Pregiudicare – VERBI PROFESSIONALI (n. 81)

Pregiudicare

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

Trascrizione

Gianni: Verbo professionale n. 81: pregiudicare.

Un verbo molto usato nel linguaggio scritto, soprattutto in ambito lavorativo, specie quando si fanno delle relazioni sull’andamento dell’attività o quando si devono evidenziare i rischi legati a determinate scelte e decisioni.

Pregiudicare significa compromettere la riuscita positiva di qualcosa.

Abbiamo già trovato un verbo simile: compromettere. In realtà ci sono diversi verbi simili: danneggiare, deteriorare, , guastare, nuocere, rovinare.

Di tutti, pregiudicare è il più formale e adatto al linguaggio scritto. Inoltre direi che pregiudicare ha anche un senso simile a: fare qualcosa che cambierebbe in senso negativo il risultato finale.

Nella sostanza, si parla dell’esito di qualcosa, si parla del risultato finale che si vuole ottenere, considerando il fatto che c’è la possibilità che le cose vadano male per colpa di una azione oppure di qualcosa che accade anche solamente fortuitamente, per caso o senza la nostra volontà.

Questa cosa che accade potrebbe pregiudicare il risultato finale.

Generalmente si usa questo verbo per dare un allarme, come a dire: stiamo attenti che le cose potrebbero andare male se facciamo in questo modo. Questa azione potrebbe pregiudicare il risultato finale.

Si usa spesso anche insieme al verbo rischiare:

Questa disattenzione rischia di pregiudicare il risultato finale. Stiamoci attenti!

Cerca di mangiare in modo perché ordinato altrimenti rischi di pregiudicare la tua salute
Se non ci riposiamo un po’ rischiamo di pregiudicare anche gli affari oltre che la nostra salute.
Le affermazioni del presidente americano potrebbero pregiudicare i futuri rapporti tra i due paesi.
Non puoi arrivare sempre così tardi in ufficio. Si tratta anche di non pregiudicare i rapporti coi tuoi colleghi che invece sono sempre molto puntuali.
C’è anche, in questo verbo, il messaggio che non si possa tornare più indietro e quindi che il danno sia irreparabile.
Se vengono pregiudicati dei rapporti personali, poi sarà molto complicato, se non impossibile, recuperarli.
Lo stesso se pregiudico i mie affari attraverso operazioni  rischiose in borsa o se pregiudico la mia salute mangiando in modo disordinato.
Rovinare, guastare, deteriorare andrebbero anche bene ma spesso questi sono verbi che si usano si usano in senso più materiale e non c’è necessariamente un’azione che sta all’origine.
Una mela si può rovinare o guastare anche da sola.
Per pregiudicare però c’è sempre bisogno di una azione.
Es:
Un raccolto agricolo può essere pregiudicato da una brutta grandinata.
Può anche essere rovinato o guastato dalla grandinata, ma questi verbi si possono usare anche senza azione. Inoltre sono sicuramente più diffusi e più informali rispetto a pregiudicare.
Compromettere è il più simile a pregiudicare perché anche in questo caso c’è una azione, però compromettere ha anche altri significati perché è più legato alla reputazione. Lo vediamo meglio in un altro episodio.
Anche danneggiare quasi sempre sottolinea un’azione che ha causato un risultato negativo, un danno, appunto. Più usato sicuramente rispetto a pregiudicare, ma è meno legato al rischio e più al danno (spesso materiale o economico) concreto.
Notate che pregiudicare teoricamente ha anche un altro significato. Infatti si usa anche nel linguaggio giuridico ma non voglio soffermarmi su questo perché non vi servirà a molto.
Vale la pena però soffermarmi sul termine “pregiudicato“.
Posso semplicemente parlare di una situazione pregiudicata, nel senso che è stata pregiudicata da un atto commesso o un evento accaduto, come detto sopra. Si tratta quindi di qualcosa che non è andata a buon fine perch qualcosa ha pregiudicato il risultato.
Es:
Il risultato ormai è pregiudicato (anche “compromesso” è analogo)
Significa in pratica che non c’è più nulla da fare
Oppure, come sostantivo, un pregiudicato o una persona pregiudicata indica una persona che è stata condannata penalmente da un giudice. Quindi questa persona è stata giudicata colpevole di aver commesso un reato penale.
Si tratta quindi di un pregiudicato per questo motivo.
Ci sono ache persone pluripregiudicate, per via del fatto che sono state condannate più volte, per diversi reati penali commessi.
Adesso un esercizio di ripetizione:
Pregiudicare
Questi incidenti possono pregiudicare il normale svolgimento dei servizi
Questo brutto voto rischia di pregiudicare la promozione
Le decisioni politiche non dovrebbero pregiudicare la tutela degli interessi ambientali
Ci sono tanti casi di Covid nella scuola che si rischia di pregiudicare lo svolgimento delle lezioni
Se non arrivassero tanti lavoratori stranieri sarebbe pregiudicato il raccolto di frutta e verdura
Ci vediamo al prossimo verbo professionale.

Convenire – VERBI PROFESSIONALI (n. 80)

Convenire (scarica audio)

Video YouTube

Gianni: Verbo professionale n. 80: convenire.

Il primo significato che mi viene in mente è quello della convenienza economica.

Se qualcosa conviene rispetto ad un’altra, molto spesso è perché è più economica, quindi costa meno, è meno cara di un’altra, o è meno cara rispetto a un periodo precedente.
Es:

Per andare da Roma a Parigi conviene prendere l’aereo oppure il treno?

Probabilmente conviene prendere l’aereo, nel senso che è più economico, che costa meno.
In realtà, la convenienza non si riferisce solamente al prezzo o al valore di qualcosa, ma più in generale all’utilità, al vantaggio che ne deriva rispetto ad altra soluzione o decisione.
Il vantaggio può essere di qualsiasi tipo.
Ad esempio prendere l’aereo può convenire per diverse ragioni: è più veloce, è più comodo, più sicuro, e magari l’aeroporto anche più vicino della stazione del treno.
Prevalentemente si usa con un verbo a seguire, con cui si specifica di quale tipo di convenienza stiamo parlando. Es:
Ti conviene prendere l’aereo.
Mi conviene stare zitto piuttosto che controbattere a una polemica di mia moglie..
Per imparare velocemente l’italiano vi conviene diventare membri di Italiano Semplicemente in tutti i sensi, sia quello economico che quello scolastico, quello relativo al tempo impiegato, al divertimento e altro ancora.
Quando si parla di convenienza c’è sempre un’alternativa.

Prendo il treno o l’aereo? Rispondo a mia moglie oppure no? Divento membro oppure no? Ci possono essere anche più di due alternative.

Es:
Mi conviene andare al lavoro con la bici, la moto, la macchina, l’autobus, il treno, la metropolitana o a piedi?
Se abito molto vicino non (mi) conviene prendere un mezzo pubblico o la macchina. (Mi) conviene andare a piedi. Questa è una convenienza sia economica che ambientale.
Se una cosa non conviene, allora sconviene, oppure non è conveniente, cioè è sconveniente.
Il termine “inconveniente” ha invece un significato diverso, perché è simile a problema, imprevisto, contrattempo, ostacolo, impedimento, intoppo, seccatura.
Notate che la convenienza è una questione quasi sempre personale, quindi solitamente si associa a una o più persone. Se non lo faccio sto parlando in generale.
Mi conviene = a me conviene = conviene a me
Ti conviene = a te conviene = conviene a te
Gli/Le conviene = a lui/lei conviene = conviene a lui/lei
Eccetera.

Quando si specifica con la forma “a me”, “a te” eccetera , a differenza di mi, ti, eccetera, lo si fa però per sottolineare la persona:

Come facciamo se l’autobus non passa? A me conviene andare a piedi perché abito vicino. A te invece conviene aspettare comunque perché la tua casa è molto lontana.

Ci si può comunque riferire non solo alla persona ma anche direttamente alla scelta che riteniamo conveniente, senza usare alcun verbo. In questo caso la convenienza è per tutti ed è anche scontato a cosa si riferisce, quindi non c’è bisogno di usare il verbo per specificarlo. Tra l’altro la convenienza potrebbe essere di più di un tipo.
Es:

La frutta conviene rispetto alla carne (convenienza economica).

È la frutta che conviene, che è più economica della carne. La convenienza nell’acquistare la frutta vale per tutti, altrimenti avrei detto mi conviene, o ti conviene, o ci conviene eccetera. Non ho specificato di quale convenienza si parla, ma è normale che parlando di frutta e carne, parlo del prezzo.

Un altro esempio:

Forse pioverà. Mi conviene prendere l’ombrello. Non si sa mai (opportunità, vantaggio scontato).
Qui la questione è personale (mi conviene, sono io che sto uscendo di casa) e in questi casi si mette un verbo.

Molto spesso, considerato che la convenienza potrebbe derivare da diversi fattori, si usa “tutto sommato”:

Sai che ti dico? Visto che l’autobus non passa, tutto sommato mi conviene andare a piedi. Così faccio anche un po’ di movimento.

Quindi: considerando tutti gli aspetti, tutti i fattori che entrano in gioco, per me è preferibile andare a piedi, è meglio andare a piedi. Si, forse impiegherò più tempo, ma tutto sommato mi conviene.

Notate che quando uso l’ausiliare si usa solamente essere:

A me è convenuto andare a piedi

Ci è convenuto acquistare il biglietto aereo un mese prima.

Vedremo che l’ausiliare diventa importante nel secondo maggiore significato del verbo CONVENIRE che vedremo dopo.

Molto spesso il verbo convenire si usa per chiedere o dare consigli:

Secondo te cosa mi conviene fare?

Secondo me ti conviene chiedere a qualcuno anziché aspettare.

È come dire:

È meglio fare questo, meglio che chiedi a qualcuno, ti consiglio di chiedere a qualcuno, potrebbe essere una buona idea chiedere informazioni.

A questo punto conviene parlare di questo secondo significato del verbo convenire.

Non c’entra nulla con le scelte, i vantaggi e le alternative.

E’ simile a concordare, accordarsi, mettersi d’accordo, raggiungere un accordo, o semplicemente esprimere un accordo. E’ di uso soprattutto formale.

Es:

Durante la videochat abbiamo convenuto di vederci a Roma dal 23 al 26 giugno.
Durante la videochat siamo convenuti sul fatto di vederci dal 23 al 26 giugno
Durante la videochat si è convenuto/i di vederci dal 23 al 26 giugno.
Con+venire = convenire. È una cosa che si fa insieme. Si converge, si concord, in qualcosa.

In questo secondo utilizzo, posso, come si è appena visto, usare sia l’ausiliare avere che essere, ma normalmente si usa avere, che sottolinea l’oggetto dell’accordo:

abbiamo convenuto che…

Essere invece si concentra sulle persone:

Siamo convenuti su…

Allo stesso modo, se uso la forma al singolare (si è convenuto) si sottolinea ancora la questione sulla quale si converge, l’oggetto, ciò di cui sto parlando che trova tutti d’accordo.

Se invece uso il plurale (si è convenuti) mi sto riferendo alle persone che hanno raggiunto l’accordo.

Ovviamente, a maggior ragione, se uso essere al plurale: “siamo”, devo usare convenuti. Se invece uso “abbiamo”, anche se si riferisce a noi, devo usare il singolare: abbiamo convenuto.

Con la forma riflessiva “si è” potremmo avere il dubbio:

Si è convenuto o si è convenuti? Come ho detto, possiamo usare entrambi.

Il verbo convenire, dicevo prima, in questo secondo utilizzo, si usa anche per esprimere un accordo con quanto detto da un’altra persona.

Quindi se mi trovo in una riunione e voglio dire: siete d’accordo?

Posso anche dire:
Convenite su quanto detto da me?
Ne convenite?
Questa è l’unica soluzione al problema. Ne convieni?
Risposta:
Certo, ne convengo assolutamente
Replica: bene, se ne convenite tutti, passiamo al prossimo punto.
L’uso è ancora una volta abbastanza formale.
Quindi, ricapitolando, nell’uso più fréquente ci si riferisce alla convenienza economica, ma la cosa che conta è che si sta parlando di opportunità rispetto all’alternativa o alle alternative.

Un secondo uso, più formale, esprime un accordo raggiunto in comune oppure l’essere d’accordo, concordare con una opinione espressa.

Convenire, più raramente, significa anche venire insieme ad altri in un luogo, quindi radunarsi in un luogo provenendo da diverse parti, riunirsi. Questo è un terzo utilizzo possibile.

I membri sono convenuti da ogni parte del mondo.

Adesso vi voglio parlare anche del termine convenzione, che ha vari significati, ma uno di questi è un accordo raggiunto fra due o più persone, quindi è una cosa che si fa insieme. Può anche essere una specie di assemblea (simile alla riunione), specie politica o legislativa. C’è la famosa convenzione di Ginevra ad esempio.

Un ultimo e interessante utilizzo è quello riflessivo.

Una forma poco in uso tra i giovani ma abbastanza usata. In genere si usa la forma “come si conviene”, che sottolinea la maggioranza delle volte l’importanza di un ruolo, che non può fare diversamente per una questione di prestigio, o consuetudine.

Mi spiego meglio: è simile a “come dovrebbe essere/accadere” e c’è una certa affinità con un uso particolare di “quale“, di cui ci siamo già occupati, simile a “come”, “in qualità di”.

Es:

Quale presidente dell’associazione, devo rispettare le regole e farle rispettare.

Come si conviene ad un buon presidente, devo rispettare…..

C’è qualcosa in più però, un senso di rispetto e di rettitudine, di rango, di regola morale, e anche di responsabilità.

Direi che si intravede un senso chiaramente legato alla convenienza nel senso di qualcosa legato ai vantaggi di una scelta, però l’uso riflessivo sicuramente confonde un po’.

Si parla di un comportamento in genere, o di una scelta, che è adatta a un certo ruolo. In questo quarto utilizzo di convenire non si usa riferirsi direttamente a una persona (es: come si conviene a te) ma ci si riferisce a un ruolo, una funzione assunta, una carica.

Come si conviene tra amici come noi, possiamo abbracciarci

Come si conviene a un presidente come Giovanni, sarà lui a occuparsi dell’organizzazione.

Come si conviene a chi, come me, ha sempre messo al primo posto la lealtà, se non manterrò la promessa mi dimetterò.

Il si è obbligatorio altrimenti cambia il senso e sembrerebbe che, ad esempio il presidente abbia una convenienza di qualche tipo, un qualche vantaggio. Invece si sta parlando di qualcosa da fare.

Tutti voi converrete adesso sul fatto che occorra fare un esercizio di ripetizione:

Devi andare in Italia? Ti conviene imparare un po’ di italiano, no?

Devo comprare un corso, ma qual è il più conveniente?

Aspetta. Conviene chiedere a Marcelo che ha fatto uno studio.

Forse conviene a te che parti tra un mese, a me non conviene perché parto domani.

Ho comprato il biglietto aereo un anno fa perché era molto conveniente.

A me è convenuto acquistarlo online.

A te conviene informarti prima, magari ci sono delle offerte last minute.

Come si conviene tra vecchi amici, ci possiamo anche abbracciare per salutarci.

Vi conviene ascoltare l’episodio almeno un paio di volte. Ci vediamo e sentiamo al più presto.

Travisare, equivocare, fraintendere – VERBI PROFESSIONALI (n. 79)

Travisare, equivocare, fraintendere

(scarica audio)

Trascrizione

Gianni: questo è veramente un verbo interessante: travisare.

Di primo acchito mi verrebbe da dire che travisare significhi “capire male“, quindi stiamo parlando di comunicazione.

È un verbo abbastanza formale, ma ha delle sfumature interessanti che conviene approfondire.

Posso ad esempio dire:

Quando dico che non dovete concentrarvi sulla grammatica, spero di non essere travisato, perché non voglio dire che non sia utile o importante, ma solo che per imparare a comunicare occorre anche parlare e ascoltare più che potete e possibilmente avere piacere nel farlo.

Quindi spero che voi non travisiate le mie parole o il mio messaggio, perché non voglio sottovalutare l’utilità della grammatica.

Perciò, travisare significa comprendere in modo sbagliato, errato delle parole o un testo scritto o anche un comportamento qualsiasi, e trarre delle conclusioni altrettanto sbagliate, perché le intenzioni erano diverse.

Non si tratta quindi di errori semplici tipo “capire fischi per fiaschi” o scambiare una parola qualunque per un’altra. Si tratta invece di interpretare in modo diverso una qualunque forma di comunicazione.

L’interpretazione è la parola chiave: attribuire un significato a una comunicazione diverso da quello che voleva essere trasmesso.

Molto spesso questo verbo viene usato anche con un significato negativo, nel senso che questa alterata interpretazione è voluta, volontaria. Questa alterazione diventa una distorsione volontaria, uno stravolgimento finalizzato a ottenere un risultato personale.

Es:

Dire che Hitler non avesse cattive intenzioni significa travisare la realtà storica.

Stiamo quindi volutamente cercando di cambiare la storia, di stravolgerla, di modificare il senso di ciò che è accaduto.

Come al solito hai travisato le mie parole. Lo fai apposta?

Altre volte non c’è cattiva intenzione ma semplicemente un modo diverso di leggere un messaggio:

Quando imparerete a non travisare le parole di Giovanni? Non dovete offendervi quando fa le battute su di voi. A volte si prende troppe confidenze ma non è per niente cattivo. Vuole solo risultare simpatico.

Voglio essere chiaro, sono stato travisato. Non è che io sia favorevole alla guerra. Dico solo che non è sbagliato difendersi se qualcuno ci attacca.

Scusate devo aver travisato le vostre parole. Quando avete detto che volevate andar via ero convinto che vi stavate annoiando.

Oppure:

Non travisare le parole che ho detto, non volevo affatto offenderti. Ho solo detto che forse non hai riflettuto abbastanza, non che sei uno stupido.

Si può usare il verbo anche relativamente alle persone e non solo alle parole o ai messaggi:

Ti prego di non travisarmi quando ti chiedo una maggiore puntualità. Credo che tu sia un’ottimo lavoratore, ma in questo ufficio tutti abbiamo tanti impegni e bisogna essere sempre puntuali. Non mi travisare.

Questa, tra l’altro, non è un’accusa di distorsione volontaria delle mie parole ma un tentativo di spiegarmi meglio.

Sto cercando di usare la mia sensibilità per assicurarmi (posso anche dire sincerarmi) che il mio messaggio non venga travisato o malinteso o male interpretato.

Molto spesso, nel linguaggio di tutti i giorni, si dice:

Scusa, mi hai capito male, volevo dire che…

Oppure:

Non mi capire male, non voglio dire che…

Non è sbagliato, ma perché non imparare un nuovo verbo considerato che volete migliorare il vostro italiano?

Invece se voglio dire che si sta cercando volontariamente di interpretare in modo sbagliato e distorto qualcosa, è più difficile sostituire il verbo travisare. Potrei usare mistificare, un verbo simile che non si presta a doppie interpretazioni e significa solamente distorcere, falsificare, ma anche ingannare, imbrogliare, raggirare, truffare.

Mentre se si parla di “parole” è più frequente usare travisare, per i fatti e la realtà si usa spesso mistificare. È sicuramente più forte come verbo e si usa solo per le accuse.

Un altro verbo simile ma molto più innocuo è fraintendere. Il fraintendimento non è volontario, non c’è malafede.

Poi c’è anche equivocare. Significa sbagliare a comprendere il significato delle parole, spesso perché si chiamano con lo stesso nome delle cose diverse. Solitamente anche questo verbo non si usa per accusare qualcuno di distorcere le parole di chi parla.

In effetti l’equivoco solitamente si usa in modo simile a malinteso, quindi anche equivocare è un verbo più innocente rispetto a travisare.

A volte, se si crea un equivoco è casomai perché chi parla usa parole volutamente ambigue, che possono essere interpretate diversamente. Equivocare è abbastanza normale quando qualcuno parla in modo equivoco.

Qui l’attenzione si sposta su chi parla e non su chi ascolta.

Anche una persona può essere definita equivoca, cioè falsa, insincera, sospetta. Allo stesso modo anche un comportamento può essere giudicato equivoco.

C’è sempre una componente morale.

Comunque, tornando alla chiarezza di una comunicazione, se il mio messaggio è chiaro posso dire che le mie parole non ammettono equivoci, o che non si prestano ad equivoci. Non è possibile equivocare. Se qualcuno cerca di travisare le mie parole è solo colpa sua.

Vedete che quindi meglio usare travisare se voglio far capire che c’è la volontà di cambiare il senso delle mie parole.

Se invece voglio dire che sono stato compreso male ma la colpa non è di nessuno, meglio non usare travisare.

Ci deve essere stato un equivoco!

Cioè: magari mi sono spiegato male, ad ogni modo non volevo dire questo. Non è colpa né mia né tua.

Hai equivocato” e “hai frainteso” non sono pertanto sempre uguali a “hai travisato“.

Dipende essenzialmente dal caso. Tra i tre verbi, sicuramente fraintendere è il più usato. Tra l’altro questo episodio è la prima occasione in cui io stesso ho utilizzato i verbi travisare e equivocare.

Dell’equivoco invece ce ne siamo occupati spesso, specie nell’episodio dedicato al termine “scanso“, in quello dedicato all’espressione “sgombrare il campo” e anche in “dare adito” e “onde evitare

Ci vediamo al prossimo verbo professionale.

Travisare, equivocare, fraintendere

Subentro, voltura e allaccio, allacciare, subentrare, volturare riallacciare (ITALIANO PROFESSIONALE)

Subentro, voltura, allaccio, allacciare, subentrare, riallacciare, volturare (scarica audio)

durata: 13:49

Trascrizione

Tutti gli stranieri che vengono a vivere in Italia hanno o potrebbero avere un problema. Non appena acquistano una casa o ne affittano una, devono occuparsi delle utenze. Le utenze sono la fruizione di un bene o servizio pubblico: l’iutenza del gas, l’utenza telefonica, l’utenza elettrica, l’utenza dell’acqua.

Occuparsi delle utenze significa che devono risultare a loro nome, quindi l’intestatario delle utenze deve essere modificato. Precedentemente l’intestatario era chi vi ha venduto la casa, cioè il vecchio proprietario, mentre adesso che l’appartamento ha cambiato proprietario, le utenze devono essere intestate (vanno intestate) al nuovo proprietario, oppure, nel caso di affitto, all’affittuario, cioè la persona che ha ricevuto un immobile in affitto, pagando l’affitto mensilmente.

L’intestatario di una utenza è la persona o l’ente che siano indicati come titolari dell’utenza. L’intestatario è colui o colei o l’ente) a cui è intestata l’utenza.

Intestare quindi significa attribuire qualcosa, come una utenza, a un titolare mediante indicazione del nome.

Se io intesto la casa a mio figlio, la casa diventa sua, e lui diventa l’intestatario della casa.

Ma si parlava di utenze e quindi torniamo alle utenze.

Quando prendo in affitto un appartamento, o quando lo acquisto, devo intestare le utenze a me.

Quali termini usare per fare questa modifica di intestazione?

Ci sono termini interessanti di cui vorrei parlarvi da cui derivano i verbi. I termini sono allaccio, surroga, subentro e voltura. I verbi sono allacciare, subentrare, surrogare e volturare.

Partiamo proprio dal subentro e da subentrare.

Se andiamo sul dizionario a vedere, subentrare significa entrare al posto di un altro, quindi si tratta di una sostituzione o di una successione. Si usa ad esempio nello sport:

Al minuto settanta, il giocatore col numero 12 subentra al posto del giocatore col numero 7 perché si è fatto male.

In questi casi si usa normalmente anche “entrare” ma si tratta di un subentro a tutti gli effetti.

Però si può subentrare a qualcuno anche in un diritto. Prima era mio padre a godere di un diritto, adesso sono io. Sono subentrato a mio padre. Questa è anche una successione oltre ad un subentro.

Anche al lavoro, se il mio posto lo prende un’altra persona, anche questo è un subentro.

A fine mese lascerò il posto di lavoro. Al mio posto subentrerà il signor Rossi.

Ma quando si parla di utenze, il subentro è l’attivazione di una fornitura da parte di un cliente dopo un periodo in cui il contatore era stato disattivato.

esempio:

Nel 2020 il sign. Rossi abita in un appartamento e sia il gas che l’acqua che il telefono e l’elettricità sono intestate a lui. Lui è l’intestatario di tutte le utenze dell’appartamento. Poi però nel 2021 il signor Rossi lascia l’appartamento e disattiva tutte le utenze. I contratti sono interrotti. Nel 2022 il signor Rossi torna nell’appartamento e riattiva le utenze. Dunque il signor Rossi effettua un subentro.

Dalla spiegazione precedente però non sembrerebbe questo un subentro poiché il signor Rossi non sostituisce nessuno, non subentra a nessuno. Anche se l’appartamento fosse stato venduto o affittato al signor Bianchi, anche questo sarebbe un subentro, perché le utenze erano state interrotte, indipendentemente dall’intestatario precedente. Il subentro va quindi richiesto solamente quando i contatori risultano disalimentati, cioè non più alimentati, quindi sono cessati ed occorre riattivarli.

Se invece le utenze non vengono mai interrotte, si parla di “voltura“, che consiste quindi nel cambio di intestatario del contratto, senza interruzione dell’erogazione del servizio, es. energia elettrica, gas eccetera. La voltura non prevede una interruzione ma solamente un cambio dell’intestatario.

In definitiva, nei contratti stipulati tra enti pubblici o privati e i vari utenti, la voltura è il cambiamento del nominativo dell’utente al quale il contratto è intestato, quindi un cambio d’intestazione, mentre col subentro viene riattivato un contatore.

Si può fare la voltura del telefono, quella del gas, quella dell’utenza elettrica e quella della fornitura dell’acqua.

Quando si prende in affitto un appartamento dunque, si può fare una voltura oppure un subentro: se la casa era abitata da altri, si tratta di voltura, mentre probabilmente se la casa era disabitata, le utenze erano state interrotte e allora dobbiamo fare un subentro.

La stessa cosa quando acquistiamo un appartamento precedentemente abitato da altri.

E se invece compriamo un appartamento nuovo? In questo caso dobbiamo fare un allaccio delle utenze.

Un allaccio è quindi un allacciamento. Questo è il termine che andrebbe usato ma poi nei fatti ormai il termine allaccio ha preso il sopravvento nell’uso.

Allacciare una linea telefonica, fare l’allaccio del gas, fare l’allaccio di una utenza elettrica, chiedere l’allaccio. Queste sono le espressioni più usate.

Anche le cravatte si allacciano e anche la cinta (o cintura) dell’automobile.

Allacciare la cintura di sicurezza

Nel caso dei servizi pubblici e delle utenze, un allaccio è una operazione con cui si collega un elemento a una “rete”: la rete elettrica, la rete del gas, la rete dell’acqua.

C’è da dire che l’allaccio è un termine che si usa solamente nelle utenze, e anche la voltura. Invece ad esempio subentrare, oltre agli utilizzi visti, ha anche un uso figurato. Posso dire ad esempio:

Una volta mi sono perso a Roma. Avevo 15 anni. All’inizio ho provato smarrimento, ma poi è subentrata la paura di non riuscire più a tornare a casa.

Quindi un sentimento, una sensazione, può subentrare ad un altro.

Riguardo ad allacciare, si usa a volte anche parlando di relazioni:

L’Italia deve allacciare una relazione commerciale con i paesi orientali

Allacciare una relazione sentimentale

Esiste anche “riallacciare” (cioè allacciare nuovamente) usato sia quando bisogna riallacciare le scarpe (dopo che si sono sciolti i lacci) e tecnicamente parlando una linea (ad esempio telefonica):

Allacciare le scarpe

Riallacciare una linea telefonica interrotta

Questa operazione come visto l’abbiamo chiamata subentro, ma qui il senso è spesso materiale. Se un temporale causa un guasto alla linea, bisogna riallacciare la linea interrotta.
Nella maggioranza dei casi però l’uso di riallacciare è figurato e si parla ancora una volta di relazioni:

Ho litigato con Paolo, ma vorrei riallacciare la nostra amicizia.

Quindi il senso più generale di riallacciare è riprendere un legame interrotto. Questo legame può essere anche di amicizia, o anche sentimentale.
Possiamo usare riallacciare anche nel senso di ricollegarsi, riconnettersi. Se state parlando e volete riprendere un discorso interrotto, potete usare, oltre al verbo riprendere ( o anche tornare a Bomba) anche riallacciare.

Mi riallaccio a quanto già detto in precedenza

La cosa funziona ancora meglio se ci si riallaccia a qualcosa detto da qualcun altro:

Mi riallaccio a quanto detto prima da Giovanni.

Per oggi può bastare. casomai mi riallaccerò al discorso in un altro episodio-

Ci sarebbe anche la surroga, e anche questa è una sostituzione di una persona in luogo di un’altra. Ad esempio nel linguaggio giuridico, significa subentrare a qualcuno in un diritto. la surroga quindi equivale al subentro. Appartiene al linguaggio burocratico, ma non si parla mai di surroghe con le utenze ma se ne parla quando c’è un mutuo, cioè un grosso prestito da parte di una banca; la surroga consiste nella sostituzione di una banca con un’altra. La seconda banca surroga la prima, quindi la sostituisce.

Accreditare – VERBI PROFESSIONALI (n.78)

Accreditare

(scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Verbo professionale numero 78: Accreditare.

Un verbo che ha più significati. Questo accade perché contiene il termine credito, che da una parte si riferisce ai soldi, al denaro e dall’altra ha a che fare con la credibilità.

Il credito infatti, quando parliamo di soldi, c’è sempre di mezzo una banca.

È il contrario di debito. Infatti il credito è la cessione di una somma di denaro da parte del creditore (in genere una banca) contro l’impegno di restituzione futura da parte del debitore (colui, il cittadino, che chiede i soldi in prestito).

Chi prende soldi in prestito ha un debito con chi li dà in prestito.

Ma il credito, dicevo, ha a che fare con la credibilità, con la fiducia, la stima, prestigio. Un termine diffuso e usato soprattutto in ambito commerciale.

Posso dire ad esempio che:

ci sono dei prodotti che vanno acquistando sempre più credito.

Notate come si usi, anche quando si parla di fiducia e non di soldi, il verbo acquistare, nel senso di avere, conquistare, assumere, acquisire, prendere.

Il credito si può acquistare similmente alla fiducia, quando non si deve più dimostrare il proprio valore perché l’abbiamo già fatto.

Allora, visto che ci sono queste due possibilità nel parlare di credito, allora ci sono due possibilità anche per il verbo accreditare.

Nel linguaggio bancario o commerciale, significa eseguire un’operazione di accreditamento. Se si accredita un importo a qualcuno, si danno dei soldi a questa persona. Possiamo anche dire che si fa un accredito su quel conto bancario. Accredito e accreditamento sono la stessa cosa nel linguaggio bancario.

Il passaggio di denaro avviene però attraverso le banche.

La cifra di 1000 euro è stata accreditata nel (o sul) tuo conto.

Mi hanno accreditato 4000 euro.

Qualcuno evidentemente ha disposto un bonifico a mio favore pari a quella cifra. Adesso la posso spendere poiché mi è stata accreditata sul conto bancario.

Dall’altro lato accreditare significa rendere credibile, quindi simile anche a avvalorare, cioè dare valore.

Si può accreditare un fatto o anche un’opinione o delle voci che si sentono in giro.

Es:

Alcune fonti accreditano la voce delle dimissioni del presidente.

Quindi secondo queste fonti, questa voce delle dimissioni è credibile. Si tratta di notizie credibili: probabilmente è proprio vero che il presidente si dimetterà.

Accreditare è quindi rendere credibile nel senso di dare credito. Può significare anche semplicemete credere, fidarsi, ascoltare, sempre nel senso di credere.

Non puoi accreditare delle voci di corridoio!

Non puoi dare credito a delle voci di corridoio!

Quando credete in una opinione di una persona o a delle cose che sì sentono, state accreditando questa opinione, le state dando credito.

Potete decidere di dare credito ad una persona oppure di non darle credito. È analogo a accordare fiducia, o accordare credito.

Anche “dare credito” si può usare in senso economico. Però significa prestare dei soldi, soldi che normalmente vengono accreditati sul conto della persona che chiede credito alla banca.

Dare/concedere credito, in senso economico, lo usano solo le banche, e quando una banca dà o concede credito a una persona, nel senso che gli presta dei soldi, se ci pensate, ha anche fiducia che questi soldi vengano restituiti.

Per questo motivo il credito ha a che fare sia col denaro che con la fiducia.

Si è detto prima che accreditare è sinonimo di avvalorare. Questo è un verbo che abbiamo già visto.

Non sono però proprio uguali, infatti avvalorare significa , come visto, aumentare il valore, la credibilità. Simile a rafforzare.

Inoltre avvalorare non si usa, se non molto raramente, parlando si parl di valore economico.

Col verbo accreditare poi, non vogliamo (come accade con avvalorare) aggiungere qualcosa che renda maggiormente credibile una opinione, ma semplicemente riporre la nostra fiducia su qualcosa, anche a costo di subire le conseguenze di un eventuale errore di valutazione.

In ambito professionale si usa anche nel senso di stima e prestigio di una persona, non solo di un prodotto, come abbiamo visto inizialmente.

Una persona, quando si dice che è molto accreditata, vuol dire che ha acquistato credito, che viene stimata in ambito professionale.

Si fa sempre riferimento al suo mestiere in questi casi, oppure si fa riferimento a qualcosa di particolare, una particolare attività che lo vede spiccare rispetto agli altri, ma questo non vale solo per le persone.

Giovanni è un avvocato molto accreditato nella sua città

Un professionista tra i più accreditati in città nel suo mestiere

L’ospedale di cui stiamo parlando è molto accreditato per la cura delle malattie del sangue.

Stiamo parlando di stima, di notorietà, di credibilità acquisita da un medico o da un ospedale, grazie alle capacità mostrate in passato.

Infine è importate sapere che a volte non è questione di stima, ma semplicenete parliamo di accreditamento:

Ho fatto un Corso di formazione pratico online accreditato (dal) MIUR

Il MIUR è il mistero università e ricerca.

Posso anche dire che:

l’ente di formazione è un ente accreditato dal MIUR.

Non vuol dire che il MIUR ha fiducia o stima in quesito corso o in questo ente, ma che l’ente ha ricevuto un accreditamento dal ministero.

Un accreditamento è una attestazione della capacità di operare. Il MIUR ha riconosciuto a questo ente di avere le capacità richieste. Quindi un corso presso questo ente è riconosciuto dal MIUR.

Per l’ente è come avere una certificazione, perché essere accreditato presso un ente pubblico attribuisce credibilità. In termini di qualità, rispetto dell’ambiente, igiene, sicurezza, ecc. L’accreditamento si usa nelle questioni l particolarmente importante, nella sanità, sicurezza sociale, educazione, attività commerciali, attività di laboratorio e certificazioni. Dobbiamo essere sicuri di poterci fidare di una persona o un ente accreditato.

Ecco la fiducia e la stima di cui si parlava prima.

Del verbo screditare parliamo in un altro episodio.

Vi ho parlato dell’accreditamento che è ciò che ci viene concesso quando viene certificata una competenza particolare. Ma se ricordate all’inizio ho detto che nel linguaggio bancario accreditamento e accredito sono la stessa cosa: un versamento di una somma di denaro su un conto bancario.

Ma un accredito (solo accredito stavolta) è anche una autorizzazione formale ad assistere a un evento, concessa in particolare ai giornalisti.

ricevere l’accredito per un concerto

Facciamo ora il consueto esercizio di ripetizione.

Ripetete dopo ogni frase che ascolterete pronunciare dai membri dell’associazione Italiano Semplicemente:

Ulrike: Accreditare

Bogusia: Finalmente mi hanno accreditato lo stipendio

Komi: Accredito

Marcelo: Quando avverrà l’accredito dello stipendio?

Komi: L’accredito avviene il giorno 27 di ogni mese.

Komi: Accreditamento

Albéric: Abbiamo ricevuto un accreditamento da parte del ministero

Irina: Non vorrai mica accreditare queste chiacchiere che girano su di me, vero?

Marcelo: Sono solamente voci. Non gli do nessun credito.

Albéric: È un’azienda che gode di parecchio credito presso gli italiani

Karin: Puoi prestarmi il telefono? Il mio non ha più credito

Peggy: ricevere l’accredito per un concerto

Komi: Concedere l’accredito per entrare allo stadio

Ci vediamo al prossimo verbo professionale.

Soprassedere – VERBI PROFESSIONALI (n.77)

Soprassedere (scarica audio)

soprassedereTrascrizione

Giovanni: Verbo professionale numero 77.

Lo so, i verbi professionali sono più complicati degli altri verbi, perché si usano meno di frequente e quando li usiamo dobbiamo essere sicuri. Comunque se volete soprassediamo. Oppure vado avanti?

Se soprassediamo però non potrò spiegarvi questo verbo. Cercherò di essere abbastanza veloce allora.

Il verbo soprassedere (lo avete capito) è quello che vi spiego oggi. E’ un verbo molto adatto per le riunioni di lavoro.

E’ adatto anche ogni volta che ci sono decisioni da prendere.

Infatti soprassedere significa rinviare ad altra occasione una decisione o l’attuazione di quanto già avevamo programmato. In pratica è molto simile a “rimandare”. Quest’ultimo è ovviamente quello più usato in tutte le occasioni, ma soprassedere è la sua versione formale.

Quando dobbiamo preferirlo a rimandare dunque?

Quando siamo seduti?

Sembra una battuta, ma in effetti se siamo seduti in una riunione abbiamo certamente un programma, un ordine del giorno, qualcosa di cui parlare, e quando decidiamo di soprassedere su uno dei punti all’ordine del giorno quello che facciamo è spostare quel punto ad altra occasione.

“Sedere” lo dobbiamo intendere come verbo, non come sostantivo, nel senso di “stare”.

Quindi soprassedere è come “stare sopra” e questo non c’entra nulla col senso che vi ho appena spiegato. Il fatto è che il verbo si usa anche (ma molto raramente) nel senso di dominare, sovrastare.

Il senso che ci interessa invece è quello di rimandare, ma possiamo anche usare il verbo “differire“, altrettanto formale che soprassedere.

La mia proposta è di soprassedere fino a quando non saranno presenti tutti i ministri

Questo è un esempio di utilizzo del verbo….

Trascrizione completa disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

Caldeggiare – VERBI PROFESSIONALI (n.76)

Caldeggiare

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

Trascrizione

Giovanni: brrrr, che freddo che fa vero?

Magari adesso in altre parti del mondo però fa caldo, anzi sicuramente è così!

Comunque non voglio parlare del tempo oggi. Dovevo però trovare un modo non banalissimo per introdurre il verbo professionale n. 76: caldeggiare.

Non si usa certamente parlando del tempo che fa, del caldo e del freddo e a dire il vero non si usa neanche molto al di fuori di contesti lavorativi o almeno è più spesso usato da giornalisti, per iscritto nei notiziari, nei tg eccetera.

Caldeggiare non è affatto slegato dal concetto di caldo, ma più propriamente è legato al calore, inteso in senso figurato.

Infatti caldeggiare significa Sostenere, appoggiare con calore, con impegno.

Si usa spesso con le proposte:

caldeggiare una proposta

Una proposta, o un’iniziativa, o un’ipotesi, hanno bisogno di essere caldeggiate, perché un semplice “sono d’accordo” o “sono favorevole” non bastano. Le proposte, per avere possibilità di realizzarsi, hanno bisogno di un sostegno caloroso, hanno bisogno di una spinta soprattutto emotiva, vigorosa, convinta. Bisogna favorire questa proposta, difenderla se qualcuno la osteggia, la ostacola, la contrasta. Questo è caldeggiare:

Io caldeggio fortemente la tua iniziativa

Spesso si aggiunge qualcosa come un avverbio di questo tipo per dare maggiormente l’idea del sostegno convinto.

Si usa come verbo anche con le candidature politiche, quindi in modo simile a sostenere una candidatura.

Caldeggiare una candidatura significa augurarsi che questa persona sia eletta perche si crede in lei.

Sostenere può dare a volte un’idea diversa.

Un gruppo politico, un partito può sostenere una candidatura. Significa che la propongono a loro rappresentanza, ma si esprime una preferenza, una scelta, magari frutto di un compromesso, di accordi. Magari questa scelta era l’unica possibile o anche peggio, è stata imposta da qualcuno, il leader del partito ad esempio. Niente di più.

Caldeggiare invece racchiude un convincimento nel sostenere questo candidato o un’idea qualunque.

Se si tratta di una proposta si tratta di appoggiarla con calore, con convincimento, anche in confronto ad altre proposte.

Se si tratta di una iniziativa, si esprime un “sono d’accordo” ma più convinto:

dai! Sì, è un’ottima idea!

Ma questo è troppo amichevole e informale!

Riguardo alle differenze rispetto al verbo sostenere, ci sono da dire altre cosette interessanti.

Il verbo “sostenere” può anche voler indicare un sostegno di tipo economico, cosa che non riguarda il verbo caldeggiare.

Caldeggiare, poi, sfiora anche il concetto di “augurarsi” e “sperare“, “volere“, “desiderare” ma c’è qualcosina in più solitamente, come una spinta, un aiuto, o almeno una forte volontà di avere una influenza per favorire questa iniziativa o proposta.

Il ministro caldeggia l’ipotesi di una interruzione della didattica a distanza

Quindi il ministro si mostra favorevole a questa sospensione, è d’accordo, la vorrebbe favorire e probabilmente lo farà.

Il convincimento ha la meglio rispetto al semplice sostegno, che spesso va anche interpretato come qualcosa di ufficiale, similmente ad “appoggiare” e “promuovere” come una dichiarazione pubblica o come un incoraggiamento, una protezione:

Il nuovo presidente è sostenuto da una maggioranza ampia

Gli elettori in piazza hanno sostenuto il sig.. Rossi come candidato alla presidenza

Ho bisogno del vostro sostegno, sono molto triste!

Poi sapete che sostenere ha anche un senso materiale, simile a reggere, tenere, con le mani ad esempio per non far cadere qualcosa, poi si può sostenere un peso, anche in senso figurato, come sostenere il peso di una responsabilità.

Infine, si sostiene anche nel senso di “dire”, “affermare”, “credere

Giovanni sostiene di aver ragione.

Niente di tutto ciò ritroviamo in caldeggiare. caldeggiare è più semplice, con un significato ben preciso.

Può somigliare anche a “raccomandare“:

Raccomando di scegliere Giovanni come presidente

cioè:

Io caldeggio Giovanni come scelta per la carica di presidente

Cioè:

secondo me dovreste scegliere lui, puntate su di lui. E’ un consiglio appassionato.

Anche il verbo “promuovere“, come ho accennato prima, si avvicina, pur avendo anche altri significati come verbo.  Comunque promuovere si usa spesso con le iniziative che si vogliono favorire, dare impulso.

Promuovo l’iniziativa da te proposta, mi piace molto.

Come a dire: per me è ok, per me va bene. Un senso simile ma come detto promuovere ha anche altri significati.

I verbi che esprimono il significato opposto sono contrastare, ostacolare, osteggiare.

Esercizio di ripetizione:

Caldeggiare

Caldeggiare una proposta

Caldeggiare un’iniziativa

Piace anche a me l’iniziativa da te caldeggiata

L’ipotesi da te caldeggiata non può non essere interessante

Questa strada è caldeggiata da tempo dal direttore. Dovremmo pensarci seriamente anche noi

Caldeggio la tua idea di prenderci una pausa di riflessione.

Tra le tante ipotesi in campo, le Regioni sembrano caldeggiare la prima.

Un piano caldeggiato da tutta la maggioranza

L’ipotesi di un governo tecnico sembra essere caldeggiato dall’Unione europea

Ci vediamo al prossimo verbo professionale

Avvalorare – VERBI PROFESSIONALI (n.75)

Avvalorare

Descrizione

Torniamo sul concetto di valore. In questo episodio spieghiamo il verbo avvalorare e vediamo con molti esempi il modo giusto di utilizzarlo.

Per farlo spieghiamo anche la differenza con i verbi simili: valorizzare, suffragare, corroborare. Vediamo anche i verbi dal significato opposto e un esercizio di ripetizione.

Trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Ricorrere e fare ricorso – VERBI PROFESSIONALI (n.74)

Ricorrere e fare ricorso

(scarica audio)

Indice verbi professionali

Ricorrere e fare ricorso

Ricorrere è il verbo numero 74 della sezione verbi professionali.

Il verbo ricorrere inizia per RI, e il senso più immediato, come accade in molti casi, è quello di ripetere qualcosa, in questo caso può significare “correre un’altra volta“.

Ma non è questo il modo professionale di usarlo, quello a cui siamo interessati.

Il verbo è stato inserito tra i verbi professionali perché nel linguaggio comune, di tutti i giorni, si usa abbastanza poco. Poi vediamo qualche modo per usarlo. Al lavoro invece è molto usato per diverse ragioni.

Un secondo modo di usarlo è infatti quello di ripensare a un’esperienza del passato:

bisogna ricorrere con la mente a quando ero bambino per ricordare un’emozione simile.

Anche questo però non è legato al mondo del lavoro.

L’uso più comune del verbo è invece quello di rivolgersi a qualcuno o a qualcosa per ottenere aiuto, conforto o sostegno o per raggiungere uno scopo:

Devo ricorrere a tutta la mia pazienza per sopportarti.

Bisogna ricorrere ad un dizionario per capire il significato di questo verbo.

Dobbiamo ricorrere alla legge quando le persone non rispettano le regole.

Questo verbo si utilizza spessissimo, in questi casi, quando in particolare qualcosa non funziona, quando abbiamo provato a risolvere il problema con un altro modo ma non ci siamo riusciti.

Allora ricorriamo ad un’altra procedura per risolverlo.

È come se fossimo in una situazione in cui bisogna trovare un rimedio straordinario, spesso obbligato e/o doloroso.

Si può dire anche “fare ricorso a” qualcosa o qualcuno, esattamente con lo stesso senso di ricorrere a qualcosa o qualcuno.

È molto simile al verbo avvalersi da questo punto di vista.

Molto utilizzata nel linguaggio comune è l’espressione “ricorrere alle maniere forti” ad esempio, e questo indica chiaramente che le maniere standard, quelle che si usano normalmente, non hanno funzionato.

Il proverbio che rende meglio l’idea è:

A mali estremi, estremi rimedi

La cui spiegazione si trova nella rubrica dei due minuti con Italiano Semplicemente.

Significa che quando c’è un problema molto grave, si ricorre ad una soluzione estrema, come extrema ratio, ma solo se necessario.

Anche ricorrere alla violenza è una frase che si legge e si ascolta spessissimo.

Vediamo qualche esempio più strettamente legato al lavoro:

Non vorrei ricorrere alle vie legali, ma se il cliente non pagherà la cifra pattuita, dovrò farlo.

O anche:

Quando un’azienda sta fallendo, spesso ricorre ai licenziamenti per ridurre le spese.

I malati di Covid devono ricorrere spesso alla terapia intensiva.

Quando si parla di legge, in particolare, il senso di ricorrere è spesso quello di presentare ricorso all’autorità per avere il riconoscimento di un diritto o per ottenere rimedio a torti subiti.

ricorrere alla magistratura

Ricorrendo alla magistratura si spera di ottenere giustizia e per fare ricorso alla magistratura si deve presentare una domanda, occorre presentare un ricorso, che è un documento e per farlo occorre un avvocato.

Si dice più informalmente anche “fare ricorso”, sebbene il verbo fare sì preferisca quando il senso è meno legato alla legge e più semplicenete per risolvere un problema.

Può anche significare presentare un ricorso davanti a un giudice superiore per annullare la sentenza di un giudice inferiore.

Allora si usa una preposizione diversa: in

Bisogna ricorrere in cassazione contro una sentenza ingiusta

In questi casi, usare il verbo avvalersi non è vietato, ma avvalersi non esprime tecnicamente la presentazione di un ricorso ma solo l’esercizio di una facoltà per arrivare a una soluzione. È simile a usare, utilizzare, solo che si usa la preposizione di:

Mi avvalgo dell’aiuto dei miei colleghi

Mi avvalgo della facoltà di non rispondere

L’allenatore si avvale della sostituzione quando un giocatore si va male.

È abbastanza professionale come verbo, anche avvalersi e lo abbiamo già visto. È il verbo n. 14 della lista dei verbi professionali.

Invece ricorrere come visto vuole la preposizione a oppure in per indicare cosa ci può aiutare.

Al di fuori del linguaggio giuridico, quello relativo alla presentazione di un ricorso, che è una procedura amministrativa, i due verbi si somigliano molto.

Ricorrere però contiene questo senso di cui vi ho parlato prima, quello di usare una soluzione alternativa, estrema a volte, come ultima soluzione, quando le altre non hanno funzionato, o quando non c’è alternativa, anche come prima soluzione.

Ma i significati di ricorrere non finiscono qui.

Vogliamo parlare delle ricorrenze?

Si parla di date, avvenimenti, ecc., che ritornano periodicamente.

oggi ricorre la festa della Repubblica

Ieri ricorreva il decimo anniversario della nascita di mio figlio.

La ricorrenza però non è solo un anniversario, ma qualsiasi avvenimento periodico, che si presenta ogni tot tempo. Qualunque cosa si presenti con regolarità e frequenza; anche un argomento, un’idea, che si ripete:

In questo documento ricorre più volte un riferimento a Dio.

A volte ricorrere simiglia anche a “chiamare in causa” sempre come forma di aiuto, di soccorso. In caso di bisogno:

Io ricorro a molti esempi per spiegare bene un concetto

Anche qui somiglia a usare, utilizzare, avvalersi.

A volte, come in questo caso, mi piace ricorrere anche a qualche membro dell’associazione che mi aiuta a fare alcuni esempi.

Ci vediamo al prossimo verbo professionale:

Marguerite: Ricorderò in appello, non accetto questa sentenza!

Marcelo: Dovrò ricorrere a tutta la mia forza di volontà!

Rafaela: Farò ricorso alla ripetizione se non riuscirò a capire al primo ascolto.

Hartmut: Bisogna ricorrere ai miei ricordi più lontani per ricordare un’emozione del genere.

Quest’anno Giovanni ricorre per la Ferrari, come l’altr’anno.

Ricorrerò al tuo aiuto se necessario.

Danita: Avete notato che in “l’altr’anno” l’apostrofo ricorre due volte?

Ristabilire – VERBI PROFESSIONALI (n.73)

Ristabilire è il verbo numero 73 della speciale sezione verbi professionali.

Durata: 15 minuti

Lista dei verbi professionali 

 

Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

 

40 – Le migliorie – ITALIANO COMMERCIALE

Le migliorie

Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

 

Descrizione

Vediamo la miglioria e l’utilizzo appropriato dei verbi apportare e presentare.

Cedere – VERBI PROFESSIONALI (n.72)

Cedere

Descrizione

Cedere è il verbo numero 72 della speciale sezione verbi professionali.

Durata: 20 minuti

Con esercizio finale di ripetizione

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Incorrere – VERBI PROFESSIONALI (n.71)

Circostanziare – VERBI PROFESSIONALI (n.70)

Il verbo CIRCOSTANZIARE

Descrizione

Il verbo CIRCOSTANZIARE è il numero 70 dei verbi professionali. Vediamo anche la differenza tra la circostanza e la situazione, la condizione e il contesto. Durata: 12 minuti

Testo e audio MP3 sono disponibili solo per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Evincere – VERBI PROFESSIONALI (n.69)

Evincere (scarica audio)

Descrizione

Giovanni: il verbo EVINCERE è il numero 69 dei verbi professionali.

Per capire evincere, meglio dirlo subito, non aiuta vedere che c’è da dentro il verbo vincere.

Invece evincere ha a che fare con il ragionamento, quindi con il pensiero. Ragionare a cosa serve?

Serve ad esempio a capire le conseguenze di ciò che accade, serve a capire la logica degli eventi, serve a trarre delle conclusioni, fare deduzioni.

Quando riusciamo a capire una conseguenza di un fatto, possiamo usare il verbo EVINCERE. Non solo questo verbo però.

Questo si capisce anche dalla definizione di evincere:

Dedurre, desumere, ricavare.

Questi sono tre verbi analoghi. Tutti hanno anche a che fare con il ragionamento.

Una prima cosa da dire per iniziare a distinguere il verbo EVINCERE è che si usa quasi sempre in modo impersonale:

Si evince

Si può evincere

Si potrebbe evincere

Questa è la parte centrale solitamente delle frasi col verbo evincere. Subito dopo va indicato il risultato del ragionamento, mentre prima bisogna indicare l’origine, ciò da cui si evince il risultato.

Es:

Dalle sua risposta si evince che non ha capito la domanda.

Cioè ho ascoltato la risposta che ha dato e da questa risposta, ascoltando questa risposta, si capisce, si deduce, di evince, si ricava che la domanda non è stata compresa.

Verrebbe da dire che evincere è simile quindi anche a “capire” è “comprendere“, e questo è senz’altro vero e si evince dall’esempio precedente.

Vedete che si tratta di un ragionamento che vogliamo estrarre da un fatto.

Se una persona appena mi incontra mi dice “ciao Giovanni, come stai?” da questo si evince facilmente che questa persona mi conosce.

Difficilmente troverete “io evinco”, “tu evinci” eccetera e ancora più difficilmente lo troverete utilizzato al passato, futuro, passato remoto eccetera.

Al massimo potete trovare, oltre alla forma impersonale:

Puoi evincere

Possiamo evincere

Potete evincere

Potrai evincere

Comunque si usa in modo impersonale quasi sempre:

Dal numero delle vittime del Covid si può evincere che si è trattato di una pandemia.

Dal peso della bilancia si evince che quest’ultima settimana ho mangiato troppo.

Dalla puzza di bruciato che sento evinco (si evince) che stasera non si cena.

Se mi riferisco ad una persona o più persone, con io, tu, lui, lei o loro, meglio usare il verbo dedurre o ricavare o desumere

Non c’è Giovanni oggi in ufficio. Ne deduco che abbia avuto problemi.

Quale insegnamento ricaviamo da quanto accaduto?

Dalla confusione che vedo, desumo che questa sia la stanza di Emanuele

Non c’è una legge precisa che dice che bisogna usare un verbo e non un altro nelle varie circostanze, perché anche dedurre, desumere e ricavare sono altrettanto diffusi e adatti nelle stesse situazioni, anche in senso impersonale.

In ambito familiare e tra amici non si usa però evincere e neanche dedurre e desumere. Più facile usare capire e ricavare:

Dalla tua faccia capisco che sei arrabbiato con me

Cosa ricaviamo da questa sconfitta? Sicuramente possiamo ricavare alcuni insegnamenti da usare in futuro.

Ricavare però spesso è legato al ricavo economico, all’utilità economica.

Dedurre invece, sebbene molto vicino nel significato, spesso si usa in filosofia e in matematica, nel senso che c’è un risultato che si ricava per deduzione, attraverso una deduzione, qualcosa di ovvio, di matematico, di logico.

Evincere invece esprime più un’operazione di deduzione che presume un ragionamento meno logico, meno matematico, una deduzione che tutti possono fare e che è normale fare. Non c’è bisogno di fare ragionamenti numerici o complicati. Ci si riferisce come detto di solito a tutti, essendo impersonale, pertanto è un pochino più accademico rispetto ai verbi simili.

Ci vediamo al prossimo verbo professionale. Da questa frase si evince facilmente che l’episodio è finito.

Se volete potete dare un’occhiata anche all’episodio, secondo me utilissimo, dedicato a come esprimere le conseguenze.

Constatare – VERBI PROFESSIONALI (n.68)

Il verbo CONSTATARE

Descrizione

Il verbo constatare è il numero 68 dei verbi professionali.

Durata: 11:26 minuti

Testo e audio MP3 sono disponibili solo per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Disdire – VERBI PROFESSIONALI (n.67)

Disdire

Il corso è disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione Indice degli episodi del coso di Italiano Professionale

Descrizione

Giovanni: il verbo disdire è il numero 67 dei verbi professionali. La questione ha a che fare con le prenotazioni. Potremmo parlare anche di appuntamenti ma in particolare di prenotazioni.

Durata: 13 minuti 

Italiano Professionale – lezione 34: suggerimenti e proposte

Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione Descrizione

Oggi trattiamo un tema importantissimo per affrontare una riunione, un incontro, una tavola rotonda o un incontro professionale di qualsiasi tipo: i suggerimenti. Cos’è un suggerimento? Che significa suggerire? Vediamo dunque come dare un suggerimento, come accettarlo e come rifiutarlo. Esercizi di ripetizione ed esempi Durata: 25 minuti suggerimenti

Italiano Professionale – lezione 33: la reperibilità

Episodio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione
Descrizione

la reperibilità è un concetto prettamente lavorativo. si può applicare alle persone ma anche ad altri aspetti del lavoro. Vediamo come sono poche le occasioni di utilizzo al di fuori del lavoro.

Durata: 25 minuti

La reperibilità

Esimere – VERBI PROFESSIONALI (n.66)

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei ancora membro  puoi registrarti qui

Descrizione

Esimere è il verbo professionale n. 66. Un verbo molto professionale, adatto soprattutto con le responsabilità e i doveri morali. esimere, esimersi

Sollevare da un incarico – ITALIANO PROFESSIONALE

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

Descrizione 

Questa lezione del corso di Italiano Professionale, per non madrelingua, verte sulla sollevazione degli incarichi, vale a dire su una forma particolare di licenziamento.

Il plagio, la pirateria e il diritto d’autore – ITALIANO PROFESSIONALE

Il plagio e il diritto d’autore (scarica audio)

Nel mondo del lavoro si sente spessissimo parlare di plagio. Si parla altrettanto spesso di pirateria, con lo stesso significato. In entrambi i casi si parla del cosiddetto “diritto d’autore“.
Allora in questo episodio di Italiano Professionale inserirò anche alcuni verbi professionali, che sono già stati oggetto di episodi passati (vi inserisco il link all’interno dell’episodio), di conseguenza questo episodio finirà per essere anche un episodio di ripasso.

Il significato di plagio e pirateria, è molto simile a quello di furto. In tutti i casi si ha la proprietà di qualcosa. Sono entrambi dei reati, sebbene il furto sia giudicato più grave.

Cosa fanno i ladri? I ladri rubano, cioè si appropriano delle cose altrui. Ho usato il verbo appropriarsi, cioè far diventare proprio. Si parla quindi di proprietà. A chi appartiene questa automobile? Di chi è la proprietà di questa automobile?

Quando parliamo di plagio e pirateria però non si parla di oggetti rubati, ma fondamentalmente di idee rubate.
Per commettere il reato di plagio infatti è sufficiente imitare qualcosa, apportando lievi modifiche a qualcosa e cambiandone il titolo.
Così facendo ci si appropria di una qualche paternità sull’opera.
In sostanza, non ci si può avvalere delle opere altrui per ottenere dei vantaggi personali, perché in questo modo si cagiona anche un danno al proprietario dell’opera, cioè di chi detiene la proprietà dell’opera.
Spesso il confine tra il furto e il plagio è sottile, e un avvocato difensore di un ladro, in alcuni casi, potrebbe adoperarsi nel cercare di derubricare il furto in plagio per ottenere delle pene meno pesanti. Non credo sia cosa facile però.

Mi viene in mente il parmigiano e il parmesan cheese. Il parmesan cheese possiamo chiamarlo un plagio, in uso all’estero. Un tentativo di spacciare un prodotto, il parmesan scheese, per il vero parmigiano italiano.

Naturalmente il “parmigiano” non appartiene a nessuno in particolare, non ha un proprietario, quindi non è un plagio nel vero senso del termine. Il vero plagio ha bisogno di una vera proprietà.

Molto spesso si parla di plagio in ambito artistico e letterario. Si dice ad esempio che molti cantanti si siano “ispirati” un po’ troppo ad altre canzoni, molto famose, per scrivere il loro pezzo. Ma questo pezzo, questa canzone, risulta alla fine troppo somigliante all’originale. In questo caso si parla di plagio. Abbiamo quindi una falsa attribuzione a sé di opere o anche di scoperte, invenzioni scientifiche i cui diritti di invenzione spettano ad altri, i veri autori, i veri proprietari.

La questione riveste una certa importanza come potete immaginare, esiste infatti una legge per capire quando si tratta di plagio oppure no, e l’esito di questo confronto ha delle conseguenze penali ovviamente. Si chiama legge sul diritto d’autore e ci sono anche direttive europee. Quindi di volta in volta, quando c’è una denuncia di plagio, bisognerà valutare se si tratta di plagio oppure no.
Prima parlavo di appropriazione di idee di altre persone. In realtà la definizione esatta non è idea, ma “un’opera dell’ingegno altrui”, quindi un’opera che scaturisce dalla mente di altre persone. Il termine ingegno indica quello che possiamo chiamare il principio attivo dell’intelligenza.
Se diamo un’occhiata alle notizie sul web, notiamo che ci sono molte notizie che attualmente parlano di plagio.
Ad esempio Dolce & Gabbana, la famosa casa di moda, è stata accusata di plagio per aver copiato delle ceramiche spagnole. E coloro che hanno denunciato questo plagio, hanno dichiarato che a loro non dà fastidio che qualcuno si ispiri alle loro opere, ma invece dà fastidio di essere copiati in modo sfacciato. Comunque chiunque denunci di essere stato plagiato deve suffragare le proprie accuse con delle prove.
Prima parlavo della pirateria come sinonimo di plagio, ma forse è meglio chiarire che questo termine assume un significato più ampio.
Questo termine viene da”pirati“, che sono coloro che in mare, assalgono e depredano a proprio beneficio navi di qualunque nazionalità, rubano il loro carico e anche le persone imbarcate.
Quindi non siamo lontani dal concetto di plagio.
Esiste anche la pirateria aerea, ma la questione non cambia. Si tratta di sequestrare un aereo mentre è in volo, minacciando con le armi costringendolo a dirigersi verso una destinazione diversa.
In senso figurato però il concetto di pirateria è un atto, un comportamento di abuso associato a un atteggiamento fraudolento. Inoltre anche gli utilizzatori, cioè chi acquista questi prodotti possono essere accusati di pirateria.
Quindi il pirata è anche chi utilizza in modo clandestino, quindi di nascosto, anche senza pagare le tasse, oltre a chi vende  abusivamente e senza autorizzazione, prodotti generalmente come come libri, dischi, cd, dvd eccetera. Il plagio quindi è il reato commesso solamente da chi copia il prodotto, mentre la pirateria, termine poco giuridico, è commesso anche da chi acquista questo prodotto.
La pirateria più famosa è probabilmente quella informatica. E questa è l’attività di chi riesce a entrare all’interno di reti di informazioni e archivî di dati informatici, copia programmi o dati riservati. Avete presente i cosiddetti hacker? Non c’è una vera traduzione in italiano di questo termine. Possiamo chiamarlo un esperto informatico disonesto, o, appunto, un pirata informatico.
Infatti gli hacker possono fare anche pirateria perché se, una volta entrati in possesso di dati riservati, ne ricavano dei vantaggi economici illeciti.
Abbastanza diffusa è anche la pirateria editoriale, cioè che si riferisce ai libri.

Voglio terminare con il verbo plagiare, che ha ovviamente il significato di copiare, attribuire a sé stessi un’opera di altri, sebbene viene spesso usato anche in modo simile a “convincere“. Si usa infatti nella psicologia in questo senso.
Il plagio in questo caso è un termine che viene usato in due modi diversi. Il primo modo indica una sorta di abuso che consiste nel ridurre una persona in uno stato di totale soggezione al proprio potere.
Quindi la persona plagiata fa tutto ciò che dice la persona che l’ha plagiata, che impartisce ordini alla persona plagiata, che si attiene a sua volta tutte le sue disposizioni. In questi casi si parla comunemente di lavaggio del cervello o di manipolazione mentale. Anche questo dunque si chiama plagio.
Questo modo di plagiare non ha niente a che fare però con i prodotti e il mondo del lavoro, invece, il secondo modo di usare “plagiare” nella psicologia è per indicare il “plagio incosciente”. Cos’è?
Si tratta di quando un musicista, ad esempio, copia, senza rendersene conto, una musica di un altro musicista. Non lo fa apposta, non intende farlo, ma sempre di plagio si tratta. Non si può quindi addossare la colpa alla distrazione o dire che si tratta di una coincidenza.

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati

Cambiare i connotati e il verbo connotare Buongiorno da Giovanni.

Sapete cosa sono i connotati?

Sono i nostri tratti del volto, le caratteristiche del nostro viso, ciò che ci contraddistingue, ciò che ci rende unici e riconoscibili.

Oggi però molte persone preferiscono cambiare i propri connotati, rifacendosi le labbra, gli zigomi, il naso, il mento eccetera. Rifarsi i connotati quindi è esattamente come cambiarsi i connotati. 

Questo significa cambiare i connotati in senso proprio, ma, come avrete immaginato, la frase ha anche un senso figurato.

Se dichiarate che volete cambiare i connotati di un’altra persona, non significa che siete un chirurgo estetico,  ma che lo volete picchiare, che la volete malmenare fino a cambiargli il volto, fino a deformargli il volto, fino a renderlo irriconoscibile.

I connotati sono quindi i tratti distintivi del viso. Si potrebbe dire, state attenti, che i connotati ci connotano, cioè connotano noi, perché ognuno di noi ha i propri connotati.

Infatti esiste anche il verbo connotare.

Un verbo abbastanza professionale o formale se vogliamo, e ha un significato simile a associare ad un nome o a un significato, quindi simile al senso dei connotati, che identificano una persona.

Es: Quale caratteristica connota maggiormente gli italiani? Forse il fatto di gesticolare? Forse la simpatia?  Forse lo stile?

Come avreste espresso questa frase prima di conoscere il verbo connotare? Forse usando “identificare” o “associare” o anche “contraddistinguere“?

Quale caratteristica identifica maggiormente gli italiani? 

Qual è la caratteristica principale degli italiani?

Quale caratteristica viene associata maggiormente agli italiani?

Per cosa si contraddistinguono gli italiani?

Si utilizza molto anche “connotazione”, un termine simile a “significato”. Infatti indica un significato particolare che viene attribuito ad una parola insieme al suo significato più importante.

Ad esempio le parole anziano e vecchio, hanno una diversa connotazione, in quanto, pur indicando tutte lo stesso concetto, si usano in circostanze diverse. Potrei dire la stessa cosa anche di un solo termine che ha diverse connotazioni a seconda del modo in cui viene usato, tipo il termine “altezza“. Infatti se parlo di una persona, l’altezza può indicare quella espressa in centimetri ma anche l’altezza morale, l’altezza d’animo, la sua magnanimità. Una qualità morale dunque.  
Un saluto a tutti. Vi ricordo che per avere accesso a tutti gli episodi audio del sito tutti possono aderire all’associazione Italiano Semplicemente.

Una volta richiesta l’adesione ricevere un nome utente e una password che potete usare per scaricare tutti gli episodi, inoltre potrete partecipare a tutte le nostre attività: gruppo whatsapp, esercizi di ascolto e registrazione con la vostra voce, video chat settimanali e riunione dei membri. 

Un saluto a tutti. 

 

 

65 – Suggerire

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei ancora membro  puoi registrarti qui

Descrizione

Suggerire è il verbo professionale n. 65. Un verbo molto utile nella comunicazione scritta e anche molto adatto alle riunioni di lavoro.

64 – Attenersi

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei ancora membro  puoi registrarti qui

Descrizione

ATTENERSI è il verbo numero 64 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale. Verbo molto adatto per le riunioni e nei rapporti personali di lavoro.

Il verbo ESENTARE (63) – Corso di Italiano Professionale

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei ancora membro  puoi registrarti qui

Descrizione

ESENTARE è il verbo numero 63 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro.

Il verbo si usa spessissimo nel linguaggio lavorativo, ed è adattissimo anche al linguaggio scritto formale.

Il verbo RISOLVERE (62) – Corso di Italiano Professionale

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei ancora membro  puoi registrarti qui

Trascrizione

RISOLVERE è il verbo numero 62 del corso di italiano professionale, dedicato al mondo del lavoro. Nell’episodio spieghiamo tutti gli utilizzi del verbo soprattutto in ambito lavorativo.

Italiano Professionale – lezione 28: come generalizzare

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui.

    Descrizione

    In questa lezione di Italiano Professionale vediamo i vari modi che possiamo usare per generalizzare. La generalizzazione è l’operazione contraria della puntualizzazione, a  cui abbiamo dedicato la lezione n. 24

Italiano Professionale – lezione 27: Spiegare un problema

Rappresentazione di un problema complicato. Photo by David Waschbu00fcsch on Pexels.com

File audio e trascrizione completa disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui.

Descrizione della lezione

La lezione n. 27 del corso di Italiano professionale è dedicata ai problemi, un argomento di cui si parla sempre al lavoro. Ogni forma di impiego richiede la risoluzione di problemi.

Abbiamo dedicato alcune belle lezioni nella prima sezione del corso, se ricordate, la sezione dedicata alle espressioni idiomatiche. Si è parlato di scontri e confronti (problemi relazionali) e anche dei problemi economici.

Vediamo insieme come introdurre un problema e i vari modi che esistono per spiegarlo nel dettaglio.

La lezione fa parte della sezione terza del corso di Italiano Professionale, dedicata alle riunioni e agli incontri.

Vediamo anche i maggiori verbi che si usano: spiegare, risolvere, dettagliare, dipanare, esporre dirimere e tanti altri.

Durata file audio: 15 minuti

Italiano Professionale – lezione 26: Fare le veci, essere il vice

Questa lezione fa parte del corso di italiano professionale, cioè dell’italiano che si usa in ambienti lavorativi

Il file audio e la trascrizione sono disponibili solamente per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro puoi registrarti qui.

Descrizione

Lezione n. 26 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di due termini: vice e veci, che può capitare di utilizzare durate una riunione o un incontro di lavoro. 

Può capitare infatti che in una riunione, in un incontro, qualcuno dia forfait, vale a dire che qualcuno non si presenti, che non venga alla riunione, ma che questa persona si faccia sostituire da una seconda persona.

 

Italiano Professionale – lezione 25: Come dare istruzioni

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Lezione n. 25 del corso di Italiano professionale. Oggi parliamo di come dare istruzioni.

Nell’ultima lezione abbiamo visto come puntualizzare e si parlava dunque di chiarimenti.

Oggi invece, pur restando nel tema chiarimenti, stiamo dando spiegazioni riguardanti una procedura da seguire, cosa che si fa soprattutto quando dobbiamo insegnare delle cose a dei colleghi: una procedura da seguire ad esempio.

Spiegare alle persone cosa fare non è una cosa che fanno solamente i capi, i dirigenti, ma ogni volta che si da un consiglio tecnico, che si spiega un processo, una procedura da seguire si stanno danno istruzioni e possono farlo tutti. Evidentemente non solo durante una riunione si danno istruzioni: nella vita di ufficio avviene quotidianamente.

Per proseguire la lettura dell’episodio occorre essere membri dell’associazione Italiano Semplicemente: Per diventare membri vai alla pagina italianosemplicemente.com/chi-siamo

 

Accedi inserendo nome utente e password

Se sei già membro, puoi inserire la tua mail che hai segnalato in sede di iscrizione e inserire la passowrd.che ti è stata comunicata in precedenza.
Se hai problemi scrivi a italianosemplicemente@gmail.com

Il verbo RECEDERE (59) – Corso di Italiano Professionale

File audio e trascrizione disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei ancora membro  puoi registrarti qui

Descrizione

Recedere è il verbo professionale n. 59. Di solito non si tratta di notizie positive, quindi mi auguro per voi che non dobbiate mai usarlo.

Auguri di Natale (ripasso verbi professionali 1-50)

Audio

Descrizione

Le lezioni dei verbi professionali sono per i soli membri dell’associazione italiano semplicemente.

Per aderire all’Associazione italianosemplicemente.com/chi-siamo

Trascrizione

Ripasso dei primi 50 verbi professionali.

Auguri di buon Natale a tutti, miei cari amici di Italiano Semplicemente.

Auguri a chi è stimato ma anche e soprattutto a chi è sottovalutato.

Auguri a chi non ha mai avuto tempo e a chi ne dispone a suo piacimento.

I migliori auguri a chi sa predisporre sé stesso al cambiamento, e ha smesso di eseguire sempre lo stesso movimento.

Auguri a chi sopporta tutti con pazienza e un po’ meno a chi di liquidare non sa stare senza.

Auguri a chi riesce sempre a rendere una giornata migliore a qualcuno, un po’ meno a chi detta legge senza essere nessuno.

Auguri a chi si prende tutto sulle spalle, ma anche a colui che declina su quelle altrui.

Gli Auguri faccio a chi riscuote successi senza spacciarsi per altri né spacciare per sé stessi.

Auguri a chi non disattende le alte aspettative, che se ne stia a casa o che vada alle Maldive

Auguri a coloro la cui vita volge al desio, sarà un arrivederci e non un addio.

Auguri a chi è promosso, anche se non lo conosco.

A chi si avvale di collaboratori do i miei auguri migliori, a chi invece da solo lavora, do io un abbraccio se nessuno l’ha fatto finora.

Auguri a chi assume, che sia una persona o un buon atteggiamento, lo dico col cuore, sicuro non mento.

Per chi si adopera per il prossimo un abbraccio sincero. Ancor più per chi deve arrotondare ogni mese e non avrà mai un lavoro vero.

A chi, al suo dovere sa adempiere ogni volta, auguro un buon Natale anche stavolta.

Se sbanco la lotteria e vinco dei milioni, li regalo a tutti, ma non a chi impartisce inutili lezioni.

A chi intende querelarmi, ma contrae una malattia, auguri e ti assicuro che non è per colpa mia!

Se lo stipendio non ti possono erogare, auguri a te se questo un danno ti può cagionare; per te non è stato un buon anno quello che sta per finire.

Se una colpa ti vogliono addossare ma sei innocente e non un criminale, auguri di cuore di buon Natale.

Basta discussioni, a Natale gioia bisogna esprimere, e i litigi occorre dirimere.

C’è crisi, a Natale quest’anno i consumi si contrarranno, nonostante il bene che le persone si vorranno.

Se non sai disegnare, ma un regalo artistico vuoi fare, un bel ritratto puoi commissionare. E’ un idea da non scartare!

Babbo Natale, di rosso vestito, ha vagliato con cura ogni pacco assortito, auguri anche a lui, che alla festa allegria ha sempre conferito.

Babbo Natale esiste? A suffragare questa ipotesi le opinioni dei bambini. Auguri anche a loro, anche ai più birichini.

A chi insiste a far del bene ma non ne fruisce, auguri col cuore, che tutti noi unisce.

Chi investe in amore, sapete, è anche lui amato, sebbene il suo cuore non sia ancora impegnato.

A chi è sempre scelto o sempre cassato, il mio augurio di cuore non sarà mai derubricato.

Come commisurare l’affetto per una persona? Tutti fanno regali, ma cosa implica farlo col cuore? E da quale fonte scaturisce l’amore? Auguri a chi dà perché vuole e non perché deve, e a chi ne dà più di quanto ne riceve.

Prestate attenzione per favore! A voi con le mani consumate dal lavoro, a voi che non detenete alcun potere, a voi la cui vita impone sacrifici e a cui la fortuna non è mai pervenuta. Anche per voi un augurio di cuore, anche se la rima non è venuta.

Chi è lei? Si qualifichi per favore! Vabbè, auguri comunque, auguri di cuore!

Auguri anche a chi meno impatta l’ambiente, e a chi più rispetta le donne, i bambini e chi è sofferente.

Se il tuo pranzo di Natale consta di 1 o 12 portate, auguri comunque, ma non criticate.

Finalmente è deciso, Babbo Natale ha deliberato, auguri per tutti, anche a chi non è amato.

Il Natale, si sa, è festa; è sottinteso. Ma conta solo quanto hai dato, e non quanto hai speso.