La scuola primaria in Italia – presentazione

Audio

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Presentazione

Questa lezione appartiene al corso di Italiano Professionale, disponibile a tutti i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Quella che ascoltate in questa pagina è solamente un estratto di 4 minuti. L’intera lezione dura 34 minuti ed è disponibile anche il file PDF della trascrizione completa.

italiano semplicemente logo 2 alta definizione2

Le specialità italiane: Le ciambelle di carnevale

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

giuseppina_redazione

Giovanni: buongiorno, vi presento una nuova puntata della rubrica: Le specialità italiane, curata da mia madre Giuseppina. State ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com ed io sono Giovanni.

Mia madre Giuseppina vi parla oggi delle ciambelle di Carnevale. Il carnevale è una festa che si celebra nei Paesi di tradizione cattolica, e non ha una data fissa. Si tratta di un periodo di tempo compreso tra la festa dell’Epifania (la Befana, cioè il 6 gennaio) e l’inizio della Quaresima. Una festa religiosa quindi, cattolica. Il Carnevale è famoso perché bambini e adulti posso mascherarsi, cioè indossare delle maschere – le maschere di carnevale appunto. Famosissimo il carnevale di Venezia e di Viareggio in merito, o anche il Carnevale di Putignano, un comune della regione Puglia.

Ma il carnevale è famoso anche per i dolci di carnevale. Giuseppina ci racconta qualcosa sulle ciambelline di Carnevale.

Giuseppina: Quando ero bambina, la guerra era finita da poco e nelle nostre famiglie c’era poco, però ci piaceva festeggiare insieme il carnevale che inizia a metà gennaio.

Allora mia madre, con i pochi ingredienti che avevamo in casa, faceva queste ciambelle che vi assicuro sono buonissime e facili da fare. Io le ho fatte oggi. Iniziamo, facciamo bollire 2 patate medie.

Quando sono ben cotte, le sbucciamo e schiacciamo bene bene.

Sbattiamo 2 uova con 200 grammi di zucchero, aggiungiamo la buccia grattugiata di un’arancia e metà del suo succo, mezzo bicchiere di olio, un pochino di cannella e un quadretto di lievito di birra fresco (sono 25 grammi), sciolto in mezzo bicchiere di latte tiepido. Impastiamo queste uova insieme alle patate, con circa 300 grammi di farina.

Facciamo un impasto morbido con cui formiamo un cordone largo come un dito, lo dividiamo in pezzetti di circa 10 cm.A me sono venute 18 ciambelline, con cui formiamo delle ciambelle.

Le lasciamo riposare una mezz’ora poi le friggiamo in olio bollente.Dopo cotte, ci versiamo sopra un pochino di zucchero.

Eccole qua, le volete provare?

Facciamo un impasto morbido con cui formiamo un cordone largo come un dito, lo dividiamo in pezzetti di circa 10 cm.

A me sono venute 18 ciambelline, con cui formiamo delle ciambelle.

Le lasciamo riposare una mezz’ora poi le friggiamo in olio bollente.Dopo cotte, ci versiamo sopra un pochino di zucchero.

Eccole qua, le volete provare?

Giovanni: grazie mamma, allora patate, farina, uova, zucchero, arance, latte, olio (mi raccomando extravergine d’oliva), cannella (è una spezia) e lievito di birra. Sono questi gli ingredienti.

Approfitto dell’occasione per fare una comunicazione: su Amazon potete trovare il primo audiolibro di Italiano Semplicemente.

Un e-book quindi, con trascrizione integrale degli episodi più istruttivi e divertenti di Italiano Semplicemente. Un libro molto economico da leggere con il vostro dispositivo kindle e ascoltare quando volete, anche mentre vi mangiate le vostre ciambelle di Carnevale appena fatte.

Se non avete un kindle oppure nel vostro paese non avete la possibilità di acquistare su Amazon, nessun problema, posso spedirvi io il file PDF del libro e i file MP3. Fatene richiesta nella pagina sul sito di Italiano Semplicemente.

E’ un modo divertente per imparare l’italiano; spero vi piaccia, perché ne va della reputazione di Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti. E ci vediamo per la prossima specialità.

Buone ciambelle a tutti.

leciambelledicarnevale

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Le preposizioni semplici italiane

Audio

Scarica i file audio

Trascrizione

Benvenuti a tutti in questo nuovo episodio di ItalianoSemplicemente.com, io sono Giovanni.

Per chi non conosce Italiano Semplicemente, in questo sito ci occupiamo di lingua italiana e ci impegniamo affinché gli stranieri imparino o migliorino il proprio livello di italiano e allo stesso tempo non si annoino a studiare con i metodi classici.

Bene, allora speriamo di riuscirci anche oggi, perché oggi parliamo di preposizioni semplici.

Un argomento in cui è difficile non annoiarsi, perché stiamo parlando di grammatica. Vediamo se riuscirò nel mio obiettivo dunque.

Allora parliamo di preposizioni semplici, cioè di come usare le parole di, a, da, in, con, su, per, tra, fra. Sono nove in tutto. Servono semplicemente a mettere in relazione due parti di una frase o due frasi diverse.

Gli stranieri, anche i più esperti, sbagliano spesso le preposizioni semplici. Oggi facciamo quindi tanti esempi di utilizzo e lo facciamo parlando dei paesi da cui ultimamente sono arrivate le donazioni ad Italiano Semplicemente. Un omaggio quindi ai donatori, che hanno aiutato Italiano Semplicemente.

Bene, cominciamo nel fare alcuni esempi di utilizzo. Faremo più episodi per non annoiarvi, altrimenti un solo episodio verrebbe troppo lungo e vi annoiereste. Allora iniziamo:

La città di l’Hospitalet de Llobregat è un comune spagnolo di 261.130 abitanti situato nella comunità autonoma della Catalogna, in Spagna. A pochi km da Barcellona quindi.

Quindi “La città di l’Hospitalet de Llobregat è un comune spagnolo di 261.130 abitanti”. La Preposizione “di” l’ho utilizzata due volte. Prima per specificare quale città, per dire il nome della città. sto precisando di quale città sto parlando.

La città di l’Hospitalet de Llobregat

Analogamente posso dire:

La città di Nova Friburgo si trova in Brasile. Quale città? Quella di Nova Friburgo. Oppure semplicemente: Nova Friburgo.

Quale città è un comune spagnolo di 261.130 abitanti? La città di l’Hospitalet de Llobregat, in Spagna.

Poi la seconda volta che ho usato “di”, ho detto:

“è un comune spagnolo di 261.130 abitanti”. In questo caso specifico il numero degli abitanti, ma ogni volta che specifico qualcosa uso “di”: il peso, la misura ad esempio.

Una animale di 10 kg, una memoria di 100 megabyte.

In questo caso indichiamo il numero di abitanti.

Poi diciamo che la città si trova a pochi da Barcellona.

Quando si parla di luoghi, di località, spesso troviamo “da“.

Ad esempio quando vogliamo indicare una distanza, come in questo caso.

Quindi la città si trova a pochi km da Barcellona. Significa che la distanza tra Barcellona e questa città è di pochi chilometri. Si sta prendendo Barcellona come un punto di riferimento.

Analogamente posso dire:

Itápolis è un comune del Brasile nello Stato di San Paolo ma è molto distante da San Paolo. Per andare da Itápolis a San Paolo ci vogliono almeno 4 ore di automobile.

Quindi_

da Itápolis a san Paolo ci vogliono almeno 4 ore guidando.

“Da” ed “a” si usano spesso nelle stessa frase quando si parla di distanze: Da un luogo ad un altro. Cioè da un luogo di partenza a un luogo di arrivo. Ad esempio

Da Silkeborg (in Danimarca) a Hagen (in Germania), ci sono 682 km di guida.

In questo caso abbiamo usato anche “in” (in Danimarca, in Germania) e ancora “di” (682 km di guida).

Notate che é veramente difficile costruire una frase qualsiasi senza utilizzare nessuna preposizione semplice (o articolata).
In Danimarca, in Germania: posso fare lo stesso con qualsiasi altra nazione. Attenzione però, non tutte le nazioni a dire il vero.

Quali sono le eccezioni?

Ad esempio Cuba:

per andare a Cuba, prendo l’aereo

“A” cuba quindi.

Perché? Generalmente “a” si usa con le città (vado a Roma, a Venezia, a Bolzano) e in con le nazioni (vado in Brasile, in Germania ecc), oltre che con i continenti (vado in Asia, in Africa ecc) ed anche con le Regioni (vado In Calabria, mi trovo in Lombardia ecc. Invece Cuba è uno stato insulare, fatto di isole, come anche Trinidad e Aruba.

Dunque in realtà non c’è una regola. Il motivo non esiste in realtà. Non chiedetevi il perché! Meglio no? Così non dovrete studiare la regola! C’è una consuetudine, che si è rafforzata col tempo e per gli italiani si dice così: vado a Cuba!

Quando si tratta di una sola isola invece generalmente con le isole piccole si usa “a”: vado a Ponza, vivo a Ventotene, mentre con le isole grandi si usa “in”, come se fosse una nazione, un continente o una regione. Quindi:

Ora mi trovo in Sicilia

Mi piacerebbe andare in Sardegna.
In Madagascar non ci sono mai stato.

Con le città dicevo, per indicarle invece si usa generalmente “a”: vado a Roma, mi trovo a Silkeborg. Posso usare “in” solamente quando voglio intendere dentro, all’interno della città, senza dire il nome ma dicendo “città”.

Vado in città.

Simile a quando vado in ufficio.

Quindi la città, se la nominiamo col nome, indica un punto d’arrivo, mentre una nazione o un continente sono più grandi, quindi usiamo “in” perché andiamo “dentro” lo spazio di appartenenza. Lo stesso per le grandi isole: in Sardegna, in Sicilia eccetera.

Le città invece è come se avessero una sola dimensione, come se fosse un punto adimensionale: vado a Bolzano, mi trovo ad Umeå (in Svezia) eccetera.

Non è però la dimensione quella che conta, non c’è come abbiamo visto una regola fissa.

Infatti “in” si usa anche con spazi più piccoli: ad esempio se sono in una casa a Roma, evidentemente la mia casa è più piccola della città di Roma.

Se mi trovo in una casa a Roma e devo andare da una camera a un’altra e devo indicare il punto di arrivo, uso “in” e non “a”:

Voglio andare in camera da letto

Vado in giardino

Mi trovo in cucina

Lo stesso vale per dei luoghi precisi, più piccoli della città:

Vado in un albergo a Nova Friburgo, vicono alla Cattedrale di San Giovanni Battista;

Mi trovo in un appartamento di Itápolis, la città brasiliana gemellata con Pomezia (che si trova vicino Roma.

Quindi in un appartamento. Come anche:

Vado a pregare in una chiesa ad Umeå, in Svezia.

I luoghi possono essere molti quindi. Quando si indica un luogo uso in e a, a meno che si voglia indicare una appartenenza, allora è più adatto “di”:

Università di Umeå ad esempio, che nel 2012, è stata classificata 23ª tra i migliori istituti d’istruzione del mondo.

Quindi Università “di” Umeå, cioè che appartiene ad Umeå.

Oppure:

Nello Stato di Rio de Janeiro, la città di Nova Friburgo è quella più fredda di tutte temperatura media annuale: circa 19 °C)

Riguardo alla differenza tra “a” e “in”, quando parliamo di luoghi, prima abbiamo detto che si usa una o l’altra a seconda che si tratti di una città, una regione, uno stato, un continente eccetera.

A volte si possono usare entrambe le preposizioni (“a” e “in”) e non cambia nulla, ma a volte cambia il livello di precisione che voglio dare: in ha più un senso fisico:

“sono in bagno” e “sono al bagno” ad esempio hanno lo stesso significato,

mentre “sono alla stazione” e “sono in stazione” possono avere significati un po’ diversi:

“A” ha un’idea di prossimità, quindi sono “alla stazione” significa che sono nei pressi della stazione, da quelle parti, magari anche fuori della stazione, mentre invece “sono in stazione” può indicare all’interno della stazione, non certamente fuori dunque.

Secondo episodio

In questo secondo episodio dedicato alle preposizioni semplici passiamo alle preposizioni “con, su, per, tra, fra“. Ancora un episodio dedicato ai paesi ed alle località da cui provengono le donazioni ad Italiano Semplicemente.

Vediamo qualche esempio usando “con e su“:

Nel mese di settembre 2019 ci vedremo in Italia con i membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Quindi “con” esprime compagnia, unione. Ma non solo questo.

Posso anche parlare di uno strumento, un mezzo che viene utilizzato.

Ad esempio:

Se dovessi un giorno andare ad Hagen, in Germania, per vedere l’Hagen Open-air Museum, credo che andrei con l’aereo. Poi con un taxi arriverei al museo.

Quindi con un taxi, con l’aereo. La stessa cosa vale per qualsiasi tipo di strumento o mezzo.

Poi con si usa anche per esprimere un modo di fare una cosa, una maniera.

Quindi ad esempio, se dovessi recarmi in catalogna lo farei con entusiasmo.

Invece nello Stato di rio de Janeiro ci andrei con prudenza, visto che è più pericoloso.

Possiamo esprimere anche una qualità, una caratteristica:

Itápolis è una città brasiliana con molte attrazioni da scoprire, con la sua atmosfera particolare e con un passato affascinante da scoprire.

Posso inoltre dire: mi piacerebbe visitare anche Umea, in Svezia, che è stata la capitale europea della Cultura del 2014, ma con la crisi attuale credo che dovrò rimandare. Quindi “con la crisi attuale”, cioè a causa di questa crisi economica.

Vediamo un altro utilizzo, l’ultimo, della preposizione “con”. Sapete che a Silkeborg in Svezia spesso piove, ma nonostante tutto molte persone vanno a lavorare in bicicletta. Allora come si fa con la pioggia a Silkeborg per andare al lavoro? Si va lo stesso, questa è la risposta!

Allora ho usato “con” per limitare, per delimitare il discorso ad un argomento: con la pioggia. Analogamente potrei dire:

Come va con la salute? Non intendo dire “insieme” alla salute, e non intendo dire che la salute è uno strumento per fare qualcosa, e non è neanche un modo, una modalità, così come non è una caratteristica di Silkeborg. Infine non è una causa. In quest’ultimo caso sto delimitando il discorso ad un solo argomento: la pioggia.

Vediamo adesso “su“.

Diciamo innanzitutto che spesso troviamo sul, sullo, sulla, sui, sugli, sulle perché, come tutte le preposizioni si può unire all’articolo e forma una preposizione articolata.

Però capita spesso anche si usare “su”, mi raccomando senza accento.

Quando lo usiamo?

Ad esempio su è il contrario di giù.

Su quindi è quasi come “sopra”, ma non esattamente uguale.

Ad esempio: sei mai stato su in Svezia? (su quindi indica una localizzazione, si usa spesso quando si va in un luogo che sta più a nord).

Sì, sono stato in Svezia. Non ricordo esattamente quando ma avevo sui 30 anni quando ho visitato la città di Umeå. Quindi avevo sui 30 anni. In questo caso indica una approssimazione, come “avevo circa 30 anni”, “più o meno 30 anni”.

Allora in quell’occasione, quando sono andato In Svezia, abbiamo visitato anche la Danimarca, cosa che probabilmente fa un turista su due. In questo caso: “un turista su due” equivale a “per ogni due”: Si usa spesso anche così: Quanti riescono a visitare, nello stesso anno, sia Nova Friburgo in Brasile, che Hagen in Germania, sia La città di l’Hospitalet de Llobregat in Spagna?

Credo solo uno su mille, più o meno. Diciamo uno su mille, suppergiù.

Ecco, “uno su mille”, “un su due” è come dire “ogni 1000 persone, soltanto una persona riesce a farlo. “ogni due persone, solo una persona” riesce a farlo.

La parola “ogni” naturalmente non nel senso di tutti o tutte (tipo mi piace ogni tipo di pasta) ma nel senso di “gruppo” di due persone: uno ogni mille=uno su mille.

Poi prima ho usato la parola suppergiù, tutta unita. Suppergiù, che contiene “su” (ed anche giù) ed è un avverbio che indica un numero non preciso o in quantità approssimativa. Più o meno si usa maggiormente, circa è ancora più usato. Suppergiù è il più informale di tutti. Si usa nello stesso modo comunque.

Quante persone entrano ogni anno nel Duomo di Bolzano? Si tratta della chiesa più importante della città di Bolzano. Quante persone la visitano ogni anno? Non so, migliaia di visitatori, suppergiù 100 mila diciamo. Quindi più o meno, circa 100 mila visitatori ogni anno. Il senso dell’approssimazione quindi è presente anche nell’avverbio suppergiù, quindi è come dire “sui 100 mila visitatori ogni anno”, oppure “intorno ai 100 mila visitatori”.

Bene, quella stessa sera, durante il viaggio in Svezia e Danimarca, siamo stati a cena a Silkeborg, abbiamo cenato in albergo che fa anche degli ottimi dolci su ordinazione.

I dolci su ordinazione: un modo un po’ strano per dire che i dolci vanno ordinati. Si tratta di una locuzione in questo caso. Non puoi andare lì nel ristorante e prendere i dolci senza averli prima ordinati. I dolci sono su ordinazione. Quindi si indica una modalità, un modo di ordinare. E’ un po’ come dire: bisogna insegnare l’italiano sull’esempio di Giovanni ad esempio.

Questo è ancora un modo diverso di usare su. Come abbiamo visto quindi su diventa facilmente sui, sugli eccetera. Dipende dalla cosa a cui ci riferiamo. Ad esempio questo dolce costa sui 15 euro. Eccetera. Ci sono poi utilizzi di “su” che sembrano un po’ strani e qualcuno di questi ha qualche legame con il senso di “sopra”

  • posso contare su di te?
  • Italiano Semplicemente è sulla bocca di tutti

Poi altre locuzioni perdono del tutto il senso di “sopra”:

  • fare o dire sul serio: tornerò in Brasile: dico sul serio, cioè dico veramente.
  • stare sulle sue: oggi non mi va di parlare con nessuno, voglio stare un po’ sulle mie.
  • su due piedi: allora mi lasci così su due piedi? Così all’improvviso?

Nelle locuzioni, nelle frasi fatte, nelle frasi idiomatiche non ci si deve chiedere il perché a volte si usa o non si usa una preposizione semplice o articolata o qualche altro termine. Queste espressioni particolari si riconoscono anche per questa loro caratteristica. Adesso vi lascio al terzo episodio dedicato alla preposizione per.

Terzo episodio

Eccoci di nuovo qui, sono sempre Giovanni di Italianosemplicemente.com. Parliamo della preposizione “per“. Questo è il terzo episodio dedicato alle preposizioni semplici, che sono 9 in tutto: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Adesso tocca a “per”. Come al solito cercherò di fare molti esempi parlando dei paesi da cui provengono le donazioni ad Italiano Semplicemente.

Vi racconterò una storia, immaginata da me in cui utilizzerò tutti i modi possibili di usare la preposizione per. Vedremo che “per” si può usare sia in una stessa frase sia per collegare due elementi della stessa frase, sia al fine di collegare due frasi diverse.

Ecco la storia:

Allora:

Viaggio in Spagna: Quando sono partito per la Spagna, sull’aereo sono entrato per primo, ma i posti erano tutti prenotati dunque mi sono seduto per terra. Che sfortuna!

Sarei volentieri passato per Madrid ma non ho avuto il tempo, così ci andrò per tempo in un’altra occasione.

Sull’aereo c’era un signore di Itápolis che si lamentava per la fame che aveva, ed era appena entrato in aereo, quando ad un certo punto la hostess gentilmente le ha detto: prego sono qui per servirla. Arriverà qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Oggi purtroppo non possiamo aiutarla.

Giovedì prossimo? Al massimo aspetto per 5 minuti, non di più. Certo che lei non è proprio il numero uno per pazienza, replicò la hostess. Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano , mentre tutti gli altri passeggeri se ne stavano ancora in piedi in fila per per due pronti ad entrare anche loro.

Tra loro, un danese di Silkeborg perse la pazienza: ma cosa pretende per soli trenta euro? Che lo facciano anche mangiare? Per la miseria!

Se vuole, aggiunse, le posso dare il panino che mia moglie aveva preparato per me. Glielo vendo per soli 10 euro.

Ad un certo punto il pilota, un esperto pilota tedesco che abitava ad Hagen, disse al microfono: attenzione prego, l’aereo è in partenza per non fare ritardo.

Allora vediamo bene un pezzo alla volta:

Viaggio in Spagna: Quando sono partito per la Spagna, sull’aereo sono entrato per primo, ma i posti erano tutti prenotati dunque mi sono seduto per terra. Che sfortuna!

Sono partito per la Spagna. Indica la direzione, come anche:

  • vado per la mia strada
  • parto per l’Italia

Sono entrato per primo: Per primo, per secondo, per terzo, per ultimo. Per quindi si può usare quando parliamo di ordine:

  • per prima cosa, fai silenzio!

Mi sono seduto per terra. Con la terra, cioè il suolo, per si usa per dire dove si trova una cosa o una persona:

  • seduto per terra
  • appoggiato per terra

Sarei volentieri passato per Madrid ma non ho avuto il tempo, così ci andrò per tempo in un’altra occasione.

Sarei volentieri passato per Madrid: qui per indica un passaggio. Non si usa solo per le destinazioni dunque (partire per Roma) ma anche per indicare una tappa intermedia: partire per Roma (destinazione) passando per Napoli (tappa intermedia).

Ci andrò per tempo: A Madrid ci andrò per tempo, cioè ci andrò più in là, in un’altra occasione, nel futuro, senza specificare esattamente quando. Notate che a volte “per tempo” si usa come “in tempo“, cioè prima che accada qualcosa. Quindi posso dire:

  • Andremo “per tempo” a raccogliere le fragole (prima che sia troppo tardi quindi)

oppure:

  • Oggi impariamo l’italiano, poi “per tempo” studierò anche l’inglese.

Sull’aereo c’era un signore di Itápolis che si lamentava per la fame che aveva, ed era appena entrato in aereo, quando ad un certo punto la hostess gentilmente le ha detto: prego sono qui per servirla. Arriverà qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Oggi purtroppo non possiamo aiutarla.

Si lamentava per la fame: indico la causa, il motivo. Posso indicare anche un obiettivo come vedremo:

  • sono qui per servirla (obiettivo)

Altri esempi:

  • morire per la sete (causa)
  • scrivere per piacere (obiettivo)
  • complimentarsi per aver fatto qualcosa (causa)
  • pettinarsi per essere più carino (obiettivo)
  • Sono contento per il tuo successo (causa)
  • partecipo alla gara solo per vincere (obiettivo)

Qualcosa da mangiare per giovedì prossimo. Qui indichiamo un tempo preciso, determinato; può essere una scadenza oppure un giorno preciso.

  • quel documento che riguarda il turismo a Nova Friburgo mi serve per giovedì (scadenza. é come dire: “entro giovedì”);
  • Facciamo un giro in bici a Silkeborg: ho fatto una prenotazione per domani (esattamente domani);
  • ho un appuntamento per l’ora di pranzo al museo di Alexandre Gusmao ad Itápolis (durante l’orario del pranzo, non entro, ma esattamente in quel tempo)

Giovedì prossimo? Al massimo aspetto per 5 minuti, non di più. Certo che lei non è proprio il numero uno per pazienza, replicò la hostess. Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano, mentre tutti gli altri passeggeri se ne stavano ancora in piedi in fila per per due pronti ad entrare anche loro.

Al massimo aspetto per 5 minuti. Qui si indica quanto tempo si aspetta, quindi dopo quel tempo andrò via:

  • ti aspetto per mezz’ora davanti al museo di Hagen e poi vado via;
  • sono rimasto alla stazione di Newcastle per un’ora;

Il numero uno per pazienza. Si indica la cosa a cui ci si riferisce:

  • Per bellezza il campo sportivo Nou Camp, vicino Barcellona non lo batte nessuno;
  • Per intonazione è il numero uno;
  • Per bellezza, il museo dell’immagine ad Umeå in Svezia è uno dei primi.

“Non sopporto di essere preso per i fondelli, rispose il brasiliano”: essere preso per i fondelli è un’espressione idiomatica, che significa “prendere in giro”, ma “prendere qualcosa per“, in senso materiale significa afferrare per, cioè prendere con la mano una parte di qualcosa: si indica la cosa che si prende:

  • ti prendo per la giacca; uso la giacca afferrandola con l’obiettivo di fermarti o tirarti verso di me;
  • ti tiro per la camicia: la camicia è la parte che utilizzo per tirarti con la mano

In senso figurato invece “Prendere per” significa anche scambiare per, cioè confondere una persona per un’altra:

  • Ciao Giovanni. Ah, scusa Marco, ti avevo preso per Giovanni. Ti avevo scambiato per Giovanni. In questo caso posso usare anche “con”: ti avevo confuso con Giovanni.

In fila per due: si usa “per” in questi casi; “per due” indica il gruppo composto da due persone. Due persone, poi altre due, dietro altre due. In breve: in fila per due.

Tra loro, un danese di Silkeborg perse la pazienza: ma cosa pretende per soli trenta euro? Che la facciano anche mangiare? Per la miseria!

Per soli trenta euro: in questo caso c’è un prezzo pagato; c’è uno scambio. Ogni volta che c’è un pagamento o uno scambio posso usare “per”:

  • per circa 50 euro possiamo visitare la città di Mosca e visitare 40 diverse località turistiche.
  • per 8 euro potete invece visitare il Victoria Tunnel, a NewCastle, un tunnel sotterraneo che corre sotto Newcastle in Inghilterra, che fu costruito nel 1800 per trasportare il carbone.

Per la miseria!

In questo caso si tratta di una imprecazione! si usa spesso nella lingua italiana la preposizione per in questi casi.

Possiamo anche dire “Per Dio!” che in realtà si scrive attaccato: perdìo!

Non è molto educato, ed in fatti anche questa è un’imprecazione. E’ un’esclamazione imprecativa che serve ad esprime disappunto, risentimento, insofferenza o anche una sorpresa, a volte si usa per rafforzare qualcosa che viene detto, per dare più forza ad un discorso. Anche una minaccia: la vuoi smettere perdio!; ti avevo detto di non disturbarmi, perdio! (sempre attaccato); gliela farò pagare a Giovanni, perdio!

Attenzione perché non è molto carino usare questa imprecazione.

Quindi “per” serve a chiamare in causa qualcosa, come se stessimo facendo una scommessa, come se fosse in gioco qualcosa: per la miseria! Esistono anche espressioni senza un particolare riferimento, come Perdinci!, Perdindirindina! Perbacco! che sono tra l’altro più usate come imprecazioni perché diciamo che sono più leggere.

Se vuole, aggiunse, le posso dare il panino che mia moglie aveva preparato per me. Glielo vendo per soli 10 euro. Ad un certo punto il pilota, un esperto pilota tedesco che abitava ad Hagen, disse al microfono: attenzione prego, l’aereo è in partenza per non fare ritardo.

Aveva preparato per me: per qui indica un beneficiario, quindi la persona che subisce un vantaggio (o anche uno svantaggio)

  • L’ho fatto solo per te, ho acquistato due biglietti per Mosca.

Glielo vendo per soli 10 euro: ancora un prezzo, come prima.

L’aereo è in partenza per non fare ritardo: si indica nuovamente il fine, lo scopo, l’obiettivo.

  • Vado a Mosca per fare una passeggiata nel parco di Dyussel’dorfskiy
  • Vado avanti per non farvi annoiarvi;

Volevo dirvi che “per” si usa spesso nelle espressioni idiomatiche e in molte locuzioni o in alcuni avverbi che contengono “per” e spesso frasi equivalenti esistono usando altre preposizioni. Frasi ad esempio come:

  • per quanto ne so io; cioè “che io sappia”, “secondo le mie conoscenze”, a quanto ne so io;
  • peraltro, che si scrive attaccato, cioè del resto, d’altronde;
  • per esempio, che si dice anche “ad esempio”; a titolo di esempio (più formale)
  • Lì per lì, che significa in un primo momento;
  • per causa di, per colpa di
  • Poco per volta, cioè gradatamente, gradualmente, piano piano, lentamente;
  • senza riguardi per nessuno;
  • Per intuito, cioè a naso;
  • un po’ per tutti;
  • A tu per tu. cioè a faccia a faccia, a quattr’occhi;
  • per forza o per amore, cioè con le buone o con le cattive
  • Per caso, cioè accidentalmente, senza volerlo, senza l’intervento della volontà;
  • Per dispetto, cioè con l’intenzione di procurare un dispiacere, per farti un dispetto, per farti arrabbiare;
  • Per filo e per segno. cioè raccontare tutti i particolari di qualcosa, che è successo;
  • Per giunta. cioè inoltre, per di più, tra l’altro, oltre a ciò;
  • Per il rotto della cuffia, cioè “a malapena”, “a stento”, “pelo pelo” (più informale);
  • Per miracolo, cioè “a stento”, “a malapena”; “per caso”.
  • Per monti e per valli, cioè dappertutto, ovunque.

Bene, adesso tocca alle preposizioni tra e fra. Ho cercato di fare molti esempi per farvi capire bene, nella speranza di non avervi annoiato. Nel’ultimo episodio vedremo tra e fra.

Quarto episodio

Eccoci all’ultimo episodio dedicato alle preposizioni semplici pubblicato su Italianosemplicemente.com. Siamo arrivati alle ultime due preposizioni semplici: tra e fra.
Tra e fra possiamo considerarle identiche e intercambiabili, questo significa che possiamo usare tra e fra sostituendoli se vogliamo in tutte le frasi.

A volte la scelta dipende dal suono, che non deve essere fastidioso. Ad esempio se dico:

Tra fratelli non si deve litigare.

Fra fratelli suona un po’ male non credete? Inoltre vi si attorciglia anche la lingua. Meglio “tra” in questo caso.

Si usano in molti casi diversi comunque.

Ad esempio:

Mi piacerebbe abitare in una casa fra le montagne di Bolzano.

Si indica un luogo indicativo, che non si trova esattamente tra una montagna e l’altra.

Tra e fra può indicare una posizione centrale tra due cose, in mezzo. Ma spesso non è così in realtà. Se ad esempio dico che sto camminando tra i fiori, allora vuol dire che attorno a me ci sono dei fiori, che io sono circondato da fiori.

Analogamente se dico che:

Il direttore è sceso tra noi, umili dipendenti

E’ la stessa cosa: non si trova tra una persona ed un’altra, in mezzo, ma tra noi, in mezzo a noi, nel senso di insieme a noi.

Se invece passo con la macchina tra Hagen e Berlino indico esattamente una posizione tra le due città, una zona intermedia tra le due città. Anche col tempo si può usare:

Tra il 15 e il 19 aprile partirò per il Brasile.

Intorno a quelle date quindi. Torna il concetto dell’approssimazione, come con “su” ma qui parliamo di un intervallo di tempo.

Se invece saluto il mio amico di Itapolis e gli dico:

Ci vediamo fra una settimana a casa tua, quando verrò in Brasile in vacanza.

Fra/tra una settimana indica un tempo, una distanza temporale. Si può usare anche con lo spazio:

Tra venti km saremo arrivati a Nova Friburgo.

Quindi dovremo aspettare ancora 20 km prima di arrivarci.

Vediamo poi che le cause si possono indicare anche con tra e fra.

Tra una cosa e l’altra, non sono mai a casa

Questa è anche una espressione ma indica una causa. Perché non sono mai a casa? perché sono impegnato in altre cose; tante cose: tra una cosa e l’altra non ci sono mai a casa.

Vediamo altri due utilizzi di tra e fra:

Tra tutte le città che ho visitato finora, la più fredda è Mosca.

Qui uso tra o fra per scegliere in un gruppo:

Scegli tra Silkeborg e Newcastle: dove vogliamo andare?

Infine se dico:

Oggi c’è stata una discussione fra colleghi

Uso fra per indicare un gruppo, una compagnia, un’unione. Posso quindi dire:

  • Una lite tra maschi
  • Un litigio tra fratelli
  • Una birra tra amici
  • Una riunione tra colleghi

Ci vediamo al prossimo episodio. Grazie ancora a tutti i donatori.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Sparare a zero

Audio

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Sparare a zero è l’espressione di oggi. Ciao a tutti da Giovanni.

L’episodio di Italianosemplicemente.com di oggi comunque non è un episodio in cui parleremo di guerra o di conflitti a fuoco di alcun tipo. Parliamo invece di linguaggio di tutti i giorni.

“Sparare a zero”: una strana espressione che deriva comunque dal linguaggio bellico, cioè il linguaggio della guerra.

sparare_a_zero_immagine

Sparare infatti significa, far partire uno o più colpi d’arma da fuoco, un fucile, una pistola, un cannone. Si dice: sparare un colpo, oppure anche “esplodere un colpo” quindi un colpo di fucile, di cannone eccetera.

Sparare si usa anche nel linguaggio quotidiano. Si usa quando si dice qualcosa senza pensarci troppo. Somiglia anche a provare, tentare, provare ad indovinare, oppure anche semplicemente dire qualcosa che potrebbe far male a qualcuno.

Chi vincerà lo scudetto quest’anno secondo te? Spara il nome della squadra!

Sai che mi è venuta un’idea? E quale? Dai spara!

Indovina quante volte sono andato a Parigi? Spara un numero!

Quindi in quest’ultimo caso significa dire cose di cui non si è sicuri tirando a indovinare.

Sparare ha in realtà molti significati nella lingua italiana, ma nel caso di “sparare a zero“, che è l’espressione di oggi, ha un senso legato alle parole. In particolare quando si spara a zero, si spara a zero “su” qualcuno.

Se io sparo a zero su una persona vuol dire che sto palando di questa persona. Ma in che modo?

Sto dicendo cose positive? Niente affatto!

Infatti sparare a zero su qualcuno significa dire o scrivere tutto il male possibile su qualcuno o anche qualcosa.

Nel linguaggio quotidiano sparare a zero su oppure contro qualcuno significa attaccarlo, criticarlo, insultarlo con grande veemenza, senza controllarsi, senza frenarsi. Si capisce bene che questa espressione deriva dal linguaggio militare.

Si usa spessissimo nel linguaggio giornalistico ma anche tra amici e al lavoro, sempre tra colleghi comunque, e non con persone che non si conoscono. Non è un modo formale di parlare, tutt’altro.

Facciamo alcuni esempi che vi invito a ripetere dopo di me:

Francesco era arrabbiatissimo con Giovanni e ha sparato a zero contro di lui. Era veramente arrabbiato. Povero Giovanni.

Il sindaco di Roma spara a zero contro l’opposizione

Il tecnico ha sparato a zero contro i suoi giocatori dopo la brutta sconfitta in campionato

Ma perché si dice “a zero”? Questo non è molto importante. Generalmente le frasi idiomatiche si utilizzano e basta, ma per i curiosi, si dice così perché in battaglia quando un soldato spara con il suo fucile o pistola, se “spara a zero”, allora nel gergo militare significa che l’arma si fa sparare più volte ripetutamente, senza pause, senza interruzioni. Evidentemente lo zero indica il tempo che passa da una carica all’altra. In questo modo si perde meno tempo anche se i colpi saranno meno precisi.

Vedete che il verbo sparare quindi anche in questo caso, in questa espressione, dà un po’ l’idea dell’approssimazione, della scarsa precisione, come quando si risponde ad una domanda sparando, o sparando a caso. C’è sempre un’idea di approssimazione, di scarsa riflessione, come quando si tira ad indovinare.

Insomma un’espressione semplice. Spesso anche in famiglia accade che uno dei membri della famiglia spari a zero contro un altro: si accusa, si alza la voce, e si perde anche la pazienza. Un breve episodio oggi, spero sia tutto chiaro. Ripetete l’ascolto se volete. Ciao

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Una notizia di calciomercato dal Brasile. Episodio di ripasso.

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno a tutti, bentornati su Italiano Semplicemente. Io sono Giovanni, ed oggi ci occupiamo di buone notizie, una buona occasione anche per ripassare alcune espressioni tipiche italiane che abbiamo già spiegato sulle pagine di Italianosemplicemente.com. Una buona idea vero?

Vorrei in particolare ascoltare una buona notizia dal Brasile.

Ci sono buone notizie dal Brasile? Ci risponde il nostro inviato Andrè Arena da San Paolo. Andrè è membro dell’associazione Italiano Semplicemente, con la sua rubrica che si chiama “quasi 100 secondi con Andrè Arena“. A te la parola Andrè.

Andrè: Ancora buongiorno da André Arena, vi parlo dal Brasile, ed oggi vi voglio raccontare qualcosa dal mio paese, come di consueto. Non intendo però annoiarvi con una brutta notizia oggi.

Andrèarena.jpg

Quasi 100 secondi con Andrè Arena

È stato difficile ma sono riuscito a trovarne una buona che riguarda il Brasile.
Parliamo di Calcio, in particolare del cosiddetto Calciomercato.

A questo riguardo il Brasile è il maggior esportatore di talenti al mondo!

Sono più di 1.200 infatti i calciatori brasiliani impegnati nei campionati esteri!

Da uno studio risulta che alle spalle del Brasile si collocano i giocatori francesi, seguiti da argentini, serbi e britannici.

Questa settimana arriva a Roma il giovanissimo attaccante Felipe Estrella Galeazzi che è stato appena acquistato proprio dalla squadra giallorossa che come immagino sappiate è una delle più importanti squadre di calcio in Italia.

Quest’anno, male che va, dovrebbe arrivare almeno quarta.

Quella capitolina è, tra l’altro, la stessa squadra in cui hanno militato, fantastici calciatori verdeoro, fenomeni come il centrocampista Falcão, l’ala Cafú, il difensore Aldair è, più recentemente, il portiere Alisson.

Felipe proviene dalla squadra della Ferroviaria, club della città di Araraquara, nello stato di San Paolo.

Araraquara è lo stesso posto dove è nato Careca, l’ex calcitatore del Napoli e della nazionale brasiliana, sicuramente uno dei più grandi attaccanti brasiliani!

La storia si ripeterà? A priori si tratta di un acquisto di prospettiva, vista l’età, comunque tutti i tifosi romanisti sperano che Felipe si rilevi subito un grande cannonieri.

Lo vedremo a posteriori.

Che ne pensi Giovanni?

Proprio tu che l’anno scorso quando sei venuto in Brasile hai comprato una maglietta della Ferroviaria come se avessi avuto qualche presentimento!

Giovanni: Eh, hai ragione Andrè, credo di essere l’unico in Italia ad avere una maglietta della squadra dell’Araraquara!! Bella notizia comunque, sia per me per tutti i romanisti. Durante il tuo breve episodio hai usato alcune espressioni di cui ci siamo già occupati; nell’ordine hai utilizzato:

  • Il verbo intendere che è un verbo che appartiene alla categoria verbi professionali, più usato nel mondo del lavoro e la spiegazione fa parte del corso di italiano professionale;
  • male che va, quando hai detto che quest’anno la squadra della Roma dovrebbe arrivare, male che va, almeno quarta. Quindi nella peggiore delle ipotesi dovrebbe arrivare quarta. Spero che tu abbia ragione Andrè;
  • “a priori” ed “a posteriori”, due locuzioni spiegate in un unico episodio ed utilizzate quando ci si riferisce al tempo e a come ci poniamo rispetto ad esso;
  • tra l’altro, una locuzione utilizzatissima nei dialoghi parlati e scritti.

Andrè ha anche usato dei termini del mondo del calcio, come “calciomercato“, un’unica parola che indica Il complesso delle trattative per il trasferimento, definitivo o temporaneo, di un giocatore di calcio da una società a un’altra, ma è una parola usata anche in politica, a volte. Nel “gergo” della politica, è la stessa cosa ma i calciatori sono gli uomini politici: si parla sempre di una contrattazione privata con la quale il capo di uno schieramento politico cerca di indurre singoli parlamentari a passare dalla propria parte politica offrendo loro denaro o incarichi di prestigio. Non è una bella cosa quindi parlare di calciomercato nella politica.

Poi, parlando dei giocatori brasiliani, Andrè ci ha parlato dei ruoli del gioco del calcio: il portiere (che difende la porta), il difensore, che è un giocatore arretrato di una squadra, non solo di calcio, cui sono affidati compiti di difesa. Il difensore gioca in difesa, quindi il suo ruolo è difendere la squadra. Poi il centrocampista, che gioca a centrocampo. Nel gioco del calcio, il centrocampista (un’unica parola) è ciascuno dei giocatori a cui è affidato il compito d’impostare il gioco nella zona di centrocampo, facendo da collegamento tra la difesa e l’attacco. Infine l’attaccante, che è il giocatore il cui compito è segnare i gol per la propria squadra, quindi attaccando, appunto, gli avversari. L’ala, al plurale “le ali”, nel gioco del calcio ma anche nell’hockey, ecc. l’ala è il giocatore schierato a destra o sinistra del campo; c’è quindi l’ala destra e l’ala sinistra: Cafù (il giocatore brasiliano che ha giocato nella Roma) giocava come ala destra. Per chi volesse approfondire il linguaggio del mondo del calcio ricordo che c’è anche un episodio espressamente dedicato a questo argomento pubblicato su italianosemplicemente.com.

Allora Andrè, la prossima volta la sfida sarà ancora più difficile. Ti sfido a trovare una bella notizia brasiliana nel mondo della cronaca. Una bella sfida vero?

Un saluto a tutti da Roma.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Le specialità italiane: I supplì

Audio

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Giovanni: Oggi parliamo dei supplì, con l’accento sulla i. Difficile trovare una trattoria romana dove non facciano i supplì, dove non cucinino i supplì. Già, perché stiamo parlando di una preparazione tipica della cucina romana. Intorno alla  metà del 1800 pare sia apparso per la prima volta, su una tavola, un supplì, strano nome vero?

Pare che venga dal francese e che voglia dire “sorpresa”. Il nome infatti suona un po’ francese. Infatti in francese “sorpresa” si dice “surprise”, quindi supplì viene da surprise. Ma qual è la sorpresa che si trova sorpresa dentro un supplì?

In effetti guardando un supplì dall’esterno, non si capisce come sia fatto, non si riesce a capire cosa ci sia dentro un supplì. Una cosa è sicura: l’ingrediente principale è il riso. Ma ve lo lascio raccontare da mia madre Giuseppina. Vai mamma!

Giuseppina: Oggi per le nostre specialità italiane voglio farvi assaggiare dei meravigliosi supplì di riso.Prima proviamo a fare un po’ di storia sul riso?

Giovanni: bene, allora adesso vediamo qualche termine un po’ più difficile che ha usato mia madre, e poi potete mettervi alla preparazione dei supplì.

Mia madre vi ha parlato del riso Carnaroli, e vi ha detto che è indicato per fare i supplì. Infatti ha detto che la sua particolarità risiede (cioè consiste, o più semplicemente “è”) nella sua capacità di non scuocere e non disgregarsi.

Non scuocere. Cosa significa? Scuocere significa cuocere troppo un alimento. Nella lingua della cucina italiana si usa spessissimo, soprattutto quando si parla di pasta in generale. La pasta, come gli spaghetti o qualsiasi altro tipo di pasta hanno un tempo preciso di cottura: 10, 11 12 minuti eccetera.

Non bisogna cuocerla più tempo del necessario, altrimenti la pasta si scuoce. Il verbo è scuocere, ed il risultato che si ottiene quando si scuoce la pasta è la pasta scotta. Qualsiasi alimento comunque, anche il riso, quando si cuoce troppo, si dice che si “scuoce”. Si dice anche che questo alimento è “passato di cottura”, cioè si è cotto eccessivamente, si è cotto troppo.

La pasta scotta non è buona, e neanche il riso. Eppure ai palati non italiani spesso piace anche di più la pasta scotta rispetto alla pasta cosiddetta “al dente” che invece è cotta al punto giusto, o meglio, è cotta un pochino meno di quanto è indicato sulla confezione.

Quando la pasta è scotta, diventa troppo morbida, si rompe facilmente, e spesso si incolla, si attacca. La pasta scotta è anche più difficile da digerire.

Ma oggi parlavamo di riso. Il riso Carnaroli non scuoce e non si disgrega. Il riso è formato da chicchi, cioè da semi. Quelle piccole palline bianche si chiamano chicchi: un chicco di riso, chicchi di riso al plurale.

Il riso di questa qualità, si diceva, non scuoce, e questo significa che scuoce con molta difficoltà, nel senso che ci vuole molto tempo per scuocere. Un riso che non scuoce si dice che “tiene la cottura”, cioè resiste alla cottura. Un riso molto resistente dunque, ed i chicchi di riso Carnaroli non si disgregano, cioè non si rompono. Disgregare significa rompere, frantumare, sgretolare, disfare. Tra questi verbi, disfare è, tra le altre cose, un verbo molto usato in cucina.

Il riso Carnaroli non si disfa ( o disfà), non si disgrega, non si rompe facilmente.

Un altro esempio col verbo disfare? Se parliamo delle patate, ad esempio, quando cuociamo le patate in acqua bollente, si devono cuocere in acqua bollente ma non fino a farle disfare: le patate non si devono disfare.

Poi mia madre vi ha parlato anche di un altro ingrediente del supplì: il parmigiano che viene grattugiato.

8_grattugia.jpg
La grattugia

Grattugiare è un verbo che si usa praticamente solamente col formaggio (quelli più duri, non quelli morbidi) e al limite col pane secco, raffermo.

Grattugiare significa ridurre in frammenti minutissimi o in poltiglia con la grattugia. Per grattugiare si usa la grattugia. La grattugia riduce in piccolissimi pezzi, minutissimi frammenti, un pezzo di parmigiano o altro tipo di formaggio oppure anche il pane secco, anche detto “pane raffermo”, come dicevo.

Solo il pane raffermo si può grattugiare perché è duro e secco. Quello morbido non si riesce a grattugiare, non ci si riesce molto bene. Allora buon appetito!

Il Riso si diffuse definitivamente in Europa all’inizio del VIII secolo con l’invasione degli arabi, che lo introdussero.

Risultò da subito apprezzatissimo in ambito alimentare.

In occasione delle grosse carestie, guerre ed epidemie, che si verificarono in quegli anni, la necessità di un cereale altamente produttivo in grado di sfamare molte persone divenne indispensabile.

Nel millecinquecento il riso entrò nella schiera dei nuovi alimenti con i quali placare la fame contadina e fu probabilmente a causa di questa immagine di cibo povero, che il riso non trovò particolare attenzione nei ricettari delle corti cinquecentesco.

Non è facile reperire dei dati sulla produzione e sulla superficie dedicata alle risaia nel corso dei secoli, anche per le alterne vicissitudini di questa amata o odiata coltura, (nei secoli passati si credeva che le risaie fossero causa delle epidemie di malaria. In Italia, durante l’occupazione napoleonica però, risulterebbero già coltivati 40.000 ettari in Piemonte e 120.000 ettari in tutta Italia, mentre nel 1860 solo in provincia di Vercelli sarebbero coltivati a riso 30.000 ettari.

Sono ancora queste le zone dove si produce la maggiore quantità di ottimo riso.

Ora ci sono moltissime qualità di riso, tutte pregiate ed ognuna adatta ad un tipo di cottura.

Il primo fra tutti sicuramente è il Carnaroli, ossia il riso più utilizzato e più pregiato nella cucina italiana.

La sua particolarità risiede nella sua capacità di non scuocere e non disgregarsi, ed è per questo che è indicato per la preparazione di risotti, ma non solo.

Adesso che abbiamo fatto un bel risotto e ne è avanzato un po’ cosa ci facciamo? Io ci farei qualche supplì.

Vogliamo provare a farli?

Allora prendiamo il nostro risotto, che può essere sia con verdure che con ragù di carne, o di pisellini, o semplicissimo, lo mettiamo in una ciotola quando è ben freddo.

Ci aggiungiamo del parmigiano grattugiato a piacere, un uovo, giriamo bene, ne prendiamo un po’ sulla mano, mettiamo un pezzettino di mozzarella o altro formaggio e chiudiamo tutto intorno formando una pallina ovale grande come un uovo.

La passiamo nel pane grattugiato e la friggiamo in abbondante olio bollente. Bastano pochi minuti.

Sentirete che bontà! Adatti sia per cena, che per una festa di adulti o dei bambini, andranno a ruba, provate.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

A stretto giro

Audio

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione

Descrizione

Una espressione non formale utilizzata prevalentemente in ambienti lavorativi.

Durata: 18 minuti

Livello: B1-C2

Trascrizione

Buongiorno amici di italianosemplicemente siamo di nuovo qui ed io sono sempre Giovanni.

Voi invece state ascoltando un nuovo episodio di italianosemplicemente.com, episodio quest’oggi dedicato ad un’espressione idiomatica più che altro utilizzata nel mondo del lavoro.

Parliamo dell’espressione “a stretto giro“.

immagine_a_stretto_giro

A stretto giro: tre parole di cui la prima è una preposizione semplice.

Sapete che il lunedì è il giorno in cui pubblichiamo una nuova espressione idiomatica: fa parte, già da qualche tempo, del programma settimanale di Italiano Semplicemente e all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione tutti gli associati possono fare esempi, discutiamo insieme del significato di questa espressione. Invece la spiegazione della frase, quella è disponibile per tutti ed è esattamente questa che state ascoltando.

Allora: “a stretto giro” a, abbiamo detto, è una preposizione semplice, che sono in tutto nove: di a da in con su per tra fra.

Facile da ricordare: a quindi è una preposizione semplice. Stretto e poi giro sono le altre due parole. Che cos’è un giro?

Beh generalmente quando si usa questa parola lo si fa in un contesto amichevole e confidenziale: facciamo un giro? Facciamo un giro per Roma? Ti accompagno a fare un bel giro. Spesso si usa anche giretto.

Ebbene questo significa semplicemente un’uscita, una passeggiata a piedi o in macchina, anche senza un obiettivo preciso. Oppure facciamo un giro a vedere se troviamo una gelateria.

In generale la parola giro indica un percorso, e spesso si tratta di un percorso più o meno circolare. Diciamo un circuito. Infatti quando si parte a fare un giro alla fine si torna sempre al punto di partenza. Questo significato è più esplicito se dico:

Faccio il giro di casa

Come allenamento facciamo tre giri del campo. Quindi giriamo tre volte intorno al campo.

Quest’idea del partire e tornare al punto di partenza è presente anche nella frase “a stretto giro” come vediamo tra un po’.

Restando al lavoro, in ambienti lavorativi soprattutto, si lavora in gruppo. E la parola giro si usa spesso. Si usa in diverse occasioni e in diverse espressioni.

Spesso dobbiamo consultarci con altre persone per fare un lavoro, spesso siamo in contatto con più persone e dobbiamo fare un giro di telefonate per raggiungere un obiettivo. Questo è un modo abbastanza comune di usare la parola giro al lavoro.

“Fare un giro di telefonate” cioè fare più teleonate, a più persone, dobbiamo farne diverse, più di una dunque. Non sappiamo esattamente quante. Alla fine del giro arriverà una conclusione.

In una riunione potremmo fare un “giro di tavolo” per ascoltare tutte le opinioni delle persone che partecipano alla riunione e quindi che sono sedute attorno al tavolo. Facciamo un giro di tavolo per presentarci? Inizio io. Mi chiamo Giovanni e lavoro per italiano semplicemente. Ora tocca al prossimo.

Poi quando dobbiamo sentire più opinioni, opinioni diverse, e non solo presentarci, ma quando ognuno deve dire la propria opinione allora posso dire “facciamo un giro di consultazioni“. Questo significa che tutti, uno ad uno, tutte le persone saranno ascoltate, anzi consultate, fino a esaurire le persone. Spesso il giro diventa stretto:

Facciamo uno stretto giro di consultazioni.

Uno stretto giro di consultazioni vuol dire che le persone saranno ascoltate in breve tempo. Si impiegherà poco tempo per fare il giro, per terminare il giro, cioè per ascoltare tutte le persone.

Sapete che stretto è il contrario di largo. Un pantalone stretto, una maglietta stretta, un anello stretto, una strada stretta: sicuramente avrete ascoltato o letto una di queste modalità di usare la parola stretto o stretta. Simile a piccolo, piccola, sottile, poco spaziosa eccetera.

Sapete che, sempre in senso fisico, un giro largo è più grande di un giro stretto, quindi si impiega più tempo a fare un giro largo che un giro stretto.

Ma uno stretto giro, invertendo quindi le due parole, spesso si usa in senso figurato. Non si tratta di un giro fisico come il giro per Roma o il giro intorno casa, ma si tratta di ascoltare delle persone.

Lo “stretto giro” quindi si usa in senso figurato ed è diverso dal giro stretto.

Ci sono però due modi di usare le due parole stretto giro.

Il primo lo abbiamo già visto. Uno stretto giro si usa quasi sempre in senso figurato per indicare la consultazione veloce di più persone. La parola stretto può anche riferirsi al numero delle persone. Poche persone consultate quindi: non parliamo del tempo ma delle persone.

Attenzione perché se aggiungiamo la preposizione “a” otteniamo: “a stretto giro” che ha un secondo significato.

Non parliamo più necessariamente di consultare più persone. Parliamo invece solamente di tempo.

A stretto giro quindi significa solamente: tra poco tempo.

Perché si usa questa espressione? E perché parliamo di un giro? E infine perché questo giro è stretto?

La strettezza è riferita al tempo, quindi niente di nuovo rispetto a prima, quando parlavamo di consultare persone.

Il giro invece probabilmente si usa perché quando usiamo questa espressione “a stretto giro” solitamente lo facciamo perché dobbiamo dare una risposta, dobbiamo fornire una risposta, dobbiamo soddisfare una richiesta. Si tratta di domande o richieste che ci vengono fatte e noi dobbiamo rispondere in breve tempo. Per poter rispondere a questa domanda o richiesta probabilmente dobbiamo parlare con alcune persone, magari dobbiamo invece consultare dei documenti, oppure dobbiamo recarci da qualche parte a recuperare delle informazioni.

Più in generale dobbiamo fare alcune attività, attività di vario tipo. Non siamo in grado di rispondere subito alla domanda o alla richiesta. Quindi diciamo ad esempio:

A stretto giro ti faccio sapere.

Facciamo alcuni esempi:

Sono in ufficio ed un collega mi chiede se posso invitarlo ad una riunione. Posso venire anch’io alla riunione di italiano semplicemente?

Allora io rispondo:

non so devo chiedere il permesso al presidente Giovanni. Aspetta che gli faccio una telefonata e a stretto giro ti faccio sapere.

Quindi: appena avrò fatto la telefonata al presidente di italiano semplicemente potrò darti una risposta, e appena avrò la risposta ti farò subito sapere. Non passerà molto tempo: a stretto giro avrai una risposta.

Oppure: lavorate in un’azienda italiana che produce pasta. Allora state facendo una riunione di lavoro e decidete tutti insieme che si potrebbe raddoppiare la produzione di pasta in Brasile. Si può fare? Abbiamo delle aziende in Brasile in grado di raddoppiare la produzione della pasta? I brasiliani amano la pasta italiana e non basta quella attualmente prodotta.

A questo punto è necessario che qualcuno verifichi se effettivamente si possa fare questo raddoppio della produzione. A questo punto la riunione sta terminando e uno si alza e dice:

mi occupo io di questo. Farò qualche telefonata ed a stretto giro vi farò sapere se sarà possibile raddoppiare la produzione di pasta in Brasile.

Anche in questo caso non è possibile dare subito una riposta, ma questa risposta sarà data tra pochissimo tempo; giusto il tempo necessario di fare una telefonata. Non sappiamo esattamente quanto tempo passerà: a stretto giro significa esattamente anche questo. Non dipende solo da noi ma i tempi saranno comunque brevi.

Un ultimo esempio: se qualcuno vi chiede: cosa significa a stretto giro? Ora potreste rispondere:

Un attimo, vado ad ascoltare l’episodio di italiano semplicemente ed a stretto giro ti darò una risposta.

È bene sapere che l’espressione si usa quasi sempre in contesti lavorativi, sebbene non si tratti di una frase formale. Si può usare nelle mail senza problema, oppure a voce, ma non si usa nei documenti formali.

In occasioni formali, importanti potete sostituire a stretto giro con:

– nel più breve tempo possibile

– nel minor tempo possibile

– non appena sarà possibile

– il prima possibile

Bene ragazzi, ripetete l’ascolto se necessario, fate delle pause e ripetete. Ho letto abbastanza lentamente quindi in teoria potreste ripetere l’intero episodio voi stessi mentre ascoltate.

Grazie a tutti per l’ascolto. Il prossimo episodio sarà dedicato ai donatori, alle persone cioè che hanno recentemente fatto una donazione ad italiano Semplicemente.

Parleremo dei loro paesi, dei paesi dai quali vengono le donazioni ed affronteremo nello stesso tempo un argomento legato alla lingua italiana.

Ad esempio potremmo parlare di preposizioni semplici, uno dei maggiori problemi degli stranieri di ogni livello e nazionalità.

Allora, l’episodio finisce qui. Oggi abbiamo parlato anche di riunioni, di incontri, abbiamo parlato di opinioni, di esprimere opinioni e di consultare persone.

Queste sono tutte questioni legate evidentemente di più al mondo del lavoro ed è per questo che se ne volete sapere di più su questi argomenti professionali, legati al lavoro, italiano semplicemente ha realizzato un corso di italiano professionale, riservato ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

La seconda parte di questo corso è interamente dedicata alle riunioni e a tutto ciò che riguarda gli incontri di lavoro.

Ci occupiamo di lingua naturalmente. Come esprimersi nel modo migliore in ogni occasione. Perché ciò che esce dalla nostra bocca spesso non è ciò che arriva all’orecchio di chi ci ascolta.

Migliorare la comunicazione è l’obiettivo di italiano semplicemente dunque.

Adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

A stretto giro

Ti faccio sapere a stretto giro

Verrete informati a stretto giro

Riceverete un nostro riscontro a stretto giro

Faccio un paio di telefonate e ti faccio sapere a stretto giro

Ciao a tutti. Allora anche noi ci sentiamo a stretto giro.

Il tempo di preparare il prossimo episodio dedicato alle preposizioni semplici ed ai donatori. Grazie. Ciao.

 

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Le specialità italiane: il parmigiano

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Giovanni: Ciao a tutti ragazzi. Chi non conosce il parmigiano?

Un prodotto italiano, italianissimo direi e benvenuti su italianosemplicememte.com dove ci occupiamo da qualche tempo dei prodotti italiani, soprattutto i prodotti alimentari, cioè che si mangiano e si bevono. Oggi Giuseppina, cioè mia madre, vi racconterà qualcosa del Parmigiano.

Giuseppina: Oggi per le “specialità italiane” voglio raccontarvi Il parmigiano.

Allora innanzi tutto diciamo che il parmigiano non si fabbrica ma si “fa”. In una zona particolare del nord Italia le mucche producono un latte ottenuto in allevamenti certificati, alimentate prevalentemente con fieno ed erba nella zona delimitata tra il Reno e il Po, nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e una piccola parte di Mantova (a destra del fiume Po) e di Bologna (sinistra del fiume Reno).

Le sue origini vengono fissate nel medioevo presso i monasteri del luogo.

A distanza di tanti secoli si fa ancora come all’origine, pregiato latte di mucca delle zone di origine, sale e caglio, niente altro.

La sua produzione è soggetta ad un rigoroso controllo sull’applicazione di precise norme di produzione e stagionatura che garantisce l’altissimo livello qualitativo.

Fino a qui la descrizione obbligatoria della sua qualità, ma della sua bontà come ne parliamo? Immagino che lo conosciate già.

Sapete che anche un piattino di squallida pasta o riso diventa una bontà con solo una spolverata di parmigiano grattugiato.

Anche chi è intollerante al lattosio come me, può mangiarlo tranquillamente perché la sua lunga stagionatura lo elimina naturalmente.

Dimenticavo che è ricchissimo di calcio, prezioso alleato delle nostre ossa.

La degustazione del Parmigiano può portare a scoprire nuovi abbinamenti di sapori e può essere fatta da chiunque desideri conoscere i segreti del Re dei Formaggi. Vogliamo Provare?

Lo proviamo con la frutta? Con la verdura? Proviamo dai, poi vediamo se vi piace.

Giovanni: bene, grazie mamma. Dunque innanzitutto vediamo che parmigiano si scrive con una sola p: parmigiano. Molti italiani fanno questo errore comunque, quindi tranquilli! Ad ogni modo se in qualche menù in Italia trovate la scritta con due p abbiate pazienza. Spesso nei menù e nei supermercati trovate poi anche la scritta “parmesan“, ma attenzione perché il termine Parmesan é spesso usato in modo improprio.

Nel caso del ristorante l’utilizzo di questo nome a volte è un tentativo che il ristorante fa per far capire agli stranieri di cosa si tratta. Ad ogni modo personalmente non sono affatto d’accordo con il tradurre i nomi le specialità italiane.

Anche perché, badata bene, come dicevo nei supermercati strati potreste trovare qualche prodotto che ha esattamente questo nome: “parmesan“. Ebbene non si tratta effettivamente di Parmigiano Reggiano. Perché questo è il nome del vero parmigiano italiano. Bisogna aggiungere la parola Reggiano, che indica la regione da cui proviene, Reggio Emilia appunto, come vi diceva mia madre.

Erano in molti a sostenere che il nome “Parmesan” fosse generico e che non indicasse necessariamente solo il “Parmigiano Reggiano” ma un generico formaggio a pasta dura, Questo nome: “parmigiano reggiano“, aggiungendo quindi la parola “reggiano” è un nome protetto invece. Protetto giuridicamente quindi.

Si tratta di un prodotto DOP. Questa è la sigla del Parmigiano Reggiano: è un formaggio DOP, dove DOP significa “Denominazione di Origine Protetta“, una sigla simile alla IGT – Indicazione geografica tipica che abbiamo già visto parlando del Radicchio rosso.

Oggi dunque in Europa la scritta Parmesan non si può più usare, perché questo nome può indurre il consumatore a pensare che si tratti invece dello stesso “Parmigiano Reggiano” quando invece in realtà semplicemente si trattava di un formaggio a pasta dura, grattugiato o da grattugiare. Questo trucco in Europa non si può più usare dunque.

Attenzione però che in altri paesi come in America ad esempio potreste trovarvi davanti ad un Parmesan. Diffidate delle imitazioni (sono tantissime), anche perché se poi non vi piace ve la prendete con l’Italia!!

Mia madre vi ha anche detto che chi è intollerante al lattosio può stare tranquillo col Parmigiano. Il lattosio è lo zucchero contenuto naturalmente nel latte, naturalmente nel senso che non è aggiunto dall’uomo ma già si trova lì, per natura 🙂 .

L’assenza del lattosio vale comunque anche per tutti gli altri formaggi stagionati, “Grana Padano” incluso, molto diffuso anch’esso in Italia.

Per chi invece è allergico alle proteine del latte, cosa diversa rispetto all’intolleranza al lattosio, degli studi medici hanno mostrato come le persone non mostrino sintomi con una stagionatura superiore ai 30 mesi. Sembra che infatti più la stagionatura del Parmigiano è lunga e meno rischi si corrano per chi è allergico alle proteine del latte. Meglio quindi consumare un Parmigiano Reggiano molto vecchio, anche detto stravecchio, cioè stagionato 30 mesi o più. Ad ogni modo meglio chiedere ad uno specialista, non si sa mai. Alla prossima specialità italiana.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Sussistono gli estremi

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Ciao ragazzi benvenuti su italianosemplicemente.com, oggi vediamo una espressione che fa parte del linguaggio formale: “sussistono gli estremi“, ma con l’occasione possiamo vedere anche molte altre modalità che possiamo utilizzare nella lingua italiana per esprimere lo stesso concetto con parole diverse.

A proposito, per coloro che ascoltano per la prima volta questo episodio, io sono Giovanni, la voce principale e creatore del sito italianosemplicemente.com, sito rivolto a tutti gli amanti della lingua italiana e a coloro che vogliono migliorare il proprio livello di italiano.

Allora tornando alla nostra espressione del giorno, siamo nell’ambito dell’italiano professionale, del linguaggio del lavoro prevalentemente.

Chi ci segue sa che esiste un corso di italiano professionale a disposizione dei membri dell’associazione italiano semplicemente, utile non solo per imparare il linguaggio del lavoro ma in generale per ampliare il vocabolario ed entrare più in profondità nella lingua italiana.

Questo episodio possiamo quindi considerarlo una lezione di italiano professionale disponibile per tutti, un’espressione un po’ tecnica, ma nessun problema perché la cosa interessante è capire in quale contesto, in quale occasione possiamo usare un’espressione di questo tipo e soprattutto le modalità equivalenti per farlo a seconda delle persone con cui state parlando.

E’ quello che facciamo in tutte le lezioni del corso professionale e questa è un’occasione per promuoverlo pubblicamente.

sussistono_gli_estremi_immagine

Allora iniziamo con gli “estremi“. Parola complicata? Può darsi. Ci sono più significati di questa parola. Estremi è il plurale di estremo.

Gli estremi sono ad esempio la parte finale, terminale di un oggetto o anche di un periodo di tempo. Quindi parliamo del “termine ultimo” , in senso locale o temporale. Oppure anche del “limite“.

Materialmente posso considerare gli estremi di un tavolo.

Ad esempio c’è il punto estremo dell’orizzonte, cioè il limite dell’orizzonte.

Se sono stanco posso dire che sono all’estremo delle forze, quindi non posso andare avanti; sono talmente stanco che non posso proseguire, non posso fare neanche un passo in più.

Oppure la frase “sono all’estremo della sopportazione”: quando sono in una situazione difficile in cui ho sopportato molto, ho dovuto sopportare cose molto difficili da sopportare e non sono più disposto a farlo ancora, posso appunto dire che sono all’estremo della sopportazione, sono al limite estremo della sopportazione. In poche parole: basta! Non riesco più a sopportare.

Analogamente si può essere all’estremo della resistenza e cose di questo tipo. Posso lottare fino all’estremo della resistenza, o fino all’estremo delle forze, fino cioè a quando si hanno energie, fino al limite delle energie.

Dal punto di vista materiale, gli estremi caratterizzano invece gli oggetti che hanno un inizio ed una fine, quindi possiamo parlare degli estremi di un tavolo, o, meglio ancora, delle estremità di un tavolo. Oppure delle due estremità di una penna.

A cosa servono gli estremi o le estremità di un oggetto? Beh ad esempio servono ad afferrare questo oggetto. Afferro, prendo una penna afferrandola per una delle due estremità.

Vi dico questo perché quando usiamo la parola estremi, al plurale, la usiamo in senso quasi sempre figurato.

Le estremità sono invece un termine più adatto agli oggetti.

In senso figurato esiste anche un famoso proverbio:

a mali estremi, estremi rimedi

Che significa che quando accade qualcosa di molto grave, al limite della gravità, bisogna prendere una decisione estrema, cioè molto forte. Questo è un esempio del senso figurato della parola “estremi“.

Come le estremità degli oggetti però, gli estremi in senso figurato, rappresentano un appiglio, qualcosa che serve ad essere afferrato, ma non con le mani, al fine di ottenere un risultato. Se “ci sono gli estremi” per fare qualcosa quindi, in generale significa che qualcosa si può fare, qualcosa è possibile. Si parla di una decisione, di un’azione da intraprendere.

Proprio in questi casi si usa l’espressione “sussistono gli estremi“, che sta ad indicare l’esistenza di qualcosa che può essere “preso” per cercare di ottenere un risultato.

Siamo in un ambito molto tecnico e formale comunque. Il verbo sussistere sostituisce il verbo esistere. Di fatto però è la stessa cosa. Si usa questo verbo perché nel linguaggio giuridico indica qualcosa di simile alla “validità“.

Quando sussistono gli estremi per fare qualcosa significa quindi che esistono gli elementi che ci permettono, ci consentono di procedere, per ottenere un risultato. In pratica, se invece non sussistono gli estremi, allora viene a mancare qualcosa, come una base di appoggio, un punto da “afferrare” e su cui fare leva per proseguire in un’azione.

Il verbo sussistere è molto usato nel linguaggio giuridico.

“Il reato non sussiste”, ad esempio, che significa che il reato, cioè l’atto contro la legge, non è stato commesso. Potremmo dire che il reato non esiste, ma l’esistenza è un concetto più universale, mentre la sussistenza è più specifico come verbo.

Vediamo come possiamo usare la frase “sussistono gli estremi” e quali altre espressioni meno formali possiamo usare in contesti più familiari.

Dunque, se ad esempio chiedete un prestito ad una banca italiana, la banca potrebbe rifiutare di concedervi il prestito e potrebbe rispondervi con una lettera in cui si dice:

“Gentile cliente, la informiamo che, a tutt’oggi ci risulta che non sussistano gli estremi per proseguire nell’attività istruttoria”

Questo messaggio da parte della banca significa che la vostra richiesta di prestito non è andata a buon fine, vale dire che la banca vi sta comunicando che a tutt’oggi, cioè considerando la situazione attuale, il finanziamento, il prestito da quella banca non può essere concesso, perché non sussistono gli estremi, secondo la banca, per poter concedere la fiducia necessaria al cliente.

In pratica la banca, prima di concedere un prestito, studia la situazione del cliente: vede quanto guadagna mensilmente, se ha già preso dei soldi in prestito in passato, controlla se ci sono stati problemi, controlla se il cliente ha acquistato un’automobile a rate ad esempio, o se sta pagando un mutuo. Insomma alla fine la banca deve arrivare ad una conclusione e se alcune condizioni sono rispettate, se cioè sussistono gli estremi per concedere il prestito, questo sarà concesso altrimenti no.

La banca vaglia la tua situazione economica generale e, per concedere il prestito, deve trovare qualcosa che ponga le condizioni necessarie; alcune condizioni devono essere rispettate, perché solamente a queste condizioni la banca concede il prestito. Se la banca non trova queste condizioni soddisfatte, se non si verificano alcune condizioni fondamentali, è come se le mancasse lo strumento per fare il prestito. Sto cercando di trovare un legame tra gli estremi di un oggetto come immagine figurata, per dare l’idea di qualcosa da afferrare per poter raggiungere un risultato. In questo senso è da interpretare il sussistere degli estremi.

Badate bene che la banca avrebbe potuto utilizzare altri termini per rifiutare il prestito, ma solitamente il linguaggio usato in questi casi è abbastanza formale. Pertanto una banca non potrebbe mai dire frasi tipo:

Purtroppo non possiamo concedere il prestito

Se parlate a voce con il direttore della banca potrebbe però dirvi:

Ci dispiace ma non esistono le condizioni per poter concedere il prestito

oppure

Siamo desolati ma siamo impossibilitati per mancanza delle condizioni necessarie

Se invece cambiamo contesto – vi faccio un secondo esempio:

Parliamo di matrimonio. Quando due persone si sposano, fanno un matrimonio, quindi firmano un vero contratto, il contratto matrimoniale.

Ora, esiste una legge italiana che dice che è possibile chiedere il divorzio, cioè lo scioglimento del matrimonio in alcuni casi.

Ad esempio si può chiedere il divorzio in caso di mancata consumazione del matrimonio. “Consumare un matrimonio” significa che gli sposi compiono “l’atto coniugale” (praticamente significa che devono fare all’amore) in modo libero e consapevole. Dopo la celebrazione delle nozze, deve esserci un rapporto fisico completo tra i due libero e consapevole. Questo è consumare un matrimonio.

Dunque la legge italiana prevede che se questa consumazione non avviene, allora sussistono gli estremi per chiedere che il matrimonio venga sciolto, cioè sussistono gli estremi per chiedere il divorzio. La mancata consumazione è solo uno dei motivi che possono permettere ad uno dei coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio. Ci sono altri motivi che possono far sussistere gli estremi per un divorzio.

In modo meno giuridico posso anche dire “sussistere i presupposti“, un po’ meno formale dunque, ed ancora meno formale è “sussistere le condizioni“.

Se esistono i presupposti o le condizioni si può quindi procedere in una azione, altrimenti no.

Quando parliamo in contesti più informali, tra semplici colleghi o amici, il verbo sussistere lo possiamo tranquillamente sostituire con esistere.

La cosa importante da capire è che gli estremi (al plurale), così come i presupposti, o le condizioni, passando dal più al meno formale, sono assolutamente equivalenti nel significato- Cambia solo il contesto.

In tutti questi casi a volte si parla anche di una condizione preliminare, una premessa che deve essere soddisfatta per poter andare avanti, per poter procedere.

Se ad esempio nella mia azienda mi viene fatta una proposta per risolvere un qualsiasi problema, se questa proposta non mi piace, posso dire:

Questa proposta non è accettata perché manca qualsiasi presupposto per la buona riuscita dell’iniziativa;

Non ci sono i presupposti per il successo dell’iniziativa

Non sussistono le condizioni necessarie per un successo dell’iniziativa

In poche parole:

Non credo che sia una buona proposta

Oppure se mi piace molto questa proposta posso dire che:

Ci sono tutti i presupposti necessari per una positiva conclusione della vicenda.

oppure, meno formalmente:

Esistono le condizioni per una buona riuscita della proposta

Quindi esistere al posto di sussistere, gli estremi o i presupposti o le condizioni.

Le persone comuni, nel linguaggio di tutti i giorni, naturalmente utilizzano il verbo esistere, ma non è affatto raro che in una pubblica amministrazione, anche parlando tra colleghi, si utilizzi il verbo sussistere.

Il modo più informale di tutti per esprimere lo stesso concetto può essere:

Non ci sono le basi per andare avanti,

Non ci sono le condizioni per proseguire

Mancano le condizioni per andare avanti.

Bene ragazzi adesso un piccolo esercizio di ripetizione:

Sussistono gli estremi

Esistono le condizioni

Ci sono i presupposti

Adesso invece io dico una frase e voi dite il contrario di questa frase usando l’espressione “sussistono gli estremi“. Ripeto, dovete dire il contrario, quindi negare ciò che dirò io usando l’espressione di oggi.

Esistono le condizioni per proseguire

——

Quindi il contrario è “non sussitono gli estremi per proseguire”.

Mi piace questa idea ma non credo ci siano i presupposti per metterla in pratica.

——

Mi piace questa idea e credo che sussistano gli estremi per metterla in pratica

Secondo me non ci sono le basi per andare avanti

——

Secondo me sussistono gli estremi per andare avanti

Abbiamo consumato il matrimonio quindi non ci sono le condizioni per il divorzio

Non abbiamo consumato il matrimonio quindi sussistono gli estremi per il divorzio

Non ho compreso l’espressione di oggi quindi non ci sono i presupposti per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente

—–

Ho compreso l’espressione di oggi quindi sussistono gli estremi per iscrivermi all’associazione Italiano Semplicemente.

Bene, l’episodio finisce qui e sperando che abbiate azzeccato l’ultima risposta, sarò ben lieto di accettare la vostra proposta di adesione all’associazione. In effetti questo episodio è un buon test per capire se si possiede il livello necessario per poter fare il corso di italiano professionale.

Spero sia stato pertanto utile per voi, e grazie per averci seguito, alla prossima puntata di Italiano Semplicemente.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Le specialità italiane: le coppiette

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Giovanni: buonasera a tutti, o buongiorno, bentornati con italianosemplicemente.com e con Giovanni, il sottoscritto, chi vi parla in questo momento e anche da parte di mia madre Giuseppina, che ascolterete tra poco.

20190112_150320.jpg

Se dico Giuseppina avete già capito che questo è un episodio dedicato alle specialità culinarie italiane. Ebbene si! Stavolta parliamo di coppiette.

Ma cosa sono le Coppiette? Lasciamo che ce ne parli mia madre.

Giuseppina: Le coppiette sono un antipasto, certamente non romantico ma di sicuro molto appetitoso.

Cosa saranno mai?

Si tratta di striscioline di carne magra, larghe circa 3 cm e lunghe circa 10, originalmente solo di cavallo, ma in seguito anche bovina o suina, salata, pepata e aromatizzata.

Da noi, nel viterbese, vengono preparare con i fiori di finocchio selvatico e legate due a due, ecco perché si chiamano coppiette, con un pezzettino di spago e sono messe ad asciugare appese in un luogo freddo e arioso o sotto il camino.

Si conservano per mesi e questo, negli anni passati, faceva si che fossero cibo dei pastori durante i periodi estivi sui pascoli in montagna.

Questo una volta, perché adesso per noi che abbiamo vite diverse, per fortuna, sono semplicemente uno snack carnivoro buono e nutriente, con cui è gradevole gustare una birra o un buon bicchiere di vino. Provatele, sono piccantine e buonissime.

Giovanni: la parola coppietta ora è più chiara dunque: parliamo di carne essiccata, cioè privata dell’acqua attraverso un processo naturale: si lascia asciugare in un luogo. In questo modo la carne si secca ed assume l’aspetto particolare oltre che quella durezza fibrosa al morso.

Ma forse qualcuno di voi saprà che con questa parola “coppietta” viene indicata anche una coppia di fidanzati, di innamorati dunque. In senso affettuoso quindi la coppietta è una coppia di fidanzati, generalmente giovane. Più in generale una coppietta è costituita da due unità considerate come una cosa sola. È quello che avviene anche con le coppiette di carne essiccata.
Mia madre vi ha parlato della preparazione delle coppiette nel viterbese, la sua zona, quella in cui anche io sono cresciuto.

Il viterbese è l’area del territorio della provincia di Viterbo, una delle città della regione Lazio.

Viterbese quindi vuol dire “di Viterbo” e questo è sia un aggettivo sia un sostantivo. Il viterbese, come sostantivo, può quindi indicare sia un abitante di Viterbo, la città laziale, sia lo stesso territorio, come lo ha utilizzato mia madre.

viterbese_immagine.jpg

Questo si fa con un po’ tutte le città italiane. Esiste quindi il bellunese per la città di Belluno, come esiste anche il palermitano per la città di Palermo, solo per fare due esempi.

Spero riusciate prima o poi ad assaggiare questa specialità laziale, piccante e salata al punto giusto per via del sale e del peperoncino, preparatevi a bere molto quando mangiate le coppiette.

Un saluto dal Lazio.

Le specialità italiane: l’olio extravergine d’oliva del Lazio

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno amici di Italianosemplicemente.com. Io sono Giovanni, il creatore di italiano semplicemente, il sito web per migliorare il proprio italiano ed imparare un po’ della cultura italiana. È anche questo l’obiettivo della rubrica “le specialità italiane” curata da mia madre Giuseppina.

Imparare l’italiano e conoscere l’Italia e le sue specialità. Oggi tocca all’olio extravergine di oliva della regione Lazio.

Ce ne parla appunto mia madre, Giuseppina, che abita come me nel Lazio, una regione del centritalia. A te la parola mamma.

Giuseppina: vi parlo dell’olio doliva delle nostre colline, quelle del Lazio, dove vivo io.

L’olivicoltura, nella nostra area, risale al tempo degli Etruschi che hanno raffigurato scene relative alla raccolta delle olive, sui vasi e sugli affreschi delle tombe; ma l’antichità di questa tradizione è testimoniata anche dalla presenza di piante secolari di dimensioni maestose, che caratterizzano le dolci colline di questa zona.

L’olio, denso e profumato, che si ricava dalle olive, è ormai ritenuto universalmente alimento fondamentale della dieta Mediterranea.Esso è particolarmente

Esso è particolarmente ricco di vitamina E, polifenoli ed antiossidanti. Grazie alla sua alta digeribilità è particolarmente adatto per insaporire e valorizzare le pietanze più diverse, che siano a base di carne, pesce, zuppe o semplici verdure.

A me piace tantissimo crudo, come unico condimento di verdure cotte o crude o semplicemente sul pane.Provate, vedrete non c’è niente di più buono.

Provate, vedrete non c’è niente di più buono.

Giovanni: bene grazie mamma. Giuseppina ci ha parlato dell’olivicoltura, una sola parola che significa semplicemente la coltivazione della pianta dell’olivo, la pianta che ha anche il nome di ulivo, con la u.

È un albero da frutto il cui frutto sono le olive. Gli olivi o ulivi vengono coltivati negli oliveti.
Un oliveto (o uliveto) è pertanto un terreno piantato a olivi, ma potete chiamare così anche l’insieme degli olivi che vi sono piantati.

Ci sarebbe molto da dire sulle olive e sull’olio extravergine d’oliva, oggi mia madre vi ha proposto un suggerimento, quello di mangiarlo crudo sul pane. Questo però è consigliabile farlo solamente con l’olio extravergine d’oliva (spesso chiamato olio Evo nelle ricette) e non con olio d’oliva.

Qiello extravergine è il più pregiato. Meglio ancora se è fresco.
Le piante secolari sono le piante, cioè gli alberi che hanno uno o più secoli, cioè almeno 100 anni di vita. Gli ulivi secolari sanno esprimere il miglior olio possibile.

La Dieta mediterranea infine è un modo di alimentarsi, rappresenta uno stile di alimentazione, un regime alimentare famoso in tutto il mondo. Diffusa siorattutto nell’Italia centro meridionale.

Semplice fare la dieta mediterranea, se si hanno gli alimenti per farla: ogni giorno cinque porzioni di frutta o verdura, molta acqua (un paio di litri). Carne e pesce bisogna consumarne in musira moderata, preferendo la carne bianca alla rossa. La stessa cosa vale per le uova, i legumi, latticini, vino e dolci.

Riguardo ai grassi, l’olio extravergine è alla base della dieta mediterranea, ma non occorre esagerare. Neanche a dirlo, niente cibo spazzatura. Un saluto da Roma.

Continuate a seguire italiano semplicemente.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Le specialità italiane: il radicchio rosso.

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Giovanni: bentornati a tutti su italianosemplicemente.com, il sito per migliorare il proprio italiano. Io sono Giovanni ed oggi, per la nostra rubrica “le specialità italiane” ci occupiamo di… ve lo lascia spiegare da mia madre, che si chiama Giuseppina. Poi vi spiegherò qualche termine che potrebbe risultare difficile per qualche straniero.

Giuseppina: Oggi parliamo del radicchio rosso, un eccellente prodotto ortofrutticolo del nord Italia, una specialità con Indicazione geografica protetta.

Il radicchio è una varietà di cicoria caratterizzato da un colore rosso scuro intenso, con striature bianche, ha una consistenza croccante e un inconfondibile gusto delicatamente amarognolo.
Se volete, con un radicchio ed una arancia, prepariamo una deliziosa insalata, ricchissima di vitamine e Sali minerali che ci aiuteranno in queste giornate fredde .
Basta sfogliare, lavare e tagliare a pezzettini il radicchio rosso, sbucciare una bella arancia e farla a fettine.
Ora li mettiamo in un piatto e condiamo con sale ed abbondante olio extra vergine di oliva delle nostre colline, è pronta.
Domani vi racconto qualcosa sul nostro olio.
Giovanni: allora, grazie mamma. Mia madre vi ha parlato di un prodotto ortofrutticolo del nord Italia, una specialità con Indicazione geografica protetta.

Un prodotto “ortofrutticolo” – una sola parola – che viene dalle due parole orto e frutta.

Orto, nella lingua italiana, deriva dal latino, significa giardino, ma si tratta in particolare di un piccolo appezzamento di terreno recintato, un piccolo pezzo di terra – si dice anche così – in genere è adiacente alla casa, ciò vicino, attaccato alla propria abitazione, nel quale si coltivano piante da frutto e ortaggi, tra cui può esserci il radicchio rosso anche, ma anche semplice insalata, carote, patate eccetera. Quindi un prodotto ortofrutticolo è un prodotto che viene coltivato e quindi riguarda gli ortaggi e la frutta dal punto di vista della produzione e del commercio.
Indicazione geografica protetta invece indica che quel prodotto è un prodotto speciale.

Quando si fa la spesa al supermercato, possiamo vedere che su molti prodotti agroalimentari e quindi anche ortofrutticoli, ci sono delle scritte, delle etichette, dei marchi, come ad esempio IGP, oppure anche il marchio DOP o STG.

IGP, la prima delle tre sigle, significa proprio indicazione geografica protetta e significa che quel prodotto è un prodotto tipico di uno specifico territorio italiano: una specialità di un territorio italiano.

I prodotti che hanno una sigla indicazione geografica protetta sono quindi tipici, originari di una determinata area geografica e che, per questo motivo, sono più protetti degli altri prodotti ed hanno una maggiore qualità ed una maggior reputazione. Il marchio Igp è indice di qualità.

Di conseguenza sono prodotti anche tutelati giuridicamente.

Proprio come il radicchio rosso, dal gusto un po’ amaro, cioè amarognolo, che ha delle striature bianche, cioè delle strisce, delle righe, delle linee bianche. Se vi capita mangiatelo non solo perché è buonissimo ma anche perché ha notevoli proprietà antiossidanti ed è anche molto utile alle persone in sovrappeso, per combattere la stitichezza e la cattiva digestione.

Grazie per l’ascolto a tutti.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Le specialità italiane: le salsicce. A cura di Giuseppina

Audio

Hai un kindle? Acquista il 1° Audiolibro di italiano Semplicemente: 24 ore di ascolto con trascrizione per soli €9,00

Trascrizione

Giovanni: buongiorno amici di italiano Semplicemente. Inizia oggi una nuova rubrica, disponibile per tutti i visitatori di Italiano Semplicemente.

La rubrica è curata interamente da mia madre, Giuseppina, che vi parlerà delle specialità culinarie italiane. Tra le nostre specialità, mia madre ha deciso di iniziare dalle salcicce (o salsicce, più corretto). Parliamo di carne dunque. A te la parola mamma:

Giuseppina: Le nostre specialità. Un pochino per volta voglio farvi conoscere le nostre specialità alimentari, prodotti diversi in ogni regione e stagione che fanno parte della nostra cultura. Fa freddo, dunque iniziamo con le salsicce?

Nelle nostre campagne si allevano ancora maiali per uso famigliare e non appena viene l’inverno, purtroppo per loro, vengono abbattuti e le loro carni, trasformate in prodotti meravigliosi. Uno di questi, sono le salsicce.

salsicce.jpg

Un bel camino acceso, una griglia e non serve altro, pochi minuti e una pietanza
ottima è pronta.
Per le persone che non amano mangiare per ragioni religiose questo cibo, prometto che rimedierò con la specialità di domani.

fuoco_salsicce.jpg

Giovanni: bene, grazie della veloce spiegazione.

Giuseppina ci ha parlato delle salcicce, un prodotto ottenuto dalla carne del maiale.

La parola salsicce è il plurale di salsiccia. Molti preferiscono scrivere salsiccie, con la i, ma si tratta di un errore. A voce non ve ne accorgete però. Infatti le parole che terminano con CIA a volte è problematico scriverle al plurale. La soluzione sta nel guardare cosa c’è immediatamente prima di CIA. C’è una vocale? allora la seconda “i” di salsiccia rimane anche nel plurale, se invece c’è una consonante quella “i” se ne va:

Salsiccia – Salsicce

Robaccia – robacce

Pancia – pance

Invece

camicia – camicie (con la i)

fiducia – fiducie

Socia – socie

Molto breve come episodio dunque, ma saranno tutti così questi episodi della rubrica “le specialità italiane“: veloci e snelli, da ascoltare quando si ha tempo ma non quando si ha fame… potrebbe essere controproducente…:-) allora aspettiamo domani la prossima specialità italiana. Un saluto.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Ne va

Audio

Trascrizione

Ciao ragazzi, io sono Giovanni, e questa che state ascoltando è la spiegazione di una espressione italiana. Lo facciamo tutti i lunedì: una espressione, un modo di dire, insomma qualcosa di nuovo, per farvi ascoltare la voce di un italiano.

La trascrizione di questo episodio, come tutti gli altri, è disponibile sul sito italianosemplicemente.com.

La frase di oggi è “ne va“.

ne_va_immagine

“Ne va” non è una espressione idiomatica; si tratta di un semplice modo, un modo molto veloce che gli italiani utilizzano per esprimere qualcosa di importante.

Ne” è una particella che ha moltissimi utilizzi nella lingua italiana. Molto spesso l’abbiamo incontrata nelle passate spiegazioni su questo sito.

Va” invece rappresenta il verbo andare.

Io vado, tu vai, lui va, noi andiamo, voi andate, loro vanno.

Quindi “lui o lei va“. Ma in questo caso c’è “ne” in più e il significato cambia completamente.

Non si parla di persone che “vanno“: le persone ed il loro movimento non centrano nulla. Si parla invece di importanza, come dicevo prima.

C’è qualcosa di molto importante che potrebbe essere in pericolo. Qualcosa di molto importante che potrebbe essere a rischio, che potrebbe essere compromesso, che potrebbe essere perso.

La cosa importante che in pericolo va aggiunta dopo le due parole “ne va”.

Per unire “ne va” e la cosa importante, si utilizza una preposizione articolata. Ad esempio se dico:

La sanità è una cosa seria, i medici devono essere competenti, perché ne va della salute dei cittadini.

Quindi ne va della salute dei cittadini. E’ la salute dei cittadini la cosa importante. E’ la salute dei cittadini ad essere a rischio, è la salute dei cittadini che potrebbe essere compromessa. Quindi se i medici non sono competenti, se cioè non sono dei bravi medici a rimetterci saranno i cittadini e la loro salute: ne va della loro salute.

Posso anche dire ne va di mezzo la loro salute. Molto spesso si trova anche la parola “mezzo” alla fine. In questo caso l’espressione ha più l’aspetto di una espressione idiomatica.

Andare di mezzo” è l’espressione, che però ha più significati.

Infatti l’espressione “andare di mezzo” ha anche il senso di essere coinvolti.

Ad esempio se dico che:

Nel mio ufficio è stata trovata una valigia con 1 milione di euro. Non so chi sia stato a mettercela, ma speriamo di non andarci di mezzo.

Questo significa che io spero di non essere coinvolto in questo fatto. Forse qualcuno ha rubato questi soldi ma non sono stato io, e spero di non andarci di mezzo. Spero che non ne vadano di mezzo neanche i miei colleghi.

Questo “andarci di mezzo” ha il senso di essere coinvolti.

Potrei anche aggiungere:

Se ne va di mezzo anche il mio dirigente potrei andarci di mezzo anch’io.

Ecco,  se “ne va di mezzo” anche il mio dirigente significa che viene coinvolto anche il mio dirigente. In questo caso ne sarei coinvolto anche io in questa brutta faccenda.

Spero che questo non accada: ne va del futuro della nostra azienda.

“Ne va del” futuro della nostra azienda: ecco, in questo caso vuol dire che il futuro della nostra azienda sarebbe a rischio, sarebbe compromesso. Perché il futuro della nostra azienda è importante. E’ proprio questo il senso iniziale, che avevo spiegato inizialmente e che rappresenta l’espressione che voglio spiegare oggi.

Ma il significato se ci pensate è abbastanza simile.

Ne va di mezzo il mio dirigente = Viene coinvolto il mio dirigente

Ne va del futuro dell’azienda = ne va di mezzo il futuro dell’azienda = il futuro dell’azienda è a rischio, è in pericolo, è in gioco, è in ballo.

Vi faccio altri esempi di rischio e pericolo, cioè casi in cui usare “ne va”:

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: ne va del futuro dell’Europa stessa.

Potremmo anche dire:

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: è in gioco il futuro dell’Europa stessa.

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: altrimenti sarebbe a rischio il futuro dell’Europa stessa.

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: se non accade questo sarà in pericolo il futuro dell’Europa stessa.

L’Europa deve proteggere i paesi più deboli: è in questo modo che si può assicurare un futuro all’Europa stessa.

Parliamo di benessere:

Non posso smettere di fare sport, ne va del mio benessere

Non posso smettere di fare sport, è in gioco il mio benessere

Non posso smettere di fare sport, altrimenti metterei a rischio il mio benessere

Non posso smettere di fare sport, il mio benessere è troppo importante

Non posso smettere di fare sport, ci tengo al mio benessere

Non posso smettere di fare sport, è in ballo il mio benessere

Vedete che si parla sempre di qualcosa di molto importante e che potrebbe in futuro essere in pericolo.

Dicevo che “ne va” è seguito sempre da una preposizione articolata:

del, della, dello, dei, degli, delle

Ma se usate la parola “mezzo” dovete usare la preposizione semplice “di”

Ne va di mezzo il futuro dell’Europa stessa

Ne va di mezzo il mio benessere

Se decidete di non usare la preposizione articolata state attenti perché in questo caso “andare di mezzo”, come abbiamo visto, ha anche un secondo significato: essere coinvolti, essere chiamati in causa.

Notate anche che la particella “ne” come sapete solitamente si usa per sostituire qualcosa che non viene ripetuto. Ad esempio: Vuoi un po’ di torta? Sì, grazie, ma ne vorrei solo un po’. Quindi il “ne” si riferisce alla torta.

Lo stesso accade quando uso “andarci di mezzo” nel senso di essere coinvolti in qualcosa.

Come abbiamo visto anche prima in una frase simile (quella della valigia con un milione di euro):

Spero che in questo brutto affare non ne vada di mezzo nessuno!

In questo caso non solo la parola “mezzo” è obbligatoria ma il “ne” si riferisce al brutto affare, nel quale non deve andarci di mezzo nessuno.

Invece nella frase: “ne va  del mio benessere” o “ne va di mezzo il mio benessere” la parola “mezzo” non è obbligatoria e inoltre “ne” ha il senso di conseguenza, il senso di effetto, di risultato. Questo significato della particella “ne” lo troviamo anche se la usiamo con altri verbi:

Ne deriva, ne consegue, ne emerge, ne deduco.

In questi casi il “ne” si usa per esprimere una conseguenza.

Ho fame, ne consegue che devo mangiare! (la conseguenza della mia fame è che devo mangiare)

Hai perso, ne deriva che devi pagare la scommessa! (la conseguenza della tua sconfitta è che devi pagare)

Non mi hai risposto al telefono: ne deduco che non eri a casa (non hai risposto quindi come conseguenza io credo che tu non eri in casa)

Allo stesso modo, ad esempio:

Devo vincere: ne va della mia reputazione.

Una frase, questa, che posso dire se ho una sfida, una partita importante: Devo vincere: ne va della mia reputazione.

Anche in questo caso la conseguenza della mia vittoria è che sarebbe salva la mia reputazione. Se invece perdessi perderei la mia reputazione. Si tratta sempre di una conseguenza dunque.

Notate una cosa: in genere quando si usa “ne va” si parla quasi sempre del futuro, si parla quasi sempre di qualcosa di importante che è in pericolo, a rischio. Non si usa mai o comunque è difficile vedere “ne va” al passato. Può comunque accadere qualche volta di trovare frasi tipo:

Ha dovuto studiare molto per ottenere il lavoro: ne andava del suo futuro.

“Ne va”, quindi, se parliamo al passato, diventa “ne andava”.

Vediamo altri esempi:

Ho dovuto e ho voluto donare un rene a mio figlio: ne andava della sua vita

La Juventus non poteva cedere il suo giocatore migliore, ne andava dell’immagine della squadra.

Notate infine che se, davanti a “ne va” o davanti a “ne andava” aggiungete il pronome se il significato cambia completamente. Difficile a spiegarsi ma l’esempio chiarirà tutto.

Se dico:

Io me ne vado di casa

Vuol dire che io lascio la mia casa. Uso il pronome “me” perché sono io che lascio la casa.

Analogamente se mi riferisco a una terza persona, lui o lei, la frase diventa:

Lui se ne va di casa

Lei se ne va di casa

Che significano semplicemente che lui o lei lasciano la casa, lui o lei abbandonano la casa. Ho parlato della terza persona (lui o lei) perché è l’unico caso in cui si possa far confusione con l’espressione di oggi. Infatti nelle altre persone non è possibile confondersi: Io me ne vado, Tu te ne vai. Noi ce ne andiamo, voi ve ne andate: solamente se dico: Lui (o lei) se ne va si può creare confusione.

Anche in questo caso compare “ne va di” ma c’è il se davanti. In questo caso quindi le conseguenze non c’entrano nulla. Il verbo “va” in questo caso indica proprio il verbo andare, indica quindi movimento: l’uscita di casa, in questo caso.

Un’ultima notazione: “ne va”, l’espressione di oggi, si usa solo con il verbo andare alla terza persona singolare.

Non esiste: ne vado. Non esiste in questo senso voglio dire. Posso dire ne vado fiero, ne vado orgoglioso, ma ha un altro significato. Lo stesso vale per “ne vai”, “ne andiamo”, “ne andate”, “ne vanno”.

Perché? Beh, perché come vi ho detto il senso è dire che c’è qualcosa che è in pericolo, che è a rischio. Per questo motivo basta cambiare l’aggettivo possessivo o la preposizione e mai il verbo; ad esempio:

E’ a rischio la mia reputazione? Ne va della mia reputazione

E’ a rischio la nostra amicizia? Ne va della nostra amicizia

E’ in pericolo la tua vita: Ne va della tua vita

E’ in gioco la vostra esistenza? Ne va della vostra esistenza

E’ in ballo la loro credibilità? Ne va della loro credibilità

E’ in ballo il destino dell’azienda? Ne va del destino dell’azienda

Bene adesso con l’aiuto di alcuni dei membri dell’Associazione Italiano Semplicemente facciamo alcuni esempi che vi invito a ripetere:

Mariana (Brasile): speriamo che il nuovo presidente del Brasile Bolsonaro sia un buon presidente: Ne va del futuro del mio paese.

Ho bisogno di praticare l’arte marziale per riuscire a difendermi, ne va della mia protezione.

Assma (Marocco): Spero che possiate visitare il Marocco un giorno, ne va dell’immagine del mio paese

Grazie a Mariana dal Brasile e Assma dal Marocco. Vorrei concludere ringraziando i membri dell’associazione che hanno collaborato e tutti i donatori che ci aiutano a mantenere vivo il sito web. Grazie a queste donazioni è possibile evitare la pubblicità sul sito. Grazie dunque a chi ci sostiene economicamente. Mi auguro che questo possa servire a ricevere altre donazioni perché ne va del futuro del sito italianosemplicemente.com.

Andrè (Brasile): se le persone non fanno donazioni, ne va di mezzo la nostra associazione!

Infatti. Questa era la voce di Andrè, dal Brasile. Grazie anche ad Andrè. Un saluto a tutti.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

 

 

 

 

Italiano professionale: Problemi di ordinativi

Descrizione

Vi presento Davide Martini, un insegnante iscritto all’associazione italiano semplicemente che oltre ad insegnare Insegna italiano crea strumenti per insegnanti di lingua.
Davide ci presenta alcuni di questi strumenti.

A questo scopo, pubblichiamo un audio relativo ad un dialogo tra una ditta e un fornitore. Il dialogo rappresenta la soluzione di un esercizio sui termini “indefiniti”

Livello: B1-C1

Audio

scarica il file audio in formato mp3

trascrizione

Davide:
Buongiorno a tutti. Mi presento, sono Davide Martini, membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

Insegno italiano e creo strumenti per insegnanti di lingua, strumenti con cui si possono creare velocemente attività come questa.

Ringrazio il gestore del sito, il nostro caro Giovanni, per avermi dato la possibilità di collaborare con il suo ricchissimo sito.

Voglio presentarvi un dialogo immaginario tra un fornitore e una ditta che produce accessori di abbigliamento.

Nel dialogo, l’impiegato dell’ufficio acquisti della ditta PincoPallino telefona al sig. Motta, suo fornitore, per diversi problemi riguardanti gli ultimi ordini.

I due si conoscono da anni, e sono in confidenza. Per questo usano espressioni colloquiali, ma anche tantissimi “indefiniti“.

L’uso degli “indefiniti” è solo una delle tante sfide che ci presenta l’italiano.

Non voglio dilungarmi in definizioni grammaticali, ma basti dire che gli indefiniti sono parole che indicano “quantità indeterminate” di cose. Ecco una lista incompleta, che sarà quella in cui troverai gli indefiniti usati per completare il dialogo:

ALCUN, ALCUNO, ALCUNA; NESSUN, NESSUNO, NESSUNA
ALCUNE, ALCUNI
ALTRO, ALTRA, ALTRI, ALTRE; UN ALTRO, UN’ALTRA, DEGLI ALTRI, DELLE ALTRE
CERTO, CERTA, CERTI, CERTE
MOLTO, MOLTA, MOLTI, MOLTE; TANTO, TANTA, TANTI, TANTE; DIVERSI, DIVERSE
PARECCHIO, PARECCHIA, PARECCHI, PARECCHIE
POCO, POCA, POCHI, POCHE
TROPPO, TROPPA, TROPPI, TROPPE
TUTTO, TUTTA, TUTTI, TUTTE (TUTTI E, TUTTE E)
NIENTE, NULLA, NESSUNO, NESSUNA
QUALCHE, QUALCOSA, QUALCUNO, QUALCOS’ALTRO
QUALSIASI, QUALUNQUE, CHIUNQUE, DOVUNQUE, COMUNQUE
OGNI, OGNUNO, OGNUNA, CIASCUNO, CIASCUNA

…ma in questo esercizio useremo anche altre parole, come…

PIÙ, DI PIÙ, IN PIÙ, IN TUTTO, IN TOTALE
MENO, DI MENO, IN MENO
PIÙ NIENTE / NULLA
COSÌ
UN PO’, UN ALTRO PO’
QUALE, QUALI
QUELLO, QUELLA, QUELLI
SENZ’ALTRO, QUALCOS’ALTRO, NIENT’ALTRO

Probabilmente le avrai già sentite tutte o quasi, in diversi contesti. Molte hanno praticamente lo stesso significato, per cui ti propongo un modo di esercitarle a partire dal dialogo.

Come vedrai, dopo ogni numero ci sono diversi “indefiniti”. Il tuo compito è quello di trovare un altro “indefinito” che si può usare al posto di quello inserito di volta in volta.

Tutti sono corretti, alcuni sono più o meno strani, dato il contesto, ma tu devi trovare un’alternativa, che suona altrettanto bene o, a volte, francamente meglio di quelli usati.

In ogni caso, lo copio qui sotto:

Problemi di ordinativi

Davide Martini – Giovanni Coletta

Sostituisci le espressioni tra parentesi con Indefiniti dal sigificato equivalente
Mario Motta s.p.a.: – Buongiorno, Motta Spa., mi dica.
PincoPallinoSpA: – Buongiorno, Mario? Sono Luigi, della PincoPallinoSpA.
Mario M.: – Ah, sì, ciao, Luigi , Come state lì a Madrid?
PincoPallinoSpA: – Bene, grazie, e voi? (1 Ogni cosa______________________) bene?
Mario M.: – Sì, grazie, dimmi pure.
PincoPallinoSpA: – Senti, mi dispiace dirtelo, ma abbiamo (2 molti, alcuni, parecchi, vari______________________) problemi con gli ultimi tre ordini.
Mario M.: – Ma no, dai, ancora! Quali ordini? Ne abbiamo fatti tre questo mese!
PincoPallinoSpA: – Eh, purtroppo ci sono stati problemi con (3 ognuno dei, ciascuno dei______________________) tre. I miei capi sono (4 molto, tanto______________________) preoccupati.
Mario M.: – Ma come? Spiegami, spiegami. Non può essere (5 tanto______________________) grave!
PincoPallinoSpA: – Cominciamo da (6 l’ordine______________________) delle fibbie. Sai (7 che______________________)?
Mario M.: – Sì, sì, (8 le fibbie______________________) dorate, ovali… cos’è successo?
PincoPallinoSpA: – Beh, (9 una maggiore quantità______________________) della metà avevano il buco (10 esageratamente______________________) piccolo, e non si chiudevano.
Mario M.: – Ma come? Non è possibile! Può darsi che sia scappata (11 alcune sbavature______________________) sbavatura in (12 qualche fibbia______________________), ma non (13 sicuramente______________________) così (14 questa elevata quantità______________________)!
PincoPallinoSpA: – Beh, forse (15 qualche persona______________________) si è sbagliato con le misure, ma fatto sta che non le possiamo usare! Non capisco come non ve ne siate accorti! (16 qualunque persona______________________) poteva vederlo!
Mario M.: – No, ma (17 sicuramente______________________) c’è stato un disguido, sennò non si spiega. Noi abbiamo usato le vostre specifiche!
PincoPallinoSpA: – No guarda, le nostre misure andavano bene. Dev’essere stato qualcos’ (18 di più______________________).
Mario M.: – Beh, vedrò giù in produzione cosa mi dicono.
PincoPallinoSpA: – E non è (19 la storia completa______________________). Ti ricordi il campione di dieci metri di tessuto bianco che ti avevamo chiesto?
Mario M.: – Sì, perché?
PincoPallinoSpA: – Beh, è (20 esageratamente______________________) bianco. Dobbiamo cambiare colore.
Mario M.: – Cosa? Ma è impossibile! L’abbiamo spedito (21 alcuni______________________) giorni fa!
PincoPallinoSpA: – Davvero? Qui da noi non è ancora arrivato!
Mario M.: – Eh, mi dispiace, ma non c’è (22 altro______________________) da fare, ormai è partito!
PincoPallinoSpA: – Vabbé, d’accordo, allora (23 nulla______________________), come non detto. E poi, per il terzo, quello dei manici… abbiamo bisogno di (24 alcuni pezzi______________________) pezzo (25 in eccesso______________________).
Mario M.: – Sì? Quanti? Ve ne abbiamo mandati cento, se non sbaglio… sono già (26 tanti, parecchi______________________), no?
PincoPallinoSpA: – Sì, ma ce ne sono arrivati (27 una quantità maggiore______________________), solo ottanta. E va bene, perché comunque ve ne devo chiedere (28 cinquanta in più______________________) cinquanta. Cioè, (29 in totale______________________) centotrenta. Ce la fate a mandarceli per il quindici del mese prossimo?
Mario M.: – No, è (30 esageratamente______________________) presto. Vi va bene per fine mese?
PincoPallinoSpA: – No, dai, cerca di farceli per il venti, massimo. Abbiamo (31 non molto______________________) margine per la produzione.
Mario M.: – C’è (32 abbastanza______________________) poco tempo… se fosse (33 un diverso______________________) periodo, ma ora, con la Pasqua in mezzo…
PincoPallinoSpA: – Beh, accidenti, fate (34 qualche cosa______________________), sennò va a finire che mi cominciano a chiedere preventivi di (35 diverse______________________) ditte…
Mario M.: – Dai, dai, che ci conosciamo. Non sono (36 tanti, parecchi______________________) quelli che lavorano come noi.
PincoPallinoSpA: – Eh, sì, si vede! Beh, dai, fammi sapere (37 qualche cosa______________________) al più presto, e cerca in (38 ogni, qualunque, tutti i modi______________________) modo di controllare bene (39 qualsiasi______________________) fase della produzione delle fibbie, perché c’è (40 qualche cosa______________________) che non va. Non hai (41 alcuna______________________) idea di cosa possa essere successo?
Mario M.: – No, no, può essere stato (42 qualsiasi persona______________________). Ho (43 alcuni______________________) sospetti, ma devo controllare, prima. Ma non ti preoccupare: (44 qualche persona______________________) pagherà, se l’errore è nostro. (45 Qualche altra cosa______________________)?
PincoPallinoSpA: – No… ti sembra (46 non molto______________________)? Mi raccomando, per lunedì prossimo voglio sapere (47 qualche cosa______________________), e (48 non ci sono______________________) scuse, stavolta, ok?
Mario M.: – Stai tranquillo, non ci sarà (49 alcun______________________) problema stavolta. Ciao, a lunedì.

Come fare per sapere se è corretto? Beh, puoi guardare le soluzioni, o usare la funzione “Practice” di queste Flashcards online. Apri il link, fai click sulla linguetta “Practice”, e ricorda di mescolare le schede facendo click sul bottone con la doppia freccia incrociata

bottone mescolare le schede

La prima “scheda” contiene le istruzioni, quindi non è parte dell’esercizio. Clicca direttamente, te la darà per sbagliata, e ti darà come soluzione la seconda parte delle istruzioni.

Oppure, puoi indicare in questa lista (da stampare, non è interattiva) il numero corrispondente al “buco” del dialogo in cui va la parola giusta della lista. In questa lista, le parole appaiono smistate in gruppi di otto, di colori diversi. Poi puoi controllare la soluzione dell’esercizio.

Se vuoi vedere le parole all’interno del dialogo, usa il dialogo con le parole giuste.

Se vuoi controllare di aver imparato le espressioni e fare arrivare a me il risultato, e hai un conto Gmail (o compatibile), puoi aprire questo link, accettare di “fare una copia” del documento, poi seguire le istruzioni che troverai per dare l’accesso, e realizzare l’esercizio online, mandandomi poi i risultati.

Se vuoi lavorare sul dialogo con un compagno, a lezione, potete usare questi fogli, per poi correggervi a vicenda: SplitClozeConPisteA, SplitClozeConPisteB. Lo studente li può usare anche da solo, alternando dall’uno all’altro e cercando di ricordarsi le soluzioni. Il fatto di averle appena lette sull’altro foglio attiva la memoria, che sarà poi rinforzata dall’ascolto.

Potete anche usare queste versioni, senza piste (cioè, senza gli indefiniti che ti guidano per trovare quello giusto), SplitClozeSoloA, SplitClozeSoloB, e per guidarvi, usare questa lista degli indefiniti, separati in gruppi di otto, su due righe colorate diversamente.

Infine, se vuoi controllare l’equivalenza tra gli indefiniti dati come “piste” e quelli che effettivamente si usano nel dialogo originale, puoi guardarla qui.

INSEGNANTE: TUTTE QUESTE VARIANTI dell’esercizio provengono da UN SOLO foglio GSheet, il “Clozatore”, che usa UNA SOLA MATRICE per tutte le versioni. Se guardi in dettaglio l’esercizio, ci sono due o tre cose da correggere o migliorare. Mediante il mio strumento, basterà correggerle una sola volta, e tutti i materiali verranno automaticamente aggiornati in funzione delle correzioni che hai svolto, per cui si manterranno perfettamente coerenti. Per esempio, se decidessi di aggiungere o togliere un espunto… tutto, dalla numerazione agli “smistamenti” sui fogli SPLIT, si adatterà da solo, senza che tu faccia niente.

Gli indefiniti alternativi, quelli che vengono usati come “piste”, possono essere aggiunti o tolti da tutti i formati con UN SOLO CLICK. Potresti aggiungere altre cose, a piacere, senza toccare i documenti originali, ma solo la matrice base. Per esempio, la traduzione in spagnolo (ClozeCompleto, SplitClozeA, SplitClozeB, eccetera). Ma puoi aggiungere quello che vuoi! Dovrai scrivere i dati UNA SOLA VOLTA, in una delle colonne disponibili, e poi sceglierli per tutti i materiali, con un solo click. Se successivamente vorrai ritoccarli o corregerli, lo farai, anche in quel caso, una sola volta per tutti i formati.

Ti piacerebbe disporre di questo strumento per poter realizzare i tuoi “Fill-in-the-blanks” personalizzati?

SCRIVIMI a davideprofe@gmail.com

Guarda questo documento di presentazione del Risponditore, il Clozatore e l’Abbinatore.

La pronuncia della zeta

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Descrizione

In un dialogo con i miei figli vediamo insieme la pronuncia della Zeta è della. Doppia zeta. Spieghiamo la zeta sonora e la zeta sorda.
Vediamo ad esempio:
Pazzo, zuzzurellone, palazzo, pazzo, mazza, pazzia, imbarazzo, ammazzare, pezza, pizza, puzza, pozza, zucchero, puzza, pozzanghera, azzeccare, Zorro, zittire.

Episodio tratto da una conversazione sul gruppo WhatsApp dell’associazione italiano Semplicemente: tutti i giorni una lezione diversa.

Iscriviti all’associazione.

Trascrizione

Buongiorno a tutti amici di italianosemplicemente. Io mi chiamo Giovanni, lo dico per chi non mi conosce ancora. Sono il Presidente dell’associazione italiano semplicemente, nata per aiutare gli stranieri di tutto il mondo a migliorare il loro italiano.
Nell’episodio di oggi facciamo un bell’esercizio; bello e divertente.
Voglio condividere con tutti voi una conversazione che è stata fatta all’interno del gruppo Whatsapp dell’associazione.
Una conversazione che è avvenuta tra me, i miei figli e alcuni membri della dell’associazione, di diversa nazionalità.
La conversazione ha riguardato la pronuncia della lettera Z: di tanto in tanto nel gruppo facciamo degli esercizi di pronuncia. Questi avvengono solitamente il giovedì. In questi esercizi proviamo appunto a focalizzare la nostra attenzione su delle lettere in particolare. Stavolta è toccato alla lettera z. Ascolterete quindi questa conversazione tra me e i miei figli in cui parliamo liberamente della pronuncia della Z, dopodiché intervengono dei membri, alcuni dei membri della famiglia, dell’Associazione italiano semplicemente che tra l’altro scopriranno alcuni errori che abbiamo fatto all’interno di questo dialogo con i miei figli. Con questo voglio mostrarvi come in realtà tutti sbagliamo, tutti possiamo sbagliare, anche noi madrelingua, e che in fondo la pronuncia della Z, in molte occasioni si può sbagliare facilmente.
Non è un problema particolarmente grave. Non è particolarmente grave sbagliare una lettera. L’importante è essere consapevoli che esistono due tipologie di Zeta, due tipologie di Z diverse, due pronunce diverse.
Ne parliamo all’interno proprio di questo dialogo. Non mi resta di augurarvi un buon ascolto.

Conversazione tra Giovanni e i suoi figli.

Bene, la conversazione termina con una richiesta specifica: parole italiane con doppie zeta che si pronunciano con la zeta sonora. Mi risponde subito Andrè dal Brasile.
Andrè: organizzare, analizzare

Giusto. Organizzare e analizzare. Un’altra?

Andrè: anestetizzare

C’è anche Gema dalla Spagna che ne trova qualcuno.

Gema: azzerare, azzeramento, azimo e azzurro
Brava Gema. Ottimo lavoro: azzerare, azzeramento, azimo e azzurro. Tutte hanno la zeta sonora. Come anche anestetizzare di Andrè.

Invece prima vi ho parlato di un errore: azzeccare, che si pronuncia con la zeta sorda. Questa è la vera pronuncia di azzeccare. Vero Rauno? Rauno è finlandese.

Rauno: anche Google traduttore dice “azzeccare”.

Bene, grazie Rauno ed a Google traduttore! Speriamo di avervi chiarito le idee.

Grazie ai membri dell’associazione ed ai miei figli. Ogni giorno un argomento diverso: questo è il programma di italiano nel gruppo WhatsApp dell’associazione.
Il lunedì parliamo di una frase idiomatica italiana, il martedì vediamo insieme il notiziario del Giorno.
Il mercoledì ci occupiamo del linguaggio del lavoro.
Il giovedì di pronuncia, il venerdì di cultura e territorio e il sabato di letteratura e poesia.
Se volete, tutti possono unirsi a noi. Basta farne richiesta. Vi aspettiamo, e mi raccomando non abbiate paura di parlare e di sbagliare.

Un saluto a tutti.

Arriva Bolsonaro!

Audio

scarica il file audio in formato mp3 

Trascrizione

Giovanni: Buongiorno e buon anno a tutti. Iniziamo questo nuovo anno con una notizia dal Brasile. Sapete che il governo Bolsonaro dal 1 gennaio 2019 è in carica. Allora ascoltiamo il nostro corrispondente dal Brasile André Arena, con i suoi “quasi 100 secondi”.

Andrè: In Brasile ora è effettivamente iniziata l’era Bolsonaro. Il nuovo presidente inizia il suo governo disponendo del sostegno della maggioranza della popolazione. Ieri, durante la sessione solenne svoltasi nella sede del Parlamento a Brasilia, Bolsonaro ha ripreso i principali punti che hanno segnato la sua campagna elettorale, vale a dire: valori conservatori, lotta alla corruzione, pugno di ferro contro la criminalità, riforme politiche ed economiche che costituiscono il cosiddetto “patto nazionale” .
Quanto alla sicurezza, una delle questioni più sentite dall’opinione pubblica brasiliana e uno dei punti più controversi del suo programma di governo.
Bolsonaro insiste nelle sue intenzioni di ampliare il diritto alla legittima difesa, nonché onorare coloro che sacrificano la loro vita in nome della sicurezza di tutti.
Cosa succederà? Succederà che il porto d’armi sarà consentito a tutti i cittadini e ci sarà la cosiddetta “esclusione dell’illiceità” che in definitiva da il via libera ai poliziotti di sparare.
Non si sa ancora se queste misure saranno veramente realizzate, ma se ciò avverrà, speriamo che il paese non si trasformi in un film Western!

Giovanni: Bene Andrè, grazie di questa notizia in tempo quasi reale, in questi tuoi quasi 100 secondi. Vai molto bene col tuo italiano… ci siamo quasi direi!

Hai parlato di un “patto nazionale“. Un patto è un accordo, un’alleanza che Bolsonaro fa col popolo. La sua è una promessa in realtà, anche se sono in molti a sperare che non riesca a mantenerla. Poi hai parlato di “esclusione dell’illiceità”. Significa che, come hai ben spiegato, i poliziotti possono sparare, sono liberi di farlo: sparare sarà lecito; sparare non sarà più illecito, non sarà più contro la legge, quindi la illiceità dell’atto di sparare sarà esclusa dalla legge. Non sarà più illecito: diventerà quindi lecito, cioè possibile, legittimo, sparare da parte dei poliziotti.

Speriamo che la situazione in Brasile vada bene nei prossimi anni, continua a tenerci aggiornati. Hai usato, nel tuo discorso André, il verbo Disporre, che fa parte dei verbi professionali del corso di Italiano Professionale. Ricordo a tutti che Andrè è un membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Lui abita nello Stato di San Paolo.

C’è anche Mariana con noi, che è dello stato di Minas Gerais, sempre in Brasile. Allora Mariana ha da dire qualcosa anche lei. Vuole aggiungere qualcosa sulle misure di sicurezza messe in atto durante il discorso di Bolsonaro.

Mariana: Buongiorno. Bolsonaro ha fatto il suo primo discorso col maggior apparato di sicurezza della storia in Brasile.

I Cecchini armati si sono posizionati sul tetto dei palazzi circostanti. Persino missili a guida laser hanno fatto parte della struttura di sicurezza di Bolsonaro, che è la più grande e costosa sicurezza che la storia del Brasile ricordi per questa occasione.
Era ancora buio quando le macchine della sicurezza nazionale hanno raggiunto la Esplanada dos Ministérios.
Una videocamera all’interno di un pallone ha permesso loro una visione privilegiata. Più in basso, anche accurati controlli manuali e utilizzo di metal detector.

Misure di sicurezza anche per il pubblico che ha assistito: cibo in imballaggi non trasparenti non era consentito. In alcuni posti, i poliziotti militari hanno tagliato addirittura la frutta in pezzi!
Niente ombrelli e caschetti: vietati anch’essi.
Bottiglie d’acqua? Stessa sorte.
L’unico tipo di acqua consentita era quella distribuita da una fidata impresa di Brasilia.

Giovanni. Grazie Mariana, “più sicuri di così si muore!” Verrebbe da dire… Mariana ci ha parlato di cecchini sui tetti che sparano: un cecchino è un tiratore scelto che è appostato pronto a sparare in caso di necessità.

Volevo concludere con una cosa che a me personalmente ha molto colpito, che non ha nulla a che fare con la sicurezza, cioè il discorso tenuto dalla moglie del nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che si chiama Michelle: dire che ha un nome abbastanza impegnativo da portare è poco!

Ebbene Michelle – i brasiliani ne sono al corrente naturalmente – ha partecipato ieri alla cerimonia di insediamento del marito. Lo ha fatto con un messaggio di ringraziamento rivolto al popolo utilizzando la lingua dei segni (pensate un po’), quindi quella con la quale ci si rivolge ai non udenti.

Michelle ha voluto ringraziare i brasiliani per la “solidarietà” che gli hanno espresso durante i momenti difficili passati di recente dal marito”, ed ha fatto anche riferimento all’attentato subito nel settembre scorso, durante la campagna elettorale.

Michelle parla di “elezioni che hanno dato voce a chi non è stato ascoltato” e aggiunge che il motivo principale per cui le urne lo hanno decretato presidente è proprio la questione della sicurezza: “il cittadino brasiliano vuole sicurezza, vuole pace e vuole prosperità”, ha detto Michelle.
Iniziativa interessante comunque quella di Michelle. Chissà, e spero per lei, se riuscirà ad essere all’altezza della Michelle più famosa…

Grazie a Andrè e Mariana. Continuate a tenerci aggiornati sul Brasile e a tutti i visitatori di Italiano Semplicemente invece dico che siete tutti invitati nella nostra associazione. Abbiamo bisogno di altri inviati speciali dall’estero.

Un saluto.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

2019: il discorso del presidente della Repubblica Mattarella

Audio

scarica il file audio in formato mp3

Spiegazione

scarica il file audio in formato mp3

Trascrizione

“Care concittadine e cari concittadini, siamo nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana.

Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento, nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi.

Non è un rito formale.

Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno: è un appuntamento tradizionale, sempre attuale e, per me, graditissimo.

Permette di formulare, certo non un bilancio, ma qualche considerazione sull’anno trascorso.

Mi consente di trasmettere quel che ho sentito e ricevuto in molte occasioni nel corso dell’anno da parte di tanti nostri concittadini, quasi dando in questo modo loro voce.

E di farlo da qui, dal Quirinale, casa di tutti gli italiani.

Quel che ho ascoltato esprime, soprattutto, l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità di vita.

La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino.

Proprio su questo vorrei riflettere brevemente, insieme, nel momento in cui entriamo in un nuovo anno.

Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri.

Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme.

Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri.

Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore.

So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza.

Certo, la sicurezza è condizione di un’esistenza serena.

Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune.

La domanda di sicurezza è particolarmente forte in alcune aree del Paese, dove la prepotenza delle mafie si fa sentire più pesantemente.

E in molte periferie urbane dove il degrado favorisce il diffondersi della criminalità. Non sono ammissibili zone franche dove la legge non è osservata e si ha talvolta l’impressione di istituzioni inadeguate, con cittadini che si sentono soli e indifesi.

La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza.

Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro.

Qualche settimana fa a Torino, alcuni bambini mi hanno consegnato la cittadinanza onoraria di un luogo immaginario, da loro definito Felicizia, per indicare l’amicizia come strada per la felicità.

Un sogno, forse una favola. Ma dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia.

Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti.

In altre parole, non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società.

Sono i valori coltivati da chi svolge seriamente, giorno per giorno, il proprio dovere; quelli di chi si impegna volontariamente per aiutare gli altri in difficoltà.

Il nostro è un Paese ricco di solidarietà.

Spesso la società civile è arrivata, con più efficacia e con più calore umano, in luoghi remoti non raggiunti dalle pubbliche istituzioni.

Ricordo gli incontri con chi, negli ospedali o nelle periferie e in tanti luoghi di solitudine e di sofferenza dona conforto e serenità.

I tanti volontari intervenuti nelle catastrofi naturali a fianco dei Corpi dello Stato.

È l’Italia che ricuce e che dà fiducia. Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del No profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà. Si tratta di realtà che hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e che meritano maggiore sostegno da parte delle istituzioni, anche perché, sovente, suppliscono a lacune o a ritardi dello Stato negli interventi in aiuto dei più deboli, degli emarginati, di anziani soli, di famiglie in difficoltà, di senzatetto.

Anche per questo vanno evitate “tasse sulla bontà”.

È l’immagine dell’Italia positiva, che deve prevalere.

Il modello di vita dell’Italia non può essere – e non sarà mai – quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi.

Alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo.

Fenomeni che i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare.

Lo sport è un’altra cosa.

Esortare a una convivenza più serena non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà che il nostro Paese ha di fronte.

Sappiamo di avere risorse importanti; e vi sono numerosi motivi che ci inducono ad affrontare con fiducia l’anno che verrà.

Per essere all’altezza del compito dobbiamo andare incontro ai problemi con parole di verità, senza nasconderci carenze, condizionamenti, errori, approssimazioni.

Molte sono le questioni che dobbiamo risolvere.

La mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili.

L’alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani.

La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, pur con risultati significativi di imprese e di settori avanzati.

Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio.

Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo.

Ma non ci sono ricette miracolistiche. Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno.

Traguardi consistenti sono stati raggiunti nel tempo.

Frutto del lavoro e dell’ingegno di intere generazioni che ci hanno preceduto.

Abbiamo ad esempio da poco ricordato i quarant’anni del Servizio sanitario nazionale.

E’ stato, ed è, un grande motore di giustizia, un vanto del sistema Italia, che ha consentito di aumentare le aspettative di vita degli italiani, ai più alti livelli mondiali.

Non mancano difetti e disparità da colmare. Ma si tratta di un patrimonio da preservare e da potenziare.

L’universalità e la effettiva realizzazione dei diritti di cittadinanza sono state grandi conquiste della Repubblica: il nostro Stato sociale, basato sui pilastri costituzionali della tutela della salute, della previdenza, dell’assistenza, della scuola rappresenta un modello positivo, da tutelare.

Ieri sera ho promulgato la legge di bilancio nei termini utili a evitare l’esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto da poche ore.

Avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità.

La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento.

Mi auguro vivamente che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto.

La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole.

Vorrei rinnovare un pensiero di grande solidarietà ai familiari di Antonio Megalizzi, vittima di un vile attentato terroristico insieme ad altri cittadini europei. Come molti giovani si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia.

Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace.

Quest’anno saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, la istituzione che rappresenta nell’Unione i popoli europei, a quarant’anni dalla sua prima elezione diretta.

È uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne.

Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa.

Sono rimasto colpito da un episodio di cronaca recente, riferito dai media. Una signora di novant’anni, sentendosi sola nella notte di Natale, ha telefonato ai Carabinieri.

Ho bisogno soltanto di compagnia, ha detto ai militari. E loro sono andati a trovarla a casa portandole un po’ di serenità.

Alla signora Anna, e alle tante persone che si sentono in solitudine voglio rivolgere un saluto affettuoso.

Vorrei sottolineare quanto sia significativo che si sia rivolta ai Carabinieri.

La loro divisa, come quella di tutte le Forze dell’ordine e quella dei Vigili del fuoco, è il simbolo di istituzioni al servizio della comunità.

Si tratta di un patrimonio da salvaguardare perché appartiene a tutti i cittadini.

Insieme a loro rivolgo un augurio alle donne e agli uomini delle Forze armate, impegnate per garantire la nostra sicurezza e la pace in patria e all’estero. Svolgono un impegno che rende onore all’Italia.

La loro funzione non può essere snaturata, destinandoli a compiti non compatibili con la loro elevata specializzazione.
In questa sera di festa desidero esprimere la mia vicinanza a quanti hanno sofferto e tuttora soffrono, malgrado il tempo trascorso, le conseguenze dolorose dei terremoti dell’Italia centrale, alle famiglie sfollate di Genova e della zona dell’Etna.

Nell’augurare loro un anno sereno, ribadisco che la Repubblica assume la ricostruzione come un impegno inderogabile di solidarietà.

Auguri a tutti gli italiani, in patria o all’estero.

Auguro buon anno ai cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport, nel nostro Paese. Rivolgo un augurio, caloroso, a Papa Francesco; e lo ringrazio, ancora una volta, per il suo magistero volto costantemente a promuovere la pace, la coesione sociale, il dialogo, l’impegno per il bene comune.

Vorrei concludere da dove ho iniziato: dal nostro riconoscerci comunità.

Ho conosciuto in questi anni tante persone impegnate in attività di grande valore sociale; e molti luoghi straordinari dove il rapporto con gli altri non è avvertito come un limite, ma come quello che dà senso alla vita.

Ne cito uno fra i tanti ricordando e salutando i ragazzi e gli adulti del Centro di cura per l’autismo, di Verona, che ho di recente visitato.

Mi hanno regalato quadri e disegni da loro realizzati. Sono tutti molto belli: esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare.

Ne ho voluto collocare uno questa sera accanto a me. Li ringrazio nuovamente e rivolgo a tutti loro l’augurio più affettuoso.

A tutti voi auguri di buon anno“.