243 – A suo dire

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Dovete sapere che quando si esprime un’opinione e più esattamente quando una persona dice qualcosa di incerto, di dubbio, che altre persone difficilmente possono verificare si usa spesso la locuzione “a suo dire”.

Ad esempio: Giovanni mi ha detto che oggi ha trovato un portafogli in terra, ma a suo dire non c’erano soldi all’interno.

Quindi Giovanni ha detto che nel portafogli che ha trovato non c’erano soldi. C’erano soldi dentro? A suo dire no!

È analogo a: lui ha detto che non c’erano soldi all’interno. Stando alle sue parole non c’erano soldi all’interno.

Questo è un altro modo di esprimere lo stesso concetto.

Si vuole in qualche modo esprimere il concetto che quelle sono state le sue parole, non le mie. Io sto solo dicendo ciò che lui o lei ha detto, ma non so se questa è la verità. Non so se questo risponde al vero.

È simile anche a “secondo lui o lei” ma “a suo dire” si usa più coi fatti accaduti e meno con le opinioni personali.

Inoltre dicendo “a suo dire” si pongono un po’ le distanze con quelle dichiarazioni. È, possiamo dire, un modo di mantenersi imparziali rispetto a una dichiarazione, perché non si crede o perché non si può verificare.

Maria ha deciso di divorziare con Giuseppe. A suo dire Giuseppe la avrebbe tradita più volte, ma Giuseppe dice che non è vero.

Secondo te Giuseppe ha tradito Maria?

Secondo me no, è sempre stato molto innamorato.

Ma Maria lo ha visto mentre si baciava con un’altra, sempre a suo dire.

Notare che non si può dire “a mio dire”. Non avrebbe alcun senso perché noi ci fidiamo di noi stessi! “A tuo dire” è ugualmente utilizzato ma meno frequentemente:

Dunque a tuo dire, cara Maria, Giuseppe ti avrebbe tradito?

Analogamente esiste in teoria anche “a loro dire” e “a vostro dire”.

I giocatori della Roma hanno detto che hanno perso la partita perché, a loro dire, hanno sofferto il freddo. Mah…

Che ne dite adesso se ripassiamo? Mi piacerebbe un ripasso all’insegna della saggezza.

Guy (Camerun) e Lia (Brasile): Peccato che questo virus ci impedisca anche di andare al cinema. Eravamo rimasti che saremmo andati a vedere un film per rivederci ed adesso… Poi non abbiamo nessuna contezza di quando tutto tornerà normale. Tantomeno sappiamo “se” tutto tornerà normale. Ma vi rendete conto? Sembra arrivata la resa dei conti con la natura. Ci siamo illusi di dominare il mondo e adesso, a dispetto della nostra superbia, capiamo quanto siamo piccoli.

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242 – Peccato

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In Italia passeremo la Pasqua 2020 a casa. Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, dice il proverbio, ma sembra che il Coronavirus non abbia rispetto neanche delle tradizioni. Poi è un vero peccato che anche il giorno di pasquetta (cioè il giorno dopo Pasqua) dovremmo stare a casa, tanto più che, come sembra, sarà una bellissima giornata. Proprio un peccato.

A casa invece riusciremo a resistere o faremo dei peccati di gola e mangeremo il doppio del solito? Beh, in queste condizioni ingrassare un po’ è un peccato veniale, potremmo dire.

Io so come passare il tempo comunque: realizzo episodi per Italiano Semplicemente. E sicuramente avrete capito che questo episodio è dedicato al “peccato“, un termine che nasce nella religione per indicare i comportamenti che non rispettano i 10 comandamenti della Chiesa. Ma questo è “il peccato“, o “i peccati“. Il primo fu commesso da Adamo ed Eva, ricordate? Quando i progenitori dell’umanità mangiarono la mela dell’albero!

In realtà il termine peccato si utilizza anche in altri modi come abbiamo visto prima, non solo nel senso di violazione di una regola religiosa, ma anche quando ad esempio si perde un’occasione importante, ed allora si manifesta il proprio dispiacere per questa perdita, il proprio disappunto. Non c’è niente di religioso in questi casi, e si usa anche in cose banali, di poca importanza. Ad esempio:

Guarda come dorme bene Giovanni, sarebbe un peccato svegliarlo.

E’ veramente un peccato restare a casa con queste belle giornate.

Piove, che peccato! Volevo andare al mare!

Proprio quando la Lazio stava per vincere lo scudetto hanno interrotto il campionato di calcio. Che peccato!

Il termine poi è stato associato ad altri termini per formare locuzioni diverse.

Il “peccato veniale” ad esempio non è un modo per esprimere un disappunto, ma una cosa perdonabile, una cosa sbagliata ma non grave, come mangiare un dolcetto ogni tanto.

Anche le piccole bugie possono essere considerati peccati veniali, come quando qualcuno mente sulla propria età. Le bugie non si dicono ma questo è considerato un peccato veniale.

Il “peccato di gola” è anch’esso un peccato veniale, e in genere si usa quando si mangia qualcosa di molto gustoso (come un dolce) ma quando questo non avviene frequentemente.

Si usa spesso anche “peccato mortale“, una espressione che si utilizza quando si fa una grave disobbedienza alle leggi di Dio, ma anche quando si commette un atto grave, che va contro la moralità. Si dice ad esempio che sia “peccato mortale” gettare il cibo quando ci sono persone che muoiono di fame nel mondo.

Anche non pensare alle conseguenze del coronavirus e fregarsene delle regole è peccato mortale, e questo vale in tutti i sensi.

Ho superato i due minuti? Peccato! Ma non è ancora finita, ascoltiamo il ripasso di Sofie dal Belgio e di Ulrike dalla Germania. Non ascoltarle sarebbe un peccato.

– Ciao Ulrike, è da un bel popò di tempo che non ci raggiorniamo. tutto bene?

– Ciao Sofie, si tutto a posto! Viste le circostanze non mi posso lamentare. E da te invece?

– Dire che tutto sta andando alla grande sarebbe un parolone ma si tira a campare. Hai ragione, non è cosa di lamentarsi quando ci si trova ancora in buona salute.

– Eh sì, in tutto il mondo si sta vivendo un brutto periodo ma c’è anche il rovescio della medaglia. Distanti ci sentiamo uniti. E poi, non abbiamo contezza di quante siano le iniziative di solidarietà messe in campo per aiutare e rallegrare tutti coloro che sono chiusi in casa.

Laddove non è più possibile andare fisicamente a teatro o al museo, si possono fare delle visite virtuali.

– È vero. A questo proposito non scervellarti troppo. Se ti senti sguarnita di idee, puoi sempre visitare il sito http://www.irac.eu. (irac è l’acronimo di Io Resto A Casa). È un sito che ti offre un ventaglio di opportunità gratuite per superare i momenti difficili di questa emergenza. E c’è un po’ di tutto: dai tour virtuali nei musei, ai corsi di cucina, dalla lettura di libri al cinema e alle serie tv. Boh vedi tu cosa fare!

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241 – Speculare

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Sapete che in tutte le situazioni difficili come quella che stiamo vivendo adesso con questo virus, ci sono persone che speculano sulla crisi, che speculano sulla paura di tutti. Non mancano mai le persone che speculano sulla sofferenza degli altri ed ogni difficoltà, ogni crisi può essere un’occasione per speculare.

Speculare. Cosa significa? Intendo il verbo speculare.

Speculare viene da specchio, e significa guardare una situazione, osservarla e, in questo caso, cercare di ottenere dei vantaggi personali, ad esempio vantaggi economici, sfruttando senza scrupoli, senza farsi problemi, senza moralità, le sofferenze altrui e le debolezze altrui.

C’è chi specula sull’ignoranza, ingannano persone che non sanno, che non conoscono qualcosa, chi specula su un fatto accaduto usandolo ai propri fini, a proprio vantaggio. Ad esempio ci sono politici che speculano sulla crisi economica per andare al potere.

Insomma avete capito che speculare su qualcosa è cosa da egoisti, ma anche da criminali. C’è chi specula in borsa, vendendo o acquistando titoli e azioni a seconda della sola convenienza economica.

Ma anche i criminali speculano sulle sofferenze e sulle difficoltà economiche delle persone.

Come fanno? Vanno da queste persone in difficoltà e gli offrono un lavoro illegale, li trasformano in criminali anche loro, approfittando del loro stato di debolezza. È proprio ciò che si rischia che accada e forse che sta già accadendo in Italia se la politica non penserà a tutti in questo momento di emergenza.

Chi specula sono gli speculatori (o chiusa), sono coloro che hanno atteggiamenti che si chiamano atteggiamenti speculativi o speculatori (o aperta).

Volete un sinonimo di speculare come verbo? Direi che lucrare è l’unico verbo che possa rendere lo stesso significato, sebbene il lucro si riferisca quasi esclusivamente ai vantaggi economici. Ma altre volte può andar bene anche approfittare, servirsi, usare, trarre vantaggio e abusare.

E adesso che ho abusato un po’ troppo del tempo a mia disposizione, vi propongo una frase di ripasso.

Javier (Argentina): Laddove qualcuno di voi pensi che le frasi di ripasso non servano a nulla, mi permetto di chiamare in causa la prima regola d’oro di Italiano Semplicemente, che, tempo permettendo, potreste ascoltare. Se penserai invece che non ne varrà la pena e che potrai imparare la lingua con la stessa velocità, stai fresco!

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240 – Come rimaniamo?

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Quando incontriamo una persona e con questa persona c’è un rapporto di lavoro oppure si sta facendo qualcosa insieme, spesso si prendono degli impegni con l’altro, magari prima del prossimo appuntamento, prima del prossimo incontro.

In questo caso le persone che si incontrano hanno ciascuno il suo compito e c’è bisogno che ognuno faccia qualcosa. Spesso l’attività di uno è necessaria o indispensabile a quella degli altri.

Alla fine dell’incontro quindi, per ricordare agli altri le cose da fare si può dire:

Allora, come rimaniamo?

Come rimaniamo per la prossima volta?

Rimaniamo così: io telefono a Giovanni, poi ti chiamo e ti informo, ok?

Come eravamo rimasti l’ultima volta?

Esempio di Risposta:

Eravamo rimasti che dovevamo inviare i nostri file al coordinatore e poi il coordinatore inviava il documento finale a tutti noi.

Insomma: “come rimaniamo” è come dire: “ricapitoliamo le cose da fare”, “quali sono le prossime cose da fare?”

Attenzione perché se parlo al passato: “come eravamo rimasti” è diverso da “dove eravamo rimasti“, si tratta di due domande differenti. Con la prima domanda (come) vogliamo ricordare gli impegni che avevamo preso, mentre con la seconda (dove) si vuole solo ricordare il punto in cui ci siamo lasciati: cosa stavamo facendo? A quale punto eravamo arrivati?

Ovviamente usare rimanere in questo modo fa parte del linguaggio informale, nel linguaggio parlato più che altro.

In questo caso difficilmente si sente usare il verbo restare, come si fa solitamente quando si parla di luoghi: “io resto qui” equivale a “io rimango qui”, quindi restare e rimanere solitamente si usano allo stesso modo ma se lo usiamo nel modo in cui lo abbiamo visto oggi si usa quasi sempre rimanere. Al passato è brutto infatti sentire:

Come eravamo restati?

Molto meglio rimanere.

Al presente invece restare si usa abbastanza di frequente:

Come restiamo? Vogliamo restare che ci riaggiorniamo domani? Restiamo così allora!

A domani. Ma prima ripassiamo.

Ulrike (Germania):

Quale membro dell’associazione italiano semplicemente fin dall’inizio della rubrica “due minuti con italiano semplicemente” mi sono prefissa di partecipare ogni tanto con un ripasso delle espressioni precedenti. Anche oggi do seguito a questo mio proposito. Laddove qualcuno di voi non se la sentisse di seguire, che volete, me ne farei una ragione , ognuno decida per sè come ingranare con una lingua straniera. Io comunque in virtù d’un miglioramento della conoscenza della lingua italiana, continuerò a rispolverare le parole passate con qualche frase di ripasso. Come ho appena fatto, appunto.

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