Italiano professionale: Problemi di ordinativi

Descrizione

Vi presento Davide Martini, un insegnante iscritto all’associazione italiano semplicemente che oltre ad insegnare Insegna italiano crea strumenti per insegnanti di lingua.
Davide ci presenta alcuni di questi strumenti.

A questo scopo, pubblichiamo un audio relativo ad un dialogo tra una ditta e un fornitore. Il dialogo rappresenta la soluzione di un esercizio sui termini “indefiniti”

Livello: B1-C1

Audio

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trascrizione

Davide:
Buongiorno a tutti. Mi presento, sono Davide Martini, membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Insegno italiano e creo strumenti per insegnanti di lingua, strumenti con cui si possono creare velocemente attività come questa.

Ringrazio il gestore del sito, il nostro caro Giovanni, per avermi dato la possibilità di collaborare con il suo ricchissimo sito.

Voglio presentarvi un dialogo immaginario tra un fornitore e una ditta che produce accessori di abbigliamento.

Nel dialogo, l’impiegato dell’ufficio acquisti della ditta PincoPallino telefona al sig. Motta, suo fornitore, per diversi problemi riguardanti gli ultimi ordini.

I due si conoscono da anni, e sono in confidenza. Per questo usano espressioni colloquiali, ma anche tantissimi “indefiniti“.

L’uso degli “indefiniti” è solo una delle tante sfide che ci presenta l’italiano.

Non voglio dilungarmi in definizioni grammaticali, ma basti dire che gli indefiniti sono parole che indicano “quantità indeterminate” di cose. Ecco una lista incompleta, che sarà quella in cui troverai gli indefiniti usati per completare il dialogo:

ALCUN, ALCUNO, ALCUNA; NESSUN, NESSUNO, NESSUNA
ALCUNE, ALCUNI
ALTRO, ALTRA, ALTRI, ALTRE; UN ALTRO, UN’ALTRA, DEGLI ALTRI, DELLE ALTRE
CERTO, CERTA, CERTI, CERTE
MOLTO, MOLTA, MOLTI, MOLTE; TANTO, TANTA, TANTI, TANTE; DIVERSI, DIVERSE
PARECCHIO, PARECCHIA, PARECCHI, PARECCHIE
POCO, POCA, POCHI, POCHE
TROPPO, TROPPA, TROPPI, TROPPE
TUTTO, TUTTA, TUTTI, TUTTE (TUTTI E, TUTTE E)
NIENTE, NULLA, NESSUNO, NESSUNA
QUALCHE, QUALCOSA, QUALCUNO, QUALCOS’ALTRO
QUALSIASI, QUALUNQUE, CHIUNQUE, DOVUNQUE, COMUNQUE
OGNI, OGNUNO, OGNUNA, CIASCUNO, CIASCUNA

…ma in questo esercizio useremo anche altre parole, come…

PIÙ, DI PIÙ, IN PIÙ, IN TUTTO, IN TOTALE
MENO, DI MENO, IN MENO
PIÙ NIENTE / NULLA
COSÌ
UN PO’, UN ALTRO PO’
QUALE, QUALI
QUELLO, QUELLA, QUELLI
SENZ’ALTRO, QUALCOS’ALTRO, NIENT’ALTRO

Probabilmente le avrai già sentite tutte o quasi, in diversi contesti. Molte hanno praticamente lo stesso significato, per cui ti propongo un modo di esercitarle a partire dal dialogo.

Come vedrai, dopo ogni numero ci sono diversi “indefiniti”. Il tuo compito è quello di trovare un altro “indefinito” che si può usare al posto di quello inserito di volta in volta.

Tutti sono corretti, alcuni sono più o meno strani, dato il contesto, ma tu devi trovare un’alternativa, che suona altrettanto bene o, a volte, francamente meglio di quelli usati.

In ogni caso, lo copio qui sotto:

Problemi di ordinativi

Davide Martini – Giovanni Coletta

Sostituisci le espressioni tra parentesi con Indefiniti dal sigificato equivalente
Mario Motta s.p.a.: – Buongiorno, Motta Spa., mi dica.
PincoPallinoSpA: – Buongiorno, Mario? Sono Luigi, della PincoPallinoSpA.
Mario M.: – Ah, sì, ciao, Luigi , Come state lì a Madrid?
PincoPallinoSpA: – Bene, grazie, e voi? (1 Ogni cosa______________________) bene?
Mario M.: – Sì, grazie, dimmi pure.
PincoPallinoSpA: – Senti, mi dispiace dirtelo, ma abbiamo (2 molti, alcuni, parecchi, vari______________________) problemi con gli ultimi tre ordini.
Mario M.: – Ma no, dai, ancora! Quali ordini? Ne abbiamo fatti tre questo mese!
PincoPallinoSpA: – Eh, purtroppo ci sono stati problemi con (3 ognuno dei, ciascuno dei______________________) tre. I miei capi sono (4 molto, tanto______________________) preoccupati.
Mario M.: – Ma come? Spiegami, spiegami. Non può essere (5 tanto______________________) grave!
PincoPallinoSpA: – Cominciamo da (6 l’ordine______________________) delle fibbie. Sai (7 che______________________)?
Mario M.: – Sì, sì, (8 le fibbie______________________) dorate, ovali… cos’è successo?
PincoPallinoSpA: – Beh, (9 una maggiore quantità______________________) della metà avevano il buco (10 esageratamente______________________) piccolo, e non si chiudevano.
Mario M.: – Ma come? Non è possibile! Può darsi che sia scappata (11 alcune sbavature______________________) sbavatura in (12 qualche fibbia______________________), ma non (13 sicuramente______________________) così (14 questa elevata quantità______________________)!
PincoPallinoSpA: – Beh, forse (15 qualche persona______________________) si è sbagliato con le misure, ma fatto sta che non le possiamo usare! Non capisco come non ve ne siate accorti! (16 qualunque persona______________________) poteva vederlo!
Mario M.: – No, ma (17 sicuramente______________________) c’è stato un disguido, sennò non si spiega. Noi abbiamo usato le vostre specifiche!
PincoPallinoSpA: – No guarda, le nostre misure andavano bene. Dev’essere stato qualcos’ (18 di più______________________).
Mario M.: – Beh, vedrò giù in produzione cosa mi dicono.
PincoPallinoSpA: – E non è (19 la storia completa______________________). Ti ricordi il campione di dieci metri di tessuto bianco che ti avevamo chiesto?
Mario M.: – Sì, perché?
PincoPallinoSpA: – Beh, è (20 esageratamente______________________) bianco. Dobbiamo cambiare colore.
Mario M.: – Cosa? Ma è impossibile! L’abbiamo spedito (21 alcuni______________________) giorni fa!
PincoPallinoSpA: – Davvero? Qui da noi non è ancora arrivato!
Mario M.: – Eh, mi dispiace, ma non c’è (22 altro______________________) da fare, ormai è partito!
PincoPallinoSpA: – Vabbé, d’accordo, allora (23 nulla______________________), come non detto. E poi, per il terzo, quello dei manici… abbiamo bisogno di (24 alcuni pezzi______________________) pezzo (25 in eccesso______________________).
Mario M.: – Sì? Quanti? Ve ne abbiamo mandati cento, se non sbaglio… sono già (26 tanti, parecchi______________________), no?
PincoPallinoSpA: – Sì, ma ce ne sono arrivati (27 una quantità maggiore______________________), solo ottanta. E va bene, perché comunque ve ne devo chiedere (28 cinquanta in più______________________) cinquanta. Cioè, (29 in totale______________________) centotrenta. Ce la fate a mandarceli per il quindici del mese prossimo?
Mario M.: – No, è (30 esageratamente______________________) presto. Vi va bene per fine mese?
PincoPallinoSpA: – No, dai, cerca di farceli per il venti, massimo. Abbiamo (31 non molto______________________) margine per la produzione.
Mario M.: – C’è (32 abbastanza______________________) poco tempo… se fosse (33 un diverso______________________) periodo, ma ora, con la Pasqua in mezzo…
PincoPallinoSpA: – Beh, accidenti, fate (34 qualche cosa______________________), sennò va a finire che mi cominciano a chiedere preventivi di (35 diverse______________________) ditte…
Mario M.: – Dai, dai, che ci conosciamo. Non sono (36 tanti, parecchi______________________) quelli che lavorano come noi.
PincoPallinoSpA: – Eh, sì, si vede! Beh, dai, fammi sapere (37 qualche cosa______________________) al più presto, e cerca in (38 ogni, qualunque, tutti i modi______________________) modo di controllare bene (39 qualsiasi______________________) fase della produzione delle fibbie, perché c’è (40 qualche cosa______________________) che non va. Non hai (41 alcuna______________________) idea di cosa possa essere successo?
Mario M.: – No, no, può essere stato (42 qualsiasi persona______________________). Ho (43 alcuni______________________) sospetti, ma devo controllare, prima. Ma non ti preoccupare: (44 qualche persona______________________) pagherà, se l’errore è nostro. (45 Qualche altra cosa______________________)?
PincoPallinoSpA: – No… ti sembra (46 non molto______________________)? Mi raccomando, per lunedì prossimo voglio sapere (47 qualche cosa______________________), e (48 non ci sono______________________) scuse, stavolta, ok?
Mario M.: – Stai tranquillo, non ci sarà (49 alcun______________________) problema stavolta. Ciao, a lunedì.

Come fare per sapere se è corretto? Beh, puoi guardare le soluzioni, o usare la funzione “Practice” di queste Flashcards online. Apri il link, fai click sulla linguetta “Practice”, e ricorda di mescolare le schede facendo click sul bottone con la doppia freccia incrociata

bottone mescolare le schede

La prima “scheda” contiene le istruzioni, quindi non è parte dell’esercizio. Clicca direttamente, te la darà per sbagliata, e ti darà come soluzione la seconda parte delle istruzioni.

Oppure, puoi indicare in questa lista (da stampare, non è interattiva) il numero corrispondente al “buco” del dialogo in cui va la parola giusta della lista. In questa lista, le parole appaiono smistate in gruppi di otto, di colori diversi. Poi puoi controllare la soluzione dell’esercizio.

Se vuoi vedere le parole all’interno del dialogo, usa il dialogo con le parole giuste.

Se vuoi controllare di aver imparato le espressioni e fare arrivare a me il risultato, e hai un conto Gmail (o compatibile), puoi aprire questo link, accettare di “fare una copia” del documento, poi seguire le istruzioni che troverai per dare l’accesso, e realizzare l’esercizio online, mandandomi poi i risultati.

Se vuoi lavorare sul dialogo con un compagno, a lezione, potete usare questi fogli, per poi correggervi a vicenda: SplitClozeConPisteA, SplitClozeConPisteB. Lo studente li può usare anche da solo, alternando dall’uno all’altro e cercando di ricordarsi le soluzioni. Il fatto di averle appena lette sull’altro foglio attiva la memoria, che sarà poi rinforzata dall’ascolto.

Potete anche usare queste versioni, senza piste (cioè, senza gli indefiniti che ti guidano per trovare quello giusto), SplitClozeSoloA, SplitClozeSoloB, e per guidarvi, usare questa lista degli indefiniti, separati in gruppi di otto, su due righe colorate diversamente.

Infine, se vuoi controllare l’equivalenza tra gli indefiniti dati come “piste” e quelli che effettivamente si usano nel dialogo originale, puoi guardarla qui.

INSEGNANTE: TUTTE QUESTE VARIANTI dell’esercizio provengono da UN SOLO foglio GSheet, il “Clozatore”, che usa UNA SOLA MATRICE per tutte le versioni. Se guardi in dettaglio l’esercizio, ci sono due o tre cose da correggere o migliorare. Mediante il mio strumento, basterà correggerle una sola volta, e tutti i materiali verranno automaticamente aggiornati in funzione delle correzioni che hai svolto, per cui si manterranno perfettamente coerenti. Per esempio, se decidessi di aggiungere o togliere un espunto… tutto, dalla numerazione agli “smistamenti” sui fogli SPLIT, si adatterà da solo, senza che tu faccia niente.

Gli indefiniti alternativi, quelli che vengono usati come “piste”, possono essere aggiunti o tolti da tutti i formati con UN SOLO CLICK. Potresti aggiungere altre cose, a piacere, senza toccare i documenti originali, ma solo la matrice base. Per esempio, la traduzione in spagnolo (ClozeCompleto, SplitClozeA, SplitClozeB, eccetera). Ma puoi aggiungere quello che vuoi! Dovrai scrivere i dati UNA SOLA VOLTA, in una delle colonne disponibili, e poi sceglierli per tutti i materiali, con un solo click. Se successivamente vorrai ritoccarli o corregerli, lo farai, anche in quel caso, una sola volta per tutti i formati.

Ti piacerebbe disporre di questo strumento per poter realizzare i tuoi “Fill-in-the-blanks” personalizzati?

SCRIVIMI a davideprofe@gmail.com

Guarda questo documento di presentazione del Risponditore, il Clozatore e l’Abbinatore.

La pronuncia della zeta

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Descrizione

In un dialogo con i miei figli vediamo insieme la pronuncia della Zeta è della. Doppia zeta. Spieghiamo la zeta sonora e la zeta sorda.
Vediamo ad esempio:
Pazzo, zuzzurellone, palazzo, pazzo, mazza, pazzia, imbarazzo, ammazzare, pezza, pizza, puzza, pozza, zucchero, puzza, pozzanghera, azzeccare, Zorro, zittire.

Episodio tratto da una conversazione sul gruppo WhatsApp dell’associazione italiano Semplicemente: tutti i giorni una lezione diversa.

Iscriviti all’associazione.

Trascrizione

Buongiorno a tutti amici di italianosemplicemente. Io mi chiamo Giovanni, lo dico per chi non mi conosce ancora. Sono il Presidente dell’associazione italiano semplicemente, nata per aiutare gli stranieri di tutto il mondo a migliorare il loro italiano.
Nell’episodio di oggi facciamo un bell’esercizio; bello e divertente.
Voglio condividere con tutti voi una conversazione che è stata fatta all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione.
Una conversazione che è avvenuta tra me, i miei figli e alcuni membri della dell’associazione, di diversa nazionalità.
La conversazione ha riguardato la pronuncia della lettera Z: di tanto in tanto nel gruppo facciamo degli esercizi di pronuncia. Questi avvengono solitamente il giovedì. In questi esercizi proviamo appunto a focalizzare la nostra attenzione su delle lettere in particolare. Stavolta è toccato alla lettera z. Ascolterete quindi questa conversazione tra me e i miei figli in cui parliamo liberamente della pronuncia della Z, dopodiché intervengono dei membri, alcuni dei membri della famiglia, dell’Associazione italiano semplicemente che tra l’altro scopriranno alcuni errori che abbiamo fatto all’interno di questo dialogo con i miei figli. Con questo voglio mostrarvi come in realtà tutti sbagliamo, tutti possiamo sbagliare, anche noi madrelingua, e che in fondo la pronuncia della Z, in molte occasioni si può sbagliare facilmente.
Non è un problema particolarmente grave. Non è particolarmente grave sbagliare una lettera. L’importante è essere consapevoli che esistono due tipologie di Zeta, due tipologie di Z diverse, due pronunce diverse.
Ne parliamo all’interno proprio di questo dialogo. Non mi resta di augurarvi un buon ascolto.

Conversazione tra Giovanni e i suoi figli.

Bene, la conversazione termina con una richiesta specifica: parole italiane con doppie zeta che si pronunciano con la zeta sonora. Mi risponde subito Andrè dal Brasile.
Andrè: organizzare, analizzare

Giusto. Organizzare e analizzare. Un’altra?

Andrè: anestetizzare

C’è anche Gema dalla Spagna che ne trova qualcuno.

Gema: azzerare, azzeramento, azimo e azzurro
Brava Gema. Ottimo lavoro: azzerare, azzeramento, azimo e azzurro. Tutte hanno la zeta sonora. Come anche anestetizzare di Andrè.

Invece prima vi ho parlato di un errore: azzeccare, che si pronuncia con la zeta sorda. Questa è la vera pronuncia di azzeccare. Vero Rauno? Rauno è finlandese.

Rauno: anche Google traduttore dice “azzeccare”.

Bene, grazie Rauno ed a Google traduttore! Speriamo di avervi chiarito le idee.

Grazie ai membri dell’associazione ed ai miei figli. Ogni giorno un argomento diverso: questo è il programma di italiano nel gruppo WhatsApp dell’associazione.
Il lunedì parliamo di una frase idiomatica italiana, il martedì vediamo insieme il notiziario del Giorno.
Il mercoledì ci occupiamo del linguaggio del lavoro.
Il giovedì di pronuncia, il venerdì di cultura e territorio e il sabato di letteratura e poesia.
Se volete, tutti possono unirsi a noi. Basta farne richiesta. Vi aspettiamo, e mi raccomando non abbiate paura di parlare e di sbagliare.

Un saluto a tutti.

Arriva Bolsonaro!

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno e buon anno a tutti. Iniziamo questo nuovo anno con una notizia dal Brasile. Sapete che il governo Bolsonaro dal 1 gennaio 2019 è in carica. Allora ascoltiamo il nostro corrispondente dal Brasile André Arena, con i suoi “quasi 100 secondi”.

Andrè: In Brasile ora è effettivamente iniziata l’era Bolsonaro. Il nuovo presidente inizia il suo governo disponendo del sostegno della maggioranza della popolazione. Ieri, durante la sessione solenne svoltasi nella sede del Parlamento a Brasilia, Bolsonaro ha ripreso i principali punti che hanno segnato la sua campagna elettorale, vale a dire: valori conservatori, lotta alla corruzione, pugno di ferro contro la criminalità, riforme politiche ed economiche che costituiscono il cosiddetto “patto nazionale” .
Quanto alla sicurezza, una delle questioni più sentite dall’opinione pubblica brasiliana e uno dei punti più controversi del suo programma di governo.
Bolsonaro insiste nelle sue intenzioni di ampliare il diritto alla legittima difesa, nonché onorare coloro che sacrificano la loro vita in nome della sicurezza di tutti.
Cosa succederà? Succederà che il porto d’armi sarà consentito a tutti i cittadini e ci sarà la cosiddetta “esclusione dell’illiceità” che in definitiva da il via libera ai poliziotti di sparare.
Non si sa ancora se queste misure saranno veramente realizzate, ma se ciò avverrà, speriamo che il paese non si trasformi in un film Western!

Giovanni: Bene Andrè, grazie di questa notizia in tempo quasi reale, in questi tuoi quasi 100 secondi. Vai molto bene col tuo italiano… ci siamo quasi direi!

Hai parlato di un “patto nazionale“. Un patto è un accordo, un’alleanza che Bolsonaro fa col popolo. La sua è una promessa in realtà, anche se sono in molti a sperare che non riesca a mantenerla. Poi hai parlato di “esclusione dell’illiceità”. Significa che, come hai ben spiegato, i poliziotti possono sparare, sono liberi di farlo: sparare sarà lecito; sparare non sarà più illecito, non sarà più contro la legge, quindi la illiceità dell’atto di sparare sarà esclusa dalla legge. Non sarà più illecito: diventerà quindi lecito, cioè possibile, legittimo, sparare da parte dei poliziotti.

Speriamo che la situazione in Brasile vada bene nei prossimi anni, continua a tenerci aggiornati. Hai usato, nel tuo discorso André, il verbo Disporre, che fa parte dei verbi professionali del corso di Italiano Professionale. Ricordo a tutti che Andrè è un membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Lui abita nello Stato di San Paolo.

C’è anche Mariana con noi, che è dello stato di Minas Gerais, sempre in Brasile. Allora Mariana ha da dire qualcosa anche lei. Vuole aggiungere qualcosa sulle misure di sicurezza messe in atto durante il discorso di Bolsonaro.

Mariana: Buongiorno. Bolsonaro ha fatto il suo primo discorso col maggior apparato di sicurezza della storia in Brasile.

I Cecchini armati si sono posizionati sul tetto dei palazzi circostanti. Persino missili a guida laser hanno fatto parte della struttura di sicurezza di Bolsonaro, che è la più grande e costosa sicurezza che la storia del Brasile ricordi per questa occasione.
Era ancora buio quando le macchine della sicurezza nazionale hanno raggiunto la Esplanada dos Ministérios.
Una videocamera all’interno di un pallone ha permesso loro una visione privilegiata. Più in basso, anche accurati controlli manuali e utilizzo di metal detector.

Misure di sicurezza anche per il pubblico che ha assistito: cibo in imballaggi non trasparenti non era consentito. In alcuni posti, i poliziotti militari hanno tagliato addirittura la frutta in pezzi!
Niente ombrelli e caschetti: vietati anch’essi.
Bottiglie d’acqua? Stessa sorte.
L’unico tipo di acqua consentita era quella distribuita da una fidata impresa di Brasilia.

Giovanni. Grazie Mariana, “più sicuri di così si muore!” Verrebbe da dire… Mariana ci ha parlato di cecchini sui tetti che sparano: un cecchino è un tiratore scelto che è appostato pronto a sparare in caso di necessità.

Volevo concludere con una cosa che a me personalmente ha molto colpito, che non ha nulla a che fare con la sicurezza, cioè il discorso tenuto dalla moglie del nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che si chiama Michelle: dire che ha un nome abbastanza impegnativo da portare è poco!

Ebbene Michelle – i brasiliani ne sono al corrente naturalmente – ha partecipato ieri alla cerimonia di insediamento del marito. Lo ha fatto con un messaggio di ringraziamento rivolto al popolo utilizzando la lingua dei segni (pensate un po’), quindi quella con la quale ci si rivolge ai non udenti.

Michelle ha voluto ringraziare i brasiliani per la “solidarietà” che gli hanno espresso durante i momenti difficili passati di recente dal marito”, ed ha fatto anche riferimento all’attentato subito nel settembre scorso, durante la campagna elettorale.

Michelle parla di “elezioni che hanno dato voce a chi non è stato ascoltato” e aggiunge che il motivo principale per cui le urne lo hanno decretato presidente è proprio la questione della sicurezza: “il cittadino brasiliano vuole sicurezza, vuole pace e vuole prosperità”, ha detto Michelle.
Iniziativa interessante comunque quella di Michelle. Chissà, e spero per lei, se riuscirà ad essere all’altezza della Michelle più famosa…

Grazie a Andrè e Mariana. Continuate a tenerci aggiornati sul Brasile e a tutti i visitatori di Italiano Semplicemente invece dico che siete tutti invitati nella nostra associazione. Abbiamo bisogno di altri inviati speciali dall’estero.

Un saluto.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se hai gradito questo episodio puoi aiutare Italiano Semplicemente con una donazione personale. Le donazioni sono utilizzate solamente per sviluppare il sito ed aiutare un maggior numero di persone nell’apprendimento dell’Italiano. Grazie. Giovanni

€10,00

2019: il discorso del presidente della Repubblica Mattarella

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Spiegazione

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Trascrizione

“Care concittadine e cari concittadini, siamo nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana.

Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento, nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi.

Non è un rito formale.

Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo.

Permette di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull’anno trascorso.

Mi consente di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell’anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce.

E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani.

Quel che ho ascoltato esprime, soprattutto, l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita.

La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino.

Proprio su questo vorrei riflettere brevemente, insieme, nel momento in cui entriamo in un nuovo anno.

Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri.

Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme.

Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri.

Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore.

So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza.

Certo, la sicurezza è condizione di un’esistenza serena.

Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune.

La domanda di sicurezza è particolarmente forte in alcune aree del Paese, dove la prepotenza delle mafie si fa sentire più pesantemente.

E in molte periferie urbane dove il degrado favorisce il diffondersi della criminalità. Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli e indifesi.

La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza.

Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro.

Qualche settimana fa a Torino, alcuni bambini mi hanno consegnato la cittadinanza onoraria di un luogo immaginario, da loro definito Felicizia, per indicare l’amicizia come strada per la felicità.

Un sogno, forse una favola. Ma dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia.

Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti.

In altre parole, non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società.

Sono i valori coltivati da chi svolge seriamente, giorno per giorno, il proprio dovere; quelli di chi si impegna volontariamente per aiutare gli altri in difficoltà.

Il nostro è un Paese ricco di solidarietà.

Spesso la società civile è arrivata, con più efficacia e con più calore umano, in luoghi remoti non raggiunti dalle pubbliche istituzioni.

Ricordo gli incontri con chi, negli ospedali o nelle periferie e in tanti luoghi di solitudine e di sofferenza dona conforto e serenità.

I tanti volontari intervenuti nelle catastrofi naturali a fianco dei Corpi dello Stato.

È l’Italia che ricuce e che dà fiducia. Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del No profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà. Si tratta di realtà che hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e che meritano maggiore sostegno da parte delle istituzioni, anche perché, sovente, suppliscono a lacune o a ritardi dello Stato negli interventi in aiuto dei più deboli, degli emarginati, di anziani soli, di famiglie in difficoltà, di senzatetto.

Anche per questo vanno evitate “tasse sulla bontà”.

È l’immagine dell’Italia positiva, che deve prevalere.

Il modello di vita dell’Italia non può essere – e non sarà mai – quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi.

Alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo.

Fenomeni che i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare.

Lo sport è un’altra cosa.

Esortare a una convivenza più serena non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà che il nostro Paese ha di fronte.

Sappiamo di avere risorse importanti; e vi sono numerosi motivi che ci inducono ad affrontare con fiducia l’anno che verrà.

Per essere all’altezza del compito dobbiamo andare incontro ai problemi con parole di verità, senza nasconderci carenze, condizionamenti, errori, approssimazioni.

Molte sono le questioni che dobbiamo risolvere.

La mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili.

L’alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani.

La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, pur con risultati significativi di imprese e di settori avanzati.

Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio.

Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo.

Ma non ci sono ricette miracolistiche. Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno.

Traguardi consistenti sono stati raggiunti nel tempo.

Frutto del lavoro e dell’ingegno di intere generazioni che ci hanno preceduto.

Abbiamo ad esempio da poco ricordato i quarant’anni del Servizio sanitario nazionale.

E’ stato, ed è, un grande motore di giustizia, un vanto del sistema Italia, che ha consentito di aumentare le aspettative di vita degli italiani, ai più alti livelli mondiali.

Non mancano difetti e disparità da colmare. Ma si tratta di un patrimonio da preservare e da potenziare.

L’universalità e la effettiva realizzazione dei diritti di cittadinanza sono state grandi conquiste della Repubblica: il nostro Stato sociale, basato sui pilastri costituzionali della tutela della salute, della previdenza, dell’assistenza, della scuola rappresenta un modello positivo, da tutelare.

Ieri sera ho promulgato la legge di bilancio nei termini utili a evitare l’esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto da poche ore.

Avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità.

La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento.

Mi auguro vivamente che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto.

La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole.

Vorrei rinnovare un pensiero di grande solidarietà ai familiari di Antonio Megalizzi, vittima di un vile attentato terroristico insieme ad altri cittadini europei. Come molti giovani si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia.

Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace.

Quest’anno saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, la istituzione che rappresenta nell’Unione i popoli europei, a quarant’anni dalla sua prima elezione diretta.

È uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne.

Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa.

Sono rimasto colpito da un episodio di cronaca recente, riferito dai media. Una signora di novant’anni, sentendosi sola nella notte di Natale, ha telefonato ai Carabinieri.

Ho bisogno soltanto di compagnia, ha detto ai militari. E loro sono andati a trovarla a casa portandole un po’ di serenità.

Alla signora Anna, e alle tante persone che si sentono in solitudine voglio rivolgere un saluto affettuoso.

Vorrei sottolineare quanto sia significativo che si sia rivolta ai Carabinieri.

La loro divisa, come quella di tutte le Forze dell’ordine e quella dei Vigili del fuoco, è il simbolo di istituzioni al servizio della comunità.

Si tratta di un patrimonio da salvaguardare perché appartiene a tutti i cittadini.

Insieme a loro rivolgo un augurio alle donne e agli uomini delle Forze armate, impegnate per garantire la nostra sicurezza e la pace in patria e all’estero. Svolgono un impegno che rende onore all’Italia.

La loro funzione non può essere snaturata, destinandoli a compiti non compatibili con la loro elevata specializzazione.
In questa sera di festa desidero esprimere la mia vicinanza a quanti hanno sofferto e tuttora soffrono, malgrado il tempo trascorso, le conseguenze dolorose dei terremoti dell’Italia centrale, alle famiglie sfollate di Genova e della zona dell’Etna.

Nell’augurare loro un anno sereno, ribadisco che la Repubblica assume la ricostruzione come un impegno inderogabile di solidarietà.

Auguri a tutti gli italiani, in patria o all’estero.

Auguro buon anno ai cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport, nel nostro Paese. Rivolgo un augurio, caloroso, a Papa Francesco; e lo ringrazio, ancora una volta, per il suo magistero volto costantemente a promuovere la pace, la coesione sociale, il dialogo, l’impegno per il bene comune.

Vorrei concludere da dove ho iniziato: dal nostro riconoscerci comunità.

Ho conosciuto in questi anni tante persone impegnate in attività di grande valore sociale; e molti luoghi straordinari dove il rapporto con gli altri non è avvertito come un limite, ma come quello che dà senso alla vita.

Ne cito uno fra i tanti ricordando e salutando i ragazzi e gli adulti del Centro di cura per l’autismo, di Verona, che ho di recente visitato.

Mi hanno regalato quadri e disegni da loro realizzati. Sono tutti molto belli: esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare.

Ne ho voluto collocare uno questa sera accanto a me. Li ringrazio nuovamente e rivolgo a tutti loro l’augurio più affettuoso.

A tutti voi auguri di buon anno“.

Darsi pace

Audio

Trascrizione

Eccoci di nuovo qui ragazzi, è ancora lunedì e come tutti i lunedì vi spiego una espressione tutta italiana.

Questo è il programma di oggi dunque: spieghiamo l’espressione “darsi pace”.

Io sono Giovanni e la trascrizione integrale di questo nuovo episodio si trova sul sito italianosemplicemente.com.

Darsi pace: due parole, due semplici parole con un significato particolare.

Potremmo dire che si tratta di una locuzione, oppure la potete chiamare espressione idiomatica.

Ad ogni modo sicuramente avrete notato, cioè vi sarete accorti che in questa espressione mancano articoli, o avverbi o preposizioni.

Succede a volte nelle espressioni italiane. Non sempre è così ovviamente.

Infatti se ad esempio diamo un’occhiata alle molte espressioni che contengono la parola “darsi”, notiamo che volte ci sono articoli, a volte preposizioni, a volte nulla. Ad esempio:

Darsi alla pazza gioia, darsi battaglia, darsi all’ippica, darsi da fare, darsi delle arie, darsi il cambio, darsi la morte, darsi pena, darsi pensiero, darsi per vinto, darsi una mano, darsi una mossa.

Vediamo di spiegare la frase di oggi è capirete che non è banale inserire o togliere un articolo.

La parola “pace” la conoscete tutti: pace è il contrario di guerra.

“Darsi” invece viene da “dare”.

Il verbo dare, rivolto a sé stessi, diventa darsi. Darsi significa dare a sé stessi. Non sempre però, fate attenzione. Pensate alla frase “darsi la mano“: in questo caso è uno scambio, due persone si danno la mano: io do la mano a te e tu la dai a me.

In questo caso invece è dare a sé stessi la pace. Ognuno da la pace a sé stesso.

Succede la stessa cosa con la frase “darsi le arie“, solo per fare un esempio. Un’altra espressione figurata.

Ma quante cose possono darsi a sé stessi? La pace è una di queste cose, ma ovviamente anche qui il senso è figurato. Non parliamo di una “non guerra” , dell’assenza di una guerra, di una vera guerra.

Se fosse così, se l’obiettivo fosse cambiare e passare da uno stato di guerra ad uno stato di pace, allora diremmo: “darsi la pace”.

Ad esempio, l’obiettivo degli esseri umani, prima di tutto dovrebbe essere quello di darsi la pace. Questo vale soprattutto per gli Stati in guerra, quelli che attualmente vivono uno stato di guerra, senza pace, dove le persone muoiono, si uccidono, vivono un conflitto.

Se invece togliamo l’articolo “la” la frase darsi la pace diventa “darsi pace“.

In effetti questa pace di cui parliamo in questa espressione è una pace interiore. Non si tratta di un conflitto combattuto con le armi, con le esplosioni,con i fucili e con i carri armati. Si tratta invece di una condizione interiore, di un conflitto interiore, che avviene dentro di noi, nella nostra mente.

Quando una qualsiasi situazione viene vissuta con un atteggiamento negativo, con uno stato mentale sofferente, uno stato d’animo negativo, preoccupato, ansioso, nervoso, in tutti questi casi possiamo dire che questa persona, quella che vive questa condizione mentale non si dà pace, non si sta dando pace, non riesce a darsi pace.

Di conseguenza dall’esterno, guardando, osservando questa persona si potrebbe dire una frase tipo: perché non ti dai pace? Perché questa persona non si dà pace?

È chiaro che si sta facendo riferimento ad una pace diversa, ad una pace interiore, ad uno stato d’animo sofferente, quindi ad una persona che non è in pace con sé stessa.

Possiamo anche dire così, che non è in pace con sé stessa: questo stato di nervosismo, quest’ansia, questa preoccupazione perenne, duratura, questo essere sempre preoccupati, ansiosi, nervosi ci fa vivere una condizione difficile quindi non siamo in una condizione di pace interiore.

Ebbene in tutte queste occasioni possiamo quindi usare questa espressione “darsi pace“, e senza nessun articolo.

Spesso, questo bisogna dirlo, si usa in frasi con una negazione, a meno che si tratti di un invito a darsi pace!

Ad esempio:

Non riesco a darmi pace. Ho perso le chiavi di casa. Devo ritrovarle assolutamente. Dove le avrò perse?

Oppure:

Come mai non ti dai mai pace? Cos’è che ti preoccupa? Hai degli ospiti a cena e sei preoccupato? Ogni volta non riesci mai a darti pace in queste occasioni.

Oppure:

Tuo fratello non riesce a darsi pace, da quando il medico gli ha detto che ha la pressione un po’ alta è diventato molto nervoso e non è mai tranquillo.

Ancora:

Nella mia famiglia non riusciamo a darci pace da quando i ladri sono entrati in casa a rubare. Siamo sempre preoccupati e non dormiamo più bene come prima la notte.

Vediamo con voi:

Voi brasiliani non vi date pace da quando Bolsonaro ha vinto le elezioni. Fatevene una ragione e vedrete che le cose potrebbero non essere così negative.

In Inghilterra i politici sembra non riescano a darsi pace da quando si parla di brexit. Tutti i giornali parlano di uno stato di preoccupazione continuo della classe politica.

Se invece non voglio usare la negazione posso dire ad esempio:

Datti pace un attimo! Sei troppo agitato! Prendi una bella camomilla calda!

Questo è un invito. Senza la negazione si tratta di un invito. Datti: cioè dai a te stesso.

Allo stesso modo potrei rivolgere questo invito ad una terza persona:

tuo padre si dia pace.

Più difficilmente invece troverete questo invito rivolto a voi o loro: datevi pace e si diano pace, ma può comunque capitare.

Si usa quasi sempre con te: datti pace, e con lui o lei: si dia pace.

Con la negazione invece si usa con tutte le persone (prova a ripetere):

Io non mi do pace

Tu non ti dai pace

Lui non si dà pace

Noi non ci diamo pace

Voi non vi date pace

Loro non si danno pace.

Prima ho usato anche l’espressione “farsene una ragione“, che abbiamo già spiegato sulle pagine di italiano semplicemente, ed in effetti le due espressioni possono essere utilizzate nello stesso contesto.

C’è una certa similitudine.

Infatti chi non si dà mai pace, a prescindere dal motivo, farebbe bene a farsene una ragione. Le persone che continuano ad agitarsi, ad essere preoccupate per qualcosa non si danno pace e allo stesso tempo non se ne fanno una ragione, non riescono a farsene una ragione. Non ci riescono perché non si danno mai pace.

In sostanza queste persone non trovano mai la tranquillità.

Le due espressioni si possono usare una al posto dell’altra, perché in entrambi i casi siamo in presenza di una persona che non riesce ad accettare fino in fondo un qualcosa che per lui rappresenta un problema.

Lo stato di ansia e di preoccupazione che ne deriva è eccessivo, e soprattutto non si trovano soluzioni, non si cercano neanche le soluzioni.

Molto simile è anche un’altra espressione: darsi una calmata.

L’spressione darsi una calmata è però più informale (decisamente) e può essere offensiva.

Inoltre si usa esclusivamente quando si è molto nervosi e si perde il controllo, si urla, ci si agita molto. In questi casi puoi dire:

Adesso datti una calmata e siediti; respira e poi ne parliamo con calma.

Invece darsi pace è molto più ampia come frase, si usa in molte occasioni diverse e non è offensivo. Darsi pace poi è un processo più lungo: ci vuole più tempo per darsi pace.

Anche se viene a mancare una persona cara (cioè se muore una persona cara) può capitare che qualcuno non riesca a darsi pace per questo e non si rassegni per questa perdita.

Attenzione poi anche alla similitudine con un’altra espressione italiana che abbiamo già spiegato sulle pagine di italianosemplicemente.

L’espressione in questione è “prendere atto“, e vi invito a leggere ed ascoltare anche questa spiegazione per capire le differenze.

Ad ogni modo, molto brevemente, prendere atto significa considerare, tenere in considerazione, tener conto.

È un’espressione più formale, decisamente, che si può utilizzare anche per iscritto, anche nella forma scritta, mentre invece darsi pace è informale e difficilmente la utilizzate al lavoro o nella forma scritta.

Prendere atto ad ogni modo è una bella espressione, molto utile al lavoro e vi consiglio di dare un’occhiata anche a questa espressione.

Spero sia abbastanza chiaro.

Se quindi non riuscite a imparare l’italiano e vi state preoccupando per questo adesso che avete trovato italiano semplicemente potete darvi finalmente pace.

Un saluto da Giovanni, e vi ricordo che siete tutti invitati nell’associazione Italiano Semplicemente, ufficialmente registrata in Italia. Se volete perfezionare il vostro italiano basta fare richiesta attraverso una semplice mail dal sito italianosemplicemente.com.

La bocca della verità

Audio

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Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di italiano semplicemente, chi vi parla e Giovanni il creatore del sito italianosemplicemente.Com.

Oggi però voglio lasciare la parola a Bogusia, un membro dell’associazione italiano semplicemente che ha deciso di farmi e di farvi (anche a voi) un regalo.

Bogusia vi racconterà una storia la storia della bocca della verità e la ringrazio per questo ma Bogusia farà anche un omaggio a me e alla associazione anche mettendo alla prova le sue ottime capacità di utilizzare molte espressioni che abbiamo spiegato all’interno del sito.

Molte espressioni idiomatiche, ma Bogusia, essendo membro dell’associazione ha utilizzato anche molti verbi professionali, i verbi che nascono per essere utilizzati prevalentemente in ambienti lavorativi ma che possono essere usati anche in altri contesti; questa ne è una dimostrazione.

Vedrete come Bogusia oltre quindi ad un certo numero di espressioni idiomatiche italiane utilizza verbi come addossare, spacciare spacciarsi, promuovere, valutare suffragare, avvalersi e fruire (e non solo) ad esempio, molti verbi professionali che abbiamo spiegato all’interno del corso di italiano professionale ma lascio la parola a Bogusia.

Ciao Bogusia, grazie per tutto questo. lLascio a te la parola dunque.

Bogusia: Buongiorno, cari ascoltatori di radio italiano semplicemente.

Per coloro che non mi conoscono mi chiamo Bogusia e sono polacca.

Un Caloroso benvenuto a tutti voi che mi ascoltate.

Io sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e – spero che mi crediate – ne sono assai fiera.

Le feste natalizie sono arrivate, sono le feste più belle dell’anno, almeno secondo me, e con queste festività anche tutti gli auguri.

Prendo l’occasione al volo per fare i miei auguri a tutti coloro che mi stanno ascoltando.
Pensavo anche che con questo intervento potessi fare gli auguri e il ringraziamento al nostro professore e fondatore dell’associazione Giovanni, l’uomo di Roma che ci si mette con tanto impegno per aiutare agli stranieri nell’apprendimento dell’italiano: non solo è sempre disponibile con tutti coloro che abbiano delle domande o dei dubbi, ma registra per noi a iosa interessantissimi episodi con cui l’apprendimento va a gonfie vele.

Checché se ne dica riguardo all’apprendimento delle lingue, imparare l’italiano con Italiano Semplicemente è come andare a nozze.

Si impara mentre si fanno altre cose.

Non so come faccia Gianni ma vi giuro che le sue idee sono inesauribili.

Forse alza troppo il tiro di tanto in tanto (nel senso che a volte pretende troppo da noi) ma riesce sempre farlo in modo divertente e riesce rende sempre a rendere bene l’idea con le sue spiegazioni.

Macché, mi potreste dire voi, ci sono tantissimi siti nella rete, ci sono tantissimi libri per imparare la grammatica, non ci serve il metodo l’italiano semplicemente.

Che sarà mai.

La mia risposta, qualora fosse richiesta, sarebbe la seguente: è vero, anche io seguo altri siti e ascolto altre persone, ma purtroppo la maggior parte del materiale che offre la rete è realizzato in modo approssimativo.

Il problema è che spesso questi materiali lasciano a desiderare in quanto lo scopo è quasi esclusivamente quello di promuovere i loro prodotti a pagamento oppure parlano sempre degli stessi argomenti.
È già grasso che cola se spiegano qualche espressione in modo breve.
Nell’associazione Italiano Semplicemente si parla di tutto, ce n’è per ognuno di noi, per tutti i gusti ed interessi.

Per noi tutto fa brodo appunto, ma ci deve essere amore altrimenti il brodo viene senza sapore.

Non vorrei dilungarmi troppo, spero che prendiate la palla al balzo e raccogliate il mio invito, incuriositi da queste mie parole.

Abbiamo anche un gruppo whatsapp che è sempre molto attivo, e tutti ci aiutiamo a vicenda.

Se, come spero, decidete di aderire all’associazione, vi assicuro che ne vale la pena.

Qualora foste interessati ad apprendere l’italiano prendete questa occasione al volo, e sareste al posto giusto.

Del resto, penso che questo sia il modo più opportuno di ringraziarmi Gianni.

Vorrei adesso continuare dando uno spunto per un nuovo episodio: forse potrebbe trattarsi di una nuova serie, cioè “Le meraviglie di Roma” , che è la sua città.

Vagliando le diverse possibilità, per una serie di questo tipo sveglierei la “bocca della verità”.

Mi piacerebbe poter provare se la leggenda dice la verità in merito.

Magari si tratta solo di fandonie, oppure no.

Mi piacerebbe scoprirlo.

Guai a me? No, ne sono sicura!

Adesso prendo il toro per le corna e racconto la leggenda che ha a che fare con questo posto conosciutissimo.

Si dice che se un bugiardo mette la mano all’interno della bocca, la bocca gliela taglierà.

Molto tempo fa a tutti coloro che raccontavano troppe menzogne, un boia mascherato e posizionato apposta dietro la scultura tagliava la mano con una arma tagliente.

Poveri loro!

La tradizione vuole che la capacità della Bocca della verità di smascherare i bugiardi una volta non abbia funzionato e questo fu grazie all’astuzia di una donna.

Ecco la storia: Si racconta che c’era una ragazza sposata che aveva anche un amante, col quale tradiva il proprio marito; tutti lo sapevano ma non riuscivano a suffragarlo con delle prove.

Alla fine il marito decise di valutare la sincerità della moglie attraverso la famosa scultura.

La donna sembra spacciata, ma mentre la ragazza si recava verso il mascherone, l’amante, già d’accordo con lei, travestito per non farsi riconoscere , si era spacciato per un pazzo, la baciò all’improvviso!

Essendo all’apparenza il gesto di un matto, fu subito perdonato e poté andarsene.

Ma perché fecero questo?

Perché hanno fatto questa messa in scena ?

É proprio qui l’astuzia della donna!

Quel bacio in strada permise alla donna di dire, senza mentire, che nessun uomo l’aveva mai baciata, tranne il marito e quel pazzo di poco prima… ovvero il suo amante.

La donna aveva detto la verità!

Certo che con la verità aveva mascherato la sua bugia, il suo tradimento, ma era stata sincera, per cui la mano non le venne tagliata e la bocca della verità rimase così, per la prima volta nella storia, beffata.

Ecco la fine della leggenda.

Adesso tocca a voi: potete anche voi usufruire potere della Bocca della Verità se pensiate che io racconti delle bugie riguardo ai vantaggi di far parte dell’Associazione Italiano Semplicemente: portate me a Roma di fronte alla Bocca della Verità e verifichiamo insieme.

A proposito di Italiano Semplicemente: vorrei dare la benvenuta a Leily dal Brasile, che è appena diventata un membro dell’associazione.

Non che vi dobbiate sentire addossata qualche colpa per non aver fatto come Leily!

Vi consiglio però di avvalervi anche voi della possibilità di imparare con Italiano Semplicemente.

Non declinate il mio invito se state cercando di migliorare il vostro italiano.

Ancora una volta grazie mille a tutti per avermi concesso del vostro tempo.

Vorrei augurarvi un felicissimo anno nuovo 2019.

Fruite nel miglior modo possibile del tempo che verrà e mettete nella lista dei buoni propositi l’approfondimento dell’italiano.

Un abbraccio e a presto.

Giovanni: Grazie mille, davvero una bella storia quella che ha raccontato Bogusia alla fine, che ringrazio tanto anche per i complimenti a me e alla associazione.

La storia quindi della bocca della verità che, sapete, non conoscevo neanch’io fino in fondo.

Non conoscevo questa questa leggenda e mi ha molto incuriosito e credo che darò un’occhiata adesso su internet per saperne un po’ di più.

Sì, grazie Bogusia poi anche perché ha salutato e ha dato il benvenuto anche a Leily, brasiliana, nuovo membro dell’associazione: è l’undicesima brasiliana ma mentre Bogusia stava registrando questo episodio nel frattempo si è scritto anche Jean Marie, dalla Francia.

Benvenuto Dunque anche a Jean Marie all’interno dell’associazione: Il primo francese, quindi un motivo in più per festeggiare.

E grazie ancora per l’ascolto e a Bogusia ancora una volta per questo bel ringraziamento e questo che sto bell’episodio che ci ha regalato.

Un’ultima cosa: Ovviamente sì, accetto l’idea delle meraviglie di Roma che hai appena inaugurato tu con questo episodio.

La rubrica denominata “Le meraviglie di Roma”: seguiranno quindi altri episodi; in futuro parleremo di tutte queste cose belle che ci sono a Roma: tutte le opere d’arte, attrazioni turistiche varie, anche poco conosciute, e… ne vedremo delle belle!