
Un tipo di frasca (piccoli rametti secchi)
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Saltare nel vuoto
Il palo della luce
Il palo della luce

 

Ps: grazie per le vostre donazioni

Una parola!

Audio

Trascrizione

Buonasera, grazie di essere qui all’ascolto dell’episodio di oggi di Italiano Semplicemente. Oggi a Roma fa abbastanza freddo e speriamo di riuscire a scaldarci con la vostra compagnia.

Allora dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti alle domande che mi avete fatto riguardo alle spiegazioni di alcune cose. C’è chi mi ha chiesto cose particolari, altri delle frasi idiomatiche italiane, e c’è chi, come Ramona, mi ha chiesto di spiegare una parola: la parola è “parola!”.

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Ebbene sì. “Parola” è la parola del giorno. Facile? Probabilmente sì, molto facile, sia da pronunciare che da scrivere. Il problema è che questo è un vocabolo molto usato nelle espressioni tipiche italiane. Ci sono molte espressioni, molte frasi che contengono questo termine: “parola“. Oggi quindi vediamo un episodio particolare, in cui vediamo proprio tutte queste frasi.

Forse un po’ più difficile come episodio da ascoltare e ricordare, ma cercherò di essere il più chiaro possibile, cercando di non annoiarvi.

Si tratta di un episodio che durerà almeno 20 minuti, quindi se dovete farvi una passeggiata, se dovete fare le pulizie di casa, indossate le cuffie e buon ascolto.

Per non annoiarvi l’esercizio di ripetizione lo faremo all’interno del podcast.

Allora vediamo prima le frasi più semplici e brevi, poi passiamo alle più complicate.

  • E’ una parola!

“E’ una parola” è la prima espressione. Si tratta di una esclamazione, che significa “non è facile”.

Questa espressione quindi significa semplicemente questo: non è facile. E’ una parola! cioè: non è come dire una parola, non è facile come se si trattasse di dire o di comprendere una parola.

Se vi dicono: mi devi leggere questo documento di 1000 pagine e domani mattina voglio trovare un riassunto sulla mia scrivania. Allora voi se pensate che la cosa è difficile e complicata potete dire: è una parola! Si tratta ovviamente di una espressione colloquiale e non si usa per iscritto.

Vediamo una seconda espressione:

  • passaparola

Un solo termine: passaparola. Passaparola è l’azione che si fa, ciò che si fa quando si comunica ad una persona una informazione, e poi questa persona la comunica ad un’altra persona, e poi ancora ad un’altra. Questo accade soprattutto in ambito commerciale: se un negozio, un market ad esempio, fa delle offerte speciali, fa degli sconti, dei prezzi bassi, allora le persone comunicano tra loro e questo comunicare si chiama “passaparola“, perché la parola passa da una bocca all’altra. Passare è il verbo che si usa, perché passare vuol dire dare una cosa ad un’altra persona. In questo caso il passaparola è il passaggio di un messaggio, di una comunicazione. Le aziende che fanno pubblicità ad esempio, sperano nel passaparola, sperano cioè che le persone parlino dei prodotti dell’azienda con altre persone, che potrebbero essere interessate a questi prodotti.

Analogamente “passar parola” o “passare parola” vuol dire comunicare qualcosa a qualcuno. Ma in questo caso non ci sono una serie infinita di persone coinvolte, ma c’è una o poche più comunicazioni; uno o più passaggi. Se ad esempio un vostro amico vi dice “dovresti dire a Giovanni ed ai suoi colleghi che il loro ufficio oggi è chiuso“. Allora io rispondo e dico: “ok, passerò parola“, cioè “ok, glielo dirò“.

Invece:

  • passare la parola

Con l’articolo “la” significa semplicemente “lasciare la parola“, cioè lasciare che parli qualcun’altra persona. “Passare la parola” si usa nelle riunioni, nelle conferenze, nei meeting, quindi in ufficio sostanzialmente. Se state in una riunione e state facendo un discorso, dopo potete dire: “ok, spero di essere stato chiaro, adesso passo la parola a Giovanni, che vi spiegherà alcune cose“.

Poi c’è anche:

  • togliere la parola di bocca

Si dice anche “levare le parole di bocca“. Togliere la parola di bocca significa dire qualcosa che stava per dire qualcun altro. “mi hai tolto la parola di bocca” è una frase che si può dire a qualcuno che vi anticipa, dicendo, prima di voi, qualcosa che voi stavate per dire.

“Accidenti, lo stavo per dire io, mi hai tolto la parola di bocca”.

Qui è importante usare “di” e non “dalla” perché le espressioni idiomatiche non rispettano necessariamente le regole grammaticali.

Ma la parola si può anche “tenere”:

  • tenere parola

Tenere parola a qualcuno di qualche cosa significa parlargliene, cioè fargliene cenno. “Mi raccomando, è un segreto, e ti prego di non tenerne parola a nessuno”: “di non tenerne parola a nessuno” cioè di non dire nulla a  nessuno, di non parlarne con nessuno, perché è un segreto: non ne devi parlare con nessuno, non ne devi tenere parola con nessuno.

Diverso è se aggiungete “in

  • tenere in parola

Questa frase si usa nel lavoro soprattutto: se tenete in parola un vostro cliente, vuol dire che avete preso un accordo con lui, un accordo verbale, a voce quindi, senza nulla di scritto, quindi si dice che avete tenuto in parola il vostro cliente, e lui si fiderà di voi, perché glielo avete promesso. Quindi se si tiene in parola qualcuno, si tiene vincolato qualcuno, in una trattativa d’affari o in una prospettiva di lavoro.

La parola si può tenere, ma si può anche dare:

  • Dare la propria parola

Significa promettere di dire la verità. Se una donna dice al fidanzato: “promettimi che non mi hai mai tradito. Dammi la tua parola!” Il fidanzato sicuramente dirà: “ti do la mia parola, cioè te lo prometto“.

Quindi dare la propria parola vuol dire questo: giurare di dire la verità.

Se poi non è vero ciò che si è detto, allora vuol dire che non si è tenuto fede alla parola data.

  • Tener fede alla parola data

Vuol dire che qualcuno ha dato la sua parola, ma poi non ha mantenuto la promessa, e quindi non ha tenuto fede alla parola data. Questa è un frase più difficile delle altre se vogliamo. Una promessa fatta e poi non mantenuta significa non tener fede alla parola data.

La parola si può anche “rimangiare”

  • Rimangiarsi la parola/le parole

Vuol dire cambiare idea. Le parole escono dalla bocca, e mangiare sta ad indicare che si mette qualcosa in bocca. Ciò che si mangia è il cibo: la carne, la verdura la frutta eccetera. Invece rimangiare non vuol dire solo mangiare due volte, ma è come se si cercasse di far tornare le parole dette, la promessa che si è fatta, in bocca: “rimangiarsi la parola”,è come se le parole tornano indietro la parola al singolare, vuol dire smentire quanto si è detto, far finta che non si sia mai detto.

Quest’anno ti regalo un viaggio a Disneyland“, potrebbe dire un genitore al figlio, e dopo qualche tempo il figlio potrebbe chiedere al padre: “papà, quando andiamo a Disneyland?” Il padre, che si era dimenticato della promessa, potrebbe dire: “non avevo mai detto che andavamo a Disneyland!“, “Che fai, ti rimangi la parola?” potrebbe dire il figlio. In questo caso il padre del bambino si è appunto rimangiato la parola, perché ha detto di non aver mai fatto quella promessa al figlio.

La parola si può anche spendere:

  • spendere una parola/qualche parola

“Spendere” è un verbo che si usa con il denaro solitamente, oppure col tempo. “Oggi ho speso 100 euro al ristorante“, oppure “ho speso due ore a fare un lavoro inutile“.

Quando si “spende una parola”, invece, vuol dire che si parlerà di qualcosa. Si dice spendere una parola a favore di qualcuno o qualcosa.

Ad esempio: “Spero che durante la riunione spenderai una parola su di me, e che spenderai qualche parola sul mio lavoro“.

Quindi in questo caso vuol dire: spero che troverai il tempo di parlare di me, spero che tra tutte le cose che dirai oggi, qualcuna delle tue parole sarà dedicata a me ed al mio lavoro.

Si usa molto nel lavoro: ad esempio “ho speso una parola su di te oggi col mio capo“, cioè ho parlato di te. Il senso è positivo, non si spendono parole in senso negativo, ma solamente in senso positivo.

In questo senso, riferito alle persone, si dice anche:

  • metterci una buona parola

Qui usiamo il verbo “mettere“: se io metto una buona parola su di te, vuol dire che parlerò bene di te, cercherò di aiutarti. La parola è buona, cioè serve ad aiutare qualcuno, e la parola buona si “mette”, si mette “su qualcuno”.

Se qualcuno vi dice “oggi metterò una buona parola su di te”, allora voi potete rispondere: “ok, grazie, ti prendo in parola”.

  • Prendere in parola

Vuol dire fidarsi: mi fido della tua parola, mi fido di ciò che hai detto, faccio affidamento su quanto hai appena detto: ti prendo in parola. Attenzione a fare le promesse che non potete mantenere, soprattutto ai figli, perché altrimenti loro ti prendono subito in parola.

Poi c’è anche:

  • far parola di qualcosa a qualcuno

Che significa accennare, parlare di qualcosa a qualcuno. Ad esempio puoi dire ad un tuo collega: “Potresti aiutarmi a risolvere questo problema?” lui potrebbe rispondere: “ne farò parola con il mio dirigente, lui potrebbe aiutarti“. Si usa quindi quando volete parlare di un dato argomento o anche solo accennarne a qualcuno.

Le parole si possono anche pesare:

  • Pesare le parole

Vuol dire prestare attenzione a ciò che si dice, fare attenzione alle parole che si usano, perché anche una sola parola potrebbe essere pericolosa. I politici ad esempio, quando sono intervistati dai giornalisti, devono pesare le parole. Pesare è un verbo che si usa solitamente quando si deve capire quanto un oggetto è pesante: Quanto pesa un oggetto? 1 grammo, 10 grammi, 1 ettogrammo, 1 chilogrammo, eccetera. Pesare le parole quindi indica cercare di capire quanto una parola è pesante, quanto cioè è importante.

Andiamo avanti:

  • dire l’ultima parola

Si dice l’ultima parola quando si parla con qualcuno, e magari si discute, non si è d’accordo su un certo argomento e si vuole avere ragione. Tra marito e moglie ad esempio, in caso di litigio, di discussione, tutti e due vogliono dire l’ultima parola, vogliono parlare per ultimi, prima del silenzio, come se parlare per ultimi volesse dire avere ragione.

In effetti dire l’ultima parola vuol dire anche questo: avere ragione. Se ascoltate qualcuno che dice: “sono io che voglio dire l’ultima parola su questo argomento”, vuol dire che questa persona vuole vincere una battaglia, vuole mettere fine alle discussioni, vuole zittire tutti e risolvere il problema. Dopo di lui non parlerà più nessuno, perché il problema sarà risolto: è lui che metterà l’ultima parola.

Vediamo adesso:

  • quattro/due parole in croce

Solitamente questa frase si usa quando si parla di un discorso o di uno scritto molto breve, molto succinto e conciso, come formato da quattro parole che intersecandosi (incrociandoli) formano le quattro braccia di una croce. Spesso si usa con il verbo spendere, come abbiamo visto prima. Quindi si sente spesso dire: “spendere una parola o qualche parola a favore di qualcuno“, ma se si spendono due parole o quattro parole in croce a favore di qualcuno, vuol dire che non si è parlato poco, si sono dette quattro parole, oppure due parole, quindi è inutile.

Ammettiamo che ci sia qualcosa di importante di cui dovete parlare durante una riunione. Dovete parlarne perché è importante, ma non dovete spendere due parole in croce, o non dovete spendere quattro parole in croce, perché in questo caso ne avete parlato molto poco, non ne avete parlato a sufficienza, non ne avete parlato quanto dovevate parlarne considerata l’importanza dell’argomento.

In questo caso si può anche dire

  • spendere mezza parola

Se spendete quindi mezza parola, o qualche mezza parola o due mezze parole a favore di qualcosa, ne avete parlato poco, ovviamente la parola non si può spezzare a metà, non si può dividere in due, quindi il senso anche qui è figurato.

 

Poi c’è anche chi ne usa poche e chi non ne usa nessuna. Chi non usa parole, perché magari non trova le parole da dire, perché emozionato o perché non trova la forza di dire nulla, si dice che “resta senza parole”

  • restare senza parole

Si resta senza parole davanti ai morti di una guerra, si resta senza parole davanti a qualcosa che ci colpisce, che ci immobilizza, che ci sconvolge anche. Restare senza parole significa quindi rimanere esterrefatti, sbalorditi, tanto stupiti o meravigliati da non riuscire a reagire, nemmeno parlando: si resta senza parole.

Una frase molto semplice è poi:

  • dire due parole

Che equivale a spendere due parole, ma è più informale. Dire due parole è molto usata come frase in ogni contesto. “Dai, dicci due parole sulla tua vita” potreste chiedermi ed io potrei dirvi: ok, sono italiano, abito a Roma, sono sposato”.

Vi posso anche dire che esiste la frase:

  • avere una sola parola

che vuol dire non cambiare mai idea. Avere una sola parola quindi è una caratteristica di chi è una persona di parola, di chi mantiene la parola.

  • mantenere la parola

Infatti significa esattamente questo: mantenere le promesse, non smentirsi, avere una sola parola,

  • essere una persona di parola

e se una persona è di parola, la potete prendere in parola, potete far parola su di lui, potete fidarvi di lui perché questa persona è di parola. Chi è di parola mantiene le promesse, mantiene la parola data.

Vedrete che anche se adesso avete alcune difficoltà, dopo qualche volta che ascolterete questo episodio non avrete più alcun problema.

A proposito di mantenere la parola data, c’è una frase dialettale che però è di uso comune in Italia e che tutti comprendono: chi non mantiene la parola data si dice che è un “quaquaraquà!”. Se sei un quaquaraquà sei una persona che parla, parla, parla, chiacchiera inutilmente, dice tante parole, e solitamente i quaquaraquà dicono un sacco di bugie. Quaquaraquà simiglia un po’ al verso delle oche, o delle papere: qua, qua, qua, e ci fa capire come il quaquaraquà, la persona che viene chiamata quaquaraquà vuol dire che parla molto ma ciò che dice non conta nulla, come se fossero tutte parole uguali: qua, qua qua!

Bene, abbiamo finito con i verbi, vediamo adesso alcune frasi in cui alla parola viene associato un aggettivo o una caratteristica:

  • parole sante/parole d’oro

Quando sentite qualcuno esclamare”parole sante“, o “parole d’oro” vuol dire che dà molto valore alle parole che ha appena ascoltato.

Se il santo padre, cioè il Papa, se Papa Francesco dice:

il segreto per la pace del mondo è la fratellanza

Io posso dire: “parole sante!” ed in questo modo voglio dire che ciò che ha detto Papa Francesco è una cosa importante, ma non solo Papa Francesco dice parole sante.

Il termine sante si usa in senso figurato. Nella religione cristiana i santi sono delle persone che hanno compiuto dei miracoli e che sono quindi degne di essere ricordate dai cristiani. Non sono però i santi a pronunciare “parole sante”, ma sono tutti coloro che dicono delle cose importanti, delle verità, delle verità importanti. L’aggettivo sante, associato alle parole, serve solamente ad indicare l’importanza delle parole, come se fossero state pronunciate da un santo.

 

Le parole possono essere anche “grosse”.

  • parole grosse

“Parole grosse” è anch’essa una esclamazione. Grosso significa grande. Semplicemente. Ma grande si usa più per gli oggetti e le cose che si toccano, le cose tangibili. Invece grosso si usa spesso per le cose non tangibili, che non si toccano: posso parlare di un grosso affare, di un grosso investimento, di una grossa opportunità, di grosse occasioni eccetera. Ma quando si usa la frase, l’esclamazione “parole grosse“? Si usa quando le parole che sentite pronunciare da qualcuno sono delle parole, che non sono “importanti”, ma che possono avere degli effetti importanti, e spesso sono anche esagerate.

Se ad esempio mio figlio mi dice:

papà, non ti voglio più bene, anzi, non ti ho mai voluto bene!

beh io dico che queste sono parole grosse, sono parole esagerate, parole pesanti. Non è possibile che mio figlio pensi queste cose di me, e tra l’altro se fosse vero le conseguenze potrebbero essere molto gravi.

Vi faccio un secondo esempio: se nel mio ufficio c’è una atmosfera diciamo un po’ ostile, perché le persone hanno discusso, hanno litigato tra loro e non vanno più d’accordo, io allora potrei stancarmi della situazione, e potrei dire:

basta! Non voglio più far parte di quest’ufficio, perché siete tutti una massa di stronzi!“.

A questo punto, il dirigente dell’ufficio potrebbe dire: non c’è bisogno di dire queste parole grosse, bisogna fare pace perché quello che è successo è una sciocchezza!

Concludiamo con la parola d’ordine.

  • parola d’ordine

La “parola d’ordine” è nata nell’esercito, nelle forze armate, quindi si usa durante una guerra ad esempio. La parola “ordine” è una parola molto importante nell’esercito. La parola d’ordine è una frase, quindi non una parola singola, ma un insieme di parole, una espressione: non una parola sola ma una espressione. E che espressione è? Qual’è la sua caratteristica? Non tutte le espressioni infatti sono parole d’ordine.

La parola d’ordine è una frase segreta, usata per farsi riconoscere dagli alleati ad esempio. Se non si conosceva la parola d’ordine non si poteva entrare, non si poteva accedere in un edificio ad esempio, o in un territorio, perché chi stava alla porta, la guardia, il militare che stava all’ingresso chiedeva: “conosci la parola d’ordine?” E la persona che doveva entrare doveva sapere la parola d’ordine, altrimenti non poteva entrare. Si tratta di una specie di password quindi, ma era una frase, anche detta “lasciapassare”, perché si lasciava passare la persona che conosceva la parola d’ordine.

La parola d’ordine però è anche qualcos’altro, non solamente una frase che occorre conoscere per entrare da qualche parte. Si può usare la parola d’ordine anche per indicare una delle cose più importanti.

Vi faccio un esempio: in una azienda la parola d’ordine potrebbe essere: “puntualità”, non perché non puoi entrare in azienda se non la conosci – l’azienda non è un esercito –  ma perché è la cosa che conta di più, la cosa più importante per lavorare in quell’azienda: la puntualità è la parola d’ordine.

Credo che può bastare così per oggi, spero che Ramona, professoressa di chimica, sarà contenta di questa spiegazione. Forse ho un po’ esagerato, perché sono veramente molte frasi che contengono il termine “parola”.

Grazie di averci seguito, grazie a Ramona, un grosso abbraccio da parte mia e vi do la mia parola che farò sempre il massimo per aiutarvi a migliorare il vostro italiano. Parola di Gianni.

Parola mia

Quando si dice “parola mia“, o “parola di Gianni”, in questo caso, o parola di Marco, o di chi parla, vuol dire fidatevi, perché ve lo dico io, è una parola mia, quindi vi potete fidare.

Ciao a tutti.

 

Il terremoto nel centro Italia

Audio

Trascrizione

Buonasera e grazie di essere all’ascolto di questo nuovo episodio di Italiano semplicemente. Oggi parleremo di alcuni termini molto utilizzati quando si parla di terremoto, visto che ultimamente quando si parla di Italia si parla fondamentalmente di terremoto.

Prima permettetemi di fare un breve cenno su italiano semplicemente e sui prossimi progetti.

Dunque italiano semplicemente, come sapete, è un sito che è nato per aiutare voi stranieri a migliorare il vostro italiano. Parlo sia dei principianti che di coloro che conoscono la lingua e la devono perfezionare soprattutto l’orale. Inoltre su Italiano semplicemente non ci accontentiamo, ed allora abbiamo a cuore anche coloro che vogliono conoscere la lingua italiana in modo più avanzato, ossia a livello professionale. Per queste persone, i fedelissimi già lo sanno, stiamo preparando un corso di italiano professionale, di cui per il momento sono pronte le prime 10 lezioni. Un corso questo che è adatto a coloro che vogliono lavorare in Italia ma anche a coloro che vogliono portare il loro livello di italiano ad un alto livello, sviluppando sia la scrittura che l’ascolto.

Ebbene dopo questa breve introduzione siamo all’episodio di oggi. Oggi non ci sono state scosse di terremoto che si sono avvertire a Roma. Ieri mattina invece tutt’Italia alle 7.40 di mattina ha sentito la fortissima scossa di terremoto che ha distrutto migliaia di abitazioni e raso al suolo interi paesi. Sono moltissimi gli sfollati e lo sciame sismico non si arresta. Un problema da non sottovalutare inoltre è quello degli sciacalli, che, incredibile a dirsi, non mancano mai in questi casi. L’italia è un paese molto solidale in generale; milioni di euro sono stati raccolti per aiutare gli sfollati, ma ci sono anche molti disgraziati (passatemi il termine) che non hanno altro da fare che approfittarsi della situazione per depredare le abitazioni colpite.

Comunque, nell’episodio di oggi voglio spiegarvi brevemente alcune espressioni molto usate in caso di terremoto.

La prima è un parola: sfollati.

Chi sono gli sfollati?

Allora lo sfollato, al singolare, è la persona costretta a lasciare, temporaneamente, la propria abitazione, la propria residenza abituale a causa di una guerra o di altre calamità, come appunto un terremoto.

sfollati

Una seconda parola, che ho appena utilizzato, è calamità. Attenzione, calamità si scrive con l’accento: calamità ha l’accento sull’ultima a. Altrimenti sarebbe “calamita”, che ha tutto un altro significato. La calamita infatti è un magnete, cioè un oggetto magnetizzato, capace cioè di attrarre a se il ferro.

calamita

Una seconda parola, che ho appena utilizzato, è calamità. Attenzione, calamità si scrive con l’accento: calamità ha l’accento sull’ultima a. Altrimenti sarebbe “calamita”, che ha tutto un altro significato. La calamita infatti è un magnete, cioè un oggetto magnetizzato, capace cioè di attrarre a se il ferro.

La calamità invece è un grave accadimento, una grave sventura, un evento cioè negativo, un evento naturale negativo, che colpisce molte persone o anche un’intera comunità, e questo comporta provvedimenti speciali, decisioni speciali da parte del Governo.

Ci sono quindi le calamità naturali, come il terremoto, gli uragani, i maremoti eccetera. Le calamità sono negative quindi, sono eventi naturali che colpiscono la popolazione e causano molti danni. Si dice poi molto spesso che dopo un grave evento naturale, come il terremoto, o un alluvione (cioè una fortissima pioggia), o un uragano, il Governo dichiari lo “stato di Calamità”, oppure lo “Stato di emergenza” che pur non coincidendo tecnicamente sono due condizioni diverse di emergenza.

Una frase interessante è poi “sciame sismico”. Allora dopo un terremoto, dopo che si è verificata una forte scossa di terremoto, solitamente arriva lo “sciame sismico”, vale a dire una lunga sequenza di scosse sismiche, cioè di scosse, di piccole scosse di terremoto, di lieve intensità che diminuisce lentamente. Diciamo che sono scosse di lieve e media intensità, più piccole della scossa sismica iniziale.

sciame_sismico

Tale sciame sismico può durare molto tempo, anche fino a diversi mesi e localizzato in una determinata zona e che può essere molto fastidioso, perché tali piccole scosse possono in realtà determinare ulteriori danni alle abitazioni già colpite e rendere molto più complicato il soccorso agli abitanti delle zone colpite, le vere vittime del terremoto, cioè a coloro che sono rimaste sotto le macerie, oppure coloro che hanno bisogno di assistenza e cure.

L’espressione sciame sismico è molto curiosa in realtà. Lo sciame infatti è la parola con la quale si indica solitamente un gruppo di api. Le api, cioè i piccoli insetti che producono il miele, se riunite tutte assieme costituiscono uno sciame. Uno sciame di api è quindi un gruppo molto numeroso di api. Lo sciame sismico invece è una sequenza, una serie di scosse sismiche, piccole medie scosse di terremoto che vanno considerate nel loro insieme, come facenti parte di un gruppo di scosse che diminuisce sempre di più. Forse si chiama sciame perché, come le api, vanno considerate in gruppo, cioè tutte assieme.

scosse_di_assestamento

Poi ci sono anche le “scosse di assestamento”. Le scosse di assestamento hanno ugualmente a che fare col terremoto, ma a differenza dello sciame sismico, le scosse di assestamento sono quelle scosse, quei movimenti della terra che non vanno considerate nel loro insieme, come un insieme di scosse che va via via decrescendo; quello è lo sciame sismico. Può anche esserci una sola scossa di assestamento, dopo quella iniziale. Sono quindi quelle scosse, più o meno grandi, che hanno origine dalla prima scossa e che svolgono una funzione di assestamento. Assestamento significa sistemazione. Quindi le scosse di assestamento servono per sistemare il terreno. Una scossa di assestamento sistema il terreno, cioè il terreno trova una nuova situazione di equilibrio dopo lo shock seguito alla prima grande scossa di terremoto.

sciacallaggio

Infine volevo parlarvi degli sciacalli, del fenomeno dello sciacallaggio. Lo sciacallaggio. Non è una parola semplice da pronunciare. Gli sciacalli sono quelle persone che, dopo che è accaduto un terremoto, entrano in azione. Cosa fanno gli sciacalli? Gli sciacalli sono quelle persone disoneste che cercano di rubare alle persone colpite dal terremoto. Queste persone possono fisicamente recarsi nelle abitazioni abbandonate a rubare le cose rimaste all’interno, oppure gli sciacalli possono, ed è quello che sta accadendo oggi nelle zone colpite in Italia dal terremoto di ieri, 30 ottobre, possono fingersi di essere dei tecnici, si presentano come operatori, come tecnici inviati presso le abitazioni danneggiate per fare dei controlli sullo stato degli edifici che vanno a controllare, per vedere appunto se queste abitazioni sono in pericolo di crollo oppure no. Ebbene queste persone in realtà sono degli sciacalli, sono cioè dei ladri che con la scusa di controllare vanno a rubare nelle abitazioni. Ovviamente sono soprattutto gli anziani che in questi momenti potrebbero farsi imbrogliare facilmente.

Ma perché si chiamano sciacalli? Lo sciacallo in realtà è il nome di un animale, simile al cane e al coyote, e questi animali si muovono prevalentemente all’alba e al tramonto, e la loro caratteristica fondamentale è che sono degli animali predatori, cioè carnivori, che vanno a caccia di prede, vanno a caccia di piccoli animali e soprattutto sono mangiatori di carogne. Gli sciacalli mangiano cioè gli animali che sono già morti: mangiano le carogne di animali morti, cioè si nutrono del corpo di animali già morti. Capite bene quindi il motivo per cui questo termine: sciacallo, sia utilizzato anche per queste persone che quando c’è un terremoto si approfittano della situazione e vanno a rubare e a colpire le persone che sono già state colpite da una calamità naturale, così come fanno i veri sciacalli che anziché cacciare le prede preferiscono mangiare quelle già morte.

Quindi abbiamo visto il termine “sfollati”, che sono le persone che sono evacuate da una zona colpita da un grave fenomeno naturale; abbiam visto la parola calamità, da non confondere con la calamita (calamità = una grave sventura, grave fenomeno, spesso naturale); poi “sciame sismico” che è quell’insieme di piccole-medie scosse che seguono alla prima grande scossa di terremoto e che diminuiscono sempre di più; diverse dalle “scosse di assestamento”, con le quali il terreno si assesta, si sistema, ed infine vi ho descritto il fenomeno dello sciacallaggio. “Sciacallaggio”, difficile a pronunciare.

Adesso passiamo alla fase della ripetizione per esercitare come al solito la pronuncia. Un piccolo esercizio che serve a imparare ad ascoltarsi mentre si parla in italiano.

Pronti? Via!

Sciame sismico – ripetete dopo di me…

sciame_pronuncia

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Sciame sismico

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Sciacallo

sciacallo_pronuncia

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Sciacalli

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Sciacallaggio

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Sciacallaggio

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Il fenomeno dello sciacallaggio

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Lo sciame sismico e lo sciacallaggio

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Gli sfollati

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Gli sfollati

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Gli sfollati sono le vittime degli sciacalli

vittima

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Calamità

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Il terremoto è una calamità naturale

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Dopo le calamità naturali arrivano gli sciacalli

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Scosse di assestamento

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Scosse di assestamento

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Con le scosse di assestamento il terreno si assesta.

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Bene, ciao amici, grazie ancora di aver ascoltato questo nuovo episodio dedicato al terremoto che ha colpito il centro Italia. Sperando che non ce ne saranno altri, vi invio un saluto da Roma.

Il prossimo episodio sarà dedicato ad un grande personaggio italiano. Cominciamo da Umberto Eco, visto che è stato il nome più richiesto. Poi ovviamente ne vedremo anche altri, non mancate di segnalarmeli sulla pagina Facebook di italiano semplicemente. Ciao a presto.

Ps: grazie per le vostre donazioni