Impariamo l’italiano cantando (ep. 4)

Impariamo l’italiano cantando

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Trascrizione

Bentornati nella rubrica rubrica dedicata alle canzoni italiane.

È una canzone famosissima che, a rima vista, sembra quasi senza senso.

E invece… è tutto il contrario.

Partiamo dal titolo: Nuntereggae più. In questo episodio vi svelo subìto il titolo che, avrete capito, non è scritto in italiano standard.

È infatti una deformazione del romanesco.

Nuntereggae più significa “Non ti reggo più” cioè: non ti sopporto più.

Il verbo usato è reggere, che informalmente, in tutt’Italia capiscono che significa sopportare. Reggere è infatti un sinonimo di sostenere, che fa pensare ad un peso.

Quindi non ti reggo più sta per non ti sopporto più.

Però il titolo gioca col termine “reggae” che è il genere musicale di Bob Marley.
Quindi il titolo è già ironico, ambiguo, ma anche e soprattutto creativo.

Ascoltando questa canzone si ha l’impressione di un elenco confuso: parole, nomi, concetti… messi insieme apparentemente senza logica.

In realtà, è una critica durissima alla società italiana. Altro che senza logica.

Rino Gaetano è uno dei cantautori più originali e graffianti della storia italiana. Purtroppo non c’è più da tanti anni.

Dicevo che la canzone è un lungo elenco di nomi, situazioni e vizi dell’Italia degli anni ’70, e io testo è strutturato come uno sfogo liberatorio contro l’ipocrisia della società. Uno sfogo contro varie cose in realtà:

La politica

personaggi pubblici

I valori tradizionali

I media

È come se l’autore dicesse: “basta, non ne posso più di tutto questo” . Cioè: “Queste cose non le sopporto più”.

Il ritornello è quindi simile a: quando è troppo, è troppo

Nuntereggae più” viene ripetuto continuamente.

Questo crea un effetto quasi nervoso, insistente. È una specie di sfogo.

Come quando una persona ripete sempre la stessa frase perché ha raggiunto il limite.

Ma vediamo le frasi e le parole difficili per voi non madrelingua e spesso anche per gli italiani, soprattutto i più giovani.

Vediamone alcune.

A dama c’è chi fa la patta”.

La dama è il classico gioco da tavolo con le pedine bianche e nere. In Italia, per decenni, è stato il gioco “da bar” o “da circolo” per eccellenza, praticato soprattutto dagli uomini più anziani o dai politici di provincia.

Fare la patta? Che significa?

Nel linguaggio dei giochi (dama, scacchi, “patta” significa pareggio. Col pareggio non vince nessuno.

Fare la patta quindi significa finire la partita in parità, senza vincitori né vinti.

Cioè? Rino Gaetano sta facendo un paragone tra il popolo e l’élite (i politici e i potenti):

Si dice anche che”Il popolo si gratta“: Il “popolo” non ha lavoro, si annoia o è abbandonato a se stesso (grattarsi è il gesto di chi non ha nulla da fare o è insofferente).

Allora “A dama c’è chi fa la patta” sta a significare che mentre la gente comune soffre, i potenti “giocano” tra loro. “Fare la patta” significa quindi che i politici, anche se fingono di essere nemici (come il bianco e il nero alla dama), alla fine si mettono d’accordo. Si spartiscono il potere in modo che nessuno perda davvero.

Questa si può interpretare quindi come una critica ai compromessi politici. I potenti giocano sulla pelle dei cittadini e, alla fine, decidono di pareggiare per restare tutti sulle loro poltrone.

Poi continua con una bella rima:

“A sette e mezzo c’ho la matta”

Questa è davvero complicata.

“Sette e mezzo” è un gioco di carte italiano che si gioca con le carte più famose in Italia: le carte Napoletane.

L’obiettivo del gioco è arrivare a 7 punti e mezzo. Si distribuisce una carta ciascuno e poi eventualmente si chiede una carta aggiuntiva per avvicinarsi il più possibile a sette e mezzo.

Non sì conosce chiaramente le carte che stanno per arrivare Perché se si supera sette e mezzo “si sballa”, cioè si va oltre quel punteggio e si è fuori gioco. Ci si deve avvicinare a sette e mezzo più che si può.

La matta” cos’è ? È una carta speciale.

Si tratta del re di denari, che viene chiamato “matta” e da sola assume il valore di mezzo punto ma può valere da 1 a 7 punti interi, a discrezione del giocatore che lo possiede. A chi capita la matta difficilmente sballa.

Quindi:

c’ho la matta = ho la carta jolly

Ma in senso figurato?

Può significare:

“ho un vantaggio nascosto”

“ho l’asso nella manica”, “ho la fortuna dalla mia parte”.

oppure, in modo ironico: “sto barando” quindi ho molte possibilità di vincere. Questo fa a pensare a coloro che hanno dei vantaggi che altri non hanno.

E poi? Poi Rino Gaetano “vede tanta gente che non ha l’acqua corrente.”.

Cioè mentre i potenti si spartiscono le ricchezze e il potere, c’è gente che “non c’ha niente”.

“Ma chi me sente” è uno sfogo: una domanda retorica: queste persone hanno bisogni che vengono ignorati. Nessuno sente i lamenti di queste persone.

Possiamo ai “buffoni di corte”

Questa è un’espressione idiomatica.

Il buffone di corte era quello che faceva ridere il re. La corte del re. è l’insieme delle persone (nobili, guardie, servitori) che vivono intorno a un sovrano e lo assistono nelle sue funzioni.

Oggi i re non ci sono più, ma i buffoni di corte, se vogliamo alludere a qualcuno, esistono eccome!

Oggi i buffoni sono chi intrattiene il potere, chi serve coloro che hanno il potere, quindi parliamo di coloro che vogliono ricevete favori dai potenti, cioè dai politici.

Si parla anche dei “ministri puliti”.

Qui c’è ironia pura. “Puliti” significa onesti, ma chiaramente si tratta di ironia, come a dire: “sì certo… proprio puliti”

La canzone inizia con “Abbasso e alè”: l’unione di una specie di insulto (“abbasso!”) e di un incitamento (“alè!”). Si tratta di un modo veloce per dichiararsi a favore o contro qualcosa, tipo”abbasso la Juve” e “alè” che è un’esclamazione italiana di incitamento, spesso usata nel ciclismo e nello sport per spronare, per spingere i tifosi o i corridori. È sinonimo di “forza!”, “dai”, e “avanti!”.

Rino Gaetano con questo “abbasso e alè” critica il fatto che gli italiani si lamentano di tutto, ma poi continuano a trattare i politici e i VIP come idoli.

Nella parte finale, la canzone sembra scivolare volutamente in una banale canzonetta d’amore (“Che bella sei, vali per sei…”).

A me sembra un atto di sarcasmo eppure un modo per alleggerire: l’autore sembra dire che, alla fine, per non affrontare i problemi seri (la gente che “non c’ha l’acqua corrente”), l’italiano preferisce rifugiarsi nelle canzoni d’amore superficiali e nei programmi TV come Portobello, una famosa trasmissione in cui il protagonista era un pappagallo di nome Portobello, dove l’obiettivo dei concorrenti era fargli dire il suo nome.

“Portobello e illusioni” si dice.

Gaetano accosta il nome del programma alla parola “illusioni” per un motivo preciso: la TV di quegli anni stava diventando il nuovo “oppio dei popoli”.

C’è una distrazione di massa: Mentre l’Italia viveva la crisi economica, il terrorismo (gli Anni di Piombo) e la corruzione, la televisione offriva sogni facili e intrattenimento leggero.

Lotteria a trecento milioni”: i programmi TV che promettono successo e le lotterie che promettono ricchezza improvvisa.

Sono tutte “scappatoie mentali” , dei modi per scappare dalla realtà per un popolo che, come dice, spesso “non c’ha l’acqua corrente”.

La canzone è, in definitiva, un inno contro l’immobilismo dell’Italia, dove tutto cambia nei nomi, ma nulla cambia nei fatti.

Ma vediamo qualche cosa in più che vale la pena spiegarvi per capire l’Italia oltre che la canzone.
Si parla di “Ladri di polli / Ladri di Stato”.

I “ladri di polli” sono i piccoli criminali (che rubano poco); i “ladri di Stato” sono invece i politici corrotti che rubano grandi somme restando impuniti. C’erano allora, negli anni ’70 come oggi.

Poi le “Auto blu”: Sono le macchine di rappresentanza dei politici e dei funzionari statali (ancora oggi simbolo di privilegio). Le auto blu c’è l’hanno solo i politici più importanti.

Ma auto blu fa rima con “Sangue blu“. Parliamo della nobiltà.

Chi ha il sangue blu, vuol dire che appartiene a una famiglia nobile o aristocratica, simbolo di prestigio. L’espressione, derivante dallo spagnolo sangre azul, e si riferisce storicamente alla pelle pallida dei nobili, che non lavorando all’aperto, non si abbronzavano. Quindi si vedevano le vene che avevano un colore simile al blu.

Poi c’è “Eya alalà”: questo è un grido di guerra di epoca fascista (inventato da Gabriele D’Annunzio). Rino Gaetano lo mette nell’elenco delle cose che “non sopporta più”.

Non mancano alcune single dei partiti di quel periodo: PCI, PSI, DC, PLI, PRI: Sono gli acronimi dei partiti dell’epoca (Comunista, Socialista, Democrazia Cristiana, Liberale, Repubblicano). La ripetizione ossessiva serve a mostrare quanto fossero onnipresenti.

Si parla anche di “Immunità parlamentare“: questa esiste anche oggi.

È Il privilegio legale dei politici che impedisce loro di essere processati come i comuni cittadini (un tema caldissimo all’epoca e anche oggi). Anche di questa immunità parlamentare non se ne può più.

Nel testo non mancano tanti nomi che in qualche Modo hanno stufato. In parte si tratta della “élite” italiana del 1978:
La “Dinastia” Agnelli: I proprietari della FIAT.

Calciatori e Sportivi: Causio, Tardelli, Antognoni (campioni del calcio); Lauda (Formula 1); Thoeni (sci).

Ci sono presentatori TV: Mike Bongiorno, Maurizio Costanzo, Raffa (Raffaella Carrà).
Poi si cita anche “Cazzaniga“. Credo si tratti dì Gian Mario Cazzaniga, un filosofo,politico e sindacalista Italiano che è stato tra l’altro anche segretario nazionale della CGIL. Si sentiva spesso parlare di luì in quegli anni.

Per finire voglio citare qualche modo di dire molto usato e che Rino Gaetano non reggeva più.

Mi sia ‘onsentito dire”.

Questa è una parodia del linguaggio formale dei politici. La “C” mancante in “consentito” imita l’aspirazione toscana di alcuni leader politici dell’epoca. Nella lingua toscana molte “c” sono aspirate: casa diventa ‘asa, cannuccia diventa ‘annuccia e quindi consentito diventa ‘onsentito.

“Mi consenta” e “mi sia consentito dire” erano e sono ancora in realtà modalità molto frequenti in politica e nei dibattiti pubblici. È un modo per chiedere il permesso di dire la propria idea,la propria visione.

Possiamo a “Nella misura in cui” e soprattutto “Aliena ogni compromesso”

Stessa storia. Sono espressioni tipiche del “politichese”, un linguaggio inutilmente complicato usato per non dire nulla di concreto.

Analizziamo le parole.

Aliena: In questo caso deriva dal verbo “alienare”, che nel linguaggio formale/giuridico significa allontanare, escludere o cedere.

Ogni compromesso: Il compromesso è un accordo dove entrambe le parti rinunciano a qualcosa. In politica, spesso ha una sfumatura negativa (corruzione o perdita di coerenza).

Cosa significa la frase intera quindi?

Letteralmente significa: “Rifiuta/esclude qualsiasi tipo di accordo o mediazione”.

Come a dire che chi parla non è disposto a farsi convincere da altri. Questo fa pensare a un politico convinto e che non si fa corrompere da nessuno.

“Ué paisà.”.

Questo è un saluto stereotipato dell’emigrante italiano (spesso meridionale). Significa “ciao, paesano”, “ciao amico, tu che vieni dalla mia stessa terra”. Anche questa espressione fa pensare al fatto che in Italia si va avanti, si fa carriera tramite amicizie e conoscenze e non per meriti.

Il quindicidiciotto”.

Si riferisce alla Grande Guerra, cosiddetta la guerra del 15-18 cioè che c’è stata dal 1915 al 1918. La Prima Guerra mondiale quindi.

Il quarantotto / Il sessantotto.

Questi sono gli anni di rivoluzioni e rivolte studentesche. Fare un “quarantotto” significa ancora oggi creare un gran disordine. È un’espressione idiomatica anche. Il sessantotto è il 1968 che è stato un anno cruciale segnato da un’ondata globale di proteste studentesche e operaie contro l’autoritarismo, la guerra in Vietnam e le disuguaglianze sociali, culminato con il “maggio francese”, scontri a Valle Giulia in Italia, l’assassinio di Martin Luther King e la Primavera di Praga repressa dai sovietici.

Terminiamo con le P38.

Le P38 sono le pistole tristemente famose durante gli “Anni di Piombo” (periodo di terrorismo in Italia).

Anzi no, c’è anche la “Spiaggia di Capocotta”: Una spiaggia vicino Roma, famosa negli anni ’50 per un caso di omicidio e scandalo sessuale che coinvolse l’alta società parliamo del caso di Wilma Montesi, trovata morta su quella Spiaggia. Un episodio che pare abbia anche ispirato il film “la dolce vita” di Federico Fellini.

Adesso vi lascio all’ascolto della canzone sperando di avervi dato una mano nella comprensione anche dell’Italia di ieri e in parte anche di oggi.

 

Impariamo l’italiano cantando (ep. 3)

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Audio in preparazione

Trascrizione

Bentornati nella rubrica rubrica dedicata alle canzoni italiane.

Sapete come funziona vero?

Prima di ascoltare la canzone di oggi, vi spiego le cose più complicate da comprendere che ci sono nel testo. Alla fine vi dirò di quale canzone si tratta.

Iniziamo dall’espressione “A mano a mano”

A mano a mano (anche senza preposizione iniziale va bene lo stesso) spesso diventa anche “man mano” (più informale) ed è un’espressione che indica un processo graduale o un’azione che avviene progressivamente in concomitanza con un’altra azione. In concomitanza significa insieme, allo stesso tempo, contemporaneamente, al contempo.

Ad esempio, “man mano che leggevo il libro, capivo sempre di più la trama” indica che la comprensione della trama si è sviluppata gradualmente durante la lettura.

Vediamo adesso il verbo “soffiare“, che ha diversi significati.

Normalmente indica l’azione di raffreddare qualcosa col fiato o pulire qualcosa, sempre con l’aria che fuoriesce dalla bocca.

Ad esempio, “Ho soffiato sulla zuppa per raffreddarla” oppure “soffiare sulle candeline della torta per spegnerle”.

Però anche il vento soffia, quindi Si usa in riferimento al movimento naturalr dell’aria.

Ad esempio, “C’era una brezza leggera che soffiava attraverso gli alberi”.

Passiamo al verbo “rubare“. Sapere bene che rubare significa sottrarre qualcosa illecitamente a una persona, quindi prendere qualcosa senza il permesso o il consenso del proprietario, in modo illegale o disonesto.

In senso figurato però si può anche “rubare un sorriso”, come se qualcuno o qualcosa ti facesse sorridere inaspettatamente.

Rubare un sorriso è un’espressione figurata che significa far sorridere qualcuno o riuscire a ottenere un sorriso da qualcuno attraverso un’azione, una parola o un gesto piacevole. C’è il senso di qualcosa di inaspettato, un sorriso improvviso causato da qualcosa.

Non ha nulla a che fare con il furto materiale, ma piuttosto si riferisce a creare gioia, allegria o un momento di felicità in qualcuno, come se si “rubasse” quel sorriso spontaneo. È spesso usata in senso positivo per descrivere come si riesce a sollevare il morale di qualcuno o ad alleggerire l’atmosfera con un gesto gentile o una battuta divertente.

In senso figurato si può anche rubare il cuore di una persona, cioè qualcuno ha catturato l’affetto di un’altra persona.

Allo stesso modo si può rubare un bacio. Anche qui c’è qualcosa di inaspettato che accade.

Rubare l’attenzione si riferisce invece a catturare (anche qui in modo spesso improvviso) l’attenzione di qualcuno in modo positivo o interessante.

Passiamo al verbo sciogliere.

Anche questo verbo si può usare in modo figurato.

Normalmente sta per cambiare lo stato di qualcosa da solido a liquido.

Ad esempio, “Ho sciolto il cioccolato sul fuoco”.

Oppure si usa nel senso di dissolvere: “ho sciolto lo zucchero nel caffè”.

Anche il sole può sciogliere la neve, che così diventa acqua.

Sciogliere però può anche significare risolvere un problema o un enigma: “Ho finalmente sciolto il mistero”.

Si possono sciogliere i lacci delle scarpe. In questo caso è come “slacciare“, il contrario di “allacciare”.

Può anche usarsi nel senso di sbarazzarsi, liberarsi di ostacoli o impedimenti: “Ho sciolto le tensioni tra di noi”.

Oppure può significare la fine, la cessazione di uno stato di tensione emotiva: “Mi sono sentito sciogliere dopo aver detto la verità”

Quando una persona si scioglie, può anche voler dire che è più disinvolta rispetto a prima.

Infine si può sciogliere un contratto e anche una band musicale.

In questi casi si tratta di far finire qualcosa, terminare qualcosa. Delle cose che prima stavano insieme, dopo lo scioglimento non stanno più insieme: gli accordi tra due persone non ci sono più dopo che si scioglie un contratto, e gli elementi ,le persone della band musicale non suonano più insieme dopo lo scioglimento della band.

In senso figurato anche un ricordo si può sciogliere.

In modo poetico e metaforico se un ricordo ad esempio “si scioglie” potrebbe riferirsi al fatto che i ricordi, che inizialmente sono potenti ed emozionanti, possono gradualmente (cioè man mano che passa il tempo) “scomparire” o diventare meno intensi, come se si stessero dissolvendo.

Se un ricordo si scioglie nel pianto, Il pianto potrebbe aiutare il dissolvimento di questo ricordo, rendendo meno forte l’emozione iniziale.

Passiamo al verbo “sbiadire“.

Normalmente sono i colori a sbiadire.

Un oggetto ha perso col tempo la sua vividezza, intensità o colore originale. Ad esempio, un’immagine sbiadita è un’immagine che ha perso i suoi colori brillanti, diventando più opaca e meno nitida.

In senso figurato, “sbiadire” può essere utilizzato per descrivere qualcosa che perde l’energia o l’emozione che aveva inizialmente, come ad esempio un’emozione o un ricordo che si è affievolito nel tempo. Affievolire è del tutto simile a sbiadire, ma non è legato ai colori.

“Affievolire” può essere impiegato per descrivere un deterioramento, un abbassamento, una perdita di intensità. Es la luce, il suono, l’energia, le emozioni o la forza di un argomento. Queste cose diventare fievoli, deboli, e al limite anche sbiadite.

Ad esempio, puoi dire che una luce si affievolisce quando diventa meno luminosa, o che un suono si affievolisce quando diventa più debole.

In senso emotivo, puoi dire che una speranza o una passione si affievolisce quando perdono la loro intensità originaria.

Quindi, mentre entrambi i termini indicano un indebolimento, “affievolire” è leggermente più ampio nelle sue applicazioni rispetto a “sbiadire”.

Comunque un ricordo può sbiadire, un amore può sbiadire, un’emozione, e non solo un colore.

Questa canzone in effetti parla anche di questo: descrive come nel corso del tempo, le emozioni e i ricordi possono cambiare, possono modificarsi, possono diminuire, possono affievolirsi, quindi anche sbiadire.

Man mano che passa il tempo le cose possono cambiare, ma possono anche tornare come prima.

Passiamo al verbo “gelare“.

Il freddo è il protagonista. Si può infatti gelare dal freddo, cioè raffreddarsi molto, quasi congelarsi. Anche i fiori possono gelare.

I fiori sono sensibili alle temperature estreme e il gelo può danneggiarli e farli anche morire.

Specie d’inverno può verificarsi una cosiddetta gelata,

Le gelate invernali si verificano quando la temperatura scende al di sotto del punto di congelamento, causando il congelamento dell’acqua presente nell’aria e sulla superficie terrestre. Queste gelate possono causare danni a coltivazioni, piante, fiori.

Le gelate invernali si verificano tipicamente durante le notti fredde e serene, quando non c’è nuvolosità per trattenere il calore e l’energia termica viene irradiata nello spazio.

Bene, allora adesso non resta che ascoltare “a mano a mano”, di Rino Gaetano.

Vedrete che man mano che ascolterete, capirete più facilmente la canzone e forse anche i vostri ricordi saranno meno sbiaditi. Forse, se vi sciogliete troppo, la canzone vi ruberà qualche lacrima.

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