Descrizione:
La “visita intramoenia” è una visita privata che avviene all’interno di una struttura pubblica italiana. Vediamo le informazoini utili per gli stranieri e le differenze di prezzo, anche rispetto “al pronto soccorso”
Episodio per soli membri dell’associazione culturale ITALIANO SEMPLICEMENTE
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al linguaggio della salute.
Oggi un episodio dedicato ad un semplice termine: insorgenza.
Non voglio dire che quando si usa questo termine si parli solo di salute, ma quasi.
Vediamo come si usa.
Innanzitutto l’origine del termine.
Il termine “insorgenza” deriva dal verbo “insorgere“, che a sua volta ha origine dal latino “insurgere”, composto da “in” e “surgere” (che significa sorgere, alzarsi). Quindi, letteralmente, “insorgenza” indica l’atto di sorgere o alzarsi all’interno di qualcosa. Nel contesto della salute si riferisce ad esempio al sorgere di sintomi o di una malattia.
Infatti quando si parla di “insorgenza” in campo medico, ci si riferisce al momento in cui una malattia o un disturbo inizia a manifestarsi o a svilupparsi nel corpo di una persona. Ad esempio, si potrebbe dire:
L’insorgenza dei sintomi dell’influenza è avvenuta improvvisamente dopo che la persona è stata esposta al virus.
La parola “insorgenza” può anche essere utilizzata in contesti più generali per indicare l’inizio o l’origine di qualcosa, ma nell’ambito della salute è comunemente associata al manifestarsi di una condizione patologica.
Il verbo insorgere come vedremo ha più significati, e in questo senso significa manifestarsi improvvisamente, per lo più di fatti spiacevoli o dannosi, non solo malattie quindi.
Es:
Si spera che non insorgano nuove difficoltà.
Si usa anche in questo modo:
Es:
L’insorgere di complicazioni.
Che è proprio come l’insorgenza di complicazioni.
Es
Bisogna assolutamente evitare l’insorgere di complicazioni.
Insorgere è quindi molto simile a nascere, emergere, sorgere, nel senso che tutti questi verbi possono usarsi per descrivere un’azione di venire fuori o di manifestarsi.
“Nascere” ha un uso più specifico che si riferisce al momento in cui un essere vivente viene alla vita. Comunque sia nascere che sorgere si possono usare anche con i problemi, le complicazioni, o le complicanze, termine quest’ultimo molto usato in ambito medico quando si aggrava una malattia o quando insorgono problemi di salute.
Le complicanze, come le complicazioni, si riferiscono a eventi o circostanze che rendono una situazione più difficile o problematica.
Vediamo qualche esempio di utilizzo del termine insorgenza e del verbo insorgere in ambito medico.
L’Insorgenza di sintomi si riferisce al momento in cui i sintomi di una malattia o di un disturbo iniziano a manifestarsi. Ad esempio:
L’insorgenza improvvisa di febbre alta potrebbe indicare un’infezione virale.
L’Insorgenza di complicazioni si riferisce al momento in cui compaiono complicazioni in seguito a una malattia o a un intervento medico.
Ad esempio:
L’insorgenza di complicazioni dopo l’intervento chirurgico ha reso necessario un trattamento aggiuntivo.
LInsorgenza di una patologia si riferisce al momento in cui una malattia o un disturbo comincia a manifestarsi o a essere diagnosticato.
Ad esempio:
L’insorgenza precoce della malattia di Alzheimer può essere difficile da diagnosticare.
L’insorgenza di reazioni avverse si riferisce al momento in cui si verificano reazioni indesiderate a farmaci o trattamenti medici.
Ad esempio:
L’insorgenza di reazioni avverse alla chemioterapia può richiedere una modifica del piano di trattamento.
Anche la febbre può insorgere. È il momento in cui la temperatura corporea di una persona aumenta, indicando la possibile presenza di un’infezione o di un’altra condizione medica. Ad esempio:
La febbre è insorta improvvisamente dopo che il paziente è stato esposto a una fonte di infezione.
Questa è l’insorgenza della febbre.
Un’altra cosa che può insorgere sono le allergie: è quando il corpo reagisce in modo eccessivo a sostanze normalmente innocue, scatenando una risposta allergica che può causare sintomi come prurito, gonfiore o difficoltà respiratorie. Ad esempio:
Dopo aver consumato un nuovo cibo, il bambino ha manifestato improvvisamente una reazione allergica che è insorta in pochi minuti.
In generale, “insorgenza” e “insorgere” vengono utilizzati in ambito medico per descrivere il momento in cui qualcosa inizia a verificarsi o a manifestarsi, come sintomi, complicazioni, patologie o reazioni avverse.
Come detto si usano anche fuori dall’ambito medico. Infatti anche i dubbi possono insorgere, ma più spesso si usa il verbo sorgere o nascere o venire, in caso di dubbi. Nel caso di problemi o complicazioni qualsiasi, ugualmente l’uso di insorgere va bene ma sembra troppo formale. Anche in questo caso è più frequente l’uso di sorgere, nascere, arrivare.
Quanto al verbo insorgere, fuori dall’ambito medico è spessissimo usato nel senso di intraprendere azioni violente. Parliamo spesso di insurrezioni popolari. In questo caso spesso è il popolo che insorge contro qualche decisione del governo.
Le insurrezioni hanno però spesso a che fare con la violenza, non si parla in genere di insurrezioni come manifestazioni pacifiche a meno che non si voglia dare più enfasi ad una notizia.
Una insurrezione quindi è spesso (non sempre però) un moto violento e deciso di protesta o di ribellione.
Insorgere quindi sta, in questo caso, per ribellarsi contro qualcuno o qualcosa.
Es:
Gli imprenditori italiani insorgono contro le decisioni del governo.
I membri dell’associazione Italiano Semplicemente insorgono contro la decisione del presidente di raddoppiare la quota di iscrizione.
Nonostante il verbo insorgere si usi anche in questo modo, c’è da dire che il termine insorgenza non si usa mai parlando di insurrezioni e quindi di reazioni violente della gente. L’insorgenza fa subito venire in mente ai sintomi di una malattia, a delle reazioni ad un farmaco, all’insorgenza di lividi, all’insorgenza di fibrillazione, di una patologia, di tumori, di brufoli, di carie ai denti, di ictus, di anemia, di depressione, di febbre e di allergie.
È chiaro che non si tratta mai di belle notizie quando c’è di mezzo l’insorgenza.
È tutto per oggi. Al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio della salute.
In questo quinto episodio del linguaggio della salute parliamo delle espressioni “prendere sonno” e “dare sonno”.
Con l’aiuto della farmacista francese Estelle e dell’omcologo italo- americano Anthony, entrambi membri dell’associazione Italiano Semplicemente, chiariamo alcuni aspetti legati al sonno. Perché dormiamo poco e possibili conseguenze.
Approfondiamo anche i termini più usati nella lingua italiana.
Per leggere la trascrizione e scaricare il file audio in formato mp3 (10 miniti) occorre far parte dell’associazione Italiano Semplicemente.
Giovanni: Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al linguaggio della salute.
Buongiorno Anthony
Anthony: buongiorno a te Giovanni.
Giovanni: è arrivato il momento di spendere qualche parola sulla tachicardia. Che ne pensi?
Anthony: ottima idea! Parliamo del cuore che batte troppo velocemente.
Giovanni: lo chiedo a te perché sei un medico e voglio farti qualche domanda sulla quale sarai sicuramente ferrato!
Anthony: mi auguro di sì!
Giovanni: bene, cerchiamo di spiegare qualche termine e espressione particolare legati a un disturbo del cuore come la tachicardia.
Innanzitutto, come tanti altri disturbi, il termine Tachicardia termina con – cardia.
In generale, il suffisso “-cardia” viene utilizzato per descrivere qualsiasi cosa che riguardi il cuore, non solo disturbi, come ad esempio procedimenti medici, farmaci e trattamenti terapeutici: l’elettrocardiogramma ad esempio.
Anthony: La Tachicardia, in particolare è un disturbo cardiaco caratterizzato da un aumento della frequenza cardiaca a riposo, ovvero il cuore batte più rapidamente rispetto alla norma.
Giovanni: ma che significa “a riposo” quando parliamo di frequenza cardiaca a riposo?
Anthony: “A riposo” significa senza fare sforzi. Quando si parla di frequenza cardiaca “a riposo“, ci si riferisce alla misurazione del battito cardiaco in condizioni di totale relax, in cui il corpo non è sotto stress o sotto l’influenza di fattori esterni che possano aumentare il battito cardiaco. Il contrario è “sotto sforzo” cioè durante un esercizio fisico intenso. Il battito aumenta quando facciamo sforzi chiaramente.
Giovanni: “A riposo” chiaramente si scrive con la a senza acca! Si tratta della preposizione “a”, che ha lo stesso ruolo in altre locuzioni simili, come “a caldo”, “a freddo”, “a iosa“, “a cavolo”. In pratica la preposizione “a” ha la funzione di specificare il modo in cui viene eseguita un’azione.
Ma partiamo dalle basi: il cuore è l’organo muscolare che pompa il sangue attraverso il sistema circolatorio.
Il cuore quindi pompa il sangue, lo fa scorrere, lo spinge grazie al suo continuo pompaggio. Il cuore stesso è una pompa. Pompa è anche sostantivo.
Il verbo “pompare” viene spesso utilizzato per descrivere l’azione del cuore, in quanto il cuore è un organo muscolare che si contrae e si rilassa per spingere il sangue attraverso le arterie e le vene del corpo. In questo senso, si può dire che il cuore pompa il sangue nel sistema circolatorio.
Quindi abbiamo scoperto anche questi due verbi: contrarsi e rilassarsi. Il cuore si contrae e si rilassa.
Poi abbiamo già usato la parola “disturbo” per indicare che qualcosa non va, qualcosa non funziona bene nel nostro corpo o nella nostra mente. Non c’è nessuno che “disturba” ma c’è qualcosa che crea un disturbo, diciamo un malfunzionamento.
Anthony: In ambito medico, la parola “disturbo” viene utilizzata per indicare un insieme di sintomi o di comportamenti che causano un disagio significativo nella vita di una persona e che sono considerati clinicamente rilevanti.
Giovanni: I disturbi possono essere di natura mentale, emotiva o fisica. Ci sono i disturbi dell’umore, i disturbi d’ansia, disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, disturbi della personalità, disturbi dell’attenzione e iperattività, tra gli altri. Hai parlato dei “sintomi” che causano un disagio. Un’altra parola interessante.
I sintomi sono le manifestazioni o le sensazioni che una persona percepisce come indicazioni di un problema di salute o di un disturbo fisico o mentale. Sono dei segni evidenti di una malattia o di un disturbo, come il dolore, la febbre, la tosse, la nausea, la vertigine, la stanchezza, il prurito, l’irritazione, la perdita di appetito, il cambiamento dell’umore, ecc.
Dunque si diceva che il cuore pompa il sangue. Poi si è detto che si contrae e si rilassa. Ma il cuore batte anche. Se il cuore batte, allora siamo vivi. Il cuore batte continuamente. Allora esiste il cosiddetto battito cardiaco, cioè il battito del cuore.
Anthony: I battiti cardiaci sono le contrazioni del cuore (ogni volta che il cuore si contrae abbiamo una contrazione) che spingono il sangue attraverso le arterie e le vene. Ogni volta che il cuore batte, cioè che si contrae, assistiamo ad un battito cardiaco.
Giovanni: Che battito cardiaco bisogna avere? Quale battito cardiaco è considerato normale?
Anthony: Il battito cardiaco normale varia a seconda dell’età, del livello di attività fisica e di altri fattori. In media, il battito cardiaco a riposo di un adulto sano dovrebbe essere compreso tra 60 e 100 battiti al minuto (si usa la sigla bpm, tre lettere che sono le iniziali di battiti al minuto).
Tuttavia, il battito cardiaco può variare notevolmente da persona a persona. In generale, se è inferiore a 60 bpm è considerato bradicardia. In pratica questo accade quando il cuore batte troppo lentamente.
Giovanni: E’ grave?
Anthony: Diciamo che dipende. Alcune persone possono avere un battito cardiaco più lento o più veloce rispetto alla media senza che ciò rappresenti un problema di salute. Un battito cardiaco inferiore a 60 bpm può essere considerato normale per alcune persone, specialmente per gli atleti o per coloro che hanno una buona forma fisica. In questi casi, il cuore è in grado di pompare una maggiore quantità di sangue con ogni battito.
Giovanni: il che significa….
Anthony: il che significa che il battito cardiaco può essere più lento ma comunque efficace nel fornire ossigeno e nutrienti al corpo. Tuttavia in molti casi la bradicardia potrebbe essere associata a sintomi come stanchezza, vertigini o svenimenti. D’altra parte, un battito cardiaco superiore a 100 bpm è considerato tachicardia.
Giovanni: ma da cosa dipende?
Anthony: può essere causato da una serie di fattori, tra cui lo stress, l’ansia, l’esercizio fisico intenso, la febbre e altre condizioni mediche.
Giovanni: Stiamo parlando quindi della “frequenza cardiaca“: il numero di battiti cardiaci al minuto.
Abbiamo anche nominato le vene e le arterie: è li che scorre il sangue. Si chiamano “vasi sanguigni“, e servono a trasportare il sangue dal cuore ai tessuti e agli organi del corpo. I “vasi” normalmente servono solamente a contenere, sono dei contenitori, ma i vasi sanguigni contengono e anche trasportano il sangue.
L’aggettivo sanguigno è interessante perché può anche essere usato in senso figurato per definire una persona. Ci si riferisce alle sue caratteristiche emotive o psicologiche. Una persona “sanguigna” si usa per indicare una personalità passionale, impetuosa o impulsiva. Una persona con “un temperamento sanguigno” o che ha “un’irruenza sanguigna”. Non si tratta d persone moderate e riflessive, ma non è detto sia negativo come aggettivo associandolo ad una persona. Viene spesso associato a passione, forza e vitalità, e allora è positivo, ma può anche essere interpretato in modo negativo se utilizzato per descrivere una personalità impulsiva o aggressiva.
Tornando alle arterie e alle vene, fanno lo stesso lavoro? Cosa hanno di diverso le arterie dalle vene? Sono entrambi vasi sanguigni, ma cosa li distingue?
Anthony: Le vene fanno l’opposto delle arterie: sono i vasi sanguigni che portano il sangue dai tessuti e dagli organi al cuore. Le vene poi hanno pareti più sottili e meno elastiche rispetto alle arterie.
Poi ci sono anche i capillari, che sono sempre vasi sanguigni, ma sono i più piccoli vasi sanguigni e hanno pareti molto sottili che consentono lo scambio di sostanze tra il sangue e i tessuti.
Giovanni: capillare somiglia non a caso alla parola “capello”. La cosa più sottile che abbiamo.
E’ interessante come il termine “arteria” si usi anche parlando di strade e autostrade. A Roma ad esempio ci sono parecchie arterie che portano le macchine dentro e fuori la città.
Le arterie stradali o autostradali sono dunque una metafora che si riferisce alle principali strade di comunicazione che attraversano una regione o un paese o che collegano una città con la periferia o diverse città e regioni tra loro. Queste strade sono spesso chiamate “arterie” per il loro ruolo fondamentale nel trasporto di persone, beni e servizi attraverso un territorio, così come le arterie del sistema circolatorio che trasportano il sangue dal cuore ai tessuti del corpo.
Ma torniamo alla tachicardia. Da cosa può essere causata?
Anthony: Oltre all’ansia, lo stress, la febbre, l’ipertiroidismo, anche da abuso di sostanze come la caffeina o l’alcol, o anche da patologie più gravi come le aritmie cardiache o le malattie cardiache.
Giovanni: Accidenti, quest’ansia è davvero pericolosa! Lo chiedo ad Estelle, la nostra farmacista francese.
Estelle: Ciao a tutti! Già, l’ansia è veramente pericolosa. E non dobbiamo bere troppo caffè né bere troppo alcool. Mi raccomando.
Giovanni: grazie Estelle. Tu ci parlerai nel prossimo episodio della sana alimentazione, una cosa a cui in Italia teniamo parecchio. Intanto però dicci una cosa: quanti caffè si possono bere ogni giorno per non avere la tachicardia? E quanti bicchieri di vino italiano (o francese!) ci sono consentiti?
Estelle: Purtroppo in medicina la risposta è sempre la stessa: dipende! Parlando in generale però, se parliamo di caffè italiani (quindi molto corti, serviti in una tazzina) tre caffè sono sufficienti e anche salutari per un adulto. In media si ritiene che un consumo moderato di caffeina sia di circa 400 mg al giorno.
Giovanni: che corrispondono più o meno a 3 o al massimo 4 caffè (fatti con la moka) ogni giorno. Quindi massimo 3 caffè al giorno. E vino? Quanto ne possiamo bere? Dipende anche qui?
Estelle: Hai indovinato! Il consumo di birra e vino (e altri alcolici) può causare tachicardia in alcune persone, e la quantità che può essere consumata senza sviluppare tachicardia dipende da diversi fattori individuali. Per questo motivo, è importante prestare attenzione ai segnali del proprio corpo e limitare il consumo di alcol se si sperimentano sintomi come battito cardiaco accelerato o palpitazioni.
Giovanni: palpitazioni? E cosa sono? Come la tachicardia?
Anthony: Non esattamente. Le palpitazioni sono una sensazione soggettiva di un battito cardiaco irregolare, accelerato o “saltellante”. Spesso sono descritte come un “battito cardiaco forte”, o “sensazione di avere il cuore in gola” o una “sensazione di farfalle nello stomaco”.
Giovanni: le farfalle nello stomaco? Io credevo che solo quando siamo innamorati si sentono le farfalle nello stomaco!
Anthony: non è un caso infatti. Anche in quel caso il cuore può accelerarsi.
Giovanni: Avere o sentire le “farfalle nello stomaco” è un’espressione comune usata per descrivere una sensazione di eccitazione o ansia che si manifesta nell’area dello stomaco. Questa sensazione può essere associata a diverse situazioni, come quando si è innamorati, quando si è ansiosi o quando si è nervosi per un evento importante.
Quando siamo esposti a situazioni stressanti o eccitanti (io preferisco queste), c’è un aumento del flusso sanguigno verso gli organi vitali, compreso lo stomaco. Questo aumento del flusso sanguigno può causare la sensazione di formicolio o, appunto, di farfalle nello stomaco.
Con le farfalle nello stomaco possiamo concludere questo episodio. Un saluto a tutti e ci vediamo al prossimo episodio dedicato alla salute in cui parleremo della sana alimentazione.
Estelle: Ciao a tutti
Anthony: un saluto anche da me! Il vostro dottorino!
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Giovanni: ecco il terzo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio della salute.
Dopo aver parlato dell’ansia e prima ancora delle iniezioni, oggi ci occupiamo delle analisi del sangue.
Perché? Semplicemente perché dopo aver fatto le analisi del sangue, si aspettano i risultati, spesso con ansia!
Andrè Arena, corrispondente in Brasile (Araraquara, San Paolo) di Italiano Semplicemente
Scherzi a parte, oggi ci farà compagnia André Arena, che gestisce un centro analisi in Brasile, nei pressi della città di San Paolo.
Per prima cosa, le analisi del Sangue vengono anche dette “esami del sangue”, sebbene analisi sia un termine più usato, sia dai medici, sia dalla popolazione in generale, perché il sangue va in effetti analizzato per vedere..
André: per vedere se tutto è a posto.
Giovanni: grazie André, ma stavo dicendo che spesso si chiamano anche esami perché in fondo si fa una valutazione di alcune caratteristiche del sangue, caratteristiche che emergono appunto dalle analisi.
Ho appena usato il verbo “emergere“, che si usa sempre per tutte le analisi mediche.
Dalle analisi emerge sempre qualcosa, di buono o di cattivo.
André: scusatemi! Ho dimenticato di dire buongiorno a tutti!
Giovanni: vabbè, meglio tardi che mai! Dicevo che emergere si usa spesso parlando di esami e analisi mediche:
Dalle analisi non emergono elementi di preoccupazione.
André: dalle analisi emerge un livello eccessivamente alto del colesterolo.
Giovanni: André, per quale motivo nel tuo centro le persone vengono a fare le analisi?
André: generalmente è il dottore che prescrive le analisi.
Giovanni: cosa fa il dottore?
André: il medico prescrive le analisi al paziente.
Giovanni: interessante il verbo prescrivere, soprattutto perché non si usa solo in medicina.
In ambito medico significa ordinare come terapia. Es:
il medico gli ha prescritto un antibiotico.
Il medico mi ha prescritto delle analisi del sangue.
Si usa però anche parlando di leggi e regolamenti:
la legge prescrive obblighi precisi
il regolamento prescrive che le decisioni siano prese all’unanimità.
Notate che quando uso “prescrive che” va usato poi il verbo al congiuntivo.
Se il congiuntivo mi sta antipatico posso usare la preposizione “di”:
La legge prescrive di mantenere il segreto nell’interesse dello Stato.
André: Il medico ha prescritto di prendere questo medicinale due volte al giorno.
Giovanni: Anche i reati si possono prescrivere però, ma in questi casi non bisogna compiere un reato perché ce l’ha prescritto il medico. Siamo sempre in ambito di giustizia.
Nella giustizia si usa l’espressione “cadere in prescrizione“, a proposito, oltre che di diritti o di reati, di impegni o rapporti soprattutto sociali e affettivi che decadono o si annullano.
Ma torniamo alle analisi del sangue. André, mi descrivi come avvengono queste analisi?
André: tecnicamente si deve fare un prelievo del sangue attraverso una iniezione.
Giovanni: facciamolo adesso. Si tratta di una operazione di prelevamento. Si preleva una piccola quantità di sangue in questo caso.
Il sangue non è l’unica cosa che si può prelevare però.
Si può prelevare anche un campione di un tessuto, a scopo diagnostico. Ma esiste anche il prelievo al bancomat. In questo caso si prelevano i soldi.
Prelevare sta per “far uscire” qualcosa.
Ma per fare un prelievo di sangue cosa occorre?
André: prima si disinfetta il punto in cui si fa l’iniezione.
Giovanni: si disinfetta, cioè si tratta quella parte del braccio con un disinfettante, si sottoporre il punto a disinfezione. Perché si deve evitare l’infezione. “Trattare”, nel linguaggio medico, significa curare una malattia, un malanno con un certo rimedio. Si può trattare una ferita con del disinfettante, oppure si può trattare chirurgicamente un tumore. In questo caso si deve trattare il braccio con un disinfettante. Si tratta (scusate il gioco di parole!) del “trattamento”. Trattare in questo caso è simile ad “applicare”. Anche il laccio emostatico, che serve a arrestare la circolazione del sangue sul braccio, si può applicare. Infatti che si fa dopo aver trattato il braccio con il disinfettante?
André: poi si prende un laccio emostatico e si applica all’inizio del braccio.
Giovanni: e poi si infila l’ago.
André: esattamente. Poi il sangue dove va a finire?
Giovanni: lo chiedi a me?
André: no, lo chiedevo agli ascoltatori!
Giovanni: ah, e come si chiama quel piccolo contenitore in cui si mette il sangue dopo che è stato prelevato?
Le provette
André: si chiama provetta.
Giovanni: sai André come possiamo chiamare una persona che ha acquistato una certa esperienza e abilità in una professione o in uno sport?
André: come?
Giovanni: proprio provetta!
Questo è anche un aggettivo infatti.
Un cuoco provetto
Una insegnante provetta
Un avvocato provetto
Un calciatore provetto
È un modo simpatico e non troppo formale per indicare che una persona sa fare bene qualcosa anche se non è ancora espertissimo. Non si dice normalmente di persone anziane.
André: allora ormai sono un tecnico provetto! Potete fidarvi di me!
Giovanni: senti André, allora essendo ormai provetto nel tuo mestiere, saprai spiegare cosa sono i “parametri” quando parliamo delle analisi del sangue.
André: i parametri? Un parametro è un termine o valore di riferimento, un criterio di giudizio.
Giovanni: ad esempio?
André: ad esempio riguardo il colesterolo, quello cosiddetto “buono”, cioè il colesterolo HDL, deve essere maggiore di 40 mg/dl. Questo è il parametro di riferimento.
Giovanni: il termine parametro infatti contiene la parola “metro” e questa parola si usa spesso per indicare un giudizio o un confronto. Il metro non è solo una misura della distanza, ma anche un criterio soggettivo di giudizio.
Ognuno quando giudica lo fa col proprio metro
Cioè ognuno, nel giudicare, fa dei confronti, decide quanto è buona o cattiva una cosa ad esempio, a seconda delle proprie esperienze.
André: i parametri di riferimento dei valori del sangue sono però valori oggettivi, che valgono più o meno per tutti. Infatti non c’è mai un singolo valore considerato “normale”, ma un livello minimo, massimo o un intervallo di valori.
Giovanni: i problemi nascono quando usciamo da questo valori. Perché i parametri sono dei valori, sono dei numeri. Ma quale termine si usa per fare una valutazione, per dare un giudizio su ciò che emerge dalle analisi?
Uno strumento di diagnostica: analizzatore di immunodosaggio automatizzato
André: parli della diagnosi?
Giovanni: se non lo sai tu!
André: si, la diagnosi dei risultati è la valutazione dei risultati.
Giovanni: la diagnosi viene fatta dai cosiddetti “strumenti diagnostici”?
Anthony: Gli strumenti diagnostici, come l’apparecchio per misurare la pressione, possono essere utilizzati per aiutare nella diagnosi, ma la diagnosi finale è sempre fatta dal medico (come me) o dal professionista sanitario (come Andrè) sulla base di una valutazione completa del paziente e di tutte informazioni disponibili, come l’esame fisico del paziente, la sua storia clinica e altri test di laboratorio e diagnostici.
Giovanni: Ah, grazie Anthony! Così si identifica e si determina la natura e la causa di una malattia o di un disturbo. Questa è la diagnosi. Mi fa piacere che sei intervenuto proprio sulla diagnosi, il tuo pane quotidiano!
Anthony: Da distinguere dalla prognosi.
Giovanni: giusto. Vuoi spiegarci anche cos’è la prognosi?
Anthony: all’esito degli esami, cioè una volta che abbiamo i risultati delle analisi e una volta che il medico ha fatto la diagnosi, si passa alla prognosi.
Giovanni: beh, la parola “esito” però bisogna spiegarla. Esito significa risultato, quindi all’esito delle analisi significa, come hai detto tu poc’anzi, quando abbiamo il risultato delle analisi, e “all’esito della diagnosi” sta per “dopo che abbiamo la diagnosi”, detto in parole povere, “una volta ottenuta la diagnosi”. Il termine “esito” si riferisce al risultato di un’azione o di un evento qualunque. Quindi, se qualcosa ha un “esito positivo“, significa che ha avuto un risultato positivo, mentre se ha un “esito negativo“, significa che ha avuto un risultato negativo. Facile.
André: Quando si fanno le analisi mediche si aspetta sempre l’esito delle analisi o l’esito degli esami, più in generale.
Giovanni: facciamo un esempio allora. Hai detto che all’esito degli esami, cioè una volta che abbiamo i risultati delle analisi e una volta che il medico ha fatto la diagnosi, si passa alla prognosi.
Non ho capito bene la differenza tra diagnosi e prognosi
Anthony: in parole povere con la diagnosi si cerca la causa dei sintomi, mentre la prognosi si concentra sugli esiti possibili.
Giovanni: Ah ok! Quindi se ad esempio all’esito delle analisi del sangue risulta un livello troppo elevato del colesterolo cattivo, allora la diagnosi potrebbe essere che il paziente mangia troppi grassi. Questa potrebbe essere una possibile diagnosi.
Un pizzaiolo provetto
Anthony: esatto, e una diagnosi potrebbe essere che il paziente, se farà più attività sportiva, non avrà gravi rischi per la salute. Comunque non dobbiamo dimenticare che in questo caso ci sono anche i fattori genetici da considerare.
Giovanni: quindi si può avere una buona prognosi e una cattiva prognosi.
Terminiamo con l’espressione “assegnare 10 giorni di prognosi“. É interessante anche l’uso del verbo assegnare, simile a prescrivere. Anche i compiti si assegnano. Il professore assegna i compiti agli studenti. Così anche i giorni di prognosi si possono assegnare. ma che vuol dire?
Anthony: Quando un medico assegna una prognosi di 10 giorni, tanto per fare un esempio, significa che il medico prevede che il paziente abbia bisogno di almeno 10 giorni per guarire o recuperare da una malattia o un infortunio. La prognosi di 10 giorni indica quindi la durata approssimativa della convalescenza necessaria per il paziente.
Giovanni: la convalescenza è l’ultimo termine che spieghiamo oggi. Si tratta di quel periodo di tempo o, se vogliamo, quello stato di transizione che serve per il superamento della malattia al recupero completo delle forze e della normale salute (la guarigione).
André: quindi il medico indica, come prognosi, che il paziente ha bisogno di un periodo di convalescenza e durante questo periodo, il paziente potrebbe richiedere cure mediche, riposo a letto, farmaci o altre terapie per aiutare nella guarigione o nel recupero.
Giovanni: bene, possiamo considerarci soddisfatti per oggi. Allora ricapitolando, abbiamo parlato delle analisi o esami del sangue, abbiamo detto che, all’esito di tali analisi possono emergere eventuali problemi. Abbiamo detto che è il medico che prescrive le analisi ed eventuali farmaci. Abbiamo visto i verbi trattare e applicare e poi anche il laccio emostatico.
André: poi si è parlato del prelievo, del verbo prelevare e della provetta.
Giovanni: e poi abbiamo parlato dei parametri di riferimento, della parla “metro“, della diagnosi e della prognosi, che si può anche “assegnare“.
André: e per finire hai spiegato l’esito e la convalescenza.
Giovanni: grazie a tutti, specie a André e Anthony per l’aiuto. Il prossimo episodio vedremo la tachicardia. Ci aiuterà ancora Anthony e chissà se non troveremo altri membri esperti di cuore. Chi lo sa!
André: un saluto a tutti.
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