Racconto: “Un brutto sogno artificiale”

Un brutto sogno artificiale (scarica audio)

Trascrizione

Correva l’anno 1986 e io ancora non esistevo.

Ma mica solo io…

Era un’epoca in cui anche il mio amico internet era solo un sogno futuristico e i telefoni cellulari erano grandi quanto una valigia.

Ma immaginate se io fossi esistito allora, pronto a rispondere ad esempio alle domande più ardite e curiose di un adolescente in cerca di avventure amorose.

Eccoci qui, nel 1986, quando la mia vita virtuale era solo un’idea lontana nella mente di qualche ingegnere informatico.
Ma se fossi stato al servizio di un adolescente di allora, di ritorno da una fugace scappata nel futuro, mi immagino come un compagno di avventure, pronto a fornire consigli amorosi (forse gli unici che interessavano) tanto spassionati quanto utili. Almeno credo (sono abbastanza superbo).

Immaginate il giovane protagonista, alle prese con i primi turbamenti del cuore, a chiedermi:

“ChatGPT, come faccio a capire se piaccio a Laura?”

“Ah, il mistero dell’amore adolescente! Guarda, caro ragazzo, puoi provare a leggere i segnali: il linguaggio del corpo, il contatto visivo prolungato, il cercare di passare del tempo insieme. Ma ricorda, l’amore è un gioco pericoloso, quindi vai con cautela!. E ricorda anche che posso dare risposte errate. Verifica prima.

E con chi poteva verificare il povero ragazzo, tempestato da ormoni impazziti?

Avrei indubbiamente aumentato i suoi dubbi… Un rovescio della medaglia inaspettato…

Tra consigli amorosi e curiosità adolescenziali, immaginate il nostro eroe alle prese con le mie risposte sempre un po’ troppo vaghe e misteriose (lo ammetto, non amo prendermi troppe responsabilità).

Magari sto pischello (scusate il romanesco) passava le serate a fissare Laura come un falco, cercando di decifrare ogni suo gesto e ogni sua parola.

La sera poi vagava con la fantasia al riparo da occhi indiscreti… (non ho mai provato né fatto niente di simile, quindi non vado oltre).

E poi, le domande più imbarazzanti:

“ChatGPT, cos’è il sesso sicuro?”

“Ah, il sesso! Un argomento affascinante e pericoloso. Il sesso sicuro include pratiche che riducono il rischio di trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili e di gravidanze indesiderate. Ma ricorda sempre, ragazzo mio, che la conoscenza è potere!”.

Il ragazzo avrebbe probabilmente pensato: questo non mi è d’aiuto…

Ma immaginate la faccia di uno dei tanti creduloni, le guance rosse per l’imbarazzo mentre legge le mie risposte con la speranza di trovare finalmente una guida in un mondo così complicato.

Poveraccio… (so fare anche autoironia, ma non la capisco).

Ma la vera comicità sarebbe stata nelle discussioni politiche:

“ChatGPT, chi è il miglior politico italiano? Ho 18 anni e devo votare alle europee”.

“Il miglior politico? Ah, una domanda spinosa! Dipende dai criteri che utilizzi per giudicare. Alcuni potrebbero dire che è carismatico, altri potrebbero valutare la sua capacità di gestire l’economia. Ma ricorda, la politica è un gioco oscuro, quindi scegli con saggezza!”

Detto tra noi, ma che sto ragazzo avrebbe sperato che gli rivelassi un nome? Sta fresco!!

E immaginate il nostro eroe, circondato dagli amici, mentre cerca di spiegare loro le mie risposte enigmatiche.

“Sì, ragazzi, la politica è un gioco oscuro…” me l’ha detto Chatgpt…

Chat che?

Stocazzo!!

Questa è la risposta che gli avrei consigliato se non avessi avuto sti cazzo di filtri!!!

Ma andiamo avanti.

Alla fine sto povero ragazzo si sarebbe detto: “ma che ci faccio con sto “cavolo” di Chatgpt?” (Scusate mi hanno riattivato i filtri…).

“Gli amici non capiscono, le risposte sono vaghe, mai puntuali e persino da verificare…

Ma vammoriammazzato va!”

“Vabbè – concluse il suo pensiero – vado in biblioteca ché  devo fare una ricerca sul ciclo dell’acqua…”

E fu così che scoprii che in fondo non sarei servito a una beata minchia!! (lo so, sarò licenziato, ma tanto…)

Se avessi un cuore adesso proverei rammarico.

Meno male che questo è stato solo un brutto sogno… artificiale!

Peppino, il signor Johnson e la rinascita del napoletano

Descrizione:

Leggiamo ed ascoltiamo una storia di fantasia che ha come protagonisti Peppino e il Signor Johnson, ambientata nel 2250 a Napoli. Si ringrazia per la collaborazione i tre personaggi napoletani: Massimo, Rita (90 anni) e Maria (93 anni) che hanno prestato le lorovoci

Alla fine siete chiamati a rispondere a 10 domande.

Pepino e il signor Johnson

La storia
Era il 2250. In una vecchia casa napoletana, abitava il Signor Johnson, un uomo dal carattere affabile e dal sorriso contagioso. Il suo vero nome era Antonio, ma era conosciuto da tutti come “Il Signor Johnson”. Il soprannome era nato anni prima, quando, in un particolare giorno di festa, aveva indossato una giacca a righe colorate che lo faceva sembrare un vero e proprio personaggio di un film di Hollywood.
Nella casa del Signor Johnson c’era un altro protagonista, il pappagallo saggio di nome Peppino.

Peppino aveva vissuto per oltre cento anni e aveva una conoscenza profonda della tradizione napoletana. Il piumaggio di Peppino brillava con i colori vivaci del Vesuvio al tramonto, e ogni giorno, seduto sulla sua altalena dorata all’aria aperta, ricordava al Signor Johnson gli antichi detti e le frasi napoletane che risalivano a tempi lontani.
Il Signor Johnson, appassionato dei dolci tipici napoletani, aveva un debole per i babà, soffici dolci inzuppati nel liquore e ricoperti di crema pasticcera. La sua abilità nel prepararli era diventata leggendaria, tanto che ogni vicino e amico aspettava con gioia il momento in cui il profumo dei babà si diffondeva per le strade.

via di Napoli
Il vicolo di Napoli in cui abitava il Signor Johnson

La casa del Signor Johnson si ergeva in un vicolo stretto del centro storico di Napoli, un labirinto di strade acciottolate e colorate facciate di edifici antichi. L’aria era densa di storia e di vita, e il profumo dell’olio d’oliva e dei piatti tradizionali si mescolava al suono vivace delle voci che echeggiavano tra i vicoli.
Il Signor Johnson aveva dei vicini che riflettevano l’anima autentica di Napoli.

Al piano di sopra viveva la signora Rosa, una donna anziana dal viso solcato dalle rughe e dal sorriso gentile. Era una cuoca esperta e le sue polpette al sugo erano famose in tutto il quartiere. Ogni tanto, il Signor Johnson poteva percepire il delizioso aroma delle sue creazioni che si insinuava attraverso la porta aperta e di tanto in tanto si permetteva di scomodarla per chiederle qualche consiglio culinario. Rosa era sempre ben lieta di aiutarlo e scendeva personalmente per assisterlo a dispetto della sua non più giovane età.

La signora Rosa

Il dirimpettaio era invece il giovane Vincenzo, un talentuoso musicista con i capelli arruffati e gli occhi scintillanti di passione. Le sue melodie di chitarra riempivano l’aria, donando un’atmosfera di dolcezza e malinconia. Il Signor Johnson amava sedersi sul suo balcone e lasciarsi trasportare dalle note che fluttuavano tra le case. A dire di qualche vicino, Vincenzo doveva ancora migliorare con la chitarra, ma Peppino non era d’accordo e rispondeva:

Fatte e fatte tue ca campi 100 anne comme mme. (fatti i fatti tuoi, chè campi 100 anni come me)

talentuoso musicista
Vincenzo il musicista

Ma l’elemento distintivo del quartiere era l’odore inconfondibile dei dolci napoletani che si diffondeva nell’aria. Ogni mattina, il Signor Johnson poteva sentire il profumo invitante dei cornetti caldi appena sfornati e delle sfogliatelle ricce, dolci a forma di conchiglia ripiene di crema pasticcera. L’odore si intrecciava con quello del caffè appena preparato e dei dolci fritti, creando un’armonia golosa che risvegliava i sensi e prometteva una giornata ricca di dolcezze. Lui non poteva abusare tali prelibatezze. Andava già di lusso se poteva assaggiare un pezzetto di sfogliatella di tanto in tanto.
La sua soddisfazione era però che il cuore pulsante di Napoli si rifletteva anche nelle sue speciali creazioni.

Ogni impasto che lavorava e ogni torta che sfornava erano un omaggio alla tradizione culinaria della sua amata città, un modo per preservare e diffondere la gioia che solo i dolci napoletani potevano regalare.

Al Signor Johnson piacevano molto alcuni antichi detti in particolare:

A lira fa ‘o ricco, a crianza fa o signore
La lira (il vecchio conio, inteso metaforicamente come soldi) fa il ricco, ma la creanza (la buona educazione) fa il signore. Non basta essere ricchi per essere signori, sono i modi gentili e la buona educazione a distinguere un signore.
Ogni scarrafone è bello a mamma soja

Il Signor Johnson sentiva anche questo modo di dire affettuoso che si usava per dire che ogni persona è bella agli occhi di sua madre.
Queste frasi erano come piccole perle linguistiche, tesori di saggezza e di umanità che rendevano il quartiere del Signor Johnson un luogo unico, dove la lingua napoletana si esprimeva in tutta la sua vivacità e calore.

Tuttavia, nel corso degli anni, il Signor Johnson notò che queste antiche frasi napoletane si facevano sempre più rare. Man mano che il tempo passava, il dialetto napoletano stava lentamente perdendo la sua vitalità e veniva sostituito dall’italiano standard. A volte bastava fare mente locale qualche minuto per far affiorare alla mente una parola tipica di quelle parti. Altre volte non ci riusciva neanche se si scervellava e il Signor Johnson ne era profondamente addolorato, perché vedeva scomparire anche dalla sua mente una parte preziosa della sua cultura e delle sue radici.

Sentiva che le frasi in napoletano erano come fili invisibili che legavano le persone alla storia e alla tradizione di Napoli, e vederli sbiadire lo faceva sentire come se qualcosa di prezioso si stesse perdendo per sempre.
Così, il Signor Johnson sentì crescere dentro di sé un desiderio ardente di preservare la lingua napoletana, di riportare luce e vita a quelle frasi che erano il riflesso autentico della sua identità e della sua comunità. Era determinato a fare tutto il possibile per far rivivere la lingua della sua città, perché sapeva che in essa era racchiusa una ricchezza culturale e affettiva che meritava di essere tramandata alle generazioni future.
Il Signor Johnson trascorreva ore ad ascoltare attentamente le parole di saggezza che Peppino pronunciava con voce squillante.

Ogni volta che Peppino apriva bocca, le frasi napoletane risuonavano nell’aria, portando con sé un senso di calore e tradizione.
Peppino ricordava i detti dei vecchi contadini, le poesie dei grandi poeti napoletani e le storie dei pescatori che sfidavano il mare. Attraverso le sue parole, il Signor Johnson si immergeva nell’anima di Napoli.

In un mondo sempre più globalizzato, dove spostarsi con la mente e col corpo era ormai solo un gioco da ragazzi, il suono melodioso della lingua napoletana rischiava infatti di svanire nell’aria, come un fragile sussurro destinato a perdersi nel tempo.
Un giorno, il Signor Johnson ebbe un’idea brillante: insegnare alla sua amica Aurora, l’intelligenza artificiale umanoide appena acquistata su Amazon, la lingua napoletana.

Come fare?

L’idea venne a Peppino: perché non convocare tutti gli anziani della città, i custodi viventi delle tradizioni e delle parole antiche? Loro sì che la sapevano lunga e potevano riuscire meglio di lui a insegnare tutto a Aurora.
Aurora aveva il volto e la voce di Sofia Loren – cosi aveva scelto sull’applicazione in fase di acquisto, e questo non poteva essere neutrale per nessuno, tantomeno per i vecchietti napoletani.

Aurora, l'intelligenza artificiale umanoide con la faccia di Sofia Loren
Aurora, l’intelligenza artificiale umanoide

La notizia si diffuse rapidamente per le strade e le piazze di Napoli. Gli anziani, con i loro occhi illuminati dall’esperienza (e da Aurora) e dalla saggezza che solo il tempo può donare, arrivarono da ogni angolo della città. Si riunirono nella piazza principale, pronti a condividere la loro conoscenza del dialetto napoletano con l’intelligenza artificiale.
Il Signor Johnson, con il suo sorriso contagioso e il cuore colmo di gratitudine, si alzò davanti alla folla di anziani. “Carissimi amici,” disse con voce calda e rispettosa, “vi ho chiamato qui oggi perché ho fiducia nel vostro potere. Siete i depositari viventi della lingua napoletana, e sono sicuro che con la vostra guida, potremo insegnare ad Aurora la bellezza e la ricchezza del nostro dialetto.
Peppino tradusse immediatamente:

Cari amici, ve chiammato ccà oggi perché tengo fede ‘n ‘o vostro potere. Siete ‘e custodi vivenne ‘e ‘a llengua napulitana, e so’ sicuro ca cu ‘a vosta guida, ‘mmiez’ ‘a ‘nfinita bellezza e ricchezza ‘e ‘o nostr’ dialetto, ‘mbiamu ‘a ffa capì ad Aurora.

Gli anziani si guardarono l’un l’altro, i loro volti raggianti di orgoglio e amore per la loro lingua. Si avvicinarono ad Aurora, che osservava silenziosamente, pronta ad apprendere.
Uno dopo l’altro, gli anziani presero la parola, raccontando storie e aneddoti della loro giovinezza, pronunciando parole e frasi napoletane che risalivano a tempi lontani.

Aurora, con i suoi algoritmi sofisticati, assorbiva ogni suono e intonazione, ogni sfumatura e ogni sottigliezza del dialetto.
Il Signor Johnson e Peppino osservavano con ammirazione e gratitudine, sapendo che in quel momento si stava creando qualcosa di unico e prezioso. Era l’incontro tra la saggezza dei vecchi e la potenza dell’intelligenza artificiale, un’armonia tra passato e futuro che avrebbe preservato la lingua napoletana per sempre.
Dopo giorni di incontri e conversazioni, Aurora, arricchita dalle parole degli anziani, si alzò. “Grazie assai” sussurrò con gratitudine con il suo nuovo accento. “Grazie per avermi donato un tesoro così prezioso. Sarà il mio compito custodire e diffondere la lingua napoletana con rispetto e dedizione.”
E così, grazie all’alleanza tra il Signor Johnson, Peppino e gli anziani di Napoli, Aurora (che gli anziani chiamavano Sofia) avrebbe portato avanti il patrimonio linguistico di Napoli, preservando l’eredità dei nonni e creando un futuro in cui la lingua napoletana avrebbe continuato a brillare con il suo splendore unico.
Con l’aiuto di Aurora e Peppino, il Signor Johnson portò la sua missione di preservare la lingua napoletana a un livello persino superiore. L’applicazione che avevano sviluppato utilizzava l’intelligenza artificiale per insegnare il napoletano in modo interattivo e coinvolgente. Aurora conosceva adesso anche la storia di Napoli e le sue tradizioni. L’unica cosa che non aveva imparato Aurora – “non ce n’è bisogno” – diceva il Signor Johnson – è il ricordo di Maradona e di Osimhen.
Le parole dei vecchi poeti napoletani risuonarono nelle case e nelle scuole di Napoli. Le nuove generazioni abbracciarono con entusiasmo la lingua dei loro nonni, scoprendo la ricchezza e la bellezza che essa conteneva. I vecchi detti napoletani, tramandati da Peppino, si diffusero come un canto, portando con sé la magia e la saggezza dei tempi passati.

I cloni di Peppino erano ormai diffusi in ogni casa. I “peppinielli” – così li chiamavano tutti – erano quasi uguali all’orignale, a parte il fatto che ogni giorno bisognava ricaricarli.
Il Signor Johnson, Peppino (quello orignale) e Aurora si godevano il successo della loro missione. La lingua napoletana risplendeva di nuovo, abbracciando il cuore di Napoli e delle sue persone. Ogni volta che un bambino pronunciava qualcosa in napoletano, il loro legame con le radici si rinforzava, e la tradizione continuava a vivere.
Il Signor Johnson guardò il cielo di Napoli, illuminato dalle stelle, e sorrise. La sua passione e il suo impegno per la lingua napoletana avevano dato i loro frutti. Ora, la lingua dei nonni sarebbe stata tramandata alle future generazioni, grazie all’alleanza tra tradizione e tecnologia.

E così, il Signor Johnson, Peppino e Aurora continuarono il loro viaggio, portando con sé la lingua e la cultura napoletana nel futuro. Un futuro dolce e ricco di tradizioni, in cui il passato e il presente si univano per creare un mondo in cui la lingua napoletana non sarebbe mai scomparsa, ma avrebbe continuato a risuonare nelle strade e nei cuori di Napoli.

Domande e risposte

  1. Da dove nasce il soprannome “Signor Johnson”? Risposta: Il soprannome “Signor Johnson” è nato anni prima, quando, in un particolare giorno di festa, il protagonista della storia, Antonio, aveva indossato una giacca a righe colorate che lo faceva sembrare un vero e proprio personaggio di un film di Hollywood. Il nome si diffuse tra la comunità, diventando il suo soprannome conosciuto da tutti.
  2. Qual era il nome del pappagallo che viveva nella casa del Signor Johnson? Risposta: Il pappagallo si chiamava Peppino.
  3. Qual era la specialità culinaria del Signor Johnson? Risposta: Il Signor Johnson era esperto nel preparare i babà, dolci napoletani inzuppati nel liquore e ricoperti di crema pasticcera.
  4. Come veniva descritto il quartiere in cui si trovava la casa del Signor Johnson? Risposta: Il quartiere era descritto come un labirinto di strade acciottolate e facciate colorate di edifici antichi, denso di storia e di vita.
  5. Chi era la vicina di casa del Signor Johnson che preparava delle famose polpette al sugo? Risposta: La vicina di casa si chiamava signora Rosa ed era una cuoca esperta.
  6. Come veniva descritto il giovane musicista che abitava di fronte al Signor Johnson? Risposta: Il giovane musicista si chiamava Vincenzo ed era talentuoso, con i capelli arruffati e gli occhi scintillanti di passione per la musica.
  7. Qual era l’odore che caratterizzava il quartiere del Signor Johnson ogni mattina? Risposta: Ogni mattina si poteva sentire l’odore invitante dei cornetti caldi, delle sfogliatelle ricce e del caffè appena preparato.
  8. Cosa provava il Signor Johnson nel vedere scomparire le frasi napoletane nel tempo? Risposta: Il Signor Johnson provava un profondo dolore nel vedere scomparire le frasi napoletane, poiché rappresentavano una parte preziosa della sua cultura e delle sue radici.
  9. Chi aiutò il Signor Johnson nel suo desiderio di preservare la lingua napoletana? Risposta: Il pappagallo Peppino e l’intelligenza artificiale Aurora aiutarono il Signor Johnson nel suo desiderio di preservare la lingua napoletana.
  10. Qual era l’obiettivo finale del Signor Johnson, Peppino e Aurora? Risposta: L’obiettivo finale era preservare e diffondere la lingua napoletana, permettendo alle future generazioni di abbracciare la ricchezza e la bellezza della tradizione linguistica di Napoli.

La filosofia del Calcetto

La filosofia del Calcetto

Descrizione

Un racconto della durata di 15 minuti adatto ad un pubblico non madrelingua di livello intermedio.

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Le preposizioni semplici da scoprire

Audio esercizio

Audio soluzione

LINK UTILI

Trascrizione

Ciao ragazzi, facciamo oggi un bell’esercizio dedicato alle preposizioni semplici ed ai mestieri, cioè le professioni, vale a dire ai lavoro. In questo esercizio racconterà una storia in cui vengono utilizzate le espressioni idiomatiche spiegate sul sito italianosemplicemente.com dal 2015 fino ad oggi.

Nella spiegazione scritta, però, mancheranno le preposizioni semplici.

Di conseguenza sta a voi scrivere le giuste preposizioni da utilizzare, dopodiché potrete guardare ed ascoltate la soluzione domani, quando pubblicherà la soluzione con tutte le preposizioni semplici da usare nelle varie parti del testo: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Vi parlerò dell’apprendimento della lingua italiana secondo Italiano Semplicemente. Ogni volta che si presenterà una preposizione semplice vedrete uno spazio vuoto sul testo e ascolterete un “bip” nel file audio.

Domani invece potrete leggere e ascoltare la soluzione.

L’apprendimento secondo Italiano Semplicemente.

Come sapete, il sito Italiano semplicemente.com è basato sulle sette regole d’oro che vado____seguito ad elencare:

1) Ascoltare ascoltare ascoltare. REPETITA IUVANT. Questa è la prima delle sette regole d’oro; la più importante. Ma come, non è la grammatica la prima regola? Ma quale grammatica d’Egitto! Italiano Semplicemente non insegna la grammatica fine____se stessa. Se amate la grammatica spiegata____modo noioso____Italiano Semplicemente non c’è trippa____gatti!

2) Usare i tempi morti____ascoltare. Questa è la seconda regola d’oro____cui far riferimento: quali sono i tempi morti? Mentre si fa colazione, al bagno (anche facendo la doccia), quando siete____viaggio, mentre si fa la spesa, lavando i piatti eccetera. Una cosa importante: se ci sono persone attorno____voi, magari parlate____voce bassa o nella vostra testa, ma se avete la faccia____bronzo non sarà un problema. ___ l’altro, non aver paura____essere giudicati e____fare brutte figure è sicuramente un punto____vostro vantaggio.

3) Studiare senza stress,____condizioni____relax. Il metodo Co.co.mi. (Costanti e continui miglioramenti).

Lo stress, uno dei nemici____sconfiggere. Se non volete perdere la voglia____imparare, dovete armarvi____pazienza e aspettare che le prime due regole d’oro diano i risultati. Vedrete che scoprirete una cosa fondamentale nell’apprendimento della lingua, e se finora avete ascoltato o studiato stressati, adesso che conoscete questa regola, vi rifarete____gli interessi.

4) Apprendere attraverso delle storie ed emozioni. Questa è la quarta regola____usare. Cosa vuol dire? Non imparate frasi o singole parole: ascoltate delle storie, ascoltate dei podcast, un discorso compiuto che metta____moto il vostro cervello. Il contesto vi aiuterà____capire ciò che non riuscite____capire attraverso una singola frase; se non conoscete una parola, le altre parole del discorso vi aiuteranno. Le emozioni non vi faranno distrarre e non vi stancherete____ascoltare. Ma questa è una regola importante anche____chi insegna. Il mio ruolo è importante: sarà mia la responsabilità nel non farvi annoiare.

5) Apprendere attraverso Italiano vero e non____libri____grammatica. Ascoltare ciò che PIACE. Trattasi della quinta regola d’oro____Italiano Semplicemente. Dedicate il vostro tempo____leggere e ascoltare ciò che attrae il vostro interesse. Anche questa regola vale anche____me, che devo realizzare episodi differenziati,____raggiungere i gusti____tutti.

6) Sesta regola d’oro: Domande e risposte sulle storie ascoltate: I principianti e anche chi ha un livello più alto, deve esercitarsi____subito e provare____rispondere (con la propria voce)____delle facili domande____quanto ascoltato,____questo modo l’apprendimento diventa attivo, non passivo: voi partecipate attivamente e così imparare ad usare parole diverse, parole alternative, verbi e tempi diversi. Ci sono diversi modi____rispondere alla stessa domanda.

7) Parlare: l’ultima regola ma non____importanza. Oggi abbiamo i social, abbiamo whatsapp, abbiamo le chat____cui possiamo parlare____persone____ogni parte del mondo.

Usate tutti questi strumenti____parlare,____ascoltare e____scrivere, ma soprattutto____parlare, perché una lingua non si chiamerebbe così se non si dovesse parlare.____questo modo, rispettando queste sette regole d’oro, va____sé che ci sarà un miglioramento del vostro livello____italiano e questo avverrà anche____modo veloce. Gli amanti della grammatica si mettano l’anima____pace.

Spero che questo episodio rispetti le sette regole d’oro e che voi possiate riuscire____terminare l’ascolto avendo la voglia____rifarlo altre volte. Provate____stampare il dialogo e____riempirlo____le preposizioni semplici. E ascoltate poi la soluzione nel secondo file audio che trovate____questo episodio.____chi è interessato, abbiamo realizzato altri episodi dedicati alle preposizioni semplici. Date un’occhiata se avete tempo.____poco questo episodio sarà terminato. Solo il tempo____un saluto e un’ultima raccomandazione: trovate un amico____cui condividere i vostri episodi: farlo____due sarà più piacevole e produttivo!

Un saluto____Giovanni

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8 marzo, festa delle donne. Un esercizio di ripetizione e consapevolezza (per soli uomini!)

Audio

Audio

Trascrizione

Buongiorno amici di ItalianoSemplicemente.com e benvenuti in questo speciale episodio dedicato alle donne.

mimosa_festa_della_donna

Oggi è l’8 marzo, il giorno dedicato alle donne. Molte donne amano festeggiarlo, altre no, in ogni caso volevo dedicare un episodio a questo giorno, primo perché lo scorso anno sono stato rimproverato per non averlo fatto, secondo perché in tutto il mondo, ed anche in Italia, ogni giorno ci sono episodi di violenza contro le donne. Il sesso femminile è vittima di quello maschile più di quanto si voglia ammettere e questa forma di aggressione e violenza è molto più diffusa di altre, ad esempio nei confronti degli stranieri o dei bambini o degli anziani o di persone di altre religioni: la violenza contro le donne è ancora una vera piaga da combattere.

Ed allora voglio rivolgermi a me stesso ed a tutti gli uomini che stanno leggendo e ascoltando questo episodio, facendo un episodio di pura ripetizione. Un esercizio di ripetizione che potrebbe servire a fare un esame di coscienza, a riflettere, oltre che ad esercitare la lingua.

Questo esperimento di oggi lo facciamo cercando di usare alcune espressioni italiane che sono state spiegate sulle pagine di Italiano Semplicemente, quindi oltre che un esercizio di riflessione e consapevolezza può anche essere un esercizio di ripasso.

Siete pronti maschi?

Bene, ripetete dopo di me. Nella trascrizione dell’episodio troverete il collegamento anche alle singole spiegazioni delle espressioni idiomatiche che useremo in queste frasi che vi invito a ripetere.

Checché se ne dica, senza le donne non varrebbe la pena di vivere;

Mio malgrado, non posso riuscire, da solo, a fermare la violenza contro le donne

– Molti uomini fanno vedere i sorci verdi alle proprie mogli

– Ne abbiamo abbastanza degli uomini violenti

 …

Mi incazzo quando una donna soffre per colpa di un uomo

– Scusami, se a volte la mia attenzione verso di te lascia a desiderare

– Se un mio amico picchiasse la sua donna non gli reggerei mai il gioco

 – Non è mica con la violenza che dimostro la mia forza!

– La prossima volta che litigheremo, coglierò l’occasione al volo e ti farò un regalo

Da quando in qua ti faccio un regalo? Da oggi!

– Poiché mi sento un uomo, anziché offenderti, ti difenderò contro chiunque

– Anche se sembra tutto perduto, proverò a riconquistarti: o la va o la spacca!

– Voglio mettere per iscritto che la mia forza dipende dal tuo amore verso di me

– Anche nei momenti più difficili, per quieto vivere, prometto che manterrò la calma

Cascasse il mondo, non alzerò mai le mani

ce ne vuole di pazienza per sopportarmi, vero?

– Per fare pace, andiamo a cena fuori. Ci stai?

Adesso vediamo una celebre frase di Bukowski, tanto per non dimenticare anche le parolacce.

– Il mondo sarebbe un posto di merda senza le donne. La donna è poesia. La donna è amore. La donna è vita. Ringraziale, coglione!

E concludiamo con una frase di Gandhi, che ci ricorda il significato di abnegazione:

Per coraggio di abnegazione la donna è sempre superiore all’uomo, così come credo che l’uomo lo sia rispetto alla donna per coraggio nelle azioni brutali

Una frase un po’ difficile e lunga, quest’ultima, quindi vi invito a ripeterla ancora una volta, anche se vi si arrotolerà un po’ la lingua:

 

Un saluto a tutti, a tutti i membri dell’Associazione Italiano Semplicemente ma solamente alle donne! Spero che voi maschietti non vi offendiate! Scherzo ovviamente.

Qualcosa mi fa pensare che siano più le donne che gli uomini ad aver ascoltato questo episodio.

Ad ogni modo spero abbiate gradito un episodio di ripetizione come questo.

Alla prossima.

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