La prevenzione dello stress – IL LINGUAGGIO DELLA SALUTE (Ep. n. 9)

La prevenzione dello stress (scarica audio)

– – – – – –

Trascrizione

Bentrovati a tutti gli ascoltatori di Italiano Semplicemente, e benvenuti a un nuovo episodio della rubrica dedicata alla salute

Oggi parliamo di stress, e lo facciamo in particolare in termini di prevenzione. Il nostro amico e membro di Italiano Semplicemente Valentin, che fa un mestiere legato allo stress, mi ha dato questo suggerimento e fornito molte informazioni, in base alle quali abbiamo costruito insieme questo episodio.

Allora iniziamo a parlare di prevenzione dello stress, cosa che riguarda più o meno tutti noi.

Naturalmente sarà questa un’occasione propizia per approfondire qualche parola interessante, e sarà anche l’occasione per ripassare qualche episodio, come di consueto.

Dovete sapere che più di un terzo dei lavoratori in Europa è soggetto a stress sul lavoro. Dunque un terzo di loro soffre di stress, è sottoposto a stress.

Sia i lavoratori che le aziende e le organizzazioni in generale dovrebbero evitarlo fin dall’inizio anziché gestirlo a posteriori, quando è già un problema. Come dice il proverbio, prevenire è meglio che curare.

Ma cos’è lo stress? Sembra una parola non italiana e infatti in origine non nasce in Italia.

L’idea originaria è quella della tensione, della pressione esercitata su qualcosa o qualcuno.

Nel Novecento il termine “stress” è stato adottato prima in fisica e ingegneria: indicava la sollecitazione subita da un materiale.

Interessante l’uso del verbo “adottare“. Significa in questo caso che “La fisica ha iniziato a usare ufficialmente e abitualmente quel termine”.

In generale, può voler dire anche “utilizzare”, “prendere“, “fare proprio”, “iniziare a usare stabilmente” qualcosa.

Per esempio:

adottare un bambino;

adottare una legge;

adottare una strategia;

adottare un sistema informatico;

adottare una misura di sicurezza;

adottare un termine linguistico.

Continuando a parlare di stress, ad esempio, una trave sotto carico subisce uno stress. Una trave è un elemento lungo e robusto che serve a sostenere un peso. È una parola molto comune nell’edilizia e nell’architettura. La trave deve reggere un peso. Avete presente quei soffitti con le travi a vista di legno? Belle, vero?

Oltre alle travi, anche un metallo può deformarsi per stress meccanico. Se viene esercitata una forza meccanica molto a lungo, ad esempio con un grande peso, il metallo si piega.

Poi il medico Hans Selye trasferì il termine stress alla biologia e alla psicologia per descrivere la risposta dell’organismo a pressioni, minacce o cambiamenti.

Da lì il termine è entrato in moltissime lingue, compreso l’italiano. Potrei anche dire “di lì a poco” oppure “da quel momento” è entrato in molte lingue.

In italiano oggi “stress” indica quasi sempre una tensione psicologica (“sono stressato”), quindi uno stato di affaticamento mentale.

Lo stress, potremmo dire, si verifica quando le richieste poste su un organismo superano la sua capacità. Sono eccessive. Questo può derivare da uno sforzo estremo una tantum, o da un esaurimento prolungato quando il recupero è insufficiente.

“Le richieste poste su un organismo”, ho detto. Ho usato il verbo porre, che come abbiamo già visto è simile al verbo mettere ma che ha molti altri utilizzi (si può ad esempio porre una domanda).

Il benessere è l’assenza dello stress coniugata alla soddisfazione del lavoro, o meglio, della vita, allo scopo percepito e a emozioni generalmente positive. L’assenza di stress si sperimenta quando l’individuo dispone di capacità sufficienti per far fronte alle proprie esigenze.

Nella situazione ideale, le richieste sono stimolanti a un livello che corrisponde appena alla capacità massima della persona. Mi raccomando, ho detto “appena” e non “a malapena”. C’è una bella differenza.

Se invece dicessi: “il livello delle richieste che corrisponde a malapena alla capacità massima” sembrerebbe quasi che la persona riesca a sostenere quella situazione con fatica estrema, sul punto di non farcela. Si passerebbe da una condizione ottimale a una condizione quasi stressante.

Solitamente “a malapena” si usa quando qualcosa avviene con grande difficoltà. Ricordate l’espressione “Grasso che cola”? Il senso è assolutamente analogo.

Comunque, quando ciò accade, quando si raggiunge questo livello di cui parlavo, emerge spesso un fenomeno chiamato flow: le persone perdono il senso del tempo, perdono la consapevolezza di sé stesse e provano una profonda soddisfazione.

È curioso come molte parole della psicologia moderna vengano mantenute in inglese: stress, burnout, mindset, flow… Le pubblicazioni scientifiche sono spesso in inglese, e quando una traduzione adeguata non c’è, la parola inglese viene adottata.

Tradurre “flow” non è semplicissimo, perché in psicologia indica uno stato mentale molto specifico.

In italiano non esiste una parola unica perfettamente equivalente, quindi spesso si usano perifrasi.

Flusso” infatti è la traduzione letterale più vicina, fa pensare a qualcosa che scorre, che si muove, come al flusso del sangue nelle vene o al flusso dei turisti a Roma, ma da sola in italiano suona un po’ vaga o tecnica.

Quando accade il flow, cioè quando ci si trova in questo stato, le persone si trovano in uno stato di concentrazione totale: perdono il senso del tempo e si sentono profondamente coinvolte in ciò che fanno.

Mi fa pensare a quando lavoravo in pizzeria, quando il flusso dei clienti era tale da non poter mai alzare la testa da ciò che facevo. Ed anch’io ero nel pieno del “flusso mentale”, uno stato in cui tutto sembra scorrere naturalmente.

Questo avviene anche nello sport o appunto al lavoro quando facciamo davvero ciò che ci appassiona. In effetti il mestiere del pizzaiolo era veramente appassionante per me.

Esiste anche una distinzione cromatica per spiegare lo stato mentale: una zona verde, rossa o nera.

Chiaramente il colore spiega in parte.

Nella zona verde siamo calmi, aperti di mente e pronti a connetterci con gli altri. Il sistema nervoso parasimpatico è attivo, attento alle proprie emozioni e a quelle altrui.

Quando il sistema nervoso parasimpatico è attivo, non solo ci riprendiamo e ci risolleviamo, sia psicologicamente che fisicamente, ma siamo anche in grado di essere creativi e di apprendere maggiormente.

A me capita spesso al lavoro, ma questo mi accade soprattutto quando voglio aggiungere qualcosa di mio, di personale. Il flusso delle idee nella mia testa, in quei casi, è notevole. Perché il soggetto mi interessa, c’è una motivazione intrinseca. Questa è un’altra caratteristica del flow, e spiega perché mi accade in quella condizione.

Quando però entriamo nella zona rossa ecco che arriva lo stress.

In italiano si dice che siamo “sotto stress“. Sinceramente preferisco quando siamo sotto Natale. Condizione ben più rilassante.

Quando siamo nella zona rossa è il sistema nervoso simpatico a prendere il sopravvento su quello parasimpatico.

È curioso, almeno per me, che entri in gioco la “simpatia” del sistema nervoso a determinare il nostro stato mentale. Scherzi a parte, quando prevale il parasimpatico siamo creativi, quando prevale quello simpatico siamo stressati. Un po’ antipatico questo sistema “simpatico”, non è vero?

La ragione è che il termine “simpatico” era stato scelto in passato quando i ricercatori avevano osservato che questo sistema creava una risonanza “in simpatia” tra gli organi. Il termine “parasimpatico” fu introdotto molto più tardi e indica che questa parte del sistema è anatomicamente diversa e funziona in gran parte in parallelo.

Col simpatico diventiamo mentalmente rigidi. Il rischio di problemi di salute aumenta, interessando anche il sistema immunitario. Questo uso del verbo interessare lo abbiamo visto in un episodio, se ricordate. Quindi ci si ammala più facilmente se siamo stressati.

Il sistema cardiovascolare e la digestione sono ugualmente interessati, e lo sono quanto più a lungo lo stress persiste. Attenzione qui, perché “quanto più” non equivale sempre a “tanto più”. A volte sì, altre volte no. In questo caso avrei anche potuto usare “tanto più“, ma non sempre è così. Poi a volte si usano entrambe le forme, come quando dico ad esempio:

Quanto più mangio, tanto più ingrasso.

Ad ogni modo, nella zona rossa non siamo molto ricettivi a nuove idee; non riusciamo ad apprendere, memorizzare o ragionare con lucidità; possiamo solo svolgere, eseguire compiti di routine, abituali, cose che facciamo sempre e che non richiedono creatività.

Le conseguenze negative sul lavoro e nella vita personale però sono evidenti. Diventiamo frustrati oltre che stressati.

Può andare peggio però. Al peggio non c’è mai fine, come dice un proverbio italiano.

Dopo un periodo prolungato nella zona rossa, quando le risorse sono completamente esaurite, precipitiamo nel baratro della depressione, del burnout o del trauma.

Ecco un’altra parola inglese che abbiamo oramai fatto nostra: burnout.

È interessante notare che anche qui la lingua inglese ha vinto per efficacia metaforica e sintesi: “burnout” evoca immediatamente l’idea del “consumarsi fino a spegnersi”, mentre l’italiano tende a descrivere il fenomeno in modo più analitico ma meno visivo.

Potremmo dire esaurimento (sono proprio esaurito!), esaurimento psicofisico, esaurimento da stress cronico, sindrome da esaurimento lavorativo (più tecnica), o anche crollo da sovraccarico.

Le energie disponibili in questo stato si abbassano drasticamente, la motivazione svanisce, scompare e perdiamo il gusto per le attività e le relazioni. La zona nera è la peggiore, com’era intuibile.

Ci sono quindi solo buone ragioni per restare nella zona verde. Ma come fare?

Nell’immediato basta fare una pausa, respirare lentamente, allontanarsi, fare una passeggiata, chiedere un momento di tregua, tipo un caffè coi colleghi più simpatici (non però come il sistema simpatico!).

Nel medio e lungo termine invece occorre concedersi tempo sufficiente per recuperare, idealmente ogni giorno, almeno ogni settimana.

Quando emergono emozioni forti o difficili, la respirazione lenta può aiutare, così come riflettere su quale dei propri bisogni è insoddisfatto o minacciato.

Pratiche utili per ritrovare l’equilibrio includono il rilassamento, la meditazione, lo yoga, la respirazione lenta, abbracciare le persone care e gli animali domestici, giocare con i bambini, cantare in un coro, fare teatro o sport. Queste attività aiutano nel momento dello stress, e quando vengono praticate regolarmente, aumentano la resilienza contro lo stress e le emozioni negative.

Poi occorre riflettere su ciò che si potrebbe cambiare nella propria vita lavorativa o privata.

Parlate di ciò che vi causa stress?

Esprimete i vostri bisogni?

Chiedete agli altri come evitare insieme situazioni stressanti?

Spesso, tacere non fa che aumentare lo stress. La sfida è farsi sentire con gentilezza, rimanendo sensibili ai bisogni altrui, per raggiungere soluzioni che funzionino per entrambe le parti, non solo per una.

Una cosa semplice per prevenire lo stress poi è pianificare.

Al lavoro e a casa, la pianificazione è uno strumento pratico per evitare picchi di carico e, con essi, lo stress. Altrettanto importante è il modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri.

Quando stiamo nella zona rossa o nera, il nostro stato d’animo è spesso negativo. Siamo incazzati a volte e ce l’abbiamo col mondo intero.

Di conseguenza facciamo più facilmente osservazioni sarcastiche o ironiche, critichiamo o imponiamo invece di discutere, e così creiamo un ambiente stressante. Come organismi in un ecosistema che inquinano senza rendersene conto, ci sorprendiamo poi delle reazioni tossiche che riceviamo. Ma dovremmo davvero sorprenderci? Affatto.

Questo viene talvolta definito micro-aggressione: è nocivo per le relazioni e per il benessere, e poi alimenta lo stress in modo del tutto evitabile.

Ciò che invece nutre le relazioni è l’ascolto profondo. Quando si ascolta con piena attenzione e con la genuina intenzione di capire, con rispetto e benevolenza, si diventa naturalmente più comprensivi e disponibili.

A patto di non perdere di vista i propri bisogni, questo crea relazioni profondamente soddisfacenti e solidali, che ci riportano nella zona verde, riducono lo stress e ci danno la forza di affrontare le sfide.

Bene, spero di non avervi stressato con questo episodio. Grazie a Valentin per la ricchezza e l’utilità dell’argomento trattato.

La visita intramoenia – IL LINGUAGGIO DELLA SALUTE (Ep. n. 8)

Descrizione:
La “visita intramoenia” è una visita privata che avviene all’interno di una struttura pubblica italiana. Vediamo le informazoini utili per gli stranieri e le differenze di prezzo, anche rispetto “al pronto soccorso”

Episodio per soli membri dell’associazione culturale ITALIANO SEMPLICEMENTE

– ISCRIVITI ALL’ASSOCIAZIONE

– ACQUISTA L’AUDIOLIBRO

 – ACCEDI
Intramoenia

L’insorgenza – IL LINGUAGGIO DELLA SALUTE (Ep. n. 7)

L’insorgenza

audio mp3

– – – – – –

Trascrizione

Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al linguaggio della salute.

Oggi un episodio dedicato ad un semplice termine: insorgenza.

Non voglio dire che quando si usa questo termine si parli solo di salute, ma quasi.

Vediamo come si usa.

Innanzitutto l’origine del termine.

Il termine “insorgenza” deriva dal verbo “insorgere“, che a sua volta ha origine dal latino “insurgere”, composto da “in” e “surgere” (che significa sorgere, alzarsi). Quindi, letteralmente, “insorgenza” indica l’atto di sorgere o alzarsi all’interno di qualcosa. Nel contesto della salute si riferisce ad esempio al sorgere di sintomi o di una malattia.

Infatti quando si parla di “insorgenza” in campo medico, ci si riferisce al momento in cui una malattia o un disturbo inizia a manifestarsi o a svilupparsi nel corpo di una persona. Ad esempio, si potrebbe dire:

L’insorgenza dei sintomi dell’influenza è avvenuta improvvisamente dopo che la persona è stata esposta al virus.

La parola “insorgenza” può anche essere utilizzata in contesti più generali per indicare l’inizio o l’origine di qualcosa, ma nell’ambito della salute è comunemente associata al manifestarsi di una condizione patologica.

Il verbo insorgere come vedremo ha più significati, e in questo senso significa manifestarsi improvvisamente, per lo più di fatti spiacevoli o dannosi, non solo malattie quindi.

Es:

Si spera che non insorgano nuove difficoltà.

Si usa anche in questo modo:

Es:

L’insorgere di complicazioni.

Che è proprio come l’insorgenza di complicazioni.

Es

Bisogna assolutamente evitare l’insorgere di complicazioni.

Insorgere è quindi molto simile a nascere, emergere, sorgere, nel senso che tutti questi verbi possono usarsi per descrivere un’azione di venire fuori o di manifestarsi.

Nascere” ha un uso più specifico che si riferisce al momento in cui un essere vivente viene alla vita. Comunque sia nascere che sorgere si possono usare anche con i problemi, le complicazioni, o le complicanze, termine quest’ultimo molto usato in ambito medico quando si aggrava una malattia o quando insorgono problemi di salute.

Le complicanze, come le complicazioni, si riferiscono a eventi o circostanze che rendono una situazione più difficile o problematica.

Vediamo qualche esempio di utilizzo del termine insorgenza e del verbo insorgere in ambito medico.

L’Insorgenza di sintomi si riferisce al momento in cui i sintomi di una malattia o di un disturbo iniziano a manifestarsi. Ad esempio:

L’insorgenza improvvisa di febbre alta potrebbe indicare un’infezione virale.

L’Insorgenza di complicazioni si riferisce al momento in cui compaiono complicazioni in seguito a una malattia o a un intervento medico.

Ad esempio:

L’insorgenza di complicazioni dopo l’intervento chirurgico ha reso necessario un trattamento aggiuntivo.

LInsorgenza di una patologia si riferisce al momento in cui una malattia o un disturbo comincia a manifestarsi o a essere diagnosticato.

Ad esempio:

L’insorgenza precoce della malattia di Alzheimer può essere difficile da diagnosticare.

L’insorgenza di reazioni avverse si riferisce al momento in cui si verificano reazioni indesiderate a farmaci o trattamenti medici.

Ad esempio:

L’insorgenza di reazioni avverse alla chemioterapia può richiedere una modifica del piano di trattamento.

Anche la febbre può insorgere. È il momento in cui la temperatura corporea di una persona aumenta, indicando la possibile presenza di un’infezione o di un’altra condizione medica. Ad esempio:

La febbre è insorta improvvisamente dopo che il paziente è stato esposto a una fonte di infezione.

Questa è l’insorgenza della febbre.

Un’altra cosa che può insorgere sono le allergie: è quando il corpo reagisce in modo eccessivo a sostanze normalmente innocue, scatenando una risposta allergica che può causare sintomi come prurito, gonfiore o difficoltà respiratorie. Ad esempio:

Dopo aver consumato un nuovo cibo, il bambino ha manifestato improvvisamente una reazione allergica che è insorta in pochi minuti.

In generale, “insorgenza” e “insorgere” vengono utilizzati in ambito medico per descrivere il momento in cui qualcosa inizia a verificarsi o a manifestarsi, come sintomi, complicazioni, patologie o reazioni avverse.

Come detto si usano anche fuori dall’ambito medico. Infatti anche i dubbi possono insorgere, ma più spesso si usa il verbo sorgere o nascere o venire, in caso di dubbi. Nel caso di problemi o complicazioni qualsiasi, ugualmente l’uso di insorgere va bene ma sembra troppo formale. Anche in questo caso è più frequente l’uso di sorgere, nascere, arrivare.

Quanto al verbo insorgere, fuori dall’ambito medico è spessissimo usato nel senso di intraprendere azioni violente. Parliamo spesso di insurrezioni popolari. In questo caso spesso è il popolo che insorge contro qualche decisione del governo.

Le insurrezioni hanno però spesso a che fare con la violenza, non si parla in genere di insurrezioni come manifestazioni pacifiche a meno che non si voglia dare più enfasi ad una notizia.

Una insurrezione quindi è spesso (non sempre però) un moto violento e deciso di protesta o di ribellione.

Insorgere quindi sta, in questo caso, per ribellarsi contro qualcuno o qualcosa.

Es:

Gli imprenditori italiani insorgono contro le decisioni del governo.

I membri dell’associazione Italiano Semplicemente insorgono contro la decisione del presidente di raddoppiare la quota di iscrizione.

Nonostante il verbo insorgere si usi anche in questo modo, c’è da dire che il termine insorgenza non si usa mai parlando di insurrezioni e quindi di reazioni violente della gente. L’insorgenza fa subito venire in mente ai sintomi di una malattia, a delle reazioni ad un farmaco, all’insorgenza di lividi, all’insorgenza di fibrillazione, di una patologia, di tumori, di brufoli, di carie ai denti, di ictus, di anemia, di depressione, di febbre e di allergie.

È chiaro che non si tratta mai di belle notizie quando c’è di mezzo l’insorgenza.

È tutto per oggi. Al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio della salute.

Il sonno: come si prende e come si dà – IL LINGUAGGIO DELLA SALUTE (Ep. n. 5)

il sonnoDescrizione:

In questo quinto episodio del linguaggio della salute parliamo delle espressioni “prendere sonno” e “dare sonno”. 

Con l’aiuto della farmacista francese Estelle e dell’omcologo italo- americano Anthony, entrambi membri dell’associazione Italiano Semplicemente, chiariamo alcuni aspetti legati al sonno. Perché dormiamo poco e possibili conseguenze. 

Approfondiamo anche i termini più usati nella lingua italiana. 

Per leggere la trascrizione e scaricare il file audio in formato mp3 (10 miniti) occorre far parte dell’associazione Italiano Semplicemente.

Entraregistrati

 

La Tachicardia – IL LINGUAGGIO DELLA SALUTE (Ep. n. 4)

La Tachicardia (scarica audio)

Trascrizione

cuore tachicardia

Giovanni: Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al linguaggio della salute.

Buongiorno Anthony

Anthony: buongiorno a te Giovanni.

Giovanni: è arrivato il momento di spendere qualche parola sulla tachicardia. Che ne pensi?

Anthony: ottima idea! Parliamo del cuore che batte troppo velocemente.

Giovanni: lo chiedo a te perché sei un medico e voglio farti qualche domanda sulla quale sarai sicuramente ferrato!

Anthony: mi auguro di sì!

Giovanni: bene, cerchiamo di spiegare qualche termine e espressione particolare legati a un disturbo del cuore come la tachicardia.

Innanzitutto, come tanti altri disturbi, il termine Tachicardia termina con – cardia.

In generale, il suffisso “-cardia” viene utilizzato per descrivere qualsiasi cosa che riguardi il cuore, non solo disturbi, come ad esempio procedimenti medici, farmaci e trattamenti terapeutici: l’elettrocardiogramma ad esempio.

Anthony: La Tachicardia, in particolare è un disturbo cardiaco caratterizzato da un aumento della frequenza cardiaca a riposo, ovvero il cuore batte più rapidamente rispetto alla norma.

Giovanni: ma che significa “a riposo” quando parliamo di frequenza cardiaca a riposo?

Anthony: “A riposo” significa senza fare sforzi. Quando si parla di frequenza cardiaca “a riposo“, ci si riferisce alla misurazione del battito cardiaco in condizioni di totale relax, in cui il corpo non è sotto stress o sotto l’influenza di fattori esterni che possano aumentare il battito cardiaco. Il contrario è “sotto sforzo” cioè durante un esercizio fisico intenso. Il battito aumenta quando facciamo sforzi chiaramente.

Giovanni: “A riposo” chiaramente si scrive con la a senza acca! Si tratta della preposizione “a”, che ha lo stesso ruolo in altre locuzioni simili, come “a caldo”, “a freddo”, “a iosa“, “a cavolo”. In pratica la preposizione “a” ha la funzione di specificare il modo in cui viene eseguita un’azione.

Ma partiamo dalle basi: il cuore è l’organo muscolare che pompa il sangue attraverso il sistema circolatorio.

Il cuore quindi pompa il sangue, lo fa scorrere, lo spinge grazie al suo continuo pompaggio. Il cuore stesso è una pompa. Pompa è anche sostantivo.

Il verbo “pompare” viene spesso utilizzato per descrivere l’azione del cuore, in quanto il cuore è un organo muscolare che si contrae e si rilassa per spingere il sangue attraverso le arterie e le vene del corpo. In questo senso, si può dire che il cuore pompa il sangue nel sistema circolatorio.

Quindi abbiamo scoperto anche questi due verbi: contrarsi e rilassarsi. Il cuore si contrae e si rilassa.

Poi abbiamo già usato la parola “disturbo” per indicare che qualcosa non va, qualcosa non funziona bene nel nostro corpo o nella nostra mente. Non c’è nessuno che “disturba” ma c’è qualcosa che crea un disturbo, diciamo un malfunzionamento.

Anthony: In ambito medico, la parola “disturbo” viene utilizzata per indicare un insieme di sintomi o di comportamenti che causano un disagio significativo nella vita di una persona e che sono considerati clinicamente rilevanti.

Giovanni: I disturbi possono essere di natura mentale, emotiva o fisica. Ci sono i disturbi dell’umore, i disturbi d’ansia, disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, disturbi della personalità, disturbi dell’attenzione e iperattività, tra gli altri. Hai parlato dei “sintomi” che causano un disagio. Un’altra parola interessante.

I sintomi sono le manifestazioni o le sensazioni che una persona percepisce come indicazioni di un problema di salute o di un disturbo fisico o mentale. Sono dei segni evidenti di una malattia o di un disturbo, come il dolore, la febbre, la tosse, la nausea, la vertigine, la stanchezza, il prurito, l’irritazione, la perdita di appetito, il cambiamento dell’umore, ecc.

Dunque si diceva che il cuore pompa il sangue. Poi si è detto che si contrae e si rilassa. Ma il cuore batte anche. Se il cuore batte, allora siamo vivi. Il cuore batte continuamente. Allora esiste il cosiddetto battito cardiaco, cioè il battito del cuore.

Anthony: I battiti cardiaci sono le contrazioni del cuore (ogni volta che il cuore si contrae abbiamo una contrazione) che spingono il sangue attraverso le arterie e le vene. Ogni volta che il cuore batte, cioè che si contrae, assistiamo ad un battito cardiaco.

Giovanni: Che battito cardiaco bisogna avere? Quale battito cardiaco è considerato normale?

Anthony: Il battito cardiaco normale varia a seconda dell’età, del livello di attività fisica e di altri fattori. In media, il battito cardiaco a riposo di un adulto sano dovrebbe essere compreso tra 60 e 100 battiti al minuto (si usa la sigla bpm, tre lettere che sono le iniziali di battiti al minuto).

Tuttavia, il battito cardiaco può variare notevolmente da persona a persona. In generale, se è inferiore a 60 bpm è considerato bradicardia. In pratica questo accade quando il cuore batte troppo lentamente.

Giovanni: E’ grave?

Anthony: Diciamo che dipende. Alcune persone possono avere un battito cardiaco più lento o più veloce rispetto alla media senza che ciò rappresenti un problema di salute. Un battito cardiaco inferiore a 60 bpm può essere considerato normale per alcune persone, specialmente per gli atleti o per coloro che hanno una buona forma fisica. In questi casi, il cuore è in grado di pompare una maggiore quantità di sangue con ogni battito.

Giovanni: il che significa….

Anthony: il che significa che il battito cardiaco può essere più lento ma comunque efficace nel fornire ossigeno e nutrienti al corpo. Tuttavia in molti casi la bradicardia potrebbe essere associata a sintomi come stanchezza, vertigini o svenimenti. D’altra parte, un battito cardiaco superiore a 100 bpm è considerato tachicardia.

Giovanni: ma da cosa dipende?

Anthony: può essere causato da una serie di fattori, tra cui lo stress, l’ansia, l’esercizio fisico intenso, la febbre e altre condizioni mediche.

Giovanni: Stiamo parlando quindi della “frequenza cardiaca“: il numero di battiti cardiaci al minuto.
Abbiamo anche nominato le vene e le arterie: è li che scorre il sangue. Si chiamano “vasi sanguigni“, e servono a trasportare il sangue dal cuore ai tessuti e agli organi del corpo. I “vasi” normalmente servono solamente a contenere, sono dei contenitori, ma i vasi sanguigni contengono e anche trasportano il sangue.

L’aggettivo sanguigno è interessante perché può anche essere usato in senso figurato per definire una persona. Ci si riferisce alle sue caratteristiche emotive o psicologiche. Una persona “sanguigna” si usa per indicare una personalità passionale, impetuosa o impulsiva. Una persona con “un temperamento sanguigno” o che ha “un’irruenza sanguigna”. Non si tratta d persone moderate e riflessive, ma non è detto sia negativo come aggettivo associandolo ad una persona. Viene spesso associato a passione, forza e vitalità, e allora è positivo, ma può anche essere interpretato in modo negativo se utilizzato per descrivere una personalità impulsiva o aggressiva.

Tornando alle arterie e alle vene, fanno lo stesso lavoro? Cosa hanno di diverso le arterie dalle vene? Sono entrambi vasi sanguigni, ma cosa li distingue?

Anthony: Le vene fanno l’opposto delle arterie: sono i vasi sanguigni che portano il sangue dai tessuti e dagli organi al cuore. Le vene poi hanno pareti più sottili e meno elastiche rispetto alle arterie.

Poi ci sono anche i capillari, che sono sempre vasi sanguigni, ma sono i più piccoli vasi sanguigni e hanno pareti molto sottili che consentono lo scambio di sostanze tra il sangue e i tessuti.

Giovanni: capillare somiglia non a caso alla parola “capello”. La cosa più sottile che abbiamo.

E’ interessante come il termine “arteria” si usi anche parlando di strade e autostrade. A Roma ad esempio ci sono parecchie arterie che portano le macchine dentro e fuori la città.

Le arterie stradali o autostradali sono dunque una metafora che si riferisce alle principali strade di comunicazione che attraversano una regione o un paese o che collegano una città con la periferia o diverse città e regioni tra loro. Queste strade sono spesso chiamate “arterie” per il loro ruolo fondamentale nel trasporto di persone, beni e servizi attraverso un territorio, così come le arterie del sistema circolatorio che trasportano il sangue dal cuore ai tessuti del corpo.

Ma torniamo alla tachicardia. Da cosa può essere causata?

Anthony: Oltre all’ansia, lo stress, la febbre, l’ipertiroidismo, anche da abuso di sostanze come la caffeina o l’alcol, o anche da patologie più gravi come le aritmie cardiache o le malattie cardiache.

Giovanni: Accidenti, quest’ansia è davvero pericolosa! Lo chiedo ad Estelle, la nostra farmacista francese.

Estelle: Ciao a tutti! Già, l’ansia è veramente pericolosa. E non dobbiamo bere troppo caffè né bere troppo alcool. Mi raccomando.

Giovanni: grazie Estelle. Tu ci parlerai nel prossimo episodio della sana alimentazione, una cosa a cui in Italia teniamo parecchio. Intanto però dicci una cosa: quanti caffè si possono bere ogni giorno per non avere la tachicardia? E quanti bicchieri di vino italiano (o francese!) ci sono consentiti?

Estelle: Purtroppo in medicina la risposta è sempre la stessa: dipende! Parlando in generale però, se parliamo di caffè italiani (quindi molto corti, serviti in una tazzina) tre caffè sono sufficienti e anche salutari per un adulto. In media si ritiene che un consumo moderato di caffeina sia di circa 400 mg al giorno.

Giovanni: che corrispondono più o meno a 3 o al massimo 4 caffè (fatti con la moka) ogni giorno. Quindi massimo 3 caffè al giorno. E vino? Quanto ne possiamo bere? Dipende anche qui?

Estelle: Hai indovinato! Il consumo di birra e vino (e altri alcolici) può causare tachicardia in alcune persone, e la quantità che può essere consumata senza sviluppare tachicardia dipende da diversi fattori individuali. Per questo motivo, è importante prestare attenzione ai segnali del proprio corpo e limitare il consumo di alcol se si sperimentano sintomi come battito cardiaco accelerato o palpitazioni.

Giovanni: palpitazioni? E cosa sono? Come la tachicardia?

Anthony: Non esattamente. Le palpitazioni sono una sensazione soggettiva di un battito cardiaco irregolare, accelerato o “saltellante”. Spesso sono descritte come un “battito cardiaco forte”, o “sensazione di avere il cuore in gola” o una “sensazione di farfalle nello stomaco”.

Giovanni: le farfalle nello stomaco? Io credevo che solo quando siamo innamorati si sentono le farfalle nello stomaco!

Anthony: non è un caso infatti. Anche in quel caso il cuore può accelerarsi.

Giovanni: Avere o sentire le “farfalle nello stomaco” è un’espressione comune usata per descrivere una sensazione di eccitazione o ansia che si manifesta nell’area dello stomaco. Questa sensazione può essere associata a diverse situazioni, come quando si è innamorati, quando si è ansiosi o quando si è nervosi per un evento importante.

Quando siamo esposti a situazioni stressanti o eccitanti (io preferisco queste), c’è un aumento del flusso sanguigno verso gli organi vitali, compreso lo stomaco. Questo aumento del flusso sanguigno può causare la sensazione di formicolio o, appunto, di farfalle nello stomaco.

Con le farfalle nello stomaco possiamo concludere questo episodio. Un saluto a tutti e ci vediamo al prossimo episodio dedicato alla salute in cui parleremo della sana alimentazione.

Estelle: Ciao a tutti

Anthony: un saluto anche da me! Il vostro dottorino!

– – – – – – – –
Sai che puoi ascoltare gli episodi anche su Spotify? Puoi abbonarti se vuoi e avrai accesso a tutti gli episodi pubblicati!