Male che va

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Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com. Io sono Giovanni, il vostro professore di italiano, ma sono un professore speciale, non come gli altri perché non arriva mai il giorno dell’interrogazione :-=)

Da quando è iniziata l’avventura di italiano semplicemente, nel 2015, molte persone che ringrazio di cuore, dedicano il loro prezioso tempo ad ascoltare italiano semplicemente ed io non li ho mai interrogati. Scherzi a parte, l’espressione di oggi è “male che va“. Tre parole: male, che, va.

Anche questa come tante altre espressioni che abbiamo già visto è molto utilizzata in famiglia e tra amici. Potete usarla comunque anche tra colleghi ed al lavoro in generale, non c’è nulla di male. Non si usa allo scritto però. Per questo motivo difficile trovare uno straniero che conosca il significato di “male che va”.

Analizziamo intanto le parole.

Male è il contrario di bene. È una parola che si usa in molti contesti diversi,

Come stai?

Male!

Non è una risposta molto comune ma potrebbe accadere di chiedere ad un amico “come stai” e lui risponda: male.

Nel caso le cose non vadano molto bene è comunque più comune incontrare risposte tipo :

Non molto bene!

Potrebbe andar meglio!

Insomma!

Ad ogni modo questo è uno dei modi di usare la parola male.

“Il male” invece, è anche l’opposto di “il bene” quindi possiamo dire che :

Il fascismo è il male assoluto

Il bene vince sempre sul male

Poi si usa spesso anche quando si descrivono dei comportamenti o si dà una valutazione o un giudizio su cose e persone:

Non c’è niente di male nel bere un bicchiere di vino.

Si è comportato molto male con me.

Invece in questo caso la parola “male” fa parte di una espressione, una locuzione che ha un significato preciso se letta tutta assieme.

“Male che va” contiene il verbo andare: va.

Se mi chiedi: come va? Come vanno le cose? Come andiamo? Io potrei rispondere: va male!

Invece l’espressione “male che va” non significa che c’è qualcosa che va male, ma che c’è qualcosa che potrebbe andare male a seguito di una nostra azione. Non è detto però che la nostra azione avrà conseguenze negative. Non è detto che andrà male. Se però andasse male, se le cose dovessero andar male, questo esprime l’espressione, non va poi così male. Se dovesse andar male infatti abbiamo due scelte.

Prima possibilità: diciamo cosa succederà. Dobbiamo esprimere la conseguenza di una azione. Questa cosa deve essere la peggiore possibile delle conseguenze, e non essere proprio una brutta cosa, altrimenti non si deve usare questa espressione.

Esempio:

se avete mal di testa provate a bere una camomilla. Male che va avete sprecato una bustina di camomilla.

Questo significa che in caso di mal di testa ci possono essere diverse possibilità per farlo passare. Tra le varie possibilità si potrebbe provare a bere una camomilla. Non si sa se avrà effetto. Non si sa se il mal di testa passerà? Beh, ad ogni modo se non dovesse funzionare cosa abbiamo perso? Male che va, cioè anche se dovesse andar male, in quel caso potremmo anche provare un altro rimedio. Non avremmo perso nulla. Al massimo avremmo sprecato una bustina di camomilla. Ma questa non è una cosa grave, possiamo quindi provare, non ci costa nulla non è vero? In definitiva provare non costa nulla.

Secondo esempio:

Sono un ragazzo timido e mi piace molto una ragazza. Un mio amico mi dice:

Beh cosa aspetti a farti avanti? Cosa aspetti a dirle che ti piace? Male che va ti dice di no e per te non cambierà nulla.

Anche in questo caso “male che va” viene utilizzato per proporre una conseguenza di una azione. Se il ragazzo si facesse avanti, se si dichiarasse con la ragazza che le piace, la peggior cosa che potrebbe accadere è che la ragazza dirà: no, non mi piaci.

Questa possibilità non sarebbe una tragedia. In fondo se non le dirai nulla otterrai lo stesso risultato o sbaglio? A questo punto ti conviene dirle che ti piace, perché male che va, lei ti dirà che non le piaci. Non mi sembra una tragedia.

Ancora una volta quindi si tratta di una azione che non è sconveniente, perché le cose potrebbero andar bene, molto bene. Ed anche se dovessero andar male non andranno così male. I vantaggi potenziali superano gli svantaggi.

Seconda possibilità: se le cose dovessero andar male, non solo non sarà molto grave, ma posso anche tentare una alternativa. Anche questo è un modo di usare “male che va”.

Esempio:

se avete mal di testa provate a bere una camomilla. Male che va puoi prendere un antidolorifico.

Quindi anche in questi caso si sta dicendo che potrebbe andar male, e in questo caso possiamo provare una seconda soluzione: prendiamo un antidolorifico.

Analogamente, se abbiamo sempre lo stesso ragazzo timido di prima:

Beh cosa aspetti a farti avanti? Cosa aspetti a dirle che ti piace? Male che va potrai provare con un’altra ragazza.

anche in questo caso si sta dicendo, come prima, che potrebbe andar male, e in questo caso possiamo provare una seconda soluzione: trovare un’altra ragazza. Ancora una volta si usa “male che va” prima di presentare una alternativa.

Notare bene che in questo secondo caso potete anche utilizzare “al limite“, locuzione che abbiamo già spiegato sulle pagine di italiano semplicemente.

Questo significa che spesso, nel caso di alternative, potremmo avere il dubbio: usiamo “al limite” oppure “male che va”? Dipende.

Ad esempio: domani andiamo al mare se non pioverà. Al limite, dovesse piovere, come alternativa porremmo andare a pranzo fuori.

In questo caso “al limite” significa: come alternativa, come estrema soluzione. In questi casi possiamo tranquillamente usare “male che va”.

Invece, se siamo nel primo caso “male che va” è più adatto di “al limite” , perché come abbiamo visto male che va in questo primo caso si usa per prospettare la conseguenza peggiore possibile che però non è una cosa grave.

Prova ad assaggiare il caffè senza zucchero. Male che va lo puoi sputare.

In questo caso male che va è sicuramente più adatto.

Potremmo anche usare “al limite” , e potrebbe capitare di ascoltare frasi di questo tipo, ma non si fa normalmente, perché “al limite” nasce per presentare delle alternative.

In definitiva “male che va” rispetto a “al limite” si può usare sia per presentare un’alternativa (come “al limite”) qualora la prima soluzione non funzionasse, sia per presentare i vantaggi di una azione, di una soluzione, che anche se non funzionasse le conseguenze negative non sarebbero gravi.

Adesso continuo la mia passeggiata salutare quotidiana. Circa 10 km, non li ho contati ma male che va saranno nove.

Un saluto a tutti e un grazie per l’ascolto. Grazie anche a tutti i donatori di italiano semplicemente, che ringraziano attraverso una donazione ed io, da qualche tempo a questa parte, ringrazio attraverso un episodio, una puntata speciale dedicata al loro paese. Il prossimo sarà dedicato agli argentini, con una puntata speciale che riguarda una famosa bevanda. In quell’occasione ripassiamo ben 29 espressioni idiomatiche, 29 espressioni che vi ho già spiegato e che trovate sul sito ma che non fa mai male ripassare, perché come sapete repetita iuvant.

Ciao a tutti.

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Vedi un po’

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Buongiorno a tutti e benvenuti su Italiano semplicemente.

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Oggi vediamo insieme una, anzi due espressioni italiane.

Le espressioni sono state utilizzate nel gruppo whatsapp dell’Associazione Italiano Semplicemente e avendo verificato che c’erano dei dubbi sono qui adesso a spiegarvi cosa significano.

Vedi un po’ è la prima espressione

Vediamo un po’ è la seconda espressione.

Secondo l’opinione di tutti gli stranieri a cui l’ho chiesto non c’era molta differenza tra queste due espressioni, che vengono interpretate in un solo modo. In realtà si tratta di due espressioni diverse.

Iniziamo da vediamo un po’.

Dunque, potrei iniziare la spiegazione proprio dicendo così: vediamo un po’…

In effetti si tratta di un semplice modo di esprimere l’inizio di un pensiero. Significa che sto iniziando a pensare.

Vediamo è il verbo vedere, “un po’” significa “un poco”, cioè è una misura di quantità. In realtà “vediamo un po’” si usa soprattutto in queste circostanze, quando cioè sto pensando a voce alta e sto elaborando un pensiero.

Cosa possiamo fare oggi? Vediamo un po’… potremmo andare a visitare il Colosseo, oppure i musei Vaticani, oppure? Avete qualche idea?

Il “vedere” indica una valutazione, indica il fatto che si stia pensando qualcosa, o a risolvere un problema, o a fare delle scelte.

“Vediamo” poi è alla prima persona plurale (noi vediamo), quindi è una riflessione che apparentemente si riferisce a più persone, e può anche essere così, se la decisione è una decisione di gruppo. In realtà si sta solamente parlando con qualcun altro, e si può dire anche qualcosa che riguarda me stesso. È un modo per condividere un pensiero, per far partecipe un’altra persona delle proprie considerazioni. Solitamente in questi casi quello che si dice dopo non è una scelta definitiva. Spesso si prospettano più scelte, spesso si elenca una serie di cose tra cui scegliere. Altre volte si sta semplicemente pensando a voce alta per rendere partecipe l’altro del proprio pensiero.

Emanuele allora fammi vedere i compiti che devi fare oggi. Allora devi fare un esercizio di matematica: esercizio n. 1 a pagina 5. Dodici diviso 2. Vediamo un po’ Emanuele: il due nel dodici ci sta quante volte?

Quindi in questo caso sto dicendo di “vedere” insieme una cosa. Vediamo, in questo caso, esprime proprio la volontà di vedere insieme qualcosa. “Un po’”, con l’apostrofo (attenzione perché non è un accento ma è un apostrofo) perché “po’” significa “poco”.

Vediamo un po’ è ovviamente un modo informale per condividere un pensiero con qualcuno.

Dove posso andare oggi? Vediamo un po’… che possiamo fare oggi?

Quando si dice “vediamo un po’” quindi si fa solitamente un invito ad ascoltare. Non sempre però.

Se bussano alla porta posso dire:

Vado io, vediamo un po’ chi è che bussa alla porta!

Se apro il diario di mio figlio posso dire:

Vediamo un po’ quanti compiti hai oggi da fare!

Vediamo un po’ ha una caratteristica: posso anche eliminare “un po’” ed il significato non cambia.

Vediamo… cosa possiamo fare oggi?

Vediamo quanti compiti hai da fare per oggi!

Passiamo adesso a “vedi un po’”, che è molto più complesso.

Vedi un po’ può avere tre significati diversi.

Il primo, più semplice, è un invito a vedere diretto alla persona con cui si parla.

Suonano alla porta:

Vedi un po’ chi è che suona per favore!

In questo caso niente di diverso rispetto a “vediamo un po’ chi è che suona”, ma è rivolto a te, è un invito a te che ascolti. È una richiesta. Anche in questo caso posso eliminare “un po’”, che serve solo a familiarizzare e attutire quello che sembra un ordine da eseguire. Così diventa più leggero, sembra cioè meno un ordine.

Posso usare però l’espressione in modo un po’ più ampio:

Si è persa la chiave. Vedi un po’ se riesci a trovarla!

In questo caso indica l’invito a fare un tentativo. “Vedi un po’ se” significa “cerca di capire se”, “esplora la situazione” o cose del genere.

Oppure:

All’università:

Vedi un po’ che dice oggi il professore!

Anche qui è un invito: vedi un po’, vai a vedere, vai a sentire, dai un’occhiata. Sono tutte espressioni equivalenti.

Il secondo significato ha invece il tono di una raccomandazione. È un invito, ma è un’incitazione, una raccomandazione a fare qualcosa. Ad esempio se hai un esame da fare all’università tua madre potrebbe dirti:

Vedi un po’ di superarlo quest’esame ok?

Si tratta di un invito, come prima, ma è quasi una minaccia a volte, come ad allontanare le possibili conseguenze di un evento negativo. Anche qui possiamo togliere “un po’” e non succede nulla. Il tono deve essere severo!

Il secondo significato è legato al terzo, che vediamo subito, ma mentre nel secondo si fa un’esclamazione, e spesso anche una domanda, o una richiesta (vedi di farlo ok?), nel terzo significato si usa quando si risponde ad una frase che riteniamo scontata, banale, ovvia.

Il terzo significato di “vedi un po’”, completamente diverso dal primo, ma simile al secondo è un modo di dire “”. Siete stupiti?

È un modo di dire sì, ma non è un sì normale, è piuttosto un:

Certo, ovviamente, naturalmente!

Come potevi pensare diversamente?

Non potrebbe essere altrimenti!

Si tratta quindi di un’esclamazione, informale, anche questa, molto usata in famiglia e tra amici.

Attenzione però, perché è un po’ brusca, non molto gentile, perché è come dire:

Certo, perché avevi dei dubbi? Non era chiaro abbastanza?

Attenzione al tono, al modo con cui pronunciare questa espressione. Spesso si fa precedere da un:

“E… vedi un po!”

Vi faccio qualche esempio: io ti presto 1000 euro e tu mi dici: grazie, entro la prossima settimana te li restituirò. Va bene entro una settimana?

Ed io rispondo: “e vedi un po’!”

Questa risposta significa: certo, me li devi restituire il prima possibile, ovviamente entro una settimana. È scontato che devi restituirmeli entro una settimana, anche prima veramente!

Un secondo esempio: mia figlia vuole uscire dopo cena. E mi dice: papà, rientro prima delle due di notte ok?

Ed io rispondo:

E vedi un po’!

È una frase breve, secca, una risposta breve e la sua brevità è indicativa del suo significato:

Potrei anche rispondere:

E vedi un po’ di tornare dopo le due!

Questa è la risposta completa, alternativa, ma si può dire più brevemente: e vedi un po’!

Le due di notte è molto tardi, lo vedi da solo, lo capisci da solo che è molto tardi!

In questo caso non posso eliminare “un po’” come facevo prima, perché la frase non avrebbe senso.

Non si tratta di un invito in questo caso, non si tratta di condividere qualcosa, quindi “un po’” è parte essenziale della frase.

Spesso sentirete la frase breve: vedi un po’! (con questo tono) e spesso sentirete la frase completa: e vedi un po’ di tornare dopo le due! (ad esempio)

Ovviamente quando si usa la frase completa si aggiunge “di” e poi si termina la frase con il senso contrario alle proprio volontà! Ma si tratta di una battuta ironica, come a dire: come ti viene in mente di pensare diversamente?

Domanda: Che faccio vado a scuola domani papà?

Risposta: E vedi un po’ di non andarci!

Risposta ironica appunto.

Domanda: Domani abbiamo l’aereo alle 15. Che dici lo prendiamo?

Risposta: e vedi un po’ di perderlo!

Domanda: secondo te devo fare l’ultimo esame all’università?

Risposta: e vedi un po’ di non farlo!

Attenzione adesso, perché adesso vediamo il legame tra i due ultimi significati. Se vogliamo c’è infatti un legame con l’altro significato, quello dell’invito e della raccomandazione di cui abbiamo parlato prima.

Es: Domani ho l’ultimo esame all’università. Questa non è una domanda ma è una frase normale.

Io posso rispondere: Vedi un po’ di superarlo ok?

In questo caso ti invito a superare l’esame, è un invito, ma è anche una raccomandazione, perché è una cosa importante. È quasi una minaccia a volte. I genitori lo usano spesso con i figli.

Oggi vedi un po’ di arrivare a scuola puntuale ok?

Vuol dire: fai attenzione, è importante, presta attenzione a quanto sto dicendo.

Nel caso dell’invito, vi ricordo, che potete sempre togliere “un po’” e la frase non cambia di significato:

Oggi vedi di arrivare a scuola puntuale ok?

Questo è appunto il secondo significato.

Se invece si risponde ad una domanda, o ad una frase a cui ci sentiamo di dare la nostra opinione, lo si fa con lo stesso tono di rimprovero ma cambia il significato:

Oggi voglio arrivare a scuola puntuale!

Risposta: e vedi un po’! Cioè: Vedi un po’ di arrivare in ritardo anche oggi!

Diverso rispetto a prima, ma c’è un legame tra le due frasi. In entrambi i casi si usa un tono severo, di raccomandazione, ma nel secondo c’è anche ironia, un’ironia che vuole allontanare l’ipotesi del ritardo: E vedi un po’ di arrivare in ritardo anche oggi!

Adesso per ricordare e vedere se avete capito rispondete alle seguenti affermazioni, usando la terza forma:

Che bel sole oggi! Andiamo al mare come avevamo previsto?

—– (vedi un po’!)

Sei incinta, che bello, allora possiamo anche pensare a sposarci, che ne dici cara?

—- (e vedi un po’!)

Adesso invece usate la seconda forma.

Dovete ad esempio raccomandare a vostro figlio di andare a fare la spesa prima che chiuda il supermercato:

—- (vedi un po’ di andare a fare la spesa prima che chiuda il supermercato ok?)

Adesso il primo significato adesso:

Bussano. Vai ad aprire la porta:

— (vedi un po’ chi è! – Vedi chi è!)

Adesso vi invito a ripetere l’ascolto e quindi vi dico: vedete un po’ di ripetere l’ascolto ora, soprattutto se credete di dimenticare facilmente.

Ciao!

Vuoi donare? Vedi un po’!

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“Al che” (episodio n. 300 di Italiano Semplicemente)

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Daria:

La notizia da Mosca per radio italiano semplicemente:
Non sarebbe una sorpresa sapere che a Mosca come in tante altre città esiste il servizio di noleggio bici. È vero che le bici sono sempre piaciute ai cittadini, ma piuttosto come uno svago estivo e in famiglia. Infatti il nostro clima non ci permette di godere delle passeggiate in bici tutto l’anno, il che rende l’idea di un noleggio bici difficilmente realizzabile.
l’altro ieri è arrivata invece una notizia positiva e anche molto curiosa dal sindaco di Mosca: Il noleggio bici è diventato assai conveniente. Al che i cittadini hanno dimostrato un certo apprezzamento per gli sforzi del sindaco. Infatti il numero delle persone che hanno noleggiato biciclette è aumentato notevolmente da quella dichiarazione.
Nei primi tre mesi della “stagione della bicicletta” i cittadini hanno fatto più di 2,5 milioni di noleggi. In altre parole, il 20% dei cittadini hanno noleggiato la bici almeno una volta negli ultimi tre mesi, al che anche io ho deciso di provare ad usare il noleggio bici nella mia città.

Ciao Daria, e buongiorno a tutti. Benvenuti in questo nuovo episodio (il n 300) di Italiano Semplicemente. Io sono Giovanni, e adesso vi spiego il significato di una espressione che Daria ha utilizzato ben due volte nella sua notizia riguardante Mosca e il noleggio delle bici.

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L’espressione è “al che“, due semplici parole che compongono questa locuzione verbale, che si usa solamente all’orale e che non troverete spiegata in altri siti tantomeno in qualche dizionario di italiano.

Dunque Daria ha detto che:

Il noleggio bici è diventato assai conveniente. Al che i cittadini hanno dimostrato un certo apprezzamento per gli sforzi del sindaco.

Poi ha aggiunto alla fine:

Il 20% dei cittadini hanno noleggiato la bici almeno una volta negli ultimi tre mesi, al che anche io ho deciso di provare ad usare il noleggio bici nella mia città.

In entrambi i casi al che serve a collegare due frasi, di cui la seconda è la conseguenza della prima.

Per sostituire “al che” , il modo migliore è senza dubbio dire “a quel punto”. In questi modo non vi sbagliate mai.

Al che si utilizza come dicevo solamente all’orale, e soprattutto in prima persona. Quasi sempre si sta parlando sempre di sé stessi. Si parla di una cosa accaduta e poi si vuole aggiungere che c’è stata una reazione da parte vostra, una reazione che ha causato una conseguenza:

Dopo che Il 20% dei cittadini ha noleggiato la bici almeno una volta negli ultimi tre mesi, a quel punto (al che) anche Daria ha deciso di provare ad usare il noleggio bici nella sua città, Mosca.

Solitamente si usa sempre al passato perché si sta parlando di qualcosa di già accaduto che ha generato una vostra reazione. È una modalità discorsiva questa per esprimere il concetto di reazione o conseguenza. Discorsiva e veloce. Questo non significa che non possiate riuscire ad usarla al presente o al futuro, ma sicuramente è più difficile.

Vi faccio altri esempi comunque che vi invito a ripetere per memorizzare (settima regola d’oro di italiano semplicemente: parlare).

Ieri volevo andare al mare ma è cominciato a piovere ☔, al che ho dovuto rinunciare.

Non ce l’ho fatta a prenotare nel mio ristorante preferito, al che mi sono accontentato di una pizzeria.

Non riuscivo a capire la spiegazione, al che decisi di ripetere l’ascolto.

Non mi piace molto la grammatica, al che ho aderito all’associazione italiano semplicemente.

All’inizio Daria ha usato anche una espressione simile: “il che”. Daria ha detto:

Il nostro clima non ci permette di godere delle passeggiate in bici tutto l’anno, il che rende l’idea di un noleggio bici difficilmente realizzabile.

Vedete che i concetti sono simili, ma il che fa riferimento diretto alla prima frase. A questo serve “il”. Invece “al che” si usa per evidenziare la conseguenza.

Al = a+il. Non c’è molta differenza in fondo.

Da “il Decamerone”

“Il che” si usa spesso in frasi in cui si spiega qualcosa. Ad esempio:

Ho baciato una ragazza ieri. La ragazza poi mi ha detto: Mi hai baciato, il che vuol dire che mi ami, al che io ho dovuto rispondere: ma sei impazzita? Al che lei mi ha dato uno schiaffone, il che significa che si era arrabbiata molto. Un momento di silenzio è seguito, poi lei, con un sorriso bellissimo, mi ha fatto capire che mi aveva perdonato, al che l’ho baciata nuovamente, ma lei mi ha respinto. Ho capito allora di essere innamorato, il che significa che quel sorriso era un’arma letale. Al che lei mi ha presentato ai suoi genitori.

Un saluto da Giovanni.

Vi aspettiamo nella nostra associazione.

Daria vuoi dire qualcosa ai nostri ascoltatori?

Daria: buona giornata a tutti e spero di sentire i vostri commenti sul gruppo whatsapp di italiano semplicemente.

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Al limite

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Buongiorno a tutti e benvenuti su radio Italiano semplicemente. Una notizia dall’Azerbaigian: Il prezzo del petrolio scende molto e nel mio paese tutti sono tristi. Se la situazione non migliora, al limite per tornare a sorridere dovremmo ricorrere alle barzellette.

Ciao ragazzi, e grazie ad Eldar, nuovo membro dell’Associazione Italiano Semplicemente. Avete sentito Eldar che ci ha dato una notizia dal suo paese, l’Azerbaigian. Eldar ha usato l’espressione “al limite”, che spieghiamo oggi.

Grazie Eldar. Non è una cattiva idea raccontare barzellette comunque, anche se il prezzo del petrolio dovesse aumentare. C’è sempre una buona ragione per farsi una risata.

Vediamo dunque oggi la spiegazione della locuzione grammaticale “al limite”.

Non è la prima locuzione grammaticale che spieghiamo sulle pagine di italiano semplicemente. Vi ricordo che si chiamano così quei gruppi di parole, due ad esempio, come. In questo caso, che hanno un significato proprio. Non bisogna leggere le singole parole che compongono la locuzione ma piuttosto è il gruppo di parole che tutte insieme hanno un significato proprio e vanno perciò interpretate a prescindere da quello che significano le parole singole.

“Al limite” è una di queste locuzioni.

Cosa significa? Come si usa questa locuzione?

Sono qui apposta quindi mi accingo a spiegarvelo.

Allora vi faccio qualche esempio.

Forse è difficile trovare delle notizie vere con l’espressione “al limite”. Però al limite potrei inventartene una per voi.

Iniziamo però dalla parola limite, che è quella più importante.

Il limite è solitamente inteso come una linea da non superare. Una linea, un punto, al di là del quale non si può andare, quindi un confine, qualcosa da non superare, perché se lo facciamo succede qualcosa.

Ad esempio c’è la linea gialla disegnata a terra nella metropolitana, davanti ai binari. Non si può superare quel limite, altrimenti è pericoloso. Si usa anche in senso figurato. Una madre può dire:

Adesso nostro figlio sta esagerando, torna sempre tardi la notte, sta oltrepassando il limite.

In questo caso la mamma del ragazzo si lamenta perché il figlio sta oltrepassando il limite, ma quale limite? Di quale limite parla? Si tratta evidentemente di un limite relativo al suo comportamento. Il figlio sta esagerando, sta ogni volta tornando sempre più tardi la notte e se continua così raggiungerà il limite, cioè la pazienza dei genitori potrebbe finire e potrebbero prendere provvedimenti ad esempio, se un giorno non rientra a casa senza avvvisare:

Basta, adesso hai superato il limite! Da domani non esci più per un mese!

Non bisogna far arrabbiare le mamme!

Quindi il limite è un punto da non superare. Ma l’espressione di oggi è “al limite” . Niente di complicato, perché la mamma potrebbe dire:

Adesso siamo arrivati al limite!

Al è semplicemente a + il. Quindi arrivare al limite vuol dire raggiungere il limite. Semplice.

Ma in realtà c’è un utilizzo di questa espressione, di questa locuzione, che è un po’ diversa. Si parla sempre di limiti, ma si usa quando si fanno delle proposte, e normalmente si parla al futuro o al presente.

Eldar ha detto che se non dovesse cambiare questa situazione del prezzo del petrolio che diminuisce, per far sorridere i suoi connazionali al limite potrebbe raccontare delle barzellette!

In questo caso “al limite” serve a proporre una soluzione per risolvere un problema.

Per risolvere un qualsiasi problema ci sono tanti metodi, e possiamo provare a proporne uno, ma se poi questo non funziona possiamo provarne un altro.

Questa è la situazione ottimale per utilizzare “al limite”:

Se non funziona la prima soluzione, al limite possiamo provare la seconda soluzione.

Al limite indica un momento preciso, il momento in cui ci accorgiamo che la prima soluzione non funziona.

Eldar potrebbe aspettare che il prezzo del petrolio aumenti, e se non aumenterà al limite racconterà delle barzellette per far sorridere le persone.

Si tratta sempre di un limite quindi, ma di un limite, un punto aldilà del quale possiamo rimediare ad una situazione, oppure possiamo in generale proporre qualcosa.

Possiamo fare molti esempi diversi:

Se non mi venissero altri esempi in modo spontaneo al limite potrei provare a cercare su internet,

Se non dovessi riuscire a trovare una notizia attuale che riguarda l’Azerbaigian, al limite possiamo provare con il Cemerun, ed in questo caso avrei chiesto a Guy o Eric, due recenti membri camerunensi dell’associazione.

Provate ad ascoltare questi esempi, e se non doveste capito bene il significato di questa espressione, al limite anche voi potete cercare su internet, o al limite provate a chiedere ad un amico italiano.

Adesso proviamo a ripetere qualche frase:

Mi piace molto quella ragazza, ma non mi guarda proprio. Al limite potrei chiederle il numero di telefono…

Che differenza c’è la zeta di “zucchero” e la zeta di “zanzara”? Se non capisco al limite potrei diventare membro di Italiano Semplicemente

Attenzione perché spesso “al limite” si confonde con “al massimo”. Potete anche farlo, ma “al massimo” si usa per indicare un limite da non superare:

Domanda: Mamma, io esco, posso tornare alle 3 di mattina?

Risposta: Al massimo puoi tornare a mezzanotte!

In questo caso non è corretto dire “al limite puoi tornare a mezzanotte” perché la madre non sta proponendo una soluzione alternativa. Non sta dicendo che si otterrà lo stesso risultato tornando a mezzanotte. Sta invece dicendo che l’orario massimo è mezzanotte. Non si può superare questo orario.

Bene ragazzi un saluto speciale a tutti voi grazie ad Eldar dall’Azerbaigian, abbiate cura di voi, e se volete ringraziarci e imparare l’italiano divertendovi dovete assolutamente diventare membri della nostra associazione culturale a cui appartiene anche Eldar. Se volete invece semplicemente ringraziarci, al limite andrebbe bene anche una donazione personale! 🙂

Ciao a  tutti

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L’alfabeto italiano (due modi per impararlo velocemente)

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi, oggi vediamo l’alfabeto italiano e due diversi modi per impararlo velocemente.
Il primo modo è quello di associare le singole lettere con delle città, ma non solo città.
Gli Italiani di solito usano questa tecnica per fare lo spelling, cioè per dettare lettera per lettera. Vediamolo insieme:

A come Ancona
B come Bologna
C come Como
D come Domodossola
E come Empoli
F come Firenze
G come Genova
H come Hotel
I come Imola
J come Jolly
K come Kappa
L come Livorno
M come Milano
N come Napoli
O come Otranto
P come Perugia
Q come quadro
R come Roma
S come Savona
T come Torino
U come Udine
V come Venezia
W come Whisky
X come Xenofobia
Y come Yankee
Z come Zagabria

In realtà ci sono le vocali “O” come Otranto, ed “E” come Empoli, che hanno un suono aperto e chiuso:

“O” Aperto: Ostrica

“O”chiusa: Orologio

“E” aperta: Erba

“E” chiusa: Erbetta

Quindi se dovessi dire il mio nome lettera per lettera direi:

Genova, Imola, Otranto, Venezia, Ancona, Napoli, Napoli, Imola.

Il secondo metodo per imparare l’alfabeto è fare il seguente esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me.

a

ab

abc

abcd

abcde

abcdef

abcdefg

abcdefgh

abcdefghi

abcdefghij

abcdefghijk

abcdefghijkl

abcdefghijklm

abcdefghijklmn

abcdefghijklmno

abcdefghijklmnop

abcdefghijklmnopq

abcdefghijklmnopqr

abcdefghijklmnopqrs

abcdefghijklmnopqrst

abcdefghijklmnopqrstu

abcdefghijklmnopqrstuv

abcdefghijklmnopqrstuvw

abcdefghijklmnoprstuvwx

abcdefghijklmnoprstuvwxy

abcdefghijklmnoprstuvwxyz