Caldeggiare – VERBI PROFESSIONALI (n.76)

Caldeggiare

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Trascrizione

Giovanni: brrrr, che freddo che fa vero?

Magari adesso in altre parti del mondo però fa caldo, anzi sicuramente è così!

Comunque non voglio parlare del tempo oggi. Dovevo però trovare un modo non banalissimo per introdurre il verbo professionale n. 76: caldeggiare.

Non si usa certamente parlando del tempo che fa, del caldo e del freddo e a dire il vero non si usa neanche molto al di fuori di contesti lavorativi o almeno è più spesso usato da giornalisti, per iscritto nei notiziari, nei tg eccetera.

Caldeggiare non è affatto slegato dal concetto di caldo, ma più propriamente è legato al calore, inteso in senso figurato.

Infatti caldeggiare significa Sostenere, appoggiare con calore, con impegno.

Si usa spesso con le proposte:

caldeggiare una proposta

Una proposta, o un’iniziativa, o un’ipotesi, hanno bisogno di essere caldeggiate, perché un semplice “sono d’accordo” o “sono favorevole” non bastano. Le proposte, per avere possibilità di realizzarsi, hanno bisogno di un sostegno caloroso, hanno bisogno di una spinta soprattutto emotiva, vigorosa, convinta. Bisogna favorire questa proposta, difenderla se qualcuno la osteggia, la ostacola, la contrasta. Questo è caldeggiare:

Io caldeggio fortemente la tua iniziativa

Spesso si aggiunge qualcosa come un avverbio di questo tipo per dare maggiormente l’idea del sostegno convinto.

Si usa come verbo anche con le candidature politiche, quindi in modo simile a sostenere una candidatura.

Caldeggiare una candidatura significa augurarsi che questa persona sia eletta perche si crede in lei.

Sostenere può dare a volte un’idea diversa.

Un gruppo politico, un partito può sostenere una candidatura. Significa che la propongono a loro rappresentanza, ma si esprime una preferenza, una scelta, magari frutto di un compromesso, di accordi. Magari questa scelta era l’unica possibile o anche peggio, è stata imposta da qualcuno, il leader del partito ad esempio. Niente di più.

Caldeggiare invece racchiude un convincimento nel sostenere questo candidato o un’idea qualunque.

Se si tratta di una proposta si tratta di appoggiarla con calore, con convincimento, anche in confronto ad altre proposte.

Se si tratta di una iniziativa, si esprime un “sono d’accordo” ma più convinto:

dai! Sì, è un’ottima idea!

Ma questo è troppo amichevole e informale!

Riguardo alle differenze rispetto al verbo sostenere, ci sono da dire altre cosette interessanti.

Il verbo “sostenere” può anche voler indicare un sostegno di tipo economico, cosa che non riguarda il verbo caldeggiare.

Caldeggiare, poi, sfiora anche il concetto di “augurarsi” e “sperare“, “volere“, “desiderare” ma c’è qualcosina in più solitamente, come una spinta, un aiuto, o almeno una forte volontà di avere una influenza per favorire questa iniziativa o proposta.

Il ministro caldeggia l’ipotesi di una interruzione della didattica a distanza

Quindi il ministro si mostra favorevole a questa sospensione, è d’accordo, la vorrebbe favorire e probabilmente lo farà.

Il convincimento ha la meglio rispetto al semplice sostegno, che spesso va anche interpretato come qualcosa di ufficiale, similmente ad “appoggiare” e “promuovere” come una dichiarazione pubblica o come un incoraggiamento, una protezione:

Il nuovo presidente è sostenuto da una maggioranza ampia

Gli elettori in piazza hanno sostenuto il sig.. Rossi come candidato alla presidenza

Ho bisogno del vostro sostegno, sono molto triste!

Poi sapete che sostenere ha anche un senso materiale, simile a reggere, tenere, con le mani ad esempio per non far cadere qualcosa, poi si può sostenere un peso, anche in senso figurato, come sostenere il peso di una responsabilità.

Infine, si sostiene anche nel senso di “dire”, “affermare”, “credere

Giovanni sostiene di aver ragione.

Niente di tutto ciò ritroviamo in caldeggiare. caldeggiare è più semplice, con un significato ben preciso.

Può somigliare anche a “raccomandare“:

Raccomando di scegliere Giovanni come presidente

cioè:

Io caldeggio Giovanni come scelta per la carica di presidente

Cioè:

secondo me dovreste scegliere lui, puntate su di lui. E’ un consiglio appassionato.

Anche il verbo “promuovere“, come ho accennato prima, si avvicina, pur avendo anche altri significati come verbo.  Comunque promuovere si usa spesso con le iniziative che si vogliono favorire, dare impulso.

Promuovo l’iniziativa da te proposta, mi piace molto.

Come a dire: per me è ok, per me va bene. Un senso simile ma come detto promuovere ha anche altri significati.

I verbi che esprimono il significato opposto sono contrastare, ostacolare, osteggiare.

Esercizio di ripetizione:

Caldeggiare

Caldeggiare una proposta

Caldeggiare un’iniziativa

Piace anche a me l’iniziativa da te caldeggiata

L’ipotesi da te caldeggiata non può non essere interessante

Questa strada è caldeggiata da tempo dal direttore. Dovremmo pensarci seriamente anche noi

Caldeggio la tua idea di prenderci una pausa di riflessione.

Tra le tante ipotesi in campo, le Regioni sembrano caldeggiare la prima.

Un piano caldeggiato da tutta la maggioranza

L’ipotesi di un governo tecnico sembra essere caldeggiato dall’Unione europea

Ci vediamo al prossimo verbo professionale

Avvalorare – VERBI PROFESSIONALI (n.75)

Avvalorare

Descrizione

Torniamo sul concetto di valore. In questo episodio spieghiamo il verbo avvalorare e vediamo con molti esempi il modo giusto di utilizzarlo.

Per farlo spieghiamo anche la differenza con i verbi simili: valorizzare, suffragare, corroborare. Vediamo anche i verbi dal significato opposto e un esercizio di ripetizione.

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Ricorrere e fare ricorso – VERBI PROFESSIONALI (n.74)

Ricorrere e fare ricorso

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Indice verbi professionali

Ricorrere e fare ricorso

Ricorrere è il verbo numero 74 della sezione verbi professionali.

Il verbo ricorrere inizia per RI, e il senso più immediato, come accade in molti casi, è quello di ripetere qualcosa, in questo caso può significare “correre un’altra volta“.

Ma non è questo il modo professionale di usarlo, quello a cui siamo interessati.

Il verbo è stato inserito tra i verbi professionali perché nel linguaggio comune, di tutti i giorni, si usa abbastanza poco. Poi vediamo qualche modo per usarlo. Al lavoro invece è molto usato per diverse ragioni.

Un secondo modo di usarlo è infatti quello di ripensare a un’esperienza del passato:

bisogna ricorrere con la mente a quando ero bambino per ricordare un’emozione simile.

Anche questo però non è legato al mondo del lavoro.

L’uso più comune del verbo è invece quello di rivolgersi a qualcuno o a qualcosa per ottenere aiuto, conforto o sostegno o per raggiungere uno scopo:

Devo ricorrere a tutta la mia pazienza per sopportarti.

Bisogna ricorrere ad un dizionario per capire il significato di questo verbo.

Dobbiamo ricorrere alla legge quando le persone non rispettano le regole.

Questo verbo si utilizza spessissimo, in questi casi, quando in particolare qualcosa non funziona, quando abbiamo provato a risolvere il problema con un altro modo ma non ci siamo riusciti.

Allora ricorriamo ad un’altra procedura per risolverlo.

È come se fossimo in una situazione in cui bisogna trovare un rimedio straordinario, spesso obbligato e/o doloroso.

Si può dire anche “fare ricorso a” qualcosa o qualcuno, esattamente con lo stesso senso di ricorrere a qualcosa o qualcuno.

È molto simile al verbo avvalersi da questo punto di vista.

Molto utilizzata nel linguaggio comune è l’espressione “ricorrere alle maniere forti” ad esempio, e questo indica chiaramente che le maniere standard, quelle che si usano normalmente, non hanno funzionato.

Il proverbio che rende meglio l’idea è:

A mali estremi, estremi rimedi

La cui spiegazione si trova nella rubrica dei due minuti con Italiano Semplicemente.

Significa che quando c’è un problema molto grave, si ricorre ad una soluzione estrema, come extrema ratio, ma solo se necessario.

Anche ricorrere alla violenza è una frase che si legge e si ascolta spessissimo.

Vediamo qualche esempio più strettamente legato al lavoro:

Non vorrei ricorrere alle vie legali, ma se il cliente non pagherà la cifra pattuita, dovrò farlo.

O anche:

Quando un’azienda sta fallendo, spesso ricorre ai licenziamenti per ridurre le spese.

I malati di Covid devono ricorrere spesso alla terapia intensiva.

Quando si parla di legge, in particolare, il senso di ricorrere è spesso quello di presentare ricorso all’autorità per avere il riconoscimento di un diritto o per ottenere rimedio a torti subiti.

ricorrere alla magistratura

Ricorrendo alla magistratura si spera di ottenere giustizia e per fare ricorso alla magistratura si deve presentare una domanda, occorre presentare un ricorso, che è un documento e per farlo occorre un avvocato.

Si dice più informalmente anche “fare ricorso”, sebbene il verbo fare sì preferisca quando il senso è meno legato alla legge e più semplicenete per risolvere un problema.

Può anche significare presentare un ricorso davanti a un giudice superiore per annullare la sentenza di un giudice inferiore.

Allora si usa una preposizione diversa: in

Bisogna ricorrere in cassazione contro una sentenza ingiusta

In questi casi, usare il verbo avvalersi non è vietato, ma avvalersi non esprime tecnicamente la presentazione di un ricorso ma solo l’esercizio di una facoltà per arrivare a una soluzione. È simile a usare, utilizzare, solo che si usa la preposizione di:

Mi avvalgo dell’aiuto dei miei colleghi

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere

L’allenatore si avvale della sostituzione quando un giocatore si va male.

È abbastanza professionale come verbo, anche avvalersi e lo abbiamo già visto. È il verbo n. 14 della lista dei verbi professionali.

Invece ricorrere come visto vuole la preposizione a oppure in per indicare cosa ci può aiutare.

Al di fuori del linguaggio giuridico, quello relativo alla presentazione di un ricorso, che è una procedura amministrativa, i due verbi si somigliano molto.

Ricorrere però contiene questo senso di cui vi ho parlato prima, quello di usare una soluzione alternativa, estrema a volte, come ultima soluzione, quando le altre non hanno funzionato, o quando non c’è alternativa, anche come prima soluzione.

Ma i significati di ricorrere non finiscono qui.

Vogliamo parlare delle ricorrenze?

Si parla di date, avvenimenti, ecc., che ritornano periodicamente.

oggi ricorre la festa della Repubblica

Ieri ricorreva il decimo anniversario della nascita di mio figlio.

La ricorrenza però non è solo un anniversario, ma qualsiasi avvenimento periodico, che si presenta ogni tot tempo. Qualunque cosa si presenti con regolarità e frequenza; anche un argomento, un’idea, che si ripete:

In questo documento ricorre più volte un riferimento a Dio.

A volte ricorrere simiglia anche a “chiamare in causa” sempre come forma di aiuto, di soccorso. In caso di bisogno:

Io ricorro a molti esempi per spiegare bene un concetto

Anche qui somiglia a usare, utilizzare, avvalersi.

A volte, come in questo caso, mi piace ricorrere anche a qualche membro dell’associazione che mi aiuta a fare alcuni esempi.

Ci vediamo al prossimo verbo professionale:

Marguerite: Ricorderò in appello, non accetto questa sentenza!

Marcelo: Dovrò ricorrere a tutta la mia forza di volontà!

Rafaela: Farò ricorso alla ripetizione se non riuscirò a capire al primo ascolto.

Hartmut: Bisogna ricorrere ai miei ricordi più lontani per ricordare un’emozione del genere.

Quest’anno Giovanni ricorre per la Ferrari, come l’altr’anno.

Ricorrerò al tuo aiuto se necessario.

Danita: Avete notato che in “l’altr’anno” l’apostrofo ricorre due volte?

Ristabilire – VERBI PROFESSIONALI (n.73)

Ristabilire è il verbo numero 73 della speciale sezione verbi professionali.

Durata: 15 minuti

Lista dei verbi professionali 

 

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40 – Le migliorie – ITALIANO COMMERCIALE

Le migliorie

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Descrizione

Vediamo la miglioria e l’utilizzo appropriato dei verbi apportare e presentare.

Cedere – VERBI PROFESSIONALI (n.72)

Cedere

Descrizione

Cedere è il verbo numero 72 della speciale sezione verbi professionali.

Durata: 20 minuti

Con esercizio finale di ripetizione

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Incorrere – VERBI PROFESSIONALI (n.71)

Circostanziare – VERBI PROFESSIONALI (n.70)

Il verbo CIRCOSTANZIARE

Descrizione

Il verbo CIRCOSTANZIARE è il numero 70 dei verbi professionali. Vediamo anche la differenza tra la circostanza e la situazione, la condizione e il contesto. Durata: 12 minuti

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Evincere – VERBI PROFESSIONALI (n.69)

Evincere (scarica audio)

Descrizione

Giovanni: il verbo EVINCERE è il numero 69 dei verbi professionali.

Per capire evincere, meglio dirlo subito, non aiuta vedere che c’è da dentro il verbo vincere.

Invece evincere ha a che fare con il ragionamento, quindi con il pensiero. Ragionare a cosa serve?

Serve ad esempio a capire le conseguenze di ciò che accade, serve a capire la logica degli eventi, serve a trarre delle conclusioni, fare deduzioni.

Quando riusciamo a capire una conseguenza di un fatto, possiamo usare il verbo EVINCERE. Non solo questo verbo però.

Questo si capisce anche dalla definizione di evincere:

Dedurre, desumere, ricavare.

Questi sono tre verbi analoghi. Tutti hanno anche a che fare con il ragionamento.

Una prima cosa da dire per iniziare a distinguere il verbo EVINCERE è che si usa quasi sempre in modo impersonale:

Si evince

Si può evincere

Si potrebbe evincere

Questa è la parte centrale solitamente delle frasi col verbo evincere. Subito dopo va indicato il risultato del ragionamento, mentre prima bisogna indicare l’origine, ciò da cui si evince il risultato.

Es:

Dalle sua risposta si evince che non ha capito la domanda.

Cioè ho ascoltato la risposta che ha dato e da questa risposta, ascoltando questa risposta, si capisce, si deduce, di evince, si ricava che la domanda non è stata compresa.

Verrebbe da dire che evincere è simile quindi anche a “capire” è “comprendere“, e questo è senz’altro vero e si evince dall’esempio precedente.

Vedete che si tratta di un ragionamento che vogliamo estrarre da un fatto.

Se una persona appena mi incontra mi dice “ciao Giovanni, come stai?” da questo si evince facilmente che questa persona mi conosce.

Difficilmente troverete “io evinco”, “tu evinci” eccetera e ancora più difficilmente lo troverete utilizzato al passato, futuro, passato remoto eccetera.

Al massimo potete trovare, oltre alla forma impersonale:

Puoi evincere

Possiamo evincere

Potete evincere

Potrai evincere

Comunque si usa in modo impersonale quasi sempre:

Dal numero delle vittime del Covid si può evincere che si è trattato di una pandemia.

Dal peso della bilancia si evince che quest’ultima settimana ho mangiato troppo.

Dalla puzza di bruciato che sento evinco (si evince) che stasera non si cena.

Se mi riferisco ad una persona o più persone, con io, tu, lui, lei o loro, meglio usare il verbo dedurre o ricavare o desumere

Non c’è Giovanni oggi in ufficio. Ne deduco che abbia avuto problemi.

Quale insegnamento ricaviamo da quanto accaduto?

Dalla confusione che vedo, desumo che questa sia la stanza di Emanuele

Non c’è una legge precisa che dice che bisogna usare un verbo e non un altro nelle varie circostanze, perché anche dedurre, desumere e ricavare sono altrettanto diffusi e adatti nelle stesse situazioni, anche in senso impersonale.

In ambito familiare e tra amici non si usa però evincere e neanche dedurre e desumere. Più facile usare capire e ricavare:

Dalla tua faccia capisco che sei arrabbiato con me

Cosa ricaviamo da questa sconfitta? Sicuramente possiamo ricavare alcuni insegnamenti da usare in futuro.

Ricavare però spesso è legato al ricavo economico, all’utilità economica.

Dedurre invece, sebbene molto vicino nel significato, spesso si usa in filosofia e in matematica, nel senso che c’è un risultato che si ricava per deduzione, attraverso una deduzione, qualcosa di ovvio, di matematico, di logico.

Evincere invece esprime più un’operazione di deduzione che presume un ragionamento meno logico, meno matematico, una deduzione che tutti possono fare e che è normale fare. Non c’è bisogno di fare ragionamenti numerici o complicati. Ci si riferisce come detto di solito a tutti, essendo impersonale, pertanto è un pochino più accademico rispetto ai verbi simili.

Ci vediamo al prossimo verbo professionale. Da questa frase si evince facilmente che l’episodio è finito.

Se volete potete dare un’occhiata anche all’episodio, secondo me utilissimo, dedicato a come esprimere le conseguenze.

Constatare – VERBI PROFESSIONALI (n.68)

Il verbo CONSTATARE

Descrizione

Il verbo constatare è il numero 68 dei verbi professionali.

Durata: 11:26 minuti

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Disdire – VERBI PROFESSIONALI (n.67)

Disdire

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richiesta adesione Indice degli episodi del coso di Italiano Professionale

Descrizione

Giovanni: il verbo disdire è il numero 67 dei verbi professionali. La questione ha a che fare con le prenotazioni. Potremmo parlare anche di appuntamenti ma in particolare di prenotazioni.

Durata: 13 minuti 

Italiano Professionale – lezione 34: suggerimenti e proposte

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Oggi trattiamo un tema importantissimo per affrontare una riunione, un incontro, una tavola rotonda o un incontro professionale di qualsiasi tipo: i suggerimenti. Cos’è un suggerimento? Che significa suggerire? Vediamo dunque come dare un suggerimento, come accettarlo e come rifiutarlo. Esercizi di ripetizione ed esempi Durata: 25 minuti suggerimenti

Italiano Professionale – lezione 33: la reperibilità

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la reperibilità è un concetto prettamente lavorativo. si può applicare alle persone ma anche ad altri aspetti del lavoro. Vediamo come sono poche le occasioni di utilizzo al di fuori del lavoro.

Durata: 25 minuti

La reperibilità

Esimere – VERBI PROFESSIONALI (n.66)

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Esimere è il verbo professionale n. 66. Un verbo molto professionale, adatto soprattutto con le responsabilità e i doveri morali. esimere, esimersi

Sollevare da un incarico – ITALIANO PROFESSIONALE

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Descrizione 

Questa lezione del corso di Italiano Professionale, per non madrelingua, verte sulla sollevazione degli incarichi, vale a dire su una forma particolare di licenziamento.

Il plagio, la pirateria e il diritto d’autore – ITALIANO PROFESSIONALE

Il plagio e il diritto d’autore (scarica audio)

Nel mondo del lavoro si sente spessissimo parlare di plagio. Si parla altrettanto spesso di pirateria, con lo stesso significato. In entrambi i casi si parla del cosiddetto “diritto d’autore“.
Allora in questo episodio di Italiano Professionale inserirò anche alcuni verbi professionali, che sono già stati oggetto di episodi passati (vi inserisco il link all’interno dell’episodio), di conseguenza questo episodio finirà per essere anche un episodio di ripasso.

Il significato di plagio e pirateria, è molto simile a quello di furto. In tutti i casi si ha la proprietà di qualcosa. Sono entrambi dei reati, sebbene il furto sia giudicato più grave.

Cosa fanno i ladri? I ladri rubano, cioè si appropriano delle cose altrui. Ho usato il verbo appropriarsi, cioè far diventare proprio. Si parla quindi di proprietà. A chi appartiene questa automobile? Di chi è la proprietà di questa automobile?

Quando parliamo di plagio e pirateria però non si parla di oggetti rubati, ma fondamentalmente di idee rubate.
Per commettere il reato di plagio infatti è sufficiente imitare qualcosa, apportando lievi modifiche a qualcosa e cambiandone il titolo.
Così facendo ci si appropria di una qualche paternità sull’opera.
In sostanza, non ci si può avvalere delle opere altrui per ottenere dei vantaggi personali, perché in questo modo si cagiona anche un danno al proprietario dell’opera, cioè di chi detiene la proprietà dell’opera.
Spesso il confine tra il furto e il plagio è sottile, e un avvocato difensore di un ladro, in alcuni casi, potrebbe adoperarsi nel cercare di derubricare il furto in plagio per ottenere delle pene meno pesanti. Non credo sia cosa facile però.

Mi viene in mente il parmigiano e il parmesan cheese. Il parmesan cheese possiamo chiamarlo un plagio, in uso all’estero. Un tentativo di spacciare un prodotto, il parmesan scheese, per il vero parmigiano italiano.

Naturalmente il “parmigiano” non appartiene a nessuno in particolare, non ha un proprietario, quindi non è un plagio nel vero senso del termine. Il vero plagio ha bisogno di una vera proprietà.

Molto spesso si parla di plagio in ambito artistico e letterario. Si dice ad esempio che molti cantanti si siano “ispirati” un po’ troppo ad altre canzoni, molto famose, per scrivere il loro pezzo. Ma questo pezzo, questa canzone, risulta alla fine troppo somigliante all’originale. In questo caso si parla di plagio. Abbiamo quindi una falsa attribuzione a sé di opere o anche di scoperte, invenzioni scientifiche i cui diritti di invenzione spettano ad altri, i veri autori, i veri proprietari.

La questione riveste una certa importanza come potete immaginare, esiste infatti una legge per capire quando si tratta di plagio oppure no, e l’esito di questo confronto ha delle conseguenze penali ovviamente. Si chiama legge sul diritto d’autore e ci sono anche direttive europee. Quindi di volta in volta, quando c’è una denuncia di plagio, bisognerà valutare se si tratta di plagio oppure no.
Prima parlavo di appropriazione di idee di altre persone. In realtà la definizione esatta non è idea, ma “un’opera dell’ingegno altrui”, quindi un’opera che scaturisce dalla mente di altre persone. Il termine ingegno indica quello che possiamo chiamare il principio attivo dell’intelligenza.
Se diamo un’occhiata alle notizie sul web, notiamo che ci sono molte notizie che attualmente parlano di plagio.
Ad esempio Dolce & Gabbana, la famosa casa di moda, è stata accusata di plagio per aver copiato delle ceramiche spagnole. E coloro che hanno denunciato questo plagio, hanno dichiarato che a loro non dà fastidio che qualcuno si ispiri alle loro opere, ma invece dà fastidio di essere copiati in modo sfacciato. Comunque chiunque denunci di essere stato plagiato deve suffragare le proprie accuse con delle prove.
Prima parlavo della pirateria come sinonimo di plagio, ma forse è meglio chiarire che questo termine assume un significato più ampio.
Questo termine viene da”pirati“, che sono coloro che in mare, assalgono e depredano a proprio beneficio navi di qualunque nazionalità, rubano il loro carico e anche le persone imbarcate.
Quindi non siamo lontani dal concetto di plagio.
Esiste anche la pirateria aerea, ma la questione non cambia. Si tratta di sequestrare un aereo mentre è in volo, minacciando con le armi costringendolo a dirigersi verso una destinazione diversa.
In senso figurato però il concetto di pirateria è un atto, un comportamento di abuso associato a un atteggiamento fraudolento. Inoltre anche gli utilizzatori, cioè chi acquista questi prodotti possono essere accusati di pirateria.
Quindi il pirata è anche chi utilizza in modo clandestino, quindi di nascosto, anche senza pagare le tasse, oltre a chi vende  abusivamente e senza autorizzazione, prodotti generalmente come come libri, dischi, cd, dvd eccetera. Il plagio quindi è il reato commesso solamente da chi copia il prodotto, mentre la pirateria, termine poco giuridico, è commesso anche da chi acquista questo prodotto.
La pirateria più famosa è probabilmente quella informatica. E questa è l’attività di chi riesce a entrare all’interno di reti di informazioni e archivî di dati informatici, copia programmi o dati riservati. Avete presente i cosiddetti hacker? Non c’è una vera traduzione in italiano di questo termine. Possiamo chiamarlo un esperto informatico disonesto, o, appunto, un pirata informatico.
Infatti gli hacker possono fare anche pirateria perché se, una volta entrati in possesso di dati riservati, ne ricavano dei vantaggi economici illeciti.
Abbastanza diffusa è anche la pirateria editoriale, cioè che si riferisce ai libri.

Voglio terminare con il verbo plagiare, che ha ovviamente il significato di copiare, attribuire a sé stessi un’opera di altri, sebbene viene spesso usato anche in modo simile a “convincere“. Si usa infatti nella psicologia in questo senso.
Il plagio in questo caso è un termine che viene usato in due modi diversi. Il primo modo indica una sorta di abuso che consiste nel ridurre una persona in uno stato di totale soggezione al proprio potere.
Quindi la persona plagiata fa tutto ciò che dice la persona che l’ha plagiata, che impartisce ordini alla persona plagiata, che si attiene a sua volta tutte le sue disposizioni. In questi casi si parla comunemente di lavaggio del cervello o di manipolazione mentale. Anche questo dunque si chiama plagio.
Questo modo di plagiare non ha niente a che fare però con i prodotti e il mondo del lavoro, invece, il secondo modo di usare “plagiare” nella psicologia è per indicare il “plagio incosciente”. Cos’è?
Si tratta di quando un musicista, ad esempio, copia, senza rendersene conto, una musica di un altro musicista. Non lo fa apposta, non intende farlo, ma sempre di plagio si tratta. Non si può quindi addossare la colpa alla distrazione o dire che si tratta di una coincidenza.

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati e il verbo connotare Buongiorno da Giovanni.

Sapete cosa sono i connotati?

Sono i nostri tratti del volto, le caratteristiche del nostro viso, ciò che ci contraddistingue, ciò che ci rende unici e riconoscibili.

Oggi però molte persone preferiscono cambiare i propri connotati, rifacendosi le labbra, gli zigomi, il naso, il mento eccetera. Rifarsi i connotati quindi è esattamente come cambiarsi i connotati. 

Questo significa cambiare i connotati in senso proprio, ma, come avrete immaginato, la frase ha anche un senso figurato.

Se dichiarate che volete cambiare i connotati di un’altra persona, non significa che siete un chirurgo estetico,  ma che lo volete picchiare, che la volete malmenare fino a cambiargli il volto, fino a deformargli il volto, fino a renderlo irriconoscibile.

I connotati sono quindi i tratti distintivi del viso. Si potrebbe dire, state attenti, che i connotati ci connotano, cioè connotano noi, perché ognuno di noi ha i propri connotati.

Infatti esiste anche il verbo connotare.

Un verbo abbastanza professionale o formale se vogliamo, e ha un significato simile a associare ad un nome o a un significato, quindi simile al senso dei connotati, che identificano una persona.

Es: Quale caratteristica connota maggiormente gli italiani? Forse il fatto di gesticolare? Forse la simpatia?  Forse lo stile?

Come avreste espresso questa frase prima di conoscere il verbo connotare? Forse usando “identificare” o “associare” o anche “contraddistinguere“?

Quale caratteristica identifica maggiormente gli italiani? 

Qual è la caratteristica principale degli italiani?

Quale caratteristica viene associata maggiormente agli italiani?

Per cosa si contraddistinguono gli italiani?

Si utilizza molto anche “connotazione”, un termine simile a “significato”. Infatti indica un significato particolare che viene attribuito ad una parola insieme al suo significato più importante.

Ad esempio le parole anziano e vecchio, hanno una diversa connotazione, in quanto, pur indicando tutte lo stesso concetto, si usano in circostanze diverse. Potrei dire la stessa cosa anche di un solo termine che ha diverse connotazioni a seconda del modo in cui viene usato, tipo il termine “altezza“. Infatti se parlo di una persona, l’altezza può indicare quella espressa in centimetri ma anche l’altezza morale, l’altezza d’animo, la sua magnanimità. Una qualità morale dunque.  
Un saluto a tutti. Vi ricordo che per avere accesso a tutti gli episodi audio del sito tutti possono aderire all’associazione Italiano Semplicemente.

Una volta richiesta l’adesione ricevere un nome utente e una password che potete usare per scaricare tutti gli episodi, inoltre potrete partecipare a tutte le nostre attività: gruppo whatsapp, esercizi di ascolto e registrazione con la vostra voce, video chat settimanali e riunione dei membri. 

Un saluto a tutti. 

 

 

65 – Suggerire

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Descrizione

Suggerire è il verbo professionale n. 65. Un verbo molto utile nella comunicazione scritta e anche molto adatto alle riunioni di lavoro.

64 – Attenersi

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Descrizione

ATTENERSI è il verbo numero 64 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale. Verbo molto adatto per le riunioni e nei rapporti personali di lavoro.

Il verbo ESENTARE (63) – Corso di Italiano Professionale

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Descrizione

ESENTARE è il verbo numero 63 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro.

Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale.

Il verbo RISOLVERE (62) – Corso di Italiano Professionale

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Trascrizione

RISOLVERE è il verbo numero 62 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Nell’episodio spieghiamo tutti gli utilizzi del verbo soprattutto in ambito lavorativo.

Italiano Professionale – lezione 28: come generalizzare

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    Descrizione

    In questa lezione di Italiano Professionale vediamo i vari modi che possiamo usare per generalizzare. La generalizzazione è l’operazione contraria della puntualizzazione, a  cui abbiamo dedicato la lezione n. 24

Italiano Professionale – lezione 27: Spiegare un problema

Rappresentazione di un problema complicato. Photo by David Waschbu00fcsch on Pexels.com

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Descrizione della lezione

La lezione n. 27 del corso di Italiano professionale è dedicata ai problemi, un argomento di cui si parla sempre al lavoro. Ogni forma di impiego richiede la risoluzione di problemi.

Abbiamo dedicato alcune belle lezioni nella prima sezione del corso, se ricordate, la sezione dedicata alle espressioni idiomatiche. Si è parlato di scontri e confronti (problemi relazionali) e anche dei problemi economici.

Vediamo insieme come introdurre un problema e i vari modi che esistono per spiegarlo nel dettaglio.

La lezione fa parte della sezione terza del corso di Italiano Professionale, dedicata alle riunioni e agli incontri.

Vediamo anche i maggiori verbi che si usano: spiegare, risolvere, dettagliare, dipanare, esporre dirimere e tanti altri.

Durata file audio: 15 minuti

Italiano Professionale – lezione 26: Fare le veci, essere il vice

Questa lezione fa parte del corso di italiano professionale, cioè dell’italiano che si usa in ambienti lavorativi

Il file audio e la trascrizione sono disponibili solamente per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro puoi registrarti qui.

Descrizione

Lezione n. 26 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di due termini: vice e veci, che può capitare di utilizzare durate una riunione o un incontro di lavoro. 

Può capitare infatti che in una riunione, in un incontro, qualcuno dia forfait, vale a dire che qualcuno non si presenti, che non venga alla riunione, ma che questa persona si faccia sostituire da una seconda persona.

 

Italiano Professionale – lezione 25: Come dare istruzioni

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Lezione n. 25 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di come dare istruzioni.

Nell’ultima lezione abbiamo visto come puntualizzare e si parlava dunque di chiarimenti.

Oggi invece, pur restando nel tema chiarimenti, stiamo dando spiegazioni riguardanti una procedura da seguire, cosa che si fa soprattutto quando dobbiamo insegnare delle cose a dei colleghi: una procedura da seguire ad esempio.

Spiegare alle persone cosa fare non è una cosa che fanno solamente i capi, i dirigenti, ma ogni volta che si da un consiglio tecnico, che si spiega un processo, una procedura da seguire si stanno danno istruzioni e possono farlo tutti. Evidentemente non solo durante una riunione si danno istruzioni: nella vita di ufficio avviene quotidianamente.

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Il verbo RECEDERE (59) – Corso di Italiano Professionale

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

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Descrizione

Recedere è il verbo professionale n. 59. Di solito non si tratta di notizie positive, quindi mi auguro per voi che non dobbiate mai usarlo.

Auguri di Natale (ripasso verbi professionali 1-50)

Audio

Descrizione

Le lezioni dei verbi professionali sono per i soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

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Trascrizione

Ripasso dei primi 50 verbi professionali.

Auguri di buon Natale a tutti, miei cari amici di Italiano Semplicemente.

Auguri a chi è stimato ma anche e soprattutto a chi è sottovalutato.

Auguri a chi non ha mai avuto tempo e a chi ne dispone a suo piacimento.

I migliori auguri a chi sa predisporre sé stesso al cambiamento, e ha smesso di eseguire sempre lo stesso movimento.

Auguri a chi sopporta tutti con pazienza e un po’ meno a chi di liquidare non sa stare senza.

Auguri a chi riesce sempre a rendere una giornata migliore a qualcuno, un po’ meno a chi detta legge senza essere nessuno.

Auguri a chi si prende tutto sulle spalle, ma anche a colui che declina su quelle altrui.

Gli Auguri faccio a chi riscuote successi senza spacciarsi per altri né spacciare per sé stessi.

Auguri a chi non disattende le alte aspettative, che se ne stia a casa o che vada alle Maldive

Auguri a coloro la cui vita volge al desio, sarà un arrivederci e non un addio.

Auguri a chi è promosso, anche se non lo conosco.

A chi si avvale di collaboratori do i miei auguri migliori, a chi invece da solo lavora, do io un abbraccio se nessuno l’ha fatto finora.

Auguri a chi assume, che sia una persona o un buon atteggiamento, lo dico col cuore, sicuro non mento.

Per chi si adopera per il prossimo un abbraccio sincero. Ancor più per chi deve arrotondare ogni mese e non avrà mai un lavoro vero.

A chi, al suo dovere sa adempiere ogni volta, auguro un buon Natale anche stavolta.

Se sbanco la lotteria e vinco dei milioni, li regalo a tutti, ma non a chi impartisce inutili lezioni.

A chi intende querelarmi, ma contrae una malattia, auguri e ti assicuro che non è per colpa mia!

Se lo stipendio non ti possono erogare, auguri a te se questo un danno ti può cagionare; per te non è stato un buon anno quello che sta per finire.

Se una colpa ti vogliono addossare ma sei innocente e non un criminale, auguri di cuore di buon Natale.

Basta discussioni, a Natale gioia bisogna esprimere, e i litigi occorre dirimere.

C’è crisi, a Natale quest’anno i consumi si contrarranno, nonostante il bene che le persone si vorranno.

Se non sai disegnare, ma un regalo artistico vuoi fare, un bel ritratto puoi commissionare. E’ un idea da non scartare!

Babbo Natale, di rosso vestito, ha vagliato con cura ogni pacco assortito, auguri anche a lui, che alla festa allegria ha sempre conferito.

Babbo Natale esiste? A suffragare questa ipotesi le opinioni dei bambini. Auguri anche a loro, anche ai più birichini.

A chi insiste a far del bene ma non ne fruisce, auguri col cuore, che tutti noi unisce.

Chi investe in amore, sapete, è anche lui amato, sebbene il suo cuore non sia ancora impegnato.

A chi è sempre scelto o sempre cassato, il mio augurio di cuore non sarà mai derubricato.

Come commisurare l’affetto per una persona? Tutti fanno regali, ma cosa implica farlo col cuore? E da quale fonte scaturisce l’amore? Auguri a chi dà perché vuole e non perché deve, e a chi ne dà più di quanto ne riceve.

Prestate attenzione per favore! A voi con le mani consumate dal lavoro, a voi che non detenete alcun potere, a voi la cui vita impone sacrifici e a cui la fortuna non è mai pervenuta. Anche per voi un augurio di cuore, anche se la rima non è venuta.

Chi è lei? Si qualifichi per favore! Vabbè, auguri comunque, auguri di cuore!

Auguri anche a chi meno impatta l’ambiente, e a chi più rispetta le donne, i bambini e chi è sofferente.

Se il tuo pranzo di Natale consta di 1 o 12 portate, auguri comunque, ma non criticate.

Finalmente è deciso, Babbo Natale ha deliberato, auguri per tutti, anche a chi non è amato.

Il Natale, si sa, è festa; è sottinteso. Ma conta solo quanto hai dato, e non quanto hai speso.