I gesti e le gesta

I gesti e le gesta

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episodio 1276

Trascrizione

Oggi amici di Italiano Semplicemente parliamo di due parole molto simili: gesti e gesta.

Sono quasi uguali, vero?

Eppure attenzione, perché hanno significati molto diversi.

Cominciamo da gesti, che è il plurale di gesto.

Un gesto è un movimento del corpo, soprattutto delle mani, delle braccia o del viso, che può servire a comunicare qualcosa. I gesti italiani sono famosi in tutto il mondo d’altronde.

Per esempio, se faccio così con la mano, sto salutando. Voi non mi vedete ma fidatevi.

Questo è un gesto.

Se invece faccio così con la testa, posso dire di sì oppure di no.

Anche questo è un gesto.

Ma gesto non significa soltanto movimento del corpo.

Possiamo parlare anche di un gesto di generosità, di un gesto di amicizia, di un gesto di solidarietà.

Per esempio:

Mi ha aiutato senza che glielo chiedessi. È stato davvero un bel gesto.

In questo caso non c’è necessariamente un movimento del corpo. Il gesto è un’azione, un comportamento che esprime un sentimento o un’intenzione.

E adesso arriviamo a gesta.

Attenzione: gesta, con la A finale, non è il femminile di gesto e non è semplicemente un altro modo per dire gesti.

Gesta è il plurale di gesta (non cambia ma si usa solo al plurale), parola che indica soprattutto azioni importanti, imprese memorabili, spesso eroiche.

Per esempio:

Le gesta di Garibaldi sono raccontate nei libri di storia.

Oppure:

Il nonno raccontava ai nipoti le gesta della sua giovinezza.

Qui parliamo di imprese, avventure, azioni particolarmente significative.

Possiamo quindi dire:

Ha compiuto grandi gesta.

Ma non diremmo:

Ha fatto molte gesta con le mani.

In quel caso parleremmo di gesti.

C’è poi un’espressione molto famosa: le gesta eroiche.

Quando sentite parlare delle gesta di un personaggio, quindi, immaginate qualcosa di importante, di memorabile, magari anche di eroico.

Pensate, per esempio, a un cavaliere che combatte contro un drago.

Il cavaliere può fare diversi gesti con la spada.

Ma la sua battaglia contro il drago può diventare una delle sue grandi gesta.

Insomma, possiamo ricordare la differenza con una frase molto semplice:

I gesti sono azioni o movimenti; le gesta sono imprese, spesso eroiche,da ricordare e raccontare

Perché a volte basta una sola lettera per cambiare completamente il significato di una parola.

Adesso un bel ripasso:

André: Ciao, cara! Sorpresa! Stasera ho cucinato io.

Sofie: Wow, André, che bello! A dire il vero, mi stupisci e mi sento pure un po’ spiazzata… Ma non è che hai bisogno di qualcosa?

André: Ma perché non ti fidi? Non posso sbizzarrirmi anch’io in cucina?

Sofie: Certo che puoi, altroché! È solo che sono anni che anelo a una tua iniziativa culinaria. E tu mi hai sempre dato il due di picche culinario, se così posso dire.

André: Eh, infatti… stasera volevo stupirti e ho deciso di battere una strada nuova, ma… ma… è solo che… forse avrei dovuto andarci con i piedi di piombo.

Sofie: Oddio… Che cosa hai combinato? Dimmelo senza fronzoli.

André: Beh… diciamo che le intenzioni erano delle migliori e ho davvero cercato di sfoderare un menu delizioso. Il problema è che il piatto ha preso una piega tutta sua: è diventato un coacervo di ingredienti contrastanti, colori sfumati e… consistenze non meglio identificate.

Sofie: Oh, André, non ci stenderò un velo pietoso, tranquillo, ma sarò molto clemente. Fammi vedere.

André: Cara, mettiti subito a tavola, perché quando vedrai la cucina… apriti cielo!

Sofie: Hahaha! Non avrei mai pensato di dirlo, anzi, va contro tutti i miei princìpi ma, detto internos, preferisco che d’ora in poi tu venga servito e riverito!

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La clemenza

La clemenza (scarica audio)

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episodio 1275

Trascrizione

Oggi parliamo di una parola molto intéressante. Parliamo della clemenza.

La clemenza, nel suo significato principale, è la capacità di non essere troppo severi con qualcuno che ha commesso una colpa, un errore o che ha fatto qualcosa di sbagliato. Simile alla bontà quindi.

Una persona clemente, quindi, è una persona che perdona, o comunque decide di punire meno severamente di quanto potrebbe.

Per esempio, immaginiamo un professore.

Uno studente arriva all’esame senza aver studiato abbastanza. Il professore potrebbe bocciarlo.

Ma lo studente spiega che ha avuto un problema, che normalmente studia molto, che si è impegnato e che questa volta è andata male.

Il professore decide di essere clemente e gli dà comunque la sufficienza.

Questa è clemenza.

Possiamo dire:

Il professore ha mostrato clemenza nei confronti dello studente

Io professore è stato clemente con quello studente

Cioè: non è stato troppo severo.

Attenzione però: clemenza non significa necessariamente perdono completo.

Essere clementi significa soprattutto attenuare la severità.

Per esempio, se una persona commette un’infrazione e dovrebbe pagare una multa di 500 euro, ma l’autorità decide di applicare una sanzione più leggera, possiamo parlare di clemenza.

La clemenza è quindi anche abbastanza vicina alla benevolenza, alla misericordia e all’indulgenza.

Ma ci sono alcune differenze.

La benevolenza è un atteggiamento positivo e benevolo verso gli altri me non ha necessariamente a che fare con le colpe di qualcuno.

La clemenza, invece, compare soprattutto quando ci sarebbe un motivo per essere severi. C’è qualcosa da perdonare o qualcuno da colpevolizzare.

Ecco perché diciamo:

Il giudice ha mostrato clemenza

È una frase molto naturale.

Il giudice avrebbe potuto essere severo, ma ha deciso di esserlo meno.

Si usa spesso, in ambito giuridico la frase “la clemenza della corte”.

Possiamo anche usare l’espressione:

Chiedere clemenza

Immaginiamo una persona che ha commesso un grave errore e che dice:

Vi prego, abbiate clemenza!

Sta chiedendo di non essere trattata con troppa severità.

È quasi una supplica.

Un’altra espressione è:

Essere clemente con qualcuno

Sii clemente con lui: ha già capito di aver sbagliato

C’è poi un uso molto interessante della parola, soprattutto nel linguaggio storico e politico.

Per esempio:

Il re decise di concedere la clemenza ai prigionieri

Significa che decise di non punirli, oppure di ridurre la loro pena. Un po’ come potrebbe fare un giudice oggi.

E qui troviamo un verbo molto importante: Concedere

Si può concedere una grazia, si può concedere un favore, ma si può concedere anche clemenza.

Il presidente ha concesso la clemenza al condannato.

In questo caso la clemenza diventa quasi una decisione ufficiale di ridurre o evitare una punizione.

E qual è il contrario di clemenza?

La severità.

Una persona severa non è molto incline a perdonare o ad attenuare le conseguenze di un errore.

Quindi possiamo creare una coppia molto semplice:

clemenza – severità

Da una parte abbiamo una persona che dice:

Va bene, hai sbagliato, ma questa volta sarò comprensivo

Dall’altra abbiamo una persona che dice:

Hai sbagliato e devi pagare le conseguenze.

La prima mostra clemenza.

La seconda mostra severità.

E attenzione a una cosa.

Essere clementi non significa necessariamente essere deboli.

Questa è una distinzione importante.

Una persona può essere molto autorevole e, allo stesso tempo, essere clemente.

Per esempio:

Il direttore è molto severo, ma sa anche essere clemente quando è necessario

Questa frase ci dice che il direttore normalmente pretende molto, ma non è una persona inflessibile.

Sa capire quando è il momento di applicare la severità e quando, invece, è opportuno mostrare clemenza.

Quindi, ricapitoliamo.

Clemenza significa non essere eccessivamente severi nei confronti di qualcuno che ha sbagliato o che dovrebbe essere punito.

Possiamo:

mostrare clemenza,

avere clemenza,

chiedere clemenza,

concedere clemenza,

oppure

essere clementi con qualcuno.

Clemenza significa attenuare la severità, mostrando comprensione o perdono.

Ma sapete che in Italiano la clemenza si può usare e si usa normalmente anche in contesti più informali,quando ad esempio si spera che il tempo sarà clemente.

Speriamo che il tempo sarà clemente domani, così potremmo fare una bella passeggiata in montagna.

Qui non stiamo chiedendo al tempo di perdonarci!

Stiamo dicendo che speriamo che non sia troppo brutto, che non faccia troppo freddo, che non piova, che non ci sia troppo vento ecc.

E adesso chiedo ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente di creare dei ripassi degli episodi precedenti parlando di clemenza. Non abbiate paura di fare errori. Sarò clemente con voi!!

Marcelo: La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho sentito la parola clemenza è la figura di Peter Clemenza, personaggio di finzione del romanzo “Il Padrino” di Mario Puzo. Detto ciò, vi dico che la scena dell’assassinio del figlio del Padrino mi ha veramente spiazzato! Altroché!

Anne Marie: Ma torniamo a bomba! La clemenza, secondo me, è un atteggiamento di misericordia verso qualcuno colpevole di qualcosa, sempre che non abbia commesso un crimine contro l’umanità! Con quelli nessuna pietà! Altro che storie!

Hartmut: Ti sono presi i cinque minuti? Devi essere un po’ più indulgente!

Ulrike: Voglio sperare che questa storia del pugno di ferro non diventi un’abitudine. Molte volte bisogna analizzare se ci sono circostanze attenuanti e poi decidere! Altrimenti c’è il rischio di essere troppo severi.

Karin: a me viene in mente Papa Clemente VII che immagino sarà anche stato una persona clemente in quanto papa.

Carmen: se non fosse che viene ricordato per un altro motivo, vale a dire per il suo rifiuto di annullare il matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona, che innescò lo scisma anglicano e la nascita della Chiesa d’Inghilterra.

M7: a posteriori, si è trattato di una vera e propria cantonata, avendo portato ad una Chiesa cattolica più piccola.

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I fronzoli

I fronzoli (scarica audio)

episodio 1274

Trascrizione

Oggi parliamo di una parola molto usata in italiano: fronzoli.

Prima di tutto la pronuncia. La zeta di fronzoli è dura o sonora? È come quella della parola “zona”. Oppure come in zero o zaino, non come in azione.

Si tratta pertanto della zeta sonora (o dolce), è un suono della lingua italiana che come abbiamo visto nell’episodio della zanzara zuzzurellona, si produce facendo vibrare le corde vocali. Il suo suono è simile all’unione delle lettere D e S (/dz/), come anche nelle parole zaino, zero e zanzara.

Immaginate adesso un albero pieno di rami e foglie. Ecco, i fronzoli sarebbero proprio le fronde, cioè le parti più esterne e decorative della pianta. Col tempo, però, questa parola ha assunto un significato figurato.

Oggi i fronzoli sono tutti quegli elementi superflui, ornamentali o non indispensabili. Insomma, ciò che rende qualcosa più appariscente, ma non più utile. Per questo motivo i fronzoli sono sempre associati alla parola “senza“: senza fronzoli.

Per esempio, se qualcuno dice:

Andiamo al sodo, senza fronzoli.

vuole dire: niente giri di parole, niente dettagli inutili, parliamo direttamente dell’essenziale.

Oppure:

Mi piace uno stile senza fronzoli.

Significa che preferisco uno stile semplice, essenziale, privo di decorazioni eccessive.

Si può dire anche:

Un discorso senza fronzoli: diretto e sincero.

Una casa senza fronzoli: arredata in modo semplice, senza lusso o oggetti inutili.

Una persona senza fronzoli: pratica, concreta, che bada alla sostanza più che all’apparenza.

I fronzoli, se dobbiamo essere precisi al massimo, non sono necessariamente qualcosa di negativo. A volte rendono un ambiente più bello o un discorso più piacevole. Tuttavia, quando si dice “senza fronzoli”, di solito si fa un complimento a chi è chiaro, concreto ed essenziale.

Un sinonimo di fronzoli è orpelli, ma è più formale.

Allora vi chiedo: voi preferite le persone senza fronzoli o quelle che amano abbellire tutto con tanti dettagli? Intanto che ci pensate, chiedo ai membri della nostra associazione di fare un bel ripasso degli episodi precedenti. Il ripasso lo dedichiamo a Francesco Guccini, un cantautore Italiano le cui canzoni sono sempre state prive di fronzoli.

Ripasso in registrazione

Hartmut: A me piace perché non è mai stato banale: il suo accento emiliano e il suo stile sono davvero sui generis, cioè unici nel loro genere, anche quando affronta sconfitte e momenti difficili.

Nancy: Certo, qualcuno potrebbe criticare alcune sue posizioni, ma che volete che vi dica, io credo che abbia sempre cercato di essere coerente e quando si prende sempre posizione si viene spesso criticati.

Marcelo: Guccini ha lasciato un segno: le sue parole continuano a vivere, anche per chi lo scopre oggi.

Ulrike: infatti alcune sue canzoni hanno avuto degli strascichi importanti: hanno fatto discutere, hanno creato opinioni diverse e talvolta anche qualche polemica.

Carmen: A differenza di molti artisti che cercano solo il successo immediato, Guccini non ha mai scritto musica fine a sé stessa: ogni parola aveva un senso preciso.

M6: Guccini ha continuato per la sua strada imperterrito, senza lasciarsi condizionare dalle mode del momento o dalle aspettative del pubblico.

In tutto e per tutto

In tutto e per tutto (scarica audio)

episodio 1273

Trascrizione

Oggi amici di Italiano Semplicemente, parliamo dell’espressione “in tutto e per tutto”.

Vi è mai capitato di sentire una frase come questa? Sicuramente si è avete anche capito il senso scommetto.

Marco è uguale a suo padre in tutto e per tutto.

Che significa esattamente?

L’espressione “in tutto e per tutto” significa completamente, sotto ogni aspetto, senza alcuna eccezione.

Insomma, vuol dire che qualcosa vale in ogni dettaglio, da cima a fondo (altra espressione simile), al cento per cento.

Se dico:

Ho seguito le istruzioni in tutto e per tutto.

significa che non ho tralasciato nulla. Ho fatto esattamente tutto ciò che era richiesto.

Anche se, in questo caso specifico, parlando di istruzioni, si usa più frequentemente l’espressione simile “per filo e per segno”.

Se invece affermo:

Luca assomiglia al nonno in tutto e per tutto.

Non mi riferisco soltanto all’aspetto fisico. Può significare che gli somiglia nel carattere, nei modi di fare, nelle abitudini, perfino nel modo di parlare.

È un’espressione che serve a rafforzare ciò che diciamo.

Attenzione però: “in tutto e per tutto” non è la stessa cosa di “del tutto”.

Se dico:

Non sono del tutto convinto.

vuol dire che non sono completamente convinto.

Ma se dico:

Sono d’accordo con te in tutto e per tutto.

vuol dire che condivido ogni singolo punto, senza riserve.

Vediamo qualche altro esempio.

Mia figlia è la copia di sua madre in tutto e per tutto.

Il nuovo regolamento riprende il precedente in tutto e per tutto.

Non bisogna imitare gli altri in tutto e per tutto: è importante avere una propria personalità.

Il film segue il romanzo in tutto e per tutto.

Qui, in quest’ultimo caso, possiamo usare anche “per filo e per segno”) perché si tratta di qualcosa di simile a istruzioni.

Spesso questa espressione di oggi compare proprio quando si fanno confronti, imitazioni o quando si vuole sottolineare una fedeltà assoluta.

E adesso una piccola curiosità.

Perché diciamo “in tutto e per tutto” e non semplicemente “in tutto”?

Quel “per tutto” aggiunge forza all’espressione. È come se ribadisse il concetto: in ogni cosa, sotto ogni aspetto, completamente. È una costruzione enfatica tipica dell’italiano. Se usiamo “in tutto” va bene ugualmente, ma è meno forte.

Riguardo a “per filo e per segno”, dicevo che è simile.

Significa con estrema precisione, senza omettere alcun dettaglio, soprattutto quando si racconta, si descrive o si seguono delle istruzioni.

Mi ha raccontato la storia per filo e per segno.

Segui la ricetta per filo e per segno.

In alcuni casi possono sembrare vicine:

Ho seguito le istruzioni in tutto e per tutto.

Ho seguito le istruzioni per filo e per segno.

Entrambe sono corrette, ma “per filo e per segno” mette l’accento sulla precisione e sul rispetto dei dettagli, mentre “in tutto e per tutto” sottolinea la completezza assoluta.

A questo punto non vi resta che provare a usare l’espressione “in tutto e per tutto” nelle vostre conversazioni quotidiane. Sono sicuro che, se lo farete, la padroneggerete… in tutto e per tutto!

Adesso vediamo un ripasso improntato all’ottimismo.

Carmen: Mi faccio viva perché hai fatto centro con il tema odierno. Sono un’ottimista nata. Vi faccio un esempio: anche se avessi passato una giornataccia si può sempre trovare una cosa che è andata bene. E come dice un famoso detto: gli ottimisti passeggiano sulle nuvole sotto le quali i pessimisti si piangono addosso.

Marcelo: Sai, la prima cosa che mi è venuta in mente è una domanda su cosa sia un pessimista! Lo sai? Un pessimista è un ottimista pentito! Ma torniamo a bomba e parliamo di ottimismo!

Gerd: Essere ottimista è si una questione di principio, ma più che altro di atteggiamento. È come un muscolo: si deve allenare. Si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, e alle volte basta cambiare prospettiva.

Ulrike: Sono del tutto d’accordo. Se ti entra un sassolino nella scarpa, basta toglierlo e continuare il percorso. La fai facile, mi dirai, ma restare fermi non serve a nulla. Zero pensieri negativi: agisci e avrai quasi già vinto.

Anne Marie: Mia mamma diceva: se ti prende la pioggia durante la passeggiata, non devi fermarti ad aspettare che il temporale finisca! Della serie: Tirare dritto! Essere ottimisti è imparare a ballare sotto la pioggia. Quanto a lamentarsi, non porta molto lontano direi.

Carmen: Eh sì! Facile a dirsi, ma spesso e volentieri una batosta improvvisa ti lascia paralizzato. Ti viene il magone e pensi che la frittata sia fatta. Di qui a dire che sia tutto perduto, però, ce ne vuole. Bisogna rialzarsi e ricominciare.