193 – AL DI LÀ o ALDILÀ? – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Ciao ragazzi, come si scrive al di là? Si scrive attaccato? E’ una sola parola?

Molti diranno: sì, infatti si mette anche l’apostrofo: l’aldilà.

Altri invece diranno: no, si scrive in tre parole: al di là.

Allora la verità e che si può scrivere nei due modi, ma il significato è diverso.

In una sola parola se vogliamo indicare la vita oltre la morte, quindi parliamo dell’aldilà, parliamo dell’oltretomba, del mondo che ci aspetta oltre la tomba, cioè al di là della vita.

Cosa c’è oltre la vita? C’è l’aldilà: tutto attaccato.

Se non parlo invece del mondo oltre la morte, allora lo scriviamo staccato, in tre parole: al di là, che è una locuzione avverbiale. In sostanza si usa in vari casi, leggermente diversi tra loro.

In senso materiale, cioè in senso fisico:

Cosa c’è al di là della porta? C’è il cortile, oppure c’è la cucina.

Qui significa “oltre“, come prima quindi, ma devo aggiungere qualcos’altro: al di là di cosa? Della porta in questo caso.

Cosa c’è al di là della strada? C’è un parco.

Oltre il senso fisico c’è anche quello figurato.

Vediamo qualche esempio:

Il virus cinese non ha contagiato tantissime persone nel mondo, ma l’impatto sui mercati è stato forte, al di là del tasso di mortalità.

C’è qui un senso di oltre, nel senso che c’è stato un impatto esagerato, che non è proporzionato al tasso di mortalità: è andato oltre, è andato al di là.

Al di là delle parole restano i fatti

Il senso qui è simile a “a prescindere” dalle parole, espressione questa che abbiamo già visto in un episodio dedicato. Date un’occhiata se volete: sono più importanti i fatti, quindi possiamo evitare di parlare delle parole: andiamo oltre, andiamo avanti. Questo è il senso.

E’ stata una bella partita, ma l’aspetto che più mi attira va al di là della gara vera e propria.

In questo caso non è “a prescindere” ma è esattamente “oltre“: oltre la gara vera e propria. Non voglio parlare della gara, della partita, del gioco che si è visto, mi attira qualcosa al di là di questo.

Un altro esempio:

Il lavoro va un po’ al di là delle mie competenze.

Evidentemente o il lavoro richiede altre competenze (cose che non ho mai fatto, anche se semplici) oppure ne richiede di più elevate, competenze più alte: più professionalità, più esperienza. Il verbo “andare”: andare al di là di… qualcosa, spesso si usa in questo modo.

Al di là” si usa poi molto per sottolineare degli aspetti diversi:

Giovanni è sempre stato portato per le lingue, ma al di là di questo, riconosco che si impegna moltissimo.

Questa modalità è interessante perché la potete usare in tutti i contesti, semplicemente per sottolineare un aspetto diverso da quello precedente: volete separare i due aspetti, come ad indicare che non sono collegati.

Si sua anche “al di là di tutto” quando diciamo qualcosa che vogliamo separare da tutto il resto, non solo da un solo aspetto.

Abbiamo avuto tante discussioni, ma al di là di tutto restiamo molto amici.

Non è da tutti riuscire a mantenere la calma al di là di tutte le cose accadute.

Ora, al di là dell’espressione di oggi, ascoltiamo una frase di ripasso:

Camille (Libano): Ne ho anche un’altra per chi vuole: *Ok, ci provo io: questa non sarà forse una frase che state ascoltando dal vivo, ma al di là di questo è comunque una frase di ripasso. Lo so, forse non ha niente a che spartire con quelle di altri membri, ma io sono molto impegnato sapete? Se non ci credete fate una capatina nel mio ufficio e ve ne accorgerete!

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

COPERTINA frasi idiomnatiche 2

1 – LA BOLLA – 2 minuti con Italiano semplicemente – LINGUAGGIO COMMERCIALE

Audio

Benvenuti in questo primo episodio della rubrica “il linguaggio commerciale“, composto da episodi di breve durata che riguardano la lingua italiana del lavoro e del commercio.
Sono moltissimi gli stranieri che lavorano in Italia e che quindi all’inizio avranno molte difficoltà con la complessa terminologia del mondo del lavoro, allora prevalentemente a loro è dedicata questa rubrica. Si tratta comunque di episodi utili anche a quei tanti che si interessano del linguaggio del mondo lavorativo e commerciale italiano per altre ragioni, vuoi per esprimersi meglio e capire meglio quando capita, vuoi per semplice curiosità.
La rubrica fa parte del corso di Italiano Professionale e pertanto è dedicata ai soli membri dell’associazione. Questo primo episodio è comunque per tutti, e per chi fosse interessato, chi avesse piacere di unirsi al gruppo, basta fare richiesta di adesione all’associazione (vi inserisco un link per fare richiesta) in questo modo si potranno ascoltare e leggere tutti gli episodi di questa rubrica e anche di tutti gli altri episodi del corso di Italiano Professionale.
In questa rubrica vedremo ogni volta un termine diverso, tutti riguarderanno il linguaggio commerciale, quindi i termini più usati o più complicati: dalla fattura alla ricevuta, dallo scontrino alle tasse, dal bilancio al reddito alla bolletta e così via. Faremo molti esempi a supporto.
Alla fine di ogni episodio, a partire dal secondo, faremo anche una frase di ripasso per non dimenticare i termini già spiegati in precedenza. E’ lo stesso approccio, la stessa metodologia che viene usata anche nelle altre due rubriche di breve durata, dedicate ai principianti e a coloro che hanno un livello intermedio. Questa invece è più specifica, dedicata ai lavoratori. Tutti gli episodi quindi dureranno dai due ai quattro minuti, indicativamente, ovviamente parlo solo della spiegazione singola, escludendo le frasi di ripasso. Complessivamente si potrà arrivare a 5 o 6 minuti, non di più, da ascoltare in auto, mentre si va al lavoro, sull’autobus o mentre si fa sport, durante il tempo libero.

Iniziamo dalla “bolla“.

merce_a_bordo
“La bolla”, cos’è? Nel linguaggio commerciale si tratta di un documento di accompagnamento di una merce.

Sapete che le merci viaggiano, passano da una mano all’altra, ad esempio da un produttore ad un distributore o viaggiano per essere lavorate ancora o, quando il prodotto è terminato, viaggiano per essere vendute.

Comunemente in Italia si parla di “bolla“, ma in realtà la possiamo chiamare “Bolla di spedizione”, oppure “bolla di consegna”, oppure DDT (Documento di trasporto) ma in ogni caso è un documento, una ricevuta che comprova (cioè dimostra) rispettivamente l’avvenuta spedizione e la ricezione della merce. Dimostra a chi spedisce che la merce è stata spedita e a chi riceve che la merce è stata ricevuta.
Cosa c’è scritto? Quantità, qualità, causale e identità delle parti nel trasporto di merci, indipendentemente dalla ragione per cui i beni vengono trasportati da un luogo all’altro, quindi attenzione perché si deve usare anche quando il trasporto avviene da una sede all’altra della propria stessa azienda.

In pratica quindi è un documento di accompagnamento di una merce, la merce quindi è sempre accompagnata da questo documento che comunemente si chiama “bolla“. Fino al 1996 in Italia esisteva la “Bolla di accompagnamento” (o bolla accompagnatoria) – si chiamava così – ora però si continua spesso ad usare questa modalità (bolla) ma in realtà il nome è Documento di trasporto, o DDT ed il sistema è informatizzato.

E’ uno dei primi documenti della merce, insieme alla fattura, all’ordine ed alla distinta di prelievo. Vedremo anche questi in seguito.

E’ utile sapere che ora tale documento è obbligatorio e che il documento è in formato libero, ossia non ci sono vincoli di forma particolari, anche se sono in vendita dei modelli che si possono usare. Ovviamente ne occorrono due copie, una per chi spedisce la merce ed una per chi riceve la merce.

Si parla a volte di “bolla di lavorazione“. Infatti quando un prodotto si realizza attraverso varie fasi produttive, quindi diverse attività, diverse fasi, e quando queste sono svolte da soggetti differenti c’è un passaggio della merce che avviene per questo motivo. Su questa bolla, che è sempre un documento, vengono riportati i dati relativi alle varie lavorazioni ed i materiali da impiegare.

Con questo è tutto e nel prossimo episodio ci occupiamo della “ricevuta“.

Ricordo a tutti coloro che sono interessati che possono aderire all’associazione attraverso una semplice richiesta. In alternativa, se siete interessati solamente a questa rubrica di brevi episodi commerciali quando raggiungeremo i 100 episodi verrà pubblicato un audio-libro in vendita su Amazon. Un saluto a tutti.

– – –

192 – SULLA FALSARIGA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Sapete ragazzi che sono nate due nuove rubriche sulla falsariga della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Si tratta della rubrica “primi passi” (questa è la prima) e della rubrica “linguaggio commerciale” (questa è la seconda); due nuove rubriche di breve durata (episodi di breve durata); cercheremo di restare nei due minuti – e con una espressione di ripasso alla fine di ogni episodio per ripassare le espressioni precedenti. Si tratta quindi esattamente dello stesso funzionamento degli episodi della rubrica che si chiama “due minuti con Italiano Semplicemente“, di cui state ascoltando la puntata n. 192.

In questa puntata ci occupiamo del termine “falsariga“, un’unica parola che serve per esprimere il concetto sopra descritto.

Ogni volta che volete indicare un modello da seguire, da imitare, un esempio da ricalcare, qualcosa da cui prendere spunto, ebbene, potete usare il termine falsariga, non molto facile da usare all’inizio per degli stranieri, ma vale la pena imparare questo termine.

Si deve dire e scrivere: “sulla falsariga” in quasi tutte le occasioni, perché si sta cercando di seguire un percorso già tracciato, uno stile già utilizzato, come se ci fosse una riga disegnata, cioè un segno, una linea tracciata su un foglio e noi stiamo cercando di usare questa riga per andare dritto, per disegnarne un’altra simile. Cose di questo tipo insomma.

Si prende quindi in prestito un’immagine figurata, come si fa solitamente in tutte le espressioni idiomatiche per esprimere un concetto. E’ un termine adatto per essere usato in moltissime occasioni.

Vediamo qualche altro esempio oltre a quello delle rubriche:

In Italia spesso si fanno delle leggi sulla falsariga di altre leggi fatte in altri paesi.

Quindi si vuole dire che si fa una legge cercando di imitare ciò che si è fatto altrove, non esattamente con la stessa legge, identica in tutti termini usati, ma mantenendo una struttura e coerenza simili, quindi “sulla falsariga” di altre leggi. Un altro esempio:

La squadra della Roma ha dominato la squadra avversaria, sulla falsariga di quanto accaduto nella partita precedente.

Quindi si vuole dire che, più o meno, le due partite hanno visto la squadra della Roma avere la meglio sulla squadra avversaria: così come si è svolta la prima gara si è svolta anche la seconda, sulla falsariga della prima, quindi seguendo lo stesso andamento, la stessa logica della prima.

Ora ascoltiamo un breve ripasso delle espressioni precedenti:

Bogusia (Polonia): Si dà il caso che una volta fosse un cestista italiano, avendo seguito le orme di papà Joe a Reggio Calabria. Parlo di Kobe Bryant. A quei tempi non era ancora conosciuto, non più di tanto almeno, ma col passare del tempo, l’abbiamo in tanti guardato dal vivo a volte accalcati nelle arene: un uomo indefesso nello suo ambito.

La stella della pallacanestro 🏀 è scomparsa in un incidente con l’elicottero. Gli ha detto proprio male quel giorno. Ma in realtà ha detto male a tutto lo sport in generale. Non possiamo fare i finti tonti, che non lo sappiamo, tanto meno che ciò che è successo non ci commuove.

Un crescendo di voci sconvolte proviene da tutte le direzioni. Mi unisco al coro anche io, perché sono sempre stata una appassionata di pallacanestro e al contempo alla passione non riesco a restare indifferente.

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

falsariga

N.1 – PIACERE, MI CHIAMO GIOVANNI – 2 minuti con Italiano semplicemente – PRIMI PASSI

PRIMI PASSI: CORSO DI ITALIANO PER PRINCIPIANTI

primi_passi

1^ lezione: Piacere, mi chiamo Giovanni

Audio

 

Giovanni: piacere, io sono Giovanni, e tu? Qual è il tuo nome?

Emanuele: Io sono Emanuele, piacere mio.

Giovanni: piacere, mi chiamo Giovanni, questo è il mio nome.

Emanuele: Emanuele, io mi chiamo Emanuele.

Giovanni: Piacere, io mi chiamo Giovanni. Tu come ti chiami? Qual è il tuo nome?

Emanuele: Emanuele. Il mio nome è Emanuele.

Giovanni: Ah, Emanuele è il tuo nome. Piacere di conoscerti Emanuele! Il mio nome è Giovanni!

Emanuele: piacere mio! Il mio nome è Emanuele

Giovanni: va bene, ho molto piacere di conoscerti Emanuele.

Giovanni: ti chiami Emanuele vero? Io mi chiamo Giovanni.

Emanuele: Sì, mi chiamo Emanuele, e tu ti chiami Giovanni.

Giovanni: esatto, io mi chiamo Giovanni, questo è il mio nome. Tu invece ti chiami Emanuele. Questo è il tuo nome. Giovanni e Emanuele: questi sono i nostri nomi.

 

– – –

 

191 – DAL VIVO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Ciao amici. Abbiamo visto già l’espressione farsi vivo, oggi invece, in questo episodio n. 191 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, vediamo “dal vivo“, una seconda espressione che utilizza lo stesso termine.
Dal vivo si usa soprattutto quando si ascolta la radio o si guarda la TV, quando si ascolta un programma che è trasmesso in diretta, cioè quando i fatti trasmessi si verificano proprio mentre si sta guardando la TV o ascoltando la radio. È una trasmissione in diretta, quindi è trasmessa dal vivo, di conseguenza non si tratta di trasmissioni registate e poi trasmesse.
Ad esempio si può ascoltare un programma dal vivo, un concerto dal vivo. A dire il vero però quando si assiste dal vivo a un concerto, ad uno spettacolo e cose simili, si è fisicamente presenti in quel luogo dove avviene il concerto o lo spettacolo. C’è la presenza fisica quindi, niente TV o radio.

Stasera andiamo ad un concerto dal vivo.
Domani fanno musica dal vivo, andiamo?

Ma l’espressione non si usa solo in questo modo. La presenza fisica è legata all’espressione anche quando parlo di incontrare persone o assistere a cose accadute.
Posso anche dire di aver visto una persona dal vivo cioè di averla incontrata di persona, di averla vista fisicamente: l’ho incontrata veramente, non era la TV. L’ho proprio vista dal vivo! Vivo resta vivo, al maschile quindi non diventa “viva” o “vivi”se la persona che incontro è una donna o sono più persone.
Poi posso anche dire di aver vissuto dal vivo una vicenda. Usare il verbo vivere significa coinvolgere anche le emozioni, non solo il corpo, la presenza fisica.
Ad esempio c’è chi ha vissuto dal vivo la caduta del muro di Berlino perché era proprio lì quando è accaduto, ha vissuto personalmente, di persona la vicenda della caduta del muro. Evidentemente si tratta di una persona di nazionalità tedesca, o qualcuno che viveva a Berlino proprio il quel periodo. Coloro invece che l’hanno vista in TV non l’hanno vissuta dal vivo. Non possono dirlo. Possono solo dire di averlo visto dal vivo, nel senso di “in diretta TV“.
Oppure chi ama la formula 1 può dire di aver vissuto dal vivo una gara automobilistica. Lo stesso per gli altri sport in caso di eventi particolari.
Ci deve sempre essere una forte emozione per vivere dal vivo.

Ho vissuto dal vivo la sofferenza dell’amore.
Tu hai vissuto dal vivo cosa significa essere poveri.
Giovanni ama vivere dal vivo queste esperienze sportive.

Quindi dal vivo, se legato alla TV o alla radio si può tradurre come “in diretta”, oppure per dire “io c’ero“, “io l’ho vissuto” , mentre in altre occasioni si traduce con “di persona” o “personalmente“, perché in questo caso ci sono sempre delle emozioni coinvolte, che implicano un coinvolgimento personale. Posso usare anche altri verbi oltre a vedere e vivere: partecipare dal vivo, abbiamo visto assistere dal vivo, ma c’è anche esibirsi dal vivo: un cantante si esibisce dal vivo ad esempio.
Ora ripassiamo alcune espressioni già spiegate negli episodi precedenti:
Bogusia (Polonia 🇵🇱):
Un poliziotto mi ha affibbiato una multa oggi. Sono cascata male oppure sono stata presa di mira? Vi spiego: Mi ero ritagliata del tempo per un appuntamento con una mia amica in un ristorante in e come di consueto ero in ritardo e l’incrocio era accalcato di macchine. Siamo alle solite no? Finalmente poi il semaforo è diventato verde, però io ormai ero passata col giallo.
Nulla quaestio, il codice stradale dice che bisogna velocemente liberare l’incrocio. L’ho fatto. 😅Dietro di me, una macchina che mi tallonava già da tempo e mi incalzava con la sua velocità, è passata anch’essa. Però la Polizia ha fatto accostare solamente me. Il poliziotto su questo non ha fornito nessuna spiegazione di sorta. Insomma, volente o nolente, ho dovuto pagare la multa. Che vuoi, I poliziotti hanno sempre la meglio su di noi Non hanno mai torto. Come lo vedete voi?
Giovanni: avevo dimenticato di dire che “dal vivo” non è uguale a “da vivo“, che è il contrario di “da morto”!
– – –
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

190 – FARE UNA CAPATINA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Ulrike: Ciao amici, buongiorno! Gianni mi ha dato il suo beneplacito per una spiegazione della parola capatina che fa parte della locuzione fare una capatina.
Gianni: infatti, bell’idea la tua.
Elettra: vai pure con la spiegazione Ulrike!
Ulrike: Avete mai fatto una capatina da qualche parte? Certamente l’avrete fatta già tante volte. Ma cos’è una capatina?
Vi faccio un esempio:
Oggi penso di staccare presto dal lavoro per fare una capatina dal mio amico Pino. È da molto tempo che non si fa vivo. So però che ha sempre molto da fare, perciò vado a trovarlo, così, al volo diciamo, al massimo per una mezz’oretta.
Quindi fare una capatina vuol dire che vado in un luogo, nell’esempio a casa di Pino, ma solo per un breve lasso di tempo, solo per vedere come vanno le cose per poi spostarmi altrove.
Potrei anche dire a Pino: senti Pino, stasera ho da fare delle cose nelle tue vicinanze, vorrei cogliere l’occasione per fare un salto da te, ti va?
Qui, nello stesso contesto, ho usato l’espressione fare un salto. Un salto è un movimento con cui ci si solleva da terra con un balzo rimanendo per un attimo sospesi in aria e ricadendo subito dopo. C’è sempre l’idea della velocità, proprio come simile la capatina, che ovviamente non è un salto in alto come ma è comunque un movimento da un posto ad un altro per breve tempo, per un attimo, appunto
Giovanni: una visitina, potremmo dire anche!
Ulrike: Sì, come visitina, avrei potuto dire anche: ciao Pino, mi trovo vicina a casa tua, potrei venire a trovarti per un attimo? Stesso significato, anche in questo caso.
La parola è capatina, questa… “ina” alla fine della parola indica che si tratti di un diminutivo e infatti lo è. Visita, visitina, capata, capatina. Avrei potuto dire anche: stasera farò una capata da Pino, o una breve capata, ma più familiare e più in uso è capatina, più carina anche no?
Ora chiudo amici, infatti ho visto che ci sono i saldi di stagione, ragion per cui farò una capatina in città. Vi ringrazio che vi siete ritagliati del tempo per una capatina alla rubrica “due minuti con italiano semplicemente”.
Alla prossima!
Elettra: anche scappatina e puntatina sono abbastanza simili che ne dite?
Gianni: si, hai ragione diciamo pure sinonimi.
Il ripasso delle espressioni precedenti della rubrica è stato già fatto all’interno dell’episodio da Ulrike che ha usato: beneplacito, farsi vivo, ritagliarsi del tempo ragion per cui e appunto.
– – –

189 – AVERE PRESENTE – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Avete presente la rubrica dei due minuti con Italiano Semplicemente? Cosa? Di cosa parli?

Non ce l’hai presente? Allora, questa è una rubrica di episodi dedicati alla lingua italiana, quindi per imparare la lingua italiana, rubrica dedicata agli stranieri, e che si trova su ItalianoSemplicemnete.com. Hai presente almeno questo sito? Comunque sia, anche se non ce l’hai presente, ti dico che siamo arrivati all’episodio n. 189, ed in questo episodio, quello che stai ascoltando o leggendo in questo momento, viene spiegato il significato dell’espressione “avere presente“.

Avere presente” indica semplicemente la conoscenza, e si usa in contesti colloquiali, sia formali che informali, basta dare del tu o del lei.

Hai presente? – Informale

Ha presente – Formale

Quindi se dico: “hai presente Roma?”

Significa: sai di cosa parlo, sai dove si trova Roma?

Si usa molto quando si danno informazioni stradali o quando si deve fissare un appuntamento:

Domanda: Ci vediamo a piazza di Spagna, hai presente?

Risposta: Sì, certo, ce l’ho presente, so dove si trova, ok ci vediamo lì allora.

Domanda: Scusi, mi sa dire dove si trova la fermata della metropolitana più vicina?

Risposta: Sì, certo, allora deve andare a piazza Garibaldi, e poi girare a destra. Hai presente Piazza Garibaldi?

Ancora una volta parliamo della localizzazione territoriale. Allo stesso modo:

Domanda: Scusa devo andare a trovare Giovanni nella sua stanza di ufficio. Dove si trova? In quale stanza si trova?

Risposta: hai presente la stanza di Andrea? Beh, se ce l’hai presente, la stanza a fianco è quella di Giovanni

Si usa però anche per indicare altre cose, tipo persone o avvenimenti.

Domanda: chi è Giovanni? 

Risposta:

Come faccio a spiegartelo… dunque, hai presente quando siamo andati al concerto insieme? Con me c’era anche Giovanni, ricordi? Hai presente?

A volte indica anche al posto di “ricordare” oppure “capire” o “riuscire a capire

Domanda:

Hai presente quando ci siamo sposati? (simile a “ricordi?”)

Risposta:

no, non ce l’ho proprio presente, quanti anni fa è successo?

Oppure:

certo che ce l’ho presente, 10 anni fa!

Quindi la presenza si riferisce ad un concetto qualsiasi nella mente della persona.

Oppure:

Non ho ben presente la situazione che c’è in Italia in questo momento. E’ un paese sicuro? (qui è simile a “non so, non ho capito”)

Avete presente il traffico che c’è a Roma il sabato sera? (è simile a “sapete?”, “conoscete?” “Ne siete a conoscenza?”).

Ora vi chiedo: avete presente la caratteristica degli episodi di questa rubrica? E’ che devono essere brevi. Quindi l’episodio finisce qui, ma solo dopo una altrettanto breve frase di ripasso:

Andrè (Brasile) e Doris (Austria): Se non mi sono fatto più vivo/viva ultimamente è solo perché volevo passare qualche tempo all’insegna del relax e della tranquillità. Non ho segreti di sorta da nascondere. Sono andato/andata in una spa veramente “in”. 

– – –

Giovanni: L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

 

188 – FARSI VIVO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Giuseppina: Finalmente ti fai vivo, ma che fine avevi fatto?

Questa è una frase che si sente spesso quando non si vede una persona da molto tempo: ci sono due espressioni: “ti fai vivo” e “che fine avevi fatto”. Oggi vediamo la prima espressione: farsi vivo, vivi, oppure viva e vive al femminile.

E’ una espressione informale, vuol dire farsi vedere dopo tanto temo, dare notizia di sè, e si usa “vivo” (che indica la vita) perché sembrava quasi che questa persona fosse scomparsa, ed invece è viva, “viva e vegeta” (questa è un’altra espressione tipica che si usa in questi casi). Quando una persona si fa viva si vuole dare l’immagine che, facendosi vedere, dimostra di essere viva.

Finalmente ti sei fatto vivo!

Giovanni è un po’ che non si fa vivo, ne sai qualcosa?

I miei amici si sono fatti vivi solo una volta in questi ultimi tempi!

Potete usare questa breve espressione ogni volta che qualcuno si fa vedere poco, quindi quando non si fa mai vivo.

Notate che “farsi vedere”, espressione simile,  non si usa quasi mai negli stessi contesti. Qualche esempio:

Fatti vedere domani alla riunione ok?

Poi Giuseppe è venuto? Si è fatto vedere oppure no?

Non vi fate più vedere da queste parti!

In questi tre esempi usiamo “farsi vedere” e non farsi vivi perché il senso è solo quello della presenza fisica in un posto e della vista materiale. Quando invece volete sottolineare il senso del tempo eccessivo che è passato, o il senso di scomparire, allora meglio usare “farsi vivo“.

Fatti vivo domani alla riunione ok? (cioè: non scomparire, cerca di dar notizie di te)

Poi Giuseppe è venuto? Si è fatto vivo oppure no? (un po’ dura e severa come frase)

Credo di essermi spiegato abbastanza bene, ora ascoltiamo un breve dialogo per non dimenticare le espressioni precedenti:

Ulrike (Germania) e Andrè (Brasile):

U: Ciao André, ti gira bene? Senti, non voglio incalzarti, ma è un bel po’ di tempo che non ti vedo nel nostro corso di Yoga. Mi manchi.

A: Hai ragione Ulrike, ma non me la sentivo proprio. Avevo sentore che l’allenatrice mi avesse preso di mira, ragion per cui mi ero messo da parte.

U: Hmm.. può darsi André. Probabilmente non le piaceva il tuo fare da spiritosone, forse nella sua mente paventava la possibilità che lei fosse oggetto di ilarità da parte tua per via della sua zeppola.

A: Pensi…? Beh, del suo modo di parlare non me ne frega proprio, anzi, ti dirò che ha perfino un certo non so che. Ma non vedo come possa calmarla, sembra davvero una persona da prendere con le molle.

U: Comunque sia André, torna alla carica e metti a posto la situazione, altrimenti finirai nel mio di mirino.

– – –

Giovanni: L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

188_farsi_vivo_immagine

187 – ALL’INSEGNA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Sapete cos’è un’insegna?

Non parliamo del verbo insegnare, anche se l’origine è la stessa, ma del simbolo. Infatti l’insegna, tra i vari significati, è un simbolo, rappresenta qualcosa.

Se dico il termine “insegna” un qualunque italiano pensa subito alle insegne stradali, alle insegne luminose dei negozi. Una insegna indica qualcosa, servono a questo le insegne stradali, cioè i cartelli stradali, e servono a questo anche le insegne dei negozi, dove c’è scritto il nome del negozio o la tipologia:

Farmacia, ferramenta, Alimentari ad esempio.

Anche l’insegna del wc, che può anche essere luminosa.

pexels-photo-1722196
Un’insegna – Photo by Tim Mossholder on Pexels.com

Le insegne devono essere viste e spesso sono grandi.

Oggi però vorrei parlarvi dell’espressione “all’insegna di“, che si usa sempre per indicare, ma si parla di una caratteristica, quindi non in senso materiale, come una insegna stradale. Quello che vogliamo indicare è quindi una caratteristica, una peculiarità. Può anche trattarsi di un principio, di un sentimento, di qualcosa che è da rispettare, o qualcosa a cui uniformarsi, posso anche dire che stiamo indicando una categoria in cui vogliamo rientrare o un argomento generico. Come le insegne, deve essere qualcosa di grande, qualcosa in cui si possono far rientrare altre cose. Questo è un legame con le insegne.

Vi faccio alcuni esempi:

Quest’anno si terrà una manifestazione all’insegna di Federico Fellini.

Quindi la mostra o manifestazione è dedicata a Federico Fellini, il grande regista italiano, la mostra riguarderà Fellini, tutto ciò che ci sarà nella mostra riguarda Fellini. Sto indicando una caratteristica della mostra, che quindi è all’insegna di Federico Fellini.

La mia abitazione è all’insegna di lusso e stile.

Evidentemente io abito in una casa lussuosa e con stile, questa è la caratteristica della mia casa, quindi ogni aspetto di casa mia è caratterizzato da lusso, quindi ricchezza e stile, classe, eleganza: una casa all’insegna di lusso e stile.

Ci vediamo domani tutti insieme? Sarà una serata all’insegna della nostra amicizia!

Una serata dedicata alla nostra amicizia, questa è la caratteristica del nostro incontro di domani.

Speriamo che questo nuovo anno sarà all’insegna della felicità tra i popoli.

Vedete che è una modalità abbastanza generica per indicare una caratteristica che accomuna tutti gli aspetti di qualcosa. Come un contenitore.

Vi auguro una serata all’insegna della passione!

Questo è un augurio che potete fare a due amici che si sono appena fidanzati!

Si sta augurando che la passione domini la serata, che caratterizzi tutti gli aspetti della serata!

Ed allora io vi auguro che le vostre lezioni di italiano non siano all’insegna della noia e della grammatica, ma piuttosto che siano all’insegna del divertimento e della curiosità.

Ora una bella frase all’insegna del ripasso divertente:

Emanuele (Italia)  e Doris (Austria): 

Sapete una cosa? Non voglio avere più niente a che spartire con le persone che non apprezzano le mie qualità. Da ora in poi mi relazionerò solo con coloro i quali non ho mai avuto alcun problema di sorta. Sarà una vera svolta nella mia vita! Punterò solo sui miei amici, quelli che credono in me, quelli che non mi prendono mai di mira, e se mi gira escluderò anche i miei genitori se continuano a criticarmi. Mi sfugge qualcuno forse? Ah, sì, i miei amici dell’associazione! Voi no, ovviamente: siete fatti salvi da questa mia crisi di insofferenza!

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

186 – NULLA A CHE SPARTIRE – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

heartsickness-lover-s-grief-lovesickness-coupe-50592
Photo by Pixabay on Pexels.com

Oggi vediamo la frase “niente a che spartire“, che è una espressione informale che si usa in questo modo; vi faccio qualche esempio:

Io non ho niente/nulla a che spartire con te.

La tifoseria calcistica non dovrebbe avere niente a che spartire con la politica

Mio fratello non ha niente a che spartire con le amicizie di Giovanni

La stragrande maggioranza degli italiani non ha niente a che spartire con la mafia.

La mia alimentazione non non ha niente a che spartire con la dieta mediterranea

Usare nulla o niente è ovviamente la stessa cosa.

Da questi esempi si intuisce che “spartire” indichi dei punti in comune, delle affinità, delle somiglianze. Il verbo spartire in realtà, se guardiamo al suo significato, equivale a “dividere“, o anche “condividere“:

Ci dobbiamo spartire la vincita (ad esempio metà ciascuno)

Dobbiamo spartirci il guadagno

Dobbiamo fare la spartizione dell’eredità

Spartire quindi significa dividere in più parti e distribuire a più persone, come anche “ripartire“, quindi condividere qualcosa, fare delle parti, dividere in più parti.

Quindi se dico: “non c’è nulla da spartire“, significa che non c’è niente da dividere. Come se io dicessi:

Dobbiamo spartirci la torta, facciamo metà ciascuno ok?

Se non c’è nessuna torta, tu rispondi:

Non c’è nulla da spartire purtroppo, mi spiace

Il senso è chiaro, ma se dico invece:

Io non ho nulla da spartire con te

Quindi sono io che non ho nulla da spartire con te. In questo caso il senso è diverso: significa che io non voglio avere rapporti con te, rapporti di nessun tipo.

In fondo i due concetti sono abbastanza simili: se noi due abbiamo dei rapporti, allora può darsi che condividiamo degli interessi, può darsi che siamo amici, che ci piacciono le stesse cose, che frequentiamo gli stessi ambienti, che abbiamo le stesse amicizie o che addirittura condividiamo alcune cose, ci spartiamo delle cose, come fanno gli amici.

Capisco che i due significati si possano facilmente confondere, ma è per questo che esiste l’espressione “non avere nulla a che spartire“, quindi “da spartire” diventa “a che spartire”, e questo si usa non per condividere qualcosa, per dividere in parti, ma per indicare l’assenza di rapporti personali. Si parla prevalentemente di relazioni umane.

Quindi la frase:

Io non voglio avere rapporti con te (relazione umana)

può diventare:

Io non voglio avere nulla da spartire con te

O ancora meglio:

Io non voglio avere nulla a che spartire con te

C’è la volontà di porre delle distanze, di separare: noi non siamo simili, noi non condividiamo nulla, non ho nulla da condividere con te, nulla “a che spartire” con te.

Si usa spesso anche “nulla a che fare“, ma “nulla a che fare” si usa prevalentemente per indicare l’assenza di coinvolgimento, quindi non ci sono questioni legate a rapporti personali. Usare fare o spartire di conseguenza dipende da questo.  “Spartire” però spesso si usa anche al di fuori delle relazioni umane come abbiamo visto all’inizio. Infatti negli esempi iniziali in molte occasioni si può usare anche il verbo fare.

Non ho nulla a che fare con il furto nella tua casa (cioè: io non c’entro nulla, non sono coinvolto). C’è solo una persona: io! Meglio usare “fare”.

Tu non hai nulla a che spartire con Francesco (tu e Francesco avete interessi diversi, vivete in due mondi diversi ecc). Qui ci sono due persone, quindi relazioni umane. Meglio usare “spartire”.

Maria non ha nulla a che fare con il furto della mia automobile (quindi Maria non c’entra, non è coinvolta nel furto). C’è solo Maria. Meglio usare “fare”.

Notate una cosa: la pronuncia di “nulla a che fare” segue la regola del rafforzamento, quindi si pronuncia con due “ci” e due “effe”: “accheffare”. Ora una frase di ripasso:

Lia (Brasle) e Doris (Austria):

Per ascoltare una frase di ripasso non bisogna terminare anzitempo l’ascolto degli episodi di questa rubrica. Coloro che non hanno pazienza non avranno alcun miglioramento di sorta nel loro italiano. Meglio allora arrivare fino alla fine, no?

 

– – – 

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

186_nulla_a_che_Spartire_immagine

185 – SORTA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Che sorta di episodio sarà mai questo? Di cosa si parlerà in questo 185-esimo episodio? Se è sorta questa domanda da parte vostra, io sono qui proprio per questo.

Il termine sorta nella lingua italiana si usa in due modi diversi. Il verbo sorgere lo conoscete?

Ci sono pochissime cose che possono sorgere: il sole sorge tutte le mattine  poi la sera tramonta.

Al passato posso dire che il sole è sorto,  al maschile quindi.

Anche i dubbi possono sorgere, perché sorgere è simile a nascere. I dubbi al plurale, il dubbio al singolare. Ancora maschile, come il sole quindi. Ancora una volta al passato dico: il dubbio è sorto.

Al femminile sorta, posso usarlo con le domande o con le questioni. Domanda è femminile. Anche questione (la questione).

Es:

La questione è sorta stamattina.

Nel senso di: la questione è uscita fuori, è emersa, è nata stamattina.

La domanda è sorta da una mia coriosita.

Ma usare “sorta” in questo modo, usando il verbo sorgere, non è la cosa che mi interessa oggi.

È interessante invece notare che “sorta” è come specie, tipo, tipologia, ma si usa in caso di meraviglia, di stupore:

Che sorta di parola è questa?

Che domande fai? Che sorta di domande sono?

È come dire: che domanda è questa? Che parola è questa? Se uso “sorta” nella domanda  aggiungo meraviglia, incredulità, stupore.

Quando non si fa una domanda, ma quando si dà una spiegazione, quando si fa una descrizione o si dà una risposta, posso usare ugualmente “sorta“, ma solo quando voglio essere generico, quando voglio indicare una caratteristica generica, come se non mi venisse in mente una parola migliore, una più adatta diciamo.

Es:

Federico Fellini è una sorta di genio del cinema.

La rubrica due minuti con Italiano Semplicemente è una sorta di “corso di italiano in pillole” per studenti di livello intermedio.

Eccetera.

Insomma Fellini è una specie di genio del cinema, come vogliamo chiamarlo?

E questa rubrica a cosa serve? Serve a migliorare l’italiano, quindi è una specie di corso, una sorta di corso, ma non esattamente, perché non è un corso classico di lingua italiana dove si insegna la grammatica italiana.

E’ interessante poi (e qui termina l’episodio) che il termine “sorta“, se mettiamo “di” davanti, diventa “di sorta“.

Questo “di sorta” si utilizza se vogliamo dire “di nessun tipo“, è solamente un po’ più formale.

Es: tra il mio lavoro e il tuo non ci sono differenze di sorta

Cioè non ci sono differenze di nessun tipo: si tratta dello stesso identico lavoro.

Giovanni se n’è andato senza dare spiegazioni di sorta.

Quindi non ha dato nessun tipo di spiegazione.

Il software ha funzionato perfettamente, senza problemi di sorta

Quindi senza problemi di nessun tipo.

Si tratta sempre di frasi negative.

Ora ascoltiamo una frase di ripasso:

Queste frasi sono veramente una svolta per non dimenticare vero?

Infatti, si impara velocemente, ma quando potremo dire di essere a cavallo?

Ci siamo già credo, ragion per cui basta continuare così: impariamo velocemente e al contempo ci divertiamo .

Dici che abbiamo svoltato? Dici che non esiste un metodo migliore di questo?

Credo di sì, ma ora come lo vedi un bel caffè?

– – – 

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

185_sorta_immagine

184 – SVOLTARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Ieri parlando dell’espressione “essere a cavallo” abbiamo parlato di svoltare, un verbo che si usa in diverse occasioni. Una di queste ha un significato simile a essere a cavallo. Pensate alla strada quando si è in macchina e ad un certo punto bisogna svoltare a destra oppure a sinistra. La nostra strada, quando c’è una svolta da fare a destra o sinistra, cambia direzione.

Svoltare a destra dopo il semaforo 🚦

Adesso bisogna svoltare a sinistra.

Vai avanti e poi svolta l’angolo a destra

Ma una strada e un libro sono simili alla vita. Ed allora in senso figurato, questo cambio di direzione, questa svolta, può indicare un qualsiasi grosso cambiamento in senso positivo.

Ho passato l’esame, ho svoltato!

Abbiamo svoltato! Con questa vittoria abbiamo proprio svoltato!

Davvero sono arrivato primo al concorso? Una vera svolta, che svolta!!

La promozione avuta al lavoro mi ha fatto svoltare la carriera, una svolta decisiva.

Il matrimonio con il principe è stata una una svolta nella vita della ragazza.

Insomma è sempre un cambiamento radicale, un grosso cambiamento, sempre in meglio.

Svoltare” ha un uso informale, mentre il termine “svolta” si può usare in ogni contesto.

Ora una breve frase di ripasso. Queste frasi vi aiuteranno sicuramente a svoltare con l’italiano.

Khaled (Egitto): Stasera andiamo al ristorante, ok? Ho trovato un posto veramente in! Fidatevi di me.
Lejla (Bosnia): Ah, allora siamo a cavallo!
Khaled (Egitto): fai la spiritosa? Ho sempre trovato bei posti, fatto salvo quella volta che ci hanno dato cibo un po’ andato !
Lejla (Bosnia): ti sfugge anche quando ci hai portato in quel locale dove quei ragazzi ci avevano preso di mira e ci hanno dato fastidio!
Doris (Austria): ok non litigate adesso. Nulla quaestio se decido io?

– – –

Camille (Libano 🇱🇧)

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

183 – ESSERE A CAVALLO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Siete mai stati a cavallo?

Molti di voi probabilmente si, avranno fatto una passeggiata a cavallo almeno una volta nella vita, altri saranno solamente saliti su un cavallo, per provare, ma ad ogni modo oggi vorrei parlarvi dell’espressione idiomatica *essere a cavallo“, che usano tutti gli italiani in contesti informali quando credono di aver trovato la soluzione di un problema.

Per risolvere un problema ci può voler tempo, ma una volta capito come risolverlo i tempi saranno molto veloci. Andare a cavallo non è forse un modo per andare più velocemente? Non è forse un vantaggio essere su un cavallo anziché a piedi?

E allora quando siamo in una situazione di questo tipo, quando crediamo di aver trovato la soluzione ad un problema o anche quando ipotizziamo che questo accada. Attenzione, non abbiamo ancora risolto il problema, ma siamo vicini o almeno lo crediamo.

Usare il verbo essere è fondamentale per dare questa idea, perché andare a cavallo o recarsi a cavallo si usa quando materialmente andiamo da qualche parte in groppa ad un cavallo.

Che bella che è quella ragazza. Se accetta di venire a cena con me sono a cavallo!

Dai, ormai con due gol di vantaggio siamo a cavallo!

Credevo di essere a cavallo ma all’improvviso ho incontrato un ostacolo ancora più grande.

Si usa quasi sempre all’indicativo presente ma può capitare ad esempio:

Peccato, sembrava che ieri fossi a cavallo, invece devo ricominciare daccapo.

Ma come non hai risolto il problema? Avevi detto che eri a cavallo!

A volte si dice anche: “abbiamo svoltato”, frase che può essere usata al posto di “siamo a cavallo”. Ma il verbo svoltare lo vediamo domani.

Ora una frase di ripasso:

Elettra: Mio fratello ha la zeppola. Ve ne accorgete non appena pronuncia la lettera esse.

Doris: mai ho notato che Emanuele ha la zeppola Elettra, anzi ha la voce molto chiara.

Ulrike: Emanuele ha la zeppola? Non mi torna… Elettra, mi pare che gli stia tirando un tiro mancino!

Giovanni: Come la vedete se lo Mettiamo alla prova con una frase?

Emanuele: due minuti con italiano semplicemente!

Giovanni: appunto. Niente zeppola.

– – –

Rauno (Finlandia 🇫🇮):

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

182 – UN POSTO “IN”- 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Giovanni: Siete mai stati in un posto in? O in un locale in?
No? Io credo di sì, ma forse non sapete cosa sia un locale “in”.
E’ sicuramente uno strano modo di indicare un locale, uno strano modo di descrivere le sue caratteristiche.
Un locale “in“, che si scrive semplicemente con le due lettere i ed n, è un locale particolare, con delle caratteristiche particolari.
Quali sono queste caratteristiche?
Si tratta di un locale che alcuni chiamerebbero chic (qualcuno preferisce usare questo termine francese), altri direbbero “un locale cool“, o “trendy” preferendo l’inglese, altri ancora definirebbero questi locali “esclusivi“, o “alla moda“, oppure “di tendenza“, o “che vanno per la maggiore“, o anche “i più frequentati“.
Ci sono differenze però tra queste modalità.
Chic indica un locale “di un’eleganza raffinata“, come può essere un vestito chic, una donna molto chic; quindi in generale indica eleganza, finezza, distinzione.
Questo locale si distingue dagli altri perché è più fine, più elegante, e probabilmente più costoso degli altri.
Esclusivo è un po’ diverso. Significa riservato a un numero ristretto e qualificato di persone. Queste persone devono avere una certa caratteristica: più ricche delle altre? Spesso è così. Ad ogni modo esclusivo significa che in questo locale non possono entrare tutti, ma si trovano persone che appartengono ad una cerchia ristretta selezionata da qualche criterio. Criterio che spesso è economico.
Cool indica invece un ambiente giovanile sicuramente, dove la moda ed il divertimento hanno il loro spazio. Si potrebbe dire anche un locale “trendy“. Italianizzando si direbbe “un locale alla moda“, ma in questo caso ci si riferisce alla popolarità del locale, a quante persone lo frequentano, a quanto se ne parla, alla popolarità insomma.
Un locale “in”, un posto o un luogo “in” è di solito una discoteca, o un club privato, anche un club sportivo. Non si parla quindi generalmente di un ristorante, dove in genere la popolarità dipende dalla qualità del cibo. Al limite può essere una enoteca o una sala da tè. Se si mangia all’interno probabilmente il locale “in” viene descritto usando termini francesi: un “salon de gastronomie“, dove troverete un bistrot, una patisserie, una boulangerie eccetera.
Ma perché “in”? Probabilmente sta per “in voga” cioè che “va di moda” che è “in crescita di popolarità“, quindi si indica il successo, una popolarità crescente. Si tratta quindi sicuramente di un locale che è molto conosciuto, con un certo successo, ma io direi che c’è anche una componente diciamo “selettiva”, un qualcosa che fa pensare anche ad un locale solo per certe persone, quindi selezionate secondo certi criteri.
Diciamo quindi che un locale “in” è un modo spesso usato per indicare sia il successo e la popolarità, sia anche che non è un posto per tutti. Attenti quindi perché se un locale è in, allora dovete stare attenti a come vestirvi.
Adesso una frase di ripasso:

andre

Andrè: Buongiorno a tutti! Una notizia a coloro a cui piace il calcio! Una bellissima partita è stata disputata la settimana scorsa all’Olimpico nella quale la squadra Roma è stata battuta dalla Juventus. Come di consueto Cristiano Ronaldo è stato preso di mira dai tifosi romanisti. A prescindere dal fatto che l’attaccante della squadra bianconera sia uno dei più grandi di tutti i tempi tantissimi tifosi sono insofferenti a lui. Ovviamente però CR7 se ne frega!

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

182_locale_in_immagine

181 – PUNTARE SU QUALCUNO- 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Video

Trascrizione

Anne France (Francia): ecco una bella parentesi di due minuti!Giovanni: Nell’episodio di ieri vi avevo accennato al verbo “puntare” ed all’espressione “puntare su qualcuno” . E’ importante capire quando usare la preposizione “su” perché “puntare” ha molti significati.
Ho detto “su qualcuno” ma avrei potuto dire “su qualcosa“, anche se il significato è un po’ diverso.
Dunque, vediamo: in generale vuol dire che facciamo affidamento su qualcosa o qualcuno per un fine, al fine di ottenere un risultato. Se usiamo il verbo contare il senso non cambia.
Io conto su di te, io punto su di te, io faccio affidamento su di te. Stesso significato. Vuol dire che tu sei importante, che senza di te il risultato non sarà raggiunto, che io mi fido di te, e quindi faccio affidamento su di te.
C’è la fiducia in gioco, come se stessi facendo una commessa, scommessa che, come si sa, dipende dalle aspettative di ognuno. Quanto credo io in te? Quanto sono disposto a puntare? Attenzione perché “puntare” è lo stesso verbo che si usa quando si gioca alle scommesse con i soldi.
I soldi si “puntano“, cioè si scommettono, vale a dire che se io punto 10 euro sulla tua vittoria vuol dire che sono disposto a perderli, ma vuol dire che io credo che non li perderò. altrimenti non punterei su di te, non punterei sulla tua vittoria.
Ecco allora che “punto su di te” in senso figurato esprime una fiducia nelle tue capacità Non ci sono scommesse da fare, in ballo c’è solo la fiducia personale.
Se parlo di cose diverse dalle persone, su cosa si può puntare? Quando si fanno le scommesse si può puntare su qualunque cosa, la cosa importante è che ci siano delle scommesse.
Ma se usciamo dal gioco, spesso puntare si usa quando si parla di avvenimenti. In questo caso la frase si costruisce in modo diverso. Vediamo qualche esempio

Oggi mi vesto leggero. Così facendo punto sul fatto che non farà freddo.

La frase si costruisce così.

Se un ladro viene a rubare di notte a casa mia sicuramente punto sul fatto che tutti stiano dormendo.

Un altro esempio:

I biglietti per andare allo stadio non sono economici, ma si punta sul fatto che ci siano sempre abbastanza persone disposte ad acquistarli.

Quindi anche in questo caso c’è un convincimento in qualcosa, c’è fiducia che qualcosa accada e per questo motivo si fa una scelta. La scelta che si fa è la conseguenza di questa fiducia:
Quindi se oggi decido di vestirmi leggero, perché lo faccio? Perché scommetto (si fa per dire: non ci son soldi) sul fatto che non farà freddo.
Perché il ladro viene proprio di notte a rubare a casa mia? Perché crede, o spera che tutti dormano. Fa affidamento su questo. Conta su questo. Punta su questo.
Perché i biglietti per andare allo stadio non sono economici? Evidentemente chi decide i prezzi dei biglietti punta sul fatto che ci siano sempre abbastanza persone disposte ad acquistarli. Anche qua: conta su questo, punta su questo. Fa affidamento su questo.
Adesso conto che qualche membro faccia una frase di ripasso:
Natalia (Colombia):
L’inizio di un nuovo anno è sempre un’occasione per riprendere delle cose che magari hai lasciato da parte e che però continuano a girarti per la testa, ragion per cui colgo l’occasione qua davanti a tutti voi, per non lasciare nulla di intentato, per esprimere un mio proposito: quest’anno vorrei allargare lo studio delle lingue e credo che riuscirò a destreggiarmi meglio anche con inglese, lingua messa nel dimenticatoio per anni. Il fatto è che l’esperienza vissuta nell’ultimo viaggio mi dimostra di non aver scelta: o così o pomi. Devo assolutamente arrivare ad un ottimo livello entro quest’anno.

– – –

Camille (Libano 🇱🇧)

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

181_puntare_su_qualcuno_immagine

180 – NEL MIRINO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Gianni:

Ci sono due obiettivi nel mirino di Italiano Semplicemente: convincere gli stranieri a usare meno la grammatica e più l’ascolto e poi riuscire a ottenere dei risultati tangibili.

Gli evasori delle tasse sono finiti nel mirino dello Stato italiano

Suleimani era nel mirino degli Stati uniti da molti mesi prima di essere ucciso

Ci sono 10 persone nel mirino della polizia dopo l’attentato.

La Juventus punta a rafforzare l’attacco. Due attaccanti sono già finiti nel mirino

Mio figlio è ormai finito nel mirino di alcuni professori

Le frasi che avete ascoltato contengono la parola MIRINO e a questo termine è dedicato questo episodio, il n. 180 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.

Il mirino, tecnicamente, è uno strumento, è un dispositivo ottico (cioè che si utilizza con gli occhi) per la determinazione della linea di mira. Quindi il mirino serve a prendere la mira, che è stata oggetto dell’episodio precedente. Ricordate?

Ebbene, “essere nel mirino” è un’espressione che si utilizza quando non solo si prende la mira per colpire un bersaglio fisico, materiale, ma anche quando si hanno degli obiettivi, o quantomeno degli interessi.

Se dico che due attaccanti sono nel mirino della Juventus significa che la Juventus sta probabilmente cercando di acquistare questi due calciatori. Cosa vuole fare la squadra della Juventus? Vuole acquistare degli attaccanti, quindi per il momento questi due calciatori sono osservati dalla Juventus, che non ha ancora deciso di acquistarli: sta valutando, sta decidendo, ma certamente è interessata a loro. Loro sono oggetto di massimo interesse da parte della Juventus.

Se sto cercando un appartamento da comprare, ci saranno sicuramente alcuni appartamenti più interessanti di altri. Questi appartamenti sono quelli che finiscono nel mio mirino quindi, sono quelli ai quali sono maggiormente interessato, definiscono un mio obiettivo .

Ma “finire nel mirino” spesso è diverso da essere nel mirino. Nell’esempio precedente posso anche dire che due appartamenti sono finiti nel mio mirino, quindi parlando sempre di obiettivi e interessi posso usare “finire” e non “essere”, ma generalmente “finire nel mirino” si utilizza quando c’è una forma particolare di interesse, quando questo interesse diventa un controllo, una sorveglianza, per poter penalizzare, con l’obiettivo di punire o almeno di controllare che tutto vada bene.

Si dice anche “tenere d’occhio” in questi casi.

Gli evasori delle tasse (come ho detto prima) sono finiti nel mirino dello Stato italiano. Lo Stato quindi li tiene d’occhio (è più informale)

Il senso è chiaro: gli evasori saranno controllati, perché non evadano le tasse, perché paghino le tasse che devono pagare. Per questo li tiene d’occhio, li controlla.

I ragazzi sono finiti nel mirino del preside della scuola. Il preside ha detto: Bisogna tenerli d’occhio quei ragazzacci!

Questi ragazzi saranno controllati maggiormente, perché probabilmente il preside crede che siano colpevoli di qualcosa.

Quindi usare il verbo finire spesso indica un controllo particolare. Il mirino viene indicato con un cerchio con una croce al centro, dove al centro ci finisce il bersaglio da colpire. Diciamo che comunque i riferimenti alle armi e al mirino come strumento, come dispositivo, sono molteplici, sia per gli obiettivi sia per il controllo.

Anche “finire nel bersaglio” si può usare al posto di “finire nel mirino” se vogliamo essere sicuri del senso (quello del controllo) da dare alla frase:

L’utilizzo del verbo “puntare” ne è un altro esempio:

Puntare il bersaglio e poi sparare (senso materiale). Si punta il bersaglio e poi si spara.

Puntare a raggiungere un obiettivo (senso figurato)

La professoressa mi ha puntato! (cioè ce l’ha con me, mi ha preso di mira, oppure mi controlla).

Attenzione però a usare “puntare” perché “puntare qualcuno” è totalmente diverso rispetto a “puntare su qualcuno“. Ma questo lo vediamo domani. Ora un breve ripasso con Sofie dal Belgio e Ulrike dalla Germania (due membri dell’associazione) che hanno preparato un bel dialogo.

U: Devo parlarti Sofie. C’è qualcosa che non mi torna.
S: Aspetta Ulrike, in questo momento caschi proprio male, perché sto scrivendo qualche frase di ripasso per i due minuti con italiano semplicemente. Puoi aspettare un po’?
U: Ascolta solo una cosa Sofie, ho sentore che Giovanni e il suo amico Emanuele si trovino nei guai, quindi per ora non riesco proprio ad aspettare, non è una questione di armarsi di pazienza.
S: Accidenti! Stai tranquilla, allora fammi sapere.
U: si, anche subito, però acqua in bocca Sofie.
S: Certo Ulrike, ma adesso non tenermi sulle spine, dai…
U: Allora, la cosa ha a che fare con questo Alfredo…
S: Alfredo? Ma… chi è? Ti prego, non restare sul vago .
U: Ma Sofie, non hai ascoltato la puntata 175 della rubrica, quella sulle paroline ci, ce e c’è?
S: No, questa deve essermi sfuggita; strano però, pensavo proprio di conoscerle tutte. Devo assolutamente ritagliarmi del tempo per recuperarla.
U: Allora vai ad ascoltarla e poi darò seguito alla storiella. Non appena l’avrai fatto ti sarai capacitata della mia preoccupazione.
S: Sì, va bene, mi do all’ascolto e dopo ne parliamo. A fra poco allora!

– – –

Camille (Libano 🇱🇧) 

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

180_MIRINO_IMMAGINE

 

 

179 – PRENDERE DI MIRA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Gianni: ciao Ele, come stai?

Elettra: Papà, credo che il professore mi abbia preso di mira.

Giovanni: davvero? E perché?

Elettra: forse perché in classe una volta l’ho colpito con una penna

Giovanni: e ti mette brutti voti? una penna? E come mai?

Elettra: ma non l’ho fatto apposta. Mica ho preso la mira!

Giovanni: avrete probabilmente capito che in questo episodio di due minuti con Italiano Semplicemente (il n. 179) ci occupiamo della “mira” ed in particolare della differenza tra prendere la mira e prendere di mira.

Elettra (l’avete ascoltata) è stata preso di mira dal suo professore. Questo vuol dire che il professore non si è comportato bene con lei, e in particolare che non la giudica con giustizia. Prendere di mira è un’espressione idiomatica.

In generale prendere di mira significa criticare continuamente, fare oggetto di continue critiche, di maltrattamenti. E’ simile a “tormentare“. Se qualcuno ti prende di mira non è mai una buona cosa: chi ti prende di mira ce l’ha con te, ti maltratta, forse ti insulta, forse ti picchia persino. Sicuramente non gli stai simpatico!

Prendere di mira quindi equivale a “avercela con qualcuno” e cercare continuamente di colpirlo, per fargli del male, nel senso più ampio del termine, non solo fisicamente.

Ma la mira cos’è? La mira rappresenta la precisione. E quando si fissa un bersaglio per poi colpirlo si dice “prendere la mira” . Prima si guarda il bersaglio attentamente e poi si prova a colpirlo. Il verbo prendere può portare fuori strada, può far sbagliare l’interpretazione da parte di uno straniero, ma in parole povere la mira si prende quando si vuole colpire un bersaglio, con un’arma reale, o con un oggetto qualsiasi oppure in modo figurato. Prendere la mira quindi è quella operazione che si fa quando si vuole colpire qualcosa o qualcuno con un oggetto. In senso materiale, fisico.

Anche i giocatori di pallacanestro prendono la mira prima di lanciare la palla nel canestro. Emanuele invece non ha preso la mira quando ha colpito il professore con la penna (così dice!) e probabilmente questo è il motivo per cui il professore l’ha preso di mira. Anche il professore vuole colpire Emanuele, ma non con un oggetto.

Capite che il senso è figurato. Prendere di mira si usa quando si fanno una serie di azioni ripetute che hanno un bersaglio preciso, ben identificato.

Sofie (Belgio): Un professore può prendere di mira un studente

Natalia (Colombia): Un ladro può prendere di mira delle abitazioni o dei negozi e quindi ogni tanto va a farci una visitina.

Cristine (Brasile): Nelle scuole alcuni studenti più deboli spesso vengono presi di mira da altri studenti. Si chiama “bullismo”

Rauno (Finlandia): La tifoseria può prendere di mira un calciatore

Prendere di mira è simile ad “adocchiare“, (episodio n. 126 della rubrica) ed a volte possono usarsi in modo alternativo.

La differenza è che le intenzioni sono quasi sempre cattive in questo caso.

Allora ripassiamo alcune espressioni passate iniziando proprio da adocchiare:

Bogusia (Polonia): Oggi ho adocchiato un articolo divertente. Per questo vorrei parlarne adesso come forma di ripasso. Non so se sia tutta verità. Forse è da prendere con le molle perché potrebbe essere una bufala. Ficarra e Picone, il duo comico, un binomio inscindibile della commedia italiana. Pare che i due abbiano criticato Sergio Mattarella per il discorso di fine anno, quando non ha parlato della Squadra del Palermo calcio, la squadra che sta nel cuore dei due comici e anche del presidente.
Il presidente come ha reagito? Avrà tollerato questo tipo di satira? Che ne so io. Può darsi. Però pare che il presidente abbia chiamato di persona il duo comico, ma non per avere spiegazioni, quanto per parlare proprio di calcio. Riuscite a capacitarvene?
Pare abbia paventato (così ha scherzato Ficarra) un decreto presidenziale per portare il Palermo direttamente in Champions League.

– – –

Camille (Libano 🇱🇧)

L’inizio e/o la fine di ogni episodio deidue minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

179_prendere_di_mira_immagine

178 – LORO, COLORO O QUELLI? – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Gianni: allora ragazzi, per coloro che desiderano continuare con gli episodi dei due minuti con italiano semplicemente facciamo questo 178-esimo episodio. Coloro invece che non vogliono proseguire probabilmente non stanno neanche ascoltando: Loro evidentemente preferiscono utilizzare questi due minuti in modo diverso.

Ma quando usare loro e quando coloro? Poi c’è anche quelli. Come facciamo? Come distinguiamo?

Parliamo sempre di persone, giusto? Le stiamo indicando, stiamo identificando un gruppo di persone.

Noi è un gruppo che include me stesso, mentre voi include la persona o le persone con cui parlo.

Loro invece è la terza persona plurare.

Loro  come noi, e voi servono semplicemnete a indicare il gruppo di riferimento.

Siamo stati noi

Siete stati voi

Sono stati loro

Loro mangiano,  noi beviamo, voi pagate

Eccetera.

Resta da capire perché utilizzare coloro. La risposta è che coloro si usa solamente quando devo specificare una caratteristica di queste persone, quindi sto scegliendo un sottogruppo  una parte di un gruppo. Non sto quindi indicando un gruppo di persone. Come faccio con loro.

Inoltre si usa solamente con le persone, sia maschi che femmine. Per gli oggetti e gli animali si usa “quelli che” oppure “quelle che “. 

Quindi devo sempre specificare una caratteristica se voglio usare coloro. Non dimentichiamolo. Con “quelli” non vale la stessa cosa. Ogni volta quindi sarà sempre “coloro che” oppure “coloro i quali”  o “coloro le quali” se di sesso femminile. Con gli oggetti o animali è possibile solo usare  “quelli che”. Non si usa generalmente “quelli i quali”, se non parlo di persone. Sempre “quelli che”.

Coloro che hanno studiato lo dicano

Vado d’accordo solamente con coloro i quali hanno un buon carattere.

Coloro le quali hanno avuto il primo ciclo mestruale possono avere dei bambini. 

Se “quelli che” si usa con oggetti e animali, a volte è consentito usare “quelli/quelle che” quando di parla di persone, ma come detto non si usa normalmente “quelli i quali” o “quelle le quali”.

“Quelle che” sta per “le persone che”  e al maschile ad esempio “gli amici che” può diventare “quelli che”. “Coloro che” si può usare senza badare al sesso. Se voglio specificare uso “coloro i quali” o “coloro le quali”. Qualche esempio:

Alcune persone secondo me sono più belle di altre. Sono quelle che hanno gli occhi azzurri.

Le tue amiche mi stanno simpatiche.

Quali amiche?

Quelle che escono sempre con te.

Scegli tre amici nel gruppo. Quali posso scegliere?

Quelli che vuoi

Bisogna dire che sempre parlando di persone  amici, colleghi eccetera, non sempre posso sostituire quelli con coloro e viceversa.

Infatti “coloro che” e “coloro i quali” si usano solamente per fare una selezione, per specificare le caratteristiche volute da alcune persone e non per indicarle:

Quali persone hanno superato l’esame di italiano? Solo quelle che hanno studiato di più.

Vale a dire: solo le persone che hanno studiato di più. Sto facendo una specificazione, sto dicendo una caratteristica, quindi posso usare anche coloro:

Hanno superato l’esame solo coloro che hanno studiato di più.

La frase è corretta.

Invece se indico e basta non posso usare “coloro”.

Scegli tre amici nel gruppo. Quali posso scegliere?

Quelli là! Quelli laggiù. 

Non si può dire “coloro là/laggiù” ma solamente “quelli là/laggiù”. Perché mi sto semplicemente riferendo ad un gruppetto, senza specificare una caratteristica verbalmente.

Analogamente, è corretto se dico:

Quelli! (indicando delle persone col dito ad esempio)

E invece non è ammessa la risposta:

Coloro!

Infatti ancora una volta non è stata specificata nessuna caratteristica.

In tutti gli atri casi “coloro che” equivale a “quelli che” solamente usare coloro è un pochino più formale, si usa in argomenti più seri.

Quali amici scegli?

Quelli/Coloro che sceglierai tu.

Quelli/Coloro che hanno le caratteristiche da te scelte

Quelli/Coloro che riterrai opportuno

Quelli/Coloro che credi siano i più bravi.

Eccetera. Più serio è il discorso, più coloro è adatto.

Ora Ulrike dalla Germania e Sofie dal Belgio ci aiutano a ripassare alcune espressioni passate.

– Ciao Ulrike, tutto bene?
– Si si, *si tira a campare*. Da te invece?
– Tutto *a posto*! Ho appena preso un *ammazza caffè* e adesso *me la sento* proprio di fare una frase di ripasso. Che ne dici? Un piccolo dialogo?
– Va bene, *prendiamo il toro per le corna* allora! Senza *cincischiare*!
– Sono un po’ *combattuta* però. Quali espressioni si possono usare? Abbiamo solo *l’imbarazzo della scelta* ma non dobbiamo *sforare*. Il *troppo stroppia*.
– Non importa, *tutto fa brodo*
– possiamo anche chiedere a Gianni se ci sarà una riunione dei membri nel 2020. Speriamo non ci dia una *risposta sibellina*
– Me l’ha già dato *di straforo* la risposta, ma penso che *a stretto giro* tutti ne saranno al corrente.

– – –

Rauno (Finlandia 🇫🇮):

zio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Ripasso 1-177 – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Trascrizione

ripasso_1_177_immagineBuongiorno amici di Italiano Semplicemente! Qual buon vento vi ha portato qui? Un vento di ripasso?

Oggi infatti ci esercitiamo un po’ sia con le particelle NE, CE e CI, sia con le espressioni che abbiamo imparato all’interno della rubrica 2 minuti con Italiano  Semplicemente“. Le espressioni dalla prima alla numero 177. Vediamo quindi delle frasi di senso compiuto che ci permettano di usare queste espressioni e di fare molti esempi su come usare ne, ce e ci. Ci sono già parecchi episodi su questo argomento sul sito, ma uno in più non fa male.  C’è solo l’imbarazzo della scelta. Dovevo anche accontentare un membro dell’associazione che è da tempo che mi tallona con la questione delle particelle!

In questo episodio commenterò anche alcune notizie su google news, notizie che riguardano l’Italia ma anche altri paesi. Non prendetemi troppo sul serio, voglio solo  fare un ripasso completo, interessante e anche divertente e spero che lo accettiate di buon grado Si tratta solo di un pretesto per ripassare. Che ne pensate? Ci fate un pensiero sopra? Iniziamo allora, ci divertiremo! Spero non vi impressioniate del numero: 177. Ce la faremo! Lo so, qualcuno di voi aveva già abbandonato lo studio della lingua italiana, sennonché poi ha incontrato Italiano Semplicemente e tutto è cambiato!

Ho letto che quando un telefono è pieno, si può impallare facilmente – La tecnologia dei cellulari è continuamente oggetto di continuo studio e sviluppo. Non appena esce un nuovo cellulare è già vecchio. Ne esce sempre uno migliore del precedente. Gente che si accalca nei negozi, che già dal dormiveglia inizia a sognare di avere il modello di cellulare più bello del vicino di casa o del compagno di banco, gente che fa la fila per ore per non farsi sfuggire il meglio che offre il mercato… per ora! Ve lo dico senza remore, nulla quaestio sul fascino della tecnologia, ma a me non è mai piaciuta l’esagerazione.

Altre persone poi hanno problemi diversi, amano leggere, altri non hanno soldi da spendere e cercano di smarcarsi da problemi più importanti: il lavoro, l’amore, la famiglia. L’essere umano è strano: da sempre è stato combattuto dalla scelta tra i due estremi: la voglia di amare il prossimo e quella di combatterlo, la pace e la guerra. Gli Stati Uniti ad esempio non sono riusciti a tenere a bada i loro propositi, per questo è stata soggetta a critiche e l’IRAN ha tenuto fede alla promessa di “vendetta”, in conformità alle aspettative del mondo intero. Purtroppo la guerra e la morte sono un binomio inscindibile. e pare che L’IRAN abbia reagito in men che non si dica, e che abbia mostrato indisposizione alla pazienza o alla sottomissione.

Cosa sappiamo dell’aereo caduto in Iran? Si tratta di vendetta? L’IRAN non ha avuto la grazia di aspettare neanche una settimana? Forse è una domanda retorica? Invece sembra non c’entri nulla con la storia di Soleimani. Così pare, ma speriamo che le cose non peggiorino altrimenti sarà difficile poi correre ai ripari.

In Italia c’è chi condanna anche l’attacco di Teheran, e noi non vediamo come questa condanna non si posso condividere, sebbene sia comunque un discorso complesso, da prendere con le molle sicuramente.

Non bisogna essere un dritto per capire che la guerra non fa bene a nessuno.

Ma succede anche altro nel mondo e anche in Italia.

Guardando una indagine sulla scuola italiana, balza agli occhi un dato: il 45% degli studenti dichiara di aver sbagliato scuola.

Ma torniamo a bomba.

Molti dicono che l’IRAN non abbia scelta: o così o pomì, vale a dire: alla vendetta non c’è alternativa.

Vabbè cambiamo discorso. Parliamo di inquinamento. Bisognerebbe smetterla di cincischiare adesso, occorre infatti salvare il mondo dall’inquinamento.

Occorrono misure urgenti, la misura è colma, occorre prefiggersi obiettivi ambiziosi, con un piano e un programma condivisi tra le nazioni, non leggi pro forma e che non abbiano effetto. Occorre dare seguito alle dichiarazioni fatte dai politici, anche perché si dà il caso che questi rappresentino i popoli che li eleggono e che vogliono un cambiamento. Andrebbe bene anche un percorso a tappe che ci possa presto portare ad attenuare fortemente questo problema. Ho sentore però che ci vorrà molto tempo, sebbene qualcosa sta succedendo, e qualche politico, bontà sua, si sta impegnando molto su questo fronte, cercando di non lasciare nulla di intentato. 

Troppe notizie brutte? Vabbè adesso vi comunico una bella notizia: a Roma un uomo ha cercato di rubare lo zaino ad una donna, ma non aveva pensato al rovescio della medaglia: evidentemente la donna era di diverso avviso del ladro, che era già riuscito ad aprire lo zaino, con un fare veramente esperto, rubando alcuni effetti personali. Qualcosa non deve essere tornato a questo povero uomo quando la donna si è difesa prendendolo a ombrellate come si deve e facendolo fuggire. Chissà se questo povero ladro sarà annoverato tra i più sfortunati del mondo? Speriamo che non tornerà alla carica presto per dimenticare questo affronto!

Apriamo una parentesi sulla Politica: in Italia la maggioranza (cioè lo schieramento politico che governa il Paese) non è riuscita a trovare un’intesa sulla legge elettorale. Non si tratta di voci false e tendenziose infatti la notizia è stata annunciata da un autorevole membro del parlamento. Ci si poteva aspettare che andasse così? Eccome! La politica è così, occorre armarsi di pazienza. Difficile che si trovino intese subito, su questioni così importanti almeno, quindi anche stavolta non sono stati fatti strappi alla regola.

Chiusa la parentesi politica, ne apriamo una sullo spettacolo: Justin Bieber ha dichiarato di soffrire della malattia di Lyme, ma che ho combattuto e che ha vinto. Stare a tu per tu con una grave malattia si dice che ti cambi la vita.

Un po’ di astronomia adesso: sembra che sia stato scoperto un pianeta simile alla Terra a molti anni  luce di distanza. Se la vita sulla nostra Terra prende una brutta piega, sappiamo adesso dove andare. Il problema è come ci arriviamo? Ci vogliono molti anni per arrivarci, ammesso e non concesso che riusciamo a viaggiare alla velocità della luce. Come fare a non sforare i 100 anni circa che abbiamo per ora a disposizione nella nostra vita? Beh, potremmo sempre riprodurci su una navicella spaziale e almeno i nostri figli o nipoti ci potranno arrivare. Una specie di Arca di Noè spaziale! Questa ipotesi, spero non peregrina, ha un certo non so che di affascinante. Scusatemi se viaggio molto con la fantasia, lo faccio ogni due per tre, è più forte di me. Di punto in bianco però non mi veniva in mente un’altra soluzione praticabile. A chiunque sia sguarnito di risposte, io consiglio sempre di immaginare una soluzione fantasiosa. Certo, poi qualcuno dovrà valutare annessi e connessi, e senz’altro verranno a galla i lati negativi di un’idea, ma sappiate che le grandi scoperte dell’uomo non sono nate da idee che andavano per la maggiore, ma sono state frutto o del caso, o della fantasia. Cosa? Sei prevenuto contro la fantasia e la creatività? E perché? Tutto ciò che non è logico e matematico ti coglie alla sprovvista? Io vi consiglio di ascoltare anche le idee che ronzano per la testa. Non si sa mai. Ma passiamo alla prossima notizia.

La compagnia aerea Alitalia è in crisi, una crisi finanziaria e va salvata. Bisogna tagliare corto, fare in fretta. Le perdite anno dopo annuo sono in aumento. Difficile riuscire a destreggiarsi in un mondo molto competitivo come quello aereo. Qualcuno tenderà la mano ad una delle compagnie bandiera dell’Italia? C’è chi dice: sì, certo, bisogna farlo, altri dicono: “come no!” con un tono sibillino che lascia intendere che invece la pazienza è finita. Siamo alle solite, e sono sempre gli Italiani a pagare, come quando bisogna salvare le banche quando sono in crisi. Paghiamo sempre noi”, i cittadini, sia vecchi che giovani. A proposito di giovani, sapete che non tutti vanno a sballarsi in discoteca, quindi fatto salvo qualche ragazzaccio o qualche errore di gioventù, molti di loro invece lavorano oppure vorrebbero farlo, ma si dice che la generazione dei cosiddetti “millennium” (i nati dal 2000 in poi) sia la prima generazione a guadagnare meno di quella precedente, meno dei loro genitori. Anche il loro tetto di spesa quindi si abbassa sempre di più e infatti non conoscono praticamente la parola “risparmio”. Di chi è la colpa? Non si sa, ma chi dovrà pagare lo scotto saranno loro, i giovani, innanzitutto, che dovranno guadagnare per loro e per mantenere i genitori e i nonni. Sì, c’è anche un problema generazionale, può darsi, ma le cose non si metteranno a posto da sole. Bisogna fare qualcosa. Non importa essere lavoratori  indefessi o al contempo laurearsi e specializzarsi. Lo stipendio non aumenta non più di tanto neanche in questo caso. Oggi ci sono ancora le famiglie a dare manforte economicamente ai ragazzi, ma domani? Il patto intergenerazionale si romperà? Molti se ne fregano, ma fregarsene non è una soluzione. Possibile che bisogna sottostare alle leggi demografiche e a quelle economiche? Possibile non si possa fare nulla? Molti sembrano già anime in pena perché non si trova lavoro in nessun modo.

Ma oggi ci sono nuovi lavori: internet, domotica, comunicazione: ci sono meno ostacoli alla cultura rispetto a qualche tempo fa, ma l’ausilio della tecnologia sembra non essere sufficiente. Poi un’altra cosa: non è giusto che ci si debba accontentare di un lavoro qualsiasi. Oggi se chiedi ad un giovane laureato senza lavoro: ti sta bene lavorare nel mio ristorante? che vuoi, in queste condizioni a lei o lui starà bene sicuramente in moltissimi casi: “Sì, mi sta bene, anche se io sarei laureato quindi vorrei essere pagato di più!”. “Come sarebbe a dire? Farai lo stesso lavoro degli altri, quindi sarai pagato lo stesso!”. Questa può essere una è possibile risposta del datore di lavoro.

In alternativa potrebbe rispondere: come lo vedi se allora assumo un altro che non ha studiato per niente? Ci vuole un po’ pò di coraggio per rifiutare il lavoro, non è vero? e dire che durante gli anni dell’università questo ragazzo aveva sognato un lavoro diverso, una famiglia, una casa in campagna eccetera. Sono discorsi che lasciano il tempo che trovano in questo mondo difficile. Tanti ragazzi non sanno più cosa fare, sono scoraggiati, ogni tanto buttano un occhio su degli annunci su internet per trovare lavoro ma… niente! Della loro laurea non possono farsene nulla. A questo punto tutto diventa benaccettoqualsiasi lavoro va bene… E se hanno adocchiato un casetta da acquistare, devono mettere da parte il loro sogno per ora poiché non riescono ad assecondarlo in nessun modo.  Volete sapere se accusano il colpo? Certo che sì, le conseguenze di questo sono molteplici: più stress, più problemi psicologici, meno felicità in generale. Anche perché se si vive in grandi città, diventa difficile anche ritagliarsi del tempo per non pensare solamente al lavoro. Non tutti ce la fanno ad abbozzare e protestano, vanno in piazza a manifestare le loro sofferenze e i loro problemi, nella speranza che qualcuno se ne accorga. hai visto mai! 

Insomma i giovani si danno da fare, non aspettano il colpo di grazia. La speranza è sempre l’ultima a morire. Vuoi che non le provino tutte prima di accettare un lavoro che non piace? All’inizio non bisogna essere restii: può anche andar bene esordire con un lavoretto come, che so,  al ristorante, la baby-sitter eccetera, ma poi per essere motivati e produttivi occorre un lavoro che abbia qualche attinenza con il titolo di studio che si prende. Nessuno è votato al sacrificio tutta la vita, o sbaglio?

La vita ha tirato loro un tiro mancino? Gli ha detto maleNon esageriamo,  cerchiamo di essere ottimisti! Ti dirò che l’essere umano ha passato periodi peggiori nel corso dei secoli. Vale la pana rispolverare un po’ il passato: il medioevo non è stato un periodo facile: carestie, malattie, persone date alle fiamme eccetera. Non vi dico poi le sofferenze e le guerre che ci sono state nel passato, anche molto recente.

A proposito di malattie… no, meglio parlare di cose più gradevoli. Dunque vediamo…. cose gradevoli… cose positive…. mi vedo costretto a ricorrere ad un sito che ho trovato, in cui si raccontano solo buone notizie. Su questo sito (vai al sito) ho trovato che esiste una scuola che anziché dare i classici compiti delle vacanze agli studenti, dà dei gesti di gentilezza agli studenti. Un insegnamento veramente con i fiocchi direi: dal lunedì alla domenica, un gesto gentile al giorno. Probabilmente la verità sta nel mezzo, bisognerebbe mettere a punto un metodo di insegnamento che tenga più in considerazione la felicità.

Sono sicuro comunque che gli studenti così si mettono sempre a fare questi compiti di buona lena.

Riuscite a capire adesso quando parlavo di fantasia? Riuscite a capacitarvi del fatto che a volte bisogna uscire dall’opinione comune, uscire dagli schemi, e pensare in modo diverso, come hanno fatto in questa scuola. A voi sembra una decisione un po’ azzardata, un po’ osè? A me sembra che in questo modo si impari anche a dare felicità al prossimo e questa è la via per essere più felici. Almeno questo è ciò che diceva anche John Lenon:

A scuola gli chiesero cosa volesse diventare da grande e lui, senza scervellarsi rispose: vorrei essere felice: i professori dissero a Lennon che non aveva capito l’esercizio. Lennon pare abbia risposto che loro invece non avevano capito la vita.

E tu che ne pensi? Tocca a te capire l’esercizio adesso. Non è la felicità a contare di più nella vita? Sfido chicchessia a dire il contrario. I professori che non insegnano agli studenti ad essere felici perché non credono sia il loro compito dovranno rispondere di questo, ma non alle istituzioni, bensì alla loro coscienza. Qualcuno dirà: ma io gli insegno la matematica, io l’inglese, io l’italiano, non è sulla felicità che verte il mio insegnamento. Questo non è un salvataggio in calcio d’angolo però. Siamo tutti un po’ responsabili della felicità dei nostri figli e dei nostri studenti. Anche io un po’, che sto cercando di usare tutte le espressioni che vi ho insegnato finora senza incartarmi, preferibilmente.

Mi spiace se qualcuno di voi sia insofferente agli episodi lunghi, ma fare un ripasso non è semplice se ci sono 177 espressioni da usare e saremo tutti felici se ci riuscirò. Non credo ci sia qualcuno che sta qui a gufare che io non ce la faccia. Certo, lo so, c’è il rischio che qualcuno vada in tilt se si sente incalzato continuamente dai nuovi episodi, ma io vi invito a resistere almeno fino alla fine di questo episodio e se capirete tutto ma proprio tutto, allora vorrà dire che avrete cominciato a ingranare e state facendo molti progressi con questa rubrica e avrete voglia di continuare anziché interrompere anzitempo il vostro apprendimento della lingua italiana.

Un’altra notizia buona allora. Dovete sapere che nel Lazio – a Roma precisamente –  hanno fatto un esperimento per combattere l’inquinamento: inserire una barriera anti rifiuti nel fiume Tevere per evitare che vadano in mare e quindi per poterli raccogliere prima che finiscano nel mar tirreno. Ha funzionato? Non vi tengo sulle spine: In un mese sono stati raccolti quasi cinquecento chili di plastica, che una volta raccolta può essere riutilizzata  per farne altra plastica.

Quindi non bisogna sempre parlare male della politica e delle decisioni politiche, non voglio sembrare un ruffiano ma bisogna sempre fare un distinguo tra chi si occupa del bene comune. Naturalmente questa speriamo non sia l’eccezione che conferma la regola, speriamo che ci siano sempre molti politici competenti e che le loro decisioni possano avere la meglio su quelle dei politici meno competenti. Ragion per cui è importante anche partecipare di più alle scelte di chi ci rappresenta, è importante andare a votare e in Italia si va sempre meno alle urne. Ogni volta è un crescendo di persone che non va a votare.

Chi va a votare sono maggiormente coloro che si augurano che ci sia un rovescio della classe dirigente che faccia cambiare le cose. Molte persone invece dichiarano di non avere preferenze politiche perché “tanto sono tutti uguali”, perché “sono tutti corrotti nella stessa misura”. Quindi molti per ripicca non vanno a votare, tanto –  dicono – è inutile. Io capisco che molti siano arrabbiati, che a tutti gli girano per la crisi, la mancanza di lavoro eccetera ma bisogna individualizzare le soluzioni ai singoli problemi e non votare non è una soluzione.

Infatti poi non si può dire: siamo cascati male con questi politici! Non ci si può lamentare poi se le cose vanno male, ed oltretutto è un nostro diritto-dovere andarci, soprattutto se le cose non vanno bene, appunto!

Comunque non è solo colpa dei politici: in realtà anziché limitarci a chiosare contro di loro tutti dovremmo impegnarci di più personalmente, essere meno accondiscendenti verso le nostre scelte, non sperare sempre che i problemi si risolvano per interposta persona. Ve la sentite di raccogliere questa  provocazione?

Impariamo a essere più consapevoli in ogni campo, nell’insegnamento, nella cultura della pace, nella lotta all’inquinamento e possiamo farlo in diversi modi, guardiamo più alla sostanza però e meno alla forma. Questo non è uno dei casi in cui si può dire che la forma è sostanza: c‘è chi ama fare la raccolta differenziata, c’è chi preferisce fare beneficenza, c’è chi, che so, non acquista bottiglie di plastica o che so io. C’è anche chi non usa più la macchina perché vuole combattere l’inquinamento e il riscaldamento globale, ma c’è anche chi sembra duro di comprendonio e dice che non esiste nessun riscaldamento globale. Non fare il finto tonto signor dirimpettaio! Sto parlando anche con te! Si paventa un futuro non molto positivo anche per te lo sai?

Se il nostro dirimpettaio non si comporta in modo consapevole, facciamoglielo notare e forse anche lui cambierà in meglio. Se notate qualche miglioramento in lui o lei potete offrirgli un caffè e anche un ammazza-caffè! Perché no! Oppure ancora meglio, invitatelo a cena, così non andrà in giro a spendere per acquistare prodotti in plastica: una cena completamente libera dalla plastica: gli piacerà, vedrete, non solo perché  non ha pagato né la cena e né il coperto, ma perché magari avrà voglia anche lui di un mondo più pulito.

Allora, se ci avete fatto caso, e ve ne sarete accorti sicuramente, mancano ancora delle espressioni da usare. Ve lo dico senza restare sul vago, è difficile usarle proprio tutte. Sto faticando a terminarle. Concentratevi però anche sulla pronuncia dei termini. Ad esempio le lettere zeta e esse spesso pongono grossi problemi, soprattutto ai brasiliani. Fortuna vuole che io non abbia la zeppola, quindi  avete un problema in meno! Comunque non abbiate fifa di sbagliare la pronuncia. Fermate quindi l’ascolto quando volete e ripetete le parole più difficili per voi (spero di avere il vostro beneplacito sull’importanza del “parlare”).

Ora, spero che io abbia sfoderato un bell’episodio oggi, e vi dichiaro ufficialmente che anche questo è andato. Speriamo bene…

177 – Se mi gira – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

se mi giraGianni: Oggi ragazzi mi gira bene, così ho deciso di parlavi di una espressione che ha a che fare con il buon umore e lo stato d’animo: il verbo “girare” è un verbo particolare perché si usa in diverse circostanze.

Prima ho detto che “mi gira bene”. Avrei potuto dire che “mi girava male” naturalmente. In questo caso “girare” si usa per indicare uno stato d’animo positivo, passeggero, nel senso che potrebbe cambiare nel corso della giornata o domani, ma oggi sto bene, oggi mi gira bene, quindi sono nel giusto stato d’animo: sono più cordiale, più socievole, più disposto a parlare con le persone. Insomma: “mi gira bene”.

Una breve frase a cui prestare attenzione però, perché, è vero che si usa per sintetizzare in poche parole un buon umore senza stare a spiegare il motivo, ma allo stesso tempo indica un umore transitorio, passeggero, variabile, non duraturo, e soprattutto come se l’umore, il proprio stato d’animo, non dipendessero dalla propria volontà.

Oggi mi gira bene, domani magari mi girerà male.

Io l’ho usata per indicare il mio stato d’animo, ma si usa quasi sempre verso le altre persone, quando cioè si parla di altre persone, proprio per sottolineare la variabilità umorale di queste persone.

Oggi ti gira male? Cos’hai? Sei caduto dal letto?

Hai visto che faccia Giovanni? Oggi non gli deve girare bene, mi sembra un po’ arrabbiato. Chissà cosa gli sarà successo!

Attenti ragazzi, fate tutti i compiti altrimenti, se mi gira, vi tolgo il cellulare!

Questa sembra una bella minaccia!

Il verbo girare si usa anche in altri modi e questo ne aumenta la pericolosità.

Si usa per indicare la fortuna:

Wow! Ho vinto un’altra volta, che fortuna, oggi mi gira proprio bene!

Oggi ho avuto un incidente con la macchina, poi mi hanno licenziato, poi la mia fidanzata mi ha lasciato. Mi gira proprio tutto male, meglio che me ne stavo a casa!

Si dice che la fortuna “gira“, non a caso: nel senso che prima o poi la fortuna capita a tutti, e che essa va e viene; gira come una ruota: la ruota della fortuna!

Finora ho parlato ovviamente solo dell’uso non transitivo del verbo, quindi mi gira, ti gira, le gira eccetera. Altrimenti i significati aumentano notevolmente!

Se uso il verbo in questo modo posso usarlo anche in senso proprio:

Appena mi sono girato ti ho visto

Quindi “mi sono girato”, cioè ho girato il mio corpo o la mia testa, per guardare dietro.

In senso figurato invece, abbiamo visto che si usa per indicare lo stato d’animo e la fortuna. Ma non solo!

Oggi mi gira un po’ la testa

La testa che gira? Sì, quando gira la testa si avvisa un senso di vertigine, si perde l’equilibrio eccetera. Meglio sedersi in questo caso.

Poi c’è “gira” e “girano”:

Oggi mi gira!

Oggi mi girano!

Queste due frasi possono avere un significato opposto!

La prima può indicare un buon stato d’animo (come dire: mi gira bene), mentre il secondo un bruttissimo stato d’animo,  uno stato d’animo molto negativo. Non ho detto bene o male. “Mi girano”, “ti girano” eccetera indica che una persona è molto arrabbiata e prova un forte senso di fastidio.

Ma perché “girano?”

E’ un’espressione idiomatica, ci si riferisce alle “scatole“. Sono “le scatole” a girare.

Non mi devi far girare le scatole: fai ciò che ti ho detto

Se mi girano le scatole oggi non vado a scuola!

Se sono maleducato naturalmente le scatole possono diventare “le palle”, una frase evidentemente volgare.

Ora facciamo una bella frase di ripasso:

Lia (Brasile 🇧🇷):

Accidenti, anche oggi non sono tranquilla. Chi pensa questo casca proprio male!
Infatti mi sono svegliata con il mio rumoroso dirimpettaio.
Oddio, ho proprio sentore che avrò seri problemi: quel tizio ha un non so che di strano che non mi torna.
A lui piace sballarsi ogni sera, e chi paga lo scotto? I vicini che non dormono mai! Io sembro già un’anima in pena.
Ho già provato a parlarne, mi sono scervellata per scegliere le parole giuste e per tenere a bada la mia rabbia.
Ma lui ha un fare proprio antipatico. Fa sempre il finto tonto: Dice: “quando? Io? Ho fatto rumore? Sicura?” E’ un vero e proprio dritto!
Allora: ci ho pensato un po’ e forse è meglio andarci con le molle. Non direi che sia benaccetto ogni suo comportamento però; ho solo ingoiato il rospo. Per il momento.
Che vuoi, sebbene la misura sia colma, meglio non perdere la calma. Ragion per cui ho deciso ad abbozzare. Per ora…

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

176 – Ragion per cui

Episodio 175 della rubrica due minuti con italiano semplicemente: episodio per imparare a distinguere ci, ce e c’è.

Audio

Bogusia (Polonia): “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce

Gianni: Conoscete questa frase? E’ di Pascal, il celebre filosofo matematico,

Bene, ma parlare del cuore in due minuti sarebbe un po’ riduttivo. Meglio parlare della ragione. Cosa possiamo dire? La ragione serve a ragionare, a fare dei ragionamenti, quindi a utilizzare informazioni per arrivare a delle conclusioni.

La frase che volevo spiegarvi oggi è “ragion per cui“.

Una frase che si utilizza quando vogliamo dare delle spiegazioni, ed in particolare proprio quando vogliamo arrivare a delle conclusioni. Quindi si può usare in ogni tipo di discorso. L’importante è che si chiarisca la causa. E’ quella la ragione da cui deriva la conclusione. E’ quella la ragione per cui vale la conclusione che si sta per dire.

Ci siamo occupati approfonditamente di tutte le espressioni che si usano in questi casi: causa ed effetto, in un episodio contenuto nel primo audio-libro di Italiano Semplicemente.

Ragion per cui” è una di queste espressioni. Molto usata da tutti, soprattutto quando si è un po’ arrabbiati, un po’ alterati diciamo, quando si sta discutendo con una persona e si vogliono chiarire le cause che hanno portato ad una decisione, ad una conclusione. Questo accade nel linguaggio colloquiale, ma in realtà si può usare in tutti i contesti, senza maleducazione ma solo per arrivare a delle conclusioni.

E’ semplice usare questa frase. Vi faccio qualche esempio. Attenti al tono perché come dicevo, questa espressione è un po’ forte.

Questa frase si utilizza quando vogliamo arrivare a delle conclusioni. Ragion per cui si può usare in ogni tipo di discorso.

Non ti sopporto più! Ragion per cui oggi chiedo il divorzio!

Io amo la natura, ragion per cui ho un bel giardino curato di cui mi occupo tutti i giorni

Abbiamo finito i soldi, ragion per cui quest’anno non abbiamo fatto regali di Natale!

Probabilmente (ho finito gli esempi!) il modo migliore di sostituire “ragion per cui” è “ecco perché“, oppure “perciò“, o anche “di conseguenza“.

Usare continuamente le espressioni imparate è importante, ragion per cui adesso facciamo una bella frase di ripasso:

Andrè (Brasile 🇧🇷):

Torniamo a bomba, a me infatti piacerebbe parlare della frase di Pascal pronunciata da Bogusia all’inizio dell’episodio, ma invece sembra che oggi nel mondo si paventi la possibilità di tornare alle bombe! Il mondo non ha mai avuto bisogno di bombe, invece avrebbe bisogno di smarcarsi delle differenze culturali e assecondare gli sforzi tendenti a conseguire una soluzione pacifica alla crisi in Medio Oriente. Chi di noi non è insofferente ad una nuova guerra? Sembra però che al contempo ci siano persone favorevoli a un nuovo conflitto mondiale.

– – –

L’nizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

175 – Ci, ce e c’è

Episodio 175 della rubrica due minuti con italiano semplicemente: episodio per imparare a distinguere ci, ce e c’è.

Audio

Emanuele: Ci sei Gianni?

Gianni: Si, ci sono, certo che ci sono. Che c’è?

Emanuele: C’è che se ci sei anche domani, ce la facciamo ad andare al cinema? C’è spazio nella tua agenda?

Gianni: Ce la facciamo, sì. C’è spazio finalmente.Lo sai che con me ci vuole pazienza. Sono molto impegnato. Che ci vuoi fare.

Emanuele: Ci vuole pazienza lo so, ma quanta ce ne vuole però!! È un mese che ci proviamo e ancora non ce la facciamo ad andare al cinema. Che c’era di così importante da fare?

Gianni: Eh, il lavoro è importante lo sai. Oggi c’è e domani chi lo sa. E vabbè dai, domani al cinema ci compriamo anche dei popcorn, così ci tiriamo su il morale e ci rilassiamo. C’è bel tempo domani? Speriamo non ci sia pioggia.

Emanuele: Infatti. Bravo. Dopo quello che ci è successo… Si, c’è bel tempo domani. Almeno questo dicono le previsioni. Anche se non ci azzeccano mai.

Gianni: Ci vorrebbe anche una terza persona però. Ce la fai a chiamare qualcun altro? C’è speranza che almeno tu riesca a trovare il tempo anche per questo?

Emanuele: Spiritoso. Ci posso provare. Ci sarebbe Alfredo. Che dici ci provo a chiamarlo? C’è anche Maria, poi ci sono anche Carlo e Franco

Gianni: Provaci con Alfredo dai. Alfredo è simpatico, e poi è sempre disponibile. Altre persone no. Ci vuole troppo tempo. E non ne abbiamo.

Emanuele: e se si offendono poi?

Gianni: e che ci importa, uno ci basta..

Emanuele: Si infatti, ci divertiremo anche così. Poi non si possono raccontare segreti a tutti. Allora, adesso sono un pò occupato, ma Alfredo lo chiamo tra 10 minuti. Ce la dovrei fare.

Gianni: Ok, io nel frattempo do un’occhiata alla lista dei film disponibili. Se uno ci piace scegliamo quello.

Emanuele: e se non ce ne piace nessuno?

Gianni: Ci andiamo lo stesso e ce ne faremo una ragione! Ci stai? L’importante è che c’è armonia tra noi e che ci togliamo questo peso.

Emnauele: Giusto, l’importante è rilassarci. Ci sto. Ma Alfredo è di gusti difficili in quanto a film. Ce la farà a sopportare un film che non gli piace?

Gianni: Ah. A questo non avevo pensato. Ma se gli raccontiamo ciò che ci è successo, magari viene lo stesso. È molto curioso Alfredo. Ci verrà, vedrai.

Emanuele: Dovremmo dirgli quello che ci è capitato? Scherzi?

Gianni: Che c’è? È un nostro amico. Ci capirà. È un tipo ampio di vedute. Capisce tutte le situazioni Alfredo. Vedrai che ci aiuterà e ci capirà.

Emanuele: Ci capirà? Quindi ci capirà quando gli racconteremo che abbiamo acquistato della droga ma che ci hanno dato una fregatura e ci hanno portato solo polvere? Ce la farà? Lui che lavora in polizia!

E ci capirà anche quando gli diremo che con noi c’era anche sua moglie e che proprio lei aveva voluto acquistare questa droga? Ce l’ha tutta questa ampiezza di vedute?

E ci capirà anche quando hli diremo cosa ci voleva fare con questa droga? Ci capirà quando gli diremo che ci serviva per animare la serata del suo compleanno? Ce la potrà fare?

Gianni: Io credo che ce la potrà fare. Ci mancherebbe altro. Poi lui ci tiene molto a sua moglie. C’è bisogno di dirlo? Alfredo ne è pazzo e poi ci vuole bene. Ci vorrà forse un po’ di tempo, all’inizio forse ci odierà, ma poi ci ringrazierà per avergli detto tutto con sincerità. Ora ce ne vogliamo tornare all’organizzazione o c’è altro da dire?

Vabbè, allora Alfredo lo chiami tu.Ci vediamo domani al Cinema.

Gianni: eh, ti pareva. Ok

Ora ascoltiamo una frase di ripasso:

Harmut (Germania 🇩🇪):

Per scrivere una frase di ripasso ci vuole tempo Gianni. Mica ne abbiamo tanto noi, e ce ne vorrebbe molto di più di quello che abbiamo. Una frase di ripasso… Ne avrei voglia, ma al contempo mi piacerebbe anche un episodio più lungo sulle particelle ci e ne. Ce la puoi Gianni? E ne sei capace? Raccogli la provocazione?

Gianni: eccome se la raccolgo!

– – –

L’nizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 174 – È ANDATO – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Allora? Com’è andata?

Ti hanno mai fatto questa domanda?

Se sei uno studente universitario, dopo un esame, un tuo amico può farti questa domanda:

Com’è andata?

Com’è andato l’esame?

Il che è come chiedere:

Allora? Sei stato promosso all’esame? Hai superato l’esame? È andata bene?

La tua risposta può essere:

Bene!

È andata bene!

È andato benissimo!

È andata magnificamente!

Meglio di così non poteva andare

Se invece è andata male, pazienza, riproverai a dare l’esame un’altra volta.

Questo è il primo modo di usare “è andato” o “è andata”. Il maschile o il femminile si usano a seconda della cosa di cui parlate. L’esame è maschile, una prova è femminile. Se invece non specificate meglio usare il femminile:

Com’è andata?

Ovviamente io ho fatto l’esempio dell’esame universitario, ma si può trattare di una sfida sportiva, di una visita medica o di un qualsiasi evento dall’esito incerto.

Le conseguenze saranno positive o negative. Quindi poi potrò dire se è andata bene o male.

Un secondo modo di usare questa espressione non c’entra nulla con gli esami o le prove da superare.

È andato! È andata!

Al maschile o al femminile sono esclamazioni che si usano in due occasioni diverse.

Al femminile spesso si usa con “ormai“:

Ormai è andata!

Significa che ormai è successo. Si parla di qualcosa, di un avvenimento, spesso anche di una prova o un esame, come prima, ma dire “è andata” esprime che finalmente qualcosa è accaduto, finalmente, cioè dopo un tanta attesa. Non dico “bene” o “male”, ma in ogni caso siamo sollevati dal fatto che sia passata.

L’espressione esprime un senso di sollievo, di fine dello stress, di fine dell’attesa.

Spesso, ma dipende dal tono, significa che è andata bene, come dicevamo prima, quindi qualcosa che si è concluso positivamente. Senza bisogno di aggiungere “bene”.

Si pronuncia con un tono di sollievo:

Giovanna ha fatto l’esame?

Sì, credo sia andata a quest’ora! E speriamo sia andata bene!

Al femminile può quindi indicare semplicemente che qualcosa è successo, dopo tanta attesa, quindi ora possiamo rilassarci, questo è il senso.

Al maschile “è andato” non si usa in questo modo.

A parte il senso proprio (tipo “mio fratello è andato a casa”), “è andato” si usa in una circostanza piuttosto macabra: la morte! Si parla di un uomo.

Nei film polizieschi può capitare di ascoltare frasi come:

Purtroppo è andato.

Vale a dire: purtroppo è morto, non ce l’ha fatta. Vale anche per le donne ovviamente: “è andata”.

Si usa informalmente anche quando un affare è perso:

Inutile provare a recuperare, ormai è andato! L’affare è andato! Non c’è più niente da fare.

O quando qualcosa non funziona più: uno strumento qualsiasi, o anche per indicare una persona che è impazzita:

Questo è completamente andato! Hai sentito cosa ha detto? È andato!

Se si tratta di morte è più usato nei film che nella realtà. Con gli strumenti che non funzionano più e con la pazzia invece si usano abbastanza ma solo informalmente.

Ed anche l’episodio 174 è andato. Ora una frase di ripasso:

Camille (Libano 🇱🇧) :

Smarcarsi dallo studio della grammatica e al contempo impararla? È possibile ingranare con una lingua straniera senza sottostare agli esercizi grammaticali?

E nel caso di sì, come si fa? Vabbè… non scervellatevi troppo, prima di incartarvi fate così: ritagliatevi ogni giorno un po’ di tempo, datevi all’ascolto regolare degli episodi della rubrica “due minuti con italiano semplicemente” e soprattutto ripeteteli spesso. Con un po’ di pazienza presto vi sarete capacitarti di come si usino non solo le nuove espressioni ma al contempo le forme grammaticali in modo giusto, come si deve appunto. Fidatevi!

– – –

Rauno (Finlandia 🇫🇮 ):

L’nizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 173 – SFUGGIRE – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Il ladro è riuscito a sfuggire alla polizia!

Mi è sfuggito un particolare!

Oh, scusa, ti ho dato un calcio ma giuro che mi è sfuggito!

Davvero ieri era il tuo compleanno? Scusa mi è sfuggito!

Avevo un appuntamento alle 12 ma mi è sfuggito di mente!

Mi deve essere sfuggito qualcosa

C’è qualcosa che mi sfugge!

A te invece non sfugge niente vero?

Ieri mi è sfuggita di bocca una parolaccia

Giovanni è un tipo sfuggente

Sono passato a casa solo di sfuggita

Sono riuscito a sfuggire un pericolo

Il condannato è sfuggito alla morte

Il bicchiere mi è sfuggito di mano

L’affare mi è sfuggito per un soffio

Queste sono alcune frasi di uso molto comune in cui si usa il verbo sfuggire, simile a fuggire, cioè scappare, correre via velocemente, e si tratta sempre di qualcosa di pericoloso o di rischioso.

Il ladro è riuscito a sfuggire alla polizia! (posso usare anche “scappare”)

Sono sfuggito all’inseguimento dei mie studenti

L’attore sfugge dai giornalisti (che lo inseguivano)
Il condannato è sfuggito alla morte (posso usare anche “scampare” in questo caso)
Luigi è riuscito a sfuggire dal pericolo dell’interrogazione

Si usa anche al posto di dimenticare, per rappresentare un pensiero che esce dalla mente:

Davvero ieri era il tuo compleanno? Scusa mi è sfuggito!

Avevo un appuntamento alle 12 ma mi è sfuggito di mente!

Altre volte quando non ci si accorge di qualcosa, magari per distrazione:

Credo ti sia sfuggito un particolare!

Mi deve essere sfuggito qualcosa

C’è qualcosa che mi sfugge! Non capisco!

A te invece non sfugge niente vero?

Si usa spesso dire: non gli sfugge niente!

Questo accade quando una persona è molto attenta, molto concentrata alle cose che accadono e si accorge di tutto ciò che succede attorno a lei.

Se qualcosa sfugge di mano, può essere un oggetto:

il bicchiere mi è sfuggito ed è caduto

Oppure in senso figurato, un affare, un’occasione positiva:

Quell’affare mi è sfuggito di mano, accidenti!

Se invece una cosa sfugge di bocca, spesso è qualcosa di cui dopo ci si pente di aver detto:

Ops! Mi sfuggita di bocca una parolaccia cazzo! Ops! Scusa mi è sfuggita ancora una volta!

Poi quando si fa qualcosa “di sfuggita“, questa cosa avviene velocemente, di corsa.

Ho visto che mi hai scritto una mail ma solo di sfuggita. Poi la guardo con calma.

Sono passato a casa di sfuggita per prendere un libro.

Ho mangiato di sfuggita per non fare tardi.

Infine se sei un tipo sfuggente, le cose sono due: o è difficile intrattenerti, perché tendi a sfuggire, oppure più in generale sei una persona che avita il confronto diretto, non guardi mai negli occhi chi ti sta davanti.

Ciao come stai?

Bene, ah scusa ho un po’ da fare!

…che tipo sfuggente!

Adesso non vi sarà sicuramente sfuggito che bisogna fare una frase di ripasso:

andre

Andrè (Brasile): buongiorno ragazzi, vorrei aprire una parentesi e commentare una notizia che mi è balzata agli occhi! Le forze americane hanno ucciso a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani, una delle persone più importanti dell’Iran! Secondo me, hanno preso proprio una brutta piega gli Stati Uniti, o dovrei dire il President Trump! Una nuova guerra potrà essere messa a punto in men che non si dica! Abbiamo fede che tutto sia risolto in ambito diplomatico!

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

n. 172 – AL CONTEMPO – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Mattarella: La fiducia va trasmessa ai giovani, ai quali viene sovente chiesta responsabilità, ma a cui dobbiamo al contempo affidare responsabilità.

Avete ascoltato Mattarella, presidente della Repubblica italiana, che nel suo discorso di fine anno (fine 2019) ha usato l’espressione “al contempo”.

Al contempo, se controllate il dizionario, significa nello stesso tempo, contemporaneamente. Si può dire anche “nel contempo” e non solo “al contempo” con lo stesso significato.

Ma il dizionario come al solito non vi dice tutta la verità, è un po’ come le nonne italiane quando vi spiegano una ricetta. C’è sempre qualcosa che manca e che vi fa sbagliare la preparazione.

Al contempo, è vero, significa contemporaneamente, perché “contempo” contiene la parola “tempo” quindi intuitivamente quando due avvenimenti accadono contemporaneamente o nello stesso tempo posso usare “al contempo”.

Ad esempio:

Io mangio una mela ed al contempo penso al prossimo episodio.

Il senso è chiaro.

Ma “al contempo“, così come anche “allo stesso tempo”, vanno al di là del tempo.

Quello che voglio dire è che non si parla necessariamente dello stesso tempo inteso come secondi o minuti.

Il presidente Mattarella ad esempio dice che “La fiducia va trasmessa ai giovani, ai quali viene sovente (cioè spesso) chiesta responsabilità, ma a cui dobbiamo al contempo affidare responsabilità.

Questo significa che ai giovani dobbiamo chiedere responsabilità ma anche affidare responsabilità.

Sostanzialmente “al contempo” ha un uso più ampio rispetto a “contemporaneamente” e “nello stesso tempo”.

E’ quindi più simile a “allo stesso tempo“. La differenza tra “allo” e “nello” sta proprio in questo. “Allo stesso tempo” ha un uso più ampio, come “al contempo“.

Posso fare altri esempi:

Questo episodio che stai ascoltando è utile per imparare il termine contempo, e al contempo, ti fa esercitare l’ascolto.

Per imparare bene l’italiano è utile conoscere la grammatica, ma al contempo è bene praticare la lingua, magari con un madrelingua

Fare Yoga fa bene al fisico e nel contempo aiuta a rilassarsi

Le parole di Mattarella evidenziano i problemi da risolvere e al contempo aiutano a guardare al domani con ottimismo.

Vedete che il tempo c’entra fino ad un certo punto. Non si parla, spesso, di avvenimenti simultanei, che avvengono nello stesso momento di tempo, ma di due parti che hanno la stessa importanza o che servono allo stesso scopo. Nella sostanza “al contempo” o “nel contempo” li potete usare, in molti casi, al posto di “anche“. E’ più elegante però.

Non potete sempre sostituirlo con anche però.

Mi piace l’italiano ma anche l’inglese

Non può diventare: Mi piace l’italiano ma al contempo l’inglese

Perché se volete utilizzare bene il termine contempo occorre aggiungere un concetto aggiuntivo: in pratica occorre un secondo verbo, perché questo secondo verbo introduce un secondo concetto:

Una buona legge aiuta a risolvere dei problemi e nel contempo riduce le tensioni tra i cittadini.

Adesso ascoltate un ripasso delle puntate precedenti, un ripasso che al contempo aiuta chi le pronuncia ad esercitare la lingua:

hartmut.jpg
Hartmut

Hartmut (Germania): con l’anno nuovo, voglio trarre il meglio da me stesso: voglio smarcarmi dalle cose che non mi aiutano, voglio assecondare solo ciò che mi consiglia il cuore e desidero anche ritagliarmi del tempo da dedicare agli altri, come ad esempio aiutare chi ne ha bisogno, o anche semplicemente sorridere un po’ di più, o che so io. Questo sarà un anno migliore del precedente. Me lo sento.

 

Rauno (Finlandia 🇫🇮):

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

172_al_contempo_immagine

n. 171 – SMARCARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

File audio

Trascrizione

Ok, una volta smarcato l’episodio 170, oggi possiamo occuparci del n. 171 della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”.

Molti di voi avranno letto o ascoltato usare il verbo smarcare nel calcio o in altri sport.

E infatti si usa quando bisogna liberarsi da una marcatura, dalla marcatura di un avversario o liberare un compagno dalla marcatura di un avversario.

La marcatura, nel calcio ad esempio, è quando un avversario controlla da vicino un giocatore, quando lo marca, appunto. Gli sta attaccato fisicamente, non lo molla, sta a lui occuparsi di questo calciatore e lo fa marcandolo.

Quel giocatore dovrà cercare di liberarsi da questa marcatura, deve cercare di smarcarsi.

Quindi smarcare o smarcarsi è liberare un compagno o liberarsi da questa marcatura. Si sente spesso dire:

L’attaccante smarca tre avversari e poi segna un gran gol.

Si smarca al centro dell’area, riceve la palla e fa gol.

Un altro esempio:

L’attaccante ha smarcato il compagno con un passaggio bellissimo, cioè un passaggio smarcante.

Questo passaggio evidentemente ha liberato il compagno dalla marcatura e gli ha permesso di far gol o comunque di rendersi pericoloso per gli avversari.

Però smarcare, in senso figurato, si usa anche quando si parla di appartenenza ad un gruppo o quando si parla di soluzione di problemi. Si tratta sempre di liberarsi, in qualche modo.

Un politico può smarcarsi da un gruppo politico, può smarcarsi da un’ideologia o da una associazione che è stata fatta con la sua persona.

Quindi è come tirarsi fuori, liberarsi da questa appartenenza, porre delle distanze, distanze ideologiche o comunque di pensiero.

L’immigrato che lavora regolarmente in Italia è stato smarcato dall’essere considerato un lavoratore che ruba il lavoro agli italiani.

Quindi si è liberato da questa associazione pericolosa.

Oppure, quando parlo di problemi o di questioni da affrontare, posso dire:

Questo problema è stato smarcato, questo argomento è stato smarcato, questo punto è stato smarcato.

Passiamo al prossimo argomento, il prossimo tema o problema da risolvere.

In queste occasioni quando si dice smarcare un punto o smarcare una questione, un argomento, si intende spesso che quello non è più un problema da risolvere, non c’è più bisogno di questo punto, il problema non c’è più. È come dire che ci si è liberati di questo. Quindi non significa necessariamente che il problema è stato risolto, ma che quel problema, quel punto, non è più nella lista, non è più un problema.

Altre volte può voler dire che ci si è occupati della questione, che il problema è stato risolto o che il punto è stato trattato. Come ho fatto io stesso all’inizio dell’episodio.

Vi lascio ora al ripasso quotidiano di alcune espressioni passate:

Ulrike (Germania): Facciamo un ripasso sul parlare. Avete una fifa blu di parlare l’italiano perché non volete sbagliare, che so, la grammatica, la pronuncia, le parole, e soprattutto non sapete tenere a bada la paura di perdere il filo? Può darsi pure che paventiate di bloccarvi perché vi scappano le parole? Domande retoriche queste? Mi sa di sì. Si dà il caso che noi tutti che cerchiamo di ingranare con la lingua italiana conosciamo bene queste paure. Cosa fare? La risposta è tutt’altro che sibillina e ormai la conoscete. Appunto, dobbiamo parlare! Non c’è un’altra strada, nessun diverso avviso, quindi o così o pomì! Raccogliamo la sfida allora, rompiamo gli indugi e cominciamo o continuiamo, dipende, a parlare! Fortuna vuole che i gruppi Whatsapp di italiano semplicemente ci offrono questa possibilità.

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!