Le meraviglie dell’Italia: Apricale

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Apricale

Per la rubrica “Le Meraviglie d’Italia“, oggi andiamo in Liguria.

Se vi trovate in Liguria, magari visitando le località più famose come Sanremo, Dolceacqua o le Cinque Terre, vi consiglio di fare una piccola deviazione ad Apricale.

Apricale fa parte dei “Borghi più Belli d’Italia” e si trova a 30 km dal confine con la Francia.

Non è un borgo molto conosciuto, ma vi assicuro che merita una visita, anche solo come tappa secondaria.

Appena entrate nel borgo, vi accoglieranno vicoli stretti lastricati in pietra, scalinate tra case antiche e piccole piazzette tranquille. Ogni angolo sembra raccontare secoli di storia e invita a camminare con calma, respirando l’atmosfera dell’entroterra ligure. Dal borgo domina il Castello della Lucertola, nome, forse perché sembra una lucertola che prende il sole. D’altronde apricale viene da “Apricus”, che vuol dire “esposto al sole”. Il castello è detto anche Castello dei Doria, e offre una vista spettacolare sulle colline circostanti, tra ulivi, boschi e vigneti che si estendono fino al mare.

Da non perdere è anche la Chiesa di San Tommaso, che conserva elementi artistici storici e testimonia l’antica vita religiosa del borgo. Passeggiando per Apricale, potrete anche assaggiare la cucina locale: piatti semplici ma gustosi a base di castagne, olio extravergine di oliva e erbe dell’entroterra. E se volete portare a casa un ricordo di Apricale, vi suggerisco di comprare olio ligure, marmellate di frutta locale o altri prodotti tipici: sono un pezzo autentico di questo territorio.

Ah, magari assaggiate il dolce tipico, la “pansarola”, e magari godetevelo con lo zabaione caldo.
Insomma, Apricale è la meta perfetta per chi cerca un borgo autentico, tranquillo e poco turistico, dove storia, natura e sapori locali si incontrano. Una piccola deviazione che, vi assicuro, rimane nel cuore.

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Le meraviglie dell’Italia: Ostana

Ostana

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Per la rubrica “Le Meraviglie d’Italia“, oggi andiamo in Piemonte.

Immagina di guidare lungo strade di montagna in provincia di Cuneo, mentre il Monviso, con la sua forma perfetta, compare all’improvviso dietro una curva. Sapete che il Monviso è il monte da cui nasce il Fiume Po, il più grande d’Italia.

Poi, quasi senza accorgertene, arrivi a Ostana, un pugno di case in pietra e legno aggrappate alla roccia, a 1.250 metri di quota.

Qui il tempo sembra essersi fermato. Non ci sono vetrine luccicanti né rumore di traffico, solo il vento che scivola tra i vicoli e il suono lontano di una campana.

Un anziano, seduto al sole, ti saluta in una lingua che non capisci subito: è occitano, eredità di secoli e secoli di storia, la stessa lingua che si parlava un tempo nelle valli francesi e piemontesi. Oggi ci sono circa 80 abitanti in questo borgo.

Ostana era quasi scomparsa: negli anni ’80 contava appena cinque abitanti permanenti. Poi, lentamente, è rinata. Le case sono state restaurate rispettando l’architettura tradizionale, e oggi il borgo è un piccolo gioiello, con una vista che toglie il fiato.

Sapete che c’è una antica leggenda che riguarda il monte Monviso e il fiume Po.
Si narra che (iniziano sempre così le leggende!

Il verbo è narrare, simile a raccontare, tramandare) il Monviso desiderasse da sempre un figlio. Dopo lunghe attese, nacque “Martino”, un uomo gentile che fu incaricato dal monte di aiutare la gente in cerca d’acqua. Un giorno, alcuni uomini assetati lo supplicarono di dare loro dell’acqua.

Martino li condusse alla Grotta del Rio Martino e cominciò a far scorrere un rivolo. Più chiedevano acqua (“un po’ d’acqua, ancora un po’…”), più Martino gliene offriva finché quel rivolo divenne un fiume: da qui il nome Po, derivato dalle loro continue richieste.

Ancora un po’ , ancora un po’ … C’è solo una piccolissima differenza: Il nome del fiume ha perso l’apostrofo. Niente di grave in fondo.

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Le meraviglie dell’Italia: Sperlinga

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Sperlinga

Oggi voglio parlarvi di Sperlinga, che si trova in Sicilia.

Si tratta di un piccolo borgo arroccato su una collina, famoso soprattutto per il suo castello scavato nella roccia. Incredibile!

Qui si possono visitare antiche stanze e passaggi nascosti scolpiti direttamente nella pietra, un vero labirinto di storia e mistero.

Un luogo direi unico, dove natura e archeologia si incontrano, perfetto per chi ama esplorare angoli insoliti lontani dalle folle.

Sperlinga si trova nel cuore della Sicilia, nella provincia di Enna.

In auto, da Catania o Palermo, bisogna prendere l’autostrada A19 e uscire a Enna.

Da lì, seguire le indicazioni per Sperlinga: circa 40 km di strade provinciali panoramiche che attraversano colline e piccoli borghi. Vabbè, col navigatore oggi non ci sono problemi di questo tipo ormai!

In treno o autobus invece la stazione più vicina è Enna.

Da Enna partono autobus locali per Sperlinga, ma con orari limitati, quindi è consigliabile pianificare bene o valutare il noleggio di un’auto.

Vi inserisco un Link per saperne di più. https://melagodoinsicilia.it/sperlinga-cosa-vedere/

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Le meraviglie dell’Italia: Castelmezzano

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Buongiorno amici, e benvenuti su Italiano Semplicemente. Oggi ci occupiamo di bellezze d’Italia e in particolare di un paesino di nome Castelmezzano. Lo conoscete? Ve ne voglio parlare perché ci sono tanti bei luoghi da visitare in Italia e non ci dobbiamo accontentare di quelli più famosi.

Con l’occasione (da cogliere al volo, se possibile) ripassiamo alcuni episodi passati. Pronti?

Castelmezzano è uno di quei luoghi che, tanto per usare un eufemismo, sembrano usciti da un libro di fiabe. Non è troppo conosciuto, il che è tutto dire! Perché un libro di fiabe?

Beh, basti pensare che chiunque vi si incammina rimane senza parole. Con le sue case arroccate e le stradine arzigogolate e tortuose, sembra ci si stia perdendo nei meandri del tempo. Non a caso, la sua architettura e il paesaggio circostante sono imperterriti testimoni del suo fascino.

Per i visitatori più coraggiosi, Castelmezzano offre esperienze adrenaliniche come il “Volo dell’Angelo“. Ci vuole fegato per lanciarsi nel vuoto sospesi su una fune tra le montagne! Ma una volta superata la paura, si capisce che ne vale la pena, perché Castelmezzano non è solo per chi cerca bellezza, ma anche per chi vuole gustare l’autenticità di un luogo ancora genuino. Per non parlare del sentiero delle 7 pietre, che collega i borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa, e anche della Chiesa Madre di Santa Maria dell’Olmo e delle mura scavate dal vento e dalla pioggia che vengono chiamate “becco di civetta”, “bocca di leone”, “incudine” e “aquila reale”.

becco di civetta

Se è vero come è vero che tornare sui propri passi è sempre segno di intelligenza, i viaggiatori che arrivano qui, capace che faranno il bis qualche anno più tardi, anzi, con ogni probabilità sarà così se ne avranno la possibilità.

Vale la pena anche solo farci una scappata, a costo di allungare il percorso, ma direi che è una tappa obbligata per chi vuole davvero capire cosa significhi esplorare l’Italia profonda e sconosciuta. Ce ne fossero di più di posti così! Castelmezzano è merce rara.

Una passeggiata tra le sue vie sembra portarti indietro nel tempo, un raccordo tra passato e presente. Questo borgo non conserva solo una parvenza di semplicità e purezza. Ogni angolo ti fa sentire come se stessi scoprendo un segreto nascosto, una breccia nella quotidianità. E se a qualcuno pare brutto rinunciare a visite che vanno per la maggiore in luogo di Castelmezzano, e magari non vuole avventurarsi in un borgo così isolato e oltretutto non gli sconfinfera il Volo dell’Angelo, beh, qualcuno direbbe “chiamalo fesso!“, ma datemi retta, vale la pena provarci, e al limite sarà tanto di guadagnato per chi vuole respirare un’aria diversa, magari quando si ha più tempo per le vacanze; che so, sotto Natale. Ve l’ho buttata lì, poi vedete voi se raccogliere il mio invito!

Dulcis in fundo, Castelmezzano è il luogo perfetto per farsi cogliere dalla notte in tutta la sua bellezza. Guardare le luci del borgo illuminare le Dolomiti Lucane è un’esperienza che, una volta vissuta, ti lascia un segno profondo.

In definitiva, Castelmezzano è una potenza e non per niente è in provincia di Potenza! Siamo in Basilicata dunque.

Ah, dimenticavo di dirvi che Castelmezzano fa parte dei Borghi più belli d’Italia, mica pizza e fichi! Altro che visita di ripiego!

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Foto di Vasken Satamian
Foto di Vasken Satamian

Castelmezzano

Foto di Vasken Satamian, membro dell’associazione italiano semplicemente

La Toscana tra storia, gusto e tradizione

La Toscana tra storia, gusto e tradizione

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La Toscana. Chi non la conosce?

La Toscana è una regione nota agli stranieri per diverse ragioni.

Il fascino di questa regione situata nel centro Italia, è dovuto alla sua bellezza naturale ma anche e soprattutto al suo ricco patrimonio culturale.

Non credo sia indifferente però il fattore cibo, senza dimenticare il Chianti e dunque i vini della Toscana.

La Toscana è anche Firenze, la sua capitale, la città di Dante Alighieri, e dunque è lì, in questa città che nasce la lingua italiana.

Firenze è famosa per essere il centro dell’arte rinascimentale, con opere d’arte eccezionali come il David di Michelangelo e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Altre città importanti includono Siena, con la sua celebre Piazza del Campo, e Pisa, famosa per la Torre pendente. Alzi la mano chi non conosce la. Torre di Pisa!

Ma andiamo per passi. Iniziamo dalla storia e dalla lingua.

La regione è caratterizzata da paesaggi collinari, uliveti, vigneti e borghi medievali molto pittoreschi. Il Chianti, rinomato vino rosso, è prodotto proprio qui. Ma questo già lo sapete.

La cucina toscana è apprezzata in tutto il mondo, con piatti come la ribollita (una zuppa di pane e verdure), la bistecca alla fiorentina e i pici (una tipica pasta fatta a mano). Vedremo tra un po’ tutte le specialità toscane per la gioia del palato.

La Toscana offre anche aree costiere affascinanti come la Versilia, famosa per le sue spiagge e la vita notturna. I più giovani avranno drizzato le orecchie? (drizzare le orecchie significa ascoltare con estrema attenzione).

La regione ha una storia profonda e un’atmosfera unica che la rendono una meta ambita dai turisti e dagli amanti della cultura. Iniziamo da lontano. Voglio anche parlarvi un po’ anche dell’evoluzione della lingua.

In età Etrusca, quindi tra il IX e il I secolo a.C., la Toscana fu la patria degli Etruschi, un popolo con una lingua propria, l’etrusco, che è tutt’oggi poco compresa.

Durante il periodo romano, a partire dal III secolo a.C., la Toscana fu gradualmente latinizzata. Questo segnò l’inizio della transizione dalla lingua etrusca al latino, che alla fine avrebbe dato origine all’italiano.

Nel medioevo, la Toscana fu parte del Sacro Romano Impero e poi un importante centro culturale durante il Rinascimento. La lingua italiana, derivata dal latino volgare, iniziò a svilupparsi come lingua letteraria.

L’opera di Dante Alighieri, nato a Firenze, con la sua Divina Commedia, (ma non solo) ebbe un ruolo cruciale nello standardizzare l’italiano. Se a voi piace così tanto la lingua italiana, fondamentalmente è merito suo.

Nel corso dei secoli successivi, la Toscana continuò a essere un’area influente per la lingua italiana. Il toscano, in particolare il dialetto fiorentino, divenne il modello per l’italiano standard grazie a Petrarca, Boccaccio e Machiavelli.

Passiamo alle informazioni Geografiche: La Toscana si trova come detto nel centro-nord dell’Italia, con coste lungo il Mar Tirreno, chiaramente a ovest. Questa posizione geografica favorisce il clima temperato e rende la regione facilmente accessibile da altre parti dell’Italia.

Il paesaggio è prevalentemente collinare, con dolci pendii ricoperti da vigneti, uliveti e campi. Questo paesaggio idilliaco è spesso associato all’immagine romantica della Toscana.

Non è certamente un caso se moltissimi stranieri hanno acquistato una casa da queste parti. Questo specialmente in provincia di Lucca, con spese di 500.000 euro di media. Americani e tedeschi soprattutto. Anche inglesi e canadesi però.

Oltre a Lucca, anche Pisa, Massa-Carrara e Siena sono molto gettonate (molto richieste e popolari). Naturalmente se qualche membro dell’associazione è interessato, posso aiutarvi a fare la scelta giusta. Non solo per la Toscana chiaramente.

A nord, la Toscana confina con l’Appennino Tosco-Emiliano (Tosco sta per toscano”), una catena montuosa che offre opportunità per l’escursionismo e lo sci invernale. L’area attorno all’Abetone è famosa per le sue piste da sci.

Quanto alle spiagge, la costa toscana si estende per circa 400 chilometri lungo il Mar Tirreno e offre una varietà di spiagge, da quelle sabbiose alle scogliere. Ce n’è per tutti i gusti insomma.

La regione comprende anche alcune isole affascinanti, tra cui l’Isola d’Elba, famosa per le sue spiagge e la storia legata a Napoleone, e l’Arcipelago Toscano, che include sette isole tra cui l’Elba, ideali per l’esplorazione.

La regione ospita anche numerosi parchi naturali, tra cui il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, ideale per il trekking e l’osservazione della flora e della fauna.

Il clima toscano è molto piacevole, con estati calde e inverni miti sulla costa, mentre nelle zone montuose dell’Appennino l’inverno può essere più rigido. Questo clima rende la Toscana una meta attraente in tutte le stagioni.

A giugno 2023 è proprio in Toscana che è stata svolta l’annuale riunione dei membri dell’associazione Italiano semplicemente. Potete dare un’occhiata alle foto e alle visite che abbiamo fatto in questa fantastica settimana di fine giugno.

Per gli stranieri che desiderano visitare la Toscana, ci sono diversi aeroporti situati nella regione e nelle vicinanze. Il principale è l’Aeroporto di Firenze, ben collegato con voli nazionali e internazionali,

L’aeroporto di Pisa è ugualmente ben collegato con molte destinazioni europee ed è noto per essere l’aeroporto più vicino a città come Lucca e la costa toscana, e chiaramente la famosa Torre di Pisa.

Poi, anche se non è situato in Toscana, l’aeroporto di Bologna è forse la scelta migliore per chi desidera esplorare la parte settentrionale della regione, inclusa la zona dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Se invece venite da Roma, allora è possibile raggiungere la Toscana in treno o in auto, o continuare con un volo nazionale verso l’aeroporto di Firenze o Pisa.

Passiamo adesso alle località più belle da vedere e alle loro specialità.

Firenze è una città tutta da scoprire. Si gira bene a piedi ma attenti perché quando fa molto caldo diventa complicato.

Firenze è la città d’arte per eccellenza, con capolavori come il David di Michelangelo e la Galleria degli Uffizi.

Ci vorrebbe una vita conunque per riassumere le cose da vedere a Firenze e per parlare dell’Arte rinascimentale.

Per amore del palato, non mancate di assaggiare la Bistecca alla Fiorentina e il gelato fiorentino, ma scegliere una gelateria artigianale. Mi raccomando.

Siena è famosa invece per il celebre Palio di Siena, che però non si mangia. Per quello vi consiglio il panforte (un dolce) e un bel piatto di Pici, una pasta spessa (cioè non sottile) simile a spaghetti, spesso condita con aglio, pepe nero e pecorino. È un tipo di pasta famosa in tutto lo stivale (cioè in tutt’Italia).

Il palio di Siena è una famosa e antica manifestazione che si tiene due volte all’anno nella città di Siena.

È una corsa di cavalli che ha radici nel Medioevo ed è un evento molto apprezzato dai senesi e dai visitatori di tutto il mondo. C’è un sacco di gente in quei giorni ma per assistere al palio bisogna acquistare i biglietti in anticipo.

È una competizione tra i diciassette quartieri storici di Siena, noti come “contrade,” ognuno dei quali è rappresentato da un cavaliere (un fantino) e un cavallo.

La corsa si svolge nella splendida Piazza del Campo, il cuore di Siena, su un percorso irregolare di terra battuta. La particolarità del Palio è che i cavalli corrono senza sella, il che aggiunge un elemento di imprevedibilità alla gara. Molti fantini cadono e accade spesso che il cavallo arrivi da solo al traguardo.

Abbiamo delle foto anche in questa piazza, fatte due giorni prima del palio. Date un’occhiata

La competizione è molto intensa, e le rivalità tra le contrade sono profonde.

La vittoria nel Palio è considerata un grande onore per la contrada vincitrice e viene festeggiata con grande entusiasmo. La tradizione del Palio comprende una serie di cerimonie e sfilate, culminanti nella corsa vera e propria.

A Pisa invece, prima o dopo l’immancabile visita alla Torre di Pisa, andate ad assaggiare il Cacciucco, una zuppa di pesce tradizionale della zona. Questa è anche la specialità di Livorno.

Lucca è un’altra splendida città, circondata da mura medievali perfettamente conservate, che è possibile percorrere in bicicletta o a piedi. Potete assaggiare i tordelli lucchesi (a Lucca si scrive con la lettera d e non la t come avviene generalmente nella parola “tortelli”), oppure la rovellina alla lucchese.

Ad Arezzo assaggiate i Crostini toscani, fettine di pane grigliato con vari condimenti. Fatelo in un ristorante del centro storico, che ospita la magnifica Basilica di San Francesco e la casa di Piero della Francesca, un celebre pittore italiano del Rinascimento che tutti voi probabilmente conoscete.

La Madonna del parto
La Madonna del Parto

Una delle sue opere più famose è la serie di affreschi che decorano la Cappella degli Scrovegni, tra cui “La Madonna del Parto” e “La Resurrezione“.

San Gimignano è conosciuta come la città delle 13 torri, (nel medioevo erano 72, una per ogni famiglia benestante) creando un panorama unico. Potete assaggiare la Vernaccia di San Gimignano, un vino bianco secco. Gli astemi possono restare in albergo oppure, meglio ancora, andare a vedere il duomo di San Gimignano. C’è moltissimo turismo a San Gimignano. Se non amate la confusione cambiate meta.

Montepulciano è famosa per il Vino Nobile di Montepulciano, ed è una delle città vinicole più rinomate della Toscana.

Visitate almeno una cantina perché ne vale assolutamente la pena.

A Cortona invece, tra le varie specialità ci sono le pappardelle alla lepre e varie pietanze al cinghiale.

Questa è una città etrusca che offre viste panoramiche straordinarie sulla campagna toscana. Inoltre c’è il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC).

A Grosseto assaggiate l’acquacotta, un piatto semplice ma delizioso, ricco di sapori naturali e tradizionalmente associato alla cucina contadina toscana. Verdure e uova gli ingredienti principali. Non dimenticate di visitare il Parco Naturale della Maremma.

Questa è una delle mete più interessanti della provincia di Grosseto, dove si trovano alcune aree di costa fra le più belle e intatte del litorale maremmano. Ingresso costa attualmente 6 euro.

È possibile anche noleggiare biciclette ma il Parco può essere visitato anche a piedi, in canoa, in carrozza e a cavallo.

Nella città di Volterra, in provincia di Pisa, assaggiate il Petto di oca alla griglia e la pasta con ragù di cinghiale.

Non posso non dirvi, però, che questa è una città ricca di fascino e magia, anche per le antiche leggende che da sempre l’accompagnano. Parlo dei vampiri!

Recentemente infatti questa affascinante località è stata selezionata come sfondo per il racconto di “New Moon“, il secondo capitolo della serie di Twilight. L’autrice del popolare romanzo ha incorporato le antiche leggende che rendono Volterra la terra storica di un gruppo di vampiri. Narrazioni immaginifiche che hanno suscitato un notevole entusiasmo tra i visitatori di questa pittoresca città.

Allora visto che abbiamo parlato di vampiri, probabilmente anche a loro piace il celebre Sanguinaccio alla pistoiese, un salame a base di sangue di maiale appena raccolto (quindi preparatelo nella città di Pistoia e non a Volterra).

Ci ascoltiamo al prossimo episodio dedicato alle regioni italiane.

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Le regioni italiane – presentazione

Le regioni italiane presentazione (scarica audio)

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Se andiamo alla scoperta delle regioni italiane, con poche parole è difficile, ma provo a dirvi qualcosa dell’Italia.

Sapevamo che l’Italia è il Paese più bello del mondo, ma non sappiamo bene perché.
Forse per Il clima, il sole e il mare, la campagna, le montagne, il paesaggio, le bellezze naturali e quelle storiche, artistiche e
culturali: tanto da avere il più alto numero al mondo di siti UNESCO Patrimonio dell’Umanità, ben 57, noi così piccoli, davanti alla Cina
con 56.

Un immenso “tesoro” sparso sulla Penisola, tutto da visitare, da scoprire.

Non conosciamo esattamente le ragioni ambientali e geografiche che fanno del nostro “Stivale delle meraviglie” un caso unico su tutta la terra.

Studiosi, ricercatori ed esperti hanno provato ad illustrare di volta in volta.

In Italia ci sono moltissime peculiarità che molti
Paesi ci invidiano.

Queste derivano dalle vicissitudini storiche e geografiche che il nostro meraviglioso Paese ha subito.

È composta da 20 regioni quasi tutte affacciate sul mare. Solo cinque non sono sulla costa: Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta e Umbria.

Poi, Stromboli, l’Etna ed il Vesuvio sono gli unici 3 vulcani attivi in Europa.

Ora pensiamo a due dati per così dire “anagrafici” , che riassumono
l’identità del nostro Paese: 0,50% della superficie mondiale e 0,83%
della popolazione mondiale. Come dire, un’inezia rispetto ai grandi del pianeta, come la Cina, gli Stati Uniti o la Russia.

È una piccola parte anche dell’Europa.

Ma questa è “l’unica penisola che viaggia stretta, da nord a sud, su una latitudine perfetta chiusa all’interno di un mare buono”.

Siamo il Paese più bio-diverso al mondo: 1.200 vitigni autoctoni,
mentre il secondo Paese – la Francia – ne ha 222.

Abbiamo 533 specie di olive, la Spagna ne ha 70. Abbiamo 140 specie di grano duro.

È la stessa biodiversità nell’agro-alimentare che si è trasformata in enogastronomia.

Da sempre l’Italia è centro e luogo d’incontro di grandi civiltà. È nato qui il primo grande impero al mondo, leader sia nel sociale sia nel politico.

Protesa nel mar Mediterraneo, la penisola accolse a partire dai secoli XI-VII a.C. popolazioni altamente civilizzate, come i fenici e i greci, che sulle sue coste fondarono prospere colonie.

Le loro tracce le ritroviamo in tanti luoghi.

Dal II secolo a.C. al III secolo d.C., l’Impero di Roma sottomise e unificò politicamente
l’intero bacino del Mediterraneo. Trasmise ai tanti popoli stanziati
sulle sue sponde (in Europa, in Asia e in Africa) la lingua latina e
le leggi romane; ma anche la grande cultura ellenistica maturata in Grecia e nel Vicino Oriente..

Più tardi, tra la metà del XV e la fine del XVI secolo, da alcune
città sede di ducati, repubbliche, signorie (tra cui Firenze, Siena,
Lucca, Milano, Mantova, Ferrara) prese avvio il Rinascimento, il
movimento culturale e artistico che ha influenzato profondamente la civiltà europea e occidentale.

Che ne dite, vale la pena fare un giretto nelle varie regioni ,alla
scoperta delle loro caratteristiche, la loro unicità, i loro usi, la
loro cucina e i loro dialetti, diversissimi tra di loro a causa
della loro diversità territoriale? Andiamo.

– – – –

L’Abruzzo: un gioiello italiano

L’Abruzzo, un gioiello italiano (scarica audio)

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Non siete mai stati in Abruzzo? Male! Molto male!

Allora, cari turisti stranieri e amanti dell’Italia, adesso proverò a descrivervi questa regione e vediamo se riesco a stimolare la vostra curiosità almeno su un aspetto.

L’Abruzzo è caratterizzato principalmente dalla sua natura selvaggia e paesaggi montuosi.

Non a caso il parco nazionale d’Abruzzo, del Lazio e del Molise è il punto forte di questa regione e dunque assolutamente da visitare.

Una superficie di 500 chilometri quadrati con una varietà di flora e fauna impressionante. La “flora” si riferisce all’insieme delle piante presenti in un’area specifica, mentre la “fauna” si riferisce all’insieme degli animali che abitano in un determinato territorio.

Il parco è stato creato per proteggere specie in pericolo come l’orso bruno marsicano e il lupo appenninico cioè il lupo dei monti Appennini, che sono i monti che attraversano l’Italia da nord a sud.

La Marsica è una zona situata nei monti dell’Abruzzo. È una sottospecie di orso bruno che ha trovato rifugio nelle foreste montane della zona. Il suo nome “marsicano” indica la sua provenienza geografica specifica.

Il lupo appenninico è stato parte integrante della cultura italiana per secoli, e spesso è stato associato a leggende, miti e tradizioni locali. La sua presenza è stata celebrata in vari aspetti dell’arte e della letteratura italiana.

Si possono comunque vedere anche cervi, linci, aquile e camosci.

Solo per fare degli esempi perché le specie sono centinaia tra mammiferi, uccelli e rettili, senza contarela grande varietà di insetti ed invertebrati.

All’interno del parco, ci sono numerosi sentieri escursionistici che permettono ai visitatori di esplorare la bellezza naturale dell’area, comprese montagne, foreste, fiumi e laghi.

È un luogo ideale per gli amanti della natura, del trekking e dell’osservazione della fauna selvatica.

Un luogo molto adatto per famiglie con bambini.

Il parco offre un’opportunità unica per connettersi con la natura incontaminata e apprezzare la biodiversità dell’Appennino italiano.

Il Parco comprende dodici comuni dell’Abruzzo, situati nella provincia dell’Aquila, ognuno dei quali vanta un patrimonio storico e architettonico unico.

Questo patrimonio è così prezioso che alcuni di questi comuni hanno ottenuto il riconoscimento della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano.

Ma cosa significa avere questa bandiera? È un segno di alta qualità e autenticità turistica. Ce ne sono solamente 279 in tutta Italia nel 2023.

Avere la “bandiera Arancione” dal Touring Club Italiano è un riconoscimento che viene assegnato a piccoli comuni italiani che si distinguono per la qualità dell’accoglienza turistica (tenetelo presente), la cura del patrimonio storico-culturale, l’attenzione all’ambiente e la promozione di un turismo sostenibile e responsabile.

Questo riconoscimento è attribuito alle località che soddisfano determinati standard di accoglienza e che offrono esperienze autentiche e significative ai visitatori. In sostanza, avere questa bandiera indica che il comune si impegna a offrire un’esperienza di viaggio di qualità, rispettando la cultura, l’ambiente e le tradizioni locali.

Vi consiglio di far riferimento a questo anche per le località italiane in altre regioni.

Fatevi pertanto un giro a Pescasseroli, il cuore del parco, a Barrea e il suo Lago artificiale balneabile, a Civitella Alfedena, dove c’è il Museo e l’Area Faunistica del Lupo Appenninico, che consentono di conoscere meglio questa specie che vive nel parco.

A Villa Vallelunga c’è invece il Centro Visita dell’Orso, dove si può apprendere di più sull’Orso Bruno Marsicano, una specie simbolo del parco.

Opi, Scanno, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi e Ortona dei Marsi valgono ugualmente una visita per i paesaggi spettacolari.

Passiamo al palato.

Ci sono molte altre prelibatezze da scoprire nella regione!

Iniziamo al piatto abruzzese per antonomasia: Gli arrosticini, spiedini di carne di pecora, tradizionalmente cotti alla brace. Gli spiedini consistono in pezzi di carne, pesce, verdure o altri ingredienti infilzati su stecchi o aste lunghe e poi cucinati sulla griglia, alla brace o in forno.

In Abruzzo gli “arrosticini” sono preparati con piccoli pezzi di carne di pecora infilzati su spiedini.

Spaghetti alla chitarra: una pasta fatta in casa tagliata con uno strumento chiamato “chitarra” sin dall’antichità. Questo tipo di chitarra non serve a suonare, come tutte le chitarre del mondo. Anche questa chitarra però ha delle corde e ricorda lo strumento musicale omonimo.

Segnatevi anche le “Sagne e fasciul“, un piatto di pasta e fagioli. Le “sagne” abruzzesi sono un tipo di pasta simile ai maltagliati. Una pasta fatta in casa quindi, tagliata a mano.

Passiamo al brodetto di pesce, una zuppa di pesce preparata con una varietà di frutti di mare e servita con crostini di pane. Ogni regione italiana bagnata dal mare ha in realtà il suo caratteristico brodetto di pesce.

Il Pecorino abruzzese è invece un formaggio a base di latte di pecora, spesso stagionato e dal sapore intenso. Viene chiaramente anche grattugiato sulla pasta.

Da non confondere col “Pecorino d’Abruzzo” , che invece è un vino bianco, che si abbina perfettamente col brodetto di pesce.

I vini buoni non mancano in questa regione: Montepulciano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo.

Prima di bere però meglio mangiare qualcosa. Che ne dite delle Pallotte cacio e ova? Sono polpette di formaggio (cacio) e uova, generalmente fritte e servite come antipasto.

Le Scrippelle ‘mbusse sono invece delle sottili frittelle di pasta ripiene di formaggio e poi immerse in un brodo caldo di gallina. Il nome “Scrippelle” fa riferimento alle sottili fettine di pasta simili alle crepes o alle lasagne. Sono preparate con un impasto a base di uova e farina.

Invece “‘mbusse” deriva dal dialetto abruzzese e significa “bagnate“. Si riferisce al fatto che le fettine di pasta vengono immerse in un brodo caldo.

Per chi ama la pizza, in Abruzzo c’è la Pizza scima (o scema), una focaccia rotonda e croccante, condita con olio d’oliva e sale. Non si usa il lievito, come normalmente si fa con la pizza.

Se andate a Teramo assaggiate anche il timballo teramano (cioè di Teramo), un piatto a base di pasta, carne di maiale, crespelle di uova, formaggio e sugo di pomodoro. Si può anche chiamare timballo alla teramana, che significa “timballo come si fa a Teramo”.

Teramo è una città in cui ci sono importanti resti del periodo romano e medievale.

Voglio segnalarvi un evento che si svolge in questa città, che coinvolge i protagonisti del fumetto, dei videogiochi e del web. Si chiama “Teramo Comix & Games”: una tre giorni (si dice così quando un evento dura tre giorni) dedicata essenzialmente ai giovani.

Altre specialità culinarie abruzzesi sono i Fiadoni, i tipici ravioli pasquali, e sono un antipasto. Indovinate con cosa sono ripieni? Di formaggio come il pecorino stagionato ovviamente! Non lasciatevi scappare quando andate in Abruzzo.

Come dolce, la cicerchiata è un dolce tradizionale fatta con palline di pasta fritta cosparsa di miele e zuccherini. Meglio abbandonare la dieta almeno quel giorno!

L’Aquila è la capitale della regione Abruzzo. Una città che è stata devastata dal terremoto nel 2009 e oggi è ancora in fase di ricostruzione.

Nonostante questo è assolutamente unica in Italia: monumentale e pittoresca. Ci sono chiese dallo stile inconfondibile, come quella di San Bernardino da Siena e la stupenda Basilica di Santa Maria di Collemaggio.

Vi consiglio anche il Forte Spagnolo, attualmente in fase di ristrutturazione, è circondato da un bel parco. Si chiama anche Castello Cinquecentesco, perché risale al Cinquecento.

Non c’è un periodo particolarmente migliore di un altro per visitare l’Abruzzo.

Dipende dalle vostre preferenze. La primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre) offrono temperature gradevoli e minori folle turistiche.

L’estate (giugno-agosto) è ideale per le attività all’aperto e per le località balneari lungo la costa.

Se ti piace lo sci, l’inverno (dicembre-febbraio) è perfetto per visitare le stazioni sciistiche dell’Appennino. Ovindoli è una località sciistica che tra l’altro si trova a solamente un’ora da Roma.

La sua stazione sciistica, denominata “Magnola“, offre diverse piste per vari livelli di abilità,dal principiante all’esperto.

Ma anche nel periodo estivo, la zona è apprezzata per l’escursionismo, il trekking e altre attività all’aria aperta. I visitatori possono godere dei paesaggi montani, dei sentieri naturali e delle viste panoramiche.

Se invece vi piace più il mare, tenete presente che il Mar Adriatico tende ad essere generalmente più calmo e meno soggetto a forti onde rispetto al Mar Tirreno. Questo può influenzare la praticabilità di attività come il nuoto, la navigazione e lo snorkeling.

La costa abruzzese inoltre tende ad essere più economica rispetto ad alcune delle località marine più famose e turistiche in Italia, come la Costa Amalfitana, la Riviera Italiana o la Costa Smeralda in Sardegna.

Nelle località meno affollate dell’Abruzzo, è possibile trovare alloggi più accessibili, ristoranti con prezzi ragionevoli e spiagge libere. Questo può rendere l’Abruzzo una scelta più conveniente e accessibile per chi è alla ricerca di una vacanza al mare senza spendere cifre elevate.

Per raggiungere l’Abruzzo dall’estero, puoi considerare diverse opzioni.

L’aeroporto principale dell’Abruzzo è l’Aeroporto Internazionale d’Abruzzo, situato vicino a Pescara. Puoi cercare voli diretti verso questo aeroporto da varie città europee.

In alternativa, puoi prendere un volo per l’Aeroporto di Roma-Fiumicino o l’Aeroporto di Roma-Ciampino e poi proseguire con un treno o un’autonoleggio per raggiungere l’Abruzzo.

Puoi prendere un treno fino a Roma e poi cambiare per un treno regionale o un autobus.

Le principali stazioni ferroviarie dell’Abruzzo includono Pescara, Teramo, Avezzano e Chieti.

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L’orso marsicano

Lupo appenninico

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L’Umbria: una regione da scoprire

L’Umbria: una regione da scoprire (scarica audio)

Trascrizione

Quanti di voi conoscono l’Umbria?
L’Umbria è una regione affascinante che si trova nel cuore dell’Italia, con una storia ricca e radicata nell’antichità. Probabilmente non fa parte delle mete più ambite degli stranieri, ma se state cercando tranquillità e paesaggi, sicuramente l’Umbria è la scelta giusta.

In Umbria non c’è il mare e questo è un primato condiviso con la valle d’Aosta, la Lombardia, il PIemonte e il Trentino Alto Adige. Tutte le altre regioni d’Italia hanno sbocchi sul mare.

In compenso l’Umbria è spesso definita il “Cuore Verde d’Italia” per via dei suoi paesaggi collinari lussureggianti e delle foreste che la caratterizzano. Il territorio dell’Umbria è prevalentemente collinare e montuoso, con una natura ancora molto incontaminata.

L’Umbria offre uno stile di vita rilassato e lento, ideale per chi cerca una pausa dal trambusto quotidiano.

È una destinazione ideale per coloro che desiderano scoprire un lato autentico e poco affollato dell’Italia.

Questa regione è stata abitata sin dai tempi degli etruschi, il che si riflette nelle numerose testimonianze storiche e architettoniche.

Le sue città, come Perugia, Assisi e Gubbio, offrono un’atmosfera autentica e molto accogliente.

La regione è molto famosa per i suoi festival, tra cui il celebre “Umbria Jazz”, chiaramente un festival dedicato alla musica jazz.

Umbria Jazz è il più importante festival musicale jazzistico italiano e anche uno dei più importanti al mondo. Si svolge annualmente a Perugia nel mese di luglio.

Se andate d’inverno nessun problema: c’è anche Umbria jazz winter Che si svolge ad Orvieto sotto le feste natalizie.

Andare in autunno? Nessun problema! Se amate il teatro, a Foligno si svolge l’Umbria Factory Festival.

Come recarsi in Umbria?

L’Umbria è facilmente raggiungibile in treno o in auto da varie città italiane. L’aeroporto più vicino è l’Aeroporto Internazionale di Perugia.

Le distanze sono brevi. Basti pensare che il percorso da Perugia a Assisi e poi a Gubbio è di soli 85 km. In un’ora e un quarto ce la fate.

Per quanto riguarda il soggiorno, potete scegliere tra una vasta gamma di opzioni, tra cui alberghi, agriturismi rustici e affascinanti bed & breakfast.

Perugia è conosciuta dagli stranieri per la sua Università per Stranieri, ma ci sono altre cose molto interessanti e uniche da vedere, come ad esempio il Pozzo Etrusco, una grande opera idraulica che testimonia le conoscenze tecniche e il grado di civiltà raggiunto dalle popolazioni di Perugia già 300 anni prima di Cristo.

Se siete golosi potete visitare la casa del cioccolato della Perugina. Se avete bambini e volete portarli al parco divertimenti, andate nella Città della Domenica, che è stato il primo parco divertimenti ad aprire in Italia.

Assisi è Famosa per essere il luogo di nascita di San Francesco d’Assisi e per la Basilica di San Francesco.

La Basilica di San Francesco è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti al mondo.

Gubbio è Caratterizzata dalle sue strade medievali e dalla vista panoramica dalla sommità del Monte Ingino che è appunto la cima di Gubbio.

Li vi aspettano splendide escursioni.

La “Festa dei Ceri” di Gubbio è uno degli eventi più tradizionali e spettacolari dell’Umbria. Ogni anno, il 15 maggio, tre squadre di portatori gareggiano per portare dei grandi ceri di legno attraverso le strade.

Non finisce qui:

Spoleto è celebre per il suo Festival dei Due Mondi (conosciuto anche come “Spoleto Festival”) e per maestoso Ponte delle Torri, un impressionante ponte fortificato derivato da un acquedotto romano e che attraversa una gola profonda. È uno dei simboli della città.

Orvieto è invece nota per il suo imponente duomo e anche per le grotte sotterranee. Per non parlare poi del famoso “Orvieto bianco“, il vino bianco da gustare magari con le lumachelle all’orvietana (dei rustici salati), con la “palomba alla leccarda” o il “pollo alla cacciatora”.
La città di Orvieto è situata su un massiccio tufo, una roccia vulcanica porosa e nel corso dei secoli, gli abitanti hanno scavato grotte e tunnel sotterranei nel tufo per vari scopi, per fare abitazioni, cantine, depositi e cisterne per raccogliere l’acqua piovana.

Queste grotte sotterranee possono essere visitate oggi e offrono un’interessante prospettiva sulla storia e la vita quotidiana passata della città.

Anche Narni è famosa per le sue grotte sotterranee che si estendono sotto la città.

Come non parlare poi della “Cascata delle Marmore“? È una cascata artificiale alta circa 165 metri che fu costruita dagli antichi romani ed è ancora attiva. È la più alta cascata artificiale d’Europa e tra le più alte del mondo.

Riguardo alle specialità gastronomiche dell’Umbria, queste provengono perlopiù dai monaci benedettini che vivevano nella regione.

La cucina umbra è rinomata per i suoi ingredienti di alta qualità e piatti tradizionali. L’olio d’oliva extravergine, i formaggi, le carni e le specialità a base di funghi sono componenti essenziali della cucina umbra.

Non perdere l’opportunità di gustare prelibatezze come ad esempio le lenticchie di Castelluccio. Castelluccio è una frazione di Norcia e queste lenticchie sono conosciute sin dall’inizio della civiltà agricola umbra.

Come antipasto potete gustare i “Crostini di Fegato”, delle bruschette condite con fegato di pollo. È chiaramente una ricetta d’origine contadina.

Un’altra specialità è la “torta al testo” . Si tratta di pane non lievitato, dalla forma rotonda a base d’acqua, farina e bicarbonato. Un piatto semplicissimo che si può fare in tanti modi diversi.

Poi c’è Il “pasticcio di Jacopone” e i “maccheroni dolci”, che risalgono alla civiltà etrusca.

Gli strangozzi al tartufo e la parmigiana di gobbi (realizzata con i cardi) sono altri due piatti tipici umbri.

Il vino Sagrantino viene prodotto nella zona di Montefalco, ed è uno dei vini rossi più intensi e ricchi d’Italia. È famoso per la sua elevata concentrazione di polifenoli. Si associa bene con le carni, prevalentemente rosse: è ottimo con gli arrosti, gli stufati e i brasati.

Norcia è rinomata per i suoi prodotti tra cui “Prosciutto di Norcia” e salumi. Il prosciutto di Norcia ha un sapore leggermente speziato, a differenza degli altri prosciutti.

Potete assaggiare anche la “Ciaccia al Formaggio”, una sorta di focaccia con formaggio.

Deruta è Famosa per la ceramica artigianale. Se volete portare un ricordo a casa senza essere tentati di mangiarlo, le ceramiche di Deruta sono un’ottima scelta. Anche perché ogni pezzo è unico perché è decorato a mano, secondo la tradizione che è rimasta invariata sin dal Rinascimento.

Il lago Trasimeno è conosciuto per il pesce d’acqua dolce, tra cui la “Tegamaccio“, una zuppa di pesce particolare.

Un’altra specialità umbra è la “Crescia Sfogliata”, una focaccia sottile e SFOGLIATA simile alla piadina” che però è romagnola.

Altrettanto famosi sono i “Maccheroni alla Norcina”, un primo piatto umbro a base di salsiccia di Norcia e tartufo nero, il tutto condito con panna da cucina.

Vi ho fatto venire fame? Fortunatamente prima o poi organizzeremo una riunione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente proprio in Umbria.

Vi aspetto per la prossima regione italiana.

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Il Lazio: Storia, luoghi, turismo e cultura

Il Lazio: Storia, luoghi, turismo e cultura (scarica audio)

Perché visitare il Lazio? In cosa si distingue dalle altre regioni? Vale a dire: cosa contraddistingue questa regione?

Voglio provare a spiegarvi nel minor tempo possibile, cosa dovete aspettarvi dal Lazio, raccontando un minimo di storia, e cosa c’è oggi da vedere di interessante. Tra l’altro questo sarà l’ennesimo pretesto per ripassare qualche episodio.

La regione del Lazio, situata nel centro dell’Italia, ha vissuto una storia affascinante. Nell’antichità, la zona era abitata da popoli cosiddetti pre-romani (in quanto vissero nel Lazio prima dei romani) come gli Etruschi, che lasciarono un’impronta significativa sulla regione. Ce n’è traccia in molte località, specie nella cosiddetta Tuscia, quindi soprattutto in provincia di Viterbo.

Tuttavia, è l’epoca romana che ha avuto il maggior impatto sulla storia del Lazio e ha contribuito a definire la sua identità culturale. Roma, fondata nel 753 a.C., divenne il centro di un vasto impero che si estendeva su gran parte dell’Europa, dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente.

Durante questo periodo, Roma si trasformò in una delle città più grandi e influenti del mondo antico, lasciando un’eredità straordinaria di monumenti, come il Colosseo, il Pantheon e il Foro Romano.

Dopo il declino dell’Impero Romano, la regione passò attraverso periodi di dominio da parte di vari popoli, tra cui i Goti, i Bizantini e i Longobardi.

Nel Medioevo, il potere politico si spostò nelle mani dei papi, con la creazione dello Stato della Chiesa, e Roma divenne la sede del Papato. Questo ha contribuito a preservare e arricchire il patrimonio artistico e culturale della regione.

Durante il Rinascimento e il periodo barocco, artisti come Michelangelo, Raffaello e Bernini hanno lasciato un’impronta indelebile su Roma e sul Lazio, creando capolavori architettonici e artistici coi fiocchi che ancora oggi attirano e impressionano i visitatori di tutto il mondo.

Roma chiaramente rimane una delle principali mete turistiche al mondo, con i suoi siti archeologici, i musei e la sua vivace vita culturale.

La regione però vanta anche altre attrazioni turistiche di grande rilievo, come la città di Tivoli con la sontuosa Villa d’Este e Villa Adriana, entrambe Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Il Lazio è anche noto per le sue pittoresche località costiere, come Gaeta, Sperlonga e le Isole Pontine, che offrono spiagge incantevoli e un ambiente mediterraneo suggestivo.

Dal punto di vista culturale, il Lazio si distingue per la sua cucina autentica e deliziosa, con piatti tradizionali come la pasta all’amatriciana, la coda alla vaccinara e i carciofi alla romana. Inoltre, la regione ospita numerosi eventi culturali, come concerti, spettacoli teatrali e festival.

Non sapete cosa visitare nel Lazio?

Beh, ogni luogo ha più di un buon motivo per essere visitato. Potrei però cercare di riassumere associando il nome di una località laziale alla sua caratteristica distintiva.

In primo luogo la capitale: Roma è conosciuta come la “Città Eterna” a causa della sua storia millenaria e della sua importanza nel corso dei secoli. È stata la capitale dell’antico Impero Romano e conserva numerosi monumenti e reperti storici che testimoniano la sua grandezza Roma è conosciuta come la “Città Eterna” a causa della sua storia millenaria e della sua importanza nel corso dei secoli. È stata la capitale dell’antico Impero Romano e conserva numerosi monumenti e reperti storici che testimoniano la sua grandezza passata.. Mica pizza e fichi!

Tivoli invece è la città delle ville. Situata a circa 30 chilometri da Roma, Tivoli è famosa per le sue splendide ville e giardini storici. Villa d’Este è uno dei principali punti di interesse, con i suoi incantevoli giardini rinascimentali e le fontane spettacolari. Un’altra attrazione di Tivoli è Villa Adriana, un’antica residenza imperiale romana, che offre una visione unica dell’architettura e della vita nell’antica Roma.

Non mancate di fare una capatina a Frascati, la città del vino. Frascati infatti è conosciuta per la produzione di vino bianco di alta qualità.

Civita di Bagnoregio, il paese che muore. Civita di Bagnoregio è un antico borgo costruito su un’altura di tufo e affronta il rischio di crollo a causa dell’erosione del terreno. Bellissima da vedere.

Viterbo è la città dei papi. Viterbo è famosa per essere stata la sede del conclave che elesse diversi papi nel corso dei secoli. C’è un episodio su questa bella città che vi consiglio di ascoltare e leggere.

Anzio è la città delle spiagge. Anzio è una località costiera che vanta belle spiagge e un’importante storia legata alla Seconda Guerra Mondiale.

Subiaco è la città dei monasteri. Subiaco è famosa per i suoi monasteri, tra cui il Monastero di San Benedetto, dove il santo fondatore dell’ordine benedettino visse per un certo periodo.

Ostia, la città antica. Ostia Antica è un sito archeologico che un tempo era il porto di Roma. Ci sono le rovine dell’antica città romana. Da non perdere.

Palestrina, la città della musica. Palestrina è nota per il suo importante patrimonio musicale e per essere la città natale del compositore rinascimentale Giovanni Pierluigi da Palestrina.

Gaeta, la città delle spiagge e degli ulivi. Gaeta è una splendida località costiera con spiagge dorate e numerosi ulivi che caratterizzano il paesaggio.

Castel Gandolfo, la città papale. Castel Gandolfo è famosa per essere la residenza estiva dei papi e per il suo affascinante lago vulcanico, il Lago Albano.

Cerveteri, la città degli etruschi. Cerveteri è nota per i suoi monumenti etruschi, in particolare la Necropoli della Banditaccia, un importante sito archeologico.

Calcata, il borgo artistico. Calcata è un affascinante borgo medievale che attrae artisti e creativi, con le sue strade pittoresche e la sua atmosfera bohémien.

Bracciano, la città del lago. Bracciano è famosa per il suo lago omonimo, il Lago di Bracciano, uno dei laghi vulcanici più grandi d’Italia. Il Castello Orsini-Odescahlchi poi dona a Bracciano un aspetto rinascimentale.

Questo castello è uno dei meglio conservati d’Italia ed è aperto al pubblico per visite guidate.

Fregene è una nota località balneare vicino a Roma, nota per le sue spiagge sabbiose e i locali alla moda.

Anguillara Sabazia, il borgo sul lago. Anguillara Sabazia è un grazioso borgo che si affaccia sul Lago di Bracciano, offrendo paesaggi suggestivi e romantiche passeggiate lungo il lago.

Sperlonga, la perla del Tirreno. Sperlonga è una splendida località sul mare, con spiagge incantevoli.

Nemi, il paese delle fragole. Nemi è conosciuta per la coltivazione delle fragole, che vengono festeggiate ogni anno durante la Festa delle Fragole.

Tarquinia, la città dei tumuli. Tarquinia è rinomata per i suoi tumuli etruschi, che sono state tombe monumentali risalenti all’epoca etrusca.

C’è anche il lago di Bolsena, più a Nord rispetto a quello di bracciano.

Il Lago di Bolsena è il lago vulcanico più grande d’Europa e si trova nella provincia di Viterbo. È noto per la sua bellezza naturale e la sua acqua cristallina. Le sue rive sono costellate da piccoli villaggi pittoreschi, tra cui Bolsena, Capodimonte e Marta, che offrono scorci suggestivi e atmosfera tranquilla. Uno dei principali punti di interesse del lago è l’Isola Bisentina, un’isola al centro del lago che può essere visitata in barca.

Rispetto a quello di Bracciano, Il Lago di Bolsena è più grande e offre una maggiore varietà di località da visitare lungo le sue rive.

Ci sono tanti piccoli paesi poi dove si svolgono particolari manifestazioni come ad esempio la corsa del Bigonzo di Canale Monterano.

La Corsa del Bigonzo a Canale Monterano
Fonte: https://www.parchilazio.it/schede-362-corsa_del_bigonzo

Il bigonzo (apriamo una breve parentesi) è un tipico recipiente in legno utilizzato in tempi passati per la vendemmia e questa corsa nasce proprio per portare una buona vendemmia, cioè una buona raccolta dell’uva per fare il vino. Un bambino entra nel Bigonzo e quattro baldi giovani, due a destra e due a sinistra, lo sorreggono con delle aste cercando di andare più velocemente possibile.

Ogni paese del Lazio in realtà, anche il più piccolo, può essere valevole di una visita, e tutti hanno una loro tipica manifestazione, soprattutto nel periodo estivo.

Quanto ai periodi dell’anno, la primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre) sono generalmente considerati i periodi migliori per visitare Roma e il Lazio. Durante questi mesi, le temperature sono piacevoli, generalmente tra i 15°C e i 25°C, e ci sono meno turisti rispetto alla stagione estiva. Si può godere di giornate più lunghe e scoprire le attrazioni senza subire il caldo intenso dell’estate.

L’inverno (dicembre-febbraio) a Roma e nel Lazio è generalmente mite, con temperature medie intorno ai 10°C-15°C. Puoi incontrare piogge occasionali, ma in genere non è un periodo di grande freddo. L’inverno offre l’opportunità di godere delle attrazioni senza grandi folle turistiche e talvolta è possibile trovare tariffe alberghiere più convenienti.

Seguono, solo nel file audio, alcune testimonianze dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente che sono state nel Lazio.

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Il Chianti – le meraviglie d’Italia

Il Chianti (scarica audio)

Trascrizione

Non è un caso che abbiamo organizzato la riunione dei membri dell’anno 2023 proprio nel cosiddetto Chianti.

Cos’è il chianti?

L’Italia è famosa nel mondo, tra le altre cose, soprattutto per la qualità e la varietà dei vini. Il Chianti è appunto un vino. Un vino col marchio DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) prodotto nella regione Toscana.

Ma il nome “Chianti” è anche identificativo della zona della Toscana in cui si produce questo vino.

Questa zona è intorno alle “colline del Chianti”, una breve catena montuosa lunga una ventina di chilometri

Il chianti è dunque una zona collinare, compresa tra Firenze e Siena, tra Arezzo e i Colli Pisani ed è considerata da sempre il cosiddetto “cuore della Toscana”.

Questa zona, bellissima da un punto di vista del paesaggio, ospita tantissimi vigneti e boschi ma anche dei suggestivi borghi medievali e romantici castelli. E’ una zona assolutamente da visitare per i turisti, non solo per provare i vini e portarsene qualcuno a casa, anche perché c’è una temperatura media annua attorno ai 14 gradi.

Con il termine vigneto si intende un appezzamento di terreno dedicato alla monocoltura della vite. La vite (“le viti” al plurale) è la pianta che ha come frutto proprio l’uva, da cui si ottiene il vino.

L’altitudine (cioè l’altezza rispetto al livello del mare) dei comuni del Chianti va dai 240 slm ai 600 slm circa. In italiano si usa a questo scopo la sigla slm, che sta per metri “sul livello del mare”.

Le cose da vedere nella zona del Chianti (ammesso che non abbiate bevuto troppo) sono:

Il Castello di Meleto, che all’origine era di proprietà signorile, in quanto era proprietà di una ricca famiglia aristocratica fiorentina, è situato nel comune di “Gaiole in Chianti”. Il castello oggi è sede di un’azienda agricola specializzata nella produzione di vino Chianti Classico ed è visitabile a pagamento. Il castello, si legge su un sito, domina le sue terre e i suoi vigneti.

Notate questo utilizzo del verbo “dominare“. In questo caso significa che il castello sta in posizione più elevata (quindi ha una maggiore altitudine) rispetto ai vigneti.

In questo castello è possibile anche soggiornare, ma anche degustare i vini, scoprire le tradizioni più antiche e passeggiare tra le colline coltivate. Ci sono comunque altri castelli in zona.

Poi c’è anche la cosiddetta “Strada del vino e dell’olio del Chianti Classico“.

Uno dei tanti itinerari principali di questa strada si chiama la “Chiantigiana”, strada tra le più belle d’Italia, che attraversa tutto il Chianti da Firenze a Siena. Percorrerla è un ottimo modo per scoprire il territorio. Si può percorrere in auto e allora possiamo fare un tour, quindi fermarsi di tanto in tanto ed assaggiare i vari vini durante il percorso.

Si tratta di un tour “enodegustativo” perché si possono degustare vari vini. Degustare è un verbo simile a assaggiare, e si preferisce quando ci si deve convincere delle qualità di un prodotto. Enodegustativo perché riguarda il vino, che in greco si dice “einos”. Enodegustativo quindi significa che si può assaggiare – anzi degustare – il vino.

Se non volete prendere l’auto potete anche ricorrere a un tour organizzato.

Tra i borghi medievali da non perdere c’è quello di Lucignano in provincia di Arezzo.

E’ un borgo medievale posto al vertice di una collina e si trova all’incrocio fra le province di Firenze, Arezzo, Siena e Perugia ed è curioso per la sua forma ad anelli concentrici.

Gli anelli concentrici sono un concetto geometrico e praticamente se guardiamo questo borgo dall’alto, si vedono come più cerchi, piccoli e grandi. Questi cerchi o anelli, sono concentrici, sono formati dalle costruzioni presenti e sono uno dentro l’altro. Concentrici significa che hanno lo steso centro. All’interno ci sono residenze d’epoca, appartamenti e bed and breakfast.

Mi fermo qui, e per chi ne volesse sapere di più non vi resta che partecipare alla riunione dei membri di Italiano Semplicemente. Presto verrà pubblicato il programma della riunione che si svolgerà dal 24 al 30 giugno.

Per chi è interessato a far parte dell’associazione basta inoltrare ufficiale richiesta nella pagina dedicata.

Un saluto.

chiantigiana

L’albero della fecondità

L’albero della fecondità

(scarica audio)

Buongiorno a tutti, cari amici di Italiano Semplicemente.

Quello che segue è un episodio di ripasso.

Ho scelto di fare un episodio all’insegna dell’arte e della cultura italiana, sicuro che sarà di vostro interesse. Faremo dunque una bella ripassata di alcuni verbi, termini particolari ed espressioni che sono già state oggetto di spiegazione sulle pagine di italianosemplicemente.com. Per ognuno di questi episodi troverete un collegamento alla relativa spiegazione.

Parliamo dell’albero della fecondità, un affresco scoperto solo nell’anno 1999, che si trova a Massa Marittima, quindi in Toscana. Che c’azzecca, direte voi, con la lingua italiana? Oltre al pretesto del ripasso, c’è dell’altro e lo capirete tra un po’.

L'albero della fecondità

Autore foto: Niccolò Caranti

Trascrizione integrale disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Il vallone dei mulini – le meraviglie d’Italia

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Il Vallone dei Mulini è sicuramente una meta che vale la pena di visitare in Italia. 

Si tratta di una valle. 

In una valle di solito ci scorre un fiume o un corso d’acqua, poiché le valli si trovano sotto le montagne e hanno la forma di una striscia, una linea pianeggiante. 

Il vallone è ugualmente una valle, ma stretta e molto profonda. Si possono chiamare anche “gole“. In effetti il termine “gola” è più diffuso in generale per questo tipo di insenature del terreno molto profonde, scavate dalle acque nel corso dei secoli. Esiste anche il termine “burrone“, abbastanza simile. 

Quindi il Vallone dei Mulini è appunto un vallone, che si trova in Campania, la regione di Napoli, a pochissima distanza del centro di Sorrento. Precisamente questo vallone si trova nella “penisola sorrentina“.

La penisole sorrentina è prima di tutto una penisola, proprio come l’Italia stessa.

E’ quindi una striscia di terra che “entra” nel mare, ma non è circondata dal mare come le isole. E’ una delle principali mete turistiche della Campania, e ha due lati. Su un lato c’è la costiera sorrentina, e dall’altro forma la costiera amalfitana, che tra le altre cose è diventata patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO dal 1997.

Il vallone dei Mulini si chiama così perché c’è un mulino, usato per macinare il grano, che molti anni fa era stato costruito proprio lì per utilizzare la potenza dell’acqua per far girare il mulino.

Questo vallone non è ovviamente una zona abitata, soprattutto perché è molto umida. Ci sono comunque i resti di vecchi edifici del complesso industriale. 

Questo clima comunque ha consentito la crescita di molte piante anche molto rare. Ci sono persino alcune  piante carnivore.

L’esposizione solare e la presenza di moltissime piante conferiscono a questa valle un aspetto molto suggestivo. Infatti esistono moltissimi dipinti fatti ad ogni epoca da artisti di tutto il mondo.

 

vallone dei mulini

Le meraviglie d’Italia: Il pozzo di San Patrizio

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Trascrizione

Una delle meraviglie d’Italia che sono poco conosciute dagli stranieri che ci fanno visita è il pozzo di San Patrizio, che si trova ad Orvieto, un piccolo borgo dell’Umbria, nel centritalia, un paese abbarbicato su una rupe di tufo.

Curioso questo “abbarbicato” che significa “fortemente attaccato”.

Pensare che c’è persino chi si abbarbica alle proprie idee, quindi che è talmente attaccata ad esse che non cambia mai idea.

Chi invece è abbarbicato al denaro non si stacca mai da esso, e poi ci sono i borghi abbarbicati al tufo, come Orvieto.

Ed è proprio nel tufo, questo materiale che proviene dai vulcani (dalla lava dei vulcani, quindi è un materiale lavico, di origine lavica) è stato scavato questo pozzo nel secolo Xvi.

Il secolo sedicesimo inizia nel 1500 e termina il 1599.

Un pozzo serve a raccogliere acqua, per essere utilizzata nel corso dell’anno o in caso di emergenza, ed il pozzo di San Patrizio, con la sua profondità di più di 50 metri, di acqua ne può contenere parecchia.

È stato costruito per volere di papa Clemente VII, che voleva essere sicuro che l’acqua non mancasse mai, neanche in caso di epidemie e calamità naturali come terremoti e cose simili.

Ma anche perché c’era appena stato il Sacco di Roma nel 1527 e c’era il pericolo di altri assedi o conflitti.

Il Sacco di Roma avvenne infatti nel 1527 da parte dei lanzichenecchi che oltre a saccheggiare Roma, cioè a devastare e derubare, uccisero un sacco di persone e portarono anche la peste.

Papa Clemente VII riuscì a scappare

Così Clemente VII all’indomani del Sacco di Roma si rifugia ad Orvieto dopo essere scappato travestito da ortolano.

Così per essere sicuro di avere sempre l’acqua fa costruire questo profondissimo pozzo.

Forse non ve l’avevo detto ma l’indomani non è detto sia proprio il giorno successivo ad un giorno dato, ma in generale si intende immediatamente dopo, subito dopo, nei giorni seguenti.

Il pozzo comunque ha un fascino unico, è un vero capolavoro di ingegneria. Ha due rampe di scale indipendenti per salire e scendere, e pensate che erano dei muli a trasportare l’acqua estratta dal pozzo per portarla in superficie.

Il mulo è un animale simile al cavallo, usato nel passato per trasportare carichi pesanti.

Dall’alto del pozzo si vede l’acqua che c’è in fondo, e c’è l’usanza di gettare delle monete nel pozzo, un po’ come si fa con fontana di Trevi a Roma.

Se capitate in Umbria, fate un salto ad Orvieto e resterete a bocca aperta.

Si respira un’atmosfera magica e sacra, è davvero bello questo pozzo di San Patrizio.

In Italia è conosciuto da tutti, almeno tra gli adulti, tanto che è entrato anche nel linguaggio, e precisamente si dice che una cosa è come il Pozzo di San Patrizio quando si sprecano molte risorse ed energie, ma spesso senza troppi risultati.

Altre volte si usa anche per indicare qualcosa di molto capiente, profondo, che sembra senza fondo, senza fine.

Nel pozzo di San Patrizio infatti entra tantissima acqua e non si riesce mai a riempirlo.

Allora posso dire ad esempio che se una persona che non si sazia mai, se ha sempre fame, allora è come il pozzo di San Patrizio. perché non si riempie mai lo stomaco.

Posso ugualmente dire che se mio figlio spende un sacco di soldi e li spreca tutti, se più soldi ha, più ne spende, allora è come il pozzo di San Patrizio.

Oppure posso dire che la sanità italiana è un pozzo di San Patrizio perché si spendono tantissimi soldi per la cura della salute e spesso ci si chiede cosa ci si faccia con tanti aoldi e che non bastano mai.

Ciao a tutti. Andate a vedere qualche foto del pozzo di San Patrizio su internet.

Le meraviglie italiane: I Bronzi di Riace

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Trascrizione

Oggi parliamo dei Bronzi di Riace, che sono due statue di bronzo (lo dice anche il nome) che sono state ritrovate in mare nel 1972 nei pressi di Riace, un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, quindi nella regione Calabria, nel sud dello stivale.

Nonostante le due statue abbiano la faccia di bronzo (ed anche il resto del corpo) esse hanno un fascino particolare. Se non avete mai ascoltato l’episodio legato all’espressione “avere la faccia di bronzo” andate a dare un’occhiata.

Il bronzo è una lega composta da rame e stagno. Il bronzo è anche il nome di un colore molto particolare, un mix tra il marrone scuro e il colore arancione.

Questi Bronzi di Riace sono probabilmente di provenienza greca o anche magnogreca e risalgono al V secolo a.C..

Avete notato che parliamo ancora della Grecia antica? Anche parlando della via appia abbiamo se ricordate parlato dei greci.

La cosa che colpisce di queste statue di bronzo, bellissime e altissime (circa 2 metri) è che sono in eccezionale stato di conservazione. Attualmente sono conservate al Museo nazionale di Reggio Calabria.

Sono statue bellissime, rappresentano due uomini dalle fattezze straordinarie, a grandezza naturale, ma sono due fisici scultorei, quindi rappresentano due uomini dal fisico eccezionale, giovani e forti; probabilmente dei guerrieri.

Ho parlato di “fattezze“. é un termine che si usa quando si vuole indicare le forme di qualcosa o qualcuno; ci si riferisce generalmente all’aspetto fisico.

La fattezza è il modo come uno “è fatto”, quindi indica le forme, le proporzioni, o anche i lineamenti del viso.

Posso dire che la controfigura di un attore, che generalmente è una persona che prende il posto dell’attore nelle scene pericolose, deve avere le stesse fattezze dell’attore, altrimenti non è una controfigura e gli spettatori noterebbero la differenza.

Posso anche dire che una ragazza ha delle fattezze delicate, o anche che gli atleti son spesso persone molto belle fisicamente e dalle fattezze perfette.

Ebbene anche i bronzi di Riace rappresentano alla perfezione le fattezze perfette di un uomo: hanno un fisico slanciato, dei muscoli perfetti, uno sguardo fiero, una postura eretta.

Sono considerati dei veri capolavori della scultura, tra i più significativi dell’arte greca. Non si sa esattamente chi sia stato l’autore. Ci sono diverse ipotesi a riguardo.

Le due figure maschili sono nude, e questo esalta ancor di più la loro bellezza. Una di loro ha una barba fluente, a riccioli, tiene le braccia aperte.

L’altra statua ha invece sul braccio sinistro uno scudo. Questo conferma che si trattasse di guerrieri, nelle intenzioni dello sconosciuto autore.

Le statue sono state analizzate nel dettaglio e pare che non siano fatte solo di bronzo. È stato usato argento, avorio e rame.

Il fatto che avessero lo scudo e forse anche una lancia sulle mani sembrerebbe escludere si trattasse di atleti, ma un archeologo italiano avanza una originale ipotesi.

Notate che avanzare un’ipotesi significa proporre un’ipotesi, e il significato è diverso da ventilare un’ipotesi, che abbiamo spiegato sulle pagine di Italiano Semplicemente. L’archeologo avanza dunque l’ipotesi che i due bronzi raffigurino degli atleti vincitori nella specialità della corsa oplitica (corsa con le armi).

La statua “A” – così si chiamano le due statue: A e B (brutto nome , lo so, potevamo fare di meglio – la statua A, dicevo, sarebbe opera di un artista, (notate che ho usato il condizionale perché non è sicuro) nel 460 a.C., mentre la statua B di un altro artista, eseguita intorno al 430 a.C. Questa ipotesi comunque non sembra suscitare molta credibilità.

Dovete sapere che ci sono molti misteri intono ai bronzi. Come hanno provato a raccontare in un servizio televisivo, forse esiste anche una terza statua, un terzo bronzo. E poi dove sono finiti questo scudo, le lance ed anche gli elmi (i copricapo).

Difficile ricostruire tutto, infatti potrebbe darsi che la nave che portava le due statue si liberò delle stesse, le gettò in mare, dunque se ne sbarazzò.

Sbarazzarsi di qualcosa significa liberarsi di qualcosa, qualcosa che non serve più, qualcosa che ci dà persino fastidio magari. Magari per alleggerire la nave hanno sacrificato i bronzi perché erano molto pesanti.

Dovete sapere che c’è anche una leggenda su una presunta maledizione legata ai bronzi.

Anni fa iniziò a girare la voce che le due statue portassero sfortuna. Infatti ci furono degli incidenti, delle morti di persone coinvolte nel ritrovamento delle statue. Il luogo in cui sono state ritrovare le statue sarebbe un luogo sacro, un luogo che è stato profanato e questa profonazione pare abbia provocato la vendetta degli due santi che erano venerati dal popolo locale.

Profanare è un verbo che si usa solamente per le cose sacre. Significa offendere una religione, i suoi luoghi, i suoi oggetti, ma anche entrare in una tomba, violare questa tomba. Quindi la profanazione è una violenza che si fa ad una religione, un grave torto relativo alle cose sacre. Si può profanare anche la memoria di una persona morta, e per fare questo basta gettare del fango su questa persona.

Questi santi dunque si sarebbero arrabbiati e avrebbero provocato incidenti e morti a seguito di questa offesa, di questa profanazione.

La stessa parola profano è esattamente il contrario di sacro. Hanno un significato opposto.

Trattasi comunque di una leggenda appunto, affascinante per alcuni, solo sciocchezze per altri.

Di sicuro vale la pena andare a trovare i due bronzi non appena la pandemia si sarà placata.

Ad ogni modo la prossima volta che Notate un ragazzo dal fisico perfetto, con i muscoli tutti al loro posto, potete tranquillamente dire che sembra un Bronzo di Riace. È il miglior complimento che possiate fargli.

Le meraviglie italiane: La via Appia

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Voci di Emanuele e Giovanni

Descrizione

La via Appia era la più famosa e antica tra le strade romane. Parlo degli antichi romani. Una strada romana che collegava Roma a Brindisi, una città della Puglia, che si trova sul mare e che quindi era importante per via del suo porto, che lo collegava via mare con la Grecia e con l’Oriente.

Nell’episodio si coglie l’occasione anche per ripassare qualche espressione già vista insieme e per fare qualche approfondimento sulla lingua italiana.

Il balcone di Giulietta e Romeo

File audio disponibile per i membri dell’associazione Semplicemente  Italiano (ENTRA)

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Voci di Emanuele e Giovanni

Descrizione

L’episodio fa parte di una delle lezioni del venerdì dedicate alle bellezze italiane. Per maggiori informazioni visita la pagina dell’associazione.

Trascrizione

Quando si parla di balconi, in Italia, lo si può fare in tre modi diversi.

Il primo modo è affacciarsi dal balcone.

Il balcone in fondo serve a questo: ad affacciarsi. Strano verbo “affacciarsi”

Lo dovremo vedere insieme perché ha diversi utilizzi. Comunque affacciarsi in questo caso è “mettere la faccia fuori”. Vabbè, lo vediamo un’altra volta…

Il secondo modo per usare un balcone è accusare qualcuno di essere pazzo.

Uno dei modi per fare questo è infatti dire:

Sei fuori come un balcone!

Ci sono molti modi per esprimere lo stesso concetto, ma questo è sicuramente il più simpatico.

In effetti non c’è dubbio che ogni balcone si trovi “fuori”, cioè non dentro.

Si trova fuori anche il balcone più famoso d’Italia, cioè, diciamo uno dei balconi più famosi d’Italia.

Uno di questi balconi lo abbiamo incontrato in un episodio dedicato a Palazzo Venezia, ricordate?

Da quel balcone si è affacciava il Papa e dopo di lui il Duce ai tempi del fascismo.

Ma loro malgrado, il balcone più famoso d’Italia a dire il vero si trova a Verona, una città italiana famosa per l’Arena di Verona e per, appunto, il balcone di Giulietta.

Sapete chi è Giulietta? Magari non vi dice nulla questo nome ma se aggiungo il nome di Romeo probabilmente vi torna in mente l’amore tra i due, l’amore romantico per eccellenza.

Il balcone di Giulietta Capuleti (questo era il suo cognome) è famoso in tutto il mondo perché Giulietta ci si affacciava.

Che c’è di strano allora? Semplicemente che Giulietta potrebbe non essere mai esistita… a quanto pare!

Il balcone più famoso del mondo è dedicato ad una ragazza che è il personaggio protagonista di un’opera letteraria scritta da Shakespeare, che si chiama proprio “Romeo e Giulietta” e non solo Giulietta (forse) non è mai esistita, ma l’autore non ha mai messo piede a Verona nella sua vita.

Il balcone si affaccia su un piccolo cortile interno che normalmente è stracolmo (o ricolmo, o pienissimo, o strapieno) di migliaia di turisti.

Non di questi tempi ovviamente.

In effetti questo sarebbe un assembramento di conseguenza non sarebbe possibile.

Ho detto che il balcone si affaccia su un piccolo cortile.

Sì, anche i balconi si affacciano, pur non avendo una faccia.

Lo stesso si può dire di una di una finestra che si affaccia su un lago, o qualcos’altro.

Ah già… avevamo detto che il verbo affacciarsi lo vediamo un’altra volta…

E Romeo? Chi sarebbe questo Romeo e che c’entra col balcone?

C’entra eccome, perché Giulietta si affacciava dal balcone per vedere Romeo, che stava sotto e parlavano di loro due, del loro amore difficile, impossibile direi!

Pare che neanche il balcone sia mai esistito, non solo Giulietta e Romeo!

Pare infatti sia stato realizzato solo per dare vita alla scenografia pensata dall’autore.

L’edificio da cui si affaccia il balcone rappresentare una ricostruzione molto fedele delle tipiche dimore signorili venete del XIV secolo.

Ma la casa di Giulietta in realtà si chiama Casa di Dal Cappello.

Questa era la casa di alcuni mercanti di spezie (vendevano spezie) in realtà, e da questi mercanti deriva il vero nome della casa di Giulietta.

Insomma, prima del novecento sicuramente questo balcone non esisteva. È stato realizzato solamente più tardi, in fase di ristrutturazione dell’edificio.

Quando Romeo entrò nel cortile dove si affaccia il balcone, si legge nel dramma di William Shakespeare. Giulietta avverte Romeo che sta rischiando la vita se qualcuno si accorge che si trova qui.

Ma Romeo risponde:

tutto che Amor può tentare, Amor l’osa.

Vale a dire: l’amore è talmente forte che ti fa fare qualunque cosa sia possibile fare.

A quei tempi c’erano due famiglie che si odiavano, quella dei Montecchi e quella dei Capuleti.

E Indovinate un po’?

Giulietta era della famiglia dei Capuleti e Romeo, suo malgrado, era un Montecchi.

Capite bene che era impossibile sposarsi se le rispettive famiglie sono acerrime nemiche.

Anche acerrime è un termine interessante.

Si usa solo per i nemici. Se i nemici si odiano molto, si dicono acerrimi nemici.

Insomma, Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti non potevano amarsi. Un po’ come Renzo e Lucia de “I promessi Sposi”.

Ma a Romeo e Giulietta è toccata la sorte peggiore.

Infatti Giulietta, per volere della sua famiglia, doveva sposarsi con un conte.

Lei ovviamente non voleva, così sapete cosa fece?

Giulietta pensò di bere un narcotico, una sostanza che l’avrebbe fatta sembrare morta, il giorno precedente delle nozze col conte. In questo modo Giulietta avrebbe evitato il matrimonio semplicemente perché era morta! E così fece. Bevve questo narcotico. Giulietta era d’accordo con Fra Lorenzo, che avrebbe dovuto avvisare Romeo di questo loro piano. Ma Fra Lorenzo non riuscì ad avvisarlo, perché ci fu un inconveniente.
A Romeo giunse notizia della morte di Giulietta, che in realtà però non era affatto morta, ma lui non lo sapeva!
Così Romeo, andò a verificare di persona, vide coi suoi occhi che Giulietta sembrava effettivamente morta, e sopraffatto dal dolore, dopo un ultimo bacio si uccise bevendo un veleno.
E Giulietta? Giulietta si svegliò come da programma, vide che Romeo era morto e si uccise anche lei pugnalandosi al cuore.
Una fine tragica che però fece riconciliare le due famiglie, accomunate da una tragedia d’amore.

Le meraviglie di Roma: Palazzo Venezia

Audio

Trascrizione

Oggi parliamo di Palazzo Venezia, un palazzo di Roma, che si trova a Roma, e non a Venezia. Precisamente si trova a Piazza San Marco, proprio vicino a Piazza Venezia Siamo proprio al centro di Roma.

Se dite al navigatore satellitare di portavi a Roma vi porterà esattamente a Piazza Venezia. E’ lì che inizia via del Coro, la via dello shopping, e siamo anche molto vicini al Pantheon di cui abbiamo già parlato, a Fontana di Trevi ed a molte altre bellezze di Roma.

Ma perché questo palazzo si chiama così, col nome della città di Venezia?

Il palazzo fu costruito tra il 1455 e il 1467 ma nel 1564 papa Pio IV dona il palazzo alla Repubblica di Venezia per utilizzarlo come sede dei suoi ambasciatori ed oratori presso la Santa Sede. A questo si deve il nome.

Ma perché io oggi voglio parlarvi di Palazzo Venezia?
Per conoscere un po ‘ di storia innanzitutto ma soprattutto per ascoltare qualcosa di piacevole di tanto in tanto, nella speranza che nel frattempo ci sia modo di spiegare qualcosa della lingua italiana.

Dunque, per costruire questo palazzo è stato utilizzato del travertino proveniente dal Colosseo e dal Teatro di Marcello.

Oggi non faremmo mai una cosa del genere!

Comunque il palazzo è uno dei primi e più importanti edifici civili della Roma rinascimentale. E’ considerato la più grande opera civile del’400 romano.

Si parla del rinascimento, e il Rinascimento a Roma copre il periodo che va dagli anni quaranta del Quattrocento, fino alla prima metà del Cinquecento, quando la città papale (cioè Roma) fu il più importante luogo artistico del mondo, con maestri quali Michelangelo e Raffaello. Notate che ho utilizzato “quale” e non “come”. Vedete l’episodio in cui spiego il motivo di questa scelta. E’ il n. 200 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Quindi l’architettura è quella del rinascimento romano, e del Colosseo non ha soltanto il travertino (che è una roccia molto dura). Infatti la costruzione del palazzo si ispira in parte anche al Colosseo, e questo si nota osservando ad esempio il cornicione ed altri elementi architettonici. Il cornicione è il nome che si dà alla parte esterna della pizza, quella che solitamente si brucia un po’, ma in architettura è la parte più alta di un edificio. Il cornicione in questo caso sporge un po’ rispetto all’edificio.

Palazzo Venezia era talmente importante che persino Mussolini, il Duce, pose la sede del quartier generale. Il balcone di Palazzo Venezia è proprio quello da cui lo stesso Mussolini fece la dichiarazione di guerra alla Francia e al Regno Unito e, di conseguenza, decretò l’entrata in guerra dell’Italia. Era il 10 giugno 1940. Ho usato la parola “persino” ma avrei potuto usare “perfino” con lo stesso significato. Ne abbiamo parlato nell’episodio n. 367.

FOTO ATTUALITÀ / XVIII ANNUALE DELLA FONDAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO - MUSSOLINI PARLA AL POPOLO DAL BALCONE DI PALAZZO VENEZIA
FOTO ATTUALITÀ / XVIII ANNUALE DELLA FONDAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO – MUSSOLINI PARLA AL POPOLO DAL BALCONE DI PALAZZO VENEZIA – Fonte

Pensate che la luce di questa stanza del Palazzo non veniva mai spenta in quegli anni perché si voleva dare il messaggio che che il governo non riposava mai.

Notate che quando si parla di Palazzo Venezia si usa la preposizione “di” e non si può dire “del palazzo Venezia”.

Se diciamo il nome, allora dobbiamo usare “di“. Invece se non diciamo il nome, allora dobbiamo usare “del”, ad esempio: la proprietà del palazzo è cambiata, l’immagine del palazzo è stata ristrutturata, eccetera. Questo ovviamente non vale solamente per palazzo Venezia.

Comunque, prima si Mussolini, quel balcone era famoso per un’altra ragione.

Papa Paolo II scelse Palazzo Venezia come sua residenza e dallo stesso balcone (siamo nel ‘400) osservava le corsa dei cavalli che si svolgevano lungo tutta via del Corso Queste corse si svolgevano tradizionalmente durante il periodo di Carnevale (fonte).

Insomma, il balcone più famoso del mondo, forse secondo solo a quello di Romeo e Giulietta che si trova a Verona.

Ah, dimenticavo: Palazzo Venezia ospitò anche un concerto di Mozart quando aveva solo 14 anni. Quanti spettatori? Oggi conta molto il numero dei followers (o seguaci, in Italiano) e il numero delle persone in generale. Ma in quel caso furono in pochi ad assistere al concerto. Ma c’era il Papa tra questi. Non so se rendo… Questa espressione però ancora non l’ho spiegata. Si usa per esprimere, con falsa modestia, una virtù, o la grandezza.

Come a dire: sono riuscito a rendere l’idea? Non so se ci sono riuscito. Molto più brevemente: non so se rendo!

Questo episodio comunque finisce qui, un saluto da Giovanni di Italiano Semplicemente. Avete capito bene, sono prorpio io, Giovanni. Non so se rendo! (Scherzo naturalmente!)

Le meraviglie di Roma: Il Colosseo quadrato

Audio

Trascrizione

Ripassiamo qualcosa di quanto imparato su Italiano Semplicemente parlando delle Meraviglie di Roma, la rubrica dedicata alle bellezze di Roma dal punto di vista storico culturale.

Parliamo allora di poesia, di architettura, di migrazioni di scienziati e di eroi. Come sarebbe a dire? Potreste dirmi voi.

«un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori».

Questo è ciò che disse Benito Mussolini, il dittatore italiano nel 1935 ed è anche la scritta che campeggia sulla parte alta del Palazzo della Civiltà Italiana, anche detto Il Colosseo quadrato, un monumento costruito nel 1938 e terminato solo dopo la seconda guerra mondiale.

Iniziamo dal nome. Colosseo quadrato o Palazzo della Civiltà Italiana?

Il Colosseo quadrato è, si potrebbe dire, il soprannome, il nomignolo, perché il suol vero nome è appunto “Palazzo della Civiltà Italiana”.

Però somiglia molto al Colosseo, per via dei numerosi archi, ma avendo una base quadrata, è stato chiamato appunto Colosseo quadrato. Non trovate anche voi una certa somiglianza col Colosseo?

Allora, il Palazzo della Civiltà Italiana si chiama così perché doveva proprio rappresentare le virtù italiane, doveva parlare degli italiani. Durante l’era fascista, come sappiamo, si dava molta importanza all’identità dell’Italia e del popolo italiano.

Ovviamente dovevano essere descritte le virtù, e non certamente i difetti, il che non significa che non ne abbiamo! Dunque gli italiani vengono descritti come eroi, cioè come persone che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s’impongono all’ammirazione di tutti.

Di indeciso42 – archivio personale, CC BY-SA 4.0, 

Un popolo di musicisti, cioè di persone che hanno talento per una determinata attività in musica, inerente alla creazione o all’esecuzione di composizioni strumentali, vocali, corali.

Un popolo di artisti, persone dedite all’arte.

Di Santi, vale a dire di persone riconosciute dalla Chiesa degne di venerazione.

Un popolo di pensatori e scienziati, cioè di studiosi di problemi a livello filosofico o di una particolare disciplina scientifica.

Siamo anche navigatori e trasmigratori, un termine, quest’ultimo, che equivale a “migranti”. A quel tempo erano gli italiani a migrare in altri paesi alla ricerca di fortuna e felicità.

Ebbene queste virtù del popolo italiano sono rappresentate da una serie di statue  altissime che si trovano a piano terra.

Dunque, una curiosità: essere migranti era considerata una virtù. In quanto tale dovrebbe essere sempre apprezzata, anche se appartiene ad altri popoli giusto? ma pare che oggi non sia più così. considerando tutti i problemi politici legati ai trasmigratori che arrivano oggi in Italia. Ma come si fa, dico io!

Si potrebbe dire che nel ventennio fascista, in quanto a democrazia e rispetto eravamo ancora a carissimo amico!

D’altronde si sa, i regimi sono quello che sono in quanto a democrazia.

Comunque, il Colosseo quadrato si trova in una zona molto grande a sud di Roma che si chiama EUR. Questa sigla sta per Esposizione Universale Roma.

Il palazzo nasce infatti insieme a tutto il quartiere dell’EUR, concepito per ospitare proprio una esposizione universale. La prima di queste esposizioni fu tenuta a Londra ad esempio, e in quell’occasione è stato costruito lo storico Crystal Palace.

Allora, nel 1942 se non ci fosse stata la guerra, si sarebbe svolta a Roma  l’Esposizione Universale e il Governo italiano, considerata la portata dell’evento, avrebbe approfittato dell’occasione per celebrare in tale data il ventennale del regime fascista. Il ventennale è il ventesimo anniversario, il ventesimo compleanno.

Che peccato vero?

Ma è interessante parlare di quanto disse Mussolini nel 1935 a proposito della scritta che campeggia sul Colosseo Quadrato.

Dovete sapere che la Società delle Nazioni ventilò delle sanzioni contro l’Italia a seguito della guerra d’Etiopia iniziata proprio nel 1935.

L’aggressione dell’Italia contro l’Etiopia ebbe importanti conseguenze diplomatiche e suscitò una notevole riprovazione (Il contrario dell’approvazione) da parte della Società delle Nazioni che quindi decise d’imporre delle sanzioni economiche contro l’Italia, ritirate nel luglio 1936 anche se Mussolini rispose picche all’appello delle Nazioni Unite. Mettere fine all’aggressione? Neanche per sogno, avrà pensato Mussolini!

Infatti il Duce, che evidentemente non era affatto d’accordo con queste sanzioni, disse che queste sanzioni erano un’offesa, e contro questo popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori, quindi come si osa parlare di sanzioni?

Come vi permettete di sanzionare l’Italia, voleva dire Mussolini, noi che abbiamo cotante virtù, le stesse virtù che adesso sono scritte sul Palazzo della civiltà italiana e che evidentemente Mussolini credeva fossero solo appannaggio degli italiani.

Poi non si può certo dire che il fascismo non ci abbia messo del suo nella costruzione del Colosseo quadrato: l’uso del materiale che si chiama Travertino, ad esempio, che ricopre la struttura esterna, non è casuale, infatti richiamava i valori dell’impero romano, era un ritorno alla tradizione, secondo i desiderata del duce.

Vi risparmio la lista completa dei desiderata del regime (lasciamo correre) perché alcuni di questi non sono affatto piacevoli da ascoltare. Qualcuno, ascoltando la lista completa, potrebbe prendere e interrompere l’ascolto di questo episodio,

Ma tanto finisce comunque qui. Non fosse altro che per non annoiarvi.

Comunque se venite a Roma, fate una capatina all’EUR. Dal vivo, il Palazzo è tutta un’altra cosa!

Ah, per la cronaca, voglio dare un ultimo messaggio dedicato a coloro che sono di diverso avviso sul regime fascista: questo episodio non voglio che vada loro di traverso in quanto è solo un episodio di ripasso delle espressioni spiegate su ItalianoSemplicemente.com e il sito non ha  niente a che spartire con la politica. Cominciamo a fare questo dovuto distinguo.

Le meraviglie di Roma: la gatta di Via della Gatta

Audio

Bogusia (membro dell’associazione Italiano Semplicemente):

Buongiorno a tutti gli amici del sito italiano semplicemente. Sono di nuovo qui. Mi chiamo Bogusia, sono polacca, però affascinata della lingua italiana, della storia e cultura italiana e soprattutto della Roma con i suoi segreti e misteri.
Non riesco a smarcarmi dalla voglia di cercare i luoghi che forse sfuggono a tanti, che partendo alla volta di Roma, dimenticano che bisogna guardare in modo indefesso per scoprire cose meravigliose, che si trovano a portata di mano nel centro storico.

Mi rendo conto che a volte manca il tempo per fermarsi a lungo, guardare in su, bisogna fare qualche foto, consumare un pasto seguito da un ammazza-caffè e poi bisogna assolutamente dare seguito alle direttive della guida turistica. Altro che storie! A volte è un peccato però.
Il mio racconto di oggi verte su una gatta speciale. Forse adesso dovrei aprire una parentesi, si dà il caso che a Roma ci siano una caterva di raffigurazioni di animali, sparsi dappertutto, che coinvolgono tante leggende che non possono però passare in cavalleria.
Il mio racconto lo faccio ovviamente sulla falsariga degli episodi di ripasso precedenti, cioè facendo un ripasso delle espressioni di due minuti che mi ronzano per la testa.
Altrimenti non sarebbe cosa! Spero che io non sfori troppo e non faccia nessuno sgarro di sorta.
Ragion per cui smetto di parlare di cose futili, non vi tengo sulle spine e rinuncio ai preamboli, sperando anche che riesca a sfoderare un racconto con i fiocchi .
Siamo nel centro storico, via del Plebiscito, le collezioni di Palazzo Doria Pamphilj e di Palazzo Venezia, abbiamo visto già gli affreschi della chiesa del Gesù. E’ là dove ogni giorno si accalcano centinaia di visitatori, ma pochi sanno che a due passi da lì si trova una perla della Roma misteriosa.
Vale solamente la pena di fare una capatina sul retro di Palazzo Grazioli (che da qualche anno ha assunto una gran notorietà, al di là dei pregi architettonici, per essere stato scelto per un certo periodo di tempo come residenza romana di un noto esponente politico italiano: Silvio Berlusconi, nonché sede del suo “parlamentino”).

Palazzo Grazioli
Roma, palazzo Grazioli a via del Plebiscito – Autore =Lalupa

Passando per via della Gatta, bisogna buttare un occhio in su e si vede come sul cornicione di Palazzo Grazioli vi sia posata una piccola gatta in marmo, a grandezza naturale.

via della gatta romaSi presume proveniente dal vicino Iseo Campense. Infatti, a suo tempo il gatto era un animale sacro a Iside, divinità egiziana venerata anche a Roma. Ma che c’azzecca questa gatta egiziana con i romani e Roma? Vediamo un po’ allora.
La gatta di Via della Gatta proviene dagli scavi del tempio di Iside e Serapide che si trovava in questa zona: L’Iseo Campense. Non era però il tempio dedicato ad Iside più antico di Roma ma sicuramente il più grande ed in oltre sembra che il culto sia rimasto in piedi per molto tempo. Sono tante le statue che si possono ammirare a Roma, e può darsi che un giorno parlerò di una di quelle che ha attirato maggiormente la mia attenzione.
Ma torniamo a bomba, la nostra gatta di Via della Gatta.
La sua strana collocazione sul cornicione marcapiano fu oggetto di molte ipotesi e dicerie tra il popolino. È facile capacitarsene visto che spesso hanno anche un certo non so che di affascinante, e i romani amano le leggende e le sanno raccontare di punto in bianco, così su due piedi .
Vero Gianni? Mi reggeresti il gioco anche questa volta?

Giovanni: naturalmente, non vedo perché non dovrei, soprattutto quando trovo qualcuno che fa episodi al posto mio! Non c’è nessun rovescio della medaglia direi. Ma quante sono queste leggende?

Bogusia: Ne proverò a rispolverare tre, su questa nostra gatta.
Facendo questo non faccio nessuno strappo alla regola, infatti è un esercizio che faccio spesso, e vi dirò che mi aiuta molto ad ingranare con l’italiano, veramente come si deve. È Il metodo che preferisco e senz’altro forma un binomio inscindibile con l’apprendimento. Allora andiamo al dunque.
Una delle leggende racconta del salvataggio di un bambino in bilico sul cornicione di un palazzo. La gatta avrebbe avvisato la mamma distratta che riuscì poi a salvare il bambino. La statua in effetti ha dei tratti materni e protettivi e sarebbe stata posta proprio là dove il bambino avrebbe rischiato la vita.
Nella seconda leggenda, analogamente alla prima, il miagolio della gatta avrebbe svegliato gli abitanti della zona avvisandoli di un incendio notturno, salvando le case e le vite degli abitanti.
La storia più fantastica è sicuramente però quella relativa alla leggenda che vuole che la gatta punterebbe il suo sguardo proprio in direzione del luogo in cui sarebbe nascosto un tesoro. Nel tempo in parecchi hanno provato a cercarlo a destra e a manca. Non è dato sapere se tale tesoro sia rimasto sotterrato, oppure già da tempo scoperto e sfruttato nel più assoluto silenzio. Un parolone privo di fondamento? Per quanto se ne sa il tesoro non è stato ancora trovato e si dice che poiché lo sguardo della gatta si posa sulla vicina Biblioteca Rispoli, può darsi che il tesoro sia di altro tipo, tipo che si tratti di libri.
Non si direbbe?
Eh si, i libri sono il tesoro per eccellenza secondo me. Ragazzi, si sa che a Roma si racconta di tutto e sulla intera storia permane tuttora un alone di mistero. Le leggende non passano in cavalleria ed io ve le racconto, non fosse altro che per questo. Adesso vi dico ciao, ci riaggiorniamo.

Giovanni: abbiamo ripassato ben 55 episodi. Ciao a tutti e grazie a Bogusia.

fonti: www.romasegreta.itwww.fuoridellaclasse.it

Romolo, Remo e la storia di Roma

Audio

Trascrizione

Romolo e Remo
Romolo, Remo e la lupa

Giovanni: Conoscete Romolo e Remo?

Chi sono? La leggenda vuole che siano i fondatori della Città di Roma.
Sono, o meglio, erano, due fratelli gemelli, uno dei quali, Romolo, fu il fondatore della città di Roma e suo primo re. Quindi sarebbe state Romolo e non entrambi a fondare Roma. Ma vediamo meglio, adesso vi racconto la storia. Con l’occasione aprirò alcune parentesi per spiegarvi qualcosa relativamente alla lingua italiana.

Apro prima di tutto una parentesi sul verbo fondare: Il verbo fondare è interessante perché si usa non solo per fondare una città o una nazione, nel senso di dare vita a un nuovo centro abitato, costruirne il primo nucleo.

Ma si usa anche nella politica: fondare un partito politico, è dare inizio al partito; non cambia molto rispetto alla città.

Fondare quindi è anche dare vita a un qualsiasi organismo, o a un’istituzione, o anche ad un pensiero, stabilendone le basi o i principi. E’ simile anche a istituire.

Freud è il fondatore della psicoanalisi ad esempio, come il sottoscritto (cioè io, Giovanni) è il fondatore di Italiano Semplicemente.

La data di fondazione di Roma è il 21 aprile 753 a.C. (cioè avanti Cristo, cioè prima della nascita di Gesù). Si parla di questa data come del Natale di Roma. Il 21 aprile 753 a.C. è dunque il Natale di Roma.

Sapete che la parola “Natale” si usa anche per indicare la nascita in generale, e non solo il, giorno in cui è nato Gesù Cristo (il fondatore del Cristianesimo).

Se io sono nato a Roma, poi, posso dire che la città di Roma ha dato i natali a Giovanni. Così analogamente Firenze ha dato i natali a Dante.

E quale città ti ha dato i natali? Tutti voi sicuramente avete un luogo e anche una nazione che vi ha dato i natali. Ricordate che natali si scrive con la n minuscola. Solo Natale, al singolare vuole l’iniziale maiuscola (l’iniziale è la prima lettera di una parola).

Dunque si parlava di Romolo e Remo, i fondatori di Roma. La leggenda vuole che Romolo e Remo furono cresciuti dalla femmina di un lupo, cioè da una lupa. Insomma da un animale.

Una lupa infatti, un giorno, narra la leggenda, scese dai monti fino al fiume per bere, quando fu attirata dal pianto di due bambini. Così li raggiunse e si mise ad allattarli.

In seguito i due bambini furono trovati da un pastore che insieme alla moglie decide di crescerli come suoi figli.

Alcuni dicono che sia proprio la moglie di questo pastore la famosa “lupa“, parola che in lingua latina significa, pensate un po’, anche “prostituta“.

Prostituta è un termine che indica generalmente una donna che dona il proprio corpo in cambio di denaro. Ma anche un uomo si può prostituire, avendo anche lui un corpo. Il verbo che indica l’atto di vendere il proprio corpo è proprio questo: prostituirsi, mentre per il luogo in cui ci si prostituisce, il luogo dove si svolge l’attività della prostituzione, ci sono diverse denominazioni. Normalmente si parla di “bordello”, termine abbastanza informale, ma si parla anche di casa di appuntamenti, casino (senza accento, altrimenti diventa casinò, dove si gioca d’azzardo), postribolo, puttanaio (termine abbastanza volgare) o anche, pensate, lupanara.

Le lupanare è un termine che oggi non si usa più, ma indica ugualmente un luogo dove si svolge la prostituzione. Sono famose le lupanare di Pompei, la città sommersa dalla lava del vulcano Vesuvio, nella regione Campania.

Di conseguenza questo ci dice che è molto probabile che la “lupa” da cui sono cresciuti Romolo e Remo sia stata in realtà una prostituta e i romani, gli abitanti di Roma, che orgogliosamente si dicono “figli della lupa“, capite bene che non sarebbe esattamente un complimento…

Comunque Romolo e Remo, secondo la leggenda, crebbero inizialmente in una capanna situata sulla sommità del Palatino, sulla punta più alta del Palatino. Si parla di sommità, cioè del punto più alto, perché il Palatino è un colle, cioè una collina, e precisamente si tratta di uno dei sette colli di Roma. A Roma ci sono sette colli.

Ebbene quando furono un po’ cresciuti, Romolo e Remo si recarono sulla riva del Tevere (il fiume che attraversa anche oggi Roma) per fondare una nuova città.

Romolo e Remo erano di origini nobili discendenti da Enea, figlio della dea Venere. La madre di Romolo e Remo era Rea Silvia, e il padre era il dio Marte, il dio della guerra, anche se la loro storia è abbastanza triste perché la loro madre fu uccisa e i due bambini furono messi un un una cesta, cioè in un contenitore e furono messi sull’acqua del fiume. La corrente ovviamente li trascinò con sé e successivamente furono trovati proprio dalla famosa “lupa”.

Rea Silvia: è vero, io, Rea Silvia, sono la madre di Romolo e Remo. Mio zio mi costrinse a fare voto di castità. Amulio, sì, proprio mio zio, dopo aver ucciso mio padre Numitore, che aveva diritto al trono (era il primo figlio).

Amulio non voleva che facessi figli. Tuttavia un giorno, in un bosco, mentre ero a prendere dell’acqua, il dio Marte mi ha preso con la forza e da quel rapporto nacquero Romolo e Remo. Poi io sono stata seppellita viva, aimé, per non aver rispettato il voto di castità.

Giovanni: Dunque, i due erano gemelli, dunque chi era il successore? Toccava agli dei decidere e così gli dei dovevano indicare colui che doveva dare il nome alla nuova città e che quindi diventasse il primo re di questa città dopo la fondazione. Ma come fanno gli dei ad indicare qualcosa? Come fanno a dare dei segnali agli esseri umani? Beh, sta agli stessi umani interpretarli, osservando ciò che accade e notando se accade qualcosa di strano. Si chiamano “presagi” in italiano. I presagi spesso venivano dal cielo, che era qualcosa di molto misterioso a quei tempi.

Allora sembra che apparvero sei avvoltoi, a Remo, e questo venne interpretato come un segno degli dei, cioè un presagio divino.

Gli avvoltoi sono degli uccelli, dei grossi uccelli rapaci. Evidentemente non accadeva spesso di vedere nel cielo di Roma degli avvoltoi.

Ma a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio di Remo era stato annunciato, così vennero proclamati re entrambi.

Ma uno solo poteva essere il re. Chi doveva spuntarla? Chi doveva avere la meglio?

C’era chi diceva che era giusto fosse Remo, perché il suo presagio era avvenuto prima, e c’era chi invece sosteneva che 12 è il doppio di 6, quindi toccava a Romolo l’onore di dare il nome alla città.

Dalle parole si passò allo scontro fisico e Romolo uccise Remo. E così poté dare il nome alla città: Roma.

E solo lui è stato pertanto il fondatore di Roma.

Chissà come si sarebbe chiamata la città se avesse vinto Remo!

Naturalmente tutto questo che vi ho detto è vero se questa storia è fondata!! Questo è un altro modo di usare il verbo fondare. Si tratta di un senso figurato. Significa prendere origine, basarsi. Ma se una cosa è fondata, come una teoria, o una storia, senza aggiungere altro, significa semplicemente che è credibile e quindi che molto probabilmente è vera.

Su cosa è fondata la tua teoria? Cioè su cosa è basata? Qual è l’origine?

Cosa c’è alla base dee tue idee? Si tratta di idee fondate? Oppure sono prive di fondamento?

Si può dire semplicemente così: la storia è fondata, oppure in caso contrario, la storia è infondata!

La storia di Romolo e Remo, o meglio la loro leggenda è fondata sulla tradizione mitologica romana e questo non significa che sia fondata, cioè credibile, vera. E’ fondata su quanto raccontato anche nell’Eneide di Virgilio e dalla storia di Roma raccontata dallo storico latino Tito Livio. Si parla di leggenda, appunto, e una leggenda è un racconto o immaginario, frutto della fantasia, oppure alterato dalla tradizione, modificato nel tempo dalla fantasia e dalla tradizione, per poter esaltare dei personaggi, per costruire un mito che appartenga al patrimonio di un popolo, per circondare di mistero e quindi di fascino un oggetto o un luogo.

Spero che abbiate gradito questo episodio. Ci sentiamo al prossimo.

La Tomba di Nerone – le Meraviglie di Roma

Audio

Fonte: https://www.romanoimpero.com/2017/07/tomba-di-nerone.html?m=1

Trascrizione

Giovanni: Ciao a tutti. Allora oggi voglio lasciarvi alle parole di un membro dell’associazione che ha una bella storia da raccontarci per gli amanti dell’Italia e di Roma. Noi ci sentiamo alla fine. La parola a Bogusia.

Bogusia: Buongiorno a tutti cari amici del sito italiano semplicemente. Io sono Bogusia un membro dell’associazione.

Mi rendo conto che tutti quelli che tengono fede a questo sito mi conoscono molto bene. Per tutti coloro che si collegano per la prima volta, invece, io sono polacca e appassionata della lingua e cultura italiana. Tant’è vero che ho deciso di tornare alla carica con la rubrica “meraviglie di Roma” , per smarcarmi dalle notizie tristi circa il coronavirus. Grazie mille a tutti voi che avete scelto di ascoltarci.
Mi piace soprattutto parlare delle meraviglie di Roma e spero che il mio racconto sarà benaccetto e che io riesca a rispolverare insieme a voi qualcuna delle belle espressioni imparate insieme.
Oggi il mio racconto verte sulla storia antica, e, a finire nel mirino stavolta pare sia la tomba di Nerone sulla via Cassia a Roma.
Ebbene, per la cronaca, non è nemmeno la tomba di Nerone, e a ben vedere, non ci sfugge l’epigrafe in calce del monumento che indicaa appartiene, cioè ad un certo Publio Vibio Mariano, vissuto e morto nel II secolo DC.

Che poi anche l’intero quartiere venga comunemente chiamato Tomba di Nerone, non ha niente a che spartire col famoso imperatore.

Ritagliamoci del tempo per scoprire la possibile spiegazione e al contempo ripassiamo le espressioni di due minuti con italiano semplicemente.
Ma come nacque questo nome della tomba e del quartiere?
Si dà il caso che, Svetonio – qui vorrei aprire una parentesi – Svetonio è stato uno storico e biografo Romano dell’età imperiale a cui gli storici di oggi devono la conoscenza dell’epoca.

Allora, Svetonio racconta che durante la fuga del disperato Nerone che si diresse proprio verso quella parte, il suo cavallo, di punto in bianco, si imbizzarrì, in virtù dei tanti cadaveri abbandonati in quei giorni terribili per la città eterna.

Questo avvenne a scapito di Nerone, che scivolò dal cavallo e perse il velo. Venne riconosciuto e avrebbe dovuto risentire della rabbia della folla che cercava di linciarlo.

Riuscì a sfuggire fino alla villa di Fetonte, dove però cascò male perché i pretoriani allarmati dalla folla e isofferenti verso Nerone, lo obbligarono a suicidarsi.

La sua morte disgraziata e la mancanza di notizie certe sulla sua sepoltura scatenarono le fantasie di coloro che erano rimasti fedeli all’imperatore e non credendo alla sua morte, ne paventarono un improbabile ritorno sulle scene. E così si diffonde la fama del fantasma di Nerone che di tanto in tanto si farebbe vivo nel sepolcro di Publio Vibio Mariano, soprattutto in epoca medievale. Per oggi è tutto, cari amici di italiano semplicemente.

Mi raccomando, bisogna ripetere l’ascolto quantomeno qualche volta, ovviamente se vi interessa e tempo permettendo, tanto più che lo si fa all’insegna delle sette regole d’oro che, ne sono sicura, ce le avete ben presenti.

Vi saluto e vi auguro di cuore che tutto vada bene. Ciao 👋

Giovanni: Grazie Bogusia, non conoscevo neanche io questa bella storia e sono contento che laddove io ho delle lacune ci siano i membri della Famiglia Italiano Semplicemente a colmarle. È stata anche una bella occasione per ripassare alcune espressioni già spiegate su italianosemplicemente.com. Un saluto a tutti.

Le meraviglie di Roma: la Scala Santa

Audio

Trascrizione

Giovanni: ciao a tutti. Bentornati su italianosemplicemente.com. Oggi ritorna la rubrica “le meraviglie di Roma“. Io sono Giovanni ma questa puntata la lascio volentieri nelle parole di Bogusia, membro dell’Associazione Italiano Semplicemente.

Bogusia ci parlerà della Scala Santa, a Roma. Mentre farà questo, Bogusia prova ad utilizzare alcune espressioni imparate sulle pagine del nostro sito. Vediamo come se la caverà. Buon ascolto a tutti. Iniziano le trasmissioni di radio italiano semplicemente.

Bogusia:

Buongiorno, salve cari ascoltatori di “radio italiano semplicemente”.

Mi chiamo Bogusia e vi ringrazio per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Io sono uno dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente e oggi mi piacerebbe parlare della nostra nuova rubrica, “le meraviglie di Roma”, che è stata lanciata circa un mese fa, quando ci siamo occupati della Bocca della Verità.

A dire il vero c’è stato anche un episodio dedicato al Pantheon tempo addietro, ed uno anche dedicato a Castel Sant’Angelo, ma non era ancora stata definita con esattezza l’intenzione di realizzare una rubrica dedicata a Roma ed alle sue meraviglie.

Devo ammettere che non è stato affatto facile riprendere la rubrica per via della scelta giusta. Più volte sono stata sul punto di mollare tutto; capirai!

Avevo solo l’imbarazzo della scelta su quale delle tante meraviglie scegliere.
Ci sono tanti posti, luoghi, attrazioni, meraviglie a Roma di cui parlare, ma penso che man mano li potremo scoprire tutti, senza farci prendere dalla frenesia.

Possiamo dare un’occhiata soprattutto ai meravigliosi luoghi che risultano ancora poco conosciuti dalle masse.

Un’altra sfida poi avevo in mente: mettere a frutto le espressioni (alcune intendo) imparate su italiano Semplicemente.

Con questi due obiettivi in mente, per questa puntata ho voluto scegliere un luogo adatto.

Dopo tanta esitazione e tanto indugio, alla fine sono riuscita a far uscire dalla testa “la scala Santa“.
Ma quale scala Santa d’Egitto?

Qualcuno potrebbe mettersi a gridare!

Io ho scelto questo luogo turistico poco conosciuto perché si trova presso il centro di Roma ed è facilmente raggiungibile da tutti.

Inoltre, come dicevo, è un luogo non molto conosciuto, se non dai cittadini e turisti di fede cristiana.

Considerata la storia della Scala Santa (forse dovremmo parlare di leggenda) secondo me vale assolutamente la pena di parlarne, fede religiosa a parte.

Cercherò di rendere il mio racconto il più breve possibile e spero di riuscire ad adempiere ai miei due obiettivi di cui sopra ed al mio piacere di riscuotere il vostro interesse.

Vediamo un po’: il santuario della Scala Santa si trova nel complesso dei palazzi del Laterano, a un passo dalla basilica di San Giovanni in laterano, antica sede del Papa. Lo sapevate?

Bisogna attraversare solamente la strada rispetto alla basilica lateranense e si entra in un altro mondo che ci riconduce alla passione di Gesù Cristo.

Ma anticamente, pochi lo sanno, quel luogo era tutt’uno con il palazzo papale.

Non vorrei però raccontare la storia del luogo, ma la tradizione raccontata da più di mille anni.

Per la religione cristiana e secondo gli storici del medioevo si tratta di uno dei luoghi più venerati di Roma.

Una leggenda medievale vuole infatti che questa scala sia la stessa che Gesù utilizzò per raggiungere l’aula dove poi lo avrebbe aspettato il governatore Ponzio Pilato per interrogarlo, a Gerusalemme, poco prima della crocifissione.

Questa scala utilizzata da Gesù fu trasportata a Roma nell’anno 326 per volere della madre di Costantino l, Flavia Giulia Elena, venerata dai cristiani col nome di Sant’Elena Imperatrice.

Si tratta di 28 gradini in tutto, gradini marmorei, quindi costruiti in marmo.

La venerazione della Scala Santa si deve anche al fatto che la scala porta verso la cappella di San Lorenzo in Palatio ad Sancta Sanctorum, ovvero la cappella privata del pontefice, nella quale si trovano tesori numerosi, tesori non da vagliare da un orefice o gioielliere ma dal punto di vista sacro.

Tra questi, ci sono le reliquie della passione di Cristo portati a Roma insieme alla scala di Sant’Elena.

Come racconta la tradizione, i 28 gradini furono sistemati dall’alto verso il basso in modo da non essere calpestati dai muratori.

I fedeli possono salirla in ginocchio. Non a piedi dunque ma con le ginocchia, sempre in segno di rispetto e venerazione.

Tale uso è antichissimo ed è stato sempre osservato. Parecchi fedeli percorrono, tutt’oggi, rigorosamente in ginocchio, tutta la scala Santa, pregando e chiedendo delle grazie.

I gradini della Scala Santa non sono mai stati percorsi a piedi, come avviene normalmente, tranne un’unica volta.

Si racconta di un solo caso infatti, come riferiscono le cronache del 1600: quello di un non credente che la volle salire a piedi.

Sembra però che quando posò il piede sull’undicesimo gradino, lo stesso sul quale cadde Gesù, una forza misteriosa gli fece improvvisamente piegare le gambe.

Spero di essere riuscita a destare qualche stupore o interesse e farvi voglia di saperne di più. Magari se andate a Roma, dare un’occhiata a questo posto, che seppur poco conosciuto ai più. Neanche, a quanto sembra, ai romani stessi, che passando in macchina nelle immediate vicinanze o fermi in attesa che scatti il fatidico semaforo, la guardano pensando che si tratti di una chiesa qualsiasi.

Chi ha il pane non ha i denti, come si dice a Roma, dove spesso ci si perde tra mille bellezze architettoniche e storiche.

Il mio racconto finisce qui, grazie mille per la vostra attenzione.

Spero che io non abbia disatteso le vostre aspettative e che Dio ce la mandi buona per il prossimo incontro su queste pagine.

Comunque, a prescindere da quanto ho raccontato oggi, dovete sapere che in questo periodo si approssima la cosiddetta “quinta stagione” dell‘anno.

Si chiama comunemente così il tempo del carnevale in Germania, dove abito.

Approfitto pertanto per augurarvi buon divertimento e tanto gustose ciambelle di Carnevale, chiacchiere e tutto ciò che ha a che vedere con il carnevale.

Ho appena menzionato le ciambelle di carnevale ed allora prendo l’occasione al volo per ringraziare Giuseppina che registra per noi ottimi episodi che trattano delle specialità italiane.

Grazie mille Giuseppina.

Giovanni: brava Bogusia, hai usato parecchie espressioni di cui ci siamo occupati in passato ed anche qualche frase e qualche verbo dal corso di Italiano Professionale. Sulla trascrizione di questo episodio trovate i collegamenti alle frasi usate da Bogusia, che saluto. Mi piace molto fare questi episodi con i membri dell’associazione perché mi permette di capire le singole difficoltà dei membri che in questo modo possono essere risolte. Nel caso di. Bogusia le problematiche erano relative alle parole con l’apostrofo, come tutt’altro e castel Santangelo, oppure “un altro” dove, sebbene l’apostrofo non ci sia, potrebbe venire la tentazione di staccare le parole nella pronuncia. Questo è uno dei vantaggi dell’associazione italiano semplicemente.Grazie Bogusia.

Al prossimo episodio.

Le meraviglie dell’Italia: la torre di Pisa

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici, e benvenuti su Italiano Semplicemente. Oggi ci occupiamo di bellezze d’Italia, ed in particolare della “Torre di Pisa“.

Ripeti: ed in particolare della “Torre di Pisa“.

Sono sicuro che si tratta di un argomento che sta a cuore di molti stranieri, che me hanno sicuramente sentito parlare, se già non hanno avuto l’occasione di visitare il bel paese, nome con cui si indica l’Italia.

Ripeti: il bel paese

Chiunque venga in Italia viene infatti a visitare Pisa, la città toscana celebre in tutti il mondo per la Torre Pendente.

immagine_torre_costruzione

In questo episodio voglio parlarvi un po’ della storia della Torre Pendente, vale a dire del campanile risalente al XII secolo, che oggi è appunto uno dei monumenti italiani più conosciuti e visitato al mondo per via della sua caratteristica inclinazione. Di tanto in tanto mi fermerò e vi invierò a ripetere alcune frasi per non perdere l’abitudine ad esercitare anche la lingua.

Ripeti: il campanile risale al XII secolo

Ripeti: esercitare la lingua

La torre in questione si chiama infatti “Torre Pendente“, o semplicemente “La Torre”. Questo è il nome della Torre di Pisa per i pisani (gli abitanti di Pisa): E’ pendente in quanto la Torre “pende”, e ciò che pende si chiama “pendente”, cioè non è una torre verticale, come dovrebbe essere, ma è inclinata.

Ripeti: la torre di Pisa pende.

Ripeti: la torre di Pisa è pentente

La sua inclinazione è dovuta ad un cedimento del terreno sottostante. Il terreno sottostante è ceduto. Il terreno che si trova sotto la Torre è quindi ceduto, cioè si è spostato, e questo è accaduto nelle prime fasi della costruzione della Torre.

Questo significa che la pendenza della torre non è stata voluta, ricercata, da chi l’ha costruita, come si potrebbe anche pensare e come è stato sostenuto, tra l’altro, da alcuni studiosi dell’ottocento.

Il campanile quindi non è stato pensato pendente sin dalla sua origine ma lo è diventato grazie ad un cedimento del terreno sottostante.

Ripeti: la pendenza della torre ha cause naturali.

Ripeti: la Torre di Pisa è pendente per cause naturali

Non si tratta questo di un fenomeno che ha riguardato solamente la Torre di Pisa a dire il vero.

Infatti esistono altre costruzioni in Italia che “soffrono”, si fa per dire, dello stesso “difetto” strutturale.

Ripeti: Difetto strutturale

Ad esempio c’è una Chiesa, una Cattedrale, sempre in Toscana e precisamente a Pienza (La Cattedrale dell’Assunta di Pienza) che è fortemente pendente anch’essa e rischia di collassare, cioè di cadere. Rischia il collasso, nonostante gli interventi che sono stati realizzati per stabilizzare la Cattedrale. La sua pendenza comunque non è così evidente come quella della Torre Pendente di Pisa.

Ripeti: la Cattedrale di Pienza rischia di collassare

La torre di cui parliamo invece, quella di Pisa, è un campanile, il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta. Anche in questo caso si tratta di una cattedrale dunque. Questa cattedrale si trova nella piazza del Duomo. Si chiama così la piazza in cui si trova la Torre di Pisa: Piazza del Duomo. Casualmente in entrambi i casi si tratta di cattedrali dedicate all’assunzione di Maria.

Ripeti: in entrambi i casi si tratta di cattedrali dedicate all’assunzione di Maria.

Ripeti: l’Assunzione di Maria

Nella stessa città di Pisa ci sono però altri monumenti pendenti come la Torre, anche se meno famosi, come il campanile della chiesa di San Nicola, che ha un’inclinazione di 2 gradi e mezzo (2,5 gradi) ed anche un altro campanile, quello della chiesa di San Michele degli Scalzi, inclinato di ben 5 gradi.

Il campanile più famoso invece è alto circa 56 metri ( quello della torre di Pisa) ed è stato costruito tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo.

Ripeti:  tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo.

Ripeti: la Torre di Pisa ed è stata costruito tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo.

Il campanile è divenuto, grazie alla sua speciale caratteristica, uno dei simboli dell’Italia, ed è stata anche proposto come una delle sette meraviglie del mondo moderno. Pensate che tra le prime 77 opere che sono state sottoposte al vaglio dei giudici internazionali la Torre di Pisa si classificò settima in classifica, mentre il Colosseo di Roma (l’anfiteatro Flavio) arrivò quarto, quindi tre posizioni prima della Torre di Pisa.

Ripeti: la Torre di Pisa si è classificata settima.

Vi dicevo che la pendenza della torre si verificò all’inizio della fase di costruzione. La prima fase dei lavori fu infatti interrotta quando era stata costruita solamente la metà del terzo piano della torre, proprio perché il terreno iniziava a cedere sotto di essa, quindi la costruzione si è fermata a metà del terzo piano.

Ripeti: il cedimento del terreno fece inclinare la torre.

Successivamente sono stati aggiunti altri tre piani, e alla fine è stata aggiunta anche la cella campanaria, cioè la cella (la piccola stanza) dove si trova la “campana” del campanile.

Così in tutto i piani sono diventati sei. Questi tre piani aggiuntivi però, hanno una curvatura opposta alla pendenza. Questi tre piani che hanno aggiunto hanno una curvatura opposta alla pendenza, e questo è stato voluto poiché si è pensato che in questo modo la torre potesse raddrizzarsi con maggiore facilità.

Ripeti: si è pensato che in questo modo la torre potesse raddrizzarsi con maggiore facilità.

Poi cosa è accaduto col passare del tempo?

Ripeti: Poi cosa è accaduto col passare del tempo?

La pendenza col tempo è aumentata, ma nel corso dei secoli ci sono stati anche dei periodi in cui la pendenza si è ridotta ed altri in cui non è fondamentalmente cambiata. Il campanile nel corso dell’Ottocento  fu interessato da importanti restauri.

E proprio durante queste fasi di restauro che si è scoperto che sotto il terreno c’erano notevoli quantità di acqua che lo rendeva morbido e quindi cedevole.

Ripeti: il restauro della Torre di Pisa.

Cosa fare?

Si iniziò ad aspirare (A succhiare) acqua dal sottosuolo con delle pompe, ma questo peggiorò la situazione e fece aumentare ancora di più la pendenza della torre, tanto che il pericolo del crollo della torre è aumentato fino a farsi concreto. C’era il concreto rischio che la torre cadesse.

In termini di gradi, in termini di inclinazione, di angolatura della pendenza, l’angolatura della pendenza della torre è arrivata a circa 4,5 gradi. In pratica la punta della torre era spostata verso sud di quasi 4 metri e mezzo rispetto alla base. Una bella inclinazione.

Ripeti: l’angolatura della pendenza della torre è arrivata a circa 4,5 gradi

Fino alla fine del 2001 si è lavorato per cercare di ridurre questa pendenza, e questo tentativo è stato raggiunto tramite diversi tipologie di interventi, tra cui l’applicazione temporanea di alcuni tiranti di acciaio (delle corde di acciaio in pratica che tenevano in equilibrio la torre per non farla cadere) e dei contrappesi di piombo che pesavano fino a 900 tonnellate. Pensate un po’.

Si è operato anche sotto il terreno della torre ed alla fine si è riportata la pendenza a quella che la torre aveva circa 200 anni prima. Quindi si sono fatti dei passi in avanti e si è messa in sicurezza la Torre di Pisa.

Ripeti: alla fine si è riportata la pendenza a quella che aveva circa 200 anni prima.

State tranquilli comunque perché perché la Torre di Pisa è sicura; i tecnici l’hanno infatti consolidata in modo che resti in piedi per almeno altri trecento anni. Quindi i turisti possono stare sereni: l’inclinazione attuale non raggiunge i 4 gradi.

All’interno del campanile ci sono due stanze. Una di queste si trova in basso e l’altra sta più i alto. La prima si trova alla base della torre, ed è nota come la “sala del Pesce“. Perché si chiama così? Perché si può notare la raffigurazione di un pesce attraverso un bassorilievo.

Ripeti: la sala del pesce si trova nella Torre Pendente.

Ripeti: la Torre Pendente ospita la sala del pesce

Questa stanza è però una stanza senza il soffitto. L’altra stanza invece è più in alto, si trova al settimo anello della torre e il suo soffitto è il cielo stesso. Al centro di questa stanza, se si guarda in basso, si vede il pian terreno attraverso un foro: si può anche vedere il pian terreno della torre grazie ad un’apertura sul pavimento. Sono inoltre presenti tre rampe di scale (tre scalinate) utilizzabili dai turisti: la prima si trova alla base fino e arriva fino al sesto anello, dove si finisce all’esterno; ed una a chiocciola e più piccola che porta dal sesto anello fino al settimo. Infine ce n’è anche un’altra, una terza scala, sempre a chiocciola, che porta dal settimo anello finoalla sommità della torre, cioè la punta della torre, la parte più alta.

Ripeti: la sommità della torre di Pisa.

Bene ragazzi cercate di ripetere più volte se avete difficoltà, anche per esercitare la pronuncia.

Vi invito tutti ad aderire alla neonata Associazione culturale Italiano Semplicemente, nata proprio con l’obiettivo di diffondere la lingua e la cultura italiana. Tra l’altro ci avviciniamo alla fine dell’anno e tra qualche giorno i membri riceveranno il programma delle lezioni del 2018 riservate ovviamente agli iscritti. Sono previste lezioni sia per un livello intermedio sia per un livello più basso (principianti).

Grazie a tutti naturalmente per la fiducia di chi si iscrive ed anche grazie a chi aiuta il sito con una semplice ma importantissima donazione personale.

Un saluto a tutti di cuore.

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Le meraviglie d’italia: Castel Sant’Angelo

Audio

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, grazie di essere all’ascolto di questo nuovo episodio dedicato alla cultura italiana. La sezione si chiama “le meraviglie d’Italia”. Dopo il primo episodio che abbiamo dedicato al Pantheon, stavolta parliamo di Castel Sant’Angelo, un altro monumento romano.

Ascolterete anche le voci di Giovanna e Ludovica, italiane anche loro, come me, che mi hanno aiutato a realizzare questo bell’episodio. Quindi oggi saremo in tre, ascolterete pertanto tre voci, la mia, quella di Giovanna:

Giovanna: ciao io sono Giovanna e sono di Roma

Giovanni: E quella di Ludovica:

Ludovica: ciao a tutti, anche io abito a Roma.

Giovanni: In questo episodio abbiamo inserito di proposito alcune espressioni che si trovano spiegate all’interno nel corso di Italiano Professionale, in modo da aiutare tutti e specie chi ha prenotato il corso a ricordarle più facilmente. Questo di oggi è pertanto un modo interessante che stiamo provando per meglio ricordare quanto già imparato ed applicare meglio le sette regole d’oro per imparare l’italiano.

Castel Sant’Angelo: Molti di voi sapranno di cosa sto parlando perché probabilmente se siete venuti a Roma l’avrete visitato sicuramente. Castel Sant’Angelo è uno dei simboli della città di Roma, uno dei simboli della capitale d’Italia, e gli italiani, bambini a parte, conoscono Castel Sant’Angelo. Vero Ludovica?

Ludovica: Infatti proprio oggi mia figlia Bianca, di 10 anni, mi ha detto “mamma, noi andiamo sempre in giro per l’Italia e per l’Europa ma non conosciamo bene la nostra città!”.

È vero, è un po’ che ci penso anch’io”, le ho risposto, così ho preso la palla al balzo e ho organizzato una visita a Castel Sant’Angelo che penso sia uno dei monumenti più adatti ai bambini per cominciare: Bianca mi ha chiesto: ma è proprio un castello?

Castel_Sant'Angelo_(_Mausoleo_di_Andriano)
By Livioandronico2013 (Own work) [CC BY-SA 4.0
(http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons)
Giovanni: Bella domanda! Castel Sant’Angelo è oggi un museo, uno dei musei più visitati d’Italia.

Un museo è un luogo dove vengono raccolte e quindi dove si possono vedere opere d’arte o oggetti antichi di valore o oggetti aventi – cioè che hanno – un interesse storico-scientifico.

Giovanna: A Roma ed in Italia in generale ci sono tantissimi musei: tra musei pubblici e musei privati a Roma si contano ben 171 musei, e dovete sapere che se venite a Roma potete visitarli anche gratuitamente, l’importante è che decidiate di farlo la prima domenica di ogni mese, quando i luoghi della cultura dello Stato, quindi musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali sono ad ingresso gratuito per tutti. Negli altri giorni dovete invece pagare il biglietto d’ingresso.

Il museo nazionale di Castel Sant’Angelo si trova vicino alla basilica di San Pietro, poco ad est rispetto alla città del Vaticano, anche detta “La Santa Sede”, che è poi anche uno Stato e non solo una città, come sapete.

Giovanni: Ebbene, sul ponte che porta al Castello, ponte che si chiama “Ponte Sant’Angelo” ci sono delle bellissime statue, quelle di San Pietro e San Paolo e altre 10 statue, gli “Angeli della Passione” scolpite su disegno di Lorenzo Bernini. Queste dieci statue sono state pensate da Bernini, sono state concepite da lui per essere viste dai visitatori mentre vanno alla Basilica di San Pietro, in modo da farli riflettere sulle sofferenze di Cristo. Bernini, Gian Lorenzo Bernini è stato un grande scultore ed architetto del passato, che studiava tutto nel dettaglio e che non lavorava certamente con sufficienza (Lezione n. 3: Approssimazione e Pressapochismo).

Per usare le parole di Urbano VIII, Bernini è stato un «Huomo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina, e per gloria di Roma a portar luce al secolo».

Roma_-_Ponte_s__Angelo
Di Sergio D’Afflitto, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41274907

Castel Sant’Angelo è dunque un museo,

Ludovica: è conosciuto anche come Mole di Adriano.

In origine era un mausoleo, cioè una tomba, un sepolcro e nello stesso tempo un monumento. Questo mausoleo è stato fatto costruire nel secondo secolo d.c. dall’imperatore Adriano (lo stesso Imperatore che ha voluto costruire anche la famosa villa di Tivoli). Adriano quindi aveva pensato a Castel Sant’Angelo come tomba per se stesso e per i suoi successori.

Giovanna: Il museo quindi nasce come sepolcro imperiale.

Ludovica: Nel 403 però il monumento perse la sua funzione originaria di sepolcro e fu incluso nelle mura aureliane diventando così un forte a difesa di Roma contro vandali Visigoti e fu indicato per la prima volta con il nome di “castellum”.

Giovanna: “Castellum”. Infatti, con la caduta di Roma e l’avvento del cristianesimo viene trasformato in una fortezza al fine di difendere la città dagli attacchi dei nemici. Quindi è diventato una vera e propria fortezza, un vero e proprio Castello.

Ludovica: nel sesto secolo divenne prigione di Stato, poi diverse famiglie nobili del tempo provano a contenderselo ma alla fine il castello diventa proprietà della Chiesa.

Giovanni: Contendersi qualcosa significa cercare di togliere a qualcun altro, quindi questo “qualcosa”, in questo caso è l’edificio di Castel Sant’Angelo, che è oggetto di una contesa, è ciò che viene conteso. Quindi i nobili del tempo, gli appartenenti alla nobiltà del tempo, si sono contesi Castel Sant’Angelo, hanno provato a contendersi tra loro Castel Sant’Angelo nella speranza di vincere la contesa, ma alla fine la Chiesa ha assunto la proprietà del mausoleo.

Vi chiederete il perché di questo nome. Perché Sant’Angelo? Perché si chiama proprio così?

Ebbene, a Roma nell’anno 590 (quindi si parla di quasi 1500 anni fa) ci fu una  terribile peste a Roma.

La peste è un’epidemia, cioè la rapida diffusione di una malattia contagiosa, questa è un’epidemia.

Durante questa epidemia, durante questa pestilenza romana il papa di allora, il capo della Chiesa del tempo che si chiamava Gregorio Magno organizzò una processione per chiedere aiuto al Signore, a Dio.

Una processione è una cerimonia religiosa a scopo di preghiera, di supplica, di ringraziamento a Dio.

A questa processione, durata tre giorni, prese parte l’intera cittadinanza romana: tutti i cittadini di Roma parteciparono a questa processione, e mentre la processione passava vicino al Castello apparve in cielo un angelo, l’Arcangelo Michele, e questo angelo aveva una spada in mano e questa spada fiammeggiante veniva rimessa nel fodero dall’angelo.

Questa spada evidentemente rappresentava la peste, l’epidemia, e questo gesto di porre la spada all’interno del suo fodero, nella sua custodia, nel suo contenitore, dove non può far più male a nessuno è segno della fine della peste.

Ed infatti la peste cessa; la peste termina la sera stessa. Il mausoleo di Adriano è diventato così il Castello dell’Angelo.

Ed infatti tutti possono vedere la statua di bronzo dell’Angelo che si trova in cima al Castello. Quella statua rappresenta appunto l’Angelo apparso ai romani il 29 agosto dell’anno 590. La bellissima statua quindi si trova lì in segno di devozione cioè di ringraziamento.

castel-sant
L’Angelo di Castello (1753), opera di Peter Anton von Verschaffelt
F l a n k e r – Own picture (2008)

Un’altra curiosità di Castel Sant’Angelo è che il castello è collegato al Vaticano. Infatti nel 1277, cioè circa 600 anni dopo l’apparizione dell’angelo, fu costruito un passaggio, un viadotto, una strada chiamata “Passetto di Borgo”. Si tratta di un corridoio, di una strada sopraelevata, cioè un po’ sollevata da terra, che, partendo dai Palazzi Vaticani, raggiunge Castel Sant’Angelo. A cosa serviva questa strada sopraelevata? Semplice: in questo modo i Papi, in caso di pericolo, potevano scappare e rifugiarsi nella fortezza, nel castello. Il Passetto era dunque una “via di fuga”, una “via di salvezza” per i papi, una via lunga ben 800 metri, quasi un chilometro quindi..

Ludovica: Ci volevano dei papi abbastanza allenati fisicamente per poter scappare velocemente quando Il tempo stringe (Lezione 2: Sintesi e Chiarezza) considerando anche l’età dei pontefici che solitamente è molto avanzata.

Ma potreste chiedervi: è stata mai utilizzata? Ci sono dei papi che sono scappati per rifugiarsi all’interno di Castel Sant’Angelo percorrendo il Passetto a ragion veduta? (Lezione n. 6: Sincerità ed Equilibrio).

Giovanni: Ebbene, pare che la via sia stata usata molte volte dai papi. In effetti nella Roma del medioevo erano abbastanza frequenti le situazioni di pericolo e i tumulti, le ribellioni, gli assalti i generale.

Uno dei primi papi ad usare il Passetto è stato Alessandro VI Borgia, il papa spagnolo scappato nel 1494 davanti alle truppe di Carlo VIII, che era il re di Francia.

Ma la fuga più famosa è però quella di Papa Clemente VII, che nel 1527 utilizza il “Corridore” (così era chiamato quello che oggi si chiama Passetto) per sfuggire, per scappare ai Lanzichenecchi che saccheggiano e devastano la città di Roma: il famoso “sacco di Roma“ (il sacco è il saccheggio.

Un saccheggio avviene quando c’è un’invasione di un territorio e durante questa invasione ci si impossessa, ci si appropria con violenza delle cose trovate in territorio nemico. Durante il “sacco di Roma” quindi del 1527 Papa Clemente VII, scappò dal Vaticano percorrendo il Passetto di Borgo e quindi si rifugiò a Castel Sant’Angelo.

Alla fine del Passetto sono visibili anche dei cannoni, per poter sparare alle eventuali minacce, diciamo senza stare troppo a sottilizzare (lezione n. 4: Precisione e Puntualità) come si vede dalla foto che ho inserito sul sito.

Giovanna: Il castello era considerato molto sicuro quindi dalla Chiesa, così sicuro che la Chiesa trasferì lì il suo tesoro: una serie di bauli, di contenitori che contenevano i tesori della Chiesa e che oggi si possono anche visitare perché si trovano proprio in una stanza di Castel Sant’Angelo, la “sala del tesoro”, che si trova nella parte più alta.

Giovanni: Nei sotterranei invece, quindi sotto il livello stradale, c’erano le terribili prigioni, le cosiddette “segrete” di Castel Sant’Angelo. Stanze che servivano a imprigionare personaggi che hanno commesso reati contro la Chiesa. Naturalmente prima venivano imprigionate e poi, se giudicate colpevoli, venivano anche uccise.

Ludovica: Ad esempio il cardinale Orsini, che fu accusato di aver cercato di avvelenare il Papa e quindi fu condannato a morte per questo. Avvelenare significa cercare di far morire, cercare di uccidere con un veleno, cioè con una sostanza velenosa, una sostanza che uccide velocemente.

Giovanni: Un altro personaggio importante che è stato detenuto (cioè imprigionato) in una di queste celle è stato Giordano Bruno, un famoso filosofo e scrittore che ha avuto molti contrasti con la Chiesa a causa delle sue idee. Alla fine, dopo sette anni di processo è stato giudicato eretico, cioè è stato giudicato una persona diciamo irriverente, irrispettosa nei confronti della religione cattolica, una persona che non rispetta la Chiesa, un miscredente; uno che insomma ha meritato di morire bruciato vivo, di morire sul rogo (R-O-G-O. Morire sul rogo significa morire bruciato. E’ così infatti che muore Giordano Bruno a Campo de’ Fiori nel 1600: condannato al “rogo”, cioè condannato appunto a bruciare vivo. Era questa la morte che spettava agli eretici nei secoli passati un po’ in tutto il mondo, non solo a Roma.

Bene amici anche questo episodio termina, sperando vi sia piaciuto.

Ludovica: Vi raccomando, se venite a Roma di visitare sicuramente questo monumento ricco di fascino e storia e noi ci risentiamo….alla prossima meraviglia.

Giovanni: Infatti continueremo a trattare le meraviglie d’Italia sul sito di Italiano Semplicemente, perché è un modo secondo noi efficace per continuare a migliorare l’italiano senza annoiarsi: vedrete che “chi la dura la vince” (Lezione n. 5: Tenacia e Resistenza).

Giovanna: Se volete potete darci dei consigli su quale argomento o meraviglia d’Italia trattare. Vi aspettiamo sulla nostra pagina Facebook. Ciao a tutti.

PS: Grazie a tutti per le donazioni

Il Pantheon (VOCABOLARIO)

Questo Podcast rappresenta la spiegazione delle parole più difficili presenti nell’episodio: Le meraviglie di Roma: Il Pantheon

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Trascrizione

Benvenuti nel podcast denominato VOCABOLARIO. Spieghiamo le parole più difficili o particolari che si trovano all’interno dell’episodio dedicato al Pantheon.

  1. L’altezza, dove si trova l’oculo, è pari al diametro della rotonda. I diametro è la distanza tra i muri del Pantheon passando per il centro. In geometria ogni cerchio ha un diametro, che è pari al doppio del raggio: il raggio misura la metà della lunghezza del diametro.
  2. L’apertura sopra la cupola si chiama oculo, che permette all’interno di essere illuminato. La parola oculo è simile alla parola “occhio”, che è l’organo umano che serve per vedere, ma il termine “oculo” si usa solamente in architettura e indica proprio un’apertura a forma circolare (a forma di cerchio) oppure ovale (cioè a forma di uovo). L’oculo non è detto sia una fessura vera, un vero buco, una vera apertura, ma può anche essere dipinta, un disegno quindi: anche quello è un oculo.
  3. La cupola del Pantheon è stata costruita di un materiale chiamato calcestruzzo. Il Calcestruzzo è un materiale fatto di materiali vari tra cui sabbia, ghiaia, eccetera. Essendo un insieme di materiali diversi si dice che è un conglomerato (cioè un insieme) artificiale (cioè fatto dall’uomo ed è il contrario di naturale) di materiali diversi. Si può parlare anche di miscela di materiali diversi: i materiali diversi quindi sono messi insieme cioè sono miscelati o agglomerati tra loro. Questo è il calcestruzzo.
  4. Nel Pantheon ci sono le tombe dei due primi re d’Italia, cioè di Vittorio Emanuele II e di suo figlio Umberto I. La parola “re” significa sovrano, e si scrive senza accento. Re significa sovrano di sesso maschile, perché il femminile è regina. Il re d’Italia si scrive d – apostrofo Italia: “re d’Italia” ed analogamente si scrive “re d’Inghilterra” o “regina d’Inghilterra”, perché Italia ed Inghilterra iniziano per vocale e la parola “di” finisce anch’essa per vocale.
  5. Ho parlato di architettura romana. L’architettura è una disciplina, cioè una scienza, una materia di studio; l’architettura è una disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio e principalmente lo spazio in cui vive l’essere umano. Esistono molte discipline diverse oltre l’architettura: la matematica, la statistica, l’ingegneria, la medicina eccetera.
  6. Il Pantheon è un tempio il cui nome, significa tempio di tutti gli dei. Attenzione perché la parola “dei”, d-e-i, è il plurale di dio (d-i-o). “Dio” al singolare diventa “dei” al plurale. E’ come quando dico “mio”, il pronome personale, che al plurale maschile diventa “miei”.  Es: “il mio libro”, diventa “i miei libri”. Analogamente “il mio dio” diventa “i miei dei” al plurale.
  7. L’Annunciazione è collocato nella prima cappella a destra quando si entra nel Pantheon. è collocato significa “si trova”. Posso anche dire “è posizionato”. La collocazione pertanto è simile alla posizione, solo che la posizione indica di più il luogo fisico in cui si trova un oggetto, mentre la collocazione è un verbo più tecnico che pone maggiormente l’attenzione su dove l’oggetto è stato messo, cioè collocato. Collocare quindi significa mettere, ma è più tecnico come verbo. Collocare significa “mettere in un luogo”; “sistemare”, “disporre“. Quindi l’Annunciazione è collocato vuol dire  l’Annunciazione è stato messo, è stato disposto, sistemato  nella prima cappella a destra quando si entra nel Pantheon.
  8. L’annunciazione raffigura il momento in cui è stato annunciato a Maria ed a Giuseppe  il concepimento e la nascita di Gesù. “Raffigura” significa rappresenta per mezzo di immagini, tramite immagini, quindi usiamo una immagine per rappresentare qualcosa, e l’Annunciazione raffigura, quindi rappresenta tramite l’uso di una immagine, il concepimento. Il concepimento rappresenta la nascita, e più precisamente il processo biologico che avviene con la fecondazione. Il mio bambino è stato concepito a Roma: vuol dire che la fecondazione della madre è avvenuta a Roma.
  9. Artisti illustri: un artista illustre è un artista famoso, che ha fama cioè che gode di fama: è famoso. Illustre viene da luce. Esiste anche il verbo “lustrare” che vuol dire “rendere splendente”, “far diventare una cosa splendente” o anche “lustre”. Lustrare le scarpe ad esempio significa pulire le scarpe, dare lustro alle scarpe, dare cioè una maggiore visibilità alle scarpe. Esiste poi la Lingua illustre, che secondo Dante Alighieri è una delle grandi qualità dell’alta poesia. Insomma le cose illustri sono famose, sono più visibili e più belle.
  10. Per far defluire l’acqua dal pavimento del pantheon ci sono 22 fori, cioè 22 buchi, 22 forature. La parola buco equivale a foro, ma quest’ultima è più tecnica. Si fanno i buchi a terra ad esempio, ma nelle orecchie ad esempio si fanno i fori. Il termine foratura invece solitamente si usa con la gomma di una macchina, il pneumatico, che si può bucare, si può forare, e quindi la foratura di una gomma è il fatto di aver forato la gomma. Quindi si dice ad esempio che in caso di foratura si deve immediatamente arrestare l’automobile, occorre subito fermare la macchina, per non rovinare la ruota.
  11. “Quell’oculo: Quando dico “quell’oculo” metto l’apostrofo. Quell’oculo è la forma abbreviata di “quello oculo”, che suona male perché ci sono due “o” vicine, cioè due vocali vicine. Quindi “quello oculo” diventa “quell’oculo”. Analogamente  diciamo quell’occhio, quell’animale, quell’orso, quell’imbecille eccetera.
  12. Poi si è parlato poi del tufo e anche dei “lapilli vulcanici” che sono entrambi materiali molto leggeri. I lapilli sono dei sassolini rotondi, si tratta di piccoli sassolini molto leggeri, leggeri come il tufo. Sia i lapilli che il tufo sono rocce magmatiche, cioè che vengono dalla lava, dal magma. Il magma o lava è ciò che esce dal vulcano quando c’è un’eruzione. Quando quindi un vulcano erutta, quando esplode, dalla bocca del vulcano esce del magma, della lava, ed anche dei lapilli, ed il tufo quindi deriva dai lapilli vulcanici. Quando c’è una eruzione vulcanica dal vulcano escono quindi i lapilli, dei piccoli pezzi di magma che cadono uno sopra l’altro e spesso ci sono anche delle conchiglie marine insieme. Il tufo quindi si forma dai lapilli che si uniscono tra loro, ed è molto diffuso in Italia nelle costruzioni e moltissimi paesini hanno le case, le abitazioni costruite ancora interamente in tufo.

Le meraviglie di Roma: il Pantheon

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Trascrizione

(in colore rosso le parole spiegate nel podcast chiamato VOCABOLARIO)

Ciao ragazzi oggi facciamo un tuffo nella cultura italiana, ed in particolare un tuffo nell’architettura romana.

Oggi infatti vorrei parlarvi di uno dei luoghi più visitati da tutti i turisti che visitano l’italia e Roma. Sto parlando del Pantheon.

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Con questo episodio inauguro una nuova tipologia di Podcast, dedicati alle meraviglie italiane. Spero vi faccia piacere perché è sempre credo una buona cosa cambiare argomento, l’importante è ascoltare cose interessanti e possibilmente anche utili. Se vi fa piacere posso quindi anche in futuro realizzare altri episodi come questo.

Dunque, il Pantheon  è un edificio della Roma Antica, in particolare è un tempio il cui nome, in greco antico,  significa tempio di tutti gli dei. E’ un edificio situato in una piazza chiamata piazza della rotonda che si trova all’interno nel rione Pigna nel centro storico.

In generale il territorio del centro storico di Roma è suddiviso in rioni (si chiamano così) che sono delle aree di territorio e qui siamo appunto nel Rione n. 9 (in tutto sono 23 rioni).

Il Pantheon quindi è un tempio dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future.  Sul nome comunque c’è una certa incertezza e potrebbe anche essere che il nome Pantheon fosse soltanto un soprannome, non il nome ufficiale dell’edificio.

Già nel XV secolo, il Pantheon venne decorato e arricchito da alcuni affreschi, che sono delle pitture eseguite sull’intonaco fresco di una parete (per questo si chiama affresco, che è una parola sola ma che vuol dire che è il colore è stato messo quando l’intonaco era fresco); il colore è quindi incorporato nell’intonaco chimicamente e quindi si conserva molto a lungo.

Forse la pittura, l’affresco, più noto, il più famoso, è quello che si chiama l’Annunciazione, di un pittore di nome Melozzo da Forlì, che è collocato nella prima cappella a destra quando si entra nel Pantheon. Nella trascrizione dell’episodio riporto l’immagine dell’annunciazione, che rappresenta, anzi possiamo dire che raffigura il momento in cui è stato annunciato a Maria, la madre di Gesù ed a Giuseppe (il padre) il concepimento e la nascita di Gesù. E l’annuncio viene fatto dall’arcangelo Gabriele, che vedete raffigurato con le ali, essendo un angelo appunto.

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Tornando al Pantheon, un’altra caratteristica di questo tempio è che al suo interno sono state realizzate delle sepolture di artisti famosi, di artisti illustri (un artista illustre è un artista famoso, cioè che gode di un’ampia e meritata fama, per il fatto di avere delle qualità fuori dal comune o per aver fatto opere eccezionali, egregie: quindi si parla di illustri scienziati, di illustri pittori eccetera).

Ci sono in tutto 12 tombe all’interno del Pantheon, pittori, architetti, musicisti illustri.

Inoltre ci sono anche le tombe dei due primi re d’Italia, cioè di Vittorio Emanuele II e di suo figlio Umberto I.

Guardando l’edificio dall’esterno si legge una scritta in alto, molto grande: si tratta dell’iscrizione originale di chi ha fatto costruire il Pantheon, cioè di Marco Agrippa, che era un architetto amico e anche genero del futuro Imperatore Augusto (genero significa marito della figlia di Augusto). Quindi sul Pantheon c’è una scritta che significa: “Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta“. Naturalmente la scritta non è in lingua italiana ma in lingua latina.

Il Pantheon fu fondato nel 27 avanti Cristo, cioè prima della nascita di Cristo, ma successivamente a Roma ci sono stati due grossi incendi, il primo nell’anno 80 dopo Cristo che distrusse il Pantheon, ed il secondo incendio è stato causato da un fulmine nell’anno 110, quindi trent’anni dopo.

Quindi il Pantheon è stato distrutto per due volte e fu fatto prima restaurare da Domiziano e poi ricostruire dall’imperatore Adriano.

L’edificio del Pantheon è molto bello da vedere e se capitate a Roma non potete mancare l’appuntamento. C’è non solo una parte interna, che è una struttura circolare, cioè a forma di cerchio ma anche un portico esterno unito alla parte interna.

Il portico è composto da 16 colonne che sorreggono una parte superiore a forma triangolare che si chiama frontone.

La parte interna invece a forma circolare come ho detto, è chiamata rotonda, si trova sotto la cupola che ha una forma semisferica, come cioè la metà di una sfera ed è fatta di un materiale chiamato calcestruzzo.

La cupola ha una caratteristica particolare però, perché al centro, nella parte più alta ha un’apertura, un vero e proprio buco a cerchio, e questa apertura si chiama oculo, che permette all’interno di essere illuminato. Questa apertura misura, pensate, quasi 9 metri di diametro

Un’altra caratteristica dell’edificio è che la sua altezza, dove si trova l’oculo, è pari al diametro della rotonda, e questa è una caratteristica che dona al Pantheon un certo equilibrio e armoniosità nelle forme. Il diametro è la distanza tra i muri del Pantheon passando per il centro. l’Altezza è la distanza da terra fino all’oculo.

Ci sono delle curiosità che riguardano l’oculo del Pantheon, curiosità che  sono nate lungo i secoli. Si dice ad esempio che nell’antichità la pioggia non riusciva ad entrare nell’edificio a causa del calore e dei fumi delle candele che illuminavano l’interno del Pantheon.

La cosa non si sa se sia vera, non può essere comprovata e dunque rimane una leggenda. Sicuramente  oggi quando piove entra molta acqua e questo è il motivo per cui il pavimento è nato con dei fori, dei buchi, si tratta di 22 forature per permettere alla pioggia di defluire, cioè di andare via e non ristagnare all’interno.

Quell’oculo comunque ha la sua importanza perché si possono osservare dei fenomeni astronomici, cioè si osservano le stelle dall’interno dell’edificio e infatti il Pantheon è stato anche chiamato “tempio solare”.

Ad esempio, il giorno 21 del mese di aprile di ogni anno, 21 aprile che è il giorno in cui è stata fondata la città di Roma (il 21 aprile si chiama per questo motivo il “Natale di Roma”), a mezzogiorno esatto, un raggio di sole penetra dall’oculo all’interno nel Pantheon e colpisce il portale d’accesso, colpisce esattamente la porta di ingresso.

Poi c’è anche una leggenda che dice che l’oculo del Pantheon sarebbe stato creato dal diavolo mentre scappava dal tempio di Dio. Molto più fantasiosa questa come legenda.

Il Pantheon è fatto di pietre di marmo che vengono dall’Egitto, e queste pietre hanno un peso che può arrivare fino a 90 tonnellate l’una.

Molti turisti visitano il Pantheon è ogni anno, circa otto milioni ogni anno, e infatti è il sito museale statale italiano più visitato di tutti.

Anche le colonne esterne provengono dall’Egitto e potete notare, questa è una curiosità molto interessante, che si notano ancora sulle colonne dei segni, delle righe lungo la circonferenza delle colonne che probabilmente sono state fatte dalle corde utilizzate per trasportare le colonne, oppure nel tentativo di demolire queste colonne e farle cadere.

colonne

In generale possiamo dire sicuramente che la costruzione del Pantheon fu un vero capolavoro di ingegneria per diversi ragioni.

Una delle cose che mi ha colpito maggiormente è che quando è stata costruita la Cupola furono utilizzate delle tecniche particolari che hanno consentito alla cupola di essere abbastanza leggera. Infatti sono stati utilizzati diversi materiali, di peso diverso. Man mano che ci si sposta verso l’alto i materiali sono sempre più leggeri: all’inizio  si trovano strati di calcestruzzo con pezzi di mattoni, e salendo si trova calcestruzzo con scaglie di tufo, che è un materiale più leggero, mentre ancora più in alto, nella parte superiore, nei pressi dell’oculo, si trova calcestruzzo miscelato a lapilli vulcanicied il lapillo vulcanico è un materiale ancora più leggero, ma anche resistentissimo e isolante dal punto di vista termico.

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Chi è stato a Roma saprà che per andare al Pantheon, una delle possibili strade per raggiungerlo è scendere alla fermata della metropolitana di Piazza di Spagna, e da lì la distanza è circa 1 km: si passa attraverso Piazza di Spagna, poi si raggiunge via del corso passando per via dei condotti, una bella via piena di negozi e poi da lì si raggiunge il Pantheon facilmente.

Durante il percorso tra l’altro ci sono molte cose da vedere tra cui la Basilica di San Lorenzo in Lucina e potete anche fermarvi a mangiare un ottimo gelato in une gelateria famosa vicina al Pantheon.

Se venite a Roma quindi non mancate di visitare il Pantheon, e nella speranza che questo episodio vi sia piaciuto vi mando un saluto da Roma.