Ripassiamo qualche episodio passato, parlando della finale di Champions disputata proprio ieri sera tra Paris Saint Germain e l’inter, finita 5-0 per i parigini. Le parole e espressioni che vengono usate sono state quasi tutte spiegate all’interno della rubrica “Accade il”.
I tifosi interisti dopo l’amara finale di Istanbul, idolatravano stavolta Inzaghi come l’uomo capace di scrivere la parola fine al digiuno europeo.
Lautaro aveva promesso una “partita perfetta”, mentre Vasco Rossi sperava in una squadra che “travolgesse i parigini”.
Invece, contro ogni pronostico l’Inter è crollata sotto i colpi di un PSG giovane (età media 24 anni) e feroce.
I gol che hanno spezzato il sogno:
12’ Hakimi incarna l’immagine perfetta dell’ex. Cross di Douè, difesa assente, gol a porta vuota.
20’: Douè raddoppia. La deviazione di Dimarco spiazza Sommer: 2-0 e palla al centro.
63’: doppietta di Doué. Dembélé inganna la difesa con un tacco, l’Inter appare impalpabile .
73’: Poker di Kvaratskhelia. L’ex Napoli cavalca l’onda dell’entusiasmo e in velocità in contropiede, batte Sommer a tu per tu.
86’: Barcola Scambia con Mayulu e gol da posizione angolata. La cinquina è servita. La tesi interista sulla possibile vittoria appare adesso veramente strampalata.
Inzaghi, che aveva alzatol’asticella con un percorso europeo solido, si trova adesso in cerca di una spalla su cui piangere. Il PSG ha snocciolato gol con una facilità rimarchevole, mentre i nerazzurri, dopo il temporaneo risveglio di Thuram, sembrano girarsi i pollici in mezzo campo.
I tifosi, dopo aver venerato la squadra tutta l’anno, devono adesso ingoiare il rospo.
La Champions è rimandata sinediel. Inzaghi fa buon viso a cattivo gioco, ma sa della necessità di dover voltare pagina il prima possibile. In definitiva Monaco assurge a teatro della più bruciante sconfitta della storia interista. Per ripartire, servirà dare una scossa e fare i conti con la realtà.
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Oggi ripassiamo e contemporaneamente vi spiego un verbo molto usato nel linguaggio del calcio e dello sport in generale: coronare.
Pronti, via, e iniziamo subito con i ripassi!
Il pallone è rotondo, si sa, e questo significa che nel calcio nulla è scontato. Si può partire favoriti secondo il pronostico, ma il verdetto lo dà solo il campo, al termine delle due frazioni di gioco, dopo il triplice fischio dell’arbitro. Alla fine il nostro sogno potrebbe essere coronato dal successo, mai perdere la speranza.
Il verbo “coronare” viene spesso utilizzato per descrivere una prestazione che ha avuto un esito positivo, come una vittoria importante o una stagione brillante.
Ad esempio, dire che una squadra ha coronato una prestazione con la vittoria, significa che ha completato, ha reso perfetta quella prestazione proprio grazie al risultato finale.
Un’espressione nobile, che evoca l’immagine di una corona, come se si premiasse il lavoro svolto.
Esempio:
Una partita dominata dal primo minuto, coronata dal gol dell’attaccante al novantesimo.
A coronare una partita, dunque, può essere anche un singolo gesto tecnico: un gol, una rete decisiva, magari segnata da un centrocampista che si era riversato in attacco nel finale.
Oppure un’azione da manuale dell’attaccante che realizza una doppietta o addirittura una cinquina.
Spesso, è l’allenatore a parlare di partite coronate da un risultato positivo, dopo una lunga serie di gare in trasferta, magari dopo una vera e propria tegola come l’esonero di un compagno di panchina.
Es:
La grande prova dei difensori non è stata purtroppo coronata dal successo.
In questo caso, si segnala la delusione per una prestazione di alto livello che non ha portato il risultato sperato.
Alcuni portieri, vere bandiere delle rispettive squadre, hanno coronato una carriera intera con una rete segnata su rigore. Sì, succede anche questo.
Nei derby, nelle stracittadine, la pressione è alta, e spesso il gol che corona una vittoria può arrivare da un giocatore che fino a quel momento era stato quasi impalpabile.
Anche i ballottaggi tra titolari e riserve vengono decretati da prestazioni coronate da gol, assist o salvataggi miracolosi sulla linea.
Quando si gioca in casa, la vittoria sembra più dolce, specialmente se coronata da uno sfottò elegante verso gli avversari.
E voi, avete mai visto una stagione coronata da uno scudetto all’ultima giornata, grazie a una occasione nitida trasformata in gol, di quelle che fanno saltare tutti sul divano?
In conclusione, coronare è un verbo che eleva, che dà lustro a ciò che lo precede. Nel calcio, non basta il gioco, non basta un giocatore, neanche il pallino dell’allenatore. Serve quel qualcosa in più. Serve un finale che coroni la fatica, l’impegno, la strategia, il cuore. Perché solo alla fine, solo con il triplice fischio, possiamo dire se una partita è stata davvero coronata dal successo.
Chiaramente ci sono diverse alternative al verbo “coronare”, soprattutto nel contesto calcistico e sportivo in generale, anche se ognuno porta sfumature leggermente diverse.
Come sinonimi diretti, con sfumatura di “raggiungimento di un obiettivo” potrei citare:
Concludere con successo
Es: La stagione si è conclusa con successo grazie alla vittoria del campionato.
Raggiungere l’apice
Es: L’attaccante ha raggiunto l’apice della sua carriera vincendo la Champions League.
Realizzare un sogno
Es: La promozione in Serie A ha fatto realizzare il sogno dei tifosi.
Completare degnamente
Es: La prestazione è stata completata degnamente da un gol allo scadere.
Incorniciare (più figurato)
Es: Una doppietta che incornicia una partita perfetta.
Altre alternative (più generiche ma utilizzabili nel contesto)
Sigillare
Es: Il gol di testa ha sigillato la vittoria.
Culminare in
Es: Una stagione che è culminata in una storica promozione.
Premiare
Es: Una buona prestazione è stata premiata dal successo finale.
Festeggiare con
Es: La squadra ha festeggiato con una vittoria in trasferta.
Consacrare (più forte, usato per carriere o traguardi)
Es: La tripletta ha consacrato il giovane talento.
Al prossimo episodio di Italiano Semplicemente dedicato al linguaggio del calcio
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Oggi parliamo di una breve espressione: “pronti via” che si usa spessissimo nel linguaggio del calcio, ma per qualche ragione, non da molto tempo. Non ricordo infatti che in passato – intendo solo qualche anno fa – venisse utilizzata.
A farlo sono prevalentemente i giornalisti radiofonici e i commentatori sportivi, nel calcio come anche in altri sport. Non si usa granché in altri contesti, intendo al di fuori del mondo dello sport.
Con “pronti via” si intende “all’inizio”, “subito”, con riferimento prevalentemente all’inizio di una gara.
Vediamo qualche esempio. Parliamo di un calciatore e della sua prestazione nel corso di una partita:
Pronti via, il calciatore ha la palla giusta sul mancino dal limite dell’area.
Con l’espressione “pronti via”, si vuole indicare in questo caso il momento immediatamente successivo all’inizio della partita.
Significa che appena iniziata la partita o nei primi istanti di gioco, il calciatore si trova già in una posizione favorevole per tentare un tiro col piede sinistro.
L’idea è quella di un’azione rapida, quasi fulminea, che arriva subito dopo il calcio d’inizio.
È una locuzione colloquiale che deriva dal comando di partenza in una gara.
Infatti l’espressione deriva dal comando “pronti, partenza, via!”, oppure ” “ai vostri posti, pronti, via!”. Queste sono formule utilizzate nelle competizioni sportive per dare il via alla gara. Parliamo non di calcio però.
il comando “pronti, partenza, via” (o “ai vostri posti, pronti, via”) è tipico degli sport che richiedono una partenza da fermo e una reazione immediata a un segnale, come l’atletica leggera (corse), il nuoto (gare in piscina) o il ciclismo su pista (gare di velocità).
Nel calcio si usa invece per sottolineare l’immediatezza rispetto al calcio d’inizio di una gara, ma anche rispetto all’inizio di una stagione o del secondo tempo di una gara. A volte si usa per sottolineare la mancanza di tempo apparentemente necessaria per qualcosa, che invece avviene subito.
Es:
Pronti via, la squadra è sembrata subito molto amalgamata, nonostante i molti calciatori cambiati nel corso del mercato.
L’espressione “pronti via” in questa frase sottolinea l’immediata coesione e intesa mostrata dalla squadra, nonostante i cambiamenti significativi nella sua composizione dovuti al mercato dei calciatori.
Vediamo altri tre esempi:
La partita di preannuncia emozionante, infatti, pronti via e l’attaccante si guadagna un bel calcio di rigore.
Pronti via e gol della Roma!
Stagione 2024-25: Pronti via e la squadra inanella 10 vittorie consecutive.
Un esempio fuori dal calcio?
Ve ne do subito uno preso da Google news:
Pronti via e il Governo è già senza maggioranza!
In questo caso si sottolinea l’istantaneità con cui si verifica un evento negativo e inatteso. L’uso di “già” rafforza ulteriormente questa idea di immediatezza. Sembra che la crisi di maggioranza si sia manifestata in un batter d’occhio, subito dopo l’inizio del mandato governativo o di una nuova fase politica.
Al prossimo episodio di Italiano Semplicemente dedicato al linguaggio del calcio
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Oggi parliamo del pallino. Attenzione, ho detto “pallino” e non pallone!
Pallino è un termine interessante e molto curioso, molto usato nel linguaggio sportivo e anche nel calcio. In particolare mi interessa spiegarvi alcune locuzioni come tenere/avere il pallino e essere il pallino.
Iniziamo dal fatto che “pallino” somiglia al termine “palla”.
In effetti, nel gioco delle bocce, Il termine “pallino” si riferisce a una piccola sfera. Si tratta della piccola palla a cui ci si deve avvicinare maggiormente. I giocatori devono cercare di avvicinare con le loro bocce Il pallino, che quindi è il punto di riferimento del gioco, attorno al quale si sviluppa tutta la strategia. Chi riesce a posizionare le proprie bocce più vicine al pallino guadagna punti. In questo contesto, il pallino è centrale sia fisicamente che concettualmente.
Nel gioco del calcio, il termine “pallino” assume invece un significato più metaforico e viene utilizzato in due modalità diverse:
Un “pallino” può essere un giocatore particolarmente amato o stimato da un allenatore, dirigente o tifoso. Spesso si dice che un certo calciatore è il “pallino” di un allenatore, indicando che questo allenatore ha una particolare predilezione per quel giocatore, forse per le sue caratteristiche tecniche o per la sua personalità in campo. Un allenatore può avere più “pallini” cioè più calciatori che ritiene particolarmente importanti.
Questo accade in qualunque sport di squadra e si può usare questa espressione anche in contesti diversi dallo sport. Inoltre il pallino di una persona non è detto debba essere a sua volta una persona.
Se in una famiglia ci sono 5 figli, ad esempio, uno dei figli potrebbe essere il pallino dei genitori, o di uno dei genitori.
Questa espressione suggerisce che quel figlio ha un posto speciale nel cuore dei genitori, che potrebbero dedicargli più attenzione o affetto rispetto agli altri. Tuttavia, è bene notare che usare il termine in questo modo potrebbe anche implicare, in certi contesti, una sorta di favoritismo, e quindi va usato con attenzione per evitare fraintendimenti o sentimenti di ingiustizia tra gli altri figli.
Il termine come dicevo può riferirsi a qualsiasi cosa che susciti un particolare interesse, passione, o ossessionein qualcuno.
Ad esempio si può dire che la fotografia è il “pallino” di qualcuno se questa persona è particolarmente appassionata di fotografia. Qualcun altro potrebbe avere il “pallino” delle automobili (si può anche dire il pallino per le automobili, usando quindi la preposizione “per”) indicando una forte passione, in questo caso per le automobili. L’espressione come avrete capito si avvicina al concetto di fissazione, fisima e ossessione, di cui abbiamo già parlato. Non c’è però una connotazione negativa in questo caso. Meglio parlare di “predilezione” che di fisima o fissazione.
In sostanza, il termine “pallino” può riferirsi a qualsiasi cosa che una persona considera di grande importanza o interesse, non limitandosi necessariamente a persone. Nel calcio però il pallino è usato per indicare più di frequente un calciatore, che può essere il pallino di un allenatore o anche della tifoseria, se particolarmente amato dai tifosi che sostengono questa squadra.
C’è poi un secondo utilizzo altrettanto frequente nel gioco del calcio.
Tenere o avere il pallino del gioco ha a che fare col possesso palla e col controllo della partita e del gioco.
Il “possesso palla” è un concetto chiave nel calcio e in altri sport di squadra, che si riferisce alla quantità di tempo durante la quale una squadra mantiene il controllo del pallone durante una partita. In altre parole, rappresenta la capacità di una squadra di mantenere il possesso del pallone e gestire il gioco.
Si può dire che una squadra “ha/tiene il pallino del gioco” per indicare che sta dominando la partita, controllando il ritmo del gioco.
Vediamo qualche esempio:
Abbiamo tenuto il pallino del gioco per tutta la partita, ma la gara è stata decisa da un episodio.
Volevamo tenere il pallino del gioco in mano e ci siamo riusciti. La partita è stata condotta nel migliore dei modi
L’obiettivo per questa partita è impedire agli avversari di tenere il pallino del gioco.
E’ tutto per oggi.
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Descrizione: Nel calcio, il verbo “raddoppiare” viene spesso utilizzato in due modi. Uno è per indicare l’azione di assegnare due difensori a un avversario per limitarne l’azione o il movimento.
Accade molto spesso che quando si parla di calcio, si utilizzino verbi e termini particolari, che si usano con uno specifico significato solamente o quasi esclusivamente in quello specifico ambito. Oggi voglio parlarvi del verbo “ripiegare“.
Chiaramente ripiegare deriva da piegare, un verbo molto più comune ma che non ha nulla a che fare col calcio.
Di utilizzo abbastanza comune è anche il verbo pronominale ripiegarsi, che significa “piegarsi su sé stesso”. Si può dire di una persona, ad esempio, che si ripiega a terra per il dolore, oppure per indicare il modo di camminare di una persona, che cammina “ripiegato”, quindi non dritto con la schiena ma curvo, cioè con la schiena curva, quasi arrotolato.
“Ripiegare” invece può avere diversi significati, e non solamente di uso esclusivo del calcio e in generale degli sport.
Infatti ripiegare si può usare quando parliamo di scelte. Ogni volta che facciamo una scelta, normalmente abbiamo delle alternative e delle preferenze. Tra tutte le possibili alternative, la scelta migliore potrebbe non essere disponibile, e allora potremmo essere costretti a ripiegare sulla seconda scelta. Ne abbiamo parlato in un episodio della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”, e precisamente nell’episodio n. 711, in cui abbiamo parlato anche delle “soluzioni di ripiego“. Quando si ripiega su una soluzione, evidentemente, come abbiamo visto in quell’episodio, la prima scelta, quella che reputiamo la migliore, per qualche motivo non è disponibile.
Possiamo anche ripiegare una tovaglia o una bandiera, o un pezzo di stoffa, nel senso di piegarlo nuovamente.
Es:
Questa tovaglia è piegata male. Occorre ripiegarla.
Ma ripiegare ha anche un altro utilizzo, che è quello che ci interessa oggi.
Vediamo qualche esempio:
La squadra ripiega in difesa
L’attaccante ripiega spesso in difesa per aiutare la squadra
In questa squadra una delle due punte a turno ripiegano a centrocampo nella fase difensiva
In questo caso può essere una squadra a ripiegare (ad esempio in difesa) o un calciatore, che può ripiegare in difesa o a centrocampo.
Sapete che i calciatori sono distribuiti nel campo e normalmente occupano una certa porzione del campo. Quando una squadra ripiega, questo indica uno spostamento di più calciatori all’indietro, verso la difesa, in modo tale che il baricentro della squadra si sposta all’indietro. Questo si fa quando la squadra è in difficoltà con l’avversario e più calciatori sono chiamati a difendere, sono chiamati a arretrare un po’ verso il proprio portiere per aiutare in fase difensiva.
Il verbo ripiegare si usa anche però quando il baricentro si sposta in avanti, verso l’attacco. In questo caso posso dire che la squadra ripiega in attacco oppure che si ripiega in attacco.
Quindi il “ripiegamento” (così si chiama l’azione che viene fatta) diventa semplicemente una specie di semplice spostamento, quindi indica un movimento di un calciatore o della squadra in generale.
Es:
L’attaccante ripiega spesso in difesa ma quando lui ripiega in attacco, c’è bisogno di collaborazione da parte della squadra.
Dopo aver subito il gol, la squadra si ripiega in attacco alla ricerca del pareggio.
Spesso si usa anche il verbo “riversarsi” e “riversare” con un senso simile. Esiste pertanto anche il riversamento.
Riversare dà maggiormente il senso del movimento, ma il senso è molto simile.
Es:
Dopo aver segnato due gol, la squadra si riversa in difesa subendo l’iniziativa avversaria.
La squadra non si scoraggia e si riversa in attacco.
La Roma subisce un gol ma non ci sta e si ripiega in attacco. Però il portiere avversario non si fa mai superare.
La Juventus si riversa in area avversaria per segnare almeno un gol.
Riversare bisogna dire che è un verbo dall’uso più ampio, perché si può anche riversare il pallone in una zona del campo, come l’area di rigore, mentre ripiegare indica solamente il movimento di un calciatore o lo spostamento di tutta la squadra.
Ad esempio posso dire:
Un centrocampista ha riversato in area tanti cross per gli attaccanti
In questo caso non posso usare il verbo “ripiegare“.
Anche riversare si utilizza anche con altri significati, che non sono esclusivi del calcio e dello sport.
Infatti si posso riversare anche le speranze.
Es:
Ho riversato in te tutte le mie speranze e sogni.
Questo significa che la persona che parla ha investito tutte le proprie speranze e desideri nella persona a cui si rivolge. In altre parole, ha messo tutte le sue aspettative e ambizioni nella relazione o nell’individuo in questione, affidando a lei o lui la responsabilità di realizzare i suoi sogni e speranze. È un’espressione di profondo impegno e fiducia nelle capacità e nel sostegno dell’altra persona.
Il verbo ha anche altri significati ancora, perché si possono riversare anche le colpe e le responsabilità:
es:
Tutte le colpe si riversano su di me
Simile in questo caso al verbo “far ricadere” (vuoi far ricadere tutte le colpe su di me)
D’altro canto è simile anche al verbo confluire.
Es:
I tifosi si sono riversati nello stadio
In pratica tutto ciò che si riversa viene in qualche modo confrontato con un liquido o un fluido.
Es:
La pioggia si riversa sulle case
Oppure:
il fiume si riversa sulla pianura
Così in senso figurato, come ho detto prima, parlando dei tifosi che si muovono e riempiono progressivamente lo stadio, posso dire senza problemi che i tifosi si riversano nello stadio, oppure:
I tifosi, dopo la vittoria, si sono riversati nelle strade per festeggiare
In tutti questi casi, ugualmente, non si usa il verbo ripiegare.
È tutto per questo episodio di Italiano Semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.
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Descrizione: Nel calcio, il verbo “raddoppiare” viene spesso utilizzato in due modi. Uno è per indicare l’azione di assegnare due difensori a un avversario per limitarne l’azione o il movimento.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Avete presente il verbo registrare? Credete di saperlo usare correttamente? Sicuramente sì, è strano però che nello sport, soprattutto quelli di squadra come il calcio, il verbo registrare si utilizzi spesso in un modo particolare.
Il senso è quello di mettere a punto un meccanismo in modo che funzioni al meglio. Non voglio dire che questo sia un uso esclusivo dello sport, perché si possono, con lo stesso significato, ad esempio, registrare i freni di un’automobile. La parola chiave evidentemente è “meccanismo”. Ogni meccanismo si può registrare per metterlo a punto, per farlo funzionare al meglio.
Nel caso dei freni, registrare i freni significa che bisogna “regolare” i freni dell’auto, nel senso che si devono effettuare eventuali regolazioni necessarie sui componenti del sistema frenante per garantire un funzionamento corretto e sicuro.
Si può anche far riferimento alla registrazione dei meccanismi difensivi o ai meccanismi di centrocampo o ai meccanismi offensivi.
Vediamo qualche esempio:
La squadra si muove bene in campo, ma bisogna ancora registrare bene i meccanismi difensivi, perché con i nuovi innesti in difesa i calciatori non si conoscono ancora bene.
La squadra riesce a dare spettacolo, ma registrare la difesa è la priorità in questo momento.
Se l’attacco è andato molto bene, segnando 20 gol nelle ultime 20 partite, sono da registrare i meccanismi difensivi.
Per migliorare, abbiamo bisogno di registrare i meccanismi in attacco.
Parliamo sempre di una “regolazione”, di fare delle prove per vedere se le cose possono migliorare.
A volte, considerati i molteplici utilizzi del verbo “registrare“, si può essere tratti in inganno.
Ad esempio:
La squadra ha fatto registrare l’attacco più forte della storia.
In questo caso, la registrazione dell’attacco si riferisce al risultato ottenuto. Un secondo ed un terzo esempio che posso farvi sono esterni al mondo del calcio:
Il concerto ha registrato un grande successo
Negli ultimi anni, la produzione ha registrato un incremento che si aggira intorno al 20-30%.
Nel primo caso registrare è simile a “riscuotere” e “ottenere”: il concerto ha riscosso un grande successo, ha ottenuto un grande successo. Nel secondo caso è più vicino a realizzare: la produzione ha realizzato un incremento. Si fa riferimento al senso più generale di registrare che ha a che fare con l’inserimento dei dati in un registro, o nel prendere nota, annotare su un registro. Da questo punto di vista, solo una volta che qualcosa è accaduto si può registrare. Non è esattamente come quando si registra un file audio col telefonino, che avviene proprio nello stesso momento in cui si parla. Comunque, torniamo alla registrazione dei meccanismi.
Si potrebbe pensare che come avviene per i meccanismi difensivi e gli atri reparti, anche il portiere possa essere registrato. Invece non possiamo farlo da questo punto di vista, perché non c’è alcun meccanismo particolare in questo caso. Si possono però registrare i meccanismi di dialogo tra il portiere e la difesa, ad esempio.
Sta chiaramente all’allenatore il ruolo di occuparsi della registrazione dei vari reparti, per far “girare” meglio la squadra.
E’ tutto per oggi. Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.
Come puro esercizio di ascolto vi spiego velocemente anche gli altri significati del verbo registrare.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Vi è mai capitato di ascoltare o leggere di un calciatore o una squadra che è stata definita impalpabile nel corso di una partita?
Questo curioso aggettivo, in senso letterale, indica qualcosa che non può essere toccato o percepito attraverso il tatto; oppure qualcosa che è estremamente sottile o sfuggente.
“Palpare” è un verbo che significa toccare con le mani per percepire la consistenza o la forma di qualcosa. Quindi, “impalpabile” letteralmente significa “non palpabile”, cioè qualcosa che non può essere percepito quando si tocca.
Palpare è un verbo pericoloso, diciamo. Spiego perché.
Palpare, da una parte, è ciò che fanno i medici, che spesso palpano, cioè toccano parti del corpo durante l’esame fisico per valutare la consistenza, la forma e eventuali anomalie, Questo processo aiuta i medici a diagnosticare problemi di salute e a valutare lo stato fisico dei pazienti. È una pratica medica standard finalizzata a diagnosticare e curare i pazienti.
È un verbo “pericoloso”, dicevo perché il verbo “palpare” può avere connotazioni diverse a seconda del contesto.
Infatti, può essere interpretato in modo negativo se utilizzato in modo inappropriato o indesiderato, come nell’ambito di molestie sessuali o violazioni della privacy.
Ma torniamo al Calcio che è meglio!
Nel calcio non ha molto senso usare l’aggettivo palpabile.
Quando si dice che qualcosa è “palpabile” in senso figurato, si fa riferimento a qualcosa che è chiaramente evidente o percepibile. Questo può riguardare sensazioni, emozioni, situazioni o concetti che sono così chiari da essere quasi tangibili, anche se non fisicamente toccati.
Es:
L’emozione durante il concerto era palpabile
L’emozione si percepisce, si avverte chiaramente, sembra quasi di toccarla per quanto è chiara ed evidente.
C’era una tensione palpabile nella stanza mentre si aspettava il verdetto della giuria.
La tensione, come in questo esempio, spessissimo viene definita palpabile.
Se c’è stata una discussione o ci sono dei trascorsi negativi tra delle persone, che adesso si trovano insieme in una stanza, si sente nell’aria che potrebbe nascere nuovamente una discussione.
Se moglie e marito hanno appena litigato e un’altra persona entra in stanza, sicuramente avvertirà una tensione palpabile nell’aria. In questi casi si dice anche che la tensione nell’aria “si taglia col coltello” , talmente è consistente, evidente.
Nel calcio si potrebbe avvertire una preoccupazione palpabile se una squadra è in difficoltà, quando è evidente, quando si percepisce chiaramente.
Ma “impalpabile” si usa molto più spesso nel calcio.
Un giocatore si dice impalpabile quando non riesce a dare alcun apporto alla squadra, quando è inconsistente, quando non si nota, non si avverte la sua presenza perché non fa niente di importante.
Anche l’intera squadra o solamente il reparto difensivo o il centrocampo o l’attacco possono essere definiti impalpabili nelle stesse circostanze.
Si usa anche negli altri sport comunque. Sempre con lo stesso senso.
Al di fuori del calcio la questione è quasi sempre materiale.
Es.
Una polverina impalpabile è qualcosa che ha una consistenza appena avvertibile al tatto.
Se non c’è di mezzo il tatto, magari si tratta di udito o odorato: qualcosa di appena percettibile all’udito o all’odorato:
un profumo impalpabile
Le formiche, fanno un rumore impalpabile quando sgorgano dalle crepe a centinaia (ho citato una frase di Dino Buzzati).
Vediamo altri esempi che riguardano il calcio e poi vi lascio ascoltare una breve canzone dedicata all’impalpabilità nel calcio.
Noi ci diamo appuntamento al prossimo episodio di italiano semplicemente.
La scorsa settimana la Roma ha battuto un Cagliari impalpabile
L’attaccante era in forma smagliante, ma non è stato supportato da un centrocampo veramente impalpabile
Senza la sua stella in attacco, il Barcellona è stato impalpabile e la partita è finita 0-0.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo non delle “regole” del calcio, ma delle “tegole”.
Nel linguaggio del calcio, una “tegola” si riferisce a una brutta notizia o a qualcosa di negativo e improvviso che colpisce una squadra o un giocatore, come ad esempio un infortunio importante o una squalifica.
Vediamo qualche esempio classico di utilizzo del termine di oggi, che si trova spesso anche nei titoli dei giornali sportivi.
Tegola per la squadra della Juventus: un infortunio al ginocchio destro terrà il Capitano fuori per Tre Mesi!
Una tegola colpisce la squadra, che perde il suo capitano a causa di un infortunio grave, un duro colpo alle speranze di successo.
La squalifica dell’Attaccante per 5 giornate è una tegola inaspettata e causerà parecchi problemi in vista del Prossimo Derby.
La squalifica dell’attaccante principale crea preoccupazioni per l’approccio tattico del prossimo derby, lasciando il manager con poche opzioni in attacco. Una tegola che non ci voleva in questo momento.
Il colpo di mercato è fallito: Il centrocampista rinuncia all’ultimo minuto. Una bella tegola per l’allenatore.
Shock nel Club: l’allenatore annuncia le dimissioni, generando incertezza sul futuro della squadra. Una tegola che non ci voleva.
Ma sapete cos’è una tegola in realtà?
È un oggetto molto duro, che se ti cade in testa te la può anche spaccare. Le tegole infatti si trovano sui tetti delle case e il loro scopo principale è quello di proteggere un edificio dalla pioggia. Tegola deriva dal latino tegere, che significa coprire. Infatti le tegole si usano proprio per coprire i tetti degli edifici.
Può capitare quindi che una tegola cada dal tetto di un edificio e questo sarebbe inaspettato e causerebbe grossi problemi al malcapitato colpito dalla tegola.
È questa l’immagine che si utilizza quando nel calcio e anche in altri sport si usa questo termine.
Si utilizza a volte anche in contesti diversi dallo sport, ma nel calcio è veramente molto diffuso.
Quindi, ad esempio, se la tua automobile si fermasse all’improvviso lasciandoti a piedi, potresti ugualmente dire che questa è una tegola non prevista per te, o che è una brutta tegola, che è come dire che è un grosso problema capitato all’improvviso.
Possiamo dire che, esagerando, la tegola è una disgrazia, o un danno improvviso e inaspettato.
Anche un licenziamento possiamo descriverlo come una tegola.
Spesso si dice anche “una tegola in testa” o anche “cadere o piombare addosso una tegola” per enfatizzare maggiormente il senso del danno subito.
Es:
Il covid è stata un’enorme tegola in testa per la nostra azienda di servizi.
Oppure:
Se ci piomba addosso un’altra tegola come questa, rischiamo il crollo economico.
Si può dunque usare anche nel caso di problemi veramente seri, come i problemi di salute e i problemi economici, anche se in questi casi spesso si preferisce non utilizzare il termine tegola, che dà l’idea di qualcosa di momentaneo, che in qualche modo col tempo si risolverà. La tegola dà comunque l’idea di incertezza su ciò che potrà succedere dopo un problema o un inconveniente.
In sostituzione, possiamo usare, quando la gravità è molto grande, i termini “disgrazia” o “danno” o “problema” oppure possiamo definire l’accaduto come un “duro colpo” o, per cose meno pesanti, “una grana” o “anche una brutta gatta da pelare”. Povera gatta.
Vi lascio ascoltare una breve canzone dedicata alle tegole nel calcio e noi ci diamo appuntamento al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo dell’esonero. Questo è un termine particolare perché a seconda del contesto ha diversi significati.
L’esonero, nel contesto del calcio si riferisce alla rimozione di un allenatore dalla sua posizione, dal suo incarico, solitamente a causa dei risultati insoddisfacenti della squadra.
“Esonerare” pertanto, in questo caso, significa liberare l’allenatore dalle sue responsabilità, dai suoi oneri.
Voi direte: ma non si chiama licenziamento questo?
Beh, nel calcio non si usa questo termine,
La differenza principale tra “esonero” e “licenziamento” è nel contesto in cui vengono utilizzati. Il primo è lo sport, il secondo è il lavoro.
L’Esonero si riferisce quindi alla rimozione anticipata di un allenatore o di un membro dello staff tecnico a causa delle prestazioni insoddisfacenti della squadra. L’esonero in realtà è comune in generale nel mondo dello sport, quando una squadra non ottiene i risultati attesi.
Ho detto rimozione anticipata perché ogni allenatore ha un contratto e l’esonero avviene sempre prima della scadenza del contratto. Ad ogni modo l’allenatore verrà pagato fino alla scadenza del contratto. Questa è un’altra differenza rispetto al licenziamento.
Licenziamento è un termine più ampio e può essere applicato a diverse situazioni lavorative, ma al di fuori dello sport. Entrambi implicano la fine del rapporto, ma le ragioni e il contesto possono essere molto diversi. Ad ogni modo col licenziamento si perde ugualmente il lavoro, proprio come con l’esonero, che però prevede il pagamento dello stipendio fino al termine contrattuale.
In ambito universitario poi, l’esonero ha un altro significato. In ambito universitario, il termine “esonero” può riferirsi a due cose diverse.
Es:
Domani ho il primo esonero di matematica.
Che significa? Si parla in questo caso di un esame, ma non equivale all’esame, poiché l’esonero, che avviene normalmente in forma scritta, è un esame che si riferisce a solo una parte del programma di quello specifico esame. Di conseguenza bisognerà fare due o tre esoneri per completare l’intero esame scritto di Matematica.
In pratica, facendo un esonero, successivamente lo studente sarà esonerato dallo studiare quella parte di esame su cui è già stato valutato. A volte gli esoneri permettono anche di superare l’intero esame e di evitare anche l’esame orale, qualora fosse previsto.
Per questo motivo viene chiamato esonero.
La chiave è capire il significato del verbo esonerare.
Esonerare, in generale, significa dispensare qualcuno da un compito. Se io sono esonerato dal fare qualcosa, significa che non devo fare quella cosa, non è un mio compito. Solitamente si tratta di un dovere affidato da un superiore che ad un certo punto decide che una persona in particolare possa essere esentata dal fare quella cosa, possa non avere o non avere più quel compito, quel dovere.
Si può trattare di qualunque dovere o obbligo e si applica in ogni contesto, non solo allo sport.
Esonerare è un verbo generico, mentre l’esonero, in ambito sportivo, ha anche quel significato aggiuntivo specifico analogo al licenziamento.
Attenzione, perché i calciatori non sono esonerati come gli allenatori. Loro possono essere ceduti, mandati in prestito in altre squadre, messi fuori squadra, messi fuori rosa, mandati in panchina o in tribuna, ma non possono essere esonerati, se non da dei compiti.
Solo gli allenatori e altri membri dello staff tecnico possono essere esonerati nel senso di licenziati.
È chiaramente legato al verbo esonerare perché quando un allenatore viene esonerato non ha più il suo ruolo, il suo compito di guidare la squadra e di allenarla poiché è stato rimosso dall’incarico.
L’esonero è proprio questo: la rimozione di un incarico sportivo.
Possiamo chiamarlo anche un allontanamento da un incarico.
Si sente spesso:
L’allenatore è stato allontanato dal suo incarico.
Curioso l’utilizzo del verbo “allontanare”. Questa espressione però, anche col verbo rimuovere, si usa per tutti gli incarichi, anche nel linguaggio burocratico, politico e aziendale.
Al di fuori del calcio quindi, considerato il significato del verbo esonerare, che come detto è generico, l’esonero non è proprio un licenziamento, ma solo una motivata esenzionedall’adempimento di un obbligo. Motivata perché c’è sempre un motivo alla base dell’esonero.
Ad esempio, uno studente potrebbe essere esonerato da un esame se dimostra di averlo già fatto in altre facoltà. Quindi, in questo caso, l’esonero è un’opportunità per evitare di affrontare determinati esami o corsi.
Oppure, una persona potrebbe essere esonerata, cioè esentata, dall’indossare la cintura di sicurezza in automobile per il fatto di avere determinate patologie, a differenza degli altri che sono obbligati, in auto, a indossare la cinture di sicurezza. Questo esonero esiste solo per certe persone, non per tutte.
Vediamo qualche altro esempio di utilizzo di esonerare e esonero.
Mourinho è stato appena esonerato. Al suo posto, alla guida della Roma, l’ex calciatore De Rossi.
I proprietari della squadra hanno esonerato il tecnico per motivi che i tifosi non hanno compreso.
È la terza volta che l’allenatore viene esonerato.
I calciatori con problemi fisici sono esonerati dagli allenamenti di gruppo con la squadra.
In questo ultimo esempio significa che i calciatori con problemi fisici non devono allenarsi con il resto della squadra, proprio perché hanno problemi fisici.
Vedete che in questo caso non c’è nessun licenziamento ma solo un esenzione da un compito, che possiamo anche chiamare esonero da un compito.
Avete capito che l’esenzione e l’esonero sono termini simili.
L’esenzione si definisce come un privilegio o una posizione giuridica che consente di rimanere liberi da un obbligo comune.
Esentare è un verbo più “importante” perché si usa prevalentemente parlando di tasse.
Se si gode del privilegio di non pagare le tasse, se questo è previsto dalla legge, si dice che si ha diritto all’esenzione.
Si è esentati dal pagare le tasse.
Esistono esenzioni ad esempio per malattie croniche, esenzioni per malattie rare, esenzioni per reddito basso. Esenzioni per invalidità, esenzioni per gravidanza, eccetera. Possiamo anche dire che queste persone sono esonerate dal pagare le tasse, ma è un verbo poco “giuridico”.
Lo so, dovevamo parlare di calcio, ma mi è scappata la mano, come al solito.
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Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo del ballottaggio, un termine che fa pensare subito alla politica ma che invece è all’ordine del giorno in tutte le squadre di calcio.
In ambito politico, indica una situazione in cui ci sono più candidati in corsa alle elezioni.
In ambito calcistico non ci sono elezioni, ma comunque ci sono delle scelte. L’allenatore in particolare sceglie ogni volta la squadra da far scendere in campo.
In tale ambito infatti il termine “ballottaggio” si riferisce a una situazione in cui ci sono più giocatori che competono per lo stesso ruolo all’interno della squadra. Questi giocatori sono in una sorta di competizione diretta per ottenere un posto da titolare o per essere selezionati per giocare in una partita specifica. Il “ballottaggio” indica quindi la decisione che l’allenatore deve prendere nel selezionare uno dei giocatori in competizione per quel ruolo o quella posizione in campo.
Ci vediamo al prossimo episodio dedicato al calcio.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo delle “occasioni nitide“. Parliamo delle occasioni da gol, cioè le opportunità per fare gol alla squadra avversaria. Occasione e opportunità sono termini che si possono usare indifferentemente.
Quando un giocatore o una squadra ha un’occasione nitida, significa che ha la concreta possibilità di segnare, di fare gol. Il palloneprobabilmente si trova davanti alla porta avversaria e c’è un calciatore che può calciare con facilità in porta. In questo caso, è molto probabile che il giocatore riesca a segnare un gol.
Ecco alcuni esempi di occasioni nitide:
Un attaccanteche riceve un passaggio da un compagno di squadra e si trova solo davanti al portiere.
Un difensoreche recupera il pallone e calcia verso la porta avversaria da una posizione favorevole.
Naturalmente, non tutte le occasioni nitide vengono sfruttate. A volte, il portiere riesce a parare il tiro, o il pallone colpisce il palo o la traversa. Ma quando un giocatore ha un’occasione nitida, ha una grande possibilità di segnare un gol.
“Nitida” significa “chiara”, “evidente”, “lampante”. Qui si usa in senso figurato. Infatti La parola “nitido” deriva dal latino “nitidus”, che significa “risplendere”.
Si usa anche in altre occasioni, al di fuori del calcio.
Un’immagine nitida è un’immagine in cui i dettagli sono ben visibili.
Un suono nitido è un suono che è chiaro e ben definito.
Un colore nitido è un colore che è intenso e vivace.
Un’idea nitida è un’idea che è chiara e ben definita.
Ad esempio:
In una partita di calcio, anche un passaggio può essere definito nitido: è un passaggio preciso e che arriva al destinatario senza essere intercettato.
In un film, un’immagine nitida è un’immagine che è ben definita, che si vede chiaramente, non sfocata, che quindi non presenta sfocature o disturbi.
In una canzone, un suono nitido è un suono che è ben definito e che non presenta distorsioni o interferenze. Si sente chiaramente senza problemi.
In un dipinto, un colore nitido è un colore che è intenso e vivace e che non presenta sfumature.
In un discorso, un’idea nitida è un’idea che è ben espressa e che è facile da capire.
Esiste anche l’avverbio “nitidamente“.
L’avverbio “nitidamente” significa “in modo nitido”, “in modo chiaro”, “in modo evidente”. Si usa per indicare che qualcosa è nitido, cioè chiaro, evidente o ben definito.
Ecco alcuni esempi di utilizzo dell’avverbio “nitidamente”, che può essere usato in diversi contesti, sia concreti che figurati.
Ho visto l’immagine nitidamente.
Ho sentito il suono nitidamente.
Il colore era nitidamente visibile.
L’idea era nitidamente espressa.
La spiegazione era nitidamente comprensibile.
Nel linguaggio del calcio si usa spesso il verbo “sfruttare” quando si parla di occasioni nitide. Sfruttare un’occasione nitida significa fare gol, concretizzare l’occasione da gol.
Non solo sfruttare però.
Esempio:
L’attaccante ha creato un’occasione nitida per il suo compagno di squadra, che ha poi segnato il gol.
La squadra ha capitalizzato un’occasione nitida, vincendo la partita per 1-0.
L’attaccante ha trasformato un’occasione nitida, segnando il gol della vittoria.
La squadra ha concretizzato un’occasione nitida, vincendo la partita per 3-0.
Il giocatore non si è fatto sfuggire la nitida occasione avuta nel primo tempo
L’attaccante non ha sprecato l’unica occasione nitida da gol che gli è capitata.
Non bisogna fallire un’occasione nitida da gol
Ci vediamo al prossimo episodio dedicato al calcio.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo del derby, anche detto stracittadina.
Si parla di una particolare partita, perché ad affrontarsi sono sue squadre della stessa città.
In Italia ci sono alcune città in cui ci sono due squadre di calcio, che giocano nello stesso campionato e nello stesso stadio.
Ad ogni modo, anche se ci fossero due diverse strutture sportive, ma sempre nella stessa città, parleremmo comunque di derby e di stracittadina.
Le stracittadine in Italia, quelle più famose, sono Roma-Lazio, che sono le due squadre romane. Per questo si chiama anche il derby della capitale.
Juventus e Torino (derby di Torino o derby della mole) invece si contendono la tifoseria della città di Torino, mentre Genoa e Sampdoria sono le due squadre di Genova. Questo si chiama il Derby della Lanterna.
Non meno importante è il derby Milan-Inter, che sono le due squadre della città di Milano. Quest’ultimo è anche detto “il Derby della Madonnina”.
Poi c’è un particolare tipo di derby, il derby d’Italia. Che significa?
Si tratta semplicemente della partita in cui si affrontano Inter e Juventus, che non sono della stessa città. E allora perché si chiama così?
Il cosiddetto “derby d’Italia” nel calcio è una partita molto attesa e tra due delle squadre di calcio più titolate e rivali in Italia: la Juventus e l’Inter. Per questo motivo si chiama derby d’Italia. Sono le due squadre che hanno vinto di più in Italia.
Questa partita è nota per la sua rivalità storica e per il prestigio delle due squadre coinvolte. Le partite tra la Juventus e l’Inter sono spesso considerate tra le più importanti della Serie A italiana.
Le stracittadine sono particolarmente sentite dai tifosi, proprio perché si tratta di persone che vivono normalmente nella stessa città, quindi gli sfottò e le prese in giro sono all’ordine del giorno. Le tifoserie, durante queste partite, danno il meglio di loro e gli stadi sono sempre esauriti.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo delle partite incasa e di quelle fuoricasa.
Che significa giocare in casa e giocare fuoricasa?
Nel contesto del calcio, “giocare in casa” indica che una squadra sta disputando una partita nel proprio stadio, circondata dai propri sostenitori. Invece, “giocare fuori casa” significa che la squadra sta giocando nell’impianto dell’avversario, lontano dai propri tifosi. Questi due scenari hanno un impatto importante sulla dinamica della partita.
Quando si gioca in casa, c’è solitamente un vantaggio psicologico e si può beneficiare del supporto dei tifosi. Al contrario, giocare fuori casa può essere più difficile a causa dell’ambiente ostile e del fatto di essere lontani da casa.
Le trasferte infatti possono essere impegnative per le squadre a causa dei viaggi, dell’adattamento a un nuovo ambiente e della mancanza del sostegno dei propri sostenitori. Tuttavia, le trasferte sono parte integrante del calcio e possono rappresentare sfide emozionanti per i giocatori e per i tifosi che seguono la squadra in viaggio.
Attenzione perché non si dice “giocare a casa” ma “giocare in casa”.
Ci sono modi alternativi per esprimere i concetti di “giocare in casa” e “giocare fuori casa” nel calcio come in altri sport.
Giocare in casa si può dire:
Giocare davanti al pubblico amico
Giocare davanti ai propri tifosi.
Disputare la partita nel proprio stadio.
Giocare la partita casalinga
Giocare sul proprio terreno.
Affrontare l’avversario nella propria tana.
Giocare fuoricasa (in due parole o in una sola parola) invece si può dire:
Giocare in trasferta
Giocare nell’impianto dell’avversario.
Essere la squadra ospite
Affrontare l’avversario sul suo terreno.
Giocare lontano dalla propria base.
Giocare nello stadio avversario
Giocare sul/nel terreno avversario
Parlando delle partite ci sono quindi le partite casalinghe, cioè le partite in casa e le partite fuori casa, cioè le trasferte o le partite in trasferta.
E cosa succede quando due squadre giocano nello stesso stadio? Parlo di Roma e Lazio, di Juventus e Torino, di Genoa e Sampdoria ad esempio.
Chi gioca in casa e chi fuoricasa in questi casi?
Lo vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.
Benvenuti nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo del pronostico.
Non è un caso che trattiamo il pronostico dopo aver parlato del verdetto.
Infatti mentre il verdetto è qualcosa di ineccepibile, di incontestabile, di inoppugnabile, un pronostico è una previsione o un’opinione sul futuro, e precisamente sul risultato di una partita o di una competizione.
Chi vincerà la partita? Chi vincerà il campionato del mondo?
Non si sa, ma possiamo fare una previsione e in base a questa previsione formulare un pronostico.
Un pronostico è dunque una previsione o un’opinione informata su un evento futuro, come l’esito di una partita di calcio o il risultato di un evento sportivo. Si può usare anche in altre circostanze, tipo in caso di elezioni politiche, dove c’è comunque una competizione, come nello sport.
Dove non c’è una competizione è più adatto il termine “previsione”. Ad esempio in medicina, per dare un’idea della presunta durata della guarigione di un paziente, fondata sugli esami medici e sul trattamento necessario. Lo stesso nel caso di previsioni meteo.
Quindi al di fuori dei risultati sportivi e delle competizioni in generale si preferisce usare il termine “previsione”, come ad esempio le “previsioni meteo“. Anche i pronostici però, come le previsioni, sono basati sull’analisi di dati storici, statistiche, tendenze e altre informazioni pertinenti.
I pronostici in ogni caso non sono garanzie di ciò che effettivamente accadrà, ma rappresentano solo una stima delle probabilità.
Come abbiamo visto invece nel contesto sportivo, il verdettopuò essere il risultato ufficiale di una partita o di una competizione, come la vittoria, la sconfitta o il pareggio.
Nel calcio, come anche in altri sport, quando si chiede:
Come finirà la partita secondo te?
Prova a indovinare quale sarà l’esito della partita!
Come alternativa possiamo dire:
Prova a fare un pronostico sulla partita.
Oppure si può anche dire:
Fai una previsione sulla partita.
Fai una previsione sul risultato della partita
Una previsione può essere poi una valutazione più ampia basata su modelli o analisi scientifiche. Invece un pronostico generalmente nel calcio si esprime semplicemente. Così:
Vincerà il Barcellona!
Vincerà l’Italia 2-1
Eccetera.
Tra l’altro una previsione, oltre ad essere spesso qualcosa di più complesso, non è detto riguardi il risultato finale di una partita.
Si potrebbe dire ad esempio che si prevede che una partita finirà ai calci di rigore, senza indicare il vincitore. Questa è più una previsione che un pronostico.
Infine esiste un’espressione molto diffusa, in cui si può usare solamente il termine “pronostico“:
godere il favore del pronostico
Oppure:
godere del favore del pronostico
Oppure:
godere del favore dei pronostici
Es:
per la finale di Champions league, l’Inter non gode del favore dei pronostici
Significa che la squadra dell’Inter non è, secondo gli esperti, la squadra favorita, quella che probabilmente vincerà.
L’Inter non è data come probabile vincitrice alla vigilia di una gara.
Si dice anche così.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.
Benvenuti nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo del verdetto.
Nel linguaggio calcistico, il termine “verdetto” può essere utilizzato per descrivere il risultato finale di una partita o di una competizione, come un campionato di calcio.
Di solito, viene usato per indicare l’esito di una partita o di un torneo. Ad esempio, si potrebbe dire:
Il verdetto della partita è stato un pareggio 1-1.
Bisogna aspettare il verdetto del campo prima di dire che una squadra è più forte di un’altra
In questo contesto, il termine “verdetto” viene impiegato in modo metaforico, per richiamare il concetto di una sentenza o di una decisione finale simile a quella pronunciata in un processo legale.
Infatti il termine “verdetto” rappresenta una dichiarazione o un giudizio pronunciato dal tribunale.
Il termine “verdetto” ha quindi origine nel contesto legale e si riferisce a una decisione o a una sentenza pronunciata da un giudice o da una giuria in un processo. Il verdetto rappresenta la conclusione del processo e stabilisce se l’imputato è colpevole o innocente.
Qual è stato il verdetto del giudice? Colpevole o innocente?
La metafora del verdetto del campo, come se il campo da gioco fosse un giudice, era troppo affascinante per non essere usata!
I termini “risultato” e “esito” sono molto simili:
il risultato di una partita
l’esito del campionato
l’esito della coppa
Si parla sempre di come termina una gara, di come finisce una partita, ma il “verdetto del campo” si preferisce usare quando si vuole evidenziare il confronto delle forze in campo. Il campo ha “detto” questo. Il campo dice il “vero”. Il verdetto del campo non si può pertanto discutere.
Anche il “verdetto dell’arbitro“, cioè il giudice di gara, è chiaramente molto usato ugualmente.
Il verdetto dell’arbitro non si discute.
Parliamo della sua decisione, qualunque essa sia. Anche quando l’arbitro fischia un calcio di rigore o di punizione, ha appena preso una decisione, cioè ha emesso un verdetto.
Si usa spesso il verbo “emettere” quando c’è di mezzo il verdetto, proprio come si fa con le sentenze, quindi con le condanne o le assoluzioni del giudice.
L’espressione “emettere un verdetto” si usa per indicare l’azione di pronunciare formalmente la decisione finale da parte di un giudice o di una giuria in un processo.
Ad esempio:
Il giudice ha emesso il verdetto di colpevolezza.
La giuria ha emesso il verdetto di non colpevolezza.
In questo modo, il verbo “emettere” sottolinea l’atto formale di dichiarare e rendere ufficiale il verdetto da parte dell’autorità giudiziaria competente.
Nel calcio chiaramente ad emettere un verdetto può essere l’arbitro, nel momento in cui prende una decisione, o, in senso metaforico, il campo, che quando emette un verdetto, dichiara il vincitore di una gara o di un torneo.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.
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Giovanni: benvenuti nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo dello sfottò. Sfottò si scrive con l’accento sull’ultima lettera. Chiaramente deriva dal verbo sfottere che significa “prendere in giro“.
Si usa spesso parlando di calcio, in quanto, essendo uno sport, vede contrapposte due tifoserie, e le tifoserie amano prendersi in giro, amano sfottersi.
Ogni tifoseria desidera che la propria squadra vinca e quando una squadra vince, i sostenitori (i tifosi) di questa squadra possono sfottere quelli della squadra perdente.
Lo sfottò è quindi un termine analogo allo scherzo.
Non si usa solo parlando di calcio, ma più in generale viene utilizzato per descrivere un tipo di scherzo o burla che ha un tono leggermente beffardo o sarcastico.
È una forma di umorismo che sta per “prendere in giro” o deridere in modo amichevole qualcuno.
Lo sfottò è spesso usato anche tra amici o compagni di lavoro per scherzare, quindi in un contesto amichevole ma senza intenzioni offensive.
Questa è la caratteristica più importante dello sfottò.
L’obiettivo non è umiliare ma ridere, scherzare.
Può anche riguardare caratteristiche personali, azioni o situazioni divertenti, ma è importante mantenere un tono leggero e giocoso per evitare di ferire i sentimenti delle persone coinvolte.
Ecco alcuni esempi concreti di sfottò, nel calcio e fuori del calcio:
1. Supponiamo che uno dei tuoi colleghi di lavoro abbia la tendenza a dimenticare appuntamenti o scadenze importanti. Potresti fare uno sfottò simpatico dicendogli: “Ecco il nostro campione del mondo della dimenticanza! Mi sa che un promemoria appiccicato sulla fronte potrebbe aiutarti!”
2. La tua squadra del cuore (la Roma) ha vinto il derby e il tuo amico che è un tifoso della Lazio è affranto. La sconfitta per 6-0 lo ha distrutto. Come sfottò potresti dirgli: come è andato il derby? Se non ti bastano le dita di una mano, posso prestarti un dito per mostrarmi il risultato!
4. I tifosi della Juventus, dopo aver perso una partita contro il Torino, sono talmente arrabbiati che non hanno digerito gli sfottò dei tifosi del Torino.
Ricorda sempre che l’obiettivo dello sfottò è quello di creare un ambiente divertente e amichevole, quindi assicurati sempre di avere un rapporto di confidenza con la persona coinvolta e di valutare il contesto appropriato per evitare di risultare offensivi.
Vi può aiutare conoscere alcuni sinonimi di “sfottò“:
Tutti questi termini sono in qualche modo correlati al concetto di sfottò, ma possono variare leggermente nell’uso e nell’intensità.
La derisione, ad esempio, ha un senso simile a “sfottò“, ma può avere una connotazione leggermente più negativa.
Deridere e sfottere non sono esattamente la stessa cosa.
Mentre lo sfottò può essere inteso come un’ironica presa in giro amichevole, la derisione tende ad essere più aperta e spietata, con l’intenzione di umiliare o sminuirequalcuno o qualcosa.
La derisione implica un atteggiamento di scherno o disprezzo nei confronti dell’oggetto della burla, ed è spesso considerata più offensiva rispetto allo sfottò.
Mentre lo sfottò può essere scambiato tra amici o colleghi in modo amichevole, la derisione può essere vista come un’azione cattiva o intenzionalmente offensiva.
Nel calcio non è proprio il caso di deridere l’avversario, e ad esempio un calciatore che deride un calciatore avversario può anche essere ammonito dall’arbitro. La derisione nel calcio è un atteggiamentoantisportivo.
Pertanto, sebbene “derisione” possa essere considerato un sinonimo di “sfottò” nel senso generale, è importante notare la sottile (neanche tanto sottile in fondo) differenza nel tono e soprattutto nell’intenzione tra i due termini.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.
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Giovanni: benvenuti nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi parliamo della bandiera.
Tutti probabilmente conoscete la bandiera dell’Italia, che è di colore bianco rosso verde. Ogni squadra, nazionale o di club, ha una propria bandiera.
Ma poche squadre hanno un altro tipo di bandiera.
Parliamo di un calciatore simbolo di quella squadra: un “calciatore bandiera” .
Una calciatore bandiera, o semplicemente una bandiera, nel mondo del calcio è un calciatore che rappresenta simbolicamente l’identità di una squadra. Può essere il portiere, un difensore, un centrocampista o un attaccante.
Non solo nel calcio, tra l’altro, esistono le bandiere, ma in generale nello sport.
Generalmente si tratta di un atleta di grande carisma e personalità, che si distingue per il suo attaccamento al club e per la dedizione alla maglia.
Per attaccamento s’intende l’amore per la squadra e per la città. La dedizione invece rappresenta l’impegno continuo nel sostenere un obiettivo, e in questo caso quindi l’impegno nel sostenere la squadra, il dedicarsi completamente alla squadra.
In questo contesto, un calciatore può essere definito una bandiera quando ha giocato per molti anni nella stessa squadra, mostrando continuità e fedeltà.
Esistono diverse bandiere in ogni squadra di calcio, e talvolta più giocatori sono considerati bandiere della stessa squadra, ognuno per ragioni diverse.
Un esempio è l’FC Barcelona, che ha avuto al suo interno diverse bandiere, come Puyol, Iniesta o Xavi.
Altri esempi famosi di bandiere nel calcio, tra le tante, sono:
– Paolo Maldini del Milan
– Francesco Totti della Roma
– Steven Gerrard del Liverpool
– Ryan Giggs del Manchester United
– Lionel Messi del Barcellona
Perché un atleta di questo tipo si chiama proprio bandiera? Perché questo nome?
Perché in qualche modo rappresenta la squadra, ne è il simbolo, proprio come la bandiera che sventola è che riporta i colori e il simbolo della squadra.
Anche al di fuori dello sport comunque si usa il termine bandiera per indicare simbolicamente qualcosa.
Esiste infatti l’espressione “fareuna bandiera” di qualcosa, oppure fare di qualcosa una bandiera.
Significa mostrare un grande attaccamento ad una causa, un’idea, un’istituzione, facendone il proprio simbolo o, appunto, la propria bandiera.
Quindi se da una parte un calciatore che ha giocato per molti anni nella stessa squadra diventa una “bandiera” del club, dall’altra si può dire che un tifoso che segue la propria squadra del cuore, ovunque essa giochi, fa della squadra stessa la propria “bandiera”.
È la squadra che diventa la bandiera del tifoso, perché la squadra lo rappresenta.
Fuori dello sport posso dire che un uomo politico ha fatto della lotta alle discriminazioni la propria bandiera.
Significa che questa persona si è impegnata fortemente nella lotta contro le discriminazioni, facendone il proprio simbolo di lotta. Ha mostrato dedizione e attaccamento a questa causa.
Un’azienda ha fatto una bandiera dell’ecosostenibilità, oppure ha fatto dell’ecosostenibilità una (sua) bandiera, o la propria bandiera.
Si può dire in modi diversi.
Significa che l’azienda si è impegnata a ridurre l’impatto ambientale delle sue attività, facendo dell’ecosostenibilità un valore cardine della sua strategia.
Se una persona “Ha fatto una bandiera della giustizia sociale”: significa che una persona si è battuta con grande passione per un mondo più giusto e solidale, facendo della giustizia sociale il proprio punto di riferimento, la propria bandiera, il proprio simbolo.
Ognuno di noi potrebbe avere una propria bandiera o fare di questa cosa la propria bandiera.
Io ho fatto della coerenza la mia bandiera.
Mia madre ha fatto dell’onestà la sua bandiera.
Se faccio di qualcosa la mia bandiera, parlo di qualcosa che mi caratterizza, che mi identifica, ma di cui vado anche orgoglioso.
Essere orgogliosi di qualcosa, o andare orgogliosi di qualcosa (si può dire in entrambi i modi) è molto importante, altrimenti non è possibile parlare di “bandiera”, a meno che non si stia parlando male di qualcuno, tipo:
I miei avversari hanno fatto della disonestà la loro bandiera.
Apriamo una breve parentesi grammaticale (sapete bene che italiano semplicemente non ha fatto della grammatica la propria bandiera): avrete notato sicuramente questo uso particolare della preposizione di:
Fare di qualcosa la propria bandiera
“Fare di qualcosa” ha il senso di trasformare qualcosa in qualcos’altro, o usare qualcosa in qualche modo, farne un uso specifico. Pensate alla frase:
Che ne hai fatto del mio regalo di compleanno?
Cosa ne farai del libro che ti ho regalato?
Cioè: che ne farai? Che uso ne farai? Lo leggerai, lo metterai in una libreria, lo regalerai o lo butterai via?
Notiamo anche l’espressione:
Fare di tutta l’erba un fascio
A parte il senso figurato di questa espressione, ha esattamente la stessa costruzione di:
Fare di un ideale la propria bandiera
Fare di un calciatore la bandiera di una squadra
Fare di una squadra la bandiera dei tifosi
Chiaramente il verbo “fare” trasmette il senso di un’azione, quindi c’è sempre qualcuno che la compie:
Fai di me ciò che vuoi!
Quindi ciò che segue a “di” è ciò che viene trasformato o adottato o utilizzato.
Un ultimo esempio per chiudere la parentesi su questo episodio:
La squadra della Roma ha fatto polpettedel suo avversario
Cosa è stato “trasformato” in polpette? L’avversario della Roma.
Cosa ne ha fatto la Roma del suo avversario? Ne ha fatto polpette!
Quest’ultimo esempio è un’espressione che si usa talvolta nello sport: fare polpette di un avversario significa distruggerlo, batterlo senza alcuno sforzo. L’avversario che si trasforma o si rappresenta come una “polpetta” per essere mangiato in un solo boccone!
Con questo è tutto per oggi. Fate di questo episodio ciò che volete.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.
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In questo episodio parliamo dell’allenatore nel gioco del calcio.
In particolare descriviamo tutti i modi per indicare l’allenatore, le espressioni e le locuzioni che si usano nel corso di una telecronaca, radiocronaca e negli articoli di giornale.
Parliamo in particolare di:
panchinari
gestire la squadra
spedire in tribuna un calciatore
Avere la panchina corta o lunga
Perdere la panchina
Il verbo esonerare
Allontanare da un incarico
Allontanare dalla panchina
Le scelte della panchina
Scelta tecnica
Gli episodi successivi al n. 10 di questa rubrica sono disponibili per i soli membri dell’associazione.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Qual è l’obiettivo nel gioco del calcio? Ovviamente è vincere, ma cosa bisogna fare per vincere?
Bisogna realizzare un numero di gol maggiore dell’avversario.
A proposito di fare un gol, in una singola partita un calciatore può anche fare più di un gol. In questi casi si usano i termini che danno il titolo all’episodio di oggi.
Fare una doppietta significa segnare due gol in una sola partita, una tripletta significa segnare tre gol, una quaterna (o poker) sono quattro gol e una cinquina sono cinque gol.
Questi termini si usano anche in altri sport, come ad esempio il calcio a 5 (anche detto calcetto), l’hockey su ghiaccio e il rugby.Curiosamente la quaterna e la cinquina si usano anche nel gioco della tombola e nel lotto. Nel gioco del lotto, si tratta di una combinazione di quattro o cinque numeri tra l’1 e il 90 giocati o estratti su una ruota; nel gioco della tombola, l’estrazione di quattro o cinque numeri della stessa fila orizzontale della cartella. Ovviamente il termine poker viene dal gioco delle carte omonimo.
Le doppiette nel gioco del calcio sono abbastanza frequenti, un po’ meno le triplette e abbastanza rare sia le quaterne (o poker) e ancora di più le cinquine.
Se andiamo sui sei gol in una sola partita non c’è un termine apposito (si potrebbe parlare di “sestina” ma non si usa in realtà). Non esiste un termine in questo caso anche perché sei gol in una sola partita sono stati segnati veramente poche volte. Ricordo Luis Suarez nel 2009 ad esempio.
Riguardo ai diversi modi per indicare l’azione di fare uno o più gol, in parte ne abbiamo già parlato, ma visto che ci sono li elenco tutti:
Fare una doppietta (o tripletta ecc)
Realizzare una tripletta
Mettere a segno una quaterna
“Depositare in rete” è particolare perché si può usare solo per indicare un singolo gol.
es: L’attaccante riceve la palla e deposita in rete!
Lo stesso vale per il verbo “insaccare” (che sta per “mettere nel sacco”) che è proprio come “fare un gol” o mettere/depositare la palla in rete
es: il giocatore salta di testa e insacca!
Un altro verbo interessante è “infilare“.
es:
Il numero 10 supera due avversari e infila il portiere in uscita!
Il centrocampista infila la porta con un gran tiro da fuori area!
“Infilare” infatti sta per introdurre qualcosa in una cavità, in un buco, quindi “far entrare”.
Si può infilare una chiave nella toppa della serratura (per aprire una porta) ma si può anche trafiggere un avversario, un nemico con un’arma da punta: “infilare l’avversario con la spada”.
Ecco perché si può anche infilare il portiere (l’avversario) e non solamente la porta avversaria (che è “la cavità”)
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.
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Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Oggi tocca agli attaccanti. Gli attaccanti giocano in attacco. Gli attaccanti, nel gioco del calcio, sono i giocatori che si occupano principalmente di segnare gol. Ha il compito di offendere, come abbiamo visto anche nel passato episodio (senza dire parolacceperò altrimenti verrà ammonito o espulso dall’arbitro).
Esistono diversi tipi di attaccanti, tra cui:
– Punta centrale o attaccante centrale o centravanti o “nove”: è l’attaccante più avanzato della squadra, solitamente alto e forte fisicamente, che ha il compito di agire come punto di riferimento per i suoi compagni di squadra e di segnare gol. Si chiama “punta” perché è l’ultimo calciatore, quello più avanzato, proprio come la punta di una matita si trova alla fine, nella parte finale della matita. Spesso il centravanti gioca di schiena alla porta avversaria (nel senso che dà le spalle alla porta avversaria, cioè guarda verso la propria porta) perché prende palla dai compagni e tiene il controllo della palla tenendo occupati i difensori avversari.
– Attaccanti esterni o di fascia: sono attaccanti veloci che giocano sulle fasce laterali del campo, quindi al lato destro o al lato sinistro, non al centro come la punta centrale. Gli attaccanti esterni coadiuvando (verbo coadiuvare, molto usato nel mondo del calcio: cioè aiutano, sono di ausilio, si affiancano alla punta centrale, collaborano con gli altri calciatori) l’azione di gioco della squadra e creando opportunità per segnare gol.
– Seconda punta o “trequartista”: Ne abbiamo già parlato nell’episodio dedicato al centrocampo. In effetti può essere considerato anche un centrocampista avanzato, ma anche un attaccante che gioca alle spalle del centravanti. Solitamente è un calciatore abile tecnicamente e capace di realizzare assist (passaggi smarcanti) per i compagni oltre che di segnare gol.Tra le espressioni e i verbi tipici dell’azione degli attaccanti possiamo trovare:
– Realizzare un gol: significa segnare un gol, realizzare una marcatura. Ricordate che abbiamo già parlato della “marcatura”, nell’episodio dedicato al verbo “smarcare“, nella rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. In quel caso però parlavamo di un tipo diverso di marcatura. Nel calcio esiste infatti il verbo marcare e anche il verbo smarcare. Marcare è tipico dei difensori, che, marcando un giocatore avversario, lo controllano da vicino e stanno attenti che non sia pericoloso. Esiste infatti la “marcatura a uomo” ma anche la “marcatura a zona“, dove i difensori non vanno a marcare un avversario ovunque si trovi ma si occupano di controllare una zona del campo. Smarcare invece significa liberare un compagno di squadra dal suo marcatore, e questa operazione si realizza attraverso un assist, cioè passando la palla al compagno libero dalla marcatura. Smarcarsi è comunque un’operazione che un calciatore fa anche da solo, allontanandosi velocemente dal suo “controllore”, cioè dal calciatore avversario che si occupa della sua marcatura.
Dicevo però che il termine “marcatura” è anche un sinonimo di “gol” e nello sport, più in generale, una marcatura è un punto, quindi realizzare una marcatura sta per segnare un gol o fare un punto. Quando un calciatore fa un gol pertanto possiamo dire che realizza un gol, che realizza una marcatura e possiamo anche dire che quel calciatore è l’autore della marcatura.
– Pallone in profondità: un’espressine interessante usata per indicare un passaggio profondo nella metà campo avversaria,
solitamente fatto con l’intento di liberare (cioè smarcare) un attaccante che si avvicina alla porta avversaria.
– Sfruttare la velocità è anche questa un’espressione molto usata per indicare la capacità di un attaccante di correre più
veloce dei suoi avversari.
– Deviare il pallone: si utilizza questa espressione quando un calciatore, toccando la palla, modifica la direzione del pallone che era diretto in altra direzione. Si tratta di un tiro realizzato da un altro compagno di squadra o comunque di un tocco sottile. Ovviamente le deviazioni in era di rigore sono sempre molto pericolose e tra l’altro possono anche essere fatte da un difensore, che involontariamente o volontariamente devia la palla, che potrebbe finire il gol (si tratta di autogol) oppure potrebbe finire fuori (si intende fuori del campo). La deviazione potrebbe avvenire anche con una mano e allora l’arbitro fischia un calcio di punizione o un calcio di rigore.
– Tirare in porta è l’espressione che probabilmente tutti conoscono e indica il tentativo di segnare un gol, attraverso un tiro diretto verso la porta avversaria.
Esiste anche un’altra tipologia di attaccante, chiamato “falso nove” anche detto “falso nueve” perché ha origini spagnole. Il nove indica il numero di maglia del calciatore. Il numero 9 come si è detto prima normalmente è quello della maglia dell’attaccante centrale, o punta centrale, Il falso nove è un ruolo relativamente moderno nel calcio. Agisce come falso attaccante centrale perché in realtà si muove liberamente su tutto il campo: si “abbassa” (come si suol dire) verso la metà campo per raccogliere il pallone e costruire gioco. Spesso il falso nueve gioca in una squadra che usa lo schema del 4-3-3 o del 4-4-2, dove il centravanti tradizionale è sostituito dal falso nove. Il nove vero e proprio invece resta sempre in avanti. Il ruolo del falso nove confonde la squadra avversaria che non trova l’attaccante sempre nella stessa zona e pertanto è difficile marcarlo.
Messi nel Barcellona, Totti con la Roma, Firmino col Liverpool. Anche Fabregas ha giocato come falso nove a volte. Si tratta di calciatori molto versatili e intelligenti calcisticamente. Hanno grosse capacità tecniche e sono molto abili nei passaggi ai compagni di squadra. Col falso nueve in campo ciò che conta è che si liberino degli spazi: la porzione di campo solitamente occupata dal centravanti viene in realtà lasciata libera, cosicché essa possa essere attaccata o occupata da giocatori diversi di volta in volta.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.
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Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Dopo aver parlato della difesa e dei difensori, oggi parliamo del centrocampo e dei centrocampisti.
Lo dice la parola: il centrocampista gioca al centro del campo, o quantomeno nella zona centrale del campo di calcio.
Nel gioco del calcio, il centrocampo è la zona del campo situata tra la linea difensiva e la linea offensiva. I giocatori che occupano questa zona sono chiamati appunto “centrocampisti“.
Il ruolo principale dei centrocampisti è quello di creare, organizzare e dirigere le azioni della squadra, sia in fase difensiva che offensiva.
La fase “offensiva” serve ad “offendere” ma qui il verbo offendere non si riferisce agli “insulti verbali” come avviene solitamente al di fuori del linguaggio del calcio, ma all’azione di attaccare. Offendere è l’opposto di difendere nel gioco del calcio, quindi proprio come attaccare. La fase di attacco è pertanto la fase offensiva.
La fase offensiva nel calcio si riferisce al momento in cui la squadra ha il possesso del pallone e cerca di attaccare l’area avversaria al fine di segnare un gol. Durante la fase offensiva, i giocatori della squadra che ha il possesso della palla cercano di creare spazi, combinare tra loro e avanzare verso la porta avversaria attraverso passaggi, dribbling e movimenti coordinati.
Nella fase offensiva, i centrocampisti e gli attaccanti hanno un ruolo fondamentale, poiché sono quelli che cercano di creare le occasioni da gol per la squadra. Inoltre, anche i difensoripossono partecipare alla fase offensiva, soprattutto in situazioni di calcio d’angolo o di punizione, quando si muovono in avanti per cercare di segnare di testa o di piede.
È importante notare che la fase offensiva non si limita solo al momento in cui la squadra ha il possesso del pallone, ma può anche includere situazioni in cui la squadra cerca di recuperare il possesso del pallone il più velocemente possibile per poi passare alla fase offensiva. Questo approccio è noto come “pressione alta” ed è utilizzato da molte squadre moderne per interrompere il gioco degli avversari e creare occasioni da gol rapidamente.
Dunque, tornando ai centrocampisti, essi sono responsabili di tenere il possesso del pallone e di creare opportunità di gol per gli attaccanti.
Rispetto ai difensori, i centrocampisti hanno maggior libertà di movimento e sono più coinvolti nell’azione offensiva. Rispetto agli attaccanti, invece, i centrocampisti hanno maggiori responsabilità difensive e sono spesso coinvolti nella creazione delle azioni offensive.
Esistono diversi tipi di centrocampisti, ognuno dei quali ha un ruolo specifico all’interno della squadra. Ecco i principali:
Regista difensivo: è il centrocampista che agisce come “mediano” davanti alla difesa. Il suo compito principale è di distribuire la palla con precisione ai compagni di squadra. Deve dirigere il gioco. E’ un giocatore di calcio che gioca a centrocampo, davanti alla difesa. Deve proteggere la difesa e di contrastare gli attacchi avversari. Viene spesso chiamato anche “centrocampista difensivo” .
Ala: è il centrocampista che gioca come esterno d’attacco. A destra o a sinistra. Il suo compito principale è di creare occasioni da gol attraverso cross e dribbling. Il ruolo dell’ala a centrocampo nel calcio moderno è spesso caratterizzato da un gioco dinamico e veloce, con la creazione di occasioni da gol e assist per gli attaccanti. Vediamo dopo qualche verbo e termine che descrivono il gioco dell’ala e dei Centrocampisti. In generale, l’ala a centrocampo è un giocatore che deve essere in grado di creare scompiglio (cioè problemi) nella difesa avversaria, utilizzando la sua velocità, agilità e tecnica per creare occasioni da gol e assist per i compagni di squadra.
Mezzala: è il centrocampista che gioca sulle fasce laterali del campo. La parola “mezzala” deriva dal termine italiano “mezza ala”, che indica un giocatore di calcio che gioca a centrocampo, ma che tende a spostarsi sulle fasce laterali del campo. Il ruolo della mezzala è stato sviluppato in Italia a metà del XX secolo, durante la cosiddetta “scuola italiana” di calcio, e da allora è stato utilizzato da molte squadre italiane e internazionali. Inoltre, la mezzala ha un ruolo più completo rispetto all’ala, poiché deve essere in grado di coprire anche la zona centrale del campo e di partecipare alla fase difensiva, supportando i compagni di squadra nella fase di ripiegamento. In generale, il ruolo della mezzala richiede una grande abilità nel gioco di passaggio, una buona capacità di lettura del gioco e una grande resistenza fisica, poiché il giocatore deve essere in grado di coprire lunghe distanze sul campo.
Centrocampista box-to-box (voce di André dal Brasile): è il centrocampista che copre tutta la larghezza del campo. Il suo compito principale è di svolgere sia compiti difensivi che offensivi. era proprio così che giocavo io quando ero più giovane e sognavo di diventare un calciatore profissionista!
Trequartista: è il centrocampista che gioca dietro alle punte. Il suo compito principale è di creare occasioni da gol per i compagni di squadra. Oggi questo è un ruolo che sta sempre più scomparendo.Negli ultimi anni, si è verificata infatti una tendenza in molti schemi di gioco del calcio moderno che prevede l’eliminazione del ruolo del trequartista, o almeno la sua diminuzione di importanza.Il ruolo del trequartista, o fantasista, è tradizionalmente stato quello di occupare una posizione avanzata nel centrocampo e di essere il responsabile della creazione delle occasioni da gol per la squadra. Tuttavia, la crescente importanza del gioco di pressing, della tattica e della velocità, ha portato molte squadre ad adottare uno schema di gioco più dinamico e flessibile, dove il ruolo del trequartista è stato spesso sostituito o integrato da altri giocatori.
Ad esempio, molte squadre utilizzano una formazione con tre centrocampisti, dove uno dei tre è incaricato di svolgere il ruolo di regista, mentre gli altri due si muovono in modo più dinamico e flessibile, creando spazio e supportando gli attaccanti. In questo caso, il ruolo del trequartista viene quindi svolto da più giocatori, invece di essere concentrato su un solo giocatore.
In generale, si può dire che il ruolo del trequartista non è completamente scomparso, ma sta subendo un cambiamento a causa dell’evoluzione del calcio moderno. Molte squadre ancora utilizzano un fantasista, ma spesso in combinazione con altri ruoli, come centrocampista offensivo o attaccante “seconda punta“, per creare una maggiore flessibilità e fluidità nello schema di gioco.
Vediamo qualche termine, come dicevo:
Incursione: l’ala a centrocampo può utilizzare la sua velocità e la sua capacità di dribbling per avanzare rapidamente lungo il lato del campo e creare occasioni da gol.
Cross: l’ala a centrocampo può inviare cross precisi in area avversaria per i compagni di squadra che si trovano in posizione di segnare.Nel calcio, il termine “cross” si riferisce a un passaggio effettuato da un giocatore lungo il lato del campo verso l’area avversaria. Il cross viene effettuato solitamente da un giocatore posizionato sulla fascia laterale, lontano dalla porta avversaria.L’obiettivo del cross è quello di inviare la palla in area avversaria, dove i compagni di squadra possono cercare di segnare un gol, soprattutto grazie ad una precisa “incornata” (colpo di testa) o ad una deviazione di testa.
Il cross è uno dei movimenti più comuni nel calcio moderno, ed è spesso utilizzato dalle squadre che cercano di sfruttare la velocità e la potenza dei propri attaccanti, i quali possono approfittare di un buon cross per segnare un gol o creare un’occasione da gol.
Velocità: l’ala a centrocampo è spesso un giocatore veloce, capace di superare gli avversari con rapide accelerazioni.
Agilità: l’ala a centrocampo deve essere in grado di dribblare con agilità, facendo rapidi cambi di direzione per superare gli avversari.
Assist: l’ala a centrocampo può fornire assist precisi ai compagni di squadra, aprendo le linee di difesa avversarie con passaggi intelligenti.
Tiro: l’ala a centrocampo può essere anche un buon finalizzatore, capace di segnare gol da lontano o di avvicinarsi alla porta avversaria per concludere.
Attacco alla profondità: l’ala a centrocampo può muoversi rapidamente lungo la fascia per creare spazi e attaccare “la profondità” della difesa avversaria. Vediamo meglio. L’attacco alla profondità è una tattica offensiva utilizzata nel calcio per cercare di penetrare la difesa avversaria sfruttando la velocità e la rapidità dei propri attaccanti. In questo tipo di attacco, i giocatori cercano di superare la linea difensiva avversaria con rapidi movimenti in profondità, cioè correndo verso la porta avversaria cercando di ricevere un passaggio filtrante. L’obiettivo dell’attacco alla profondità è di creare situazioni di superiorità numerica in avanti, cercando di mettere in difficoltà la difesa avversaria e di creare occasioni da gol. Solitamente, l’attacco alla profondità viene utilizzato quando la squadra avversaria schiera una linea difensiva alta, con i difensori posizionati in avanti rispetto alla propria area di rigore. Per effettuare un attacco in profondità, la squadra in attacco deve avere giocatori veloci e rapidi, capaci di superare gli avversari con rapidi scatti in avanti. Inoltre, è importante che i giocatori in attacco siano in grado di effettuare “passaggi filtranti” precisi e ben calibrati, in modo da permettere ai compagni di squadra di ricevere la palla in posizione favorevole per segnare un gol.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Dopo aver parlato del ruolo del portiere e della porta, occupiamoci adesso della difesa e dei difensori.
Coloro che ricoprono il ruolo di “difensori” sono coloro che giocano “in difesa”.
La difesa è composta dai giocatori che giocano “in difesa”, cioè che si trovano giocano per difendere la propria porta, perché il loro compito è principalmente quello di evitare che gli avversari facciano gol, cioè che mettano la palla in rete.
Adesso sappiamo usare qualche parola in più in virtù degli episodi passati, quindi possiamo anche ripassare il termine “deputato“.
I difensori sono deputati alla difesa della propria porta.
Coloro che ricoprono questo particolare ruolo giocano in una posizionearretrata, nelle vicinanze del proprio portiere.
Non tutti i difensori sono uguali però. Infatti a seconda della loro posizione in campo hanno un nome diverso.
I difensori centrali si chiamano così perché giocano al centro della difesa. Questi difensori occupano prevalentemente lo spazio compreso fra la propria porta e la linea di centrocampo.
Poi ci sono i cosiddetti “terzini” o difensori laterali. C’è il terzino destro e il terzino sinistro che stanno rispettivamente a destra e a sinistra rispetto al difensore centrale.
E’ curioso che il nome terzino abbia una origine nel linguaggio militare, cosa che avviene in diverse occasioni nel linguaggio del calcio.
Infatti gli attaccanti si può dire che rappresentano la cosiddetta “prima linea“, perché si trovano davanti alla porta avversaria, dunque sono coloro che devono fare gol.
Il centrocampo rappresenta la “seconda linea” perché si trovano dietro agli attaccanti e i difensori dunque sono coloro che occupano la terza e ultima linea. Da qui il termine “terzino”.
La difesa viene detta anche “reparto difensivo” e anche “pacchetto arretrato” o “pacchetto difensivo“, che si contrappone come vedremo nei prossimi episodi, al “pacchetto di centrocampo” e al “pacchetto avanzato“.
Possiamo sicuramente affermare che i difensori, cioè il pacchetto arretrato, è composto da calciatori schieratia ridosso dell’area di rigore costituendo pertanto l’ultima linea prima del portiere.
Ho detto che i difensori sono schierati.
Tutti i calciatori sono schierati in realtà. Essere schierati, nel mondo del calcio e in generale negli sport di squadra significa giocare in una certa posizione. Si dice pertanto:
Un calciatore schierato in difesa
Un difensore schierato a sinistra
Un difensore schierato a destra
L’allenatore ha deciso di schierare una formazione molto difensiva.
Stiamo parlando del cosiddetto “schieramento“.
Anche questo termine si usa nel linguaggio militare: lo schieramento delle truppe, lo schieramento dell’esercito.
Lo schieramento è semplicemente la “disposizione delle forze in campo”.
Schierare un calciatore però significa anche “far giocare un calciatore”, “decidere che un calciatore scenda in campo”. Questa è una decisione dell’allenatore.
E’ lui che decide lo schieramento cioè la formazione che scende il campo.
L’allenatore ha varie scelte a disposizione, vari calciatori che può decidere di far giocare.
La formazione che sceglie è quella che lui ha deciso di schierare in campo.
Ecco allora che la difesa possiamo anche chiamarla “lo schieramento difensivo“.
In politica il termine schieramento fa riferimento alla posizione “politica”.
Esiste dunque lo schieramento di sinistra, quello di destra. Esiste poi lo schieramento cattolico, quello laico, lo schieramento riformista e quello conservatore.
È curioso che anche il termine “pacchetto“, non si usi solo nello sport, in particolare nel calcio, ma anche in politica. Ancora una volta.
Però non si tratta di un gruppo di politici schierati da una parte, ma di un insieme di proposte politiche che, una delle parti può propone all’altra.
Es:
Oggi sarà discusso il pacchetto giustizia.
Le norme proposte fanno parte di un pacchetto che è stato proposto al Governo dai sindacati.
Nel calcio però il “pacchetto” è solo quello difensivo, di centrocampo e di attacco.
Riguardi ai difensori centrali, un ruolo che oggi si usa abbastanza poco è “stopper”, chiamato così perché questo calciatore è chiamato a arrestare (stop) e controllare il pallone.
Si chiama talvolta “regista arretrato” perché ha le caratteristiche simili a un centrocampista ma gioca un po’ indietro.
Un tempo esisteva anche il ruolo del cosiddetto “libero”, un tipo di difensore che nel calcio moderno non esiste praticamente più. Ne parleremo un’altra volta.
Concludo con un verbo usato spessissimo quando si parla dei difensori e di portieri (anche degli arbitri): intervenire.
I difensori sono chiamati ad intervenire perché il loro compito è prevalentemente cercare di interrompere il gioco degli avversari e questo avviene con degli “interventi” nel linguaggio calcistico:
Es:
L’attaccante viene fermato grazie ad un grande intervento da parte del difensore.
Molti interventi irregolari oggi da parte del pacchetto difensivo della Juventus.
Quando si parla di interventi dei difensori spesso c’è un aggettivo che li qualifica:
Un grande intervento
Un facile intervento
Un difficile intervento
Prodigioso intervento da parte del portiere!
Intervento irregolare da parte del terzino sinistro
Miracoloso intervento del portiere
Intervento corretto che ferma l’attaccante proprio prima che potesse tirare!
Intervento dell’arbitro che fischia un fallo a favore del Barcellona
Questo è un termine che si usa in ogni campo, ma ogni volta in modo diverso.
In generale diciamo che si tratta di una partecipazione attiva a dei fatti o delle situazioni. Ma oggi a noi interessa prevalentemente il linguaggio del calcio.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Uno dei ruoli più importanti nel calcio è quello ricoperto dal portiere.
Interessante il verbo ricoprire vero?
Tutti i ruoli, nel calcio e fuori, vengono ricoperti o interpretati o rivestiti. Nel cinema vendono interpretati, ma negli sport vengono ricoperti e anche rivestiti.
Quando un giocatore di calcio gioca in porta, allora sta ricoprendo il ruolo del portiere, cioè colui che è deputato a difendere la porta. Riveste il ruolo di portiere.
Essere deputato a fare qualcosa significa essere assegnato a un incarico o appunto alla copertura di un ruolo.
Giovanni è il nome del portiere? Allora Giovanni ricopre il ruolo del portiere, Giovanni gioca in porta, cioè Giovanni è deputato a difendere la porta.
Anche il verbo assumere si usa a volte con i ruoli del calcio. Questo perché un ruolo è simile a un incarico, una missione, un obiettivo da raggiungere.
Si può dire sia “assumere un ruolo” che “ricoprire un ruolo”. Entrambi i termini significano che un calciatore (o una persona in generale, al di fuori del calcio) sta prendendo il controllo o sta svolgendo le responsabilità associate a un particolare ruolo o posizione.
Informalmente, parlando della porta e di chi assume il ruolo del portiere, si può usare anche il verbo essere e andare:
In porta c’è/va Giovanni
Il portiere è Giovanni
In tv e alla radio però più spesso si dice:
Tra i pali c’è Giovanni.
La porta è difesa da Giovanni
L’estremo difensore è Giovanni
Il portiere infatti si chiama anche così: estremo difensore.
Giovanni è incaricato/deputato a difendere la porta.
La porta, lo avete capito, è quello spazio delimitato da due pali in posizione verticale e la traversa, in posizione orizzontale, che collega i due pali nella parte alta. La porta è quello spazio in cui si deve mandare il pallone per fare gol, e dietro la porta c’è una rete.
Si parla anche di specchio dellaporta per descrivere l’area delimitata dai pali, la traversa e la linea bianca disegnata a terra alla base.
A proposito di gol, quando una squadra riesce a realizzare un gol, cioè riesce a spedire la palla nella porta avversaria, si può dire che:
La squadra ha fatto gol.
La squadra ha segnato un gol
La squadra ha realizzato una rete
La squadra è andata in gol/rete
In tutti i casi la palla oltrepassa completamente la linea bianca del terreno di gioco compresa fra i pali della porta avversaria.
Ma come fa a difendere la porta il portiere? Fondamentalmente il portiere deve parare. Poi ha anche il ruolo di dirigere la difesa, ma soprattutto deve parare.
Parare significa evitare di prendere gol, intercettando i tiri degli avversari che sono indirizzati verso la porta.
La parata
Le patate
Grande parata del portiere
Le parate del portiere evitano la sconfitta della squadra
Quando la parata è molto bella da vedere per il gesto atletico e la difficoltà nell’esecuzione, i telecronisti amano usare il termine “miracolo“:
Miracolo del portiere!
Il portiere fa una parata miracolosa!
Strepitosa parata del portiere!
Si usa molto anche “prodezza“:
Prodezza del portiere sul tiro dell’attaccante!
Il portiere risponde al tiro con una prodezza miracolosa/strepitosa!
La palla era indirizzata verso lo specchio della porta ma il portiere compie un vero miracolo e salva il risultato!
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Più volte, in questa rubrica, ho usato il verbo decretare.
Il fischio dell’arbitro che decreta l’inizio della partita o la ripresa del gioco.
Abbiamo già detto che è quasi esclusivamente dedicato alle decisioni dell’arbitro.
Dunque è proprio il direttore di gara che ha questo compito: decretare qualcosa.
L’arbitro può decretare l’inizio della partita, la fine della partita, ma può decretare anche un calcio di rigore, una punizione, un calcio d’angolo eccetera.
Somiglia molto a ordinare e stabilire.
Sapete cos’è un decreto?
Decretare viene proprio dal termine decreto, infatti significa stabilire con decreto.
Questa è l’origine. Un decreto è simile a una legge, comunque si tratta di un provvedimento amministrativo o giurisdizionale.
In realtà avrete capito che in modo estensivo, il verbo significa anche stabilireautorevolmente.
Dunque l’arbitro, essendo un’autorità in campo, può decretare, nel senso di prendere decisioni.
Giovanni fu decretato vincitore della gara.
La Roma fu decretata vincitrice della coppa.
A dire il vero però, non solo l’arbitro può essere il soggetto della frase.
Ad esempio:
Il fischio finale decreta la fine della partita.
In questo caso significa che è solo dopo il fischio finale che la partita è terminata. Resta il fatto comunque che è l’arbitro che ha il fischietto in bocca.
Al di fuori del calcio, posso anche dire ad esempio che le elezioni hanno decretato il nuovo presidente del consiglio.
Quando però è una persona a decretare, proprio come un arbitro di una gara, posso usare anche il verbo adottare:
L’arbitro ha adottato una decisione. Posso usare anche il più semplice verbo prendere in questo caso:
L’arbitro ha preso una decisione.
Adottare una decisione è qualcosa di più importante però, rispetto a prendere una decisione.
Adottare una decisione è più vicina sicuramente a mettere in atto per uno scopo, ed anche simile a attuare una decisione.
Ci sono come vedete molti verbi che somigliano a decretare: stabilire, attuare, mettere in atto e adottare, che possono essere usati ogni volta che c’è una autorità (come un arbitro) che prende una decisione.
Anche ordinare è spesso usato con le decisioni autorevoli, e poi c’è come abbiamo visto “prendere una decisione” che è molto più generica.
Nelle stesse occasioni, anche il verbo “dichiarare” può essere appropriato nel linguaggio del calcio:
L’arbitro dichiara la fine della partita
L’arbitro dichiara un calcio di rigore per la Roma
L’arbitro dichiara l’espulsione di un calciatore
Il verbo dichiarare è comunque meno autoritario. Inoltre solo l’arbitro può dichiarare una decisione in campo. Le dichiarazioni però sono ben altre cose rispetto alle decisioni arbitrali. Sappiate comunque che, sebbene meno frequentemente, si usa anche questo verbo in sostituzione al verbo decretare.
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Nel passato episodio abbiamo parlato del duplice fischio e del triplice fischio dell’arbitro, che come abbiamo detto è il direttore di gara o direttore dell’incontro.
Si è detto che il duplice fischio avviene al termine del primo tempo di gioco mentre il triplice fischio decreta la fine della gara.
Il primo tempo (cioè la prima parte della partita) si chiama anche prima frazione di gioco.
Il secondo tempo invece viene anche detto anche seconda frazione di gioco.
Una frazione infatti è una parte di qualcosa di più grande.
Come sapere tutti voi appassionati di calcio, sia il primo tempo che il secondo tempo hanno una durata entrambi di 45 minuti.
Tra il primo e il secondo tempo, cioè tra la prima e la seconda frazione di gioco ci sono quindici minuti di riposo.
Questi quindici minuti sono anche detti “intervallo“.
Quindi l’intervallo di svolge tra le due frazioni di gioco.
Per riferirsi alle due frazioni di gioco spesso si usa dire: i primi 45 minuti e i secondi 45 minuti.
Notate come prima ho usato il verbo svolgere:
L’intervallo di svolge tra le due frazioni di gioco.
È un verbo molto usato nel calcio e nello sport in generale.
Indica qualcosa che avviene, che si compie, per lo più secondo un certo ordine. Quindi il verbo svolgere è legato all’ordine e allo scorrere del tempo.
La prima frazione di gioco si svolge nel corso dei primi 45 minuti.
L’intervallo si svolge tra le due frazioni di gioco.
La seconda frazione di gioco si svolge nei secondi 45 minuti di gioco.
Quando termina la prima frazione di gioco cosa fanno i calciatori? I calciatori rientrano negli spogliatoi.
Gli spogliatoi sono il luogo dove i calciatori si “spogliano”. cioè si tolgono i vestiti per cambiarsi e indossare la divisa.
Uno spogliatoio è dunque una stanza adibita al cambio di indumenti, principalmente in ambito sportivo.
Questo avviene prima dell’inizio della gara per indossare la divisa, ma è anche il luogo dove rientrano alla fine del primo tempo e anche al termine della gara, per fare la doccia e indossare vestiti puliti.
Dopo l’intervallo, all’inizio del secondo tempo, avviene invece il rientro dagli spogliatoi. In questo caso si tratta del rientro in campo per poter svolgere la seconda frazione di gioco.
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Nel passato episodio abbiamo parlato del calcio d’inizio, che indica come abbiamo visto, l’inizio di ogni partita. Oggi passiamo subito alla fine di ogni partita.
Cosa succede quando termina una partita di calcio? Come fa l’arbitro, cioè “il direttore di gara” a segnalare la fine della partita?
Semplice: si mette in bocca “il fischietto”, cioè quel piccolo strumento che si usa per fischiare, e fischia tre volte.
Questo si chiama “il triplice fischio“. Triplice proprio perché viene fatto tre volte consecutive.
Se fischiasse due volte si chiamerebbe duplice fischio, mentre tre volte si chiama triplice fischio, e il triplice fischio decreta la fine della partita.
Ma perché vi parlo anche del duplice fischio?
Il motivo è che nel calcio la fine primo tempo (cioè la prima parte della partita) è segnalata da un fischio doppio (duplice) mentre la fine della partita da uno triplo fischio (triplice).
Naturalmente si potrebbe anche dire “doppio fischio” e “triplo fischio“, ma normalmente si utilizzano gli aggettivi duplice e triplice.
Ci vediamo al prossimo episodio dedicato al linguaggio del calcio.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Come inizia una partita? Inizia con il calcio d’inizio.
Naturalmente sarebbe “il calcio di inizio” ma si mette normalmente sempre l’apostrofo.
Una espressione questa che si utilizza in più di una circostanza.
Alle 15 ci sarà il calcio d’inizio della partita.
Questo è il consueto modo per indicare l’inizio di una partita. La partita inizierà alle ore 15.
Il calcio d’inizio del campionato è previsto per le ore 20.
Si, anche l’inizio di un’intera competizione avviene con un calcio d’inizio. Per la precisione si tratta del momento in cui inizia la prima partita o le prime partite della competizione.
A 15 minuti dal calcio d’inizio le squadre sono ancora sullo zero a zero.
In questo caso ci troviamo a 15 minuti dal calcio d’inizio, il che vuol dire che la partita è iniziata da 15 minuti e le due squadre sono sullo zero a zero, si trovano sul punteggio di 0-0, cioè il punteggio della gara è ancora 0-0.
Si dice anche, in questo caso, che le reti sono inviolate. In pratica nessuna delle due squadre ha ancora fatto gol.
Il calcio d’inizio è dunque semplicemente l’inizio della partita o di una competizione.
Il termine “calcio” infatti è non solamente il nome del gioco in lingua italiana, ma è anche il nome con cui si indica ogni colpo che si dà al pallone con i piedi. Quindi il primo calcio che si dà al pallone in una partita è proprio il calcio d’inizio della partita.
Esiste anche il verbo calciare.
Quando si colpisce la palla infatti si può anche dire che viene “calciata“. E il giocatore di calcio, non a caso, viene chiamato “calciatore“: è colui che calcia la palla cioè colui che gioca a pallone.
La cosa interessante è che benché il termine calcio indichi un colpo dato al pallone con uno dei due piedi, si può calciare anche con altre parti del corpo, ad esempio con la testa.
Es:
L’attaccante riceve il Cross ma tutto solo calcia di testa altissimo sulla traversa.
Calciare di testa è quindi esattamente come colpire la palla con la testa.
Normalmente. Infatti quando si colpisce il pallone con la testa si parla più frequentemente di “colpo di testa”:
Colpo di testa dell’attaccante che fa gol!
Il calcio d’inizio è anche il modo con cui riprende il gioco dopo che è stato segnati un gol, e anche il modo per indicare l’inizio di ciascuno dei tempi regolamentari o supplementari.
Quando inizia il secondo tempo, c’è dunque il calcio d’inizio del secondo tempo, perché riprende il gioco dopo l’intervallo tra la prima e la seconda frazione di gioco, cioè il primo e il secondo tempo.
Lo stesso vale per gli eventuali tempi supplementari, cioè quelli che possono seguire ai 90 minuti regolamentari nel caso di competizioni ad eliminazione, come i mondiali di calcio.
Concludo dicendo che il calcio d’inizio, soprattutto quando si riferisce all’inizio di una gara o di una competizione, viene chiamato anche fischio d’inizio, riferito al fischio dell’arbitro che decreta l’inizio della partita o la ripresa del gioco.
Il verbo decretare, nel linguaggio del calcio, è quasi esclusivamente dedicato alle decisioni dell’arbitro.
Infatti l’arbitro può decretare l’inizio della partita ma può decretare anche la fine della partita.
Ci vediamo al prossimo episodio dedicato al linguaggio del calcio.
Benvenuti nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.
Nel corso dei vari episodi vedremo tanti termini, verbi e espressioni che appartengono al linguaggio del calcio e che pertanto si usano per commentare e discutere quanto accade dentro e fuori del campo.
Una rubrica dedicata a chi ama il calcio e a chi ama anche la lingua italiana.
Con l’aiuto di questi episodi spero di aiutare tutti le persone non madrelingua soprattutto a seguire una telecronaca sportiva e anche a leggere gli articoli sportivi.
Cominciamo dal “pallone“. Il gioco del calcio veniva chiamato, un tempo, il gioco del pallone.
Il pallone è proprio ciò che viene preso a calci!
Che forma ha il pallone? Il pallone è una sfera, ma nonostante questo, si dice spesso che il pallone è “rotondo“.
Si tratta però di un’espressione che va interpretata in senso figurato, infatti si dice che il pallone è rotondo, per indicare l’imprevedibilità di ogni partita di questo sport, dove mai nulla è scontato.
“Il pallone è rotondo” si usa pertanto per indicare che qualsiasi squadra può vincere una partita di calcio, anche quella apparentemente più debole, per effetto del caso, della fortuna, di una decisione dell’arbitro, del cattivo stato di forma di qualche calciatore e via dicendo.
E’ anche questo il bello di questo sport: niente è mai scontato! Nessuna partita ha un risultato già scritto.
Chi vincerà tra la squadra del Barcellona e la squadra della Roma?
Probabilmente vincerà il Barcellona, ma la squadra spagnola deve stare molto attenta perché il pallone è rotondo.
Com’è il pallone?
E’ quadrato? No, non è quadrato, ma rotondo!
Che forma ha il pallone, è triangolare? No! Macché triangolare, è rotondo!
Ci vediamo al prossimo episodio dedicato al linguaggio del calcio.