904 Squadrare

Squadrare

Audio in preparazione

Trascrizione

Giovanni: adesso che abbiamo parlato del verbo scrutare, posso anche parlarvi di un altro verbo: squadrare.

Cominciamo con un esempio:

Sono entrato in un negozio di lusso e la commessa mi ha squadrato dalla testa ai piedi per vedere com’ero vestito.

Significa che questa commessa mi ha esaminato attentamente dalla testa ai piedi, guardandomi in modo approfondito e attento, come se stesse valutando o analizzando il mio aspetto fisico e il mio abbigliamento.

Questo verbo viene spesso usato per descrivere un comportamento invadente, cioè tipico di persone prive di discrezione, o impertinente, inopportuno, indiscreto, con cui si manca di rispetto, dunque alquanto irrispettoso, è direi anche insolente, sfacciato. Insolente si dice di una persona che oltrepassa, supera in modo intollerabile, i limiti imposti dalle convenienze o dall’educazione.

Il verbo squadrare significa guardare, esaminare attentamente qualcuno per farsene un’idea, quindi molto simile a scrutare.

Appena sono entrata in classe mi sono vista squadrare da tutti. Ho pensato subito di avere qualcosa che non va e ero molto imbarazzato.

Avete già capito che squadrare si usa nella pratica solo con le persone. Questa è la differenza con scrutare, più generico e molto meno giudicante.

Squadrare ha questo utilizzo che appartiene al linguaggio informale, e naturalmente ha a che fare con la figura del quadrato.

Pensate ai lati del quadrato: delle linee orizzontali e verticali che danno l’idea del movimento dello sguardo, che vuole scrutare attentamente qualunque dettaglio e pertanto c’è bisogno di guardare a destra e sinistra, in alto e in basso. Si dice spesso, come ho fatto prima, squadrare dalla testa ai piedi.

Quanto qualcuno ti squadra ci si sente in imbarazzo perché si viene giudicati, valutati e probabilmente criticati se “l’esame visivo” non viene superato.

Abbiamo già visto l’espressione lanciare frecciate o frecciatine, che è qualcosa che si può fare sia dicendo una battuta velenosa o anche solamente con lo sguardo

La differenza con squadrare è che quando si viene squadrati si è alla ricerca di informazioni mentre lanciare frecciate serve a comunicare messaggi, specialmente minacciosi.

Squadrare è comunque un verbo che ha altri significati, sempre legati alla figura del quadrato ma comunque non molto utilizzati.

Se ricordate la figura del quadrato dà anche origine alle persone “quadrate“, cioè precise, competenti ma generalmente poco flessibili.

Date un’occhiata se non ricordate. Abbiamo visto anche espressione “fare quadrato” e anche “trovare la quadra“. Non conoscw qui e lo vedremo anche nei prossimi episodi.

Adesso ripassiamo.

Secondo voi chi ha la forma migliore tra il quadrato e il cerchio? Sentiamo cosa ne pensano i protagonisti, interpretati da alcuni membri dell’associazione.

Quadrato (Irina):

Ehi Cerchio, credo che sia giunto il momento della resa dei conti, ossia di sfidarci a chi è il più bello. Pronto a raccogliere la provocazione?

Cerchio (Ulrike):

Ahah! E perché mai dovremmo farlo? Dai, non è cosa, siamo entrambi belli a modo nostro. Tzzz… Vai a capire i meandri della mente di un quadrato.

Quadrato (Anne Marie):

Non dimenticarti caro Cerchio che la forma fa la sostanza! Quindi la mia forma perfettamente squadrata e ordinata mi rende una figura sui generis.

Cerchio (Danielle):

lo so, lo so, e sfido chichessia a dire il contrario. Ciò non tolglie però che io sia armonioso e fluido, e questo mi rende unico e affascinante, proprio il fior fiore delle figure geometriche.

Quadrato (Marcelo):

Se è per questo io ho angoli e linee precise, che mi conferiscono stabilità e ordine. A volte sembra che resti impalato ma non è così. È che posso posso sclegliere su che lato stare e raramente cambio posizione. Sono retto e corretto e non vedrai mai la mala parata per colpa mia!

Cerchio3 (Estelle):

E io ho una forma rotonda che trasmette pace e tranquillità. non troverai niente di tortuoso in me, e non sono incline a rimanere a braccia conserte (di braccia come saprai ne sono sprovvisto). Un mio difetto? Mi risulta difficile assumere una posizione!

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Gli esercizi su questo episodio (con soluzione) sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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903 Scrutare, scrutinare e lo scrutinio

Scrutare, scrutinare e lo scrutinio (scarica audio)

scrutare e scrutinare

Trascrizione

Giovanni: Oggi parliamo della differenza tra scrutare e scrutinare.

Scrutare deriva dalla latino e pensate che significa “rovistare fra gli stracci“. In realtà questo ci dice almeno qualcosa sul suo significato.

Scrutare infatti sta per guardare con attenzione per individuare oggetti scarsamente visibili o per cercare di capire cose che non sono immediatamente visibili, percepibili.

Significa anche indagare, esaminare a fondo per cogliere aspetti difficili da penetrare.

Quindi posso scrutare il viso di una persona per cercare di notare dei dettagli particolari, ma posso anche scrutare l’animo umano se sono uno studioso della mente, posso scrutare i misteri della natura per capirne i segreti o scrutare la fede se sono un appassionato di religione.

Posso anche scrutare le profondità del cuore per capire di chi veramente sono innamorato; dipende da ciò che sto studiando, analizzando.

Si dice spesso “scrutare l’orizzonte”.

L’orizzonte è la linea che rappresenta l’infinito, anche se in senso proprio è la linea apparente, lungo la quale il cielo sembra toccare la terra o il mare: il sole si alza all’orizzonte; una nave appare all’orizzonte.

A volte bisogna scrutare l’orizzonte per accorgersene. In senso figurato questa frase significa stare attenti alle cose che posso accadere anche se solo molto ipotetiche, significa esaminare attentamente, per scoprire o comprendere ciò che non si manifesta o non si capisce a uno esame affrettato, superficiale.

Un verbo direi anche abbastanza poetico, come avrete capito.

Vediamo qualche esempio:

Molte volte mi sono messo a scrutare il cielo alla ricerca di qualche stella cadente.

I pescatori scrutano l’acqua per vedere dove ci sono dei pesci da prendere.

I sommozzatori hanno scrutato le acque del fiume per giorni e giorni per recuperare i gioielli preziosi caduti dalla nave.

Se vuoi cercare un lavoro devi scrutare attentamente tutti i siti internet per vedere se c’è qualche domanda di lavoro adatta a te.

Scrutinare è tutt’altro verbo invece. Ha a che fare sia con le votazioni che con la scuola.

In ambito politico significa calcolare, contare i voti riportati in un’elezione dai candidati o dalle liste.

Quando si sono chiuse le votazioni, quando cioè le persone hanno terminato la fase delle votazioni, qualcuno dovrà contare i voti ricevuti dai vari candidati o dai vari partiti politici.

Si dice “scrutinare le schede elettorali”.

L’operazioe che si fa si chiama scrutinio dei voti o scrutinio delle schede, o semplicemente scrutinio.

Lo stesso scrutinio avviene a scuola e a farlo sono i professori che hanno il compito di valutare gli studenti dopo il primo quadrimestre o alla fine dell’anno scolastico.

Si tratta in entrambi i casi di “tirare le somme” ma sono due situazioni diverse.

Quindi nell’uso scolastico, scrutinare significa determinare il giudizio o il voto da assegnare agli alunni collegialmente (cioè il collegio scolastico, vale a dire i professori, tutti insieme), così come si contano collegialmente (il collegio elettorale) i voti dei vari candidati o partiti politici.

Anche quello scolastico è pertanto uno scrutinio e quando si scrutina una classe, si mettono i voti a tutti gli alunni della classe.

Ovviamente le schede elettorali andranno, oltre che scrutinate, anche scrutate attentamente dagli scrutatori (si chiamano proprio così) per vedere se qualcuna è da annullare oppure si tratta di una scheda valida, e analogamente andranno scrutate con attenzione anche le singole valutazioni degli studenti prima dello scrutinio.

Forse è per questo motivo che esiste un legame tra i due verbi scrutare e scrutinare.

Infatti scrutinare viene proprio da scrutare!

Adesso ripassiamo qualche episodio passato parlando proprio di scuola.

Komi: Aggiudicato! Inizio io! Non mi ha mai sconfinferato studiare in quanto sono parecchio pigro. Mi è sempre piaciuto lo studio delle lingue straniere però, sulle quali ero portato. Lo studio della matematica invece lasciava per me il tempo che trovava, te lo dico tout court! Già lo so che Gianni non sarà d’accordo! La fa facile lui dicendo che sia piacevole! Che voletede gustibus

Ulrike: Io mi sono data allo studio della lingua italiana da 10 anni e passa. Fin dall’inizio avevo parecchie difficoltà nel trasmettere quello che so nell’italiano parlato, ragion per cui colgo ogni occasione per esercitarmi parlando.

Marcelo: io voglio raccontare la mia esperienza. Studiare diverse lingue è stata giocoforza una necessità, soprattutto con la globalizzazione e grazie ai colossi delle comunicazione, così da qualche tempo ho iniziato con l’italiano nell’Associazione Italiano semplicemente e posso dire che sto imparando a destreggiarmi velocemente! La consiglio a tutti quanti!

– Segue una spiegazione del ripasso –

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51 – Il saldo – ITALIANO COMMERCIALE

Il saldo (scarica audio)

lista degli episodi di italiano commerciale

Trascrizione

Dopo aver parlato dell’acconto, nell’episodio 28, è giunto il momento di parlare del saldo.

Abbiamo parlato giustamente prima dell’acconto che del saldo, poiché l’acconto, per definizione, si paga prima del saldo.

Parliamo di pagamenti in cui il venditore e il cliente si accordano per spezzare il pagamento in almeno due parti.

Normalmente si tratta di grosse cifre perché i piccoli importi vengono pagati in un’unica soluzione.

Si dice proprio così quando il pagamento avviene in una sola volta: il pagamento avviene in un’unica soluzione.

Quando invece non avviene un’unica soluzione ma in due o più diverse soluzioni, cioè attraverso due o più pagamenti diversi, il primo pagamento si chiama acconto, come abbiamo visto nell’episodio 28, e l’ultimo si chiama saldo.

Il termine saldo ha più significati, ma in questo caso è il pagamento di ciò che manca per completare il totale dovuto.

Con il saldo, si dice che avviene l’estinzione di un rapporto di credito. Col il saldo si estingue un debito.

Il saldo estingue il debito.

In pratica dopo aver corrisposto (cioè pagato) il saldo, non c’è più il debito.

L’acconto come detto è la parte di debito che si paga all’inizio, quindi prima della sua totale estinzione.

Il pagamento che si effettua quando si paga il saldo si chiama anche “pagamento a saldo“.che si contrappone al “pagamento in acconto”.

Oltre al sostantivo saldo, esiste anche il verbo saldare:

Saldare un conto

Saldare una fattura.

È curioso che saldare è anche semplicemente un sinonimo di pagare. Saldare il conto al ristorante, ad esempio significa semplicemente pagare il dovuto. Possiamo dire anche che saldare significa regolare una questione sospesa.

In questo modo andiamo anche al di là dei pagamenti perché “avere un conto in sospeso” si usa anche in senso figurato.

Notate che non esiste il verbo “accontare” per indicare l’atto di pagare un acconto per l’acquisto di un prodotto.

In questo caso si dice:

Pagare un acconto

Versare un acconto

Pagare in acconto

Saldare significa dunque pagare il rimanente di un conto, portando il saldo a zero. In quel momento non resta più nulla da pagare, quindi il saldo sarà pari a zero.

Quando i pagamenti sono più di due, l’ultimo pagamento si chiama comunque saldo, ma se tutti i pagamenti sono uguali, i singoli pagamenti vengono chiamati rate.

L’acconto è la prima rata e il saldo è l’ultima rata. Si parla di acconto generalmente quando i pagamenti per l’acquisto di un bene o altro sono due (come nel caso del pagamento dell’IRPEF ) e sono di importo diverso.

La differenza rispetto alle rate è però soprattutto un’altra.

Mentre le rate servono a dividere grossi importi impossibili o difficili da pagare in una sola soluzione, l’acconto solo a volte rappresenta un pagamento parziale.

In questi casi casi, il pagamento di un acconto può rappresentare una parte del totale dovuto e il saldo finale può essere pagato in un momento successivo, ma nella maggioranza dei casi il pagamento di un acconto serve a garantire una prenotazione o a dimostrare la buona fede o a finanziare i costi iniziali di processo di produzione.

Ad esempio, quando si prenota una vacanza o si effettua un ordine per un prodotto su misura, si può pagare un acconto per confermare la prenotazione o l’ordine. Così forniamo una garanzia. Tra l’altro, pagando un acconto poi è difficile che cambieremo idea.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.

Il portiere e la porta, il ruolo, il gol e la rete – il linguaggio del calcio (episodio 6)

Il portiere e la porta, il ruolo, il gol e la rete (scarica audio)

Indice episodi

Trascrizione

Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Uno dei ruoli più importanti nel calcio è quello ricoperto dal portiere.

Interessante il verbo ricoprire vero?

Tutti i ruoli, nel calcio e fuori, vengono ricoperti o interpretati o rivestiti. Nel cinema vendono interpretati, ma negli sport vengono ricoperti e anche rivestiti.

Quando un giocatore di calcio gioca in porta, allora sta ricoprendo il ruolo del portiere, cioè colui che è deputato a difendere la porta. Riveste il ruolo di portiere.

Essere deputato a fare qualcosa significa essere assegnato a un incarico o appunto alla copertura di un ruolo.

Giovanni è il nome del portiere? Allora Giovanni ricopre il ruolo del portiere, Giovanni gioca in porta, cioè Giovanni è deputato a difendere la porta.

Anche il verbo assumere si usa a volte con i ruoli del calcio. Questo perché un ruolo è simile a un incarico, una missione, un obiettivo da raggiungere.

Si può dire sia “assumere un ruolo” che “ricoprire un ruolo”. Entrambi i termini significano che un calciatore (o una persona in generale, al di fuori del calcio) sta prendendo il controllo o sta svolgendo le responsabilità associate a un particolare ruolo o posizione.

Informalmente, parlando della porta e di chi assume il ruolo del portiere, si può usare anche il verbo essere e andare:

In porta c’è/va Giovanni

Il portiere è Giovanni

In tv e alla radio però più spesso si dice:

Tra i pali c’è Giovanni.

La porta è difesa da Giovanni

L’estremo difensore è Giovanni

Il portiere infatti si chiama anche così: estremo difensore.

Giovanni è incaricato/deputato a difendere la porta.

La porta, lo avete capito, è quello spazio delimitato da due pali in posizione verticale e la traversa, in posizione orizzontale, che collega i due pali nella parte alta. La porta è quello spazio in cui si deve mandare il pallone per fare gol, e dietro la porta c’è una rete.

Si parla anche di specchio della porta per descrivere l’area delimitata dai pali, la traversa e la linea bianca disegnata a terra alla base.

A proposito di gol, quando una squadra riesce a realizzare un gol, cioè riesce a spedire la palla nella porta avversaria, si può dire che:

La squadra ha fatto gol.

La squadra ha segnato un gol

La squadra ha realizzato una rete

La squadra è andata in gol/rete

In tutti i casi la palla oltrepassa completamente la linea bianca del terreno di gioco compresa fra i pali della porta avversaria.

Ma come fa a difendere la porta il portiere? Fondamentalmente il portiere deve parare. Poi ha anche il ruolo di dirigere la difesa, ma soprattutto deve parare.

Parare significa evitare di prendere gol, intercettando i tiri degli avversari che sono indirizzati verso la porta.

La parata

Le patate

Grande parata del portiere

Le parate del portiere evitano la sconfitta della squadra

Quando la parata è molto bella da vedere per il gesto atletico e la difficoltà nell’esecuzione, i telecronisti amano usare il termine “miracolo“:

Miracolo del portiere!

Il portiere fa una parata miracolosa!

Strepitosa parata del portiere!

Si usa molto anche “prodezza“:

Prodezza del portiere sul tiro dell’attaccante!

Il portiere risponde al tiro con una prodezza miracolosa/strepitosa!

La palla era indirizzata verso lo specchio della porta ma il portiere compie un vero miracolo e salva il risultato!

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.

Se o quando?

Se o quando? (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi pubblico volentieri la risposta a una domanda che mi ha fatto un membro dell’associazione Italiano semplicemente (ciao Willemijn!).

Willemijn mi chiede la differenza tra l’uso di “se” e “quando” perché in alcuni casi ha dubbi se usare l’uno o l’altro termine.

Willemijn nella sua domanda mi fa anche alcuni esempi, e vorrebbe sapere se in questi casi sia preferibile usare se o quando e soprattutto perché!

Non voglio esaurire l’argomento di tutti gli utilizzi di se e quando in un solo episodio perché sarebbe un episodio lunghissimo. Non parliamo neanche del “se” pronome in questo episodio (es: non se ne parla).

Voglio limitarmi a chiarire i dubbi di Willemijn e fare qualche citazione a qualche episodio passato che magari potrà essere d’aiuto.

Iniziamo dal suo primo esempio:

Se fa freddo mi copro.

Quando fa freddo mi copro.

Quale scegliere? Sono equivalenti?

Iniziamo col dire che il se, scritto senza accento, è una congiunzione condizionale e di conseguenza prevede una condizione. Equivale a “ammesso che”, “posto che”, “qualora”, nel caso in cui”, “se mai”, “se per caso”, “putacaso”.

Se fa freddo mi copro” è una frase che dal punto di vista grammaticale è scorretta perché va usato il congiuntivo:

Se dovesse far freddo mi coprirò.

Nel linguaggio colloquiale e orale si usa spesso la forma “se fa freddo mi copro”, parlando delle abitudini, ma un insegnante di italiano non può non correggere se uno studente dovesse scrivere (ho detto “dovesse scrivere” e non” scrive”) una frase di quel tipo.

Se uso “se” sto prospettando un’ipotesi: nell’eventualità che facesse freddo, qualora facesse freddo, nel caso in cui facesse freddo, allora mi coprirò.

Se invece dico:

quando fa freddo mi copro

Non sto parlando di un’ipotesi futura (come nel caso precedente), ma di una abitudine o di un modo usuale di comportarsi, basato su un ragionamento logico.

Certo, spesso si può creare il dubbio se mi trovo nel primo o nel secondo caso:

Quando mi sento in forma vado a correre mentre quando non sono al massimo mi faccio una passeggiata.

Se sto parlando delle mie abitudini, meglio usare “quando”. Se invece sto parlando dell’attività che farò in giornata, meglio usare “se”:

Se sarò (se dovessi sentirmi/essere) in forma andrò a correre mentre se non sarò (se non dovessi essere) al massimo mi farò una passeggiata.

La stessa logica vale anche per gli altri casi in cui se e quando potrebbero sembrare intercambiabili:

Vorrei sapere se oggi andrai al lavoro

Vorrei sapere quando oggi andrai al lavoro

Nel primo caso non interessa l’ora in cui la persona andrà al lavoro ma solamente se ci andrà o meno.

Non so se Giovanni viene stasera

Il dubbio è se viene oppure no, non quando viene, cioè oggi, domani, oppure a che ora viene Giovanni.

Allo stesso modo, se dico:

Vedi se mi puoi aiutare

Non è lo stesso che:

Vedi quando mi puoi aiutare

Mi puoi aiutare domani mattina o pomeriggio? Non è in discussione l’aiuto, che ci sarà sicuramente.

Chiedigli se è a casa

Chiedigli quando è a casa

Il problema è sempre lo stesso: interessa se qualcosa accadrà oppure quando accadrà?

Se vai in ufficio mi porti il libro?

Non so se tu andrai in ufficio, dunque ti sto chiedendo: andrai in ufficio oppure no?

Se ci andrai, potresti portarmi il libro?

Quando mi mandi una mail, ricordati di includere l’allegato, se presente

Dunque: nel momento in cui mi mandi una email (parlando in generale) non dimenticare di inserire l’eventuale file allegato.

Se mi mandi una mail, ricordati di includere l’eventuale l’allegato

Dunque in questo caso non è detto che tu mi manderai una email, ma se dovessi farlo, non dimenticare l’allegato.

Veniamo a:

Dimmi se vuoi guidare tu

Dimmi quando vuoi guidare tu

Nella prima frase (se), io non so se tu vorrai guidare oppure no. Nel caso in cui tu volessi guidare, dimmelo.

Nella seconda frase (quando), io già so che noi dovremmo alternarci al volante. Probabilmente ci siamo già accordati su questo. Io in questo caso sto chiedendo solo il momento in cui dobbiamo scambiarci il volante, quando vorrai darmi il cambio al volante.

Se vado in vacanza in agosto vuoi venire con me?

Non ho ancora deciso se andrò in vacanza ad agosto oppure in altri mesi.

Quando vado in vacanza in agosto è sempre molto caldo.

Allora in questo caso sto descrivendo le mie esperienze passate. Ogni volta che sono andato in vacanza ad agosto è sempre stato caldo.

Quando esco di casa mi porto sempre le chiavi.

Anche qui vale la stessa differenza tra se e quando, dunque si dovrebbe preferire “quando”. Può capitare però di usare “se” anche se sto parlando di una abitudine (infatti c’è “sempre”).

Se esco devo portare le chiavi?

Quando esco devo portare le chiavi?

In questo caso sono due domande diverse. Nel primo caso (se) non ho ancora deciso se uscirò. Nel secondo caso so che sicuramente uscirò, ma non è importante specificare l’ora perché mi interessa solamente domandare se devo portare le chiavi oppure no.

Quando fa freddo mi metto una giacca.

Va bene anche “se fa freddo mi metto una giacca”?

Anche in questo caso, se parlo delle mie abitudini devo usare “quando”, anche se può capitare nel linguaggio orale di usare “se”.

Se parlo di una specifica occasione futura dovrei dire:

Se dovesse far freddo mi metterò una giacca

Altro esempio:

Se fa freddo non vengo

Va bene anche “quando fa freddo non vengo?”

Dipende anche qui se sto parlando di ciò che faccio normalmente (quando) oppure di una intenzione futura (se) ma in tal caso dovrei dire:

Se dovesse far freddo non verrò.

Questi sono gli esempi sollevati da Willemijn in cui c’era il dubbio in questione.

Aggiungo che se e quando hanno anche utilizzi specifici in cui non si crea questo dubbio. Ci siamo già occupati di qualcuno di questi casi nei passati episodi. Su due piedi mi viene in mente l’espressione “da quando in qua”, e un uso particolare di “quando” che abbiamo trattato nell’episodio numero 202. Poi ci sono le locuzioni “quando mai” e “quando si dice“.

Dell’uso di “se” ci siamo anche occupati nell’episodio intitolato “putacaso ti tradissima anche in altre occasioni come nel corso di Italiano Professionale, nella lezione dedicata alle possibilità. Poi ci sono alcune espressioni e locuzioni come “se vogliamo“, “se non fosse che“, “se tanto mi dà tanto“, “se è vero come è vero“, “se sì“, e altri. meglio non fare un trattato oggi sull’uso di se e quando.

Spero di aver chiarito i tuoi dubbi Willemijn 🙂

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente.

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902 Un marcantonio

Un marcantonio (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni:

Oggi parliamo di come descrivere fisicamente una persona che è alta e grossa. Ci sono diversi modi per farlo, ma uno molto simpatico è marcantonio.

Un marcantonio è un ragazzo o un uomo dalla struttura fisica imponente, quindi che ha un fisico imponente, che si impone. L’aggettivo imponente significa spesso anche che incute soggezione o ispira rispetto.

Si dice spesso: un uomo o una donna d’aspetto imponente.

Questo è un altro modo per dare una immagine di queste persone alte e grosse. Quest’ultima ovviamente è una modalità informale, come anche marcantonio.

Es:

Guarda che marcantonio che è diventato tuo figlio!

Nella squadra di rugby di mio figlio giocano tutti marcantoni!

Si tratta dunque di una persona di corporatura molto alta e robusta, dall’aspetto imponente e anche aitante.

Giovanni è proprio un bel pezzo di marcantonio!

Si usa spesso questa forma “bel/gran bel pezzo di marcantonio”.

Aitante significa di bell’aspetto, dall’aspetto sportivo ma anche dal fisico robusto e prestante.

Un altro modo di descrivere le persone alte e grosse è anche “un colosso” o “un corazziere“.

Sono tutti termini scherzosi ma rendono subito l’idea.

Da dove viene marcantonio?

Deriva dal nome di un personaggio romano importante: Marco Antonio, vissuto nel primo secolo a.C. Era un uomo politico e militare romano.

Un tipo alto e grosso” è altresì molto usato, ma spesso in modo negativo, per sottolineare che nonostante la corporatura, non è molto sveglio o intelligente.

Di questo tipo di persona a Roma si dice ad esempio “alto grosso e fregnone”, dove fregnone sta per sciocco, stupido.

Sapete che marcantonio in realtà si può usare anche con riferimento a una donna:

Mia nipote sta diventando una marcantonia!

Quella ragazza è un bel pezzo di marcantonia.

Evidentemente questa ragazza è attraente ma dal fisico imponente, quindi alta e robusta. Una marcantonia non è certamente una ragazza gracile e magra, tantomeno bassa e grassa. È invece alta e con le spalle larghe. Forse non risponde ai classici canoni della bellezza femminile, ma, come si dice, de gustibus!

Prima ho citato colosso e corazziere.

Colosso è ugualmente adatto per descrivere una persona robusta e massiccia, di statura molto più alta del normale, ma si usa anche per descrivere una persona eccezionalmente dotata sul piano culturale o intellettuale e non solo le persone ma qualcosa di molto importante che si impone sugli altri, come delle aziende importanti.

Un colosso nel mondo della finanza mondiale

Amazon è un colosso nella vendita online

La Bayer è un colosso dell’industria chimica

infine, se dico che una persona ha un fisico da corazziere, ci si riferisce ad un soldato della cavalleria pesante e sapete che per fare il corazziere viene richiesta una altezza di almeno 190 cm, una costituzione corporea armoniosa e grande resistenza e preparazione atletica, anche perché il corazziere deve fare dei prolungati turni di servizio in piedi, da svolgersi stando fermo completamente.

Quindi marcantonio, corazziere, colosso, persona alta e grossa, persona dal fisico imponente e massiccio, sono modalità usate per descrivere le persone robuste, alte e grosse.

Adesso come ripasso faccio una domanda ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente: sapete dirmi le differenze tra la cucina italiana e quella francese?

Mary: La cucina italiana e quella francese sono due delle cucine più famose e apprezzate al mondo. Non datemi del cavilloso, ma occorre fare alcuni distinguo.

Edita: Ingredienti: La cucina italiana si basa su ingredienti semplici. Che so: pomodori, olive, formaggi e basilico, mentre la cucina francese utilizza ingredienti più elaborati come burro, vino, cipolle e funghi.

Marcelo: quanto alla preparazione: La cucina italiana è solitamente preparata in modo semplice e veloce, di contro, la cucina francese è più elaborata e richiede più tempo.

Irina: in merito allo stile fatemi dire la mia: La cucina italiana è più rustica e informale, mentre la cucina francese è maggiormente sofisticata e formale.

Hartmut: riguardo alle pietanze, la cucina italiana è famosa per le sue pasta, pizza e insalate, mentre la cucina francese è conosciuta per i suoi soufflé, paté e quiches. Per inciso, anche questo fa la differenza.

Estelle: direi che anche l’uso del vino è diverso. Nella cucina italiana si usa sia per bere che per cucinare, mentre nella cucina francese è senz’altro più forte la tradizione di abbinamento vino-cibo.

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901 Il verbo scappare

Scappare (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: il verbo scappare lo conoscete?

Sì, certo, molto simile a “fuggire“, ma vale la pena come sempre spiegare le differenze.

Scappare infatti significa darsi alla fuga in modo rapido e precipitoso, talvolta in modo furtivo.

Abbiamo già discusso in passato su questo verbo, ma non fa mai male fare il bis aggiungendo qualcosina, soprattutto parlo di una espressione che vedremo alla fine dell’episodio.

Quindi scappare si preferisce a fuggire in tutte quelle occasioni in cui si vuole sottolineare non semplicemente la velocità nell’allontanarsi da qualcosa, ma quando siamo in una situazione pericolosa, o quando c’è una colpa o una responsabilità, quindi si scappa per sfuggire dalle responsabilità o per non subire le conseguenze di una colpa.

Si può scappare di prigione ad esempio, e questo si dice anche “evadere”.

Ogni volta che ci si sottrae a una situazione negativa o pericolosa, si vuole evitare qualcosa.

Ma ci sono altri usi comuni di questo verbo di cui vi voglio parlare.

Si usa ad esempio anche quando ci si allontana dalla famiglia o, come si suol dire, dal tetto coniugale: il marito di Maria è scappato di casa.

Anche un figlio può scappare di casa:

E’ scappato di casa alle 20 e anche la polizia lo sta cercando

Passiamo a: “di qui non si scappa!

Questa è una espressione che si usa spesso in situazioni che non si possono evitare. Non ci sono alternative o vie d’uscita.

Potrei dire a mio figlio che è inutile che cerca di evitare le interrogazioni, perché per superare l’anno scolastico bisogna studiare prima o poi: di qui non si scappa!

Si usa anche con le occasioni, le opportunità che non vengono colte e che quindi sono sfuggite, scappate:

Questa è un’occasione unica, non lasciartela scappare!

Questo mi ricorda anche l’espressione “!cogliere un’occasione al volo” di cui ci siamo già occupati.

Non solo una persona può scappare, e non solo un’occasione. Anche una battuta che non volevamo fare o una frase che non volevamo dire. Quando ormai è tardi, perché l’abbiamo pronunciata, possiamo dire:
Ops, scusa, mi è scappata!
Cioè: mi è uscita inavvertitamente, spontaneamente, senza pensarci. Si usa anche quando si fanno errori grammaticali.
Lo so, ho scritto un po’ senza apostrofo, Mi è scappato!
Se dite qualcosa di sconveniente o volgare o di maleducato e poi vi pentite:
Mi è scappato! Scusate!
Anche il verbo “sfuggire” (c’è un episodio in merito) si può usare in questi casi ma scappare è più colloquiale. Anche un colpo di fucile può scappare.
Stavolta però è più grave la disattenzione!
Se dimentico qualcosa posso ugualmente dire:
Lo so, dovevo chiamarti ma mi è scappato di mente!
Equivale a dimenticarsi in tal caso.

Può scappare da ridere, può scappare la pipì, può scappare una risata: Si tratta di impulsi emotivi o bisogni fisiologici che non si riescono a frenare o che sono impellenti.

Si usa anche nella forma scapparci (abbiamo già un episodio intitolato “ci scappa“) e in questo caso si indica una conseguenza inevitabile, specie se negativa, ma non è detto:

In Italia è sempre la stessa storia: finché non ci scappa il morto non si affronta mai un problema con serietà.
Nelle situazioni potenzialmente pericolose tipo risse, manifestazioni pubbliche, proteste di piazza eccetera, a volte capita che ci scappa il morto!
In senso positivo potrei dire ai mie figli:
Quest’anno se vi comportate bene e fate sempre i compiti, potrebbe scapparci un bel I-Phone per tutti e due.
Oppure durante una partita di calcio:
La squadra sta giocando bene, e ci può anche scappare la vittoria
In questi casi si indica una possibilità perlopiù insperata precedentemente.
C’è poi una bella espressione: “essere uno scappato di casa“.
Scappare da/di casa, come ho detto prima, sta per lasciare la casa, allontanarsi di casa fisicamente, ma essere uno “scappato di casa” (si usa solo la preposizione “di” in questo caso) sta ad indicare una persona che non ha un’immagine positiva. Un modo colloquiale per dire che questa persona è poco affidabile, poco organizzata, che vive in modo approssimativo. L’immagine di una persona appena scappata di casa è abbastanza chiara: improvvisazione, emergenza, trasandatezza. Uno scappato di casa  dà l’idea di una persona che non ha ben chiara nella vita la propria identità, il proprio mestiere, il proprio futuro.
Si può anche usare per indicare l’incompetenza, ma soprattutto la impresentabilità (anche dal punto di vista del modo di vestire), il fatto di essere inappropriati in un dato contesto.
E’ abbastanza offensivo.
Notate che “scappato” è usato come sostantivo, non come participio passato del verbo scappare, nonostante la frase funzioni lo stesso a volte anche se lo usiamo come verbo:
Sei uno scappato di casa!
Sembra uno scappato di casa!
Viene al lavoro vestito come uno scappato di casa
Non vogliamo scappati di casa a dirigere la nostra azienda!
Lionel Messi vincerebbe sicuramente lo scudetto in Italia anche se giocasse in una squadra di scappati di casa!
Non scappate adesso perché c’è il ripasso delle espressioni precedenti a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Albèric: Non me la sento proprio oggi di fare un ripasso ma mica voglio deludere Gianni non fosse altro che per dargli manforte.
Ulrike: Io non ho la stoffa di creatività. Forte però dell’esempio di Albèric, oso farmi viva con queste 4 espressioni della nostra famosa rubrica dei due minuti.
Anne Marie: Anch’io sono a corto di idee, non sia mai detto però che sia così nullafacente da tirarmi indietro!
Edita: inventarsi un ripasso è diventato obbligatorio? Neanche ne avessimo bisogno come il pane! Ma va!
Peggy: ti sei appena tolta un sassolino della scarpa o sbaglio?
Karin: Si dà il caso che io debba prima recuperare tutte le lezioni per rimettermi al passo. Abbiate pazienza!
Marcelo: Neanch’io voglio che mi sia dato del nullafacente, preferisco pararmi il sedere con questa breve frase piuttosto che fare la figura del menefreghista.

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Gli esercizi su questo episodio (con soluzione) sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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900 Avere stoffa

Avere stoffa (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi parliamo di stoffa.

Estelle: ti sei forse dato alla sartoria Giovanni?

Giovanni: no, no, Estelle, non mi sono dato alla sartoria, e tantomeno all’alta moda!

Avere stoffa, che è il titolo dell’episodio di oggi, indica la presenza di talento in una persona. Oggi ci occupiamo di questo e di tanto in tanto ascolterete una frase di ripasso degli episodi precedenti.

Questo ragazzo ha la stoffa del campione!

Gianluca ha veramente stoffa!

Un modo informale ma molto diffuso e efficace per indicare la presenza di talento, cioè delle qualità che servono per emergere, per farsi notare o comunque per esprimersi al meglio in un determinato campo.

L’alunna sembra avere stoffa! Non si scoraggi però se prende qualche insufficienza all’inizio. Perché i professori sono molto esigenti.

Quest’ultima è una frase che alcuni professori hanno detto a proposito di mia figlia durante un colloquio scolastico.

Un grande complimento evidentemente.

In campo sportivo, scolastico o comunque ovunque ci sia la possibilità di mettere alla prova le proprie capacità, questa espressione è indicativa delle potenzialità oltre che delle qualità di una persona.

Si parla di qualità più innate che acquisite. Con la stoffa ci si nasce. Si tratta di qualità intellettuali o fisiche, non è importante.

Detto in altro modo, avere stoffa significa avere una spiccata attitudine o una disposizione naturale per una determinata attività.

Adesso ricorderete tutti sicuramente l’espressione “essere portati” a fare qualcosa, ma qui parliamo di capacità notevoli. Ricorderete anche avere una disposizione nel fare qualcosa, ho detto bene?

Quando qualcosa riesce bene senza troppi sforzi in effetti è giusto parlare di disposizione, attitudine e giustamente si dice che una persona è portata a fare questa attività.

Avere stoffa è un’espressione più legata alla competizione e alle potenzialità.

Si dice spesso anche “avere stoffa da vendere”.

Si può usare in più modi il possesso di stoffa:

Ha della stoffa

Ha stoffa

Possiede stoffa

È un ragazzo di stoffa

È bene sapere che non si usa verso sé stessi. Si potrebbe dire ma sarebbe come darsi troppo delle arie e si sarebbe poco credibili.

Irina: vuoi dire che con ogni probabilità si potrebbe pensare che si stia allargando?

Giovanni: esatto Irina!

Verrebbe da dire:

Ma chi è questo sbruffone che crede di avere stoffa?

Si usa molto verso i giovani, le giovani promesse dello sport ad esempio o verso i cosiddetti scrittori “in erba”, quindi giovani, non ancora maturi, ma con qualcosa in più rispetto agli altri.

Al lavoro non è molto adatto. D’altronde nel mondo lavorativo neanche il termine talento si usa granché.

Per finire vi dico anche perché si dice avere stoffa. Immagino sarete curiosi.

Marcelo: esatto! Non mi dirai che sai leggerci nel pensiero!

Maja e Danielle: non è che ci legge nel pensiero, è che ha imparato a conoscerci.

Giovanni: infatti! Se I vestiti sono fatti di stoffa. La stoffa non è un materiale specifico ma qualsiasi tipo di tessuto per abiti sono stoffa.

Ebbene, i vestiti vanno indossati e non sempre sono della giusta misura. Gli abiti inoltre ci rappresentano. Possono dirci qualcosa su noi che li indossiamo: che carattere abbiamo o che mestiere facciamo.

Allora avere stoffa, con un po’ di fantasia, può indicare un vestito che ci calza a pennello, fatto su misura per noi: il vestito del campione, ad esempio.

Hartmut: adesso, dulcis in fundo, ricapitoliamo.

Giovanni: va bene, allora abbiamo parlato della stoffa e dell’espressione avere stoffa. Si usa per indicare la presenza di talento, soprattutto nei giovani promettenti che sembrano più dotati e portati degli altri. Molto usato nello sport e per le qualità intellettuali, è più in generale in tutti gli ambiti in cui c’è competizione, in caso di qualità superiori alla media. È come avere un vestito (fatto di stoffa, come tutti i vestiti) tagliato su misura, dove quel vestito rappresenta una specifica attività.

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Gli esercizi su questo episodio (con soluzione) sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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50 – La fruibilità – ITALIANO COMMERCIALE

La fruibilità (scarica audio)


lista degli episodi di italiano commerciale

Trascrizione

Oggi, per la rubrica di Italiano Commerciale, ci occupiamo della fruibilità.

Una questione che ha a che fare con i beni e i servizi.

Come sapete sia beni che i servizi possono essere prodotti e venduti da una azienda o dalla pubblica amministrazione.

La fruibilità è maggiormente usata per i servizi ma si può usare anche per i beni materiali.

Allora, un bene o un servizio si dice fruibile quando è pienamente accessibile dal punto di vista del consumo.

Che significa? Potremmo usare anche aggettivi più semplici al posto di fruibile. Può essere utile dare h un’occhiata alla spiegazione del verbo fruire, che fa parte del corso di Italiano Professionale, ma che ne pensate di disponibile, godibile, usufruibile, utilizzabile?

Se ho acquistato un bene o un servizio ma non sono in grado di utilizzarlo, allora non è fruibile. In pratica è inutile che io lo abbia acquistato perché è inservibile, inutilizzabile.

La fruibilità è un termine più specifico, più professionale.

Se ad esempio utilizzo una piattaforma online per vedere le partite di calcio, quando il sito non è disponibile, quando cioè non posso collegarmi e dunque non posso vedere le partite, posso dire che il servizio in questione non è fruibile o che i contenuti della piattaforma non sono fruibili.

Posso usarlo anche in ambito non strettamente commerciale:

Dopo il completamento dei lavori, tornerà fruibile il teatro.

Da quando è caduto un fulmine vicino alla porta d’ingresso, la biblioteca non è più fruibile.

Probabilmente molti di voi avete più familiarità con usufruire.

Il verbo usufruire si usa sicuramente più spesso di fruire. Si parla di disponibilità all’utilizzo, all’uso. È parecchio simile a adoperabile.

Significa valersi di qualcosa a proprio vantaggio, quindi beneficiare, godere di qualcosa. Usufruire però è più generico, infatti si può usufruire non solo di un servizio o un bene, ma anche di un condono, di un’amnistia, di una disposizione di legge, di un privilegio. È più simile al verbo approfittare. C’è una possibilità di cui si può approfittare.

Posso usufruire della tua casa in tua assenza?

Posso usufruire di un diritto.

Di può usufruire delle agevolazioni concesse da una legge.

Riguardo ai beni e servizi, usufruire è più rivolto a chi può utilizzarli per necessità, mentre fruire si usa più specificamente per indicare il fatto che non ci sono ostacoli all’utilizzo di questi servizi quando sono fruibili.

I servizi sono pienamente disponibili, chi vuole può usufruire di questa possibilità senza incontrare difficoltà. I servizi sono assolutamente fruibili.

Anche la disponibilità è abbastanza simile alla fruibilità, ma è più generica e infatti anche una persona può essere disponibile o indisponibile, non solo un bene o un servizio.

Fruibile non si può usare per descrivere una persona.

All’inizio ho accennato anche alla accessibilità. Va bene usare accessibile al posto di fruibile, ma si tratta di una caratteristica che ha tanti altri utilizzi diversi.

Accessibile infatti vuol dire che questa cosa è di facile accesso, facilmente raggiungibile.

Posso dire ad esempio che un locale/luogo è accessibile con sedia a rotelle (quindi è raggiungibile con una sedia a rotelle), ma in senso figurato ha diversi utilizzi, tutti legati alla facilità.

Se un libro è chiaro e facilmente comprensibile, allora è accessibile a tutti.

Se è facile avvicinare una persona per parlarle, per qualunque motivo, posso parlare di una persona facilmente accessibile.

Anche dei prezzi possono essere accessibili, e questo accade quando sono alla portata di tutti, non solo dei più ricchi. Tutti se lo possono permettere.

Riguardo alle preposizioni da usare sono corrette tutte le seguenti frasi:

Bisogna fare in modo che i musei e i teatri non siano appannaggio di pochi, ma che siano fruibili a tutti.

I luoghi della cultura dovrebbero essere fruibili anche per i disabili.

Il cinema deve essere fruibile da tutti, anche parte dei più giovani, senza automobile.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.

Il verbo decretare – il linguaggio del calcio (episodio 5)

Il verbo decretare (scarica audio)

Indice episodi

Trascrizione

Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Più volte, in questa rubrica, ho usato il verbo decretare.

Il fischio dell’arbitro che decreta l’inizio della partita o la ripresa del gioco.

Abbiamo già detto che è quasi esclusivamente dedicato alle decisioni dell’arbitro.

Dunque è proprio il direttore di gara che ha questo compito: decretare qualcosa.

L’arbitro può decretare l’inizio della partita, la fine della partita, ma può decretare anche un calcio di rigore, una punizione, un calcio d’angolo eccetera.

Somiglia molto a ordinare e stabilire.

Sapete cos’è un decreto?

Decretare viene proprio dal termine decreto, infatti significa stabilire con decreto.

Questa è l’origine. Un decreto è simile a una legge, comunque si tratta di un provvedimento amministrativo o giurisdizionale.

In realtà avrete capito che in modo estensivo, il verbo significa anche stabilire autorevolmente.

Dunque l’arbitro, essendo un’autorità in campo, può decretare, nel senso di prendere decisioni.

Giovanni fu decretato vincitore della gara.

La Roma fu decretata vincitrice della coppa.

A dire il vero però, non solo l’arbitro può essere il soggetto della frase.

Ad esempio:

Il fischio finale decreta la fine della partita.

In questo caso significa che è solo dopo il fischio finale che la partita è terminata. Resta il fatto comunque che è l’arbitro che ha il fischietto in bocca.

Al di fuori del calcio, posso anche dire ad esempio che le elezioni hanno decretato il nuovo presidente del consiglio.

Quando però è una persona a decretare, proprio come un arbitro di una gara, posso usare anche il verbo adottare:

L’arbitro ha adottato una decisione. Posso usare anche il più semplice verbo prendere in questo caso:

L’arbitro ha preso una decisione.

Adottare una decisione è qualcosa di più importante però, rispetto a prendere una decisione.

Adottare una decisione è più vicina sicuramente a mettere in atto per uno scopo, ed anche simile a attuare una decisione.

Ci sono come vedete molti verbi che somigliano a decretare: stabilire, attuare, mettere in atto e adottare, che possono essere usati ogni volta che c’è una autorità (come un arbitro) che prende una decisione.

Anche ordinare è spesso usato con le decisioni autorevoli, e poi c’è come abbiamo visto “prendere una decisione” che è molto più generica.

Nelle stesse occasioni, anche il verbo “dichiarare” può essere appropriato nel linguaggio del calcio:

L’arbitro dichiara la fine della partita

L’arbitro dichiara un calcio di rigore per la Roma

L’arbitro dichiara l’espulsione di un calciatore

Il verbo dichiarare è comunque meno autoritario. Inoltre solo l’arbitro può dichiarare una decisione in campo. Le dichiarazioni però sono ben altre cose rispetto alle decisioni arbitrali. Sappiate comunque che, sebbene meno frequentemente, si usa anche questo verbo in sostituzione al verbo decretare.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.